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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  AI  NOSTRI  GIORNI 

SPECIALMENTE      INTORNO 

AI  PRINCIPALI  SANTI,  BEATI,  MARTIRI,  PADRI,  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  PIÙ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  Al  VARH  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA  CUIESA  CATTOLICA,  ALLE  CITTA*  PATRIARCALI,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CERIMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  TAPALI  ,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NON 
CHE    ALLA    CORTE    E    CURIA    ROMANA    ED    ALLA    FAMIGLIA     PONTIFICIA,    EC.    EC.    EC. 

COMPILAZIONE 

DEL  CAVALIERE  GAETANO  MORONI  ROMANO 

SECONDO  AIUTANTE  DI  CAMERA 

DI   SUA  SANTITÀ  PIO   IX. 


VOL.  LXVIII. 

4 
IN     VENEZIA 

DALLA     TIPOGRAFIA     EMILIANA 
MDCCCLIV. 


La  presente  edizione  è  posta  sotto  la  salvaguardia  delle  leggi 
vigenti,  per  quanto  riguarda  la  proprietà  letteraria,  di  cui 
l'Autore  intende  godere  il  diritto,  giusta  le  Convenzioni 
relative. 


DIZIONARIO 


di  i;r,ur>iziONE 


ST01U  CO-ECCLESIASTICA 


s 


SPA  SFA 

OP AD S,FiisisjFcrrum)Glarìiii<;,Te-  a  due  tagli,  per  la  sua  potenza,  nel  bene 
lum,  Stallia.  Anne  antichissima  offensi-  e  nel  male, e  perchè  difende  e  ferisce  Na- 
ta appuntala,  lunga  intorno  a  due  brac-  poleone  I  chiamò  quinta  potenza  coaliz- 
eia, e  tagliente  da  ogni  banda.  Spada  nel  zita  contro  di  lui,  la  penna  d'uno  sciit- 
senso  letterale  significa  ancora  ogni  sorta  ture.  Diccsi  uomo  di  spada,  quello  che 
di  armi  taglienti,  e  dicesi  figuratamente  cinge  spada,  che  sta  sull'armi,  Soldato 
della  podestà  spirituale  e  della  tempora-  (/r.);  e  uomo  di  spada  e  cappa,  significa 
le.  La  spada  spirituale  significa  la  pode-  non  togato,  secolare,  laico.  Infatti  i  Ca- 
sta della  Chiesa  su  tutte  le  anime,  e  più  me  rie  ri  del  Papa  (F.)  laici,  sono  deno- 
parlicolarrnenle  ancora  il  potere  che  ha  minati  camerieri  segreti  di  spada  e  cap- 
di  scomunicare  ed'infliggere  tutte  le  altre  pa,  i  quali  hanno  Soprannumeri  [V.),  e 
Censure  (/'.).  La  spada  temporale  signi-  camenerid' onore  di  spada  e  cappa.T)\ss\ 
fica  il  diritto  di  vita  e  di  morte,  il  quale  a  Cappa  che  tale  veste  originò  dal  Man- 
appartiene  a'soli«Sbfram(^r.),onde  è  in-  tetto  (F.),  il  qualesi  affibbiò  in  modo  sulla 
segna  della  giustizia  e  della  sovranità,  del  spalla  destra,  acciòdaquel  Iato  fosse  sem- 
fu»  gladii.  Inoltre  la  spada  è  un  distinti-  pie  aperto,e  la  persona  avesse  interamen- 
vo  della  xVbZ>//^ì(/.),ruassimede' Cava-  te  lihero  il  braccio  destro  per  l'uso  della 
l'uri  (/  '.);  è  un'arma  nobile  e  decorosa,  spada;  e  che  i  camerieri  del  Papa  laici, 
perciò  usata  da'ministri,  famigliari  e  altri  dal  portare  la  spada,  e  il  mantello  di  seta 
primari  impiegati  in  servizio  de' principi,  nera  anticamente  chiamato  cappa,  sidis- 
ed  anche  da  diversi  corpi  inorali, scien-  seco  di  spada  e  cappa.  Nel  voi.  XLT,  p. 
tifici  e  artistici.  La  parola  di  Dio  è  chia-  1 5 1 ,  avea  promesso  di  descrivere  a  M  ve- 
rnala dalla  s.  Scrittura  una  spada  a  due  giordomo  l'abito  antico  nelitf^G  accor- 
tagli, a  cagione  della  sua  virtù,  la  (piale  dato  nuovamente  dal  regnante  Pio  1  \  a 
fa  sì  ch'essa  penetra  fino  al  fondo  dell'a-  tali  camerieri; per ommissionc non  essen- 
iiima.  La  Penna  (F.)  dicesi  pure  spada  do  slato  escguilo,ora  vÌ6Upplisco,oon9US 


4  S  P  A 

sistendo  più  quello  che  descrissi  neh  841 

a  Camerieri  del  Pata,  bensì  le  collane 
concesse  da  Gregorio  XVI.  Questo  nuo- 
vo abito  nella  forma  è  alla  spagnuola,  e 

si  compone  d'una  gonnella  o  tunica  in- 
tera di  panno  nero,  filettata  di  velluto  si- 
mile, cou  eguali  bottoni  e  mostre  di  vel- 
lutojdel  mantello  di  velluto  nero  con  col- 
lo rivoltato,  ornato  con  cordone  di  seta 
nera; de'calzoni col  piede  a  maglia  di  seta 
nera,  del  berretto  di  velluto  egualmente 
nero,  e  penna  di  struzzo  del  colore  stesso 
con  boltoned'acciaio  o  d'argento,  anche 
con  acqua  marina  nel  mezzo;di  manichei' 
ti  di  merletto  biancodi  Vencziajdel colla- 
re di  lino  bianco  griccio  di  battista  a3or- 
dini;delle  scarpe  a  babussedi  pelle  lustra 
parimenti  nera  con  rosetta  di  velluto  e 
bottone  d'acciaio  osi  mi  le  a  quel  lo  del  ber- 
retto; della  spada  con  elsa  di  acciaio  con 
fibbia  simile,  ependente  da  cinta  di  vel- 
luto pur  nero;  e  della  collana  di  argento 
dorato.  Questo  abito  per  la  r  .'volta,  come 
rimarcai  nel  voi.  LUI,  p.  190,  l'assunse- 
ro nella  solenne  cavalcata  pel  possessodi 
detto  Papa  agli  8  novembre,  usando  al- 
lora guanti  bianchi;  i  cavalli  poi  erano 
bai  dati  con  gualdrappa  e  testiera  di  pan- 
no nero,  stalle  e  Ubbia  mi  dor.iti.  Cosi  ve- 
stiti, dissi  a  Scudieri,  che  nel  i853  in- 
cederono  nella  pontificia  processione  del 
Corpus  Domini,  e  con  torcia  accesa,  do- 
po iprotonotari  apostolici,  fra'quali  sem- 
pre ha  luogo  il  Maestro  di  camera  citi 
Papa,  capo  della  Camera  segreta  cui 
appartengono  i  camerieri  pontificii,  cioè 
chiudendo  la  processione  stessa,  e  seguiti 
poi  dalle  guardie  nobili  a  cavallo,  ed  in 
tal  modo  e  luogo  v'intervennero  ezian- 
dio nella  processione  del  i854-  Al  me- 
desimo articolo  Camerieri  dei.  Papa,  par- 
lando de'4  Camerieri  segreti  di  spada  e 
cappa  partecipanti,  ne  descrissi  il  loro 
particolare  vestiario,  corrispondente  a 
quello  de'  camerieri  segreti  di  spada  e 
cappa  soprannumerari,  e  de' camerieri 
d'onore  di  spada  e  cappa,  ma  più  no- 
bile, e  ne  riparlai  a'  loio  speciali  arlico- 


SPA 
li  di  Maestro  del  sacro  osrizio,  Forie- 
re maggiore,  Cavallerizzo  maggiore,  e 
soprintendente  generale  delle  Poste  pon- 
tificie. Pertanto  in  conseguenza  del  va- 
riato vestiario  alle  due  classi  de'camerie- 
ri  soprannumeri  e  di  onore,  lu  stabilito 
quello  di  3  de' '  \camcrieri  segreti  di  spadai 
e  cappa,  cioè  Maestro  del  sagro  ospizio,. 
Foriere  maggiore,  e  Cavallerizzo  mag- 
giore (poiché  il  soprintendente  direttore 
generale  delle  Poste  pontificie  ha  la  sua 
propria  montura,  e  con  questa  incede  nei 
viaggi  de* Papi  e  d'altri  sovrani,  està  pu- 
recosì  vestito  nell'anticamera  pontificia), 
alquanto  diverso  e  più  distinto  de'precc- 
denti.  Questo  nobile  vestiario  si  compo- 
ne della  tunica  di  panno  nero  filettato 
di  liste  di  velluto  in  seta  nera,  ornando 
l'estremità  delle  maniche  una  guida  di 
merletto  antico  di  filo  bianco:  i  cine ìollò 
delle  spalle  sono  di  egual  velluto,  e  così 
le  liste  che  guarniscono  i  due  pelli  con 
bottoniera  di  seta  nera,  non  che  i  l'aldini 
chependonointornoalla  vita.l  calzoni  so- 
no corti  di  panno  nero  con  rosetta  di  detto 
velluto,  con  bottone  d'acciaio  in  mezzo; 
le  calze  di  seta  nera;  le  scarpe  a  babusse 
di  pelle  nera  lustra,  con  rosetta  simile  a 
quella  de'  calzoni.  11  rubbone  è  pure  di 
velluto  in  seta  nera,  con  bulle  alle  sopra- 
maniche di  grò  nero  e  ondalo,  del  quale 
drappo  è  altresì  la  pellegrina  e  le  mostre 
delle  maniche.  La  berretta  egualmente 
è  di  velluto  in  seta  nera,  del  quale  colore 
è  la  pernia  di  struzzo,  01  nata  da  cordone 
d'oro  con  due  boccili  e  coccarda  a  gra- 
noni pur  d'oro.  La  spada  ha  l'impugna- 
tura d'acciaio, e  la  cinta  è  di  pelle  nera  con 
fibbia  d'acciaio.  Finalmente  il  collare  è 
di  lino  di  battista  bianca,  formato  di  più 
ordini  e  a  bordi  ni  di  piccoli  cannelli.  Que- 
sto vesliariosi  usa  sempre  da'3 camerieri 
segreti  di  spada  e  cappa  in  tutte  le  sta- 
gioni: ne'soli  pontificati  che  celebra  il  Pa- 
pa,essi  cingono  unospadoncinoanlico,pu- 
rimenti  col  manico  d'acciaio;  e  sopra  al 
rubbone  sovrappongono  un  mantello  o 
ferrai  uoletlo  di  seta  nera  guarnito  di  vari 


SPA 

palchi  di  merletto  nero,  il  quale  fermasi 
sulla  spalla  sinistra. Tale  mantello  è  il  me- 
desiino  nobile  che  usavano  primaDelle  so- 
lennità, e  solo  fu  accorciato  e  ristretto.  A- 
gl'indicati  articoli  delle3  classi  di  camerie- 
ri ili  spada  e  cappa,  ol  t re  i  I  descri  vere  l'an- 
tico vestiario,  descrissi  pure  I'  uniforme 
che  hanno  tuttora  col  grado  di  colonnel- 
lo, e  perciò  con  ispalline  a  granoni,  e  in- 
vece degli  speroni  dorali,  usano  l'arnese 
senza  la  stelletta, e  in  luogodi  essa'un  fiot- 
tone dorato.  I  Mazzieri  del  Papa  (/'.) 
neli852  anch'essi  variarono  il  vestiario 
di  spada,  oltre  la  Mazza  {V.) d'argento 
che  tuttora  portano;  ivi  dissi  ili  loro  an- 
tica spada  chiamata  stonino  o  piccola  sci- 
mitarra. Trovo  indispensabile  notare  le 
posteriori  seguile  variazioni.  In  luogodel 
vestito  di  panno  nero  si  èsostiluito  un  sot- 
t'abito  da  spada  ad  un  petto  a  forma  di 
montura,  con  collare  voltato,  e  tunica  a 
pieghe  in  forma  d'abito  cos'i  detto  allaRaf- 
faele,  con  manichete  ricamatici  fine  delle 
maniche.  La  soprana  è  del  medesimo  pan- 
no paonazzo  dell'antica,  ma  vi  si  è  aggiun- 
to un  baveretto,  simile  alle  mostre,  di  grò 
ondato  nero,  più  due  buffi  dell'islesso  grò 
sopr;i  alle  manichete  la  guarnizione  di  vel- 
luto a  tortiglione  in  luogo  delle  liste  drit- 
te. A 'centanni  de'calzoni,  in  luogo  delle 
fibbie,  si  surrogarono  due  fiocchi  di  vel- 
luto nero.  Invece  del  collare  ricamato,  si 
usa  un  collare  di  tela  battista,  aggrettato 
a  4  palchi,  simile  a  quello  de'camerieri 
segreti  soprannumerari. Si  è  aggi  unta  una 
berretta  da  portarsi  in  testa  alla  spagnuo- 
la,  di  velluto  in  seta  nera  con  faldine  ri- 
voltate, ed  un  bottone  d'acciaio  brillan- 
tato; più  due  cordoni,  i  quali  servono  per 
attaccarlo  all'elsa  del  palosso  nel  tempo 
delle  funzioni  ;  giacché  la  berretta  serve 
quando  si  cammina  allo  scoperto.  Alle 
scarpe  colle  fibbie  si  sostituirono  lescarpe 
ababussedi  pelle  nera  lustra  con  hocco  di 
velluto  nero,  e  bottone  d'acciaio  brillan- 
tato nel  mezzo.  Invece  della  spada  d'ac- 
ciaio, si  è  sostituito  un  palosso  simile  con 
uu  ceuturoue  di  cuoio  lòdcrato  di  velluto 


SPA  5 

nero,  avente  nel  davanti  una  fibbia  d'ac- 
ciaio, nella  quale  vi  è  inciso  lo  stemma  del 
collegio  de' mazzieri. 

d'istorici  profani  attribuiscono  l'in- 
venzione della  spada  a  Belo  re  d'  Assi- 
ria e  padre  di  Nino,  altri  a'cureli  mini- 
stri della  religione  sotto  i  principi  tita- 
ni, ed  a'quali  secondo  la  mitologia  fu  af- 
fidata l'educazione  di  Giove.  Senza  però 
arrestarsi  a  tali  racconti  o  tradizioni,  si 
raccoglie  da  vari  passi  della  s.  Scrittura 
che  la  spada  era  uu'arma  usata  nell'Asia 
sino  dalla  più  rimota  antichità.  Abramo 
impugnò  la  sua  spada  per  immolare  l- 
sacco;  Simeone  e  Levi  entrarono  colla 
spada  alla  mauo  nella  città  di  Siehem,  e 
se  ne  servirono  per  trucidare  tutti  gli  a- 
bitanti.  Giuditta  adoperò  la  spada  di  O- 
lofei  ne  per  spiccar  la  di  lui  testa  dal  bu- 
stOjCome  feceDavidecon  Golìa,sulla  qua- 
le  abbiamo  di  Giorgio  Stubnero:  Di' Mo- 
nomachia Davidis  cimi  Gigante.s  phdi- 
staeo,  Altdorfii  i  702.  Su  quella  del  figlio 
Salomone  scrisseDeNicastro,/^/s.ve/7.  mi- 
la spada  di  Salomone,  Benevento  1710. 
Alcuni  credono,  che  quelle  spade  fossero 
di  rame  e  non  di  ferro:  Esiodo  parlando 
delle  spade  degli  antichi  greci ,  dice  che 
erano  di  bronzo.  Alcuni  esempi  di  spade 
rimaste  de' romani,  secondo  l'analisi  di 
Geoffioi,  erano  di  rame  o  d'una  lega  a- 
naloga  a  quella  del  bronzo.  La  spada  dei 
greci  era  più  corta  che  non  quella  devo- 
niani: simile  era  quella  degli  etruschi,  e 
dalla  guardia  sino  alla  punta  scendevano 
allargandosi.  I  romani  sei  vironsi  proba- 
bilmente di  tali  spade  sino  alla  guerra  di 
Annibale, epoca  iu  cui  adottarono  la  spa- 
da de'celtiberi,  popoli  della  Discaglia  a- 
bilissimi  nel  fabbricare  le  spade.  Erano 
assai  corte,  puntute  e  taglienti  da  ambo 
le  parti.  Gli  spartani  soprattutto  aveano 
spaile  più  corte  e  più  ricurve  che  non 
quelle  degli  altri  popoli  della  Grecia.  1  la- 
cedemoni usavano  spade  corte,  affine  di 
colpire  il  nemico  più  da  vicino;  esse  era- 
no curve  come  le  falci,  o  come  le  scimi- 
tarre e  le  sciabole.  La  scimitarra,  tatù 


G                       SPA  S  J>  A 

falcàlus,  acinaceSj  /nachera,  è  una  spa-  no.  I  greci  e  i  romani  la  portavano  d'or- 
da coila  con  taglio,  e  costola  a  guisa  ili  ili  Dario  solici  coscia  destro,  il  diesi  crede 
coltello,  ma  rivolta  la  punta  verso  la  co-  latto  affine  di  lasciar  libero  il  movimeli- 
viola,  e  diecsi  anche  storta.  La  sciabola  lo  dello  scudo,  ch'essi  aveano  annodato 
OSCÌabIa,67l5&/B/caR<f,èuoa  sorte  dar-  al  braccio  sinistro.  Altri  sostengono  che 
me  simile  alla  scimitarra, comunemente  i  romoni  portarono  la  spada  da  ambe  le 
usata  dal  soldato  di  fanteria,  serve  a'bas-  pai  ti  al  ternati  va  mente,  in  epoche  di  verse 
si  ufficiali  a  vari  bisogni  negli  accampa-  e  talvolta  nell'epoca  medesima.  I  fautac- 
menti,  se  ne  giova  il  soldato  di  artiglierìa  cini  di  Tito  portavano  la  spada  alla  sini- 
e  quello  del  genio;  alcuni  di  questi  ulti-  stia,  e  un  pugnale  alla  destra:  dipoi  molte 
mi  usano  sciabola  tagliente  da  una  parte,  nazioni  usarono  spada  e  pugnale  alla  de- 
e  a  denti  di  sega  dall'altro  per  farne  le  strae  l'adoperarono  insieme.  1  pretoriani, 
veci;  questa  sciabola  dentata  si  adopera  per  distinguersi  dagli  altri  soldati,  porta- 
ancora  da'  Pompieri  di  Rotila  (/".)•  Da  ul-  vano  sempre  la  spada  al  destro  lato. Si  ve- 
limo  da' soldati  della  Milizia  pontificia  de  nelle  sculture  della  colonna  Traiana, 
(F.)ì\i  adottala  la  daga,  ensis  sica, specie  l 'imperatore,  gli  ufficiali  pretoriani,  i  Iri- 
di spada  corta  e  larga,  robusta  e  di  lem-  buni,i  centurioni  con  ispadecinte  al  fianco 
pia  forte, forse  inliodotla  in  Italia  da'po-  sinistro. Da  alcuni  [tassi  d'Omero  e  di  Vir- 
poh  settentrionali;  e  il  Davanzali  chiama  gilio  si  raccoglie,  che  ne'tempi  più  anti- 
daga il  glaclius  de'  legionari  romani,  la  chi  gli  eroi  portavano  la  spada  in  modo 
quale  era  una  spada  di  lama  corta  e  lar-  che  l'impugnatura  toccava  quasi  la  spai- 
ga,  ed  essa  feriva  di  taglio  e  di  punta  :  la,  e  l'arme  scendeva  sul  fianco. I  ruma- 
nel  medioevo  si  usava  insieme  alla  spa-  ni  non  poi  lavano  mai  la  spada  se  non  con 
da,  poiché  (piando  un  cavaliere  avea  at-  l'abito  militare,  e  ninno  avrebbe  osato  di 
lerrato  il  suo  uemico,  lasciata  la  spada,  comparire  con  questi  due  attributi  di  ini- 
iinpuguavafla  daga  come  più  facile  a  ma-  lizia  o\e  il  sub  nome  non  vi  fosse  stalo  in- 
neggiarsi, ecercava  i  vani  dell'armatura  scritto.  Presso  i  romani  lasciavasi  la  spa- 
di  tutto  punto,  per  ferirlo.  Questi  allora  da  allorché  uno  rendevasi prigioniero,  'jJ 
si  da  va  per  vinto,  gridando  misericordia,  anche  allorquando  egli  6Ì  dichiarava  vas- 
onde  alcuni  perciò  chiamarono  miseri-  sullo  d'illustre  personaggio.  I  littori  era- 
fon//^  la  daga. Quella  specie  di  spada  bui-  no  incaricati  di  ricevere  le  spade  di  co- 
ga  e  robusta,  talvolta  alquanto  curva  e  loro  che  si  presentavano  al  console.  Sotto 
chiamata  squadrone,  è  ordinariamente  gl'imperatori  si  riguardò  come  delitto 
adoperata  da' soldati  e  altre  guardie  di  capitale  l'a\  vicinarsi  ad  essi  anche  inav- 
cavalleria,  e  dagli  olliciali  maggiori  che  vertentemente  colla  spada  nuda. La  spada 
hanno  l'uso  del  cavallo;  forse  derivò  il  suo  e  l'asta  erano  l'attributo  del  Pretore  (P.), 
nome  dalla  formazione  della  cavalleria  e  si  piantavano  dinanzi  alla  loro  sedia.  La 
che  l'usava  per  Squadroni,  ed  a  Carlo  V  spada  era  ancor  più  particolare  distinti- 
si attribuisce  la  distribuzione  della  sua  vode\Frefelto(P.)de\  pretorio,  insignito 
cavalleria  per  isquadroni.  Anticamente  della  prerogativa  del  jns  giada:  essi  colla 
la  voce  squadrone,  agiata,  significava  spada  nuda  precedevano  nelle  pompe  gli 
schiera,  squadra,  battaglione;  poi  si  re-  antichi  imperatori  romani,  e  pei  ciò  feee- 
strinse  ari  una  parte  d'un  reggimento  di  roaltreltaulo  i  Prefetti  di 'Roma  de'Papi, 
cavalleria  di  1  oo  cavalli,  indi  aumentati  a  quando  questi  coronavano  gl'imperatori 
i3o,  ai5o,a  200.  Come  variava  presso  d'occidente,  portandola  ricca  loro  spada 
tulle  le  diverse  nazioni  antiche  la  forma  -  innanzi.  IS'el  loro  sigillo  era\i  la  ligura 
delle  spade,  cosi  varia  era  altresì  la  ma-  d'una  donna  colla  spada,  simbolo  della 
niera  in  cui  gli  antichi  popoli  la  portava-  giustizia  che  doveauo  lare  eseguire.  Sol- 


SPA 

to  la  i."  dinastia  de' re  franchi  e  ne'primi 
anni  della3/,le  spaile  erano  assai  larghe, 
forti  e  corte,  affinchè  non  si  rompessero 
percuotendo  sugli  elmi  eie  corazze.  Tale 
era  probabilmente  quella  di  Goffredo  di 
Buglione,  di  cui  si  parla  nella  Storia  delle 
Crociale,  e  si  dice  die  colla  sua  spada  fen  ■ 
deva  un  uomo  in  due  parti.  A'tempi  di 
s.  Luigi  IX  erano  usale  ancora  in  Fran- 
cia comunemente  le  spade  corte;  queste 
però  aveano  una  punta  ed  erano  a  due 
tagli.  Le  spade  erano  allora  sospese  ad 
una  tracolla,  o  ad  un  centurone,  ma  l'uso 
dique'cingoli  o  fascie  diventò  ancora  più 
frequente  ii'.-lle  armate  sotto  Luigi  XII  e 
Francesco  I,  e  probabilmente  quell'uso 
divenne  più  comune  dopo  le  guerre  d'I- 
talia. Il  Muratori,  Disserl.iGS'.Dellami- 
lizia  de  secoli  rozzi  in  Italia,  parlando 
delle  armi  allora  usate,dice  pure  dellespa- 
de,  e  che  i  francesi  insegnarono  agl'ita- 
liani in  vece  delle  spade  da  punta,  di  ser- 
virsi di  quelle  da  taglio,  più  commenda- 
te da  Vegezio.  Il  che  fu  conosciuto  anche 
da  Benvenuto  da  Imola,  nel  cap.  3i  del 
Purgatorio  di  Dante,  ma  fa  la  seguente 
osservazione.  >»  Melius  et  tutius  est  pu- 
gnanti ferire punctim,quam  caesim.  Pri- 
mo, quia  ferens  punctim,  habet  incidere 
minusdearmis.Secundo,quiaadversarius 
non  ita  bene  vitat  iclum.  Tertio,  quia  in- 
venit  minorem  resistentiara  in  corpore. 
Quarto,quia  feriens  minus laborat. Quin- 
to, quia  minus  se  delegit".  Però  i  francesi 
con  queste  spaile  acute  sapevano  vantag- 
giosa mente  combattere  cogli  uomini  d'ar- 
ine tuttoché  vestiti  di  ferro.  Non  pugna- 
li, ma  spade  corte  da  taglio  erano  quelle 
de' francesi  nel  secolo  XIII  :  stocchi  sono 
chiamali  dal  Villani,  e  dal  ferir  di  punta 
con  essi,  derivò  il  vocabolo  italiano  stoc- 
cata. Inoltre  Muratori  avverte,  che  anco 
nel  secolo  Vili  si  conoscevano  le  spade 
da  punta;  e  che  gli  antichi  franchi,  oltre 
alla  spada  lunga  ,  usarono  ancora  delle 
mezze  spaile,  e  Vegezio  ne  nomina  una, 
che  pare  il  nostro  pugnale,  di  cui  si  ser- 
vivano qnaudo  erano  alle  Strette.  E  sic- 


SPA  7 

come  notai  che  fu  costume  de' romani, 
dichiarandosi  vassallo,  il  lasciar  la  spada, 
dirò  qui  con  Muratori,  Disseti.  36/  A'feu- 
di  non  si  soleva  imporre  pensione,  per  la 
ragione  che  i  vassalli  erano  obbligali  al 
servigio  personale  in  difesa  o  in  onore  del 
loro  signore.  Indi  si  andò  introducendo 
il  costume,  pe'feudi  minori  e  poi  pe'mag- 
giori,  di  pagare  qualche  annua  pensione 
a'diretti  padroni  per  memoria  del  vassal- 
laizqio:  consisteva  ordinariamente  in  una 
spada,  in  un  paio  di  speroni  o  di  guanti, 
in  un  falcone  o  sparviero,  e  similicose.  Si 
legge  nel  Saggio  storico  sopra  Parigi, che 
anticamente  in  Francia  il  figlio  d'un  no- 
bile, giunto  all'età  di  1 4  anni, andava  alla 
chiesa  con  un  cingolo  pendente  dal  collo 
che  sosteneva  una  spada. I  genitori  lo  con- 
ducevano all'altare,  tenendo  ciascuno  in 
mano  un  cereo acceso,e  presentavano  quel 
figlio  al  sacerdote  nel  momento  dell'offer- 
torio. II. sacerdote  pigliava  la  spada, la  be- 
nediva  e  la  riconsegnava  al  giovane,  che 
la  sfoderava  e  la  teneva  nuda  durante  il 
rimanente  della  messa,  poscia  la  metteva 
al  suo  fìanco,e  cominciava  da  quel  punto 
a  godere  del  diritto  di  portare  quel  di- 
stintivo d'onore  attaccato  alla  sua  nasci- 
ta. Quanto  alla  ceremonia  che  si  osservi 
dalla  maggior  parte  degli  ordini  militari 
ed  equestrijCome  descrissi  indiverside'lo- 
ro  articoli,  di  sfoderare  la  spada  allor- 
ché si  fa  la  lettura  del  vangelo,  dicesi  i- 
stituita  da  Micislao  I  re  di  Polonia,  il  i . 
re  di  quella  nazione  che  abbracciò  la  Ce- 
lie cristiana,  dignità  che  approvò  Papa 
Silvestro  lì,  oltre  il  donativo  della  coro- 
na reale.  Alcuni  ordini  equestri  furono 
istituiti  sotto  la  denominazione  deUaSprt- 
da  (F.)-  A  Duello  riportai  le  proibizioni 
civili  ed  ecclesiastiche,  contro  le  disfide 
e  combatlirnenli  di  spada  o  altre  armi; 
mentre  nel  voi.  XLIII,  p.  i  j.{,  rilevai  che 
avendo  Filippo  III  redi  Francia  tolto  il 
divieto  a'giuochi  d'asta  e  spada  uè  Tor- 
nei (P-)  e  in  altre  circostanze,  Papa  Ni- 
colò III  fulminò  la  scomunica  contro  tali 
giuochi  illeciti.  A  Cavalieri:,  grado  di  mi 


8  S  P  A 

lizia  o  di  dignità,  dopo  aver  nccennato  la 
questione  se  più  nobili  le  Lettere  (/'.)  ole 
aitili, la  toga  ola  spada, di  cui  pur  feci  cen- 
no a  Letterato,  a  Stampa,  parlai  dell'o- 
rigine dei  cavalieri  romani  e  loro  distinti- 
vi, e  dell'ordine  equestre  del  cinto  e  spe- 
roni d'oro,  poi  cambiato  nel  cinto  o  cingo- 
lo della  spada  coll'uso  degli  speroni,  che 
nell'armarei  cavalieri  si  costuma  da'prin- 
cipi,  rilevando  come  gl'imperatori  li  crea- 
vano col  toccarli  colla  punta  della  pro- 
pria spada,  per  significare  clie  il  cavalie- 
re colla  spada  deve  mostrare  il  suo  valo- 
re e  difendere  il  suo  promotore;  inoltre 
riportai  le  diverse  ceremonie  antiche  e 
posteriori  nella  creazione  de'cavalieri,di 
che  anco  a  Milite  feci  parola  e  in  uno  al 
cingolo  militare;  e  siccome  una  delle  prin- 
cipali è  la  benedizione  della  spada,  e  la 
tradizione  di  questa  al  cavaliere,  ripro- 
dussi la  formola  usata  da'Papi.  Nel  Pon- 
tificate Romaniirn  vi  sono  queste  bene- 
dizioni. De  benedictione  novi  militis.  De 
crealione  militi*  regularis.  De  benedi- 
ctione.  et  imposilione  crucis  proficiscen- 
tibus  in  subsidium,  et  drfcnsionem  {idei 
chrislianae,  seu  recupe rationem  Terme 
sanclae,  di  che  trattai  aCRocEsiGN  ati.  De 
benediclione  armoruni.  De  benedietione 
ensis.  Colla  tradizione  della  spada  da'Pa- 
pi  e  altri  sovrani  si  crearono  i  cavalieri, 
come  dello  Sperone  d'oro  (V-)-  in  molti 
ordini  equestri  sussiste  ancora  la  cere- 
monia.  Dalla  pi ìi  remota  autichilà,  seni» 
presicinselaspadada'principi  colla  pom- 
pa di  qualche  rito;  ed  egualmente  con  so- 
lennità si  ammettevano  i  popoli  all'onore 
della  milizia, cioè  all'esercizio  che  più  de- 
coroso di  tutti  era  tenuto  fra  loro. Alcune 
spade  cavalleresche!  parenti  del  cavaliere 
defunto  do  veauo  restituirle  all'ordine,co- 
me  a  quello  AeWoSpirito  santo  o  del  Nodo 
(/  .).  A  Stocco  e  berrettone  recedetti, 
tengo  propositodella  spada  ecappellodu- 
cale  nobilissimi,  che  i  Papi  solennemente 
benedicono  la  notte  di  Natale,  col  ritori- 
portato  nel  voi.  JX,  p.ioG,  e  poi  donano 
a  qualche  principe  benemerito  delluChie- 


SPA 
sa.  Trovo  nel  p.  Tuzi,  Memorie  di  Som, 
p.  88,  che  Onorio  III  benedì  una  spada, 
e  dall'altare  di  s.  Pietro,ove  lavea  collo- 
cata, bidonò  a  Federico  II  imperatore, 
quando  giurò  partire  per  la  crociala  di 
Siria,  ma  con  inganno  noi  fece;  e  (piando 
ve  lo  costrinse  neh  229  Gregorio  IX  con 
ceusure,  tradì  i  cattolici  collegandosi  in 
Gerusalemme  col  soldano  maomettano,  e 
per  adularlo  sacrilegamente  gli  mandò  in 
dono  la  detta  sagra  spada,  ch'eragli  sta- 
ta data  per  combatterlo.  Nel  secolo  pre- 
cedente Alessandro  111  graloal  doge  della 
repubblica  di  Venezia,  peraverlo  difeso 
contro  l'imperatore  Federico  I,  tra  i  pri- 
vilegi che  gli  concesse  vi  fu  quello  di  po- 
ter portare  avanti  a  se  la  spada  nuda  nei 
dì  solenni.  I  Papi  cingevano  la  spada  ai 
Patrizi  di  Roma  (/'.),  ed  agi' Imperalo- 
ri(Jy.)  nel  coronarli,  quali  difensori  e  av- 
vocati della  chiesa  romana  e  dell'ortodos- 
sia, attributi  che  spiegai  anche  a  Sovra- 
nità' de'romani  Pontefici.  Neli3i2es- 
sendoClementeV  inAvignone,per  la  coro- 
nazione dell'i  mperaloreEnrico  VII  inRo- 
ma,  autorizzò  i  cardinali  legati  a  imporgli 
la  corona,  dargli  lo  scettro,  la  spada  e  il 
resto.  A  Imperatore,  a  Stocco  e  in  altri 
relativi  articoli,  non  solo  descrissi  il  cere- 
molliate  della  coronazione  degl'impera- 
tori eseguita  da'Papi, ma  eziandio  di  quel- 
la solennissima  di  Carlo  V  e  fatta  in  Bo- 
logna da  Clemente  VII  anche  come  re 
d'Italia  ode'longobardi.  Nella  coronazio- 
ne come  re,  i  4  principi  dell'impero  so- 
stenitori dell'insegne  reali,  scettro,  spada, 
globo  e  corona,  queste  le  depositarono 
sulla  meusa  dell'altare:  della  spada  era 
sostenitore  \\  prefetto  di  R.oma  Jcvancesco 
I\l.'  1  duca  d'Urbino.  Dopo  il  canto  del- 
l'epistola, Carlo  V  s'inginocchiò  a'piedi 
del  Papa,  e  pubblicamente  espresse  con 
efficaci  parole,  che  senza  ordine  suo,  an- 
zi all'  impensata,  l'esercito  condotto  dal 
duca  di  Borbone  commise  in  Roma  {V .) 
tante  ribalderie  e  scelleraggini  a  danno  e 
sfregiodi  Clemente  VII  stesso, edella  ve- 
neranda religione  di  Cristo;  che  perciò  iu 


S  P  A  S  P  A                            g 

6cgno  ili  verace  e  ubbidiente  figlio  di  s.  la  consegnò  a  Carlo  V  genuflesso,  dicen- 
Chiesa,  sottometteva  se  i  suoi  eserciti  ai  dogli:  Che  dovesse  con  quella  spada  an« 
piedi  del  Beatissimo  Pastore,  al  quale  sta*  dar  contro  ai  ribelli  e  disperdere  li  ne- 
va  in  arbitrio  e  di  ragione  comandargli,  mici  di  Dio  e  della  s.  Chiesa;  recitando 
quando  dovesse  trar  fuori  dalla  vagina  la  l'orazione:  Aerine  gladium  sanctum. 
spada,equando  parimenti  dovesse  rimet-  L'imperatore  vibrò  subito  per  3  volte  la 
terlajequindi  dichiarò  formalmente  non  spada  in  aria,  e  baciata  la  diede  al  car« 
essersi  mai  per  esso  dato  un  ordine  cosi  dina!  Cibo,  che  rimessa  nel  fodero  la  con- 
barbaro  e  funesto;senlirne  perciò  pre-fon-  segnò  al  Papa,  da  cui  fu  cintasi  fianco 
ti. unente  in  cuore  il  più  vivo  dolore,  e  a-  sinistro  dell'imperatore,  pronunciando  la 
venie  con  pubblici  segni  di  lutto  la  do-  parole:  Accinge,  gladio  Ino  super  femur 
glia  sua  manifestata,  ed  altresì  la  sua  di-  lituin  potenti&simwn;  e  per  questa  cere- 
■approvazione  per  tanti  orribili  misfatti,  monia  Carlo  V  venne  creato  Milite  (F.) 
Il  Papa  accolte  benignamente  sì  umili  e  o  cavaliere  di  s.  Pietro.  Alzatosi  subito 
rispettose  espressioni. prese  dalle  mani  del  in  piedi  Carlo  V, sguainò  nuovamente  la 
vescovodi  Pistoia  Pucci,  assistente  al  so-  spada,  ne  rivolse  la  punta  all'alto    indi 
gl'io  pontifìcio, l'anello  prezioso, e  lo  pose  alla  terra,  e  rialzandola  ancora  la  vibiò3 
in  dito  a  Carlo  V.  Lo  stesso  vescovo  levò  volte  in  aria,  poi  la  ripose  nella  vagina, 
dall'altare  la  spada,  ed  era  quello  stocco  11  cardinal  Cibo  presentò  pure  al  Papa 
benedetto  che  il  Papa  avea  donato  all'ini-  lo  scettro  e  il  globo  d'oro,  i  quali  coo- 
peratore nella  notte  del  precedente  Nata-  segnaronsi  a  Carlo  V  genullesso,  e  quin- 
te, e  la  die  al  cardinal  Cibo  legato  di  Colo-  di  locoronò  col  sagro  imperiai  diadema, 
gna-et. "dell'ordine  de'diaconi,  che  sguai-  e  con  questo  venne  ad  acquistare  il  ve- 
nata dal  fodero  porsela  a  Clemente  VII,  roereal  possesso  del  romano  impero,  e  il 
il  quale  ne  fece  consegna  in  forma  a  Car-  privilegio  d'usare  giuridicamente  il  tito- 
lo V.  Questi  avendola  brandita  e  vibrata  lo  d'Augusto.  Subito  Carlo  V  si  cui  vii  a 
per  aria  3  volte,  mostrò  con  atto  proprio  baciare  riverentemente  i  piedi  a  Gemell- 
ili nettarla  al  braccio  sinistro;  e  poi  dallo  te  VII.  A  Diacono,  riferendo  gli  uffizi  die 
stesso  cardinal  Cibo  gli  fu  cinta  al  fian-  l'imperatore  eseguiva  nelle  funzioni  sa- 
co.  Con  siffatte  cerenionie  gli  furono  con-  gre  celebrate  da' Papi,  notai  {'Evangelo 
segnati  lo  scettro  e  il  globo,  recitando  il  (/'.)che  cantava  colla  spada  nuda  in  ma- 
Papa  le  orazioni  prescritte  dall'apposito  no,  per  segno  di  mostrarsi  pronto  alla  sua 
ceremoniale,e  poi  gli  pose  in  capo  la  co-  difesa.,  e  così  praticava  la  notte  di  Nata- 
rotta  ferrea,  dichiarandolo  re  de'longo-  le,  cantando  il  principio  della  j.3  Lezione 
bardi.  Quanto  alla  successiva  coronazio-  (f-);  mentre  i  reo  altri  principi  faceva. 
ne  imperiale  di  Carlo  V,  celebrando  la  no  altrettanto,  cantando  il  principio  dei- 
messa  il  Papa.e  l'imperatore  servendo  al-  la  ,'i.:i  Che  la  spada  è  insegna  sovrana  pel 
l'altare  in  abito  da  suddiacono,  dopo  il  jus  gladii,  lo  si  apprende  dal  porla  i  vc- 
canlo  dell'epistola  in  latino  e  in  greco,  e  scovi  egli  abbati,  che  esercitavano  sovra- 
l'orazione  per  Cesare;  Deus,  regno  rum  uilà  temporale,  ne'ioro  Sigilli  e  Stemmi 
omnium  et  christiani  maxime  propaga-  (V-),  e  con  altri  attributi  principeschi, 
lor  imperii,  Carlo  V  fu  condotto  avanti  ne'pon  tifico  li  si  pone  va  presso  l'ai  la  re  ove 
il  trono  del  Papa,  seguito  da'principi  di-  li  celebravano,  In  tali  articoli  feci  pure  pa- 
gnitari,  che  aveano  ufficio  di  portar  l'in-  rola  dell'aquila  stringente  negli  artigli  la 
segue  dell'impero.  Allora  mg  r  Pucci  dal-  spada  e  lo  scettro.  Il  p.Costadoni  nella  rac- 
l'altare  pigliò  la  imperiale  spada  e  la  die-  colta  del  p.  Calogero.,  Opuscoli,  l.  [\  7,  p. 
de  al  cardinal  Cibo,  questi  denudata  la  288,  dimostra  che  negli  antichi  inumi- 
porse  uclle  mani  di  Clemeule  VII,  che  penti  si  rappresentavano  i  sóvraui  colla 


io  SI»  A 

spaila  sguainala  in  mano,  per  segno  della 
loro  autorità  e  diritto  sulla  vita  delucidi- 
ti. Nelle  monete  degli  abbati  d'Ersfeld  si 

veilono  le  immagini  ili  Carlo  Magno  col 
volatile  sulla  sinistra,  e  la  destra  stringe 
la  spada  alzata,  come  riporta  Schlegelio, 
De nummis abbatim  Hersfeldens.  Il  Doe- 
derlingio,  De  nummi s  Germanìae  me' 
dine,  qnos  vulgo  Bracteatos,  seti  cavos 
adpellant,  Norirnbergaei  729,  p.  69,  nei 
sigilli  e  nelle  monete  de' vescovi  e  de'prin- 
cipi  d'Erbipoli;  il  Bruschio,  De  Germa- 
niae  episcopalus,  Epit.  1. 1 ,  p.  1  53  e  1 6 1  ; 
Lugdero  Frigio,  Lecl.  memorab.  cerile* 
nar.  viir,  t.  1,  p.  204,  in  quelle  di  Mun- 
ster  edell'abbatediCarapidona,  ne  fanno 
vedere  le  immagini, non  solo  assise  in  se- 
gno della  giurisdizione  spirituale,  ma  e- 
ziandio  culla  spada  nella  destra,  per  in- 
dicare l'unione  del  dominio  temporale. 
Percjò  ne  derivi)  il  proverbio:  Tlerbi po- 
lis sola  punianl,  ense,  sloia.  Raccontai  a 
CAnons,cbe  il  vescovo  essendo  conte  del- 
la città,  celebrava  il  pontificale,  con  te- 
nere accanto  alla  mensa  dell'altare  la  spa- 
da ,  il  cimiero,  la  miccia,  la  manopola, 
portando  stivali  e  speroni.  Il  vescovo  di 
Teramo  si  chiama  Episcopus  Aprutinus, 
in  memoria  del  dominio  che  avea  di  tutta 
la  provincia  d'Abruzzo  Ulteriore  I,  di  cui 
Teramo  era  capo:  perduto  il  dominio  gli 
restò  la  facoltà  d'eleggere  in  Teramo  e  sue 
70  ville  il  giudice  delle  2. e  cause,  il  vice- 
conte,  o  il  vice  barone  nella  sua  contea 
e  baronia,  ove  possedeva  lìjus  ulrumqite 
giadium,  avendoancliei!  privilegio  quan- 
ilo  fa  pontificale,  di  tener  sulla  mensa  le 
armi  che  si  pone  anche  in  dosso,  come  fé- 
ceGiacomoSaverio  Piccolomini  de  signo- 
ri di  Celano  nel  concilio  di  Trento.  Per- 
ciò il  vescovo  di  Teramo  s'intitola:  Pria- 
ceps  Teramì,  baro  Roccae s.  Marine 3  Co- 
mes BisemuiiJac  s.Scdis  immediate  sub- 
jeclus.  Di  altri  simili  esempi  parlai  al- 
trove ed  a  Vescovo.  Morendo  in  Roma 
Carlotta  regina  di  Bosnia  (della  qual  re- 
gione riparlai  a  Sibhio),  per  gratitudine 
lasciò  il  regno  alias.  Sede;  per  cui  a  Si-, 


SP  A 

sto  IV  furono  presentati  in  concistoro  la 
spada  e  gli  speroni.  Ne'gran  Sultani  (/".) 
o  imperatori  di  Turchia  la  solennità  di 
cingere  la  sciabola  tiene  luogo  d'incoro- 
nazione. E'  ci  i  Ilici  le  stabilire  l'origine  dì 
questa  consuetudine;  certo  è  che  esisteva 
prima  che  Maometto  li  neh  453  s'impa- 
dronisse di  Costantinopoli,  poiché  si  co- 
nosce che  nel  1  342  il  cuiilfo  Ahuied  Na- 
serSchcabcddin  cinse  solennemente  della 
sciabola  Melik  Mensurs  Dell'innalzarlo  al 
trono  egizio.  Si  dice  che  la  sciabola  presa 
nell'assunzione  al  trono  del  regnante  sul- 
tano Ahdul  Medjid  Khan,  per  la  ricchez- 
za de'diamanti  e  pietre  preziose,  fu  valu- 
tata 4  milioni  di  piastre  turche. 

Anticamente  nella  chiesa  greca  e  nella 
latina  vi  furono  de'ministri  incaricati  a 
mantener  l'ordine  e  la  sicurezza  nell'as- 
semblee cristiane,  e  il  rispetto  dovuto  ai 
sagri  templi,  per  cui  non  era  permesso  ai 
militari  di  presentarsi  armati  per  assiste- 
re a'divini  uffizi  o  per  altri  titoli.  La  co- 
stumanza dell'intervento,  che  tollera  la 
Chiesa,  pare  introdotta  dopo  ilsccolo  IX, 
come  rimarcai  nel  voi.  XLV,  p.  98,  di- 
cendo pure  che  ne  Funerali  (f.),  e.  nel 
triduo  della  Settimana  santa  [T.),  in  se- 
gnodi  Lutto  (P.) e  duo\o,  la  Mazza(l'.), 
la  spada  e  altre  armi  e  insegne,  si  tengo- 
no a  rovescio,  ed  i  tamburi  si  suonano 
scordati.  Che  in  alcuni  atti  religiosi  si  deve 
deporre  la  spada,  lo  provano  Widebur- 
gio  e  Kegelio,  Machcrologia  seti  dispu- 
tulio  de  gladio  in  sacramenlorum  revc- 
renliamdr  ponendo, [le\imliid\ì  1  yog.Sie- 
gero  Cesoni,  Dej'ure  circa  gladii  depo- 
sitionem  praeserlim  in  actu  bapiisimali 
apatrinis,el  in  benedictione  sacerdotali  a 
sponso^lisscrtationestresfivinhys  1  j53- 
54.  Sarnelli,  Leti.  eccl.  t.  g,  p.  22:  Se  il 
laico  che  vuol  servir  la  messa  dee  lasciar 
l.i  spada.  Salvatore  de  Blasi,  Costume  di 
deporre  le  armi  prima  d'entrare  in  chie- 
sa, nelle  Memorie  leller.  di  Sicilia,  Pa- 
lei ino  1 7 10, 1. i,p.  7.  F.  A. Zaccaria, Dis- 
seri.  eccl.  1. 1  \,  p.  3  1  6.  Debbono  deporre 
la  spada,  senza  eccezione,  tutti  quelli  che 


SPA 

si  recano  a  ricevere  dalle  mani  del  Papa 
le  Candele,  le  Ceneri,  le  Palme,  gli  A- 
gnus  Dei  benedetti  (/  '.),  la  Comunione 
([-),  oche  versino  l'acqua  perla  Lavati* 
da  delle  mata  (/'.), ciò  che  notai  anche 
all'articolo  Cappelle  pontificie.  I  mae- 
stri di  ceremonie  sono  obbligati  ad  av- 
vertirlo :  Dell'adempiere  i  propri  dove- 
ri, i  riguardi  non  hanno  luogo,  massime 
in  chiesa  e  col  Papa.  INe*  voi.  XIV,  p. 
5r>4,  XLI1J,  p.  177,  dicendola  visita  che 
l'imperatore  Giuseppe  11  lece  incardinali 
in  conclave,  e  che  nell'entrare  si  voleva 
levare  la  spada,  osservai  che  il  cardinal 
SerbelloDÌ  soggiunse:  l  ostia  Maestà  la 
dee  ritenere  per  nostra  difesa  .AH'  Udien  - 
za  del  Papa  (l  .)  sono  esclusi  dall'am- 
missione colla  spada,  tra  i  militari  quelli 
che  sono  dopo  i  maggiori ,  e  tra  i  civili 
quelli  che  sono  meno  de'arincipi:  ammet- 
tendo  visi  i  generali,  i  ministri  del  corpo 
diplomatico,  i  ministri  e  ciambellani  dei 
sovrani,  i  grandi  di  Spagna,  il  magistra- 
to romano.  Benedetto  XlVa'cavalieri  di 
s.  Stt /imo  concesse  di  potersi  presentare 
al  Papa  colla  spada  al  fianco;  eguale  pri- 
vilegio hanno  1  cavalieri  Gerosolimitani, 
e  quelli  de'ss.  Maurizio  e  Lazzaro,  oltre 
quelli  àeWaFamgLa  pontificia  nobileche 
hanno  l'uso  della  spada,  e  così  i  ciambel- 
lani delle  corti  di  Spagna,  delle  due  Si- 
cilie,ec:  meglio  per  tutto  è  vedere  Udien- 
za. In  principio  dissi  la  spada  spirituale 
significare  la  podestà  della  Chiesa.  11  p. 
Menochio,iS7«o/et.2,cent.8,cap.  q6, trat- 
ta: Delle  chiavi  e  spada  di  s.  Pietro,  in  si- 
gnificato di  quelle  del  regno  de'cieli,  spie- 
gando le  3  colle  quali  alcuni  rappreseli- 
tano  l'Apostolo,  la  scienza,  la  potenza,  la 
giurisdizione;  e  le  2  secondo  il  consenso 
comune,  la  potenza  e  la  scienza.  Quanto 
alla  spada,  dice  significare  la  podestà  di 
castigare,  lauto  di  lui  che  de'Papi  suc- 
cessori, li»  quale  si  sfodera  per  sentenzia- 
re le  peue  ecclesiastiche.  Pai  la  pure  d'u- 
na spelila  materiale  appartenuta  ìi  s.  Pie- 
tro, e  venerata  quale  reliquia;  e  che  Ai- 
moino, His f.lib.  j;  cap.  3G,  fa  menzione 


SPA  11 

della  spada  di  s.  Pietro  portata  a  Lodo- 
vico Il  re  de' franchi  figlio  di  Carlo  I  il 
Calvo,  con  quc»t e  parole,  e  forse  suppone 
fu  una  di  quelle  spade  benedette  che  con- 
cedevano! Papi,  donde  derivò  lo  Stocco 
benedetto, ovvero  la  spada  come  impera- 
tore per  difendere  laChiesa.  Eccone  le  pa- 
role.» A  ttulit  ei  praeceptum  per  quod  pa- 
ter suus  illi  regnum  ante  mortem  smini 
tradiderat,  et  Spatham,  quae  vocaturs. 
Petri,  per  quam  eum  de  regno  investirei; 
sed  et  regium  vestimenluin,et  coronaru, 
et  fustem,  exauro.etgemmis".  A  Chiavi 
pontificie,  ed  a  s.  Pietro,  riportai  altre 
spiegazioni  di  esse.  Nel  voi.  IV,  p.  73,  par- 
lai della  spada  o  coltello  col  quale  s.  Pie- 
tro tagliò  l'orecchia  a  Malco,  ed  ove  è  in 
venerazione.  Nella  biografìa  di  s.  Paolo 
apostolo  resi  ragione  perchè  si  rappre- 
senta colla  spada,  0  come  istromento  del 
suo  martirio,  o  qual  simbolo  della  pre- 
dicazione evangelica.  Altri  dichiararono, 
le  chiavi  di  s.  Pietro  esprimere  la  potenza 
spirituale,  la  temporale  figurare  la  spada 
di  s.  Paolo,  e  che  il  clero  può  tenere  am- 
bedue le  potenze.  A  Milizia,  a  Sovrani- 
tà, a  Regalia,  pai  lai  di  quando  gli  ec- 
clesiastici dovettero  impugnare  le  armi, 
sia  nelle  Crociatela  per  difendere  i  pro- 
pri dominii  temporali;  onde  più  volte  ab- 
bati, vescovi  e  cardinali  legati  colle  inse- 
gne della  loro  dignità,  e  colla  spada  in 
pugno  si  videro  alla  testa  degli  eserciti, 
come  notai  a'Ioro  articoli.  Altri  vescovi, 
abbati  e  cardinali  furono  talvolta  vaghi 
di  comparire  cinti  di  spada,  come  i  car- 
dinali BaU'e  e  Ippolito  de  Medici.  Il  Can- 
cellieri, Dissertazione  delle  ss.  Simplicio 
e  Orsa  martiri ,a  p.  79,  ragionando  della 
decapitazione oWmartiri  e  taglio  della  le- 
sta eolla  scimitarra,  colla  spada,  mannaia 
e  accetta,  eruditamente  parla  della  spada 
come  istromento  del  martirio,  ricordan- 
do queste  opere.  Gio.  Baruffatali,  Del  col- 
po ili  spada, e  di  (piallili aite ferro  taglien- 
te, non  mai  vano  e  fallace  nel  decapita- 
re  e  dar  la  morte  a' mai  tiri  di  Gesù  Cri- 
sto, Modena  172).  AgostlaoF.  lavino. 


la  SPA 

De  poma  gladii,  ex  legìbtu  romani,  Li- 
psiaei  727.  Girolamo  P.  Scindessero,  De 
usa  gladii  in  suppliciis  a  pud  romano* , 
Francofurti  1769.  Tychonis  Rothe,  De 
gladiis  veterani,  in  primus  danorum 
Scliediasma ,  Rolhen  17  ~i.  Quanto  al 
quesito:  Se  sia  mai  sfuggilo  il  colpo  e  ta- 
glio ilella  spada  odi  qualunque  ferro  ta- 
gliente,senza  la  morte  e  decapi  tazione.dei 
marti  ri,  risponde.  Che  avendo  Gesù  Cri- 
sto ammesso  sopra  ili  se  l'azione  del  fer- 
ro, così  quantunque  spesso  sopra  i  suoi 
martiri  rese  inefficaci  tutti  gli  altri  mezzi 
che  sogliono  dare  la  morte,  volle  nondi- 
meno lasciare  al  ferro,  cli'è  l'ordinario  e 
ultimo  mezzo,  di  cui  la  pubblica  podestà 
si  prevale,  per  eseguire  le  condanne  di 
morte,  la  sua  naturale  efficacia;  allineile 
i  membri,  cioè  i  martiri, che  spesso  libe- 
rò dal  fuoco,  dalle  acque,  dalle  bestie,  e 
da  tanti  altri  tormenti,  non  fossero  supe- 
riori e  distinti  dal  lorocnpo,  anzi  così  più 
adesso  conformi  si  rendessero.  Aggiun- 
ge, che  per  rappresentar  la  decapitazione 
de'martiri,  forse  derivò  l'esprimerli  nelle 
pitture  e  bassorilievi,  reggendo  la  propria 
lesta  nelle  loro  mani.  Inoltre  Cancellieri 
ci  diede:  Lettera  sulle  spade  depili  cele- 
bri sovrani  e  generali,  Roma  182  1  .Molle 
sono  ie  spade  illustrate  dagli  scrittori;  gli 
antichi  essendo  molto  più  forti  e  robusti 
de'moderni,  ne  usavano  con  mirabile  fa- 
cilità e  destrezza,  delle  smisurate  e  pesan- 
ti. Dopo  aver  celebrato  le  spade  di  Go- 
lia, di  Salomone,  e  di  Carlo  Maglio,  die 
chiama  vasi  Giojosa,  Durandals  o  Du- 
i  andarli,  in  significato  di  durissima,  di- 
ce che  si  conservava  tra  le  reliquie  nella 
chiesa  di  s.  Dionisio,  e  fu  chiamala  pure 
Spalila  invincibili*  Caroli  Magni.  Indi 
parla  di  quella  d'Orlando  detta  Durin- 
dana, Durlindana,  Durandola,  e  che  in 
Roma  vi  è  il  vicolo  della  Spada  d  Or- 
lando{\)ev  denominazione  del  volgo,a  mo- 
tivo del  masso  d'antica  colonna  di  cipol- 
lino ch'esiste  in  tal  contrada,  con  incavo 
formato  a  guisa  di  spada,  che  bonaria- 
incute  uè  crede  la  misura) propinquo  ul- 


S  P  A 

la  Chiesa  di  s.  /Varia  in  Aquiro.  Che  la 
spada  de're  di  Danimarca  lo  indicata  con 
vari  nomi;  quella  di  s.  Odoardo  il  Con- 
fessore re  d  Inghilterra, chiamavasi  Cur- 
tana,  così  detta  perchè  senza  punta,  in 
seguo  della  clemenza  da  prestarsi  dal  re 
co 'suoi  popoli,  e  nella  coronazione  di  quei 
re  la  portava  il  duca  di  Lancaslro.  Gu- 
glielmo 1  duca  di  Normandia  fu  sopran- 
nominalo Lunga  Spada,  per  quella  da 
lui  usata  e  per  le  prodezze  che  vi  operò. 
Guglielmo  I  Braccio  di  ferro,  il  q.'duce 
normanno  delle  due  Sicilie,  fu  chiamalo 
anche  Comi  tern  Sedo  rem  ferri hoc  nome/i 
so/  titani,  quia  cum  normanna  confligens 
(punii  venirci  solito  con/lieto  deluclans, 
ense  corto,  vel  scorto  durissimo  ,  quem 
Jl'alandus  Faber  condiderat ,  per  me' 
dius corpus  loricatum  sccavit  una  percus- 
sione. La  spada  d'Arturo  re  de'breltoni 
fu  appellata  Caliburna,G  la  regalò  a  Tan- 
credi re  di  Sicilia.  Benché  si  racconti  che 
Enrico  I  l' Uccellatore  ebbe  da  Ugo  Ca- 
peto  re  di  Francia  la  spada,  di  cui  ser- 
vivasi  Costantino  I  il  Grande, \\  (piale  nel- 
l'impugatura  vi  avea  inserito  uno  dei 
Chiodi  onde  fu  tinflilto  sulla  croce  il  Re- 
dentore, tuttavolla  nel  n.°55  delle  Noti- 
zie del  Chracas  del  1  8o8,citaledallostes- 
so  Cancellieri,  fu  riferito  che  il  gra  11  si- 
gnore avea  donatoal  generalSebastiani  li- 
na sciabola,  che  si  pretendeva  essere  quel- 
la slessa  di  Costantino  I,  la  quale  conser- 
va vasi  nell'arsenale  ottomano.  La  lama 
era  un  damaschino,  quasi  nulla  ricurvo, 
sul  ipaale  vedeasi  da  una  parte  incrosta- 
ta la  figura  in  oro  della  U.  Vergine  ,  e 
dall'altra  quella  di  s.  Michele,  con  vari  e- 
legauti  lavori  all'Agemina,  econ  un'iscri- 
zione greca  incisa  lungo  la  lama:  ma  l'im- 
pugnatura era  moderna,  e  tutta  guarni- 
ta digrossi  brillanti.  Gio.  Casti  iota  detto 
Scanderbergh  reo  principe  d'Albania,  di 
Ispiro  e  d'i  Croja,  di  cui  Cancellieri  ripor- 
ta un  catalogo  di  scrittori  die  ne  descris- 
sero le  gesta  valorosissime,  in  difesa  dei 
cristiani d'Albaniu(/~.),l\i  il  terrore  ella- 

gdìo  de' turchi,  per  attribuirsi  uua  virtù 


SP  A 
soprannaturale  alla  sua  scialila, per  la  Coi-' 
za  straordinaria  che  dimostrava  con  essa 
in  ogni  pugna. Perciò  il  Formidabile  con- 
quistatore Maometto  II,  contro  il  quale 
combatteva, gliela  richiese  e  l'ottenne.  Ma 
essendosi  accorto  che  india  avea  di  par- 
ticolare la  rimandò  con  disprezzo,  fàcen- 
doglidire:Che  ne  avea  delle  migliori,  col* 
le  quali  però  ninno  era  capace  di  far  le 
sue  prodezze.  Egli  subito  rispose:  Che  non 
dovea  meravigliarsene,  perchè  avendogli 
mandata  la  sua  scimitarra,  non  gli  avea 
conessa  mandatoancheil  suo  braccio.  No- 
terò con  Thjulen,  Dialoghi  nel  regno  dui 
morii  1. 1  ,che  Scarnici  bergli  col  vigoroso 
suo  braccio  tagliava  con  un  sol  colpo  di 
sciabla  la  testa  al  più  gran  toro,  e  che  nac- 
quecolla  figura  della  spada  pei  lèttamente 
delineata  sul  braccio  diritto,  col  quale  o- 
però  poi  tante  strepitose  imprese  da  eroe 
cristiano.  Questa  famosa  sciabla  venuta  in 
potere  de' turchi,  fu  donati  dal  general 
Korafà  albanese  a  Carlo  Borbone  re  del- 
le due  Sicilie  e  collocata  nell'armeria  rea- 
ledi  Napoli.  Ivi  fu  pure  conservata  la  spa- 
da che  Luigi  XIV  re  di  Francia  consegnò 
al  nipote  duca  d'Angiò  quando  l'inviò  re 
nella  Spagna  e  fu  Filippo  V,  il  quale  poi 
la  die  al  re  Carlo  suo  figlio  Dell'inviarlo 
al  regno  di  Napoli,  che  divenuto  Carlo  111 
re  di  Spagna,  nel  recarvisi  lasciò  in  Na- 
poli la  spaila  eil  regno  al  figlio  Ferdinan- 
do IV.  Altro  ferro  illustre,  conservato  un 
tempo  in  Napoli  dal  duca  dì  Montallegro, 
èia  spada  del  famoso  Cesare  Borgia  (f.) 
duca  Valentino, figlio  d'Alessandro  VI,  e 
di  cui  riparlai  in  tutti  i  luoghi  che  con- 
quistò. Quest'ambizioso,  crudele  e  valo- 
roso principe,  ebbe  per  impresa  il  motto: 
Aul  Caesar,  Aut  Nihil,  il  quale  fu  inci- 
so d'ambe  le  parti  della  lama  tutta  ara- 
bescata.Questa  famigerata  spada  fu  acqui- 
stata prima  dal  celebre  ab.  Ferdinando 
Galiani,che  la  lasciò  in  legato  per  il  prez- 
zo di  3oo  ducali  a  iti".1  Onorato  Gaeta* 
ni  de'dnehi  di  Semionda,  il  quale  acqui- 
standola avea  ideato  collocarla  nella  roc- 
ca di  Sermoneta  dal  Curgia  assediata,  e 


SPA 


3 


il  quale  avendo  impugnato  le  armi  con- 
tro la  famiglia  Gaetani,  fece  morite  vari 
ili  essa;  a  tale  effetto  il  prelato  fece  com- 
porre dal  p.  Massimiliano  Gaetani  d'A- 
ragona gesuita,  quell'iscrizione  pubblica- 
ta da  Cancellieri  ,  che  assicura  essere  la 
spada  in  possesso  de'Gaetani.  (>>scrva  in- 
oltre, che  in  Napoli  fu  già  altra  famigera- 
ta spada  nel  palazzo  di  Ferdinando  Fran- 
cesco d'Avalos  marchese  di  Pescara,  oltre 
i  famosi  ed  esistenti  7  arazzi  disegnali  da 
Tiziano,  contornati  sul  disegno  di  Giulio 
Romano  0  di  Tintoretto,e rappresentan- 
ti la  memorabile  battaglia  di  Pavia, \n  cui 
fu  fatto  piigioniero  Francesco!  v-edì Fran- 
cia, che  consegnò  la  spada  al  marchese  di 
Pescara  generale  dell'esercito  di  Carlo  V 
e  al  quale  la  mandò  col  magnifico  padi- 
glione del  re  suo  emulo.  Ma  l'imperato- 
re, dopoaver  fatto  fabbricare  in  Fiandra 
i  delti  arazzi,  de'quali  nel  voi.  LV,  p.  a 4 3 
indicai  ove  ne  parlo,  li  donò  insieme  al- 
la spada  e  altre  armi,  ed  al  padiglione,  al 
detto  marchese.  Non  debbo  tacere,  come 
rimarcai  anche  a  Sicilia,  che  Francesco 
I  nel  divenir  prigioniero  non  volle  ren- 
der la  spada  che  al  viceré  di  Napoli  Car- 
lo Lannoy  ,  il  quale  subito  si  staccò  dal 
suo  fianco  la  propria  spada  e  graziosa- 
mente la  presentò  con  nobile  trailo  ca- 
valleresco al  re.  Dice  Cancellieri,  che  ta- 
le spada  è  simile  ad  uno  de'  6  spadoni, 
diesi  portano  sguainati  sulle  spalle  dagli 
Svizzeri  (  /x.),per  rappresentare  i  G  canto- 
ni cattolici  (ora  i  cantoni  cattolici  sono  ij), 
intorno  alla  Sedia  Gestatoria  del  Papa. 
Riferisce  ancora  che  la  spada  di  France- 
sco I,  col  cimiero  e  usbergo  di  ferro  del 
medesimo,  si  conservarono  nella  nobilis- 
sima famiglia  del  Vasto  e  Pescara,  sino 
all'ingresso  de'francesi  inNapoli  nel  1  8o(>, 
dopo  di  che  tutto  fu  trasferito  nel  palaz- 
zo del  principe  della  Roccella,  uno  degli 
eredi  diCristoforo  Saliceti.  Portentose  me- 
raviglie contiene,  sulla  spada  di  Gusta- 
vo Adolfo  re  di  Svezia,  tenore  di  Ger- 
mania nel  secolo  XVII,  la  Triga  Disser- 
lalionuiìi  Georgi  J1  allindi-  gladio  ma- 


14  SPÀ 

£Ùy>  Gustai'!  Adolphi  svccomm  regis , 
Lipsiaei  726.  Enrico  IV  re  ili  Francia  do- 
po la  battaglia  d'  Ivry,  in  contrassegno 
d'amicizia,  mandò  in  dono  alla  repubbli- 
ca veneta  la  sua  spada,  di  cui  erasi  ser- 
vilo nelle  clamorose  sue  guerre  per  la 
conquista  del  trono  die  gli  si  disputava. 
La  medesima  fu  richiesta  dal  conte  di  Lil- 
la, poi  Luigi  XVIII,  mentre  si  tratteneva 
in  Verona, con  quella  magnanima  rispo- 
sta, data  all'intimazione  propostagli  da 
quel  Umoroso  senato  a'  1  3  aprile  1  7()G,di 
partii  e  dal  suo  territorio  per  riguardi  po- 
litici. Je partirai j mais  f  esige, qu'on  me 
presente  le  livre  d'or,  pour  que  c'en  ef 
face  le  noni  de  ma  fami  Ile,  et  qu'on  me 
rende  l  armare, doni  l'amilic  de  mon  a- 
ieul Henri  IV  avait  fait  don  à  la  repu- 
blique. L'invitto  Giovanni  III  Sobieski  re 
di  Polonia.dopo  aver  liberato  Vienna  dal- 
l'assedio de'turcbi,  tributò  al  santuario 
della  B.  Vergine  di  Loreto  la  sua  scia- 
bola unitamente  alla  conquistata  bandie- 
ra di  Maometto.  Nel  1798  tale  sciabola, 
spogliata  delle  pietre  preziose  di  cui  era 
guarnita  l'impugnatura, nella  general  di- 
spersione di  tutte  le  cose,  venne  in  pote- 
re del  romano  console  Liborio  Angeluc- 
ci,  il  quale  la  consegnò  al  general  Dora- 
browski  insieme  allo  stendardo,  ebe  fu 
condotto  inRoma  colla  scorta  di  1000  po- 
lacchi. La  spada  di  Federico  II  il  Gran- 
de re  di  Prussia,  fu  resa  immortale  dal- 
le sublimi  ottave  del  celebre  poeta  Mon- 
ti. Nel  1  808  Asker-Kan  ambasciatore  del 
re  di  Persia,  fra  i  ricchissimi  doni  offerti 
all'  imperatore  Napoleone  I,  gli  presen- 
tò le  sciable  di  Tamei  lano  e  di  Tliamas- 
Kaulican,  altri  famosi  conquistatori.  La 
l.'era  ricoperta  di  perle,  gemme  e  pietre 
preziose;  la  2/ era  semplicissima:  ambe- 
due però  aveano  le  lame  indiane  d'una 
grana  finissima,  con  arabeschi  in  oro. Es- 
sendosi recato  il  principe  Napoleone  in 
quest'anno  1  8  j>4  a"a  guerra  d'oriente 
contro  Russia,  legasi  nella  Sentinella  di 
Tolone,cbe  la  sciabola  del  principe  è  quel- 
la stessa  già  poi  tata  dal  suu  ziobonaparle, 


S  P  A 
poiNapoIeonel, nel  la  spedizione  d'Egitto. 
A  Reliquie,  parlandodelle  profane, notai 
vari  oggetti  appartenuti  a  personaggi  fa- 
mosi, eccessivamente  apprezzati  dagli  li- 
ni, ed  esecrati  dagli  altri.  Ouanto  ai  do- 
nativi delle  spade  cavalleresche  d'onore, 
che  sogliono  fare  a  capitani  illustri  i  so- 
vrani, le  città,  i  corpi  militari  e  altri,  e 
delle  quali  parlai  in  piìi  luoghi,  qui  sol- 
tanto mi  limiterò  ad  inserire  quanto  si 
legge  nel  n.°i4i  del  Giornale  di  Roma 
del  1  8  j3.»Nel  1849  subito  dopo  la  presa 
di  Roma(I\) fu  aperta  in  Lione  (già  det- 
ta Roma  francese,  come  Mouaco,  Roma 
germanica)  una  sottoscrizione  per  pre- 
sentare una  spada  al  general  Oudinot  de 
Reggio  che  avea  diretto  quell'  impresa. 
E'  una  spada  detta  cavalleresca,  rappre- 
senta una  croce,  la  cui  lista  inferiore  è  la 
lamina.  Sulla  sommità  del  pomo  si  vede 
Gesù  Cristo  in  alto  di  presentar  le  chia- 
vi a  s.  Pietro  e  d'instituir  la  sua  Chiesa. 
In  una  faccia  dell'elsa  fu  posta  una  sta- 
tuetta di  Carlo  Magno:  più  sotto  lo  scu- 
do ripiegato  verso  la  lamina  in  forma  di 
cartuccia  rappresenta  la  consegna  fatta 
a  sua  santità  Pio  IX delle  chiavi  di  Ro- 
ma (in  Gaeta,  onde  nel  voi.  LI  X,  p.  1  8, 
rimarcai  una  singolare  coincidenza)  dal 
general  Oudinot  accompagnato  dal  suo 
stato  maggiore  (il  cui  busto  marmoreo 
pel  cardinal  Tosti  scolpìegrcgiamenle  al 
vivo  il  valente  Amici  scultore  del  Sepol- 
ero  di  Gregorio  XVI).  Sulla  linea  mede- 
sima all'estremità  de' bracci  due  meda- 
gliette rappresenlano,a  dritta  la  cattedra- 
le di  Lione,  a  sinistra  le  armi  di  questa 
città.  Sulla  parte  iuferiore  dello  scucio  sfa- 
villa il  ritratto  del  general  Oudinot.  Sul- 
la lamina,  ove  esce  dallo  scudo,si  veggo- 
no incrostate  le  armi  del  generale  e  sul- 
l'orlo dello  scudo  si  legge  l'epigrafe:  Fi' 
dei  Christiani  Genio  Ducis  Virtuti.  lìJi- 
///«.Dall'altra  parte  della  lamina  furono 
disposti  i  seguenti  emblemi:  la  statuetta 
di  Costantino  I;  la  battaglia  di  Costanti- 
no 1  contro  Massenzio  sul  ponte  Milvio; 
la  veduta  di  s.  Giovanni  di  Luterano;  le 


S  P  A  S I»  A                       j  7 

armi  di  Ruma  alle  estremità  de'braccij  g io,  é  l'espressione  di  questi  sentimenti  di 

il  busto  di  Pio  IX  sotto  lo  scudo  con  (jitc-  riconoscenza.  Opera  di  un  liooese,  effetto 

sta  iscrizione:  durissimo  Duci  Oudmol  dell' iniziativa  lionese,  confonderà,  »pe« 

Titillo  Regicnsis  Roma  Expugnata  Pria,  riamo, nel  vostro  cuore  la  memoria  di  qiie* 

Kal.Jul.  AnuoDni.ìS^q.  Il  manico  e  le  ste  due  Rome.  Graditela  quale  attestato 

delicatecesellature  die  lo  etiopi  ono  sono  della  nostra  gratitudine  e  delle  nostre  vi- 
di finissimo  acciaio  nel  suo  colore  natio;  ve  simpatie,  e  permettelici  che  nell'offe- 
le  statuette  d'argento  dorale,  le  mappe  l'ir  vela  in  nome  di  tutti  ci  contentiamo  di 
delle  armi  e  le  vedute  de'monumeuli,  il  dirvi  queste  semplici  parole  che  il  peusie- 
tutto parimenti  indorato, sono  in  campo  io  di  tutti  ha  inciso  sull'acciaio.  Alla  fe- 
lli smalto  celeste.  Gli  ornamenti  che  iu-  de  del  Cristiano!  Al  genio  del  Capo'.  Al 
quadrano  i  due  piccoli  rilievi  dello  scu-  coraggio  del  soldato!  Il  sig.  Bouillée  alla 
do  sono  annodali  all'intorno  da  hotton-  sua  volta  espose  le  vive  simpatie  acqui- 
celli  d'oro  e  di  smalto,  l'uno de'quali  re-  state  dal  general  Oudinot  duca  di  Reg- 
na la  seguente  iscrizione:  Roma  Liberata  gio  per  l'impresa  di  Roma,  e  pe'servigi 
Plaudente  G  alitar um  Roma;  e  l'altra  il  che  prestò  a'Iionesi  l'armata  delle  Alpi, 
monogramma  di  Cristo,  il  A  e  VR  greci  della  quale  il  general  Oudinot  fu  l'orga- 
inlrecciali.  Il  fodero  è  d'acciaio  incrosta-  nizzalore  e i. "comandante  incapo.  Il  ge- 
lo d'arabeschi  d'argento  e  d'oro.  Il  tutto  nerale  rispose. Signori,  con  gravila  e  gen- 
è  rinchiuso  in  una  cassetta  d'ebano  levi-  tilezza sanzionatemi  slabilmenlefatliin- 
gato,  in  forma  essa  pure  di  spada,  colle  contestabili,  de'quali  però  lutto  il  men- 
armi del  generale  smaltatesupi  a  una  le-  lo  deesi  attribuire  alla  Provvidenza.  IVel 
ga  d'argento  a  platino.  Una  delegazione  1848  la  Provvidenza  mi  disegnò  a  colli- 
di signori  lionesi  andò  a  Parigi,  e  il  3i  battere  con  successo,  alla  testa  dell'eser- 
maggio  offerse  al  general  Oudinot  la  sud-  cito  delle  Alpi,  le  passioni  anarchiche,  ai- 
detta  spada:  la  deputazione  era  compo-  torà  sì  minacciose  alla  bella  patria  nostra. 
sta  del  sig.  conte  d'  Herculais  ,  del  sig.  L'anno  successivo,  la  Provvidenza  si  de- 
Bouillée  magistrato  in  ritiro,  del  conte  di  guò  farmi  strumento  de'suoi  disegni  per 
Havelt,  del  sig.  Fabiseh  scultore,  del  sig.  lo  compimento  d'  una  grande  impresa. 
Penin,  e  del  sig.  Hi  vernai  redattore  deb  Quest'ultimo  avvenimento,  oggetto  delle 
la  Gazette  de  Lyon.  11  sig.  Eli  verna  t  co-  vostresimpalie,fu,  voi  lusapete,giudicato 
sì  parlò:  Generale!  Mentre  tulla  intiera  iu  diversi  modi.  Souvi  uomini  che  quali- 
la  cristianità  applaudiva  al  glorioso  fallo  ficano  di  delitto  politico  il  ristabilimento 
d'armecheliberò  Roma  dal  giogode'suoi  dell'autorità  temporale  della  s.  Sede  (su 
oppressori,  e  restituì  il  sommo  Pontefice  di  che  può  vedersi  Sovranità  della  s.  Se- 
alla  sua  sede,  spettava  alla  Roma  delle  de).  Questo  delitto  io  l'ho  davvero  coni- 
Gallie  di  essere  l'iniziatrice  dementimeli-  inesso, dacché  non  ho  diviso  con  chicches- 
ti  di  riconoscenza  dovuti  all'armata  di  sia  la  responsabilità  del  comando;  e  mei 
spedizione  ed  al  suo  illustre  generale  in  recai  a  gloria  iu  quell'epoca  nella  quale 
capo.  Questo  pensiero  che  trovò  un  eco  era  forse  temerità  sfidar  la  violenza  dei 
generale  nella  nostra  Francia  rimasta  le-  parliti.  Appena  si  arrese  Roma,  volle  da- 
delealla  fede  de'suoi  padri,  fu  accoltocon  re  la  città  di  Lione  con  una  soscrizione 
maggior  premura  ancora  dalle  contrade  nazionale  un  luminoso  alleslatodi  stima 
ch'ebbero  la  fortuna  diessere  la  culla  del-  al  general  iu  capu  dell'armala  dell'Alpi 
la  vostra  famiglia,  e  dall'armata,  di  cui  e  dell'annata  d'Italia.  Di  questo  appello 
il  vostro  nome  è  una  delle  più  care  glo-  si  fece  conto.  Io  accetto  oggi  con  piacere, 
rie.  La  spaila  che  oggi  vi  presentiamo,  e  e  come  un  patrimonio  comune  a  miei 
di  cui  vi  compiaceste  accettare  l'omag-  compagni  d'arme,  la  spada  lioucse.  Po- 


,(-,  SPA 

«la  rimpelfo  alle  gloriose  insegne  di  mio 
patire,  e  allato  alla  spada  offèrta  mi  dal* 
la  dttii  di  Roma  (al  quale  articolo  a  ven« 
do  narrato  In  sua  espugnazione,  tlissi  pu- 
re della  medaglia  coniala  in  onore  del- 
l'Ondino! e  delle  altre  dimostrazioni  fat- 
te ddla  municipalità  romana),  non  solo 
appagherà  la  vista,  ma  darà  seri  i  ammae- 
stramenti. Questa  meravigliosa  opera  di 
arte  e  un'eloquente  pagina  di  storia:  at- 
tcsta una  volta  di  più  che  non  son  peri- 
te uè  periranno  in  Francia  giustizia  e  vir- 
tù. Altiero  del  sulTrogio  vostro,  o  signo- 
ri, pago  d'una  ricompensa  che  pone  il  col- 
mo alla  ambizióne  di  soldato  e  di  catto- 
lico, io  non  saprei  trovare  espressioni  a- 
dequalea  manifestarla  riconoscenza, on- 
de son  penetrato  verso  la  generosa  ini- 
ziativa della  città  di  Lione.  E  debbo  di- 
chiarare, che  il  nome  de  signori  soscrit- 
tori  sempre  sarà  presente  al  mio  pensie- 
ro, caro  alla  mia  memoria  e  scolpito  nel 
mio  cuore".  Quanto  alla  spada  che  dice- 
si offèrta  da  Roma,  temo  sia  avvenuto 
qualche  errore  tipografico,  non  e>sendo 
stata  elfettuata. Imperocché  alcuni  roma- 
ni eransi  è  vero  uniti  per  offrirla,  ne  fe- 
cero fare  il  modello  decoroso  e  cisellato, 
tua  dipoi  l'associazione  si  sciolse,  uè  ebbe 
luogo  il  propostosi  omaggio.  Il  trarre  la 
spada  dal  fodero  è  segnale  di  guerra.  Leg- 
go nel  n.3 82 del  Giornale  di RomaiS5/{. 
»  La  dichiarazione  di  guerra  (la  ricor- 
data d'oriente  e  dell'  Inghilterra  contro 
Russia)  olliciale  è  stata  proclamata  ieri 
a  Southampton.  A  mezzodì  la  bandiera 
reale  è  stata  inalberata  alla  finestra  del 
palazzo  di  città,  e  ben  presto  il  maire  in 
abito  di  costume,  il  segretario,  l'usciere 
ed  altri  membri  del  consiglio  municipale 
sono  venuti  al  balcone,  ove  il  segretario 
ha  letto  la  dichiarazione  di  guerra  della 
regina  all'  impelatole  di  Russia.  Finita 
la  lettura  si  è  tratta  dal  fodero  la  spada, 
come  simbolo  dello  stato  di  guerra.  La 
folla,  che  dal  basso  del  balcone  era  ve- 
nula a  sentire,  ha  applaudilo,  allorquan- 
do la  spada  fu  tirata  dal  fodero". Un  lem- 


S  I'  A 
pò  i  combattimenti  guerreschi  si  faceva* 
no  principalmente  colla  spada,  e  da'qua* 
li  emergeva  l'eroico  coraggio  e  il  nobile 
valore. <  )ra  l'ingegno  umano  f.i  sforzi  per 
distruggere  senza  combattere  con  tale  fer- 
ro, con  que'micidiali  trovati  che  deplo- 
rai a  SoLOtTo.  Altre  fatali  invenzioni  si 
leggono  nella  Civiltà  cattolica,  2.*  serie, 
t.  "),  p.  7o5,e  nel  t.  6,  p.  22  1  ,ove  leggo 
la  descrizione  del  fucile  esplodente  ad  a- 
ria  compressa,  e  che  il  gettito  de'piom- 
bi  di  quella  bocca  di  morte  può  parago- 
narsi ad  un  perenne  zampillo  schizzato 
con  gran  forza  da  impetuoso  sifone:  ol- 
tre al  potervisi  lanciare  5oo  palle  per  mi- 
nuto, la  precisione  del  colpo  può  dirsi 
matematica.  Parla  pure  d'un  altro  ter- 
ribile schioppo,  vomitante  una  grandine 
di  palle  smisurata.  Però  queste  macchi- 
ne infernali  di  rado  ponilo  adattarsi  ad 
uso  de'  combattenti.  Pare  che  gli  areo- 
nauti  co'loro  palloni  vogliano  prendere 
parte  alle  guerre,  per  fulminar  dall'alto 
i  combattenti  !  La  notizia  si  legge  nel  Sie- 
de, e  riporta  il  n.°  128  del  detto  Gior- 
nale Hi  Roma. 

SPADA.  Ordine  equestre  di  Cipro. 
V .  Silenzio. 

SPADA  DI  S.  GIACOMO.  Orami 
cavallereschi  e  militari  di  Spagna  e  Por- 
togallo. V.  s.  Giacomo  della  Spada. 

SPADA  oMERlTO  MILITARE. Or- 
dine equestre  di  Francia.  V.  voi.  XL1 V, 
p.2Ì3. 

SPADA  o  SPADACCINI  odelle  DUE 
SPADE.  Ordina  equestre.  V.  Porta  spa- 
da, Prussia,  Polonia. 

SPADA  oSPADE.  Ordine  equestre  di 
Svezia.  Da  diversi  scrittori  si  crede  isti- 
tuito da  Gustavo  I  Wasa  re  di  Svezia, 
per  difendere  i  dogmi  e  l'ortodossia  del- 
la religione  cattolica  contro  le  deplora- 
bili eresie  di  Lutero,  verso  il  1  528.  Pare 
che  fosse  corta  la  sua  durata,  perchè  sov- 
vertito il  re  da'medesimi  perniciosi  erro- 
ri, sbandi  fatalmente  dalla  Svezia  (P.) 
il  callolicismo,  e  v'introdusse  la  pestile- 
1  u  credenza  de  Lutcruni(t  ^.Discrepanti 


SPà 

sono  le  opinioni  sull'insegne  ili  quest'or- 
dinecavalleresco:  alcuni  dicono  che  si  for- 
mavano da  due  spade  incrociate}aotto  le 
<pi,di  ve  n'era  una  pendente  colla  pun- 
ta volta  all'  ingiù'  altri  pretendono  che 
fosse  composta  la  decorazione  di  4  spa- 
de incurvate  e  rivolte  colla  punta  le  une 
contro  le  altre,  aggiungendo  che  nel  bor- 
do del  collare  vi  fosse  un  balteo,  ossia  cin- 
tura o  porta  spada;  altri  che  intorno  al- 
le spade  vi  fossero  de'baltei,  e  nella  par- 
te inferiore  di  ciascuno  di  essi  vi  fosse  al- 
tro balteo  in  cui  era  posta  una  spada.  11 
p.  Bonarini,  Catalogo  degli  ordini  eque' 
stri  e  militari  a  p.  38,  ne  riporta  la  fi- 
gura espressa  in  forma  di  collare  compo- 
sto di  due  spade  incrociale  con  lacci,  e 
nel  mezzo  del  petto  ne  pendeva  altra.  Av- 
verte col  Mennenio,  Delizie  degli  ordi- 
ni equestri, che  più  volte  a  quest'ordine 
fu  mutata  l' insegua,  poiché  i  cavalieri 
inalberavano  uno  scudo  io  cui  era  nel 
mezzo  u\ì  leone  rosso  con  intorno  3  co- 
rone e  3  campanelli  del  colore  di  rose;  nel 
cimiero  aveano  una  corona  murale  d'ar- 
gento, ornata  di  piume  verdi  e  sopra  due 
galli  rossi.  Elia  Asmole  dice  che  l'abito 
de'cavalieri  era  ad  arbitrio  di  ciascuno. 
A'?.8  aprile  i  748  anni  versario72. "dell'e- 
tà del  re  Federico  I,  questi  lo  rinnovò; 
laonde  ora  è  un  ordine  militare  per  ri- 
compensare il  valore,  i  lunghi  e  utili  ser- 
vigi, e  per  servire  di  memoria  della  bra- 
vura degli  antenati.  Il  celebre  re  Gusta- 
vo 111  nel  1772  alle  3  classi  dell'ordine 
aggiunse  la  4-*;  indi  Gustavo  IV  Adolfo 
forinogli  statuti  a'26  novembre  1  798,  ai 
quali  fece  alcune  aggiunte  re  Carlo  XIII 
a'cilugho  1  8  i4-AttuaImentel'ordinedel- 
le  Spade  di  Svezia  è  di  viso:  1. "in  commen- 
datori fregiali  della  gran  croce,  dignità 
che  si  conferisce  in  tempo  di  guerra,  ov- 
vero quando  il  re  ne  decora  un  principe 
del  sangue,  a  cui  viene  aflidato  il  coman- 
do dell'esercito  del  regno;  2. "in  commen- 
datori  che  almeno  debbono  essere    co- 
stituiti nel  grado  di  generale,  e  per  dirit- 
to di  nascita*!  principi  della  famiglia  iea- 


S  P  A  1 7 

le;  3."  in  cavalieri  grancroci  della  i."  clas- 
se ,  i  (piali  per  lo  ineito  debbono  essere 
maggiori  generali,  ed  avere  il  merito  e 
le  insegne  di  generaledi  divisione^  4°  in 
cavalieri  grancroci  dellaa.'classe,chedeb< 
bono  andare  almeno  insigniti  del  grado 
di  colonnello,  ed  aver  servito  contro  il 
nemico  in  qualità  di  capo  di  battaglione; 
5.°m  cavalieri  militari  costituiti  non  me- 
no della  qualifica  di  capitani  ,  con  aver 
servito  20  anni  in  pace,  mentre  una  cam- 
pagna militare  viene  valutata  per  2  an- 
nidi pace.  L'ordine  ha  rendite,  che  si  ri- 
partono in  pensioni  dal  capitolo  dell'or- 
dine stesso. 

SPADA  Bernardino, Cardinale.  Nac- 
que in  Brisighella  da  Paolo  e  da  Daria 
Albicini,neli594,in  una  villa  suburbana 
di  Brisighella,  delizia  rurale  de'suoi  ge- 
nitori. Questa  illustre  famiglia  di  remota 
origine,  almeno  per  9  secoli,  è  oriunda 
di  Gubbio,  poi  diramata  iu  varie  parti, 
principalmente  in  Romagna,  Bologna,  e 
Roma  ove  possiede  il  Palazzo  Spada(P.) 
assai  importante  per  l'ubicazione  e  per 
quanto  rilevai  in  quell'articolo.  Questa 
celebre  casa  che  porta  ancora  l'onorato 
cognome  ile' Feralli  (fr.),è  ricca  di  fondi 
e  possedimenti,  già  con  giurisdizioni  feu- 
dali e  civili  sopra  molti  castelli;  e  preclara 
per  parentele,onori  ealtre  distinzioni, poi- 
ché iu  essa  fiorirono  moltissimi  uomini 
chiari  per  dignità  ecclesiastiche,  per  ca- 
riche civili,  per  gradi  militari,  a  cagione 
de'quali  suona  il  nome  suo  singolare  fra 
i  più  riveriti  e  nobili  dello  stato  papale,e 
della  quale  scrissero  molti,e  da  ultimo  e- 
gi  egiamente  il  eh.  Gaetano  Giordani, uno 
de'più  profondi  eruditi  che  ora  vanti  l'I- 
talia, comesi  ammira  nellesueopere,cioè 
con  l'opuscolo  che  ricordai  al  i."de'citati 
articoli.  Con  questo  opuscolo  storico-ar- 
tistico, sono  eziandio  descritti  l'amplia* 
zione  e  gli  ornamenti  non  ha  guari  ese- 
guiti nel  nobile  palazzo  Spada  di  Bologna, 
«ibi  tato  dal  principe  d.  Clemente  (principe 
romano  e  di  Castel  Viscardo,  marchese 
di  Muuliauo,  Montevesco  vo  e  s.  Giovanni 


VOL.  LXYUI, 


i8  SPA 

in  Squartatolo,  conte  di  Viceno  e  Ron- 
cofreddo,  grancroce  di  s.  Gregorio  I,  ca- 
valiere di  Malta,  ciambellano  dell'impe- 
ratore d'Austria),  ed  eseguiti  per  suo  or- 
dine; si  rammemorano  le  gesta  degl'in- 
dividui più  distinti  derivati  da  sì  antico 
e  chiaro  lignaggio,  per  molti  titoli  insi- 
gne e  benemerito,  con  copiose  notizie  ri- 
cavate dalla   sua   scelta  biblioteca  e  dal 
domestico  pregevolearchivioesistenti  nel 
medesimo,  ed  altre  bibliografiche.  Eb- 
be diversicognomi,  Spada,  Armuzzi,Cat- 
tani,  Zampeschij  Spada  Lunga,  Azoni, 
Azolini,  dal  Ile;  e  l'odierno  suo  stemma 
gentilizio  ha  3  spade  a  traverso  in  campo 
rosso  colle  impugnature  poste  in  alto,  a 
chi  le  guarda  dalla  parte  sinistra,  e  colle 
punte  inclinate  alla  pai  te  destra  dello  scu- 
do,sopra  il  quale  stanno  3  gigli  a  linea  ret- 
ta iu  campo  celeste.  Questo  stemma  tro- 
vasi quasi  sempre  unito  a  quello  de'  Veral- 
li, e  per  maritaggi  talvolta  inquai  tato  con 
altri  delle  principali  ptosapie  d*  Italia  o 
d'oltremonte.  Bernardino  fornito  di  bel- 
l'ingegno e  di  memoria  sorprendente,  si 
diede  a'  buoni  studi,  e  in  Roma  ove  l'in- 
viò il  padre  fece  progressi  nelle  lettere, 
ed  ebbe  la  laurea  di  dottore,  quindi  sali 
in  fama  di  dotto  giureconsulto  e  di  let- 
terato. Sotto  Paolo  V  si  pose  in  prelatura, 
diventò  segretario  apostolico,  referenda- 
rio delle  due  segnature,  abbreviatole  del 
parco  maggiore,  e  vicario  della  basilica 
Vaticana.  JN'el  pontificato  di  G  regorio  XV 
s'impiegò  nella  curia  romana,  e  fu  po- 
nente di  buon  governo  e  di  consulta,  chie- 
rico di  camera  colla  presidenza  della  gra- 
scia, non  che  giudice  sopra  le  cause  ri- 
guardanti la  basilica  Liberiana,per  desti- 
nazione dell'ai  cipi  eie  cardinal  Borghese, 
e  pare  che  lo  fosse  pure  della  basilica  Vati- 
cana,secondo  i  continuatori  di  Ciaccouio. 
UrbauoVlU  poco  dopo  la  sua  esaltazione 
lo  dichiaròarcivesco vodiDamiata  in  par- 
libus  e  nunzio  di  Parigi,  Così  verificando 
quanto  aveagli  predette  essendo  cardina- 
le. Pertanto  in  Francia  con  felicità  e  pi  u- 
deuza  condusse  a  buon  fine  aliali  gelosi 


SPA 
e  importanti  ,  per  cui  si  guadagnò  ono- 
revole riputazione,  che  sostenne  durante 
tutta  la  sua  vita.  In  ricompensa  dell'in- 
signe suo  merito,  nel  2.°  anno  della  nun- 
ziatura, il  Papa  a'iq gennaio  1G26I0  creò 
cardinale  dell'ordine  de'preli,  rimanen- 
do un  «.Iti  o  anno  presso  la  medesima,  per 
concludere  negozi  d'alta  importanza  Re- 
catosi in  Roma  nel  1627  ebbe  per  titolo 
la  chiesa  di  s.  Stefano  al  Monte  Celio,  e 
successivamente  fu  ascritto  a  quasi  tutte 
le  congregazioni  cardinalizie,  colla  pre- 
fettura di  quella  de'confini,  e  fatto  pro- 
lettore degli  ordini  cisterciense,  premo* 
strateuse,  de'iniuirui  e  de'cappuccini,  di 
Cesena,  di  Forlì  e  altri  luoghi.  Nel  me- 
desimo anno  fu  dichiarato  legato  di  Bo- 
logna, ove  subito  spiegò  attitudine  nel  go- 
vernare, saviezza  e  magnificenza.  Quie- 
tò tumulti  e  sedò  discordie  cittadine,  e 
cooperando  a  paci  private  ristabilì  il  buon 
ordine,  proteggendo  validamente  le  scien- 
ze, le  letlere  e  le  arti  :  visitava  sovente 
le  stanze  de'  pittori  Guido  Reni,  Guer- 
rino, Albani,  Tiarini,  Curii  e  altri  arti- 
sti, acquistando  da  essi  e  commettendo 
loro  diverse  opere,  comechè  amorevolis- 
simo di  essi,  ed  in  ispecie  de'due  primi. 
Per  volere  d'Urbano  Vili  neli628  pose 
lai.1  pietra  della  foltezza  Urbana  a'eou- 
fini  del  Bolognese  e  del  Modenese,  pres- 
so Castel  Franco, e  gettò  nelle  fondamen- 
ta medaglie  d'argentoedibronzo.A  vendo 
terminato  il  triennio  della  legazione  ,  il 
Papa  lo  conferì  al  nipote  cardinal  Bar- 
berini, e  per  la  stima  che  faceva  del  car- 
dinal Spada  ve  lo  lasciò  con  grado  di  col 
legato,  ed  ambedue  fatte  atterrare  le  mu- 
ra di  Castel  Franco,  ne  applicarono  le 
pietre  e  le  macerie  alla  fabbrica  del  forte 
Urbano. Per  la  memorabile  peste  che  tan- 
to travagliò  neh  (J3o  Bologna, spiccò  l'at- 
tività e  l'intelligente  zelo  del  cardiuale,  a 
vantaggio  della  città  e  territorio,  con  ot- 
timi e  sapientissimi  provvedimenti,  e  ne 
ricevè  pubbliche  dimostrazioni  di  meri- 
tata riconoscenza, non  a  vendo  risparmia  lo 
fatiche  e  pericoli,  dimostrandosi  o\  inique 


SPA 
intrepido.  Sollo  i  suoi  auspicii  e  del  car- 
dinal Barberini,  in  Bologna  li  aprì  o  al- 
largò  la  nuova  via  Urbana  ;  e  per  cura 
.«pedale  del  nostro  porporato,  si  ampliò 
e  ornò  con  dipinti  la  sala  Urbana  nel  pa- 
lazzo pubblico,  con  l'erezione  del  busto  di 
brooiodi  Urbano  Vili  suomunifico  pro- 
tettore, di  die  si  fa  onorevole  ricordanza 
nel  f.  icj,  p.  ?  i  ideU'/flbuni  di  Roma,  nel 
descriversi  quanto  decorosamente  di  re- 
cente fece  eseguire  mg.1 Bedini  pro  legato 
di  Bologna  e  commissario  delle  legazio- 
ni, nel  restituire  tal  sala  all'antico  suo 
splendore,  e  poi  inaugurata  con  gran  so- 
lennità. Ancbe  il  n.°f)4  de\Y  Osservatore 
Homano  dei  i852  descrive  e  celebra  col 
cardinale  la  restaurata  sala  Urbana,  non 
die  la  vicina  aula  ebe  il  prelato  volle  de- 
dicala al  suo  augusto  concittadino  il  re- 
gnante Pio  IX,  prima  essendo  del  tutto 
disadorna,  e  per  lui  ora  da  vaghi  e  nuo- 
vi ornamenti  resa  degna  di  singoiar  men- 
zione. In  Bologna  il  cardinale  Spada,  da 
Romagna  trasportò  una  parte  di  sua  fa- 
miglia, e  maritò  le  sue  nipoti  a  3  nobili 
bolognesi,  da'quali  era  amato  per  le  sue 
singolari  virtù  e  per  le  benemerenze  ac- 
quistate nella  città,  ove  lasciò  altre  me- 
morie in  nuovi  abbellimenti  e  comodi. 
Tornato  in  Roma,  pei  l'acquisto  fatto  del 
palazzo, d'allora  io  poi  denominato  Spa- 
da., lo  ampliò  e  aruccbì  di  ornamenti  : 
dice  Cardella  che  oltre  il  prezzo  di  com- 
prila, v'impiegò  55,ooo  scudi,  e  che  al- 
la sua  casa  aggiunseGcastelli  feudali.  Nelle 
controversie  e  rumori  di  guerre  insorte 
tra  Urbano  Vili  e  il  duca  di  Parma  pel 
ducato  di  Castro,  il  Papa  deputò  il  car- 
dinale a'traltati  di  pace  qual  suo  legato 
a  laure.  Egli  inoltre  seppe  frenare  pres- 
so Orvieto  le  armi  ostili,  e  venire  ad  ac- 
cordo conveniente.  Dopo  di  che,  il  gran- 
duca di  Toscana  Ferdinando  II  fattosi 
mediatole,  in  prova  di  sua  soddisfazio- 
ne, donò  al  cardinale  un  baliaggio  del- 
l'ordine di  s.  Stefano  nella  Romagna  pon- 
tifìcia, il  quale  era  degli  Alidosi  Cerniti, 
deferibile  a  tulli  i  primogeniti  della  fa- 


SPA  ir, 

miglia  Spada  in  infinito.  In  Roma  fu  be- 
nefico colla  chiesa  di  s.  Pietro  in  Vinco- 
li, e  lasciato  il  suo  titolo  passò  all'ordine 
de'vescovi  suburbicari,  e  lo  fu  neli645 
d'Albano,  n'29  aprile l65a  di  Frascati, 
ed  a' 9.3  del  seguente  agosto  di  Sabina; 
indi  agli  1  1  ottobre  i655  di  Paletti-ina, 
la  quale  diocesi  visitò  e  accrebbe  nella  cat- 
tedrale un  beneficio  fondato  da  Zenobia 
Petrarchini.  Avantidi  lui  si  tennero  molte 
congregazioni,  sulle  proposizioni  conte- 
nute nel  libro  di  Giansenio  vescovo  d'Y- 
pri.  Intervenne  a'conclavi  d'Innocenzo  X. 
e  Alessandro  VII,  e  morì  in  Roma  since- 
ramente compianto  a'io  novembre  r  66  t 
d'anni  68  non  compiti,  e  fu  sepolto  nel- 
la chiesa  di  S.Girolamo  della  Carità, nella 
tomba  di  sua  famiglia,  senza  alcuna  fu- 
nebre memoria,  la  quale  però  fu  onore- 
volmeute  supplita  nella  chiesa  di  s.  Ma- 
ria in  Vallicella,  dove  nella  magnifica 
cappella  di  s.  Carlo  Borromeo,  pur  gen- 
tilizia della  famiglia  Spada,  si  legge  un 
illustre  elogio  comune  sì  a  lui  che  al  ni- 
pote cardinal  Fabrizio.  Fu  ammirato  e 
stimato  come  uno  de'migliori  porporati 
componenti  il  sagro  collegio  dell'epoca 
sua,  per  perizia  nelle  scienze,  per  ispirilo 
di  giustizia  che  risplendeva  in  ogni  sua 
azione.  Beligioso  e  dotto,  favorì  con  im- 
pegno i  buoni  e  virtuosi,  e  come  d'animo 
caritatevole  dispose  nel  testamento  che 
2  5,ooo  scudi  s'impiegassero  in  opere  di 
pii  soccorsi. Diffusamente  trattò  delle  sue 
gesta,riportandolediverse  iscrizioni  scol- 
pile in  suo  onore  in  vari  luoghi,  l'enco- 
miato Giordani,  il  quale  eruditamente 
riporta  eziandio  le  importanti  notizie  de- 
gli altri  cardinali  Spada,  non  meno  dei 
tanti  illustri  che  fiorirono  in  quella  ce- 
lebre famiglia.  Il  Piazza  ne\Y  Euscvolo- 
gio  di  Roma  trat.  1  r  ,cap.  1^:  Della  con- 
gregazione Paolina,  ovvero  collegio  Spa- 
da, lo  dice  fondato  da  Paolo  padre  de4 
cai  di  naie  che  dichiarò  primo  ani  minisi  ra« 
tore,  nel  palazzo  Spada  di  Uoma  per  .{. 
giovani  di  Bi  isabella  o  suo  territorio,  a- 
bili  allo  studio  della  giurisprudenza  ci  vile 


20  S  P  A. 

ecanonicn,clie  dovevano  studiare  in  4  an- 
ni compresa  la  pratica  ;  disponendo  che 
l'avanzo  del  fondo  stabilito  pel  loro  man- 
lenimento  si  distribuisse  dall'amministra- 
tore per  dotare  le  zitelle,  e  in  altre  limo- 
siue. 

SPADACxio.BATTisTA.Crtrd/Wc.Pa- 
triziolucchese,forsedi  qualche  ramo  della 
famiglia  del  precedente,  ma  non  istret- 
to  parente,  bensì  nipote  d'altro  Gio.  Bat- 
tista insigne  giureconsulto  e  appellato  o- 
1  acolo  delle  leggi.  Compiti  appena  9  anni, 
mostrò  singolare  elevatezza  di  spirito  nel- 
le opere  e  ne'coslumi.  KehGoG  condot- 
to a  Roma  dal  detto  zio  avvocato  conci- 
storiale, a  lui  fu  sostituito  cpial  coadiu- 
tore nel  i  6 1 8,e  Gregorio  XV  nel  1 622  lo 
dichiarò  avvocato  del  fisco  e  della  came- 
ra apostolica.  Urbano  Vili  nel  1624  lo 
fece  segretario  del  buon  governo,  con  fa- 
coltà di  restare  nel  collegio  degli  avvo- 
cati concistoriali, e  poi  nel  1627  lo  anno- 
verò tra'ponenti  di  consulta  colla  riten- 
zione del  mentovato  segretariato,  indi  nel 
1629  segretario  della  medesima  consul- 
ta. INeli63o  gli  fu  attribuito  l'incarico 
di  segretario  della  congregazione  di  sa- 
nità, per  vegliare  acciò  la  pestilenza  non 
penetrasse  in  Roma.  Avendo  dato  lumi- 
nosi contrassegni  d'integrità,  saviezza  e 
prudenza, neliG35  fu  fatto  governatore 
di  Roma,  nella  quale  grave  carica  perse- 
verò quasi  1  o  anni,  nel  corso  de'quali  fu 
provveduto  di  un  canonicato  nella  basi- 
lica Vaticana,  e  insignito  del  carattere 
di  patriarca  di  Costantinopoli  in  parti' 
bus.  A'  i3  luglio i643  per  l'elevazione 
alla  porpora  del  segretario  di  stato  Ce- 
va,  dallo  stesso  Cibano  Vili  gli  fu  confe- 
litoquell'eminenteuflizio,  e  per  lo  spazio 
di  due  mesi  proseguì  pure  a  fungere  il  go- 
vernatorato. Fu  sempre  applicuti-simo 
al  proprio  dovere,  e  indefesso  nel  dare 
ndienza,ascol  la  11  do  tulli  indifferentemen- 
te senza  confusione  e  senza  impazienza, 
non  rimandando  mai  alcuno  con  asprezza 
di  parole  e  malcontento,  anzi  tutti  con- 
solava con  bemgue  maniere,  studiandosi 


SPA 

di  addolcire  coll'afT.ibililà  e  cortesia  del 
trailo,  (piando  non  poteva  esaudire  le  ri- 
chieste; onde  la  curia  ammirava  in  lui 
con  tali  pregi  prontezza,  diligenza  ed  e- 
dificanle  timore  di  Dio.  Innocenzo  X  lo 
dichiarò  consultore  del  s.  ollizio,  votan- 
te di  segnatura  ,  rettore  dell'  università 
romana,  e  sul  line  del  iG44  presidente 
di  Romagna  (e  noterò  con  Spreti  die  fu 
l'ultimo  presidente),  dove  lasciò  tal  de- 
siderio di  se,  che  in  perpetuo  monumento 
dell'equità  e  dolcezza  del  suo  governo, 
gli  fu  dal  pubblico  di  Ravenna  eretta  una 
lapide  nella  piazza,  che  contiene  un  ma- 
gnifico elogio  di  sue  virtù.  Ritornalo  a 
Roma,  fu  benignamente  accolto  dal  Pa- 
pa ,  il  quale  dopo  tanto  luminosa  e  la- 
boriosa carriera  ecclesiastica,  non  lo  im- 
piegò in  altro  che  nel  detto  consultora- 
to,  e  nell'officio  di  votante  della  segna- 
tura di  grazia,  finché  dopo  6  anni  pre- 
cipuamente a  insinuazione  del  cardinal 
FrancescoBai  berini, già  reintegrato  nella 
grazia  d'Innocenzo  X, in  ricompensa  di 
tanti  e  sì  grandi  meriti  che  avea  colla  s. 
Sede, a'2  marzo  1  654  finalmente  lo  creò 
cardinale  prete  di  s.  Susanna;  lo  nominò 
legato  di  Ferrara,  e  lo  ascrisse  alle  pri- 
marie congregazioni  cardinalizie.  Ritro- 
vandosi nell'esercizio  di  sua  legazione,ac- 
colse  ili. "fra  tutti  nello  stato  con  eccle- 
siastica magnificenza  Cristina  regina  di 
Svezia,  e  gli  ambasciatori  veneti  che  re- 
cavansi  a  Roma  per  rendere  ubbidien- 
za al  nuovo  Papa  Alessandro  VII,  alla 
cui  esaltazione  contribuì,  e  così  a  quella 
di  Clemente  IX  e  di  Clemente  X.  Con 
riputazione  splendida  di  pio,  savio  e  pru- 
deute,inorì  in  Roma  nel  1  Gyo.d'anni  68, 
ed  ebbe  sepoltura  nella  chiesa  naziona- 
le di  s.  Croce  de'lucchesi,  nella  cappella 
de'ss.  Apostoli,  senza  alcuna  memoria. 

SPA  DA  Fabrizio,  Cardinale.  Romano, 
figlio  d'Orazio  marchese  di  Castel  Vi- 
scardo  e  di  Maria  Veralli,  nato  nel  suo 
feudo  di  Brisighella  a'  17  marzo  1 643, 
nipote  del  celebre  cardinal  Bernardino  e 
per  cauto  materno  del  cardinal  Fabrizio 


SPA 
Veralli,si  distinse  pegli  studi  di  glurispru* 
densa  nell'uni  vei  sita  romana  e  ne  fu  lau- 
reato, indi  vestì  l'abito  prelatizio.  Dotato 
di  pregiatissima  indole,  per  natura  pla- 
cido e  gentile,  e  per  molta  capacità  d'in- 
telletto, ancor  giovane  crebbe  nell'amo- 
re e  nel  credilo  di  Clemente  X,  die  lo 
nominò  referendario  delle  due  segnatu- 
re, poi  protonotario  apostolico,  ed  arci- 
vescovo di  Patrasso  in  partibus, quando 
nel  1672  lo  mandò  nunzio  a  Torino,  do- 
ve riuscì  a  meraviglia,  per  essere  confa- 
cevole  a  quella  brillante  corte  la  soavi- 
tà desimi  modi;  ivi  coti  fervore  si  ado- 
prò  per  ridurre  gli  eretici  delle  valli  del 
Tesino  alta  cattolica  religione.  Pe'  suoi 
distinti  meriti  fu  promosso  alla  nunzia- 
tura di  Parigi,  ove  coi  probi  costumi  e 
colle  squisite  maniere  rawivògliapplausi 
di  quella  memorabile  dello  zio  Bernar- 
dino, ricevuto  da  Luigi  XIV  con  mani- 
festi segni  di  siogolar  gradimento,  e  riu- 
scì a  lui  ben  accetto  e  stimato.  Nelle  dif- 
ferenze insorte  a  Roma  tra  fi  cardinal  Pa- 
lazzi, l'arnbasciatorediFrancia  egli  altri 
diplomatici  per  le  franchigie,  il  prelato 
ne  risentì  disturbo  e  pregiudizio,  e  ne- 
gli ondeggiamenti  di  quelle  calorose  di- 
spute corse  gran  liscino  di  perdere  la  me- 
ritata fortuna.  Con  abile  destrezza  usci- 
tone a  salvamento,  in  premio  Clemente 
X  ai  27  maggio  1673  lo  creò  cardinale 
prete  di  s.  Calisto,  e  non  già  di  s.  Gri- 
sogono  come  pretese  Marchesi  nel  libro 
del  Protonotarialo ,  quantunque  in  se- 
guito vi  passò,  e  poi  lo  nominò  prefetto 
della  segnatura  di  grazia,  dice  Giordani, 
perchè  quella  di  giustizia  fu  carica  che 
altri  ritardano,  cioè  Giordani  la  dice  con- 
ferita da  Innocenzo  XI, ed  il  continuatore 
d'  Ughelli  la  protrae  ad  Innocenzo  XII. 
Indi  Innocenzo  XI  gli  affidò  la  presiden- 
za e  legazione  d'Urbino,  nel  cui  governo 
di  7  anni  riscosse  il  plauso  de'popoli,  at- 
tesa la  sua  mirabile  integrità,  giustizia 
e  prudenza.  Innocenzo  XI I, per  i'alta  sti- 
ma che  faceva  de'suoi  talenti,  appena  e- 
Ulto  lo  scelse  a  segretario  di  stato,  e  con- 


SPA  2£ 

tinuò  per  tutto  il  suo  pontificato.  Quan- 
tunque all'oliato  dalle  gravissimeoccupa- 
zioni  d'un  tanto  ministero,  sapeva  però 
trovare  nella  mattina  e  nella  seradueore 
di  tempo,  per  impiegarle  in  pratiche  di- 
vote e  nella  preghiera.  Narra  Cardella, 
che  dimesso  il  titolo  (ed  il  continuatore 
d'Ughelli  seri  vedi  s.  Prassede),ottenne  da 
Clemente  XI  nel  1  7  1  o  (a*  1 9  febbraio  re- 
gistrò V Italia  sacra,  ed  il  Pettini  nelle 
Memorie  Prenesline),  il  vescovato  subiti'- 
bicariodi  Palestrina,  colla  prefettura  del- 
la segnatura  di  giustizia,  e  fu  ascritto  pres- 
soché a  tutte  le  congregazioni  di  Roma. 
Non  mancò  il  cardinale  di  recarsi  più  vol- 
te a  far  la  visita  pastorale  della  diocesi, 
ed  ebbe  il  piacere  d'erigere  nella  catte- 
drale il  2  i.°  canonicato,  co'beni  di  Vin- 
cenzo Salviati.  Amoroso  pastore, morì  ai 
1  5  giugno  17  17, di  74  anni, dopo  essere 
intervenuto  a  4  conclavi.  Deplorata  ne 
fu  la  perdita,  e  venne  sepolto  nella  chie- 
sa di  ».  Maria  in  Vallicella,  nella  cappella 
di  s.  Carlo,  dove  alla  sua  memoria  eres- 
se onorevole  iscrizione  scolpila  in  marmo 
nero  antico  con  lettere  d'oro,  il  prelato 
nipote  Bartolomeo  Spada  votante  di  se- 
gnatura, chierico  di  camera  e  vicario  del- 
la basilica  Vaticana. 

SPADA  Orazio  Filippo,  Cardinale. 
NatoinLuccad'illuslrestirpe,  nella  pue- 
rile età  di  7  anni  fu  condotto  in  Roma 
e  posto  sotto  la  cura  e  disciplina  del  pro- 
zio cardinal  Gio.  Battista,  per  la  cui  va- 
lida interposizione  ottenne  d'essere  an- 
noverato tra  i  camerieri  segreti  d'Inno- 
ceuzoXI,  e  fatto  ablegato apostolico  per 
portare  la  berretta  cardinalizia  al  concit- 
tadino cardinal  Buonvisi,  già  nunzio  di 
Vienna,  dove  si  trattenne  oltre  un  anno, 
nel  godimento  della  più  intima  confiden- 
za del  nuovo  porporato.  Restituitosi  in 
Roma  e  nomi  nato  canonicoLiberia  no,  do- 
vè aspettar  lungamente  favorevole  occa- 
sione peresser  impiegato,  e  di  dar  saggio 
de'suoi  talenti  e  di  quella  molta  destrez- 
za che  possedeva  per  trattare  con  buon 
esilo  i  più  ardui  allarijfraltauto  potè  viep- 


»  a                       S  P  A  S  P  A 

più  appi  ofondirsi  nellostudio  delle  scieu-  ria,  laonde  restato  senza  carica,  fu  pro- 
ze  legali,  finché  da  Innocenzo  XII  fu  spe-  mosso  al  la  sede  vescovile.  Fi  nalmen  te  (lo- 
dilo iutermiiizio  a  Brusselles,  dove  ruol-  pò  tante  laboriose  fatiche,  a' i  7  maggio 
to  giovò  per  mantenere  e  propagare  le  1706  il  Papa  lo  creò  cardinale  prete  di 
missioni  cattoliche  in  quelle  parti, a  mez-  S.Onofrio.  Governata  con  apostolico  zelo 
zo  delle  quali  molti  si  ridussero  al  seno  e  sollecitudine  veramente  pastora  te  per 
della  veraChiesa,  poi  todell'eterna salute.  7  anni  la  diocesi  di  Lucca,  ad  oggetto  «là 
Soddisfatto  pienamente  il  Papa  di  sua  evitar  le  controversie  giurisdizionali  ec- 
condotta.pocodoponel  i6()r)l'inviò  min-  citatesi  tra  lui  e  quel  senato, fu  trasferì* 
zio  in  Colonia  col  grado  d'arcivescovo  di  to  da  Clemente  XI  nel  1  7  1  4  n'  vescova- 
Tebe  m^M>r/;'6u'(eome  apprendo  dal  car*  to  d'Osi  mo,  dove  ampliò  l'ospedale,  ao< 
«linai  Pacca,  Memorie  de  nunzi  di  Colo-  crebbe  il  numero  delle  parrocchie,  visitò 
nifi), e  in  taleoccasione  come  plenipoten-  con  estrema  diligenza  ed  esaltezza  la  dio- 
ziano  pontificio  dovè  trasferirsi  al  con-  cesi,  celebrò  neh  72  1  ilsinodo  pubblicato 
gressodi  Ryswick  in  Olanda,  ma  non  pò-  colle  stampe,  e  adempì  le  parti  tutte  di 
te  prendervi  parte  per  l'opposizione  ga-  sollecitoezelante  pastore.  Dopo  aver  col 
gliarda  de'piotestanti,  al  dire  di  Cardel-  suosnlfragiocontiibuitoall'elezionid'ln- 
la,  il  quale  lo  fa  passar  quindi  in  Polo-  uocenzoXW  e  Benedetto  XIII,  un  colpo 
ma  e  poi  all'imperatore  Leopoldo  I,  che  apopletico  gli  tolse  la  vita  in  Roma  a'28 

10  ricusò  per  sospetti  di  parzialità  della  giugno!  724,  di  65  anni,  e  fu  tumulato 
«.Sede a  Francia.  Invece  il  cardinal  Pao-  senza  alcuna  memoria  nella  chiesa  di  s. 
ca  riferisce, che  nel  giugno  1  702(lestinato  Croce  de'lucchesi,  di  cui  avea  la  prole* 
minziostraordinarioall'impei  ial  corte  di  zione.  Coltivò  una  soda  pietà,  che  lo  rese 
Vienna  per  le  vertenze  insorte  tra  casa  assiduo  alle  funzioni  di  chiesa,  dove  non 
d  Ausilia  e  Francia  per  la  successione  di  lasciò  d'esigere  la  più  minuta  osservanza 
Spagna,  non  vi  fu  ricevuto;  poi  passò  nun-  de'sagri  riti,  eziandio  ne'minori  chierici, 
zio  in  Polonia  e  visi  trovò  ne'torbidi  tem-  Fu  talmente  premuroso  della  nitidezza 
pi  della  guerra  di  CarloXII  rediSvezia  e  pulizia  de'sagri  templi, che  dopo  il  de- 
contro Augusto  II.  Mollo  si  alfaticò/piau-  sinare  usava  portarsi  sovente  nella  cat- 
tunque  indarno,  per  dissipar  l'assemblea  tedrale,  per  osservare  se  i  custodi  aves- 
di  Varsavia,  che  la  repubblica  polacca  seroesattamenteadempitoal  lorodovere. 
chiamava  dieta;  laonde  vedendo  inutili  Nella  preghiera  fusi assiduo,che  vi  perse- 
le sue  proteste  e  diligenti  industrie,  ne  velava  più  ore,  congranderaccoglimento 
pai  fi.  Seguendoli  redi  Polonia  Augusto  e  tenera  divozione.  Promosse  con  inde- 
II,  che  marciava  alla  testa  delle  sue  trup-  fessa  vigilanza  la  disciplina  del  clero  a  nor- 
pe,  goffri  moltissimo  e  corse  gravi  peri-  ma  de'sagri  canoni,  e  fu  geloso  nella  scelta 
coli.  La  sua  presenza  nondimeno  contri-  de'parrochi  probi  e  dotti;  inoltre  fu  ve- 
buì  a  mantener  nell'ubbidienza  regia  pa-  10  padre  de'poveri,  tutore  delle  vedove 
lecchi  palatini  e  ottimati  del  regno,  tari»  e  de'pupilli. 

tosconvolto  e  disunito.  Clemente  XI  per  SPADA  Alessandbo,  Cardinale.  Nac- 

compensar  la  ripulsa  di  Vienna  e  la  sua  que  in  Roma  a'4  aprile  1787  dal  prin- 

virtuosa  rassegnazione,  in  contrassegno  cipe  Giuseppe  e  da  d.  Giaciuta  Ruspolì 

di  stima  nel  1  704  lo  fece  vescovo  di  Lue-  de'principi  di  Cerveteri, perciò  fratello  al 

ca  sua  patria,  sede  che  vacava  da  \  anni  sullodato  principe d. Clemente,  Venne e- 

ptM  11:01  ledei  cardinal  Buon  visi;  ed  è  per-  ducato  alla  religione,  a  Ila  vera  pietà  e  alle 

ciò, che  opino  in  favore  del  Cardclla,  vale  scienze,  prima  nel  collegio  di  l'arma,  e 

11  dire  chei.afunsc  la  nunziatura  di  Po-  quindi  nel  collegio  Nazareno  di  Roma. 
Ionia,  e  poi  fu  destinato  a  quella  di  Vieti-  Radicate  uelsuo  cuore  ben  fatto  le  radici 


SPA 

ili  sì  provvida  instiamone,  polè  supera- 
li' i  pencoli  e  le  vicende  politiche,  che  a- 
gitarono  gravemente  il  dedinar  del  seco- 
lo decursu  ed  i  prÌDCipii  del  corrente.  La 
sua  inclinnzioue  allo  slato  ecclesiastico  ed 
a  servire  la  s.  Sede  gli  fece  vestire  gli  a- 
Liti  prelatizi.  Quindi,  avendo  l'io  VII  de- 
signato uditore  di  rota  il  di  lui  fratello 
mg.1  Leonida  (altro  Spada  di  questo  no- 
me ed  uno  de'di  versi  prelati  di  lai  funi- 
glia  fu  nel  1681  protonotario,  referen- 
dario dellcdue  segnature,  e  reggente  del- 
la cancelleria  apostolica)  protonotario  a- 
postolico  ei  ."assessore  del  governo,  si  di- 
spensò modestamente  d'accettare  tale  no- 
mina, [negando  clie  tale  onorifico  uffìzio 
fosse  accordato  al  suo  minor  germano  A- 
lessandro,  che  di  recente  erasi  posto  in 
prelatura.  Il  Papa  l'esaudì,  ed  a'27  giu- 
gno 1 8  1  7  lo  dichiarò  uditore  di  rota,  del 
quale  tribunale  in  processo  di  tempo  di- 
venne decano.  In  pari  tempo  molle  chie- 
se e  sodalizi  l'ebbero  a  primicerio  e  su- 
periore, ove  dimostrò  il  zelo  pel  culto  di- 
vino da  cui  era  animato,  e  fu  pure  go- 
vernatore della  chiesa  nazionale  de'  ss. 
Oio.  e  Petronio  de' bolognesi  in  Roma, 
come  si  legge  nelle  Notizie  isioriche  del- 
la medesima  raccolte  dal  sommo  erudi- 
to Cancellieri.  Il  retto  operare,  la  probi- 
tà di  giudice,  il  sapere,  la  carità  «/biso- 
gnosi, il  procedere  nobilmente,  gli  procac- 
ciarono ammirazione  e  bella  riputazione. 
Il  cardinal  Annibale  della  Genga  titolare 
di  s.  Maria  in  Trastevere  lo  fece  suo  vi- 
cario in  quella  basilica,  e  fatto  poi  arci- 
pretedi  s.  Maria  Maggiore  lo  nominò  di 
questa  suo  vicario,  facendogli  godere  la 
propria  prebenda  canonicale. Nel  1823  di- 
venuto Leone  XII,  il  cardinal  Naro  che 
gli  successe  nell'arcipretato,  ritenne  il  pre- 
lato per  vicario.  Gregorio  XVI  in  premio 
della  lunga  eonorevole  carriera  fatta  nel 
tribunale  della  romana  rota,  nel  conci- 
storo de'2  3  giugno  i834  lo  creò  e  riser- 
vò in  petto  cardinale  diacono,indi  ia  quel- 
lo de'6  aprile  1 835  lo  pubblicò  con  que- 
sto distiuto  elogio,  che  ricavo  dell'alio» 


SPA  a3 

dizione  originale  che  posseggo.'»  Aleian- 
ti  rum  e  principibus  Spada  auditornin  rn- 
tae  romauae  decanum,praeclnris  ingenti 
animique  dotibus  pracdittim,  qui  perso- 
nae  dignitalem  eximia  religionii ,  fidai, 
joslitiaeque  integritate  sustinnit  ".  Gli 
conferì  per  diaconia  l'insigne  basilica  di 
s.  Maria  in  Cosmedin;  lo  annoverò  alle 
congregazioni  della  visita  apostolica,  del 
concilio,  de'riti,  della  fabbrica  di  s.  Pie- 
tro, di  consulta,  del  buon  governo,  del- 
la laurelana  e  delle  acque;  e  gli  attribuì 
le  protettone  dell'arcicoufralernite  della 
ss.  Trinità  econvalescenli,delGonfalone, 
del  ss.  Sagramento  in  s.  Maria  in  Tras- 
tevere, del  nobile  collegio  de'gioiellieri, 
orefici  e  argentieri,  della  pia  società  Ma- 
riana Filippina  d'Urbino,  del  pio  istitu- 
to e  ven.  congregazione  di  s.  Ivo  di  Ro- 
ma, de'disciplinanti  dell'Isola  maggiore 
di  Perugia,  de'comuni  di  Montiano  dio- 
cesi di  Cesena,  e  d'Arlena  nella  delega- 
zione di  Viterbo  (come  si  ha  dalle  Noti- 
zie <// /ionia  deh  843,  p.  63).  Inoltre  di- 
venuto camerlengo  del  sagro  collegio, 
zelatore  delle  sue  sublimi  prerogative, 
nel  1  836  fece  stampare  in  Roma  la  6.a  e- 
dizione  del  dottissimo  trattato:  De  Car- 
di nalis  dignità  te  etoffìcio  Jeronymi  Pia  • 
tiesocielate  Jesu,  ec.  Nel  1840  Gregorio 
XVI  lo  elesse  legato  apostolico  di  Forlì. 
Mentre  fungeva  questa  Iegazione,nacque- 
ro  alcune  mole  intelligenze  tra  il  cardi- 
nale e  il  governo  pontificio,  le  quali  fu- 
rono superate  dalla  virtù  del  cardinale, 
e  dalla  nota  prudenza  di  Gregorio  XVI. 
Ritornato  in  Roma,  poco  dopo  la  sua  sa- 
lute alquanto  si  alterò,edopolunga  epe- 
nosa malattia,  nelle  ore  pomeridiane  dai 
16  dicembre  i843  morì  in  Roma  nell'e- 
tà immatura  di  5j  anni  non  compiti,  la- 
sciando tutto  il  proprio  patrimonio  a  fa- 
vore di  cause  pie edi  pubblica  beneficen- 
za. Un. "io  1  del  Diario  di  Roma,  nell'ali- 
nunziarne  la  morte,  dichiarò:  La  sua  per- 
dita è  stala  compianta  da  quanti  ueco 
noscevano  la  virtù  e  la  dottrina.  Il  se- 
guente u.°i02  descrive,  che  le  sue  uiui- 


24  SPA 

tali  spoglie,  dopo  esposte  nel  proprio  pa- 
lazzo.colla  solita  pompa  funebre  furono 
trasportate  nella  chiesa  di  ».  Maria  io  Val- 
licela, ove  fu  tenuta  cappella  papale  di 
esequie,  e  vi  pontificò  la  messa  di  requie 
il  cardinal  Barberini,  venendo  poi  tumu- 
lato nella  stessa  chiesa,  nella  sua  cappel- 
la gentilizia,  il  che  confermano  le  Noti- 
zie di  Roma  del  1 844  a  P-  86»  ma  senza 
funebre  memoria,  perchè  sepolto  nella 
nobile  tomba  de'suoi  maggiorila  cui  cap- 
pella essendo  nelle  pareti  e  pa  vi  mento  in- 
crostata di  belli  marmi,uon  vi  è  luogo  per 
iscrizioni,come  volli  accertarmene  perso- 
nalmente.Nel  n. Modelle  .^ou'aiW/f'/g/or- 
no  di  tale  anno,  G.  B.  A.  ne  pubblicò  la 
necrologia,  nella  quale  tra  le  altre  cose 
si  legge.  »  Un'indole  avea  sortito  vivace 
e  un  robusto  temperamento:  però  da  so- 
la virtù  dovette  ripetersi  quella  inalte- 
rabile pazienza,  con  che  gli  spasimi  eb- 
be sofferto  del  fiero  morbo  ond'era  tra- 
vagliato ,  quella  perfetta  rassegnazione 
con  che  bevve  a  sorso  a  sorso  il  calice  di 
morte.  Ma  la  sua  luce  non  terminò  nel- 
la scintilla  d'una  fdcespegnentesi,  nèdel- 
lo  splendore  d'una  vampa  che  se  stessa 
divora:  dirò  anzi  meglio,  che  fu  la  sua 
cotale  una  luce,  che  per  brillanti  raggi 
lui  morto  ancora  splende.  Chiari  la  sua 
virtù  l'ultima  di  lui  volontà.  Meglio  che 
70  mila  scudi  legava  a  decoro  del  tem- 
pio, a  soccorso  degli  evangelici  operato- 
ri, a  sollievo  del  povero,  a  sovvenimeu- 
to  del  pellegrino, a  premio  de'suoi  fami- 
gliari. Chi  ama  la  virtù,  chi  ne  sente  il 
beneficio, faccia  una  prece  per  l'uomo  vir- 
tuoso e  benefico!  "  Mi  è  noto  che  lasciò 
1  0,000  scudi  al  sodalizio  della  ss.  Trini- 
tà de'pellegrini, il  quale  nell'ingresso  del 
«no  edifizio  gli  eresse  una  marmorea  i- 
scrizione,  dopo  avergli  celebrato  decoro- 
so funerale.  Tra  le  altre  solenni  esequie 
latte  in  espiazionedi  sua  anima,  il  n.°i  o 
del  Diario  di  Roma  del  1  844  descrive 
quel  le  del  nobile  collegio  ile'gioielliet  i,o- 
ivfici  e  argentieri,  celebrate  per  gratitu- 
dine utìh  loro  chiesa  di  s.  Eligio. 


SPA 
SPAGNA,  Hispania,  Ilesperia,  Ile- 
ria.  Regno  e  penisola  di  Europa,  situato 
tra  36°  o'  3o'  e  43°  4^  4°"^'  latitudine 
nord,  e  tra  i°o'  35 "  di  longitudine  est, ed 
ii°36'  i5,  di  longitudine  ovest.  Occu- 
pando la  Spagna  la  parte  maggiore  della 
penisola  Iberica  che  forma  l'estremità  del 
sud  ovest  dell'  Europa,  ha  per  limiti  a 
settentrione  l'Oceano  Atlantico  e  i  Pire- 
nei che  la  dividono  dalla  Francia,  e  la  pic- 
cola repubblica  d'Andorre;  all'oriente 
il  Mediterraneo;  a  mezzodì  il  Mediterra- 
neo, lo  stretto  di  Gibilterra  e  l'Oceano 
Atlantico;  all'occidente  il  Portogallo  e 
l'Oceano  Atlantico.  La  maggior  larghez- 
za del  reame  di  Spagna,  da  Llanza  al  set- 
tentrione diRosesinCa  talogna.ndAy  mon- 
te all'imboccatura  dellaGuadiana  nell'in- 
tendenza di  Siviglia, è58o  miglia.  La  sua 
maggiore  larghezza, dal  Capo  Priore  pres- 
so Ferrol  in  Galizia,  al  Capo  Gata  nel- 
l'intendenza di  Granata,  è  di  5o2  miglia. 
Altri  danno  a  tutta  la  vasta  superficie  del- 
la Spagna  20,000  leghe quadrate,owero 
23, 5oo,  e  riferiscono  che  il  famoso  stret- 
to ne  disgiungono  1'  estrema  punta  dal 
continente  africano.  Le  coste  di  Spagna 
non  presentano  alcun'isola  di  grande  e- 
stensione,tuttavollaper  la  loro  importan- 
za e  per  molti  rapporti  vauno  ricordate 
la  piccola  isola  di  Leon,  su  cui  trovansi 
le  città  di  Cadice  e  di  s.  Ferdinando,  e  le 
isolette  situate  all'imboccatura  del  cele- 
bre Ebro.  Alla  distanza  poi  di  54  miglia 
dal  Capo  s.  Martino  nel  regno  di  Valen- 
za trovasi  l'isola  d'Ivica,  la  più  occidenta- 
le delle  isole  Ba leari, gruppo  che  compren- 
de la  detta  isola,  quelle  ili  Majorca,  Mi- 
noica, Formentera  e  alcune  altre  ancora 
piìi  piccole.  Fra  i  differenti  fiumi  die  ba- 
gnano la  Spagna,  sono  particolarmente 
rimarcabili  perl'estensionedel  loro  corso 
i  seguenti  :  la  Bidassoa,  il  Nalon,  il  Min- 
ilo, il  Duero,  il  Tago  aurifero  ch'è  il  mag- 
giore di  tutta  la  penisola,  la  Guadiana  pur 
grande,  il  Guadalquivir  o  l'antico  Boetis, 
i  quali  mettono  foce  nel  mare  Atlantico; 
la  Segnra,  il  JucaP,  il  Guadalaviar,  l'È- 


S  P  A  S  P A  i ~ 
bro,  il  Llobregated  il  Ter,  che  hanno  io-  va,  Cariogena  e  Murcia,  presso  il  Capo 
ce  nel  Mediteranneo.  Poca  è  l'importali-  di  Gala,  nel  monte  Serial.  Poche  regio» 
za  de'laghi,  sebbene  freqnenti,e  di  Special  ni  ponno  vantare  al  pari  di  questa  peni- 
menzione  si  ponno  qualificare  l'Allude-  sola,  i  multiformi  doni  della  benefica  óa- 
ra  equel  di  Benavente.  Sono  pure di  pò*  tura,  e  quasi  tutte  le  produzioni  minerà- 
co  momento icanali  di  Murcia  e  di  Guar«  logiche  più  utili.  Un  clima  purissimo,  a 
darama  ,  meritando  maggior  riguardo  nella  più  gran  parte  temperato,  se  le  ag- 
q  nello  che  dicesi  Canale  Imperiale  d'Ara-  giacenze  de'Pireneisi  eccettuino  dalle  vi- 
gona, dall'avello  progettato  e  incomincia-  cine  continue  nevi  irrigidite,  e  le  coste 
to  nel  i  5i()  l'imperatoreCai  lo  V, «.ebbene  meridionali  nel  canicolare  periodo  av- 
non  sia  stata  l'opera  compita  che  nel  i  7  78  vampanti,  infonde  maschio  vigorealle  fer- 
sotto  il  regno  di  Carlo  111.  Per  esso  viene  tilissimeglehe.ed  atletiche  forme  e  Straor* 
facilitatala  navigazione  dclTEbro,  ed  ha  dinaria  robustezza  agli  esseri  organizza- 
qualche  impulso  l'industria  dell'Aragona  ti.  Raccogliesi  del  grano  in  quasi  tutta  la 
e  della  Naverra.  Da  qualunque  lato  si  ap-  Spagna,ed  alcune  provincie,segnatamen- 
prodi  a  questo  regno,  l'aspetto  delle  co-  te  l'Aragona  e  i'Eslremadura,  ch'è  chie- 
ste, tranne  lo  sbocco  dell'Ebro,  prepara  matail  granaio  della  Spagna,  ne  produco* 
agli  accidenti  di  terreno  dell'intcrno:dap-  noal  di  là  di  quanto  si  rende  ad  esse  ne- 
pertntto  sono  orlate  di  montagne.  I  Pi-  cessarlo.  Copiosi  sono  i  prodotti  del  fiii- 
renei,  i  Cantabri  che  ne  formano  il  pio-  mento,  delle  biade,  del  riso,  della  cana- 
lungamento,  i  monti  Iberici  e  le  loro  ra-  pe,  del  lino  morbidissimo,  della  seta,  del- 
niificazioni  occidentali, la  catena  d'Estrel-  l'uva  da  cui  derivano  vini  squisiti  e  rino- 
ia e  la  catena  d'Ossa,  la  Sierra  Morena  e  mati, essendo  veramente  magnifica  lana- 
la  Sierra Nevada tono  i  principali  sistemi  turale  vegetazione.  Abbondanti  sono  le 
di  montagne  della  Spagna.  Si  avrà  qual-  piante  d'ogni  specie  di  frutti,  di  cedri,  di 
che  idea  della  costituzione  geologica  del-  aranci,  di  limoni, de'quali  vi  sono  boschi 
la  Spagna  se  si  noti  che  il  rialto  va  co-  di  ragguardevole  estensione;  di  palme 
periodi  Ibi-inazioni  secondariedi  gres,  di  dattifere,  di  gelsi,  di  olivi,  di  carrubi;  ed 
gesso,  di  sai  gemma  e  di  pietra  calcarea  oltre  la  lobbia,  il  zalFerano,  la  fragola, 
delJura;chei  Pirenei  sono  interamente  vi  sono  accliminati  e  fioriscono  il  cotone, 
granitici,  che  il  calcareo  domina  ne'Can-  l'indaco,  il  caffé,  la  canna  di  zuccaro.  Ri- 
labri,  e  soprattutto  il  clivo  orientale  del-  spetto  alla  fiora  spagnuola,  èessa  ricchis- 
la  penisola;  che  un  granito  grossolano  di  sima;  le  montagne  ed  i  prati  sono  pieni 
color  grigiastro  ed  una  pietra  dura  niac-  d'utili  piante  medicinali,ed  ornali  di  fio- 
chiatadinerocostiluisconola  catena  del-  ri  bellissimi  i  giardini.  Assai  moltiplica- 
TEstrella;  che  i  monti  di  Toledo  sono  di  ti  gli  alberi  nelle  Provincie  marittime,  la 
granito;  che  i  rottami  della  Sierra  More-  Galiziana  legni  da  costruzione;  sonoper 
n a  indicano  una  natura  schistosa;che  le  lo  contrario  rari  nelle  provincie  setten- 
i  in  mensa  sommità  della  Sierra  ÌVevada  trionali.  Produce  inoltre  miele  eccellen- 
ti m  pungolisi  d'uno  schisto  micaceo  tuoi-  te,  seta,  cocciniglia.  i\on  ha  il  resto  ii' Icil- 
io brillante  e  moltodnro,  e  che  una  gran  ropa  forse  cavalli  migliori, almeno  gli  an- 
partedi  questa  catena  racchiude  del  mar-  dalusi  per  la  loro  bellezza,  e  reggono  pu- 
ino.  bisogna  pur  mes^ovare  lelaudedel-  re  ad  ogni  paragone  i  muli,  i  giumenti, 
la  sierra  d'Albarazin  e  di  Ter  uè! ,  ed  i  7  e  tutta  la  serie  de'domestici  animali,  fra 
crateri  di  vulcani  che  presenta  il  prolun-  i  quali  furono  già  i  conigli  per  la  gran- 
gamento  de'monti  Iberici,  tra  il  Guada-  dezza  e  per  la  moltitudine  talmente  cou- 
laviar  ed  il  Jucar.  Trovatisi  ancora  altre  traddistinti,che  invalse  a  lungo  l'opinio- 
traededi  vulcaui  tra  Aluia^roe  Calutra-  uè  avere  il  paese  derivato  da  tali  anima- 


a6  SPA 

li,  chiamali  Spati  in  lingua  fenicia,  il  no- 
me di  Spagna.  Le  foreste  sono  percor- 
se da'bo vi,  e  le  praterie  da'selvatici  e  ter- 
ribili tori:  i  bovi  sono  in  buon  numero 
lieti*  Estreinadura,  Galizia  e  nell'  Astu- 
rie, dove  pure  si  allevano  grandi  torme 
di  porci  ebe  somministrano  squisiti  pro- 
sciutti. Principalmente  sono  rinomati  i 
buissimi  velli  delle  numerose  greggie,  e 
specialmente  de'  celebri  merino*,  le  cui 
razze  ogni  dì  più  propagate»!  diffondo' 
nonelle  altre  contrade.  Fu  il  cardinal  Xi- 
mene*  ebe  introdusse  nella  Spagna  mol- 
te Diandre  di  pecotedel  sud  dell'Algeria, 
perciò  le  lane  di  Spagna  acquistarono 
([«iella  funacliebanno  tuttora.  Imperoc- 
ché l'educazione  delle  bestie  lanute  vi  è 

accurata;  gli  armenti  viaggiatori  e  deno- 

'  o  no 

minati  tranihmnanles,  frequentano  nel- 
l'estate i  dintorni  di  Cuenca  e  di  Molina 
d'Aragona,  di  Soria  e  di  Segovia.  Si  cal- 
colano ascendere  i  merini  a  circa  i  3  mi- 
lioni, de'  quali  8  stazionari,  il  resto  nel- 
l'estate passa  dalle  piauure  calde  alle  re- 
gioni montuose  di  temperatura  più  mi- 
te. La  carne  degli  agnelli  dell'  Aragona 
e  della  Navarra  è  pregiatissima.  Abbia- 
mo di  V.  Dandolo,  Del  governo  delle  pe- 
core spaglinole  e  italiane,  e  de' vantaggi 
che  ne  derivano,  Milano  i  8^3.  Altri  fon- 
ti d'inesauribile  opulenza  possiede  la  re- 
gione. Ila  ricche  miniere,  e  cave  di  fini 
marmi  di  tutte  le  qualità  e  bellissimi,  di 
alabastri,  di  smeraldi,  di  topazi, d'ameti- 
ste, di  rubini,  di  corniole,  di  agate  e  di 
tante  altre  nobilissime  e  svariatissime 
gemme.  Lemiuiere  numerosissime,  se  ne 
contano  20  d'oro  purissimo,  48  d'argen- 
to, 8  di  piombo  e  talune  fra  esse  si  po- 
trebbero meglio  chiamar  montagne  del- 
lo stesso  metallo,  1  idi  cobalto,  32  di  ra- 
me, 1 6  di  ferro  bencbè  quasi  tutte  le  pro- 
vince ne  hanno,  ed  altre  non  meno  im- 
portanti di  rame  turchino,  di  vitriolo,  di 
piombaggine,  di  calamita,  di  mercurio, 
di  ginabro,  di  grafite,  di  stagno,  d'accia- 
io, d'antimonio,  di  carbon  fossile, ed  al- 
tre ancora.  11  numero  complessivo  delle 


SPA 

miniere  d'  ogni  specie  si  fa  nscendrrc  a 
5ooo  dall'ispezione  d'Ona  te.  Male  minie- 
re d'oro  e  quelle  d'argento,  veramente 
non  sono  assai  abbondanti;  il  Tago ,  il 
Sii  e  il  Duero  contengono  particelle  d'oro 
ebe  non  vengono  raccolte:  le  miniere  di 
Guadalcanal  producono  maggior  quan- 
tità d'argento;  il  rame  e  il  piombo  sono 
abbondanti, eccellente  lostagno  della  Ga- 
lizia. I  sali  eziandio,  il  nitro,  la  soda  non 
iuancano,e  le  sorgenti  frequentissime,cbe 
in  mezzo  a  tante  minerali  ricebezze  zam- 
pillano, riescono  utilissime  all'umanità 
solferente.  Ma  lo  splendido  apparalo  di 
tanti  tesori  e  di  tanta  feracità,  non  meno 
ebe  l'agricoltura,  sono  alquanto  trascura- 
ti per  cause  che  poi  dirò,  essendovi  parti 
della  contrada  che  presentano  un  aspet- 
to triste,  desolante  e  monotono,  sia  pei 
terreni  non  dissodali,  sia  per  la  rarità  del- 
le piante, sia  per  le  sleppe  ignudeebe  pre- 
sentano,ed  alcune  limili  per  l'aspetto  al- 
le lande  meno  elevate  del  mezzodì  della 
Francia. Non  trovasi  inlspagna  vermi  uc- 
cello, quadrupede,  rettile,  insetto  die  non 
sia  pure  proprio  alle  contrade  calde  del- 
la Francia  e  d'Italia.  Sono  sulle  monta- 
ne più  alte  orsi,  volpi,  cinghiali,  caprio- 
li, lupi -cervieri.  Abbondano  selvaggina 
e  pollame;!  pesci  d'acqua  dolce  sono  mol- 
tiplicatissimi;  quelli  diesi  pescano  sulla 
costa  lo  sono  anch'essi,  ma  si  preferisce 
il  pesce  dell'Oceano  a  quello  del  Medi- 
terraneo.Ledivisioni  politiche  e  topogra- 
fiche della  Spagna  si  ripartono  in  3  i  pro- 
vince, che  la  maggior  parte  ricevouo  i 
nomi  da'  loro  capoluoghi  ;  tuttavia  un 
uso  generale  e  inveterato  adotta  ancora 
un  aulico  spar  timeuto  in  1  o  gratuli  pro- 
vince, alcune  delle  quali  hanno  titolo 
di  regno,  altre  sono  le  stesse  che  le  prò* 
vincie  politiche.  Nel  1822  le  cortes  o  sta- 
ti generali  diSpagua  decretaronoun  nuo- 
vo compartimento  in  li  provinole,  che 
non  è  piti  riconosciuto  dal  governo,  laon- 
de perchè  si  conosca  la  loro  relazione,  e 
come  furono  comprese  colle  al  tre  di  visio- 
ni le  porrò  tra  pai  eutesi,  distinguendo  le 


S  P  k 

i  o  grondi  provincie  in  carotiere  corsivo. 
Regno/li  Galizia.  Galizia  provincia  (Co* 

logun,  Lugo  ,  Omise,  Vigo).  Regno  di 
Leon.  Principato  delle  Asturic(Oviedo), 
Leon  (Leon,  Villafranca),  Toro,  Za  moia 
(Zamora),  Vagliadolid,  Palencia  ,  Sala- 
manca  (Vagliadolid,  Palencia, Salaman- 
ca). Regno  della  Cosliglia  vecchia.  I»ur- 
gos  (Durgos,  Santander,Lt)grono),Soria 
(Sona),  Segovia  (Segovia),  A  vi  la  (A  vi  In). 
Provincie  Basche.  Discagliaci}  il  Imo),  Gii  i- 
puscoa  (s.  Sebastiano),  Alava  (Vittoria). 
Regno  di  Navarro,  cioè  l'alta,  poiché  la 
bassa  Navarro,  (/'.)  fa  parte  della  mo- 
narchia francese.  Na varrà  (l'amplona). 
Regno d" dragona.  Aragona  (Huesca,  Sa- 
ragozza, Calataynd,  Teruel),  principato 
di  Catalogna  (Barcellona,  Girona,  Leti- 
da, Tari  agona),  reguodi  Valenza  (Castel- 
loti  della  Plana,  Valenza,*.  Felipeo  Ja- 
tiva,  Alicante),  Isole  Calcari  (Palma).  Ga- 
ttiglia Nuova.  Madrid  capitale  della  mo- 
narchia (Madrid),  Guadalaxara  (Guada* 
laxara),  Cuenca  (Cuenca),  Toledo  (Tole- 
do), Mancia  (Ciudad  Rea\). Estreniadura 
(Caceres,  Badajox).  Andalusia.  Siviglia 
(Si  viglia,  Huel  va,  Cadice),  Cordo  va  (Cor- 
do va))Jaen(Jaen),regno  di  Gì  a  nata  (Gra- 
nata, Almeria,  Malaga).  Regno  di  Mar- 
cia. Murcia  (Mu l'eia,  Chinchilla).  Olire 
i  diritti  sulle  colonie  dell'America  meri- 
dionale, che  di  fatto  si  sono  nella  loia' 
lilà  emancipate  ed  erette  in  Repubblica 
(A'.),  fuori  della  penisola,  fauno  parte  del- 
la monarchia  delle  Spagne  le  isole  Ga- 
llorie, quelle  di  Ferdinando  Po, di  An- 
nobon.ed  i  presidii  Illa  uri  (a  ni  e  di  Gen- 
ia nell'Africa,  ov'è  pure  Mehlla  uell'im- 
pero  di  Marocco,  Peguonde  Velez  e  Al- 
hncemas;  ie  isole  di  Cuba ,  di  Portorico 
nell'America  meridionale;  le  isole  Filip- 
pine e  Mai  ianne nell'Ocert/j/VfjO  secondo 
altri  neW'Indie  Orientali  e  perciò  in  A- 
sia.  In  una  profonda  e  ritirata  valle  dei 
Pirenei  esiste  il  piccolo  slato  indipenden- 
te o  repubblica  di  Andorre,  sotto  l'uni- 
ta protezione  della  Francia  e  della  Spa- 
gua.  Questa  valle  è  un  paese  neutro  ira 


SPA  27 

ledue  monarchie, al  sud  del  dipartimento 
dell'  Ariege,  di  circa  7  leghe  nella  sua 
maggior  lunghezza  e  altrettante  nella 
maggior  larghezza.  Il  suolo  è  molto  mon- 
tuoso e  poco  fertile,  coperto  però  ili  ec- 
cellentissimi pascoli:  il  territorio  ha  (piasi 
la  l'orma  d'un  bacino,  e  l'alture  sono  piena 
di  pini.  Molli  piccoli  fìninicelli  vi  hanno 
la  loro  sorgente;  l'Embalire  principale  di 
essi  e  che  riceve  tutti  gli  altri, sigelta  nel- 
la Segre,  fiume  di  Catalogna  che  si  con- 
giunge all'Ebro.  Vi  è  una  miniera  di  fer- 
ro e  4  fucine,  con  abbondantissime  acque 
termali  a  Caldes.  Questa  valle  contiene  G 
comunità, cioè  Canillo,  Encamp,  Ordino, 
Massone,  Andorra  la  vecchia,  es.  Giulia- 
no, con  inoltre  54  vih*aggi  o  casali:  Ali- 
dori a  la  vecchia  n'è  il  capoluogo.  Essa  for- 
ma una  specie  di  repubblica  governala 
da'  suoi  propri  magistrati,  e  dipendente 
dal  vescovo  d'  Urgel  nella  giurisdizione 
spirituale.  1!  governo  si  compone  di  i\. 
membri  nominati  a  vita,  4  per  ciascuna 
comunità.  Questo  consiglio  ha  due  sinda- 
ci da  esso  scelti,  i  quali  convocano  le  as- 
semblee, e  amministrano  i  pubblici  affa- 
ri. L'Andorra  dipendeva  un  tempo  dalla 
viscontea  di  Castellimi  o  dal  paese  d' Ur- 
gel. Il  vescovo  lì'Urgel  e  il  visconte Foix 
la  possedevano  in  comune  in  virtù  d'u- 
na decisione  arbitraria  dell' 8  settembre 
1278, pronunziata  in  presenza  di  Pietro 
III  re  d'Aragona,  che  ne  guarentì  l'ese- 
cuzione. I  due  padroni  potevano  riscuo- 
tere ogni  anno  alternativamente  una  ta- 
glia da'loro  sudditi,  avendoli  vescovo  il 
4-°e  il  visconte  il  3." delle  multe.  La  giu- 
stizia era  amministrata  da  due  vicari,  no- 
minati l'uno  dal  vescovo,  l'altro  dal  con- 
te. I  giudizi  di  questi  vicari  erano  porta- 
ti davanti  un  giudice  d'appello,  nomina- 
to pure  da'due  padroni,  che  pronunzia- 
va definitivamente.  L'  Andorra  pagava 
480  franchi  annui  al  vescovo  d'Urgel,  e 
il  doppio  al  paese  di  Foix,  dal  quale  pe- 
rò osni  anno  ritirava  segala  e  una  certa 
quantità  di  bestiame  d'ogni  specie,  come 
pure  di  portare  ed  estrarre,  senza  paga- 


28  SP  A 

re  alcun  diritto,  tutte  le  merci  non  proi- 
bite, al  paro  de'  prodotti  delle  miniere. 
Questa  convenzione  fu  eseguita  sino  alla 
riunione  della  contea  di  Foix  alla  coroni» 
ili  Francia,  l'atta  da  Enrico  IV,  onde  la 
giustizia,  la  polizia  e  le  finanze,  pel  buon 
online  erano  sotto  la  vigilanza  dell'inten- 
dente di  Perpignano.  I  re  diFrancia  con- 
tinuarono a  conservare,  però  con  qual- 
clie  cambiamento,  i  loro  diritti  sulla  valle 
sino  al  1  T09,  epoca  in  cui  i  diritti  ch'essa 
pagava,esseiidostaticonsiderati  come  feu- 
dali, non  furono  più  riscossi.  Il  governo 
francese  cessò  sin  d'allora  di  più  mischiar- 
si in  modo  alcuno  negli  aliali  interni  di 
questa  piccola  repubblica.  Sembra  che 
quc>to  stato  non  abbia  solFerto  alterazio- 
ni dopo  le  ultime  vicende  della  Spagna; 
ma  per  la  sua  vicinanza  alla  comune  di 
IWerens,  tentò  sempre  I'  avidità  degli  a- 
bitanti,  i  quali  procurarono  d'impadro- 
nirsene  anche  con  la  forza.  Esso  ha  leggi 
per  prescrizione,  le  (piali  vengono  ammi- 
nistrate da  due  giudici,  l'uno  francese  e 
l'altro  spagnuolo. Quando  Napoleone  I, 
attraversati  i  Pirenei,  si  recò  in  lspagna, 
si  fermò  ad  Andorre  capoluogo,  e  promi- 
se di  conferire  alla  repubblica  un  codice 
di  leggi.  Ma  gli  avvenimenti  politici  gli 
tolsero  di  mantenere  il  promesso.  Gli  a- 
bitanli  finalmente  nel 1 847  s'  formaro- 
no da  se  slessi  un  codice,  che  venne  pro- 
mulgato in  novembre  in  Andorre.  E'del- 
la  più  gran  semplicità,  e  comprende  tut- 
ti i  suoi  casi  civili  e  criminali  inioo  ar- 
ticoli. L'omicidio  è  un  delitto  estrema- 
mente raro  in  questo  piccolo  statoje quan- 
do la  sentenza  di  morte  è  pronunciata, 
non  può  esser  messa  in  esecuzione,  finché 
non  sia  confermata  da  un'assemblea  ge- 
nerale di  rappresentanti  de'villaggi  con- 
vocati ad  Andorre.  Il  modo  d'esecuzione 
è  corrispondente  alla  natura  del  popolo. 
Ad  una  breve  distanza  della  strada  che 
mette  in  Catalogna  vi  è  un  tremendo  pre- 
cipizio,il  cui  fondo  occhio  umano  non  pe- 
netra. 11  delinquente  cogli  occhi  bendati 
è  condotto  fino  all'orlo,  e  al  cospetto  di 


SI»  A 

quelli  che  desiderano  assistervi,  vi  è  get- 
tato dentro  dal  carnefice.  La  popolazio- 
ne è  ili  circa  i  2,000  abitanti,  che  vivono 
del  prodotto  degli  armenti  e  delle  man- 
die  che  costituiscono  la  loro  principale 
ricchezza. 

Il  commercio  spagnuolo  illanguidito 
dopo  il  discoprimento  dell'America,  non 
haconsistito  per  lungo  tempo,chene'pre- 
ziosi  metalli,  radunati  a  Cadice  e  distri- 
buiti quindi  nel  resto  dell'Europa.  Ora 
che  si  è  nella  più  gran  parte  diseccata  que- 
sta malintesa  sorgente  d'opulenza, mira  il 
governo  a  porre  in  onore  l'industria  e  le 
manifatture.  L'ultima  esposizione  pub- 
blica de'j'nazionali  prodotti  dimostrò  il 
vantaggìodi  tale  eccitamento.  Fra  i  prin- 
cipali articoli  di  traffico  si  citano  i  cuoi 
e  specialmente  i  marrocchini,  il  tabacco 
stupendo  e  rinomatissimo  che  si  colorisce 
colla  terra  rossa  d'Almazzaron,  il  zucca- 
io  raffinalo,  il  sapone,  il  vetro,  il  cristal- 
lo, la  porcellana,  la  maiolica,  le  stolfe  di 
seta  e  di  lana,  le  tele,  la  carta,  le  anni 
bianchee  da  fuoco.  Alquanti  stabilimen- 
ti che  dirigono  de'signori  0  che  il  gover- 
no prolegge  specialmente,  sono  i  soli  nei 
quali  si  fabbricano  alcuni  articoli  di  qua- 
lità superiore,  come  i  panni,  i  casi m ù  1  e 
altri  tessuti  di  Segovia,  di  Guadalaxara, 
di  Brihuega  e  d'Escavay;  i  tessuti  di  co- 
tone d' A vila  e  Torre  della  Vega,  la  ma- 
iolica d'Alcora  e  la  porcellanadi  Madrid. 
Solo  le  colonie  spagnuole  domandavano 
i  prodotti  di  delle  fabbriche;  la  madre- 
patria ch'erasi  riservato  il  commercio  coi 
suoi  possedimenti  ,  loro  portava  ancora 
gli  oggetti  delle  manifatture  straniere. 
Presentemente  ha  ella  perduta  una  gran 
parte  di  tali  sfoghi.  Le  principali  sue  e- 
sportazioni  più  non  sono  che  in  lane,  vi- 
ni, olio,  ferro  e  altri  prodotti  del  territo- 
rio, principalmente  per  la  Francia,  l'In- 
ghilterra e  l'Olanda,  per  non  dire  d'altre 
produzioni  che  spedisce  nelle  medesime 
e  altrove,  massime  di  sale.  I  torchi  spa- 
glinoli hanno  prodotto  molte  opere  di 
scienze,  storiche,  romanzi,  poesie  dram- 


SPA 

maliche  e  satiriche.  Nell'articolo  Sigil- 
lo ho  reso  ragione  di  quella  composizio- 
ne che  chiamasi  Cera  ih  Spagna,  per  uso 
tli  sigillare.  Dai  delti  e  altri  paesi  prin- 
cipalmente trae  i  grani  chele  mancano, 
e  i  diversi  oggetti  da  essi  fabbricati.!  prin- 
cipali porti  commercianti  sono  quelli  di 
Santander,  del  Passaggio,  di  Bilbao,  sul- 
la costa  settentrionale;  quelli  ilei  Ferrol, 
della  Corogua  e  di  Vigo  sulla  costa  oc- 
cidentale ;  gli  altri  di  Cadice  e  di  Mala- 
ga sulla  costa  meridionale^  quelli  di  Car- 
tagena,  di  Salon  e  di  Barcellona,  come 
anche  le  rade  di  Tortosa,  di  Tarragona 
e  di  Alicante  sulla  costa  orientale.  Quan- 
to al  commercio  interno,  mancava  di  co- 
municazioni facili, prima  dell'introduzio- 
ne delle  strade  ferrate;  bensì  vi  erano 
grandi  strade  regie  da  Madrid  a  Valen- 
za, a  Cadice  ed  a  tutte  le  abitazioni  re- 
gie della  Casliglia  vecchia;  la  strada  da 
Valenza  a  Barcellona,  quella  d'Alar  che 
stabilisce  col  canaledi  Castiglia  la  comu- 
nicazione tra  PaleuciaeSanlander,  le  al- 
tre della  Na  varrà  e  delle  provincia  Ba- 
sche, quelle  da  Madrid  a  Saragozza,  e  da 
Saragozza  a  Valenza,  le  strade  dall'Astu- 
rie in  Castiglia  e  del  paese  di  Roja  che 
comprende  la  massima  parte  della  pro- 
vincia di  Logrono.  Soprattutto  si  manca 
di  comunicazioni  immediate  tra  i  picco- 
li siti,  senza  le  quali  di  poca  utilità  sono 
le  strade  maestre  che  dal  centro  vanno 
all'estremità  della  monarchia;  nondime- 
no colle  strade  ferrate  s'intrapresero  pu- 
re molte  di  tali  strade  di  comunicazione. 
Da  unastatislica  sulle  strade  ferrate  pub- 
blicata alla  metà  deli852  rilevasi.  Che 
3  strade  di  breve  sezione  sono  compite: 
i  da  Madrid  ad  Araojuez,  già  aperta  alle 
comunicazioni;  i  da  Barcellona  a  Mon- 
talo idem,  e  fu  la  i  ."inaugurata  nel  ter- 
ritorio spagnuolo  a'29  ottobre  1848;  3 
daGijone  a  Langreo.  Quest'ultima  è  de- 
stinata al  trasporto  de'com  busti  bili.  Le 
linee  coucesse  a  qualche  compagnia  so- 
no: 1  da  Aranjuez  ad  Almanza;  2  da  Va- 
lenza a  Zativa;  3  da  Alar  del  Bey  a  San- 


SPA  39 

fandcr;  4  da  Alar  del  Rrya  Vagliadolid 
per  Btireoa;  5  da  Mataroad  Arenysdel 

Mar;  ('»  da  Xeres  a  Cadice;  7  da  Si  vigli.» 
ad  Andujar.  La  linea  da  Aranjuez  ad  Al- 
IDanza  era  in  corso  di  esecuzione  assai  a- 
vanzata,  fra  AranjuezeTremblecco;sulle 

altre  linee  i  lavori  erano  incominciati  e 
procedevano  alacremente.  La  pubblica 
amministrazione  avea  poi  le  domande  di 
concessione  delle  linee  seguenti:!  daReuss 
a  Tarragona;  a  da  Barcellona  a  G  ragia, 
a  s.  Gervasio,  a  Saria  e  Pedralves;  3  da 
Barcellona  a  Martorello;  4  da  Barcello- 
na a  Granogliero;  5  da  Moncada  aSaba- 
dallo;  6  da  Valenza  a  Murviedro;  7  da 
Espielo  a  Siviglia  ;  8  dall'  Ebro  alla  Bi- 
dassoa;  rj  da  Vagliadolid  ad  Irun;io  da 
Madrid  a  Vagliadolid.  La  linea  da  Ma- 
drid a  Vagliadolid,  e  quella  da  Vaglia- 
dolid a  Irun,  sono  le  strade  che  dovran- 
no congiungere  la  capitale  alla  frontiera 
francese.  Si  studiavano  inoltre  le  qui  ap- 
presso linee:i  daMadrid  aCordova;^!  con- 
giungimenti sulla  linea  da  Madrid  ad  Al- 
manza,che  mettono  capo  aToledOjCuen- 
ca  e  Ciuclad  Beai;  3  da  Almanza  a  Za- 
tiva; 4l'a  Almanzaad  Alicante;  5 da  Al- 
manza a  Murcia  e  a  Cartagena;  6  da  Ma- 
drid a  Saragozza;  7  i  congiungimenti  tli 
quest'ultima  linea  sopra  Tortosa  per  Al- 
caniz  e  Monlalban,  e  sopra  Logrono  per 
Soria;  8  da  Saragozza  a  Navarra;  q  ila 
Barcellona  alla  frontiera  francese;  10  i 
congiungimenti  della  linea  principale  da 
Madrid  a  Cordova  sopra  Placencia,  Ca- 
ceres,Badajoze  CiudadB.eal.Ora  le  gran- 
di strade  della  Spagna  sono  allatto  pur- 
gate dalle  bande de'biiganti  che  le  infe- 
stavano, e  così  felice  risullamento  è  do- 
vuto al  corpo  delle  guardie  civili  istitui- 
te fin  dal  i844-  Grazie  alla  loro  attività, 
j  briganti,  la  cui  audacia  passa  in  prover- 
bio, non  si  trovano  più  sul  suolo  spagnuo- 
lo. Questo  corpo  di  gendarmeria  è  com- 
posto d'8ono  uomini,  di  cui  Gooodi  fan- 
teria e  2000  di  cavalleria,  riparliti  nel- 
le differenti  provincie  dello  slato.  La  Spa- 
gna traversata  da  numero  infinito  di  fiu- 


3o  S  F  A  S  P  A 

mi,  non  Ita  altra  navigazione  interna  che  quali  impacci  fosse  il  commercio  spa- 
lmili limitatissima  de' ricordati  canali  gnuolo lungamente arrestato,come  stesse 
d'Aragona  edi  Casliglia,  quella  dell'Euro  quasi  sempre  sotto  il  monopolio,  come 
piena  eli  ostacoli  che  serve  al  trasporlo  non  fune  da  prima  permesso  se  non  a  Si- 
de'grani  da  Saragozza  n  Tortosa  ,  ed  a  viglia,  poi  a  Cadice,  poi  in  tutti  i  porti 
mandar  giù  a  galla  i  foderi  di  legname  del  paese  nel 1 766.  Vari  autori  cercaro- 
clic  gli  affluenti  del  detto  fiume  calano  no  di  valutare  la  popolazione  della  Spa- 
da'Pirenei;  si  aggiungano  quelle  del  Ts-  gna  a'tempi  più  floridi  della  contrada, 
go, della  Sigma  e  del  Guadalquivir.  01-  uia  è  difficile  ammettere  le  loro  suppo- 
ti  celie  pregiudica  al  commercio  spagnuo-  sizioni. Sol  tanto  a  contare  dal  1 688si  batt- 
io taje  mancanza  di  comunicazioni  in  ter*  no  in  questo  proposito  documenti  sicu- 
ne,  viene  ancora  paralizzato  dalla  dille-  ri;  la  popolazione  era  allora  di  IO  milio- 
lenza  tra  le  monete,  i  pesi  e  le  misuredi  ni  d'abitanti.  Vi  è  tutto  il  luogo  a  ere- 
ciascuna  provincia.  Madrid, Siviglia  eSe-  dereche  fosse  molto  più  considerabile 
govia  hanno  ognuna  la  zecca,  ma  nell'ul-  durante  il  dominio  de' morì;  ma  se  pon- 
ticita  non  si  conia  che  rame.  Le  armi,  i  gasi  altenzioneche  la  Spagna  non  haces- 
panni  eia  tintura  degli  antichi  spagnuo-  sa  lo  d'essere  devastata  oda  Ile  guerre  con- 
ti ebbero  al  tempo  de' romani  una  qual-  tro  gl'infedeli,  o  da  guerre  intestine;  die 
thecelebrità.  La  caduta  dell'impero  e  le  la  peste  orrìbilmente  la  percosse  diverse 
invasioni  de' popoli  del  nord  noequeroal-  volle,  e  precipuamente  nel  i34»  enei 
l'industria  spagnuola,  ma  i  mori  la  ria-  i348;  che  l'espulsione  degli  ebrei  solto 
ni  mai  uno.  Sulto  il  regno  di  Ferdinando  Ferdinando  V  e  Isabella, e  quella  de'mori 
Ve  Isabella  1, le  manifatture,  e  per  con-  sotto  Filippo  111,  la  privarono  di  gran 
seguenza  il  commercio  della  Spagna,  fu-  numero  di  famiglie;  e  che  le  guerre  di 
10110  floridissime;  se  non  che  tale  condi-  Carlo  V  e  de'suoi  successori  in  Francia, 
zione  non  durò  mollo  più  d'  un  secolo,  in  Italia, e  particolarmente  ne'PaesiBas- 
Non  ostante  laSpagna  non  fu  neppure  al-  si,  le  tolsero  un  numero  ragguardevole 
loia  interamente  indipendente  dagli  «Ira-  di  soldati;  e  soprattutto  le  grandi  perdi- 
meli, che  loro  domandò  tutti  gli  oggelli  te  per  le  conquiste  nel  nuovo  mondo,  e 
di  lusso,  né  recò  loro  che  i  prodotti  del  le  innumerabili  emigrazioni  per  quelle 
suosuolo  edoggetli  mauifalti  di  poca  im-  immense  regioni  ,  sarà  facile  convenire 
portanza.  I  mori  scacciati  dalla  Spagna  che  la  popolazione  pati  enormedecresci" 
nel  1  6  14,  seco  portarono  via  la  loro  atti-  mento.  JNel  1700  era  calata  a  8  milioni, 
vita,  l'industria  e  le  ricchezze  loro.  La  a  6nel  1  7  1  );  ascese  nel  1  76839,307,800, 
Spagna  era  assolutamente  senza  indù-  e  nel  1  788  a  1  o,i43,q8o.  Si  aumentò  e 
stria  allorché  salì  sul  trono  Filippo  V.  Il  nel  1822  era  di  1  1  s447>  '  7°>  'l*a  '  T'ali 
(piale  prìncipe  ed  i  suoi  successori  fece-  4^,000  zingari  (de'gilanos, tribù  nomadi 
10  in  modo  di  lianimare  le  manifatture,  che  hanno  molta  analogia  co' zingari,  e 
ma  non  poterono  mai  tornare  al  grado  discendono  dagli  antichi  mori ,  parlai  a 
di  prosperità  che  aveano  toccato.  Egli  è  Saragozza,  ove  risiede  il  loro  capo),  e 
verso  il  fine  delloscorsosecoloche  il  coni-  60,000  inori. D'allora  in  poi  lapopolazio- 
mercio  della  Spagna  fu  il  più  considera-  ne  ha  ricevuto  costante  incremeuto,e  fui- 
bile,  avendo  questo  regno  uel  1  792  dato  timocensimenlo  fatto  mlspagua  nel  18  J9 
agli  stali  d'Europa  per  quasi  g  milioni  fa  ammontare  la  cifra  a  i432  1  6,2  19  ani- 
di  fianchi  de'suoi  propri  prodotti,  all' A-  ine.  Dal  medesimo  si  rileva, che  si  auuove- 
nieiica  pei  44  "hi'011'  de'inedesimi  prò-  ranoi  1 ,346  nj-untamientos;  1,326,089 
dotti,  e  circa  altrettanto  di  mercanzie  fo-  elettori  ;  39,^95  elettori  per  capacità; 
testiere.  Non  è  del  mio  scopo  il  dire  per  i,i63,23j  eleggibili;  637,875  giovani 


S  P  A  8  P  A                        3  r 

da'i  8  a' 2  4  anni.  E  qui  noterò,  che  la  leg-  za  e  coltiti  n  alle  classi  inferiori, mal  corri* 
gè  elettorale  spaglinola  sta  sulle  due  basi  spondcnte  alla  gravila  sei  iota  dell'alpe!  • 
della  l'iccheiaa  «della  Capacità.  Oguispa-  tn,aiin  certo  orgoglio  nazionale,  l'eri)  so- 
gnuolo  di  25  anni  diventa  elettore,  gin-  nociuti  pregevoli  degli  spagnuoli,  il  vaio- 
stifioando  4°°  leali  (ioo  franchi)  d'im-  re,  la  temperanza  nel  cibo  e  oelle  bevande 
posizioni  dirette.  Il  censo  di  i  oo  franchi  spiritose,  la  costanza  nel  serbare  intatto 
scende  sino  a  5o  per  la  capacità  segnen-  il  patrio  costume  in  onta  della  versatile 
le.  1  componenti  le  3  accademie;  i  dot-  moda,  al  che  però  lo  straniero  contatto 
tori  e  licenziati;  i  canonici  ed  i  curali;  i  fece  in  moderna  epoca  notevolmente  dc- 
magislrati,  gl'impiegati  in  attività,  iu  di*  rogare;e quel  che  più  monta, lo  spaglinolo 
sponibdtlà  ediu  ritiro,  quando  il  loro  è  sempre  eminentemente  cattolico.  Ogni 
assegnamento  sia  di  2000  franchi  [ter  lo  provincia  ha  costumi  che  le  sono  parli- 
meno;  gli  ulliziali  in  ritiro  di  terra  e  di  colali,  ed  il  clima  al  pari  delle  differenze 
mare  dal  grado  io  capitano  in  poi  inclu-  d'origine  hanno  introdotto  nelle  diverse 
sivaiuente;  gli  avvocati, medici.chirnrghi  parli  della  Spagna  de'caratleri  svariali*» 
e  farmacisti,  i quali  siano  già  entrati  nel  simi.  Lo  slesso  si  dica  della  costituzione 
loro2.°anno  d'esercizio}  i  professori  ed  fìsica  degli  abitanti  di  questa  contrada.  Si 
institutori  di  qualsiasi  stabilimento  d'e-  puònondimenoasscrire  che  gli  spagnuoli 
ducazione  sussidiato  dallo  slato,  provili-  sono  generalmente  di  vantaggiosa  statu- 
cia  o  comune  ;  Qualmente  gli  archilei-  ra,  ben  fatti,  più  ordinariamente  magri, 
ti,  pittori  e  scultori  appartenenti  alle  so-  con  fìsonomia  espressiva  ,  e  la  tinta  al- 
cielà  delle  belle  arti.  Dappertutto  si  uo-  quanto  bruna  è  comune  nelle  contrade 
tatto  vestigia  dell'antica  popolazione  del-  meridionali  e  distingue  il  castigliano.  Le 
la  Spagini:  rovine  o  castelli  gotici  cuopro-  femmine  liescono  naturalmente  belle, 
no  i  siti  elevatijvcggonsi  da  tutti  i  lati  cap-  brune  per  la  maggior  parte  e  ben  fotte, 
pelle  o  chiese  altre  volte  parrocchia  li, pie-  modeste  nel  con  tegno,espressi  ve  nel  volto, 
sentementeisolate.Delleantichitàsiiper-  animate  da  vivace  brio.  Grande  è  la  pas- 
sali nella  Spagna,  e  de'suoi  principali  e  sione  degli  spagnuoli  perla  giostra  e cac- 
magnifici  edilizi  esistenti,  ho  trattato  ne-  eia  de'leroci  tori,  e  famosi  sono  gl'intie- 
gli  articoli  delle  sue  citlà  arcivescovili  e  pidi  e  arditi  giostratori  0  picadores.  Kel- 
vescov  ili,  ed  io  quelle  ove  furono  tenuti  la  caccia  che  si  fece  nell'arena  di  Madrid 
concilii.  La  slot  ta  importante  della  cele-  nell'api  ilei  852  e  gremita  di  spellatoti, 
bre  e  nobilissima  nazione  spagnuola,  di-  vittime  di  quelsanguinariospeltacolo  fu- 
pinge  il  carattere  di  questi  popoli,  la  te-  rono  1  o  tori  e  22  cavalli.  Un  loro  uccise 
uacilà  de'loro  proposti,  e  l'iusuperabile  1  o  cavalli  e  gittò  a  terra  6  picadores  dei 
avversione  alla  dominazione  straniera,  più  valenti.  Queslofurente  loro,  cui  i  bau- 
Anlillon  fece  questo  ritratto  dello  spa-  deriileros  dinante  la  tremenda  lotta  pian- 
gnuolo.  »  Lo  spagnuolo  è,  generalmente  larouoi4  banderuole,  fu  ucciso  dal  celc- 
parlando,  citcospello,  costante  iteli'  ini*  bre  Chierauero,  nipote  del  gran  Monles, 
prese,  nemico  della  novità,  leale,  (ìdo  itila  e  dopo  la  morte  dello  zio  il  i.°spadacci- 
sua  parola,  amico  generoso,  e  scrupoloso  no  della  Spagna.  Il  metadone  pigliò  l'a- 
osservalore  de'suoi  impegni.  Gli  scrittori  nini  ale  infurialo  che  avea  le  corna  molto 
stranieri  sono  solili  a  rimproverargli  la  slaccale  dal  lato,  e  gli  portò  tuie  un  colpo 
pigrizia  e  la  Superbia".  Ma  Laborde  dice  destro,  che  lo  fece  islantaneameule  cade- 
che  questi  pigi  izia,  quest'indolenza,  non  re.  Applausi  itdìniti  rimeritarono  il  ma- 
si trovano  se  non  ne'paesi  ue'quali  l'in-  tadoie;  dalle  lugye  piovvero  borse  di  de- 
dusti  ia  rimane  senza  stintolo, cioè  nell'in-  nato, fazzoletti  ili  sela,scialli  e  persino  veti- 
temo.  Si  limprovera  altics;  poca  uctlez-  tagli. A  Gassata  dissi  uie  il  suo  anfiteatro 


3i                      S  P  A.  S  P  k 
èunode'roiglioridetlaSpagna,pe'combaP  scientifica  de'loro  fi^li  e  de'primi  gran- 
tìmenti  de'tori.Fra  gli  usi  domestici  anti-  di  del  regno.  11  secolo  XVI  fu  il  periodo 
cbisnmoèil  riposodopoilsollecitodesina-  più  splendido  per  leniti  in  Ispagna,  non 
re meridiano,che chiamasi  tieste,e di  là  si  rueno  che  il  fosse  per  le  lettere,  lescien- 
pretende  essersi  nel  resto  dell'Europa  rae<  ze,  la  formidabile  potenza  e  la  grandez- 
lidionale  diffuso.  La  lingua  spaglinola  è  za  della  vasta  monarchia  in  tutte  le  parti 
derivata  dal  Ialino  che  sino  all'invasione  del  mondo.  E'  impossibile  qui  riportare 
de'gotifu  solo  in  uso  nel  paese:  vi  si  nota  i  nomi  di  tutti  gli  uomini  che  si  fecero 
un  misto  di  tedesco,  arabo  o  moresco.  Al-  distinguere  ne'memorabili  regni  di  Car- 
ili dicono  che  la  lingua  spagnuola  appar*  lo  I  e  di  Filippo  li  suo  figlio,  e  di  quelli 
tiene  al  ramo  latino  della  famiglia  ger-  che  li  aveano  preceduti,  o  in  appresso  i- 
mano  scandinava,  ma  molli  vocaboli  vi  olitali  osuperati.  Fiorirono  nella  Spagna 
sono  rimasti  di  gotica  provenienza;  e  che  in  quella  celebreepoca  i\  Università.  Chi 
nella  Discaglia  e  nella Na varrà  si  conser-  mai  può  enumerare  il  novero  degl'illu- 
sa l'aulico  linguaggio  cantabi  ico.  L  una  stri  spagnuoli  che  fiorirono  io  ogni  epo- 
delle  più  belle  liugue  d'Europa,  nobile,  ca,  in  santità  di  vita,  uelle  dignità  eccle- 
armouiosa,  ricca,  grave,  poetica.  In  Ca-  siastiche,  nelle  lettere  e  in  ogni  sorta  di 
stigliasi  parla  con  maggior  purezza, e  cpie-  scienze, nelle  arti,  singolarmente  nella  pit- 
sto  è  che  le  fece  da  re  dagli  spagnuoli  il  no-  tura,  scultura  e  incisione  a  bulino,  nelle 
me  àilengua  Castellana;  nette  altre  pio-  conquiste,  nelle  scoperte,  nelle  armi  e  in 
■vincie  è  varia  come  mescolata  con  altri  altro?  Poche  nazioni  certamente  ponno 
dialetti,  quali  sono  il  basco,  il  provenza-  vantare  come  laSpagna  un  isplendido  nu- 
le, ec.  Si  hanno:  J.  Costa,  Compendio  de  mero  di  santi  e  beali  d'ambo  i  sessi,  fon- 
grammatica  Castellana,  seguido  de  un  datori  di  benemeriti  ordini  religiosi,  co- 
pronluario  de  las  voces  mas  usuala  eu  me  per  non  due  di  altri  s.  Domenico,  s. 
e  alalan  y  castellano  }V>7\vct\\otià  1827.G.  Pietro  Nolasco, s.  Gio.  di  Matha,  s.  Gio.  di 
Garges,  Fundamento  del  vigor  y  e'tegan-  Dio, s.  Ignazio  e  s.  Teresa,  e  de'quali  ten- 
eia  de  la  lengna  Castellana  ,  Madrid  ni  proposito  al!e  loro  biografìe,  e  meglio 
i-pi.  Ortographia  de  la  lengua  Castel-  negli  articoli  de'loro  stessi  ordini;  men- 
/rt/irt, Madrid  1775.  C.  lJla  y  Torres,  Die  trede'priucipali  spaglinoli  celebri  feci  o- 
cionai  io  de  la  lenguaCastellana  per  l' ac-  norata  menzione  ne*  ricordali  articoli-dei- 
cadi  mia  espanda,  Parisi  826.  J.  M.Za-  le  città  vescovili, ove  pure  parlai  de'gran- 
■vaia,  El  verbo  regalar  vascognaclo  del  di  conquistatori,  de'grandi  guerrieri,  de- 
dialello  f'izcaino,S.  Sebastiano  1 848.  La  gl'illustri  capitani,  oltre  quelli  che  ricor- 
musica  profana  è  sgradevole,  monotona,  derò  in  progresso,  e  potranno  supplire, 
alquanto  triste,  somigliante  più  a  un  gè-  oltre  gli  storici  che  citerò  infine,  i  seguen- 
mito  prolungalo,  che  a  un  canto  figura-  ti  seri Itori. Flores, Spagna  sagra;  Andrea 
to.  La  letteratura  araba  introdotta  sotto  Nicolò,  Biblioteca  spaglinola;  A.  S.  Pel- 
il  dominio de'mori,  in  tutti  i  rami  sparse  legnili  ,  Biblioteca  spaglinola  j  Audrea 
nella  penisola  notabile  lustro.  Aldotlis-  Scolto,  Biblioteca  spaglinola.  J.  Lopez 
simo  p.  Andres  siamo  debitori  d'un  ma-  de  Sedano,  Parnaso  espanol,  collccion 
gnifico  elogio  di  quell'epoca  su  tale  rap-  de  poesias  de  los  mai  celebres  poetas  ca- 
porto,  il  quale  posa  sui  fondamenti  del  stellano*,  Madrid  1 768.  Poesie  di  11  au~ 
■vero,  e  che  meglio  ribalta  pel  contrasto  lori  spagnuoli  tradotte  in  italiano  daMa- 
coll'ignoranza,  in  cui  si  vedevano  cadute  sdeu,  Roma   1786.  Deodato  Caballero» 
le  classi  visigote, perchèsoventei  calloli-  De  prima  typographia  Hispanicae  Spe- 
ci  munaichi  duvetlero nelle  tregue  ricor-  cimen,  Romae  1793.  Le  arti  italiane  in 
lue  a 'principi  mauritaoi  ptr  l'istituzione  Ispagna,  ossia  storia  di  quanto  gli  arti- 


SP  A 

xti  italiani  contribuirono  ad  abbellì  re  le 
Castiglie,  1 824.  Quintana,  J'idas  des  e- 
spanoles celebres, Varisi  82  7.LuigiMou- 
tecuccoli,  Storia  della  pittura  in  [spagna 
dal  suo  risorgimento  fino  a' nostri  gior- 
ni, Modena  1 84  1  •  In  essa  furono  celebri 
Velasquez,  AlonsoCano, Zurbnran,eMu- 
rillo  dello  il  Raffaello  delle  Spagne.  Ai 
nostri  giorni  re  Ferdinando  VII  coni  mi- 
se il  modello  della  statua  semi-colossale 
in  bronzo  di  Michele  Cervantes,  sommo 
poeta  e  militare,  al  magistero  del  valente 
scultore  spaglinolo  cav.  Antonio  Sola  di 
Barcellona  e  direttore  in  Roma  de'  regi 
pensionali  spaglinoli, ivi  fusa  e  poi  eretta 
in  Madrid  nel  sito  indicato  in  quell'arti- 
colo, ed  è  riuscita  opera  lodatissima.  Me- 
ritava Cervantes  quest'onore  dalla  Spa- 
gna, egli  clie  fu  quasi  il  fondatore  della 
sua  nobile  letteratura,  e  che  le  porse  nel 
famigerato  D.  Chisciotte  e  nette  Novelle 
il  più  bell'esempio  d'uno  scrivere  tutto 
fior  di  favella,  di  vivacità,  di  leggiadria. 
Trovo  qui  opportuno  di  fare  distinta 
menzione  di  due  dotti,  eloquenti  e  bene- 
meriti scrittori,  da  ultimo  nel  1  853  de- 
funti. Il  i.°è  il  sacerdote d.  Giacomo  Bal- 
mes  di  Vich,  morto  a  Valparaiso  ov'ei  asi 
ritirato,  e  la  cui  opera:  77  Protestantismo 
paragonato  col  Cattolicismo,  meritò  la 
traduzione  in  italiano  del  dotto  cardinal 
Orioli.  Il  2.0  è  Juan  Donoso  Cortes  mar- 
chese di  Valdegamas  colpito  in  Parigi  di 
morte  immatura  ch'egli  avea  deplorata 
nel  suo  degno  connazionale  Balmes.  Que- 
sto grand'uouio,che  fu  per  cognizioni  po- 
litiche, per  iscienze  sublimi,  per  elevatez- 
za d'ingegno  e  per  l'operoso  e  sincero  af- 
fetto alla  religione,  non  che  eloquentis- 
simo  propugnatore  di  civile  ordine  e  pub- 
blicista appluuditissinio,  era  una  gloria 
dell'età  moderna,  e  il  giusto  orgogliodel' 
la  Spagna  che  tutta  ne  sentì  la  perdita  e 
n'onorò  in  modo  degno  del  suo  grand'a- 
nimo  la  illustre  memoria.  La  regina  e  il 
governoa pubbliche  spese  ne  fecero  tra- 
sportare le  spoglie  a  Madrid,  ove  gli  fe- 
cero celebrare  soleunissimi  funerali,  de- 

VOL.  LXVIU. 


SPA  33 

cintandogli  un  conveniente  monumento. 
La  Civiliàcattolica,  a."  serie,  t.  'l,p.34  ' , 

fece  eco  ni  resto  d'Europa  in  altamente 
encomiarlo,  e  lamentarne  la  perdita,  ri  - 
levando  altresì  che  ili."  lavoro  clic  ma- 
nifestò la  vasta  capacità  e  la  svariata  e- 
1  udizione  di  lui,  come  statista  cattolico, 
vide  la  luce  nel  1 834-  sotto  il  titolo  di 
Consideraciones  salire  la  diplomaci/!  y 
su  injluencia  en  el  estado  politico  y  so- 
cial de  Europa  desde  la  1  evolucion  de ju  • 
Ho  basta  ci  tratado  de  la  quadrupla  a- 
lianca.  Fra  questo  lavoro  e  VEnsayo  so- 
brcel  Catolicismo^  Liberalismo^  il  So- 
cialismo, vanno  in  mezzo  molti  altri  lavo- 
ri di  minor  mole,  ma  non  di  minore  ri- 
levanza, i  quali  promettevano  scritture 
sempre  più  salutari.  L'essere  stato  eletto 
n  deputalo  del  parlamento  spagnuolo  , 
diede  al  Corlesil  destro  di  manifestare  ed 
iisufrultuare  quella  sua  sovrana  potenza 
oratoria,  la  quale  egli  volse  unicamente 
al  servigio  della  religione  cattolica,del  le- 
gittimo potere  e  della  sua  patria.  11  me- 
morabile suo  discorso  sopra  la  condizio- 
ne d'Europa, pronunziato  nel  1  85o, reste- 
rà a  perpetuo  monumento  della  podero- 
sa sua  eloquenza,  del  quanto  poco  egli  si 
confidasse  negl'  ingegni  costituzionali  e 
parlamentari,  e  del  come  severamente 
giudicasse  quel  partito  sedicente  mode- 
iato  e  liberti  no, che  tutto  promette  quan- 
do è  nulla,  e  nulla  sa  attendere  quando 
diviene  lutto.  La  provvidenza  gli  fece 
compiere  la  sua  luminosa  carriera, amba- 
sciatore a  Parigi,  in  quel  centro  e  diciam 
così  in  quel  cuore  del  la  colta  Europa.  Se 
ne  legge  la  necrologia  di  V.  Prinzivalli, 
negli  Annali  delle  scienze  religiose,  serie 
2.a,  1. 1  i,p.453.  Riuscendo  difficilissimo 
il  ricordare  i  principali  e  numerosi  pre- 
lati die  tanto  illustrarono  la  chiesa  di 
Spagna,. al  meno  di  roche  il  Ca  ideila,  Me- 
morie storiche  de' cardinali  di s.r.  Chie- 
sa,* tutto  il  pontifica  lodi  Benedetto  XIV 
ne  registrò  12]  nell'indice  delle  sue  no- 
tizie sopra  ognuno,  e  de'quali  tutti  io  fe- 
ci le  biografie,  come  de' seguenti  creati 

3 


3\  SPà 

dopo  l;il  Papa.  Cordova,  Spinola  de  la 
Cerila,  Boxadors,  Delgado ,7.tlada,  Lo- 
renzana,  Sentinanat,Despuig,  Qttevedo, 
Gardotjni,  Cebrian,  Borbone,  Bardaxy, 
In°uanzo,Cienfttegos,I\IarcoyCalalan. 
Il  regnante  Pio  PX neh  85oelevòal cardi- 
nalato G-GiuseppeBonnely  Orbe  arci  ve- 
scovo di  Toledo, eGiuda  GiuseppeRomo 
arcivescovo  di  iSYi7g/Ù7.De'cardinali  spa- 
gnuoli  due  fnrouo  innalzali  alla  cattedra 
di  s.  Pietro,  Calisto  III  e  Alessandro  l'I, 
de'quali  riparlai  per  le  loro  famigerate 
gesta  e  per  lo  zelo,  in  tanti  luoghi:  come 
principi  temporali  furono  assai  beneme- 
riti della  sovranità  della  s.  Sede,  inope- 
rocchèCulisto  III  propria  mente  diede  for- 
ma alla  Marina  pontificia,  di  che  nuo- 
\amenle  parlai  a  Soldato;  ed  Alessandro 
VI,  d'alta  mente,  forse  fu  ili. "Papa  che 
pose  i  suoi  successori  in  istato  di  figurar 
nel  mondo  come  sovrani  temporali  e  pos- 
senti. De'Papi  e  cardinali  portoghesi  ne 
trattai  a  Portogallo,  altra  parte  delle 
Spagne,  avvertendo  che  alcuni  chiama- 
ronospaguuolilaliPapie  cardinali.  Nella 
Spagna  vi  sono  io  università,  cioè  in  Ma- 
drid, Carcellona, Siviglia,  Valenza,  Gra- 
nata, Santiago  ossia  s.  Giacomo  di  Com- 
postella,  Salamanca,  Vagliadohd,  Sara- 
gozza ed  Oviedo,  a'quali  articoli  ne  feci 
cenno.  In  tutte  s'insegna  la  filosofia,  gli 
sludi  preparatori'!  eia  giurisprudenza.  La 
teologia  s'insegna  ne'seminari  conciliari 
e  nell'università  di  Madrid,  Vagliadolid, 
Saragozza,  Siviglia  ed  Oviedo.  La  medi- 
cina solo  nelle  7  università.  Trovo  in  u- 
na  statistica  deh  85 1, che  la  totalità  de- 
gli alunni  che  in  tale  anno  aveano  seguito 
il  corso  sia  nell'università,  sia  negl'istitu- 
ti d'insegna  mento  seconda  ri  o.collegi  e  se- 
minari, ascende  a  2  1,904:  de'quali 45  16 
in  Madrid,  2907  in  Barcellona,  25o5  in 
Vagliadolid,  2453  in  Siviglia,  2275  in 
Valenza,  1  71  lin  Granata,  1 45 1  in  Sara- 
gozza,! 4>  q  in  Composlella,  1  0  i4  in  Sa- 
lamanca, e  81  3  in  Oviedo.  Seguirono  i 
corsi  di  filosofia  12, f)8  1  alunni,  nelle  fa- 
coltà di  lettere  5089,  nella  teologia  1 486, 


SPA 
nella  giurisprudenza  ic)3  1,  nella  medici- 
na 1  i1" 6,  nella  chirurgia  5.1 1,  nella  far- 
macia 480.  Inoltre  sonovi  le  scuole  e  gli 
studi  speciali  degl'ingegneri  di  ponti  e  ca- 
nali, di  miniere,  di  monti,  di  marina,  ve- 
terinaria, notariato,  scuole  normali  ,  di- 
segno, musica  e  declamazione  ,  taxider- 
mia,  e  flebotomi  e  infermieri.  Nehttft) 
il  governo,  per  cura  del  general  Narvaez  e 
con  felice  idea,  die  nuova  prova  del  suo 
desiderio  di  promuovere  i  progressi  del- 
leumane cognizioni  nella  penisola, crean- 
dovi un'  accademia  reale  delle  scienze  , 
consagrata  come  quella  che  esiste  in  Fran- 
cia sotto  lo  stesso  nome,  ad  uno  studio 
profondo  e  alla  diffusione  delle  scienze  e- 
satte,  fisiche  e  naturali.  Questa  istituzio- 
ne, uella  quale  si  vollero  riunire  gli  uo- 
mini che  più  meritarono  nel  loro  paese 
per  lavori  scientifici,  fu  data  a  presiedere 
al  general  Za  reo  della  Valle,  comandante 
in  capo  il  corpo  del  genio,  di  cui  l'Europa 
couosce  lo  zelo  ardente  e  illuminato,  e  i 
molti  servizi  resiagli  ufli/.iali  posti  sotto 
lasua  direzione. L'accademia  delle  scienze 
di  Spagna  si  compose  quindi  di  3o  mem- 
bri ordinari  e  di  membri  corrispondenti, 
di  cui  un  certo  numero  si  scelse  fra  i  più 
distinti  scienziati  esteri  delle  nazioni  prin- 
cipali d'Europa  e  d'America.  Esordi  l'ac- 
cademia spaglinola  col  proporre  un  pre- 
mio di  6000  reali  e  una  medaglia  d'oro 
da  conferirsi  all'autore  della  miglior  me- 
moria sopra  gì'  insetti  che  nuocciono  in 
Ispagna  all'olivo,  alla  vite,  al  carrubo, al 
melo  ea'loro  frulli.  L'accademia  accordò 
parimenti  per  accessit  una  medaglia  d'o- 
ro. Contami  inoltre  nella  Spagna  accade- 
mie regiedi  lingue, distoria, di  belle  arti, 
di  medicina,  di  scienze  naturali,  stabilite 
a  Madrid  e  in  altre  città;  il  collegio  dei 
nobili,  quello  di  s.  Isidoro,  e  altri  stabili- 
menti d'istruzione  mantengonsi  nella  ca- 
pitale del  governo  e  altrove;  devonsi  alle 
61  società  economiche  fondale  nelle  di- 
verseciltà  alcune  istituzioni  perle  scienze 
esalte  e  naturali,  e  tra  le  altre  il  semen- 
zaio diSautandcr  e  il  giardiuo  delle  piaule 


SP  A 
esotiche  di  s.  Luoar  «li  Barrnmeda,  Ma 

eziandio  ne'  incordati  miei  articoli  delle 
città  arcivescovili  e  vescovili  ili  Spagna, 
ed  anche  delle  altre  di  sua  monarchia  , 
non  manco  di  fàrparoladeglistabilimenti 

d'ognispecied'insegnamento,  di  cospicue 
biblioteche  e  preziosi  archivi,  ed  ancora 
de'musei  e  gabinetti  che  posseggono.  Un 
museo  unico  nel  suo  genere  è  aperto  al 
pubblico  di  Madrid.  Questo  museo,  ap- 
partenente al  duca  d'Hijar,  si  compone 
della  collezione  completa  de'coslumi  dei 
quali  da  più  di  4  secoli  tutte  le  regine  di 
Spagna  sono  vestile  il  giorno  della  festa 
de'Keo  Epifania,quando  presentano  l'of- 
ferta di  3  calici  d'oro,  contenenti  oro,  in- 
censo e  mirra,  in  memoria  delle  oblazio- 
ni latte  a  Gesù  Cristo  bambino  da'ss.  Re 
A/agi  (?'.).  Questi  vasi  sagri  sono  quindi 
donati  alle  chiese  designate  dalle  regine 
stesse.  La  presentazione  si  fa  dalla  regina 
nella  sua  cappella  reale,  e  riceve  l'offer- 
te il  patriarca  dell'Indie.  In  Ispagna  l'uso 
vuole  che  in  quella  festa  la  regina  regnan- 
te si  vesta  interamente  a  nuovo,  e  die  in 
virtù  d'  un  privilegio  che  risale  a  epoca 
immemorabile,  tutti  gli  abiti  portati  dal- 
la sovrana  nell'Epifania  appartengano  di 
pieno  diritto  alla  famiglia  ducale  d'Hijar, 
acuì  debbono  essere  rimessi  solennemen- 
te. Neh 853  questa  ceremonia  ebbe  luo- 
go a'27  gennaio  per  la  toletta  ossia  ab- 
bigliamento cbela  regina  Isabella  II  por- 
tava nell'Epifania.  Si  compose  il  vestiario, 
d'una  veste  di  raso  bianco  con  volanti  lil- 
la, d'un  velo  di  merletto,  degli  accessori! 
còme  cappello,  guanti,  fazzoletto  ec,  e 
degli  abiti  di  sotto.  Fu  tiaspoi  tato  da  due 
commissari  della  corte  in  una  carrozza 
reale  scortata  da  un  distaccamento  d'ala- 
bardieri al  palazzo  del  duca  d'Hijar,  che 
secondo  l'uso  lo  ricevè  nella  sua  gran  sa- 
la, ov'era  assiso  sotto  un  baldacchino  in 
gran  tenuta  di  luogotenente  generale,  e 
circondato  da  tutta  la  sua  famiglia.  Indi 
il  duca  immediatamente  fece  situare  il  ve- 
stiario nella  magnifica  galleria  contenen- 
te quelli  delle  altre  regine,  e  poi  ammise 


S  P  A  35 

il  pubblico  a  veder  si  curiosa  e  sontuosa 
collezione» 

Il  cristianesimo  fu  nella  Spagna  intro- 
dotto sino  dalla  sua  nascita.  L'invasione 
de'gotie  degli  svevi  condusse  nella  regio- 
ne l'arianesimo,  che  non  fu  da  questi  con- 
quistatori abiurato  se  non  verso  il  5oo. 
Recarono  i  mori  l'islamismo,  che  non  tar- 
dò  a  confondersi  colcristianesimo;  gli  spa- 
glinoli divenendo  insensibilmente  in  gran 
parte  mussulmani,  finché  lo  zelo  religio- 
so di  Ferdinando  V  e  d'Isabella  I,  tro- 
vando la  falsa  religione  del  sedicente  pro- 
feta Maometto  stabilita  ovunque  a  Tea- 
no dominato  i  mori,  questi  debellati,  fe- 
cero nuovamente  trionfare  la  credenza 
cristiana.  La  religione  cattolica  tuttora  è 
la  sola  tollerata  in  Ispagna,  ed  il  regno  li- 
no ah  85 1  e  al  concordato  concluso  tra 
la  s.  Sede  e  la  regina  regnante,  restò  di- 
viso negli  arcivescovati  di  Toledo,  Sivi- 
glia, Compostila  ossia  Santiago,  Gra- 
nata, Burgos,  Tarragona,  Saragozza  e 
Valenza:  l'arcivescovatodi  Toledo  porla 
il  titolo  di  primate  delle  Spagne.  A  Pri- 
mate parlai  de'diversi  primati  ch'ebbero 
le  Spagne,  come  di  Siviglia,  di  Tarrago- 
na, ma  con  dignità  personale,  di  tutta  la 
Spagna  essendo  stato  fatto  l'arcivescovo 
di  Toledo.  L'arcivescovo  di  Draga  è  pri- 
mate del  Portogallo  (A'.), regno  indipen- 
dente dalla  Spagna,  ma  facente  parte  del- 
la penisola  e  delle  Spagne.  Fero  quando 
l'attualearcivescovo,cardinaI  Pietro  Pao- 
lo de  Figueredo  di  Cimba  e  Mello,  rice- 
vè genuflesso  l'imposizione  della  berret- 
ta cardinalizia  dalle  mani  della  regina  Ma- 
ria II,  nel  discorso  ebe  quindi  pronunziò, 
e  riportatone!  n.°35  del  Giornale  di  Ro- 
ma 1 85 1  ,disse  queste  parole. vEsen te  mai 
sempre  d'ambizione,  se  oggi  mi  glorio  di 
questa  dignità,  si  è  per  lo  splendore  e  lu- 
stro che  ne  ridonda  alla  s.  chiesa  di  Bra- 
ga. Qwesla  Fri  mate  delle  Spagne,  nel  lun- 
go novero  e  splendido  de'suoi  arcivesco- 
vi, ne  conta  4  fregiati  della  porpora  car- 
dinalizia". Inoltre  il  regno  di  Spagna  ha 
i  seguenti  vescovati,  sulfraganei  de'sud- 


36 


SPA 


delti  metropolitani;  le  variai  ioni  avvenu- 
te dopo  licitalo  concordato,  Ir  unióni,  le 
nuove  erezioni,  la  circoscrizione  di  dioce- 
si e  assegnazioni  de'suffraganei,  lo  stabi- 
limento e  trasferimento  d'alcune  sedi  in 
altri  luoghi,  le  dirò  parlando  di  esso  in 
line.  Albarazin,  Almeria,  Aslorga,  A' 
vita,  Badajoz,  Barbaslro,  Barcellona  , 
Cadice,  Calahorra  e  Calzatiti,  Carlagc- 
ii a,  Città  Rodrigo,  Cordova, Caria, Cucii- 
ca,Girona,GuadixJIuesca,Jaca,Jaen, 
Iviza  ovvero  lvica,  Lerida,  Lago,  Ma- 
forca,  Malaga,  Minoica,  Mondonedo, 
Orcn  se,  Ori  lincia  tOsnia,  Valencia,  Pani' 
piotiti,  Placencia,  Salamanca,  Sanlan- 
der,  Scgoi  ve,  Segovia,  Siguenza,  Solso- 
na,Tarazona,  Temei,  Torlosa,  Tudela, 
Tuy,  Urgfl,  f  ' alladolid  ovvero  Vaglia- 
doliti,  Fieli,  Zamora.  Vi  sono  purei  ve- 
scovati già  esenti  di  Leon  e  di  Oviedo,  e 
siccome  erano  immediatameute  sospetti 
alias.  Sede,  pel  concordalo  hanno  cessa- 
to di  esserlo.  Tutte  le  ricordate  sedi  ar- 
civescovili e  vescovili,  avendo  articoli  in 
questa  mia  opera,  in  essi  descrissi  anco- 
ra le  notizie  storielle, civili  ed  ecclesiasti- 
che d'ognuna,  compendiosamente  e  iu- 
sieme  a'concilii  in  essi  celebrati.  Inoltre 
appartengono  alla  monarchia  i  seguenti 
vescovati  earcivescovati,  ne'quali  artico- 
li pure  tenni  l'accennato  sistema  descrit- 
tivo. Neil'  A fiicaoOcea no  Atlantico,  Celi- 
la un'ila  a  Cadice  dal  concordato,  ma  con 
vescovo  ausiliare,  Canarie  (anche  l'isole 
Canarie  hanno  l'articolo), e s.  Cristo/o- 
rode  Laguna  nell'isola  Teneriffe,dal  con- 
cordato unito  a  Canarie, ma  con  vescovo 
ausiliare.  Nell'Asia,  o  come  vogliono  alili 
geografi  nell'  Oceania,  l'isole  Filippine 
(/'.)  hanno  i  vescovati  di  Caco res, Nome 
di  Gesii,  Segovia  Nuova,  e  l'arci  vescova- 
todi  A/rtm7<j,  enei  iparlai  a  Oceani  a.  Nel- 
l'America meridionale  vi  sono  i  vescova- 
ti di  s.  Cristoforo  de  Avana,  Portorico, 
e  l'arcivescovato  di  s.  Giacomo  di  Cuba. 
Finalmente  vi  è  nella  Spagna  il  patriarca 
ileìV Indie  occidentali,  nel  quale  artico- 
lo la  dichiarai  dignità  senza  chiesa,  mao- 


SPA 

norilìcenlissima  per  le  prerogative  che 
i  i  unisce  di  cappellano  maggiore  della  le- 
gia  cappella,  di  vicario  generale  de'reali 
eserciti,  i  ."elemosiniere,  gran  cancelliere 
degli  ordini  di  Carlo  III  e  d'Isabella  la 
Cattolica.  Alla  serie  che  ne  formai  nel  ci- 
tato articolo,  aggiunsi  a  Patriarca  Posa- 
eia  fido  nel  1847;  Pei" sua  morte  qui  ag- 
giungo l'odierno  mg.r  Tommaso  Iglesias- 
y-Barcones  di  Villafranca  di  Vierzo,  già 
cantore  e  dignità  di  quell'abbazia,  indi 
preconizzalonel  concistoro  de'20  maggio 
j  8  ">o  vescovo  di  Mondonedo,  ed  in  quel- 
lo de'sysettembrei  8  5?  patriarca  dell'in- 
die occidentali,  quindi  gli  fu  conferita  la 
carica  di  vicario  generale  dell'armala  e 
della  flotta,  e  come  delegalo  apostolico 
esercita  la  giurisdizione  ordinaria  sopra 
toltele  truppe spagnuole.  Nei  vol.XLVT, 
j>. 83, riportai  il  uoverode'monasleri  con- 
c\±loi\al\  nutliitsdiorccsiscWeiaiìo  restati 
nella  Spagna.  Degli  ordini  religiosi  d'am- 
bo i  sessi  nella  medesima  istituiti  o  in  essa 
intiodotli,  ed  ove  tanto  immensamente 
fiorirono  per  santità  di  \ita,  virtù  e  pro- 
fondo sapeie,a  lutti  i  loro  articoli  ne  trat- 
to, rilevando  ancora  le  particolari  congre- 
gazioni o  provincie di  Spagna.  Alcuni  ge- 
nerali regolari  e  indicati  nel  voi. XX  VI, p. 
I  35  e  altrove,  erano  grandi  di  Spagna  e 
ne  godevano  le  prerogative.  Per  fatalità 
del  regno,  le  deplorabili  rivoluzioni  sop- 
pressero i  monasteri  e  i  conventi,  i  reli- 
giosi e  religiose,  ben  a  ragione  compian- 
ti e  deplorati  dai  buoni  spaglinoli.  Tale 
misura  portò  uua  ferita  gravissima  agli 
ordini  del  clero  cattolico,  depauperalo  e 
vilipeso,  già  sì  florido  e  illustre  in  Ispa- 
gna.Peraveiei]  celebre  ab.  GaetanoCen- 
ui  pubblicato  in  liomn  nel  1  J^i:  De  an- 
tiauitale  Ecclesiae  Hìspanae  disserlalio- 
nes  in  iluos  tomos  distribulae.  Iis  prat- 
ili itlilur  codex  vele  rum  e  a  nomini  Eccle- 
siae Hispanae, quoti  illustra  tur  antiqui* 
tas  Ecclesiae praeser Lun occidenlalis j  a- 
cremenle  gli  fu  risposto  colla  seguente  o- 
pera,di  cui  rende  ragione  il  Giornale  dei 
letterati  Cli  Roma  del  i?53.   f'indiciae 


SI»  A 

anliquUatum  monasticarum  ilispaniac 
tldversu*  Cajttuniun  Ctnnium,  opera  et 
tliulio  il.  Gabrielis  M.  Scurinullii  abba- 
tisss.  FloraeelLuc.llaeord.  s.  Benedirti 
congregalionis  eassinensìs,  Anelli  i  753. 
La  Spagnaeisuoi  monarchifuronograu- 
demente  benemeriti  della  propagazione 
della  fede,  con  fondazione  di  vescovati,o- 
spizi  e  collegi  Deli' A  merica,  nelle  isole  Ca- 
narie, nelle  isole  Filippine,  ed  in  altre  re* 
gioni.  Fu  già  la  Spagna  tanto  cattolica  e 
zelante  della  purità  della  fede,  che  la  dif- 
fuseancora  nelle  missioni;  e  la  pietà  e  mu- 
nificenza regia  manteneva  quelle  delThi- 
bet  e  permetteva  le  questue  uel  Messico 
desliuatea  tovveoire  quella  cristianità. la 
Madrid  vi  ebbero  collegi  gì'  irlandesi  e 
gl'inglesi,  e  nel  suburbano  era  vi  un  ospi- 
zio addetto  a'  minori  francescani  per  le 
comunicazioni  delle  missioni.  In  Vaglia- 
dolid  vi  ebbero  collegi  gl'inglesi,  gli  scoz- 
zesi e  gl'irlandesi.  In  Siviglia  ne  esisteva 
pure  per  gl'inglesi, iuSalamanca  per  gl'ir- 
landesi, cos'i  a  Composlella  per  gl'irlan- 
desi,! quali  l'ebbero  inoltre  ad  Alcali»  di 
Henares.  Gli  alunni  di  tutti  questicollegi 
divenivano  ministri  e  operai  apostolici 
per  le  loro  regioni.  Il  p.  Antonio  Linaz 
mi  noie  osservante,  prefetto  delle  missioni 
del  suo  ordine  nelle  Indie  occidentali,  do- 
po aver  eretti  in  collegi  di  missioni  alcu- 
ni conventi  ne'dominii  del  re  di  Spagna, 
per  educare  i  religiosi  da  impiegarsi  nel- 
la conversione  de'popoli,  neottenne  l'ap- 
provazione dalla  congregazione  di  pro- 
paganda//^. Se  ne  conoscono  3:  uno  era 
nel  convento  delloSpiritosantodel  Mon- 
te nella  diocesi  di  Valenza, altroin  Eslre- 
madura  nel  convento  della  Madonna  de- 
gli Angeli,  altro  di  s.  Michele  d' Escor- 
naboa  nella  diocesi  di  Tarragona.Ma  per 
le  ultime  funeste  vicende,  anche  que're- 
Jigiosi  dovettero  fuggire  e  si  salvarono 
miracolosamente  in  Italia)  La  famosa  Gi- 
bilterra, che  descrissi  nel  voi.  XXXV,  p. 
i  63,  dopo  ceduta  dallaSpagna  all'Inghil- 
terra, continuava  a  dipendere  nello  spi- 
rituale dal  vescovo  di  Cadice,  finché  nel 


S  P  A  37 

1S17  vi  fu  istituito  il  vicariato  aposto- 
lico. In  Alatimi  presso  il  sovrano  risiede 
110  prelato  arci  vescovo///  puntini,  in  qua- 
lità ili  nunzio  apostolico  della  s.  Sede, ed 
ha  giurisdizione  su  quella  chiesa  degl'i- 
taliani, di  proprietà  della  s.  Sede,  in  uno 
all'ospedale  e  al  palazzo  ilei  nunzio,  e  di 
tutto  feci  cenno  ne' voi.  VI,  p.  (*>.?, XLI,p. 
i  i  i.Iuljarcellona  vi  è  un  console  genera- 
le pontifìcio  residente,ed  in  Cadice  e  Va- 
lenza vi  sono  altri  consoli  residenti.  Ad  i- 
stanzadiCai  Ioli I, nel  177  iClementeXI  V 
con  brevede'26  marzo,  gli  compartì  l'au 
torizzazione  di  creare  una  rota  di  giudici 
spagnuoli  in  Madrid,  riservando  al  nunzio 
pontificio  la  giurisdizione  contenziosa  ,on« 
ile  fu  chiamato  il  tribunale  delia  rota  del- 
la nunziatura  apostolica  di  Madrid,  e  ven- 
ne formata  di  G  giudici  per  sbrigare  gli 
affari  ecclesiastici  della  Spagna.  Quindi 
Carlo  IV  domandò  e  ottenne  da  Pio  VII 
la  facoltà  di  aumentare  tale  tribunale  di 
due  altri  giudici,  acciò  si  componesse  di 
8,  come  si  legge  nel  breve  Justitiae  fa- 
cilìus  retinendae,  de'23  dicembre  1  800, 
Bull.  Rom.  coni,  t.i  1,  p.  97,  col  quale 
il  Papa  creò  per  giudici  i  due  ecclesiastici 
nominati  dal  re,  cioè  de  llobles  arcidia- 
cono della  cattedrale  di  Toledo,  e  de  Al  • 
dama  canonico  di  quella  di  Cordova.  Ma 
adonta  di  questa  concessione,  narra  l' Ai- 
tami nella  Storia  di  Pio  F/f,  t.  r ,  cap.  1 7, 
the  a'g  ottobre  1801  il  cav.  Vai-gas  mi- 
nistro di  Spagna  in  Roma  domandò  al  Pa- 
pa: Che  il  nunzio  non  avesse  alcuna  giu- 
risdizione contenziosa  in  Madrid,  e  l'au- 
torità sugli  ordini  regolari,  e  che  la  sua 
rappresentanza  si  limitasse  agli  odici  di 
un  semplice  ambasciatore  di  sua  Santità 
come  principe  temporale,  oda  quelli  d'un 
legato  del  primato  e  del  capo  della  Chie- 
sa, inviato  in  [spagna,  perchè  la  sua  pre- 
senza vi  significasse  la  comunione  della 
chiesa  spagnuolacol  centro  dell'unità, che 
è  la  chiesa  romana.  Che  il  Papa  Dominai 
se  un  prelato  spagnuolo,  proposto  dal  re, 
e  che  a  lui,  unito  al  tribunale  della  rota, 
si  attribuisse  la  giurisdizione  coulenzio* 


33  S  P  A  S  P  A 

sa  indipendenlementedal  nunzio.  Clicnei  que  altra  maniera  di  considerare  le  cose 
giudizi  si  tenessero  le  forme  e  l'ordine  è  contraria  alla  disciplina  ecclesiastica,  ed 
che  sono  in  vigore  ne'  tribunali  ordinari,  assurda  per  se  stessa.  Per  riguardo  alla 
Dappoiché  asseriva  il  ministro,  che  un  nomina  del  prelato  spagnuolo,  ove  la  si 
giudice  nazionale  conosce  la  patria  legis-  concedesse,  bisognerebbe  che  il  Papa  a- 
(azione,  i  costumi, il  merito, le  opinioni  del  vesse  in  Madrid  due  legati:  uno  di  no* 
litigante,  del  colpevole,  de'testimoni.  Un  me,  assolutamente  senza  pio,  l'altro  ef- 
giudice  straniero  deve  associarsi  ad  un  u-  l'etti vo,  ma  straniero.  Sua  Santità  potrelv 
ditore  spaglinolo,  e  quindi  almeno  indi-  be  levare  al  suo  ministro  le  facoltà  che 
rettamente  rinunzia  alla  sua  autorità.  E  gli  spettano?  Non  si  ravvisa  la  sconvenien- 
potrebbe  egli,  aiutalo  ancora  da  questo  za  di  un  tale  sistema?  Non  si  vede  1' e- 
uditore,  sentenziare  come  lo  farebbe  un  ridente  lesione  de'diritti  della  s.  Sedei!  lì 
corpo  nazionale  ,  le  cui  cognizioni  sono  per  rispetto  all'  introduzione  ne'  giudizi 
tanto  estese?  Pio  VII  affidò  l'alfa  re  al  car-  ecclesiastici  della  pratica  e  delle  forme  u- 
dinal  Consalvi  segretario  di  stato,  il  qua-  sate  ne9  tribuna  li  spagnuoli,  se  trattasi  di 
le  die  quella  risposta  che  testualmente  ri-  discutere  punti  importanti,  si  sa  essere 
porta  egiustamente  loda  l'Artaud.  In  so-  stati  dal  diritto  canonico  trasportati  nei 
slanzaegliconclu-e.Senzaportarcia  tempi  tribunali  civili  molli  modi  di  facilità  per 
troppo  lontani,  si  ponno  porre  innanzi  dettare  i  giudizi  e  per  renderli  più  uti- 
al  relè  ordinanze  concernenti  il  tribunale  li.  Inoltre  le  cause  ecclesiastiche  sono  di 
della  nunziatura  pubblicate  in  Madrid  nel  un'indole  ben  diversa  da  quella  delle  ci- 
1G40  e  1  64 1  col  consenso  di  Filippo  IV,  vili.  E  la  sloria  c'insegna,  che  giammai 
che  le  confermò  d'accordo  con  Urbano  giudici  civili  non  hanno  meritato  tanti  e- 
VIII.  Fu  in  appresso  sottoscritto  un  con-  Iogi,se  non  allorquando  hanno  essi  adot- 
cordato  a' 17  giugnoiyiy  fra  Clemente  tate  ne'loro  giudizi  le  forme  dei  giudizi 
XI  e  Filippo  V,  in  conseguenza  del  qua-  religiosi.  Sua  Santità  non  dubita  punto 
le  il  nunzio  fu  reintegrato  in  tulli  i  suoi  che  la  pietà  del  re  non  accolga  queste  ra- 
dirilti  e  uffici.  Un  2. °  concordalo  sotto-  gioni  ;  e  desidera  che  le  cose  restino  al 
scritto  nel  1737,  confermò  le  medesime  punto  nel  quale  si  sono  lasciate  da'suoi 
disposizioni.  Finalmente  Clemente  XIV  antecessori.  Già  il  ministro  avea  ricevu- 
creò  una  rota  di  giudici  spagnuoli,  riser-  to  un  altro  rifiuto  alla  domanda  chei ve- 
vando  al  nunzio  la  giurisdizione  conleu-  scovi  avessero  il  ditittodi  decretare  su  tot» 
ziosa.  I  Papi  aver  fatto  innumei  abili  sa-  te  le  dispense  relative  a'matrimoni,  sulle 
grifizi  per  soddisfare  alle  domande  de're  sccolarizzaz'oni,  sugl'indulti  d'oratorio, 
di  Spagna,  e  ad  essi  furono  fatte  più  con-  ec.  ;  ad  onta  che  la  Spagna  in  virtù  dei 
cessioni  che  ad  alcun' altra  potenza.  La  concordati  del  1  753  edel  1  780  avea  gua- 
sovranità  del  Papa  non  essere  che  secon-  rentiti  tulli  i  diritti  della  s.  Sede.  Se  il 
claria,  a  confronto  del  suo  sommo  apo-  Papa  avesse  conceduti  alla  Spagna  tali 
stolato  :  il  Papa  non  può  aver  che  min-  diritti,  sarebbe  stalo  costretto  accordarli 
zi;  questo  è  il  titolo  che  appartiene  a'suoi  poi  a  tutta  l'Europa,  li  ceutro  dell'uuio- 
ambasciatori.  E  questo  carattere  è  quel-  ne,  pel  bene  della  religioue  cattolica,  non 
lo  che  loro  fa  ottenere  ili. "grado.  I  Papi  dee  permettere  che  si  distruggano  i  di- 
faanno  sempre  invialo  legati  o  nunzi,  col  ritti  della  Chiesa.  Se  gli  altri  dispensas- 
r  tal  e  oggetto  di  vegliare  sugl'interessi  dei  sero,  lai.'1  autorità  non  si  troverebbe  con- 
caltolici  lontani  dalla  s.  Sede,  e  non  bau-  centrata  nel  solo  Papa.  Nella  rivoluzio- 
no giammai  avuto  l'idea  di  credere  pei  ciò  ne  fu  poi  dislru  Ito  anche  il  tribù  naie  dell.  1 
di  mostrare  parità  di  comunione  tra  la  rota  di  Madrid;  indi  con  decreto  speciale 
chiesa  romana  e  le  allre  chiese.  Qualuu-  della  regina  Isabella  II  neh 844  'u  iia~ 


S  I  A 
petto, e  siccome  dejure  n'è  il  presidente 
il  nunzio  apostolico,  e  questi  allora  non 
essendovi,  a  Gregorio  XVI  spettò  la  no- 
mina d'un  interino  vicegerente, quindi  il 
tribunale  nel  loglio  ><S47  venne  formal- 
mente ristabilito.  Quanto  a' prelati  /  di- 
tori  della  romana  rota,  e  al  privilegio  di 
nominarvi  duespagnuoli  il  re  di  Spagna, 
cioè  uno  nazionale  de'regui  di  Castiglia, 
e  l'altro  de'regni  d'Aragona,  riferisce  il 
Bernini,  Il  tribuna  le.  della  s.  Rota  romana 
p.  5o.  »  In  quest'  ultimo  il  cardinal  De 
Luca,  dir.  Rotti,  disc.  3?.,  n.°  17,  am- 
mette l'alternativa  da  eleggersi  sempre 
da're  di  Spagna,  ordinatamente  da  tutti 
li  3  regni  e  slati  d'  Aragona,  Valenza  e 
Catalogna.  Ria  il  saragozzano  Saia  via  so- 
stenendo ie  ragioni  della  sua  Aragona,  ri- 
solutamente impugna  tale  alternativa,  e 
dice:  »  Circa  liispanosnotanduin  est  cum 
IWaudosio  quod  unus  ex  Castella,  et  u- 
nus  ex  regno  Aragonum  desumi  tur.  Et 
observa ,  quod  non  dix.it  ex  regn'iSj  sed 
ex  regno, nec  est  necessarium,  ut  una  vice 
ex  provincia  Valenliae,  Calhaloniae  al- 
tera vice,  et  Aragoniae  altera  vicedesu- 
inalur,  quia  supremus  regni  aragonum 
senatus,  me  ab  ilio  ioauditorem  sacrae 
Iiotae  primo  gradu,  et  nemine  ex  Do- 
minis  discrepante,  semel,  et  iterum  regi 
nostro  proposilo  de  anno  162 3  censuit, 
eum  posse  elegi,  qui  sit  ex  regni s  arago- 
num, non  inibito  respectu  ad  alternali- 
vani,  quod  felici  electioni  maxime  esset 
nocibile,  quia  coarctarelur  ad  pauciores, 
et  casus  esset  contingibilis,  ut  praestan- 
tior  ad  illud  tribunal  reperiretur  in  uno 
regno,  tali  vice,  qua  regnum  illud  esset 
exclusum."  Due  sono  gli  uditori  di  ro- 
ta in  Roma  per  la  Spagna,  uno  cioè  pei 
regni  della  corona  di  Castiglia,  l'altro  per 
quelli  della  corona  d'Aragona,  i  quali  con- 
tinuarono ad  essere  nominati  e  presen- 
tali dal  re  al  Papa  che  li  conferma,  do- 
po l'unione  delle  due  corone  sotto  un  so- 
lo monarca.  L'ultimo  uditore  di  rota  per 
l'Aragona  fu  mg. r  Pietro  Giuseppe  d'A- 
vella- y-Navarro  di  Barcellona,  pieseu- 


S  P  A  3y 

tatODell83ldal  re  Ferdinando  VII  a  Gre- 
gorio XVI  che  lo  confermò,  morto  di  re- 
cente decano  della  rota.  Per  la  corona  di 
Castiglia,  la  regnante  regina  presentò  al 
Pontefice  Pio  IX  l'uditore  attuale:  quindi 
apprendodal  n.  y5del  GiornalediRonid 
del  1  8  ">3,ehed  Papa  con  biglietti  disegre- 
tena  di  sta  tosi  è  benigna  mente  degna  lo  di 
nominare  suo  prelato  domestico  d. Ema- 
nuele Uodi'iguez-y-Sauchcz canonico  del- 
la metropolitana  di  Granala, della  diocesi 
di  Malaga,  e  di  destinarlo  quindi  in  u- 
dilore  della  sagra  rota  romana  per  il  re- 
gno di  Castiglia.  Inoltre  in  Roma  la  Spa- 
gna pe'suoi  regni  avea  un  cardinal  Pro- 
tettore, che  Morcelli  chiamò  Regnorum 
Hispanicorum  in  Urbe  Patronusj  e  tut- 
tora essa  tiene  presso  la  santa  Sede  ora  un 
ambasciatore,  ora  un  ministro, edal  pre- 
sente un  inviato  straordinario  e  ministro 
plenipotenziario  di  Residenza  {t7.).  Nel 
voi.  1,  p.  "òoi  parlai  della  lite  insorta  sul- 
la precedenza  nelle  cappelle  pontificie  tra 
gli  ambasciatori  di  Castiglia  e  d'Aragona, 
e  ai  1 .° fu  data  la  preminenza.  Feci  pure 
ricordo  della  controversia  nata  nel  conci- 
lio di  TrentOjSiilla  precedenza, tra  l'amba- 
sciatore di  Spagna  e  quello  di  Francia,  in 
favore  del  quale  fu  risoluta.  A  Poste  pon- 
tificie dissi  di  quelle  che  in  Piomaavea- 
no  gli  ambasciatori  di  Spagna,  per  le  par- 
ticolari loro  lettere,  nel  decoroso  palaz- 
zo proprio  della  legazione  spagnuola,  che 
die  il  nome  alla  Piazza  di  Spagna  (Ir.). 
In  Civitavecchia  la  Spagna  tiene  un  con- 
sole residente,  ed  in  alili  luoghi  dello  sla- 
to pontificio  vice-consoli.  Per  lo  studio 
delle  belle  arti  ,  la  Spagna  mantiene  iu 
Roma  degli  spagnuoli  a  tale  effetto  pen- 
sionati e  prò  vigiona  ti.  Narra  il  Nibby,  Ro- 
ma nell'anno  i838,  che  d.  Ferdinando 
Preziado  in  una  sua  lettera  stampata  fra 
le  pittoriche,  ricorda  uno  stabilimento  di- 
retto a  far  rifiorire  le  belle  arti  in  quel- 
le parti  dove  si  vedevano  smarrite.  Ag- 
giunge quindi  che  l'accademia  reale  di 
s.  Ferdinando  in  Madrid,  che  ideò  Fi- 
lippo V  ed  eresse  e  dolo  il  iìglio  Ferdi- 


4<)  STA 

nando  Vi,  mandava  a  studiare  in  Roma 
•vari  giovaci  di  spinto  pensionali.  Que- 
sti (in  da  principio  si  sceglievano  a  loro 
talento  il  maestro;  aveano  però  lutti,  con- 
forme dice  il  Preziado,uu  direttole  incari- 
cato di  rivedere  e  osservare  le  opere  loro. 
Il  Rollali  chiamò  questa  unione  di  giova- 
ni Accademia  di  Spagna;  Lanzi  segui  la 
stessa  sentenza, e  di  più  asseù  che  fu  (on- 
data  du'due  re  ricordali;  però  in  segui- 
to su  tal  puntosi  disdisse.  In  lutto  la  Spa- 
gna non  ha  in  Roma  un'  accademia  [uo- 
pi iamenle,  come  sarebbe  quella  di  Fran- 
cia, ma  in  essa  tiene  alquanti  giovani  prò- 
vigionati  che  si  occupano  in  perfezionar* 
si  nelle  3  arti  del  disegno,  diletti  ne'loro 
sludi  da  mi  artista  di  bella  fama  e  con- 
nazionale,  col  nome  di  direttore  de'regi 
pensionali  in  Roma.  Quivi  da  tempo  an- 
tichissimo la  Spagna  possiede  chiese  na- 
zionali, ospizi,  ospedali,  benefici  stabi- 
limenti, die  sono  monumenti  della  pietà 
spaglinola.  Già  nel  secolo  XI  gli  spaglino- 
li aveano  la  chiesa  e  ospizio  di  s.  Gia- 
como pei  pellegrini  che  si  recavano  per- 
la visita  de'  santuari  in  Roma,  presso  e 
contiguo  al  Colosseo,  ue'cui  archi  si  (or- 
mavano i  corridori  dell'ospedale,  luoghi 
governali  dal  propi  io  sodalizio  di  Saucta 
Sancto/  tuli,  il  quale  n'era  divenuto  pro- 
prietario, e  sotto  la  denominazione  e  pro- 
tezione di  S.Giacomo  apostolo  delle  Spa- 
gne; nella  chiesa  aveano  luogo  solenni 
(unzioni,  coli' intervento  del  magistrato 
e  popolo  romano,  ed  ivi  il  nuovo  Papa 
assumeva  gli  abiti  pontificali  per  recar 
si  processionalmente  alla  basilica  Late- 
ranense  per  prenderne  possesso,  e  poi 
tornava  a  deporti.  Vi  si  portava  ancora 
per  alile  festività,  e  indossati  con  solen- 
nità gl'indumenti  pontificali,  passava  in 
detta  basilica;  e  di  tulio  ne  parlai  nel  voi. 
LX11,  p.  r-2.  La  chiesa  fu  atterrata  nei 
sooi  avanzi  nel  18  i5,dopo  essere  slate  lu- 
cidale e  delineale  conio  disegni  le  mi- 
gliori tra  le  Mie  importanti  e  auliche  pit- 
ture che  Torna  vano,  delGiotto  e  sua  scuo- 
la. 1. "La  Presentazione  al  Tempio,  2.°lo 


SFA 

Sposalizio,  3.  la  Visitazionedella  B.  Ver- 
gine, tutte  grandi  come  lo  fola  4-' del- 
la colossale  figura  di  s.  Giacomo  seden- 
te col  burdone  e  un  libro;  altri  4  d'u- 
ni l'or  ine  grandezza  la  teral  mente  esprime- 
vano altrettanti  miracoli  del  s.  Apostolo, 
con  contorni  e  bordure;  la  q."  lappi  esen- 
tava Gesù  in  croce,  colla  B.  Vergine  e 
s.  Giovanni;  la  10/  il  Salvatore.  Altre  pit- 
ture portavano  l'elligie  de'pellegrini  spa- 
glinoli genuflessi,  vestiti  con  costume  na- 
zionale, il  che  conferma  l'alloggio  che  ivi 
prendevano  nella  loro  venuta  in  Roma, 
e  che  vi  aveano  la  loro  confraternita.  Il 
Cancellieri  nelle  Notizie  isloriche  di  s. 
Tommaso  degli  spagnuoli  o  della  Ca- 
tena,  delta  poi  dei  ss.  Gio.  e  Petronio 
de  bolognesi ',  situata  incontro  a  un  fian- 
co del  palazzo  Farnese  in  Roma  ,  nella 
strada  chiamata  del  Mascherone,  riferi- 
sce. Che  il  Signorile  nel  mss.  delle  Cine- 
se di  Roma  dedicato  a  Martino  V,  no- 
mina Ecclesiarii s.  Thomaede Hispanis; 
ed  anche  Martinelli,  Romasacra,  lo  chia- 
ma S.  Thomae  delti  spagnoli  in  regio- 
ne Areolae  seu  Arenulae  o  Regola;  come 
pure  il  Ciampiui,  De  Vice- cancellano, 
et  de  ecclesiis  s.  Lanrentio  in  Damaso 
deservie.ntibus j  e  così  il  Bovio,  La  pie- 
là nella  chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Dama- 
so, e  di  little  le  sue  chiese  figliali ,  tale 
essendo  questa  di  s.  Tommaso  della  Ca- 
tena. Fu  così  chiamata  perchè  vi  era  una 
compagnia,  i  di  cui  fratelli  si  disciplina- 
vano con  una  catena  di  ferro,  e  derivata 
probabilmente  dalle  primitive  confrater- 
nite de'battuti  o  flagellanti.  La  chiesa  era 
parrocchiale  antica,  e  nel  giovedì  santo 
soleva  rappresentare  il  s.SepoIcrocustodi- 
to  da  uomini  vestili  da  soldati,  che  pei 
la  loro  singolarità  attiravano  un  gran  nu- 
mero di  spettatori.  Gregorio  XIII  sop- 
pressela parrocchia, eda  S.Giovanni  del- 
l' Ospeda  le  de' he  ufi  a  lelli,  nel  1  58  1  vi  tra- 
sporlo la  patria  confraternita  de'bologue- 
si,  i  quali  dedicarono  la  chiesa  a'Ioro  santi 
protettoli  e  la  rifabbricarono.  Da  questi 
cenni  e  da  alcuni  documenti  pubblicati 


SPA 

da  Cancellieri,  si  rileva  che  la  chiesa  di 
s.  Tommaso  eia  della  nazioue  spagnuo- 
la  anticamente,  e  che  già  esisteva  ne'pi  imi 
anni  del  secolo  XV.  Il  Piazza,  Eusevo- 
iogio  romano,  trai,  2,  cap.  9:  dello  spe- 
da le  dis.  Giacomo  degli  spaglinoli  a  piaz- 
za Navona,  racconta  che  nell'anno  santo 
i45o  fu  eretto  in  Roma  tale  ospedale  a 
benefìzio  della  nazione  spagnuola,  dad. 
Alfonso  de  Paradinas,  vescovo  di  Città 
Rodrigo,  il  quale  con  generosa  pietà  fece 
edificare  la  chiesa  e  lo  spedale,  a  mbedue 
con  regia  magnificenza  e  splendore;  ed 
ordinò  che  nell'ospedale  fossero  ricevu- 
ti lutti  i  poveri  pellegrini  de'reami  di  Spa- 
gna, i  quali  per  la  loro  divozione  a  s.  Pie- 
tro, dal  cui  zelo  riconoscevano  l'introdu- 
zione della  fede,  venivano  in  Roma  a  ve- 
nerarne i  sagri  Elimina  e  gli  altri  luoghi 
santi,  ovvero  ancora  per  qualche  interes- 
se e  aliare  colla  s.  Sede;  e  che  loro  fos- 
se dato  cortese  alloggio  e  vitto  almeno  per 
3  giorni o  più,  tanto  agli  uomini  che  alle 
donne.  Che  neh'  ospedale  si  ricevevano 
ancora  i  poveri  infermi  o  feriti  nazionali 
(propriamente  appai  tenenti  alla  corona 
di  Castiglia)  fino  alla  loro  guarigione;  es- 
sendo corredato  di  tutto  l'occorrente,  con 
propri  medici,  chirurghi  e  infermieri;  a- 
vendone  cura,  come  dell'amministrazio- 
ne de'  beni,  e  dell'ufììziatura  della  chie- 
sa, la  propria  confraternita  nazionale.  In 
quest'ospedale  alloggiò  s.  Ignazio  fonda- 
tore della  compagnia  di  Gesù,  quaudoan- 
cora  secolare  venne  lai/  volta  in  Roma, 
ad  onta  che  riconosciuto  per  quel  cava- 
liere ch'egli  era,  i  nobili  spagnuoli  di- 
moranti in  Roma  facessero  ogni  industria 
per  portarlo  alle  loro  case;  ina  egli  per 
umiltà  volle  restare  fi a'poveri.  Il  mede- 
simo Piazza,  tratt.  8,  cap.i3,  della  Hi- 
sia  lezione  degli  spagnuoli  a  piazza  Na- 
voiìit,  tratta  della  confraternita  naziona- 
le delia  ss.  Risurrezione  di  Gesù  Cristo 
nella  chiesa  di  s.  Giacomo,  avente  perciò 
per  insegna  il  Salvatore  che  risorto  esce 
•  lai  sepolcro,  lodandone  la  pietà  e  lo  ze- 
lo pel  cullo  divino  che  vi  luceva  nsplen- 


SPA  4 1 

de  re  con  1 1  cappellani;  e  per  l'amorevole 
vigilanza  che  preslava  al  contiguo  ospe- 
dale. Il  sodalizio  fu  istituito  senza  vesti- 
re il  sacco  ucl  1  579,  con  approvazione  di 
Gregorio  XI  II,  che  gli  concesse  molte  gra- 
zie e  indulgenze.  Ehhe  per  fini  principali, 
l'esercitarsi  in  diverse  opere  di  carila,  nel- 
la visita  de'connazionali  spagnuoli  infer- 
mi, ed  anche  quelli  che  fossero  carcerati 
per  giovarli  in  tutti  i  modi,  non  che  soc- 
correndo gli  altri  spagnuoli  bisognosi  ,ana- 
corchè  sani  e  liheri,  e  distribuendo  doli 
alle  zitelle  nazionali,  in  esecuzione  di  pii 
legati.  Che  due  volte  all'anno,  con  son- 
tuoso apparato,  facevano  l'esposizione  del 
ss.  Sacramento  per  4o  »'ei  e(b  quando 
in  quando,  massime  negli  anni  sauli,  so- 
leva fare  nella  mattina  di  Pasqua  di  Ri- 
surrezione, prima  dell'aurora,  una  ma- 
gnifica processione  col  ss.  Sagramento  se- 
condo l'uso  di  Spagna,  con  grande  e  su- 
perbo apparato,  fuochi  artificiali,  esplo- 
sioni di  artiglierie,  musica  strumentale, 
archi,  altari,  e  molte  altre  misteriose  di- 
mostrazioni d'allegrezza.  Immenso  era  il 
concorso  per  la  propinqua  e  vastissima 
Piazza  Navona  (A'.),  intorno  alla  qua- 
lesi  faceva  la  processione,  particolarmen- 
te di  pellegrini,  essendo  riuscita  memo- 
rabile la  pompa  del  1675  veduta  dal  Piaz- 
za. Dice  pure,  che  per  pio  legato,  nella 
chiesa  si  celebravano  i  divini  uffizi  con 
eccellente  musica  ne'giorni  festivi, e  molto 
più  ne'solenni  della  ss.  Concezione  e  del- 
l'Assunta,di  s.  Giacomo  e  della  traslazio- 
ne del  suo  corpo  in  (spagna,  dis.  ldelfou- 
so,  di  s.  Ermenegildo  e  di  altri  santi  na- 
zionali. Il  Panciroli,  Tesori  nascosti  p. 
322,  parla  della  chiesa  e  dell'  ospedale 
di  s.  Giacomo  iti  Navona,  e  che  il  fon- 
datore l'intitolò  à  s.  Giacomo  protettore 
della  Spagna  e  a  s.  Idelfonso  vescovo  di 
Toledo,  perciò  ne  celebrava  la  festa  a  2  < 
luglio  e  a'?.3  gennaio.  Martinelli  citati,, 
convenendo  sull'erezione  della  chiesa  del 
vescovo  Paradinas,  riportandone  la  la- 
pide in  veisi  che  lo  dichiara,  insieme  .1 
quella  ci  1  Pietro  Giacomo  prete  toletano 


4?  SP  A 

dottissimo  clie  neh  j8i  lasciò  erede  la  chie- 
sa aggiunge:  tuoi  ab  Alessandro  fi  in 
praesenlemformam  acdifìcatam  -.pulchris 
sacelli*  conspicuum,  et  ab  litspanica  na- 
tione  maxima  religione cuftum.  11  Venuti, 
Jloma  moderna  p.  Gì  2,  descrivendo  le 
chiese  del  rione  s.  Eustachio,  dicendo  di 
oliera  de'ss.  Giaconioe  Idelfonso,  la  cre- 
de edificata  òn  un  d.  Alfonso  infante  di 
Casliglia,epoi  riedificato  dal  vescovo  Pa- 
radiosi  (in  che  fu  seguito  dal  Vasi,  nel- 
l'Itinerario  di  lìoma),  fondatore  dell'o- 
spedale con  rendile,  il  quale  e  l'entrate 
furono  poi  accresciute  da  vari  benefatto- 
ii,  come  dal  prelato  Costantino  Caslillo 
votatile  di  segnatura  (il  Fanucci  nell'O- 
pere  pie  di  Roma,  lo  dice  referendario 
delle  due  segnature  neh567  e  decano  del- 
la chiesi  dì  Cueuca)  che  lasciò  molte  iloti 
per  distribuirsi  nella  festa  dell'  Assunta 
(i4  dice  Fanucci),  non  che  dal  Fonseca 
e  da  altri  ricordati  da  Fanucci,  che  stabi- 
lirono doli  per  le  nazionali  zitelle,  e  in 
loro  mancanza  alle  borgognone,  o  tede- 
sche, o  fiamminghe,  ec.  Nel  i  666  Fran- 
cesco Yides  Navarro,  come  si  legge  nel 
suo  deposito  vicino  alla  porta  grande,  la- 
sciò alla  chiesa  la  sua  pingue  eredità,  per- 
chè in  ogni  sabato  si  cantassero  le  lilanie 
da' numerosi  cappellani,  dimoranti  nel- 
l'annesse abitazioni,  e  in  tutte  le  feste  si 
facesse  buona  musica.  Il  Fanucci  ripor- 
ta che  Alessandro  VI  restaurò,  ampliò 
ed  abbellì  la  chiesa  con  marmi  diversi, 
onde  in  più  luoghi  furono  scolpile  le  sue 
armi.  Benefattore  insigne  dell'ospedale 
fu  pure  lo  spuguuolo  cardinal  Bartolomeo 
della  Cueva,  che  divenne  il  i. "protettore 
dell'ospedale  de'pazzi  fondato  in  lìoma 
dalla  pietà  d'alcuni  spaglinoli  e  da  s.  I- 
goazio,  comedissi  nel  voi.  XL1X,  p.  3o2. 
Foco  come  Venuti  descrisse  la  chiesa.  Il 
quadro  dell'Assunta  nella  i.a  cappella  a 
deslia  co'4  santini  a  iati,  è  di  Francesco  di 
Città  di  Castello;  la  volta  la  dipinse  Pierin 
del  \  aga.La  Risurrezione  del  Signore  nel* 
hi  contigua  cappella  a  olio,  colle  figure 
laterali  u  fresco,  è  di  Cesare  Nebbia;  l'i- 


S  P  A 

storie  superiori  nella  volta  sono  diBal- 
dassare  Croce,  come  anche  le  storie  di 
fuori  sopra  la  cappella  e  il  s.  Antonio  di 
Padova.  Nella  cappella  chesegue,i  4 santi 
e  altre  figure  ne'lali  e  sul  quadro,  sono 
di  Nebbia.  Nel  penultimo  altare  le  sta- 
tue della  B.  Vergine,  Gesìi  e  s.  Anna, 
le  scolpì  in  marmo  Tommaso  Boscoli.  Le 
pitture  e  stucchi  nell'ultima  cappella  so- 
no di  Giulio  Piacentino.  Il  ss.  Crocefis- 
so, colla  B.  Vergine  e  s.  Giovanni  nel- 
l'altare maggiore,  è  opera  assai  lodata  di 
Girolamo  Sicciolanle  da  Sermoueta,  ed 
i  laterali  d'Onofrio  d'Avellino,  secondo 
Vasi.  La  cappella  di  s.  Giacomo  dall'al- 
tra parte  della  chiesa  ,  col  deposito  del 
cardinal  Alberense, è  architettura  di  An- 
tonio da  San  Gallo;  s.  Giacomo  fu  scol- 
pito in  marmo  con  garbo  e  franchezza 
dal  Sansovino  ancor  giovane;  le  pitture 
laterali,  in  pessimo  stato,  sono  di  Pelle- 
grino di  Modena.  Qui  aggiungerò  col  Va- 
si: il  quadro  della  seguente  cappella  è  di 
Francesco  Preziado  spaglinolo.  La  con- 
tigua cappella  di  s.  Diego  è  architettura 
di  Flaminio  Ponzio,  cogli  stucchi  d'Am- 
brogio milanese:  il  quadro  principale  del 
santo,  con  altre  pitture  a  fresco  dalla  cor- 
nice in  su,  è  d'  Annibale  Caiacci,  le  al- 
tre di  Francesco  Albani  e  di  Domenico 
Zampieri  ossia  Domenichino,  fatte  coi 
cartoni  del  loro  maestro  Carocci.  Marcel- 
lo Venusti  dipinse  egregiamente  nell'ul- 
tima cappella  il  quadro  de'  ss.  Michele 
e  Giacomo.  La  volta  della  sagrestia  fu 
dipinta  da!  Fonlebuoni.  Vicino  alla  sa- 
grestia è  il  deposito  tenuto  in  mollo  conto 
dagl'in  tendenti, di  nig.r  Montoja,  col  bu- 
sto scolpilo  da  Bernini,  di  cui  sono  due 
eccellenti  teste  iu  sagrestia,  rappresentan- 
ti due  anime,  una  beata,  l'altra  danna- 
ta. Il  Cancellieri,  //  Mercato,  il  lago,  il 
circo  Agonale  o  piazza  Navona,  riunì 
diverse  erudizioni  riguardanti  la  chiesa, 
casa  e  sodalizio  di  s.  Giacomo,  sulla  fe- 
sta introdotta  nel  1079  all'aurora  per 
Pasqua,  in  quali  modi  celebrala  per  di- 
mostrare  la  risurrezione  del  òiguore,  e 


SPA  SI»  A                       43 

il  suo  trionfo  vincendo  la  morte,  portati-  ragonesi,majorcluni, catalani, valenzia- 
dosi  il  ss.  Sngiamento,  etl  incontro  l'ini*  ni  e  snidi,  a  s.  Maria  di  MÓtuèrratOj 
niagine  della  B.  Vergine  riccamente  or-  e  nel  tralt.  8,  cap.  1  G,  (Itila  Madonna  di 
nata,  per  memoria  che  a  lui  subito  ap*  Monserralo  degli  aragonesi,  ma/orchi- 
parve  il  risorto  Figlio;  la  descrizione  delle  ni,  catalani,  valcnziani  e.  sardi,  dichia- 
processioni  dehG'io,  1 G7  *"*  e  1734.  con  ra.Nel  1  35odue  piedonne.C.iaconia  Fer- 
maechine,  archi,  torri.,  cori  di  musici  e  nandez  di  Barcellona  ne!  principato  di  Ca- 
fuochi  arlilìziali;  un  elenco  di  relazioni  talogna,  e  Margherita  di  Majorca,  unite 
e  descrizioni  stampate  di  tali  solennità, e  le  loro  facoltà,  fondarono  l'ospedale  per 
di  due  edizioni  degli  statuti  dell'arcicon-  benefìcio  non  solo  de'pellegrini,  ma  de- 
fraternità  nazionale;  ricordando  le  feste  gl'infermi  sudditi  della  corona  d'Arago- 
ancora  falle  dagli  spagnuoli  della  chiesa,  na,  con  separati  ospizi  per  gli  uomini  e 
per  l'espugnazione  di  Granatagli  Piaz-  per  le  donne,  cioè  l'istituirono  nel  luogo 
za  Nai'ona,  e  per  l'esaltazione  d' Inno-  vicino  ulla  chiesa  detta  del  Pozzo  bian- 
cenzo  X,  per  avere  dirimpetto  il  palaz-  co,  ove  poi  fu  eretta  la  sontuosa  chiesa, 
zo;  che  più  volle  Giacomo  III  re  d'In-  de' Filippini  (f^.).  Neil  47  5  riunitesi  alla 
ghilterva  colla  famiglia  reale  furono  a  go-  corona  di  Casliglia,  quelle  d'Aragona  e 
dere  il  lago,  dalla  loggia  della  casa  con-  Valenza,  ed  il  principato  di  Catalogna, 
tigua,  sotto  baldacchino  e  servili  di  rio-  gli  spaglinoli  di  Roma  di  comun  accor- 
freschi  dal  cardinal  Acquavi  va.  Ne'primi  do  stabilirono  d'onorare  la  Madonna  di 
anni  del  secolo  corrente  erano  ancora  a-  Monserralo  colla  nobile  fabbrica  dell'e- 
pei  li  l'ospedalee  la  chiesa;  ma  questa  mi-  sistente  chiesa,  nel  cui  sito  ve  n'era  altra 
cacciando  rovina  fu  puntellata  e  abbati-  di  s.  Andrea  già  diroccala.  Quivi  eressero 
donala,  e  l'ospedale  trasferito  e  riunito  o  trasferirono  l'ospedale  nazionale pe'pel- 
aquellodi  Monserrato,di  cui  vado  a  par-  Iegrini  di  detti  regni.ospitandoli  non  meno 
lare,  e  dove  fu  trasportato  tutto  il  pie-  di  tra  giorni, e  facendoli  curare  se  infermi. 
zioso  e  il  meglio  ch'era  in  questa  magni-  Il  Valentino  Alessandro  VI,  per  onori- 
fica chiesa,  ricca  di  tante  stupende ope-  le  la  sua  nazione,  die  l'impulso  e  la  fa- 
re d'arte  che  ora  ammiratisi  nella  nobi-  colla  d'erigere  la  confraternita  nazionale, 
lissima  di  Monserralo.  Per  decoro  della  che  ha  per  insegna  la  detta  lì.  Vergine 
piissima  nazione  spagnuola,  voglia  Iddio  e  non  veste  sacchi.  Qui  il  Piazza  non  è 
ispirare  nel  cuore  della  sovrana  chete-  chiaro,  imperocché  dice  che  la  compa- 
gna, o  in  quello  di  alcuno  de' molli  re-  guia  prima  fu  composta  di  di  verse  nazioni 
ligiosi  e  generosi  spagnuoli,  d'impedire  spagnuole,  comprese  sotlo  i  regni  della 
che  perisca  del  tolto  un  monumento  cosi  corona  di  Casliglia,  Aragona,  Valenza  e 
rinomato  e  sotlo  l'invocazione  dell'A  pò-  Catalogna,  unendovi  poi  ancora  quelli 
itolo  del  le  Spagne, ch'era  una  gloria  della  del  regno  di  Sardegna,  dopo  il  filale  sae- 
callolica  Spagna  nella  metropoli  del  cri-  co  di  Roma  del  1  52 7,  in  cui  perderono  il 
slianesimo,  e  dove  furono  tumulati  tanti  loro  spedale  che  a  veano  a  PortaSettimia- 
illustri  nazionali,  con  ridonarlo  in  parte  na  ;  e  che  emulando  il  fervore  religioso 
al  »uo  antico  splendore  e  culto.  Questo  delle  altre  nazioni  in  Roma» comprò  un 
lispletide  nell'altra  chiesa  nazionale  spa-  sito  a  Coite  Savella  (tribunale  e  carceri 
giuiola  in  l'ioma  di  s.  Maria  di  Mouser-  del  Maresciallo)  nel  rione  Regola  evi  lab- 
rato  nel  rione  Regola,  con  contiguo  ospe-  bri  cu  una  piccola  chiesa,  che  poi  colle  loro 
dale,  fondalo  per  gl'infermi  e  pellegrini  pie  industrie  successivamente  resero  ma- 
nazionali  della  corona  d'Aragona.  11  ri-  gnilica  e  propria  della  generosa  nazione 
cordalo  Piazza  nell'/-usri'o/o£/0,tratt.  •>.,  spagnuola,  e  in  onore  della  Madonna  di 
pan.  1 J,  dell'ospedale  degli  spagnuoli,  a<  Muuaerrulo.  Ed  acciocché  I'uòsc  cuuLuao 


44  S  P  A  Sl'A 
e  perpetuo  il  cu  Ito  di  vi  no,  desti  ria  ronoi  2  facendo  al  loia  laSardegiia  parte  del  la  ino> 
sacerdoti  della  stessa  nazione  per  uflìziai  la  marchia  di  Spagna.  Tuttavia  non  è  di  que- 
con  opportuni  statuti  e  regole.  La  con-  stoavviso  né  Fanucci,che  riferisce  per  tal 
fraternità  prese  cura  della  chiesa  e  del-  catastrofe  averlo  i  sardi  abbandonato;  né 
l'ospedale, ch'ebberonon  pochi  beiiefallo-  il  Bovio,  nel  descrivere  a  p.  1 46  la  chiesa 
ri  nazionali  e  pingui  legati,  e  Carlo  V  nel  di  s.  Andrea  di  Domogiani  dell'  A ncelld 
i5i(i  con  diploma  dato  in  Brusselles  ai  di  Dio, e  detta  pures.  Andrea  de'Naza- 
3  i  ottobre,  gli  assegnò  sulla  tesoreria  del  reni,  eh' è  la  sunimeutovata  chiesa  di  s. 
regno  di  Napoli,  l'annua  rendita  perpe-  Andrea,  e  figliale  della  basilica  di  s.  Lo- 
tua  di  5oo  ducati.  La  principale  festa  del-  renzoin  Darnuso,  chesorgevapressoCorle 
la  chiesa  èquella  della  Purificazione,  nel*  Savella,  cioè  vicino  all'odierna  di  Moli- 
la quale,  anche  in  memoria  de' lumi  coi  serrato,  e  non  come  vuole  Piazza  pres- 
quali nel  Monserrato  si  scuoprì  la  lìgu-  so  il  luogo  de'filippini.  Essa  dunque  fu 
ra  della  Madonna,  di  cui  [tarlerò,  si  he-  abbattuta  net  i  5 7  5  per  allargare  l'ospe- 
nediconoe  distribuiscono  candele  con  i'ef*  dale  degli  aragonesi,  valentini  e  calala- 
ligie  della  Madonna  di  Monserrato,  ol  •  ni,  anche  per  comprender»!  i  sardi  che 
tre  altre  divozioni,  come  il  s.  Sepolcro  nel  nel  sacco  di  Roma  aveano  perduto  il  pio- 
giovedì  santo  decorosamente,  essendo  la  priospedalea  Fotta  Seltimiana.  Però  nel 
chiesa  e  il  sodalizio  ricchi  d'indulgenze,  pontificato  di  Giulio  MI  ricuperarono  i 
In  tempo  del  Piazza  l'ospedale  colitene-  beni,  e  li  riunirono  a  quelli  di  Monser- 
va  10  letti, cogli  occorrenti  ministri,  sov-  rato,  come  osserva  Fanucci.  Bovio  con- 
venendo i  confrati  anche  i  nazionali  hi-  viene  che  la  chiesa  di  Monserrato  fu  fab- 
sognosi.  Il  Panciroii  citato,  parlando  a  p.  bricata  uelujrp»  indi  resa  celebre  come- 
535  di  questa  chiesa,  soltanto  dice,  ch'è  che  bagnala  da'sudori  apostolici  di  s.  I- 
della  nazione  d'Aragona  con  l'ospedale,  gnazio  Loiola,  Il  Bombelli  nella  Raccol- 
e  fu  questo  da'fondamenti  costruito  nel  la  dell'  immagini  della  B.  Fergine  or- 
1  38  1 ,  dedicata  la  chiesa  al  mistero  del-  nate  eolla  corona  d'oro  dal  capitolo  di 
la  Purificazione  della  B.  Vergine,  e  che  s.  Pietro,  trattando  nel  t.  3,  p.  161,  di 
oltre  la  sua  festa  si  celebra  a' 1  2  febbraio  quella  di  marmo  col  Bambino,  ossia  la 
quella  di  s.  Eulalia  vergine  e  martire  di  Madonna  di  Monserrato  che  si  venera  in 
Barcellona.  Migliori  notizie  ci  dà  Marti-  questa  chiesa,  ne  ritarda  l'origine.  Adun- 
nelli  nella  Roma  sacra  p.  228,  con  l'au-  que  imparo  da  lui,  che  l'immagine  di  ri- 
torilà  d'un  documento,  che  in  sostanza  bevo  che  ivi  si  onora  è  formata  a  iirii La- 
elice.  Che  neh  38  1  fu  eretto  l'ospedale  dai  zione  e  sul  modello  di  quella  del  celebre 
catalani  sotto  l'invocazione  di  s.  Nicola,  santuario  di  Catalogna;  che  a'  1  3  giugno 
e  nel  i5o6  vi  fu  aggiunta  la  chiesa  del  i5i8  si  cominciò  la  fondazione  di  sua 
Pozzo  bianco,  che  le  nazioni  catalana,  a-  chiesa,  da  Giovanni  Sanchez  vescovo  di 
ragonese  e  Valentina  dedicarono  alla  Ma-  Celidonia,  coll'assistenza  di  ci.  Luigi  Ca- 
donna  di  Monser  rato.  Riferisce  ancora  che  ros  ambasciatore  di  Spagna.  Fecero  a  gai  a 
il  tempio  presso  Corte  Savella  fu  incoio  in-  gli  spago  uoli  e  specialmente  gli  aragonesi 
ciato  nel  1  495,  e  vi  fu  unito  l'ospizio  dei  per  contribuirvi,  poiché  tutta  la  Spagna 
sardi,  che  sotto  il  titolo  di  ».  Giacomo  era  riconosce  la  Madonna  di  Monserrato  co- 
a  Porta  Seltimiana  e  soppresso  per  una  me  loro  liberatrice  dal  giogo  moresco. 
inondazione  del  Tevere.  Questo  sembre-  Compiuto  l'edilìzio,  fu  collocata  las.  itu- 
rebbe  più  probabile,  e  non  che  perisse  inagine  in  ricca  nicchia  a  sinistra  dell'in- 
nel  sacco  in  cui  ebbero  gran  parte  gli  spa-  gì  esso  della  chiesa,  che  per  le  grazie  di 
gnuoli,  i  quali  certamente  avranno  ri-  cui  hi  dispensatrice,  agli  8  aprile  i656 
spaludato  e  protetto  i  loro  stabilimenti,  il  capitolo  Vaticano  la  coronò  con  aureo 


SPÀ 

diadema  insieme  aldivin  Figlio.  Siccome 
questa  clic  nome  «Ila  chieta,  e  desso  de- 
liva  dal   celebre  santuario  che  onora  la 
Spagna,  conDe  Marca  ne  darò  un  cenno. 
I  franchi  condotti  ila  Lodovico  I  l'io  li- 
berarono nell'806  Barcellona  capitale  di 
Catalogna  dalla  dominazione  de'mori,  ed 
i  cristiani  del  paese  uniti  a'franchi  dila- 
tarono le  conquiste  fino  alle  radici   del 
Monserrato,  riunione  di  monti  che  tor- 
reggiano nel  mezzo  della  Catalogna  in  for- 
ma d'obelischi,  chesembrano  artificiosa- 
mente segali  nelle  loro  acute  punle  col- 
la sega, che  nel  nostro  idioma  suonaMonte 
Segato,  hi  colla  traccia  di  lumi  prodi- 
giosi che  rilucevano  di  notte,  fu  trovata 
da  alcuni  pastori  la  figura  della  Madon- 
na col  Bambino  di  color  fosco,  ma  di  ec- 
cellente lavoro.  1  catalani  e  i  franchi  mos- 
si da  stupore  colà  le  eressero  una  chie- 
sa, ove  operando  Dio  molti  miracoli  mo- 
strò di  volervi  un  culto  speciale,  massime 
collo  strepitoso  della  figlia  di  Udalardo 
contedi  Barcellona,  che  per  opera  dia- 
bolica olt  raggiata, uccisa  e  sepolta  neho4o 
circa,  dopo  7  anni  fu  trovala  viva  e  bella, 
dichiarando  essere  volere  divino  che  si  co- 
struisse alla  B.  Vergine  più  ampio  tem- 
pio. Ne  assunse  l'impresa  l'abbate  bene- 
dettino di  Bipol  e  largamente  vi  concor- 
sero i  popoli,  assegnando  il  conte  ricca 
dote  pel  monastero  annesso  che  per  12 
monaci  vi  fu  costruito.  1  Papi  Urbano  II 
e  Bonifacio  IX  arricchirono  il  santuario 
di  copiose  grazie  spirituali,  Martino  V 
e  Eugenio  IV  eressero  quel  priorato  in 
abbazia,  poi  fatta  esente.  Architetto  della 
chiesa  di  Roma  fu  Antonio  Sangallo,  e 
del  prospetto  esterno  Francesco  da  Vol- 
terra, che  restò  imperfètto  e  altamente 
censurato  dal  Milizia.  L'interno  ha  una 
sola  navata  assai  grande  con  6  cappelle 
a  cupola,  3  per  lato,  ed  il  vasto  cappel- 
lone a  tribuna  nel  fondo.  Essa  è  ornata 
di  pilastri  corinti  scanalati,  su  cui  posa  la 
cornice,  sulla  quale  è  impostata  la  volta  : 
tanto  i  pilastri,  che  le  pareti  e  la  volta 
si  vedouo  abbelliti  di  dorature,  e  nelle 


S  P  A 


45 


pareti  come  nella  volta  sonovi  graziosi  ce- 
nati di  chiaroscuro  in  campo  d'oro;  il 

pavimento  di  marino  bianco  con  lanciceli 
bardiglio  è  una  parte  di  quello  che  sta- 
va nella  suddescritta  chiesa  di  s.  Giaco- 
mo. Nella  1  ."cappella  a  diritta  vedesi  l'al- 
iare di  belli  marmi,  collo  stupendos.  Die- 
go che  stava  in  detta  chiesa,  ot'era  pure 
il  s.  Idellònso  eh'  è  nella  parte  sinistra, 
e  rimpelto  vedesi  il  giudizio  diSalomone, 
copia  di  quello  di  Mengs.  La  2.a  cappella 
ha  per  quadro  la  ss.  Annunziata  di  l'i  .-in- 
ceselo Nappi  che  dipinse  pure  i  laterali  a 
fresco,  cioè  la  Natività  e  l'Assunta,  e  nelle 
lunette  la  Concezione  eia  Visitazione:  e 
al  di  fuori  sopra  l'arco  il  Transito  della 
B.  Vergine.  Nella  3. a  cappella  fregiata  di 
finì  marmi  e  stucchi  dorati,  su  ricco  al- 
tare vi  sono  la  Madonna  della  Colonna, 
ed  i  ss.  Giacomo  e  Vincenzo  Feri  eri,  pit- 
tura di  Carlo  Saraceni  :  nella  parete  de- 
stra è  appeso  il  buono  e  diligente  dipinto 
coll'Assunta  ch'era  in  s.  Giacomo,  ed  in- 
coulro  un  gran  quadro  colla  Conce/ione 
con  moltissime  figure,  pregevole  pel  co- 
lorito. Il  gran  cappellone  ha  l'altare  mag- 
giore isolato,  formalo  di  marmi  fini,  die- 
tro il  quale  è  il  coro  con  eleganti  stalli 
di  noce  ornati  di  metalli  dorali.  Il  qua- 
dro nel  fondo  della  tribuna  con  Gesù  in 
croce,  la  B.  Vergine  e  s.  Giovanni,  opera 
assai  lodala,  già  esistente  nell'altare  mag- 
giore di  s.  Giacomo.  ÌNVlali  sono  due  can- 
torie archi  tetta  le  da  Ilo  spago  nolo  Lavina, 
e  soi  rette  da  colonne  corintie  e  pilastri  si- 
mili di  granito  dell'Elba,  con  basi  e  ca- 
pitelli di  marmo  bianco,  sulle  quali  ri- 
corre una  cornice  archil lavata  di  mar- 
mo venato  di  Carrara.  Dentro  una  delle 
cantorie  è  situato  il  famoso  organo  dis. 
Giacomo.  La  i.a  cappella  a  sinistra,  par- 
tendo dall'altar  maggiore,  è  assai  ornala 
con  marmi  e  dorature  :  siili' aliare  è  la 
statua  di  s.  Giacomo,  già  nella  sua  chiesa; 
nella  parete  a  destra  è  la  memoria  sepol- 
craledel  march.  Antonio  Vaigas,che  per 
lungo  tempo  fu  ambasciatore  in  Roma, 
ove  morì  Dell8a4,  ed  il  suo  ritrailo  Io 


$6  SPA  SPA 
scolpi  Al  vare*;  l'altra  parete  contiene  un  zione  d'innumerabili  e  importantissime 
monumentino  con  ritratto  ili  Felice  A-  memorie, deplorata  amaramente  dal  car- 
guierre,  scolpilo  dal  prof.  Sola.  Sotto  a  dinal  Baronio  ne' tuoi  Annali  ecclesia- 
questi  due  depositi  moderni,  ve  ne  sono  stiri,  perirono  eziandio  i  sepolcri  di  Ca- 
dile del  secolo  XVI  ch'erano  in  s.  Giaco-  listo  111  e  Alessandro  VI,  e  le  loro  spoglie 
ino,  lavorati  con  singoiar  diligenza  e  sem>  mortali  furono  trasportate  dietro  l'orga- 
j'Iicità.  Essi  sono  due  vescovi,  il  t.  era  no. Dipoi  nel  i  Gofinell'ingiandirePaoloV 
sialo  segretario  d'Alessandro  VI,  il  2.0  la  basilica,  dovendosi  atterrare  varie  sue 
è  Paradinas  sullodato.  Viene  poi  la  cap-  parti, furonorimossi  gli  avanzi  de'due  Pa- 
polla  della  Madonna  di  Monserrato,  or-  pida  detto  luogoeposti  sottoil  pavimento 
nata  di  belli  stucchi  a  oro;  la  paretesi-  della  slessa  basilica  o  grolle  Valicane.  Po- 
nislra  ha  per  affresco  la  ss.  Vergine  ti-  scia  econ  assensodi  Paolo  V,il  prelato  Vi- 
tolare  co'monti  di  Catalogna  da  cui  pre-  ves  trasferì  nel  iGio,  riuniti  in  una  cassa 
se  il  nome;  l'altra  parete  contiene  a  fre-  di  piombo,gli  avanzi  mortalide'due Papi 
sco  s.  Raimondo  di  Pennafort:  ne'trian-  nella  sagrestia  della  chiesa  di  Monserrato, 
goli  della  cupola  sono  l'effìgie  ileg'i  E-  ove  restaronosenza  alcuna  memoria.  Im- 
vangelisti,  due  storietle  della  Madonna  perocclièlospagnuolomg.rVivesavendo 
e  altre  figure  nella  cupolelta;  al  di  fuori  stabilito  nella  generosità  del  suo  animo, 
sull'arco  è  la  Coronazione  della  13.  Ver-  di  erigere  a'  due  Papi  un  conveniente 
gine,  tutte  operedi  Ricci  da  Novara. L'ul-  monumento  sepolcrale,  insorte  tra  lui  e 
tima  cappella  ha  s.  Eulalia  verginee  mar-  gli  amministratori  della  chiesaalcune  dif- 
tire, pittura  dello  spaglinolo  Patinatola,  ferenze,  abbandonato  il  suo  nobile  pio- 
sostiluitoal  pregevolissimo  trasferito  nel-  ponimento,  in  sua  morte  lasciò  la  sua  e- 
l'infermeria  :  nella  parete  destra  è  la  Ili-  redità  alla  Congregazione  di  Propaga/i- 
surrezione, e  Saulle  unto  re,  copia  tratta  da  fide,  al  quale  articolo  lo  celebrai  co- 
da Mengs,  già  esistenti  in  s.  Giacomo,  me  benemerito  segretario  della  medesi- 
Tutti  gli  altari  e  le  colonne  di  essi,  esi-  ma.  Nel  Ciacconio,  V 'ilae  Ponliflcum,  nel 
stenti  nelle  cappelle,  sono  di  bellissimi  t.  2,  p.  989,  si  vede  inciso  il  marmoreo 
marmi,  tranne  lecoloniiedell'altaredella  deposito  di  Calisto  111,  ornato  da  8  sta- 
titolare  che  sono  coperte  di  eleganti  ^tuc-  tue  laterali,  oltre  il  bassorilievo  del  Sai- 
chi  e  fregi  dorati.  Sulla  porta  della  sa-  valore,  ed  oltre  la  statua  del  Papa  cori» 
grestia  vi  è  la  statua  di  stucco  di  s.  Eli-  cata  sull'urna  sepolcrale  con  triregno  in 
sabelta.e  sulla  porla  incontro  ven'èuna  capo;  e  nel  t.  3,p.i64  trovasi  inciso  il 
simile  di  s.  Gio.  Nepomuceno.  Dentro  la  monumento  pur  di  marmo  di  Alessan- 
sagrestia  vi  sono  diversi  quadri  e  altri  og-  dro  VI,  la  cui  figura  in  mitra  è  distesa 
getti  d'arte  ch'erano  in  s.  Giacomo,  me-  sul  sepolcro  bellissimo,  sovrastando  il  de- 
ìitandorimarcolaDeposizionedallaCro-  posito  la  B.  Vergine  col  Bambino.  Ani- 
ce, e  la  Madonna  del  Velo;  le  leste  del-  bedue  hanno  elegantissimi  ornati  e  in» 
le  anime  beala  e  dannala,  e  il  battesimo  tagli,  cogli  stemmi  gentilizi  di  ciascuno, 
di  Gesù,  tulle  sculture  di  Bernino.  No-  Nel  voi.  XII,  p.  289,  2qo,  291,  nel  do- 
tai con  Novaes,  nelle  biografie  degli  spa-  scrivere  le  sagre  grolle  Valicane,  rimar- 
gnuoli  Calisto  111  e  del  nipote  Alessan-  cai  le  vestigia,  statue  e  altre  sculture  che 
dio  \  I,  come  pure  nel  voi.  XII,  p.  296  esistono  nelle  medesime,  avanzi  de'due 
e  .»i|7,ehoi  loro  corpi  furono  sepolli  nella  nobilissimi  monumenti,  cioè  più  di  Ca- 
Clucsa  dis. Pietro  in  ì "alleano  (F.)nella  li>to  III  che  di  Alessandro  VI.  Il  Venuti 
cappella  di  Calisto  III;  e  che  poi  nel  por  già  cilato,  descrivendo  la  chiesa  di  s.  Ma- 
inano Giulio  li  alla  nuova  sontuosa  lab-  ria  di  Monserrato,  nel  modo  che  trova- 
bi  ica  della  basilica,  nella  generale  diilr.U-  vasi  prima  d'essere  siala  ridotta  con  quel- 


SPA 

la  sontuosità  nella  quale  ora  ammirasi, 
afferma  che  nella  sagrestia  vi  sono  i  de- 
positi di  Calisto  HI  e  di  Alessandro  VI 
trasferitivi  dalle  grotte  Vaticane,  e  col- 
locati i  cadaveri  senz'alani  ornato  per 
modo  di  provvisione  dietro  l'altare  mag- 
giorai Essendomi  recato  in  questa  chiesa 
Jio  potuto  accertarmi  che  realmente  i  cor- 
pi de'due  Papi  furono  riuniti  in  una  cas- 
sa e  provvisoriamente  deposti  nella  sagre- 
stia, donde  furono  collocati  dietro  l'al- 
tare maggiore  senza  memorie.  Quindi  nel 
recente  magnili  co  restauro  e  abbellimen- 
to della  chiesa,  eseguiti  nel  declinar  del 
pontificalo  di  l*io  \  Il  con  architetture  e 
disegni  di  Giuseppe  Camporese,  tempo- 
raneamente la  cassa  di  piombo  e  sigillata, 
contenente  le  ossa  o  polveri  di  Calisto  1 II 
e  di  Alessandro  VI,  fu  depositata  nel  pro- 
pinquo archivio,  e  quando  saranno  com- 
piti  i  lavori  di  cui  vado  a  far  parola,  verrà 
convenientemente  situata  nel  claustro  in 
costruzione.  In  un  cortile  che  limane  die- 
tro il  cappellone  maggiore  fu  edilicato 
un  vago  portico  con  architetture  del  eav. 
Pietro  Camporese  ,  figlio  del  prelodato 
architetto.  In  questo  portico  si  colloca- 
rono lulte  le  opere  di  scultura  più  pre- 
gevoli che  erano  nella  chiesa  di  s.  Gia- 
como, fra  le  quali  il  deposito  di  mg."  Mon- 
tala, il  grazioso  altare  di  marmo  colle  sta- 
tue di  sopra  ricordate  del  Bozzoli,  e  pa- 
recchi altri  monumenti  sepolcrali  de'se- 
coli  XVI  e  XVII,  meritevoli  d'essere  os- 
servati per  bontà  e  diligenza  di  lavoro  e 
ricchezza  di  marmi.  Dipoi  fu  risoluta  l'e- 
dificazione di  un  più  ampio  e  decoroso 
ospizio  de'cappellani  e  dell'ospedale  nel- 
1'  area  di  dello  cortile,  e  delle  contigue 
case,  con  proporzionato  e  nobile  ingresso 
dalla  parte  opposta  a  quello  della  chie- 
sa, affidandosi  l'esecuzione  all'architetto 
cav.  Antonio  Sarti.  Pertanto  fu  guastato 
il  ricordato  portico  e  incominciato  l'al- 
tro eia  ostro  e  peristi  lo  con  forme  più  gran- 
di, e  rimossi  i  monumenti  per  collocarli 
con  maggior  proprietà,  e  dove  finalmente 
si  darà  uucoia  decorosa  collocazione  al- 


SPA  47 

le  rispettabili  ceneri  di  Calisto  IH  e  di  A- 
lessandro  VI.  Si  spera  inoltre  che  anco 
la  facciata  esteriore  della  chiesa  sarà  fi- 
nalmente compita.  Questa  chiesa  viene 
uffiziatacon  pompa  e  decoro  ecclesiastico, 
de'cappellani  spagnuoli  che  abitano  nel» 
I'  annesso  ospizio,  ov'  è  pine  l'ospedale 
per  gl'infermi  nazionali,  ed  al  quale,  ro- 
me già  rilevai,  fu  unito  quello  di  s.  Gia- 
como, ambedue  edifizi  che  vanno  a  ri- 
cevere gli  accennali  ingrandimenti  e  mi- 
gliora menti,  più  proporziona  ti  al  la  digni- 
tà della  nazione  spaglinola  e  alla  riunione 
de'due  ospizi  e  spedali. 

Il  governo  della  monarchia  spaglinola 
era  assolti to,ma  ora  è  costi  tuzionale;qna  li- 
do lodivennee  il  modo  lodilo  in  fine.  Qui 
riferirò  come  trova  vasi  quando  il  sovra- 
no era  assoluto  nel  regnare,  ed  ereditario, 
il  che  lo  è  tuttora,  anzi  coll'ahrogazione 
della  legge  Salica  ascendono  al  trono  an- 
che le  femmine.  Gli  ordini  si  trasmette- 
vano dai  5  ministri.  Madrid  capitale  del 
regno  era  ed  èia  sede  de' va  ri  supremi  con- 
sigli e  di  tutte  le  autorità  superiori.  Ta- 
luni de'seguenti  consigli  non  vennero  ri- 
pristinati dopo  le  ultime  rivoluzioni.  Il 
consiglio  di  gabinetto  o  de'  dispacci  era 
composto  dal  re  e  da'suoi  ministri,  il  con- 
siglio di  stato  presieduto  dal  sovrano  a- 
\ente  per  consigliere  nato  l'arcivescovo 
di  Toledo,  il  consiglio  reale  delle  finan- 
ze detto  dell'azienda,  il  consiglio  supre- 
mo di  guerra,  i  due  consigli  reali  e  su- 
premi di  Cartiglia  e  d'Aragona,  il  consi- 
glio supremo  dell'inquisizione,  il  consi- 
glio degli  ordini  equestri,  il  consiglio  reale 
dell'Indie,  e  finalmente  il  consiglio  della 
Crociata,  ove  si  stabilivano  i  sussidi i  che 
il  re  levava  al  clero,  destinati  in  origi- 
ne a  spingere  innanzi  la  guerra  contro  i 
maomettani.  Il  consiglio  di  Cartiglia  era 
il  più  potente  ili  tutti  ,  ed  un  dato  nu- 
mero de'suoi  membri  formava  la  came- 
ra di  Castiglia,  e  proponeva  al  re  i  sog- 
getti da  eleggersi  agli  uffizi  ecclesiastici  o 
civili.  Il  consiglio  supremo  dell'Indie  oc- 
cidentali esercitava  per  le  colonie  le  sles- 


48  SPA  SPA 
m- funzioni  cheil  consiglio  di  Castiglia  per  Galizia,  e  l'Eslreniadurn.  Erativi  scuole 
la  Spagna.  Tali  due  consigli  erano  i  pri-  d'artiglieria  a  Segovia  e  ad  Alcalàd'lle- 
mi  tribunali  della  monarchia  :  tribunali  nares.  I  principali  arsenali  di  marineria 
superiori  perleprovincieetseudoleacan-  erano  in  Cadice,  Fermi  e  Cartagena,  ca- 
cci Ime  di  Valladolid  e  di  Granata,  il  con-  poluoghi  di  dipartimenti  marittimi,  a ven- 
siglio  di  Na varrà,  le  camere  regie  di  Ca-  ti  ciascuno  un'accademia  di  marineria, 
cerea,  Siviglia,  Valenza,  Barcellona,  Pai-  Altre  scuole  di  navigazione  trovatisi  pu- 
ma, Saragozza,  Oviedo  e  la  Corogna.  E-  re  a  Barcellona,  Siviglia  ,  Corogna  e  in 
rano  più  di  3To  corregidori  o  grandi  al-  molti  altri  porli.  Sono  primarie  piazze  for- 
cadi  nelle  città  e  borghi  regi,  oltre  mot-  ti  dal  lato  di  Francia,  Pamplona,  s.  Se- 
ti altri  ch'erano  d'elezione  de'signori  di  bastiano,  Figuieres,  Roses ,  Hostalricb, 
certi  luoghi.  Leleggi  civili  ecriminali  del-  Vico,  e  La-Seu  d'Urgel;  e  da  quello  del 
laSpagna  formano  due  codici  voluminosi,  Portogallo,Badajoz,CitlàUodrigoeTeus; 
chiamali  l'imo  Novissima  liecopUacion ,  avendone  pure  d'importantissime  sulle 
Y.\\UoLas  Ptfr//V&?.c,ilqualeullunoconsi-  coste,  segnatamente  Barcellona  e  Cadice. 
sic  nella  raccolta  fatta  sotto  ».  Ferdinando  Sotto  il  nome  di  Presidii  sono  indicati  gli 
111  e  Alfonso  XI  re  di  Castiglia  e  di  Leon,  stabilimenti  formati  ne'secoli  gloriosi  del- 
Vi  si  aggiungono  le  ordinanze  e  regola-  la  Spagna  sulla  costa  settentrionale  d'A- 
menti, che  a  seconda  delle  circostanze  e-  bica,  per  arrestare  la  pirateria  e  le  im- 
manano  dal  trono  e  derogano  alle  dispo-  prese  de'barbareschi;  questi  luoghi  for- 
sizioni  de'detti  canoni,  oppure  le  modi-  tificali  sono  in  oggi  destinati  quasi  esclu- 
beano.  Vi  hanno  pure  dei  tribunali  di  sivamente  alle  cunflnazioni  di  certi  de- 
commercio.  Gl'intendenti  sono  capi  del-  linqiicnti  :  sono  essi  Ceuta, Pegnon  de  Ve- 
l'amaiinistrazionedellerenditenellepro-  lez,  AIhucemas  e  Mehlla.  Il  giornale  Et 
vincie;  rendite  che  consistono  in  beni  e  Coniercio  di  Cadice,  ecco  come  nel  1 854 
diritti  demaniali  della  corona,  in  diritti  valutò  le  forze  mariltimedi  Spagna, colli- 
di cancelleria,  e  in  imposizioni.  Fra 'di-  presivi  i  bastimenti  in  costruzione  equelli 
ritti  di  cancelleria  compresa  è  la  media  decretali:  3 vascelli  d'altobordo, 4 frega- 
annata,  che  componesi  della  mela  degli  te  a  vela, 4  a  elice,  17  corvette,  i4bricks, 
appuntamenti  od  onorari  del  1  ."anno  per  1  4bricksgolette,i  ogolellee  pacquebots, 
tulli  gli  uffizi  che  conferisce  il  sovrano,  2  golette  a  elice,  8  orches  o  trasporti  da 
e  d'  un  certo  diritto  sulle  successioni  ai  guerra, 34  vapori  e  1  02  piccoli  bastimeli- 
titoli  tli  nobiltà.  Nel  1  82  4  e  negli  anni  pò-  ti.  In  tutto  212  legni.  Inoltre  riferisce, 
steriori  l'esercito  sommava  a  90,000  in-  che  i  bastimenti  da  guerra  sono  quanti 
dividili,  comprese  le  milizie,  ed  a  6000  erano  nel  1  8^2,  cioè  4  divisioni:  una  in 
cavalli, senza  però  le  regie  guardie.  Ora  Avana,  un'  altra  alle  Filippine,  la  3.  al 
si  enumera  l'esercito  spagnooloaioo, 000  Rio  della  Piata,  e  la  4-asul  Mediterraneo, 
uomini,  ed  a  circa  12,000  di  cavalleria,  Dal  presente  ministro  della  guerra  è  sta- 
oltre  la  guardia  civica  o  nazionale.  Del-  to  pubblicato  un  progetto  di  legge,  per 
le  sue  imponenti  flotte  che  dalla  Spagna  cui  in  seguito  saranno  le  forze  dell'arma- 
veleggiavano  su  tutti  i  mari,  restano  pò-  taspagnuola,  esclusi  i  bastimenti  minori, 
che  vestigia;  allora  la  marina  compone-  in  6  navigli,  1  2  fregate,  1  2  corvelte,i4 bri- 
vasi  di  qy  bastimenti,  tra'  quali  12  va-  gantini  e  golette,  G  vapori  da  guerra  e  da 
scelli  di  linea  e  1 9  fregate.  Il  legno  era  corsa,  8  vapori  da  3  00  a  4°o  cavalli,  1  2 
scompartito  ini  1  governi  militai  i  chiama-  da  1  00  a  200,  ei  2  di  minor  forza  e  8  or- 
ti capitanati:  Madrid,  la  Castiglia  vec-  ches.  Gli  ordini  militari  ed  equestri  1  lei  - 
chia,  l'Aragona,  la  Catalogna,  Valenza,  la  Spagna  sono  i  seguenti,  e  lutti  hanno 
Mursia,  Na  varia, Guipuscoa,  Andalusia,  articoli  (e  su  d'alcuni  aggiungerò  qualche 


SPA 

paiola),  non  clic  quelli  non  più  esisten- 
ti e  di  cui  qui  non  fu  ricordo,  sebbene 
untlie  tli  essi  ne  scrissi  gli  articoli  ;  ili  qua- 
si tutti  n'è  gran  maestro  il  re.  Vi  è  pu- 
le l'ordine  Gerosolimitano  [V '.),  e  quel- 
lo del  Toson  d'  oro  (F.)  die  conferisce 
ancora  l'imperatore  d'Austria.  Adunque 
gli  ordini  cavallereschi  esistenti  sono  :  di 
s.  Giacomo  della  Spada j  di  Calatravaj 
il'  Alcantara j  di  Gesù  Cristo  e  s.  Pietro 
martire  (a  i  7  maggio  1  8  1  5  re  Ferdinan- 
da VII  avea  ordinato, ebe  i  ministri  del- 
V Inquisizione  portassero  sempre  e  osten- 
sibile la  decorazione  ili  quest'ordine);  di 
Montesa,&cv\\  fu  unito  quello  reale  mi- 
litare ed  equestre  di  s.  Maria  della  Mer- 
cede; della  Concezione  o  Carlo  111  (è  di- 
viso in  due  classi  quest'  ordine  del  me- 
rito; in  gran  croci  e  cavalieri:  il  nume- 
io  della  i.1  è  di  60  non  compresi  i  prin- 
cipi della  famiglia  reale,  e  200  cavalie- 
ri della  2.a  godono  l'annua  pensione  di 
3^5  fiorini,  gli  altri  essendo  soprannu- 
meri. L'ordine  fu  rinnovato  a' 12 giugno 
1  8o4  da  Carlo  IV,  indi  soppresso  nel  re- 
gno di  Giuseppe  Bonaparte,  poscia  ripri- 
stinato neh8i4da  Ferdinando  VII.  Nel- 
lo scudo  della  decorazione  de'grancroci 
è  l'effigie  della  B.  Vergine;  io  quello  dei 
cavalieri  per  decreto  de'a  5  aprile  1  8  1  5  di 
Ferdinando  Vll,si  vede  C.  7//,cioèCarlo 
li  I,  e  l'epigrafe:  Fintiti  et  Merito)  ;  di  s. 
Ermenegildo^  di  s.  Ferdinando  III;  del- 
le cavalieresse  di  Maria  Lodovica  0  Lui- 
sa; d'Isabella  1  la  Cattolica  (propria- 
mente rinnovato  da  Ferdinando  V 1 1  uel 
1  8 1 5  per  ricompensare  il  zelo  spiegalo  iu 
favore  della  conservazione  dell'Indie  occi- 
dentali o  Americhe  nella  monarchia  di 
Spagna,  onde  fu  detto  ordine  americano, 
sotto  il  patrocinio  di  s.  Elisabetta  d'Ara- 
gona regina  di  Portogallo.  L'ordine  è  di- 
viso in  3  classi,  i  grancroci  cui  si  deve 
il  titolo  d'Eccellenza,  i  commendatoli, 
i  cavalieri:  l'ammissione  nell'ordine  co- 
stituisce la  nobiltà  personale.  Gli  ame- 
ricani che  danno  prove  e  si  mostrano  de- 
gui  del  motivo  per  cui  1' unirne  fu  isti- 

VOL.  LXV1U. 


SPA  49 

tutto,  vi  sono  ammessi.  Essi  portano  li- 
na medaglia  d'oro  con  I* effìgie  del  so- 
vrano: nello  scudo  della  croce  de'cava- 
lieri,  oltre  la  cifra  del  monarca, vi  è  il  mot- 
to, Per  Isabella  Cattolica:  nello  scudo 
della  croce  de'commeudatnri  vi  è  il  dop- 
pio globo,  il  motto,  Plus  ultra,  e  la  leg- 
genda: A  la  leallad acrisolat la ,  nello  scu- 
do della  decorazione;  i  quali  motto  e  leg- 
genda sono  pure  nella  croce  de'grancro- 
ci. Nel  t.  14,  p-  28  del  Bull.  Ilota,  cont., 
de'26  maggioi8i6,  vi  è  il  breve  Viros 
magnos,  di  Pio  VII,  col  quale  confermò 
l'ordine  pel  maggior  suo  splendore  e  or- 
namento, e  per  la  difesa  della  cattolica 
religione,  concedendogli  le  stesse  grazie 
e  privilegi  accordati  da  Clemente  XIV  a 
Carlo  III  per  l'ordine  della  Concezione. 
Non  esiste  l'ordine  ò'iMariaLuisa  Isabel- 
la II,  che  dicesi  istituito  dalla  regnante 
regina ,  secondo  il  narrato  dall'  Alma- 
nach  de  Gotha pour  V année  1837 ,  p.  26, 
che  riportai  a  tale  articolo,  seguendo  tale 
libro,  e  qui  fo  emenda  di  rettificazioue. 
L'attuale  regina  Isabella  II  soltanto  isti- 
tuì qualche  medaglia  o  condecorazione 
per  fatti  d'armi  o  cause  simili  uou  pro- 
gressive ad  altri  casi.  Ordinariamente  si 
sogliono  principalmente  conferire  gli  or- 
dini del  Toson  d'  oro3  di  Carlo  III,  e 
d' Isabella  /.Di  altri  ordini  non  più  e- 
sistenti,  in  seguito  ne  farò  menzione.  I 
re  e  le  regine  di  Spagna  portano  il  tito- 
lo di  maestà  Cattolica  (F-),  e  di  re  o  re- 
gina delle  Spagne  e  dell'  Indie  occiden- 
tali (/'.).  All'articolo  Don  dissi  come 
il  re  Leovigildo  ordinò  che  il  resi  chia- 
masse Signore  e  fosse  decorato  delle  reali 
insegne,  e  che  solo  Rodrigo  veramente 
fu  il  «  .°ad  essere  chiamato  rfo/i,abbrevia- 
zione  di  siguore,  dopo  il  quale  tutti  lo 
furono;  iudi  venne  concesso  a'primoge- 
uili,e  successivamente  a'  vesco  v'inguauili, 
agli  ecclesiastici,  a  lutti  e  d'ambo  i  sessi; 
e  che  dagli  spagnuoli  fu  introdotto  nel  re- 
gno delle  due  Sicilie,  ove  ancora  si  usa 
in  luogo  di  siguore.  Siccome  dopo  l'a- 
brogazioncdeilaleggeSaIica,iumaucauza 

4 


So  s  p  a 

di  maschi  ledonne  pure  ereditano  il  trono 
di  Spagna,  così  il  piimogenito  o  la  pri- 
mogenita del  sovrano  s'  intitolano  prin- 
cipe o  principessa  delle  Asturie.  Tutti  gli 
altri  membri  della  reale  famiglia  d'am- 
bo i  sessi  hanno  il  nome  d'Info  Meo  d'In- 
fanta {!'•), e  ne  riparlai  nel  voi.  LIV,  p. 
i  \\,  dicendo  degl'infanti  e  infante  di  Por- 
toga  Ho,  e  che  Infantado  si  disse  quella 
massa  de'beni  appartenenti  al  primoge- 
nito del  re  di  Portogallo,  per  suo  appan- 
naggio. Nella  Spagna  vi  è  una  contrada 
chiamata  Infantarlo, nella  Castiglia  nuo- 
va n 'confini  deH'Estremadura,chesi  com- 
pone delle  città  d'Alcozèr,  Salineron  e 
Valdeolivas,  oltre  molte  borgate.  Fu  co- 
s'i denominata  per  averla  posseduta  molti 
figli  de're.  Ferdinando  V  e  Isabella  I  l'e- 
ressero in  ducato  a'2  1  luglio  1 476  per  ri- 
compensare i  servigi  di  d.  Diego  Hur- 
tado  Mendoza.  Osserva  De  Due,  Dell'o- 
rigine dell'  araldica,  §  VI.  »  Avvi  chi 
vuole  che  il  nome  d'Infante,  con  cui  in 
Portogalloein  Ispagna  vengono  chiamati 
i  figli  di  que're,  ripeta  la  sua  origine  dal- 
l'innocenza de'popoli, poiché  nonsolonon 
debbono  offendere  alcuno,  ma  altres'j  se- 
guire a  mantenere  la  giustizia,  non  che 
ad  ubbidire  al  re  come  gì'  infanti.  Non 
manca  però  chi  vuole  che  tal  nome  pro- 
venga da'romani  0  da'greci,  poiché  presso 
loro  era  uso  il  chiamar  infanti  i  figli,  ben- 
ché avanzati  in  età.  "  Il  Nardi,  De'tiloll 
del  re  delle  due  Sicilie,  illustrandoli  a  p. 
4o,dopo  di  avere  reso  ragione  perchè  si 
attribuisce  derivatoli  titolo  neh  1  57, men- 
tre è  assai  più  antico, ti  atta  del  titolo  d'In- 
fante di  Spagna,  e  dice  che  fu  in  tanta 
stima  tenuto, che  i  sovrani  discendenti  dai 
re  di  Spagna  ,  eziandio  in  maggiore  di- 
gnità elevati,  uon  trascurarono  mai  di  col- 
locarlo tra'loro  titoli  anche  piìi  sublimi; 
onde  si  trova  che  Ferdinando  I  d'  Au- 
stria fratello  di  Carlo  V,  sebbene  re  di 
Ungheria  e  di  Boemia,  anzi  re  de'roma- 
ni,  ha  usato  tra'  suoi  reali  titoli  anche 
quello  d'Infante  di  Spagna,  innestandolo 
avanti  quelli  d'arciduca  d'Austria  e  du- 


SPA 

ca  di  Borgogna,  non  ostante  che  quello 
d'arciduca  era  proprio  e  distintivo  di  sua 
famiglia  e  allora  unico:  Io  stesso  praticò 
l'imperatore  Rodolfo!  le  altri  principi  del- 
l'augusta casa,  come  discendenti  di  Gio- 
vanna I  erede  delle  Spagne,  per  mostra- 
re la  stima  che  facevano  di  tale  titolo;  il 
quale  l'usa  ancora  il  duca  di  Parma  e 
/Vrtce/izrtjChe  deriva  da  un  infante  di  Spa- 
gna della  stirpe  che  regna;  ed  a  Sicilie 
nel  riportare  i  titoli  che  prese  il  re  Car- 
lo di  Borbone,  poi  Carlo  III  re  di  Spa- 
gna, vi  notai  purequellud'lnfantedi  Spa- 
gna, Princep*  His panici  nomini*.  Par* 
licolaredignità  èquella  di  grandi  di  Spa- 
gna, de'quali  pure  feci  parola  a  Infan- 
te, e  taluni  tra  essi  vantano  la  regia  at- 
tinenza sino  dal  tempo  de'visigoti,  divi- 
dendosi in  3  classi  :  quelli  della  1  .J  han- 
no il  privilegio  di  cuoprirsi  il  capo  pri- 
ma d'indrizzare  il  discorso  al  monarca; 
quelli  della  2.a  si  cuoprono  quando  in- 
cominciato hanno  il  ragionare; quelli  del- 
la 3."  quando  lo  hanno  finito  :  tutti  però 
attendendo  prima  di  farne  uso  il  regio 
cenno.  La  prerogativa  è  in  molti  eredi- 
taria, negli  altri  personale.  Il  grandato 
di  Spagna  vuoisi  originato  dal  momen- 
to in  cui  Carlo  V,  dopo  la  vittoria  di  Pa- 
via e  l'imprigionamento  di  Francesco  £ 
re  di  Francia,  adunati  avanti  di  se  i  ge- 
nerali del  suo  esercito, ordinò  loro  di  ri- 
cuoprìrsi  ileapo.  Altri  riferiscono  che  già 
CarloV  nel  suo  soggiorno  in  Ispagna  avea 
stabilito  con  legge  la  qualità  de  grandi, 
che  ivi  son  chiamali  lo*  primos,  e  pre- 
cedentemente dicevansi  uomini  ricchi, ri- 
cos  hombrex,  a'quali  però  questo  titolo 
non  dava  loro  alcuna  qualità  legale.  Con 
tale  istituzione  Carlo  V  si  procacciò  l'af- 
fetto della  nobiltà;  e  Morcelli  chiamò  il 
grande  di  Spagna  di  1  .'disse,  Adleclux 
inter  proccres  ordini*  primi,  Procer  lii- 
spaniensis ordini'! primi.  I  sovrani  di  Spa- 
gna conferiscono  il  grandato  anche  a  il- 
lustri famiglie  straniere,  ed  a  molle  del- 
le romane  in  vari  tempi  lo  conferirono, 
come  notai  ai  loro  articoli,  massime  di 


SPA 

quelle  de'Papi.Primadideserivereicenni 
storico -ecclesiastici  della  Spagna,  credo 
opportuno  alla  migliore  intelligenza  lo- 
ro, come  pure  del  già  detto,  di  giovarmi 
della  Civiltà  cattolica,  con  farli  prece- 
dere da  un  breve  estratto  generico  del 
principale  delle  3  interessanti  e  belle  let- 
tere, scritte  dottamente  con  piena  cogni- 
zione del  vasto  argomento  e  proprietà  di 
scelti  vocaboli, pubblicatene!  t.  £  i  ,p.3cp, 
525  e  602,  ed  intitolate:  Un  viaggio  in 
Impaglia  sullo  scorcio  del  1  85  1 ,  almeno 
per  supplire  al  mio  indispensabile  laco- 
nismo in  un  argomento  arduo, complica- 
to e  vasto,  e  di  tanta  rilevante  impor- 
tanza; poiché  la  penisola  per  più  secoli 
primeggiò  fra' più  polenti  regni  di  Eu- 
ropa ,  di  cui  possedè  gran  parte  sia  nei 
Paesi  Bassi,  sia  nell'isola  di  Sardegna, 
sia  nelle  due  Sicilie,  sia  nel  ducato  di  Ali- 
lano,  sia  nello  stato  de'  Presidii  di  Sie- 
naj  dominando  ancora  sia  ne\\' America 
e  già  in  immense  regioni,  sia  ncW'Asia, 
Dell'  Africa  e  nell'  Oceania,  ed  in  altre 
contrade;  dominazioni  tutte,  della  cui  o» 
rigine,  progresso  e  decadenza  ragionai 
non  solamente  agi'  indicati  articoli,  ma 
negl'  innumerabili  che  vi  hanno  stretta 
relazione.  Laonde  riporterò  compendio- 
samente e  tratteggiando  come  in  un  qua- 
dro generale,  le  condizioni  in  cui  trovasi 
la  Spagna,  i  costumi,  gli  usi,  lo  spirito 
da  cui  sono  animali  gli  spaguuoli,  tulio 
traendo  dalle  indagini  del  chiaro  autore 
delle  eleganti  e  eloquenti  Lettere,  sulle 
cagioni  deldecadimentodelregnocheab- 
bracciò  si  colossale  e  formidabile  monar- 
chia, sotto  il  triplice  aspetto  religioso,  ci- 
vile e  politico,  olire  quanto  poi  raccon- 
terò ne'miei  eruditi  cenni  storico-eccle- 
siastici. 

Appena  si  pone  il  piede  nella  Spagna, 
lutto  dimostra  eh'  è  stata  ed  è  tuttora 
eminentemente  religiosa  e  cattolica.  To- 
sto si  resta  colpito  dal  numero,  vastità, 
bellezza  e  ricchezza,  almeno  relativa,  del- 
le chiese  che  sorgono  dappertutto.  Lecat- 
tedrali  delle  grandi  città  pouuo  rivaleg- 


SPA  5. 

giarccollepiù  magni  fiche  d'Europa;m(.'ii- 
tre  non  v'è  città  di  a. "e 3. "ordine,  la  qua- 
le non  vanti  qualche  tempio  ragguarde- 
vole. Il  tempestoso  soffio  delle  rivoluzio- 
ni, che  da  piti  d'un  mezzo  secolo  ha  spar- 
so l'Europa  cristiana  di  tante  rovine,  e- 
ziandio  passò  furibondo  sulla  Spagna,  ed 
ivi  pure  profanò  e  rovesciò  altari,  spogliò 
e  distrusse  in  gran  uumero  le  chiese,  0  le 
convertì  a  usi  vilissioii.  Nondimeno  tan- 
te ancor  ne  restano,  per  attestare  bastan- 
temente l'antica  pietà  spagnuola,eda  non 
temere  in  ciò  la  gara  di  qualunque  altra 
cattolica  nazione;  ed  oltre  a  ciò  quasi  in 
ogni  chiesa  si  ammira  con  profusione  le 
statue,  i  marmi,  le  pitture,  gl'intagli,  le 
dorature,  ogni  specie  d'ornati.  Tante  do- 
vizie, benché  non  tutte  squisite  e  di  buon 
gusto,  certamente  sono  prove  irrefraga- 
bili del  zelo  religioso  e  dell'inesauribile 
liberalitàdellepopolazioni  pel  divin  culto; 
e  dimostrano  ancora  che  a'tempi  in  cui 
furono  eretti  e  abbelliti  que'magnifici  e- 
difizi,  la  chiesa  era  considerata  iu  ciascu- 
na città  come  il  monumento  per  eccellen- 
za, come  il  centro  dell'affezioni  di  tutti; 
era  l'oggetto  della  loro  viva  fede,  del  lo- 
ro più  ardente  amore,  e  insieme  forma- 
va nell'ordine  civile  e  politico,  come  il 
carattere  più  distinto  della  loro  naziona- 
lità. L'epoca  in  cui  la  Spagna  fu  più  re- 
ligiosa e  più  cattolica,  fu  appunto  quella 
della  sua  massima  gloria  e  potenza.  Fu 
allora  che  i  suoi  re  potevano  dire  con  Fi- 
lippo li,  forse  non  senza  un  pò  d'orgoglio, 
ma  pure  con  verità,  che  il  sole  non  tra- 
montava mai  sul  loro  impero  disteso  pei 
due  mondi;  fu  allora  ch'ella  produsse  i 
suoi  piùgrand'uominidiguerraedislato, 
di  lettere  e  arti,  e  che  le  sue  flotte  signo- 
reggiavano l'Oceano, e  facevano  tremare 
gli  odierni  dominatori  dei  mari.  Fatal- 
mente dacché  la  Spagna  intiepiditosi  il 
suo  entusiasmo  cattolico,  e  il  suo  governo 
per  mala  ventura  cadde  in  mauod'uomi- 
ni  guasti  dalle  idee  d'un.»  filosofia  anti- 
religiosa, ella   perdette  al  tempo  stesso 
la  sua  glorio,  ricchezza  e  potenza,  e  pie- 


52  SPA 

cipitù  con  incredibile  rapidità  Ira  le  na- 
zioni di  secoud'ordine.  Però  l'irreligione 
sembra  non  avergittato  radici  molto  pro- 
fonde nella  massa  della  nazione;  impe- 
roechè  la  frequenza  de'fcdcli  alle  chiese, 
il  loro  conleguo  riverente  e  ditoto  nel- 
l 'assistere  alle  ceremonie  del  colto,  il  ri- 
spetto di  cui  onorano  que'  pochi  sacer- 
doti, che  l'esilio,  la  persecuzione  e  il  mar- 
tirio non  ha  loro  rapiti,  convincono  che 
la  religione  e  la  pietà  vive  tuttora  profon- 
damente nel  cuore  degli  spagnuoli;  e  che 
se  l'efficacia  della  sua  azione  venisse  per 
poco  secondata,  non  tarderebbe  a  ripro- 
durre nella  generosa  e  forte  nazione  le 
meravigliechelareserogià  tantogloriosa. 
Altra  prova  dell'attaccamento  sincero  che 
il  popolo  conserva  alla  religioue,  è  l'af- 
fetto pegli  ordini  regolari  che  fiorirono 
tanto  nel  regno,  ondedi  frequente  lamen- 
ta l'abolizione  de'monasteri  e  de'conven- 
li.  Con  aria  di  tristezza  deplorano  gli  spa- 
gnuoli di  non  aver  più  frati.  »  Delle  loro 
ricchezze  a  noi  non  è  pervenuto  nulla; 
esse  caddero  in  mano  di  pochi  gran  si- 
gnori, costituzionali  zelanti,  è  vero,  ma 
in  fatto  di  proprietà  poco  scrupolosi,  op- 
pure furono  comprate  a  vii  prezzo  da  fo- 
rastieri,  non  trovandosi  spagnuoli  che  vo- 
lessero ingrassarsi  de' beni  della  Chiesa. 
Né  tampoco  vi  guadagnò  lo  stato,  il  qua- 
le anzi  ora  è  più  povero  di  prima,  né  sa 
come  ammassar  denaro;  e  ce  ne  accor- 
giamo ben  noi  alle  sempre  nuove  impo- 
ste, di  cui  ci  sopraccarica.  Non  abbiamo 
più  frati,  ma  in  quella  vece  soldati  senza 
bue.  I  pochi  conventi  che  non  furono  ven- 
duti o  distrutti,  sono  diventati  altrettan- 
ti quartieri.  Edunquartiereconsuma  più 
e  frutta  meno  che  un  convento.  Ci  costa 
più  un  soldato,  che  non  due  frati.  E  poi, 
ogni  convento  era  una  casa  di  carità  sem- 
pre aperta  aibisognosi;  non  si  negava  mai 
la  limosina,  e  questa  non  era  punto  umi- 
liante per  chi  la  riceveva,  perchè,  oltre 
al  venir  fatta  di  buon  cuore  e  con  aria 
ridente,  ogni  povero  era  avvezzo  ed  am- 
maestrato dalla  Chiesa  a  considerarla  co- 


SPA 
me  il  patrimonio  legittimo  degl'indigen- 
ti, del  quale  i  religioni  altro  non  erano 
che  i  depositari  e  gli  amministratori.  E 
tali  erano  in  fatti;  perchè  se  i  conventi 
erano  ricchi  a  chi  fruttavano  al  fin  dei 
conti  le  loro  ricchezze?  Non  certo  are- 
ligiosi, a  cui  bastava,  secondo  la  loro  re- 
gola più  o  meno  rigida  e  fedelmente  os- 
servata, una  povera  tonaca,  un  mezzano 
vitto,  ed  una  modesta  celletta  ;  tutto  il 
resto,  ch'era  il  più  e  il  meglio,  in  uno  o 
in  altro  modo,  come  salario,  o  come  li- 
mosina,necessariamente  toccavaa  noi. Ma 
di  più,  chi  di  noi  non  avea  tra'religiosi  di 
un  convento  un  amico?  non  per  se  solo, 
ma  per  la  famiglia  e  la  casa  tutta,  un  ami- 
co sincero,  generoso,  efficace,  che  era  al 
tempo  stesso  consigliere,  protettore,  con- 
solatore, direttore  e  padre  dell'  anima  ? 
E  quanti  servigi  non  ne  traevamo,quanti 
aiuti  per  ogni  nostro  bisogno,  nelle  nostre 
afflizioni,  nelle  nostre  discordie,  nelle  no- 
stre traversie,  e  in  una  parola  in  tutti  i 
dolorosi  frangenti  d'una  vita,  che  il  cielo 
ha  seminato  di  tanti  patiboli  e  spine!  " 
Così  declamano  e  ragionano  i  buoni  spa- 
gnuoli. Che  avrebbero  loro  a  risponde- 
re quei  fanatici  che  vomitarono  tanto 
fiele  contro  i  frati  e  i  monaci,  chiaman- 
doli feccia  e  peste  della  società,  da  dover- 
si bandire,  spogliare  e  sterminare  affatto 
a  fine  di  rigenerare  l'umanità  ?  Dopo  i 
poveri,  gli  ecclesiastici  secolari  e  regolari 
colle  loro  ricchezze  impiegarono  artisti 
d'ogni  genere,  poiché  la  Chiesa  fu  sem- 
pre l'amica  e  la  prolettrice  delle  arti,  e 
quasi  la  madre  e  la  nudrice  degli  artisti. 
Ne  sono  splendidi  testimoni  le  rarità  di 
Siviglia, e  la  sua  cattedrale;  la  meraviglio- 
sa chiesa  di  Cordova  già  moschea,  im- 
menso edilìzio  di  ig  navate  sorrette  da 
5oo  colonne,  con  un  coro  ricchissimo  di 
squisite  opere  d'intaglio;  le  bellezze  uni- 
che di  Granata  e  la  sua  gran  cattedrale, 
e  l'emporio  di  ricchezze  e  arte  delia  sua 
certosa,  e  tante  altre  chiese,  conventi  e 
monasteri  risplendenti  di   magnificenze 
artistiche.  La  soppressione  delle  case  re- 


S  P  A  S  P  A                      53 

ligiose  scemo  notnhihnenteilclcro.cgrnvi  to  di  ceremonie  ecclesiastiche,  lingolare 

danni  recò  aite  scienze  ecclesiastiche  ed  è  quella  di  Siviglia,  città  più  d'ogni  al- 

a' sagri  studi j  perché  in  generale  il  clero  tra  appassionata  per  la  danza  egitana  e 

regolare  era  [)iù  dotto  del  secolare,  per  altre,  e  celebre  io  tutta  la  penisola  per 

«Ji  versila  di  circostanze  inerenti  alla  con-  le  sue  danzatrici;  essendo  noto  quanto  gli 

tlizionedella  vita  monastica.  I  vescovi  del-  spagnuoli  al  suono  della  chitarra  e  delle 

la  Spagna  sentono  al  vivo  la  tristissima  nacchere  si  abbandonino  al  divertimento 

condizione  a  cui  fu  condotto  il  loro  eie-  di  animatissimedanze.Pertantonellacat- 
ro  e  la  scienza  sagra  dalle  riforme  anti-  tediale  di  Siviglia,  come  accennai  a  quel- 
cattoliche  abolitrici  de' conventi.  E  però  l'articolo  descrivendo  pure  la  processio* 
hanno  rivolto  tutto  il  loro  zelo  all'au-  tiedei  Corpus  Domini,  ne'3  ultimi  giorni 
mento  e  alla  cultura  de'seminari,  unica  di  carnevale,  e  in  tutta  l'ottava  di  delta 
speranza  che  loro  resti,  e  solo  rimedio  che  festa  del  ss.  Sagramento,  mentre  i  cario- 
ora  ponno  applicare  alle  gravi  piaghe  di  nici  stanno  terminando  vesperò  in  coro, 
loro  chiese.  A  quest'operasant'usima  hau-  io  fanciulli  escono  due  a  due  dalla  sa- 
no applicati  (pie' pochi  beni,  di  cui  non  grestia,  e  si  recano  vestiti  come  paggi  a 
Furono  spogliali  dalla  rivoluzione;  ed  al-  genuUetlere  avanti  il  ss.  Sagramento.  Fi- 
cuni  predicatori  annunziarono  da' pulpiti  niti  i  vesperi,  tutto  il  clero  seguito  dall'ai'- 
nel '852,  che  d'ora  innanzi  tulla  la  reti-  ci  vescovo  co'suoi  preti  viene  a  schierar" 
dita  delle  indulgenze  della  Bolla  della  si  innanzi  l'altare,  lasciando  in  mezzo  al 
Crociata  (f\),  sarebbe  impiegata  nel  fon-  presbiterio  uno  spazio  libero  pe'fanciulli. 
dar  nuovi  seminari,  e  nel  mantenere  o  Allora  i  cantori  con  l'accompagnamento 
ampliare  gli  antichi.  Quando  in  Ispagna  dell'orchestra  cominciano  a  cantar  lepri- 
nella  domenica  di  Settuagesima  si  pub-  me  strofe  per  la  benedizione. Quindi i io 
blica  la  bolla,  e  con  solenne  processione  giovinetti  col  cappello  in  mano  alzatisi, 
si  espone  alla  vista  e  alla  venerazione  dei  fatto  un  inchino  all'arcivescovo  e  coper- 
fedeli,  il  popolo  con  segni  straordinari  ne  tosi  il  capo,al l'intonazione  dell'orchestra 
mostra  il  rispetto.  La  pietà  spagnuola  ri-  presisi  per  mano  cominciano  cantando  u- 
splende  ancora  dell'antico  suo  lustro  nel-  na  danza  lenta,  grave  e  figurata, che  pro- 
le festività,  e  nel  massimo  decoro  con  cui  duce  su  tutti  gli  astanti  vivissima  impres- 
si celebrano!  divini  uflìzi.  Soprattutto  la  sione, dolce  meraviglia,  tenera  divozio- 
graveelentasalmodiade'cori,echeggian-  ne,  un  entusiasmo  frenato  dalla  riveren- 
te fra  le  numerose  colonne  e  sotto  le  a-  za.  Dopo  parecchie  giravolte  e  figure,  i 
cute  volle  delle  cattedrali  gotiche,  ispira  giovani  danzatori  tornano  al  loro  posto, 
un  senso  profondamente  religioso,  e  qua-  mentre  l'orchestra  eseguisce  un  concer- 
si  un  sagro  terrore.  Negli  uflizi  ordinari  to  d'intramezzo.  Quindi  ripigliano  la  dati- 
si usa  il  canto  fermo,  modificato  però  da  za  e  il  canto,  non  più  tenendosi  per  ml- 
alcune  variazioni  che  gli  danno  un  carat-  no,  ma  agitando  fra  le  dita  le  nacchere, 
tere  tutto  indigeno.  Nelle  grandi  solen-  e  col  vivace  cioccar  di  queste  accompa- 
nità  ogni  cattedrale  e  collegiata  ha  la  sua  guano  gli  armonici  movimenti  della  vo- 
orchestraeunnumerosocorodistrumen-  ce  e  del  ballo.  Al  suono  delle  nacchere, 
ti  che  eseguiscono  belle  musiche  sagre,  cos'i  caro  agli  spagnuoli,  e  al  rianimarsi 
di  autori  per  lo  più  nazionali,  antichi  e  più  fervida  la  sagra  danza,  cresce  in  tut- 
moderni.  Gli  antifonari  e  altri  libri  del-  ti  visibilmente  la  gioia,  il  tripudio,  l  e- 
la  liturgia  cantata,  sorpassano  in  gran-  stasi,  e  quella  scena  sembra  un'immagi- 
dezza,  io  ricchezza  e  squisitezza  ili  lavo-  ne  del  giubilare  beatissimo  dei  sanli  in 
io,  quelli  di  molte  nazioni.  Fra  le  parti-  cielo,  fra 'con  degli  angeli,  alla  presenza 
colantà,  che  distinguono  la  Spagna  iu  làt-  del  Sauto  dc'sauli.  Finita  la  danza,  i  fan- 


s. 


54  S  P  A 

ciulli  si  prostrano  di  bel  nuovo  genuflessi 
dinanzi  al  ss.  Sagramento,  e  si  dà  con  es- 
so la  benedizione  solenne.  Le  processio- 
ni,in  cui  la  maestà  del  cultocattolicosuol 
risplendere  di  sì  vaga  pompa,  hanno  pu- 
re in  (spagna  una  grandiosità  tutta  pro- 
pria di  quella  grave  e  magnifica  nazio- 
ne^ formano  uno  de'più  pomposi  e  gra- 
diti spettacoli  sagri.  Ma  non  si  vede  più. 
in  essequel  le  splendidissime  ricchezze  che 
vi  facevano  pompa,  e  pareva  che  tutti  i 
tesori  dell'  Indie  vi  facessero  bella  mo- 
stra, per  far  omaggio  a  Dio  creatore  del- 
l'universo; poiché  d  decadimento  dell'an- 
tica opulenza  spagnuola  e  l'impoverimen- 
to della  Chiesa,  dopo  tantespogliazioni  e 
ruberie,  più  non  consentono  siffatte  di- 
mostrazioni. All'ornamento  che  vi  reca- 
va il  numeroso  intervento  de' religiosi, 
suppliscono  ora  le  copiose  confraternite 
colle  loro  insegne  superbamente  adorne. 
Alcune  processioni  durano  le  giornate,  o 
secondo  le  stagioni  le  notti  intere.  In  tut- 
to la  nazione  spagnuola  si  dimostra  sem- 
pre cattolica  per  eccellenza,  sebbene  sca- 
duta dall'antica  sua  gloria,  primeggian- 
do in  fervore  tra  le  nazioni  cristiane,  mal- 
grado le  sue  rivoluzioni  e  i  suoi  travia- 
menti. Ma  qual  grado  di  progresso  socia- 
le e  d'  incivilimento  debbasi  assegnarle 
tra  le  odierne  nazioni,  è  l'argomento  che 
svolge  l'encomiato  autore  del  Piaggio  in 
Impaglia  nella  i."  sua  lettera,  con  osser- 
vazioni sopra  i  costumi  e  le  condizioni  ci- 
vili della  penisola.  Spiegati  i  molti  sensi 
in  che  suole  adoperarsi  il  nome  di  civiltà, 
dichiara  che  la  nazione  non  è  punto  in- 
feriore in  quella  che  deriva  dal  catlolici- 
smo  che  forma  l'essenza  eia  base  della  per- 
fetta civiltà.  Quanto  alla  civiltà  riguar- 
do all'industria  e  alle  arti,  confessa  che 
per  molti  rispetti  è  inferiore  alle  nazioni 
più  incivilite  d'Europa,  benché  non  uni- 
meila  ragioni  per  scusare  in  gran  parte 
gli  attuali  spagnuoli,  restati  in  alcuni  pan* 
li  stazionari,  in  altri  retrogradi,  e  che  in 
pochi  non  hanno  fnltocheornieggiareda 
lungi  gli  altrui  progressi.  Il  vestir  propi  io 


SPA 

degli  spagnuoli,  specialmente  nel  mezzo- 
dìdella  penisola, conserva  tuttavia  lestes- 
se  antiche  foggie  de'tempi  cavallereschi. 
La  celebre  manta,  che  n'é  la  parte  prin- 
cipale, consisteancheoggidì  in  gran  pezzo 
di  stoffa  vaneggiata  a  vive  tinte,  più  lun- 
ga che  larga,  che  si  avvolgono  e  drap- 
peggiano intorno  con  grazia  e  maestà  sin- 
golare: mai  non  la  smettono,  il  dì  serve 
loro  di  mantello  o  sopravveste,  e  la  not- 
te di  coperta  da  letto.  Portano  il  cappello 
a  coppa  bassa  e  a  falde  rialzale,  ciò  che  lo 
fa  parere  un  turbante  di  féltro,  simile, 
tranne  il  colore,  a  quel  degli  arabi.  Ve- 
stono sotto  la  manta  una  tunichetta  che 
scende  loroa  mezza  vita,  cinta  d'una  larga 
fasciaericcamentericamata  a  fiori.  Lungo 
il  petto  e  le  maniche  corrono  due  file  di 
fìtti  bottoncini  d'argento  o  di  rame,  af- 
fibbiati a  due  a  due  con  una  catenella  dello 
stesso  metallo.  I  calzoni  stretti  e  attillati 
si  allacciano  sotto  il  ginocchio,  collo  stes- 
so ornato  di  bottoncini.!  calzari  sono  sem- 
plici suola  di  corde  di  canepa,  strette  e 
avvinte  al  piede.  Usano  alle  gambe  so- 
pracalze di  cuoio,  con  fregi  a  impuntura 
ed  a  ricamo,  e  le  allacciano  con  minute 
strisciedi  cuoio.  Tutto  il  vestito  non  è  pri- 
vo d'originalità  e  d'eleganza;  ma  tiene 
meno  dell'europeo,  che  dell'orientale  e 
dell'arabo.  E'  comune  in  tutta  la  Spa- 
gna^ nonsi  vedono  chenellegrandi  città 
e  presso  i  grandi  signori  adottate  le  fogge 
europee,  e  le  mode  di  Londra  e  di  Pari- 
gi. Ingenerale, gli  spagnuoli  fanno  abuso 
nel  fumare  il  tabacco.  In  Ispagna  è  lusso 
comunissimo  l'imbiancare  spesso  dentro 
e  fuori  le  case,  ciò  che  dà  loro  un'aria  di  ni- 
tida gaiezza  piacevolissima  a  vedere.L'uso 
de' vetri  alle  finestre  è  sconosciuto  ai  ir) 
ventesimi  della  Spagna,  e  persino  nelle 
principali  città  poco  comuni  sono  le  fi- 
nestre fornite  di  vetriere;  ordinariamen- 
te hanno  le  sole  imposte.  Le  strade,  tran- 
ne quel  le  che  cengi  ungono  la  capi  tale  colle 
grandi  città,  eie  vetture  pubbliche  ten- 
gono dell'antico,  anzi  del  primitivo  e  in- 
comodissime, e  non  sono  meu  disagevoli 


SP  A 

il  giorno  al  viandante,  anco  pel  rapido 
loro  corso,  clic  gli  alberghi  ove  alloggia 
le  notti;  però  sono  migliori  gli  alberghi 
die  trovanti  sulle  strade  reali,  che  quelli 
esistenti  sulle  vie  provinciali,  le  (piali  su- 
ini limilo  disagiate  :  nel  suo  complesso  il 
viaggiare  riesce  aspro  e  fastidioso,  onde 
la  lunghezza  delle  leglie  di  Spagna  è  an- 
data in  proverbio.  Ne'primi  alberghi,  e 
a  più  caro  prezzo,  vi  si  trova  tutta  la  squi- 
sitezza e  l'abbondanza  delle  celebri  locan- 
de italiane,  italiani  essendo  per  lo  più  gli 
osi  ieri.  Non  bisogna  però  lacere,  per  onor 
della  Spagna,  i  nobili  sforzi  ch'ella  va  fa- 
cendo, per  raggiungere  nel  inododi  viag- 
giare il  progresso  europeo;  e  già  vi  sono 
a  leuue  si  rade  ferrate,  a  I  ti  e  più  eslese  sono 
in  costruzione,  o  sul  costruirsi,  come  no- 
tai piìi  sopra.  Di  più,  si  sta  ora  seriamen- 
te (ruttando  di  por  mano  all'  incanala- 
mento  dell'Ebro,  ciò  che  aprirà  per  un 
vaslo  tratto  della  penisola  rapide  e  co- 
modissime comunicazioni  per  acqua:  que- 
st'impresa portata  a  tei  mine  aprirà  alla 
Spagna  un'era  novella  di  prosperità  e  di 
floridezza  ,  pegli  immensi  vantaggi  che 
produrrà  al  commercio  e  all'agricoltu- 
ra. L'Ebro,nobdissimo  fiume,  ha  la  sor- 
gente nelle  montagne  dell'Asturie,  poco 
lungi  dal  porto  di  Santauder  sull'Ocea- 
no, e  attraversa  tutta  la  Spagna  dal  nord- 
est al  sud  ovest  per  un  corso  di  oltre 
120  leghe  geografiche.  L'incanalamen- 
to dell'Ebro  è  divenuta  ormai  la  più  ca- 
ra speranza,  il  più  vivo  desiderio  di  tutti: 
questo  è  il  voto  più  bello  che  devesi  fa- 
re per  la  prosperità  della  Spagna,  pegli 
immensi  vantaggi  che  recherà  agli  abi- 
tanti delle  due  costiere  della  penisola.  Le 
pianure  composte  di  terra  calcare  o  sab- 
biosa, sono  per  lo  più  infeconde  e  solo  sel- 
vaggie perchè  scarseggiano  d'acqua.  Irri- 
gate ili  verrebbero  fecondissime,come  ap- 
punto sono  i  dintorni  di  Saragozza.  Que- 
lla città  in  riva  all'Ebro,  la  sua  campa- 
gna formala  di  vasti  piani  calcari  arsi  da 
cocente  sole,  spicca  e  brilla'  come  un'oasi 
deliziosa,  perchè  uu  principe  della  fatui- 


Sl>A  55 

glia  reale,  presa  l'acqua  d'uno  dei  con- 
lluenti  dell'Ebro,  l'incanalò  e  la  condus- 
se in  (or  no  a  Ila  città  e  ad  una  superba  villa, 
trasformando  per  incanto  in  un  ridente 
verziere,  quel  che  prima  era  sterile  lauda 
e  prunaia  Imitato  si  bell'esempio,  vastis- 
simi spazi  di  terreno  e  intere  provincia 
godranno  1'  indescrivibile  benefìzio  del- 
l'irrigazione di  copiose  acque,  con  quel- 
le [iure  de'fiumi  minori  pressoché  inutili 
alla  navigazione,  come  il  Guadalquivir. 
Cos'i  la  Spagna  in  pochi  anni  rifiorireb- 
be e  ringiovanirebbe,  acquistando  opu- 
lenza e  prosperità,  ed  accrescerebbe  in- 
sieme la  sua  potenza,  e  risalirebbe  forse 
a  quel  grado  di  grandezza,  che  in  altri 
tempi  ella  tenne  in  Europa;  e  ciò  pel  si- 
stema d' irrigazione  universale,  che  ri- 
vestitosi il  suolo  di  rigogliosa  vegetazio- 
ne, egli  è  probabilissimo  a  seguirne  ezian- 
dio una  felice  mutazione  di  clima, da  secco 
e  arso  ch'egli  è, in  temperato  e  dolce.  L'in- 
canalamento dunque  de'  fiumi  in  Ispa- 
gna  non  solo  darebbe  un  immenso  slan- 
cio di  vita  all'agricoltura,  ma  vi  addolci- 
rebbe il  clima,  vi  renderebbe  pia  pura 
l'aria,  più  salubre  il  cielo,  e  quindi  per 
tutti  insieme  questi  capi,  più  agiata,  piìi 
sicura  e  più  lieta  la  vita  degli  abitanti. 
E  ne  vantaggerebbe  a ncora  munitami nte, 
il commercio,coU 'aprirsi  di  nuovi  sbocchi 
e  di  più  facili  e  pronte  comunicazioni  tra 
i  due  mari.  In  Europa  gli  spaglinoli  sono 
generalmente  in  mala  voce  di  trascura- 
re più  o  meno  l'agricoltura,  tranne  l'in- 
tera Catalogna,  la  provincia  di  Valenza 
e  alcune  altre  contrade,  la  cui  ottima  cul- 
tura può  gareggiare  cou  quelle  delle  più 
ubertose  e  ridenti  campagne  dellaFrancia 
e  dell'Italia.  La  Spagua  per  la  sua  po- 
sizione geografica  sembra  fra  le  contra- 
de d'Europa  la  più  felicemente  disposta 
a  produrre  quanto  può  fare  opulenta  e 
agiata  una  nazione;  le  provincie  setten- 
trionali producono  in  copia  olivi  e  viti, 
le  coste  meridionali  forniscono  prodotti 
che  non  danno  né  Sicilia,  uè  l'Algeria; 
coa'i  a  Biurcia  e  a  Malaga  fauno  ottima- 


56  S  P  A  S  P  A 
mente  la  canna  di  zuccaroe  il  nopal  eoe-  felli  dell'irrigazione.  Quesl'è  l'intera  pro- 
ciniglia, essendo  il  vino  di  Malaga  tra'più  vmeiadi  Valenza,  la  coi  campagna  dna- 
Equisiti  del  mondo;  ne*  sabbiosi  piani  di  mata  da  essi  medesimi  il  giardino  di  f^a- 
Elclia  e  d'Orihuela,  Ira  Murcia  e  Già-  lenza,  è  una  delle  piti  ubertose, fiorenti 
naia,  s'incontrano  intere  foreste  di  pai-  e  ricche  contrade  di  tutta  Europa.  Fil- 
ine, ed  i  palmizi  di  Spagna  non  servo-  rono  gli  arabi,  a  quanto  dicesi,  che  v'in- 
no  soltanto  a  ornamento,  come  in  Sicilia  canalarono  le  acque,  e  ne  regolarono  la 
o  in  Algeria,  dove  o  non  danno  frulli  o  distribuzione  secondo  il  sistema  tuttora 
non  li  conducono  a  maturità  perfetta,  ma  vigente.  Non  è  a  dire  quanto  inai  ne  sie- 
rendono  copiosa  raccolta  di  datteri  sapo-  no  mirabili  gli  effetti,  lussureggiante  la 
riti  e  salubri.  Ma  a  questa  ubertosa  re-  vegetazione,  la  primavera  perenne, avvi- 
gione  manca  però  la  rugiada  del  cielo,  cendandosi  le  raccolte  e  le  seminature, 
Fé  pioggie periodiche  che  altrove  fecon-  essendo  inesauribile  la  sua  fecondità  e  le 
danni  suoli. In  I  spagna  non  piove  quasi  suedovizioseproduzioni. Questa  bellezza 
mai,  e  sebbene  giace  in  mezzo  all'acque  e  prosperità  di  natura  si  trasfonde  e  tra- 
de'due  gran  mari  Atlantico  e  Mediter-  spare  eziandio  nelle  fattezze,  nell'indole 
raneo,  soffre  il  più  dell'anno  una  deso-  e  ne' costumi  degli  abitanti,  che  anno- 
iente arsura,  talmente  che  le  piante  e  gli  nizzano  con  lei  a  meraviglia.  La  bellez- 
alberi  slessi  seccano  sovente  e  muoiono  zade'valentini,e  la  lorodolcezzaebonlà, 
di  pura  sete.  Non  è  dunque  da  incolpa-  sono  in  proverbio  per  tutta  Spagna;  e  l'o- 
re unicamente  gli  spagnuoli  d'indolenza,  pulente  agiatezza  del  loro  vivere  fa  Tin- 
se l'agricoltura  non  fiorisce  in  Ispagna  vidiadellealtreprovincie.Nellaprovincia 
come  altrove,  poiché  per  mancanza  di  di  Valenza  tutto  vi  dimostra  la  prospe- 
pioggiaèinutile  il  seminare,  e  perchè  frui-  rità,  l'abbondanza,  e  la  gentilezza  d'un 
sca  della  pioggia  fugace  si  semina  a  fior  popolo  felice;  ne  vi  è  forse  contrada  che 
di  terra,  e  ciò  basta  per  la  fertilità  della  oggidì  ritragga  meglio  in  se  stessa  il  poe- 
terra  ad  ottenere  ottima  ricolta.  Oltre-  tico  quadro  della  Betica  fortunata  e  dei 
diche  vi  è  gran  petunia  di  braccia,  e  il  suoi  abitanti,  dipinto  da  Fenelon,  che  il 
numero  degli  abitanti  non  è  punto  prò-  paese  di  Valenza.  Pare  dunque  giunto  il 
porzionato  a' vasti  terreni  da  coltivarsi,  tempo  di  riparare  efficacemente,  con  l*in> 
La  superfìciedella  Spagna  èegualeincir-  canalazione  dell'Ebroeil  generale  sisle- 
ca  a  quella  della  Francia,  mentre  la  sua  ma  d'irrigazione,  allo  sconcio  de' vastissi- 
popolazione  è  appena  un  terzo  di  questa,  mi  tratti  di  paese  incolti,  deserti,  aridi  e 
La  qualecircostanza  deve  avere  gran  pe-  tristi.  Secondi  il  cielo  sì  bella  impresa,  e 
so  in  tulli  i  giudizi  che  si  han  da  portare  consoli  i  desiderii  e  le  speranze  della  no- 
di questa  nazione  comparativamente  al-  bile  e  generosa  nazione,  con  felice  riusci- 
ta altre  d'Europa,  non  solo  rispetto  al-  ta.  Quanto  all'industria  e  alle  manifattu- 
l'agricoltura,  ma  eziandio  per  ogni  altro  re,  la  Spagna  è  inferiore  alle  altre  na- 
ramo  d'industria  e  di  progresso  materia-  zioni  incivilite  d'Europa.  L'autore  però 
le,  se  vuoisi  esser  giusti,  e  stimar  gli  ef-  delle  Lettere,  Un  viaggio  in  Ispagna,per 
fetli  non  dall'una  o  dall'altra  privativa-  debito  di  giustizia  e  per  amore  del  ma- 
mente,  ma  bensì  dal  complesso  di  tutte  gnanimo  ecattolico  regno, dichiara  le  pre- 
le  cause  che  cospirano  a  produrli.  Si  rim-  cipue  cagioni  alle  quali  debba  ascriver- 
proveiaaglispagnuoli.sefinoranon  han-  si  il  poco  o  nulla  progredire  che  ha  fatti» 
no  cercato  di  sopperire  coli'  irrigazione  fin  qui  la  nazione  spaglinola  negli  ordini 
allasiccitàdeH'adusloloroclima, adonta  del  materiale  incivilimento,  ne'quali  co- 
chesott'occhioeincasa  loro  racchiudano  tanto  si  avanzò  il  rimanente  d'Europa, 
uuoslupcudocsenipiode'mcravigliosiel-  Osserva  però,  che  chi  paragonasse  1' o-    . 


S  P  A  S  P  A                       Sj 

dierni  Spagna  con  quella  d'un  mezzo  se-  disdegnosa  degli  spaglinoli, dovelte  disto- 
colo  fa,  la  troverebbe  certamente  vantag<  glierli  dall'umile  fatica  de'lavori  d'arte 
giata  non  poco  in  rjnel  che  attività  d'in-  e  d'industria,  di  coi  potevano  godere  a 
dustria,  Umidezza  d'arti,  diffusione  d'u-  loro  beli'  agio  e  senza  alcun  travaglio  i 
tili  cognizioni,  raffinamento  di  maniere,  frutti.  Questa  ragione  giustissima  e  ve- 
d'agiatezza,  di  lusso,  e  in  una  |)arola  in  rissima,  non  basta  a  spiegare  adequata* 
tuttociò  che  ferma,  secondo  molti,  il  mi-  mente  il  fenomeno,  perché  s'appoggia  ad 
dolio  e  la  sostanza,  ma  secondo  altri  me-  mia  causa  meramente  accidentale  e  pas« 
glio  veggenti,  la  corteccia  sola  della  ci-  leggera,  la  quale  non  più  esistendo  non 
viltà.  Molte  e  svariate  sono  le  ragioni  che  può  esercitare  alcuna  influenza  mime- 
si ascrivono  al  tardo  sviluppo  del  mate-  diata. Divenuta  la  Spagna  nel  secolo  XVI 
viale  incivilimento  nella  penisola,  non  in  potente,  ricca  e  gloriosa  per  armi  e  per 
senso  assoluto,  ma  relativo  al  divario  del-  conquiste  sopra  ogni  altra  nazione,siav- 
la  Spagna  un  giorno  già  regina  e  legista-  vezzo  a  grandeggiare,  a  darsi  aria  e  me* 
trice  della  civiltà  europea,  ed  oggi  ancora  nar  gran  vita  e  a  poltrire  nel  lusso,  di- 
per  molle  nobilissime  parti  uou  seconda  sdegnando  la  fatica  e  i  lavori  d'opere  e 
a  veruno,  per  cui  restò  cotanto  addietro  d'industria,  ch'ella  volentieri  lasciava  ad 
a^li  aldi  popoli  per  attività  e  sviluppo  altre  genti  meri  favorite  dalla  fortuna,  e 
d'arti,  d'industria  e  di  sociali  migliora-  dalle  quali  poi  comprava  col  suo  oro  tri- 
menti.  Altri  l'ascrivono  a  cause  merauien-  bu  tato  da  ile  ricchissime  colonie  qua  rito  la 
te  accidentali,  altri  all'indole  propria  del  bisognava  non  solo  a  vivere  con  agio,  ina 
caratterespagnuolo,  oppure  ad  influenza  eziandio  a  scialare  con  fasto.  Tornata  poi 
di  cielo  e  a  temperamento  di  clima.  L'o-  la  Spagna  in  basso  stato,  perdute  le  fio- 
pinione  più  savia  sembra  quella  che  lo  rentissime  colonie  d'oltremare,  impove- 
fa  dipendere  da  tutte  insieme  queste cau-  rifa  e  scaduta  di  potenza  e  di  credito,  po- 
se congiunte.  Ad  accennar  le  più.  rilevati-  re  non  cambiò  costume,  o  poco  o  nulli 
ti,  tra  le  cause  accidentali,  la  più  eflicace  dismise  di  quella  sua  grandezza  al  (erosa 
dee  lòrse  dirsi  quella  che  trae  l'origine  e  di  quella  morbida  inerzia,  a  cui  s'era 
dal  discoprimento  «teli'  America,  fatto  3  avvezza  in  miglior  fortuna  e  quasi  cari»- 
secoli  e  mezzo  addietro  dall'immortale  biata  in  natura.  Quindi,  henchè  la  mise- 
Colornho.  Perchè  alla  scoperta  seguì  la  ria  e  povertà  presente  dovesse  incitarla  a 
conquista,  la  quale  mettendo  la  corona  sopperire  coll'opera  industre  di  sue  mani 
di  Spagna  in  possesso  delle  ricchissime  a  que'bisogni  a'quali  non  poteva  j»iù soci- 
miniere  del  Messico,  del  Perù  e  del  Chi-  disfare  coll'oro  delle  Americhe,  e  Ceserà- 
lì,  le  aprì  una  sorgente  di  tesori  inesli-  pio  della  crescente  prosperità  dell'altra 
inabili.  Quindi  l'oro  e  l'argento  del  mio-  nazioni  aggiungesse  a  ciò  novelli  sproni, 
vomondo,  che  veni  va  ogni  anno  sui  famo*  pure  si  stette  neghittosa  a  languir  Dell'i- 
si  galeoni  a  versarsi  in  (spagna,  straric-  nopia,  e  se  poi  si  riscosse  non  fu  che  a  f  i- 
chendola  di  contanti,  le  dava  agio  di  proc-  tica;  e  se  ora  si  è  mossa  a  seguire  il  moto 
cacciarsia dovizia  tuttii  prodotti  piùsqui-  europeo,  i  suoi  principii  furono  tardi  e 
siti  delle  arti  e  dell'industria  delle  altre  lenti  i  progressi,  sicché  resta  ancora  gran 
nazioni.  Questa  facile  abbondanza,  e  il  tratto  indietro  divisa  dalle  altre  nazioni, 
lusso  naturale  che  ne  fu  conseguenza,  e  Aggiunge  ancora  l'autore  delle  Lettere, 
la  potenza  in  cui  allora  salì  la  nazione  ca*  oltre  a  queste  cagioni  altre  ve  ne  sono  pur 
stigliami  dopo  la  finale  cacciata  de'mo-  gravissime  e  meri  dure  a  dirsi,  perchè  non 
ri  e  dopo  le  meravigliose  sue  conquiste  hanno  nulla  che  possa  offendere  ildelica- 
oltre  atlantiche  ;  tuttociò  congiunto  al-  tissimo  amor  proprio  della  nobile  nazio- 
l'indole  uatuialrueule  albera  e  piuttosto  uè.  Tale  è  in  i  ."luogo  la  posizàoue  sles»a 


58  S  P  A 

del  la  penisola,  poco  meno  che  divisa  dal 
resto  d'Europa,  e  lontana  dal  centro  del- 
la civiltà  europea.  Quest'isolamento  del- 
la Spagna,  rendendo  più  difficili  e  quindi 
più  rute  le  sue  relazioni  sociali  cogli  al- 
tri popoli  meglio  inciviliti;  fa  sì  eli'  ella 
conservi  più  tenacemente  i  suoi  costumi 
e  le  sue  maniere  e  fogge  nazionali;  che 
sia  meu  corriva  a  seguirla  moda  di  chiun- 
que,che  si  avvezzi  a  bastare  a  se  stessa,  che 
seuta  meno  il  pungolo  dell'emulazione,  il 
quale  è  vivissimo  quando  si  vedono  da  vi- 
cino e  sotto  gli  ocelli  i  progressi  e  miglio 
l'amenti  altrui,  ma  è  languido  e  ottusoal- 
lorchè  questi  non  si  apprendono  che  da 
lungi  e  per  udito.  Di  più  mancano  alla 
Spagna  gli  stimoliche  metteal  fiancod'al- 
tre  nazioni  la  necessità  :  il  Belgio,  l'Olan- 
da, e  più  di  tutti  l'Inghilterra  si  diedero 
con  tanto  ardore  all'industria,  alle  mani- 
fatture, al  commercio,  perchè  non  avreb- 
bero altrimenti  di  che  campare.  Se  loro 
si  chiudono  queste  fonti  di  vita,  di  pro- 
sperità e  di  ricchezza,  non  solo  impoveri- 
ranno,ma  tuonano  di  fame.  La  teriache 
abitano  none  vasta,  né  feconda  abbastan- 
za per  nutrire  le  sempre  crescenti  popo- 
lazioni co'soli  prodotti  del  proprio  seno, 
e  perciò  la  necessità  le  sprona  a  cercare 
idiroiide  il  vitto.  Non  così  la  Spagna, in  cui 
il  terreno  coltivabile  è  di  tale  estensione 
ila  bastare  al  triplo  de'pi  esenti  suoi  abi- 
tanti, e  la  felicità  del  suolo  sì  grande, che 
malgrado  d  pochissimo  lavoro  che  si  a- 
dopera  in  esso  e  il  poco  miglioramento  di 
sua  agricoltura,  pure  un  po' di  pioggia  o 
d'innaffio  basta  a  sviluppare  fiorèntissìme 
messi,  quali  indarno  si  spererebbero  da 
tutti  i  raffinamenti  d'artee  di  cure  che  si 
adoperano  intorno  all'infelice  suolo  iu- 
glese.  A  queste  ragioni  si  debbono  aggiun  • 
gere  l'influenza  snervatrice  del  clima  me- 
ridionale che  stempera  per  due  terzi  del- 
lamio  le  fibre  muscolari,  in  modo  da  ren- 
dere impossibile  ogni  fatica  un  po' lun- 
ga; L'indole  propria  di  tutti  i  meridionali, 
amica  di  respirare  sempre  aria  libera,  e 
pei  ciò  ripugiiaute d'imprigionarsi  gl'iute- 


S  P  A 

ri  giorni  nelle  tenebrose officinodelle  mac- 
chine; la  tenacità  e  l'alterigia  del  carat- 
tere spaglinolo  ,  e  quindi  la  pochissima 
sua  pieghevolezza  u  cambiare  i  suoi  usi  e 
seguire  gli  altrui,  benché  per  avventura 
migliori;  il  suo  vantar  le  cose  patrie  e  di- 
spreggiare  l'estranee,  il  non  curarsi  della 
versatile  moda  e  degli  andamenti  della 
società,  il  nobile  disdegno  d'imitare  e  d». 
seguire  le  altrui  norme;  e  finalmente  le 
politiche  agitazioni  e  tempeste,  che  per 
più  lustri  tennero  sossopra  la  penisola,  or 
minacciala  eassalita  da  potenti  invasioni 
straniere,  or  lacerata  da  intestine  discor- 
die e  da  furore  di  guerre  civili  non  anco- 
ra del  tu  Ilo  piena  mente  estinte,condÌ7.ioui 
tutte  sfavorevolissime  al  fiorimento  delle 
pacifiche  opere  d'arte.  Se  pertanto  si  vo- 
gliano pesare  tutte  queste  e  altre  simili 
ragioni,  si  troveranno  più  che  bastanti  a 
spiegare  l'inferiorità  che  mostra  in  que- 
sto secolo  la  Spagna  verso  le  altre  nazio- 
ni incivilite  d'Europa,  per  ciò  che  riguar- 
da industria,  arti  e  progressi  di  materiale 
civiltà.  Ma  quest'inferiorità  non  pare  che 
possa  dirsi  veramente  un  male,  o  non  anzi 
unbenealmen  relativo,  per  le  sa  vie  e  gra- 
vi considerazioni  dell'autore  d'Un  viag' 
gio  in  hpiigna,  che  opina  essere  più  pru- 
dente e  più  benevolo  consiglio  il  deside- 
rarealla  Spagna  minor  gloria  d'industria, 
che  in  volerla  in  ciò  superiore  o  eguale 
alle  altre  nazioni.  Indi  fa  il  rilevante  con- 
fronto tra  L'Inghilterra  fiorentissima  d'in- 
dustria, ma  deficiente  d'agricoltura,  e  la 
Spagna  in  condizioni  opposte,  che  però 
trovasi  su  più  solide  basi  di  pubblica  feli- 
cità, lunga  durata  e  menoesposta  a'rischi 
di  rovina  e  fallimenti.  Perciò  tra  le  due 
nazioni  sì  dissimili  al  presente  di  fortuna, 
non  l'Inghilterra, ma  sibbene  la  Spagna 
possiede  più  salde  basidi  potenza, d'indi- 
pendenza  politica,  di  slabile  prosperità,  e 
può  vagheggiare  più  sicura  e  più  lieta  un 
bell'avvenire.  »  L'Inghilterra  giganteg- 
gia, è  vero,  a'dì  nostri  nel  mondo  a  guisa 
d'un  colosso  dalla  testa  d'oro  e  dal  fusto 
di  bronzo,  per  l' immaue  sua  poteuza  e 


S  1\Y  S I»  V  5.) 
ricchezza  ;  ma  questo  colosso  ha  le  basi  genere  da  quella  degli  eroici  pnilri  loro, 
di  argilla,  e  pocu  basta  per  rovesciarlo,  che  ricacciarono,  dopo  una  lotta  di  8  se- 
Fate  che  gli  si  chiodino  i  mercati  d'Eu-  coli,  oltre  mare  il  saraceno;  che  compii- 
ropa  e  quegrinlìniti  shocchi,  di  cui  ella  stanino  il  nuovo  mondo;  che  Cecero  argi- 
ahhisogtia  per  lo  spaccio  delle  sue  produ-  ne  all'  invasione  napoleonica  ;  e  la  feraci* 
zioni  industri;  lille  che  un  caso  sinistro,  là  del  suolo  le  assicura  sorgente  inesauri- 
et i  cui  si  vede  talora  balenare  la  minaccia,  bile  di  ricchezze.  Quindi  se  a  lei  è  dato 
le  tolga  l'Indie  orientali,  o  ne  le  separi  per  di  sperare  ancora  un  più  lieto  a?  venire, 
alcun  tempo;  ed  eccovi  subito  i  suoi  mi-  e  di  risorgere  un  d'i  a  nuova  grandezza, 
i  inni  d'operai  costretti  ad  emigrare  a  mi-  ciò  è  appunto  non  perchè  ella  sia  gran 
gliaia.oa  morir  di  lame;  ecco  la  regina  fatto  iudustre,  ma  perchè  è  nazione  agri- 
superba  de'mari  coulinaia  in  breve  nel-  cola,ein  ragione  appunto  del  maggiore  o 
l'angustia  cerchia  della  sua  Albione;  ec-  minore  sviluppo  che  dar;»  alla  sua  agri- 
co  inaliditi  i  fonti  delle  sue  ricchezze,  del-  coltura,  la  quale  siccome  è  oramai  [iel- 
la sua  potenza,  e  poco  men della  sua  vita,  lei  l'unico  fonte  di  prosperità,  così  leriu- 
Questo  è  sì  vero  che  il  timore  appunto  di  scirà  eziandio  il  più  sicuro  e  perenne.  Clie 
unsìrovinososcrosciotieuecontinuamen-  se  ella  giungesse  mai  (ciò  che  non  le  sa- 
le solleciti  gli  ottimati  di  quella  nazione,  rebbe  malagevole)  ad  occupare  in  Euro* 
anima  tutti  gli  sforzi  che  fauno  per  con-  pa  il  primato  tra  le  nazioni  agricole,  non 
servare  il  primato  dell'industria,  ispira  solo  non  avrebbe  ad  invidiare  la  prospe- 
la lor  politica  e  l'affina  e  l'aguzza  a  tutte  rità  e  la  grandezza  dell'induslre  bigini- 
quellearti, macchinazioni  edintrighi, con  terra,  ma  dovrebbe  anzi  reputarsene  più 
cui  fomentando  presso  gli  altri  popoli  o  felice  d'assai,  come  avente  più  salde  ba- 
6uscitando  perpetue  rivoluzioni,  si  stu-  si,  e  più  sicure  caparre  di  felicità diutur- 
diano  d'impedire  i  progressi  e  la  prospe-  na.  "  Queste  liete  speranze  per  la  Spa- 
rila loro  nell'industria,  per  assicurarne  gna  hanno  solido  fondamento  e  proba- 
così  a  se  slessi  il  monopolio  o  la  suprema-  bilità  di  prossima  riuscita,  non  solo  nel- 
zia.  Mercechè  essi  ben  sanno  che  se  mai  le  fisiche  e  morali  qualità  della  nazione, 
venisse  a  rompersi  l'equilibrio  tra' pio-  ina  eziandio  nelle  politiche  condizioni  Mi 
dotti  della  loro  industria,  e  la  vendila  da  cui  ella  trovasi  presentemente,  lequali  g>à 
farsene  su  tutti  i  mercati,  a  tutte  le  (le-  vanno  d'alcun  tempo  visibilmente  mi- 
re, in  tutte  le  scale  del  mondo,  sarebbe  gliorando,  e  tendendo  verso  una  stato  no- 
bilita per  loro.  Al  contrario  la  Spagna,  vello  di  prosperità,  di  pnce,che  non  èfor- 
benchèpovera/leboleesfìuita  per  le  tante  se  lontano.  Dappoiché  la  Spagna  trova- 
perdite  l'alte  e  per  le  crudeli  guerre  so-  si  di  presente  nell'ultima  delle  3  consue- 
slenute  in  questo  mezzo  secolo,  non  ha  te  fasi  di  rivoluzione,  cui  soggiacque,  cioè 
puntoa  temere  l'irreparabile  rovina, che  del  disinganno.  Le  politiche  tempeste  che 
minaccia  la  Gran  Bretagna.  La  sua  vita  l'agitarono  da  3o  anni  in  qua,  nel  modo 
non  è  sì  precaria  die  il  fi  lo  ne  dipenda  che  in  fine  accennerò,  seno  notissime.  La 
da  fortuiti  accidenti,  da  fallimenti  de'ban-  rivoluzionedi  Spagna  ebbe,  come  quella 
chieri,  da  rivoluzioni  straniere,da  estriu-  di  Francia ,  le  sue  fasi  d' inganno  e  di 
sedie  influenze.  Imperocché  ella  ha  in  se  pervertimento  nelle  idee  del  popolo  se- 
stessa,  dentro  il  giro  delle  sue  rive,  quan-  dottoda  promesse  bugiarde,  e  da  cei  ti  bei 
to  le  sovrabbasta  non  solo  per  sostenersi  nomi  di  libertà,  d'eguaglianza,  di  rigene- 
in  vita,  ma  per  arricchirsi  e  sfoggiare,  razione;  e  poi  le  fasi  di  violenza  e  di  cli- 
pei-crescere  e  rifiorire  possente  e  grande,  slruzione,  di  guerra  civile,  di  proscrizio- 
quanto  verun'altra  nazione  d'Europa. La  ni,  di  persecuzioni,  di  anarchia.  Benché, 
tempra  de  suoi  abilauli  nou  è  punto  de-  sia  deltoa  ouoi  edegli  spaguuoli,essi  furo- 


6o                       S  P  A  S  P  A 

n<>  lungi  dall'eguagliai  e  l'empietà  sacrile-  meno  rimetta  a  svincolarsi  dal  servaggio 
ga,  il  furore  sanguinario,  l'infernale  deli-  d'uno  protezione  che  le  costava  si  caro,  e 
rio,la  rabbia  satanica  di  distruziooe,cbe  ai  che  avrebbe  finito  per  rovinarla  intera- 
orribilmente  caratterino  la  rivoluzione  mente.  Il  generoso  e  savio  popolo  spa- 
li ancese,  e  ne  rese  nefanda  la  memoria  a  fintolo  disingannato  ormai  di  tutte  le  va- 
tutli  i  secoli  venturi.  Ma  ai  dì  nostri  la  ri-  uità ,  di  tutti  i  sofismi ,  di  tutte  le  follie 
voluzione  volgealsuo  termine  nella  peni-  demagogiche,  che  per  breve  tempo  loaf- 
sola,con*el,ultimosuostadio,rultimasua  fascinarono,  non  ha  che  un  voto  cornu- 
ta se,  eh 'è  quella  del  ri  nsa  vi  mento.  Ces-  ne  con  cui  fervidamente  aspira  ad  un  or- 
sai  ono  i  furori  civili  e  le  ire  di  parte,  le  dine  più  tranquillo,  più  stabile,  più  fe- 
(jnnli  tenendo  tutti  idi  spiriti  infiammati  lice  di  cose,  che  non  possono  ne  potrà n- 
e  in  agitazione  non  davano  luogo  a  i  ifles-  no  mai  fornire  le  politiche  utopie  moder- 
sionejlaonde  il  popolo  cosi  profondameli-  ne.  La  nazione  spaglinola,  principalmente 
le  religioso,  assennalo  ed  accollo,  rien-  pel  suo  invincibilecaltolicismo,  è  forsedi 
traodo  in  se  stesso,  e  paragonando  il  pie-  tutte  le  nazioni  di  Europa  quella  appiio- 
sente  suo  slato  con  quel  ili  prima,  i  danni  toche  può  più  promettersi  un  più.  belfav- 
solfei  ti  co'beni  indarno  sperati  o  perduti,  venire,  e  per  la  meravigliosa  ricchezza  e 
e  colie  splendide  promesse  de'suoi  perii-  libertà  naturale  del  suo  suolo  haspedieu- 
di  agitatori,  ben  tosto  si  avvide  d'essere  ti  infiniti  da  riparare  le  sue  perdite  co- 
stalo crudelmente  tradito  da'eiurmadori  loniali,  i  pregi  de' quali  conoscendo,  ha 
demagoghi.  Ed  essi  pare  che  lo  pieve-  già  cominciato  a  porli  in  opera;  in  que- 
dessero,  perciò  a  scolpire  negli  animi  l'i-  sto  continuando  potrà  acquistare  in  pò- 
dea  della  rivoluzione,  negl'impeti  dell'eri-  ehi  anni  tal  ricchezza  e  potenza  da  risa- 
tusiasmo,  dappertutto  eressero  nionu-  lùeaquell'eccelsogradodi  grandezza  che 
menti  pubblici  per  celebrarne  la  memo-  per  notabile  tempo  ella  tenne  in  Europa, 
ria.  E  cosi  non  vi  è  città  di  qualche  ri-  e  di  cui  tanto  fu  degna  per  l'invitta  sua 
guardo  in  [spagna,  che  non  abbia  la  sua  fede  e  pel  suo  nobile  coraggio, 
piazza  de  la  Constitucion,  nel  cui  mezzo  Iberia  è  il  più  antico  nome  della  Spa- 
d'ordinario  sorge  una  colonna,  una  pira-  gna,  e  lo  trasse  dal  fiume  Ibero  oggi  E- 
micie,  o  una  gran  tomba  marmorea,  in  bro,  donde  /beri  pure  si  dissero  i  più  an- 
cui  leggonsi  scolpili  i  più  celebri  eventi  tichi  popolisuoi,equalchescriltore  dna- 
della  rivoluzione,  e  il  nome  de'prodi  che  mò  anche  posteriormente  iberi  gli  spa- 
per  lei  combattendo  morirono.  La  bonac-  gnuoli.  Vi  è  chi  sostiene  che  la  regione 
eia  politica,  di  cui  dopo  tante  procelle  go-  venne  denominata  Iberiadal  suo  re  o  ca- 
lle attualmente  la  Spagna,  devesi  pure  in  pò  appellato  Ibero.  Chi  volesse  spaziarsi 
gran  parte  all'esservi  cessata  o  almeno  in  congetture  e  fomentare  la  favorita  o- 
scemata  d'  assai  I'  influenza  britannica  ,  pinione,  che  pe'  gioghi  delle  montagne 
perchè  dall'  Inghilterra  ,  come  altrove,  Caucasie  sieno  discesele  genti  a  popolare 
movevano  i  venti  e  le  bufere  che  teneva-  le  basse  regioni,  avrebbero  di  che  pasce- 
no  la  penisola  in  tempesta.  Tutti  sanno  re  l'erudizione  nell'analogia  cogl'  lberi 
le  arti  riprovevoli,  la  politica  indegna,  e  abitatori  dell'odierna  Giorgia  o  Curdi* 
l'atlività  ostinata,  con  cui  1'  Inghilterra  stan,  che  per  Iberia  ancor  essa  fu  eono- 
suscitò  e  fomentò  in  Ispagna  le  tuibolen-  sciuta.  Dall'essere  posta  all'estremo  oc- 
ze  civili,  mossavi  da  un  triplice  interesse  cideote  la  resero  nota  specialmente  i  poe- 
religioso,  politico  e  mercantesco.  La  Spa-  ti  col  l'espressione  d'  Ultima  Esperia,  ed 
gna  apri  gli  occhi,  e  scosso  un  giogo  du-  Hyxpaiiia  o  Hispanui  fu  chiomata  con 
in  e  infame,  benché  legata  tuttavia  all'In-  romano  linguaggio,foi\se  dal  fenicio. S)^///, 
ghillcira  dd  interessi  finanzieri,  è  aondi-  pOHenletche  presso  di  uoi  il  volgare  idiu- 


S  I1  A 
ma  converti  in  Spagna.  Alcuni  dicono 
clic  propriamente  ignorasi  I'  origine  ilei 
nome  moderno,  e  Giustino  elice  clic  de- 
riva da  un  re  chiamato  Hispanut  :  SW\- 
'  glia,  che  fu  per  qualche  tempo  capitale 
d'un  regno  di  Spegnale  detta  Hùpalis  in 
Idtino,  in  significato  di  pianura  j  final- 
mente trovasi  in  alcuni  antichi  autori  il 
nome  di  Spania.  I  feroci  celti   formio  i 
primi  Btranieri  che  dalla  Francia,  supe- 
rando i  Pirenei,  vi  penetrarono,  e  da  essi 
la  nazione,  qualunque  fosse,  limase  sog- 
giogata, talmente  accomunandosi  in  pro- 
cesso di  tempo  gl'interessi  de'due  popoli, 
che  un  solo  ne  composero  sotto  il  nome 
di  Celti- Ióeri  o  Celliùeri.  Vissero  però 
essi  in  un'oscurità  neghittosa,  finche  in 
tempi  remotissimi  gli  ardimentosi  e  in- 
traprendenti femeii  non  approdarono  al- 
le sue  spiagge  orientali,  quasi  in  terra  in- 
cognita e  peregrina.   V  incominciarono 
que'  navigatori  a  trasportare  colonie,  a 
fondare  più  di  i  ooo  anni  avanti  la  nostra 
era  gli  empori  di  Cadice  e  di  Malaga,  ad 
estenderenell'interne provincie il  proprio 
dominio.  Più  facili  gl'i  beri  piegarono  il 
collo  al  nuovo  giogo;  ma  nelle  cantabi  i- 
che  gole,  asilo  perpetuo  d'indipendenza, 
ripararono  gl'indomiti  celti.  Ben  presto 
i  nuovi  ospiti  discoprirono   le  preziose 
ricchezze  che  ascondeva  il  suolo  metalli- 
fero, e  la  voce  che  ralla  se  ne  diffuse,  se- 
gnò nella  Spagna  la  mela  dell'universa- 
le cupidigia.  Pare  che  i  greci  gli  abbia* 
no  seguiti,e  si  ha  qualche  ragione  di  cre- 
dere che  vi  fondassero  Pioses  e  Sagunto. 
Ma  iutanlo  e  tirii  ed  etruschi,  e  marsiglie- 
si e  punici  o  cartaginesi  avventurieri  bal- 
zarono a  gara  su  quel  lido,  e  carichi  tor- 
nandone di  dovizioso  bottino,  quivi  tras- 
sero con  tale  allettamento  nuove  genti,  e 
si  videro  sorgere  a  poco  a  poco  in  riva  al 
Mediterraneo  nuove  città   floride  e  po- 
polose. Intanto  due  colossali   potenze  si 
disputarono  l'impero  de'mari  e  delle  ter- 
re, Cartagine,  e  Roma  (/".),aspirando  con 
fatali  rivalità  ad  impugnare  lo scetlrodel- 
la  monarchia  universale,  e  sull'ispanico 


s  p  a  r,  i 

suolo  si  accese  la  lotta  ostinala  che  non 
dovea  aver  fine  se  non  col  totale  slmili  - 
ino  della  nazione  perditrice.  Le  isole  Gi« 
mnesie,oggidelleBaleari,già  occupate  dai 
lenicii,comechèpiù  vicine  all'Africa, furo- 
no la  i. 'conquista  dell'esercito  cartagine- 
se, che  di  là  mosse  a  recare  aiuto  a'gadi- 
tani  di  tuia  origine  anch'essi,  la  cui  pro- 
sperità giù  eccilava  l'invidia  e  il  ranco- 
re de'  popoli  confinanti.  Distraiti  però 
dalla  i ."  guerra  punica,  cotnhattuta  nelle 
ncque  della  Sicilia,  e  dalla  guerra  africa- 
na de'mercenari,i  cartaginesi  soltanto  do- 
po la  pace  si  volsero  di  proposilo  a  far 
soggetta  la  Spagna,  e  colà  spedirono  con 
oste  poderosa  il  famoso  Amilcare  Barca, 
che  vi  tragittò  oltre  alle  colonne  di  Er- 
cole,col  giovinetto  Annibale  suo  figlio  ap- 
pena bilustre,  e  compi  in  pochi  anni  la 
sommissione  delle  nazioni  e  delle  tribù 
barbareche  occupavano  il  paese,  più  che 
colla  forza  delle  armi,  colla  dolcezza  dei 
inodi,e  colla  saviezza  delle  istituzioni.  Con 
eguale  prudenza  e  destrezza  delte  al  so- 
ciale edifìzio  I'  ultima  mano  Asdrubale, 
suo  genero  e  successore  nel  comando;  ma 
tratto  a  morte  dopo  8  anni  dall'insidio- 
so pugnale  di  Gallo,  venne  acclamato  su- 
premo duce  Annibale, che  allora  conla- 
va 26 anni  d'età. Pieno  egli  d'ardore  bel- 
licoso, ed  incitalo  dall'odio  sulla  pater- 
na destra  giurato  al  nome  romano,  non 
fu  pago  pe' trionfi  otiennti  sugli  oleadi  e 
sui  cai  pesti,  ma  spregiala  l'ambasceria  di 
Pioma,  diede  colla  espugnazione  di  Sa- 
gunto il  segnale  di  guerra,  nulla  curando 
l'alleanza  di  quella  città  co'romani,  che 
secoudo  la  convenzione  di  Lutazio,  dovea 
essere  guarentita,  ed  i  limiti  superando 
dell'Ebro,ch'erail  confine  con  Asdrubale 
statuito  de'  possedimenti  cartaginesi.  Si 
può  vedere  Gaetano  Ceiììì\,Dissertazioni 
t.  2  :  Disseti.  8.a  Della  espugnazione  ili 
Sagunto,  riportandola  notissima  senten- 
za: DuinRomae  constili 'tur,Saguni uni  ex- 
pugnalar.  E  già  superali  i  Pirenei  e  var- 
cato il  Bodano,  coll'arditaestrepilosa  di- 
scesa delle  Alpi  poi  tò  Annibale  l'incendio 


Gì  S  P  A 

nel  cuore  d'Italia.  Sarebbe  difficile  deter- 
minare  il  preciso  tempo  in  coi  i  romani 
toccarono  per  la  rivolta  il  suolo  di  Spa- 
glili; ma  in  questa  occasione  Gneo  Cor- 
nelio Scipione,  sbarcato  su'lidi  catalani, 
cambiò  nella  Celtiberia  o  Spagna  Tar- 
ragonese  la  fortuna  cartaginese,  e  dopo 
aver  menato  prigione  il  generale  di  Car- 
tagine Annone,  e  Indibile  capoo  re  de- 
gl'i lei  geli,  con  dubbio  successo  si  oppose 
ad  Asdrubale  giuntare,  ed  in  seguito  a 
variescaramucce,  fermò  stanza  a  Terra* 
gona,  mentre  a  Cartagena  svernava  l'e- 
sercito punico.  Dietro  la  fama  poi  della 
vittoria  navale  cbeGneo  Scipione  ripor- 
tò sulla  flotta  avversaria  presso  lefocidel- 
l'Ebro  nel  ìj 7 3  ti i  Roma,  il  senato  roma- 
no,vagodi  dominare  fermamente  la  Spa- 
gna, v'inviò  Publio  Scipione,  che  opera- 
ta la  riunione  col  fratello,  passò  l'Ebro, 
e  porlo  la  guerra  sotto  le  mura  diSagun- 
to  nel  territorio  cartaginese,  conoscendo 
di  quanta  importanza  fosse  l'espugnare 
quella  fortezza,  ove  Annibale  racchiuso 
avea  in  pegno  di  fede  i  precipui  ostaggi 
della  nobiltà  iberica.  Un  mutamento  no- 
tabile però  accadde  pel  tradimento  dello 
spagnuolo  abilice,  il  (piale  dopo  d'aver 
sedotto  il  punico  capitano  Bostare  a  cat- 
tivarsi col  rinvio  degli  statichi  la  bene- 
volenza ispana,  offrì  a  Publio  l'eminen- 
te servigio  di  condurli  al  campo  romano, 
da  cui  rimandati  alle  proprie  case  ram- 
pognando la  durezza  de'cartagiuesi, ma- 
gnificarono l'azione  generosa  de'romani. 
11  corso  d'8  anni,  ne'quali  i  due  Scipio- 
ni  sostennero  la  gloria  del  nome  roma- 
no, fu  contrassegnalo  da  continue  bat- 
taglie, dalla  rotta  d' Asdrubale  sull'Ebro, 
dalla  versatile  alleanza  diSiface  veiYìNu- 
midia,  e  da  quella  de'celtiberi  che  per  la 
involta  congiunsero  un  esercito  ausilia- 
rio alle  legioni  romane.  Ma  nell'impor- 
tante giornata  in  cui  era  per  decidersi  la 
sorte  politica  delle  Spagne,  fu  a'duci  ro- 
mani fatale  la  separazione  imprudentedi 
loro  armate.  Publio  che  si  rivolse  a  com- 
battere Asdrubale  di  Giscone  e  Magone, 


SI' A 
condottieri  punici,con  due  tersi  dell'eser- 
cito romano,  si  trovò  sopraffatto  dal  le  for- 
ze maggiori  guidate  in  campo  dal  vaio- 
loso Indibile  e  dall'alleato  Massinissa  re 
di  Numidia.  Trafitto  da  lancia  nemica, 
mentre  operava  prodigi  di  valore,  fece 
colla  sua  perdita  vacillare  la  romana  for- 
tuna.Né  minor  danno  recò  a  Gneo  l'ab- 
bandono de'celtiberi,  che  appena  furono 
in  faccia  all'esercito  di  Asdrubale  Barca, 
seguirono  il  punico  suggerimento  di  tor- 
nare a  tranquilla  vita  nel  patrio  suolo  ; 
laonde  quel  capitano, istruito  dagli  avan- 
zi reduci  dulie  truppe  sconfitte  del  fra- 
terno disastro,  non  pensò  che  a  vender 
cara  la  vita,  toltagli  dopo  29  giorni  nel 
calor  d'una  mischia,  sicché  si  sarebbe  re- 
sa disperata  la  sorte  delle  armi  romane, 
se  il  prode  cavaliere  Lucio  Marzio,  ele- 
valo per  unanime  consenso  al  supremo 
comando,non  avesse  con  intrepido  corag- 
gio riordinalo  le  sparse  reliquie  delle  ar- 
mate, e  con  tant'  impeto  assalito  l'eser- 
cito cartaginese,  che  in  soli  due  giorni, 
colla  nolte  intermedia,  furono  con  im- 
mensa strage  espugnati  i  nemici  accam- 
pamenti,succedendo  la  tregua  all'univer- 
sale spossamento. Già  a  vendicare  la  mor- 
te del  padre,  ed  a  ravvivare  la  gloria  di 
Roma,  moveva  dal  Tevere  l'incompara- 
bile PublioScipionegiuniore,che  poi  me- 
ritò colPeroiche  gesta  il  nomea" Africa- 
no, e  varcato  l'Ebro  s'  impadronì  della 
nuova  Cartagine,  insieme  a'  punici  im- 
mensi tesori  ivi  raccolti;  riscuotendo  l'o- 
maggio della  nazione  spagnuola,  pel  mi- 
rabile esempio  di  continenza  che  die  nel 
restituire  la  vergine  eavvenente  sposa  ad 
Allucio  principe  cellibero,  il   quale  per 
azione  sì  magnanima  ne   fece  scolpir  la 
memoria  sullo  scudo  d'argento.  Libera- 
to quindi  dal  pensiero  di  sconfìggere  l'o- 
ste capitanata  d' Asdrubale  Barca,  che  ra- 
pidamente valicava  le  Alpi  per  correre 
in  difesa  del  fratello  Annibale  nell'ulti- 
ma Italia,  e  dopo  le  prime  vittorie  celti- 
bere,  delle  quali  Lucio  suo  fratello  reca- 
va a  Botua  l'annunzio  ed  i  trofei,  sospin- 


SPA  SPA                      63 

«e  fino  all'Oceano  I'  allro  Asdrubale  di  dotto  il  proconsole  Fabio  Servivano  alle 
Giscone,  co'due  generali  Magone  e  Mas-  strette  sotto  la  piazza  d'Emana,  con  una 
siuissn.cheun  fiorente  esercito  di  74,000  vigorosa  sortita  l'obbligò  a  trattare  e  con- 
combattenti  si  videro  interamente  taglia-  eludere  la  pace  fra  il  popolo  romano  e 
ti  a  pezzi  dalle  assai  più  deboli  romane  Viriato.  Non  potendo  l'orgoglio  de'  do- 
legioni  nella  giornata  ili  Decula,  dopo  di  minatori  dell'universo  solfi  ire  l'  umilia- 
cbedovèilducecartaginese  riparare  nel-  zione  di  trattare  da  pari  a  pari  con  un 
l'Africa, ed  il  redi  Numidia  invocar  l'ai-  capo  «li  partito, ricorsealla  perfidia  ilcon- 
leanza  romana.  Cos'i  da  Scipione  in  me-  sole  Q.  Cepione,  e  rotto  arbitrariamen- 
uo  di  )  anni  furono  interamente  cacciati  te  il  trattato,  mentre  l'accorto  duce  spa- 
i  nemici  dalla  penisola,  avendo  il  solo  gnuolo  trinceravasi  su  vantaggiose  posi- 
Magone,  rimasto  in  Cadice,  dovuto  slog-  zioni, sedusse  a  forza  d'oro  3 suoi  ullizia- 
giare  per  volare  in  soccorso  d'Annibale  li,  ebe  corsero  ad  assassinarlo,  quando 
perditore. Con  tali  faustissimi  auspiciitor-  sotto  la  sua  tenda  tranquillamente  dor- 
nòegli  a  compiere  sul  Campidoglio  i  suoi  miva.  Con  Viriato  cadde  la  lusitana  in- 
maggiori destini,  mentre  sotto  i  procon-  dipendenza,e  piegò  il  collo  ad  intera  som- 
soli  L.  Cornelio  Lentulo  e  L.  Manlio  A-  missione  tutta  la  Spagna  Ulteriore.  Ma 
cidino,  lasciati  al  governo  delle  Spagne,  incoraggiati  dall'esempioaveanogiàmos- 
la  morte  d'Indibile  e  la  cattività  di  Ma-  sa  i  popoli  arvaqui  della  Celtiberia  la  fa- 
cedonio  suo  fratello  posero  per  un  tem-  mosa  guerra  Numantina,  che  Metello  il 
no  fine  alla  guerra.  Ben  presto  però  le  Macedonico  condusse  dapprima  con  van- 
parziali  sedizioni  degli  edetani  proruppe-  taggio,raccbiudendo  il  nemico  nelle  piaz- 
10  in  aperta  universale  rivoluzione,  giac-  ze  di  Termanzia  e  Numanzia.  Ma  con 
che  mal  solFerivano  que'popoli  indipen-  fortuna  ogni  dì  peggiore  strinsero  dis- 
denti di  sentirsi  reggere  a  foggia  di  10-  sedio  quest'ultima  eroica  città  Q.  Pom- 
mana  provincia,  che  dividevasi  allora  in  peoNipote  eM.  PopilioLena,e  finalmen- 
I spagna  Citeriore,  o  più  vicino  a  Pioma  te  L.  Ostilio  Mancino,  che  stretto  da  vi- 
al  di  qua  dell'Ebro,  ed  in  /spagna  III-  gorosa  sortita  de'numantini  fra  leangu- 
teriore,  o  da  Roma  più  lontana  al  di  là  ste  gole  de'  monti  vicini,  dovette  colla 
del  detto  fiume.  Frattanto  i  cel  liberi,  i  mediazione  del  questore  Tiberio  Sempro- 
lusitani  o  poi  togliesti  vaccei  sostennero  nio  Gracco  implorare  la  pace,  che  gli  fu 
per  più  di  5o  anni  la  guerra,  e  tennero  concessa, obbligandosi collasolennità  del 
continuamente  in  esercizio  le  romane  le-  giuramento  ad  osservarla,  onde  togliere 
gioni,  malgrado  le  ripetute  battaglie  e  le  la  diffidenza  ispirata  agli  spaglinoli  dalle 
frequenti  vittorie, chela  bellicosa  gioven-  frequenti  infrazioni  detrattati.  A  discio- 
tu  del  Lazio  moslravasi  di  sovente  restia  gliersi  da  ogni  vincolo,  non  tardò  molto 
a  riempirne  il  vuoto  colle  necessarie  le-  il  senato  romano  ad  annullare  la  conven- 
ve.  Né  il  terrore  e  la  strage  produssero  zione,  adottando  l'espediente  di  conse- 
migliori  effetti,  che  dopo  il  disonorevole  gnare  cattivo  a'nurnan tini, col  mezzo  del 
tradimento  onde  si  macchiò  il  preloreSul-  console  Furio  accompagnato  da'fèciali,  il 
pizio  Galba,  sgozzando  sotto  buona  fede  generale  che  Cavea  sottoscritta,  offerta 
le  intere  popolazioni  disarmale  e  sotto-  dagli  assediati  dignitosamente  ricusala; 
messe  di  Lusitania  o  Portogallo  (I.),  si  e  nel  seguente  anno  confidò  la  spedizio- 
vide  sorgere  l'intrepido  Viriato.  Nel  boi-  ne  di  Numanzia  al  famoso  distruttore  di 
loie  della  3.n  guerra  punica,  postosi  egli  Cartagine  Scipione  Emiliano,  che  utili- 
alla  testa  de'suoi  concittadini,  fece  tocca-  laudo  già  come  tribuno  legionario  sotto 
re  a'  romani  notabili  perdite,  tolse  loro  il  console  Lucullo,  avea  ottenuto  la  coro- 
molte  piazze  nella  Spagna  Ulteriore,  e  ri-  na  murale  saleudo  il  1  ."all'assalto  d'  In- 


6 1  S  P  A 

tercalia  forte  ciltìi  de'vacceì.  L'  accorto 
capitano  strinse  per  tal  guisa  l'assedio, 

che  in  breve  tempo  quell'indomabile  po- 
polazione, degna  di  miglior  sorte,  rifiu- 
tando di  sopravvivere  alle  patrie  sciagu- 
re, pose  fuoco  alla  città  e  si  seppellì  sotto 
le  sue  ceneri,  contandosi  appena 5o  pri- 
gioni nel  trionfo  cbe  prese  Scipione  do- 
po la  conquista.  Delle  vicende  ili  Ninnati- 
zia  riparlai  a  Roma,  narrando  le  guerre 
dei  romani,  eziandio  per  la  conquista  del- 
le Spagne.  Ed  ebbe  allora  precaria  tran- 
quillità anche  la  Spagna  Citeriore,  cor- 
rendo l'anno  di  Roma  620,  cioè  1  34  a- 
vanti  l'era  nostra.  Indi  seguì  la  momen- 
tanea irruzione  de'cicnbri,  cbe  dopo  di- 
strutte le  romane  armate  di  Cepione  e 
Manlio  nella  Gallio  narbonese,  si  gelta- 
1  uno  nelleSpagne,nè  portò  a  conseguen- 
ze quell'irruzione, essendo  ben  presto  quei 
bai  bari  rientrati  nelle  Gallie.  Ma  le  fa- 
zioni di  Mario  e  di  Siila,  dalle  (piali  fu 
lauto  lacerala  la  romana  repubblica,  po- 
co mancò  cbe  non  producessero  l'inatte- 
sa emancipazione  delle  Spagne.  Intanto 
Sertorio  cbe  con  valorose  azioni  avea  no- 
bilitato l'oscura  origine,  circondato  da 
moltissimi  personaggi  romani  sfuggiti  al- 
la proscrizionesillana,  ed  amato  dalla  na- 
zione spagnuola,  ne  divenne  il  legislato- 
re, ed  organizzò  un  governo  alla  foggia 
di  bonia,  istallando  il  senato  e  propagan- 
do la  pubblica  istruzione  nella  più  distinta 
classe  de'cittadini  cbe  adoperò  di  erudi- 
re nell'arti  greche  e  latine, preparandosi 
a  sostenere  intanto  colle  armi  la  propria 
causa.  Un  tradimento  apiì  ad  Anuio  la 
via  de'Pueuei,  che  GiulioSalinatore  cu- 
stodiva, ed  assalito  Sertorio  nel  centro 
della  penisola,  bravamente  cozzò  perlun- 
go  tempo  con  oste  assai  più  numerosa. 
Lostesso  Metello  Pio  avea  sempre  piega- 
to dinanzi  a  lui,  e  solo  nell'estrema  An- 
dalusia giunse  a  vincere  battaglia  contro 
L.  Irtuleio questore Serloriano.  Anche  al 
gran  Pompeo,  che  in  Ispagna  incominciò 
le  sue  gesta,  toccò  la  notabile  perdila  di 
1 0,000  armali  sotto  la  cillà  di  Lauroua, 


vSPA 
ch'egli  voleva  liberare  dall'assedio,  e  che 
Sertorio  assali  e  incendiò  sotto  i  suoi  oc- 
chi. Indeciso  fu  il  vantaggio  della  gior- 
nata ih  Sucrone,  ove  nuovamente  si  mi- 
surarono Pompeo  e  Sertorio,  avendovi 
questi  perduta  la  fatidica  cerva,  ch'egli 
6epp^dopo  qualche  giorno  ricuperare  me- 
diante \\\ì  guiderdone  promesso  ,  impo- 
nendo così  alla  superstizione  lusitana  , 
che  in  quell'addomesticato  annuale  rico- 
nosceva un  messaggere  degli  Dei  propizi 
a  Sertorio.  La  riunione  però  delle  due 
armate  di  Pompeo  e  di  Metello  condusse 
Sertorio  alla  decisiva  fazione  di  Siguen- 
za,  ove  l'ala  pompeiana  era  già  in  piena 
rotta,  e  le  truppe  ancora  di  Metello  sa- 
rebbero state  volte  in  foga,  se  una  ferita 
riportata  da  quel  vecchiocondoltieronou 
avesse  infiamma  lo  di  straordinario  ardo- 
re i  suoi  aflettuosi  soldati  fino  a  strappa- 
re di  mano  al  rivale  l'assicurata  vittoria. 
E  qui  nuovo  tradimento  chiusela  tragi- 
ca scena,  quando  Peipeuna  ordì  contro 
Sertorio  infame  e  tenebrosa  congiura,  fa- 
cendolo uccidere  nella  gioia  amichevole 
d'un  banchetto,  ma  n'ebbe  il  dovuto  ca- 
stigo dal  virtuoso  Pompeo,  il  quale  non 
gli  accordò  il  favore  di  comparirgli  innan- 
zi, e  ricusandosi  d'ascoltare  le  sue  impor- 
tanti rivelazioni,  comandò  che  gli  fosse 
troncato  il  capo,  e  insieme  ordinò  che  si 
abbruciassero  pubblicamente  le  sue  car- 
te, onde  non  turbare  maggiormente  la 
tranquillità  de'cittadini.  Gneoe  Sesto,  fi- 
gli di  Pompeo,  dopo  il  tristo  fatto  del  lo- 
ro genitore,  valendosi  dell'occasione  che 
porsero  a'  popoli  spaglinoli  l'avarizia  e 
la  crudeltà  di  Q.  Cassio  Longino  luogo- 
tenente di  Giulio  Cesare, accesero  incen- 
dio novello  e  valsero  a  riunirei  3  legio- 
ni con  corrispondente  flotta.  Il  dittato- 
re G.  Cesare  stimi)  l'impresa  degna  del 
suo  braccio  avvezzo  a'tiionfì,  e  dopo  va- 
ri scontri  insignificanti,  si  attaccò  la  cele- 
bre battaglia  di  Monda  3*17  marzo  del 
708  di  Roma  e  \~)  avanti  l'era  nostra. 
Quivi  fu  Cesare  ridotto  a  tale  disperazio- 
ne che  lo  mise  in  forse  d'uccidersi,  e  più 


SPA  SPA                     65 

die  alla  sua  costanza  etl  esempio,  fu  al-  Dolce  e  moderato  fu  il  governo  riabilito 

la  fortuna  debitore  della  vittoria.  Impe-  ila  Augusto  nelle  .Spagne,  delle  quali  e- 

rocche,  mentre  Labieno  uffisìale  pompe-  rasi  egli  stesso  riservata  l'amministrasi o- 

iano  guidava  una  parte  delle  sue  truppe  ne.  La  Spagna  Ulteriore  fu  divisa  in  Be- 
a  difendere  gli  accampamenti  ,  assaliti  tica,  e  Lusitania  o  Portogallo;  la  Spagna 
dalle  truppe  ausiliarie  cesariane,  si  spar-  Citeriore  si  chiamòTarragonese  dalla  sua 
se  fatalmente  il  grillo  ch'egli  si  dasse  alla  capitale.  Soggiacque  inseguito  avarie 
fuga, un  panico  terrore  s'impadronì  del-  suddivisioni,  e  la  più  costante  fu  quella 
l'esercito, caddero 3o,ooo prodi, fuMuu-  delle  5  provincie  stabilitene!  secolo  IV 
da  presa  dopo  un  mese  d'assedio;  Gneo  da  Adriano, cioè laTarragonese con  Tar* 
coperto  di  ferite  e  preso  in  una  grotta  ri-  ragona  per  capitale,  la  Cartaginese  con 
coverò,  vi  fu  inseguito  e  ucciso;  Severo  Cariogena  per  capitale,  così  la  lìetica  con 
potè  procacciarsi  ignoto  asilo  ne' monti  Siviglia, \a  Lusitania  oPortogallo  con /I/e- 
celtiberi, ed  eziandio  rimase  interamente  rida,  e  la  Galizia  egualmente  con  Braga 
sottomessa  a  Cesare  la  Betica,  una  delle  per  capitale,  tutte  celebri  città  che  prì- 
3  parli  della  Spagna  che  i  romani  avea-  meggiaronoin  dcttedivisioni.il  mareche 
no  diviso  in  Tarragonese,  Betica  e  Lusi-  bagnava  la  provinciaCartagineseera  con- 
lania:  la  Betica  eia  la  più  ricca  e  più  lèr-  siderato  come  diviso  in  3  golfi:  l'Urei  la- 
tile  provincia, comprendeva  l'Andalusia  no,  1'  1  Ilici tano  e  il  Sucronese.  La  Betica 
e  porzione  del  regno  di  Granata,  in  uno  formò  due  grandi  paesi,  la  Basti  tanta  e 
a  Siviglia  e  Cordova.  La  CantabriaoSpa-  la  Turdetania.  La  Galizia  si  divise  trai 
gna  Tarragonese  ,  che  comprendeva  la  galizi  o  galleci  e  gli  asturi.  Tra  gli  altri 
Guipuscoa, la  Biscaglia, l'Asturie  eia  Na-  popoli  famosi  che  occupavano  le  altre 
varrà,  fu  l'ultima  ad  essere  domata;  ma  provincie  della  penisola,  si  ricordano  gli 
Ottaviano  Augusto  dovette  recarsi  in  per-  ercaoni,gl'indigeti,gl'ilergiti,  i  celtibeii, 
sona  nell'insorta  Cantabria,  a  frenare  le  i  vasconi,  i  varduli,  i  ca l'isti,  gli  antrigo- 
irruzioni  che  quelle  genti  facevano  nelle  ni,  i  cantabri,  i  beloni, gli  edetani,  i  con- 
romane provincie,  e  tanto  travaglio  viso-  leslani,  i  carpetaui,  i  vaccei,  gli  arevaci, 
stenne  che  infermo  riparò  in  Tarragona,  ipelendoni,ec.  Le  qua  li  di  visioni  non  mu- 
e  di  là  spedi  Caio  Antislioa  compierne  tarono  sotto  i  goti,  né  sensibilmente  tu- 
ia sommissione. Pei  lungo  tempo  però  do-  rono  alterate,  al  paro  de' nomi  geogra- 
\ettero  anche  in  seguito  tenersi  in  buon  fici,  sibbene  lo  furono  durante  la  domi- 
numero  le  romane  legioni  nelle  Spagne,  nazione  de'  mori.  Vedasi  il  citato  Cen- 
perchè  il  seme  della  rivolta  non  tornasse  ni,  Dissertai.  i2.a  Dell'antica  divisione 
dalle  montane  vette  a  pullulare,  e  per  tu-  delle  Spagne,  fatta  da'  romani  delle  lo- 
tela  innalzando  le  due  fortezze  di  Sara-  ro conquiste. LaSpagna  fu  perBomaquel- 
gozza  e  Menda.  Ebbero  dunque  a  com-  lo  che  per  lei  medesima  sono  stati  in  ap- 
baltere  per  i  secoli  le  romane  coorti  in-  presso  il  Messico  e  il  Perù;  ma  i  romani 
Danzi  di  dominare  nel  classico  suolo  di  non  ispenserogl'indigeni  di  quel  bel  pae- 
Spagna,per  cui  si  può  dire  che  niuna  na-  se.  Somma  fu  la  prudenza  d' Agrippa  e 
zioue  resistè  più  lungamente  degli  spa-  di  Galba  rettori  della  provincia, nel  se- 
gnuoli  alla  possanza  romana,  nèpiùspes-  dare  le  rinascenti  discordie;  ma  consumò 
so  ne  compromise  la  gloria;  tanto  potè  l'opera  della  pacificazione  Vespasiano, 
in  que' generosi  petti  l'amore  dell'indi-  che  coll'immedesimarli  a'romani  e  ren- 
pendenza,  tanto  era  ad  essi  odioso  il  no-  dendoad  essicomuneogni  privilegio,  non 
me  degli  orgogliosi  e  prepotenti  conqui-  esclusa  l'elezione  al  soglio,  giunse  così  a 
statori.  Sottomessa  tutta  laSpagna  daAu-  formarne  un  popolo  solo,  ed  a  spartire 
gusto,  ebbe  origine  \'Ei  a  di  Spagna  (F.).  con  esso  il  dominio  dell'universo. INèRo- 


VOI.  LXVIII. 


5 


66  SPA  SPA 
DM  ebbe  a  pentirsene,  perchè  alle  belli-  il  \iaggio  [>er  la  Spagna,  dopo  clie  uscì 
clie  glorie  valorosamente  contribuirono  dalla  prigione,  in  cuilavea  fallo  mette- 
te genti  ispane,  ed  i  Domidegl'ioiperalori  re  l'imperatore  Nerone,  e  che  di  ritorno 
Traiano,  Adriano, M.  Aurelio,  Teodosio!  poscia  a  llotna  quivi  soli  ri  il  martirio. 
da  quelle  regioni  usciti,  valsero  nel  Ilei  V  Tuttavolta  Papa  s.  Gelasio  1,  Concil.  t. 
m-coIu  di  nostra  era  a  far  dimenticare  gli  'i,p.i253,  ed  altri,  aflermanoches.  Pao- 
orrori  che  sui  mostri  coronati  del  Campi-  lo  non  effettuò  il  divisamento  di  passare 
doglio  aveano  attiralo  nel  i.  la  pubblica  in  lspagna;  come  si  riguarda  per  favola 
esecrazione.  E  come  nelle  armi,  cosi  nel-  la  conversione  attribuita  a  s.  Paolo  dello 
le  lettere  le  numerose  colonie  romane  gio-  spaglinolo  filosofo  Seneca,  del  pari  the  la 
vai ono agli  spaglinoli,  clie  fra  molti  altri  loro  corrispondenza;  l'eccellenti  lezioni 
diedero  lo  storico  Floro,  il  savio  Seneca,  di  morale,  sparse  nelle  opere  di  Seneca, 
Marziale  e  Lucano.  Non  v'ba  dubbio  che  fecero  credere  ad  alcuni  ch'ei  fosse  disce- 
per  la  mescolanza  decine  popoli  la  Spa  polo  di  s.  Paolo;  ma  se  profondamente 
glia  acquistasse  in  gentilezza  e  in  coltura;  si  esamina  la  sua  condotta,  .si  scemerà  di 
ma  allo  svolgersi  del  germe  di  corruzione  inolio  l'opinione  di  quella  virtù  che  fu 
fra  i  romani,  partecipò  anch'essa  a  quel-  supposta  in  lui;  veramente  fu  sobrio  e  sii  • 
la  mollezza  e  infingardaggine  che  trasse-  inabile  per  altri  pregi.  L'apostolo  s.Gia- 
ro  a  decadenza  l'impero.  Già  nella  Spa-  conio  di  Galilea,  fratello  di  s.  Giovanni 
gna  erasi  introdotta  la  religione  distia-  Evangelista,  e  stretto  parente  di  Gesù  Cri- 
na, di  che  vado  a  pai  lare.  sto,  il  quale  con  s.  Pietro  li  distinse  so- 
li comunesenlimenlo  degli  spagnuoli  pia  gli  altri  apostoli  e  li  colmò  di  parti* 
è  che  l'apostolos.  Giacomo {f.)  il  fllag'  colali  favori:  essi  furono  i  soli  che  volle 
gioie  vi  portò  pel  i  .°la  luce  benefica  del-  spettatori  della  sua  gloriosa  Trasfigura- 
l'evangelo:  secondo  alcuni  questa  opinio-  zione,  e  testimoni  di  sua  agonia  nell'orto 
ne  è  appoggiata  soltanto  alla  tradizione,  degli  Olivi.  Dopo  1'  Ascensione  di  Gesù 
la  quale  per  la  non  molta  sua  antichità  Cristo  gli  apostoli  travagliarono  a  spar- 
lasela loro  qualche  dubbio  SU  di  essa.  Mo-  gore  la  sua  dottrina;  ma  gli  scrittori  di 
Burnenti  di  autenticità  incontestabile  so-  que'primi  secoli  non  ci  hanno  lasciato  al- 
no, ches.  Paolo(l' .) promise  a'romanidi  cuna  particolarità  rispetto  alle  fatiche  a- 
visitarli  quando  fosse  passato  dattorna  per  postoliche  di  s.  Giacomo:  sembra  saltati- 
andareuella  Spagna:  JdHoman.i5,i^.  to  che  abbandonasse  la  Giudea  poco  do- 
Senza  dubbio  uè  dalla  sua  lettera,  nèda-  pò  il  martirio  di  s.  Stefano  ,  che  alcuni 
$\Aili  degli  a  postuli  apparisce  che  s.Pao-  stabiliscono  verso  la  fine  dell'anno  in  cui 
lo  abbia  mantenuto  la  sua  promessa;  ma  fu  crocefisso  Gesìi  Cristo.  Si  legge  nell'ag- 
ciò  si  conosce  da  una  tradizione,  che  non  giunta  al  Catalogo  di  uomini  illustri  di 
può  essere  equivoca.  Dice  espressameli-  s.  Girolamo,  ch'egli  annunziò  il  vangelo 
Ics.  Atanasio,  chequel  dottore  dellegen-  alle  XII  tribù  disperse.  E  benché  gli  a- 
ti  andò  a  Uoma,  e  di  là  in  lspagna,  nel-  postoli ne'primi  1 2  anni  del  cristianesimo 
VEpist.  ad  Drac.  Dicono  la  stessa  cosa  non  abbiano  predicato  ne'  luoghi  confi- 
s.  Cirillo  di  Gerusalemme,  Calli. in ,e  s.  nauti  alla  Giudea,  s.  Giacomo  non  oslan- 
Epifanio,  Hae.rcs.i'j,  e  fra  i  Ialini  s.  Gi-  te  avrebbe  potutoandareinlspagna  a  Dor- 
miamo, in  Amos,  l'autore  del  commen-  larvi  la  salutifera  face  della  fede.  Questa 
turio  sopra  s.  Paolo,  conosciuto  sotto  il  è almenolalradizionedella chiesa  di  Spa- 
nome  di  s.  Ambiogio,  Papa  s.  Gregorio  gna, appoggiata  all'autorità  di  s.  Isidoro, 
1,  Moral.  3i,  e  moltissimi  altri  autori,  del  breviario  di  Toledo,  de'libri  arabi  di 
che  lungo  sarebbe  il  citarli.  Crede  s.  Gio.  Anastasio  patriarca  d'Antiochia  sui  mar- 
Crisostomo,  ches.  Paolo  intraprendesse  tiri.  11  p.  Cuper  fa  risalire  molto  indietro 


SPA 

questa  tradizione,  e  In  conferma  coliate- 
stìiDODÌanza  di  s.  Girolamo  e  di  s.  Isido- 
ro, come  anco  dell'antiche  Liturgie,  (/".) 
della  Spagna,  a  Siviglia  avendo  detto  di 
quelle  di  s.  Leandro,  e  di  molte  ci  rcoslan* 
ze  relative  a  questo  punto  di  storia.  Si 
potino  vedere  i  Bollandisli,  t.  GJulii,p. 
lìq,  Disscrl.  de  divisione  Aposl.  ante  t.  4 
Julii,  et  in  vita  s.  Jacobi,  t.  (>,  p.  7  1;  il 
p.  Flores,  Espana  sagrada  l.  3,  e.  3,  de 
la  predication  de  s.  Jago  cu  Espana,  p. 
39,  oltre  la  sua  risposta  al  p,  Mamachi 
ante  t.6.  Il  p.  Fallati  prova  mollo  a  lun- 
go, lUyrici  sacri,  Prolegom.  par.  3, 1. 1 , 
p.  a52,  che  s.  Giacomo  ha  predicato  in 
Ispagna.  Si  può  anche  consultare  il  car- 
dinal d'Aguirre,  Colleclio  Concilio/lini 
J/ispaniactT\omae  16$$,  p.  1  f\o,  in  pro- 
posito del  passo  di  s.  Girolamo,  in  Isa. 
e.  34,  Operel.  3,  p. 279.  Il  re  Agrippa, 
nipote  di  Erode,  zelante  seguace  della 
legge  di  Mosè,  mosse  sanguinosa  perse- 
cuzione contro  i  discepoli  di  Gesù  Cristo, 
persuaso  di  procacciarsi  Pamorde'giudei, 
e  recatosi  nell'anno  43  di  nostra  era  a  Ge- 
rusalemme per  celebrarvi  la  Pasqua,  s. 
Giacomo  ne  fu  lai.* vittima,  ordinando 
che  gli  fosse  mozzala  la  testa  pochi  dì  a- 
vanti  la  solennità;  e  così  Agi  ippa  fu  il  1 ." 
persecutore  dellaChiesa,  facendo  quindi 
imprigiouars.  Pietro,  poi  liberato  mira- 
colosamente dui  carcere;  ma  non  andò 
guari  che  Dio  punì  colla  morte  il  re,  fa- 
cendo che  i  vermi  lo  rodessero  vivo.  Il 
corpo  di  s.  Giacomo  fu  sepolto  a  Gerii» 
salemme,  ma  poco  dopo  i  suoi  discepoli 
lo  portarono  in  Ispagna  e  lo  deposero  a 
lria  Flavia,  oggi  delta  El  Padron,  sul- 
le frontiere  della  Galizia,  nel  luogo  cioè 
denom  ina  lo  Compos(ella,\)ev  quanto  dis- 
si in  quell'articolo  parlando  della  prodi- 
giosa invenzione  del  medesimo,  onde  la 
chiesa  fu  eretta  in  metropolitana  e  chia- 
mala pure  s.  Giacomo  di  Galizia  o  di 
Compostila  eSantiago. Divenne  uno  dei 
più  celebri  santuari  delcristianesimo,  pel 
concorso  straordinario  de'sngri  pellegri- 
naggi, a  venerare  il  corpo  del  santo  apo- 


S  P  A  67 

postolo.  A  Sangue  notai,  che  quello  di  s. 
Giacomoapostolo  delle  Spagne, in  Roma 
si  mantiene Ilnido  nella  basilica  de'ss.  XII 
Apostoli,  e  che  parte  ne  fu  mandato  a're 
di  Spagna.  Rilevai  a  Incensiere  quello  di 
smisurata  grandezza  appeso  alla  cupola 
di  detta  cattedrale,  per  profumarla  nelle 
grandi  solennità,  onde  impedir  l'infezio- 
ne dell'atmosfera,  nell'immenso  concorso 
degli  spaglinoli  e  forestieri.  Splendidissi- 
ma è  la  pompa  colla  quale  a'a5  luglio  sì 
celebra  in  Compostela  la  festa  del  santo, 
col  concorso  d'una  moltitudine  immensa; 
Famosi  sono  i  fuochi  arti  tizia  li  e  le  lumi- 
narie che  hanno  luogo  in  tanta  solenni- 
tà, anche  sulla  facciata  esterna  della  cat- 
tedrale e  sue  torri.  Nella  mattina  di  essa 
i  rappresentanti  della  città  accompagna- 
li dalle  commissioni  di  tutte  le  corpora- 
zioni e  da'uotabili,  secondo  le  rispettive 
loro  classi,  recansi  dal  governatore  della 
provincia  per  corteggiarlo  alla  messa  so- 
lenne della  cattedrale.  Il  corteo  è  prece- 
duto da  uomini  alti  chiamati gigau ti, rap- 
presentanza religiosa  che  rammenta  l'e- 
resie debellate  dal  catlolicismo,  e  insie- 
me rappresentanza  civile  come  segno  dei 
diversi  popoli  che  si  recavano  in  pellegri- 
naggio alla  cattedrale  di  Compostella.  Se- 
gue la  musica  degli  alunni  dell'ospizio  in 
divise  di  gala,  che  nella  festa  del  1  85 1  e- 
rano  dono  dell'ultimo  commissario  della 
crociala, a'quali  il  governatore  d.  Barto- 
lomeo Hermida  avea  aggiunto  un  suore- 
gaio  in  riconoscenza  della  serenata  che 
aveanofattaa  suo  riguardo.  Le  navi  della 
cattedrale  sono  occupale  dalla  folla  del 
popolo,  ealleoreio  incominciala  proces- 
sione, che  nelle  grandi  festività  accom- 
pagna detto  governatore,  e  si  compone 
de'consiglieri,  degl'invitati,  dei  gonfalo- 
niere, del  governatore  militare, ec. Giun- 
ta la  messa  all'offertorio,  il  governatore 
della  provincia  prendendo  la  cassetta, che 
nella  processione  viene  portata  su  d'un 
bacile  d'argento  tra  due  cappellani,  pre- 
senta l'offerta  di  1000  scudi  d'oro  in  no- 
me del  sovrano,  pronunziando  analogo 


68                     S  P  A  S  P  A 

discorso,  il  irei  lo  all'arcivescovo  di  Com-  nostro  apostolo  santo.  Innalzate  altresì, 
postella.  Quello  deli 85 1  e  recitato  dal-  Illustrissimo  Signore,  fervide  suppliche 
l'IIeriuida,  fu  pubblicato  dal  giornale  in-  all'Onnipotente,  allineile  diramando  le 
titolato,  Cattolico  di  Madrid,  ed  eccone  benedizioni  del  cielo  sopra  questa  nazio- 
qualche  brano.»  Illustrissimo  Signore.  E'  ne  eminentemente  cattolica,  le  diffonda 
la  2."  volta  che  io  ho  l'onore  di  visitare  egualmente  sopra  la  sua  regina,  sopra  il 
in  nome  di  Sua  Maestà  il  sepolcro  del  glo-  re  suo  augusto  sposo  e  sopra  la  reale  di 
rioso  apostolo  s.  Giacomo  ,  e  di  offerire  lei  famiglia,  sopra  il  suo  legittimo  gover- 
innanzi  a  lui  l'annuale  tributo  di  ricono-  no,  sopra  i  suoi  eserciti  e  le  sue  armale, 
scenza  verso  i  beneficii  da  lui  compartiti  e  sopra  lutti  gli  spaglinoli".  Invocò  pure 
a  questa  grande  nazione.  La  regina  cai-  suppliche  a  Dio  pel  benefizio  della  diret- 
lolica  delle  Spagne  e  dell'Indie,  che  sono  la  successione  al  trono  di  Spagna,  per  la 
sue,  l'eccelsa, l'amore  voleva  magnanima  pace  e  concordia  fra  i  principi  cristiani, 
Isabella  II,  in  questo  giorno  si  fa  imita-  per  l'esaltazione  della  fede,eper  l'intima 
Ilice  degli  esempi  de'suoi  augusti  proge-  unione  della  regi  uà  di  Spagna  col  sommo 
nitori;  ricordasi  pardi  loro  con  profon-  Ponlefice,per  se  e  sua  famiglia.  Oltre  son- 
da venerazione  le  glorie  ei  trionfi,  di  cui  tuosi  con  vili,  ebbe  luogo  il  magnifico  rin- 
gli  eserciti  spagnuoli  andarono  debitori  frescocheda  tempo  immemorabile  il  ma- 
alla  visibile  protezione  del  nostro  glorio-  gistrato  comunale  offre  alle  autorità  su- 
so santo:iimangono  ancora  vive  nella  me-  periori,  e  agl'invitati  tra  i  cittadini  e  fo- 
inoria  di  lei  le  celebri  giornate  di  Cova-  restieri;  non  che  altre  dimostrazioni  di 
dogna,  di  Granata,  di  Siviglia,  di  Sara-  gioia,  musiche, canto  di  canzoni  popola- 
gozza,  e  di  tanti  altri  popoli  dell'antico  ri  e  nazionali.  Altro  annuo  omaggio  de- 
e  nuovo  mondo.  La  possanza  de'saraceni  cretarono  le  cortes  a  s.  Giacomo,  e  san* 
cadde  sotto  la  possanza  della  croce,  la  qua-  zumarono  la  regina  e  il  re  pel  giorno  3o 
lei'n  fin  d'allora  l'insegna  delle  nostre  vit-  dicembre,  in  cui  la  chiesa  celebra  la  Ira- 
torie.L'Apostolosanto  l'inalbeiò;iltrion-  stazione  dell'Apostolo  delle  Spagne.  Nel 
fo  della  religione  fu  il  trionfo  della  na-  1802  questo  U\  fatto  nella  cattedrale  di 
zione;  i  nostri  eserciti  forti  del  loro  va-  Com  postella,  in  nome  de' regni  di  Casti- 
loie,  pel  presidio  della  croce  furono  in-  glia  e  Leon,aH'arci  vescovo  della  città,  dal 
vincibdi;s.  Giacomo  negli  scontri  fu  il  no-  medesimo  governatore  Ilermida,  con  di- 
stro capitano.  Perciò  esso  è  il  nostro  prò-  scorso  reso  pubblico  da'giornalispagnuo- 
tettoie;  perciò  i  nostri  re  di  Spagna  visi-  li  ,  e  di  questo  pure  conviene  darne  un 
tarono  il  santo  sepolcro  di  lui;  perciò  ri-  cenno. »  Illustrissimo  Signore.  I  re  non  so- 
posero  le  sue  ceneri  in  questo  sontuoso  no  giammai  più  grandi  che  allorquando 
tempio;  perciò  rinnovano  ogni  anno  que-  portano  l'omaggio  del  loro  potere  innati* 
st'omaggio  all'eroe  santo  delle  loro  vit-  zi  all'onnipotenza  di  Dio.  Così  furono  mai 
lorie;  perciò  in  questo  giorno  lo  tributa  sempre  i  re  di  Spagna,  perchè  seni  pie  es- 
l'augusta  sovrana  che  felicemente  regna,  si  invocarono  su'  loro  popoli  le  benedi- 
Degnisi,  Illustrissimo  Signore,  ricevere  zioni  del  cielo;  eglino  con  gloria  porta* 
l'offerta  di  questi  iooo  scudi  d'oro,chefo  no, e  soli  essi  il  portano,  il  titolo  di  Catto- 
nel  nome  reale  di  Lei,  e  in  virtù  del  re-  liei.  Nel  tempo,  in  cui  i  regni  di  Castiglia  e 
gio  suo  mandalo;  degnisi  collocarla  sul  Leon  gemevano  sotto  il  giogo  d'un  go- 
sagro alta re,perchè sollevandosi  come  in-  verno  barbaro  e  immorale;  allorché  era 
censo  dal  trono  della  Spagna  fino  al  tro-  in  pericolo  la  loro  indipendenza;  ador- 
no dell'Altissimo,  sia  quivi  presentata  in-  che  correvano  il  più  gran  rischio  la  pro- 
nunzi al  Dio  degli  eserciti  dalla  possente  prietà  eia  vita;  allorché  si  propagava  l'e- 
mano del  nostro  gioì iuso  capitauo  e  del  resia,  si  rilasciavano  i  costumi,  il  valore 


S  P  A 
cedeva  alla  moltitudine,  il  potere  umano 
tenti  Vasi  impotente  a  contenere  la  rovina 
ilei  male;  allorché  ci  fu  mestieri  cercare 
il  rimedio  là, ove  si  è  sempre  sicuri  di  ri- 
trovarlo, invocossi  il  nome  di  Dio,  e  la 
intercessione  del  glorioso  apostolo  s.  Gia- 
como; venne  invocato  con  quel  fervore 
che  solo  è  ispirato  da  una  lede  pura,  e 
la  vittoria  non  si  fece  punto  aspettare: 
la  moltitudine  cedette  al  valore,  ripor- 
tarono la  vittoria  le  armi spagn uolc,e  seco 
loro  la  religione  e  l'indipendenza,  le  leggi 
ricuperarono  il  loro  impero,  Castiglia  e 
Leon  furono  salvati.  Gli  spagnuoli  non 
sono  uè  increduli,  né  iugrati,  essi  non  ar- 
rossiscono di  attestare  la  loro  fede  e  la 
loro  riconoscenza  pubblicamente  ed  au- 
tenticamente. Umiliti  nelle  cortes  ,  essi 
hanno  votato  un  annuo  perpetuo  dono, 
che  trasmettendo  di  generazione  a  gene- 
razione la  ricordanza  delle  grazie  del  cie- 
lo e  la  protezione  del  nostro  glorioso  A- 
postolo,  sarà  l'espressione  viva  del  reli- 
gioso sentimento,  da  cui  sono  essi  anima- 
ti. L'adempimento  di  questo  voto  è  oggi 
l'oggettodella  missione  regia  che  io  ven- 
go a  compiere  per  ordine  e  in  rappresen- 
tazione della  nostra  sovrana  I'  augusta 
dama  Isabella  II,  regina  di  tuttala  Spa- 
gna e  delle  sue  Indie.  E'  egli  dunque  in 
suoreal  nomecheio  visito  in  questo  gior- 
no solenne  la  tomba  del  nostro  s.  Apo- 
stolo, e  che  innanzi  ad  essa  depongo  que- 
sti 5oo  ducati  d'argento,  votati  dalle  sue 
cortes  e  sanzionati  dalle  Maestà  loro  pel 
giorno  3o  dicembre,giornoiu  cui  laChie- 
sa  celebra  la  traslazione  di  s.  Giacomo. 
Si  degni  vostra  Grandezza  riceverli  e  of- 
frirli a  Dio  nostro  Signore  ondegli  torni- 
no graditi,  e  riceva  in  essi  un  pubblico  at- 
testalo della  pietà  de'noslri  sovrani  e  del- 
la gratitudine  di  Castiglia  e  Leon".  Quin- 
di il  governatore  pregò  1*  arcivescovo  ad 
innalzar  voti  a  Dio,  alìinchè  colla  poten- 
te intercessione  del  glorioso  prolettore 
della  Spagna,  continui  a  concedere  a'suoi 
abitanti  protezione  e  soccorso,  e  benedire 
la  regiua  Isabella  11,  il  re  suo  augusto  cou- 


S  P  A 


% 


sorte  e  tutta  la  reale  famiglia;  pregò  an- 
cora per  la  conservazione  di  Maria  Isa- 
bella erede  del  trono  di  s.  Ferdinando, 
acciò  sia  pure  ereditiera  di  sue  virtù.  Ta- 
le è  la  divozione  e  la  gratitudine,  che  la 
Spagna  ed  i  suoi  principi  sempre  ebbe- 
ro pel  primario  suo  Apostolo.  Altri  es- 
sendo stali  promulga  tori  della  fede  in  Mi- 
ta la  penisola,  come  s.  Eugenio  discepolo 
dis.  Pietro  e  i.°vescovodi  Toledo,  marti- 
re; s.  Onoralo  suo  successore;  s.  Pio  di- 
scepolo di  s.  Giacomo  ei.°  vescovo  di  Si- 
viglia; s.  Atanasio  greco  discepolo  di  s. 
Giacomo  e  suo  successore  nella  sede  di 
Saragozza, indi  martire,come  lo  fu  S.Teo- 
doro, altro  discepolo  di  s.  Giacomo,  che 
uvea  occupato  la  sede  dopo  s.  Atanasio; 
e  per  non  dire  di  altri  che  diffusero  l'e- 
vangelo  nelle  Spagne,  anche  il  Portogal- 
lo o  Lusitania  ricevè  il  dono  della  vera 
fedein  tempi  apostolici.  Fino  dal  suo  na- 
scere la  chiesa  di  Spagna  divenne  flori- 
da, tale  essendo  sotto  Nerone,  a  cui  si  ri- 
bellarono con  Galba  gli  spagnuoli,  come 
afferma  Rinaldi,  Annali  ecclesiastici  t  al- 
l'anno 69,  n.°46  e  47.  Fino  da'primi  se- 
coli della  Chiesa  i  Papi  esercitarono  nel- 
la Spagna  il  diritto  d'appellazione  ine- 
rente al  loro  primato;  così  s.Stefano  l  Pa- 
pa del  257  ricevè  l'appellazione  di  Ba* 
silide  d'Astorga  e  Marziale  di  Merida,  di 
cui  parla  s.Cipriano  nel  la  lettera  68.  Es- 
sendosi ancora  da'Papi  commesso  alcu- 
ne volte  l'esame  di  esse  ne'casi  partico- 
lari a'Iegali  apostolici  che  si  reca  vano  nel- 
la regione;  cos\  nella  causa  d'un  prete  e 
di  due  vescovi,  sulla  quale  vi  è  la  lede- 
rà 45  del  lib.  1  3  di  s.  Gregorio  I  a  Gio- 
vanni difensore.  Nel  declinar  del  secolo 
111  cominciò  a  fiorire  il  celebre  Osio  ve- 
scovo di  Cordova,  dì  cui  riparlai  a  Ni- 
cea,  Simdolo,  Sardica,  ed  a  Sin.vno,  ove 
lo  lodai  e  difesi,  per  esservi  stato  alcun 
tempo  in  esilio.  Non  si  ha  nulla  di  ben 
cerio  sul  tempo  incili  si  formarono  in  I- 
spagna  le  provincie  ecclesiastiche.  Ciò  che 
avvi  di  certo  è,  che  prima  del  concilio 
d' Elvira (P  .),telebratu  nel  3oo,  e  di  cui 


7o  S  P  A 

Ferdinando  Mendoza  ci  die  la  storia, 
Conciltum  TUiberitanumthugdunì  i  G  ">  ~>. 
ed  anche  prima  del  regno  di  Costantino 
I  il  Granile, cheincominciato  nel  3o6 re- 
stituì la  pace  alla  Chiesa  e  ne  fece  trionfa- 
re il  puhhlico  culto  nel  3  i  3,  non  distili- 
guevasi alcuna  metropoli  ecclesiastica, ed 
il  solo  vescovo  più  anziano  avea  il  dirit- 
ti >di  convocai  e  i  concilii,  de'quali  abbia- 
mo  di  Giuseppe  Ileig,  Compendio  de  to- 
dos  los  concilio'!,  Bologna  i  7  jG.  Oltre  i 
concilii  tenuti  nelle  città  vescovili  e  in  al* 
tri  luoghi,,  si  celebrarono  a  Uri  concilii  de- 
nominati di  Spagna,  del  i."  de'quali  fa 
menzione  il  p.  Mansi,  Sappi,  t  i,  p.  22  5. 
l'uatlunatoncl  3Gi  per  determinare  Por» 
dine  da  seguire  nella  grazia  che  si  accor- 
da a  quelli  i  quali,  dopo  d'essere  caduti 
nell'idolatria,  ritornano  in  gre  in  ho  della 
Chiesa.  Venne  determinalo,  che  quelli  i 
quali  non  avessero  solamente  acconsenti- 
to all'empietà,  ma  che  a  vesserò  presiedu- 
to alle  ceremonie  superstiziose,  sarebbe- 
ro eselusi  per  sempre  dal  clero,  e  che  co- 
loro i  quali  avessero  peccato  facendo  em- 
pi sagrifìzi, potevano  essere  ricevuti  dopo 
la  penitenza.  Ancora   non  distingueva^! 
alcuna  chiesa  metropoli  nel  concilio  di 
Toledo,  come  nel  precedente  tenuto  in 
Saragozza  nel  38o  contro  i  Priscilliani- 
iti,  poiché  Filatilo  sottoscrisse  senza  al- 
cuna prerogativa,  fuori  di  quella  che  da- 
vagli  la  sua  anzianità;  nel  concilio  riuni- 
to nel  4oo,  Poltruino  vescovo  di  Men- 
da sottoscrisse  pel  i.°,ed  Asturio  vescovo 
di  Toledo  firmò  invece  pel  6.°  Sembra 
peròcheil  vescovo  ili  Cartagine  incomin- 
ciasse poco  tempo  dopo  a  godere  de'di- 
ritti  di  metropolitano,  come  anche  quel- 
lo diToledo.  In  seguito  le  chiese  di  Spa- 
gna vennero  distribuite  sotto  G  metropo- 
li, come  trovatisi  uotate  in  un  mss.  del 
962  della  biblioteca  dis.  Lorenzo  di  Si- 
viglia, in  questo  modo.  Provincia  di  Ga- 
hcia  o  Galleria.  Brachara  o  Braga  me- 
tropoli, con  1  3  sedi  e  vescovi  suffragane!. 
Provincia  di  Gallia.Narbona  metropo- 
li, con  9  sedie  vescovi  e  suffragane!.  Pro- 


S  P  A 

vinciuLusilanica. Emerita  o  Menda  me- 
tropoli, con  G  sedi  e  vescovi  suffragane!. 
Provincia  Cartaginese.  Tolelo  metropo- 
li, con  1  3  sedi  e  vescovi  suffragane!.  Pro- 
vìncia Belica. Spaliso  Siviglia  metropo- 
li, con  8  sedi  e  vescovi  suffragane!.  Pro- 
vincia Tarragonese.  Tarragona  metro- 
poli, con  i4  sedi  e  vescovi  suffraganei. 
Altra  uotizia  delle  chiese  di  Spagna,  rica- 
vata da  un  mss.  della  chiesa  d'Oviedo  in 
lettere  greche,  contiene  pure  6  provincie, 
con  queste  metropoli  e  sedi  sulhaganee. 
Toledo  con  1 9  sedi,  Siviglia  con  g,  Me- 
ri  da  con  1  3,Z?/v7»rtcon8,  Tarragona  con 
1  5,iW//^ortflcon8sedi.  In  altra  divisione 
l'atta  d'ordine  del  re  Vamba,  in  un  con- 
cilio nazionale  tenuto  a  Toledo  nel  G7.5, 
furono  stabilite  le  seguenti  metropolita- 
ne e  loro  suffraganei.  Toledo  con  ir),  Si- 
viglia  con  q,  Mencia  con  1  o,  Braga  cou 
(),  Tarragona  con  1 8,  N urbana  con  9. 
Alcuni  autori  assicurano  che  tale  dispo- 
sizione fu  fatta  nel  concilio  di  Toledo  in 
presenza  ili  re  Vamba,  ma  invece  seguì 
in  un  concilio  nazionale  tenuto  sotto  il 
medesimo  re,  al  quale  tutti  gli  arcivesco- 
vi e  i  vescovi  del  regno  intervennero.  In 
esso  volle  il  re, che  a  togliere  tutte  le  dis- 
sensioni e  discordie  nate  fra  i  vescovi  pei 
diritti  di  loro  chiese  e  conlini  di  loro  dio- 
cesi, e  fermarsi  per  sempre  la  pace  tra  i 
prelati,  con  il  loro  pieno  consenso  e  ap- 
provazione, si  dividesse  e  con  termini  di- 
stinti si  stabilisse  la  diocesi  di  ciascuno. 
Intoruoalladivisione  della  giurisdizione 
disse  il  re  Vamba.  »  Le  sedi  di  queste  due 
Spagne  soggette  a'goti,  tanto  arcivesco- 
vili,quanto  vescovili,  sono  80, dalle  quali 
è  ministrata  a  noi  la  pai  ola  di  Dio,  e  han- 
no dal  romano  Pontefice  la  comunione 
cattolica.  Questa  divisione  adunque  no- 
stra, intorno  le  predettesedi,  fatta  in  To- 
ledo di  consenso  di  tutti  gli  arcivescovi 
e  vescovi, si  conservi  in  eterno".  La  chie- 
sa di  Spagna  restò  in  questo  stato  fino 
all'  invasione  de' mori,  il  Zaccaria  nel- 
V  Anli- Febbronio  par.  2,  p.  VII,  tratta 
dedo  stato  delle  chiese  di  Spagna  da  Co- 


S  P  k  S  P  A  7 1 

(tantino  I  il  Crrìnrfe  sino  ali" V III  secolo,  ilio  a  pochi  brani  della  Spagna  Tarrago* 

e  riferisce.  Che  le  Spagne  nel  409  furo-  nese.  Ciò  avvenne  nell'impero  d'Onorio, 

no  inondate  da' barbari;  alani,  vandali,  e  per  opera  del  tiranno  Costantino,  me« 

svevi  le  occuparono. Sopraggi  unsero  i  go-  diante  Costante  suo  figlio,  contro  i  fra* 

ti, e  discacciati  que'primi,in  due  regni  di-  felli  Didimo  e  Veriniano,  clic  pel  pareo* 

visero  le  provincie.  Uno  fu  de'goti  che-  te  Onorio  difendevano  le  prò  viride  io  va* 

iauo.-/nV7rc/(/\), l'altro  degli  svevi  ch'era-  seda'barbari,  a'quali  furono  ditte  peres- 
no  cattolici.  Sotto  questi  principi  nona-  seredepredate.lntantoque'GoJ/(/'.)che 
veano  le  chiese  diSpagnacollealtrepres-  aveano  già  ottenuto  pacifica  stanza  nel- 
«oche  alcuncoinmercio,e  le  irruzioni  dei  la  Dacia, onde  l'appellazione  sortirono  di 
barbari  con  grandissimo  danno  della  re-  Visigoti,  mal  soffrendo  di  lasciar  da  ban- 
ligione  e  della  disciplina  mandarono  in  da  la  natia  inclinazione  alle  anni  e  al  bot* 
disuso  i  sinodi.  In  peggior condizione  si  tino,  presero  anch'essi  la  via  delle  Gal- 
divenne  quando  nel  4<5.{.  anche  i  re  sve-  lie,  ed  in  breve  cacciati  dalle  truppe  im- 
vi  abbracciarono  l'arianesimo,  e  sino  al  perieli  e  da'feróci  unni,  si  fecero  seller- 
558  lo  professarono.  Recareddl  succe-  nio  della  catena  de' Pirenei,  e  superando* 
duto  al  padre  ariano  Leo  vigildo,  il  quale  ne  le  cime,  agognarono  allo  stabile  pos- 
ai regno  de'  goti  avea  unito  quello  degli  sesso  delle  Spagne.  A  miglior  intelligen- 
svevi,  fece  in  tutto  il  reame  rifiorire  la  za  de' pochi  cenni  che  vado  a  riportare 
religione  cattolica;  ma  dopo  la  sua  raor-  sulla  dominazione  de' visigoti  di  Spagna, 
te,  le  continue  guerre  esedizioni  che  tut-  premetterò  la  serie  de'loro  re.  Ad  Ala- 
to sconvolsero,  continuarono  a  tener  le  narico  essendo  nel  382  succeduto  Alari - 
chiese  di  Spagna  quasi  divise  dalle  altre,  co  I,  a  questi  progressivamente  seguirò- 
Sul  principio  del  secolo  Vili  un  nuovo  no  sul  trono:  nel  <\ii  Ataulfo,  nel  4  (  "» 
furioso  turbine  desolò  la  fiorente  cristia-  Sigerico,  nel  4' 5  Vallia,  nel  \iq  Teo- 
nità,  i  mori  entrati  nel  714  0  7  1  5  con  dorico  I,  nel  4-5 1  Torrisrnondo,  nel  4  >3 
grosso  esercito  nelleSpagne,  le  assogget-  Teodorico  II,  nel  466  Enrico,  nel  48  {. 
tarono,eqnasiridussero  al  niente lechie-  Alarico  II,  nel  ^07  Gesalieo,  nel  .5 1  1  A- 
se  e  la  religione.  Inoltre  il  Zaccaria  a  p.  malarico  sotto  la  tutela  di  Teodorico  HI 
ij5  discorre  della  disciplina  delle  cine-  re  degli  ostrogoti  sino  al  526,  nel  53  l 
sedi  Spagna  nella  deposizione  de'  vesco-  Tendi,  nel  5  \S  Teodigiselo,  nel  54g  Av- 
vi, ed  osserva  che  Potamio  di  Braga  e  gila,  nel  554  Atanagildo,  nel  567  Lia- 
Sisberto  di  Toledo  furono  deposti  da'si-  ba  I,  che  nel  568  si  associò  Leovigildoe 
nodi  diToledosenza  saputa  del  Papa;  ma  poi  gli  successe  nel  5j"2,s.  Ermenegildo 
di  questi  concilii  egli  ne  dimostra  l'irre-  (f  )  nel  585,  llecaredo  I  nel  586,  Liu- 
golarilà.  ba  11  nel  (io  1 ,  Viltericonel  6o3,  Condo- 
li) principio  del  secolo  V  i  vandali,  gli  maro  nel6io,Sisebut  nel  61  2,  Becarcdo 
alani  e  gli  svevi  dalle  germaniche  balze  II  nel 62  i,Svintilla  nel  62  r,  deposto  nel 
piombarono  nelle  Callie,  e  quindi  incal-  63  1  e  morto  nel  635;  Rici mero  era  sta- 
zati  da'barbari  assai  più  potenti,  dovei-  to  associato  al  trono  nel  6a5,e  gli  succes- 
tero  mendicare  asilo  nella  Spagna,  e  so-  se  nel  63  t  Sisenando.  Nel  636  Cimili- 
pila  trovarono  tanto  la  patriottica  ener-  la,  nel  6|0  Tolga,  nel  64^  Chindasuin- 
gia,  che  agevolmente  versoi!  4°9  potè-  lo,  il  quale  nel  649  si  associò  Kecesuin- 
10110  dividerseneil  dominio:  gli  svevi  eb-  toche  nel  652  gli  successe.Nel  672  Vani  • 
bero  insorte  laCantabria  e  la  Galizia;  gli  ba,  che  abdicò  nel  680  e  morì  nel  6^S, 
alani  la  Lusitanin;  ed  i  vandali  la  Betica,  indi  Ervige,  nel  687  Egiza,  nel  700  Vi- 
chedenominossi d'allora  in  poiAndalusia,  tizo,  nel  7  io  Roderico.  Il  suddetto  re  A  - 
ristretto  restando  il  debole  romano  presi-  taulfo,  cognato  ilei  celebre  Alaiico  I,  fu  il 


:-x  SPA  SPA 
i  ."che  dal  territorio  di  Narbona  si  spin-  diritti  del  bambino  A  malarico  suo  ni- 
se  nella  Catalogna,  e  dipoi  il  cognato  Val-  potè,  s'introdusse  il  re  ostrogoto  nelle  fac* 
Ita  (piandogli  successene!:}."  5  mirò  a  con-  cende  ile'visigoti,  e  discacciato  G  esalico 
solidale  il  suo  regno,  valendosi  del  nome  figlio  naturale  del  defunto  re  Alarico  II, 
dell'imperatole  Onorio,  che  con  debole  col  mezzo  del  prode  conte  Ibba  suo  ge- 
mano trattava  le  redini  de'  vacillanteim-  aerale,  governò  per  un  tempo  con  asso- 
pero.  Questo  principe  Valli;!  nel,|i8di-  luti  modi  l'una  e  l'altra  nazione.  Papa 
strusse  la  nazione  degli  alani  introdotti-  s.  Ormisda  coì\'EpÌ8t.n5  decretale  a  tutti 
si  in  Ispagna,  de'quali  si  conoscono  i  soli  i  vescovi  delle  Spagne,  comandò  che  i  sa- 
ie Respendial  e  Atace.  Riserbandomi  a  cerdoti  Fossero  ordinati  conforme  a'eano- 
Vandali  di  parlare  de  loro  re,  cessata,  pu-  ni,  non  per  salto,  ma  osservando  gl'in- 
rela  lorodominazionenellaSpagna,que-  teritizi  ;  che  i  pubblici  penitenti  non  si 
sta  restò  sotto  il  potere  de'  visigoti,  e  de-  potessero  consagrare  ;  che  si  avesse  lun- 
gli  svevi,  i  re  de'quali  sono  i  seguenti.  iVel  ga  esperienza  della  probità  e  della  scien- 
4oc)Ermanrico  l,nel  42?Erniigarìo,neI  za  degli  ordinandi;  che  il  vescovato  non 
4^8  -Ermanrico  II  che  abdicò  nel  4^8  e  si  ottenesse  con  doni  o  ricercasse  con  ns- 
morì  nel  441*  A  Richila  successero,  nel  sequi;  e  che  i  sinodi  provinciali  si  celebra*- 
448  Rechiario,  nel  4^7  Fratan,  nel  4^7  sero  due  volte  o  almeno  una  all'anno. 
]\Iasdran,nel46o  Framario  sino  al  4^3,  Venne  poi  Teudi  dal  re  ostrogoto  spedi* 
benché  dal  4^9  al  558  regnarono  pure  to  all'amministrazione  delle  possessioni 
Remismond,  Teodemond,  Cariarico:  nel  spagnuole,  e  fu  sì  savio  il  suo  regg'unen- 
5S5  Leovigildo  rede'visigoti  s'iropadro-  to,  che  dopo  a  vere  A  malarico,  cogli  aspri 
nìanchedel  regnodeglisvevi.Nel  447  fu*  modi  onde  afflisse  la  pia  Clotilde  conce- 
rono  tenuti  due  concilii  nazionali  in  Ispa-  dulaglida  Clodovco  I,  concitato  l'odio  di 
gna,  l'uno  in  Toledo  di  4  Provincie,  e  l'ai-  quel  possente  sovranoe  perduta  ben  pie- 
tro  in  Galizia  ignorandosi  il  luogo  preci-  sto  in  Narbona  la  vita,  il  voto  unanime 
so,  e  ambedue  contro  gli  eretici  priscillia-  lo  chiamarono  a  regnare,  ed  egli  ben  cor- 
nisti. Altro  fu  adunato  nel  4^4  a  moti-  rispose  a  tanta  espettati  va,  riuscendo  e- 
■vodiSilvano  vescovo  di  Calahorra,ilqua-  guai  mente  caro  alle  due  gotiche  schiatte 
le  ordinava  de' vescovi  senza  saputa  di  A-  ealla  nazione  ispana,ove  avea  faltoscelta 
Scanio  vescovo  di  Tarragona  suo  metro-  di  ricca  e  nobilissima  sposa,  solletican. 
politano.  Questi  alla  testa  della  sua  prò-  do  altresì  l'amor  nazionale  col  mantelle- 
vincia  ne  scrisse  al  Papa  per  sapere  qual  re  2000  cittadini  a  guardia  della  sua  per- 
trattamento  dovea  farsi  a  Silvano.  Euri-  sona.  I  18  anni  del  felice  suo  regno  ven- 
co  re  de'visigoti,  inoltrandosi  ognor  più  nero  funestati  dal  tragico  fine  che  a (f reti 
nel  suolo  Tai  ragonese,  incominciò  a  re-  lo  in  lui  un  nascosto  pugnale.  E  ben  di- 
golare  con  leggi  scritte  la  cosa  pubbli-  mostrarono  quanta  perdila  si  fosse  fatta 
ca,  e  dopo  lui  Alarico  11  genero  del  gran  i  turpi  vizi  del  successore  Teodigiselo,  clic 
1  eodori  co  re  degli  ostrogoti  d'Italia,  i  grandi  vicinamente  disonorati  dalla 
che  morto  per  le  mani  di  Clodoveo  I  re  sfrenatezza  di  sue  impudicizie,  si  affret- 
de  franchi  a  Poitiers,  pose  fine  al  galli-  taronoa  toglieredal  mondo.  Accadde  poi 
co  regno  di  Settimiana,  sulle  basi  de'co-  la  guerra  civile  tra  Agila  e  Atanagildo, 
dici  Teodosiano,  Gregoriano  ed  Ermo-  dispulandosi  il  trono_,  e  sebbene  il  patri- 
geniano,  valendosi  degli  scritti  dei  fatuo-  zio  Liberio  fosse  mandato  dall'imperato- 
si  giureconsulti  Gaio  e  Paolo,  promnt-  re  Giustiniano  I  a  soccorrere  ili. gl'ima- 
go il  Breviario  d'Aniano,  così  detto  dal  se  l'altro  vincitorea  Siviglia,  e  quindi  pa* 
dotto  gaulese  suo  referendario  che  lo  sot-  droue  della  monarchia  visigota  nel  554; 
toscnsse.  Sostenendo  il  grau  Teodorico  i  costituì  Toledo  capitale  del  regno,  1  estua- 


SPA  SPA  73 
do  alcune  piane  marittime  agl'imperiali,  ni  co'loro  vescovi,  ed  anche  di  quegli  ive* 
edominatedagli  svevi  la  Galizia  e  la  Lu-  vi  che  seguivano  l'errore,  contribuendo' 
litania.  Leovigildo  nominato  governato*  vi  specialmente  lo  zelo  indefesso  di  Papa 
re  generale  della  Spagna  dalreLiuba  I  s.  Gregorio  1.  Egli  permise  aglispagouo- 
suo  fratello,  residente  nella  Gallio  Nar*  li  d'usare  nel  battesimo  una  sola  immer* 
booese,  e  poco  dopo  nel  )68  associalo  al  sione,  per  distinguerli  dagli  eretici  delia 
trono,  di  cui  rimase  presto  solo  possesso-  regione,  i  quali  colla  triplice  immersione 
re,  ampliò  i  confini  della  monarchia,  di-  credevano  diautorizzare  i  loro  errori  in* 
scacciò  da  molte  piazze  gl'imperiali,  do*  torno  alla  ss.  Trinila.  Inoltre  s.  Grego- 
mò  i  cantabri  sempre  proclivi  all'insur-  rio  I  proibì  di  costringere  gli  ebrei  ad  ab* 
regione,  e  distrusse  del  tutto  la  poteu-  bracciale  la  fede  cattolica.  Il  religiosissi* 
la  sveva,  che  contava  da  circa  due  seco-  imo  re  Recaredo  I  volle  che  i  vescovi  ve- 
li serie  non  interrotta  di  particolari  so-  gliassero  sopra  i magistrati  laici, acciò  non 
vrani  cattolici.  Peròoscurataè lasua  glo-  si  facesse  da  loro  corri  alcuna  contro  il 
ria  dal  fanatismo  per  la  setta  ariana,  che  giusto,  sapendo  egli^ii  appartenere  «'pa- 
limi solo  foriuòdi  lui  un  intollerante  per-  dri  il  correggere  tutti  i  figli  erranti.  Id- 
secutoro,  ma  lo  rese  eziandio  sanguina-  dio  premiò  le  virtù  del  re,  liberandolo 
rio  e  parricida;  mentre  avendo  associato  dalla  congiura  d'Argimondo  duce  dell'e- 
al  comando  i  suoi  figli  s.  Ermenegildo  e  sercito,  il  quale  aspirava  al  trono.  Reca- 
liecaredol,  ed  al  i.°  concesso  pure  parte  redo  I  fu  pure  encomiato  per  prodezze, 
del  regno,  l'Andalusia  e  Siviglia  per  ca-  e  vantaggi  riportali  sui  franchi  di  Nar- 
pitale, a  questi  mosse  guerra  perchè  prò*  bona;  per  mansuetudine  e  segnalala  bon- 
fèssava  i  dogmi  cattolici,  ne'  quali  avea-  tà,  per  generosità  massime  colle  chiese, 

10  istruito  s.  Leandro  vescovo  di  Siviglia,  a  cui  restituì  il  confiscalo  dal  padre,  li- 
e  dopo  lunghi  strapazzi  intimorito  dagli  mosiniero  magnifico,  clemente  e  amoro* 
aiuti  dell'imperatore  Maurizio  sbarcato  so  co'popoli,  sapendo  essergli  stalo  data 
a  Cartagena  in  suo  favore,  lo  fece  in  Si-  il  regno  perchè  se  ne  servisse  in  bene, 
viglia  decapitare  barbaramente  nel  586.  Narro  a  Stati  e  regni  triiìutari  ai  la  s. 

11  sangue  però  di  quel  martire  e  la  per-  Sede,  che  Piecaredo  I  fece  ad  essa  il  suo 
secuzione  ariana,  servirono  a  renderedo-  con  annuo  censo,  ciò  che  altri  re  tolsero 
minante  la  cattolica  religione  nelle  Spa-  e  altri  restituirono.  Nel  medesimo  arti* 
giù;  e  Leovigildo  visse  in  mezzo  a'ri  morsi  colo  noto  che  furono  pure  olferti  alla 
gli  ultimi  anni  di  sua  vita,  dalla  sola  poli-  chiesa  romana  quali  stali  censitali,  Ma- 
tica  trattenuto  a  riconoscere  i  suoi  erro-  jorca,  Miuorca,  Tarragona  eia  contea  di 
ri.  La  sua  persecuzione  eccitata  dagli  a-  Barcellona.  11  fine  di  Recaredo  I  nel  601 
.inni  in  Ispagna,  fu  una  delle  principali  fu  edifica  nte,con  pubblica  ed  egregia  con- 
della  Chiesa,  cominciò  nel  584  e  terminò  fessione  di  penitenza.  Fra  i  posteriori  re, 
Del  586,  epoca  della  morte  del  re.  Il  fi-  degno  di  special  menzione  è  Sisebut  del 
glio  successore  Recaredo  I,  convertito  al-  612,  il  quale  valorosamente  forzò  l'i m* 
la  purità  de'dogmi  cattolici,  ne  divenne  peralore  Eraclio  a  ceder  tutte  le  piazze 
l'apostolo,  ed  ebbe  i  gloriosi  aggiunti  di  ch'erano  restate  al  greco  impero  da  Gi- 
c  nilotico,  fedelissimo  e  di  piissimo,  per  btl terra  a  Valenza,  ed  a  ritirarsi  negli  Al- 
aver  fatto  rispondere  sul  trono  la  verità,  garvi  ,  regno  poi  imito  al  Portogallo,  e 
della  fede,  con  quanto  riporta  l'annalista  perciò  ne  parlai  in  quell'articolo.  Di  più, 
Rinaldi  all'anno  58g,  n.°8  eseg.,  ponen*  Sisebut  eslese  le  sue  conquiste  a  Tangere 
do  fine  ad  ogni  divisione  col  celebre  con-  Ceuta  nellaAfauju'Àl/iaTingitana.Nèsot- 
eilio  del  58g  adunalo  in  Toledo, seguendo  to  meno  felici  auspici i  nel  62  1  cominciò  il 
Quindi  la  conversione  di  moltissimi  aria-  regno  Svìnlilla.  perchè  domati  i  vascouì 


71  SP/V 

e  oavarresi,  e  discacciati  gl'imperiali  gre- 
ci dal  continente,  fu  propriamente  ili.0 

re  dell'intera  penisolu.  Il  re  si  mei  ilo  da 
Papa  Onorio  1  il  litolodi  Cattolico, d\  cui 
già  il  memorato  concilio  di  Toledo,  od 
i  l'api  Pelagio  II  e  s.  Gregorio  I  ne  a- 
veano fregiato  Uecaredo  I.Tuttavoltn  in 
seguito  Scintilla, abbagliato  dalla  fortu- 
na, si  attirò  colla  mollezza  e  con  ecces- 
siva deferenza  alla  moglie  Teodora  l'o- 
dio de'grandi,  i  quali  favoreggiando  l'u- 
surpazione di  Sisenand,  sostenuto  anche 
da  Uagoherto  I  re  de'francbi,  Io  depose- 
ro nel  (i3  t,  in  uno  a  Ricimero  che  Svin- 
tilla  erasi  associato.  Sisenand  si  rese  be- 
nevoli i  vescovi  e  i  grandi,  riconoscendo 
in  essi  il  diritto  di  eleggere  il  successore 
al  trono,  giusta  il  canone  fi  7  del  concilio 
celebrato  in  Toledo  nel  033.  In  quello 
adunalo  nel  G38  nel  regno  di  Chintila, 
e  nazionale,  coll'intervento  di  5a  vesco- 
vi o  de' imo  legati,  venne  altamente  lo- 
data la  regia  pietà  e  virtù,  perchè  pieno 
di  marito  zelo  della  fede  avea  co' vescovi 
statuito  d'estirpare  in  tulto  il  reame  la 
giudaica  superstizione,  non  permettendo 
che  vi  dimorasse  alcuno  che  non  profes- 
sasse la  fede  cattolica.  Oltreaciòedi  con- 
senso di  Chintila  e  de'sooi  grandi,  si  de- 
terminò nel  concilio  che  i  futuri  re  non 
salissero  sul  real  trono, se  prima  non  pro- 
mettessero con  giuramento  di  non  per- 
mettere che  vistasse  nel  loro  regno  per- 
sona alcuna  non  cattolica.  Debitamente 
dunque  fu  attribuito  a're  di  Spagna  lo 
speciale  titolo  di  Cattolici,  e  reso  loro  e- 
sci  usi  vo,  essendosene  fatti  degni  col  zelo 
per  l'ortodossia,  e  perciò  nell'assunzione 
al  trono  non  sologiurarono  di  mantener- 
si sempre  cattolici,  ma  di  non  tollerar  mai 
nel  loro  amplissimo  regno  que'che  non 
lo  fossero.  Nel  653  si  celebrò  il  concilio 
di  Toledo,  adunato  a  istanza  del  re  Ile- 
cesuinto, numeroso  di  52  vescovi,  abbati 
eio  vicari  di  vescovi,  e  colio  canone  sta- 
bilirono che  l'elezione  del  re  appartenes- 
se a' vescovi  delle  Spagne  e  a'grandi  del- 
ia corte,  e  si  facessero  gli  squittinii  o  scru- 


SPA 

lini!  nella  città  reale,  o  dove  fosse  morto 
il  re.  Quanto  a*  giudei  accusati  al  re  di 
prevaricnzione,i  padri  vollero  che  si  man- 
dassero in  esecuzione  le  severe  leggi  di 
Siseuand  contro  coloro  che  dopo  avere 
ricevuta  la  fede  cristiana,  fissero  tornati 
al  giudaismo;  per  cui  gli  ebrei  scrissero 
al  re  e  promisero  con  giuramento  I'  os- 
servanza della  religione  cristiana.  Con- 
venne sempre  a'vescovi  di  Spagna  com- 
battere con  sì  fallaci  conversioni,  e  rin- 
novare decreti  e  rigori;  non  mancarono 
però  in  ogni  tempo  ebrei  la  cui  conver- 
sione fu  sincerissima,  e  molti  fiorirono  in 
pietà.  Con  l'accennato  metodo  d'elezio- 
ne, nel  672  fu  elevato  al  soglio  l'illustre 
Vamba,  il  quale  ascesovi  in  onta  al  pro- 
prio volere,  sostenne  l'alta  sua  riputazio- 
ne, pacificò  le  Asturie,  ed  isventò  le  tra- 
me ordite  da  Ilderico  conte  di  Nimes,  e 
con  enorme  tradimento  appoggiato  dal 
conte  Paolo  suo  generale  ,  per  separare 
dalla  monarchia  de' visigoti  laGallia  Nar- 
bonese.  Siccome  Vamba  fu  tutto  propen- 
so a  provvedere  a'bisognidellaChiesa,co- 
sì  ricevè  da  Dio  un  segnalato  beneficio; 
e  fu  che  i  Saraceni  (^  .),  i  quali  dopo  a- 
ver  sottomesso  al  tirannico  loro  dominio 
gran  parte  dell'oriente,  e  recato  in  deso- 
lazione moltissime  isole,  entrando  nelle 
Spagne  con  270  navi,  furono  vinti  dal  re 
in  battaglia  navale,  avendo  arsa  e  ridot- 
ta a  nulla  la  loro  flotta.  Né  meno  gran- 
de si  dimostrò  egli  nell'abdicazione  della 
corona,  insinuando  a'  magnati  di  surro- 
gargli neI68o  quello  stessoErvige  che  con 
venefica  bevanda  avea  attentato  a' suoi 
giorni.  Questo  nuovo  re  nel  68  1  fece  con- 
vocerei!  concilio  di  Toledo,  perchè  il  suo 
regno  fosse  confermato  da' vescovi,  senza 
il  consenso  de'quali  nella  pia  Spagna  non 
era  lecito  ad  alcuno  di  regnare,  ancorché 
erede  del  defunto  re.  Ervige  nel  concilio 
rese  ragione  dell'assunto  dominio  coll'as- 
senso  loro,  e  perciò  lo  aiutassero  colle  o- 
razioni  e  co' consigli,  pregandoli  che  ri- 
mediassero a'catti  vi  costumi  e  reprimes- 
sero i  giudei.  I  vescovi  dopo  aver  esami- 


SPA  SPA  75 
nata  e  stabilita  la  fede  cattolica,  confer-  lettere, registrate  da  Lablu',  Condì,  t.  ti, 
mai  uno  l'elezionedel  nuovo  re,comeavea  p.  ia5a,  ma  per  legittime  le  difese  il  p. 
fatto  Vambacon  iscrittimi,  e  provvidero  Lupo,  DeSextaSynodo  t.  3,  p.  5a.  Ile- 
acciò  egli  non  ripigliasse  il  regno, e  perchè  gnando  Egiza  si  celebrò  nel  69 1  il  con- 
l'elezione  d'Ervige  non  si  potesse  annulla-  cilio  di  Saragozza,  ed  ordinò,  come  avea 
re.  Si  riconobbero  le  nuove  sedi  vescovili  fatto  quello  di  Toledo,  che  le  regine  dopo 
fondatedaVamba,e  si  dispose  che  il  vesco-  la  morte  del  re  non  pigliassero  altro  ma- 
vodiToledoordinasseper  vescovochi  fos-  rito,  acciò  non  si  dasse  motivo  ad  aldi* 
■e  nominato  dal  re,ilqualenominatodopo  no  di  farsi  tiranno;  ma  che  deponendo 
la  consagrazione  si  dovesse  presentare  al  la  veste  reale,  pigliassero  la  religiosa  e 
suo  metropolitano.  Avverte  Rinaldi,  che  stassero  in  monastero  (Va  le  monache.  E- 
ad  intelligenza  di  laledisposizione  impor-  giza  avea  associato  al  regno  il  figlio  Vi- 
ta sapersi, che  i  re  goti  si  usurparono  nella  tiza,  e  dopo  5 anni  morendo  nel  700  ri- 
Spagna  la  nomina  de' vescovi,  la  (piale  si  mase  solo,  e  per  poco  imitò  il  padre.  Si 
proponeva  poi  al  concilio  da  farsi,  accioc-  abbandonò  a  malfare,  e  colla  suaeiupie- 
cbé  vi  si  esaminasse  la  qualità  della  per-  tà  aprì  le  porte  del  dolentissimo  regno 
sona  eletta,  e  se  egli  fosse  degno  del  ve-  di  Spagna  n'IìJori  (/'.)  saraceni.  E  sicco- 
seovato.come  dimostrano  leautiche  scrit-  me  i  vescovi  non  gli  fecero  resistenza,  né 
ture,  àia  perchè  queste  cose  richiedeva-  lo  repressero  con  sacerdotale  costanza,  co- 
noassai  lungo  tempo,  e  le  sedi  restavano  me  loro  conveniva,  caddero  anch'essi  in 
troppo  vacantivi  determinò  in  detto  con-  servilo,  le  chiese  andarono  in  dislruzio- 
ciliocheil  vescovodi  Toledo  potessedopo  ne,  i  monasteri  si  ridussero  al  niente,  e 
{asolila inquisizione  ordinare  il  nominato  tutte  le  cose  pericolarono,  e  ciò  proseguì 
dal  re.  Questo  stabilimento  essendo  pie-  per  più  secoli.  Il  malvagio  re  senza  freno 
giudiziale  alle  altre  sedi  arcivescovili^  gli  si  abbandonò  all'impudicizia, e  spinse  la 
altri  vescovi  si  levaronocontrotal  decreto  nazione  de'goti  alle  laidezze,  alla  super- 
e  piegarono  il  re  dalla  parte  loro,  ternen-  bia,  alle  rapine;  e  per  sua  cagione  i  ve- 
do esso  che  non  si  ribellassero,  e  tutti  ot-  scovi  e  gli  altri  ecclesiastici  presero  a  vi- 
tennero  da  Papa  s.  Agatone  che  fossero  le  e  dispregio  i  sagri  uffizi  ed  i  canoni, 
liberati  dall'ubbidienza  della  r.a  sede  di  E  aftinché  la  chiesa  di  Spagna  non  si  le- 
Spagna.  11  perchè  Luca  Tudense  lasciò  vasse  contro  di  lui,  ordinò  il  re  che  i  ve- 
scritte  queste  parole:  Et  romani  Ponti/I-  scovi,  i  sacerdoti,  i  diaconi  e  gli  altri  chie- 
cis  consensu  statuii }  cioè  Ervige  re  ,  ut  rici,  tutti  avessero  moglie,  e  fece  loro  di- 
nullus archiepiscopusHispanìarum sub-  vieto  sotto  pena  di  morte  d'ubbidire  al 
dcretur  alicui primati  }nisi  romano  .Don-  Papa.  Yitiza  colla  sua  abbominevole  con- 
desi comprende,  che  costume  fu  di  darsi  dotta  strascinò  i  goti  a  molti  vizi,  pro- 
edi  togliersi  ad  arbitrio  de'Papi  i  privile-  vocò  l'ira  divina  e  preparò  la  rovina  del- 
gi  delle  chiese,  secondochè  richiedeva  la  l'infelice  Spagna.  Abbattè  le  mine  ili  tnt- 
di versila  de' tempi  e  delle  persone;  e  che  te  le  città  del  regno,  tranne  Toledo,  Leo- 
non  sussisteva  cosa  alcuna  determinata  ne  e  Astorga,  e  ciò  fece  per  impedire  ai 
dal  re  in  simile  ma  teria,senza  il  beneplaci-  cittadini  la  resistenza.Con  frode  preseTeo- 
todel  Papa.  Nel  682  s.  Leone  II  approva-  Irido  figlio  del  reChindasuinto  e  duca  di 
to  il  concilio  generale 6.°  tenuto  in  Co-  Cordova,  e  I'  accecò;  levò  dal  mondo  il 
ilanlinopoti}oxehivono  condannati  V  Ec-  proprio  fratelloPauila  duca  di  Cantabna, 
tesi  e  i  Munoteliù  ,  inviò  Pietro  notaro  per  averne  la  moglie;  mandò  in  esilio  Gio- 
regionario  con  copia  degli  atti  e  sua  let-  vanni  vescovo  di  Toledo,  e  contro icano- 
leraa'vescovi  diSpagna, ed  altra nescris-  ni  conferì  a  Oppa  suo  figlio  o  zio  gli  ar- 
ie a  Ervige:  Barouio  stimò  apocrife  tali  civescovalidi  Toledo  e  di  Siviglia;  chia- 


76                    SPA  SPA 

mali  nella  Spagna  gli  ebrei,  e  lolti  i  pri-  sigote.  Non  mancano  di  quelli  die  con 
vilegi  alle  cinese,  a  quelli  invece  gli  ac-  maggiore  probabilità  riconoscono  le  scia  • 
coniò.  Prepara  vasi  frattanto  la  più  lui*  gore  ili  Spagna  dalle  mene  diEvan  e  di 
tuosacatastrofealle  Spagne,  ed  il  nembo  Sisebut  degni  figli  di  Vitiza,  pe'quali  non 
sorgeva  tempestoso  da  quella  Mauritia-  è  meraviglia  seil  conte  Giuliano  sua  crea • 
uà  che  mal  soffriva  sulle  sue  coste  i  vi-  tura  parteggiasse  per  loro.  Con  qualche 
sigotici  stabilimenti.  In  si  critiche  circo-  diversità  ciò  riporta  il  Rinaldi,  dicendo 
stanze  il  re  Vi  ti  sa,  degno  imitatore  del  che  lioderico  per  vendetta  dell'ingiuria 
lascivo  re  Teodigiselo,  ne  affrettò  le  ter-  fatta  a  suo  padre  da  Vitiza  ,  che  l'avea 
libili  conseguenze,  continuando  a  violare  accecato,  cacciò  di  Spagna  con  gran  ver- 
i  più  nobili  talami,  a  praticar  le  più  enor-  g0gua  i  di  lui  figli  Furmalo  ed  Erpulio- 
mi  violenze,  a  portare  la  licenza  in  trion-  ne,  i  quali  trapassati  in  Africa  nella  prò  • 
io, a  invitare  gli  ecclesiastici  al  matrimo-  "vincia  Tingitana  tenuta  da'visigoli,  si  ac- 
ino e  alla  poligamia  i  secolari,  alle  prò-  costarono  a  Giuliano  conte  della  mede» 
giunzioni  la  plebe.  Ecosì  il  prestigio  del-  sima,  slato  già  uno  de'segretari  di  Viti- 
la  voluttà  non  tardò  gran  fatto  ad  affa-  za  e  da  lui  caramente  amalo,  ed  allora 
somare  ogni  cuore,  e  schiere  fatte  imbel-  acerbamente  malcontento  di  Roderico,  il 
li  rimasero  sole  ad  opporsi  alla  saracena  quale  avendo  preso  Cava  sua  figlia  per 
ferocia.  Nondimeno  riuscì  a  Vitiza  d'ini-  moglie,  la  teneva  come  concubina,  ed  in- 
pedire  a' inori,  condotti  da  Mussa  gene-  sieme  sfogati  i  risentimenti  deliberarono 
i  ale  del  caliilò  Valici,  lo  sbarco  sulle  co-  di  vendicare  le  comuni  onte,  chiamando 
ste  andaluse,  ed  il  conte  Giuliano  gover-  i  saraceni  ad  invadere  la  Spagna.  Con- 
natore  di  Ceuta  serbò  alla  monarchia  temporaneamente  l'astuto  Giuliano  isti- 
quell' importante  piazza  ripetutamente  gò  di  nascosto  i  franchi  a  entrare  nella 
assalita.  Insorse  intanto  la  guerra  civilea  GalliaNarbonese  signoreggiata  da' visigo- 
rinvigorire  le  speranze  di  Mussa,  e  i  gran-  ti,  e  simulando  zelo  pel  re  lo  consigliò  a 
di  malcontenti  opposero  a  Vitiza  un  Ilo-  mandare  parie  delle  sue  truppe  contro  i 
clerico  discendente  da  regia  stirpe  visigo-  franchi,  e  parte  a  lui  in  Africa,  riuscen- 
te nel  710.  Il  Rinaldi  narra,  che  per  Vi-  do  inutili  nella  Spagna. Questo  tradimeu- 
tiza  erasi  la  Spagna  separata  dall'ubbi-  lofu  favoritodaU'iuiquoOppaarcivesco- 
dienza  del  Papa,  con  aperta  apostasia  e  vodi  Siviglia  e  di  Toledo,  che  Vitiza  suo 
ribellione,  mentre  i  suoi  re  predecessori  padre  avea  posto  su  quelle  sedi  per  di- 
di  somma  pietà  aveano  donato  il  regno  struggere  la  fede  cattolica.  Assicurati  i 
della  Spagna  as.  Pietro,  e  rilenendolo  in  saraceni  che  in  Ispagua  non  avrebbero 
nome  della  chiesa  romana,  a  questa  pa-  trovati  forti  ostacoli.e  che  i  franchi  an- 
gavano  annuo  tributo.  E  perchè  Papa  davano  distruggendo  nel  Narbonese  i  vi- 
Giovanni  VI  scrisse  a  Vitiza,  richieden-  sigoti,  piombarono  nella  Spagna  e  in  bre- 
do  l'antica  ricognizione  de'diritti  della  s.  ve  l'occuparono,  dopo  aver  combattuto 
Sede  sulle  pi  ovincie  spagnuole,  e  mandò  5o  giorni  con  Pioderico  e  perduti  1 6,000 
due  legazioni  ad  appoggiai  la,  il  re  coman-  uomini.  E  in  fatti,  dopo  la  (.''"incursione 
dò  con  pubblico  editto  che  niuno  ubbi-  de'mori  a  Calpe,  oggi  Algesiras,  lasciata 
disse  al  Papa  ,  onde  annullare  del  tutto  dal  condottiero  Tarif- Abdahal  in  costo- 
tale  donazione.  Ad  una  disonorevole  pas-  dia  al  conte  Giuliano,  e  dopo  lo  sbarco 
sione,  in  mal  punlo  concepita  da  re  Pio-  di  Taric  con  forze  maggiori  nell'Arida- 
derico  o  per  la  moglie  o  per  la  figlia  del  lusia  e  negli  Algarvi  ,  sebbene  i  figli  di 
conteGiulianOjil  più  degli  storici  attribuì'  Vitiza  si  ululassero  riconciliazione  per  me- 
sce la  defezionedi  quel  primario  sostegno  glio  trarre  Roderico  in  inganno,  si  vide- 
della  nazione,  e  il  rovescio  delle  armi  vi-  10  poi  nella  decisiva  giornata  di  Xeres 


SPA  SPA  77 
della  Frontera,comechèpoco  lungi  dalle  resistere  si  sottomiseroa  palli  per  la  loro 
frontiere,  sulla  strada  (la  Cadice  a  Sivi-  credenza  religiosa  e  vita;  altri  andarono 
glia,  in  mezzo  a  pingui  campagne,  coni-  in  traccia  d'un'altra  patria  alla  loro  sven- 
I)  attutai  i  i  novembre  71  1  presso  ilGua-  tura,  che  asilo  fosse  di  loro  fede,  nazionali  - 
dolete,  uniti  al  conte  traditore  rivolgere  tà,e  di  (pianto  più  amavano  al  mondo.  I 
la  spada  contro  la  patria  e  affrettarne  la  saraceni  presero  Leon  già  capitale  del  re- 
i-ovina, e  Roderico  coperto  di  ferite  perì  gno  degli  svevi, mettendo  a  ferro  e  a  mor- 
in  sito  ignoto  e  con  esso  la  serie  de're  vi-  te  molti  della  Galizia  che  valorosamen- 
sigoti.  Entrò  allora  per  lo  stretto  di  Gi-  te  la  difendevano;  ed  occuparono  anche 
bilterra  il  poderoso  esercito  saraceno  di  Toledo  per  tradimento  de'giudei,  i  quali 
Mussa,  e  da  quell'epoca  cessando  l'unita  aprirono  le  porte  a'mori,  che  fecero  a  pez- 
della  dominazione  nella  penisola  ispani-  zi  i  citladini,ed  in  seguito  stabilirono  pre- 
ce, conviene  seguirne  le  posteriori  poli-  fetti  e  governatori  nelle  provincie  di Spa« 
tiche  divisioni,  riguardando  in  separato  gna,  ed  elessero  Cordova  (/'.)  per  pri n- 
aspetto la  monarchia  spaglinola  e  la  por-  cipale  residenza.  Ai  visigoti  che  riuscì 
toghese.  L'area  dell'odierna  regione,  cui  scampare,  servirono  d'asilo  i  monti  de'Pi- 
si  dà  il  mine  di  Spagna,  abbraccia  la  par-  renei,  delle  Asturie,  della  Galizia.  Non  è 
te  maggiore  della  penisola,  cioè  tutta  la  adirei  inalidii  soggiacquero  gli  spago  uo- 
Spagt.a'farragonese,  la  Betica,  ed  anche  li,  e  i  danni  recati  alla  religione  in  mille 
la  parte  settentrionale  della  Lusilania,  modi  ollesa  e  oltraggiata,  tollerandosi  le 
cosicché  il  solo  lato  sud  ovest  ne  viene  e-  chiese  mediante  forti  tributi,  altre  le  al- 
schiso,  che  costituisce  il  separato  domi-  terrarono, altre ridusseroin  moschee.  In- 
niodi  Portogallo.  Come  dalla  mussulma-  descrivibili  furono  le  perniciose  conse- 
«a  irruzione  sia  derivato  in  questa  parte  guenze  della  mescolanza  de'maomettaui 
il  moderno  reggimento  spagnuolo,  è  ciò  e  cristiani,  equanlo  ne  fu  alterala  la  pu- 
che  in  breve  andrò  riportando.  rità  della  fede.  I  cristiani  furono  segnerai- 
La  rovina  de'visigoti  la  compì  Oppa  le  contumelie  de'mori,  che  inveirono  sino 
arcivescovo  di  Si  viglia,  zio  o  figlio  di  Vi-  sopra  i  cadaveri  e  le  pompe  funebri.  Ten- 
tiza,  parteggiando  pe'  saraceni  e  ponen-  tarono  i  maomettani  di  pervertire  i  cri  - 
dosi  mediante  il  giuramento  di  fedeltà  sliani  ad  abbracciare  l'islamismo,  usan- 
sotto  la  loro  soggezione.  Anzi  tanl'oltre  do  violenze  e  seduzioni,  con  che  otlenne- 
giunse la  perfidia  di  quest'indegno  eccle-  ro  numerose  apostasie.  Quegli  spaglinoli 
siastico,  che  inseguì  e"li  stesso  i  maestra-  che  non  erano  caduti  dal  ferro  e  ch'era- 
li  di  Toledo  fuggitivi,  per  esporli  al  ma-  no  restati  fra  i  nuovi  dominatori,  sebbe- 
cello  de'conquistatori  maurilani.  Lupe-  neavesserootlenulo  l'eserciziodi  loroie- 
ìocchè  mentre  nella  Spagna  centrale  ligione,  dovettero  accettare  le  condizioni 
piantava  Mussa  lo  stendardo  di  Maomel-  imposte  da'bai  bari,  la  cui  ragione  risiede- 
lo  (f/.),  suo  figlio  Abdalaziz  percorreva  va  nel  tagliodellelorospade.e  nella  tein- 
le  coste  delMedilerraneo  penetrando  sino  pera  delle  loro  scimitarre.  Tra  le  altre 
a'I'uenei con  altrocorpo  d'armati,  ed  un  dure  condizioni  ,  rammenterò  quelle  di 
3.°  per  la  Lusilania  recavasi  in  Galizia  e  pagare  doppio  tributo  da  quello  che  con- 
slringeva  le  gole  cantabriche,  dappertut-  tribuivanoimaoineltani;le  chiese  dovea- 
to  poca  o  niuna  resistenza  incontrando,  no  ciascuna  dare  i5  libbre  d'argento,  5o 
per  quell'invilimento  e  mollezza  della  ria-  ogni  monastero,  100  le  cattedrali.  11  cri- 
none,!  n  cui  era  caduta  dall'antico  valore,  stiano  che  carnalmente  si  unisse  a  una  zi- 
goti mancarono  prodi  spagnuoli  che  di-  Iella  araba  dovea  rendersi  mussulmano 
fendendosi  morirono  da  bravi  per  la  loro  e  sposarla  sotto  pena  di  morte.  Colui  che 
indipendenza  e  libertà;  altri  non  polendo  entrava  iu  una  moschea. e  diceva  male  del 


78  SPA  SFA 

loro  profeta  Maometto,  non  restavagli  al-  in  queste  montagne  ouimò  a  vendicarti 
tro  scampo  tra  l'apostasia  e  la  morte.  Sic-  e  al  ricupero  «Iella  libertà  que' pochi  visi- 
cornei  mori  erano  originniianienle'arabi,  goti  che  lo  seguirono  o  vi  si  erano  rifu- 
cosiMussa  loro  capo  volendo  dare  a  IlaSpa-  giati.  Colla  piccola  sua  armata,  ritiratosi 
gna  il  suo  nome  e  quello  della  sua  priuiiti-  nel  centro  delle  montagne,  attese  d'esse- 
va  palria,la  chiamò Mussarabia, laonde  i  re  du'mori  assalilo,  li  vinse,  ne  fece  stra- 
cristianispagnuoli  furono  detti  mussarti-  gè,  e  da  tal  epoca  fondò  il  nuovo  regno, 
biomozzarabi.  La  chiesa  di  Spagna  ca,d-  che  fu  il  i . "cristiano  della  Spagna  dopo 
de  in  lagrimevolestato,  nella  generale  de-  l'araba  invasione.  Questo  luminoso  l'atto 
vastazioue  delle  sue  pi  ovincie,  eccettua-  de'  visigoti  divenne  tanto  celebre  nella 
te  le  Asturie,  nelle  quali  gl'infedeli  non  storia  di  Spagna, che  tutti  gli  abitanti  del  - 
poterono  mai  penetrare,  ma  costrinsero  le  montagne  dell'Asturie  furono  riguai  - 
i  vescovi  ad  abbandonare  le  diocesi  e  ri-  dati  come  i  veii  discendenti  di  que'visi- 
fugiarsi  aOviedo  f^.)  principale  città  deb  goti  famosi.  Osservano  i  geografiche  le 
l'Asturie,  diventata  perciò  la  metropoli  roccie  dell'Asturie  in  un  breve  tratto  di 
universale  di  tutte  le  chiese  di  Spagna,  circa  8  leghe  olfrirono  povero  ma  sicuro 
vivendo  così  i  fedeli  al  vangelo  nell'estre-  asilo  a  coloro  che  ricusarono  di  piegare 
ma  desolazione,  finché  d.  Pelagio  Teu-  il  collo  al  duro  giogo  maomettano,  ed  in- 
domero di  chiarissima  stirpe  e  uno  dei  temerata  mantennero  la  fede  degli  avi. 
grandi  del  distrutto  re  visigotico,  col  suo  Capo  di  essi,  male  addicendosi  il  nomedi 
valore,  dopo  essersi  nascosto  nelle  mon-  re  a  chi  di  balza  in  balza  adoperava  di 
tague  dell'Asturie, ove  conservò  gli  avan-  salvare  uno  stuolo  di  profughi  dal  ferro 
zi  dell'antica  monarchia,  potè  sottrarre  ostile  fuggiti,  fu  acclamato  con  voto  u- 
molte  città  al  dominio  moresco,  e  rista-  nanime  d.  Pelagio.  La  costanza  di  lui  e 
bili  a  ciascuna  di  esse  il  proprio  vescovo,  de'suoi  successori  nello  schermirsi  dall'a- 
Queslopiode,a  traverso  di  mille  ostacoli,  rabe  aggressioni  ,  l'imprudenza  de' con* 
co'suoi  fidi  potè  domare  la  potenza  mao-  quistatori,che  amarono  megliodilfondci- 
metlana, e  fondatene^  i8il  regno  diLeon  si  per  la  Linguadoca  e  in  Provenza,  di 
e  delle  Asturie  o  d'Oviedo,  avendo  ripor-  quello  che  rivolgere  i  loro  sforzi  a  snida- 
talo a  Leon  regno  la  serie  de'i  e  successo-  re  dalla  Cantabria  i  vincitori  che  vi  avea- 
ri.E  siccome  nella  città  di  Leon  ( /^.Jsua  no  fatto  grosso  capo;  e  le  seguenti  scissu- 
capitale  fu  poi  trasferita  nel  cp3  la  sede  re  tra  gli  arabi  e  i  mori  dalla  prospera 
del  regno, così  le  sedi  vescovili  d'Oviedo  e  fortuna  corrotti,  elevarono  in  progresso 
Leon  furono  esenti  sino  a'nostri  dì,  come  di  tempo  questo  piccolo  reame  dell'Astu- 
notai  più  sopra.  Il  principato  dell'Asturie  lieal  i.  "grado  tra  le  potenze  europee,  che 
perciò  godette  grandi  privilegi,  per  aver  sei  ha  tuttora  onorevole  nomee  grandez- 
conservatogli  avanzi  della  monarchia  vi-  za.  Sebbene  la  militare  licenza  e  la  strage 
sigotica,  ed  in  ricompensa  de'servigi  pre-  accompagnarono  il  conquisto  della  Spa- 
sta ti  a'primi  re  delle  Spagne;  onde  dopo  gna  e  il  suo  mutamento  politico  e  religioso, 
l'infante d.  Enrico  figlio  di  Giovanni  I  re  pure  il  partito  de'mozzarabi  o  spagnuo- 
di  Castiglia  e  di  Leon,  e  che  peli. "ebbe  li  alleati  de'mori,andòognor  più  crescen- 
il  titolo  di  principe  delle  Asturie,  formò  do  colle  maritali  unioni  fra  le  due  stirpi, 
l'appannaggio  dell'erede  presuntivo  del  e  ne  die  primiero  esempio  Egilena  ve- 
trono,  e  il  titolo  del  principato  che  assu-  dova  di  re  Roderico  che  strinse  la  mano 
me.  11  ìitiramento  di  d.  Pelagio  nell'A-  del  fi " I io  di  Mussa  sulle  ceneri  ancor  tie- 
storie  si  attribuisce  all'indegnazione  che  pide  dell'estinto  consorte.  Abahor  succe- 
l'accese  di  vendetta,  perchè  la  sua  figlia  duto  a  Mussa  nel  governo  arabo  deita 
fu  violata  da  un  governatore  saraceno,  e  Spagna,  come  Y  uselfo  vicerè,eseguì  ih." 


S  P  A  S  P  A  79 
infelice  tentativo  di  soggiogaci  rifuggili  diree  fortificare  Oviedo. riconosciuta  me- 
ne!!'Asturie;  ma  d.  Pelagio  uscito  co'suoi  tropoli  della  crescente  monarchia.  Que- 

dal  l'ondo  d'un'ampia  caverna,  ove  a  di-  sto  piissimo  re,  umile  e  molto  amabile, 

sperata  difesa  erasi  apparecchiato  ,  con  fece  riconsagrar  le  chiese  ridotte  a  mo- 
lai impeto  sgominò  le  schiere  mani  itane,  ichee,  togliendovi  il  nome  e  le  memorie 
che  l'uosull'allrosi  rovesciarono  per  quei  di  Maometto  fondatore  della  falsa  reli- 
l>u  noni  e  dirupi,  ed  il  generale  A  Idia  man  gione  degli  arabi;  ornò  i  sagri  templi  d'o- 
che guidava  la  spedizione  peri  nella  mi-  io, argento,  pietre  preziose  e  libri  santi, 
schia.e  adeguai  sorte  soggiacque  lo  scia-  A  tulle  le  città  che  potè  riconquistare, die 
gurato  arcivescovo  Oppa  che  impuden-  vescovi  secondo  i  canoni.  11  successore 
temente  l'avea  seguito.  L'asturiano  viri-  Frolla  1  si  sarebbe  reso  immortale  ,  per 
citorepotèquindi  colle  accresciute  sue  Ci-  l'incorporazione  a'  possedimenti  dell'  A- 
la  dilatarsi  sull'erta  de'monli,  e  taglieg-  sluricedi  Leon, de'terrìtorii  di  Leon,Ga- 
giare  l'ostile  territorio.  D.  Favilla  figlio  lizia  e  Casliglia,  se  la  gelosia  di  stato  non 
di  Pelagio, edopoessod.  Alfonso!  discen-  avesse  armato  il  suo  braccio  fratricida 
dente  dagK  antichi  reLeovigildoeRecare-  contro  Vimarano,  di  cui  i  concitati  sog- 
do  I,  profittarono  degli  errori  edellescis-  getti,  colla  morte  dell'uccisore  ne  vendi- 
surefra  i  mori  e  saraceni  sotto  i  diversi  vi-  carono  il  sangue.  Ebbero  tregua  i  re  d'O- 
cere,  e  d.  Alfonso  I  si  meritò  da  Papa  s.  viedo  d.  Mauregalo  e  d.  Bermndo  o  Ve- 
Zaccaria  e  da  un  concilio  di  vescovi  il  li-  remondo  I,  e  vissero  co'califfi  o  re  di  Cor- 
tolo  di  Cattolico. Frattanto  Abderamo  I,  dova  in  una  pace  comprala  coll'onla  d'un 
ultimo  della  razza  de'calillì  Ommiadi  di  annuo  tributo  diioo  fanciulle  al  serra- 
Siria,  balzato  dal  seggio  asiatico  dagli  A-  glio arabo, al  dire  diMariana,  in  ciò  smen- 
bassidi,corsead  emancipar  laSpagna  dal-  ti  lo  da  Ferreras  e  da  altri  scrittori.  Ve- 
la saracena  soggezione,  privando  del  pò-  ramente  leggo  in  Rinaldi  all'anno  844> 
tere  I'  ultimo  Yuseff  o  viceré,  e  nel  ^56  n.°i5,equiriporto  per  unità  d'argomen- 
ficendosi  proclamare  Califfo  o  re  di  Cor-  to,chered.  Mauregalo  fu  quellochecon- 
dova,  che  costituì  capitale  dell'omonimo  venne  al  riprovevole  patio  di  sommini- 
caiiffato  ,  nel  quale  fu  succeduto  da'qui  strare  a'saraceni  5o  nobili  fanciulle  spa- 
appresso  califfi.  Nel  788  Hesciam  I,  nel  gnuole,  eh'  eglino  doveano  pigliare  per 
7q(S  Al  Hiikkem  I,neir82  2AbderamolI,  mogli,  e  5o  della  plebe  per  Ira  Ita  rie  a  pia» 
nell'85a  Maometto  I,  nell'885  Almun-  cer  loro.  Che  appena  salilo  al  Irono  d. 
dhir,  nell'889  Abdallah,  nel  9  1  2  Abde-  Ramiro  I  richiesero  i  saraceni  l'annuo  tri- 
ramo  III,  nel  961  Al-Hakkem  1 1 ,  nel  976  buio  delle  100  vergi  ni, ma  il  regravemen- 
Hesciam  II,  nel  1006  Moammed  Al  Ma-  te  sdegnatosi, entrò  ostilmente  nelle  terre 
hadi,nel  iooqSulciman,nel  io  1  o  Moain-  moresche,  e  mandò  a  ferro  e  fuoco  quan- 
meddi  nuovo, nel  io  I2rlesciatu  II  di  mio-  to  incontrò  fino  aNazaro.  Allora  si  ojos- 
vo,  nel  1  o  1  5  Hamond,  nel  1  o  1  7  Kasim,  sero  a  incontrarlo  ad  Albella  i  mori  con 
nel  1018  Yaiah,  nel  1027  Hesciam  HI.  numeroso  esercito,  onde  atterriti  icristia- 
Dal  1010  al  io3i  fu  successi vamenle  ni  si  posero  in  orazione  per  invocare  pel 
smembrato  il  calillato  di  Cordova,  e  si  e-  patrocinio  di  s.  Giacomo  il  divino  aiuto, 
ressero  oltre  Cordova  questi  regni,  che  il  quale  apparve  al  re,  come  tutelare  delle 
tutti  hanno  articoli.  Nel  1010  Badajoz  e  Spagne,  gli  promisesoccorso,egli  predis- 
l\.lurcia,ì\e\  1  o  1  3  Granato, nel  1  o  ì/y  Sa-  se  la  vittoria  non  senza  perdite,  e  perciò 
ragozza,nt\  1  02  1  latenza,  nel  1  023  «Sii  doversi  tutti  confessaree comunicare.  Nel 
viglia,  nel  1026  Toledo.  Ritornando  al  combattimento  si  vide  l'apostolo  acavai- 
1 /'califfo  Abderamo  1,  pe' vantaggi  ripor-  lo  con  un  gran  stendardo  bianco  in  ma- 
lati coulro  di  lui,  Alfonso  I  potè  ingrao-  no,ciòche infuse  tantocoraggio  negli  spa- 


Bo  S  P  A 

gauoIi,che  marciando  contro  i  mori  edi- 
cendo:  Àdiuva  nos  et  b.  Jacobi,  ne  ucci- 
sero 70,000.  11  re  co'vescovi  per  memo- 
rili stabilirono  dare  una  quantità  di  gra- 
no a'ehierici  di  s.  Giacomo,  nel  perpetuo 
anniversario  disi  prodigioso  trionfo.  Do- 
po il  quale  gl'infedeli  non  furono  più  au- 
daci a  domandare  il  ti  ibuto  delle  fanciul- 
le cristiane.  La  regina  Urraca  moglie  del 
re  arriccili  con  molti  doni  il  tempio  di  s. 
Giacomo,  e  quello  del  Salvatore  d'Ovie- 
do. ÌNel  7q3  circa  fu  tenuto  un  concilio 
in  Ispagua,  e  foise  a  Toledo,  nel  quale 
i  vescovi  del  regno  non  approvarono  l'er- 
rore d'Elipando  {J-)  arcivescovo  ili  To- 
ledo, e  di  Felice H'TJrgel:  il  p.  Mansi  ne 
traila  nel  1. 1 ,  Su  poi.,  p.  y3o.  IN'el  calif- 
fato d'Ai -Ilakkem  I,  il  re  d.  Alfonso  II  il 
Casio  virilmente  sostenne  l'onore  delle 
armi  cristiane,  collegandosi  conCarlo  Ma- 
gno, cui  però  con  avveduta  politica  non 
volle  soverchiamente  animare  ail'isparie 
conquiste,  preferendo  di  profittare  delle 
guerre  maui  itane  nell'  Aquitania  per  la 
liberazione  di  gran  parte  della  Lusitani» 
e  per  sostegno  dell'indi  pendenza  de'conti 
di  Navarra,  mentre  incominciava  coll'e- 
rezioue  della  contea  di  Barcellona,  ligia 
a  Francia,  il  decadimento  dell'araba  pos- 
sanza. A  Navarra  parlai  dell'erezione  del- 
la contea  nell'83  1 ,  indi  regno,  e  riportai 
la  serie  de'conti  e  de're.  L'incursione  dei 
normanni  sulle  coste  di  Discaglia  e  nel- 
l'Andalusia, fu  compressa  da're  d.  Rami- 
ro I  e  d.  Ordogno  I,  ed  operò  sui  mori 
attivissima  diversione,  ed  agevolò  ileam- 
mino  de'trìonfi  d'Alfonso  111  il  Granile, 
titolo  che  non  cessò  di  meritare  coll'ar- 
roi  nell'età  più  canuta,  militando  sotto  i 
di  lui  figli  che  poi  gli  successero  d.  Garzia 
le  d.  Ordogno  II,  all'uno  de'quali  per  e- 
•vilarc  le  guerre  civili  generosamente  ce- 
de lo  scettro  delle  Asturie,  ed  ali' alito 
quello  della  Galizia.  Consolidatasi  poi  nel 
g  [3  in  d.  Ordogno  11  superstite  l'intera 
dominazione,  stabilì  questi  in  Leon  la  sua 
residenza,  onde  re  di  Leon  appellaronsi 
poi  i  successori.  Alla  morte  del  califfo  Ab- 


S  P  A 
deramo  III  nel  qt>i,  i  cristiani  erano  già 
divenuti  padroni  con  una  serie  di  vittorie, 
«Iella  maggior  parte  del  nord  della  Spa- 
gna.Ma  questi  cristiani, piùdati  alla  guer- 
ra che  non  all'agricoltura  e  al  commer- 
cio, lasciarono  (piasi  tulli  i  loro  possedi- 
menti selvaggi  e  incoltiji  mussulmani  per 
lu  contrario,  sotto  i  califfi  di  Coi  dova,  col- 
tivarono le  scienze  e  le  lettere,  e  l'epoca 
loro  più  brillante  fu  appunto  il  regno  di 
Abderamo  11  I, celebrato  per  meravigliosa 
magni  licenza.  Vedasi  il  p.  G.Andres,  Del- 
l 'origine, progressi  e  slato  attuale  d'ogni 
letteratura  t.i,  cap.  8:  Della  letteratura 
degli  arabi;  cap  q:  Dell'influenza  dell'ara- 
bica letteratura  nel  risorgimento  dell'eu- 
ropea ;  cap.  io:  Delle  invenzioni  traman- 
dateci dagli  arabi.  Continuò  Io  stato  di 
guerra  tra'cristian:  e  i  mori,  i  primi  per 
cacciare  i  secondi,  questi  per  mantenersi 
nelle  conquiste  e  ricuperare  il  perduto, 
l'iii  gloriosi  e  più  efficaci  sarebbero  stati  i 
trionfi de'crisliatiij  più  rapida  la  fine  del- 
la monarchia  ili  Cordova,  se  una  fatale 
divisione  non  avesse  di  sovente  guasto  l'è- 
difizio  cui  innalzavano  le  valorose  armi 
de're  di  Leon  e  di  Navarra,  e  de'conti  di 
Cast  iglia,a  itela  n  ti  ad  ematici  parsi.  11  guer- 
riero Maometto  Almansor  fu  il  più  fune- 
sto alle  armi  cristiane,  vinse  almeno  5o 
battaglie,  e  s'impadronì  di  Leon  e  Com- 
postela; ma  mentre  nel  qgq  terminava 
il  regno  di  Bermudo  o  Veremondo  11,  fu 
finalmente  il  mauro  duce  sconfiltodalla 
lega  cristiana,  né  sopravvisse  alla  vergo* 
gua;  laonde  potè  dopo  di  lui  re  Alfonso 
V  restituirei!  primiero  lustro  alla  depre- 
data capitale  e  la  pace  alle  sue  genti.  La 
mollezza  frattanto  e  le  ribellioni  trasci- 
navano a  certa  rovina  il  regno  di  Cordo- 
va, per  cui  dopo  lunga  e  sanguinosa  a- 
narchia,  sursero  dai  rottami  del  califfa- 
to tanti  sovrani  quanti  quasi  vi  aveauo 
governatori  nelle  mauritane  provinciedi 
.Spagna,  si  eressero  in  regno  gli  enumera- 
ti di  sopì  a, ed  usurparono  titolo  regio  fra 
gli  altri  Mundir  in  Saragozza,  Muzeit  in 
\  alenzQj  Idris  in  Siviglia,  Aly-Maymon 


S  P  k 

in  Toledo.  Mentre  dò  accadeva  fra  i  mo- 
ri, d.  Sancia  111  il  Grande  retti  Navar- 
ro si  meritava  tale  titolo  perchè  nessun 

re,  nuli  solo  della  Navarro,  ma  di  tutta 
la  Spagna  pur  anche,  non  dilatò  (pianto 
egli  la  gloria  del  trono.  Quantunque  va- 
ici olissimo,  il  suo  coraggio  era  tempera- 
to dalla  prudenza,  né  tentò  mai  la  sorte 
delle  anni  senza  una  morale  probabilità 
di  buon  successo.  Aspettò  a  lungo  l'oc- 
casione di  reprimere  i  furori  e  l'audacia 
de'mori,  i  quali  a  veano  invasa  molla  par- 
te dell'Aragona  e  della  Navarro,  ed  abil- 
mente profittando  delle  loro  dissensioni, 
gli  scacciò  dalle  contrade  di  Sobrarbia  e 
liibagorca, tolse  loro  tutte  le  castella  dei 
dintorni,  ed  estese  i  confini  de'suoi  «tati 
fino  alle  frontiere  della  Catalogna.  Ma  il 
regno  di  tale  monarca  è  celebre  soprat- 
tutto perla  rivoluzione  che  lo  rese  padro- 
ne della  Castiglia  e  del  regno  di  Leon. 
Questa  doppia  conquista  ecco  come  se- 
guì. Il  contedi  Castiglia  d.  Garzia  oGar- 
cias  era  prossimo  a  celebrare  il  suo  ma- 
trimonio colla  figlia  di  Bermudo  o  Ve- 
remondo  III  re  di  Leon,  allorché  fu  as- 
sassinato da'suoi  vassalli.  Sancio III  redi 
Navarro  ereditò  la  Castiglia  per  conto  di 
sua  moglie  Nugna  o  Runna  Mayor  sorel- 
la di  d.  Garzia,  e  per  tal  successione  di- 
venne il  più  potente  re  della  Spagna,  ed 
in  Castiglia  portò  il  nome  di  Sancio  I.  Il 
lediLeonCermudo  III, vedendo  con  ram- 
marico l'accrescimento  della  monarchia 
di  Navarro,  si  oppose  apertamente  a'pro- 
gl'essi  di  Sancio  111.  Questi  piùattivo  del 
suo  nemico,  entrò  nel  regno  di  Leon,  si 
rese  padrone  di  tutto  il  paese  che  si  sten- 
de dal  fiume  di  Pisuerga  fino  alla  Cea, 
costrinse  Dermudo  III  alla  fuga,  assediò 
e  prese  Astorga  neho32.  Spogliato  d'n- 
n  i  parte  de'suoi  siati,  il  re  di  Leon  radu- 
nò finalmente  un'armata  e  si  mosse  con- 
tro Sancio  III.  I  due  re  erano  per  venire 
alle  mani,  allorché  i  vescovi  che  li  avea- 
no  seguili,  proposero  un  accomodamento 
che  fu  accettalo. Bermudo  IH  non  aven- 
do figli,  i  due  re  fecero  uu  trattalo  pel 

VOL.  LXYUI. 


S  P  A  «Si 

quale  Sancio  III  conservò  le  conquiste 
latte,  a  condizione  che  il  figlio  suo  Ferdi- 
nando sposasse  la  sorella  del  redi  Leon, 
e  la  Castiglia  fu  eretta  in  regno  in  favo- 
re di  tal  matrimonio.  Così  divennero  re- 
taggio della  casa  del  re  di  Navarro  3  re- 
gni di  Spagna,  e  Sancio  III  pervenne  al 
più  alto  punto  di  gloria  a  cui  un  monar- 
ca possa  aspirare.  Si  occupò  da  quel  [uni- 
to con  diligenza  ancora  maggiore  del- 
l'amministrazione interna  de'suoi  stali,  e 
fece  costruire  una  strada  ne' Pirenei  pei 
pellegrini, che  provenienti  dalla  Francia 
eadulla  Germania  vi  passavano  numero- 
si per  visitare  il  sepolcro  di  s.  Giacomo 
in  Compostela.  A  Sancio  III  si  attribui- 
sce l'istituzione  dell'ordine  equestre  del 
Giglio  (/•'.)  o  Giano,  per  cacciare  i  mo- 
ri dalla  Spagna:  pare  però  che  lo  rista- 
bilissero o  ne  istituissero  uu  altro  i  suc- 
cessori Garzia  IV  o  Sancio  IV;  altri  ne 
fanno  restauratore  Ferdinando  I  re  di 
Aragona.  Sancio  III  morì  nel  febbraio 
io35,  dopo  aver  assunto  il  titolo  d'im- 
peratore, e  fu  sepolto  nella  cattedrale 
di  Leon.  Fu  pure  lodalo  per  illuminata 
pietà,  per  gli  utili  stabilimenti  che  fece 
ne'suoi  stati,  e  pe' regolamenti  che  diede 
a'suoi  sudditijda'quali  fu  giustamente  a- 
mato  e  pianto.  Nulla  mancherebbe  alla 
gloria  del  suo  regno  ,  se  commesso  non 
avesseil  faIlo,allora  troppo  comune,  d'in- 
debolire i  suoi  stali  dividendoli  fra  isuoi 
4  figli.  Ebbero  essi  ciascuno  un  regno, e 
la  posterità  loro  sedè  a  lungo  su  tutti  i 
troni  delle  Spagne.  Ma  tale  spartizione 
fece  versare  torrenti  di  sangue,  ed  inde- 
bolì i  cristiani,  che  di  venuti  a  quell'epoca 
più  potenti  de'mori,  gli  avrebbero  potuti 
fin  d'allora  cacciare  dalla  Spagna, se  fos- 
scrostati  tutti  uniti.  Pertanto  Sancio  III 
dispose  e  assegnò  il  regno  di  Navarro  al 
suo  primogenito  Garzia  IV;  il  regno  di 
Castiglia  al 2. "figlio  Ferdinando!; lecon- 
tee  di  Sobrarbia  e  di  Ribagorca,  riconqui- 
sta te  da'mori,con  titolodi  regnoad.Gou- 
zalez  3.°  figlio;  e  I'  Aragona  con  eguale 
prerogativa  di  regno  a  d.  Ramiro  1,  suo 


Si  SPA 

i. "figlio naturale.  Da  questo  tempo  e  dal 
i  o35prendeorigine  la  fondazione de'due 
possenti  reami  di  Casliglia  e  d'Aragona, 
ne'quali  vennero  a  poco  a  poco  incorpo- 
rati gli  altri,  e  costituirono  in  seguilo  l'o- 
dierno regno  di  Spagna.  D.  Ferdinando  I 
redi  Casliglia,  allorché  nel  1037  mori  sul 
campo  d.  Beruuido  III,  ultimo  rampollo 
della  stirpe  di  Recaredo  I,  riunì  sul  suo 
capo  la  corona  di  Leon  e  si  fece  coi  olia- 
re re  di  questo  stato,e  nel  i  o38  dell'Asili- 
rie.  A  Leon  riportai  la  cronologia  de're 
sinoa Ferdinando!; ora  riprodurrò  quel- 
la de'suoi  successori,  come  lui  re  di  Cj- 
stiglia  e  di  Leon,  e  talvolta  i  regni  torna- 
rono a  separarsi.  Adunque  per  morte  di 
Ferdinando  I,  successe  nel  i  o65  Alfonso 
VI  re  di  Leon  sino  ali  i  09,  e  Garzia  re 
di  Galizia  daho65  ali 091, Sancio  11  il 
Forte  re  di  Casliglia  dal  io65  al  1072, 
Urraca  neh  109,  Alfonso  VII  neh  126, 
Sanciolll  rediCasligliadah  i57al  r  1 58, 
Ferdinando  II  re  di  Leon  dal  1  107  al 
1 187,  Alfonso  Vili  figlio  di  Sancio  111 
dah  1  58  ah  2  1 4>  Alfonso  IXfigl  io  di  Fer- 
dinando Il  redi  Leon  dah  187  ah  280, 
Enrico  1  dah  2  14  ah  2  1  7,  s.  Ferdinan- 
do 111  re  di  Castiglia  neh  217  e  di  Leon 
nel  i  23o  regnò  fino  al  1  252.  Alfonso  X 
il  Savio  g\\  successe  in  ambo  i  regni,  nel 
1284  Sancio  IV,  nel  1295  Ferdinando 
IV,  neh  3  12  Alfonso  XI,  neh  35o  Pietro 
il  Crudele,  nel  1  368  e  non  nel  1  369  En- 
rico 11,  nel  1  379 Gio vanni I,  nel  1  3go  En- 
rico III,  nel  1406  Giovanni  VI,  nel  1  4^4 
Enrico  IV,  uel  1  474  Isabella  1  e  suo  ma- 
nto Ferdinando  V  re  d'Aragona, il  quale 
divenne  pel  1  .°neh5o4rediSpagna, mor- 
to neh  5iG:  nel  medesimo  1  5o4  essendo 
morta  Isabella  1  regina  di  Castiglia  eLeon, 
glisuccesse  la  loro  figlia  Giovanna  la  Paz- 
za, cbe  terminò  di  vivere  nel  1  555. A  Ca- 
stiglia Vecchia  feci  cenno  di  sue  notizie, 
e  di  sua  decadenza  in  uno  alla  capitale 
Utirgos ,  nella  formazione  della  monar- 
chia diSpagna;ed  aCASTiGLiAÌNuoYA,già 
rcgoodi  Toledo,  notai  che  fece  [iurte  an- 
ticamente del  regno  di  Leon,  a  cui  nel 


SPA 
1  oR  ">  fu  interamente  riunila,  e  Madrid 
sua  città  divenne  poi  I'  attuale  capitale 
della  monarchia  di  Spagna.  Quanto  al- 
F/^/77go/?<7,dissi  in  quel  breve  ai  ticoloihe 
per  la  prima  ebbe  la  gloria  ili  scuotere 
il  giogo  moresco,  e  si  scelse  un  capo  1  he 
prese  il  titolo  di  conte;  indi  divenuta  re- 
gno, la  serie  de'suoi  re  la  collocai  a  S\- 
ragozzx  sua  capitale,  e  pel  matrimonio 
del  re  Ferdinando  11  con  Isabella  I  regi 
na  di  Castiglia  e  Leon  fu  riunila  a  questi 
regni, ed  il  re  prese  il  nome  di  Ferdinan- 
do V ,  ricevendo  ambedue  i  reali  coniu- 
gi il  glorioso  titolo  di  Cattolici.  Per  que- 
sta unione  fecero  parte  della  monarchia 
gli  altri  regni  di  Spagna  appartenenti  al- 
l'Aragona; non  chela  Corsica,  ed  i  regni 
di  Sardegna  e  di  Sicilia  in  Italia,  isole 
e  regni  che  i  re  d'Aragona  e  successori 
possederono  per  investiture  della  s.  Sede. 
Finalmente  ad  Aragona  ricordai  i  due 
conciliiin  essa  tenuti.  Il  Grelsero,  De  imi- 
nif.cen.lia  principimi  in  Sederli  apostoli- 
cani, (va  gli  stati  offerti  e  fatti  tributari  al- 
la chiesa  romana,  registra  FTispnniae,  A' 
r asonati,  Porlugalliae ,urbern  Tartaro- 
nenseniyla  quale  fu  offerta  alla  s.  Sede  da 
Berengario  conte  di  Barcellona  nel  1  090. 
oblazione  che  effettuò  a  Papa  Urbano  II, 
dopo  averla  tolta  di  mano  a'saraceni,  e 
restituendogli  la  ciltà  le  impose  l'annuo 
censo  di  5  libbre  d'argento. Circa  allo  sta- 
to delle  chiese  arcivescovili  e  vescovili  di 
Spagna  dopo  l'invasione  de'mori,  in  pro- 
gresso di  tempo,  oltre  l'accennato  supe- 
riormente, i  re  di  Na  varrà,  di  Leon,  di 
Castiglia  e  d'Aragona  spingendo  e  dila- 
tando le  loro  conquiste  sui  maomettani 
usurpatori  di  loro  terre,  molti  altri  vesco- 
vi ritornarono  in  possessodelleloro  chie- 
se; ma  se  ne  trovarono  tante  distaccale, 
cbe  in  oggi  s'ignora  persino  i  nomi  di  mol- 
te città  in  cui  erano  stabilite,  ed  il  nome 
dimoltealtrefu  talmente  alteralo  0  cor- 
rotto, che nonsiriconoscerebbequasi  più, 
se  abili  storici  non  avessero  avuto  cura 
di  rinnovamela  memoria,  sia  per  tradi- 
zione, cheappoggiati  a  monumenti  anti- 


SPA  SPA  83 
chi, per  mezzo  de'quali  giudicare  conget-  gallopiesso  Braga.  Portttcale,oVni'loc\l- 
turalmente  (Iella  loro  situazione.  Il  se-  là  ili  Portogallo.  Lia  Flavia,  citili  del 
gtiente  elenco  è  tratto  dalla  storia  ecele-  regno  di  Galizia  chiamata  el  Padl'Ofl,  il 
Mistica  di  Spagna,  e  da  Garibay,  Mora-  cui  vescovato  fu  trasferito  a  Compostcl- 
les,  Mariana  e  altri.  Oretuni,  cittadella  la.  LucitSfoIuOgO  città  del  regno  di  Leon. 
Manica,  che  si  chiama  A  linaio.  Buicia,  Bi itanica  o  Britania,  nel  regno  di  Leon, 
città  dell'Andalusia,  che  appellasi  Bacca,  di  cui  non  vi  sono  vestigie;  cosi  Egara, 
Mintefa,  che  dicesi  Montezon.  Avi tc\t-  di  Catalogna.  Aura, città  della  Castiglia 
là  dell'Andalusia,  che  chiamasi  Guadi*,  vecchia,  il  cui  nome  fu  cambiato  in  Or- 
Urei,  città  dell'Andalusia,  che  vuoisi  Al-  ca  ed  vescovato  trasferito  a  Burgo  s.  Mn- 
meria  o  forse Murcia.  Basii, città  dell'Ali-  nada,  città  di  Catalogna,  che  non  si  co- 
dalusiao  Bacca.  Bigwitro,  fu  luogo  pres-  nosce;  come  sono  ignote  Berla,  Oriola, 
soOrihuela  ed  una  sua  porta  ne  ha  il  no-  Jelosa  città  di  Catalogna,  Osca.  Ilenia, 
me:  i  mori  chiamarono  Bagastro,  Murcia  o  Lerida.  Uiclosa ,  oTortosa. Ampurias  t 
o  Albaiazin  Ilici,  città  del  regno  di  Va-  città  di  Catalogna  che  conserva  il  nome. 
lenza,  o  Ibiclie,  non  pare  Alicante  o  Di-  Ausonia,  o  Vich.  Caesar  Augusta,  o  Sa* 
bilica.  Sctabis,  città  di  Valenza,  o  Xati  va  ragozza.  Calagurris,  o  Calahorra.  Patti' 
famosa  pei  lungo  assedio  sostenuto  con-  pilo, capitale  della  Mavnrra  o  Pamplona. 
tro  Filippo  V,  che  la  ridusse  in  cenere  e  7 trailo,  o  Tarragona  città  d'  Aragona, 
poi  ristabilì  col  nome  di  s. Filippo,  tale.-  Oltre  il  ristabilimento  delle  chiese, a  mi- 
ria,  città  della  Casti»lia  nuova,  che  ere-  sura  che  i  re  trionfavano  de'mori,  ilnn- 
desi  Valera  Quemada  ,  ovvero  Cuenca  ,  mero  de'fedeli  aumentò.  E  siccome  sulle 
ma  piuttostodeveclassifìcarsi  tra  i  veseo-  rovine  de'dominii  infedeli  in  Ispagna for- 
cati aboliti.  Legobriga ,  forse Segorbe.  A-  maronsi  molli  legni, i  re  de'quali  volendo 
rabica,  che  dicesi  Alcanilz  o  Arcas,  nella  ciascuno  fare  rifiorire  la  religione  crislin- 
diocesi  dì  Cuenca.  Compiutimi,  o  A  Ica  là  na  nel  proprio  regno,  ristabilirono  i  ve- 
d  Henares.  Italica,  città  dell'Andalusia,  scovi  che  n'erano  stati  espulsi, o  altre  nuo 
o  Siviglia  la  vecchia.  Assidonia,  o  Medi-  ve  sedi  eressero;  quindi  coli' andare  del 
na  Sidonia,  il  cui  vescovato  fu  trasferito  tempo  si  videro  8  metropolitani  invece 
a  Cadice;  alcuni  dicono  Xeres  de  la  Frou-  di  5  o  di  6  com'erano  anticamente,  seti- 
fera.  F.lopla,  città  degli  Algarvi,  o  Mie-  za  contare  quello  di  Braga,  come  sollo  il 
bla  o  Penaflor.  JSÌalaca  o  Malaga.  Illi-  particolare  re  di  Portogallo  indipenden- 
beris  o  Elvira.  Asligi,  città  dell'Andalu-  te  dalla  Spagna.  I  nomi  delle  metropoli- 
sia,  o  Exiia..C<jrtZ>ro,città  dell'Andalusia,  tane, secondo  il  loro  rango  d'anzianità, so- 
o  Cabra.  T'unì,  città  dell'Andalusia  chia-  no  le  seguenti,  alcune  delle  quali  furono 
mata  Martos.  Pax  Julia,  città  del  Por-  innalzatea  quel  grado  dopo  la  divisionedi 
togallo  detta  Beja.  Egirania, alili  di  Por-  Vamba,ele  tre  ultime  uel  XV  e  nel  XVI 
togallodi  cui  non  sonovi  vestigie.  Zs/>o/y7,  secolo:  Toledo  ,  Siviglia  ,  Tarragona , 
o  Evora  citili  di  Portogallo,  e  non  Tala-  Compostila , Saragozza  ,V  ale.nza,Gra- 
vera  come  vuole  Luca  celebre  vescovo  di  nata,  Burgos.  Per  l'ultimo  concordato, 
Thuy,  che  pubblicò  la  Notizia  de' veseo-  l'agliadolidfa  eretta  in  metropoli.  Co- 
vati  di  Spagna  sotto  il  re  Vamba.  Os-  me  già  avvertii,  l'epoca  di  loroerezione  e 
sanalna ,olLslori\\)ar  città  di  Portogallo,  di  quella  deilesedi  vescovili,  sono  in  cia- 
Caliabria  ,  città  dell'  Estremadura  che  SCUDO  de'  loro  articoli,  insieme  alle  noti- 
credcsiMonstancheoMontanies.A*T(//;(7/j-  zie  storiche  civili  ed  ecclesiastiche  di  Sua- 
tia,  città  della  Castiglia  vecchia,  famosa  gna,  e  de'concilii  in  ciascuna  celebrati, 
per  la  vigorosa  resistenza  contro  i  roma-  Ferdinando  I  re  di  Castiglia  e  di  Leon 
ni.  Dunno,  celebre  monastero  di  Porto-  dilatò  la  sua  poleuza  sino  a  destare  Tu- 


84  S  P  A 

riversale  invidia,  si  rese  tributari  i  re  mo- 
ri di  Saragozza  e  ili  Toledo,  e  fa  saluta- 
to col  tTtolo  di  Grande.  Prese  quello  fa- 
stoso d'  imperatore,  come  il  padre,  ina 
Papa  Vittore  II  nelio55  gli  vietò  d'u- 
sarlo, ed  il  saggio  re  ubbidì  prontamen- 
te, come  rilevano  Barouio  a  tale  anuo, 
n.°25,  Labbi-,  Concil.  t.  g,  p.  i  08  f  ,e  Ar- 
duino t.  G,  p.  1  o4 1 .  Di  questo  feci  paro- 
la ne'vol.  XXXI  I,p.  192, XXXI V,p.  125. 
Ferdinando  I  morì  nel  ioG5 suddividen- 
do tra'suoi  figli  d'ambo  i  sessi  i  suoi  do- 
mimi, con  pregiudizievoli  conseguenze; 
dappoiché  alle  figlie  die  in  appannaggio 
le  città  di  Toro  e  di  Zamora;  ad  Alfon- 
so VI  toccò  il  regno  di  Leon,  a  Garzi  a 
quello  di  Galizia,  cioè  la  parte  superiore, 
occupando  l'inferiore  i  mori,  edaSan- 
cio  li  il  Forte  quello  di  Castiglia.  Però 
Alfonso  VI,  conseguito  aiuto  contro  i  fra- 
telli dal  re  di  Toledo  Ali-May  mon,  mas- 
sime per  respingere  le  molestie  del  mag- 
giore Sancio  11,  giunse  in  poco  tempo  ad 
usurpare  il  suo  retaggio  nel  1072  o  più 
tardi,  e  quello  di  Garzia  neliogico'più 
riprovevoli  mezzi,  e  volse  in  fine  le  armi 
contro  il  figlio  dello  stesso  Ali,  ristabi- 
lendo così  in  Toledo  la  sede  principale  dei 
monarebi  cristiani  di  Spagna,  dopo  ebe 
per  36o  anni  era  stata  sotto  la  durissi- 
ma schiavitù  moresca.  Prima  di  questo 
tempo  Papa  Alessandro  II  volle  prende- 
re provvidenze  sulla  liturgia  e  udicio  di- 
\ino,che  dalla  dominazione  gotica  si  ap- 
pellava gotico,  e  dall'araba  mozzarabi- 
co.  Beucbè  fosse  stato  composto  da  uo- 
mini santi,  nelle  molteplici  vicende  poli  - 
tiebe  cui  era  miseramente  soggiaciuta  la 
Spagna,  era  da  gravi  errori  contamina- 
to. A  tale  effetto  nel  1 068  spedì  nellaSpa- 
gna  per  legalo  apostolico  il  celebre  car- 
dinal Ugo  Candido  0  Bianco,  per  intro- 
durvi il  rito  de'  divini  ullìzi  secondo  la 
liturgia  della cbiesa  romana,  come  all'er- 
ma Pagi  nella  Critica  agli  annali  di  Ba- 
ronio,an.  1  of>8.  Perciò  in  quest'anno  fu- 
rono tenuti  diversi  concilii  nella  Spagna, 
per  abrogare  le  ceremouie  ecclesiastiche 


SPA 
goliebe  e  mozzarabicbe,e  introdurvi  quel- 
le romane.  Uno  ili  essi  re  Sancio  II  fece 
celebrare  dal  cardinale  nel  mouaslero  di 
Leira,  nel  quale  confermatisi  i  privilegi 
del  monastero,  si  trattò  dell'introduzio- 
ne de'riti  romani.  Si  può  vedere  Labhó 
t.  9,  e  Arduino  t.  6.  Nel  1073  s.  Grego- 
rio VII  rimandò  nella  Spagna  per  lega- 
to il  cardinal  Bianco,  perchè  essendosi  ri- 
cuperate in  gran  parteda'principi  cristia- 
ni le  città  e  le  provi ncie  dalle  mani  dei 
mori,  riscuotesse  i  censi  e  i  tributi  soliti 
pagarsi  ab  antico  dall'  islesse  prò  vi  ncie 
alla  s.  Sede  prima  ebe  gli  arabi  le  occu- 
passero. Imperoccbè  uno  de'conti  chia- 
mato  Lvoli  di  Roucy, sapendo  molto  be- 
ne le  ragioni  della  chiesa  romana  sopra 
la  Spagna,  erasi  portato  io  Roma  chie- 
dendo licenza  al  Papa  di  poter  lecitamen- 
te conquistare  con  armi  le  provincie  da- 
gli arabi  usurpate,  e  cosi  fece  un  accordo 
di  quello  die  dovea  ilare  alla  s.  Sede.  Di 
questa  legazione  il  Papa  ne  scrisse  a  tutti 
i  principi  di  Spagna,  i  quali  desiderava- 
no togliere  a'saraceni  i  luoghi  sino  allo- 
ra tenuti  con  violenza  tirannica.  Che  poi 
i  principi  spagnuoli  fossero  solleciti  a'vo- 
leri  pontificii,  ricevendo  come  in  investi- 
tura dalla  chiesa  romana  i  domimi  che 
toglievano  a'saraceni,  come  ad  essa  ob- 
bligati e  pagando  per  essi  il  canone,  lo 
dimostra  il  summenlovato  esempio  del 
conte  di  Barcellona.  Tanto  e  meglio  si 
legge  nel  Rinaldi  all'anno  1073,  n."32  e 
seg.  Inoltre  s.  Gregorio  VII  commise  al 
cu  (linai  Bianco  d'ottenere  dal  re  Alfon- 
so VI  nuovamente  l'introduzione  del  pu- 
ro rito  romano  nella  Spagna,  eliminan- 
do il  gotico  o  mozzarabico,  ebe  restò  a- 
holito  tranne  in  alcune  poche  chiese.  Del- 
la liturgia  di  Spagna  mozzarabica  par- 
lai nel  voi.  XXXIX,  p.  64,  a  Siviglia, 
a  Toledo, a  Mozzar  adi.  Dice  Rinaldi  che 
tuttociò  s.  Gregorio  VII  determinò  nel 
sinodo  di  Roma  del  1074,  obbligandosi 
a  ricevere  l'ordine  e  l'uffizio  romano,  i 
vescovi  della  Spagna  intervenuti  al  sino- 
do, che  L'accettarono.  Dipoi  il  Papa  ri- 


SP  A 

cevè  lellere  da  Sancio  Ramiro  re  «l'Ara- 
gona di  gran  pietà  e  prode  in  armi,  si- 
gnificandogli come  avea  ricevuto  pron- 
tamente, secondo  il  di  Ini  ordine  mani- 
festato dalsuo  legato, l'uffizio  divino  con- 
forme al  rito  romano:  gli  rispose  s.  Gre- 
gorio VII, esortandolo  a  perseverare  nel 
bene,  nella  divozione  e  fedeltà  della  chie- 
sa romana. Sancio  II  si  distinse  in  ciò  per 
la  pronta  ubbidienza  alla  pontificia  in- 
giunzione, gli  altii  re  restando  perplessi 
nella  variazione  dell'inveterato  rito,  e  al- 
cuni dose  il  Papa  ammonire,  come  Al- 
fonso VI,  scrivendo  pure  a've;<covi  spa: 
gnuoli.  Narra  Rinaldi, che  insoi  la  guerra 
civile  tra'iratelli  Sancio  II  e  Alfonso  VI, 
questi  fu  da  quello  privato  del  regno  e 
postoin  prigione  in  un  monastero,  diche 
presane  compassione  s.  Ugo  abbate  di 
Clugny,  si  raccomandò  a  s.  Pietro  acciò 
fosse  prodigiosamente  liberato  e  l'otten- 
ne, ed  inoltre  s.  Pietro  apparso  a  Sancio 
Il  gli  ordinò  con  gravi  minacce  di  rein- 
tegrare il  fratello  nel  regno,  il  che  eseguì  : 
Alfonso  VI  ne  rese  grazie  a  Dio  ed  al  san- 
to liberatore,  raddoppiando  l'annua  o- 
blazione  che  il  padre  Ferdinando  I  avea 
assegnata  al  monastero  di  Clugny,  che 
perciò  ebbe  240  oncie  d'oro.  Per  rista- 
bilir nella  Spagna  la  decaduta  disciplina 
ecclesiastica,  s.  Gregorio  VII  vi  spedì  le- 
gato il  cardinal  Hevnardo  Riccardi,  escris- 
se ad  Alfonso  V  I  con  lodi  per  la  sua  ve- 
nerazione a  s.  Pietro,  e  gli  mandò  una 
chiave  d'  oro  benedetta,  colla  limatura 
delle  catene  del  medesiinoapostolo,  rac- 
comandandogli il  legato. Questi  morì  pro- 
babilmente in  Ispagoa  nel  1079,  per  CUI 
s.  Gregorio  VII  gli  surrogò  per  legato  il 
fra  tei  lo  caldina  II\iccardo/u6'Crt/Y//,il  qua- 
le, come  notai  nella  sua  biografìa,  fu  il  1 .° 
a  stabilire  nella  regione  il  ministero  pon- 
tifìcio delle  apostoliche  nunziature.  Nel 
1  o85  Alfonso  VI  riunì  alla  Castiglia  vec- 
chia, la  Castiglia  nuova.  Dopo  l'accen- 
nata espugna/ione  di  Toledo,  Papa  Ur- 
bano Il  nel  1008  non  solo  dichiarò  l'ar- 
civescovo Bernardo  primate  di  tutta  la 


SPA  85 

Spagna,  ma  lo  dichiarò  in  essa  suo  lega- 
to ti  Intere.  Agnello  Anastasio,  Istoria  de- 
gli antipapi  t.  1,  p.  9..SG,  dice  che  Urba- 
no II  concesse  ad  Alfonso  VI  il  padrona- 
to delle  chiese  di  tutto  il  suo  vasto  reame. 
Dopo  che  questo  re  avea  riunito  al  suo 
regno  di  Leon  que'  rammentati  di  Gali* 
zia  e  Castiglia,  assunse  il  titolo  d'impe- 
ratore delle  Spagne,  e  dopo  essersi  impa- 
dronito dell'Aragona  si  collegò  col  redi 
Francia  Filippo  I.  Essendo  passato  in  I- 
spagna  a  militare  con  un  corpo  ausilia- 
rio Enrico  che  dicesi  nipote  di  Roberto 
duca  di  borgogna  discendente  da  Ugo 
Capeto,  Alfonso  VI  se  ne  servì  per  libe- 
rare da'  mori  il  Portogallo,  ove  già  esi- 
steva il  regno  cristiano  di  Portocalo,  sog- 
getto a're  di  Leone  e  di  Castiglia;  quindi 
in  rimunerazione  gli  die  la  figlia  per  mo- 
glie e  in  dote  tale  regno  col  titolo  di  con- 
te, ed  ottenutane  presto  la  sovranità  as- 
soluta formò  di  Guimaraens  la  sua  ca- 
pitale. In  questi  tempi  era  fiorito  pure  il 
famoso  Ciclo  Rodrigo  Diaz  di  Bivar,  eroe 
casigliano  di  Rurgos,  dì  cui  feci  parola 
a  Palencia.  Armato  cavaliere  da  Ferdi- 
nando 1,  entrò  poi  al  servizio  di  Sancio 
11,  e  si  segnalò  nella  battaglia  di  Graos, 
ove  nel  io63  perì  Ramiro  I  re  d'Arago- 
na. Rodrigo  servì  ancora  Sancio  II  nella 
guerra  contro  il  fratello  Alfonso  VI,  ed 
intervenne  all'assedio  di  Zamora,  dove 
Sancio  11  fu  ucciso  per  tradimento.  Do- 
po tale  assassinio  ebbe  parte  nella  deli- 
berazione de'  signori  casligliani,  i  quali 
diedero  al  defunto  per  successore  Alfon- 
so VI;  però  Rodrigo  osò  richiedere  dal 
nuovo  re  il  giuramento  che  non  era  stato 
complice  della  morte  del  fratello, sull'ai* 
tare  stesso  in  cui  dovea  essere  incorona- 
to. Ma  da  quel  punto  Rodrigo  fu  per  sem- 
pre dal  re  escluso  da' consigli  e  dal  suo 
favore.  Lasciò  allora  la  Castiglia  menan- 
do seco  molti  suoi  parenti  e  amici,  non 
cessando  perì)  ci i  servire  il  re.  Essendosi 
5  re  mori  collegati  per  devastar  la  pro- 
vincia di  Rioja,  Rodrigo  marciò  alla  loro 
volta  seguito  da'suoi  amici  e  vassalli,  ri- 


86  S  P  \  SV  A 
portò  compiuta  vittoria, ed  impose  loro  il  più  gran  capitano  del  suo  secolo.  Morì 
un  ti  Unito  in  nome  del  re  di  Castiglia  e  a  Valenza  nel  i  o<)f),  con  fama  di  grande 
di  Leon.  Richiamato  alla  corte,  ricevè  in  e  religioso  eroe  della  Spagna.  Fu  sepolto 
presenza  d  Alfonso  VI  i  deputati  mori, che  nel  solitario  convento  di  s.  Pietrodi  Car- 
salulandolo  lo  qualificarono  ElScid,  che  dera,tn  vasto  e  nobile  tempio,  con  epitaf- 
in  lingua  moresca  \  imi  dire  Signore,  don-  fi  oche  lo  quali  lira  guei  ri  ero  celebre,  t  rion- 
de gli  venneil  soprannome  di  Cui.  Ghia-  fante,  invincibile.  A  lato  di  sua  tomba 
mato a H'assedio  di  Toledo  nel  1086,  con-  riposano  gli  avanzi  mortali  della  moglie 
liibui  col  suo  valore  alla  presa  della  città.  Ximene  o  Chimene, de'fieli  e  delle  linlie. 

T>  1 •  -        ■ 

liandito  di  nuovo  d;dla  corte  d'Alfonso  Varie  sculture  ricordano  le  loro  immagi* 
Vi, che  non  gli  perdonò  mai  il  giuramento  ni  e  le  gesta  di  Cid.  Egli  dispose  che  il  suo 
con  pronunzia  di  maledizioni  a  cui  lo  a-  corpo  fosse  deposto  nella  chiesa  di  que- 
vea  forzato,  radunò  una  moltitudine  di  sto  monastero,  da  dove  egli  dava  consigli 
cavalieri  spaglinoli  e  stranieri,  e  seguito  di  stato  al  re,  ed  ove  si  recò  prima  di  con- 
ila tali  prodi  s'impadronì  del  castello  di  quistar  Valenza,  e  pieno  di  fede  fece  he- 
Alcacer,  e  si  rese  ancora  formidabile  ai  nedirla  bandiera  prima  di  condurla  con- 
mori. Tale  2. "esilio  fu  l'epoca  più  glo-  tro  gl'infedeli;  alle  cure  de'rcligiosi  affidò 
liosa  di  Cid:  aiutato  solamente  da'bra-  Chimene  e  le  figlie  piangenti,  e  dipoi  sui- 
ti cavalieri  che  la  sua  riputazione  alti-  l'altare  principale  depose  le  primizie  di 
rava  sotto  i  suoi  vessilli,  riportò  sui  ino-  sua  vittoria.  Dopo  la  sua  morte  fu  imbal- 
11  un  gran  numero  di  vittorie.  Il  vantag-  samato  e  quivi  portato  ed  esposto,  con  a 
gin  che  traeva  da'siti  (rampati,  gli  fece  fianco  la  sua  prode  spada  Tizona,  agli  o- 
dar  la  preferenza  a'qunrtieri  di  Termi,  maggi  rispettosi  d'un  gran  popolo,  ti  at- 
rio ve  si  man  tenne  lungo  tempo  in  una  for-  to  in  pellegrinaggio  dalla  memoria  di  sue 
tezza  detta  poi  Rocca  del  Cid.  Dopo  la  imprese.  Dopo  tanti  secoli  i  rivoluziona* 
morte  di  laga  re  moro  di  Toledo, ch'era-  ri  francesi  tolsero  il  corpo  di  Cid  dalla 
ti  ritirato  a  Valenza,  il  Cid  si  rese  padro-  tomba,  per  esporlo  alla  pubblica  vista  al 
ne  di  tal  città,  e  vi  fermò  stanza  co'suoi  passeggio  di  Burgos,  indi  fu  restituito  al 
compagni  d'armi  nel  1  oq/f.-  Troppo  ino-  suo  sepolcro,  restando  il  biasimo  a  sì  ri- 
desto per  assumere  il  titolo  di  re,  non  o-  provevole  azione.  Colle  conquiste  di  Citi 
bliòmai  che  era  natosudditodel  redi  Ca-  divennero  accerchiati  gli  arabi  per  ogni 
stiglia,  e  non  cessò  di  rendergli  omaggio,  lato  dagli  eserciti  cristiani.  A  ristorare  la 
Le  gesta  ili  Cid  sono  piene  di  romanze-  maomettana  fortuna  in  tanto  periglio,  i 
sche  invenzionijche  tralascio  pel  mera  vi-  regoli  mori  ricorsero  al  supremo  regnante 
glioso  esagerato.  Famosa  fu  la  sua  con-  dell'Africa  occidentale,  Jussef- Ben  Jelliu 
tesa  col  conte  di  Oormas  pel  suo  amo-  capo  deplorabili  o  Almoadi  (tle'quali  a 
re  verso  la  bella  Chimene  Gomez.  Dal  Marocco)  che  vantavano  la  più  austera 
suo  matrimonio  di  Chimene  o  comealtri  osservanza  dell'/^/co/v//ioo  Corano  mao- 
dicono  Ximene  Diaz  dell'Asturie,  ebbe  mettano.  D'fatli  numerosi  eserciti  mandò 
un  figlio  che  fu  uccisoin  combattimento,  egli  neIl'Andulasia,cbe  assalendo  Alfonso 
e  due  figlie  Elvira  e  Maria  Sol,  le  quali  VI,  gran  parte  gli  ritolsero  del  ricuperato 
dopo  essere  state  erti  ilei  mente  oltraggia-  territorio,e  per  tristezza  ne  morì  nel  1  log. 
te  dn'perfìdi  conti  di  Carrion,  divennero  Allora  Alfonso  I  il  Battagliere  re  d'Ara- 
regine  una  di  Na  varrà, l'altra  d'Aragona,e  gona  e  di  Na varrà,  riguardato  pel  prin- 
pei  una  luii^a  serie  di  parentadi  si  trova-  cipe  il  più  valoroso,  meditò  di  riunire  le 
no  avole  de'Borboni  che  regnano  di  pie-  due  corone  di  Castiglia  e  di  Leon  col  ma- 
«■ente  in  Ispagna.  Cid  generale  valente,  trimonio  che  in  seconde  nozze  avea  am- 
icale cavaliere,  modello  de'  guerrieri,  ù  trallocolla  regina  Urraca,  unica  figlia  di 


S  l'A  S  P  A                       87 

Alfonso  VI,  avendo  preso  il  titolo  d'ini-  dipendenza,  e  per  le  sue  strepitose  vitto- 

paratore  delle  Spagne  dopo  la  morte  del  rie  coatro  i  regoli  mori  di  Badajoz,  El- 

suocero;  ma  non  vi  consentirono  i  gran  vas,Evorae  Deja  fu  poi  acclamato  re  dalle 
di  de'regoi  e  i  sudditi,  e  la  stessa  moglie  truppe,  che  non  essendo  riconosciuto  dal 
quanto  orgogliosa  ,  altrettanto  galante,  re  di  Casliglia  e  Leon,  per  divozione  a  s. 
che  Boti  lo  escluse  dal  trono  e  dal  suo  Pietrosi  dichiarò  vassalloetribotariodel- 
lelto,  e  con  guerra  per  7  anni  glieli  di-  la  s.Sedeconannuocensoda  pagarsi  da  lui 
sputò,  e  ciò  immerse  la  Spagna  in  ogni  ecla'tuoi  eredi,  e  dal  Papa  fu  confermato 
calamità  e  l'inondò  di  sangue  nazionale,  re  come  raccontai  a  Portogallo.  Alfonso 
La  regina  avendo  assedialo  il  re  in  Car-  VII  inviò  un  esercito  control  mori  d'A- 
rion,  non  gli  concesse  pace  che  a  condi-  iricachedesolavanoicontornidi  Toledoe 
zione  d'abbandonar  le  sue  conquiste.  Il  furono  sconfitti.  Passato  il  re  nell'Andalu- 
concilio  tenuto  a  Palencia  nel  1  1  i4  a"'  sia  ottenne  nuovi  successi, e  ricevè  la  soni- 
nullo  il  loro  matrimonio.  Restato  Alfonso  missione  di  molti  piccoli  sovrani  maomet- 
1  lihero,  voltò  le  sue  armi  contro  i  mus-  tani,  che  preferirono  il  giogo  cristiano  al 
sulmani,  e  prese  loro  nel  1  1  1 8  Saragozza  dispotismo  del  re  di  Marocco.  Nel  1  1  34 
ch'era  stata  per  4  secoli  sotto  l'araba  do-  andòa  soccorrere  l'Aragona  e  la  IVavarra, 
munizione,  e  vi  stabilì  la  sua  corte,  con-  minacciate  d'invasione  da'  mussulmani; 
Cedendo  vari  quartieri  della  città  ai  si-  malaprotezionedisuearmi  nonerasenza 
gnori  aragonesi  e  francesi  che  l'avevano  interesse,  si  fece  dare  Saragozza  dal  re  di 
aiutato  al  conquisto;  si  dilatò  in  seguito  A  ragona,e  da  quello  di  Na  varrà  esigè  l'o- 
di là  dall'Ebro,  e  pigliò  d'assalto  Tana-  maggio  de'suoi  stati.  Diveuuto  arbitro  di 
gona  e  Calatajud,oadein  premiode'suoi  tutta  la  Spagna  cristiana,  Alfonso  VII  ra- 
valorosi  istituì  l'ordine  equestre  del  ss.  àunò  gli  stati  a  Leon,  altri  dicono  in  To- 
Salvatore  (^.)-  Papa  Calisto  II  nel  con-  ledo  i  deputati  delle  cortes, e  si  fece  coro- 
cibo  di  Lalerano  I  del  t  1  23  vi  trattò  della  naie  soleunementeimperatoredelle  Spi- 
sagra  spedizione  della  guerra  crociata, per  gne, benché  possedesse  appena  un  3. "dei- 
liberale  interamente  la  Spagna  dal  do-  la  penisola.  Questo  principe  è  il  \.°e  ul- 
minio  moresco. Uri  aca  morì  nel  1  1  26, la-  timo  re  ili  Castiglia  e  di  Leon,  che  assilli- 
sciando  erede  di  Castiglia   e  Leon  Alfon-  se  i  fastosi  titoli  di  pius,felix,  angustili, 
so  VII  (altri  danno  questo  uome  ad  Al-  totius  Hispnniae  Imperator.  Nel  mede- 
lonso  1  re  d'Aragona,  ed  al  figlio  d'Ur-  sicioanno  Papa  Innocenzo  II  concesse  a 
raca  quello  di  Alfonso  Vili)  che  avea  as-  Ramiro  li  il  Monaco,  sacerdote  e  mo- 
sociato  al  regno,  e  si  era  coronato  nella  naco  nel  monastero  di  s.  Ponzio  di  Tho- 
caltedrale  d'Astorga,  come  nato  dal  suo  mieres,la  celebre  dispensa  d'ammogliarsi 
I." marito  Raimondo  di    borgogna  conte  per  ottenere  il  regno  d'Aragona,  che  gli 
di  Galizia,  appannaggio  che  V  avo  avea  spettava.  Egli  era  terzogenito  di  Sancio 
stabilito  ad  Alfonso   VII  nell'  escluder-  Ramiro fralellod'Alfonso  I  il  Battagliere, 
lo  dal  trono.  Fu  sua  prima  cura  di  cai-  il  quale  morendo  nel  1  1  34  per  cordoglio 
maie  i  tumulti  che  avea  cagionato  il  cat-  di  vedersi  sconfitto  a  Fraga  da'mori,  che 
tivogovernoe  le  sregolatezze  della  madre,  tante  volte  avea  vinto,  restato  senza  figli, 
che  aveva  dovuto  guerreggiare:  riprese  legò  i  suoi  regni  ai  due  ordini  militari  Ge- 
Burgos  e  le  altre  piazze  che  Alfonso  I  re  rosolimitano  e  de'Templari,  testamento 
di  Aragona  possedeva  ancora  in  Castiglia.  che  non  volendosi  osservare,per  diritto  di 
Intanto  Alfonso  l  figlio  d'Enrico  conte  di  nascita  fu  elevato  al  tronoRamiroII.Que- 
Portogallo  vinse  Alfonso  VII, e  si  liberò  sti  sposò  Agnese  figlia  di  Guglielmo  IX. 
dall'omaggio  cui  era  sottoposto   il  Por-  d'  Aquitania,  da  cui  ebbe  Petronilla,  in 
togallo,  e  lo  costrinse  a  riconoscerne  l'in-  favore  della  quale  abdicò  neh  137.  Ra- 


88  SFA  SFA 
miro  IT  ritornò  nel  monastero  ove  morì  Abduluienone  miramolino  degli  Almoa- 
ikI  i  r 47  »  a'tl'  dicono  che  erasi  ritirato  di  o  Almoravidi,  e  giungere  al  possesso 
tra'  chierici  di  s.  Pietro  d'Huesca.  Tar-  di  Cordova.  Forse  egli  avrehhe  conser- 
ragona  nel  i  i  3 7  lo  aveva  eletto  a  vesco-  vato  I'  acquisto  e  spento  interamente  il 
vo,  ed  in  uno  de'suoi  diplomi  egli  s'in-  nome  arabo,  se  dopo  la  gloriosa  estrepi- 
titolò:  Vescovo  eletto  di  TarrngonaeBar-  tosa  vittoria  che  nel  1  i5j  riportò  presso 
cellona;  ma  poi  rinunziò.  Surita  riferisce  Saen,  non  moriva  in  Fresueda.Egli  fu  u- 
altro  suo  diploma, emanato  essendo  an-  no  de're  che  più  illustrarono  la  Spagna, 
cora  sul  trono,  ove  s'intitola  Ree  Prete,  mafece  un  fallo, divenuto  ormai  eredila- 
Fu  lodato  per  valore,  bontà  e  generosi-  rio,  dividendo  il  regno  fra'suoi  figli:  San- 
ta, perle  quali  distribuì  la  maggior  par-  ciò  III  ebbe  la  Castiglia,  Ferdinando  II 
te  delle  proprie  terre  e  castella  a'suoi  ca-  Leon,  l'Asturie  e  la  Galizia.  Nel  meino- 
valieri,  Alfonso  VII  garantì  a'suoi  suddi-  ratoi  187  per  l'abdicazione  di  Ramiro  II 
ti  negli  stati  adunali  in  Leon.le  loro  leggi  re  d'Aragona,  questa  riunì  in  se  la  con* 
e  privilegi;  regolato  fu  pureiu  taleassem-  tea  di  Barcellona,  mediante  il  matrimo- 
blea  che  gli  alcadio  governa  tori  delle  città  nio  del  conte  d.  Raimondo  Berengario  IV 
frontiere  farehbero  ogni  anno  incursio-  colla  regina  Petronilla,  ultimo  rampollo 
ni  sul  territorio  de'  mussulmani.  Volcn-  di  quella  nobilissima  stirpe.  Raimondo 
do  profittare  de'  tumulti  che  agitavano  resse  il  regno  sotto  il  titolo  di  principe  di 
j  loro  stali  d'Africa  e  di  Spagna,  solfocò  i  Aragona,  e  cacciò  gioriosamente  i  mori 
germi  di  discordie  fra'principi  cristiani,  dalla  Catalogna.  Per  porsi  ulteriormen- 
mostraudosi  con  essi  generoso:  restituì  Sa-  te  in  istato  d'operare  contro  di  essi,  nel 
ragozza  al  re  d'Aragona,  e  accordò  la  pa-  1  .'  5f  fece  coJre  di  Castiglia  e  di  Navarra 
ce  al  re  di  Na  varrà,  ricevendo  da  Papa  un  trattato, incui  fu  convenuto  cheqnan- 
Eugenio  III  nel  1  148  per  distinzione  il  to  dì  paese  era  alla  destra  dcll'Ebro  ap- 
donativo  della  Rosa  doro  (/''•),  nell'atto  parlerrebbe  all'Aragona,  sotto  la  condì* 
che  lo  stesso  Papa  confermò  la  primazia  zioue  di  fedeltà  e  omaggio  verso  i  re  di 
ecclesiastica  diToledo.Sicuro  Alfonso  VII  Castiglia,  alla  cui  incoronazione  i  red'A- 
di  non  essere  più  molestalo  da'delti  re, e  ragona  sarebbero  obbligati  d'intervenire 
da  quello  di  Portogallo,  che  gelosi  di  sua  colla  spada  nuda  in  mano.  Raimondo  ino- 
grandezza  tacitamente  a vea no  parteggia-  ri  neh  162,  lodato  per  moderazione,  per 
toconTexufin  miramolinoo  eimiEIMo-  non  aver  preso  il  titolo  di  re,  malgrado 
smelili,  mosse  contro  gl'infedeli,  e  dopo  le  istanze  degli  stali  d'Aragona.  La  re* 
diversi  successi  prese  Calatrava,  Almeria  gina  Petronilla  sopravvisse  io  anniemo- 
e  molle  altre  città,  onde  poi  in  Calatra-  lì  nel  1  1  72  :  dopo  i  quali  regnò  Alfonso 
va  fu  istituito  l'ordine  militare,  per  di-  II  il  Casio  loro  primogenito,  che  ne'suui 
fendere  i  cristiani  dal  dominio  saraceno.  diplomi,senza  indicar  gli  anni,  usò  la  for- 
Si  confederò  poscia  cogli  altri  principi  cri-  mola  Regnante  me.  Il  Papa  Alessandro 
sliani,  onde  3  eserciti  cattolici  riportalo-  III  secondo  alcuni  spedì  nella  Spagna  per 
no  sul  Tago,  sull'Ebro  e  sul  Dnero  tri-  legato  il  cardinal  Raimondo,  ed  appro- 
plice  e  compiuta  vittoria.  L'estremo  pe-  vò  gli  ordini  di  Calatrava,  della  Spada 
ricolo  indusse  l'inaspettata  riunione  delle  di  s.  Giacomo  istituito  per  rendere  sicu* 
fimoni  mussulmane,  onde  videsi  oboli-  ro  il  cammino  de'  pellegrini  cherecavausi 
gato  Alfonso  VII  a  indietreggiare  verso  a  venerare  il  corpo  di  s.  Giacomo,  e  d'Ali 
il  territorio  lolelano;  ma  gli  arabi  e  i  mò-  cantala  (ondalo  per  impedire  le  inenr- 
rabiti  poco  stettero  a  tornare  insieme  al-  sioni  de'mori  nelle  Spagne.  La  lega  cri- 
Je  prese,  ed  i  vantaggi  riportati  da'pri-  stiana  contro  di  essi  fu  alquanto  iudebo- 
qii  appianarono  al  re  la  via  per  battei  e  Ula  per  le  discordie  insorte  pel  matrimo- 


S  P  A  S  P  A                      89 

niodi  Alfonso  IX  redi  Leon  con  d.  Te-  di  chiamati  re,  Innocenzo  III  dispose  che 
resa  figlia  di  d.  Sancio  1  re  di  Portogallo,  i  suoi  successori  baserò  colle  regine  co« 
Papa  Celestino  III  venuto  in  cognizione  innati  in  Saragozza  dall'arcivescovo  di 
ch'erano i  coniugi  cugini  germani, e  non  Tarragoaa.  Laonde  Pietro  II  per  grato 
avevanodomandato  la  dispensa,  neh  191  animo  fece  il  suo  regno  tributario  alla 
vncdi  legatoa  latere  in  [spagna  il  cardinal  s.  Setle  coll'annno  censo  ili  »5o  denari 
Gregorio,  che  alili  chiamano  Guido,  il  innomezzellini,  equivalenti  ciascuno  a  6 
qualead  onta  ohe  già  fossero  loro  nati  3  fi*  soldi  reali,  come  riportano  Roderico  di 
gli,  nel  sinodo  di  Salamanca  dichiarò  il  Toledo,  De.  rebus  llisjxiniaruin  lib.  (>; 
matrimonio  nullo  e  invalido,scomunicò  4  Girolamo  Surita,  Annalihht  ■?.;  Giovali- 
vescovi  ch'erano  di  contrario  parere,e  sol*  ni  Mariana,  De  rebus  Hispaniarum  ld>. 
loposeall'interdetloi  due  regni  finché  non  1  1.  Che  il  Papa  impedì  a  Pietro  II  il  di- 
seguisse  la  separazione  de'cugini.  Teresa  vorzio  da  Maria  di  Montpellier,  onde  riu- 
tornata  in  Portogallo  si  fece  monacaci-  nitosialla  raogliegli  partorì  Jaymeo  Già- 
Bterciense,  e  meritò  il  culto  z  il  ricono-  corno  l  il  Conquisiatorej  ma  poi  tornato 
Scimento  di  santa;  Alfonso  IX  sposò  qui n-  nella  sua  idea,  per  il  istoria,  la  regina  era- 
di la  nipote  Berengaria  ,  sorella  o  liglia  si  portata  in  Roma  ad  invocar  la  pontifi- 
ci'Alfonso  Vili  re  di  Castiglia,  per  cui  lo  eia  protezione,  ove  morì  e  fu  onorevol- 
SleSSO  legalo  riconobbe  per  nullo  il  ma-  mente  sepolta  nel  Vaticano.  Come  il  Pa- 
trimonio, e  promulgò  la  sentenza  d'ana-  pa  sopì  le  discordie  de' principi  e  li  rivol- 
teuia.  Per  incestuosa  unione  lo  riguardò  se  contro  i  mori,  con  formidabile  arma- 
pure  Papa  Innocenzo  111,  e  lo  assolse  e  ta  ;  e  quali  preghiere  fece  in  Roma  pel 
levò  l'interdetto  dall'Aragona  quando  si  felice  successo,  che  si  edettuò  nella  me- 
separarono,  ad  onta  del  reciproco  amo-  morahile  vittoria,  che  vendicò  la  sangui- 
re,  e  della  nata  prole  di  due  maschi  e  tre  nosa  giornata  d'Alarcos;  onde  Pietro  II 
femmine,  che  però  dichiarò  legittima  e  inviò  al  Papa  la  lancia  tolta  all'emiro,  e 
atta  a  succedere  al  trono,e  s.  Ferdinando  fu  appesa  collo  stendardo  in  s.  Pietro  con 
III  fu  poi  re  di  Castiglia,  indi  di  Leon,  festa  e  altre  dimostrazioni,  ciò  che  dissi 
IS'elia  biografìa  di  quel  gran  Papa  rac-  pure  a  Marocco,  ma  con  Rinaldi  nomi* 
coniai  il  singolare  interesse  e  lo  zelo  di  nai  Alfonso  IX  re  di  Leon  donatore  di 
cui  fu  animalo  pe' re  delle  Spagne,  pel  tali  trofei.  Il  eh.  Hurter  nella  Storia  d'In- 
ristoramentodelladisciplina  ecclesiastica,  nocenzo  ///celebra  le  doti  di  Pietro  II, 
per  lo  scioglimento  di  detto  matrimonio  figlio  d'Alfonso  11  che  gli  lasciò  molto  o- 
benchè  concluso  per  finire  la  guerra  tra'  10,  siccome  ornato  dell'eroiche  virtù  de- 
due  re,  come  mitigò  l'effetto  delle  cen-  gli  antichi  re  di  Spagna,  le  cui  gloriose 
snre  ecclesiastiche.  Che  minacciò  l'inler-  gesta  vivono  ancora  nella  memoria  dei 
detto  a  Sancio  VII  redi  Navarra  se  non  canti  popolari.  Maneggiando  con  pari  hra- 
riliravasi  dall'alleanza  de'mori,  se  non  ri-  vura  la  spada  e  la  lira,  nella  sua  corte, 
metteva  le  discipline  andate  in  disuso,  e  come  in  quella  di  Provenza,  fiorivano  il 
non  correggeva  gl'in  valsi  abusi. Che  negò  canto  e  la  poesia  de'lrovatori,  accoltivi 
a  Pietro  11  re  d'Aragona  di  sposare  Biau-  con  grandi  onori.  Di  volo  della  Chiesa, 
ca  sorella  di  Sancio  VII,  bensì  in  iloma  cacciò  da'suoi  stati  gli  erelici  valdesi,  ed 
neli?.o4  solennemente  lo  coronò,  e  gli  emanò  i  più  benefici  regolamenti  pel  buon 
concesse  quelle  particolari  insegne  nel  ci-  governo  del  popolo.  Volendo  camminare 
tato  articolo  indicale;  e  perché  i  red'A-  sull'orme  paterne  e  combattere  isaraceni, 
ragona  non  erano  coronati,  e  solo  ginn-  pregò  Innocenzo  111  acciò  per  un  suo  le- 
ti all'età  di  20  anni  o  contraendo  ma»  gaio  formasse  contro  essi  una  confedera- 
ti imoiiio  erano  annuii  cavalieri,  e  quin-  ziooe  fra're  di  Spagna.  A  tante  belle  qua- 


no  S  P  A  S  P  A 

lità  di  Pielro  II,  si  aggiunse  il  desiderio  provinciesoggelte  alla  mia  dominazione. 

d'innalzare  il  suo  regno  al  maggior  spien-  Di  che  chiamo  Dio  in  testimonio,  ed  i  suoi 

«loie.  Gli  avi  suoi,  come  vassalli  de're  di  santi  Evangeli."  Da  delta  chiesa  il  refe- 
Francia  quanto  alla  Marca  spagnuolafra  stilo  de'regi  ornamenti  si  porlo  cammi- 
nala oei  Pirenei  giàconquistata  da  Carlo  nando  a  fianco  del  Papa  nella  basilica  di 
Magno,  altro  titolo  non  ebbero  un  lem-  s.  Pietro,  dove  deposti  la  corona  e  loscet- 
po  die  ili  cotiti  di  Barcellona,  e  poi  as-  tro,  commise  il  suo  regno  al  principe  de- 
sunsero quello  di  re«d' Aragona,  ed  il  no-  gli  apostoli;indi  l'ebbe  in  feudo  da  Ile  mani 
me  dei  re  di  Francia  che  in  segno  del-  del  Papa,  il  quale  a  tale  efletto  gli  coti»e- 
l'alta  loro  signoria  si  ponea  negli  atti  pub*  gnò  la  spada,  ed  egli  depose  sull'altare 
bltci  n'era  da  ben  2  5  anni  sparito.  In  qne-  un  diploma  pel  quale  manifestava,  che 
sto  stato  di  cose  i  re  d'Aragona  non  veni-  riconoscendo  il  Pontefice  a  Roma  qua! 
vano  coronali,  ma  solo  armati  cavalieri,  successore  di  s.  Pietro  e  qual  vicario  di 
Pietro  II  dunque  pensò  di  accrescere  hi-  Colui  pel  quale  i  re  imperano  in  terra, 
stro  alla  dignità  col  farsi  coronare  al  pa-  poneva  il  suo  reame  sotto  la  protezione  di 
ri  degli  altri  re,  e  affine  di  dare  maggior  s.  Pietro  e  obbligatasi,  perla  salvezza  dei- 
solennità  alla  ceremonia,  ed  escludere  l'anima  di  seede'suoi successori, a  pagare 
qualunque  obbiezione  da  parte  de  grandi  un  annuo  tribolo  di  200  mazemuitini, 
equalunquepretensioueda  partediFran-  così  chiamati  dal  re  mauro  Jnssnt  Ma- 
cia, si  portò  in  Roma  per  riceverne  la  co-  zemut.  Il  Papa  dalla  sua  parteohhligossi  a 
rona  dalle  mani  del  Papa,  e  per  compa-  premiere  i  suoi  stati  s  la  persona  sua  sot- 
rirvi  con  isplendida  corte  impose  una  gra-  to  la  protezione  della  s.  Sede.  Pietro  II 
vezzageneralea'magnati  del  regno. Ginn-  fece  dipoi  spedire,  con  l'assenso  de'nobifi 
to  nella  metropoli  del  mondo  cristiano,  di  sua  corte,  e  in  presenza  dell'arcivesco- 
Innocenzo  MI  lo  accolse  nella  chiesa   di  vo  d'Arles  suo  zio  e  d'altri  personaggi,  il 
s.  Pietro,  e  per  ordine  suo  ospitato  nella  corrispondente  diploma,  Aduni  Romac, 
casa  de'canonici  della  basilica.  Nel  gior-  apud  s.  Petrurn,  ec  ,  e  lo  autenticò  del 
no  di  s.  Martino,  il  Papa  accompagnato  suo  sigillo;  indi  per  provare  alla  s.  Sede 
da  tutti  i  cardinali,  da'principali  prelati^  la  sua  divozione,  rese  libere  nel  regno  le 
dal  senatore,  da  tutti  i  giudici  e  curiali,  elezioni  a'vescovati  e  alle  abbazie.  Ter- 
dalia  nobiltà  e  dal  popolo,  si   recò  alla  minate  le  solennità,  il  Papa  gli  die  l'apo- 
Chiesadis.  Pancrazio  fuori  le  mura,  do-  stolica  benedizione, e  lofeceaccompagna- 
ve  il  vescovo  di  Porto  cardinal  Galluzzi  re  fino  alla  chiesa  di  $.  Paolo  fuori  della 
unse  il  re,  e  il  Papa  gli  pose  la  corona  in  città,  per  imbarcasi  al  porto  d'Ostia  o- 
capo,  e  come  insegne  della  dignità  regia,  v'era  disceso.  Dipoi  una  bulla  pontificia 
ilcolobioodalmatica,  il  manto,  lo  scettro,  statuì  le  formalità  da  osservarsi  per  fin- 
ii globo  dell'impero  e  la  mitra,  altrettali-  coronazione  de'i  e  e  delle  regine  d'Arago- 
to  accetti  quanto  magnifici  doni.  Dopo  di  na,  la  quale  dovea  farsi  in  nome  del  Papa 
che  Pietro  II  prestò  1 1  giuramento  in  qne-  a  Saragozza  dall'arcivescovo  diTarrago- 
sti  (ermi ni.»  lo  Pielro,  re  d'Aragona, giù-  na,  dopo  sollecitato  dal  re  questo  favore 
10  fedeltà  e  ubbidienza  a  Papa  Innocen-  conformemente  al  diritto  feudale.  ()ue- 
zo  mio  signore  ed  a'suoi  successori  nella  sto  procedere  del  re  non  ebbe  l'approva- 
chiesa  romana;  di  mantenere  il  mio  re-  zione  degli  aragonesi,  ed  i  grandi  col  po- 
guo  in  ubbidienza  e  fedeltà  verso  di  loro;  polo  si  lamentarono  dell'avere  egli  reso 
di  difendere  la  fede  cattolica  e  persegui-  tributario  il  regno,  prima  libero  e  indi- 
tare  la  malvagità  degli  eretici;  di  proteg-  pendente.  Troppo  era  importante  que- 
gere  i  diritti  e  le  prerogative  dellaChiesa,  sto  brano  d'istoria  per  le  sue  particola- 
e  di  conservar  la  pace  e  la  giustizia  nelle  ìità,  uel  modo  riportato  da  Hurler,  per 


S  P  A  S  P  A  g  i 
non  traMndarlo, abbenchè  in  genera  ah-  stati.  Il  Afartene,  The$.  t.  4,  riporta  un 
!>in  dovuto  ripe-tuie  cose  elette  altrove,  concilio  nazionale  celebrato  nella  Sfu- 
ma il  complesso  rende  più  vigoroso  il  rac-  gua  nel  i  7.  i  5,  sulla  disciplina  ccclesiasti- 
conto.  Intanto  succedeva  la  memoranda  ca.  i\el  1 2  i  7  ili  venne  re  diCastiglias.Fer- 
hattagliu  delle  Naves  di  Tolosa,  data  al  cimando  ///(/'),  ed  incominciò  le  glo- 
miramolino  MohaniedBen-Josef  dai  re  riose  sue  gesta  malgrado  le  briglie  ili  d. 
di  Navarca  Sancio  VII,  d'Aragona  Pie-  Alvaro  di  Lara,  avendole  registrate  alla 
troll,  di  Ga stiglia  Alfonso  Vili,  a.' iG  In-  sua  biografia,  insieme  alle  conquiste  fat- 
glio  1212,  colla  distruzione  del  suo  in-  te  sui  mori  de'regni  di  Cordova,  di  Jaen, 
numerabile  esercito  di  più  die  100,000  di  IJaeca,  di  Siviglia,  rendendosi  vassallo 
combattenti;  e  sebbene  non  producesse  il  re  di  Granata, dopo  averne  assediata  la 
cjuei  risultati  ch'erano  a  sperarsi  da  \m  capitale.  Alfonso  IX  redi  Leon,  dopo  es- 
fatto tanto  strepitoso,  pose  nondimeno  sere  stato  disfatto  e  ferito  dai  mori  nel- 
tcrmine  alla  dinastia  degli  Almoadi  ,  e  l'infelice  battaglia  d'Alarcos,  unito  co're 
meritò  d'essere  ricordato  con  perpetuo  di  Navarro  e  Aragona,  riparò  a  quella 
anoi vernilo  di  pompa  solenne.  Pietro  II  vergogna  colla  famosa  vittoria  di  Mura- 
per Maria  di  Montpellier  divenne  signore  dadodiTolosa^ncuiperirouodaaoOjOOO 
di  questa  città,  fu  grande  e  magnifico,  ma  mussulmani,  ed  i  cristiani  per  l'aiuto  ce- 
troppo  inclinato  alle  donne.  Morto  nel  leste  perderono  appena  25  uomini  :  ami- 
1  2  1  3  Pietro  11  nella  battaglia  di  Muret,il  co  delle  arti  e  delle  lettere  fondò  l'uni  ver- 
Papa  Innocenzo  III  obbligò  il  celebre  Si-  sita  di  Valencia,  die  èia  più  antica  istituì- 
inonecontediMoufortareslilureGiacomo  la  nella  Spagna,  poi  trasferita  a  Salaniau- 
I  erede  del  trono,  preso  nella  guerra  de-  ca  :  Onorio  III  gli  donò  la  Rosa  ti' oro, 
gli  Albigcsi  sudditi  del  cognato  del  de-  indi  riconquistò  sugl'infedeli  MeridaeBa- 
f unto  e  conte  di  Tolosa,  di  cui  il  re  avea  dajoz.  Onorio  111  riprese  gravemente  nel 
preso  le  parti;  sedò  le  contese  intestine  dei  1  220  i  re  di  Ca  stiglia,  di  Na va ira, di  Leon 
reami,  eil  eccitò  tutti  i  fedeli  ad  accorre-  e  d'Aragona  perchè  costumavano  d'adi- 
re in  soccorso  della  penisola.  dare  le  loro  ambascerie  a'principi  mori  a- 
Giacomo  I  imprigionato  prima  dal  con-  gli  ebrei,  con  gran  ila  mio  della  cristianità; 
te  di  Moufort,  si  vide  poi  contrastato  per  ed  a  tale  elicilo  scrisse  [iure  all'arci  veico- 
la sua  tutela;  ne  prese  le  difese  Innoceu-  vodl  Toledo  legato  della  s.  Sede,a  quello 
zo  III, lo  fece  condurre  in  Aragona  da  un  di  Tarragona,  al  vescovo  di  Barcellona  e 
legato  pontilìcio,e  gli  stati  adunati  in  Le-  di  altre  città.  Per  uiorted'Alfuiiso  IX  nel 
rida  lo  riconobbero,e  ne  adularono  la  cu-  1  280  il  regno  di  Leon  passò  sotto  s.  Fer- 
stodia  allo  zio  Sancio  conte  di  Kossiglio-  dinando  III,  e  così  permanente  restò  du- 
ne, ed  a  Mouredon  gran  maestro  de'tem-  nito  a  quello  di  Casliglia.  Papa  Gregorio 
plari.  Impaziente  di  governare,  deliberò  IX  approvò  l'ordine  militare  e  regolare 
di  rivolgere  le  armi  contro  i  mori,  fece  della  Mercede,  per  riscattare  gli  Schiavi 
una  spedizione  nell'isole  Baleari,  assalì  (/'.)  da'saraceni,  fondato  da  s.  Pietro  No- 
Majorca,  sconfisse  i  mori  e  s'impadronì  lasco  e  da  Giacomo  I  da  lui  educato.  Oue- 
ddla  città  die  sottomise  all'Aragona.  In-  sto  re  d'Aragona  eletto  al  trono  ili  iNa- 
tra prese  in  seguito  la  conquista  del  re-  varrà,  usò  la  generosità  di  rinunziare  in 
guo  di  Valenza,  e  s'impossessò  della  ca-  favore  di  Tibaldo  I  conte  di  Champagne, 
pitale,  eh' era  ricaduta  nella  soggezione  nipote  del  re  Sancio  VII  morto  nel  1  234. 
moresca, secondo  alcuni,  sempre  più  de-  Altri  storici  dicono  die  a  Tibaldo  I  spet- 
clinando  la  maomettana  potenza,  a  cui  lava  il  regno,  e  die  Gregorio  IX  s'inter- 
iion  restò  die  il  regno  di  Granata  fon-  pose  perchè  Giacomo  I  non  glielo  impe- 
ciato da  Abcu-Alhamar  ,  e  pochi  altri  disse.  Tibaldo  I  si  unì  cogli  altri  re  delle 


ga  S  1*  A 

Spagne  nella  crociala  predicata  da  Gre- 
gorio l\  contro  i  inori,  la  quale  costrinse 
quasi  tulli  i  loro  superstiti  princìpi  a  di- 
chiararsi loro  vassalli.  Nel  12  fa  successe 
a  s.  Ferdinando  III  ne'lroni  di  Castiglia 
edi  Leon  il  primogenito  Alfonso  Xil  'Sag- 
gio, V Astronomo,  il  Filosofo,  pel  suo  a- 
more  alla  giustizia  e  alle  scienze  massi- 
me astronomiche,  di  cui  fannofède  le  Z!rz- 
VoleAlfonsine col  la  sua  cooperazione  com- 
pilate da  dotti  arabi, e  per  la  pubblicazio- 
ne d'un  compiilo  codice  di  eccellenti  leg- 
gi, Lm  Partidas,  e  per  aver  inesso  in  o- 
noie  la  volgare  lingua  spagnuola,  surro- 
gandola all'idioma  Ialino  sino  allora  u- 
salo.  Fece  tradurre  in  ispagouolo  i  libri 
hagii,  ed  ordinò  che  fossero  scrini  nella 
stessa  lingua  tulli  gli  atti  pubblici,  cbe 
si  facevano  in  latino  barbaro.  A  lui  al- 
tresì si  deve  la  i  ,a  storia  generale  della 
Spagna,  scritta  in  lingua  castigliana.  Ma 
all'infuot'i  dell  unione  del  piccolo  regno 
mauritano  di  Niebba  e  quello  di  Murcia, 
oltre  alcune  città,  alla  corona  di  Casti- 
glia,  con  che  fu  punito  il  tradimento  di 
A  ben- A  fon  ,  partigiano  di  d.  Enrico  fi- 
glio o  meglio  fratello  ribelle  d'  Alfonso 
X  poi  senatore  di  Roma  (/  .),  e  di  alcune 
brevi  ma  pur  gloriose  spedizioni  nell'An- 
dalusia, non  si  lece  luogo  a  guerresche  im- 
prese,tra  per  l'umiliazione  cui  era  i  idotlo 
il  redi  Granata,  non  valendo  a  farlo  risor- 
gere neppure  i  tentativi  dell'ausiliario  re 
di  Marocco,  e  per  la  felloniadel  proprio  fi- 
gliosecondogenitoSancio  IV  WBravo,  con- 
tro il  quale  Alfonso X  dovè  invocar  l'aiuto 
dello  stesso  mirainolino,come  poi  meglio 
dirò.  Non  amato  da'suoi,  né  da're  vicini, 
tuttavia  il  suo  sapere  ed  eloquenza  gli  ac- 
quistarono grande  riputazione  inEuropa, 
e  disposero  parte  degli  elettori  dell'im- 
pero nel  1257  a  favorire  le  sue  preten- 
sioni alla  corona  imperiale.  Lasciandosi 
trasportare  da  eccessiva  ambizione  la  va- 
gheggiò, in  vece  d'occuparsi  della  espul- 
sione de'mori,  e  dell'abbassamento  dei 
nobili,  punti  essenziali  della  politica  dei 
re  di  Spagna.  Una  l'azione  di  principi  a- 


SP  A 
lemanni  calcolando  d'arricchirsi  co'suoi 
tesori,  favorirono  le  sue  pretensioni  come 
figlio  di  beatrice  di  Svevia  e  nata  da  Fi- 
lippo duca  diSvevia,già  aspirante  all'im- 
pero come  fratello  d'Enrico  VI  e  zio  di 
Federico  II  Hohenstaufen.  Ancorché  con 
imposizioni  e  mezzi  ingiusti,  per  cui  rese 
malcontenti  i  sudditi,  non  potè  abbastan- 
za cumulare  l'oro  per  sostenere  la  sua 
elezione.  Papa  Alessandro  IV  nel  ra56 
approvò  e  concesse  privilegi  alla  celebre 
università  di  Salamanca  ampliata  da  Al- 
fonso X;  e  nelia'jg  concesse  a  Tibaldo 
Il  re  di  Na varia  e  successori,  d'essere  un- 
ti e  coronati  dal  vescovo  di  Pamplom  , 
dopo  essere  stati  posti  sopra  uno  scudo 
all'usanza  de'visigoti.  Federico  ed  Enri- 
co fratelli  d'Alfonso  X  parteggiarono  per 
Corradino  di  Svevia  pretendente  al  reame 
delledueòVt77/>,oude  tedeschi  espagnuoli 
nell'agosto  i  ?.0c»  combatterono  ne'campi 
Patentini  presso  Tagliacozzo  la  gran  ten- 
zone che  die  il  regno  a  Carlo  I  d'Angiò. 
Nella  biografia  di  Papa  Gregorio  X  nar- 
rai cbe  nel  1272  ricevè  in  Orvieto  gli  am- 
basciatori d'Alfonso X,  perchè  come  elet- 
to rede  romani  acconsentisse  alla  sua  un- 
zione e  coronazione;  ma  il  Papa  conside- 
rando che  gli  aveva  disputata  la  dignità 
Riccardo  d'Inghilterra,  nulla  volle  risol- 
vere.Nel  recarsiGregorio  X  aLione,il  re  lo 
supplicò  a  passare  prima  in  Ispagna,  ma 
non  l'esaudì,  perchè  comprese  il  motivo 
per  la  seguita  elezione  iti  re  de' romani 
di  Rodolfo  1  d'Absburg  progenitore  della 
casad'Austi  ia, che  riconoscendola  poi  con- 
fermò nel  12  74- Essendo  passato  Alfonso 
X  in  Delcaire  di  Provenza,  per  abboccar- 
si con  Gregorio  X  e  perorare  la  sua  cau- 
sa, il  Papa  si  recò  a  visitarlo,  ed  alle  gra- 
vi lagnanze  del  re  pel  riconoscimento  di 
Rodolfo  I,  il  Papa  restò  fermo,  e  solo  con 
dolci  maniere  lo  distolse  dalle  sue  preten- 
sioni sul  ducato  di  Svevia,  sul  regno  di 
N'avaria  e  sub'  impero,  per  cui  dovè  poi 
deporre  le  insegne  imperiali  che  usava, 
nulla  avendo  potuto  ottenere  dal  Papa, 
e  le  sue  preghiere  e  proteste  riuscirono 


SP  A 
inutili.  Narra  Rinaldi  che  il  re  stette  col 
Papa  in  Ih  lenire  tutta  la  primavera  e  parte 
dell'estate,  lasciando  al  governi)  del  re- 
gno il  figlio  Ferdinando,  e  riporta  le  ra- 
gioni perché  fu  eletto  Rodolfo  I.  Che  i- 
nutilmente  perorò  i  suoi  interessi  e  tornò 
sdegnato  nei  propri  stati ,  anche  per  la 
dispensa  data  da  Gregorio  X  a  Giovan- 
na erede  di  Navarca  per  sposarsi  non  con 
Luigi  figlio  di  Filippo  III  rediFraiicia,che 
dovea  succederlo,  ma  col  fratello  che  fu 
poi  Filippo  IV  il  Bello,  per  cui  i  re  di 
Francia  acquistarono  la  Navarra,  con 
rancore  e  dispiacere  de'nionarchi  di  Spa- 
gna. Alfonso  X  in  Castiglia  riprese  l'inse- 
gne e  il  sigillo  imperiale,  ed  invitò  i  prin- 
cipi d'Italia  e  di  Germania  suoi  alleati  a 
difendere  le  sue  ragioni  contro  Rodolfo 
1.  Allora  il  Papa  gl'intimo  per  l'arcive- 
scovo di  Siviglia  di  ahhandonare  le  det- 
te insegne,  se  non  volea  incorrere  nelle  pe- 
ne ecclesiastiche, e  fulminatasi  la  scomu- 
nica ubbidì.  Perciò  gli  furono  concessele 
decime  per  la  guerra  co'inori  di  Maroc- 
co e  di  Granata.  Per  le  loro  vittorie,  l'ar- 
civescovo di  Toledo  Sancio  figlio  del  te 
d'Aragona,  predicò  la  crociata  contro  i 
maomettani,  e  fu  lodato  ila  Gregorio  X 
che  concesse  pienissima  indulgenza  e  pi  i- 
vilej»i  a'  crocesismati.  L'arcivescovo  fa» 
talmente  fu  vinto  da'mori,  che  gli  moz- 
zarono il  capo  e  la  mano  sinistra  orna- 
ta dell'audio  vescovile. Per  maggiore  scia- 
gura morì  immaturamente  Ferdinando 
erede  di  Castiglia  e  di  Leon,  ed  i  suoi  figli 
nati  da  Bianca  figlia  dis.  Luigi  IX,  Alfonso 
ì'Eseredato  e  Ferdinando,  restarono  poi 
privi  del  regno  dallo  zio  Sancio  IV,  donde 
nacquero  calamitose  guerre  tra'francesi 
espatrinoli.  Papa  Innocenzo  V  vedendo 
la  Spagna  tribolata  da'mori,  che  vi  fa- 
cevano grandi  uccisioni  di  cristiani,  in- 
vitò i  popoli  a  prendere  le  armi,  e  rin- 
novò le  accordate  decime.  Divenuto  Pa- 
pa Giovanni  XXI,  s'interpose  tra  il  re  Al- 
fonso  X  e  quello  ili  Francia  Filippo  111, 
per  terminar  le  discordie  insorte  tra  es- 
si, a  tale,  dialo  inviando  loro  per  min- 


SPA  g3 

zi  apostolici  il  francescano  Mascio  poi  Ni- 
colò IV,  e  Giovanni  da  \  ercelli  generale 
ilei  domenicani.  Quelle  domestiche  e  il 
malcontento  pubblico  favorirono  I  am- 
bizioso Sancio  IV  suo  figlio,  che  per  le 
sue  prodezze  era  l'idolo  dell'armata.  Se- 
condato ila'grandi  e  dal  popolosi  voltò 
contro  il  padre,  e  nel  1282  lo  balzò  dal 
trono,esi  fece  conferire  il  titolo  di  re  dagli 
stati  radunati  in  Valladolid.  Alfonso  X 
implorò  il  soccorso  dal  suo  nemico  il  re 
di  Marocco  e  si  collegò  co'mori;  questa 
alleanza  mostruosa  lo  rese  più  odioso,  e 
di  dolore  finì  la  sua  vita  nel  1284  male- 
dicendo il  figlio  e  inutilmente  diseredan- 
dolo, lasciando  il  regno  al  nipote  e  per 
sostituzione  al  re  di  Francia,  dopo  esse- 
re stato  il  principe  più  istruito  del  suo 
secolo.  La  regnante  imperatrice  de'fran- 
cesi  Maiia  Eugenia  contessa  di  Teba  e 
nata  in  Granata,  della  nobilissima  casa 
di  Montijo,  dicesi  discendere  dal  proni- 
pote del  primogenito  di  Alfonso  X,  a 
pregiudizio  del  quale  Sancio  IV  secon- 
dogenito s'impadronì  del  trono  toglien- 
dolo a 'suddetti  figli  del  fratello  maggio- 
re infanti  della  Cerda:  perciò  il  duca  di 
Medina  Celi  cugino  dell'  imperatrice,  è 
il  discendente  di  quelli  che  protestavano 
quando  si  coronava  un  re  ili  Spagna,  per 
serbare  illesi  i  diritti  che  credevano  com- 
peter loro.  Jolanda  d'Aragona  madie  di 
SancioIV,in  utilmente  sostenne  i diritti  al- 
la corona  de'suoi  nipoti  principi dellaCer* 
da.  Sancio  IV  si  fece  coronare  infoialo,  e 
riuscì  a  forza  d'energia  di  reprimere  le  ri- 
volte de'fratelli,  de'nipoti  e  de'potenti  si- 
gnori dei  regno:  sui  mori  conquistò  l'im- 
portante piazza  di  Tari  fa,  città  forte  sullo 
stretto  di  Gibilterra, già  punto  principale 
dellecomnuicazioni  loro  coli' Africa. Di  poi 
nel  1  2i)3  essendo  alcade  o  governatore  di 
Tarifa  Alonso  Perez  di  Guzman,  i  mori 
l'assediarono  e  poterono  rapirgli  l'unico 
suo  figlio. Indi  lo  minacciaronodi  scannar- 
lo se  loro  non  rendeva  la  piazza.  Guzman 
con  coraggio  terribile  gillò  ai  mori  i\n 
colttllu;ihceudochesc  ne  sci  vissero,  e  poi 


«ii                       SPA  SPA 

si  posr  n  pranzo;  e  quando  intese  le  gii-  Trinacria,riinanendo  l'altro  di  Sicilia  agli 

da  pei-  la  recisa  lesta,  credendo  un  imo-  Angioini  ,  mi  dispenso  di  qui  parlar  De, 

vo  assallo,corse  B'baluardi,  e  si  mostrò  tranne  qualche  indicazione  necessaria,  a- 

indifTerentedella segnila  uccisione. In  me-  tendone  temilo  proposito  in  quell'artico* 
moria  di  che  iGuzman  presero  questo  no-  lo,  colle  notizie  de're  e  delle  guerre  che 
bile  motto:  llimo  Re,  pitiche  il  mio  san-  sostennero,  e  dell'investiture  che  con  an- 
gue. Fino  dal  1376  era  morto  Giacomo  I  mio  censo  riceverono  dai  I J ;  1  p i  supremi 
re  d'Aragona,  dopo  avere  amaramente  signori,  edelle  molte  relazioni  e  alTaritrat- 
pianto  le  colpe  per  le  quali  era  stalo  ri-  tati  co'medesimi  e  relative  pure  all'Ara- 
pieso  da' Papi  Clemente  IV  e  Gregorio  gona.  Il  redi  Francia  Filippo  III,  per  ven- 
X  ,  e  spirò  colla  cocolla  dei  cistercensi,  dicare  Carlo  I  d'Angiò  suo  zio  e  sostene- 
Lasciò  il  regna  al  figlio  maggiore  Pietro  re  i  diritti  de' principi  de  la  Cerda  suoi 
III  il  Grande, p'ih  astutoclie  prodeguer-  nipoti,  per  la  Navarra  già  divenuta  pos- 
riero,  ed  a  Giacomo  secondogenito  i  ie-  sesso  de!  figliospedì  un  esercito  di  100,000 
gin  di  Majorca  e  Minoica,  il  principato  uomini  per  combattere  Pietro  III  e  San- 
ai Rossiglione  e  Montpellier.  Tolti  per  ciò  IV,  i  quali  perciò  si  collegarono  a  co- 
sempre  tali  regni  colle  isole  Balearia'ruo-  ninne  dilesa.  La  morte  di  Filippo  111  e 
ri,  restarono  iu  potere  degli  spagnuoli,  ed  di  Pietro  III  nel  1  28",  interruppe  il  corso 
a  Ma.top.ca  riportai  la  serie  de're  incornili-  della  micidialeguerra.  Al  2.°successe  Al- 
ciando  da  detto  Giacomo  I,  però  feuda-  fonso  111  che  spogliò  lo  zio  del  regno  di 
taii  d'Aragona.  L'espulsione  totale  dei  Majorca  per  essersi  unito n'francesi  con- 
ni", ri  e  la  depiessionedella  potenza  de'no-  tro  suo  padre,  indi  le  cortes  o  siati  ge- 
bili,  erano  in  quell'epoca  i  punti  princi-  nerali  d'Aragona, sempre  intenti  a  porre 
pali  delia  politica  de're  cristiani  di  Spa-  un  argine  contro  I'  abuso  dell'autorità 
gna.  Pietro  III  volgeva  in  mente  grandi  reale,  l'obbligarono  in  forza  degli  anti- 
disegni,  per  aver  sposato  Costanza  figlia  chi  privilegi  che  aveano  fatto  accordare 
di  Manfredi  naturale  di  Federico  II  un-  al  popolo,  a  ricevere  da  esse  i  suoi  im- 
peratore e  che  avea  regnato  in  Sicilia,  al  nistri  e  i  principali  ulììziali  di  sua  casa, 
quale  trono  essendo  stato  assunto  dal  Pa-  non  che  a  sanziona  re  l'istituito  magistrato 
pa  per  investitura  Catlo  I  d'Angiò,  egli  delgiustizieresolo  dipendente  dalle  cor- 
aspirava  a  rendersene  padrone.  Diffusa-  les,000  diritto  di  citare  il  re  innanzi  agli 
mente  riportai  a  Sicilia  come  il  suo  fau-  stati  generali,  e  di  farlo  deporre  se  man- 
loie  Giovanni  di  Procida  ordì  la  famosa  cavaa'giuratiprivilegi.Avendopreso  par- 
cospirazione  de' ^esperi  siciliani  con  i-  te  a'tuuiulli  che  dividevano  la  Castigtia, 
strage  de'francesi  per  tutta  quell'isola  nel  fu  scomunicato  da  Nicolò  IV  e  poi  si  ri- 
1282,  e  come  Pietro  111  se  ne  impadronì  conciliò  colla  s.  Sede.  Morto  senza  figli  nel 
e  fu  coronato  in  Palermo,  restando  a  Car-  1  29  1,  la  corona  passò  a  suo  fratello  Già- 
lo  1  il  regno  di  qua  dal  Faio.  Senza  ha-  conio  II,  più  ambizioso  che  generoso,  ma 
dare  alle  replicate  scomuniche  di  Mar-  aniantedella  giustizia  e  rispettoso  de'pri- 
lino  IV,  e  alla  sua  deposizione  dal  regno  vilegi  de'sudditi.  Poco  dopo  e  nel  1 29T  a 
d'Aragona,  proihendo  che  si  chiamasse  Sancio  IV  successene'  regni  di  Castiglia 
re,  egli  ironicamente  s'intitolò  poi:  Pie-  e  Leon  il  figlio  Ferdinando  IV  il  Citato, 
tro  d'Aragona,  cavaliere,  padre  di  due  ch'ebbe  bui  rascoso  il  principio  del  suo  re- 
re  (Alfonso  IH  che  gli  successe,  e  Giaco-  gno,  difeso  validamente  dalla  regina  Ma- 
rno Il  ch'ebbe  il  regno  di  Sicilia  e  poi  riasua  madre, celebre  per  coraggio  e  fer- 
quello  d'Aragona)  e  signore  del  mare!  mezza,  che  lo  fece  coni  pai  ire  talvolta  sag- 
Per  quanto  riguarda  la  Sicilia  che  restò  gioe  moderalo, mentre  era  ingi  usto  e  cr  li- 
neila caia  d'Aragona,  con  titolo  di  re  di  dele,per  cui  i  Car  vaiai,  che  tale  lo  speri- 


SPA 
menlnrono  per  averli  fatti  barbaramen- 
te mot  ire  senza  processo,  avendolo  ci- 
tato a  comparile  dinanzi  al  tribunale  di 
Dio  dopo  trenta  giorni,  dicesi  ebe  real- 
mente (ini  la  sna  vita  nel  i  3  i  2,  l'ultimo 
giorno  della  citazione,  per  cui  fu  detto  Ci- 
tato (nel  voi.  LIV,  p.  1 4  dissi  di  quel  ve- 
scovo diPoitiers  ebe  si  fece  seppellire  con 
quasi  eguale  citazione  in  mano,controCle* 
melile  V).  In  molti  combattimenti  con- 
tro i  mori,  n'era  uscito  sempre  vittorioso. 
Gli  successe  appena  nato  il  figlio  Alfonso 
XI  il  Jendi calore,  \ier\n  sua  seveiità  e 
per  le  guerre  die  fece  a'mori  ed  a'gran 
signori.  IVe'cbie  articoli  Sardeg\*  descris- 
si come  Papa  Bonifacio  Vili  e  per  quali 
molivi  nel  i297solennempnteinvestìGia- 
conio  II  «e  d'Aragona  dell'isole  di  Sar- 
degna e  di  Corsica  (/■'.)  ch'erano  della 
s.  Sede,  coll'annuo  tributo  di  2000  mar- 
che d'argento  alla  chiesa  romana,  coro- 
nandolo nella  basilica  di  s.  Pietro  e  di- 
chiarandolo Vessillifero  di  s.  Chiesa.  Fin- 
ché il  regno  di  Sardegna  e  la  Corsica  fe- 
cero parte  della  monarchia,  ne  trattai  a 
quegli  articoli,  laonde  sarebbe  ripetizio- 
ne qui  di  più  parlarne;  ivi  ragionai  ancora 
delle  decime  concesse  a're  d'Aragona,  e 
quanto  altro  riguarda  le  co^e  ecclesiasti- 
che e  le  relazioni  colla  s.  Sede,  riguardanti 
pure  l'Aragona,  essendo  i  re  feudatari  del- 
la romana  chiesa.il  regno  di  Giacomo  11  fu 
rimarchevole  per  due  guerre  importanti, 
nel  1 3og  contro  i  mori  di  Granata,  e  nel 
i32icontro  Pisa  {?*.)  in  Sardegna.  Al- 
lorché Clemente  V  neh3o5  avea  stabi- 
lito la  residenza  pontificia  in  Francia  e  in 
Avignone (V.),  il  re  assistè  alla  sua  coro- 
nazione, e  con  Ferdinando  IV  mandaro- 
no i  loro  ambasciatoli  perchè  si  rispettas- 
se la  memoria  del  magnanimo  Bonifacio 
\  III,  che  Iodio  riprovevole  dell'indegno 
Filippo  IV  redi  Francia  voleva  condan- 
nata. Due  cavalieri  catalani,  Carocci  e 
Guglielmo  Deboli,  si  presentarono  in  A- 
vignone,  per  offrirsi  di  battersi  in  cam- 
pu  aperto  ,  per  sostenere  l'innocenza  di 
Uouifuciù  \  lil  dalle  laute  calunniose  ini' 


SPA  95 

pulazioni.  Al  successore  Giovanni  X  X  i  l 
il  re  Giacomo  11  nel  1  3  1  7  pe'suoi  amba- 
sciatori fece  rinnovare  il  giuramento  di 
fedeltà  come  tribù  la  rio  della  Coi  sica  e  del- 
la Sardegna,  e  come  gonfaloniere,  ameni- 
raglioegeneraledella  romana  chiesa. Gio- 
vanni XXII  soccorse  il  re  di  Majorca  con- 
tro i  saraceni,  e  inviò  missionari  a  pre- 
dicar la  fede  agi  infedeli.  Nel  1  327  a  Gia- 
como Il  successe  il  figlio  Alfonso  IV  il 
Buono,  per  l'eccessiva  sua  bontà  che  tal- 
volta degenerò  in  debolezza,  e  prese  in 
moglie  Eleonora  sorella  del  re  di  Casti- 
glia  e  di  Leon.  Giurò  agli  stati  0  cortes 
di  non  alienare  alcun  dominio  della  co- 
rona, giuramento  che  esigettero  per  fre- 
nare le  sue  prodigalità  :  nondimeno  il  re 
die  dipoi  per  appannaggio  alia  moglie, 
Xaliva  e  qualche  altra  piazza,  ed  al  secon- 
dogenito il  marchesato  di  Tortosa  e  la  si- 
gnoria d'Alba  razin. La  guerra  sanguinosa 
e  rovinosa  che  sostenne  contro  Genova 
(F-)  per  la  Sardegna,  riuscì  utile  agli  ara- 
gonesi e  catalani,  poiché  divennero  i  più 
valenti  navigatori  del  loro  secolo,  e  fu- 
rono obbligati  formare  una  marina  che 
fu  uno  de'principii  della  grandezza  spa 
gnoola.  Alfonso  IV  affli  Ilo  dai  dispiaceri 
domestici,  del  figlio  e  successore  Pietro 
1  V  il  Crudele,  morì  nel  1  33G.  Ora  debbo 
parlare  d'A  IfonsoX  l  re  di  Casliglia  eLeon, 
«inde  possibilmente  progredire  cronolo- 
gicamente con  questi  pochi  e  generici  cen- 
ni, nel  gran  caos  della  storia  di  Spagna, 
vero  laberinto  per  ridurla  alle  minime 
proporzioni  cui  sonoindottodal  mio  com- 
pendioso sistema  e  natura  dell'opera; on- 
de temo  siami  sfuggito  il  filo  d'Arianna  a 
traverso  le  sinuosi  là  di  questo  inestrica- 
bile laberinto,  massime  ne'secoli  anterio- 
ri,  per  la  frastagliata  dominazione  con 
tanti  re  cristiani,  e  regoli  mori  in  maggior 
numero.  Al  poco  dello  sopra  tanti  siali 
e  regni,  in  parte  ponno  supplire  gli  arti- 
coli delle  città  arcivescovili  e  vescovili  , 
coniegià  avvertii, ollrequelli  che  vado  ci- 
tando. Dopo  avere  Alfonso  XI  trascor- 
so la  sua  minorila  tra  guerre  e  intestine 


96  S  P  A  S  P  A 

ribellioni,  strinse  con  mano  ferma  le  re-  l'assedia  d'Algesiras  che  durò  due  anni; 
dioi  del  governo;  ma  a  fronte  del  suo  ri-  imperocché  i  mori  opponevano  il  ean- 
gore non  gli  fn  possibile  distruggere  tilt-  none  alle  deboli  macelline  da  guerra  a- 
te  le  sedizioni  che  fermentavano  fra  la  doperete  allora  pei  battere  le  mura,  ed 
nobiltà  castigliana  dal  regno  di  Ferdinan-  è  secondo  alcuni  lai.'1  volta  che  la  sto- 
llo 111  il  San /oin  poijcheavea  diminuito  i  ria  fa  menzione  dell'artiglieria, ch'é  stata 
suoi  privilegi.  Distrutte  varie  leghe  pe-  forse  inventata  da'mori,  benché  la  pol- 
ricolose,  potè  il  re  rivolgere  le  sue  armi  vereerasi  recentemente  scoperta  in  Ger- 
ronlro  i  mori  d'Africa  e  di  («lanata,  che  mania  e  da  lungo  tempo  in  Cina  (dell'in- 
di nuovo  minacciavano  la  Spagna,  e  ri-  venzione  della  polvere,  di  quella  dell'ar- 
portò  neh  327  una  vittoria  navale  sulla  tiglierie  ne  parlai  ne'  voi.  Y.W  11  l,p.  3o6, 
flotta  del  re  di  Marocco,  che  accorreva  e  XLV,  p.  102  eio3,  e  quando  furono 
in  soccorso  de'granatìni.  Alfonso  XI  die  introdotte  in  Italia  e  nelle  milizie  papali), 
saggio  di  sua  alta  politica,  confederali-  La  lunghezza  e  celebrità  dell'assedio  vi 
dosi  con  Alfonso  IV  redi  Portogallo  e  con  chiamarono  gran  numero  di  stranieri;  il 
Pietro  IV  re  d'Aragona:  questi  3  sovrani  re  corse  rischio  due  volte  d'essere  assas- 
con  un  trattalo  convennero,  di  non  dare  si  nato  da'fanatici  mussulmani,  e  infine  la 
in  avvenire  asilo,  né  soccorso  ai  sudditi  piazza  capitolò.  Intanto  Pietro  IV  red' A- 
malcontenti  de'Ioro  regni,  poiché  eransi  ragona,  famoso  per  le  sue  crudeltà,  tisur- 
finalmenteaccorti,cheuua  contraria  con-  pazioni,  per  le  sue  armi  e  sciagure,  si  era 
dotta,  favorendo  l'intraprese  d'una  fa-  incoronato  da  se  stesso  per  le  gravi  con* 
-/iosa  e  arrogante  nobiltà,  era  propria  a  tese  insorte  con  l'arcivescovo  di  Saragoz- 
mantenere  la  ribeHione  ne'loro  stati.  Nel  za  che  pretendeva  coronarlo,  e  nella  surf- 
l  34o  i  re  di  Marocco  e  di  Granata  con  detta  guerra  co'mori  la  memorata  flotta 
armata  innumerahile  assediarono  Tari-  sua  sconfisse  la  maomettana  all'altura  di 
fa.  Tutta  la  Spagna  cristiana  si  mosse  su-  Ceuta.  Nel  1  33o,  erasi  recato  in  Avignone 
Lito  per  opporci  a  quel  torrente,  ed  a'29  a  fare  omaggio  a  Benedetto  XII,  come 
ottobre  Alfonso  XI  col  re  di  Portogallo  feudatario  della  s.  Sede.  Nel  suo  solenne 
riportò  presso  Tarda,  sulle  rive  del  Sa-  ingresso  con  Giacomo  III  re  di  Majorca, 
lado,  compiuta  vittoria  :  i  mussulmani  avendo  lo  scudiere  di  questo  re  percosso 
appena  osarono  combattere,  e  si  fecero  colla  frusta  il  cavallo  di  Pietro  IV,  esso 
scannare, dicesi  200, 000, colla  perdita  di  adiratosi  sguainò  la  spada  e  con  istento 
soli  20  cristiani!  Le  ricche  spoglie  de'vin-  s'impedirono  gli  effetti  del  suo  sdegno. 
ti  fece  ribassare  d'un  6.°  il  prezzo  dell'oro.  Non  a ndò  guari  che  Pietro  IV  mosse guer- 
1  due  re  di  Castiglia  e  Portogallo,  perchè  ra  al  re  di  Majorca,  e  non  ostante  l'in- 
PielrolV  non  prese  parte  a  tale  combat-  tervento  e  paterno  impegno  di  Clemente 
timento,  ma  colla  flotta  nello  stretto  im-  VI  per  pacificarli^  l'invio  di  due  cardina- 
pedi  rinforzi  e  viveri  al  nemico,  ne  invia-  li  legali,  finì  con  impossessarsi  de'suoi  sta- 
rono  parte  in  Avignonea  Benedetto  XII,  ti.  Equi  noterò, cheCleuiente  VI  neli344 
che  enumerai  a  Portogallo,  assai  gra-  in  Avignone  coronò  re  dell'isole  Canarie 
dite  dal  Papa. che  esorlò  i  due  rea  prò-  ('  ■)  Lodovico  de  La  Cerda,figliodel sud- 
seguire  le  gloriose  imprese  contro  i  ne-  detto  Alfonso  l' Ese recitilo  da'troni  di  Ca- 
mici del  nome  cristiano;  ed  al  re  porto-  stiglia  e  Leon;  e  perchè  l'autorizzò  alla 
ghese  concesse  le  decime  di  due  anni,  col  conquista,  il  re  le  fece  tributarie  alla  s. 
patto  che  facesse  fabbricare  e  dotare  le  Sede  coll'annuo  censo  di  4oo  fiorini  d'o- 
thiese  necessarieal  culto  divino  nelle  ter-  10:  da  Lodovico  discendono  i  duchi  di 
reconquistatesui  medesimi. Dilemmi  do-  Medina  Celi. Più  lardi  le  isole  furono  con- 
pò  Alfonso  XI  segualo  il  suo  regno  con  quistate,  e  divennero  possesso  di  Spagna. 


SI»  A 
Inolile,  non  posso  a  mono  di  qui  ancora 
celebrare  il  gran  cardinale  Egidio  Al- 

l>ornozt\\  Cuenca,  valoroso  contro  i  mori 
die  sconfisse  colle  milizie  d'Alfonso  XI 
redi  Castiglia  e  Leon,  e  fuggendo  le  cru- 
deltà di  suo  figlio  Pietro  il  Crudele,  di- 
verso dall'omonimo  aragonese,  si  rifugiò 
in  Avignone,  ove  nel  i  35o  Clemente  VI 
l'elevò  alla  porpora.  Dipoi  fu  inviato  le- 
gato in  Roma  (/'.)  e  nello  stalo  pontifi- 
cio, per  ricuperare  i  domimi  usurpati  dai 
signorotti  nell'assenza  de'Papi,  e  si  rese 
glorioso  per  le  splendide  imprese  e  im- 
mortali benemerenze.  Il  ricordato  Alfon- 
so XI  perì  di  peste  nell'Io  mentre  stava 
per  espugnare  la  famosa  Gibilterra,  e  to- 
glierla al  re  di  Marocco,  onde  chiudere 
per  sempre  l'entrala  de'mori  in  (spagna. 
Fondò  il  suo  potere  sulla  rovina  delle  fa- 
zioni, rese  alla  maestà  regia  il  suo  splen- 
dore, e  alle  leggi  tutta  la  forza;  amò  la 
magnificenza  e  i  tornei  ove  spesso  com- 
batteva. Vivamente  acceso  della  famige- 
rata d.  Eleonora  di  Guzman,  ottenne  que- 
sta imperiosamente  tutta  la  sua  confiden- 
za,adesclusionediMaria  diPortogallo  sua 
moglie  e  madre  di  Pietro.  Questi  bello, 
maestoso  ed  intrepido,  i  suoi  difetti  per 
mala  sorte  furono  gravi, ed  equilibrarono 
i  preziosi  doni  sortili  dalla  natura.  Pe'suoi 
eccessi  la  sua  fama  fu  denigrata  e  il  suo 
regno  disonorato  :  il  suo  genio  sfrenato 
per  la  caccia  gli  accrebbe  la  naturale  a- 
sprezza,  essendo  pure  amaro  motteggia- 
tore e  crudele.  Questo  principe  Strinse  lo 
scettro  tra  le  più  spaventevoli  discordie 
della  gelosia  e  ambizione  dei  grandi  ;  il 
suo  aio  d.  Ramiro  duca  d'Albuquerqne 
per  dominarlo  gli  schiuse  le  vie  del  vi- 
zio, e  gli  corruppe  il  cuore.  Fece  perire 
d.  Eleonora  di  Guzman,  e  Garcilasso  de 
la  Vega  perchè  nella  rivolta  di  Burgos 
gli  propose  il  licenziamento  d'Albuquer- 
qne, onde  por  line  a'pubblici  clamori  de- 
rivati dall'esorbitanti  imposizioni.  Inva- 
ghitosi in  casa  del  favorito  di  d.  Maria 
Padilla,nata  da  genitori  privi  di  fortu- 
na, che  ad  una  bellezza  meravigliosa  ac- 

VOL.  LXVIII. 


S  P  A 


97 


cooptava  uno  spirito  ornato,  vuoisi  che 
la  sposasse  segretamente.  Poicoslrelto  ad 

ammogliarsi  con  bianca  di  boi  bone  I  ab- 
bandonò con  ripugnanza,  ma  non  tardò 
a  ritornare  al  suo  primiero  amore,  e  ta- 
le fu  l'ascendente  che  Pachila  prese  sul 
di  lui  animo,  che  la  superstizione  attri- 
buì a  magia  tale  impero.  La  sua  fami- 
glia venne  ricolmadibenefizi, ed  essaogui 
dì  divenne  più  potente.  Di  che  ingelosi- 
tosi Albuquerque,  si  unì  ad  Enrico  conte 
di  Translamare  poi  Enrico  II,  e  Tello  fi- 
gli did.  Eleonora,  nella  guerra  civile  che 
facevano  al  re  loro  fratello  naturale,  il 
(piale  però  spense  tale  ribellione.  Volen- 
do poi  Pietro  disfarsi  di  Bianca,  da  un 
concilio  composto  di  vescovi  a  lui  ligi  fece 
pronunziare  il  divorzio.  Papa  Innocenzo 
VI  inviò  al  re  il  vescovo  di  Senez,perche  si 
riunisse  alla  virtuosa  Bianca;  ma  egli  se- 
dotta l'onestà  di  d.  Giovanna  Fernandez 
de  Castro,  vedova  di  d.  Diego  de  Uaro, 
la  sposò  solennemente,  e  poi  dopo  alcuni 
mesi  anche  essa  ripudiò,  per  riunirsi  di 
nuovo  alla  Pachila;  così  provocando  la 
vendetta  della  casa  de  Castro,  e  il  risen- 
timento della  slessa  regina  madre.  Dive- 
nuto Pietro  più  sanguinario,  neh  3  55  il 
vescovo  di  Senez  in  nome  del  Papa  lo  sco- 
municò e  pose  l'interdetto  al  regno  di  Ca- 
sliglia.  Ammalatosi  il  re,  si  pensava  dar- 
gli un  successore;  Enrico  ebbe  un  gran 
partito,  altro  difese  Bianca.  Guarito  il  re, 
con  simulazione  sedò  la  ribellione,  disu- 
nendo con  lusinghe  i  suoi  nemici,  i  quali 
però  lo  costrinsero  a  nuovamente  porsi 
in  balìa  della  madre.  Nutrendo  vendetta 
contro  la  sua  corte,  fuggì,  e  radunato  un 
esercito  marciò  su  Toledo,  ingannando 
la  moltitudine  con  prometterle  di  richia- 
mar Bianca  sul  trono,  per  cui  il  Papa  se 
ne  congra  lido  con  lettera.  Ma  Pietro  dopo 
aver  fatto  morir  di  veleno  Albuquerque, 
come  corse  voce,  entrato  in  città  e  mal- 
grado le  sue  promesse,  fece  giustiziare  il 
de'principali  cittadini,  ed  i  più  fedeli  a- 
mici  della  regina  madre,  con  gran  dolore 
di  questa;  e  Bianca  fu  strettamente  chiusa 
7 


98  S  P  A  S  P  A 
nella  torre  di  Siguenza.  In  lale  stalo  di  riuscito  ad  Enrico  d' interessare  per  lui 
cose  scoppiò  una  rottura  col  re  d'Arago-  il  Papa  Urbano  V,  clie  inutilmente  avea 
uà  Pietro  IV,  al  quale  si  unì  nella  guerra  esorlato  Pietro  alla  concordia  con  Ara- 
Enrico  Translaruare;  mentre  Pietro  lece  goua  e  a  moderare  la  sua  ferocia,  colle 
assassinare  il  fratello  Ferdinando  e  il  pio-  sue  milizie  e  sussidii,  e  con  quelli  ancora 
prioi. "ministro  d.  Giovanni  d'Aragona,  delcontedi  Foix.edel  redi  Francia  Carlo 
etf  avvelenar  la  ziaEleonora  peravercom-  V  die  gli  die  per  generali  il  celebre  com- 
pianto lu  sciagura  di  Bianca.  Innocenzo  testabile  Bertrando  Du  Guesclin  e  Gio- 
VI  s'interpose  tra'due  Pietri,  ambo  crii-  vaunicontedelle.MarehecuginodiBianca, 
deli,  per  pacificarli,  ed  a  mezzo  del  cardi-  ripassò  i  Pirenei.  Il  suo  esercitosi  compo- 
i. al  Guido  de  Boulogne  suo  legato  vi  riu-  se  nella  più  parte  di  avventurieri  delle 
sci  nel  i  36 1 .  Le  calde  ammonizioni  però  grandiconipaguiecheconducevaDuGue- 
del  Papa  in  favore  di  Bianca  non  ebbe-  sclin  per  purgamela  Francia.  Molte  città 
ro  fui  za  d'aminolo  e  la  durezza  del  cuore  si  sottoinmisero  alla  sua  ubbidienza, stan- 
di  Pietro,  ebe  seguitò  ne'pravi  e  illeciti  ebe  dalle  crudeltà  del  re;  prese  Toledo, 
Amori  colla  Patitila.  Lungo  sarebbe  il  de-  entrò  in  trionfo  a  Madrid,  ed  a' 1 4  mar- 
ter  i  vere  tu  Ite  le  atroci  là  ina  udite  commes-  zoi  368  sbaragliò  l'esercito  di  Pietro,  che 
se  da  Pietro,  agli  ocebi  del  quale  in  una  andò  ad  assediare  a  Montiel.  Sebbene  il  re 
parola  la  ricchezza,  la  virtù  e  la  nascita  si  mostrasse  quasi  semprecon  lui  clemen- 
erano  eguali  titoli  di  proscrizione.  L'opi-  te,  Enrico  avea  contro  il  fratello  odioiin- 
niorie  comune  gli  accusa  pure  la  morte  placabile,  laonde  per  timore  ebe  gli  fug- 
di  Bianca  e  pel  veleno.  Sembrò  alquanto  gisse  fece  innalzare  altra  muraglia  intor- 
mitigata  la  sua  ferocia,  pel  sommo  do-  no  a  Montiel.  Pietro  offrì  al  contestabile 
loie  in  cui  proruppe  alla  morte  della  ca-  grandi  compensi  se  voleva  favorir  la  sua 
ra  sua  Pachila;  ma  tali  sentimenti  ebbe-  fuga,  ma  il  contestabile  avendo  comuni- 
io  breve  durata.  Gli  lasciò  un  figlio  e  3  calo  la  proposizione  ad  Enrico,  questi  gli 
figlie,  onde  il  re  adunate  le  cortes  a  Si-  offrì  doppio  guiderdone  se  attirava  il  re 
viglia, dichiaròilsuomalrinioniocon  Pa-  nellapropria  tenda.  Du  Guesclin  per  ter- 
dilla  e  fu  riconosciutoli  figlio  Alfonso,  che  minare  la  guerra  cede  a  sì  indegna  oller- 
poco  dopo  morì.  Le  insidie  tese  al  talamo  la.  Appena  il  re  fu  nella  tenda,  che  En- 
di  d.  Giacomo  de  La  Cerda,  antico  pie-  lieo  gli  corse  per  satollare  la  sua  vendet- 
tendente  alla  corona  di  Castiglia,  obbli-  la;  i  due  fratelli  si  avventarono  l'uno  con- 
garono  questo  principe  a  prender  servi-  tro  l'altro,  come  due  leoni  furiosi.  En- 
gio  in  Aragona,  e  fatalmente  caduto  pri-  trambi  caddero  a  terra,  il  re  come  più  vi- 
gioii iere  plesso  Siviglia,  fu  tosto  ucciso,  goroso(più  presto  si  rialzò,  e  stava  per 
nell'indi  gua  fiducia  di  trionfare  della  vii-  conficcar  la  daga  nel  cuore  d'Enrico,  al- 
tuosa  vedova,  che  con  eroico  esempio  sep-  lord  le  gli  fu  fatta  cambiar  posizione.  Sur- 
pe  deludere  le  inique  trame,  deformali,  se  Enrico  e  aiutato  da' suoi  uccise  Pie- 
dosi  il  volto  con  volontarie  ferite.  ludi  tro;  con  molti  colpi  spirò  il  re  nei!'  età 
intraprese  la  guerra  contro  l'Aragona  e  di  34  anni,  riputato  il  monarca  più  san- 
la  Na varrà,  i  cui  sovrani  per  detroniz-  guinario  di  cui  la  storia  di  Spagna  fàccia 
zarlo  si  unirono  a  Eurico  Transtamare,  menzione,  ed  il  flagello  dei  suoi  sudditi, 
dappei  lutto  accolto  come  liberatore.  Ri»  Enrico  li  il  Magnifico  montato  sul  trono 
tiratosi  Pietro,  invocò  l'aiuto  del  prin-  ricompensò  liberalmente  il  contestabile 
cipe  di  Galles  Odoardo,  pel  quale  ueh36*7  col  ducato  di  Mulines,  e  gli  altri  signori 
vinse  la  battaglia  di  ISajara,  e  potè  quin-  francesi,  e  divenne  I'  idolo  di  tutti.  Ri- 
di rientrale  in  Castiglia,  e  dar  isfogo  al-  toruò  ne'suoi  stati  la  calma  e  l'abbondane 
le  sue  tenibili  vendette,  lutauto  csseudo  ra,  riformò  gli  abusi,  istituì  savie  leggi, 


S  P  A  S  P  A  99 

tolse  a'giudci  l'amministrazione  delle  Ci-  illazione  dello  stesso  Papa  per  tcruiinar- 
nanze,  e  chiaro  si  rese  per  clemenza.  Si  la,  avendo  il  carattere  e  tutti  gli  orrori 
mostrò  grato  al  re  di  Francia,  e  l'aiutò  d'una  guerra  civile.  In  apparenza  segui 
con  una  flotta  per  prendere  Rochelle;  ri-  la  pace,  ma  siccome  non  erasi  fatta  con 
portò  molte  vittorie  e  fece  alcune  con-  animo  sincero,  cosi  fu  di  corta  durata, 
quiste sui  redi  Portogallo,  Aragona  e  Na-  Non  tardarono  nuove  rotture  e  disfida, 
varrà,  i  quali  aspiravano  alla  sua  corona:  e  finalmente  gli  aragonesi  riportarono  vit- 
vi  pretesero  pure  i  duchi  di  Lane-astro  e  toria  sui  casigliani.  Questi  unitisi  al  re 
di  Cambridge  figli  d'Odoardo  III,  in  no-  di  Navarra  si  vendicarono,  e  la  guerra 
me  di  Costanza  e  d'Isabella  figlie  natu-  di  nuovo  s'inasprì,  onde  il  re  vedendosi 
rali  di  Pietro  il  Crudele  e  loro  spose.  En-  in  confronto  debole  appoggiò  gli  sforzi  di 
rico  II  non  fu  mai  si  grande  comeneh379  Eurico  Transtamare,  e  cos'i  costrinse  Pie- 
in  punto  di  morte;  allora  riconobbe  i  suoi  tro  re  di  Castiglia  ad  evacuar  le  piazze 
torti  verso  il  suo  fratello  e  re.  Tra'con-  occupate  in  Aragona.  Divenuto  re  Eli- 
sigli che  die  al  figlio  e  successore  Giovali-  lieo  II,  si  contentò  in  vece  del  promesso 
ni  I,  gli  raccomandò  d'esser  fedele  a  Frati-  regno  di  Murcia,  d'un  compenso  pecu- 
cia  per  doversele  tutto;  di  ricompensare  niario;  poscia  la  pace  fu  consolidata  col 
i  castigliani  che  l'aveano  collocato  sul  Ito-  matrimonio  tra  l'infante  di  Castiglia  d. 
no,  ma  di  attirarsi  presso  di  se  con  pie-  Giovanni,  con  l'infanta  d'Aragona  d.  E- 
senti  e  impieghi  gli  amici  del  fratello  Pie-  leonora.  Papa  Urbano  Vsi  mostrò  gra- 
tro,  come  sudditi  più  fedeli  e  che  aveano  veniente  sdegnato  con  Pietro  IV,  che  a- 
seguito  il  partito  più  giusto  !  Fu  compiati-  vea  beneficato.  Il  re  erasi  usurpate  le  ren- 
io amaramente  da'suoi  popoli,  di  cui  e-  dite  pontificie,  quelle  de'cardinali,  e  dei 
rasi  guadagnato  l'amore  e  la  stima.  beneficiati  che  risiedevano  fuori  delle  lo- 
PietroIVre  d'Aragona  vedendosi  privo  io  chiese,  e  riscuotevansi  dagli  esattori 
di  prole  maschile,  si  adoperò  per  assicura-  della  s.  Sede.  Il  Papa  non  potendo  lol- 
le il  tronoalla  primogenita  Costanza,  ma  lerare  tante  oppressioni,  esorlò  il  re  con 
i  suoi  fratelli  misero  in  campo  il  lestauien-  paterne  lettere  a  restituire  le  rendite  ec- 
todi  Giacomo  I,  in  virtù  del  quale  dovea  clesiasliche,  e  ad  annullar  l'editto  di  su- 
loro  appartenere  la  corona  in  mancanza  basta  de'beni  ecclesiastici  spettanti  a'be- 
di  posterità  mascolina.  Si  formarono  per-  neficiali  assenti.  Rispondendo  il  re,  che 
ciò  due  leghe  armate  contro  il  re,  d'A-  tutto  avea  fallo  col  consiglio  di  uomini 
ragona  e  di  Valenza  ;  quando  morta  la  savi, il  Papa  lo  citò  con  monitorio  a  pre- 
regina  Maria,  non  potè  Pietro  IV  col  sentarsi  alla  s.  Sede,  se  dentro  due  mesi 
matrimonio  con  Eleonora  di  Potiogal-  non  avesse  restituito!  beni  usurpati,e  mi- 
Io  avere  uu  infante,  poiché  la  sola  terza  nacciò  la  scomunica  in  cui  egli  e  i  cou- 
inoglie  Eleonora  figlia  di  Pietro  II  redi  sigiteli  sarebbero  incorsi  se  non  si  cor- 
Trinacria  gli  partorì  l'erede  Giovanni  I,  reggevano.  Oltre  a  ciò  Pietro  I  V  fu  chia- 
e  vinse  alla  sua  volta  i  ribelli  delle  due  malo  in  giudizio  perchèavea  lasciato  per 
leghe.  Mostrandosi  a  un  tempo  guerrie-  io  anni  di  pagare  alla  s.  Sede  i  tributi 
roepolilico,riuuovòlealleauzecon  Frati-  pel  regno  di  Sardegna  e  Corsica,  e  non 
eia,  Venezia  e  Navarra.  Si  recò  in  Avi-  avea  fallo  il  Consuelo  giuramento  di  fe- 
gnone  per  far  omaggio  della  Sardegna  a  della  e  vassallaggio,  per  cui  gli  fu  inti- 
Innocenzo  VI,  che  scelse  pei1  mediatore  malo  che  sarebbe  stalo  spogliato  di  tali 
co'genovesi  che  aveano  occupalo  la  Cor-  isole.  Il  re  si  riconobbe  debitore  e  feu- 
sieu,  la  quale  poi  fu  riconosciuta  doversi  datario,  promise  di  soddisfare  i  censi,  e 
ai  medesimi.  Nella  guerra  che  sostenne  poi  non  corrispondendo  Urbano  V  lori- 
contro  Pietro  di  Casliglia  ricorse  alla  me-     chiamò  in  giudizio  colla  comminatoria  di 


ioo  SPA 

pine  maggiori;  indi  oel 1 366  procedette 
alla  condanna  e  lo  minacciò  di  levargli 
le  isole,  onde  il  re  mandò  un  ambascia- 
tore a  rendere  il  giuramento.  Libano  V 
m  adoperò  pure  con  frequenti  lettere  per 
pacificale  il  re  di  Portogallo  con  Enrico 
Jl  re  ili  Castiglia  e  Leon,  e  per  pone  que- 
sti in  concordia  con  Pietro  IV  e  col  re 
di  Navarca.  Non  cessando  le  guerre  fra' 
due  ultimi,  Libano  V  che  avea  restitui- 
ta a  Roma  la  residenza  papale,  nel  1870 
tornò  in  Avignone  per  meglio  attendere 
a  sopirle,  e  fare  altrettanto  per  quelle  tra 
gl'inglesi  e  i  francesi.  Poco  dopo  gli  suc- 
cesse Gregorio  XI,  che  subito  si  adoperò 
pel  ristabilimento  della  buona  armouia 
tra  Enrico  11  e  il  re  di  Portogallo,  assi- 
curandosi l'indipendenza  de' due  regni, 
lasciando  ili.°al  suo  arbitrio  le  differen- 
ze col  re  di  Na varrà  che  recossi  ad  Avi- 
gnone a  ossequiare  il  Papa,  ove  gli  am- 
basciatori di  Pietro  IV  porlaronsi  a  fare 
il  consueto  giù  lamento  e  rinnova  re  il  trat- 
tato di  Bonifacio  Vili.  Nell'assenza  dal- 
l'Aragona di  Pietro  IV,  avendo  lasciato 
il  potere  alla  regina  Eleonora,  con  que- 
sta Gregorio  XI  a  mezzo  del  suo  nunzio 
apostolico  cardinal  de  Cosnac  o  Gonadi 
concluse  quel  capitolato  di  cui  parlai  nel 
voi.  LXI,  p.  i3o,  per  l'immunità  delle 
chiese  d'Aragona  ch'era  di  continuo  vio- 
lata e  manomessa  dalla  prepotenza  dei 
magistrali  civili,  al  che  fu  riparato  pei 
reclami  de'vescovi  con  tale  specie  di  con- 
cordato e  accordo,  mediante  4  articoli 
contrapposti  a'4  diversi  gravami  su'quali 
aveano  mosso  querela  i  vescovi,  secondo 
le  condizioni  imposte  dal  Papa.  Oppri- 
mendo poi  Pietro  IV  i  diritti  della  Chie- 
sa,  e  usurpando  l'autorità  temporale  che 
sino  allora  sulla  città  di  Tarragona  avea 
l'arcivescovo,  Gregorio  XI  nel  1  374scris- 
seaì  vescovo diLerida  favoi  iìodellacorte, 
perchè  esortasse  il  re  a  desistere  da  siffat- 
to biasimevole  contegno,  e  nello  stesso 
tempo  confermò,  ad  istanza  d'Enrico  li 
re  di  Castiglia,  la  pace  fra  questo  e  Pie- 
tro 1\  .  lutatilo  Gregorio  XI  eia  frequen- 


SPà 

temente  esortato  dal  francescano  Pietro 
infante  d'Aragona,  come  figlio  di  Giaco- 
mo 11,  che  di  santa  vita  avea  fatto  tan- 
ti sforzi  perchè  Libano  V  si  restituisse 
in  Roma  vera  e  sua  propria  sede,  e  procu- 
rò impedire  il  ritorno  in  Francia,  a  re- 
carsi nell'alma  città  e  terminare  quella 
speciedi  vedovanza  in  cui  languiva  la  chie- 
sa romana;  altrettanto  altri  inculcando- 
gli colle  ss.  Caterina  e  Brigida,  ne  effettuò 
le  saggie  e  zelanti  brame.  Enrico  11  ap- 
pena conobbe  la  risoluzione,  poiché  la  vi- 
cinanza del  Papa  l'incoraggiava  a  intra- 
prendere la  guerra  co'mori,  gli  significò 
il  suo  dispiacere;  ma  il  Papa  gli  rispose, 
che  avendo  considerato  avanti  a  Dio  l'u- 
tilità che  proveniva  alla  Chiesa  col  suo 
ritorno  in  Roma,  si  vedeva  necessitalo  di 
farlo,  senza  lasciare  di  portare  nel  cuor 
suo  lui  e  i  suoi  sudditi  di  Castiglia  e  Leon, 
esibendogli  l'offerta  di  tutte  le  grazie  a- 
postoliche  che  potesse  loro  concedere.  La 
slessa  risposta  dièal  re  di  Francia  e  a  tulli 
quelli  che  pregiudicava  e  dispiaceva  la  sua 
partenza.  Partito  d'Avignone,  s'imbar- 
cò sulla  galera  gerosolimitana  dello  spa- 
gnuolo  Heredia  gran  maestro  dell'ordì- 
uè,  e  giunse  in  Roma  a'  1  7  gennaio  1  377. 
Nelsegueule  anno  morì  il  Papa  e  cano- 
nicamente fu  eletlosuccessoreLrbanoVI, 
che  fu  riconosci u loda  lu Iti  e  da're  di  Fran- 
cia, Castiglia,  Aragona,  Portogallo,  Na- 
varra,  ec.  Ma  il  Papa  alquanto  austero, 
riprendendo  i  cardinali  quando  lo  crede- 
va oppoi  tuno,esospirando essi, quasi  tutti 
francesi, il  delizioso  soggiorno  di  Proven- 
za, con  l'aragonese  cardinal  de  Luna  si 
ribellarono,  elessero  ai  20  settembre  in 
antipapa  Clemente  /"//di  Ginevra  (per- 
ciò di  lui  riparlerò  a  Svizzera),  e  Origina* 
rono  il  deplorabile  e  funestissimo  gran 
Scisma  { f  .)  d'occidente, il  più  lungo  e  il 
piìi  pernicioso  di  tutti.  Imperocché  i  fe- 
deli divisi  nell'ubbidienza  non  seppero  chi 
fosse  il  legittimo  Papa;  e  se  Urbano  VI 
fu  riconosciuto  per  tale  da  Pietro  france- 
scano infante  d'Aragona  e  celebre  per  vir- 
tù e  pel  dono  di  profezia,  dall'altro  spa- 


SPA 
gnuolo  Alfonso  clie  vescovo  di  Jaen  pas- 
sò a  vita  lolitana  •  apostolica  e  fu  com- 
pagno «li  s.  Brigida  ae'pellegrinaggi,  da 

s.  Caterina  da  Siena,  e  da  altri  servi  di 
Dio;  l'antipapa  Clemente  VII  fu  soste- 
nuto da  s.  Vincenzo  Ferreri  di  Valenza  e 
oracolodellaSpagnaoveconvei  ti  i  7,ooo 
ebrei,  e  da  Pietro  di  Lnxemburgo  mo- 
dello dei  santi  prelati.  Anche  le  nazioni 
furono  divise  nella  credenza,  e  fatalmente 
riconobbero  il  falsoClemente  VI  I  laFran- 
eia,  i  regni  di  Spagna,  tranne  il  Porto- 
gallo, ed  altri  popoli.  Egli  passò  neh  379 
in  Avignone  (/''.)  e  vi  stabifi  una  catte- 
dra di  pestilenza,  creando  molti  anticar- 
dinali, fra'quali  diversi  spaglinoli,  die  re- 
gistrai nel  voi.  Ili,  p.  1 1  1  e  seg.  Subito 
prestò  ubbidienza  all'antipapa  Giovanni 
re  di  Castiglia  e  Leon,  per  cui  Urbano 
VI  facendo  il  processo  contro  i  fautori  e 
sostenitori  dello  scisma,  fulminò  sentenza 
contro  di  lui  per  non  essersi  presentato 
dentro  1'  epoca  ch'eragli  stata  assegnata 
nel  monitorio,  e  lo  privò  di  tutti  i  suoi 
domimi,  imponendo  scomunica  a  chi  gli 
prestasse  ubbidienza,  e  concedendo  indul- 
genze a  chi  contro  di  lui  si  armasse,  in- 
vitando il  duca  di  Lancastro  a  imposses- 
sarsi de'due  regni.  Pietro  IV  re  d'Ara- 
gona che  (ino  ali  383  era  restato  indif- 
ferente, inviò  i  suoi  ambasciatori  a  Ur- 
bano VI,  pregandolo  a  investirlo  del  re- 
gno di  Sicilia  di  qua  dal  Faro,  di  con- 
cedergli la  dispensa  per  maritare  a  suo 
nipote  Martino,  Maria  d'Aragona  regi- 
na dell'isola  di  Sicilia,  onde  far  passare 
quel  regno  nel  ramo  primogenito  di  sua 
famiglia;  di  perdonargli  l'annuo  tribu- 
to non  soddisfatto  per  la  Sardegna,  e  di 
accordargli  altre  cose  appartenenti  a'di- 
ritti  pontificii.  Non  avendolo  il  Papa  in 
nulla  esaudito,  si  dichiarò  pel  partito  del- 
l'antipapa, e  da  lui  ottenne  la  dispensa 
pe'bramati  sponsali.  Già  il  re  avea  fatto 
occupare  il  ducato  d'Atene  in  Grecia,  di 
cui  eransi  impadroniti  alcuni  catalani  e 
aragonesi:  tale  ducato  era  un  resto  del- 
le conquiste  fatte  da'erociati  di  Siria  su- 


SPA  101 

gl'imperatori  greci.  Soggiacque  a  turbo- 
lenze per  la  ribellione  ili  d.  Giovanni  suo 
figlio,evolendolodichiarareinabileal  tro- 
no, ne  fu  impedito  da  Cerdan  gran  giu- 
stiziere d'Aragona,  che  senza  badare  al 
risentimento  del  re,  spedi  lettere  ed  ema- 
nò editti  in  favore  dell'infante.  Pacifica- 
tosi Pietro  IV  morì  nel  1387,  con  ripu- 
tazione d'ambizioso,  dissimulatore  e  non 
meno  crudele  di  Pietro  di  Castiglia  suo 
contemporaneo.  Soltanto  il  re  d'Arago- 
na non  commise  ciò  che  chiamasi  delitti 
utili.  In  falli  l'uno  è  riguardato  come  il 
Nerone  della  Castiglia,  e  l'altro  come  il 
Tiberio  dell'  Aragona.  Pietro  IV  sagri- 
fìcava  molto  alle  convenienze,  ed  era  sì 
vago  del  ceremoniale  che  gli  fu  pur  da- 
to il  soprannome  Ceremonioso.  Non  man- 
cò di  coraggio,  fermezza,  attività  e  cogni- 
zioni, e  fondò  l'università  d'Huesca.  Gli 
successe  il  primogenito  Giovanni  I  già 
duca  di  Girona,  titolo  che  fu  poi  annes- 
so a'primogeniti  del  re  d'Aragona,  e  ri- 
conobbe l'antipapa  Clemente  VII.  L'al- 
tro Giovanni  I  re  di  Castiglia  e  Leon  avea 
nel  1  383  tenuto  a  Segovia  le  cortes  ostati 
generali  ed  abrogato  Vera  di  Spagna,  ciò 
che  altri  ritardano,  almeno  definitiva- 
mente: l'epoche  in  cui  cessò  tale  era  nelle 
altre  parti, Portogallo  e  Aragona, leaccen- 
nai  al  suoarlicolo,quindi  fu  adottata  l'era 
dell'Incarnazione  o  era  cristiana.  Tentò 
inutilmente  di  far  valerecolle  armi  i  suoi 
diritti  sul  Portogallo,  anzi  i  portoghesi 
l'attaccarono  poi  ne' suoi  stali,  condotti 
dal  duca  di  Lancastro  che  si  fece  accla- 
mare redi  Castiglia  e  s'impadronì  d'al- 
cune piazze.  Colla  pace  di  Bajona  fu  con- 
venuto il  maritaggio  d'Enrico  primoge- 
nito del  re  con  Caterina  figlia  del  duca 
e  perciò  di  Costanza  nata  da  Pietro  il  Cru- 
dele, come  ho  già  detto:  l'infante  prese 
allora  il  titolo  di  principe  delle  Asturie, 
die  dipoi  fu  sempre  portato  dagli  eredi 
presuntivi  della  corona.  Negli  stati  che  a- 
dunò  a  Guadalaxara  fissò  le  somme  pel 
trattamento  di  sua  famiglia.  Principe  vir- 
tuoso e  benefico,  sposò  Eleonora  figlia  di 


,oi  SPA  SPA 
Pietro  IV  d'Aragona,  da  cui  ebbe  il  no-  gno  di  Sardegna  e  Corsica;  come  lo  gua- 
ni, I,. -ito  Enrico  che  gli  successe,  e  Fcr-  dagnò  non  solo  a  sostenerlo,  ma  a  tra- 
dinando  che  ereditò  la  corona  dell'avo  unni:  insidie  in  Roma  a  Papa  Bonifacio 
materno.  Per  una  caduta  da  cavallo,  fat-  1  X,  tacendosi  lasciare  in  Avignone  buon 
ta  in  un  torneo,  essendo  morto  nel  1390,  presidio  aragonese.  Il  re  di  Francia,  ed 
di  1  Ianni  ebbe  il  trono  il  figlio  Enrico  IH  Enrico  III  re  di  Caviglia  e  Leon  man- 
Vii  fermo, cUe  tenuto  dall'arcivescovo  di  darono  diverse  ambascerie  a  benedetto 
Toledo,  fattoi  ."ministro  da'prozii,  privo  XIII  perla  rinunzia  desiderata  da'prin- 
delle  cose  necessarie,  gli  obbligò  a  dichia-  cipi  cristiani;  e  perchè  il  2. "volle  rego- 
larlo maggiore  e  a  dargli  somme  consi-  lare  ne'  suoi  slati  la  forma  del  governo 
derabili  culle  quali  eransi  arricchiti,  e  poi  ecclesiastico,  Bonifacio  IX  lo  scomunicò, 
si  mostrò  clemente  con  loro  quando  si  dichiarò  scismatico  e  decaduto  dal  trono 
ribellarono,  meno  l'arcivescovi- che  si  ri-  a  mezzo  d'  un  legato.  Il  re  eh'  era  reli- 
eonciliò  sinceramente  col  re.  Intanto  mo-  giosissimo,  senza  correggersi,  ne  fu  ad- 
ii l'indegno  antipapa  Clemente  VII  nel  dolorato;  mi  i  sudditi  che  l'amavano, 
1  3g4,  e  sebbene  come  dissi  ad  Ayigno-  costrinsero  il  legato  a  partire.  Per  ren- 
j?e,  si  fecero  pratiche  per  troncare  il  la-  der  la  pace  alla  Chiesa,  Enrico  III,  il  re 
giimevo!escisma,tuttavoltadopoi  1  gior-  di  Na varrà  Carlo  III,  e  il  re  di  Fran- 
iti dagli  anticardinali  gli  fu  dato  in  sue-  eia,  nel  1  3r>8  sospes°ro  a  Benedetto  XIII 
ceisore  il  pseudo  Benedetto  X III(P\) giù  l'ubbidienza,  e  l'ultimo  mandò  un  eser- 
de  Luna  aragonese, diesi  mostrò  ostina-  cito  per  costringerlo  all'abdicazione.  In 
tissimo  sostenitore  dello  scandaloso  sci-  queste  angustie  l'antipapa  ricorse  al  re 
sma  e  di  sua  falsa  dignità.  ÌNel  seguente  d'Aragona  .Alai  tino,  che  gli  mandò  gros- 
anno  Giovanni  I  re  d'Aragona  mori  nel-  sa  armata,  ma  non  potè  giungere  in  A- 
I'  inseguire  una  lupa,  amato  da' sudditi  vignone  ov'era  assediato.  Nondimeno  si 
benché  fosse  dedito  a'piaceri.  Non  avendo  impegnò  con  Francia  perchè  fosse  tolto 
figli  maschi,  gli  successe  il  fratello  Mar-  l'assedio,  e  rilasciati  gli  anticardinali  ar- 
lino,  che  divenne  in  seguito  gran  fauto-  restali;  indi  gli  fece  giungere  munizioni 
re  dell' antipapa,  il  quale  per  sostenersi  e  soccorsi,  e  Io  liberò  dalla  prigionia.  iNon 
e  fortificare  il  proprio  partilo  creò  mol-  cessando  però  i  francesi  di  tenerlo  arcon- 
ti anticardinali,  massime  spagnuoli,  che  dato,  e  lusingati  che  avrebbe  ellettuato 
riportai  nel  voi.  Ili,  p.  224  e  srg.  I  frati-  la  promessa  rinunzia,  nel  i4o3  gli  resti- 
tesi  per  terminar  lo  scisma  furono  di  pa-  luirono  l'ubbidienza,  come  fecero  la  Na- 
it-re  che  cedesse,  ma  egli  ambizioso  e  fur-  varia,  altre  nazioni  ed  Enrico  111  co'suoi 
bo  andò  seminando  cavilli  fra'spagnuoli,  sudditi.  Questo  principe  assalito  da'por- 
dimoslrando  che  tale  desiderio  era  per  toghesi,  li  battè  e  portò  il  terrore  nelle 
avere  un  Papa  francese,  e  con  questi  ri-  loro  frontiere,  e  li  costrinse  alla  pace.  La 
flessi  liguardanti  l'amor  proprio  uazio-  peste  del  140  1  afflisse  la  Spagna  espopo- 
naie, impegnò  gli  aragonesi  a  protegger-  lo  la  Casliglia,  per  cui  fu  permesso  alle 
lo,  e  così  il  parente  re  Martino,  che  giù  vedovedi  rimaritarsi  nell'annostessodel- 
unito  a're  di  Casliglia  e  di  Francia  per  la  morte  de'loro  mariti.  Quindi  Enrico 
ritirarsi  dall'ubbidienza,  gli  riuscì  gua-  III  con  successo  represse  i  corsari  afiica- 
da^narlo  e  divenne  unode'suoi  maggiori  ni,conquistò  su  loro  Tetuan,  e  fece  gode- 
appoggi.  In  detto  voi.  a  p.2243eiiella  bio-  re  ai  sudditi  la  più  imparziale  giustizia, 
giafia  dell'antipapa,  narrai  come  il  me-  Fatti  insolenti  gli  ebrei  per  le  loro  ricche» 
tlesimo  attirò  ad  Avignone  Martino,  cou  ze.severametile  ne  represse  l'usure, e  volle 
quale  solenne  ingresso  1'  onorò,  che  gli  che  portassero  un  segno  per  essere  distinti 
donò  la  Uosa  d'oro,  che  l'investì  del  re-  da'eristiani.  L'attività  e  il  suo  zelo  furono 


SFA 
mirabili,  e  fece  rifabbricare  il  regio  pa- 
lazzo di  Madrid  die  abitarono  i  successori 
sino  a  Ferdinando  VI;  abbellì  la  città  con 
altri  edilìzi,  e  costruì  il  palazzo  del  Par- 
do. Voleva  cacciar  da  Granata  i  mori  per 
aver  invaso  il  regno  di  Jaen,  ma  la  sua 
debole  salute  glielo  impedì;  terminando 
di  vi  vere  nel  i  \o6,  la  Spagna  soggiacque 
a  un  lutto  generale.  Sotto  il  suo  regno 
morì  il  cav.  Doso  di  i  20  anni,  cbe  aveva 
f.itto  tante  campagne,  ed  erasi  trovato  in 
tutte  le  battaglie  combattute  da  un  seco- 
lo addietro  in  Ispagnn.  Gli  successe  il  fi- 
glioGiovanni  II,cheaflìdò  per  l'istruzione 
a  Paolo  di  Burgos  dotto  ebreo  convertito, 
e  lasciò  in  tutela  alla  regina  sua  sposa  e 
al  fratello  d.  Ferdinando,  il  quale  vii  tuo- 
saiueiite  ricusò  lo  scettro  eh 'eragli  stato 
olferto  a  danno  del  nipote.  Lo  zio  non  si 
contentò  di  mantener  sicuri  gli  stati  del 
suo  pupillo,  ma  volle  ingrandirli,  per  cui 
obbligò  il  re  di  Granata  a  levar  l'asse- 
dio di  Jaen,  ed  al  medesimo  conquistò  ol- 
tre Prima  l'importante  città  d'Anteque- 
ra.  Nelle  pratiche  per  troncare  lo  scisma, 
descritte  nella  biografìa  dell'antipapa  e 
relativi  articoli,  dopo  che  Benedetto  XIII 
era  stato  in  Genova  (/'.), Martino  re  d'A- 
ragona spedì  ambasciatore  a  Papa  Gre- 
gorio XII  Vincenzo  Rivo  spagnuolo,che 
nel  1 408  fu  crea  lo  cardinale.  Filialmente, 
tranne  quel  monarca, in  tale  a  uno  Tanti  pa- 
pa fu  abbandonatoli.!  tutti  i  principi,eda 
s.VincenzoFerrei  i  che  avea  fatto  suocou- 
fessure  e  Maestro  dels.  Palazzoni]  il  qua- 
le pubblicamente  lo  denunziò  nelle  pre- 
diche perfido  ingannatore  del  popolo  di 
Dio.  Convocatosi  nel  i4°9  'n  Pisa  (F.) 
Un  Smodo  {f7.)  co'cardinali  di  Gregorio 
XII,  egli  anticardinali  di  Cenedelto  XIII 
che  furono  riconosciuti,  e  nel  quale  in- 
tervennero gli  ambasciatori  di  Francia, 
di  Portogallo  e  d'  altri  principi,  furono 
ambedue deposti,ed  eletto  Alessandro  V. 
La  lusinga  de'fedeli  di  vedere  estinto  lo 
scisma  restò  delusa,  poiché  in  vece  d'un 
Papa  DebberoSa  un  tempo,ciascuno  trat- 
tandosi per  tale.  Nell'anno  precedente  il 


SPA  io3 

re  Martino  introdusse  nell'isola  di  Sici- 
lia il  Regio  Exequatur  {fr.),  ove  descris- 
si quando  più  tardi  fu  adottato  in  (spa- 
gna, quella  piaga  della  Chiesa,  come  n'é 
altra  l'abuso  dell'  Esclusiva,  di  cui  ri- 
parlai nel  voi.  LX,  p.  2  1  3.  Mirtino  do- 
po aver  perduto  la  moglie  Maria  Lopez 
di  Luna, prossima  congiunta  dell'antipa- 
pa, nel  1409  v'<Je  morire  l'unico  figlio 
Martino  re  di  Trinacria,  o  isola  di  Sici- 
liti,  ch'erasi  unito  in  seconde  nozze  con 
Bianca  di  Na varrà,  e  distiuto  per  attivi- 
tà e  valore;  laonde  il  padre  riunì  quel  re- 
gno all'Aragona,  nel  momento  in  cui  la 
sua  stirpe  stavasi  per  estinguere.  Dopo 
avere  riportato  in  Sardegna  una  gran  vit- 
toria su  BrancaleoneDoria,morì  Martino 
a'3  i  maggio  1 4 1  o,  mentre  il  più  de'cro- 
nisti  dicono  1 4  1  2, senza  figli,  e  senza  a  ver 
voluto  dichiarare  chi  dovess'essere  il  suo 
erede  legittimo.  La  sua  morte  spense  la 
posterità  mascolina  degli  antichi  conti  di 
Barcellona,  ne'quali  era  passato  Io  scet- 
tro d'Aragona  per  Petronilla  figlia  di  Ra- 
miro Il  il  Monaco.  Il  conte  d'Urge!,  il 
duca  d'Angiò,  Ferdinando  di  Castiglia 
e  altri  pretesero  all'Aragona, lochepro- 
dusse  gravi  turbolenze,  guerre  sanguino- 
se, e  l'anarchia  di  due  anni.  L'arcive- 
scovo di  Saragozza  Garzia  Heredia  ne  fu 
vittima,  come  notai  in  quell'articolo,  uc- 
ciso da  d.  Antonio  de  Luna  fattore  col 
parente  Benedetto  XIII  del  pretendente 
conte  d'U  igei,  al  quale  era  contrario  l'ot- 
timo pastore.  Ai  24  giugnor4'2  fu  ri- 
conosciuto erede  legittimo  di  Martino  dai 
giudici  riuniti  a  Caspe,  fra 'quali  s.  Vin- 
cenzo Ferreri,  Ferdinando  di  Castiglia  il 
Giusto,  che  subito  dovette  combattere 
e  imprigionare  il  conte  d'  CJrgel,  confi- 
scandone i  beni.  Così  "li  stati  d'Ara  20- 
na  radunali  io  Saragozza  per  l'elezione 
del  nuovo  re,  diedero  esempio  di  consi- 
glio e  di  prudenza  nella  loro  condotta,  al- 
tamente lodati  dal  gesuita  p.  GiuseppeOr- 
leans  nel  la  Storia  dille  rivoluzionidi  Spa- 
gna. Intanto  lo  scisma  infieriva,  perchè 
nel  1  4  1  o, morto  Alessandro  V, eragli  sue- 


1*4  SPA  SPA 
cesso  Giovanni  XXIII,  a  un  tempo  vi-  suo  ntiroin/?<xvj/w//(/".),e  la  deposizione 
vendo  Gregorio  XII,  e  l'antipapa  Bene-  di  Giovanni  XXI 11  fatta  dal  sinodo,  non 
dello  XIII.  Questi,  dopo  che  i  principi  ispeltava  che  al  solo  Benedetto  XIII  di 
si  sottrassero  alla  sua  ubbidienza,  e  pri-  pacificar  la  Chiesa  con  abdicale  al  pecu- 
nia del  sinodo  di  Pisa,  si  ritirò  in  Pani-  do  pontificato,  lo  abbandonò,  non  senza 
scola  o  meglio  Pcrpignano  (/7.)  capitale  aver  prima  esperi  menta  to,ma  inulihnen- 
del  Rossiglione,  ove  convolò  un  concilia-  te,  le  vie  della  dolcezza  e  della  per  sua- 
bolo  di  cui  parlai  anco  nella  sua  biogra-  sione  per  indurlo  in  questo  divisauienlo. 
iia,  ed  ostinandosi  nel  potere,  fece  nuo-  La  morte  rapì  il  buon  Ferdinando  1  a'c* 
ve  promozioni  d'anticardinali  dopo  l'è-  aprile 1 4 iti. Da Eleonora d'Albuqucrque 
lezioue  d'Alessandro  V.  Il  p.  Galtico,  A-  sua  sposa  lasciò  Alfonso  V  il  Saggio  e  il 
eia  caemnonialia  p.  iGi,  riporta  l'in-  Magnanimo  che  gli  successe,  Giovanni 
gresso solenne  (atloa  Pei  pigliano  daCar-  Il  che  fu  re  di  Navarro  pel  suo  mainino- 
lo 111  re  di  Navarro,  diesi  portò  a  visi-  nio  cou  Bianca  vedova  di  Martino  re  di 
tare  Benedetto  XIII,  e  gli  omaggi  di  os-  Trinacria,  come  figlia  di  Carlo  III  il  No- 
sequio  che  al  medesimo  rese:  Benedetto  bile  re  di  Navarro,  oltre  altri  figli.  Al- 
XIII  lo  tenne  a  mensa,  e  si  fecero  tutte  fonso  V  essendo  stato  adottato  per  figlio 
le  ceremonie  di  uso.  Passato  poi  Tanti-  da  Giovanna  li  regina  di  Sicilia  di  qua 
papa  in  Tortosa  (A'.),  Ferdinando  I  re  dalFaro,io  quell'articolo  dettagliatamene 
d'Aragona  vi  si  recò  a  ricevere  l'inve-  te  trattai  di  lui.  Intanto  l'assemblea  di 
sii  tura  del  regno  di  Trinacria,  osservali-  Costanza  a'  26  luglio  1 4'  7  depose  e  sco- 
dosi  tutte  quante  le  solenni  formalità;  inimicò  Benedetto  XIII  come  ostinato,sci- 
indi  fu  pure  a  trovarlo  in  Morella,  ed  smatico  e  devialo  dalla  fede;  indi  co'car- 
anche  iti  Valenza.  Io  continuazione  del  dinali  de'3  collegi  unitisi  3o  deputati  dei- 
concilio  di  Pisa  fu  da' principi  e  dai  tre  le  5  nazioni  che  formavano  quell'augu- 
collegi  cardinalizi  convenuta  la  celebra-  sto  consesso,  fra 'qua  li  5  spaglinoli,  agli 
zione  del  Sinodo  (/'.)  di  Costanza  nel  1  inovembrefu  eletto  Martino  V.  L'an- 
i4'4>  a'  quale  effetto  l'imperatore  Si»  tipapa  nel  novembre  14 1  5  dopo  essere  Si- 
gismondo si  recò  in  Ispagna  per  confe-  to  abbandonato  da're  di  Castiglia  ed'A- 
rire  con  Ferdinando  1  re  d'Aragona  so-  ragona,  con  grosse  squadre  si  ritirò  nel- 
stenitore  dell'  antipapa  ,  onde  cercare  i  la  diocesi  di  Tortosa  a  Paniscola  (/'.)  nel 
mezzi  per  far  cessare  tanto  scandalosa  regno  di  Valenza,  come  inespugnabile  e 
desolazionedella  Chiesa, la  perturbazione  appartenente  alla  sua  casa;  poscia  e  se- 
degli  animi  e  delle  cose;  fu  pure  a  Per-  gretamente  favorito  da  Alfonso  V,  vi  ce- 
pignano  per  piegar  l'animo  di  Benedetto  lebi  ò  un  conciliabolo.  Martino  V  non  po- 
XIII,  ma  non  riportò  che  promesse.  Fu  tendo  ottenere  dall'inflessibile  antipapa 
ivi  che  si  abboccòcon  Ferdinando  I,eC0Q  la  sua  conversione,  per  quanto  dissi  ad 
l'infante  d'Aragona  Alfonso  principe  del-  Avignone,  lo  scomunicò  insieme  co'suoi 
I  Asturie,  i  quali  offesi  da  tanta  ostina-  aderenti,  e  contro  di  lui  fece  pubblicar 
tezzaegià  suoi  protetlori.acconsentirotio  la  guerra  crociata  ne'regni  d'Aragona, 
di  procedere  contro  di  lui.  Ferdinando  Valenza,  Castiglia  e  Navarro.  Il  porto- 
I,  grato  a  Benedetto  XIII  perchè  ad  onta  ghese  cardinal  Fonseca  a  ciò  spedito  per 
disua  propensione  al  conte  d'Crgel,  pure  legato,  essendosi  ammalalo  e  per  le  oc- 
aveva  contribuito  alla  sua  elevazione  al  eulte  arti  d'Alfonso  V,  la  crociala  non  si 
trono,  da  principio  lo  sostenne  colla  sua  effettuò.  Della  connivenza  del  re  al  falso 
protezione,  e  pare  anche  dopo  l'abbocca-  Papa,  ragionai  pure  ad  Avignone.  Que- 
mento  coU'imperatore;  ma  vedendo  che  sto  contegno  d'Alfonso  V  derivò  dal  non 
dopo  l'eroica  rinunzia  di  Gregorio  XII  e  potete  ricevere  da  Multino  V  l'infesti- 


SPA  SPA  io  7 
lui  n  i)«||b  Sicilia  ili  qua  dal  Foro,  e  non  monto  di  Martino  V.  Seguì  l'abdicazio- 
riconescere  l;«  tua  adozione  di  Giovanna  ne  dell'antipapa  a'a  6  luglio  i  \  •-».<),  e  Mar- 
li,  per  cui  impedì  la  éelebrazione  del  con-  tino  V  lo  lece  vescovo  ili  Majorca.  L'an- 
cilio  ili  Siena  (/*.),  ch'erari  adunato  in  inanimale  Giovanni  Carriere  «li  Bene* 
conseguente  ili  quello  ili  Costanza;  e  vo-  «letto  XIII,  trovandosi  in  Fi-ancia  e  fami- 
linilu  sostenere  H  deposto  BenedeltoXl  II,  glia  re  ilei  conte  d'  Armagnac,  protestò 
lece  minacciare  ila'vescovi  spagnuoli  ili  contro  tale  rinunzia,  e  si  creile  in  dirit- 
rarlo  condurre  in  Siena,  il  perchè  venne  to  di  dichiararsi  da  se  stesso  antipapa  col 
stabilito  dal  Papa  di  convocarsi  in  Da-  nome  di  Benedetto  XIF  (f.),  ma  pre- 
silea  nella  Svizzera,  ove  tornerò  a  ragio-  sto  rientrò  nelle  tenebre  donde  era  usci- 
uarne. Finalmente  nel  \  .\i?>  01. \i  \.  mori  to.  Martino  V  assolvette  dalle  censure 
in  Paniseolu l'antipapa, pertinace  nell'er-  i  paniscolani  e  il  conte  d'  Armagnac,  e 
rore,  ove  secondo  il  suo  ordine,  o  meglio  chiunque  altro  avesse  seguito  lo  scisma. 
ad  istigazione  del  re  d'  Aragona,  i  due  Giovanni  II  il  Debole  re  di  (bastiglia 
superstiti  auticardinali  procedettero  al-  e  di  Leon,  dopo  che  lo  zio  era  asceso  al 
l'elezione  del  successore,  che  fu  l'anlipa-  trono  d'Aragona  ebbe  ancora  la  disgra- 
pa  Ciemente  fili  {J  *.)  Mugnoz,  cano-  zia  di  perdere  la  madre,  sposò  Maria  fi- 
nicodi  Barcellona  sua  patria,  riconoscìu-  glia  dello  zio,  i  cui  fratelli  Giovanni  II 
to  da  Alfonso  V  e  dal  mio  regno,  il  qua-  poi  redi  Navarca  ed  Enrico  si  recarono 
le  creò  anticardinale  il  nipote  e  poi  de-  nella  sua  corte  per  dominarlo,  ed  il  2.0 
gli  altri,  ricordati  ad  Avignone.  Ivi  e  nella  si  congiunse  in  matrimonio  con  Cateri- 
biogralìa  dell'antipapa  raccontai  (pianto  na  sorella  del  re.  Volendo  egli  supplan- 
fece  Martino  V  per  svellere  quest'ulti-  tare  d.  Alvaro  de  Luna  suo  dominatore, 
ino  residuo  dello  scisma  pel  cardinal  Foix  s'impadronì  armato  mano  del  re,  il  (piale 
suo  legato  a  Intere  ne'dominii  del  di  lui  riuscì  con  l'aiuto  del  favorito  d'evadere, 
parente  Alfonso  V.  Per  la  contumacia  di  e  poi  d'imprigionar  il  cognato  e  cugino. 
questo  re,  inaspritosi  il  Papa,  a'  i5  In-  Peri)  AlfonsoVcon  minacele  ottenne  la 
glio  1  4  *  t>  lo  citò  a  Roma  in  giudizio,  da  libertà  del  fra  tei  lo, che  passò  presso  l'altro 
presentarsi  nello  spazio  di  1  2  1  giorni,  ed  divenuto  re  di  Navarra,  e  ambedue  gli 
incaricò  il  vescovo  di  Girona  a  persua-  mossecontro.  Giovanni  II  dopo  essersi  di« 
derlo,  tanto  di  abbandonare  lo  scisma,  leso, nel  1  43  1  portò  la  guerra  contro  gl'in- 
qnanto  a  ritirare  I'  editto  pubblicato  e  fedeli  di  Granala,  divisi  allora  in  fazioni 
pregiudizievole  all'immunità  ecclesiasti-  che  sembravano  apparecchiare  la  loro 
ca.  Con  monitorio  Martino  V  citò  anco-  rovina.  Uscito  vincitore  nella  celebre  bat- 
ta Giovanni  conte  d' Armagnac,  il  qua-  taglia  di  Figuiere,  colla  morte  di  3o, 000 
le  si  dichiarò  ubbidiente  al  falso  Papa,  granatini,  non  profittò  di  tal  vantaggio, 
Temendo  Alfonso  V  d'essere  sentenzia-  dicesi  perchè  de  Luna  sbandi)  le  truppa 
to  quale  usurpatore  de'diritti  dellaChiesa  per  avere  ricevuto  grossa  somma  dal  re 
e  difensore  de'scisuialici,  ammise  nel  re-  moro;  bensì  neh  435  tornò  in  campo  e 
gnoil  legato,  ed  a*  i  6  giugno  1  429  venne  riportò  vittoria  a  G  uadix.  Giovanni  II  do- 
ad  accordi, conanuullare  il  decretato  con-  pò  la  segnalata  vittoria  contro  i  mori  ili 
troia  libertà  ecclesiastica  e  la  pontificia  Granatala  renderne  durevole  la  memoria, 
autorità,  con  permettere  che  i  ricevilo-  istituì  un  ordine  cavalleresco,  anche  per 
11  papali  esercitassero  il  loro  uffizio;  inol-  premiare  il  valore  de'suoi  prodi  guerrieri. 
tre  il  re  cooperando  col  suo  ambasciato-  Lochiamo  l'ordine  dello  Specchio  (  f.)f 
re  Lenzuoli  bolgia,  poi  Calisto  111,  al  rav-  forse  perchè  inculcò  a  quelli  che  ne  fregiò, 
vedimento  degli  scismatici  e  alla  rinunzia  di  specchiarsi  di  continuo  nelle  proprie 
di  Clemente  VI  IL  non  che  al  riconosci-  azioni,  acciocché  queste  lusserò  degne  Ui 


ioG                   SPA  SPA 

cavalieri.  La  decorazione  la  formò  d'una  pera re  tal  felice  rivolgimento.  Questo  re 
collana  o  catena  d'oro  formata  di  gigli  u  nelle  sue  peripezie  non  trovò  altra  con- 
dì grifoni.  Ma  I'  ordine  dello  Specchio  soluzione  che  nelle  lettere,  quindi  se  ne 
sembra  che  non  sopravvivesse  al  suo  i-  dichiarò  protettore,  creando  intorno  a  se 
slitutore.  Altri  lo  fanno  pure  autore  del-  una  corte  poetica.  Ritornando  ad  Alfon- 
l'ordine  equestre  della  Squamma^F.),  so  V  re  d'Aragona, sostenne  molte  guer- 
che  alcuni  attribuiscono  a  Giovanni  II  re  reperavere  il  regno  di  Sicilia  di  cpia  dal 
d'Aragona.  Per  alcuni  maneggi  dovendo-  Faro  e  riunirlo  con  quello  che  possedè- 
si  ritirare  dalla  corte  il  contestabile  de  Lu«  va  dell'isola  di  tal  nome,  contro  il  duca 
na,  per  impedirne  il  richiamo  si  formò  d'Angiò.cheGiovanna  II  con  nuova  ado- 
una  trama  e  vi  entrò  il  principe  dell'A-  zione  avea  preso  per  figlio.  Già  rimarcai 
stu  rie  Enrico,  figlio  del  re  e  sposo  di  Bian-  che  di  sue  gesta  discorsi  a  Sicilia,  come 
ca  figlia  del  re  di  Navarra  Giovanni  II.  d'essercaduto  prigione,  co'fratelli  d.  Eu- 
Neii44'  il  l'emarciòsopra  i  ribelli  ecad-  ricoeGiovanni  11  re  di  Navarra,  del  elu- 
de nelle  loro  mani  a  Medina  del  Campo,  ca  ili  Milano  Filippo  M.3  Visconti,che  gè- 
e  ricuperò  la  libertà  a  condizione  che  il  nerosamente  li  rilasciò  co'signo ri  del  lo- 
contestabderestasse6anniin  esilio.  Que-  ro  seguito  e  senza  riscatto.  Avendo  poi 
stofu  abbrevialo  dallostcssoprincipedel-  preso  la  capitaleNapoli  e  occupate  le  prò- 
I  Asturie,  ma  poi  nel  1 447  stanca  del  suo  vincie,  non  ricevendone  l'investitura  da 
dispotismo  la  regina  Isabella  di  Porto-  PapaEugenioI  V,  abbracciò  il  partito  del* 
gallo,  sposata  in  seconde  nozze,  gli  ven-  l'antipapa  Felice  V  di  Savoia  ('Z^.)elet- 
nero  applicati  maggiori  delitti  ili  quelli  to  dal  conciliabolo  di  Basilea  (P.)'.  ma 
che  bastavano  a  farlo  perire,  e  fu  decol-  questo  non  fu  che  un  giuoco  per  averne 
lato.  Il  re  si  penfi  poi  d'aver  sagrificato  miglior  vantaggiodaEngenio  lV,col  qua- 
il  favorito  alla  moglie  ch'eglistessoavea-  lea  un  tempo  negoziava  l'accomodameli- 
gli  procuralo,  e  se  ne  dolse  sino  alla  mor-  to  di  loro  vertenze.  Infatti  nel  i44^  ei'  m 
te  avvenuta  nel  <4~4-  "  principe  dell'A-  Siena  gli  accordò  l'investitura,  con  patto 
storie  Enrico  IV  l'Impotente  gli  succes-  d'aiutarlo  a  ricuperare  daFranceacoSfor- 
se  :  da  Isabella  di  Portogallo,  che  altri  za  la  Marca  (f.),  e  di  restituire  le  città 
chiamano  Giovanna,  ebbe  una  figlia  ili  dello  stato  ecclesiastico  da  lui  occupate, 
questo  nome, ma  non  fu  riconosciuta  per  reintegrandolo  della  dignità  di  Confalo- 
sua.  Giovanni  II,  non  privo  di  valore  e  niere  della  chiesa  romana,  che  aveagli 
pietà,  ebbe  tutti  i  difetti  della  debolez-  conferito.  Nel  i  444  Eugenio  I  V  decise  la 
za,  che  sono  quasi  più  funesti  della  sles-  lite  tra  gli  Ambasciatori  de' re  di  Casti- 
sa  tirannia  :  amò  di  essere  dominato,  e  glia  e  d'Aragona,  sulla  preminenza  del 
talvolta  si  ritirava  ne'chioslri.  Il  regno  di  posto  nelle  cappelle  pontificie,  in  favoni 
Giovanni  II  fu  un'epoca  memorabile  nel-  de'castigtiani.  Alla  sua  morte  Alfonso  V 
la  storia  del  la  letteratura  spaglinola  :  si  procui  òche  gli  succedesse  il  cardinal  Co- 
puòdirei  bea  lui  ne  sia  dovutala  restau-  lonna,  ma  invece  restò  eletto  Nicolò  V, 
razione.  Vero  è  che  alcuni  anni  prima  il  già  spellilo  nunzio  a  lui  dal  predecesìo- 
marchesedi  Villena,  illustre  per  natali  e  re.  Per  morte  del  duca  di  Milano  (F .) 
per  talenti, avea  cercalo  di  risvegliar  nel-  Visconti  nel  1 447,  secondo  il  testamento 
la  Spagna  l'amore  della  poesia, l'ondando  suo  Alfonso  V  divenne  erede  de'suoi  sta- 
io Aragona  un'accademia  di  Irovalori,  a  ti,  che  contrastatigli  da  Francesco  Sfor- 
ìmitazionedi  quella  diTolosa,  indi  altra  za  e  da  alili,  dovè  sostenere  una  nuova 
in  Castiglia  chiamata  la  Scienza  gaia:  ma  guerra.  Nel  seguente  anno  per  quella  che 
que'saggi  non  proibissero  grandi  elfetti  intrapresero  contro  i  mori  di  Granata,  i 
sul  principio;  e  spettava  a  Giovanni  li  l'o-  re  d'Aragona  e  di  Castiglia,  Nicolò  V  cou- 


SPA 

eesse  indulgenza  plenaria  n  quelli  che  lo- 
ro prestassero  aiuto,  scomunicando  quel- 
li che  lo  dasseroa'maomettani.  Di  più  il 
l'iipa  si  all'alice  per  la  pace  d'Italia,  mas- 
sime tra  i  fiorentini  e  Alfonso  V,  il  qua- 
le perciò  era  impedito  di  passare  in  Lom- 
bardia^ l'ottenne  collegandoli  insieme: 
fu  statuito,  che  insorgendo  dissensioni  fra 
le  parti,  il  Papa  ne  fosse  l'arbitro.  Aven- 
do saputo  Nicolò  V  che  il  denaro  som- 
ministrato, per  l'indulgenze  concesse,  al 
le  di  Casliglia  e  Leon  contro  gl'infedeli 
s'impiegava  in  altri  usi,  commise  a'vesco- 
vi  d'Osma  e  Leon  che  vi  provvedessero 
Opportunamente.  Decretò  inoltre,  che 
quelli  i  quali  in  detti  regni  abbracciasse- 
ro la  fedecaltolica,  fossero  quindi  idonei 
a  posseder  qualunque  dignità, benefizio, 
onore  e  ullizio.  Dichiarò  poi  scomunicati 
Pietro  Sarmienlo  e  suoi  compagni,  per 
aver  invaso  Toledo.  Nel  i449  'I  sedicen- 
te Felice  V  rinunziò  al  preteso  pontifica- 
to, e  così  terminò  l'ultimo  scisma.  A  pre- 
ghiera di  Alfonso  V  dichiarò  esente  dal- 
la giurisdizione  de'vescovi  l'ordine  della 
Mercede  ,  approvò  e  decorò  di  privilegi 
l'università  di  Rarcellona.  Il  Papa  invitò 
i  cavalieri  di  Rodi  ad  ospitar  la  flotta  di 
Alfonso  V  che  guerreggiava  i  saraceni,  e 
donò  al  re  la  piccola  isola  di  Castel  Rosso 
tli  delti  cavalieri,  spesso  rovinata  da'lur- 
chi  eda'saraceui,  a  condizione  che  vi  fab- 
bricasse una  fortezza;  ciò  che  non  ebbe 
elFelto  pe'reclami  de'cavalieri,che  s'inca- 
ricarono di  fortificarla.  Avendo  Nicolò  V 
accordato  ad  Alfouso  V  le  decime  e  altri 
sussidi! ecclesiastici, per  servirsenecontro 
i  mori,  nata  discordia  fra  il  clero  e  i  regi 
ministri  sul  modo  d'esigerli,  il  Papa  per 
sedarla  depulòlcgatort  lalere  il  cardinal 
Giovanni  Morineuse  ne' regni  di  Valenza 
e  dell'isole  Baleari,  nel  contado  di  Ros- 
siglione e  provincia  Ceritiana.  Nel  i4^  ' 
Nicolò  V  donò  al  re  la  Rosa  d'oro j  e  co- 
mandò a'  vescovi  di  Caviglia  e  Leon  di 
procedere  rigorosamente  contro  i  provo- 
catori de'mori  a  danno  di  que'regni,  rin- 
novando le  leggi  de're  Enrico  II  e  Gio- 


SPA  107 

▼anni  II  in  favore  di  quelli  che  abbrac- 
ciavano ilcaltolicismo,  onde  godere  qua- 
lunque onore  e  uffizio,  raffrenando  altre* 
sì  le  licenze  degli  ebrei  dimoranti  in  Ispa- 
gna.  Ad  impedire  che  Costantinopoli  fos- 
se nel  i453  presa da'turchi,  il  Papa  man- 
dò soccorsi,  e  Alfonso  V  a  sua  istanza  1  o 
galere,  ma  inutilmente;quindi  Nicolò  V 
coucesseindulgenzea  chi  contribuisse  al- 
la riedificazione  delle  mura  di  Medina 
Sidonia  nell'Andalusia.  Sublimato  alla 
cattedra  apostolica  Calisto  IH, già  segre- 
tario e  consigliere  d'Alfonso  V  e  arbitro 
della  pace  Ira  lui  e  il  re  di  Castiglia,  ec- 
citò amhedue  e  il  re  di  Portogallo  a  cac- 
ciare interamente  dalla  Spagna  i  mori  su- 
perstiti ili  Granata,  ultimo  loro  asilo.  Al- 
fonso V,  menti  e  combatteva  co' veneziani 
e  genovesi,ed  assedia  va  Genova,che  come 
dissi  l'avea  fatto  prigione  e  consegnato  al 
duca  di  Mi  la  no, morì  nel  1  4  58senzo  lasciar 
figli  legittimi,  istituendo  erede  de' regni 
d'Aragona  e  Valenza  suo  fi  atelloGiovan- 
ni  II  redi  Navarro,  e  de'  regni  delle  due 
Sicilie  Ferdinando  I  d'Aragona  suo  na- 
turale. Non  senza  diletti  Alfonso  V  f u  un 
gran  principe  :  de'suoi  detti  spiritosi  fu 
composto  un  volume.  La  gelosia  delia  re- 
gina lo  allontanò  da'suoi  stali  di  Spagna, 
il  che  dichiarai  a  Sicilia.  Attaccò  il  redi 
Tunisi  e  riportò  sudi  Ini  una  vittoria  de- 
cisiva, e  si  arricchì  di  sue  spoglie.  Eroe 
delsuosecolo.èforseil  principe  più  gran- 
de che  sia  salito  sul  trono  d'Aragona:  do- 
tato di  persuanente  eloquenza  ,  sincero 
benché  destro,  fu  valoroso  capitano.  Amò 
le  lettere,  protesse!  dotti,  ed  accolse  nei 
suoi  stati  le  muse  e  le  arti  ,  bandite  da 
Costantinopoli;  fu  amantissimo  della  let- 
tura. Al  re  Alfonso  V  si  attribuisce  l'isti- 
tuzione dell'ordine  della  Sloia  (^.).  Ora 
ètempodiparlared'EnricoIVrediCasli- 
glia  e  di  Leon.  Avendo  nel  1 4^5  chiesto  a 
Calisto  IH  contro  i  mori  una  crociata,  il 
Pana  l'accordò; ma  taleguerra  durata  10 
anni,  non  produsse  notabili  vantaggi.  Il 
Papa  per  incoraggiarlo  gli  avea  donato  lo 
Stocco  e  Beri elione  ducale  (/  .)dd  lui  be* 


io8  SPA 

nedetli.  Separatosi  da  Cianca  ili  Navarro, 
sposò  Giovanna  di  Portogallo,  che  la  so- 
migliò ne  costumi  voluttuosi  e  senza  mi- 
stero nelle  galanterie:  entrambi  si  resero 

perciò  oggetto  di  disprezzo  a'Ioro  suddi- 
ti.Nel  14  >Q  '  signoi'i  malcontenti  ordiro- 
no una  trama,  in  cui  poi  entrò  a  parie 
il  re  d'  Aragona,  a  vendicarsi  del  quale 
Enrico  IV  portò  la  guerra  nella  Navar- 
ra.  In  pari  tempo  nuovamente  volse  lesue 
armi  contro  i  mori  di  Granata, e  tolse  lo- 
ro Arcliidona  e  Gibilterra.  Per  definir  le 
sue  controversie  col  re  d'Aragona,  con- 
venne  nell'arbitrato  de!  re  di  Francia,  col 
(piale  si  abboccò  sulle  sponde  della  Bidas- 
soa,edebbe  il  torto,  oltre  l'essere  critica- 
to pel  fasto  col  quale  vi  si  portò.  Sfogò  la 
sua  collera  col  marchese  di  Villena  Pacec- 
co  suoi. "ministro  e  sul  di  lui  zio  arcive- 
scovodi  Toledo  che  bandi  dalla  corte,  so- 
stituendo al  ministro  il  marchese  della 
Cueva  amante  della  regina, con  pubblico 
scandalo.  Nel  1  4^4  scoppiò  una  congiura 
in  Madrid  de'  malcontenti,  e  per  trarsi 
d'impaccio  promise  rimediare  alle  turbo- 
lenze del  regno,  e  di  riconoscere  per  suc- 
cessore il  fratello  d.  Alfonso, come  impo- 
tented'aver  prole  per  le  sregolatezzedel- 
la  gioventù.  Per  l'imprudenza  d'aver 
consegnato  le  fortezze  a'capi  della  lega, 
il  5  giugno  i4^5  nella  pianura  d'Avila 
fu  deposto  solennemente  in  effigie  nel  mo- 
do il  più  oltraggioso,  ed  acclamato  re  d. 
Alfonso. Insorse  il  popoloindignatoa  ven- 
dicar lo  svergognato  sovrano, onde  si  tro- 
vò alla  testa  di  100,000  uomini.  In  vece 
d'atterrare  i  ribelli,  si  lasciò  lusingare  da 
proposizioni  d'accomodamento,  e  conge- 
dò le  truppe,  che  divise  in  fazioni  sparse- 
ro la  desolazione  nel  regno.  Cosi  il  re  ria- 
nimò i  congiurati  e  ne  accrebbe  il  nume- 
ro, e  i  due  partiti  vennero  a  sanguinosa 
battaglia, restando  ferito  l'arcivescovo  di 
Toledo.  Morto  nel  14GS  d.  Alfonso,  i  ri- 
belli offrirono  la  corona  a  d.  Isabella  so- 
rella del  re,  ch'ebbe  la  generosità  di  ri- 
cusarla,e  sebbene  riconoscesse  per  illegit- 
tima d.  Giovanna  iuta  dalla  regina,  voi- 


SPA 

le  che  si  dichiarasse  principessa  dell'Astu- 
rie ed  erede  della  corona.  Ma  i  ribelli  ob- 
bligarono il  rea  diseredarla^  ripudiarla 
madre,  ed  a  rimandarle  in  Portogallo:  d. 
Isabella  assicurata  del  trono,  che  fu  lacc- 
lebralissima  Isabella  I  la  Cattolica,  s'\  vide 
ben  tosto  desiderata  dadillerenli  sovrani. 
Per  maneggio dell'arcivescovodi  Toledo 
e  de'graudi,  e  a  fronte  della  contrarietà 
del  re,  l'impalmò  neli46<)  a  Valladolid 
d.  Ferdinando  figlio  di  Giovanni  lire  di 
Aragona  e  Ma  varrà,  col  quale  sposo  e  co- 
gnato nel  1479  si  riconciliò  e  riconobbe 
Enrico!  V  inSegovia.  Tutta  volta  nel  i474 
prima  di  morire  dichiarò  che  lasciava 
erede  d.  Giovanna  sua  figlia,  che  tutti  ri- 
tenevano bastarda  dellaCueva,onde  per 
voto  della  nazione  salì  sul  trono  d.  Isa- 
bella I,  che  già  avea  manifestato  le  gran- 
di qualità  che  doveano  collocarla  fra  le 
più  celebri  principesse,  e  pel  suo  matri- 
monio fu  sorgente  della  prosperità  della 
Spagna,  essendosi  per  tal  modo  le  due  più 
grandi  monarchie  della  penisola  riunite 
in  questa  ben  degna  coppia.  Enrico  IV, 
malgrado  i  vizi  e  la  vita  dissipata  diesi- 
no dalla  gioventù  aveano  addolorato  il 
padre,  die  alcuna  volta  esempi  di  pietà, 
fondò  chiese  e  dotò  stabilimenti  religiosi. 
Esercitò  alcuni  atti  di  giustizia,  maggiori 
però  furono  quelli  di  vendetta  e  di  rigo- 
re. Fu  in  quest'anno  che  l'arte  tipogra- 
fica s'introdusse  in  Ispagna,  come  alfer- 
ma  Ferreras.  Innanzi  di  trattare  di  d.  I- 
sal iella  I  e  del  suo  sposo,  conviene  dire 
del  padre  di  questi  Giovanni  II  re  d'Ara- 
gona e  di  Navarra,2.°  figliodi  Ferdinan- 
do l  re  d'Aragona.  Per  la  moglie  divenu- 
to nel  if\.i5  redi  Navarra  fu  coronato  con 
essa  a  Pamplona,  e  secondo  l'antico  co- 
stume de'goti  furono  mostrati  al  popolo 
elevati  sopra  uno  scudo,  e  portatoda'de- 
putati  delle  primarie  città  del  regno.  Da 
loro  nacque  d.  Carlo  principe  di  Viane, 
al  quale  lasciò  la  corona  la  madre  moren- 
do neli44'>  ma  a  Giovanni  II  non  vo- 
lendo abbandonarla,  fu  cagione  di  gravi 
dissensioni  col  figlio.  Giovanni  li  si  spo- 


S  P  A 
sì>  quindi  con  d.  Giovanna  figlia  di  Fe- 
derico Enriques  ammirante  di  Castiglia, 

che  gli  partorì  il  suddetto  d.  Ferdinan- 
do, ed.  Giovanna  che  si  maritò  con  Fer- 
dinando I  re  di  Sicilia  di  ijna  dal  Faro  os- 
sia di  Napoli,  e  Sisto  IV  mandò  a  Napo- 
li  per  benedire  le  nozze  il  cardinal  Borgia 
legato,  poi  Alessandro  VI.  Neh 4  hS,  co- 
me dissi,  successe  al  fratello  Alfonso  V 
nel  regno  e  monarchia  d'Aragona,  e  gli 
stati  dichiararono  ad  essa  in  perpetuo  u- 
nitii  regni  dell'isole  di  Sicilia  e  Sardegna, 
indi  dovette  sostenere  guerre  contro  l'in- 
fante di  Portogallo  d.  Pietro  che  aspira- 
va alla  corona  d  Aragona,  e  fu  sconfìtto 
da  d.  Ferdinando,  il  quale  poi  dal  padre 
Fu  fallo  riconoscere  per  viceré  d'Arago- 
na e  per  redi  Sicilia.  Anche  il  duca  d'An- 
giò  insorse  pretendente  all'Aragona,  so- 
stenuto ila  Francia,  ed  ehhero  luogo  vi- 
gorose guerre,  comhatt u te  contro  il  re  an- 
che da'catalani.  Giovanni  II  mori  a  Bar- 
cellona  a' ig  gennaio  1479,  avendo  rice- 
vuto in  douo  da  Pio  II  la  Uosa  d'oro  be- 
nedelta.  Non  mancava  né  di  coraggio,  né 
di  politica,  ma  il  suo  regno  fu  una  serie 
quasi  continua  d'itifortunii,  perchè  la  sua 
ambizione  fu  troppo  inquieta,  troppi  in- 
giusti i  suoi  disegni,  e  troppo  precipita- 
ti i  suoi  passi.  Essendogli  morti  i  figli  d. 
Carlo  e  il.  Bianca  chea  vea  diseredati,  la- 
sciò la  Na varrà  all'altra  figlia  il.  Leono- 
ra, pur  nata  da  d.  Bianca  di  Navarra  mo- 
glie del  conte  di  Foix.  Per  la  morte  di  Gio- 
vanni II,  l'Aragona  cessò  ili  formare  un 
regno  a  parie  e  fu  riunito  a  quello  ili  Ca- 
stiglia  da  Ferdinando  suo  figlio  sposo  ili 
d. Isabella  I, che  quale  redi  Castiglia  pre- 
se il  nome  di  Ferdinando  V,  e  II  come 
re  d'Aragona,  poi  detto  il  Cattolico.  Fu 
peròslahilitOjche  il  re  lascierebbe regna- 
re sulla  Castiglia  e  Leon  la  regina,  e  solo 
col  suo  consenso  parteciperebbe  al  gover- 
no. Ferdinando  V  adontato  voleva  tor- 
nare in  Aragona,  ma  fu  trattenuto  dal- 
le carezze  e  dalla  prudenza  d'Isabella  I, 
che  pubblicamente  lo  nominò  suo  signo- 
re, nou  senza  vegliare  a  sostenere  i  di- 


SPA  log 

ritti  d'una  corona  che  le  apparteneva  in 
proprietà.  Dai  diritti  in  fuori,  lutto  di- 
venne comune  tra  essi,  e  si  prestarono 
mutuo  appoggio  adonta  della  differenza 
de'caratleri.  Il  principio  del  loro  regno 
non  fu  senza  turbolenze  civili,  poiché  nel 
i4y'>d.  Giovanna  sostenuta  dallo  ZÌO  re 
di  Portogallo, si  fece  acclamare  regina  di 
Castiglia  in  Placencia.  Ferdinando  V  pe- 
rò sconfisse  il  rea  Toro,  e  ritornò  ne'suoi 
stalijseguendola  pace  il'  A  Icocebas.d. Gio- 
vanna vedendosi  abbandonata, preferì  di 
rinunziare,  preseli  velo  e  professi»  nel  mo- 
nastero di  Coimbra,  donde  inutilmente 
tentò  di  ritraila  Luigi  X\  re  di  Francia, 
per  suscitare  nuovi  torbidi  e  darla  in  i- 
sposa  a  Francesco  Febo  re  di  Navarca. 
Riuscì  pure  a  Ferdinando  V,  dopo  la  lun- 
ga guerra,  di  pacificarsi  con  Francia,  a'f) 
novembre  1  74^> l,e'  quale  era  succeduto 
al  padre  nel  Irono  d'Aragona.  Nel  mede- 
simo anno  con  bolla  del  1  ."novembre  Si- 
sto IV  istituì  il  tribunale  deW Inquisizio- 
ne (?'.)  in  Ispagna  ad  istanza  del  re,  sot- 
to la  sua  autorità  e  indipendenza  de've- 
scovi,considerato  necessario  in  quella  mo- 
narchia, per  castigar  quelli  che  abbrac- 
ciando per  politica  la  religione  cattolica, 
poi  la  profanavano  con  orribile  mesco- 
lanza di  giudaismo- e  maomettismo.  Il 
domenicanoTommasoTorquemada,  che 
oltre  il  cardinal  Pietro  Mendoza,  aveva 
consigliato  al  re  questo  stabilimento,  fu 
da  lui  nominato  grande  inquisitore.  Da 
Siviglia,  che  ne  fu  la  culla,  quest'inqui- 
sizione si  estese  rapidamente  nelle  altre 
città  e  nelle  altre  prov'mcie,  nel  regno  di 
Granata  dopo  la  riduzione  de'mnri,  nei 
regni  di  Sicilia  e  di  Sardegna,  nell'Ame- 
rica dopo  la  scoperta,  e  generalmente  in 
tutte  le  terre  del  dominio  di  Spagna,  ad 
eccezione  di  Napoli  e  de'  Paesi  Bassi.  Il 
principio  fu  tale,  che  più  di  2000  perso- 
ne in  un  anno  solo  perirono  nel  fuoco, 
al  dire  di  Mariana. 1  re  successori  ricol- 
marono «l'autorità  e  di  privilegi  questo 
tremendo  tribunale.  Di  recente  il  dotto 
mg.1'  Marino  Marini  ci  die  le  Memorie 


no  SPA  SPA 

sioricocritichetGalileo  cT  Inquisizione,  mo  inquisitore  nominato  dal  re  veniva 
Romai85o,  il  cui  processo  potè  ricupe-  Approvalo  dal  Papa.  Che  il  re  istituì  pa- 
lare da  Parigi  Gregorio  XVI, e  il  prela-  re  un  consiglio  con  giurisdizione  covra- 
lo ne  fece  relazione  nel  suo  libro.  Pertan-  na  per  lullociòche  formava  l'oggettodel- 
to  nel  tesser  egli  una  breve  storia  dell'in-  l'inquisizione,  cioè  l'eresia,  il  giudaismo, 
quisÌ£Ìooe,ed  A  proposito  di  quella  diSpa-  il  maomettismo,  il  sortilegio,  la  poliga- 
gna,fa  osservare  come  recentemente  mol-  mia,  ej  peccati  contro  natura.  Si  elegge- 
ti  storici  eterodossi  hanno  reso  alla  chie-  vano  per  ulliziali  i  più  ragguardevoli  si- 
sa  romana  quella  giustizia,  la  quale  per  gnori,  i  quali  esercitavano  l'uffizio  sotto 
tanto  tempo  le  fu  ostinatamente  negala,  il  nome  di  famigliari  dell'inquisizione  e 
poiché  pochissima, pernondir  ninna  par-  di  cavalieri  di  Gtsu  Cristoes.  Pietro  mar' 
te,  abbia  essa  avola  nella  fondazione  di  tire  f  f.)  o  della  Milizia  di  Cristo,  e  che 
quella  inquisizione,  istituto  reale,  peroc-  non  isdegnavano  di  far  la  cattura  degli 
che  solo  il  re  nominava  per  tulli  gli  sta-  accusati.  Pel  rispetto  che  loro  si  portava, 
ti  l'inquisilor  generale,  e  questi,  col  per-  o  piuttosto  il  terrore  che  imprimevano, 
messo  di  lui,  gli  altri  inquisitori  d'ogni  niuno  faceva  loro  resistenza  e  neppure 
luogo,  i  quali  erano  ecclesiastici.  »  Egli  fuggiva.  Alle  fatali  parole, per  parte  del 
è  vero,  che  Sisto  IV  confermò  con  bolla  santo  Tribunale,  l'accusato  tremante  e 
del  i.°novembrei  478  questo  nuovo  isti-  mezzomortosi  lasciava  condili*  via,  sen- 
tulo;  ma  egli  è  vero  altresì  che  coll'altra  za  proferir  parola,  e  senza  che  nemmeno 
bolla  de'2  agosto  i483  facea  lagnanze  col  ipiù  stretti  parenti  ne  mormorassero, che 
re  Ferdinando  V  dell'estremo  rigore  di  anzi  riguardandolo  per  morto,  prendeva- 
questo  tribunale,  e  lo  esortava  a  tempe-  no  il  bi  uno  o  lutto;  niuno  avea  coraggio 
rarlocolia  clemenza,  usando  cristiana  ca-  di  pregare  in  suo  favore,  né  d'accostarsi 
rilà,  particolarmente  sei  rei  dessero  se-  alla  prigione,  e  tremando  di  vedersi  in- 
goi non  equivoci  di  ravvedimento.  E  sia  volti  nel  suo  delitto,  spesso  emigravano 
detto  a  eterna  lode  de' romani  Pontefici,  presso  gli  esteri.  I  rei  si  rinchiudevano  in 
essi  non  favorirono  mai  l'inquisizione  tetra  carcere,  ove  restavano  molti  mesi 
spaglinola,  anzi  furono  solleciti  di  limi-  senz'essere  interrogati,  acciò  essi  divenis- 
lame  l'autorità.  Leone X  volea  abolirla:  sero  i  propri  accusatori  e  manifestassero 
Paolo  111,  Pio  IV  e  Gregorio  X11I  si  op-  il  motivo  di  loro  prigionia!  Allorché  do- 
posero  a  tutta  possa  alla  sua  in^roduzio-  pò  lunga  detenzione,  non  essendovi  pro- 
nenel  regnodi  Napoli  e  nel  ducato  diIMi-  ve  dellaccusato,  veniva  messoin  libertà, 
lano,  domimi  posseduti  dagli  spagnuoh".  non  aveauo  luogo  né  soddisfazioni  ,  né 
Avvertepuremg/  Marini,  che  le  pretese  reintegrazioni,  e  di  frequente  con  parte 
orrende  carneficine,  che  Dell'  ultima  a-  de'suoi  beni  si  pagavano  le  spese  del  pro- 
berrazione  politica  di  Roma  si  volle  per-  cesso.  Un  velo  impenetrabile  era  stesosu 
suadere  al  volgo  ignorante  essere  slate  tulle  le  operazioni  di  questo  ministero  di 
commesse  per  più  secoli  nella  residenza  terrore.  S'ignorava  il  giorno  in  cui  pro- 
in  Roma  del  tribunale  dell'inquisizione,  nunzia  vasi  la  sentenza,  il  che  facevasi  u- 
sono  ad  aversi  per  menzogne  sfacciate  e  na  volta  l'anno  segretamente  tra  gì'  in- 
ridicole, siccome  a  sostegno  di  loro  calun-  quisitori.  Pronunzia  vasi  allora  il  fatale 
nie  si  produceano  scheletri  derivanti  da  Auto  dajP,  ossia  sentenza  di  fede,  a  cui 
antico  cimilerio  che  ricordai  nel  voi.  immediatamente  succedeva  il  supplizio 
LUI,  p.  83, e  cose  postevi  adarle.  Quan-  de' rei,  in  pubblico  e  colle  più  terribili 
to  al  formidabile  tribunale  dell'inquisì-  solennità.  In  Portogallo  s'alzava  un  tea- 
zione  di  Spagna, riferisce  Bercastel  nella  Irò  di  legname,  con  in  mezzo  un  altare 
Storia  del  cristianesimo,  che  il  suo  pri-  magnifico,  ed  a'fianchi  con  sedie  pe'fa- 


SPA 
migliar!  dell'inquisizione  e  pegli  accurati, 
avendo  rimpelto  una  cattedra  donde  un 
inquisitore  chiamando  l'accusatogli  leg- 
geva i  provata  delitti  a  lui  imputali  ocon- 
fessali,  celie  la  sentenza  gli  dovea  essere 
pronunciala  da'y  giudici  ivi  presenti, ab- 
bandonandolo cosi  al  braccio  secolare,  i 
quali  condannavano  i  rei  ad  essere  stran- 
golati e  quindi  bruciali.  Ma  già  ogni  pri- 
gioniero a  vea  conosciuto  il  suo  desti  no  dal 
genere  di  vestilo  detto  sambeiiiloocasac- 
ca  gialla  senza  maniche  che  gli  si  faceva 
indossare,  e  quelli  cui  si  lasciavano  i  loro 
abili  venivano  resi  liberi  con  una  multa 
pecuniaria.  Se  il  snmbenito  avea  la  cro- 
ce rossa,  il  reo  era  sicuro  della  vita,  ma 
i  beni  restavano  confiscati  a  profitto  del- 
l'inquisizione. Se  il  scimbentto  era  coper- 
to di  fiamme  di  panno  rosso,  significava 
che  il  reo  era  recidivo  e  perciò  minaccia- 
to di  fiamme  ricadendo:  si  perdona  va  due 
volir  a  quelli  che  rinunzia  v;mo  al  giudai- 
smo e  che  fedelmente  rivelavano  i  loro 
complici,  ma  nella  3/  ricaduta  non  avea 
più  luogo  grazia. Coloro  finalmente  i  qua- 
li colle  fiamme  rosse  portavano  sopra  il 
gambettilo  il  loro  ritratto  circondato  da 
mostri  eoa  demoni,  erano  condannali  al- 
l'ultimo supplizio.  Tale  è  in  breve  la  de- 
scrizione che  fa  Dercaslel  della  famosa  in- 
quisizione spaglinola,  menile  della  por- 
toghese stabilita  nel  1  53  1  e  indipendente 
dalla  1  .a,eziandio  discorsi  a  Inquisizione, 
in  unoalla  differenza  d'ambedue  dalla  ro- 
mana, santissima  ,  prudeiilissima  e  cle- 
mente. Osserva  liercaslel,  che  5  anni  do- 
po dacché  l'inquisizione  era  stata  attiva- 
ta in  (spagna,  l'eccessivo  suo  rigore  e  la 
forma  insolita  di  sue  sentenze  eccitò  lo 
ipa  vento  generale  e  i  più,  vivi  reclami}  tut- 
ti si  credettero  in  pericolo  d'essere  posti 
inferri  sotto  pretesto  delle  nominate  rei- 
tà, senza  allegarsi  loro  ragione  nel  pre- 
cipitarsi in  tenebrosi  sotterranei,  più  ab- 
boniti del  sepolcro.  Di  frequente  gl'in* 
Golpati  dichiaravano,  che  tutto  il  loro  de- 
litto era  di  aver  de'nemici  interessali  del- 
la loro  perdita,  poiché  il  delatore  era  con- 


SPA  nr 

tato  per  testimonio. Per  tante  barbarie  gli 

stali  d'Aragona  domandarono  a  Ferdi- 
nando V  che  rimediasse  a  tali  abusi,  che 
regolasse  il  tribunale  dell'i nquisizione  sul 
piede  degli  altri  tribunali,  e  che  impedis- 
se le  scandalose  confische,  le  quali  face- 
vano sospetta  re  dell'integrità  di  quelli  che 
l'ordinavano.  Pare  che  non  si  abbia  a  volo 
riguardo  a  tali  rimostranze,  e  lo  specioso 
pretesto  del  la  conservazione  del  la  federit- 
ene dopo  Ferdinando  V,  chiuse  gli  occhi 
sull'irregolarità  de'mezzi  impiegati  a  con- 
servai la.  Cercaste!  dipinge  con  tristi  co- 
lori tale  re. «Principe fortunato  in  guer- 
ra, politico  consumato,  utile  alla  religio- 
ne, edacuila  religione  fu  infinitamente 
anche  più  utile,  sebbene  ei  non  avesse  Be- 
vuto se  non  quella  parte  che  può  aver- 
sene senza  la  probità.  Non  osservava  egli 
i  suoi  impegni,  se  non  in  quanto  non  tro- 
vava il  suo  vantaggio  a  violarli".  Giuu- 
ta  l'indignazione  popolare  al  colmo,  co- 
stò la  vita  a  s.  Pietro  d'Arbues  canonico 
di  Saragozza,  uno  degl'inquisitori,  forse 
il  men  degno  di  servire  di  vittima  per  gli 
altri,  come  quello  che  di  santa  vita  eser- 
citava l'uffizio  con  tutta  l'equità,  il  disin- 
teresse e  la  circospezione.  Fu  t raffino  a 
colpi  di  puguale,  col  favor  delle  tenebre, 
innanzi  l'aitar  maggiore  della  cattedrale, 
ove  soleva  01  are  lungamente  sino  a  notte 
avanzala.  Riconosciuto  il  suo  martirio  in 
odio  della  fede  e  la  santità  di  sue  emi- 
nenti virtù,  PaoloI  II  lo  canonizzò  a  istan- 
za di  Carlo  V. 

Riuniti  nel  1 480  gli  stati  a  Toledo  per 
la  riforma  de' gravi  abusi  introdotti  nel 
regno  d'Enrico  IV,  furono  restituiti  alla 
corona  3o  milioni  di  maravedis,  sui  qua- 
li Ferdinando  V  e  Isabella  I  fondarono 
delle  ricompense  per  coloro ch'eransi  di- 
stinti co'propri  servigi.  Si  spedirono  dal- 
la regina  commissari  nelle  provincie  di 
Casliglia  e  Aragona,  per  raccogliere  sui 
luoghi  le  lagnanze  de'popolioppressidai 
grandi.  Nel  venerdì  santo  un  orribile  ter- 
remoto desolò  laSpagna. Fu  propriamen- 
te in  detto  auno  e  per  couto  della  Casti- 


Ma  S  P  A 

glia  il  conquisto  dell'isole  Canarie,  e  Pa- 
pa Sisto  IV  si  adoprò  con  zelo  per  la  dif- 
fusione in  esse  del  vangelo.  Ed  eccoci  or- 
inni  all'era  novella  della  Spagna,  segna- 
lala da  ima  serie  di  prosperi  e  strepitosi 
eventi,  che  ne  formarono  una  colossale 
potenza.  Prima  riferirò,  che  Innocenzo 
Vili,  con  sua  bolla  degli  8  dicembre  1 4^4> 
concesse  al  re  il  padronato  delle  cinese 
e  monasteri  del  regno  di  Granata  e  del- 
l'isole liberate  dal  dominio  moresco,  col- 
la facoltà  e  privilegio  di  presentare  alla 
s.  Sede  hi  nomina  de'vescovied  ordinari 
de'medesimi.  Ferdinando  V  clic  aspira- 
va alla  riunione  del  regno  di  Napoli  a 
quello  dell'isola  di  Sicilia,  per  ovviare  al 
conquisto  clie  ne  meditava  Francia,  s'in- 
terposea  pacificare  il  reFerdinando  I  con 
detto  Papa,  facendo  malleveria  delle  sti- 
pulate condizioni.  Il  sultano  Albohacetl 
comportava  impazientemente  il  tributo 
ch'era  stato  imposto  al  suo  regno  di  Gra- 
nata da'redi  Castiglia.  Avendone  Isabel- 
la I  e  Ferdinando  V  falla  ricerca  per  rin- 
novare la  tregua  che  correva  tra  i  due  re- 
gni, dicesi  aver  egli  risposto:  Che  in  tutti 
i  luoghi  in  cui  coniavasi  moneta  per  pa- 
garlo, si  fabbricassero  armi  per  francar- 
sene. Indi  il  marchese  di  Cadiz  improvvi- 
samente penetrato ne'suoi  stati, a'27  feb- 
braio 1 482  prese  la  città  d'Albania  7  le- 
ghe da  Granata,  di  cui  essa  era  una  spe- 
cie di  lialoardo.  Intanto  i  granatini  eran- 
si  ribellali,  ponendo  la  corona  in  capo  di 
Aboabdali  primogenitodel  sultano. Que- 
sti prese  la  fuga  e  si  salvò  a  Malaga  presso 
Abdoullah-Zagal  suo  zio.  Insorse  quin- 
di guerra  tra  padre  e  figlio  che  produs- 
se la  rovina  de'  mori.  Il  nuovo  sultano 
■volendo  tener  fronte  a'  cristiani  ad  un 
tempo  e  a  suo  padre,  si  recò  ad  assedia- 
re Lucene.  I  cristiani  volarono  in  aiuto 
della  piazza  ,COSt  ri  oserò  i  mori  a  levar  l'as- 
sedio, gli  attaccarono  nella  loro  ritirata 
a'2  1  aprile  1  4^3,  li  posero  allo  sbaraglio 
e  fecero  prigioniero  il  re.  I  mori  per  non 
lasciar  varante  il  trono,  vi  ripristinarono 
Albuhacen;  ma  Ferdinando  V  colla  mira 


SPA 
di  mantener  tra  loro  la  discordia,  resti- 
tuì la  liberta  al  giovine  sultano.  Ricusan- 
do Granata  di  riceverlo  a  motivo  delle 
vergognose  condizioni  a  cui  egli  crasi  as- 
soggettalo, dovette  ritirarsi  ad  Almeria. 
Ferdinando  V  prese  le  sue  parti  e  gli  for- 
nì  denaro  e  milizie.  Kgli  stesso  entrò  sul 
territorio  de' inori  eriportò  vantaggi  tan- 
to considerabili  controquegl'infedeli,  che 
nel  i485si  determinarono  di  porre  in  tro- 
no Abdoullah  Zagal  fratello  del  deposto 
e  zio  del  ribellato,  come  il  solo  capace  di 
sostenere  la  loro  pericolante  monarchia; 
ma  tutta  la  sua  abitila  non  valse  ad  arre- 
stare i  progressi  dell'armi  cristiane,  che 
nel  1  {87  presero  Malaga  dopo  un'oslina- 
ta  resistenza.  Ferdinando  V,  passando  di 
conquista  in  conquista, a'rjdiceiubre  1  f\Hc) 
s'impadronì  di  Baca  o  Lìaza  dopo  7  me- 
si d'assedio,  ch'era  la  città  piò  forte  di 
tutto  il  regno  di  Granata.  Allora  il  sul- 
tano Zagal  disperando  di  conservare  ciò 
elicgli  rimaneva,  venne  a  consegnarla  in 
un  colla  sua  persona  a  Ferdinando  V,  che 
lo  accolse  onorevolmente  e  gli  assegnò 
rendile  e  terre  considerevoli  pel  suo  trat- 
tamento. Zagal  passò  in  Africa  e  fissò  il 
suo  soggiorno  a  Tremecen,  ove  ancora 
da  ultimo  sussisteva  la  sua  posterità.  Al- 
cune città  per  altro  difese  da  Abballali, 
nipote  di  Zagal,  opposero  pure  della  re- 
sistenza. Convenne  dar  mano  piò  ener- 
gica allearmi  per  soggiogarle^  finalmen- 
te Ferdinando  V  nel  1  4<1^  terminò  col- 
l 'esercito  capitanato  dal  suddetto  cardi- 
nal Mcndoza,  già  celebre  per  militari  im- 
prese, il  conquisto  del  regno  di  Granata 
(P .),  colla  presa  della  capitale  che  si  ar- 
rese a'2  gennaio,  dopo  oltre  8  mesi  d'as- 
sedio, per  la  dedizione  convenuta  a'  1.5 
del  precedente  novembre  ,  facendovi  il 
solenne  ingresso  Ferdinando  Ve  Isabel- 
la I  a'6  gennaio, con  istrepitose  feste  per 
tutta  la  Spagna,  in  Peonia  e  altrove.  In 
tal  guisa  la  Spagna  dopoi  o  anni  di  guer- 
re, si  vide  interamente  liberala  dal  gio- 
go de'mori  che  possedevano  Granata  da 
oltre  800  anni,  o  meglio  780  auni  come 


S  P  k  S  P  A                     1 1 3 

vuole  Petavio,  Rationanim  tempor.  par.  la  dilatazione  del  cristianesimo,  tra  i  po- 
i,  che  tu  il  periodo  dell'epoca  cheiniao-  poli  selvaggi  immersi  nelle  tenebre.  Laou- 
ineltani  dominarono  io  (spagna,  ed  io  cui  ile  Isabella  I  e  Ferdinando  V,  per  assicu- 
dicesi  che  gli  spaglinoli  gli  sconfissero  in  rarsi  di  tali  conquisti,  si  rivolsero  ad  A- 
5ooo  battaglie,  potendo  così  Ferdinan-  lessandro  VI,  che  colla  bolla  Intercelerat 
do  V  pel  i  ."intitolarsi  dopo  Svintillu, aio*  de'4  maggio  i4q3,  Bull.  Ilo  in.  t.  3,  par. 
11. uc  idi  Spagna,  dando  principio  alla  se-  3,  p.  233,  die  loro  rinvestitola  e  aggiu- 
rie  de're  di  Spagna.  Abbiamo  di  Girola-  dico  lutti  i  paesi  scoperti  dal  Colombo, 
ino  Oraziani,  //  conquisto  di  Granata,  e  di  tutti  quegli  ch'egli  o  altri  per  loro 
Modena  1  6  5o,  Venezia  i  80 5.  Nel  mede-  scuoprissero,  per  la  propagazione  della 
simoannoFerdinandoV  e  Isabella  I  pub-  religione  cattolica.  Nata  poi  gravissima 
blicarono  un  editto  per  obbligargli  ebrei  discordia  tra  tali  sovrani  e  Giovanni  II 
a  ricevere  il  battesimo  o  ad  uscire da'loro  re  di  Portogallo  (A'.^suìlescopertech'e- 
stali  entro  il  termine  danesi. Secondoal*  gli  faceva  ucW Indie  orientali  e  nel  Uni- 
cu  ni  scrittori  spago  noli  1  7  0,0  00  famiglie,  i//f(^.),perle  precedenti  concessioni  fat- 
secondo  altri  120,000,  ovvero  3o,ooo  teda'Papi,  perevitar  la  contesa  dellear- 
solamente  uscirono  in  questa  occasione  mi,AlessandroVI  faltoarbitroda'conten- 
dallaSpagna,portandoseco  immense  rio-  denti,  nella  pienezza  d'autorità  apostoli* 
chezze,  poiché  gli  ebrei  eratisi  impossessa-  ca,sopra  la  carta  geografica  che  si  possie- 
ti  di  tulli  i  rami  di  commercio  loro  ab-  de  dal  Collegio  Urbano  di  Roma,  tirò 
bandonati  dall'indolenza  spagnuola.  Pa-  la  famosa  linea  di  demarcazione  perdi- 
lecchi  di  questi  sciagurati  finsero  di  con*  videro  le  conquiste  e  le  scoperte,  da  uu 
ver  tirsi  per  nou  abbandonar  la  patria,  ma  polo  all'altro,  e  così  separò  le  possessioni 
ben  presto  le  carceri  dell'inquisizione  ri-  degli  spagnuoli  da  quelle  de'portoghesi, 
suonarono  de'loro  ululati.  Si  continuò  a  assegnandone  a  ciascuno  i  confiui  di  sua 
punire  ne'posteri,  sino  al  regno  felice  di  dominazione;  linea  che  in  progresso  di 
Carlo  III,  la  disgrazia  e  l'ipocrisia  de'lo-  tempo  fu  tenuta  immaginaria,  e  nou  più 
ro padri. 11  portogheseNovaeslasciòscrit-  rispettata- dalle  potenze  marittime.  Di 
to,  che  in  termine  di  sei  mesi  dovettero  tuttoeiò  parlai  ne' voi.  II,  p.  9,  VI,p.ioo, 
partire  dalla  Spagna  800,000  ebrei  e  sa-  XI  V,p.  236,  LI  V,  p.  2  56.  Osserva  mg.r 
raceni.  Inoltre  nel  1  492  fu  elevalo  al  tro-  Marini  prefetto  degli  archivi  segreti  del- 
no  del  Valicano  il  Valentino  Alessandro  la  s.Sede,  uella  Diplomatica  Pontifìcia: 
VI,  già  legato  di  Portogallo,  Castiglia  e  »  Supposero  alcuni,  che  a  rimeritare  lo 
A  ragona,  che  si  mostròassai  propenso  per  zelo  di  Ferdinando  Ve  Isabella  I  di  ave- 
la  sua  nazione  spaglinola  e  molti  uè  creò  re  fra  i  selvaggi  d'America  introdotta  la 
cardinali,  e  nel  seguente  regalò  la  Rosa  religione  cattolica,  avesse  Alessandro  VI 
d'oro  benedetta  a  Isabella  I.  Frattanto  con  bo'.ia  de'2  5  giugno  1 493, se  pur  essa 
l'italiano  (della  contrastata  patria,  se  gè*  mai  esistette,  accordato  loro  su  tolte  le 
novese,  savonese,  o  di  Cuccaro  castello  chiese  e  benefìzi  de'loro  regni  ampio  iu- 
della  Liguria  nel  Monferrato,  parlai  nei  dullo  di  giuspadronalo".  Una  statua  co- 
toI.  Il,  p.  8,  XXVHI.p.  28o,LXll,p.  lossale  in  bronzo  nel  i852  fu  decretata 
35  e  altrove),  celebre  e  benemerito  Cri-  al  gran  Cristoforo  Colombo, per  innalzar* 
stoforo  Colombo,  faceva  la  meravigliosa  si  sopra  un  magnifico  piedistallo  in  una 
scoperta  e  conquista  d'america  (/'.)  per  delle  piazze  di  Madrid.  Era  ormai  tempo 
la  corona  di  Castiglia,  pe'mezzi  fornitigli  che  la  Spagna  rendesse  questo  giusto  e  do- 
da  Isabella  1  e  l'assenso  di  Ferdinando  veroso  tributo  all'uomo  illustre,  il  cui  gè* 
V, nell'ottobre  1 49"21  'I  principale  inoven*  nio  forma  l'ammirazione  de'secoli,e  che 
te  della  regina  fu  quello  di  contribuir  al*  le  produsse  tauta  possanza  e  ricchezze. 

VOL.  LXV1U.  8 


lUTSeyyvOnt.   Hi. 


1 1 4  S  P  A 

Nel  i  853  si  è  stampalo  in  Homo:  Ptìtria 
e  biografia  del  grande  ammiraglio  Cri- 
sioforoColombodv  conlie  signoridi  Cuc- 
cato,castello  della  Liguria  nel  Monfer- 
rato^scopritore  dell'america,  rischiarila 
e  comprovala  dai  celebri  scrittori  conte 
Napione  diCoconalo  e  Vincenzo  de  Con- 
ti autore  della  storia  di  Monferrato,  col- 
l'aggiunta  di  nuovi  documenti  e  schiari- 
menti.  11  Cancellici  i  ci  diede  erudilissi- 
me  notizie  sulla  scoperta  dell'America  e 
sul  discopritore  Cristoforo  Colombo  nel- 
le Dissertazioni  epistolari,  ove  rimarca 
che  i  pii  monarchi  Ferdinando  V  e  Isa- 
bella 1  si  fecero  un  sagro  dovere  di  far  pre- 
sentare ad  Alessandro  VI  il  tributo  del- 
le primizie  dell'oro  americano  per  loro 
divozione.  Il  Papa  stimò  di  non  poterlo 
meglio  impiegare,  che  consagrandolo  in 
onore  della  L5.  Vergine,  e  facendolo  ser- 
vire per  l'indoratura  del  soffitto  della  ba- 
silica Liberiana  di  s.  Maria  Maggiore,  di 
cui  era  stato  arciprete, e  perciò  avea  fat- 
to il  soffitto  magnifico  che  si  animila,  co- 
mincialo dallo  zio  Calisto  III.  Di  pili  A- 
lessandro  VI  assegnò  un'annua  rendita 
pel  mantenimento  del  medesimo  soffitto, 
la  quale  rinnovò  Gregorio  XV.  La  sco- 
petta di  Colombo  e  le  successive  sono  pu- 
re descritte  da  F.  C.  Marmocchi,  Raccol- 
ta di  viaggi  dalla  scoperta  del  nuovo  con- 
tinente fino  a' dì  nostri,  Prato  i844'49> 
t.  iScon  rami. Nel  i4oGg'ispagnuoli  s'im- 
padronirono di  Melilla  città  di  Barberia 
nell'impero  di  Marocco,  esistente  sopra 
una  penisola  unita  al  continente  median- 
te uu  istmo  di  roccie:  divenne  uno  de'pre- 
sidii  spagnuoli  in  Africa,  che  resero  assai 
forte  e  inaccessibile  dal  lato  di  terra.  No- 
tai a  Cattolico,  titolo  d'onore  principe- 
sco, che  per  le  loro  benemerenze  fu  ri- 
pristinalo in  Ferdinando  V  e  Isabella  1 
da  Papa  Innocenzo  Vili,  confermato  nel 
i4gG  da  Alessandro  VI,  e  reso  ereditario 
ne'successori  da  Giulio  lì.  Dice  Novaes, 
che  Alessandro  VI  concesse  ancora  a  Fer- 
dinando V  il  diritto  di  potere  recare  sot- 
to il  suo  dominio  l'Africa,  per  quindi  do- 


6  P  A 

pò  conquistata  aggiungere  a' suoi  titoli 
quello  iX  Africano j  e  che  il  re  allorquan- 
do Carlo  \  III  re  di  Francia  occupò  il  le- 
gno di  Napoli, fece  lega  colPapa,con  Mas- 
similiano I  imperatore,  col  duca  di  Mi- 
lano e  colla  repubblica  di  Venezia.  Nel 
'497  '  grandiosi  successi  di  Colombo  nei 
suoi  viaggi  mai  ittioli ,  infiammando  la 
maggior  parie  de'navigatori,  eccitarono 
l'emulazione  del  fiorentino  Americo  \  e- 
spucci  stabilito  nella  Spagna,  il  quale  pro- 
tetto da'gelosi  della  corte  che  non  vole- 
va che  tutta  la  gloria  si  concedesse  a  Co- 
lombo, co' vascelli  somministratigli  da 
Ferdinando  V  salpò  da  Cadice,  approdò 
alle  spiaggie  del  continente,  fece  nuove 
rilevanti  scoperte:  sedotto  poi  dal  re  di 
Portogallo  abbandonò  il  servigio  spa- 
gnuolo, operò  altri  discoprimenti;  indi  ri- 
tornato a  disposizione  di  Ferdinando  V, 
nel  viaggioche  intraprese  pel  nuovo  mon- 
do, la  legione  del  vasto  e  immenso  con- 
tinente detta  pure  Indie  occidentali,  in- 
cominciò a  portare  il  suo  nome  ù.'  Ann  ri' 
ca,  onore  che  con  più  di  ragione  spetta- 
va a  Colombo,  i.°e  auterioje  suo  disco- 
pritele,laonde  fu  una  gloria  usurpata  che 
fece  dire  a  Raynal:  »  In  questa  guisa  il 
1  .°momentoincui  l'America  fu  conosciu- 
ta dal  rimanente  della  terra  è  contrasse- 
gnato da  un'ingiustizia". Nel  voi.  LV,  p. 
1  33,  riportai  l'aneddoto  dell'  uovo,  col 
quale  Colombo  confuse  la  malignità  dei 
suoi  emuli,  quando  tentavano  diminuir 
la  sua  gloria,  per  la  sua  ardita  impresa. 
La  Spagna  abbagliata  e  sbalordita  dalle 
relazioni  dell'ampie  conquiste  di  nuovi 
regni,  e  delle  loro  inesauribili  ricchezze, 
presagendo  una  beata  oziosa  felicità,  tra- 
scurò le  arti  e  l'agricoltura,  con  quelle 
pregiudizievoli  couseguenzegià  rimarca- 
te di  sopra.  Quanto  alle  successive  sco- 
perte e  conquiste  in  America,  all'intro- 
duzione del  vangelo,  all'erezione  delle 
sedi  arcivescovili  e  vescovili,  ed  al  gover- 
iiameuto  e  tult'altro,  ne  tengo  proposilo 
negli  articoli  citati,  ed  in  quelli  delle  citlà 
arcivescovili  e  vescovili.  Inoltre  nel  1 497 


SPA 

afflitto  Alessandro  VI  dalle  disgrazie  do- 
inestichc  di  sua  famiglia  Borgia^  V .),  me- 
dita va  di  rinunziare  al  pontificalo  e  ne 
m  risse  a  Ferdinando  V,  il  quale  loconsi- 
gliò  a  maturar  meglio  un  affare  di  tan- 
te conseguenze.  In  tale  anno  il  re  e  la  re- 
gina perdcrouo  l'unico  figlio  d.  Giovan- 
ni principe  dell'  Asturie  ,  maritato  con 
Margherita  figlia  di  Massimiliano  I,  che 
lasciò  vedova  senza  figli.  Nel  i  498  la  mor- 
te tolse  loro  anche  d.  Isahella  loro  pri- 
mogenita, sposata  a  d.  Alfonso  principe 
di  Portogallo  e  poi  col  re  Emanuele,  col 
progetto  di  riuniresti  d'un  sol  capo  la  co- 
rona di  tutta  la  penisola, facendosi  ricono- 
scere l'infanta  daglistati  generali;ccon  es- 
sa morì  pure  il  suo  bambino  d.  Michele 
che  do  veacfim  pi  la  mente  rinnova  rei  gior- 
ni gloriosi  diSvmlilla  redi  tutte leSpagne. 
L'ambizione  di  Ferdinando  V  agognava 
eziandio  al  regno  diNapoli,  per  la  vagheg- 
giata unione  colla  Sicilia t  per  cui  collega- 
tosi con  Luigi  XII  re  di  Francia  erede 
delle  ragioni  Angioine  e  cheavea  in  mi- 
ra il  1  ."reame,  spedì  il  celebre  Ferdinan- 
do Gonsalvo  di  Cordova,  dello  il  gran 
capi(ario}àr\\e  cui  vaiolose  gesta  e  varia 
fortuna  ragionai  a  Sicilia,  con  l'intelli- 
genza di  spogliarne  Federico  I  e  divider- 
si la  terra.  Tutto  si  ellcttuò,  contribuen- 
do vi  A  lessa  udrò  VI  ch'erasi  allea  toco'd  uè 
re,  e  così  terminò  di  regnare  sul  trono  di 
Napoli  la  discendenza  d'  Aragona  d'Al- 
fonso V.  Gonsalvo  intanto  d'ordine  del 
suo  re  cominciò  a  guerreggiare  i  france- 
si per  cacciarli  dalla  convenuta  divisione, 
e  nel  1  5o3  raggiunse  pienamente  col  suo 
valore  lo  scopo,  e  meglio  nel  1  5o4-  Que- 
si  anno  fu  memorabile  per  laSpagna,  mo- 
rendo a'26  novembre  Isabella  I,  la  cui 
grande  anima  erasi  sviluppata  per  tem- 
po in  mezzo  alle  procelle  dell'infelice  re- 
gno del  fratello.  Divenuta  regina,  quasi 
sempre  a  cavallo  guidava  le  truppe,  at- 
tendeva in  personaalla  spedizione  di  lut- 
ti gli  affari,  passava  co'suoi  segretari  par- 
te della  notte, e  soventediè  udienze  pub- 
bliche. Furlunalameule  pe'suoi  sudditi, 


SPA  1  1 T 

ella  avea  tutte  le  qualità  e  le  virtù  che 
mancavano  al  suo  sposo,  col  quale  visse 
come  due  sovrani  strettamente  collegali. 
Alle  grazie  del  sesso  accoppiava  profon- 
da e  retta  politica,  l'integrità  del  magi- 
slratoe  le  qualità  del  conquistatore.  Ella 
era  sempre  in  consiglio:  Ferdinando  V 
non  regnava  in  sua  vece,  ma  essa  regnava 
con  lui.  Altera  e  gelosa  all'eccesso  di  sua 
nutorità.ripugnavaa'mezzi  immorali. Col 
re  infrenò  il  governo  feudale,  e  con  lui 
per  la  pacepubblicacreòlaSanla-Erman- 
dad,  e  colpì  senza  eccezione  i  rei.  Per  a- 
more  della  religione  e  della  gloria,  arse 
d'impazienza  per  l'espulsione  de'mori,  e 
fu  agli  assedi  di  Daza  e  di  Granata.  Prov- 
vide all'istruzione  de'suoi  sudditi,  e  pro- 
curò loro  un  governo  dolce  e  umano.  Ri- 
formando gli  abusi,  si  valse  del  celebre 
e  suo  degno  confessore,  consigliere  ei." 
ministro  Ximenes  francescano  poi  cardi- 
nale, per  ristabilire  la  disciplina  ne'rego- 
lari.  Inconsolabile  della  perdita  de'figli, 
maritò  nel  1 496  l'altra  figlia  ed  erede  d. 
Giovanna  la  Pazza,  all'arciduca  Filippo 
d'Austria  il  Btllo,  figlio  dell'imperatore 
Massimiliano  I,  che  attirò  alla  sua  corte. 
Quandodovette  partirne  pe' Paesi  Bassi 
di  cui  era  sovrano  come  conte  di  Fian- 
dra, non  potendo  sopportare  la  sostenu- 
tezza spagnuola,  d.  Giovanna  pel  dolore 
e  la  gelosia  ne  rimase  alterata  la  ragione 
e  cadde  in  cupa  malinconia,  il  che  fu  nuo- 
vo soggetto  di  cordoglio  per  la  regina, che 
immaturamente  pose  fine  a'suoi  giorni 
d'anni  54,  soccombendo  al  peso  di  tanti 
mali,  dichiarando  la  figlia  erede  univer- 
sale di  tutti  i  suoi  stati  unitamente  allo 
sposo.  Lasciò  pure  un'altra  figlia,  la  fa- 
migerata e  virtuosa  Caterina  d'Aragona, 
che  inai  i  lata  aire  d' Inghilterra  (I'.)En~ 
rico  Vili,  questi  iugiustamentenel  ripu- 
diarla fu  cagione  del  lagrimevole  scisma 
del  suo  reame.  Nel  voi.  Vili,  p.  iq  >,  dissi 
perchè  Giulio  11  non  credè  competere  a 
Isabella  I  l'esequie  nella  cappella  ponti- 
ficia; invece  Pio  VII  nel  1  8  1  7,  come  leg- 
go nel  u.°  32  del  Diario  di  P\.oina,  an- 


1 16  SPA 

nunzio  in  concistoro  la  morte  di  Maria  I 
regina  di  Portogallo,  e  poi  le  celebrò  l'e- 
sequie nella  cappella  papale  e  le  fece  le 
solenni  assoluzioni.  Isabella  I  fu  sincera- 
ineute  pianta, dopo  averediflcato  il  inon- 
do colla  sua  singolare  pietà.  L'arciduca 
prese  il  nome  di  Filippo  I  e  il  titolo  di 
re,  e  Giovanna  quello  di  regina,  sebbene 
era  stato  dicbiaralo  amministratore  di 
Castiglia  e  Leon  Ferdinando  Vdallaspo- 
$a,  perchè  n'era  incapace  la  figlia  per  la 
debolezza  dello  spirito.  Ma  Filippo  I  of- 
feso di  tale  disposizione,  nel  i  5o6  si  recò 
in  Ispagna,  e  tutti  i  signori  di  Castiglia  e 
Leon  abbandonarono  tosto  il  suocero  per 
unirsi  a  lui,  onde  fu  riconosciuto  e  inco- 
ronato, dopo  aver  concluso  un  accomo- 
damentocon  Ferdinando  V,  il  quale  do- 
vette rinunziare  all'amministrazione  e  ri- 
tirarsi in  Aragona.  Ma  la  morte  del  ge- 
nero avvenuta,  per  eccesso  di  dissolutez- 
ze, a' 2.5  settembre  i  5o6,  gli  restituì  pre- 
sto l'autorità  che  a  vea  perduta  sullaCasti- 
glia  e  Leon,  essendo  slato  eletto  reggente 
dagli  sta  ti,dopo  essere  convenuto  coll'im- 
peratore  Massimiliano  I,  altroavo  che  vi 
aspirava,  durante  la  minorità  di  d.  Car- 
lo suo  nipote  poi  celebre  Carlo  I  e  come 
imperatore  V.  Oltre  questi,  Filippo  I  la- 
sciò Ferdinando  I  che  pure  fu  poi  impe- 
ratore, e  tre  figlie  :  Eleonora  che  sposò 
Emanuele  re  di  Portogallo  e  poi  Fran- 
cesco 1  re  di  Francia,  Elisabetta  che  si 
maritò  con  Cristiano  II  re  di  Danimar- 
ca,e  Maria  sposatacou  Luigi  II  re  d'Un- 
gheria :  la  figlia  postuma  Caterina  si  ma- 
ritò con  Giovanni  111  re  di  Portogallo. 
Per  questo  matrimonio  passò  la  corona 
di  Spagna  nella  casa  d'Austria.  A  Filippo 
I,i  l'api  Alessandro  VI  e  Giulio  1 1  aveano 
fatto  rinsignedonalivodelloi57occoeZ?<?/'- 
reltone  ducale,  da  loro  benedetti.  La  re- 
gina Giovanna  rimase  così  colpita  dalla 
morte  dello  sposo,  che  non  l'avea  mai  a- 
mata,  che  perde  interamente  il  senno.  Il 
suo  spirito  non  erasenza  cultura,  ma  sfor- 
nita d'ogni  vezzo  esteriore,  non  potè  fer- 
mare il  cuore  d'un  marito  volubile  e  io* 


S  P  A 

fedele,  cui  ella  idolatrava;  mentre  Filip- 
po I  non  aven  per  lei  che  indi  decenza  e 
disgusto.  Dicesi  che  percorse  per  qualche 
tempo  la  Spagna,  facendo  trasportar  seco 
il  corpo  del  suo  sposo,  che  di  tratto  in  trat- 
to discopriva  per  vederlo  di  nuovo,  spe- 
rando cempre  che  risuscitasse!  Gli  soprav- 
visse sino  al  i  555  nella  stessa  alienazione 
dello  spirito,  e  malgrado  di  questo  suo 
stato  e  il  vivere  ritiralo,  da'popoli  fu  sem- 
pre tenuto  che  governasse  la  Spagna,  la 
Sicilia  egli   altri  domimi  in  un  a  suo  Ci- 
glioCarlo  1,  poichègli  stali  aveano  deciso, 
che  se  la  regina  ricuperava  l'uso  della  ra- 
gione, avesse  soia  l'esercizio  dell'autorilà 
reale.  In  tutte  le  ordinanze  era  inserito  il 
suo  nome  accanto  a  quello  del  principe  e 
così  uelle  monete,  né  i  suoi  sudditi  avreb- 
bero permesso  che  fosse  trasandalo;  tanto 
era  grande  l'attaccamento  che  per  lei  nu- 
trivano. Leggo  in  un  diploma  di  Carlo  V, 
dopoché  fu  eletto  ini  pera  tore.quesla  for- 
mula: Carlo  per  la  grazia  di  Dio  impe- 
ratore eletto  de'  romani  sempre  Augusto, 
redi  Germania,  Giovanna  madre  di  lui 
ed  egli  stesso  Carlo  per  la  grazia  di  Dio 
redi  Ca  stiglia, Leone,  Aragona,d<lle  due 
Sicilie,di  Gerusalemme,  Ungheria,  Dal- 
mazia, Croazia,  Navarro.,  Granala,  To- 
ledo, Valenza,  Galizia,  Majorca,  Sivi- 
glia, Sardegna,  Cordova,  Corsica,  Mur- 
cia,  Jaen,  Algarvi,  Algcsiras,  Gibilter' 
ra  e  dell'isole  Canarie,  e  dell'isole  del- 
l' Indie  e  di  Terraferma  e  dell'  Oceano, 
arciduchi  d' Austria,  duchi  di  Borgogna, 
conlidi  Barcellona,  di  Fiandra  e  del  Ti- 
rolo,  signori  di  Biscaglia  e  di  Molina, 
duchi  d' Atene  e  di  Neopatra,  conti  del 
Rossiglione  e  diOccilama,marchesid'0- 
ristagni  e  di  Goceano.  La  regina  Giovan- 
na fu  sepolta  nella  cattedrale  di  Grana- 
ta a  lato  dello  sposo,  trasportatavi  daTor- 
desillassuosoggiorno,inariuchiusa.  Brìi* 
lava  intanto  nella  corte  di  Ferdinando  V 
il  vasto  ingegno  di  Ximenesdivenutoar- 
civescovo  di  Toledo,  che  anco  il  re  fece 
suoi  ."ministro,  e  gli  procurò  la  porpora 
ila  Giulio  li.  Questi  appena  succeduto  ad 


SPA 

Alessandro  VI,  indusse  il  re  e  tabella  I 
a  pacificarsi  con  Francia,  e  che  il  famo- 
so Cesare  Borgia  figlio  d'Alessandro  VI, 
da  Napoli  ov'era  fuggilo  fosse  inviato  in 
(spagna.  Ad  istanza  del  Papa  Giulio  II  ri- 
volle d  re  le  armi  contro  i  saraceni  del- 
l' Africa  ,  tolse  loro  Malzaquir  o  Porto 
glande,  ed  a  proseguire  l'impresa  comin  • 
aiata,  impose  una  decima  sul  clerodiSpa- 
gna.  Nel  i  5o«S  il  re  si  uni  al  Papa  contro 
i  veneziani  nella  lega  di  Cambray ,  che 
Ferdinando  V  fece  pubblicare  nella  cat- 
tedrale di  Vagliadolid  alla  presenza  del 
nunzio  e  degli  ambasciatori.  Dipoi  Giu- 
lio II  ritirataci  col  re  da  quella  e  da'fran- 
cesi,  essi  mossero  guerra  al  Papa,  esen- 
za  l'aiuto  degli  spagnuoli  sarebbe  cadu- 
to nelle  loro  mani.Nellostesso  tempoGiu- 
lio  II  con  bolla  de'^8  luglio,  col  consen- 
so del  sagro  collegio,  concesse  nuovamen- 
te al  re,  alla  regina  Giovanna  e  succes- 
sori in  Castiglia  e  Leon,  il  padronato  e 
nomina  a'vescovati  e  monasteri,  privile- 
gio che  estese  a  tutte  le  chiese  dell'Indie 
occidentali.  Di  più  nel  medesimo  anno 
pel  i  ."accordò  alla  Spagna  la  bolla  della 
crociata,  che  in  seguito  ampliarono  i  suc- 
cessori con  altre  concessioni,  grazie  ed  e- 
niolumenli.  Il  cardinal  Ximenes  acceso 
di  zelo  per  la  conversione  de'maometta- 
ni,  ne  battezzò  in  un  giorno  3ooo;  e  nel 
1 5oc)  volendo  estendere  il  dominio  spa- 
gnnolosui  mori,  intraprese  a  proprie  spe- 
se il  conquistodella  marittima  città  d'O- 
rano nel  regno  d'Algeri  ,  ovvero  come 
vuole  Rinaldi,  patteggiò  col  re  che  la  cit- 
tà fosse  devoluta  alla  chiesa  di  Toledo, 
qualora  non  volesse  sborsare  le  spese  del- 
la spedizione.  Il  cardinale  armato  di  tut- 
to punto,  parti  colla  flotta  e  fu  presa  Gi- 
rano d'assalto,  con  istuporedel  re  che  ri- 
guardava l'impresa  per  chimerica.  Que- 
sto principe  dissimulatore  a vea acconsen- 
tito al  divisamente  del  cardinale  per  al- 
lontanarlo, onde  dopo  la  conquista  si  ri- 
tirò ad  Alcalà  di  Henarese  vi  fondò  l'u- 
niversità. Volendo  il  re  continuar  i  con- 
quisti dell'Africa,  nel  i5io  vi  spedi  Pie- 


SPA  n7 

tro  Navarro  che  prese  Bugia  città  opulen- 
te d'Algeri,  sconfisse  molti  mori,  e  tutte 
le  spiaggie  d'Algeri,  diTendoles,  di  Gui- 
jat,  i  re  di  Tunisi  e  di  Tlemecen  si  rese- 
io  suoi  tributari.  lutantoGiulioI  J,pe'mo- 
ti vi  che  produssi  a  Napoli  e  Sicilia,  di- 
chiarò Luigi  XII  re  di  Francia  decadu- 
to da'diritti  di  qua  dal  Faro,  e  riconob- 
be con  investitura  e  giuramento  di  fedel- 
tà col  Consuelo  censo,  Ferdinando  V  re 
delledue  Sicilie, che  di  bel  nuovo  torna- 
rono in  potere  d'un  solo,  insieme  al  tito- 
lo di  re  di  Gerusalemme.  La  Francia  e 
l'imperatore  sdegnati  contro  il  Papa,  pre- 
teserodispogliarlo  de'suoi  stati  e  di  far- 
lo deporre  dal  conciliabolo  di  Pisa.  Ac- 
corse Ferdinando  V  in  difesa  di  Giulio 
II,  e  fatto  ritirare  l'imperatore  dall'al- 
leanza, persuase  nel  i  5 1  i  il  genero  Enri- 
co Vili  re  d'Inghilterra  di  fare  una  di- 
versione in  Francia;  ed  a'4 ottobre  nella 
chiesa  di  s.  Maria  del  Popolo  di  Roma  fu 
pubblicata  solennemente  la  nuova  sagra 
lega  tra  lui,  il  Papa,  l'imperatore,  i  ve- 
neziani, così  detta  perchè  dovea  combat- 
tere lo  scisma  e  Luigi  XII  scomunicato 
da  Giulio  li,  il  quale  col  regno  sottopo- 
se all'interdetto.  Indi  s'incominciò  ini- 
talia  guerra  accanita,  e  fu  perduta  la  san- 
guinosa battaglia  di  Ravenna  (F.),  gua- 
dagnata da'francesi.  Meditando  il  re  Fer- 
dinando V  un'invasione  in  Francia,  chie- 
se a  Giovanni  d'Albret  re  di  Na varrà  il 
passaggio  pe'suoi  stati  da  lui  protetti,  e 
la  consegna  delle  piazze  forti.  Ricusan- 
dosi per  neutralità  e  timore  de'francesi, 
Ferdinando  V  piombò  sulla  Na  varrà  che 
da  tanto  tempo  bramava  occupare,  e  se 
ne  impadronì  a  nomedi  Germana  di  Foix 
sua  i.'  moglie,  riunendo  assolutamente 
nel  idi  5  a'suoi  stati  l'alta  Navarraj  la 
bassa  incorporandosi  poi  a  Francia,  col 
Bearn  formò  i  dipartimenti  de'Bassi-Pi- 
renei.  Morto  Giulio  II,  glisuccesse  Leone 
X  e  seguì  la  guerra  pel  ducato  di  Milano, 
e  reintegrazione  del  duca  Sforza;  mentre 
gli  spaglinoli  riportarono  altri  trionfi  sui 
mauri  limi  iu  Africa  e  costrìnsero  il  fumo- 


n8  SPA 

so  corsaro  Barbarossa  a  levar  l'assedio  di 
Bugia;  indi  seguì  la  guerra  a  danno  dei 
veneti,  portando  ne'loro  stati  il  duca  ili 
Cordona  il  ferro  e  il  fuoco,  Ferdinando 
V  a'  i  3  gennaio  i  *)  i  fi  morì,  e  fu  sepolto 
nella  cattedrale  di  Granata  insieme  alla 
regina  Isabella  I.  Egli  ebbe  tutte  le  qua- 
lità che  formano  i  gran  re,  tranne  la  più 
essenzinlech'èla  probità, ed  i  pi  incipi sag- 
gi non  si  fidavano  di  sue  promesse.  A  vea 
in  sua  mano  il  filo  di  tutti  i  raggiri  delle 
corti  d'Europa,  di  cui  cambiava  frequen- 
temente i  piani.  Nel  suo  testamento  vo- 
leva pe'  propri  stati  preferire  al  nipote 
Carioche  noti  dandosperanza  di  ragguar- 
devoli talenti  credeva  meno  atto  al  trono» 
il  suo  fratello  Ferdinando;  ma  i  suoi  con- 
siglieri lo  dissuasero,  perchè  le  leggi  fon- 
damentali dello  stato  chiamano  i  primo- 
geniti alla  corona.  Fece  dunqueeredesua 
figlia  Giovanna  di  tutti  i  suoi  stati,edopo 
di  essa  il  principe  Carlo  suo  figlio:  eles- 
se reggenti,  clelF  Aragona  l'arcivescovo 
di  Saragozza  Alfonso  suo  naturale,  e  di 
Castiglia  ilcardinal  Ximenes. Quasi  sem- 
pre aita  guida  de'suoi  eserciti, si  resechia- 
ro  per  prudenza  e  valore;  seppe  ancora 
segnalarsi  per  alcuni  tratti  di  generosità 
e  clemenza;  all'abile  con  dignità,  conso- 
lava i  suoi  sudditi.  Fu  però  ingrato  e  in- 
giusto conColomboe  con  Gonsalvo.  Ge- 
loso come  la  moglie  Isabella  I  di  sua  au- 
torità, si  trovavano  perfettamente  d'ac- 
cordo ogniqualvolta  lo  esigeva  il  loro  co- 
muneinteresseeil  benede'lorostati.  Sag- 
gio legislatore  e  amministratore,  i  suoi 
difetti  furono  compensati  da  molte  emi- 
nenti qualità.  Creò  una  gran  monarchia, 
e  la  posterità  lo  riguarderà  sempre  come 
il  più  gran  re  del  suo  secolo. 

Carlo  1  arciduca  d'  Austria,  conte  di 
Fiandra  e  sovrano  de'  Paesi  Bassi(/'.)j 
come  dell'Alta  Borgogna  e  della  Frisia, 
erede  di  tante  corone  ,  pe' suoi  ministri 
prese  possesso  della  monarchia  spaglino- 
la a'24  febbraio  anniversario  di  sua  na- 
scita, avvenuta  in  Ganci  nel  1 5 00,  per  cui 
a  Ei'oci  notai  le  singolari  coincidenze  di 


SPA 

tal  giorno  sempre  per  lui  memorando. 
Regnò  sotto  la  reggenza  del  cardinal  Xi- 
menes, il  quale  munito  di  poteri  illimi- 
tati, colla  sua  fermezza  fece  rientrare  al 
dovere  i  grandi  d'Aragona  che  ricusava- 
no di  riconoscerlo.  Il  cardinale  terminò 
la  guerra  di  Navarro,  disfacendo  un  cor- 
po francese  ne'monti  de'l'irenei;  ma  gli 
spagnuoli  assediando  Algeri  furono  vin- 
ti daBarbarossa. Inquisitore  supreuiodel- 
l'inquisizione,  il  cardinale  fu  severo  cogli 
ebrei  e  maomettani  apostati.  Sensibile  ai 
patimenti  degl'innocenti  oppressi,  sicco- 
me gli  spagnuoli  dopo  penetrati  nel  nuo- 
vo mondo,  ad  eccezione  dell'umanoe  vir- 
tuoso Colombo,  non  cessavano  d'eserci- 
tare la  più  terribile  tirannia  verso  gl'in- 
digeni,impietositosi  delle  sciagli  redi  quei 
popoli,  fece  pubblicare  de'regolamenti  in 
loro  favore;  ma  l'avarizia  de'coloni  spa- 
gnuoli, più  forte  in  essi  delle  leggi,  non 
fu  meno  micidiale  contro  quegli  sfortu- 
nati,sino  all'annichilamento  quasi  totale 
degl'indiani,  non  meno  selvaggichedi  ca- 
rattere paci6co.  FrattantoCarlo  1  affezio- 
nato a'Paesi  Bassi  ov'era  stato  allevato, 
non  si  prendeva  cura  di  recarsi  in  per- 
sona a  prender  possesso  de'suoi  regni.L  a» 
vo  Massimiliano  I  temendo  il  suo  ritardo 
non  portasse  gli  spagnuoli  a  preferii  gli  il 
fratello  Ferdinando,  si  trasferì  in  Fian- 
dra per  a  lire  Itamela  par  lenza. Final  men- 
te neli5i7  Carlo  1  si  recò  in  Ispagna,  e 
sbarcò  a'  19  settembre  a  Villa  Viciosa 
porto  delle  Asturie. Il  cardinal  Ximenes  si 
mosse  a  incontrarlo,  ma  sorpreso  a  Boa 
dal  male, O dal  velenosecondoalcuni, mo- 
rì agli  8  novembre.  La  Spagna  giusta- 
menteloaunovera  tra  i  suoigrand'uomi- 
ni;  eguagliò  Ferdinando  V  nelle  qualità 
dello  spi  rito,  e  losuperòin  quelle  del  cuo- 
re. Religioso,  pieno  di  lumi  e  di  zelo,  in- 
tegro, fermo  e  generoso,  politico  con  ret- 
titudine, avea  sempre  111  vista  il  bene  del- 
lo stato.  Solo  gli  si  rimprovera  l'  alteri- 
gia, che  gli  fu  necessaria  per  domai  quel- 
la indocile  della  nobiltà  spaglinola.  Fu 
sua  diviàa  un  dardo  infranto  contro  un 


SP  A 
nano,  e  col  motto:  Frangllur  in  solido, 
per  alludere  al  disprezzo  in  che  teneva  i 
libelli  infunatoci.  Il  cardinal  Ximenes  pre- 
parò il  rollio  glorioso  di  Carlo  I,  senza  a- 
VCl  lo  potuta  vedere,  per  gelosia  de'mini- 
■tri fiamminghi. Nel  i5i8  Carlo  I  ten- 
ne gli  stali  ili  Castiglia  e  vi  Cu  coronato 
a'7  febbraio  colla  regina  madre;  portato- 
si in  Saragozza,  l'assemblea  d'Aragona 
lo  acclamò  e  coronò.  Per  morte  dell'avo 
Massimiliano   I ,  gli  contrastò  l'impero 
Francesco  I  re  di  Francia  (F.):  Massi- 
miliano I  era  stato  il  i  ."a  intitolarsi  im- 
peratore de'romani,  mentre  per  lo  addie- 
tro i  re  di  Germania  non  si  appropria- 
vano questo  titolo  se  non  dopo  ricevuta 
la  corona  dal  Papa ,  e  Carlo  V  seguì  la 
pratica  dell'avo.  Proclamato  egli  impe- 
ratore neli5iQ,  prese  il  nome  di  Carlo 
V,  e  come  tale  ne  trattai  a  Germania  e 
articoli  relativi;  avendo  ragionato  di  sua 
condotta  religiosa  e  sue  guerre,  ivi  ed  a 
Protestanti  e  analoghi  articoli.  Con  u- 
na  legge  dichiarò  i  regni  di  Castiglia  e 
d'Aragona  esenti  da  qualunquedipenden- 
za  dall'impero;  indi  convocò  le  cortesia 
Sardegna.  Neli52o  dovendo  andare  in 
Germania  a  ricevere  in  Aquisgrana  la  co- 
rona d'argento,  commise  la  cura  princi- 
pale de'suoi  regni  al  suo  antico  maestro 
cardiual  Florenzi  d'Utrecht,  poi  Adria- 
no VI,  con  gioia  de'fiam mitighi  e  fremi- 
to degli  spagnuoli,  che  insorsero  dopo  la 
suaassunzioneall'impero, e  quandosi  vi- 
dero spogliati  della  moneta  per  far  guer- 
ra in  estranei  regni,  e  vi  presero  parte  i 
vescovi  e  i  dottori.  Leone  X  nel  i  5i  i  a- 
bi I ito  l'imperatore, co mechè  Carlo  IV  re 
di  Napoli,  mentre  come  re  di  Sicilia  por- 
tava il  nome  di  Carlo  II,  di  ritenere  con 
quel  regno  l'impero,e  di  esso  l'investì,  con 
giuramento  e  censo  annuo.  E  siccome  il 
regnodovea  appartenere  alla  regina  Gio- 
vanna, il  Papa  con  atto  separato  dichia- 
rò,chenon  intendeva  pregiudicarla  di  sue 
ragioni.  Per  tal  guisa  le  Sicilie  dagli  ara- 
gonesi passarono  nella  dominazione  degli 
austriaci  diSpagua.Nel  1 5 1 i)  iucomiucia- 


S  P  A  1 1 9 

tasi  dallo  spagnuolo  Ferdinando  Cortes, 
il  maggior  conquistatore  del  uuovo  mon- 
do, l'occupazione  del  Messico  e  denomi- 
nato Spagna  Nuova, essa  fu  ultimala  nel 
i  >  2?., nel  quale  anno  si  convertirono  al- 
la fede  un  gran  numero  di  americani  i- 
dolatri,  annullando  le  loroempie  super- 
stizioni colle  quali  sagrifìcavano  gli  uo- 
mini a'falsi  Dei,  come  se  fossero  per  con- 
seguir l'eterna  felicità.  La  Francia  aven- 
do pretensioni  sull'Italia,  sui  Paesi  Bassi 
e  sull'alta  Navarca,  la  guerra  fu  inevita- 
bile.Leone  X  erasi  collegatocontro  Fran- 
cesco I  re  di  Francia,  col  suogrand'emu- 
lo  Carlo  V,  gli  eserciti  de'quali  espulsi  i 
francesi  da  Milano,  vi  restauraronoil  du- 
ca Sforza,  ricuperando  alla  chiesa  roma- 
na Parma  e  Piacenza^'.).  Per  sua  mor- 
te con  generale  stupore  fu  eletto  succes- 
sore a'9  gennaio!  522  il  cardinal  Ploren- 
zi, assente  e  non  conosciuto,  probabilmen- 
te per  interessare  Carlo  V  ad  abbattere 
la  crescente  perniciosissima  eresia  de'  Lu- 
tvrani(V.);  essendo  allora  vescovo  d;Tor« 
tosa,  governatore  generale  della  Spagna, 
einquisitoregenerale:  per  collega  nel  go- 
verno avea  l'ammiraglio  di  Castiglia  d. 
FedericoHenr iquez duca  diMedina  e  Rio- 
secco.  Ricevuto  a'g  febbraio  in  littoria 
(P-)  nella  Bisca  ja  il  decreto  di  sua  elezio- 
ne,dallo spagnuolo  Antonio Studillo  gen- 
tiluomo del  cardinal Carvnjal,  ritenendo 
il  nome  battesimale  si  chiamò  Adriano 
VI,edalIacasadi  Giovanni  di  Bilbao  che 
abitava, passato  nel  convento  de'france- 
scani,  vi  ricevè  gli  omaggi  degli  spagnuo- 
li accorrenti  come  sciami  di  api  da  tutte 
le  parti.  Preparatasi  dal  Papa  numerosa 
flotta  e  copioso  seguito,  a' 12  marzo  par- 
tì daVittoria,  e  dopo  a  ver  pernottato  nel- 
la terra  della  Reina,  trattenendosi  circa 
3  giorni  nella  città  di  Calzada,  e  dormi- 
to iu  quella  di  Naxera  dal  duca,  indi  re- 
catosi iu  Logrogno,  già  capo  degli  anti- 
chi cautabri,  fu  magnificamente  ricevu- 
to in  questa  piacevole  e  graziosa  città,  es- 
sendovi concorsi  i  cantabri,  inavarresi  e 
altri  popoli. Ospitato  sontuosa  men  te  qua- 


120  SPA 

si  3  giorni  nel  palazzo  di  ti.  Roderico  ili 
Cabredo,  poscia  per  Alcandre,  ove  dimo- 
rò una  notte,  giunse  a  Calahorra,  ricetti* 

to  solennemente  e  regalalo.  I  cavalieri  e 
le  dame,  i  vescovi  e  i  sacerdoti,  e  persi- 
no le  monache  in  questo  trionfale  viag- 
gio fecero  a  gara  per  offerire  ossequiosi 
doni  al  Papa,  secondo  la  pietà  e  genero- 
sità spaglinola; anche  pera vei  inteso,  che 
nella  sede  vacante  la  camera  apostolica 
era  stata  spogliata  di  sue  ricchezze,  e  il 
palazzo  Valicano  (piasi  deserto  e  posto  a 
sacco.  Adriano  VI  proseguendo  il  viag- 
gio per  Alfaro,  accolto  da  lietissime  ac- 
clamazioni e  dimostrazioni  festive,  per 
Tudela  (/x,),MaIlen,Pedrosa,ove  nobil- 
mente ricevuto  dal  conte  di  R.ibagorsa  ne 
battezzò  la  figlia  col  nome  d'  Adriana  , 
con  grandi  feste  e  danze  all'usanza  dei 
mozzarabi,fece  il  solenne  ingresso  in  Sa- 
ragozza (Lr.),  in  cui  celebrò  la  settima- 
na santa.  Ne  partì  a' i  3  giugno  per  Torlo- 
sa  [I .),  ed  ivi  lasciò  vicario  generale  nel* 
le  Spagne  e  nunzio  apostolico  d.  Bernar- 
dino Pimentel,  uomo  illustre  e  sincero, 
ma  essendo  ammoglialo,  contro  il  costu- 
me, furono  fatte  per  sì  singolare  novità 
moltedicerie. Quindi  brapioso  il  Papa  di 
essere  presto  in  Roma, per  sedar  l'Italia 
che  ardeva  in  sedizioni  e  fazioni,  senza 
aspettare  Carlo  V,  che  pure  era  giunto 
al  porto  di  Villa Viciosa, agli  8  lughos'im- 
barcò,  e  giuntoa  Tarragona  (/"'.) prose- 
guì per  Barcellona  assai  nobilmente  ri- 
cevuto, ospitato  dal  vicerèarcivescovodi 
Tarragona;  e  navigando  per  le  coste  del- 
la Spagna,  pernottò  nel  porto  s.  Paolo  e 
in  quello  di  P».osas;eper  Monaco,  Savo- 
na, Genova, Livorno  e  Civitavecchia, ap- 
prodò a  Ostia  (L.),  donde  portatosi  alla 
basilica  di  s.  Paolo,  fece  il  suo  Ingresso 
folenneinRoma(J' .).  I  particolari  di  que- 
sto viaggio,  e  l'enumerazione  dello  splen- 
dido cor  leggio  e  milizie,  che  accompagna- 
rono il  Papa  dalla  Spagna,  eruditamen- 
te fu  descritto  dal  suo  cappellano  d.  Bia- 
gio Orliz  spagnuolu,  che  lece  pure  ca no» 
meo  di  Toledo,  ed  era  uel  seguito,  colla 


SPA 

Descrizione  delvi  aggio  di  Adriano  VI 
dalla  Spagna  fino  a  Roma,  ivi  i  790.  In 
tal  modo  cessò  per  allora  il  malconten- 
to de'romanijche  temevano  volesseAdria- 
no  VI  restare  nella  Spagna,  o  stabilirsi 
nella  sua  patria  Utrecht,  per  cui  gli  avea- 
no  scritto  quanto  rilevai  nel  voi.  LV,  p. 
2G5.  Neh  523  il  Papa  separò  da  Ila  lega 
co' francesi  i  veneti,  i  quali  all'opposto 
contro  di  essi  fece  collegare  con  Carlo  V, 
col  di  lui  fratello  Ferdinando  I  e  col  duca 
di  Milano,  lega  che  solennemente  pub- 
blicò in  s.  Maria  Maggiore,  affinché  noi» 
venisse  l'Italia  assalita.  Apprendo  da  No- 
vaes,kSW?rÙ2 de  Pontefici, che  Adriano  VI 
con  diploma  de'6  settembre  estese  a're 
di  Spagna  il  diritto  che  a  quelli  di  Fran- 
cia erasi  concesso  coìConcorda'otraLeo- 
ne  X  e  Francesco  I  (t7,),  della  scelta  e 
nomina  de'vescovijilqualediritto  voglio- 
no gli  scrittori  spaglinoli,  come  Covar- 
ruvias  in  Regni.  Possesso/'  malae /idei, 
t.  2,  par.  2,  §  1  o,n.°  5,  appartenga  a  quei 
sovrani  in  vigore  non  solamente  del  pri- 
vilegio pontificio,  ma  anche  per  ragione 
di  padronato  nelle  cattedrali,  per  essere 
state  queste  erette,  fondate  e  largamen- 
te dotate  da'medesimi  re.  Al  dire  di  Ma- 
riana, De  rebus  Hispan.  lib.  2G,cap.  2, 
Adriano    VI  ciò  fece  in  grazia  di  Carlo 
V  slato  suo  discepolo.   Inoltre  dichiarò 
perpetua  a'  re  di  Spagna  la  facoltà  da- 
ta da  altri  Papi  a  tempo  limitalo,  d'es- 
sere gran  maestri  degli  ordini  di  s.  Gia- 
como, di  Cala  tra  va  e  d'Alcantara,  come 
lo  sono  di  Montesa  e  di  altri  egualmente 
per  pontificia  concessione;dalle  quali  di- 
gnità derivavano  a're  pinguissimé  ren- 
dite, che  loro  furono  in  principio  accor- 
da te  per  l'espulsione  de'm  ori.  Morì  Adria- 
no VI  a'4  settembre  1  5  2 3,  e  gli  fu  sosti- 
tuito Clemente  VII.  ìSdì  5iì>  Francesco 
Pizarro  di  Truxillo  penetrò  uel  Perù,  di 
cui  poi  s'impadronì  con  aver  fatto  inu- 
manamente perire  l'ultimo  re  ;  dopo  la 
sua  morte  e  quella  de'fralelli,  ch'ebbero 
una  fine  degna  della  loro  crudeltà,  la  re- 
gione ritornò  alla  Spagna  neh  548.  Sol- 


S  P I  S  P  A                   i  ?.  i 

lo  il  regno  di  Carlo  V  nell'Amene;!  fu-  za  diffusione  raccontai  quanto  fatalmen- 
rono  pure  conquistati  la  Terraferma,  la  te  precedette,  accompagnò  e  seguì  la  la- 
Nuova  Granata,  il  Chili ,  le  Californie,  giimevole  presa  di  Roma  a' 5  maggio 
le  Floride,  e  quasi  tutte  le  sue  altre  pos-  1 5ay,  dall'esercito  imperiale,cbe  corano- 
sessioni  transatlantiche.  La  moltiplica-  sto  principalmente  di  crudeli  spaglinoli 
zione  delle  scoperte  del  nuovo  mondo  al-  cfìanunirighi,difanalici  luterani  tedeschi, 
letto  gli  spagnuoliad  emigrare  nelle  ter-  e  di  gentaccia  rapace,orribilmente  la  sac- 
re che  ridondavano  d'oro,  d'argento,  di  cheggiòe  profanò, commettendo  inaudi- 
gemme  e  di  altri  tesori.  Il  governo  non  te  empietà,  tenendo  assediato  Clemente 
calcolandone  abbastanza  le  pregiudizie-  VII  e  i  cardinali  in  Castel  s.  Angelo.  Car- 
voli  conseguenze,  autorizzò  le  numerose  Io  V ch'ebbe  a  Burgos  tale  notizia  dcplo- 
ed  entusiastiche  emigrazioni.  Il  Papa  nel  rò  in  pubblico  come  sacrilego  l'avvenu- 
i.°  maggioi525  con  indulgenza  agli  a-  to,  sospese  le  dimostrazioni  di  gioia  per 
stanti,  pubblicò  nella  basilica  Lateranen-  la  nascita  dell'erede  Filippo  II,  partorì- 
se  la  lega  conclusa  contro  i  turchi ,  tra  to  da  Elisabetta  di  Portogallo  sua  sposa 
Carlo  V,  il  re  d'Inghilterra,  i  fiorentini,  (dalla  quale  ebbe  pure  Maria  maritata  a 
e  i  duchi  di  Milano  e  di  Mantova.  Già  Massimiliano  il  imperatore,  e  Giovanna 
l'imperatore  a'^4  febbraio  avea  trionfa-  sposata  con  ci.  Giovanni  principe  di  Por- 
to a  Pavia  [f  '.)di  Francesco  I,  che  fatto  togallo),  si  vestì  a  lutto,  fece  assumere 
prigioniero  fu  condotto  a  Madrid,  ed  o-  la  gramaglia  dalla  sua  corte,  e  spinse  l'i- 
stentata  moderazione,  deplorandone  la  pocrisia  fino  ad  ordinare  a  tutti  i  vesco- 
sciagura,  lo  trattò  con  affettata  dignità  ;  vi  di  Spagna  solenni  preghiere  e  proces- 
la  pace  di  Madrid  fu  all'imperatore  van-  sioni  di  penitenza  per  la  liberazione  del 
taggiosissima,  poiché  il  re  di  Francia  ri-  Papa!  Invece  questi  dopo  la  prigionia  di 
nunzio  alle  sue  pretensioni  sul  regno  di  piò  che  sei  mesi,  riuscì  fuggire;  nitri- 
Napoli, sulla  borgogna  e  sopra  altri  stati,  menli.osserva  Guicciardini,  Hisl.  lib.  18, 
Non  tardarono  nuove  rotture  tra  i  <\ue  probabilmente  Carlo  V  l'avrebbe  fatto 
sovrani.  La  crescente  formidabile  polen-  condurre  incatenato  a  Madrid,  per  dare 
za  di  Carlo  V  seriamente  sgomentò  i  più,  lo  spettacolo  d'un  Papa  suo  pi  igionedo- 
de'sovrani  d'Europa.  Il  Papa  disgustato  pò  un  re  di  Francia,  se  non  lo  trattene- 
ancora  per  aver  l'imperatoi  eordinato  al  va  il  timore  di  rendersi  per  tanto  orgo- 
regio  consiglio  di  Spagna  d'esaminare  le  glio  odioso  a  tutti  i  popoli  di  sua  monar- 
bolle  e  brevi  pontifìcii  per  porvi  il  Re-  chia  ed  a  tutti  vescovi,  che  detestavano 
giolìxeqnatur,  e  vedendo  minacciata  l'I-  l'idea  di  commettere  sì  riprovevole  oh 
talia,  per  meglio  difendersi  da  lui  si  pò-  traggio  al  Vicario  di  Gesù  Cristo.  Non- 
se  alla  testa  della  lega  sottoscritta  nel  dimeno  Clemente  VII  amando  la  pace, 
i526a  Cognac,  co're  di  Francia  e  In-  spedì  a  Carlo  V  il  vescovo  di  Vaison  per 
ghilterra,i  veneziani,  i  fiorentini,  gli  sviz-  stabilire  un  abboccamento  in  Italia  o  nel- 
zeri  e  il  duca  di  Milano.  Perciò  fu  deno-  la  Spagna  ove  si  sarebbe  recato.  Conve- 
minata  la  Santa  lega, e  per  le  sue  cleplo-  nuli  per  vedersi  in  Siena  o  in  Bologna, 
rabili  conseguenze  con  più  di  ragione  fu  in  questa  città  che  seguì  la  concordia, 
venne  poi  appellata  Lega  funesta  a  sua  la  solennecoronazionecolla  Corona  Fer- 
San'ità.  Quest'alleanza  olfese  tanto  Carlo  rea  (A.)  come  redi  Lombardia,  eia  Co- 
V,  che  tosto  pubblicò  la  guerra  contro  vonazioned' Imperatore  (/'.)consontuo- 
Clemente  VII,  che  si  trovò  esposto  alut-  sissima  cavalcala;stiepilosoavvenimenlo 
ti  gli  orrori  di  essa,  e  gli  aiuti  mal  diret-  di  cui  riparlai  in  tanti  luoghi,  nella  quale 
ti  de'collegali  non  li  poterono  impedire,  occasione  Carlo  V  rese  al  Papa  tulli  gli  o- 
APioMAeconispoudeutiarliculi,nonseu-  maggi  chei  Sovrani^.}  furono  solili  nr©« 


122  SPA 

sture  al  supremo  Gerarca.  Narro  aSTOcco 
e  Berrettone  e  altrove,  che  Carlo  V  in- 
nanzi al  Papa  solennemente  riprovò  l'ec- 
cidio di  Roma,  dichiarandosi  del  tuttodi- 
pendentedaClementeVII  e  formalmente. 
Si  convennedidareFi'reflz^/^.Jin  ducato 
ad  Alessandro  de  Medici,  dopo  l'espugna- 
zione che  ne  fecero  le  milizie  pontificie  e 
imperiali,  ed  al  quale  l'imperatore  die 
per  moglie  Margherita  sua  lìglia  natu- 
rale, nata  da  Margherita  di  Vagnest  una 
delle  sue  favorite,  che  in  seconde  nozze 
sposò  Ottavio  Farnese  duca  di  Parma 
e  Piacenza.  All'ordine  gerosolimitano 
Carlo  V  cede  l'isola  di  Malta  (P.)  in  feu- 
do. Nell'istesso  anno  Carlo  V  volle  assu- 
mere il  protettorato  dello  stato  di  Siena 
(f'.)e  lo  governò  co'suoi  spagnuoli,  e  più 
tardi  ne  dichiarò  signore  Filippo  11  per 
tener  a  freno  le  potenze  temporali  del  Pa- 
pa e  del  duca  di  Firenze,  e  per  custodia 
degli  altri  stati  d'Italia.  Cosi  la  potente 
repuhhlica  di  Siena  andò  distrutta,  e  do- 
po lunga  e  atroce  guerra,  Filippo  II  ne 
cede  i  domimi  a  Cosimo  I,  con  dispiace- 
re del  padre,riserbandosilo<SVrt/0f/e'/V«- 
sidii,  de'quali  parlai  a  Sicilia,  perchè  nel 
secolo  passato  Filippo  V  li  cede  al  re  li- 
glio  Carlo  di  Borbone,  e  ne'pri mi  anni  del 
corrente  anch'esso  fu  riunito  alla  Tosca- 
na. Clemente  VII  neh  533  ebbe  in  Bo- 
logna un  altro  colloquio  con  l'imperato- 
re. I  mori  di  Spagna  che  aveano  ricevu- 
to il  battesimo  più  per  interesse  e  per  ti- 
more che  per  intima  persuasione, conti- 
nuando perla  più  parte  l'osservanza  del- 
le pratiche  maomettane,  Carlo  V  con  e- 
ditto  gli  obbligò  a  vivere  giusta  le  leggi 
del  cristianesimo.  Il  perchè  si  ribellaro- 
no in  parecchie  città,  e  dopo  aver  com- 
messo immense  violenze  furono  doraati,e 
6i  elessero  ministri  acciò  gl'istruissero  be- 
ne nella  leligionecristiana.  I  mori  di  Va- 
lenza aveano  nella  sollevazione  eletto  in 
regolo  Selim  Almanzor,  ma  il  duca  di  Se- 
gorbia  fiaccò  nel  nascere  l'effimero  orgo- 
glio mauritano.il  celebre  ammiraglioAn- 
diea  Doria(dicuiparlaia  Genova,  a  Pam- 


SPA 
pmu  FAMIGLIA,  e  altrove)  al  serv'17'10  di 
Francesco  I  si  segnalò  per  utili  e  glorio- 
se imprese,  dopo  che  Filippino  suo  nipo- 
tee  luogotenente  riportò  una  vittoria  na- 
vale sugl'imperiali  pressoSalerno, abban- 
donò il  servigio  di  Francia,  si  die  a queU 

10  di  Carlo  V, sotto  la  protezione  del  qua- 
le pose  Genova  (f.)  sua  patria.  Le  sue 
gesta  piùbrillantiseguironocontro  i  tur- 
chi, essendo  al  servigio  dell'imperatore, 
e  nel  i  533  tolse  loro  le  città  marittime 
di  Corone  e  di  Patrasso  nella  Morea.  Nel 
i  53  5  fu  uno  de'generalidi  Carlo  V  che 
in  persona  si  condusse  alla  famosa  spe- 
dizionedi  Tunisi  (Z^.),  effettuata  con  for- 
midabile apparato  e  con  flotta  di  4oo  le- 
gni. Partito  dal  porto  di  Barcellona,  do- 
po aver  visitatola  Sardegna,  l'imperato- 
re a*  1 6  giugno  sbarcè  sulla  spiaggia  del- 
laGoletta,  forte  propugnacolo  in  vicinan- 
za diTunisi.  La  Goletta  fu  presa  d'assal- 
to a'  7.5  luglio,  malgrado  la  vigorosa  di- 
fesa di  Barbarossa,  usurpatore  del  regno 
di  Tunisi.  Indi  espugnò  Tunisi  ripristi- 
nandoli detronizzaloMuley-rIascem,non 
cheBonna,  Biserta  e  altre  piazze  che  Mu- 
ley  abbandonò  colla  Goletta  al  vincitore, 
obbligandosi  inoltre  di  pagargli  12,000 
scudi  d'oro  all'auno.  Carlo  V  a'  1  7  ago- 
sto s'imbarcò  perla  Sicilia,  conducendo 
seco  20,000  schiavi  di  cui  avea  spezza- 
to le  catene,  e  fornì  loro  il  necessario  per 
ripalriare.  Si  suscitò  nuova  guerra  tra 
Carlo  V  e  Francesco  I,  perchè  Francesco 

11  Sforza  duca  di  Milano  {?'■),  morendo 
a' 24  ottobre  1  535,  avea  istituito  erede 
l'imperatore  del  ducato,  ed  Antonio  di 
Leyva  ne  prese  possesso.  Il  redi  Francia 
volendo  rivendicare  questa  successione, 
fece  passare  nel  gennaio  1  536  le  truppe 
in  Italia  per  impadronirsi  del  Milanese, 
ma  l'esercito  spagnuolo  le  arrestò  nel  Pie- 
monte ove  facevano  delle  conquiste.  In- 
tanto Carlo  V  recatosi  in  Roma  a  visi- 
tare Paolo  lll,a'5apriie  vi  i'eceì' Ingres- 
so solenne  che  in  uno  al  suo  soggiorno 
descrissi  aquegli  articoli,  mentre  uel  voi. 
XV,  p.  199  ricordai  l'imprudente  e  (a- 


SPA  SPA                     n3 

stosodiscorsopronun/.ialodairiinperato-  Stocco  e  Berrettone  ducale  da  lui  be- 
re in  concistoro, ad  onta  del  carattere  ili  nedetti,  per  eccitare  il  suo  zelo  religio - 
gravitànbilualelàltagli  contrarredalsuo  so  a  propugnare  le  crescenti  eresie.  Nel 
aio  Guglielmo  di  Croy  signore  di  Cliie-  i  53g  essendosi  ribellata  Gnnd,  patria  di 
\res;  imperocché  con  bizzarra  rodonion*  Carlo  V, contro  la  sorella  Maria  vedova 
tata,  sì  opposta  al  suo  costante  sangue  reginad'Ungheriaegovernatricede'Pae- 
freddo  e  circospezione  ,  giunse  a  sfidare  si  Basii, perle  tasse  imposte  sulle  città  di 
Francesco  I  a  un  duello  in  camicia  per  Fiandra, recatovisi  l'imperatore  nel  1 14° 
terminar  ogni  contesa,  e  che  premio  del  castigò  i  ribelli  con  forte  ammenda  e  mu- 
combattimento  da  una  parte  fosse  il  du-  tò  la  loro  forma  di  governo  municipale. 
calo  diBorgogna  e  dall'altra  quello  dì  Mi>  Carlo  V  avendo  dato  a  Francesco  1  sino 
lano.  Pai  tito  da  Roma,  passò  poi  al  cam-  dal  1 529  la  sorella  d.  Eleonora  vedova 
pò  che  assediava  Possano.  Venutoacon-  in  isposa, senza  restare  costante  nell'ami- 
menzione  co'fiancesi,  tra  gli  ostaggi  vi  fu  cizia,  tuttavolta  in  Aiguesmortes  si  recò 
Rocbe duMaioe distinto  per  valore.L'im*  dal  cognato,  e  tra  loro  non  si  parlarono 
perntore  tutto  preoccupato  del  progetto  che  della  reciprocastima  e  alfezione.  Do- 
chimerico  di  conquistar  la  Francia,  gli  vendo  l'imperatore  traversar  la  Francia, 
chiese  quante  giornale  da  fi  conlavasi  a  il  reordinòche  vi  fosse  ricevuto  con  gran- 
Parigi.  Rispose  Roche:  Ciò  richiede  spie-  di  onori.  Ne'6  giorni  che  Carlo  V  passò 
Bacione;  se  per  giornate  intendete  batta-  in  Parigi,  con  Francesco  I  si  mostrò  nei 
glie,  ve  n'ha  almeno  12,  purché  l'aggres-  luoghi  pubblici  come  due  fratelli,  ed  il 
soie  non  andasse  colla  testa  schiacciata  re  non  die  ascolto  a  chi  lo  consigliava  di 
sin  da  prima!  Dopo  presa  Possano,  aven-  profittarne  per  la  revoca  del  trattato  di 
do  avuto  la  temerità  di  penetrar  nella  Madrid.  Dipoi  la  guerra  si  riaccese  tra 
Provenza  e  assediar  Avignone,  le  molti-  i  cognati  e  competitori,  non  effettuando 
plicate  perdite  gl'insegnarono  che  la  stia-  Carlo  V  la  promessa  investitura  deldu- 
da  per  a  Parigi  non  era  per  lui  così  pia-  calo  di  Milano  ad  un  figlio  del  re.  I  cor- 
na come  l'avea  immaginata.  Fu  obbli-  sari  d'Africa  infestandole  spiag^ied'lta- 
gato  retrocedere,  e  con  tutto  l'oro  e  l'ai-  lia  e  di  Spagna,  nel  1 54 '  Carlo  V  fece 
genio  trailo  dall'America  fu  obbligato  armare  una  fiotta  considerabile  per  dar 
aggravar  i  suoi  popoli  per  provvedere  al  loro  la  caccia.  11  famoso  pirata  Dragut 
mantenimento  delle  truppe.  IN'el  1 538  sbarcato  in  Corsica,  fu  preso  co'suoi  da 
convocale  a  Toledo  le  cortes  o  slati  gè-  GianneltinoDoria  nipote  d'Andrea. Que- 
nerali  di  Castiglia  e  diLeon,  sollecitò  con  sii  con  Ferdinando  Gonzaga,  essendosi 
premura  il  loro  consenso perslabilir  una  recaloinBarberia,sottomisediversepiaz- 
imposta  sui  commestibili.  Vi  stoppose  la  ze.  Incoraggiato  l'imperaloreper  tahsuc- 
nobiltàallegaridoi  privilegi  che  gli  esen-  cessi,  dopo  aver  tenuto  un  colloquio  in 
lavano  da  qualunque  tassa.  Carlo  V  li-  Lacca(fr.)conPao\o  III,  anche  per  trat- 
cenziò  le  cortes  pieno  d'indegnazione,  e  tare  del  concilio  di  Trento  (A'.),  sempre 
da  quell'epoca  uè  i  nobili  né  i  prelati  fu-  vago  di  gloria  militare  e  pel  suo  genio  ca- 
rono  più  invitali  a  tali  assemblee,  e  solo  valleresco,  intraprese  contro  il  consiglio 
ammessi  i  rappresentanti  delle  città.  Per  d'Andrea  Doria  e  del  celebre  marchese 
pacilicare  Carlo  V  con  Francesco  I,  nel  del  Vasto  (di  cui  ne'luoghi  citati  nel  voi. 
i53b»  Paolo  ili  si  porlòaiWzsa  (/-'.) ove  LV,p.  243), l'assedio  d'Algerina  lui  co- 
gli a  vea  invitati,  ma  non  polè  ottenere  di  m inciato  in  persona  a' 21  otlobre,  e  fu 
farli  abboccare,  solo  una  tregua  di  IO  an-  obbligato  abbandonarlo  sul  finir  di  no- 
ni, ritornando  l' imperatore  in  Ispagna.  vembre,dopo  avervi  perduta  molta  geli- 
li Papa  donò  al  di  lui  figlio  Filippo  11  lo  te.  Stimandosi  Carlo  V  offeso  da'france- 


i2.{  SPA 

si,  deliberà  dì  portarsi  in  Italia  nel  i  r.p, 
e  Paolo  III  spedì  a  Genova  pei  rimuo- 
verlo dalla  guerra  i  nipoti  cardinale  e  du- 
ci l'arnese,  e  con  mollo  stento  ottenne* 
io  un  abboccamento  col  Papa  in  dis- 
seto diocesi  di  Borgo  s.  Donnino,  il  qua* 
le  inutilmente  lo  scongiurò  per  la  pace, 
partendo  l'imperatore  per  Germania  on- 
de cominciarla;e  poi  si  disgustò  per  l'in- 
feudaziooedi  Parma  e  Piacenza, che  seb- 
bene della  s.  Sede,  egli  considerava  giu- 
risdizione del  Milanese.  Avendo  i  dance- 
si  preso  nel  i  55a  Metz  (  /'.),  inutilmente 
Carlo  V  l'assediò  con  100,000  uomini  e 
dovè  ritirarsi  :  slogò  il  suo  rancore  con 
Terrovane  che  distrusse.  In  quest'anno 
per  la  involta  Andrea  Doria  Cu  sconfìtto 
avanti  Napoli  da  Dragut,  il  quale  dopo 
aver  saccheggiala  la  Sicilia,  minacciava 
assediarquella  città  per  mare,  ed  una  fal- 
sa voce  liberò  Napoli  dallo  spavento  del 
•vincitore.  Papa  Giulio  III  assolvè  dalle 
censure  Carlo  V  per  le  decime  esatte  in 
Sicilia  senz'averle  impiegate  nella  guer- 
ra d'Africa,  e  sostenne  l'immunità  eccle- 
siastica clic  nellaSpagna  procuravano  vio- 
lare alcuni  magistrali. Divenuta  la  poten- 
za di  Carlo  V  un  ammasso  di  grandezze 
e  di  dignità,  contornate  di  precipizi,  ve- 
dendosi fallire  i  suoi  disegni, respinti  i  suoi 
sforzi  contro  Francia,  set-li  il  bisogno  di 
far  cose  straordinarie  e  sbalordire  l'Eu- 
ropa con  una  risoluzione  estremamente 
nel  suo  complesso  singolare.  La  folla  in* 
numerabile  delle  occupazioni  che  risul- 
tavano dalla  moltitudine  de'vari  stati  che 
Carlo  V  dominava,  tenendolo  continua- 
mente a  flfaccendato;tor  menta  to  da  Ila  got- 
ta, stanco  dalle  fatiche  prima  dell'età  del- 
la vecchiaia  pensò  a  procurarsi  qualche 
riposo  nel  ritiro.  Con  questa  mira  chia- 
mò nel  1  555  in  Drusselles  Filippo  II  suo 
fìglio,e  a'25ottobre  in  Lovanio,alla  pre- 
senza d'un'assemblea  di  magnati,  che  si 
sciolse  in  lagrime  al  suo  cornino  venie  di- 
scorso, abdicò  in  suo  favore  i  Paesi  Bassi, 
e  dipoi  la  corona  di  Spagna  e  gli  slati  an- 
nessi con  allo  de'  1 G  gennaio  1  556,  pub- 


SPA 

blicato  a'q  febbraio,  indi  a'24  marzo  fu 
proclamato  re  di  Spagna. Già  Papa  Giu- 
lio HI  lo  a  Tea  nel  1 554  con  intelligenza 
del  padre  investito  delle  due  Sicilie,  con 
dispensa  di  ritenere  il  ducato  di  Milano; 
di  piìi  gli  avea  donato  lo  Stocco  e  Berret- 
Ione  da  lui  benedetti,  e  alla  regina  sua 
moglie  la  Rosa  d'oro.  Giulio  III  mori  nel 
1  555  a's3  marzo,  e  dopoi  6  giorni  fu  e- 
levatoal  pontificato  Marcello  11, già  nun- 
zio apostolico  di  Spagna  e  ne'l'aesi  Bas- 
si a  Carlo  V,  al  quale  ricusò  l'offerta  pen- 
sione di  1  0,000  scudi,  per  esser  libero  mi- 
nistro di  Paolo  Ili.  Morto  7.1  giorni  do- 
po, gli  successe  Paolo  IV  Caraifa,  che  in 
altri  due  conclavi  avea  ricevuto  l'esclusi- 
va dall'imperatore.  Filippo  11  vedovo  di 
Maria  di  Portogallo,  che  partorì  d.  Car- 
Io,insecondeno7.zeaveasposato  nel  1  554 
Maria  regina  d' Inghilterra^!'.),  ondegli 
venne  il  nome  di  re  d'Inghilterra  senz'a- 
verne i  diritti,  e  ambedue  mandarono  i 
loro  ambasciatori  a  Paolo  IV.  Narrai  a 
Sicilia  i  motivi  della  grave  rollura  in- 
sorta nel  1  55G  tra  il  severo  Papa, con  Car- 
lo V  e  Filippo  11,  e  con  tutte  le  partico- 
larità la  successiva  micidiale  e  clamoro- 
sa guerra  fatta  nella  Campagna  romana 
dal  duca  d'Alba  vicerèdi  Napoli,  termi- 
nata colla  pace  del  settembre  1  557.  Inol- 
tre Carlo  V  a'7  dicembre  1  556,  e  non  più 
lardi,  spedì  a  Ferdinando  I  di  lui  fratello 
(che  fino  dal  1  53  1  era  stato  eletto  re  dei 
romani  e  con  approvazione  di  Clemente 
VII  amministrava  l'impero  nell'assenza 
dello  stesso  fratello)  le  insegne  imperiali, 
in  uno  alla  sua  rinunzia  all'impero.  Pao- 
lo IV  ricusò  di  approvare  tale  rinunzia 
e  surrogazione,  essendo  necessario  il  con- 
senso del  Papa  e  lo  die  il  successore.  Non 
debbo  tacere,  che  alcuno  affermò  aver 
Carlo  V  fatto  tali  rinunzie  per  aspirare 
al  papato, brama  nata  pure  precedente- 
mente nell'avo  Massimiliano  I.  Egli  fu  il 
1  .°redi  Spagna  che  abbia  portato  il  titolo 
di  M(icslà{f/.)t  e  anche  questo  soltanto 
dopo  che  fu  innalzato  all'impero.  Di  sua 
strepitosa  rinunzia  parlai  ancora  nel  voi. 


SPA 
XX XIV,  p. i  34.  Culo  V  dopo  l'abdica- 

zione  erasi  imbarcalo  a  Flessiuga  per  la 
Spagna,  accompagnato  dalle  sue  .sorelle 
Maria, ed  Eleonora  vedova  poro  di  Frati* 
cesco  I  re  di  Francia;  nello  sbarcare  sulle 
coste  della  Discaglia,  si  prosternò  e  baciò 
la  terra  gridando:  Nudo  io  SODO  uscito  dal 
seno  di  mia  madie,  e  nudo  a  te  ritorno 
inadi  e  comune  degli  uomini.  Laonde,  e 
perdare  un  compiuto  addio  al  mondo, si 
ritirò  a'24  febbraio  1 557 nel  monastero 
di  s.  Giusto  de* Girolamini  (del  b.  Tom- 
maso,non  del  p.Lupo  d'Olmedo, altro  or- 
dine mouaslicodiSpagna,comesi  può  ve- 
dere ne'loro  articoli),  sui  confinì  delIaCa* 
stiglia  nel!' Estremadura  presso  Placen- 
cia,  riserbandosi  persuo  uso  100,000 scu- 
di, 1  2serviiori,ed  un  cavallo  per  far  moto. 
Ivi  gustò  le  delizie  della  vita  privata,  di- 
videndo il  suo  tempo  tra  gli  esercizi  del- 
la chiesa  e  del  chiostro,  la  coltura  d'un 
giardino  di  cui  egli  stesso  aveva  dato  il 
disegno,  ed  alcune  esperienze  di  mecca- 
nica sugli  orologi  (avendo  provalo  dif- 
ficoltà di  farne  andar  due  esattamente 
d'accordo,  si  vuole  che  riflettesse  sulla 
sua  follia,  rammentandosi  il  tempo  in  cui 
avea  voluto  costringere  un  gran  nume- 
io  di  genti  ad  una  maniera  di  pensare  u- 
informe),  come  e  meglio  riportai  ne'vol. 
XX\  111,  p.  32,  XXXI,  p.  94.  Preten- 
desi  per  altro  che  la  varietà  di  queste  pa- 
cifiche occupazioni  non  logaraulissesem- 
pre  dalla  noia,  prodotta  pure  da'dolori 
della  gotta,  e  che  più  d'  una  volta  abbia 
mostrato  dispiacere  d'aver  lascialo  il  tro- 
no :di  questa  opinione  fu  Filippo  11.  Co- 
munque sia  egli  terminò  la  sua  carrie- 
ra con  una  scena  singolarissima.  Risoluto 
di  celebrarsi  le  proprie  esequie  prima  di 
morire,  fece  erigere  nella  chiesa  un  ca- 
tafalco, e  vi  si  recò  in  funebre  processio- 
ne, awoltoentro  un  lenzuolo, seguito  dai 
suoi  domestici  con  lorde  nere.  Si  stese 
egli  poi  entro  la  bara,  indi  fu  cantato  l'uf- 
fizio de'  morti,  unendo  egli  la  sua  voce 
al  canto  de'chierici,  e  confondendo  le  sue 
lagnine  con  quelle  the  versavano  gl'in* 


S  P  A  1  2  "> 

tervenuli,  come  se  a  vesserò  celebrato  «lei 
veri  funerali.  Dopo  l'assoluzione  e  l'ac- 
qua benedetta  di  cui  si  asperse  il  cala- 
letto,  egli  lece  ritorno  alla  sua  stanza.  Par- 
lando di  ipiesto  stravagante  funerale  nel 
voi.  XXVIII,  p.  3a,  rimarcai  altre  sue 
particolarità,  come  delle  i\uc  Colonne  di 
Ercole  impresa  de'redi  Spagna  e  col  mot- 
to Non  plus  ultra,  ricordato  anche  nei 
voi.  XVII,  p.  223,  XXXIV,  p.  1 34.  La 
seguente  notle  colto  da  violenta  febbre, 
mori  in  capo  ad  alcuni  giorni  a' 31  Set- 
tembre 1 558,  d'auni  Go  non  compiti,  e 
fu  sepolto  in  Granata  nella  cappella  dei 
re  di  Spagna.  Per  lui  la  Spagna  in  4° 
annidi  regno  rappresentò  una  gran  parte 
degli  all'ari  d'Europa,  una  potenza  pro- 
digiosa, e  con  un  nuovo  modo  di  gran- 
dezza il  mondo  si  eslese  e  ne  comparve 
uno  nuovo  sotlo  la  sua  ubbidienza.  Ol- 
tre le  qualità  e  il  carattere  di  Carlo  V, 
che  qui  sono  andato  lumeggiando,  ag- 
giungerò che  protesse  le  scienze  e  le  ar- 
ti, e  nel  voi.  XXXVIII,  p.  263,  dicendo 
delle  sue  cognizioni  sulle  lingue,  ripetei 
con  altri,  che  soleva  parlare  con  Dio  al- 
la spagnuola,  coi  domestici  all'italiana, 
colle  donne  alla  francese,  e  quando  era 
incollerà  alla  tedesca.  Si  compiaceva  con- 
versare co'dotli  e  cogli  erodili,  ed  inte- 
re ore  con  Guicciardini  :  diceva  con  pia- 
cere come  Tiziano  3  volte  l'aveareso  im- 
mollale, e  nel  raccogliergli  il  pennello 
caduto  disse:  Tiziano  è  degno  d'essere 
servito  da  un  imperatore.  Amò  la  lode, 
e  premiò  chi  gliela  rendeva,  come  l'A- 
retino. Nel  voi.  XXI  X,  p.  i6<2,  acceunai 
le  principali  sue  doli,  e  il  numero  delle 
vittorie  e  quello  de'  suoi  viaggi,  in  uno 
de'quali  sentì  dirsi  per  lai."  volta  da  un 
confessore  di  villa,  nella  confessione  che 
gli  lece:  Dixisti  peccala  Caroli j  die  mine 
peccata  Catsans!  Carlo  V  tenne  con- 
tegno nobile,  maniere  eleganti  e  corte- 
si; pai  lava  poco,  e  raramente  rideva.  Per- 
severante fu  la  sua  lermezza,  lento  a  de- 
cidersi, pronto  a  eseguire,  fecondo  negli 
espedienti,  quanto  sagace  nella  scella  dei 


1 26  S  P  A  S  P  A 
mezzi;  trionfò  fàcilmente  degli  ostacoli,  testimoniatila  ili  gratitudine de'benefizi 
tome  padrone  di  se  che  non  si  lasciava  ricevuti  dalla  provvidenza  divina,  in  o- 
. luminare  da'piaceri.  Riservalo  nell'età  noie  ili  Dio  e  per  sepoltura  della  lami- 
giovanile,  le  circostanze  successivamente  glia  reale,  nel  1 56  I Scelse  il  villaggio  del- 
svilupparono  il  suo  ingegno  e  ne  fecero  I'  Escuriale,  ora  piccola  città,  a  7  leghe 
un  grand'uonio.  Quantunque  la suadop-  da  Madrid  e  da  Segovia  cm  appartiene,  e* 
piezza  fosse  conosciuta,  sapeva  fingere  sì  dificandovi  la  magnifica  chiesa  e  il  son- 
hene  la  generosità  e  la  sincerità,  che  in-  tuoso  monastero  sotto  l'invocazione  di  s. 
gamia  va  sempre  coloro  ch'erano  già  stati  Lorenzo  di  cui  era  di  voto,e  in  coni  memo- 
giuoco  de'suoi  artifizi.  A  Tea  il  talento  di  razione  della  vittoria  riportata  nel  giorno 
conoscere  gli  uomini, edi  adoperarli  ulib  di  sua  festa  a  s.  Queutin  (  V.).  La  1  .u  pie- 
mente  pe'suoi  interessi.  Niuu  sovrano  for-  tra  vi  fu  gittata  a'cs3  aprile  1  563,  e  Tol- 
se ha  meglio  conosciuto  il  modo  di  farsi  e  tima  a'i3  settembre  1  584-  Professando 
diconservaiealleati.  Alcuni  gli  rim  prove-  come  il  padre  alta  stima  ai  girolamini , 
l'ano  che  aspirasse  alla  monarchia  uni-  consegnò  loro  il  monastero,  e  fu  abitato 
versale,  e  tolto  induce  a  credere  che  l'a-  da  1  5o  a  200  religiosi.  Il  Pantheon  che 
\rehhe  procurata  alla  sua  famiglia, se  gli  serve  alla  sepoltura  de're,  delle  regine  e 
veniva  latto  di  pacificar  la  Germania  a-  degli  infanti,  non  fu  compreso  ne' primi 
gitata  da'lulerani  e  protestanti,  che  cer-  lavori  :  la  costruzione  l'incominciò  Filip- 
cò  quietare  coW  Interim  (F.)  e  colla  Pa-  polli  nel  1  617, esi  terminò  da  Filippo 
ce  (F.)  religiosa,  e  rendere  ereditaria  la  IV  neh  654-  I  più  famosi  architetti  spa- 
corona  imperiale,  e  per  la  quale  fece  un  gnuoli  di  quel  tempo,Gio.  Battista  Mon- 
tenlativo  col  fratello  in  favore  di  Filip-  negro  di  Toledo,  e  Giovanni  Herrera  suo 
pò  II.  Trovati  ostacoli  insormontabili,  allievo,  furono  scelli  da  Filippo  11  per 
ritrasse  lo  sguardo  da  un  mondo,  cui  non  l'erezione  d'un  monumento,  che  doveva 
poteva  soggiogare  interamente.  Oltre  la  rendere  testimonianza  alla  posterità  di 
suddetta  figlia  naturale,  da  d.  Barbara  sua  pietà  e  grandezza,ed  il  quale  fu  chia- 
di  Blomberg,  secondo  la  comune  opinio-  matocol  nome  del  luogo  o^e  fu  innalzato, 
ne,  ebbe  d.  Giovanni  d'Austria  che  riu-  Essi  ebbero  a  intelligente  cooperatore  il 
sci  uno  degli  eroi  del  suo  secolo,  e  nello  monaco  girolamino  Antonio  di  Villaca- 
spirare  raccomandò  a  Filippo  11.  Questi  slino;  altri  vi  aggiunseroLodovicodiFoix 
gli  lècecelebrareaBriisselles quegli  splen-  celebre  architetto  parigino.  11  Pantheon 
didissimi  funerali,  che  descrissi  nel  voi.  si  fece  sui  disegni  di  Gio.  Battista  Cre- 
XX\  '  11  J,p.  3  3, col  le  insegne  di  tulli  i  regni  scenzio  romano  e  di  Pietro  Linzargara  li  di 
posseduti  dal  defunto,  e  v'intervenne  con  Biscaglia.col  concorso  dell'altro  religio- 
lutla  la  pompa.  Non  eravi  luogo  slabile  so  fr.  Nicola  da  Madrid.  Filippo  11  im- 
per  la  sepoltura  de'monarchi  di  Spagna:  piegò  all'  erezione  dell'  Escuriale  6  mi- 
Carlo  V  avea  falto  seppellire  d.  Fenli-  lioni  di  ducati,  066  milioni  di  reali,  com- 
nando  suo  secondogenito  in  Madrid,  e  la  presi  gli  abbellimenti  esterni,  i  giardini, 
diletta  imperatrice  eregina  Elisabetta  da  le  passeggiate,  le  case  che  formano  le  di- 
lui  scelta  in  isposa, nella  cattedrale  diGra-  pendenze  del  monastero.  Il  Pantheon  co- 
rata, e  ordinò  d'essere  tumulato  presso  sto  1,827,03  1  reali. Lariedificazionedelle 
di  lei,  indi  con  codicillo  preferì  la  cine-  pa  reti  dell'edilìzio,  consumale  dall'incen- 
sa  di  s.Giusto,ovedovea  portarsi  l'amata  dio  del  1 67  1,  importarono  11,620,091 
moglie  onde  riunirsi ,  nondimeno  si  ri-  reali,  ed  essendo  caduto  il  fulmine  a'i  7 
mise  alla  disposizione  del  figlio  Filippo  giugno 1 670  sulla  cima  della  cupola,  nei 
Il  quanto  al  loogo.  11  re  volendo  realiz-  ripari  s'impiegarono  352,ooo  reali,  (ili 
care  le  intenzioni  paterne  e  fendere  una  scrittori  spagnuoli  pai  lano  dell'Escuria- 


SPA 

le  con  ammirazione  e  entusiasmo.  Cabre- 
rà lo  proclama  Ì'S.'  meraviglia  del  mon- 
do, e  la  i .'  in  dignità  (le  Sette  meraviglie, 
del  mondo,  erano  presso  gli  antichi,  7 
opere  che  superavano  tutte  le  altre  in 
bellezza  e  magnificeii7a,  cioè  i  Giardini 
di  Babilonia,  le  Piramidi  d'Egitto,  \i\Sia- 
tua  di  Giove  Olimpio,  il  Colosso  di  Ro- 
di, le  Mura  di  Babilonia,  il  Tempio  di 
Diana  in  Efeso,  ed  il  Sepolcro  di  JVlau- 
solo.  Alcuni  aggiunsero  l'Esculapio  d'E- 
pidauro,  la  Minerva  d'Atene,  l'Apollo  di 
Delo,  il  Campidoglio,  il  Tempio  d'Adria- 
no di  Cizico.  Altri  vi  no  velarono  il  Tem- 
pio di  Salomone.  Una  delle  meraviglie 
moderneècei  tamente  \aChiesa  dis.  Pie- 
tro in  ^fl/iVrt«odiRoma),ethedopo glia- 
postoli  nieiite  di  così  grande  erasi  vedu- 
to nelle  case  consagrate  al  Signore.  Fi- 
lippo II  volle  dotare  il  monastero  di  li- 
na biblioteca,  che  non  la  cedesse  ad  al- 
tra, per  la  scelta  delle  opere  di  cui  l'os- 
se composta,  ad  utile  de'religiosi,  e  an- 
che pel  progresso  delle  lettere.  Dapper- 
tutto egli  ne  fece  dispendiosi  acquisti,  im- 
piegandovi una  cura  minuziosa.  Inoltre 
il  re  dalla  sua  libreria  vi  fece  trasportare 
4ooo  volumi, la  più  parte  mss.  in  di  ver- 
se  lingue  e  su  tutte  sorte  di  materie  ;  non 
che  quella  che  gli  avea  lasciato  d.  Diego 
li  111  Lido  de  Mendoza,  uno  de'piìi  dotti 
spagnuoli,  ambasciatore  a  Roma,  a  Ve- 
nezia ,  al  concilio  di  Trento,  con  opere 
riunite  con  raro  discernimento.  La  biblio- 
teca si  arricchì  ancora  per  le  liberalità 
di  vescovi  e  letterati  celebri.  Pel  suo  in- 
cremento, Filippo  11  ingiunse  a  tulli  gli 
stampatori  di  Spagna, di  mandare  alla  bi- 
blioteca un  esemplare  di  lutti  i  libri  che 
uscissero  da  loro  torchi;  altrettanto  fu  or- 
dinato a  quelli  de' Paesi  bassi.  Sotto  Fi- 
lippo 111  un  de'capi  dell'armata  navale 
s'impadronì  della  libreria  del  re  di  Ma- 
rocco, contenente  circa  3ooo  mss.  arabi, 
eseguiti  con  eleganza  e  ornali  di  belle  mi- 
niature, e  fu  collocala  all'Escuriale.  Nel 
1 67  1  il  dello  incendio  che  durò  1 5  giorni, 
arse  negli  appai  laujeuli  del  monastero, 


SPA  127 

e  divorò  grau  parte  de'mss.  del  re  di  Ma- 
rocco e  di  altre  opere,  circa  8000  volu- 
mi. Altre  notizie  su  questa  rara  e  preziosa 
biblioteca  si  ponno  leggere  a  p.  i()3  del 
Giornale  di  Roma  1  854-  Solo  aggiunge- 
rò, che  i  titoli  dell'opere  sono  scrini  in 
grandi  lettere  sub' aprirsi  de'volumi,  in 
opposizione  0  ciò  diesi  pratica  general- 
mente, e  sono  situali  in  armadi  in  guisa 
che  non  si  vede  il  dorso  del  volume,  ma 
la  parte  ove  s'apre.  Si  crede,  che  così  i 
libri  soffri  no  meno,  occupino  minor  spa- 
zio, e  omino  un  beli'  aspetto  ai  riguar- 
danti. L'Escoriale  è  costruito  in  pietra 
grigia,  tolta  dalla  vicina  montagna,  e  se 
gli  diede  la  forma  di  graticola,  onde  allu- 
dere allo  strumento  del  martirio  del  san  lo 
titolare.  La  sua  architettura  è  di  straor- 
dinaria magnifìceu/a  :  ammirasi  soprat- 
tutto la  costruzione  egli  ornamenti  del- 
la chiesa,  eretta  sul  modello  di  s.  Pietro 
di  Roma.  L'aitar  maggiore  è  tutto  di  bel 
diaspro,  e  sotto  al  quale  esiste  la  sotter- 
ranea splendida  cappella  oPantheon  tom- 
ba regia  :  a 'due  lati  di  essa  sono  vi  24  nic- 
chie occupate  da  altrettanti  sepolcri  di 
marmo  nero,  ornati  di  bronzi  dorali.  Nel 
complesso  vi  brillano  profusamente  ri  udì* 
ti  l'oro,  l'argento,  le  pietre  preziose:  gli 
utensili  sagri  e  gli  ornamenti  sacerdota- 
li sono  d'  una  singolare  ricchezza.  Nella 
biblioteca, vasta  e  doviziosa,  esistono  belli 
e  superbi  quadri.  Dicesi  che  l'ampio  e 
gigantesco  edilizio  deli'Escuriale  sia  lun- 
go 280  passi  e  circa  260  largo,  e  con- 
tenga 1  1,000  finestre,!  7  chiostri, 22 cor- 
tili, più  di  1000  bellissime  colonne,  che 
altri  vogliono  in  numero  più  assai  mag- 
giore. Vicinissimo  è  il  palazzo  dello  stile 
architettonico  in  forma  quadra,  abitalo 
talvolta  dalla  famiglia  reale,  decoralo  an- 
ch' esso  di  pitture  a  olio  de' pi  imi  mae- 
stri e  di  altre  a  fresco,  con  doviziose  sup- 
pellettili ;  l'esteso  parco  ed  i  magnifici 
giardini  costruiti  in  forma  d'anfiteatro, 
aggiungono  bellezza  all'amenità  del  pa- 
lazzo dell'Escuriale.  Si  stabilirono  nella 
prossima  montagna  diversi  grau  serba- 


ia8  SP.V 

toi  d 'acquo  ,che  l'acquedotto  alimentar)?, 
fon  ti  distri  bui  te  nel  le  di  verse  parti  ilei  mo- 
nastero, del  palazzo  e  de'giardini.  Gran- 

dee  comoda  via  conduce  da  Madrid  al- 
l'Escoriale. 

Filippo  li  il  Prudente,  con  una  serie 
di  trionfi  sopra  la  Francia,  cominciò  la 
gioì  iosa  carriera  dal  suo  genitore  inse- 
gnatagli Del  destinarlo  al  hi  monarchia  di 
Spagna.  Passato  in  Inghilterra  per  in- 
durre la  regina  Maria  sua  epoca  a  dichia- 
rar gueira  alla  Francia,  di  là  si  recò  in 
Fiandra,  ove  le  sue  truppe  comandate 
dal  duca  di  Savoia,  vinsero  a' io  agosto 
i  Soy  la  famosa  battaglia  di  s.  Quentin, 
e  lo  ricordai  pure  nel  voi.  LXll,  p.  28; 
indi  nel  1  558  il  suo  generale  Egmont  ri- 
portò altra  vittoria  sui  francesi  a  Grave- 
lines,  senza  trarne  tutto  il  profitto;  non- 
dimeno esse  gli  procurarono  de'  grandi 
■vantaggi  nel  trattato  di  pacedi  Ghaleau- 
Cambresis  nel  1  55q,  capolavoro  di  sua 
politica. In  questo  dièil  governo  de'Pae- 
si  Bassi  alla  sorella  naturale  Margherita 
duchessadiParma, condisgusto  del  prin- 
cipe d'Orange  e  del  conte  d'Egmontche 
■vi  aspiravano:  pei  ministro  econsigliere  le 
die  il  celebre  cardinal  Perrenot  Granve- 
la.  L'eresia  luterana  erasi  dilfusa  iu  det- 
te provincie,  per  cui  disse  Filippo  II  pri- 
ma di  partire  alla  sorella:  Volere  piut- 
tosto non  regnare,  che  regnare  sopra  e- 
1  etici.  Irritalo  poi  dulie  loro  turbolenze, 
fece  voto  di  consagrare  il  suo  regno  all'e- 
stirpazione dell'eresia.  Appena  sbarcato  a 
Laredo  iu  Discaglia,  una  terribile  bufera 
i  uppe  tuttelesue  navi,ondeebbeadeplo- 
rare  la  perdita  della  preziosa  raccolta  di 
quadri  di  Fiandra  e  d'Italia  fatta  da  Carlo 
V  con  grave  dispendio.  Sua  prima  cura, 
al  rientrare inlspagna  nell'agosto  1 55g, fu 
quella  dispiegare  il  piuenergicozelocon- 
ti  o  i  progressi  della  pretesa  riforma  reli- 
giosa, e  del  le  opinioni  de'no  va  tori  che  dal- 
la Germania  e  Inghilterrasi  diffondevano 
in  Francia, in  (spagna,  in  Italia.  Senten- 
do che  nel  regno  era  penetrala  l'eresia, 
ordinò  rigori  per  eliminarla.  L'inquisì- 


SP.V 

2Ìonr  si  assicurò  di  non  pochi  sellar!,  li  a' 
quali  Agostino  Cacalla  già  predicatore  di 
Carlo  V,  e  ne  fece  ardere  ben  3o.  Già  il  1  e 
essendo  in  Fiandra,alt  ri  con  pia  probabili- 
tà dicono  ni  Vagliadolid  ov'era  nato,  do- 
mandoci^ si  rinnovasse  alla  sua  presen- 
za la  terribile  e suddescrilta  scena  chia- 
mala ['/luto  dajrj  per  cui  ,\o  sciagura- 
ti perirono  sul  rogo  d'ordine  del  grande 
inquisitore,  sotto  gli  occhi  del  re,  di  sua 
famiglia  e  della  corte.  Uuodi  essi  con  tri- 
plice grida  domandò  grazia.  Rispose  l'in- 
flessibileFilippolI:  Perisca  tu  ei  tuoisimi- 
li;  quando  pure  si  trattasse  di  mio  figlio, 
lo  darei  in  preda  alle  fiamme  se  fosse  ere- 
tico. 1  delatori  di  simili  delitti  ne  incol- 
parono Bartolomeo  Carranza  arcivesco- 
vo di  Toledo  e  domenicano,  che  confes- 
sore di  Carlo  V  lo  avea  assistito  nel  pun- 
to estremo;  pare  che  fosse  stalo  anche 
confessore  della  regina ,  e  meglio  di  lui 
parlai  nella  sua  biografia.  Essendo  in  so- 
spetto l'opinione  religiosa  dell'imperato- 
re, ne  aggravarono  l'accusa.  Portato  al 
tribunale  da  due  vescovi,  egli  disse:  Io 
cammino  tra  il  miglior  mio  amico,  e  il 
mio  nemico  più  grande.  Colpiti  i  prelati 
da  tal  sentenza,  l'arcivescovo  spiegò:  pel 
miglior  amico  la  sua  innoceuza;  pel  mag- 
gior nemico  l'arcivescovato  ricco  di  To- 
ledo !  Dalle  carceri  di  Castiglia  fu  poi  tra- 
dotto in  quelle  del  s.  uffizio  o  inquisizio- 
ne di  Roma,  sotto  Paolo  IV  e  per  suo  or- 
dine, come  creduto  autore  di  note  mar- 
ginali da  lui  poste  in  libri  eretici.  Sino  dal 
principio  del  regno  Filippo  II  avea  fer- 
malo la  sua  residenza  e  corte  in  Toledo, 
indi,  nel  1  56o  o  forse  meglio  nel  1  563  la 
trasferì  a  Madrid,  che  divenne  allora  la 
capitale  della  Spagna.  Sempre  aceri  imo 
in  esterminare  gli  eretici,  informato  dal 
governatore  di  .Milano,  che  se  n'erano 
scoperti  nella  vallata  del  Piemonte,  al- 
l'estremo del  Milanese,  il  re  ordinò  che 
tutti  fossero  impiccati, indi  col  ferro  e  col 
fuoco  purgò  il  regno  di  ÌNapoli  dal  cal- 
vinismo ch'erasi  introdotto.  La  duchessa 
Margherita  governalrice  de' Paesi  Bassi 


S  I»  A 
non  trovò  le  stesse  facilità  per  l'esecuzio- 
ne-d'un  editto  fatto  da  lui  pubblicare  per 

rotare  regio  contro  i  nuovi  settari.  Non 
ostante  i  vescovati  eretti  ila  Paolo  IV  nei 
medesimi  a  istanza  ili  Filippo  il,  vi  scop- 
piò la  ribellione  che  descrissi  a  quell'ar- 
ticolo, e  produsse  in  mezzo  al  le  piti  tre- 
mende esecuzioni  del  crudele  duca  d'Al- 
ba e  guerre  sanguinose,  il  nuovo  stato  li- 
bero d'Olanda  indipendente  dalla  Spa- 
gna. Papa  l'io  IV  per  avere  reintegrali  i 
Colonna  delle  terre  confiscate  in  favore 
de'  Cara/fa  da  Paolo  IV,  il  suo  nipote 
ebbe  da  Filippo  il  il  ducatod'Oria  e  una 
grossa  pensione.  Pio  IV  avendo  appro- 
vato il  concilio  di  Trento,  e  sebbene  dal- 
la Spagna  fosse  accettato, non  fu  assolu- 
tamente ammesso  in  molti  punti  diesi 
credevano  contrari  alle  prerogative  del 
regno.  Navigando  i  vascelli  di  Filippo  li 
nell'Arcipelago  aldi  là  del  Gange,  s'im- 
padronirono ili  Lusson,  Manilla  e  altre 
isole,  ed  il  nome  collettivo  di  Filippine  che 
loro  fu  dato  trasmise  alla  posterità  quel- 
lo del  monarca,  sotto  il  quale  vennero 
conquistate.  Nel  i  565   furono  tenuti  5 
coucilii  provinciali  in  Ispagna,cioè  a  To- 
ledo, Salamanca,  Saragozza,  Valenza  e 
Braga;  non  fu  pubblicato  che  ili.  adu- 
nalo per  ricevere  e  approvare  gli  atti  del 
concilio  di  Trento,come  riporta  d'Aguir- 
re  nel  t.  4  II  Papa  a  difesa  di  Malta  as- 
sediata da'lurchi,  la  liberò  col  soccorso 
del  re,  al  quale  perchè  potesse  mantene- 
re 70  galere  contro  tali  formidabili  ne- 
mici ,  concesse  700,000  ducati  sopra  i 
benefizi  di  Spagna.  L'  eccessiva  severità 
ili  Filippo  II  gli  suscitò  de'  nemici  non 
solamente  tra'sudditi,  ma  nel  seno  di  sua 
famiglia.  L'infante  d.  Carlo  di  lui  figlio, 
stanco  de'rigori  ch'esercitava  sulla  pro- 
pria persona,  aprì  delle  intelligenze  coi 
libelli  de'Paesi  Bassi,  e  pensò  ad  evade- 
re per  porsi  alla  loro  testa.  Il  re  sospet- 
tando del  suo  proponimento,  lo  sorprese 
nel  letto  nel  gennaio  1  5G8,  s'impossessò 
di  sue  carte,  ch'evidentemente  deponen- 
do a  suo  danno,  lo  fece  porre  in  prigione, 

VOL.   LXVUI. 


SPA  lag 

ove  morì  nel  luglio  per  aver  mangiato  in- 
temperantemente dopo  lunga  astinenza, 
e  fu  sepolto  nell'Kscuriale.  Benché  ere- 
de unico  della  corona,  fu  poco  compian- 
to, per  l'altiero  e  violento  carattere:  po- 
co dopo  morì  e  in  istato  di  gravidanza 
Elisabetta  di  Francia  sua  matrigna,  già 
a  lui  fidanzata,  lasciando  due  figlie,  Isa- 
bella e  Caterina, che  poi  sposaronola  pri- 
ma l'arciduca  d'Austria  Alberto  ex  car- 
dinale, colla  dote  di  quanto  rimaneva  nei 
Paesi  Bassi;  la  seconda  Carlo  Emanuele 
di  Savoia.  Per  tali  morti  i  nemici  di  Fi- 
lippo Il  lo  incolparono  per  motivo  di  ge- 
losia, perchè  il  figlio  che  dovea  sposar 
Elisabetta  prima  che  il  re  la  volesse  per 
lui,  continuò  sempre  ad  amarla  e  ne  fu 
riamato.  Le  circostanze  di  sua  morte  so- 
no ancora  un  mistero  :  l'Alfieri  ne  fece 
argomento  d'una  tragedia.  Lo  stesso  ze 
lo  che  animava  Filippo  li  a  perseguitai 
gli  eretici,  non  permise  di  vivere  in  pa- 
ce i  mori  di  Spagna,  benché  intenti  a  far 
fiorire  l'agricoltura,  il  commercio,  le  ar- 
ti nelle  contrade  che  abitavano.  Alcuni 
editti  fatti  da  lui  pubblicare  in  Grana- 
ta, contro  i  sospetti  di  loro  credenza  re- 
ligiosa, die  luogo  a  ripetute  rimostranze 
de'medesimi,che  furono  sempre  sdegno- 
samente rigettate:  erasi  presa  la  massi- 
ma di  ridurli  agli  estremi.  Irritati  dalla 
durezza  dei  re,nel  1 56g  inalberarono  Del- 
l' Andalusia  lo  stendardo  della  rivolta. 
Siccome d.  Giovanni  d'Austria,  divenuto 
deslrissimo  nell'arte  militare,  agognava 
l'istante  di  segnalarsi  ne'combattimenti, 
e  Filippo  II  ne  frenava  l'ardore,  essendo 
mortod.  Carlo  ne  permise  l'esperimento. 
Inviato  contro  i  mori  che  aveano  ripor- 
tato vantaggi  sulle  truppe,  egli  s'impa- 
dronì delle  piazze  fòrti  per  privarli  d'o- 
gni speranza  di  ritirata,  gl'insegui  nelle 
montagne,  li  disfece  in  replicati  incontri, 
parte  ne  assoggettò,  gli  altri  costrinse  a 
passar  per  sempre  in  Africa.  In   questa 
specie  di  guerra  civile,  grandi  furono  le 
atrocità  commesse  dall'una  e  dall'altra 
parte.  Nella  biografia  di  s.  Pio  V  trallai 
9 


■  3o  SPà 

dello  famosa  triplice  alleanza  nel   1^71 
latin  ira  lui,  la  repubblica  di  Venezia  e 
Filippo  i  1  j  per  frenare  la  potenza  minac- 
ciosa di  Sciiti)  Il  sultano  delinchi,  a  Iole 
elìcilo  avcndo.il  Papa  confermalo  al  re 
l'indulto  del  predecessore  pel  manteni- 
mento delle  galere. Dissi  pure  che  supre- 
mo comandante  della  llolta  ne  fu  fallo 
d.  Giovanni,  e  che  nel  golfo  di  Lepanto 
(dopo  d'  aver  egli  con  un  Crocefisso  in 
mano  corso  tutta  la  linea  de'legniche  a- 
vea  fatto  schierare  in  3  divisioni,  esortan- 
do col  gesto  e  la  voce  i  capi  ed  i  soldati  a 
fare  con  valore  il  dover  loro,  die  il  segno 
al  combattimento,  ed  avendo  egli  assali- 
to il  vascello  ammiraglio  turco,  lo  prese 
all'ai  embaggio,  e  la  testa  del  comandan- 
te fu  infilzata  sopra  una  picca,  e  tal  i.° 
felice  successo  decise  della  battaglia  na- 
vale) a'7  ottobre  si  olteune  strepitosa  e 
compila  vittoria.  La  memorabile  azione 
ebbe  luogo  non  lungi  da  Azio, ove  Augii- 
sto  eM. Antonio  aveano  pugnato  per  l'im- 
pero del  mondo.  Avea   risoluto  d.  Gio- 
vanni d'inseguire  i  turchi  a  Costantino- 
poli e  tentare  di  cacciarli  d'Europa,  ma 
la  stagione  troppo  avanzata  Io  costrinse 
ad  abbandonarne  il  progetto.  Più  tardi 
corse  con  una  squadra  spaglinola  la  costa 
d'Africa,prescTunisi,Bisertaeallre  piaz- 
zerei era  occupalo  a  formarvi  uno  stabi- 
limento durevole,  quando  fu  richiamato 
per  difendere  il  Milanese;  ma  poco  dopo 
fu  invialo  ne'Paesi  Bassi  per  governato- 
re, ove  Guglielmo  1  di  Nassau  fomenta- 
va le  turbolenze  per  impadronirsene.  In- 
clinava a  concessioni,  ina  vedendo  che  la 
dolcezza  imbaldanziva  i  sollevati,  prese 
Namur  e  disperse  i  ribelli  a  Gemblours 
colla  perdita  di  due  soldati. Mori  nel  1  578 
u  Boìuges  di  33  anui,  ma  non  è  fondata 
l'odiosa  accusa  lanciata  a  Filippo  II  che 
ne  avesse  alfretlata  la  fine,per  invidia  dei 
suoi  talenti  e  per  timore  che  sposasse  la 
famosa  Elisabetta  regina  d'Inghilterra,  o 
perchè  il  Papa  trattava  di  maritarlo  con 
l'infelice  Maria  Stuarda  regina  di  Sco- 
zia (Jy.)\  il  corpo  fu  trasportato all'Escu- 


SPA 

riale.  Bello,  valoroso, prudente, dolce, ge- 
neroso, fu  amato  da'soldati  e  dal  popo- 
lo: lasciò  due  figlie  naturali  che  racco- 
mandòal  re.  Fraltaotos.  Pio  V  e  nel  mo- 
do che  raccontai  a  Sicilia,  ammoni  Fi- 
lippo II  contro  i  suoi  ministri  che  ledeva- 
nogravementela  libertà  dellaChiesa, col- 
la pretesa  Monarchia  di  Sicilia  in  quel 
vegno,co\  regio excqitalur  e  con  altro  pre- 
giudizievole all'  immunità  ecclesiastica, 
in  Milano  ed  in  Ispagna.  A  Sovrani  ri- 
portai le  robuste  e  autorevoli  risposte  fat- 
te da  s.  Pio  V  al  re  e  allo  zio  imperatore, 
quando  protestarono  per  a  ver  egli  dichia- 
rato granduca  di  Toscana  Cosimo  I,  che 
pure  coronò;  giacché  Siena  riguardatasi 
suo  feudo  da  Filippo  II,  e  Firenze  feudo 
dell'  impero  da  Ferdinando  I.   Il  Papa 
concesse  a'sacerdot:  spagnuoli  il  privile- 
gio di  portare  all'altare  il  corporale  fuo- 
ri della  borsa,  e  di  poter  nominare  il  re 
di  Spagna  nel  canone  della  messa:  il  ce- 
lebre Navarro,  prima  di  morire,  gli  rac- 
comandò la  causa  dell'arcivescovo  Car- 
ranza.  Nel  1  $72  glisuccesseGregorioXHI 
che  Pio  IV  avea  spedito  legalo  in  Ispa- 
gna per  l'affare  di  detto  arcivescovo,  con 
Pereti i  e  Castagna,  che  a  mensa  del  re 
un  suo  buffone  predisse  loro  il  pontifica- 
to, e  si  verificò  come  notai  nel  voi.  LV, 
p.  29  1 , dicendo  che  mangiava  con  3  Pa- 
pi. Nel  1572  Filippo  II  perde  il  celebre 
cardinal  Spinosa,  ch'egli  chiamò  il  mi- 
gliore de'  suoi  primi  ministri.  Nel  1  576 
Gregorio  XIII,  dopo  aver  fatto  da  più 
congregazioni  da  lui  presiedute  esamina- 
re con  attenta  ponderazione  la  causa  e- 
clatante  dell'arcivescovo Carranza,  il  cui 
processo  e  esito  riporta  Bernino,  Storia 
dell'eresie  t.  4>  cap.  io,  compilo  che  fu 
a'i4  aprile  alla  presenza  della  congrega- 
zione del  s.  oITìzio  e  de'difetisori  del  prela- 
to, lo  dichiarò  grandemente  sospetto  d'e- 
resia, e  l'obbligò  ad  abiurare  e  detestare 
16  capi. Oltre  alcune  penitenze,  lo  sospe- 
se per  5anni  dall'amministrazionedi  sua 
chiesa,  nel  qual  tempo  dovesse  dimorare 
uel  convento  di  s.  Domenico  d'Oi  vitto, 


SPA 
con  libertà  d'uscire  per  In  città.  Gli  asse- 
guòsulle  rendite  dell'arcivescovato  1000 
scudi  d'oro  al  mese,  e  riservò  a  se  l'ero- 
gazione dc'frutti  sequestrati  dal  princi- 
pio della  prigionia  sino  al  fine  del  suo  e- 
silio.  Il  prelato  portato  dal  Valicano  al 
convento  della  Minerva,  oppresso  da  a- 
cerbissimo  calcolo  e  da  profonda  tristez- 
za morì  a  7.  maggio,  di  72  anni,  con  sen- 
timenti di  cristiana  pietà.  Nel  ricevere  il 
ss.  Viatico,  protestò  ch'egli  nonavea  of- 
feso Dio  mortalmente  in  materia  di  fe- 
de, e  di  questo  sentimento  l'u  il  popolo 
che  chiuse  le  botteghe  nel  dì  del  suo  fu- 
nerale,onorando  il  suo  corpo  come  quello 
d'un  santo.  Gregorio  XIII  fece  porre  sul- 
la sua  tomba  un  epitaffio,  coll'elogio  di 
uomo  illustre  per  costumi  e  per  sapere, 
modesto  nelle  prosperità  e  paziente  nel- 
l'avversità. I  frutti dell'arcivescovato,che 
defalcate  le  spese  del  processo  ascende- 
vano a  due  milioni  d'oro,  e  per  varie  ne- 
cessità erano  stati  consumati  dal  re,  per 
isgravarne  la  sua  coscienza  e  dopo  molte 
istanze  il  Papa  glieli  condonò.  Già  nel 
1  5y4  Gregorio  XIII  per  le  suppliche  di 
Filippo  II  avea  conceduto  la  facoltà  d'a- 
lienare beni  ecclesiastici  del  valore  di 
4o,ooo  scudi  di  rendite,eccettuando  quel- 
li de'luoghi  insigni  e  de'benefizi  vacanti, 
e  nella  vendita  prescritto  che  dovessero 
intervenirvi  i  delegati  pontificii.  Il  re  per 
giustificar  la  sua  domanda  fece  conside- 
rare che  l'armata  della  lega  contro  il  tur- 
co era  costata  100,000  scudi  al  mese, 
quella  de'Paesi  Bassi  600,000  pure  men- 
sili, e  che  i  beni  della  corona  erano  im- 
pegnati con  frutto  per  6  milioni  d'oro. 
Infaticabile  il  re  nell'operaie,  dava  con- 
tinua attenzione  a'bisogni  de'  vasti  suoi 
stati  :  non  contento  d'invigilare  dal  fon- 
do del  suo  gabinetto  sulla  Spagna,  egli 
nel  1  5y6  volle  scorrerla  tutta.  La  sua  pre- 
senza fu  salutare  in  ogni  luogo,  rese  do- 
vunque la  più  esatta  giustizia,  ascoltò  i 
lagni  e  riformò  gli  abusi  :  per  annientar 
l'antipatia  che  regnava  tra  le  di  verse  prò- 
viucie,  indusse  le  principali  famiglie  a 


SPA.  1 3 . 

imparentarsi  con  maritaggi,  In  delio  mi 
no  Gregorio  XIII  concluse  con  Filippo 
imi  lega,  per  liberar  l'Inghilterra  dal- 
l'oppressione d'Elisabetta, e  liberar  d  dia 

prigione  Maria  Stuarda.  Nel   1  58o  pei 
morte  del  cardinal  Enrico  re  di  l'orto 
gallo,  il  suo  nipote  Filippo  II  pretendea 
do  d'esser  legittimo  erede  del  regno,  pel 
•valore  del  duca  d'Alba  facilmente  se  ne 
impadronì;  così  come  Svinlilla  vide>>i  si 
gnore  di  tutte  leSpagne,e  di  tutlelr  fio 
lentissime  colonie  portoghesi  d'Asia  /l'A- 
frica e  d'America.  Poco  dopo  a'  26  hi 
glioiSHi  le  7  provincie  ribelli  de'Paesi 
l'assi  definitivamente  con  solenne  atto  si 
ritirarono  dalla  sua  ubbidienza,  ne  at- 
terrarono le  statue, ne  infransero  il  sigil- 
lo, e  sotto  lostatolderGuglielmoIdi  Nas- 
sau  poi  si  eressero  in  repubblica  d'Oliti 
da.  Gregorio  XIII  restò  affli  Ito  in  sape- 
re che  il  re  avea  prorogato  l'armistizio 
co'turchi,  per  consolidarsi  sul  trono  por- 
toghese, e  se  ne  gravò  altamente  veden 
dosi  deluso  nelle  promesse.  Pertanto  11- 
vocò  i  frulli  che  il  re  godeva  sul  clero  di 
Spagna,  per  combattere  il  nemico  del  no 
me  cristiano;  indi  dichiarò  che  ne'con  - 
venti  e  monasteri  di  Spagna  non  potes 
sero  abitarvi  meno  di  3  religiosi.  Alcuni 
scrissero  avere  Gregorio  XIII  donato  la 
Uosa  d'oro  alla  regina  Elisabetta,  ma  es- 
sa era  già  morta  alla  sua  elevazione  al 
pontificato;  sarà  dunque  meglio  ritene- 
re, che  la  mandasse  ad  Anna  Maria  fi- 
glia dell'imperatore  Massimiliano II, 4-" 
moglie  di  Filippo  li,  che  lo  fece  pache 
di  parecchi  figli,  ma  il  solo  successore  gli 
sopravvisse.  Raccontai  a  Francia   l'in- 
fluenza ch'ebbe  Filippo  Usuila  famosa 
santa  Irga  formatasi  per  escludere  dal 
trono  Enrico  Illdi  Borbone  redi  Na  var- 
rà, comechè  allora  ugonotto,  clic  poi  fu 
Enrico  IV  redi  Francia,  colla  mira  d'in- 
vadere quella  corona.  Innalzato  nel  1  58  5 
al  papato  Sisto  V,  il  re  gl'invio  a  osse- 
quiarlo il  contestabile  di  Castiglia,  e  il 
Papa  promise  di  favorir  la  lega,  dichia- 
rando formalmente  incorsi  nelle  censure 


i3a  SPà 

ecclesiastiche  il  re  di  Na varrà  e  suoi  fau- 
tori clic  privò  di  qualunque  dignità;  in 
di  proibì  nella  Spugna  i  matrimoni  cogli 
Eunuchi  (/'.)■  Avendo  Filippo  II  l'atta 
ima  rigorosa  prammatica  sugli  ampollo- 
si titoli,  vietò  ai  darsi  a  tutti.  Il  Papa  se 
ne  lagnò  coli' ambasciatore  Olivares,  e 
proibì  a 'cardinali  di  ricevere  lettere  sen- 
za \' Illustrissimo  e  il  Reverendissimo,  e 
mosse  il  re  a  dichiarare  che  non  avea  in- 
teso comprendere  gli  ecclesiastici,  né  gli 
ambasciatori.  Dissi  ad  Altare  §  ix,  che 
il  Papa  donò  al  re  con   privilegi  quello 
su  cui  avea  celebrato  nella  canonizzazio- 
ne di  s.  Diego.  Dopo  la  tragica  morte  di 
Maria  Stuarda,  nel  i  588  Sisto  V  si  col- 
legò con  Filippo  II  per  punire  Elisabet- 
ta regina  d' Inghilterra j  il  re  per  vendi- 
carsi ancora  degli  aiuti  dati  a  ribelli  fiam- 
minghi, le  inviò  contro  per  invaderne  il 
regno  una  formidabile  flotta  denomina- 
ta {"Invincibile,  sotto  gli  ordini  del  duca 
di  Medina  Sidonia,  con  3o,ooo  soldati 
e  composta  di  i  3o  vele,  che  dicesi  costa- 
ta 120  milioni  di  ducali.  Altri  la  fecero 
ascendereall'esorbitanle  numero  di  2/£5 
vele.  Peròappena  avvicinatasi  all'imboc- 
catura del  Tamigi,  una  terribile  burra- 
sca la  sperperò;  perirono  molli  legni,  al- 
cuni caddero  nelle  mani  degl'inglesi  e  o- 
landesi,  il  rimanente  umiliata  si  ritirò  in 
Ispagua.  Scrivono  gli  spagnuoli  che  si 
pei  dettero  32  navi  da  guerra,  1 6  da  sbar- 
co ci  OjOOo  soldati;  e  gl'inglesi  afferma- 
no, che  restarono  distrutte  8o  navi,  col- 
la perdita  di  20,000  uomini  :  questa  spe- 
dizione rovinò  la  marina  spaglinola,  e 
sparse  la  costernazione  per  tutto  il  regno. 
Filippo  II  alla  notizia  d'avvenimento  così 
disastroso,  con  tranquilla  freddezza  dis- 
se: Avea  spedito  la  mia  flotta  per  com- 
battere gl'inglesi,  ma  non  le  tempeste  e 
gli  elementi;  sia  fatta  la  volontà  di  Dio. 
Isella  biografia  di  Sisto  /'riprodussi  la 
energica  lettera  ch'egli  scrisse  al  re,  acciò 
si  pentisse  di  cuore  per  1'  usurpata  giu- 
risdizione ecclesiastica,  ed  ubbidisse  alle 
sue  ammonizioni;  che  sentendo  che  Eu- 


SPA 
1  ico  IV  avrebbe  abiurato  l'eresia  e  rien- 
trerebbe nel  seno  della  chiesa  cattolica, 
volle  ritirarsi  da  più  riconoscere  la  lega, 
e  perchè  l'Olivares  protestò  in  nome  del 
re,  lo  licenziò  dall'udienza  due  volte,  n- 
vendo  conosciuto  i  cupi  raggiri  di  Filip- 
po II  e  che  la  lega  era  fondata  sopra  un 
falso  pretesto  ;  e  che  morto  il  Papa  nel 

I  5qo  l'Olivares  concitò  un'insurrezione 
per  abbatterne  la  statua.  Gli  successe  Ur- 
bano VII, già  nunzio  di  Spagna  per  7  an- 
ni, che  in  nome  di  Gregorio  XI  II  avea  fat- 
to da  padrino  al  battesimo  di  d.  Isabella 
primogenita  del  re.  Dopo  i3  giorni  ne 
occupò  il  luogoGregorio XI V milanese, 
che  nato  suddito  di  Filippo  II  si  mostrò 
parziale  per  lui,  con  rinnovare  i  Moni- 
torà  con troEnrico IV, soccorrendo  la  lega 
con  8000  uomini  e  1  5,ooo  scudi  al  mese: 
nel  1  *)()  1  il  successore  Innocenzo  IX  ne 
seguì  l'esempio,  e  promise  alla  lega  pro- 
tetta da  Filippo  II4o,ooo  scudi  mensili. 
Visse  due  mesi  e  fu  eletto  in  sua  vece  Cle- 
mente Vili,  il  quale  ad  onta  degli  sforzi 
del  re  e  de'con  federa  ti  della  lega,  assolse 
Enrico  IV  e  lo  riconobbe.  Gregorio XI V 
avea  donalo  lo  Stocco  e  liei  rettone  al  fi- 
glio e  poi  successore  del  re;  e  Clemente 
Vili  fece  il  similecon  altro  infante.  Prima 
di  questo  tempo,  Antonio  Perez  ministro 
di  Filippo  11  promosse  in  Aragona  la  ri- 
bellione, e  poi  fuggì  quando  fu  spenta 
coll'eccidio  de'  capi.  Colla  pace  di  Ver- 
vins,  conclusa  con  Enrico  IV  nel  1  5q8, 
a  mediazione  di  Clemente  Vili,  si  resti- 
tuirono i  paesi  occupati.  Giunto  Filippo 

II  all'età  di  72  anni, consumato  dal  ma- 
le sopportato  con  eroica  pazienza,  disin- 
gannalo della  vanità  delle  grandezze  li- 
mane,si  fece  recare  la  bara  nella  sua  ca- 
mera e  morì  tranquillamente  a'i3  set- 
tembre i5q8.  Principe  laborioso,  capace 
d'accudire  agli  affari  e  d'  una  modera- 
zione poco  comune,  egli  non  fu  guerrie- 
ro come  il  genitore,  ma  avea  forse  più 
talenti  nella  politica.  Colle  sue  astuzie  e 
destrezza,  colla  sua  costanza  e  flemma, 
ne'pericoli  e  nelle  avversità,  stando  nel 


SPA 
suogabineltoseppecomandaree  farsi  le- 
mere, quanto  Carlo  V  si  ora  fallo  formi' 
debile  alla  guida  degli  eserciti.  Gli  ere- 
tici lo  chiamarono  demone  meridiano  , 
perché  dal  fondo  del  suo  gabinetto  me- 
ridiooale,con  un  cenaocommoveva  tut- 
te le  coiti.  Dopo  la  battaglia  di  s,  Quen- 
tin,  vi  si  recò  per  incalzare  I'  assedio  di 
quella  città  e  volle  espugnarla  d'assolto  : 
per  montare  sulla  breccia  comparve  ar- 
mato da  capo  a  piedi.  Allorché  poi  udì 
il  fischio  delle  palle,  chiese  al  confessore 
che  pensasse  di  tal  musica;  e  gli  rispose, 
che  la  trovava  disgustosissima.  Replicò 
il  re:  Anche  io,  e  mio  padre  era  hen  stra- 
no in  trovarvi  tanto  piacere.  Fece  quin- 
di voto  di  nou  trovarsi  più  a  nessuna  bat- 
taglia. Quando  Paolo  I V  si  dichiarò  con- 
tro di  lui,  die  saggio  di  moderazione,  e 
ricusò  i  consigli  del  rigore,  attendendo 
sempre  che  il  Papa  face-.se  ritorno  alla 
ragionevolezza.  Egli  però  ignorava  tutti 
i  molivi  che  indussero  Paolo  IV  a  soste- 
nere la  guerra  e  la  condotta  crudele  del 
duca  d'Alba.  Niuno  meglio  di  lui  seppe 
governar  gli  uomini,  ed  il  suo  carattere 
convenne  perfettamente  a  quello  degli 
spagnuoli,  massime  a' casigliani,  che  si 
compiacevano  dell'  imponente  gravità 
del  loro  sovrano.  Benché  la  sua  severità 
ispirasse  più  rispetto  che  amore,  benché 
la  monarchia  molto  soffrì  sotto  il  suo  re- 
gno, sicché  da  quell'epoca  incominciò  la 
sua  decadenza, fu  vivamente  compianto. 
La  possanza  spaglinola  giunse  sotto  di  lui 
a  quell'apice  di  grandezza,  che  ben  pre- 
sto con  marcia  retrograda  dovea  dipar- 
tirsi;  il  Giappone  mandò  a  prestargli  o- 
maggio,  ed  i  potentati  di  Europa  erano 
di  lui  timorosi.  A  molto  zelo  per  la  re- 
ligione, unì  grande  liberalità  versoi  dot- 
ti e  gli  artisti,  perciò  il  suo  regno  anche 
in  questo  è  del  pari  che  quello  di  Carlo 
V,  e  fu  memorabile  per  una  moltitudi- 
ne di  grandi  uomini  e  di  valenti  scrit- 
tori. Si  accusa  Filippo  11  come  vendica- 
tivo, sanguinario, ipocrita,  troppo  in  tot- 
leraute,  e  che  dell'  iuquisizioue  fece  un 


SPA 


1 33 


tribunale  di  sangue,  che  fu  il  tiranno  de- 
gli eretici;  ma  Pio  IV  lo  a  vea  chiamalo 
il  prolettore  della  chiesa  cattolica,e  s.Pio 
V  ad  onta  delle  sue  serie  esortazioni  e 
minacce  l'amò;  dappoiché  si  può  crede- 
re che  senza  i  suoi  sforzi,  la  falsa  religio- 
ne protestante  fatalmente  avrebbe  inva- 
so tutta  l'Europa.  Gli  scrittori  spaglinoli 
ne  celebrarono  altamente  la  memoria  , 
che  imprecarono  i  protestanti  e  qualche 
cattolico  parziale.  Si  esageri)  dall'una  e 
l'altra  parte:  riunendo  delle  grandi  qua- 
lità e  de' vizi,  egli  come  Augusto  protesse 
il  genio,  la  sua  politica  somigliò  a  quella 
di  Tiberio, l'amore  alla  fatica  lo  parago- 
nò a  Vespasiano,  e  l'ambizione  al  padre, 
e  come  lui  aspirò  alla  monarchia  univer- 
sale. Allorché  Carlo  V  nel  suo  discorso 
pronunziò  l'abdicazione  agli  stati  gene- 
rali, disse  loro  parlaudo  di  Filippo  II  ivi 
presente  :  Invece  d'un  vecchio  prossimo 
a  scendere  nel  sepolcro,  io  vi  do  un  prin- 
cipe dota  lodi  sagacità,alLivo  e  intrapren- 
dente. Sostenne  sovente  a  un  tempo  la 
guerra  co' turchi, francesi,  inglesi  e  olan- 
desi, e  pressoché  con  tulli  i  protestanti 
dell'impero,  senza  mai  aver  alleati  nem- 
meno la  casa  d'Austria,  ad  eccezione  del  - 
la  lega  col  Papa,  dalla  quale  presto  si  ri- 
tirarono i  veneti,  alla  sua  insaputa-paci- 
ficatisi colla  Porta  ottomana.  Tali  guer- 
re tornarono  in  suo  danno  e  della  Spa- 
gna, la  cui  preponderanza  scese  col  re 
uella  tomba.  Filippo  II  (Issò  la  maggio- 
ranza de're  di  Spagna  ai4  anni. 

Filippo  II I  successe  al  padre  Filippo  1 1, 
ed  in  età  di  20  anni  si  vide  padrone  del- 
le principali  ricchezze  de'due  mondi  :  di 
buon'ora  manifestò  grande  debolezza  di 
carattere,  e  si  mostrò  seuza  passioni  e  di 
poco  senno.  Quando  il  padre  gli  mostrò 
i  ritratti  di  varie  principesse,  perché  sce- 
gliesse  la  sposa,  rispose :Che  quella  a  cui 
il  re  dasse  la  preferenza  sarebbe  per  lui 
la  più  bella  eia  più  amabile.  Pertanto  il 
re  gli  destinò  Margherita  d'Austria,  figlia 
diCarlo  arciduca  diGralz.  Ne'vol.  XXIV, 
p.  1  rìot  LV,  p.  5o,  narrai  theiu  Ferrara 


S  P  A 

(.Illudile  Vili  a'i  5 novembre  i5q8 fece 
la  oeremonia  degli  sponsali  tra  il  re  rap- 
presentalo dall'arciduca  Alberto,  e  tra 
questoelsabella  sorella  diFilippo  IV  rap- 
presentata dal  duca  di  Sessa: Margherita, 
l'arciduca  e  il  duca  pranzarono  col  Pa- 
pa,  che  doni)  alla  regina  la  Uosa  d'oro 
e  la  carrozza  colla  quale  l'avea  fatta  in- 
contrare.  11  principio  del  suo  regno  risen- 
ti la  debolezza  del  monarca.-Sandoval  du- 
ca di  Lerma  (di  cui  come  degli  altri  car- 
dinali iraltoallasua  biografia,  perchè  eb- 
be tal  dignità  a  istanza  del  re),  suo  favo- 
nio et. "ministro,  come  miglior  politico 
.lei  suo  padrone,  volle  riprendere  l'ascen- 
dente cheavea  esercitato  sotto  FilippoII. 
Sprovvisto  il  duca  della  fermezza  neces- 
saria, non  potè  reggere  la  nave  dello  sta- 
lo, i  suoi  connazionali  predisseroaitamen- 
te  le  disgrazie  che  minacciavano  la  Spa- 
gna. Malgrado  la  pace  conclusa  colli  In- 
ghilterra, la  guerra  conilo  le  7  provin- 
cie  unite  d'Olanda  continuava;  l'assedio 
d  Ostenda  pel  corso  di  3  anni  costò  im- 
mense somme  e  più  d'BojOoo  uomini. 
ftfoi  to  Clemente  VlII,laSpagna  neh  6o5 
die  l'esclusiva  al  cardinal  baronio,  per 
avere  scritto  contro  la  Monarchia  dì  Si- 
cilia e  contribuito  al  riconoscimento  di 
Enrico  IV.  Gli  successe  Leone  XI  già  le- 
dalo alla  pace  di  Vervins,  che  assicurò 
I  ambasciatoremarchesedi  Villena  della 
sua  amicizia  pel  re.  Termino  di  vivere 
[1. issali  26  giorni,  e  gli  fu  sostituito  Pao- 
lo V,  il  quale  nell'interdetto  a  cui  sotto- 
pose i  veneziani,  contro  di  questi  il  re  gli 
offrì  le  sue  truppe  del  Milanese,  promet- 
tendo di  ridurli  all'ubbidienza,  mentre 
l'inetto  ministro  segretamente  li  anima- 
va contro  il  Papa.  Nel  iGoq  allorché  Fi- 
lippo 111  fu  costretto  a  uua  tregua  di  1  2 
anni  coli' Olanda,  coll'arciduca  Albeito 
suo  cognato  sovrano  de'Paesi  Bassi,  ri- 
conobbe! ole  prorincìe  unite  per  stato  li- 
bero e  indipendente,  avendo  inutilmen- 
te il  Papa  insistito  col  re  perchè  si  pat- 
tuisse  il  libero  esercizio  della   religione 

D 

cattolica  nelle  medesime,  per  cui  se  uè  la- 


SPA 

gnò  amaramente.  Volendo  però  tener- 
si amico  Paolo  V  e  mostrargli  zelo  reli- 
gioso, o  per  altri  fini  politici,  il  re  a'c^  di- 
cembre con  editto  ordinò  sotto  pena  di 
morte  a  tutti  i  mori  stabiliti  nel  regno  di 
Valenza,  di  partire  dalla  Spagna  in  ter- 
mine di  3o  giorni.  Il  rigore  dell'  editto 
fu  esteso  a' io  gennaio iG  1  o  a  tutti  i  mo- 
ri di  Spagna, che  sebbene  olfrissero  3  mi- 
lioni d'oro,  dovettero  uscirne  in  numero 
di  1  34,ooo,  o  come  altri  meglio  dissero 
700,000,  ovvero  circa  un  milione.  Tali 
sudditi  laboriosi,  commercianti  e  indu- 
striosi lasciarono  spopolate  intere  pro- 
vincie,  riparando  uella  più  parte  in  Asia  e 
Africa.  Fransi  offerti  a'francesi  d'abitare 
le  lande  di  Guascogna,  ma  essendo  loro 
imposta  la  professione  del  cristianesimo, 
non  accettarono.  Considerando  Paolo  V 
che  l'esistenza  de'mori  in  Ispagna  recava 
grave  dannoalla  purità  della  religione, ne 
provò  gran  piacere  e  lodò  il  re,  facendo  al 
liglioche  poi  gli  successe  il  ragguardevole 
donativo  del  lo  Stocco  e  Berrettone  ducala 
beuedetli.  Si  può  vedere  il  Fonseca,  Del 
giusto  scacciamento  de'  MoreschidaSpa- 
gna,  Piomai6i  1.  Watson,  Ilistoire  du 
regne  du  Philippe  III ,  continucc  par 
Tomson,  Paris  1809.  Nel  1  Gì  1  per  le  di- 
ligenze del  Papa,  si  conchiuse  la  pace  coi 
francesi,  la  quale  poi  s'intorbidò  in  Ita- 
lia tra  i  duchi  di  Savoia  e  di  Mantova, 
onde  il  re  a  istigazione  del  marchese  Ino- 
josa  governatore  di  M ilano  ruppe  guer- 
ra ali.0,  indi  per  le  incessanti  industrie 
di  Paolo  V  si  pacificarono  nel  1  Gì 5.  Per 
nuove  rotture,  cagionate  dal  nuovo  go- 
vernatore di  Milano,  Toledo  marchese  di 
Villafranca ,  e  perchè  il  duca  di  Savoia 
cercava  ingrandirsi  verso  il  Milanese,  il 
Papa  s'interpose  col  duca  e  con  Filippo 
III,  e  non  senza  fatica  potè  ristabilire  la 
concordia.il  duca  di  Lerma  colla  sua  alte- 
rigia essendosi  inimicali  molli,  nel  1G  1  8 
cadde  in  disgrazia,  si  ritirò  dalla  corte,  e 
poi  ottenne  il  cardinalato  per  porsi  al  co- 
perto dalle  persecuzioni  de'suoi  contra- 
ri. Il  suo  figlio  duca  d'Uzcda  edi  lui  crii- 


SPA 

dele  antagonista  ili  venne  i  ."ministro,  e  lo 
stato  non  perciò  fu  meglio  diretto.  Ne- 
gletta l'agricoltura,  abbandonate  le  ma- 
nifattura, la  penuria  divenne  estrema, 
aggiungendosi  all'emigrazione  de' mori, 
quella  degli  spaglinoli  ebein  America  an- 
davano cercando  una  più  rapida  fortuna. 
Il  re  pubblicò  un  editto  salutare,con  ac- 
cordarla nobiltà  d'esenzione  della  guer- 
ra a  chi  coltivasse  le  terre;  ma  disposi- 
zione sì  saggia  fu  insudiciente  a  riempi- 
re il  vuoto  lasciato  da'  suoi  sudditi.  La 
Valtellina  soggetta  a'grigioniformavada 
lungo  tempo  il  desiderio  del  ministero 
spagnuolo,  perchè  intercettava  la  comu- 
nicazione de'due  rami  della  casa  d'Au- 
stria, posta  com'era  tra  il  ducato  di  Mi- 
lano appartenente  al  i .",  e  quello  del  Ti- 
rolo  posseduto  dal  2.0  Il  duca  di  Feria, 
governatore delMilanese,comecbè  a  que- 
sto era  appartenuta  la  Valtellina,  intra- 
prese nel  1620  di  levar  tale  ostacolo  e  riu- 
nirla al  ducato,  sollevando  i  popoli  della 
Valtellina  contro  i  grigioni.  Ma  noi  fece 
impunemente,  poiché  la  Francia  e  Ve- 
nezia del  pari  adombrate  per  tale  ribel- 
lione dagli  slessi  interessi  di  politica,  pre- 
sero le  parti  de'grigioni.  Paolo  V  scuo- 
prendo  le  mire  degli  spagnuoli,a  impe- 
dire il  loro  ingrandimento  in  Italia,  ec- 
citò l'attenzione  de'principi,  acciò  la  Val- 
tellina essendo  cattolica  fosse  sottratta  da- 
gli eretici  grigioni  e  divenisse  cantone  del- 
la Svizzera  indipendente.  In  questo  mez- 
zo morì  nel  gennaio  1 62  1 ,  e  gli  successe 
Gregorio  XV.  Poco  dopo  a' 3 1  marzo,  a- 
vendo  aiutalo  con  4$>ooo  uomini  l'im- 
peratore Ferdinando  III  contro  l'eletto- 
re Palatino, cessò  di  vivere  inLisbonala- 
ficiando  il  tronoal  figlio  Filippo  IV:  l'al- 
tro Ferdinando  d'Austria  di  io  anni  era 
diveuuto  cardinale  ,  creato  da  Paolo  V 
che  per  distinzione  gli  mandò  il  cappel- 
lo e  le  altra  insegne  cardinalizie  a  Madrid, 
e  fu  poi  governatore  delle  Fiandre;  e  le  li- 
glie  Maria  e  Anna  le  maritò  al  dello  im- 
peratore e  a  Luigi  XIII  re  di  Francia.  Fi- 
lippo HI  poco  applicava  agli  all'ari ,  la- 


SP.V  i35 

sciando  intera  libertà  a'minUtri  di  mal- 
menare la  monarchia,  e  d'infedelmente 

amministrare  le  rendite.  Di  costumi  pu- 
ri e  osservante  delle  pratiche  religiose  si- 
no allo  scrupolo,  zelante  della  fede  cat- 
tolica, generoso  nella  fondazione  de'eon- 
venti  e  opere  pie,  umano,  dolce,  le  sue 
buone  intenzioni  furono  at  traversate  dal- 
la debolezza  del  suo  carattere.  Dopo  il 
suo  regno  l'autorità  reale  venne  in  deca- 
denza non  pure  nella  Spagna,  ina  in  Eu- 
ropa. Subito  il  conte  Olivares  s'impos- 
sessò dello  spirito  di  Filippo  IV,  e  so- 
verchiò il  duca  d'Uzeda  che  fu  arrestalo 
col  padre,  e  così  il  duca  d'Ossuna  viceré 
di  Napoli.  Spirata  la  tregua  eoll'Ohuida 
ricominciò  la  guerra  ,  che  fu  fatta  con 
buon  successo  dagli  spaglinoli,  finché  eb- 
bero a  generale  Ambrogio  Spinola.  Es- 
sendosi impadroniti  gli  spagnuoli  della 
Valtellina,  Gregorio  XV  per  estinguere 
il  fuoco  d'una  furiosa  guerra  die  contro 
di  essi  minacciavano  le  potenze ,  per  lu 
quiete  d'Italia  prese  in  deposito  la  Val- 
tellina a'G  giugnoi623  a  mezzo  del  fra- 
tello Ludovisi,  argomento  die  svolgerò 
meglio  a  Svizzera.  In  quest'anno  per  ri- 
popolare la  Spagna,  il  re  pubblicò  un'or- 
dinanza portante  die  quelli  che  si  mari- 
tassero di  18  anni  per  4  fossero  esenti  di 
ogni  imposta;  che  quelli  i  quali  ciò  faces- 
sero prima  di  tale  età,  potessero  senza 
permesso  giuridico  dirigere  i  propri  ai- 
fari  e  quelli  delle  loro  mogli  a  malgra- 
do di  loro  minoreimità;  elio  lutti  quelli 
che  avessero  avuti  6  figli  maschi  fossero 
esenti  in  perpetuo  da  ogni  specie  d'ag- 
gravio, e  che  lutti  i  beni  confiscati  fossero 
impiegali  nella  dotazione  di  figlie  povere. 
Intanto  si  faceva  la  guerra  sì  in  Europa 
che  nell'America,  tra  la  Spagna  e  l'Olan- 
da, e  la  fiotta  spaguuola  nel  1  62  j  fu  scon 
fida  presso  Lima  e  presso Calais;  però  nel 
1 6  '.  5  Spinola  s'impadronì  eli  Brada,  Pa 
pa  Urbano  Vili  nel  1627  pose  line  al 
le  pertinaci  controversie  delta  Valtellina 
con  decoro  della  s.  Sede;  ma  poco  durò 
la  quiete  d'Italia  sturbata  dalla  successio 


1 36  S  P  A 

ne  del  ducato  ili  Mantova  e  Monferrato, 
sulla  prima  volendo  la  Spagna  far  vale- 
re le  sue  pretensioni. Insorsero  quindi  due 
formidabili  rivali,  il  cardinal  Richelieu 
arbitro  della  corte  di  Francia,  e  il  conte 
Olivares  padrone  di  quella  di  Spagna; 
ambedue  pretendevano  in  fina  politica, 
ma  il  cardinale  aveu  talenti  molto  supe- 
riori a  quelli  del  conte,  ch'egli  deludeva 
nel  cercar  l'abbassamento  di  casa  d'Au- 
stria^* a  la  le  effetto  fece  alleanza  eo'prin- 
cipi  di  Germania  e  colla  Svezia  a  danno 
del  l'impera  lore,ecogli  olandesi  a  pregiu- 
dizio della  Spagna,  a'quali  spedì  un  eser- 
cito in  aiuto.  L'anno  iG35  fu  adunque 
l'epoca  del  principio  della  lunga  e  cru- 
dele guerra  tra  Francia  e  Spagna,  ed  i 
loro  collegati  :  gli  spagnuoli  ne  porsero 
l'occasione  o  il  prelesto  colla  presa  di  Tre- 
veri,  e  col  levarne  l'elettore  ecclesiastico 
eh  erasi  posto  sotto  la  protezione  de'fìan- 
ecsi.  La  Spagna  vide  nel  i(>4o  sollevarsi 
dal  suo  seno  una  ribellione,  le  cui  conse- 
guenze lungbe  e  fastidiose  tornarono  a 
vantaggio  di  Francia  die  si  accusò  d'aver- 
la destata,  e  ebe  di  certo  non  contribuì 
poco  a  fomentarla.  Olivares  vedendo  il 
regno  vuoto  d'uomini  e  dì  denaro,  si  av- 
visò di  far  pubblicare  un  editto  che  so- 
spendeva per  un  tempo  i  privilegi  di  pa- 
recchie provinciedi  Spagna  per  obbligar- 
la contribuire  tutte  egualmente  a'pres- 
santi  bisogni  dello  stato.  I  catalani  ch'e- 
rano in  possesso  d'un'immunità  totale  sì 
in  pace  chein  guerra, si  ribellarono  e  fe- 
cero man  bassa  sui  casigliani  che  si  tro- 
vavano Ira  loro,e  uccisero  il  viceré. Il  fuo- 
co della  rivolta  si  diffuse  in  Portogallo, 
ed  i  portoghesi  nel  i. "dicembre  scossero 
il  giogo  di  Filippo!  V  e  della  dominazio- 
ne spagnuola.  Il  re  fu  l'ultimo  a  sapere 
che  il  duca  di  Ihaganza  erasi  proclama- 
lo re  di  Portogallo,  e  che  ciò  gli  toglie- 
va una  rendila  di  12  milioni.  Filippo  IV 
perciò  disse  all' Olivares  gravemente: 
Convien  porvi  un  ordine,  e  non  tralasciò 
i  suoi  ordinari  divertimenti.  Fu  Luigia 
di  MediuaSidouia  della  casa  diGuzman, 


SPA 

moglie  del  duca  di  Draganza, l'anima  della 
congiura  che  tolse  (ter  sempre  il  Porto- 
gallo alla  Spagna.  L'inflessibile  Oli varei 
invece  di  porre  in  opera  la  dolcezza  per 
pacificar  le  turbolenze  di  Catalogna,  die 
gli  ordini  i  più  rigorosi  per  costringere 
quella  provincia  colla  forza.  1  catalani  di- 
sperali dalle  distruzioni  e  saccheggi,  nel 
1  (>\  1  si  diedero  a  Luigi  Xlll  re  di  Fran- 
cia, e  Barcellona  aprì  le  sue  porte  a'Iran- 
cesi.  L'Olivares  per  vendicarsi  «li  1*  ran- 
cia, somministrò  truppe  al  conte  di  S»>is- 
sons,  principe  del  sanguech  erasi  ribella- 
to; ma  nel  1642  vedendo  i  progressi  dei 
francesi  in  Catalogna, pubblicò  a  favor  di 
essa  un'  amnistia  e  il  ristabilimento  dei 
suoi  privilegi.  I  ribelli  si  beffarono  di  tali 
oflerte,  che  attribuendole  a  debolezza  di- 
vennero più  arditi.  I  francesi  s'impadro- 
nirono di  Perpignano  e  di  tutto  il  Ros- 
siglione, e  d'ogni  parte  si  destarono  mor- 
morazioni controil  negligentee  dispotico 
Olivares,  che  finalmente  e  per  la  perdita 
del  Portogallo  fu  destituito  nel  i643, 
qnaudoper  morte  del  cardinal Richelien, 
liberato  dal  fatale  suo  ascendente,  avreb- 
be potuto  ristabilirgli  affari  del  governo. 
il  suo  nipote  d.  Luigi  de  Ilaro  gli  succes» 
se  nel  ministero.  Nel  1 G44  mori  Urbano 
VI  li, chea vea  mandalo  a  Madrid  le  Fa- 
scie  benedette  per  l'erede  del  trono,  e  che 
nelle  guerre  degli  spagnoli  in  Italia  assi- 
duamenteerasi  adoperalo  per  la  pace;  gli 
fu  surrogato  Innocenzo  X  già  suo  nun- 
zio a  Filippo  IV.  Nella  biografìa  di  que- 
sto Papa  raccontai, come  nel  1646  quieto 
in  Roma  il  tumulto  cagionalo  dal  cardi- 
nal d'Este,  contro  l'almirante  di  Casligha 
ambasciatore  di  Spagna,  ed  a  Sicilia  l'a- 
iuto dato  contro  la  rivoluzione  di  Napo- 
li, nata  a  cagione  dell'imposte,  mentre  la 
Spagna  erasi  liberata  dalla  guerra  cogli 
olandesi  ,  onde  nel  1648  col  trattato  di 
MunslerFilippol  V  rinunziò  a  qualunque 
diritto  sulle  provincie  unite,  che  riconob- 
be come  stati  sovrani  e  paesi  liberi.  Es- 
sendo morta  al  re  la  moglie  Isabella  fi- 
glia d'Enrico  IV  le  di  Francia,  che  te- 


S  P  A 
neramente  amava  ,  sposi)  Maria  Ann» 
d'Austria  figlia  dell' imperatore  Ferdi- 
nando III  ncli(»|().  Innocenzo  V  spedì 
alla  regina  per  legato  in  Milano  il  cardi- 
nal Ludovisi,  col  dono  della  Uosa  d'oro, 
un  corpo  -santo  e  altri  ilivoti  regali.  <»li 
affini  de'catalani  ribelli  andarono  in  de« 
cadenza, quando  Filippo  IV  inviò  contro 
ili  loro  il  suo  Gglio  naturale  d.  Giovan- 
ni d'Austria  assai  valoroso,  che  già  erasi 
distinto  in  combattere  l'insurrezione  di 
Napoli,  ed  il  (piale  nel  i  6  ja  terminò  l'as- 
soggettamento della  Catalogna  colla  pre- 
sa di  Da  reel  Iona. Questo  fu  un  disastro  per 
lu  Francia,  ma  essa  non  parve  niente  di- 
sposta alla  pace,  benché  Filippo  I V  istan- 
temente la  domandasse  a  sua  sorella  la 
regina  Anna  madre  di  Luigi  XIV.  1  fran- 
cesi rientrarono  in  Catalogna  Dell 653, 
ma  ne  furono  cacciali  da  d.  Giovanni 
d'Austria,  dopo  essere  stati  battuti  avanti 
Cirona  che  assediavano.  NeliG")  j  l'am- 
basciatore di  Spagna  in  Roma  cogli  ade- 
renti alla  sua  corte,  alla  cui  testa  eravi 
il  cardinal  Medici  decano  del  s.  collegio 
e  protettore  della  corona  di  Spagna  pres- 
so la  s.  Sede,  procurarono  l'elevazione  di 
Alessandro  VII.  All'articolo  Nunzio  ri- 
portai il  richiamo  da  Madrid  del  nunzio 
Gaetani,  fatto  da  Innocenzo  X  per  le  la- 
gnanze degli  spagnuoli  sopra  l'esercizio 
del  tribunale  della  nunziatura,  e  perchè 
non  curava  il  ricupero  dellerendite  eccle- 
siastiche al  cardinal  Barberini, e  la  sur- 
rogazione del  Massimo  non  ammesso  dal 
re,  onde  il  Papa  fece  chiudere  la  nunzia- 
tura; e  che  riuscì  quindi  ad  Alessandro  VII 
la  remozione  del  Gaetani  e  l'accettazio- 
ne del  Massimo.  Il  Papa  eccitò  il  re  ad 
aiutare  i  veneti  nella  gnerrra  co'turchi, 
ed  esortò  Luigi  XIV  a  pacificarsi  colla 
Spagna  che  avversava  il  suoi. "ministro 
celebre  cardinal  Stazzarmi  onnipossente 
del  gabinetto  di  Francia.  Frattanto  le  ar- 
mate francesi  facevano  maggiori  progres- 
si ne'Pacsi  Bassi,  e  la  Spagna  correva  ri- 
schio di  perderli,  quando  il  principe  di 
Coudè,  abbaudouuta  la  sua  patnu,  si  unì 


SFA  i37 

al  conte  di  Fuensaldagnc  incaricalo  di  di- 
fenderli. La  Francia  avea  fortunatamen- 
te un  altro  eroe  da  lar  fronte  al  principe 

inam  alme,  nella  persona  del  famoso  vis- 
conte di  Turenna:  la  guerra  fu  combat- 
tuta da'due  generali  con  vario  successo, 
e  si  terminò  alla  line  dopo  ?.  7  anni  colla 
pace  de' Pirenei  segnata  dal  cardinal  Piaz- 
zai ini  e  da  d.  Luigi  de  Entro,  nell'isola 
de'Fagiania'ynovembreiG  Ji),tra  la  Spa- 
gna e  la  Francia.  I  due  principali  artico- 
li del  trattato  furono  il  matrimonio  del- 
l'infanta M.a  Teresa,  unica  superstite  dei 
figli  nati  da  Isabella  di  Francia,  con  Lui- 
gi XIV,  e  la  cessione  fatta  dalla  Spagna 
alla  Francia  del  Rossiglione  con  porzio- 
ne della  miglior  parte  dell'  Artois  e  i  suoi 
diritti  sull'Alsazia.  I  due  renella  confe- 
renza che  tennero  a'6  giugno  iGGo  alla 
Bidassoa,  confermarono  la  pace,  e  il  gior- 
no dopo  Filippo  IV  consegnò  la  figlia  a 
Luigi  XIV  che  la  sposò  solennemente  a 
s.  Giovanni  de  Luz;  matrimonio  che  più 
tardi  diede  diritti  alla  casa  Borbone  sulla 
corona  di  Spagna,  malgrado  la  rinunzia 
stipulata  dall'infanta. Così  laSpagna  rien- 
trò nel  pacifico  possesso  della  Catalogna, 
che  erettasi  ingovernoumiiicipale,siera 
posta  sotto  la  protezione  ili  Francia.  Fi- 
lippo IV  s'indusse  a  lai  convenzione,  per 
preservare  i  suoi  stati  da  un'intera  dis- 
soluzione ,  laonde  conveniva  procacciar 
loro  la  pace  ad  ogni  costo.  Alessandro  VII 
molto  erasi  adoperato  per  la  sospirata 
concordia  ,  anche  per  mezzo  di  nunzi 
straordinari  alle  due  corti  quali  pacifi- 
catori, scelti  per  essere  accetti  alle  mede- 
sime; ma  siccome  nella  pace  eransi  de- 
cise alcune  controversie  che  riguardava- 
no il  dominio  temporale  della  s. Sede, sen- 
za preventiva  partecipazione,  il  Papa  fece 
gravi  lamenti.  Pertanto  negò  di  aderire 
alle  pretensioni  delducadi  Modenasulle 
valli  di  Comacckio  (A '.),  e  di  quello  di 
Parma  su  Castro  e  Ronciglione  (F.)  che 
sottopose  alle  bolle  de  non  alienandis. 
Inoltre  avea  il  Papa  mandato  a  Madrid 
per  un  nunzio  straordinario  il  prezioso 


r38  SI»  A 

dono  delle  Fascìe  benedette  (/*.),  pel  pri- 
mogenito ili  Filippo  IV  l'infante  d.  Fi- 
lippo Prospero  che  poco  dopo  morì.  Era 
interesse  della  Spagna  di  terminar  pure 
la  guerra  col  Portogallo,  ma  si  ostinò  a 
continuarla  eil  ebbe  motivo  a  pentirsene. 
Un  avvenimento  piti  raro  in  lspagna  die 
altrove,  gettò  nel  1662  la  costernazione 
nella  corte.  11  marchese  di  Lidie,  figlio 
di  d.  Luigi  de  llaro,  morto  l'anno  pre- 
cedenle,cospirò contro  la  vita  del  re. L'at- 
tentato fu  scoperto,  ed  i  complici  puniti; 
ina  il  re  fece  grazia  al  marchese  in  con- 
siderazione de'servigi  di  suo  padre:il  mar- 
chese espiò  il  suo  delitto  con  sincero  pen- 
timento, e  meritò  poi  colle  sue  belle  a- 
rioni  d'esser  fatto  viceré  duN'apoli. Indi  Fi- 
lippo IV  preparò  un  grande  armamento 
contro  il  Portogallo:  la  regina  Luigia  reg- 
genle,dopoaver  invano  chiesto  la  pace,ot- 
tenne  soccorsi  da  Francia  e  Inghilterra, 
e  die  il  comando  di  sue  truppe  al  conte 
di  Schomberg.  Gli  spagnuoli  comanda- 
ti ila  d.  Giovanni  d'Austria  presero  E- 
voraa'22  maggio  1 663, donde  marciaro- 
no direttamente  su  Lisbona,  ma  per  via 
furono  ai  restali  da  Schomberg  che  ri  por- 
tò sopra  di  essi  compita  vittoria.  Nel  1664 
subirono  altra  nuova  disfatta  davanti  Ca- 
stel Rodrigo.  Per  colmo  di  sciagura  Fi- 
lippo IV  si  lasciò  prevenire  dagli  artifizi 
della  regina  sua  moglie  contro  d.  Giovan- 
ni d'Austria,  il  solo  capace  di  riparare  le 
perdite  della  Spagna,  gli  tolse  il  coman- 
do degli  eserciti  e  1'  esiliò  a  Cousuegra. 
Nel  i665  i  portoghesi  ottennero  nuova 
vittoria  contro  gli  spagnuoli  il  17  giugno 
a  Villa  Viciosa  o  Monte  Claros,  la  cui 
notizia  fece  cadere  in  deliquio  il  re  e  di- 
cendo :  Questa  è  la  volontà  di  Dio.  Stan- 
co d'un  regno  cos'i  procelloso,  oppresso 
dal  cor  doglio  e  da'cla  ni  ori  de'sudd  iti  con- 
tro i  ministri,  si  mostrò  disposto  a  inta- 
volare negoziazioni  per  la  pace  colla  cor- 
te di  Lisbona,  quando  peggiorando  l'af- 
franta sua  salute,  dopo  a  ver  comporlo  un 
consiglio  per  Cai  lo  suo  figlio,  il  solo  ciuc- 
iagli restato,  oltre  Margherita  Teresa  spo- 


SPA 

sa  dell'imperatore  Leopoldo  I,  morì  ni 

I  7  settembre  [665di6oanni.  Filippo  IV 
avea  de'lalenti  e  delle  virtù,  come  affa  bi- 
le, benefico,  generoso,  che  avrebbero  do- 
vuto farlo  amare  e  rispettare,  ma  noi  fu 
perchè  tutte  le  sue  buone  qualità  anni- 
chilirensi  nell'indolenza  e  nella  mollezza. 

II  titolo  di  Grande  che  gli  avea  dato  an- 
ticipatamenteOlivares,  e  che  si  die  tanto 
poco  pensiero  di  meritarsi,  non  servì  che 
di  soggetto  alle  ironie  de'suddili.  Quan- 
do perde  i  ricordati  domimi,  le  Azzorre, 
il  Mozambico  e  altri,  i  satirici  gliassegna- 
rono  per  impresa  una  fossa  col  motto  : 
Quanto  più  le  si  toglie,  tanto  è  più  gran- 
de. Questo  principe  era  d'una  gravità  co- 
sì costante,  che  non  si  vide  ridere  3  vol- 
te in  tutta  la  sua  vita.  Carlo  II  montò 
sul  trono  di  4  ann>  e  regnò  sotto  la  tute- 
la della  madre  M.a  Anna  d'Austria  e  di 
6  consiglieri  nominati  dal  padre.  La  re- 
gina pose  alla  testa  del  consiglio  edel  go- 
verno il  p.  Nidardo  gesuita  d'Austria,  e 
lo  nominò  grand'inquisttore  e  poi  1  ."mi- 
nistro. Questi  contribuì  alla  pace  col  Por- 
togallo, segnata  a  Lisbona  ili  3  febbraio 
1668;  ed  a  quella  de'2  maggio  in  Aqui- 
sgrana  colla  Francia,  avendo  le  due  corti 
l'atto  arbitro  della  medesima  Clemente 
IXjchepureerasi  prestato  per  quella  del 
Portogallo,  di  cui  riconobbe  1'  indipeu- 
denza. Nelle  vertenze  tra  Portogallo  eSpa- 
gna, dissi  a  quell'articolo  coll'autorità  del 
cardinal  Pacca,  che  la  s.Sede  continuò 
la  corrispondenza  col  Portogallo;  me- 
glio informato,  posso  asserire,  che  i  Papi 
per  un  riguardo  alla  Spagna  che  impedi- 
va il  riconoscimento  di  Giovauni  IV,  si 
trovarono  interrotti  nelle  relazioni  col 
Portogallo  dal  1640  al  1668  per  quasi  3o 
anni,  a  segno  che  vacate  le  sedi  vescovili 
senza  essere  rimpiazzale,  il  Portogallo  re- 
stò con  un  solo  vescovo.  Pacificatele  par- 
ti contendenti,  subito  provvide  a'vesco- 
\.tli  vacanti  Clemente  IX.  Questo  Papa 
essendo  nunzio  a  Filippol  V,ottenne  l'an- 
no,1  pensione  di4ooo  scudi  alla  patriar- 
cale basilica  di  s.  Maria  Maggiore  di  Ro- 


SPA 

ma.  Descrivendo  questa  chiesa  notai,  die 
il  capitolo  per  gratitudine  eresse  al  re  una 

statua  ili  bronzo,  e  che  i  successori  furo- 
no riguardati  canonici  della  medesima; 
avendo  pur  detto  chela  madre  del  ledo- 
no alla  basilica  l'urna  d'argento  per  rac- 
chiudervi la  s.  Culla  di  Gesìi  Cristo,  di 
cui  riparlala  Presepio,  alla  quale  in  que- 
sto secolo  fu  sostituita  l'odierna  da  d.  Ma- 
ria Emanuela  duchessa  di  Villa  Ilermo- 
sa,  che  fece  pure  i  due  busti  d'argento 
che  nella  patriarcale  basilica  Lateranen- 
se  contengono  le  sagre  Teste  de' su.  Pie- 
tro  e  Paolo  (F.),  ed  il  reliquiario  eziandio 
d'argento  per  le  reliquie  della  vera  Cro- 
ceesistente  nella  chiesa  di  s.  Croccili  Ge- 
rusalemme di  Roma  e  descritto  da  Can- 
cellieri,/Vb//s/e  dell'anello.  AI  p.  Nidar- 
do  si  attribuì  dalla  gelosia  de'  grandi  la 
perdita  di  pai  cecilie  piazze  de' Paesi  Las- 
si tolte  dalla  Francia,  non  che  quelle  del- 
la Franca  Contea, restituite  però  in  detta 
pace  d'Aquisgrana.  Unitosi  a'suoi  emuli 
d.  Giovanni  d'Austria,  accusandolo  d'or- 
goglio, d'incapacità,  di  negligenza,  obbli- 
garono la  regina  a  mandarlo  a  Roma  per 
ambasciatore  e  fu  creato  cardinale.  1  fì- 
libustieri  d'America  continua  vano  in  tan- 
to le  loro  scorrerie  sotto  la  condotta  del- 
l'esperto capitano  Morgan:  nel  1 670  pre- 
seroPortoBello,  ove  fecero  immenso  bot- 
tino, e  saccheggiarono  altre  piazze,  senza 
che  la  Spagna  osasse  armare  contro  que- 
gli avventurieri.  Poco  solida  avendo  la 
pace  con  Francia,  nel  1G72  si  dichiarò  la 
guerra,  e  nel  seguente  anno  il  principe  di 
Orange  fu  dichiarato  generalissimo  del- 
l'armate di  Spagna  ne'Paesi  Bassi;  ma  il 
suo  valore  appena  arrestò  i  progressi  del- 
l'armi francesi. Esse  ebbero  anche  de'con- 
siderevoli  vantaggi  nella  Catalogna,  e  nel 
1674  la  Franca  Contea  ricadde  sotto  il 
potere  di  Luigi  XIV.  La  Sicilia  gemeva 
da  lungo  tempo  sotto  il  dispotismo  dei 
viceré  spaglinoli:  Messina  stanca  di  sop- 
portare il  giogo  che  le  imponevano,  si  ri- 
bellò, e  con  a  capo  il  marchese  di  Treca- 
stagne,si  pose  sotto  la  protezione  di  Frau- 


S  P  A  1 39 

eia.  Il  viceré  assediò  la  piazza  e  non  po- 
tè impedire  i  soccorsi  che  vi  fecero  pene- 
trare i  francesi,  e  tosto  la  loro  (lotta  ri- 
portò una  vittoria  all'altura  di  Messina. 
II  principe  di  Monte-sarchio  e  l'ammira- 
glio Ruy  ter  nel  1 G76  fecero  un  tentativo 
sopra  Augusta  senza  riuscita,  e  poi  Rny- 
ter  perì  dopo  il  combattimento  datogli 
da  Duquesne  nella  rada  di  Palermo.  Car- 
lo II  fattosi  nel  1G75  dichiarar  maggio- 
re, prese  le  redini  ilei  governo,  lasciando 
grand'influenzaalla  madre,  che  nel  1677 
per  abuso  di  potere  confinò  in  un  mona- 
stero di  Toledo,e  nominò  1. "ministro  d. 
Giovanni  d'Austria.  Questi  riformò  molti 
abusi,  e  fece  concepir  di  lui  grandi  spe- 
ranze che  poi  non  velifici):  troppi  ostacoli 
si  opposero  alle  sue  vedute,  eil  re  lodati- 
neggiò  sovente  nel  bene  che  voleva  ope- 
rare. Pel  ristabilimento  della  monarchia 
già  sull'orlo  di  sua  rovina  era  necessaria 
la  pace,  che  Papa  Clemente  X  avea  tan- 
to sollecitata,  e  fii  segnata  colla  Francia 
a  Nimega  a'17  settembre  1768:  la  Spa- 
gna dovè  cederle  la  Franca  Contea,  con 
diverse  piazze  de'Paesi  Cassi.  Dovendosi 
maritare  Carlo  II,  e  non  riuscendo  a  d. 
Giovanni  d'ottenergli  l'infante  di  Porto- 
gallo, domandò  e  prontamente  ottenne 
M.a  Luigia  d'Orleans  figlia  del  fratello  di 
Luigi  XIV,  con  poco  piacere  della  spo- 
sa che  aspirava  alDelfi  no,  la  (piale  poi  per 
l'amore  che  le  pose  il  re  lo  dominò  im- 
periosamente. Gli  sponsali  si  celebrarono 
nell'agosto  1671),  e  nel  seguente  settem- 
bre mori  d.  Giovanni  riguardato  l'ulti- 
mo uomo  grande  di  casa  d'Austria  in  I- 
spagna.ll  reaiulòl'iojperatoie Leopoldo 
I  contini  turchi  cheassediarono  Vienna. 
In  Nimega  non  essendosi  appianate  tutte 
le  difficoltà  con  Francia,  nel  1684  c0"' 
vennero  in  Ratisbona  ad  una  tregua  di 
20  anni  e  ne  durò  soli  5;  poiché  Fran- 
cia di  nuovo  attentò  allo  smembramento 
della  Catalogna, minacciò  l'Aragona  e  di- 
sfece in  più  incontri  gli  spaglinoli.  La  pa- 
ce di  Risvt  i«  h  nel  1  G97  pose  fine  alle  ca- 
lamità di  Spagua,  cooperando  alla  con- 


I    |0 


SPA 


cMiiia  le  paterne  sollecitudi  ni  co'sovrani 

ili  Papa  Innocenzo  \ll.  Carlo  II  nato  per 
esser  governato,  lo  fu  da'suoi  ministri  : 
dehole  e  di  cognizioni  limitate,  era  inca- 
pace di  sopportare  il  peso  del  governo. 
\  issecomei  monarchi  d'oriente  in  fondo 
al  suo  palazzo,  in  mezzo  alle  donne,  ai 
nani,ead  una  moltitudine  d'animali  rari, 
senza  istruirsi  de'  pubblici  avvenimenti 
d'Europa.  Gli  affari  languirono,  tutto  fu 
immerso  nel  disordine,  essendo  la  corte 
in  preda  agl'intrighi  ealle  rivoluzioni  del 
gabinetto,  per  lo  più  dominato  da  II' ini  pe- 
ra loie.  La  sa  Iute  vacillante  di  Carlo  Il,e  la 
sterilità  avuta  colla  i  .a  moglie  Luigia,  die 
continuò  colla  2."  M.a  Anna  di  Neubourg 
figlia  del  duca  Guglielmo  j)oi  elettore  Pa- 
latino e  sorella  dell'imperatrice,  diedero 
occasionesul  finire  del  suo  regno  a  diver- 
si progetti  nelle  differenti  coi  ti  intorno  al- 
la sua  successione.  L'imperatore  Leopol- 
do I  avea  sempre  spelalo  succedere  alla 
corona  di  Spagna,  e  inteso  a'mezzi  per  ot- 
tenerla avea  sposato  la  sunnominata  in- 
fanta M.a  Teresa,  da  cui  ebbe  soltanto  una 
figlia,  che  unendola  in  matrimonio  all'è- 
lettore  di  Baviera  le  avea  fatto  rinunzia- 
re i  suoi  diritti.  Avea  altresì  persuaso  i 
membri  della  sua  grande  alleanzau  soste- 
nerlo, e  perchè  non  si  temesseche  gli  stati 
de'duerami  di  casa  d'Austria  fossero  pos- 
seduti da  un  medesimo  sovrano,  promise 
trasmettere  i  suoi  diritti  al  suo  secondo- 
genito arciduca  Carlo;  ma  fu  deluso  nel- 
l'espettativa  per  la  nascita  d'un  principe 
elettorale  di  Baviera,  di  cui  l'elevazione 
parve  meno  pericolosa  che  cjnella  d'un 
arciduca.  Leopoldo  1  chiedeva  la  succes- 
sionedi  Spagna:  i.°comesolodisoendente 
in  linea  mascolina  di  Filippo  I  arciduca 
d'Austria,  e  di  Giovanna  d'Aragona  e  di 
Castiglia;  i.°  come  figlio  di  M.  Anna  fi- 
glia di  Filippo  IV,  ed  erede  del  la  monar- 
chia spagnuola  in  virtù  delia  rinunzia  di 
M. Teresa  mogliediLuigi  XIV,  e  di  quel- 
la dell'elettrice  di  Baviera  sua  figlia.  La 
sua  causa  era  sostenuta  a  Madrid  dalle  due 
regine  madre  e  sposa  di  Cado  11  ,  e  da 


SPA 
pressoché  tulli  i  membri  del  gabinetto. 
Per  altro  la  nascila  del  principe  ih  Bavie- 
ra avea  prodotto  nella  corte  di  Spagna 
lo  stesso  mutamento  che  tra  le  altre  po- 
tenze d'  Europa,  e  persino  nella  regina 
madre,  poiché  la  rinunzia  dell'elettrice 
non  eia  stata  confermata  né  da  Carlo  II, 
né  dalle  cortes.  L'imperatore  in  viòa  Ma- 
drid l'abile  conte  d'Ilarrach,  che  dopo  su- 
pera te  infinite  difficoltà  ottenne  dal  re  la 
promessa  d'eleggere  suo  successore  l'ar- 
ciduca Carlo,  a  condizione  che  l'impera- 
tore l'inviasse  nella  sua  corte  con  1 0,000 
uomini.  Leopoldo  I  mancando  di  truppe 
e  denaro  e  temendo  d'  esporre  il  figlio, 
oppose  difficoltà  e  alienò  da  se  l'animo 
de'suoi  partigiani,  chiedendo  per  l'arci- 
duca il  governo  del  Milanese,  la  qua  I  co- 
sa fece  giudicare  che  si  proponesse  lo 
smembra  mento  della  monarchia.  Dall'al- 
tro canto  Luigi  XI V spedì  aMadrid  il  de- 
stro marchese  d'IIarcourt  per  attraver- 
sar le  pratiche  del  partito  austriaco,  ed 
essendosi  assicurato  che  le  potenze  ma- 
rittime erano  contrariea  vedere  ulterior- 
mente unita  la  monarchia  spagnuola  agli 
itati  di  casa  d'Austria,  si  collegò  con  l'In- 
ghilterra e  l'Olanda,  per  dividere  la  suc- 
cessione tra  i  3  pretendenti.  Fu  perciò 
statuito  nehGr)8  all'Aia:  che  il  principe 
elettorale  di  Baviera  dovesse  posseder  la 
Spagna  e  le  Indie  occidentali;  il  delfino 
di  Francia  i  regni  di  Napoli  e  Sicilia,  e 
la  Guipuscoa;  l'arciduca  Carlo  il  ducato 
di  Milano.  Il  trattato  fece  la  più  viva  im- 
pressione a  Vienna  ed  a  Madrid;  lo  sde- 
gno di  Carlo  II  giunse  alla  frenesia,  e  ri- 
solse di  crearsi  un  successore,  e  tutti  fa- 
vorirono le  pretensioni  del  principe  ih  Ba- 
viera per  escludere  l'arciduca.  Il  re  con- 
sultò il  Papa  Innocenzo  XII,  il  suo  con- 
siglio,ed  i  più  celebri  giureconsulti  di  Spa- 
gna ed'Italia;tutte  le  risposte  furono  qua- 
li si  bramavano,  e  Carlo  II  nel  testamen- 
to dichiarò  suo  successore  il  principe  ba- 
varo.  Leopoldo  1  ne  restò  addolorato  pici 
del  trattalo  di  riparlo,  e  fece  al  re  fortis- 
sime ruppreseulaq/e  ;  ma  la  morie  del 


SP  A 
pi  incipe  bavarese  avvenuta  in  quel  tor- 
no i-; I «  resela  speranza.  Intanto  la  Fran- 
cia trovò  mi  cardinal  Luigi  Portocan e- 
ro  spagnuolo,  un  agente  non  mono  atti- 
vo, cheefficace  e  infaticabile,  il  quale  ven- 
ne a  capo  di  rimuovere  quanto  poteva  far 
ombra  al  partito  francese,  onde  fu  inesco 
alla  direzione  degli  affari.  In  pari  tempo 
Luigi  \IV  nel  1700  intavolò  coli' Inghil- 
terra un  altro  li  allato  di  di  visionerà  l'ar- 
ciduca e  d  delfino,  ma  l'imperatore  non 
v'accudì,  (d'intrighi  del  partito  francese 
insinuò  al  re  d'essere  alfatturato  da  ma- 
lefizio,e  com'era  supeistiziososi  fece  esor- 
cizzare. Caduto  in  tetra  malinconia,  fece 
aprir  le  tombe  di  sua  madre  e  della  pri- 
ma moglie, e  baciò i  resti  di  tali  cadaveri. 
Chiedendosi  a  Carlo  11  un  eredeal  trono, 
il  cardinal  Porlocarrero  lo  ridusse  alla 
massima  perplessità,  e  per  mantenere  l'u- 
nità della  monarchia  lo  persuase  di  nuo- 
vo a  ricorrere  a  InnoceuzoXII,  di  cui  la 
risposta  fu  conforme  a'  suoi  pareri  e  in 
favore  di  Francia,  in  vantaggio  della  qua- 
le Carlo  II  a'2  ottobre  fece  il  suo  testa- 
mento, e  veune  accettato  da  Luigi  XIV; 
con  che  il  re  di  Spagua  nominò  succes- 
sore il  di  lui  nipote  e  secondogenito  del 
delfino,  Filippo  duca  d'Angiò  nato  da  M.a 
Anna  di  Baviera.  In  mancanza  poi  d'altri 
principi  francesi  l'arciduca  Carlo,  a  patto 
che  la  corona  non  si  riunisse  all'impero, 
e  per  ultimo  il  duca  di  Savoia  in  difetto 
de'noin inali.  Appena  il  re  lo  sottoscrisse 
sembrò  star  meglio  dal  suo  male,  ma  il 
suo  affetto  per  casa  d'Austria  ripigliò  vi- 
gore, l'idea  di  veder  11  corone  traspor- 
tale su  quella  di  Francia,  di  tante  forman- 
dosi allora  la  monarchia,  lo  fece  sospira- 
re; si  adirò  contro  quelli  che  Io  aveauo 
consiglialo  in  contrario,  e  spedì  un  cor- 
riere all'imperatore  per  annunziargli  che 
avea  risoluto  dichiarar  suo  erede  l'arci- 
duca. iVonpotè  elfettuare  il  proponimen- 
to, e  spirò  il  1  .°novenibre  1  700,  di  3()  an- 
ni. Il  ramo  primogenito  di  casa  d'Austria 
finì  con  lui  ,  e  la  monarchia  spaglinola 
passò  in  quella  de'lìorboui.  Così  visse  e 


SPA  \\\ 

morì  Carlo  II,  piò  famoso  nella  posteri- 
tà pel  suo  testamento  che  accese  I  Euro* 

pa  per  la  Strepitosa  e  lunga  guerra  di  suc- 
cessione, che  pel  suo  regno  languido  e  in- 
felice. 

Filippo  V  pel  testamento  di  Carlo  II, 
che  richiamò  in  suo  favore  i  diritti  alla 
corona  di  Spagna  della  di  lui  ava  I\1."  Te- 
resa d'Austria, ascese  sul  suo  trono  di  1  7 
anni  ,  e  fu  il  capostipite  della  regnante 
stirpe  de'  Borboni.  Il  suo  Felice  carattere 
perfezionato  da  un  'eccellente  educa/ ione, 
e  il  suo  spirito  formato  dall'  istruzioni 
profonde  dell'avo  Luigi  XIV  fece  conce* 
piregrandi  speranze. Dichiaralo  rediSpa- 
gna  a  Fontainebleau  a'  16  novembre,  il 
9.4  fu  acclamato  a  Madrid,  ove  fece  il  so- 
lenneingressoa' ispide  701.  III.  suo 
alto  di  sovranità  fu  una  testimonianza  di 
riconoscenza  verso  il  cardinal  l'orlocar- 
rero,  a  cui  era  debitore  in  alcun  modo  del- 
la corona:  lo  fece  1  ."ministro,  e  creò  vi- 
ceré di  Catalogna  il  nipote;  indi  confer- 
mò nel  governo  generale  de' Paesi  Bassi 
l'elettore  di  Baviera.  L'affabilità  e  il  con- 
tegno riservato  di  Filippo  V  fecero  una 
felice  impressione  sopra  un  popolo  stan- 
co del  governo  deplorabile  del  suo  pre- 
decessore; e  tali  preziose  qualità  gli  cat- 
tivarono una  parte  di  (juegli  stessi  che  si  e- 
rano  vigorosamenleopposti  alla  sua  esal- 
tazione. Dopo  un  breve  soggiorno  a  Ma- 
drid fece  un  viaggio  nelle  provincie  spa- 
gnuole  e  andò  a  presiedere  agli  stati  diCa- 
talogna,  alla  quale  aumentò  i  privilegi 
e  n'ebbe  in  dono  4,5oo,ooo  lire.  Il  re  si 
conciliò  l'affetto  de'suoi  sudditi  per  alcu- 
ni atti  d'un'amministrazione  illuminata 
e  paterna,  e  per  alcuni  esempi  di  giusti- 
zia e  clemenza.  Diminuì  gli  uffizi  super- 
flui nel  civile  e  nel  militare,  moderò  le 
spese  di  sua  casa,  ed  abolì  molli  impieghi 
inutili.  Nell'articolo  Bosa  d'oro  descrissi 
il  ceremoniale  col  quale  il  cardinal  Ar- 
chinto  nel  1  70  1 ,  quale  legalo  di  Clemen- 
te XI,  la  presentò  in  Nizza  con  altri  do- 
ni sagri  a  M.'1  Luigia  Gabriela  di  Savo- 
ia, che  recavasi  in  (spagna  a  sposare  Fi- 


j42  spa 

lippo  V.  Il  suo  trono  sembrò  stabilito  su 
solide  basi,  e  da  principio  tulle  le  poten- 
ze d'Europa  lo  riconobbero,  tranne  l'im- 
peratore, per  sostenere  le  ragioni  del  fi- 
glio arciduca;  ed  è  perciò  che  ben  presto 
a' 7  settembre  l'impero,  l'Inghilterra  e 
l'Olanda  formarono  una  léga  formidabi- 
le ,  denominala  grande  alleanza  ,  nella 
quale  presero  poi  palle  la  Savoia, il  Por- 
togallo e  il  re  di  Prussia  per  detronizzar* 
lo,  ingelositi  di  Luigi  XIV.  Alla  Spagna 
si  unì  la  Francia,  ed  ambedue  pregaro- 
no istantemente  Papa  Clemente  XI  ad 
unirsi  alla  loro  lega,  promettendo  gran- 
dissimi vantaggi  alla  sua  famiglia  Alba- 
ni. ClementeXIjChe  da  cardinale  era  sta- 
to richiesto  del  suo  consiglio  da  Innocen- 
zo XII  pel  consulto  di  Carlo  li,  insieme 
a 'cardinali  Spada,  Panciatici  e  Spinola, 
amando  solo  la  pace  d  Europa, come  pa- 
dre comunede'fcdeli,  per  ninna  delle  due 
parti  si  dichiarò,  ed  iuvece  con  energico 
zelo  si  applicò  co 'suoi  nunzi  per  impedir 
la  guerra,  scrivendo  energiche  lettere  a 
quasi  tutti  i  principi.  Leopoldo  I  e  Filip- 
po \  fecero  a  gara  in  offrire  il  tributoper 
le  due  Sicilie,  acciò  glie  ne  dasse  l'inve- 
stitura; ma  Clemente  XI,seuza  dichiarar- 
si per  ni  uno, ri  fiutò  il  censo  e  si  ricusò  d  in- 
feudarli, volendo  rimanere  neutrale.  Ad 
onta  d'un  contegno  tanto  lodevole  e  pru- 
dente, fu  esposto  in  uno  al  suo  dominio 
temporale  a  gravi  dispiaceri,  per  gelosia 
de'  belligeranti,  gl'imperiali  occupando 
Comacchio,epartedelle  provincie  di  Fer- 
rara eBologna.  I  molti  avvenimenti  e  con- 
seguenze di  questa  memorabile  guerra,  a- 
vendoli  descritti  negli  articoli  di  tutti  que- 
gli stati  che  ne  presero  parte,  ora  accen- 
nerò le  principali  vicende  che  più  parti- 
colarmente spettano  alla  Spagna.  Tra  gli 
storici  che  la  descrissero,  anche  qui  ricor- 
derò il  marchese  Francesco  M.''  Ottieri 
cavallerizzo  di  Benedetto  XIII:  Istoria 
delle  guerre  avvenute  in  Europa  e  par- 
ticolarmente in  Italia  per  la  successione 
alla  monarchia  di  Spagna,  dall'  anno 
1 696  all'anno  1725,  l\oma  1 7  2  8. 1 1  prin- 


SPA 

cipio  di  tale  guerra  fu  un  misto  di  pro- 
speri e  di  sinistri  successi.  Nel  1  702  Filip- 
po V  fece,  contro  il  parere  dell'avo  Lui- 
gi XIV  e  del  cardinal  Portocarrero,  un 
viaggio  in  Italia,  dove  la  sua  generosità, 
gli  guadagnò  tutti  i  cuori,  soprattuttodei 
napoletani  che  gli  dona  101107  00,000  L'u* 
cati.  Entrato  in  Napoli  a'  1  G  aprile, subito 
spedi  a  Roma  il  marchese  di  Louville  per 
umiliare  il  suo  ossequio  a  Clemente  XI, 
il  quale  corrispose  con  lettera  autografa 
de'2  maggio,  e  con  l'invio  del  cardinal 
Barberini  legato,  in  uno  a  preziosi  divo- 
zionali.  Questa  dimostrazione  di  recipro- 
ca urbanità  offese  l'imperatore, che  richin 
mò  da  Roma  l'ambasciatore  conte  Lam- 
berg,  indi  egli  col  figlio  Giuseppe  I  re  dei 
romani  a'  1 2  settembre  formalmente  ce- 
derono  i  diritti  sulla  contrastata  monar- 
chia, in  favoredell'arciduca  Carlo.  L'im- 
peratore avea  mandato  in  Italia  il  cele- 
bre principe  Eugenio  di  Savoia  duca  di 
Soissons  (f.),  suo  generalissimo,  il  qua- 
leavea  battute  a  Carpi  e  a  Chiari  le  trup- 
pe francesi,  spagnuole  eitaliane.  Filippo 
Vnel  riturno  in  Ispagna,  passando  a  Ge- 
nova, traversò  il  Milanese  e  andò  all'e- 
sercito francese,  trovandosi  presente  alla 
battaglia  di  Luzara  ,  vinta  dal  duca  di 
Vendónie,dopo  a  ver  egli  animatole  trup- 
pe. Sperava  il  re  di  cacciare  gl'imperiali 
dall'  balia, ma  gli  alleati  minaccia  vano  già 
la  Spagna,  ed  egli  si  affrettò  di  ritornare 
a  Madrid.  Gl'inglesi  e  gli  olandesi  a  veano 
assalita  l'Andalusia,  mentre  il  duca  d'Or- 
mone! portava  le  sue  armi  nella  Galizia. 
La  sua  flotta  d'8o  navi  prese  nel  porlo 
di  Vigo2  3  vascelli  francesi  espagnuoliche 
accompagnavano  i  galeoni  provenienti 
dal  Messico:  gl'inglesi  s'impadronirono  di 
oltre  12  milioni,  e  la  marineria  spagnuo- 
1  a  fu  sino  da  quel  momento  distrutta.  Fi- 
lippo V  tolse  il  suo  favore  al  cardinal  Por- 
tocarrero, e  a  d.  Manuele  Arias,  passan- 
do l'autorità  loro  al  cardinal  d'Estrees,  e 
più  particolarmentealla  principessa  Tre- 
molile Orsini  maggiordoma  della  regina 
(della  quale  riparlai  nel  voi.  LI  X,  p.  1 92), 


SPA  SPA  i43 
die  di  questa  edell'animo  del  recinsi  ini-  a  Carlo  III, senza  approvare  a  chi  de'due 
padrooita.  Si  combatteva  già  da  3  anni  spettasse  la  dignità.  Filippo  V  se  ne  nf- 
in  Europa  per  questa  guerra  di  succes-  fese,e  non  attendendo  le  ponlificiegiusli- 
sione, allorché :I'arciducaCarlo  partì  d'In-  fìcazioni,  richiamò  da  Roma  il  ministro 
ghilterra  nel  1  704  per  ondar  a  sostenere  duca  d'Uerda,  vietò  a'suddili  ogni  com- 
nella  penisola  i  suoi  diritti  alla  corona,  e  mercio  colla  s.  Sede  e  a'regolari  co'loro 
sbarcòinPoi  logallo.FilippoYcon2o,ooo  generali,  impedì  le  commissioni  aposto* 
francesi  si  avanzò  verso  quel  regno,  e  ri-  lidie,  sequestrò  i  frutti  dellechiese  vacan- 
portò  alcuni  vantaggi.  La  flotta  inglese  ti  e  appartenenti  alias.  Sede,  e  prescris- 
uscita  dal  porto  di  Lisbona,  si  presentò  se  a'vescovi  una  nuova  forma  di  discipli- 
nvauti  Barcellona  e  Cadice,  dove  l'arci-  na  per  supplire  da  loro  alla  spedizionedd- 
duca  avea  intelligenze,  ma  le  due  piazze  le  bolle  apostoliche.  Il  Papa  tentò  d'illu- 
furono  difese.  La  fortuna  condusse  gli  al-  minare  il  re,  e  non  riuscendogli,  annullò 
leati  dinanzi  la  fatnosaGibillcrra, la  quale  tulli  i  suoi  decreti  colla  bolla  Alias,  pres- 
mal  prof  velluta,  dagl'inglesi  fu  per  seni-  so  il  Bull.  Rom.l.io,  par.  1,  p.  270.  Con 
pie  lolla  alla  Spagna.  Avendo  il  re  divi-  diversi  brevi  e  bolle  e  in  vari  tempi  Cle- 
so  l'esercito s'indeboh,e  nel  1  705  perde  le  mente  XI  si  querelò  e  prese  provviden- 
sue  conquiste  di  Portogallo,  e  altri  Bini-  ze  con  diversi  vescovi,  contro  le  lesioni 
stri  eventi  avendo  aumentali  i  malcon-  dell'immunitàecclesiastica, inculcando  la 
tenti,  si  scuoprì  una  congiura  onde  il  re  dovuta  reintegrazione  ai  ministri  regi, 
si  circondò  di  guardie.  Le  redini  dello  sta-  Volendo  Filippo  V  mandar  detenuti  in 
to  si  fecero  vacillanti  nelle  mani  di  di  ver-  Francia  quegli  spaglinoli  che  parteggia- 
si ministri,  diesi  succedevano  secondo  i  vano  pel  pretendente,  fra  i  quali  Guzman 
capricci  della  principessa  Orsini,  di  cui  patriarca  dell'Indie,  Sala  vescovodi  Bar- 
il  favore  e  il  credito  era  divenutoimmen-  cellona  poi  cardinale,  e  Sa ndo vai  vescovo 
so.  L'arciduca  con  flotta  inglese  e  arma-  di  Segovia, olire  altri  costituiti  in  dignità 
ta  si  presentò  sulle  coste  di  Valenza,  che  ecclesiastica  ;  il  Papa  si  offri  di  prender- 
si dichiarò  in  suo  favore.  Arrivato  in  Ca-  li  in  custodia  nella  sua  città  d'Avignone 
talogna,  prese  con  tradimento  le  fortezze  e  processarli,  senza  violar  le  leggi  della 
di  Lerida  e  Tolosa;  Barcellona  fu  forzata  Chiesa,  e  fu  esaudito.  Mostrandosi  il  re 
a  capitolare  e  vi  venne  proclamatore  di  soddisfallo,  gli  die  parte  della  nascita  di 
Spagna,col  nomediCarlolII:  egli  vi  accol-  d.  Luigi  primogenito,  e  il  Papa  gl'invio 
segli  ambasciatori  delle  potenze  alleate, e  le  Fascie  benedelle.  Animato  Filippo  V 
in  breve  tutla  la  Catalogna,  i  regni  d'Ara-  dalla  speranza  di  terminar  la  guerra  con 
gona  e  Valenza  ne  seguirono  le  parti.  Nel  impossessarsi  del  competitore,  incalzò 
voi. IX, p.92, raccontai  che  i  superiori  del-  l'assedio  di  Barcellona  con  ardore,  quan- 
ta chiesa  iiazionaledis.CarlodiBomadel-  do  le  flotte  inglesi  e  olandesi  l'obbliga- 
la nazione  lombarda,  riconoscendo  Car-  rononel  meglio  a  ritirarsi  con  gravi  per- 
ii) III,  volevano  espone  il  suo  ri  Ira  Ito  nel-  dite.  Il  maresciallo  di  Tessè  avendolo  con- 
ia festa,  mentre  l'ambasciatore  di  Filip-  siglialo  d'  andare  a  conferire  con  Luigi 
pò  V  voleva  fare  il  simile  con  quello  del  XI  V,  con  fermezza  rispose  che  non  rive- 
suo  re;  e  che  Clemente  XI  prese  il  ripie-  tlrebbe  mai  Parigi,  e  che  voleva  regna- 
godi  andarvi  ad  assistere  alla  cappella  per  re  e  morire  nella  Spagna.  Indi  nel  1706 
impedirlo,  e  da  allora  in  poi  i  Papi  con-  gl'inglesi  e  portoghesi  lo  costrinsero  ab- 
tinuarono  a  celebrarla.  E  qui  aggiunge-  bandonar  Madrid  e  passare  a  Burgos:  i 
io,  che  sebbene  Clemente  XI  dasse  a  Fi-  castigliani  ne'disastrigli  mostrarono  gran 
lippoV  il  titolo  di  re  di  Spagna,  colle  cau-  divozione;ed  invece  più  lardi  tolse  al  l'A- 
ide usale  già  da'predecessori,  lo  die  pure  ragona  i  privilegi  e  l'assoggettò  alla  Ca- 


•  'li 


S  P  A 


stiglia,  per  aver  parteggiato  pel  preten- 
dente.  Il  duca  di  Berwich  profittaodoche 
i  nemici  eransi  ammolliti  da'piaoeri  del- 

la  capitale,  ne  intercettò  i  convogli,  ed  es- 
si I  evacuarono,  rientrandovi  Filippo  V 
Ira  le  acclamazioni:  due  volle  l'arcidu- 
ca era  penetrato  in  Madrid,  e  due  volte 
ne  fu  cacciato.  A.'a5  aprile  i  707  Berwicli 
colla  vittoria  d'Almanza  ravvivò  la  (or- 
luna  del  re.  Quindi  ilduea  d'Orleans  ri- 
dusse sotto  la  dominazione  di  Filippo  V 
i  regni  di  Valenza  e  Aragona,  ed  in  Ca- 
talogna prese  Lerida.  Durante  la  campa- 
gna del  1  708  perde  la  Sardegna  e  Porto 
Maone;  invece  sottomise  Tortosa,  Denia 
e  Alicante.  Oppresso  Luigi  XlVdalleper- 
dite,  si  trovò  nella  dura  necessità  di  do- 
mandar la  pace  a'  nemici,  ma  esigendo 
fjuesti  il  suo  aiuto  per  cacciar  il  nipote 
dal  trono,  rispose  il  gran  re  :  Poiché  si 
vuolechecontinni  la  guerra,  voglio  piut- 
tosto farla  a'nemici,  che  a*  miei  figli.  lVia- 
nimato dalla  regina,  Filippo  V  si  mostrò 
deano  di  regnare.  II  duca  di  Vendóme 
con3o,ooofì  accesi  incoraggi  gli  spagnuo- 
li,  ed  il  rea'  lodiceinbrei  7  10  riportò  una 
grande  vittoria,  seguita  da  altri  felici  suc- 
cessi. Tali  prosperi  eventi  e  soprattutto  la 
morte  dell'imperatore  Giuseppe  I  avve- 
nuta a'  1  7  aprile  1  7  1  i,  e  l'elevazione  del 
suo  fratello  arciduca  Carlo  (al  quale  Cle- 
mente XI  mandò  nunzio inlspagna  Gior- 
gio Spinola  poi  cardinale,  che  gli  battez- 
zò il  primogenito,  il  quale  mori  poco  do- 
po) all'impero  col  nome  di  Carlo  VI, die- 
deroaditoa  negoziare  e  alla  fine  conclu- 
dere la  pace  d'Utrecht  agli  1 1  aprile  17  1  3, 
tra  Filippo  Ve  parte  degli  alleati,  poi  col- 
l'imperatore,  indi  col  Portogallo.  Me- 
diante tale  trattato  la  corona  di  Spagna 
Rassicurata  a  Filippo  V  calla  sua  poste- 
rità mascolina,  ma  fu  obbligato  a  cede- 
re parte  della  monarchia,  come  i  Paesi 
Bassi,il  ducato  di  Milano  e  il  regno  di  Sar- 
degna a  Carlo  VI;  le  due  Sicilie  al  duca 
di  Savoia  con  diritto  eventuale  alla  co- 
rona di  Spagna.  Filippo  V  rinunziò  i  suoi 
diritti  eventuali  alla  corona  di  Francia 


SPA 

che  godeva  in  forza  delle  legge  Salica,  il 
duca  di  liei  ry  suo  fratello  egualmente 
rinunziò  a  quelli  alla  corona  di  Spagna, 
ed  il  duca  d'Orleans  fece  il  simile.  Così 
perla  sicurezza  dell'equilibrio  politico  di 
Europa,primaCarlo  II, poi  dal  mentono* 
docongrettod'Utrecht  ossia  l'Europa, fu 
adottala  la  legge  Salica  ('Iella  quale  leci 
parola  a  SPOSALIZIO  e  altrove),  che  accet- 
tata da  Filippo  V,  cambiò  in  favore  dei 
maschi  l'ordine  della  successione  monar- 
chica in  Ispagna;  mentre  per  {'addietro  le 
figlie  entravano  eredi  della  monarchia 
spaglinola,  ad  esclusione  de' prìncipi  che 
avevano  un  grado  più  remoto  di  paren- 
tela, e  si  statuì  solennemente  che  i  ma- 
schi avrebbero  pei  l'avvenire  la  prelazio- 
ne: a  tutto  accedettero  le  cortes  di  Spa- 
gna, con  che  intesero  stabilire  una  legge 
costi  tuente,  organica,  in  va  riabile,per  tut- 
ta la  durata  della  nuova  dinastia.  Duran- 
te il  corso  dell'accennata  guerra,  i  mori  a 
sollecitazione  e  coll'aiulo  degl'inglesi  as- 
sediarono e  ripresero  Orano  nel  1708  e 
il  porto  di  Malzaquir.  Nel  1  7  1 4  Filippo 
V  perde  la  moglie,  e  inconsolabile  si  ri- 
tirò nel  palazzo  del  duca  di  Medina  Celi, 
abbandonando  le  cure  del  governoal  car- 
dinal del  Giudice. La  piincipessaTremoil- 
le  Orsini,  che  dalla  regina  era  stata  con- 
dotta inlspagna, aveva  ottenuto  in  sovra- 
nità la  contea  di  Lussemburgo,  e  divenu- 
ta governatrice del  principedelle  Asturie 
d.  Luigi,  e  degl'infanti  che  poi  morirono 
tranne  Ferdinando  VI.  II  suo  credilo  non 
cessò  col  morir  della  regina  sua  prolet- 
trice, e  il  re  continuò  a  onorarla  di  sua 
più  intima  confidenza.  Senz'essere  am- 
messa a  consigli  presiedeva  a  tulte  le  de- 
liberazioni che  si  tenevano;  gli  ambascia- 
tori trattavano  con  lei,  i  ministri  le  ren- 
devano conto  de'  loro  disegni,  i  generali 
d'armata  la  consultavano,  e  convien  con- 
fessare ch'ella  avea  lumi  e  forza  di  spi- 
rito poco  ordinari  al  suo  sesso.  Il  re,  di 
cui  avea  confortato  lo  spirito  ne' tempi 
più  procellosi,  sopra  di  lei  riposava  sulla 
scelta  d'una  nuova  sposa.  Col  consiglio 


SP  A 
del  famoso  piacentino  Alberoni  (<li  cui  ri- 
parlaiae'vol.  LI,p.  2  3  i,  LII,p.a57),sa- 
cerdoteche  B»ea«egoito  in  I spagna  il  lin- 
ci di  Vendòme,  eli;»  persuase  Filippo  V 
di  sposare Elisabetta  Farnese  (le'clnchi  di 
l'arma  e  Piacenza.  Clemente  XI  destinò 
a  congratularsi  con  essa  il  cardinal  Goz- 
7;hÌìiiì  legalo,  col  dono  della  Uosa  d'oro 
benedetta. Elisabetta  non  era  quale  l'Ai  - 
beioni  l'avea  dipinta  alla  principessaTrc- 
inoille  Orsini,  die  contava  sopra  un  ani- 
mo debole  e  senza  talenti,  che  avrebbe 
potuto  reggere  a  piacere.  La  regina  senza 
ancora  aver  veduto  il  re,  trovò  a  Zadra- 
rjue  la  principessa,  e  subito  h  fece  con- 
durre fuori  tli  Spagna;  il  re  approvò  il 
latto  compiuto,  e  fece  consegnar  al  suo 
scudiere  quanto  le  apparteneva.  La  prin- 
cipessa da  Avignone  si  ritirò  in  Roma, ove 
mori  nel  1722  beneficando  la  famiglia 
Lante  della  Rovere,  ove  era  entrata  la  so- 
rella. Celebrato  inMadrid  il  matrimonio, 
l'Alberoni  successe  nel  favore  e  nel  cre- 
dito della  principessa  decaduta.  Le  pro- 
ve da  lui  date  della  propria  capacità  pe- 
gli  aliali,  lo  fece  innalzare  nel  1  7  1  5  al  po- 
sto di  1. "ministro,  dopo  aver  fatto  con- 
gedare il  cardinal  del  Giudice  che  gli  da- 
va ombra. Egli  cominciò  a  riformare  pa- 
recchi abusi,  specialmente  nelle  finanze, 
e  nel  militare  che  pose  sul  piede  di  quel- 
lo di  Francia.  Agognando  il  cardinalato, 
blandì  Clemente  XI  con  accomodare  le 
ricordale  differenze,  il  ritorno  del  nunzio 
che  fu  Aldovrandi,  e  la  restituzione  delle 
carte  delia  nunziatura;  quindi  neh  7  17 
per  le  premure  del  re  e  della  regina  il 
Papa  locreò  cardinale,  malgrado  l'oppo- 
sizione fatta  in  concistoro  dal  cardinal  del 
Giudice.  Il  cardinal  Alberoni  allora  par- 
tecipò al  re  l'ardito  e  vasto  disegno  da 
lui  concepito,  di  riporlo  in  possesso  degli 
a  litichi  domi  nii  d'Italia. L'anno  stesso  con 
una  flotta  destinata  in  apparenza  al  soc- 
corso de' veneti  contro  i  turchi,  che  asse- 
diavano Corfìi  e  per  cui  il  Papa  avea  fat- 
to vive  istanze  al  re  e  all'imperatore  per- 
chè vi  contribuissero,  ed  allineile  Carlo 

VOL.  LXVIII. 


S  P  A  ti" 

VI  fosse  sicuro  che  Filippo  V  non  l'as- 
salisse, ne  avea  da  questi  ottenuto  espli- 
cita promessa.  Perciò  l'imperatore  si  col- 
lega con  Venezia,  e  Clemente  XI  gli  con- 
cesse le  decime  ecclesiastiche  per  3  anni 
ne'suoi  stati.  Ma  la  flotta  col  pretesto  del- 
la prigionia  in  Milano  del  prelato  Molines 
supremo  inquisitore,creduto  perturbato- 
re da'ministri  imperiali, e  che  morì  nella 
cittadella,a'22  lugliosifermòcol  marche- 
se di  Leycla  alle  spiaggie  di  Sardegna  e 
s'impadronì  dell'isola.  Penetrato  il  Papa 
d'afflizione,  scrisse  con  risentimento  al  re 
perla  mancata  positiva  promessa;  e  l'im- 
peratore credendosi  illuso  da  Clemente 
XI  si  mostrò  contro  di  lui  sdegnato,  vietò 
al  nunzio  di  Vienna  l'accessoalla  corte  e  la 
trattazione  degli  all'ari, mentre  il  suo  vice- 
rèdi Napoli  licenziò  il  nunzio  Vicentini,  e 
sequestrò  le  rendite  de'cardinali  e  prelati 
forestieri.  Allora  il  Papa  sospese  a  Filippo 
V  le  decime  ecclesiastiche  che  più  volte  a- 
veagliconcesso,e gli  emolumenti  della  bol- 
la della  crociata, con  amplissime  indulgen- 
ze per  guerreggiar  i  turchi,  mentre  le  con- 
verti va  a  danno  del  l'imperatore  e  del  duca 
di  Sa voiarediSicilia.ini perocché  quel  re- 
gno era  un  altro  oggetto  di  desiderio  del 
ministro,  che  effettuò  nel  giugno  I7t8e 
con  altra  flotta  lo  fece  invadere  dallo  stes- 
so marchese  diLeyda,con  nuova  infrazio- 
ne dell'ultimo  trattato  di  pacificazione. 
Gl'inglesi  nel  seguente  agosto  rovinarono 
tale  flotta,  ma  non  poterono  costringere 
gli  spagnuoli  a  sgombrar  la  Sicilia.  Il  car- 
dinal Alberoni  sempre  fermo  ne'grandi 
suoi  concepimeuli,posein  mare  due  nuo- 
ve flotte,  una  per  ristabilire  Stuard  pre- 
tendente d'I  aghi  I  ter  ra,l'al  tra  per  proteg- 
gere nella  Bassa  Bretagna  una  congiura 
che  vi  avea  eccitato  contro  il  duca  d'Or- 
leans reggente  di  Francia  nella  minori- 
tà di  Luigi  XV:  la  r.3  fu  dispersa  dalle 
tempeste  e  poco  potè  far  nella  Scozia;  la 
2.a  fu  prevenuta  col  castigo  de'bretoui  se- 
diziosi. Intanto  avendo  il  re  nominato  il 
cardinale  all'  arcivescovato  di  Siviglia  , 
mentre  era  vescovo  di  Malaga,  il  Papa  in- 
10 


i46  SPA 

dispetlito  da'suoi  intrighi  e  dalle  lamen- 
tanze  citile  corti  europee,  negò  il  trasferi- 
mento (cioè  da  5o,oooa  i  oo,ooo  ducati 
di  rendila)  e  le  bolle.  Offeso  Filippo  V  di 
questa  ripulsa,  a  mezzo  del  cardinal  Ac- 
(piaviva  suo  ministro  in  Roma,  da  que- 
sta richiamò  gli  spagnuoli,  vietò  a'sud- 
diti  qualunque  ricorso  alias.  Sede  e  com- 
mercio col  nunzio  Aldovrnndi.  Le  intra- 
prese dell'ambizioso  cardinale  e  la  sua 
malafede  determinaronola  Francia, l'In- 
giulietta,  l'imperatore  e  poi  l'Olanda  a 
formar  contro  la  Spagna  una  quadrupli- 
ce alleanza.  Per  conseguenza  nel  i  7  19  ai 
?.  gennaio  gli  dichiarò  guerra  la  Francia, 
ed  avanzatisi  i  francesi  ne' Pirenei  pre- 
sero Fontarabia,  s.  Sebastiano  e  Urgel, 
bruciandoli)  navi  da  guerra  :  gì'  inglesi 
s'impadronirono  del  porto  di  Vigo,  da 
cui  portarono  via  6  vascelli;egli  sprgnuo- 
li  furono  battuti  in  Sicilia  dal  generale 
Merci.  Tutti  questi  discapiti  ricaddero  sul 
cardinale,  e  indussero  il  re  incalzalo  dalle 
forze  degli  alleati  alla  pace,  ad  arrendersi 
alle  istanze  del  reggente  di  Francia  che 
per  condizione  ne  domanda  va  l'esilio,  an- 
co per  aver  scoperto  la  cospirazione  da  lui 
formata  per  togliergli  la  reggenza  e  darla 
allo  stesso  Filippo  V.  A'5  dicembre  1  7  19 
il  cardinal  Alberoni  cadde  in  disgrazia, 
fu  sagrificato  alla  salute  dello  stato,  e  il 
re  con  sua  lettera  gl'ingiunse  d'uscir  di 
Spagna  entro  il  mese,  e  ritornò  in  Italia. 
Gli  viene  imputato  di  volersi  unire  a'tur- 
chi  e  agli  eretici  per  combattere  la  qua- 
druplice alleanza.  Non  si  può  negare, che 
durante  il  breve  tempo  del  suo  ministe- 
ro procelloso,  avea  trovato  il  modo  di  ria 
minar  l'industria  e  l'attività  degli  spa- 
glinoli, il  commercio  e  le  arti:  laSpagna  a- 
vi  ebbe  cambiato  aspetto  seavesse  gover- 
nato più  lungamente.  Vedasi  \' Hiatoirt 
du  cardinal  Alberoni, et  de  sonMinistcre, 
Haye  1  740,  Amsterdam  1  820. L'impera- 
tore conosciuta  l'innocenza  di  Clemente 
XI  si  pacificò, ed  egualmente  Filippo  V, 
rivocandoil  Papa  la  suddetta  sospensio- 
ne de'  sussidii  ecclesiastici    Nel  febbraio 


SPA 
Filippo  V  aderì  alì'Aja  alla  quadruplice 
alleanza  ,  fece  sgombrare  la  Sicilia  e  la 
Sardegna,  la  1  .n  la  prese  l' imperatore, la 
2.ailduca  diSavoia  in  iscambio.  Le  trup- 
pe richiamate  furono  impiegate  alla  di* 
fesa  dell'importante  Ceuta  in  Africa,  as- 
sediata da  no  anni  da'mori,  ed  il  inai  che- 
se  di  Leyda  liberò  finalmente  la  piazza 
dopo  aver  vinto  gl'infedeli  in  diverse  bat- 
taglie, acquistando  molto  bottino,  e  il  re 
mandò  alcune  bandiere  al  Papa  con  sua 
riverente  lettera.  Il  re  nel  rinunziare  al- 
le pretensioni  sulle  due  isole,  ebbe  la  pro- 
messa per  l'infante  d.  Carlo  primogenito 
della  regina  Elisabetta,  la  ri vei  sibilila  dei 
ducati  di  Parma  e  Piacenza,  e  il  grandu- 
cato di  Toscana,  col  patto  espresso  di  non 
potersi  mai  riunire  alla  monarchia  spa- 
glinola. Quanto  a'ducati,  comechè  feudi 
della  s.  Sede,  Clemente  XI  fece  solenni 
protesterei- non  essersi  domandato  il  con- 
senso della  s.  Sede,  ed  altre  ne  fece  il  suc- 
cessore Innocenzo  XIII  al  congresso  di 
Cambrey,  presso  Lunig  t.  4-  Nel  1721  in 
Madrid  a'i3  giugno  fu  segnala  la  pace 
coll'Inghilterra;  e  per  rassodare  l'unione 
della  Spagna  colla  Francia,  il  re  giusta  i 
desidero  del  reggente  fece  condurre  a  Pa- 
rigi l'infanta  M.a  Anna  Vittoria  sua  figlia, 
per  essere  educata  presso  Luigi  XV,  acni 
era  stala  promessa.  Nell'annostesso  ma- 
damigella Elisabetta  di  Montpensier  fi- 
glia del  reggentesposò  il  principe  dell'A- 
sturie, e  madamigella  di  beaujolais  fu  fi- 
danzata a  d.  Carlo.  Nel  1722  Innocenzo 
XIII  colla  bolla  Inscrutabili,  de' 19  ago- 
sto, Bnll.  Botn.  t.  ì  1,  p.  2  52,  ad  istanza 
di  Filippo  V  ,  eresse  l'università  nella  cit- 
tàdi  Caraccas nell'America,  co'niedesimi 
privilegi  di  quella  di  s.  Domingo.  Indi  ve- 
nuto in  cognizione  che  nella  Spagna  la 
disciplina  della  chiesa  avea  patito  rilas- 
samento negli  ecclesiastici  sì  regolari  che 
secolari,  procurò  di  correggerla  con  di- 
versi utili  decreti  contenuti  nella  bolla 
A postulici  ntinisterii,(\e  1  3  maggio  1723, 
Dull.Rom.  1. 1  1  ,p.  258,  la  quale  nel  1724 
fu  confermala  dal  successore  benedetto 


SP  A 

XIII  colla  bolla  In  supremo,  loco  citato, 
p.  3  7o,  e  nel  172G  colla  bolla  Pastora- 
li, citato  /?«//.  1. 1  2,  p.  82.  Nel  1  7^3  Fi- 
lippo V  pubblicò  una  nuova  raccolta  eli 
leggi,  quindi  disingannato  delle  grandez- 
ze d'un  regnoagitato,  permalaltie,scru- 
poli  e  malinconie  cui  era  inclinalo,  bra- 
mando la  vita  pacifica, si  determinò  nel 
1  72 4  ad  abdicare  la  corona,  investendo- 
ne a' 10  gennaio  d.  Luigi  principe  dell'A- 
sturie, che  fu  acclamato  re  a'  1  7  gennaio  e 
mori  il  1  Bagostosenza  prole,col  compian- 
to generale  della  Spagna,  da  lui  ben  me- 
ritato con  tutte  le  qualità  ebe  formano  i 
gran  re.  Prima  di  morire  fece  un  atto  di 
retrocessione  della  corona  a  suo  padre, 
il  quale  cedendo  alle  vive  sollecitazioni 
de'sudditi,  vi  acconsenti  con  decreto  dei 
6  settembre,  ritornando  alla  reggia  dal 
magnifico  palazzo  di  s.  Idelfouso  oGran- 
ja  ov'erasi  ritirato,  e  da  lui  fatto  costrui- 
re ad  imitazione  di  Versailles.  Dalle  cor- 
tes fece  riconoscere  il  secondogenito  d. 
Ferdinando  per  principe  dell'Asturie.  Il 
rinvio  da  Francia  dell'infanta  M."  Anna 
Vittoria  (poi  regina  di  Portogallo),  sotto 
pretesto  della  troppa  giovinezza,  causò 
nel  172511113  rottura  con  quella  corte. Fi- 
lippo V  con  rappresaglia  lece  egual  trat- 
tamento alla  principessa  diDeaujolais,or- 
dmòall'ambasciator  francese  d'uscir  dal- 
la Spagna;  e  per  l'olandese  Riperda  fi- 
nalmente concluse  coll'imperatore  Carlo 
VI  un  trattato  di  pace,  pubblicatoli  22 
settembre  a  Madrid.  Filippo  V  rinunziò 
alle  due  Sicilie,  a'Paesi  Bassi  e  al  Mila- 
nese, e  Carlo  VI  alla  Spagna  e  all'Indie. 
Si  confermò  la  leggedi  Filippo V  ebe  e- 
scludeva  dalla  successione  le  femmine, 
finché  vi  fossero  maschi  usciti  da  lui;  e  la 
disposizione  di  Carlo  VI,  colla  quale  cbia- 
niava  alla  successione  indivisibile  de'suoi 
stati  la  primogenita  Maria  Teresa.  Que- 
sto trattalo  produsse  vive  inquietudini 
all'altre  potenze,  e  tale  ascendente  della 
corte  di  Vienna  su  quella  di  Madrid,  ebe 
la  persuase  nel  1  727  all'assedio  di  Gibil- 
terra, levato  cou  vergogna  dopo  4  tuesi 


SPA  i47 

d'inutile  attacco.  Il  cardinale  Fleury  1 .° 
ni  in  isl  rodi  Francia  .temendo  mio  va  guer- 
ra in  Europa,  pervenne  nel  17*7  b  tu 
acconsentire  la  Spagna, l'Impero  e  laRus- 
sia, colla  Francia,  l'Inghilterra,  l'Olanda 
e  la  Prussia,  a'prelitninari  di  pace  da  trai 
tarsi  a  Soissons,  ove  presto  si  sciolse.  Nel 
1729^-1  Spagna,  la  Francia  e  l'Inghilter- 
ra fecero  in  Siviglia  a'2g  novembre  1  730 
un  trattato,  al  quale  accedette  poi  l'O- 
landa, per  garantire  alla  Spagna  i  ducali 
di  Toscana, Parma  e  Piacenza.  Nel  1731 
essendo  de'due  ultimi  morto  senza  figli 
il  superstite  Farnese  duca  Antonio,  il  re 
prese  delle  misure  per  porne  in  possesso 
(I.  Carlo;  ma  Papa  Clemente  XII  prote- 
stò, e  diebiarò  Parma  e  Piacenza  devolu- 
ta alla  Cbiesa,  e  tuttora  i  successori  an- 
nualmente ne  rinnovano  l'atto.  D'allora 
in  poi  i  Papi  e  i  loro  ministri,  scrivendo 
a'duchi  di  Parma  e  Piacenza  non  diede- 
ro loro  questi  titoli,  ma  semplicemen- 
te quello  d'Infante  di  Spagna.  11  i.° lu- 
glio 1  732  gli  spagnuol'i  ripresero  contro 
i  mori  Orano,  e  s'impadronirono  del  ca- 
stello di  Malzaquir  colla  flotta  capitana- 
ta dal  conte  Muntemart. Clemente  XII  a- 
vea  accordalo  al  re  i  soliti  sussidii  eccle- 
siastici, e  poi  assistè  nella  cbiesa  naziona- 
le di  s.  Giacomo  in  Roma  al  solenne  Te 
Deniii, seguendo  per  3 giorni  fuocbi  d'al- 
legrezza. Poco  dopogli  algerini  tentaro- 
no ricuperarla  con  4o, 000  uomini, ma  ai 
20  novembre  il  soccorso  di  25  navi  co- 
mandate dal  marchese  di  Santa  Croce  li 
sbaragliò  e  vinse.  Orano, uno  de'presidii 
spagnuoli  pegli  esiliati, dovendosi  mante- 
nervi 4ooo  uomini  di  guarnigione ,  nel 
1792  fu  abbandonalo.  La  morte  di  Fe- 
derico II  di  Sassonia  re  di  Polonia  invol- 
se nel  1  733  l'Europa  in  nuova  guerra  per 
le  pretensioni  a  quel  trono.  Filippo  V  la 
dichiarò  all'impera  tore,  uni  tosi  a'  fra  nce- 
si  e  savoiardi  per  sostenere  il  re  Stanislao 
suocero  di  Luigi  XV;  fece  passare  un  e- 
sercito  in  Italia  col  conte  di  Montemart, 
e  di  cui  nel  1734  divenne  generalissimo 
l'infante  d.Carlo,  il  quale  occupò  il  regno 


i48  SPA 

di  Napoli  e  ivi  ne  fu  acclamato  re,  con- 
quistando pine  la  Sicilia  nel  modo  nar- 
rato a  quegli  articoli,  e  d'ambedue  i  re- 
gui  n'ebbe  poscia  1'  investitura  da  Cle- 
mente XII.  La  notte  di  Natale»  y34  fu 
infausta  pel  palazzo  di  Madrid.ove  un  in- 
cendio arsele  mobilie  più  preziose,  i  qua- 
dri più  rari,  la  più  gran  parte  degli  ar- 
cuivi della  corona  e  lutti  quelli  che  ri- 
guardavano l'Indie  occidentali. Clemente 
XII  ad  istanza  di  Filippo  V  accordò  al 
figlio  iufante  d.  Luigi  di  Borbone  d'8  an- 
ni l'amministiazioue  temporale  dell'ar- 
civescovato di  Toledo  pel  godimento  del- 
le pingui  rendite,  dovendo  esercitarsi  la 
giurisdizione  spi  rituale  da  Bernardo  Frol- 
lano di  Saavedra  arcivescovo  di  Larissa: 
lo  creò  pure  cardinale  e  gli  mandò  iu  I- 
spagna  tutte  le  insegue  della  dignità,  ma 
ueli754  tutto  rinunziò,  prese  moglie  e 
fu  padre  dell'altro  cardinal  Luigi  di  Bor- 
bone. A  Sicilia  raccontai  il  grave  tumul- 
to avvenuto  in  Roma  nel  1736,  per  gli 
occulti  ingaggi  che  andavano  faceudo  gli 
spagnuoli,  e  le  triste  conseguenze:  pre- 
tese il  ministro  cardinal  Acquavivache 
il  senato  romano  in  nome  del  popolosi 
portasse  a  Madrid  a  domandar  perdono 
al  re,  ciò  che  non  permise  Clemente  XII. 
Partirono  i  cardinali  e  spagnuoli  dalia 
città,  fui  onochiuse  le  nunziature  di  Ma- 
drid e  di  Napoli;  tutto  fu  poi  accomoda- 
to. Nel  1737  a'5  gennaio  ebbe  luogo  la 
cessione  dell'imperatore  a  d.  Carlo  de're- 
gnidi  Napoli  e  Sicilia,  e  delle  piazze  del- 
io stato  de'Presidii  inToscana;  e  la  rinun- 
zia di  d.  Carlo  all'imperatore,  de'  ducati 
di  Toscana, Parma  e  Piacenza.  Seguiro- 
no rotture  cogl'inglesi,  e  combattimenti 
in  America, per  cui  Clemente  XII  accor- 
dò al  re  due  milioni  delle  rendite  eccle- 
siastiche de'suoi  stati  nel  1 74°- 1°  questo 
per  sua  morte  fu  eletto  Benedetto  XIV, 
per  opera  priucipalmente  del  cardinal 
Acquaviva  ministro  e  protettore  presso 
la  s.  Sede  de'regni  di  Spagna  e  delle  due 
Sicilie,  che  ottenne  dal  Papa  pel  cardi- 
ualBoi  bone  anche  l'amministrazione  del- 


SPA 
l'arcivescovato  di  Siviglia,  ecosì  venne  a 
godere  l'annua  rendita  di  3oo,ooo  semi», 
de'  quali  n'ebbe  la  metà  da  Benedetto 
XIV  quando  ammise  le  sue  rinunzie,  ri- 
cordate nel  voi.  LI  V,p.  1 47  e  altrove.  Fi- 
lippo V  voleva  provvedere  l'altro  figlio 
l'infante  d.  Filippo,  d'uno  stabilimento 
sovrano  in  Italia,  e  a  tal  fine  per  essa  lo 
fece  partire  nel  1742  con  un  esercito  gui- 
dato dal  conte  di  Glimes:  nel  settembre 
fu  occupata  la  Savoia,  mail  redi  Sarde- 
gna subito  la  liberò.  Nello  stessoanno  col- 
la morte  dell'imperatore  Carlo  VI  insor- 
se la  guerra  di  successione  a'suoi  stati  con- 
tro la  figlia  M.'1  Teresa  regina  d'Unghe- 
ria, elevandosi  all'impero  Carlo  VII  di 
Baviera:  Filippo  V  ne  prese  parte  per  far 
valere  le  sue  pretensioni  sull'Ungheria  e 
la  Boemia,  appoggiato  dal  re  figlio  e  dal 
duca  di  Modena,  e  di  concerto  con  Fran- 
cia. Descrissi  a  Festa  la  riduzione,  che 
nel  i  742  fece  delle  feste  Benedetto  XIV 
in  molte  diocesi  di  Spagna  e  di  altri  stati. 
DipoiBenedeltoXIV  colla  bolla  /amari- 
dem,  suo  Bull.  1. 1 ,  concesse  pe'regni  di 
CastigliaeLeon,e  per  l'Indie  Americane 
spagnuole,  l'indulto  di  mangiar  carni  nei 
sabati,  eccettuati  quelli  di  quaresima  eal- 
tri di  digiuno.  Neh  744  Fartnata  di  d.  Fi- 
lippo, con  quella  de'francesi  comandale 
dal  principe  di  Conti,  riportò  considere- 
voli vantaggi  nel  Piemonte;  altri  progres- 
si fece  in  Italia  l'esercito  spagnuolo  ca- 
pitanato dal  conte  di  Gages,  e  nel  1  745 
i  ducali  di  Parma  e  Piacenza  furono  oc- 
cupati in  nome  della  regina.  Nou  fu  cosi 
nel  1746,  perchè  il  redi  Sardegna,  il  più 
formidabile  alleato  della  regina  d'Unghe- 
ria, fece  prigioniero  in  Asti  comandante 
e  guarnigione  a'5  marzo;  Parma  e  Pia- 
cenza furono  riprese  da'tedeschi;  l'infan- 
te sgombrò  da  Milano  il  1 8,  e  il  2G  pose 
l'assedio  a  Parma,  che  il  marchese  di  Ca- 
stellare gli  abbandonò  a'26  aprile  dopo 
valorosa  difesa:tuttii  conquisti  dell'infan- 
te vennero  perduti  nellaLombardia.  Op- 
presso Filippo  Vda  malori  e  immerso  in 
profonda  malinconia,  morì  a'  9  luglio 


SPA 
1746  d'anni  03,  e  fu  sepolto  nella  colle- 
gi.ita  <li  s.  Idei  (boto  in  bel  monumento 
di  inalino  ornalo  di  bronzo.  La  sua  pie- 
tà, la  sua  fermezza  nelle  maggiori  avver- 
sila, onde  fu  detto  il  Coraggioso,  la  pa- 
lei na  sua  tenerezza  co' sudditi,  il  suo  a- 
inoreper  la  giustizia,  i  saggi  regolamenti 
da  lui  pubblicati  pel  bene  de'suoi  stati, 
i  numerosi  stabilimenti  eretti  a  favor  del 
commercio, delle  scienze  e  delle  arti,  il  ri- 
sloramento  della  marineria  e  delle  mili- 
zie, tutte  le  glandi  sue  qualità  e  i  felici 
elfetli  clic  produssero, consolarono  facil- 
mente gli  spagnuoli  dal  mutamento  d'un 
dominio  al  quale  essi  erano  alìezionatis- 
simi.  Con  maggior  vigoredi  spirilo  e  mi- 
nor facilità  nel  lasciarsi  governare,  egli 
avrebbe  impedite  molte  vessazioni  che  si 
commisero  impunemente  nello  stato,  e 
spente  le  dissensioni  che  la  scambievole 
gelosia  degli  spagnuolie  francesi  faceva- 
no rinascere  continuamentealla  corte. Fu 
vivamente  pianto  da'suoi  sudditi,  e  dal- 
la regina  Elisabetta  che  sempre  ebbe  su 
di  lui  grande  ascendente  :  altre  due  loro 
figlie  sposarono,  M/  Teresa  il  dellino  di 
Francia,  M."  Antonietta  il  duca  di  Savo- 
ia. La  Grama  o  s.  Idelfonso,  casa  reale  o 
castello  edilìcato  nel  1  72  1  da  Filippo  V, 
die  origine  alla  vicina  città  omonima  del- 
la provincia  diSegovia  nella Castiglia  vec- 
chia, lungi  iG  leghe  da  Madrid  e  circa  q 
dairEscuriale.il  luogoapparteneva  a'gi- 
rolamini  quando  l'acquistò  FilippoV  nel 
17  16  per  fabbricarvi  il  palazzo  che  ne 
porta  il  nome,  con  lavori  diretti  da  arti- 
sti francesi,  su  di  elevata  posizione,  ove 
artificiosi  condotti  vi  conducono  copiose 
acque,  che  co'scherzevoli  getti  ornano  gli 
eleganti  giardini,  ove  spicca  la  francese 
galanteria  del  fondatore.  L'esterno  non 
è  magnifico,  tranne  la  facciata  che  guar- 
da ne'giardini,  ma  l'interno  è  bellissimo. 
Gli  appartamenti  inferiori  rinchiudono 
un  gran  numero  di  statue  antiche,  ed  al- 
tri pezzi  di  pregievoli  sculture,  olire  una 
copiosissima  raccolta  di  quadri  de'  più 
gran  maestri.  Essendo  luogo  inabitabile 


SPA  i  io 

e  sterile,  dappertutto  l'arte  trionfo  della 
natura.e  rimpiazzami  terreno  secco  e  pie- 
troso, con  piantagioni  deliziose,  boschetti 
incantevoli, gruppi  distatile  e  figure  d'a- 
nimali in  bronzo  o  in  marmo  di  diversi 
colori.  La  corte  vi  suole  passare  una  par- 
te dell'estate.  La  città  ha  la  chiesa  par- 
rocchiale e  manifatture,  bella  e  vasta  es- 
sendo quella  reale  di  grandi  specchi. 

Ferdinando  VI  nel  succedere  al  padre 
esordì  il  suo  regno  con  molti  alti  di  be- 
neficenza,aprì  le  prigioni,  accordò  amni- 
stia a'disertoi  i  e  contrabbandieri,  e  sta- 
bilì due  giorni  della  settimana  per  dare 
udienza  a'suoi  sudditi:  il  seguito  corri- 
sposea  sì  belli  incominciamenti, poiché  se- 
condato dal  marchese  de  la  Ensenada  di 
lui  ministro,  pose  tutta  la  sua  applica- 
zione per  rendere  felici  i  sudditi  ;  rifor- 
mò diversi  abusi  ch'eransi  insinuati  nel- 
1' amministrazione  della  giustizia  e  nel 
maneggio  delle  finanze,  rianimò  il  com- 
mercio, stabilì  nuove  manifatture,  faci- 
litò i  convogli  scavando  canali,  e  ristabi- 
lì la  marina.  Nel  1748  la  Spagna  acce- 
dette alla  pace  d'Aquisgrana  tra  la  Fran- 
cia, I'  Inghilterra  e  V  Olanda,  in  cui  fu 
confermato  il  trattato  de  Assiento  per  la 
tratta  de'negri,  a  favore  della  compagnia 
inglese,  alla  quale  inoltre  venne  accorda- 
to per  4°  anni  il  vascello  di  permissio- 
ne alle  Indie  spagnuole.  Benedetto  XIV 
nello  stesso  1  748  per  le  benemerenze  dei 
sovrani  di  Portogallo  dell'illustre  casa Bra- 
ganza,diè  loro  in  perpetuo  il  titolo  diFe- 
delissìmi  (P.);  indi  concesse  a'sacerdoti 
della  Spagna  e  del  Portogallodi  poter  ce- 
lebrare 3  Alesse  nell'anniversario  de'fd- 
deli  defunti. Nella  sua  biografia  ed  aBiRRO 
riportai  la  dispiacevole  differenza  avve- 
nuta colla  Spagna  nel  1  75o,originata  per 
le  franchigie  prepotenti ,  tra'  famigliari 
dell'ospedale  nazionale  di  s.  Giacomo  e 
i  birri,  per  cui  il  cardinal  Gioacchino  Por- 
locarrero  ministro  e  protettore  di  Spa- 
gna presso  la  s.Sede  si  ritirò  da  Roma. Più 
grave  e  intralciata  fu  l'altra  controver- 
sia, nou  mai  decisa,  di  cui  pure  parlai  in 


i5o  SFA 

detta  biografia,  e  riguardante  le  preterì- 
Moni  regie  alla  nomina  universale  de'be- 
uefizi  concistoriali  e  residenziali,  e  sugli 
spogli  e  frutti  delle  chiese  vacanti, il  tutto 
accomodato  nel  17  53  col  Concordalo  fra 
Benedetto  XI V e  Ferdinando  l'I  (/".). 
Deve  sapersi  che  Benedetto  XIV  non  tro- 
vò dubbio  alcuno  sulla  pretensione  dei 
re  di  Spagna  sul  regio  padronato  o  no- 
mina agli  arcivescovati,  vescovati,  mo- 
nasteri e  benefizi  concistoriali, cioè  scritti 
o  lassati  ne'iibri  della  camera  apostoli- 
ca, (juando  erano  vacanti  ne'regni  di  Spa- 
gna e  nell'indie  A  melica  ne,giaccbè  il  loro 
diritto  era  fondato  nelle  bolle  e  privile- 
gi apostolici  e  in  altri  titoli  prodotti  dai 
regi  ministri.  Laondedichiaròil  Papa  che 
il  re  dovesse  restare  nel  pacifico  posses- 
so di  nominare  i  vacanti  arcivescovati  , 
vescovati,  mouasteri  e  altri  benefizi  con- 
cistoriali, e  che  i  nominati  ad  essi  doves- 
sero continuare  a  domandare  alla  s.  Se- 
de le  bolle  d'istituzione  nelle  solite  forine. 
Quanto  alla  nomina  de'benefizi  residen- 
ziali e  semplici  della  Spagna,  eccettuati 
quelli diGranataedelle  Indie  occidentali, 
ove  nominavano  ad  ogni  sorte  di  benefi- 
zi,e  pretendendone  i  rediSpagna  la  nomi- 
na in  virtù  del  padronato  universale,  au- 
che  negli  8  mesi  apostolici  ne' casi  delle 
riserve,  il  Papa  stabilì  quanto  vado  a  di- 
re. Riservò  alla  sua  libera  collazione  e  a 
quella  de'di  lui  successori  perpetuamente 
5i  benefizi  che  prescrisse,  onde  poter  con 
essi  premiare  gli  ecclesiastici  spagnuoli, 
che  per  costumi ,  dottrina  o  per  servizi 
prestati  alla  s.  Sede  fossero  degni  di  tal 
guiderdone.  La  collazione  di  questi  be- 
nefizi volle  privativa  della  stessa  s.  Se- 
de, in  qualunque  mese  e  modo  che  va- 
cassero, benché  per  regia  risulta,  e  che 
jilcuno  di  essi  appartenesse  al  regio  pa- 
dronato. In  conseguenza  le  bolle  di  detti 
benefizi  dovessero  sempre  spedirsi  in  Ro- 
ma, col  pagare  i  consueti  emolumenti  alla 
Dataria  e  alla  Cancelleria  apostolica , 
ma  tuttociò  senza  l'imposizione  di  alcu- 
na pensione,  e  senza  l'esazioue  delle  ce- 


SPA 

dole  bancarie.  Essendo  ancora  solito  che 
alcuni  capitoli,  rettori,  abbati,  e  confra- 
ternite erette  canonicamente,  ricorreva- 
no alla  s.  Sede  per  ottenere  la  conferma 
con  bolla  pontificia, fu  statuito  che  in  que- 
sto punto  ogni  cosa  restasse  nell'  antico 
stato.  Per  terminare  poi  affatto  la  tan- 
to dibattuta  controversia,  il  Papa  salva 
la  collazione  dei  memorali  '7  2  benefizi, 
concesse  iti  perpetuo  a'  re  di  Spagna  il 
diritto  universale  di  nominare  e  presen- 
tare indistintamente  in  tulle  le  chiese  me- 
tropolitane, cattedrali,  collegiate  e  dio- 
cesi de'regni  di  Spagna,  che  attualmente 
possedevano,  le  dignità  maggiori  dopo  la 
pontificale,  e  le  altre  nelle  cattedrali,  le 
dignità  nelle  collegiate,  i  canonicati,  le 
prebende,badie,  priorati,  parrocchie, per- 
sonali, patrimoniali,  uffizi  e  benefizi  ec- 
clesiastici sì  secolari  che  regolari  con  cu- 
ra d'unirne,  esistenti  allora  o  che  di  nuo- 
vo fossero  fondate,  non  polendone  i  fon- 
datori riservare  per  se  e  successori  il  di- 
ritto della  nomina  ne'douiinii  del  re  di 
Spagna,  colla  generalità  cou  che  trovati- 
si compresi  ne' mesi  apostolici  e  ne' casi 
di  riserva,  e  anche  sulle  vacanze  de'be- 
nefizi stessi  ne'mesi  ordinari, quando  va- 
cano alle  sedi  arcivescovili  o  vescovili  o 
per qualunqueallro  titolo, dovendosi  pe- 
rò lasciare  illesa  l'autorità  episcopale,  fu 
convenuto.  Che  tutti  i  nominati  dal  re 
dovrebbero  ricevere  le  collazioni  canoni- 
che da'rispettivi  ordinari,  e  senza  la  spe- 
dizione delle  bolle  apostoliche,  eccettua- 
te le  conferme  delle  elezioui  sopraddette, 
come  pure  eccettuati  i  casi  ne'quali  i  no- 
minali per  difetto  d'  età  o  per  impedi- 
mento canonico  avessero  bisogno  di  pon- 
tificia dispensa,o  per  qualunque  altra  co- 
sa superiore  all'autorità  vescovile^  do- 
vendosi in  questi  casi  ricorrere  come  pri- 
ma alla  s.  Sede,  per  ottenere  la  dispen- 
sa, col  pagamento de'consueti emolumen- 
ti alla  dataria  e  alla  cancelleria  aposto- 
lica, senza  l'imposizione  di  pensione  al- 
cuna. L'ai  tra  controversia  final  mente  che 
restava,  non  per  riguardo  al  diritto  della 


S  1'  4 

tiimera  npostolica,  e  della  nunziatura  ili 
Spagna  sugli  spogli  e  frulli  delle  chiese  ve- 
scovili vacanti,  ma  bensì  sull'uso,  eser* 
cisto, dipendenza  dello  stesso  diritto,  fu 
pure  terminata.  Per  togliere  dunque  que- 
sta differenza  Benedetto  XIV  derogan- 
do allecontrarie costituzioni  apostoliche, 
applicò  per  l'avvenire  tulli  gli  spogli  e 
frutti  delle  chiese  che  vacassero,  a  que- 
gli usi  pii  che  prescrivono  i  sagri  canoni, 
promettendo  nello  stesso  tempo  di  non 
concedere  ad  alcuno  la  facoltà  di  testa- 
re, neppure  per  opere  pie,de'frutti  e  spo- 
gli delle  chiese  di  Spagna,  e  concesse  a 
Ferdinando  VI  e  successori  suoi  di  poter 
eleggere  economi  insigniti  del  grado  ec- 
clesiastico, con  tutte  le  necessarie  facol- 
tà, per  impiegare  i  delti  mobili  negli  ti- 
si opportuni.  Per  compensar  poi  l'erario 
ildla  camera  apostolica  nel  danno  solFerto 
per  questa  cessione  degli  spogli  e  frutti 
delle  chiese  vacantivi  re  si  obbligò  a  de- 
positare in  Roma  una  sola  volta  a  dispo- 
sizione di  Benedetto  XIV  un  capitale  di 
scudi  233,33o,  che  al  3  per  cento  frut- 
tassero scudi  7000.  Oltre  a  ciò  promise 
il  re,  che  iu  Madrid  fossero  assegnati  sul 
prodotta  della  bolla  della  crociata  5ooo 
scudi  annui,  per  sosteutamento  de'nun- 
zi  pontificii  in  questa  corte  residenti. Con- 
siderando Ferdinando  VI,  che  per  l'ac- 
cordato padronato  restavano  la  dataria  e 
la  cancelleria  apostolica  senza  gli  emo- 
lumenti delle  spedizioni  e  delle  annate  di 
tanti  benefizi, con  grave  danno  del  tesoro 
della  camera  aposlolica,siobbligòdi  man- 
dare a  Denedetto  XIV  per  una  sol  volta  a 
titolo  di  compenso  scudi3  to,ooo,cheal  3 
percento  lYullei ebbero  annui  scudiq3oo, 
nella  qual  somma  fu  stimalo  il  prodot- 
to de'surriferiti  diritti,  formato  dalla  da- 
taria sui  calcoli  di  un  decennio.  Inoltre 
Ferdinando  VI,  tanto  per  la  sua  eredi- 
taria divozione  alla  s.  Sede,  come  per  l'af- 
fetto filiale  a  Benedetto  XIV, affine  di  com- 
pensare la  camera  apostolica  delle  spese 
che  deve  fare  nel  mantenimento  de^li  nf- 
fiziali  che  servono  las.  Sede,  obbligossie- 


SPA  i5t 

ziandio  mandare  i filloma  scudi  Goo,ooo, 
i  quali  al  3  per  cento  producevano  scudi 
1  8,ooo,  con  che  restasse  estinto  l'uso  per 
l'avvenire  d'imporre  pensioni,e  d'esigere 
le  cedole  bancarie,  non  solamente  nel  ca- 
so della  collazione  de'inentovati  5a  be- 
nefizi riservati  alla  s.  Sede,  e  nell'altro 
pure  della  conferma  delle  elezioni,  e  in 
quello  del  ricorso  alla  s.  Sede  apostoli- 
ca, per  le  dispense  occorrenti  alla  colla- 
zione de'benefizi,  ma  ancora  in  qualun- 
que altro  caso.  In  tal  guisa,  e  pel  con- 
venuto accordo,  si  trovò  il  re  di  Spagna 
col  clero  del  suo  dominio  dalla  sua  per- 
sona unicamente  dipendente,  pel  conse- 
gui mento  de' benefizi  ecclesiastici,  su'qua- 
li  potrebbe  stabilire  i  pesi  che  secondo  le 
circostanze  avrebbe  creduto  convenien- 
ti. Dall'altro  lato,  mediante  lo  sborso  to- 
tale che  fece  il  re  dell'accennate  somme 
d'un  milione  t43,33o  scudi,  de' quali  i 
frutti  annuijCOinpreso  l'assegno de'5ooo 
scudi  a'uunzi  di  Spagna,  ascendevano  a 
scudi  3g,3oo,  si  trovò  ancora  coperta  la 
camera  apostolica  dalla  perdita  che  ve- 
niva a  soffrire  per  la  cessione  delle  col- 
lazioni, spedizioni,  spogli  e  altri  emolu- 
menti; e  nel  tempo  medesimo  col  celebre 
coucordalofutei  minata  un'antica  ecom- 
plicata differenza,  che  tanto  avea  sturba- 
to per  lungo  tempo  le  due  corti  di  Ro- 
ma e  Madrid.  Tutlavolta  notai  altrove, 
che  il  Papa  e  li  cardinali  Valenti  segreta- 
rio di  stato  e  Millo  pro-datario,  furono 
biasimali  da 'romani  pel  concordato  colla 
Spagna;  forse  perchè  si  minorò  notabil- 
mente l'accesso  in  Roma  degli  ecclesiasti- 
ci spaglinoli,  risentendone  dauno  gli  spe- 
dizionieri, i  procuratori,  gli  agenti,  i  lo- 
candieri, e  altri  pei  vantaggi  che  ne  ri- 
traevano. Fece  poi  gran  rumore  l'arri- 
vo iu  Roma  di  due  milioni  di  scudi  per 
parte  del  re  di  Spagna,  e  collocali  in  Ca- 
stel s.  Angelo,  quando  ancora  s'ignorava 
il  motivo,  e  la  stipulazione  del  concor- 
dato, ampliativi)  del  giuspadrouato  regio 
sopra  i  benefizi  ecclesiastici  della  Spagna 
e  altri  aliati,  siccome  maneggialo  e  cou- 


i5a  SPA 

eluso  segretamente.  11  Bercastel,  Storia 
del  cristianesimo  t.  32,n.°iG7  eseg.,nel 
dare  la  sostanza  degli  8  articoli  della  con- 
venzione fra  la  Spagna  e  la  santa  Sede, 
riporta  le  congetture  fatte  per  I'  Europa 
sul  denaro  spedilo  in  Roma,  dichiara  il 
•vero  motivo  del  deposito,  e  ribatte  le  in- 
giuste mormorazioni  perchè  la  somma 
passò  in  proprietà  della  s.  Sede  per  ri- 
sarcimento alle  perdite  cui  andava  a  sog- 
giacere. Anche  il  Novaes  nella  Storia  dì 
Benedetto  XIV  ne  tratta. Benedetto  XI V 
per  porre  in  grado  la  dataria  di  potere 
soddisfare  gli  onorari  de'suoi  ufficiali, con 
sicurezza  da  qualunque  eventualità,  le  ac- 
quistò il  Palazzo  Madama  poi  del  Go- 
vernatore di  Roma  e  ora  del  ministero 
delle  finanze  (onde  ne  riparlerò  a  Teso- 
iuere),  come  rilevai  ne' voi.  XIX,  p.  122, 
XXXII,  p.  34-  Ferdinando  VI,  dopo  es- 
sersi meritato  il  titolo  di  Saggio,  dopo 
aver  colla  pace  deli  748  assicurato  a  d. 
Filippo  suo  fratello  i  ducati  di  Parma  e 
Piaceuza ;  di  aver  deplorato  il  terremo- 
to che  nel  Perù  distrusse  Lima  e  Quito, 
e  nel  1755  desolò  Lisbona  e  la  Spagna; 
d'essersi  con  l'unico  sollievo  della  musi- 
ca teatrale  ristorato  dal  tristo  umore  che 
abitualmente  lo  affliggeva  ;  per  la  per- 
dila della  moglie  Maddalena  Teresa  di 
Portogallo  in  Aranjuez,  immerso  in  istato 
di  languore  morì  nel  1739  a' 1  o  agosto, 
di  46  anni,  seuza  prole,  lasciando  nel  te- 
soro 5o  milioni  di  lire,  frutto  di  sua  e- 
conomia.  Prelese  alcuno,  per  lo  stato  di 
alienazione  in  cui  cadde,  chela  sua  morte 
fosse  supposta,  e  che  vivesse  nella  Casa  de 
Campo,  ove  il  fratello  Carlo  III  andava 
segretamente  a  trovai  lo.  La  regina  Eli- 
sabetta prese  le  redini  del  governo  sino 
al  giungere  da  Napoli  del  figlio  re  delle 
due  Sicilie,  che  recandosi  seco  il  seeon- 
dogeuito,  cede  al  3. 'Ferdinando  IV  quei 
regni,  essendo  il  primogenito  d.  Filippo 
imbecille  restato  a  Napoli  ove  morì.  Fu 
acclamato  re  di  Spagna  col  nome  di  Car- 
lo 111  a  Madrid  l'i  1  settembre,  ove  giun- 
se u'9  dicembre,  e  di  bue  anteriori  glo- 


SPA 

riose  gesta  già  trattai  a  Sicilia.  I  4  so- 
vrani dell'augusta  casa  di  Borbone  che 
regnavano  allora  in  Europa  (e  tuttora 
fuorché  io  Francia,  pel  detto  a  Parigi, 
occupando  il  trono  l'imperatore  Napo- 
leone III),  cioè  in  Francia,  in  Ispagna, 
nelle  due  Sicilie,  in  Parma  e  Piacenza, 
non  erano  uniti  da  altri  legami  tranne 
quelli  del  sangue  e  dell'amicizia.  Un  mi- 
nistro di  Franeia,per {stringere di  più  tali 
nodi,  immaginò  tra  essi  il  patto  di  fami- 
glia. Carlo  IH  nonché  gli  altri  3  sovrani 
non  ebbero  veruna  diflìcoltà  d'adottar- 
lo, ed  ili.°Io  segnò  pel  suo  ambasciato- 
re nel  17613  Versailles.  Questo  trattato 
die  ombra  all'Inghilterra,  che  d'altron- 
de vedendo  il  re  di  Spagna  occupato  al 
perfezionamento  di  sua  marina,  ed  a  por- 
la in  uno  stato  rispettabile,  incaricò  il  con- 
te di  Bristol,  suo  ambasciatore  a  Madrid, 
di  chiedere  al  ministro  spagnuolo  lo  sco- 
po del  grande  armamento  che  apparec- 
chiavasi  in  Ispagna.  Non  avendo  il  con- 
te riportato  risposta  soddisfacente,  lasciò 
Madrid  a'17  dicembre.  Seguì  la  dichia- 
razione di  guerra  a'4  del  1762  dell'In- 
ghilterra contro  la  Spagna,  e  Carlo  111 
vi  rispose  con  una  contro  dichiarazione. 
Il  re  non  avendo  potuto  ottenere  che  a 
lui  ed  alla  Francia  si  unisse  il  Portogallo, 
fece  assediar  Miranda  e  se  ne  impadro- 
nì con  Braganza  e  Almeyda;  ma  la  va- 
lorosa resistenza  de'porloghesi  e  degl'in- 
glesi impedì  ai  gallo- ispani  di  passar  il 
Ta£;o  e  recarsi  a  Lisbona.  Nell'America 
gl'inglesi  sbarcali  nell'isola  di  Cuòa,  se 
ne  impadronirono  coll'Avana;  di  là  re- 
calisi a  Manilla  metropoli  delle  Filippi- 
ne, fecero  altrettanto,  e  poi  saccheggiala 
l'abbandonarono.  Finalmente  nel  1762 
si  convenne  a  Fontainebleau  di  por  fine 
all'ostilità,  e  in  Parigi  alla  pacedel  io  feb- 
braio 1  7G3  :  i  conquisti  si  restituirono,  e 
Carlo  111  cede  agl'inglesi  la  Florida,  la 
baia  di  Pensacola  e  altri  luoghi.  A  Ma- 
drid era  usanza  fra  il  popolo  di  portare 
dei  gran  cappelli  ad  ali  ripiegate,  e  man- 
telli lunghi  nerastri:  questo  vestito  sfì- 


SPI  SPA                     i53 

gurando  chi  lo  portava,  produceva  mas-  intrighi  dell'indegno Carvagliomarchese 

siine  ili  nulle  molti  disordini,  di  cui  era  di  PoinbaI,  Bea  presto  li  Francia  per  le 

impossibile  riconoscere  gli  autori.  Il  re  mene  eli  Choiseul  e  eli  madama  Pompa' 
per  rimediale  a  t.de  abuso  e  seguendo  dour  ne  imitò  l'esempio,e  Luigi  XV  mos- 
to spirilo  del  suo  tempo  che  tutto  vole-  so  da'  perlìdi  novatori  licenziò  da'  suoi 
va  riformare,  nel  1766  proibì  vestire  in  stati  i  gesuiti, e  si  unì  al  Portogallo  in  do- 
tai loggia  come  contraria  alla  sicurezza  mandarne  alla  s.  Sede  l'estinzione,  men- 
pubblica,e  feceilluminar. Madrid  da  Tooo  tre  soggiacevano  alla  più  ingiusta,  cru- 
fonali.  Con  un  rigore  fuor  di  proposilo  dele  e  inaudita  persecuzione.  L'intrigo, 
si  procedette  contro  chi  vestiva  nel  ino-  che  in  Jspngnu  condusse  al  medesimo  ri- 
do vietato,  il  popolo  si  ammutinò  con-  sultato, è  rimastosempre  involto  in  un  mi- 
tro gl'incaricati  a  tale  esecuzione,  ed  ai  stero  tale  che  forse  non  sarà  svolto  giaiu- 
a3  marzo  una  truppa  di  sollevali  coni-  mai.  Il  conte  d'Arancia  fu  riguardato  co- 
parve  nella  città  coi  cappelloni  e  ampi  ine  il  principale  autore  della  trama,  icui 
mantelli,  fugò  la  guardia  che  voleva  ar-  alti  furono  accompagnati  dalle  maggio- 
restarli,  mppe  tutti  i  fanali  e  commise  ri  precauzioni  e  dalla  più  gran  segretez- 
allri  atti  sediziosi,  cui  ricominciò  nel  dì  za.  Certo  è  che  le  vere  cagioni  dell'espul- 
seguente.  A'%5  il  re  partì  e  colla  fami-  sione  de'gesuiti  dalla  Spagna  furono  co- 
glia si  ritirò  nel  castello  reale  d'Aranjuez.  ine  altrove  i  raggiri,  le  calunnie  e  le  fa- 
Ciò  produsse  nuova  sollevazione  che  si  vole  inventate  da  Alauda,  Rhoda,  Cam- 
quietò  con  promessa  che  il  re  sarebbe  ri-  pomanes  e  da  altri.  Agli  1  1  luglio,  e  dopo 
tornalo  tostochè  fosse  ristabilita  la  tran-  le  insurrezioni  di  Saragozza  e  di  Barcel- 
quillità.l  gesuiti  dopo  il  loro  stabilimento  Iona,  morì  la  regina  Elisabetta  Farnese 
nella  Spagna  eransi  assai  moltiplicati,  vi  estimatrice  divota  de'gesuiti,  e  fu  sepol- 
godevano  molta  riputazione:  essi  erano  ta  in  s.  Idelfonso  accanto  al  re  suo  spo- 
lpati quasi  sempre  i  depositari  delle  co-  so.  Nessuno  de' grandi  erasi  ancora  di- 
scienze de're;  avevano  di  sovente  fornito  chiarato  apertamente  nemico  de'gesuiti, 
precettori  pe'loro  figli,  e  talvolta  ministri  uè  v'era  cosa  che  facesse  temer  la  pro- 
alio  stato.  Amali  dal  popolo,  i  gesuiti  re-  cella  che  loro  sovrastava.  S'  ignora  au- 
pressero  la  rivolta,  ed  il  famoso  ministro  cora  i  mezzi  che  usarono,  e  che  produs- 
conle  d'Aranda  presidente  del  consiglio  sero  un  effetto,  che  ne  riempì  il  mondo 
di  Castiglia,  invece  persuase  il  re  che  l'a-  di  stupore.  Dispacci  sigillati  furono  in- 
■veano  provocata  pe'primi  :  altri  dissero  viali  a  tutti  i  ministri  della  Spagna  nel- 
checon  false  lettere  s'irritò  Carlo  III  con-  le  4  parti  del  mondo,  sopra  de'quali  leg- 
tro  que' religiosi.  Nel  declinar  del  pon-  gevasi  il  divieto  d'aprirli,  sotto  pena  di 
tifìcato  di  Benedetto  XIV,  i  nuovi  se-  morte,  prima  dellasera  tle'2  aprilei  767. 
dicenti  filosofi,  già  si  disponevano  a  di-  In  quel  giorno,alla  medesima  ora,  in  tut- 
struggere  coli'  umanità,  la  cristiana  re-  ta  la  vasta  estensione  della  monarchia  spa- 
ligione,  ma  non  potevano  conseguire  il  gnuola,  i  membri  del  governo  lessero  gli 
loro  pravo  fine,  se  prima  non  abbatteva-  ordini  strani  del  re.  «Io  v'investo  di  tutto 
no  e  rovinavano  il  propugnacolo  di  essa,  il  potere  della  mia  reale  autorità,  perchè 
la  benemerita  compagnia  di  Gesù,  for-  voi  entriate  immediatamente  e  con  viva 
tissimo  baluardo  dell'ordine,  della  mo-  forza  nella  casa  de'gesuiti  ;  che  vi  assi- 
llale, del  cattolicismo.  Cominciò  il  Por-  curiate  delle  loro  persone;  che  dentro  il 
togallo  a  domandar  prima  la  riforma,  on-  ore  voi  li  conduciate  come  prigionieri  al 
de  fu  nominato  visitatore  l'avverso  car-  porto  indicato,  ove  s'imbarcheranno  so- 
dinal  Saldaiiha  [Pr.)t  poi  l'espulsione  dal  pia  de'vascelli  per  essere  trasportati  alla 
regno,  e  quindi  la  soppressione,  per  gli  nuova  loro  destinazione.  Nell'atto  dell'e- 


i54                   SPA  SPA 

sedizione  di  tal  decreto  farete  apporre  i  ta  a  tale  riguardo.  Questo  editto  fu  di- 
sigilli agli  archivi  della  loro  casa  profes-  sapprovato  dalla    più  parte  del  clero  e 
sa,  senza  permettere  loro  altro  erpiipag-  del  popolo.  11  vescovo  di  Cuenca  Isido- 
ro, die  il  loro  breviario  e  la  biancheria  io  de  Cai  basai  scrisse  al  confessore  del 
stiettamente  necessaria  alla  persona  di  re  (come  il  consiglio,  nemico  della  san- 
ciascunodies«i.Se,dopo  l'imbarco,  restas-  ta  Sede,  e  lo  dissi  a  Gesuiti),  dolendosi 
se  un  sologesuita  nel  vostro  distretto,  fos-  chela  chiesa  di  Spagna  fosse  perduta  at- 
scegli  malatoo  moribondo,  voi  incorre-  tesa  la  prelesa  persecuzione  da  essa  pro- 
rete irremissibilmente  nella  pena  dimor-  vata,  manomessi  essendo  i  suoi  beni,  ol- 
le. "  Quest'alto  del  più  odioso  dispoli-  traggiati  i  suoi  ministri  e  calpestate  sotto 
smo  fu  eseguito  alla  lettera,  come  già  ri-  i  piedi  le  sue  immunità.  Il  re  die  al  pre- 
levai a  Gesuiti.  In  una  sola  notte,  in  tot*  lato  una  risposta  piena  di  forza  e  di  mo- 
te le  parti  del  regno,  6000  preti,  de'qoa-  derazione.  Il  vescovoavendocon  altra  let- 
ti molti  erano  venerabili  perla  loro  età,  tera  manifestato  di  sostenere  la  sua  I." 
illustri  per  nascita,  stimabili  per  le  loro  proposizione,  fu  dal  re  fatto  esaminare 
virtù  e  per  la  loro  pietà,  o  celebri  pe'lo-  nel  suo  consiglio  1'  affare,  il  quale  dopo 
ro  talenti  e  per  la  scienza,  furono  arre-  lunga  discussione  de'titoli  allegati  dal  pre- 
stati come  tanti  assassini,  condotti  sulla  lato,  dichiarò  la  sua  condotta  temeraria, 
spiaggia,  e  imbarcati  alla  maniera  di  quei  ingiusta  e  sediziosa;  e  per  conseguenza 
disgraziati  schiavi  africani,  di  cui  essi  a-  scrisse  la  lettera  circolare  a  tutti  gli  ar- 
veano  si  eloquentemente  difesa  la  causa,  ci  vescovi  e  vescovi  del  regno  per  corou- 
e  caritatevolmente  alleviali  i   loro  duri  nicar  loro  tale  giudizio.  Altra  circolare 
trattamenti,  come  ne  fu  l'apostolo  il  b.  dello  stesso  consiglio  fu  indirizzata  a've- 
Pietro  Claver ( F.)  gesuita, di  recente  in-  scovi  e  a'superiori  regolari  degli  ordini 
rialzato  dal  regnante  Pio  IX  all'onore  religiosi,  per  indurli  a  premunire  i  loro 
degli  altari,  e  di  cui  riparlai  a  Schiavo,  soggetti  contro  quelle  verità,  ma  quali- 
Ammonticchiati  nel  fondo  della  cala,  ste-  ficaie  pretensioni  fanatiche,  intorno  al  ri- 
si sulla  paglia,  spesso  uudriti  di  solo  pa-  prislinarnento  de'gesuiti  nella  Spagna.  A 
ne  e  acqua,  essi  non  si  permisero  un  la-  tante  angustie  che  affliggevano  il  paterno 
meato  contro  i  loro  oppressori }  e  sop-  animo  dell'ottimo  Papa  Clemente  XIII, 
portarono  in  dignitoso  silenzio  palimeli-  che  riconoscendo  l'innocenza  de' calmi- 
ti che  allatto  non  meritavano.  Non  fece-  niati  gesuiti  ne  sosteneva  con  apostolico 
10  in  nessun  luogo  la  minima  resistenza,  zelo  la  loro  virtù,  e  con  fortezza  d'ani- 
neppure nell'avventuroso Paraguay(V .),  mo  li  difendeva  da' loro  Defilici,  fu  col- 
dove  i  gesuiti  erano  amati  e  venerati  tanto,  pito  di  dolore  quando  seppe  il  comples- 
c  dove  ciascun  uomo  sarebbe  stato  pron-  so  dell'operalo  da  Carlo  III;  e  dalla  sua 
to  a  rischiar  la  sua  vita  e  la  sua  libertà  lettera  del  3  1  marzo,  in  cui  avvisandolo 
per  la  loro  difesa.  Essi  vollero  che  non  della  generale  espulsione,segueudo  il  con- 
si  opponessero,  e  che  si  mostrassero  ub-  tegno  di  Francia,  apprese  ch'era  stato  a 
bidienti  agli  ordini  sovrani.  Non  si  è  ve-  ciòcostrettoa  benedella  religione,  a  vau- 
doto  mai  un  più  illustre  esempio  d'una  taggio  de'popoli,  per  la  pace  del  regno, 
leale  e  s'i  eroica  rassegnazione.  La  causa  a  conservazione  di  sua  vita;  che  fuceali 
di  tanta  severità  non  fu  detta;  il  resem-  sbarcare  sul  litorale  pontificio,  e  perchè 
plicemente  dichiarò  in  un  proclama,  es-  non  fossero  d'  aggravio  al  suo  erario,  a- 
servi  delle  buone  ragioni  per  bandire  i  vrebbe  a  ciascuno  assegnato  vitalizia  pen- 
gesuiti,e  anco  per  confiscar  i  loro  beni;  e  sione.  Estremo  fu  quindi  l'abbattimeli- 
che  niuoo  avrebbe  mai  conosciuto  i  mo-  to  che  provò  il  Papa,  e  nella  bella  rispo- 
ti\i  che  avevano  diretta  la  sua  condot-  sta  del  1  6  aprile,  Inter  acerbissima,  fra 


SPA  SPA                  i55 

le  altre  cose  gli  disse:  »  Che  avcmlo  egli  vedere  senza  lutto  Binarissimo  l'abolizio* 
ne'o  anni  del  poolìficato  sofferto  molle  ne  dell'istituto  di  s.  Ignazio  Lojola  spa« 
angustie,  ninna  così  acerba  lo  poteva  as-  gntiolo.  Per  la  sua  veneranda  canizie,  clic 
I  ilne,  quanto  la  notizia,  che  i  gesuiti  e-  il  re  revochi  l'editto,  poiché  la  virtù  fio- 
rano espulsi  dalla  Spagna,  alla  quale  non  che  sarà  degna  d'onore,  tutti  i  mortali 
potèegli  farà  meno  di  esclamare  con  Giù-  loderanno  ed  esalteranno  il  re,  quale  al- 
ito Cesare,  quando  nel  senato  romano  fu  Irò  Assuero  per  aver  rivocalo  l'editto  a 
tento  anco  da  Unito,  clic  avea  preso  per  istanza  d'Ester  sua  moglie,  e  pubblicato 
lìglio  :  Tu  quoque  (ili  mi?  Dunque,  sog-  ingiustamente  contro  gli  ebrei.  Lo  esor- 
giungeva,  un  re  cattolico  con  sì  amaro  ta  a  dar  luogo  all'  equità  e  alla  verità, 
calice  vuole  condurre  al  tumulo  un  vec-  affinchè  vegga  dissipate  le  tenebre  de'pre- 
chio  Pontefice  suo  amoroso  padre?  Dun-  giudizi.  Se  il  re  sentirà  i  vescovi,  gli  uo- 
que  quel  braccio  che  deve  annientare  i  mini  dabbene  e  la  sua  stessa  coscienza, 
uetnici  della  Chiesa,  a  questi  ha  da  pie-  troverà  che  !a  pena  data  alla  compagnia 
slare  aiuto,  e  unito  con  questi  ha  da  di-  di  Gesù  è  onninamente  ingiusta.  "  In  tal 
struggere  una  società  di  religiosi,  utile  guisa  e  con  tal  forza,  ragionevolmente 
alla  Chiesa,  cara  a  Dio,  e  da'santi  della  scrisse  l'afflitto  Clemente  XIII  a  Carlo 
Spagna  istituita,  pei' propagar  la  sua  glo-  111,  il  quale  sebbene  d'ottime  qualità  e 
ria  per  tutto  il  mondo?  Dunque  un  re  d'eccellenti  intenzioni,  era  tuttavia  stra- 
cattolico  ha  da  privare  i  suoi  popoli  di  semaio  da  alcuni  suoi  ministri,  uniti  alla 
tanti  vantaggi  che  provengono  dalle  pie-  cabala  ordita  io  Francia,  poco  tempo  do- 
diche,  dalle  missioni,  da'eatechismi,  da-  pò  scoppiata  con  tanto  danno  della  reli- 
gli  esercizi  spirituali,  dall'amministrazio-  gione  e  della  inorale,  della  Spagna  e  del- 
ne  de'sagi amenti,  e  dall'ottima  istruzio-  l'Europa,  e  tutte  quante  ancora  ne  ge- 
ne della  gioventù?  Un  re,  che  non  per-  mono;  trama  che  non  sarebbe  venula  al 
inette  soffia  danno  alcuno  il  più  vile  dei  fatale  e  terribile  efletto,  se  prima  non  si 
suoi  sudditi,  senza  che  gli  sia  fatto  il  pio-  estinguevano  i  gesuiti,  i  quali  dagli  em- 
cesso,  ha  da  esiliare  uo  numeroso  celo  pi  autori  della  medesima  erano  tenuti  per 
di  ecclesiastici,  a  Dio  e  alla  repubblica  ostacoli  insuperabili  a'Ioro  perversi  di- 
consagrati, senza  citarli, senzasentirlijsen-  segni.  Ma  il  re  costante  nel  suo  errore, 
za  permettere  loro  di  difendersi,  per  non  rispose  al  Papa  al  2  maggio,  che  doleasi 
conculcare  il  diritto  che  hanno  alla  loro  amaramente  della  pena  che  aveagli  pro- 
fama, alla  loro  patria,  a'  loro  beni  ?  E  dotta  coll'espulsione  de' gesuiti  dai  suoi 
certamente  innocente  questo  ceto  e  que  stali,  ma  che  molto  più  si  doleva  che  sua 
sto  istituto,  ed  egli  Io  giura  avanti  a  Dio  Santità  non  si  persuadesse,  aver  egli  giu- 
e  agli  uomini,  onde  rifletta  il  realdan-  sti  motivi  a  làrlo,  benché  ninno  di  (pie- 
no dell'anima  sua,  ch'egli  ama  sopiamo-  sii  e  neppur  leggiero  indicasse  né  allora 
do.ea'dannichedebbouonasceredaque-  uè  poi.  Nondimeno  Carlo  III  ordinò  al 
sta  espulsione  alle  anime  de'suoi  suddi-  figlio  Ferdinando  IV  che  cacciasse  i  ge- 
li, privi  di  sì  bravi  operai.  Egli  preseo-  suiti  dalle  due  Sicilie(o\z  poi  lo  stesso  re 
la  al  re,  non  lesuppliche  della  regina  sua  supplicò  Pio  VII  a  ripristinarli  !),  lo  che 
moglie,  degna  figlia  del  duca  di  Lorena  eseguito, come  gli  spagnuoli  furono  tra- 
Stanislao già  re  di  Polonia,  sebbene  dal  sportali  colla  forza  nello  stato  pontifìcio, 
cielo,  dove  per  le  sue  rare  virtù  la  ere-  e  di  questa  duplice  lesione  de'dirilli  so- 
de regnante,  per  l'amore  che  a'  gesuiti  vrani,  gravemente  e  senza  risultato,  re* 
portava,  suppone  gliele  faccia  caldissime;  clamò  il  Papa  co'due  re.  L'esempio  del- 
ina  sì  le  preghiere  di  Gesù  Cristo  e  del-  le  3  corti  Borboniche,  fu  seguito  da  11 'al- 
la Chiesa  sua  sposa,  la  quale  non  potrà  li  u  di  Parma,  la  quale  avendo  lesa  l'ini- 


,56  SPA 

munita  ecclesiastica,  ed  annullando  le  sue 
disposizioni  il  Papa  con  un  breve,  que 
sto  fu  soppresso  dal  consiglio  di  Castiglia. 
Ma  i  crudeli  nemici  de'gesuiti,  che  lo  e- 
rano  pure  dell'altaree  del  trono,  non  per 
anco  si  chiamarono  soddisfatti  di  averli 
falli  sfrattare  ila'  vasti  slati  di  5  principi 
cattolici  e  potenti,  sebbene  gli  avessero 
lido  Iti  erranti  e  a  non  aver  più  stabile, 
uè  sicura  dimora  in  nessuna  parte.  Non 
basta.  Vollero  questi  stessi  nemici  ripor- 
tili e  anche  un  ultimo  trionfo  sopra  de'ge- 
suiti, con  ottenere  la  loro  condanna  dal 
capo  della  Chiesa,  di  cui  eglino  erano  stati 
i  fedeli  eoperosi  soldati;  e  così  induri  eRo- 
ina  a  licenziar  la  più  valida  sua  milizia 
veterana,  e  a  lanciare  il  decreto  di  scio- 
glimento sopra  i  suoi  più  zelanti  e  prodi 
difensori.  Tale  era  il  piano  insensato   e 
diabolico,  al  quale  si  determinarono  co- 
me solo  mezzo  per  poter  giungere  alla  di- 
struzione completa  di  tutta  la  società.  A 
nome  del  loro  onore  e  della  loro  sicurezza, 
minacciata  da  intrighi  e  da  moti  perico- 
losi,! detti  sovrani  per  mezzo  de'loro am- 
basciatori domandai ouo a  Clemente  XI II 
la  soppressione  intera  de'gesuiti,  e  Carlo 
III  pel  ministro  mg.r  Aspurù,  il  tutloac- 
compagnato  da  quegli  atti  di  violenza  e 
prepotenza  die   narrai  a  Gesuiti,  colle 
militari  occupazioni  di  Benevento  e  Pon- 
tecorvOjd'Avignoneedel  Venaissino. lut- 
ti dominii  temporali  della  s.  Sede.  Cle- 
mente XIII  fu  però  confortato  da  diver- 
si sovrani  che  lo  supplicavano  a  conser- 
vare i  gesuiti,  non  meno  da  parecchi  car- 
dinali e  vescovi,  come  dallo  spagnuolo  car- 
dinal de  Solis  arcivescovo  di  Siviglia,  te- 
stimoniando di  loro  innocenza  e  virtù.  Il 
Papa  loro  costante  protettore,  dopo  aver- 
li sostenuti  coraggiosamente,  fallo  vec- 
chio e  cagionevole  di  salute,  quesl'ulti- 
mo  colpo  gli  fu  fatale  e  lo  condusse  alla 
tomba  nel  1769.  Il  conclave  divenne  il 
teatro  di  pratiche  e  d'intrighi  tra'princi- 
pi  europei;  l'influenza  della  Spagna  e  del- 
la Francia  innalzo  Ganganelli  al  ponti- 
ficalo, e  prese  il  nome  di  Clemente  XIV; 


SPA 

il  cui  breve  d'indulgenzecol  quale  ne  con- 
Cene  alle  missioni  de'  gesuiti,  fu  subito 
conculcato  in  (spagna,  volendo  il  re  ad 

ogni  costo  la  loro  completa  abolizione, 
sino  a  sollecitare  la  beatificazione  del  ven. 
Palafox,  per  quanto  tlissi  a  Gesuiti.  Ivi 
dunque -e  altrove  narrai,  che  Clemente 
XIV  ben  presto  si  accorse  che  altrimen- 
ti la  sua  autorità  sarebbe  slata  paraliz- 
zata, tra'  cardinali  ancora  essendovi  al- 
cuni avversi  a'gesuiti,  come  Malvezzi  so- 
pra tutti,  Marefoschi,  Beruis,  Corsini,  e 
Carvaglio  fratello  del  marchese  di  Pom- 
bal,  a  lui  di  gran  lunga  inferiore  per  la- 
lenti  e  cognizioni,  ma  nelle  massime  e  nel- 
l'avversione alla  santa  Sede  del  fratello 
ancor  di  mollo  peggiore, e  lo  dichiara  il 
cardinal  Pacca  nelle  Notizie  sul  Porto- 
gallo. Clemente  XIV  volle  accarezzare 
la  corleili  Spagna, tenendo  al  sagro  fonte 
il  primogenito  del  principe  dell'Asturie, 
si  fece  rappresentaredal  re  avoe  gli  man- 
dò in  dono  le  Fascie  benedette,  indi  per 
memoria  fece  coniare  una  medaglia  colla 
propria  effigie  e  nel  rovescio  una  donna 
vestita  d'abito  reale  in  allodi  presentar 
al  Papa  un  bambino,  col  motto  :  Deus 
uovafoedera  sancit.  Clemente  XI  V  non 
senza  ingegno  e  sapere,  fu  debole,  ed  il 
suo  breve  pontificato  non  si  rimarcò  che 
pe'vani  sforzi  onde  troncare  i  legami  che 
lo  tenevano  avvinghiato.  Avrebbe  volu- 
to salvare  i  gesuiti,  ma  non  ebbe  il  co- 
raggio di  farlo  apertamente,  e  dopo  li- 
na lunga  resistenza  cedèall'esigenze  delle 
memorate  corti  unite  per  la  soppressio- 
ne de'gesuiti,  per  la  Spagna  vivamente 
6ollecitando!oMongi  no  ministro  della  me- 
desima e  poi  conte  di  Florida  Bianca,  col 
pretesto  della  pace  universale.  Clemente 
XI  Vcedè,e  neliy^S  non  senzaripugnanza 
li  soppresse  col  breve  Rex  pacifìcus,  ma 
con  quelle  particolarità  che  ho  detto  a  Ge- 
suiti ed  a  Seminario  Romano,  e  ben  pre- 
sto gli  si  conturbò  l'animo  e  agitato  mo- 
rì. Posseggo  copia  della  relazione  del  ge- 
neredi  malattia  e  mortediClemenleXI  V, 
mandata  dal  ministro  di  Spagna  resid^n- 


SPA 
te  in  Rnmn  olla  reale  SUB  corte.  Essa  è 
compilata  con  troppe  prevenzioni  e  nel- 
l'erronea crederne,  che  allora  invalse  fra 
molti,  die  il  Papa  fosse  morto  di  vele- 
no, a  motivo  de'segnali  che  convalidava- 
no tal  supposto,  sia  per  la  seguita  auto- 
psia del  cadavere,  sia  pel  suo  rapido  ili- 
sfacimento.  E  perchè  il  governo  di  Ro- 
ma non  procedette  a  verifiche  sui  divul- 
gati sospetti,  e  già  s'intende  che  ne  Fu- 
rono incolpati  i  gesuiti,  calunniosamen- 
te fu  censurato  in  uno  al  popolo  roma- 
no,accusandosi  d'aver  riguardalo  con  in- 
differenza la  morte  del  proprio  principe 
e  pastore,  ed  anche  averla  appresa  con 
allegrezza.  Quasiché  avessero  a>sassiualo 
il  ^  icario  di  Gesù  Cristo,  il  quale  essen- 
do stalo  crocefisso  in  Gerusalemme,  che 
poi  Iti  segno  alhi  divina  vendetta,  que- 
sta dalla  relazione  fu  pur  minacciata  a 
Roma  !  Nella  biografia  di  Clemente  XI  P> 
ed  in  più  luoghi,  anco  per  le  precise  in- 
formazioni che  da  genuine  ed  ineccezio- 
nabili  fonti  mi  fu  dato  rilevare,  convin- 
to in  contrario,  confutai  l'asserzione  di 
preteso  avvelenamento  e  conclusi  :  Che 
il  Papa  restò  vittima  d'  una  scorbutica 
affezione  universale,  la  cui  attività  fu  ve- 
ramente micidiale, per  quanto  precedette 
e  segm  nel  pontificio  corpo  fatto  cadave- 
re. E  cosa  veramente  deplorabile,  che  la 
sua  memoria  non  abbia  sortito  peggiori 
nemici  de'suoi  medesimi  panegiristi,  in 
tal  guisa  la  granile  opera  dello  spagnuo- 
lo  s.  Ignazio  si  trovò  atterrata.  I  mem- 
bri dell'ordine  andarono  dispersi  per  l'Eu- 
ropa, e  per  una  strana  combinazione  di 
circostanze,  questi  campioni  della  chie- 
sa romana  e  de'diritti  monarchici, abban- 
donati dal  Papa  per  un  complesso  d'im- 
periose circostanze,  perseguitati  da 'prin- 
cipi cattolici  successori  di  quelli  che  più 
li  avevano  amati,  trovarono  un  prolet- 
tore nell'acattolicoFederico  II  redi  Prus- 
sia (F.),  e  un  asilo  negli  slati  dell'autocra- 
ta di  Russia  {V.)  Caterina  II, autorizza- 
ti privalamentedallostessoClenienteXIV 
e  dal  successore  Pio  VI,  e  perciò  i  gesui; 


S  P  A  i  ~>7 

ti  continuarono  ad  esistere.  Imperocché 
anche  l'autore  delle  Osservazioni  Sópra 
l'istoria  di  Clemente  XII  ,  serata  dal />. 
A.  Theiner,  Modena  1 853,  provò  e  pie- 
namente dimostrò  con  documenti  l'esi- 
stenza legittima  de'gesuiti  nella  Prussia, 
avendo  Federico  11  ottenuto  la  facoltà  di 
conservarli  in  stata  quo  tacitamente  e  poi 
espressamente;  e  l'esistenza  legittima  dei 
gesuiti  nella  Russia.  E  provato  dunque 
da'ricordati  documenti,  e  dal  da  me  ri- 
portato ne'cilati  articoli  e  nel  vol.LXHI, 
p.ioi,  che  nel  pontificato  di  Clemente 
XIV  con  suo  rescritto  o  lettera  scritta  a 
Caterina  li,  l'esistenza  de'gesuiti  nella 
Prussia  e  nella  Russia  fu  almeno  tollera- 
ta con  positiva  approvazione  e  riconosci- 
mento della  santa  Sede;  e  sotto  Pio  \  I 
a  mezzo  del  cardinal  Gio.  Rattista  Rez- 
zonico,  e  poi  a'  1 1  marzo  1783  vivae  vocis 
ora  cu  lo  a  mg.1  GiovanniBenistawski  coa- 
diutore dell'arcivescovo  di  BAohilow, spe- 
dito da  Caterina  11  al  Papa  perchè  con- 
fermasse tuttociò  che  fino  allora  erasi  fat- 
to riguardo  a'gesuiti  della  Russia.  Per- 
tanto Pio  VI  confermò,  approvò  e  rico- 
nobbe per  veri  religiosi  gesuiti, quei  picco- 
lo nucleo  della  compagnia  formatosi  nella 
Russia  Rianca,  ove  il  breve  di  Clemente 
XIV  non  essendovi  stato  pubblicato,  nep- 
pur  vi  poteva  essere  osservato,  compre- 
sa l'elezione  del  vicario  generale  da  lo- 
ro fatta:  i  gesuiti  seguirono  a  professare 
anche  colà  la  regola  e  le  istituzioni  loro, 
non  meno  che  a  mantenervi  la  successio- 
ne de'propri  generali.  Si  può  concludere, 
che  Clemente  XIV  e  Pio  VI  per  quieta- 
re i  lamenti  delle  corti  Borboniche  dive- 
nute nemiche  de'gesuiti,  e  far  cessare  le 
loro  molestie,  diplomaticamente  dissero 
una  cosa,  e  poscia  per  contentare  Fede- 
rico Il  e  Caterina  II,  privatamente  ne  per- 
misero un'altra,  onde  sai  vare  ne'loro  sla- 
ti l'esistenza  de'bramati  gesuiti.  Quando 
Clemente  Vili  nel  i5q2  soppresse  in  Ro- 
ma i  benfratelli, l'ordine  si  mantenne  nella 
Spagna,  per  non  essere  stalo  colà  promul- 
galo il  breve  distruttivo,  e  dipoi  dalla  s. 


i  J8  S  P  A 

Sede  fu  riconosciuto  per  religioso  professo 
il  benfratello  Giovanni  Pecca d  or  allora 
leligioso  in  lspngna,morto  nel  iGooebea- 
lificata  ilal  Papa  regnante  nel  decorso  an- 
no. Cos'i  dell' ordine  delle  scuole  pie  da 
Innocenzo  X  distrutto  nella  forma  e  de- 
caduto dal  grado  d'ordine  regolare  in  Ro- 
ma, nondimeno  per  ordine  si  mantenne 
in  Polonia  e  altre  parti  del  nord.  Così  av- 
venne  a'gesuiti  di  Prussia  e  Russia,  che 
Federico  li  eCaterina  11  sostenneroenon 
permisero  la  pubblicazione  del  breve  di 
Clemente  XI V, ad  onta  della  diversità  di 
loto  credenza  religiosa.  Pur  troppo  tante 
volte  la  verità  e  la  giustizia  contraddetta 
dagli  amici  o  correligionari,  viene  soste- 
nuta e  dilesa  da'  nemici  o  dissidenti. 

Carlo  111  portò  seco  in  [spagna alcu- 
ni nobili  delle  due  Sicilie,  che  destarono 
gelosia  tra'spagnuoli.  Fra  essi  vi  fu  Leo- 
poldo de  Gregorio  marchese  di  Squilla* 
ce,  già  suo  ministro  primario  e  favorito 
ne'  due  regni,  che  dichiarò  tenente  ge- 
nerale dell'armate,  e  ministro  della  mo- 
narchia e  dell'Indie.  Divenne  odioso  per 
invidia  alla  nobiltà,  e  fu  rimosso  anche 
per  la  contrarietà  del  principe  dell'Astu- 
rie, che  lo  riguardava  come  causa  prin- 
cipale perchè  era  tenuto  lontano  dagli  af- 
fari. Egli  fu  padre  dei  due  cardinali  de 
Gregorio,  nati  da  due  mogli,  Grimaldi  e 
l'avvenente  Verdugo  y-Quiiada.Da  lun- 
go tempo  la  Spagna  viveva  in  pace  col- 
1  imperatore  di  Marocco,  quando  Mao- 
metto Ben-Abdulla  improvvisamente  gli 
dichiarò  guerra  nel  1774,  non  permet- 
tendo col  sovrano  d'Algeri  che  i  cristiani 
possedessero  nelle  loro  spiaggie,comeCeu- 
ta,  Orano  e  Melilla,  piazze  che  il  re  fece 
subito  porre  in  istato  di  vigorosa  difesa. 
1  mori  nel  dicembre  con  copiosa  artiglie- 
ria assediarono  Melilla, con  l'imperatore 
in  persona,  il  quale  pei  ò  dalla  lunga  e  va- 
lorosa dilèsa  fu  costretto  a  domandar  la 
pace  sì  ingiustamente  violata.  Conside- 
randoli re  la  vastità  delle  diocesi  d'Ame- 
rica, ottenne  da  Pio  V  I  l'erezione  d'alcu- 
ni nuovi  vescovati.  Ad  istanza  del  re,  il 


SPA 
Papa  con  un  breve  provvide  all'ammini- 
strazione d'alcuni  patrimoni  ecclesiastici, 
ed  accordò  di  verse  rendile  di  beni  di  chie- 
sa, eccettuati  quelli  de'vescovati  e  de'be- 
neGzi  curati,  per  erogarsi  nella  fondazio- 
ne in  tutte  le  diocesi  di  case  dette  della 
Misericordia,  per  alimentare  i  veri  indi- 
genti. Nel  1779,  giusta  il  patto  di  fi  mi- 
glia, Carlo  111  dichiarò  guerra  all'Inghil- 
terra a' 16  giugno.  La  flotta  francese  si 
unì  alla  spaglinola  e  bloccò  Gibilterra, 
ma  senza  successo  e  con  restar  battuta  la 
squadra  comandata  da  Langara.  Pensa- 
cola,  capitale  della  Florida  occidentale, 
capitolò  nel  1  78  1, e  così  la  Florida  ritornò 
alla  Spagna,  la  quale  ricuperò  pure  Mi- 
noica; ma  riuscì  funesto  ili  3  settembre 
pel  nuovo  tentativo  sul  nuovo  famoso  as- 
sedio di  Gibilterra,  che  attrasse  l'atten- 
zione d'Europa  e  che  fu  forza  convertire 
in  blocco.  L'i  i  ottobre  l'ammiraglio  Ho- 
Ave  mandò  viveri  e  munizioni  nella  piaz- 
za, alla  presenza  delle  flotte  combinate, 
ch'erano  state  colte  da  forte  burrasca  e 
il  giorno  dopo  poste  fuori  di  stato  di  com- 
battere. La  pace  fu  ristabilita  nel  1  783  a 
Versailles,  cedendo  la  Spagna  all'Inghil- 
terra Provvidenza  e  Bahama.  Nel  1780, 
nato  altro  infante  al  principe  dell'Astu- 
rie, Pio  VI  nel  1  78  1  mandò  al  neonato  il 
sagro  e  prezioso  donativo  delle  Fascie be- 
nedette. Tanto  quest'infinte,  quanto  l'al- 
tro a  cui  avea  fatto  egual  regalo  il  pre- 
decessore, morirono  successi  va  inente.  Sot- 
to l'aspetto  del  la  mini  nistrazione,glorioso 
fu  il  regno  di  Cario  Ili,  che  con  perse- 
veranza vigilò,  eseguendo  diverse  utili 
riforme,  e  restrinse  il  potere  del  tribuna- 
le dell'  inquisizione  notabilmente.  Ebbe 
pure  il  nobile  pensiero  di  risvegliar  l'e- 
nergia nazionale  e  di  riaccendere  la  face 
delle  arti  che  gli  ultimi  principi  austria- 
ci avevano  fatto  spegnere:  rianimò  l'in- 
dustria, l'agricoltura,  le  manifatture,  le 
società  economiche.  La  Spagna  deve  al- 
tresì a  Carlo  111  quanto  può  mostrare  in 
fatto  di  stabilimenti  utili  e  di  monumen- 
ti pubblici;  le  grandi  strade,  1'  edilizi.» 


S  P  A  S  P  A                      i  m, 

delle  dogane,  quello  dello  postaaMadrid,  istruire  la  casa  del  Labrador,  eilifì/io  e- 

gli  abbellimenti  e  i  provvedi  nienti  chete-  legante  e  mobiliato  con  ogni  magnifieen* 

scio  tana  l'aria  «li  essa  capitale,  il  gabi-  ia.  Il  ino  grandioso  parco,  di  qualche  mi* 

netto  (li  .storia  natili  ale,  il  giardino  ho-  gl'in  di  circonferenza,  riiu  liindeclaini, cin- 
tatoci), le  accademie  di  pittura  e  del  di-  filiali,  lepri,  cervi,  pei  nici,  fagiani,  e  ai- 
segno,  il  canale  di  Tudela,  l'incomincia-  tri  quadrupedi  e  volatili.  La  nuova  e  a- 
mento  di  quello  di  Madrid.  Amava  la  giù-  già  la  strada  fatta  all'  uso  romano,  che 
stizia,  e  scelse  con  raro  discernimento  i  conduce  a  Madrid  e  a  Toledo, comincia- 
magislrati  ei  funzionari  pubblici  tra'cit-  ta  da  Ferdinando  YI,  costò  somme  itti  - 
ladini  d'ingegno,  elevandoli  dalla  loroo-  mense.  Aranjuez  è  costrutta  sul  costume 
scoi  ila;  ma  non  tutti  furono  nel  resto  vir-  olandese,  secondo  il  piano  del  marchese 
tuosi,  come  Mongino,  Cainpomanese  al-  Grimaldi,  ritornato  dalla  sua  ambascia - 
tri.  Fu  regolare  e  metodico  nelle  sue  a-  ta  d'Olanda.  Le  strade  sono  larghe  e  in 
EÌoni,ebbe  giusto  criterio  e  fermezza.  Buo-  linea  retta,  le  case  simmetriche  e  uni  for- 
ila ai  monia  e  corrispondenza  lo  legarono  mi_,  poco  alle  e  di  pi  ti  te  gaiamente  al  di 
a  Pio  VI,  fin  da  quando  loconohhea  Ve!-  fuori.  La  piazza  del  palazzo  reale  è  assai 
letti;  non  potè  intervenire  nelle  sue  gravi  bella,  decorata  di  grandiosi  edifizi.  Le  pas- 
vetienze,  col  figlio  re  delle  due  Sicilie,  seggiate  sono  numerose  e  amene.  Si  ri- 
che  erasi  emancipalo  dalla  paterna  in-  marcano  principalmente  il  palazzodeldu- 
fluenza,  e  gli  donò  un  Calibe  ài  platina,  ca  di  Medina  Celi,  e  quello  degl'Infanti, 
nuovo  metallo  scoperto  in  America,  alle  Vi  è  la  chiesa  parrocchiale,  case  religio- 
colonie  della  quale  concessela  libertà  del  se,  il  circo,il  teatro,  l'hai as  o  razza  reale 
commercio.  Deve  molto  a  Carlo  III,  e  al  di  cavalli  mantenuta  con  ogni  cura:  nel 
suo  figlio  e  successore  Carlo  IV,  il  sog-  circo  si  eseguisce  l'applaudita  giostra  dei 
giornoela  villeggiatura  realed'Aranjnez,  tori.  Ordinariamente  è  abitato  da  2,000 
ove  la  corte  risiede  ordinariamente  do-  persone,che  arrivano  circa  a  10,000  quao 
pò  Pasqua  sino  alla  fine  di  giugno,  nel  do  vi  è  la  corte.  L'imperatore  Carlo  V 
qual  tempo  i  ministri  esteri  si  trattengo-  ebbe  Aranjuez  col  suo  distretto  dall'or- 
no  nel  vicino  villaggio  d' Antigola,  pari*  dinedis.  Giacomo,  dell'avvicinarsi  della 
menti  delizioso  e  con  comodi  ed  eleganti  terribile  esplosione  del  vulcano  rivolo- 
casini.  Aranjuez  castello  e  piccola  città  al  zionario,  morì  Carlo  III  a'  1  4  dicembre 
confluentedelTago  nella  provincia diTo-  1  788, di  72  anni,  e  fu  deploralo  pel  eom- 
ledo, sopra  l'imboccatura  del  Xaratna, pò  plesso  di  sue  qualità.  Il  principe  delle  A- 
sta  è  in  valloneridenleeboschivo.L'ame-  storie  e  secondogenito  Carlo  iVglisuc- 
nità  naturale  della  situazione  accresce  il  cesse,  già  maritato  a  M.a  Luisa  di  Parma, 
pregio  alle  delizie  che  coll'arte  vi  forma-  figlia  del  duca  d.  Filippo,  che  l'avea  fat- 
rono  successivamente  i  re.  Anticamente  Lo  padre  anche  di  d.  Ferdinando,  nato  nel 
non  era  che  un  luogo  di  riunione  per  le  1  78-j.dopo  i  defonli  ricordati,  indi  re  sue- 
caccie  reali  :  Carlo  V  vi  fece  costruire  un  cessole;  e  di  d.  Carlo  poi  escluso  dal  trono 
gran  palazzo,  che  Carlo  II,  Filippo  V,  che  gli  spettava  legittimamente  dopo  la 
Ferdinando  VI  e  Cario  III  sempre  più  mot  te  del  fratello:  in  seguito  nacquero,  d. 
aumentarono  e  abbellirono.  Carlo  IV  vi  Fi  ancescodi  Paola  padre  del  reallualejd. 
creò  lungo  il  Tagoque'magnifici  giardi-  Cai  lotta  che  fu  sposa  di  Giovanni  VI  redi 
ni,  pieni  di  svariati  e  bellissimi  fiori  d'A-  Portogallo;  d.M*  Luisa  maritata  ad.  Lo- 
melica  ed  Europa,  ed  ornati  di  statue  e  dovieo  duca  di  Parma,  indi  regina  d'E- 
fonlane,  que'boschetti  deliziosi  ne'quali  truria  o  Toscana  e  duchessa  di  Lucca; 
l'acque  sono  maestrevolmente  distribuì-  ed.M.*  Isabella  che  sposò  il  primogenito 
te  in  cauali  artificiali  :  vi  fece  ancora  co-  di  'Ferdinando  IV  che  divenne  France- 


iGo  SPA 

sco  li  re  delle  due  Sicilie.  Sortì  dalla  na- 
tura spirito  vivo,  carattere  violento,  for- 
ra prodigiosa:  un'infermità  lo  ridusse  a 
vita  tranquilla  e  pacifica,  ubbidiente  al 
padre,  dominato  dalla  moglie,  che  subi- 
to ammise  nel  consiglio  dopo  esser  pro- 
clamalo re  a' 17  genuaioi  789.  Fu  coro- 
nato a'23  settembre  alla  presenza  delle 
cortes  ,  presiedute  dal  conte  di  Campo* 
manes,  le  quali  si  mostrarono  esigenti,  se- 
condo lo  spirito  rivoluzionario  die  allo- 
ra fermentava  nell'Europa,  ma  furono 
politicamente  congedate.  Si  pretenderle 
uno  de'loro  atti,  per  lungo  tempo  tenuto 
segreto,  e  la  cui  autenticità  non  si  può 
provare,  al  dire  di  alcuni,  fu  quello  col 
quale  Carlo  IV  facesse  da  loro  abolire  la 
legge  Salica  introdotta  in  Ispagna  colla 
morte  di  Carlo  li  ed  esaltazione  al  suo 
trono  dei  boi  boni.  Questa  abolizione  la 
pubblicò  il  figlio  Ferdinando  VII  per  as- 
siemare il  trono  alla  figlia  regnante,  in 
pregiudizio  di  suo  fratello  d.  Carlo,  co- 
me poi  dirò.  Alcune  lievi  guerre  sostenne 
in  principio  cogl'inglesi,  co' marocchini, 
cogli  algerini  a'quali  cede  Orano  e  Mal- 
zaquir.  Ma  una  guerra  ben  altrimenti  più 
sena  diveniva  grado  a  grado  imminente, 
inconseguenza  della  rivoluzione  di  Fran- 
cia. In  quest'articolo,  a  Portogallo,  [• 
talia,  Inghilterra,  Germania,  Russia, 
Prussia,  Sassonia,  Sardegna,  Parma,  e 
altri  annloghi,come  nelle  biografie  di  Pio 
/  1  e  di  Pio  J  li,  descrissi  la  lunga  se- 
rie degli  strepitosi  avvenimenti  che  ne  de- 
rivarono, laonde  essi  potranno  supplire 
a'brevi  cenni  seguenti,  sui  regni  di  Carlo 
IV  e  Ferdinando  VII.  Consiglialo  Carlo 
IV  dal  suo  accorto  ministro  contedi  Flo- 
rida Bianca,  sino  dal  principio,  di  lutti  i 
pericoli  che  alla  sua  corona  minacciava 
la  rivoluzione  di  Francia;  e  l'affetto  ch'e- 
gli portava  al  degno  capo  dell'augusta 
sua  casa,  gli  a  vea  fatto  considerare  col  più. 
commovente  interesse  le  sventure  del  vir- 
tuoso Luigi  XVI.  Allorquando  questo  re 
da'suoi  francesi  fu  arrestalo  a  Varennes, 
Carlo  IV  fece  un'energica  dichiarazione, 


SPA 

prese  misure  per  la  tranquillila  del  regno, 
e  pel  trattato  di  Pavia  inviò  9.0,000  uo- 
mini a'Pirenei.  Ma  \\\\  raggiro  di  coite, 
condotto  dalla  regina, che  sempre  più  ac- 
quistava influenza,  rovesciò  Florida  bian- 
ca, fu  esiliato  a  Murcia,e  i  confiscati  suoi 
beni  gli  ebbe  il  conte  d' A  randa  che  lo  rim- 
piazzò. Tornato  questi  dall'ambasceria 
di  Parigi,  imbevuto  delle  innovazioni  fì- 
losofiche,siopposeal  ricevimento  de'piiu- 
cipi  francesi  emigrati  e  alle  potenze  che 
prepara vansi  a  marciare  contro  la  Fran- 
cia rivoluzionata;  appena  accolse  i  rea- 
listi francesi  che  si  rifugiarono  in  Ispa- 
gna,ma  lasciò  libera  l'introduzione  a  gior- 
nali e  libri  rivoluzionari.  Ciòcia  troppo 
contrario  alle  savie  opinioni  del  re  e  al- 
l'inalterabile suo  amore  per  Luigi  XVI, 
ed  il  partito  stesso  della  regina  conside- 
randolo come  uno  sgabello  per  elevare  il 
famoso  Emanuele  Godoy,  che  fu  cagio- 
ne della  rovina  di  Spagna  e  delle  sven- 
ture cui  soggiacque, percotnune consenso 
degli  storici  contemporanei,  ne  affrettò 
la  deposizione.  Fu  ill5  novembre  1  792 
che  Godoy  favorito  della  regina,  uscito 
poc'anzi  dagli  ultimi  ordini  della  guar- 
dia reale,  ricevette  da  Carlo  IV  il  por- 
tafoglio dii.°  ministro,  sebbene  d'equi- 
voca capacità.  Egli  in  principio  non  die- 
de al  re  cattivi  consigli,  anzi  lo  secondò 
nelle  giuste  e  generose  intenzioni  per  la 
salvezza  di  Lui"i  XVI.  Tuttavolta  tutti  i 
tentativi  del  re, l'impiego  di  3milioni,ben- 
chè  quale  allea  lo  del  la  Francia  per  salvar- 
lo ne  supplicasse  il  presidente  della  con- 
venzione nazionale,  riuscirono  per  deplo- 
rabile fatalità  affatto  inutili,  e  l'infelice 
marti reLuigi  XVI  lasciò  la  testa  sul  palco. 
Carlo  IV  nella  disperazione  del  dolore, 
ordinò  un  lultogeneraledi  3  mesi,  richia- 
mò da  Parigi  il  suo  incaricato  d'affari, 
accolse  amorevolmente  gli  emigrati,  cac- 
ciò da'suoi  stati  il  conted'Aranda,e  mal- 
grado il  suo  carattere  pacifico,  e  della  tri- 
ste condizione  dello  stato,  cede  all'entu- 
siasmo de'suoi  popoli,  e  si  preparò  ener- 
gicamente alla  guerra. Nondimeno  fu  pi  e- 


SP  A 
venuto  dalla  convenzione  nazionale  di 
Parigi,  che  si  scagliò  sulle  navi  spaglino- 
le del  Mediterraneo,  e  gliela  dichiarò  ai 

"  marzo  1 793.  Esausto  l'erario,  Car- 
lo IV  ricorse  a  Pio  VI  per  essere  aiutalo 
dal  clero  secolare  e  regolare  di  Spagna. 
Il  Papa  con  due  brevi  gli  accordò  la  fa- 
coltà di  aggravare  di  36  milioni  lesoli- 
te  imposizioni  su  di  esso,  e  di  altri  3o  mi- 
lioni ambo  i  cleri  d'America  a  lui  sog- 
getti. Di  più  gli  concesse  che  tutte  le  ren- 
dite delle  dignità  e  altri  benefizi  vacanti 
o  die  vacassero,  si  erogassero  a  vantag- 
gio dell'erario  sino  all'estinzione  del  de- 
bito nazionale.  Tulle  le  provincie  quindi 
della  monarchia  e  i  diversi  corpi  dello 
stato  contribuirono  a  fornire  i  mezzi  per 
l' arrotamento  dell' esercito  e  manteni- 
mento della  guerra.  Questa  fu  diretta  da 
Godoy  divenuto  duca  d'Alcudia,  il  qua- 
le stendeva  i  piani  di  campagna  :  fu  qua- 
si sempre  difensiva,  e  in  generale  mal  con- 
dotta e  peggio  eseguila.  I  repubblicani 
francesi  conquistarono  la  Guipuscoa,  la 
Discaglia,  parie  della  Navarra,  e  s'inol- 
trarono nella  vecchiaCastiglia,allorqoan- 
do  la  pace  di  Basilea  de'22  luglio  1  79^ 
pose  finealle  ostilità.  Carlo  IV  senza  suc- 
cesso tenlò  la  liberazione  di  Luigi  XVII, 
figlio  del  re  decapitato,  e  che  gli  fossero 
date  alcune  provincie  limitrofe  alla  Spa- 
gna, per  fai  ne  un  re  d'Aquitania.  La  Spa- 
gna riacquistò  l'occupato,  cede  alla  Fran- 
cia la  sua  porzione  sull'isola  di  s.Domingo, 
fu  obbligala  a  ritirarsi  dall'alleanza  del- 
l'Inghilterra e  unirsi  a  Francia,  e  fu  co- 
stituita mediatrice  perchè  la  repubblica 
francese  fosse  riconosciuta  dalPortogallo, 
dalle  due  Sicilie,  da  Parma  e  Piacenza, 
e  da  altri  principi  italiani.  Credendo  il 
buon  re  vantaggioso  il  trattalo  pel  riposo 
e  felicità  de'  suoi  popoli,  ne  attribuì  o» 
gni  bene  a  Godoy,  ch'era  diventilo  anco 
suo  favorito,  lo  creò  grande  di  Spagna, 
principe  della  Pace,  poi  grande  ammi- 
raglio, generalissinio,e  gli  clonò  una  terra 
ragguardevole,  il  re  e  la  regina  fecero  un 
viaggio  per  le  pi  ovincie,e  dappoi  lutto  fu- 

\UL.    LXV11I. 


SPA  l6l 

rono  accolti  con  dimostrazioni  del  pia  vi- 
vo entusiasmo.  Non  meno  del  re,  la  mag- 
gior parte  degli  spaglinoli  allora  in  quel- 
la [tace colla  Francia  non  iscorgevano  che 
il  termine  d'una  guerra  sangui  noia  e  ili 
distruzione.  Nel  1  7 qC>  l'alleanza  conFran- 
cia divenne  offensiva  e  difensiva,  con  di- 
chiarazione di  guerra  agi'  inglesi;  ed  il 
principe  della  Pace  tutto  di  essa  bene- 
volo, forse  adescato  di  qualche  porzione 
nelle  spoglie,  voleva  che  la  guerra  fosse 
dichiarata  anche  al  Portogallo,  ma  non 
potè  vincere  la  ripugnanza  di  Carlo  IV 
a  combattere  il  suo  genero  che  solo  l'a  vea 
aiutato  nell'ultima  guerra.  Intanto  gl'in 
glesi  interruppero  i  rapporti  e  il  commer- 
cio di  Spagna  col  Perù,coI  .Messico  e  colle 
sue  ricchissime  colonie,con  gravi  pregiu- 
dizi. Le  navi  spaglinole  bloccate  ne'por- 
ti  restarono  a  disposizione  di  Francia,  che 
fu  causa  della  rovina  della  marina.  Nelle 
fazioni  guerresche  fra  gl'inglesi  e  igallo- 
ispani,  l'ammiraglio  Cordova  patì  nota- 
bile perdita,  il  porto  di  Cadice  fu  bloc- 
cato e  bombardato;  ma  la  difesa  in  tut- 
ti gli  altri  punti  fu  vigorosa,  nulla  si  per- 
de in  America,  e  nelle  Canarie  fu  respin- 
to il  celebre  ammiraglio  inglese  Nelson 
privato  d'un  braccio  in  quell'attacco.  Il 
benigno  e  inconsolabile  Carlo  IV,  pian- 
gendo sempre  Luigi  XVI,  fu  obbligato 
a  ricevere  per  ambasciatore  il  più  esal- 
lato rivoluzionario  e  che  a  vea  contribui- 
to alla  di  lui  morte,  e  confinar  nelle  i- 
sole  Daleari  i  realisti  francesi  e  guerreg- 
giare altri.  Perciò  la  Russia  gli  dichiarò 
guerra,  la  Porta  ottomana  licenziò  l'ani 
basciatore,  e  si  trovò  esposto  con  tutti  i 
nemici  di  Francia.  Oppresso  Carlo  IV  da 
tanti  sinistri,  s'  infastidì  degli  affari  del 
governo,  abbandonò  ogni  cosa  alla  regi- 
na ed  al  favorito,  solo  occupandosi  della 
cacciaedella  musica.  Ricolmò  vieppiùd'o- 
gni  speciedi  benefizi  il  principe  dellaPace, 
lo  sposò  ad  una  principessa  reale,  e  dive- 
nuto suo  cugino  lo  dichiarò  prefetto  del 
palazzo.  Procurò  il  re  di  moderare  i  fu- 
riosi trasporti  deh  aucesi  contro  i  governi 
1  i 


i6a  SPA 

italiani,  esibì  la  sua  mediazione  a  Pio  VI 
quando  ne  invadevano  gli  ciati, ed  iuca- 

ncò  l'indegno  cav.  Nicola  de  Azara  suo 
ministro  iti  Roma,  d'aiutar  in  lutto  il  Pa- 
pa.Di  falli  egli  s'interpose  per  l'umiliante 
e  rovinoso  armistizio  di  Bologna  a*23giu- 
gnoi7f)6,  per  cui  l'Azara  si  ritirò  a  Fi- 
renze pe'motteggi  de'romani  che  lo  so- 
spettarono traditore.  Tuttavia  il  leale  l'io 
VI  trovandosi  nel 1 707  in  maggiori  an- 
gustie, per  fermare  le  occupazioni  del- 
le sue  pro\incie  operate  da'francesi,  cre- 
dendolo di  buona  l\n\e,  lo  invitò  a  trat- 
tar la  pace  di  Tolentino  de*2  3  febbraio, 
col  sacrifizio  della  maggior  parte  de'suoi 
domimi.  Nell'articolo  Sicilia,  col  Baldas- 
sari,  Relazione  dell'  avversila  e  patimen- 
ti di  P.o  FI,  narrai  come  il  principe  della 
Pace  consigliò  che  si  togliesse  al  Papa  il 
resto  de'suoi  slati  e  si  trasferisse  in  Sar- 
degna, e  s'ingrandisse  colle  sue  Provin- 
cie il  ducato  di  Parma  dell'infante  di  Spa- 
gna d.  Ferdinando  fratello  della  sua  pro- 
tettrice la  regina  M."  Luisa.  Di  più  die 
istruzioni  ad  Azara  che  nel  caso  della  mor- 
te di  Pio  VI  dichiarasse  a' cardinali  che 
il  re  non  riconoscerebbe  per  successore, 
se  non  l'eletto  d'accordo  col  suo  mini- 
stro in  Roma!  Premendo  al  principe  del- 
la Pace  di  ma  rida  re  in  onorato  esilio  il  car- 
dinal Lorenzana,  grande  inquisitore  e  ar- 
eivescovodi  Toledo,  con  Despuig  arcive- 
scovo di  Siviglia,  insieme  a  Muscjuiz  ar- 
civescovo di  Seleucia  abbate  di  s.  Idei- 
fonso  e  confessore  della  regina,  persuase 
di  mandarli  al  Papa  con  ambasceria  nel 
'797'  Pel  confortarlo  nelle  angustie  in 
cui  trovatasi, ma  senza  istruzioni  e  auto- 
rità; mentre  nel  dispaccio  al  cardinale  per 
questa  missione,  scagliò  crudeli  invettive 
contro  il  Papa  e  i  suoi  consiglieri,  per  non 
aver  ceduto  subito  a'francesi!  Siccome  al 
principe  della  Pace  interessava  di  tenere 
lontano  il  cardinale, perché  qual  inquisi- 
tore aveva  cominciato  a  procedere  con 
tra  di  lui,  lo  fece  restare  in  Roma,  con 
Despuig  poi  cardinale,  richiamando Mu- 
squiz,  L'ambasceria  fu  puramente  fan- 


SPA 
Ustica,  tuttavia  i  due  personaggi  in  tem- 
po delle  maggiori  avversità  di  Pio  VI, 
furono  due  angeli  consolatori  egli  som- 
ministrarono soccorsi ,  come  li  celebrai 
nelle  loro  biografie  ed  a  Siena.  I  fran- 
cesi consumarono  nelirqS  l'intera  in- 
vasione dello  stato  pontificio  coli* occu- 
pazione di  Roma,  e  l'Azara  regolò  l'in- 
gresso delle  truppe.  Pio  VI  fu  detroniz- 
zato, ed  a'20  febbraio  condotto  in  Sie- 
na, indi  alla  certosa  di  Firenze,  donde  fu 
trasferito  in  Valenza  di  Francia, ove  mo- 
rì a'iq  agosto  1  79Q-  Avcanonel  viaggio 
raggiunto  il  Papa  a  Castel  s.  Giovanni, 
prima  di  Voghera,  il  cav.  Pietro  Labra- 
dor come  sui  rogalo  dal  re  al  cardinal  Lo- 
renzana nell'uffizio  di  suCministrOjemg.1 
Giuseppe  Gareia  Malo  cameriere  segreto 
di  Pio  VI,  qual  segretario  di  legazione: 
disse  che  avea  commissione  di  proporre 
e  concludere  diversi  affari  che  premeva- 
no sommamente  d' indulti  apostolici,  e 
di  somministrare  le  occorrenti  somme,  e 
quanto  l'arcivescovo  di  Valenza  di  Spa- 
gna avea  raccolto  da'buoni  spaglinoli;  e 
poi  lo  raggiunse  a  Grenoble  e  protesse  il 
resto  del  viaggio  per  Valenza  di  Francia. 
Intanto  in  (spagna  pegli  artifizi  degli  a- 
genti  francesi,  il  principe  della  Pace  fu 
privato  del  titolo  di  1  ."ministro,  che  al- 
meno in  apparenza  passò  in  Saavedra, se- 
gretamente continuando  il  principe  a  reg- 
gere i  desimi  della  monarchia.  In  Valen- 
za il  Labrador  espose  le  sue  domande, 
che  alcune  ledevano  i  sagri  canoni  e  la 
disciplina  ecclesiastica,  secondo  le  istru- 
zioni del  marchese  d'Urquijo  nemico  del 
clero. Pio  VI  alcune  esaudì,  altremitigò, 
altre  ne"ò  con  fermezza.  Il  cav.  Labra- 

D 

dot  procurò  d'essere  di  sollievo  al  Papa, 
visitandolo  ogni  gioì  no  dopo  il  desinare, 
e  riuscì  di  molto  conforto  all'addolorato 
ed  infermiccio  Pio  VI.  Il  Labrador  con- 
tinuò a  rimanere  in  Valenza,  mantenne 
la  famiglia  pontificia,  e  somministrò  poi 
i  mezzi  per  tornare  in  Italia,  dopo  avere 
apposto  il  suo  sigillo  alla  cassa  mortuaria 
ove  fu  deposto  il  cadavere  del  Papa, e  fatto 


SPA  SPA  iG3 
accordino  ai  medesimi  famigliari  i  pas«  Idei  fon  so  fece  cedere  alla  Francie  la  Nuo« 
saporii  egli  elicili  lasciati  loro  dal  Papa,  va  Orleans  e  In  Lnigiaon,  forzandola  ad 
Così  C.iulo  IV,  come  alleato  de' francesi,  aumentare  le  sue  armale,  ad  accrescete 
potè  ed  ebbe  la  gloria  di  essere  il  solo  so*  la  sua  marina,  ed  a  riunir  le  sue  squa- 
Viano,  clic  nella  prigionia  e  deportalo-  die  alle  francesi;  e  riprendendo  il  pin- 
ne di  Pio  VI,  lo  consolò  e  soccorse  a  mez  getto  di  dominar  il  Portogallo  a  danuo  del 
zo  d' un  suo  rappresentante.  A  Madrid  commercio  ingtese,  pose  in  opera  ogni  ar- 
il  marchese  d'Urquiio  non  permise  che  tifizio  per  fervi  concorrere  il  gabinetto  dì 
il  nunzio  Casoni  pubblicasse  le  facoltà  di  Madrid,  promettendo  aumento  di  terri- 
eni  eia  munito,  e  in  lutto  il  tempo  della  torio.  Il  principe  della  Pace  fu  l'istiga* 
sede  vacante  il  tribunale  della  nunziatu-  tore  di  tale  aggressione,  ed  ebbe  il  coniati- 
la non  potè  operare  patentemente.  An-  do  dell'armala  spago U0 la  per  eseguirla, 
zi  il  governo  con  circolare  agli  arcive-  e  fece  alcune  conquiste.  Per  la  pace  fu  m<- 
scovi  o  vescovi,  notificò  che  usassero  se-  slieri  rivolgersi  a  Bonaparte,  che  vi  con- 
condo  l'antica  disciplina  della  Chiesa  di  Tenne  nel  1801  a  Badajoz  per  la  cessione 
loro  autorità  nelle  dispense  matrimoniali  d'una  parte  della  Guyana,  di  non  avere 
e  in  altro,  sino  all'elezione  del  nuovo  Pa-  più  il  Portogallo  commercio  cogl'inglesi, 
pa.  Ma  quasi  tulio  l'episcopato  s'oppose  e  il  pagamento  di  a5  milioni,  oltre  6  che 
a  così  strana  determinazione,  e  dissero  ne  volle  il  fratello  Luciano  ambasciatore 
che  poteva  provvedere  il  nunzio  che  ne  a  Madrid,  e  che  fece  il  trattato.  Il  regna- 
rla fàeollizzato. Non  sidiedcascoltoarpie-  dagnò  Olivenza;  e  fu  allora  che  nominò 
sta  savia  condotta,  contuttociò  i  vescovi  Godoy  generalissimo  degli  eserciti  di  ter- 
si ricusarono  obbedire  alle  insinuazioni  ra  e  di  mare,  gli  conferì  la  gran  croce  di 
governative,  ed  all'occorrenza  ricorsero  Carlo  III,  ed  una  guardia  d'onore  per  la 
al  nunzio.  Vinti  i  ministri  dalla  loro  co-  sua  persona:  il  re  di  Portogallo  Io  creò 
stanza,  non  frapposero  più  impedimenti,  conte  d'Evora  Monte.  Per  la  pace  à'  A« 
Di  tutto  e  meglio  discorre  il  citato  Bai-  miens,  la  Spigna  perde  l'isola  della  Tri 
dassari,  riprovando  il  vescovo  di  Sala-  nità;  ma  ben  presto  proclamato  Napo- 
manca  che  approvò  il  regio  decreto.  Di-  leone  I  imperatore  de'francesi  erotta  la 
veuuloi  ."console  della  repubblica  fran-  guerra  neli8o4,  la  Spagna  potè  restai 
rese  Napoleone  Bonaparte,  spedì  a  Ma-  neutra  con  l'annuo  tributo  di  5o  milioni 
drid  il  liiogotenenle  Berthier,  che  vi  rice-  alla  Francia,  per  cui  gl'inglesi  depreda- 
vèdislinta  accoglienza,  massimedal  prin-  rono  i  galeoni  carichi  de'tesori  d'Ameri- 
cipe  della  Pace,  ed  il  re  mandò  al  conso-  ca,  dall'ammiraglio  Cromvallis  tratti  in 
le  20  bellissimi  cavalli  andalusi.  Notai  a  un  porto  britannico.  Perciò  ricominciò 
Marocco  il  trattato  concluso  dalla  Spa-  una  guerra  distruggitrice,  che  Carlo  IV 
gna  con  quell'impero.  Appena  Carlo  IV  avendo  ben  ragione  di  temere  avea  pro- 
seppe l'elezione  di  Pio  VII,  con  decreto  curato  evitare  con  tanti  sagrifizi.  Bisognò 
de'2  aprile  invitò  l'episcopato  a  rivolger-  raddoppiare  le  armate  di  terra  e  di  ma- 
si al  Papa  pegli  affari  di  loro  diocesi.  Pio  re,  oltre  il  tributo  col  quale  avea  coiti- 
VII  errò  subilo  cardinale  Luigi  di  Bor-  prato  la  neutralità.  L'interruzione  di  qua* 
bone  figlio  del  suddetto  infante, cheavea  lunque  commercio,  e  la  privazione  d'o- 
rinunziatoil  cardinalato,  gli  mandò  in  I-  gni  rapporto  colle  suecolonie,  immerse  la 
spagna  tutte  le  insegne  cardinalizie,  fece  Spagna  in  angustie,  alle  quali  si  aggiunse 
arcivescovo  di  Toledo,  e  amministratore  a'2  1  ottobre  1  c»o5  il  disastro  diTrafalgar, 
di  Siviglia.  Bonaparte  co'suoi  trionfi  raf-  col  quale  perde  le  più  belle  squadre.  Que- 
fermatosi  nel  polere, cominciò  ad  essere  sto  famoso combaltimenlo  navale  awe- 
csigenle  verso  la  Spagna,  colla  pace  di  s.  unto  in  Trafalgar  capo  dì  Spagna ,  che 


,  6  S  S  P  A 

forma  l'ingresso  occidentale  dello  stretto 
di  Gibilterra,  fu  vinto  dagl'  inglesi  sotto 
gli  ordini  del  celebre  Nelson,  che  vi  trovò 
la  morte,  al  pari  di  Gravina  fratello  del 
nunzio  e  ammiraglio  spagnuolo,  mentre 
l'ammiraglio  francese  Villeneuve,  fatto 
prigioniero,poi  per  dolore  si  uccise.  Quan- 
to fu  pagato  il  vestito  di  Nelson  che  in- 
dossava nella  battaglia,  lo  dissi  nel  voi. 
LV1I,  p.i  i  i.  Alla  vista  di  tante  calamità 
imperversanti  ad  un  tratto  sopra  i  suoi 
popoli,  Carlo  IV  fu  ridotto  alla  dispera- 
zione, e  nulla  pareva  aver  forza  di  trar- 
nelo,  quando  nel  1806  la  Russia  annun- 
ziò al  principe  della  Pace  la  prossima  for- 
midabile alleanza  contro  l'impera  toreNa- 
poleone  I,  tra  essa,laPrussia  e  l'Inghilter- 
ra, avendovi  acceduto  il  Portogallo,  e  lo 
invitò  n  prendervi  parte.  11  gabinetto  di 
Madrid  colse  avidamente  questo  incon- 
tro, per  uscir  dalla  deplorabilesiluazione 
in  cui  giaceva  da  più  di  io  anni;  ma  la  po- 
co cauta  intolleranza  del  principedellaPa- 
ce  rovinò  ogni  cosa,  nello  stimolare  l'en- 
tusiasmo degli  spaglinoli  intempestiva- 
mente, con  proclama  ch'ebbe  lunghi  e 
funesti  risultati,  pubblicato  a'  1 4  ottobre 
nel  giorno  in  cui  trionfava  Napoleoue  1 
di  Prussia  a  Jena.  Convenne  alla  Spagna 
simulare  e  far  credere  che  aveasi  la  mi- 
ra della  guerra  contro  Marocco,  e  l'astu- 
to imperatore  non  fece  travedere  il  suo 
sdegno  e  quanto  si  proponeva  eseguire 
sulla  penisola  Iberica  a  suo  tempo.  Esi- 
gette l'imperatore  che  gli  si  mandassero 
20^000  spaguuoli  alle  sponde  del  Bal- 
tico, per  combattere  i  prussiani  e  i  russi, 
le  quali  truppe  contribuirono  allo  scio- 
glimento della  guerra  e  al  trattato  di  Til- 
sit  nel  1807,  nel  quale  Napoleone  I  colla 
Piussia  si  divisero  l'Europa  e  altre  regio- 
ni, e  la  Spagna  entrò  nella  parte  devolu- 
ta al  1. "Guardando  Napoleone  I  alla  de- 
bolezza di  Carlo  IV  e  all'  imperizia  dei 
suoi  ministri,  si  lusingò  di  presto  impos- 
sessarsene. In  tanto  valendosi  del  le  sue  arti 
fece  destramente  seminar  discordie  nella 
famiglia  reale.  Fu  accarczzata-r'aaibizio- 


SP  A 

ne  del  principe  della  Pace,  adescandola 
colla  prospettiva  di  più  estesa  possanza, 
e  di  mia  completa  usurpazione,  facendo- 
gli sopraltuto  temere  per  l'avvenire  il  ri- 
sentimento dell'erede  ilei  trono  d.  Fer- 
dinando, contro  il  quale  accrebbe  l'odio 
che  da  lungo  tempo  gli  portava  il  mini- 
stro. Nello  stesso  tempo  Napoleone  I  era 
a  partedella  confidenza  di  d.  Ferdinando, 
gli  prometteva  il  suo  appoggio, e  Io  ani- 
mava d'ira  contro  Godoy  e  la  regina,  che 
nel  proprio  accecamento  avea  concepi- 
to pel  figlio  un  odio  cosi  mostruoso,  che 
il  suo  maggiore  dispiacere  fu  per  lungo 
tempo  il  non  poterne  rendere  partecipe 
il  re.  Ma  essa  secondata  da  Godoy,  tanto 
seppe  fare  e  dire,  che  in  fine  Carlo  IV 
non  credè  più  all'  alletto  del  principe  e 
venne  in  sospetto  che  ordisse  congiure  e 
mantenesse  intelligenze  contro  di  lui,  ed 
un  terribile  processo  fu  la  conseguenza 
del  raggiro.  Quando  Napoleone  1  ne  fu 
informato  da  Carlo  IV,  peusò  di  comple- 
tar l'opera  con  altri  espedienti.  Pertanto 
fece  a'  26  ottobre  1807  sottoscrivere  iu 
Fontainebleau  da  Godoy  all'insaputa  e 
nel  uomedel  re  di  Spagna,  col  mezzo  d'I- 
squierdo  senza  probità  e  creatura  di  Go- 
doy, il  rovinoso  e  famoso  trattato,  il  cui 
unico  oggetto  pareva  lo  smembramento 
del  Portogallo,  ma  in  fatto  avea  per  iscopo 
l'invasione  diSpagna  e  la  rovina  della  rea- 
le dinastia.  Carlo  IV  dovea  per  ciò  assu- 
mere il  titolo  d'imperatore  delle  Ameri- 
che, e  recarvisi; e  suo  nipote  re  d  Etruria 
Lodovico  figlio  della  figlia  M.a  Luisa,  do- 
vea esser  creato  re  di  Lusitania  o  di  Por- 
togallo sotto  la  reggenza  della  slessa  ma- 
die, rinunziando  però  alla  Toscana,  che 
poi  fu  la  sola  clausola  ad  aver  effetto  in 
favore  della  sorella  dell'imperatore.  L'an- 
tico regno  degli  Algarvi,  appartenente  al 
Portogallo,  per  tale  misterioso  trattato 
doveva  essere  trasformato  in  principa- 
to ereditario  con  ricche  rendite  per  Go- 
doy. Doveano  in  fatto  traversai-  la  Spa- 
gna 80,000  francesi,  capitanati  dal  co- 
gnato di  Napoleone  I  il  generale  Gioac- 


S  P  A 
citino  Murat,  a  cui  era  promesso  il  tro- 
no di  Spagna,  avendolo  ricusato  Luigi 
re  d'Olanda  fratello  dell'imperatore.  In 
breve  le  truppe  furono  sulle  frontiere  di 
•Spagna,  e  la  marcia  rapida  e  minaccio' 
sa  parve  aprire  un  po' gli  ocelli  alla  na- 
zione e  alla  curie  di  Madrid;  il  solo  <lo- 
doynon  erasi  ancora  disingannato  dalle 
sue  illusioni,  e  ormai  una  gran  pule  del- 
ie piazze  e  delle  provincia  spaglinole  era 
slata  sorpresa  e  occupala  coll'artilìzio  O 
colla  violenza;  poiché  Godoy  scriveva  ai 
comandanti,  ricevete  bene  i  francesi  che 
sono  nostri  alleati  e  amici.  In  questo  mez- 
zo gl'inglesi  minacciarono  i  possedimenti 
d  oltremare,  ed  avvicinavano  l'istante 
della  già  ordita  rivoluzione  americana. 
Non  andò  molto  che  il  traditore  Isquier- 
do  dichiarò  al  re,  che  Napoleone  I  vo- 
leva sul  momento  gli  si  cedessero  le  pro- 
vinole frapposte  tra  l'Ebra  ed  i  Pirenei, 
e  che  riceverebbe  in  compenso  il  Porto- 
gallo che  anda  vasi  a  conquistare.  Indi  fu 
;i  mi  inizia  lo  a  Carlo  IV,  che  l'imperatore 
voleva  recarsi  a  trattar  con  lui  senza  il 
concorso  de'  ministri,  sugl'interessi  della 
Spagna  e  del  Portogallo.  Sbigottito  il  re, 
e  vedendo  inevitabile  colla  regina  la  pro- 
pria rovina,  rispose  acconsentire  a  ogni 
cosa,  e  che  rispetto  all'indennità  di  sue 
provincie  oltre  l'Ebro  si  rimetteva  alla 
generosità  dell'  imperatore  !  Poscia  tor- 
nando all'antico  suo  progetto  di  partenza 
per  l'America,  onde  sottrarsi  colla  fuga  al- 
la sovrastante  tempesta, premurosamente 
sollecitò  Godoy  ad  alFrettarnei  preparati- 
vi.ed  annunziò  al  (12I  io  d.Ferdinando.che 
abbandonava  ogni  potere  nelle  sue  mani 
e  lo  creava  luogotenente  generale  del  re- 
gno. Tuttociò  accadeva  in  Aranjuez,  ove 
ad  onta  della  segretezza  colla  quale  si  pro- 
cedeva, accorse  anche  da  Madrid  il  po- 
polo agitato  dagli  avvenimenti,  si  rivolse 
subito  irritatissimo  contro  il  favorito  Go- 
doy, abbattè  le  porte  del  suo  palazzo,  ed 
egli  ebbe  appena  il  tempo  di  nascondersi, 
ed  era  vicino  a  perire,  quando  d.  Ferdi- 
nando losalvòcol  farlo  mandare  nel  cai- 


SPA  i65 

cere.  Il  re  tutto  smarrito  s'affacciò  al  bah 
conce  disse  alla  moltitudine  che  non  par- 
tiva piìi  ;  sopravvenuto  d.  Ferdinando 
calmò  l'effervescenza,  e  assicurò  il  popolo 
di  non  abbandonarlo  giammai.  Subito  fu 
gridato  re,  e  le  voci  di  evviva  Ferdinan- 
do I  II  rimbombando  sino  alle  orecchie 
di  Carlo  IV,  i  suoi  cortigiani  e  la  stessa 
regina  l'invitarono  con  preghiere  a  de* 
por  la  corona,  come  già  meditava.  Il  re 
non  esitò  punto,  e  alla  presenza  di  tutta 
fi  corte  sottoscrisse  la  sua  abdicazione 
con  tutto  il  piacere  a' K)  marzo  i8ob',  e 
continuò  i  suoi  preparativi  per  partire  pel 
Messico.  A  tanta  spontaneità,  si  aggiun- 
ga che  quando  Ferdinando  VII  gli  signifi- 
cò che  andava  a  Madrid  a  prendere  le  re- 
dini del  governo,  Carlo  IV  lo  abbracciò, 
benedì,  e  versò  lagrime  di  gioia  e  di  te- 
nerezza; indi  lo  raccomandò  a  Napoleo- 
ne I  vi  vameute.  Due  giorni  dopo  ogui  co- 
sa mutò  faccia  ! 

I  messaggi  di  Napoleone  I  egliartificii 
diMurat,che  a'iZ  marzo  entrò  colle  trup- 
pe composte  di  4", 000  uomini  in  Ma- 
drid (e  ripresa  la  spada  di  Francesco  I  la 
mandò  all'imperatore),  valsero  a  riani- 
mare tulli  i  furori  della  regina  contro  suo 
figlio,  lutto  il  zelo  per  Godoy,  e  questo 
favorito  ch'erasi  trascinato  in  un  carce- 
re per  sottrarlo  al  furore  della  plebe  e 
sfuggito  alla  sua  ira  per  bontà  di  Ferdi- 
nando VII,  agiva  ancora  dal  fondo  della 
prigione,  di  concerto  col  general  france- 
se, per  far  credere  a  Carlo  IV  che  quan- 
to era  accaduto  dovea  ritenersi  il  risulta- 
meli tod'unacongiura  di  Ferdinando  VII, 
e  che  stava  a  lui  il  riprendere  una  coro- 
na strappata  dalla  violenza.  La  regina  di 
Etruria,  che  andava  di  molta  intelligen- 
za colla  madre,  agiva  nel  medesimo  sen- 
so. Fu  sotto  l'influenza  di  questi  discorsi 
calunniosi  e  la  dettatura  di  Murai,  che 
Carlo  IV  scrisse  a  Napoleone  1:  Voler  e- 
gli  abbandonarsi  ad  un  grand'uomo  che 
sempre  gli  si  era  dimostrato  amico  ;  e  ri- 
mettersi a  lui  su  quanto  avesse  deciso  sul  la 
propria  sorte,  su  quella  della  regi  uà  e  di 


166                    SI»  A  SFA 

diGodoylPertalniodo  l'imperatore  ven-  die  trovavasi  in  luoghi  non  ancora  occu- 

ne  a  capo  ili  tutte  le  sue  astuzie;  invo-  pati  da'francesi,  non  che  da  Godoy  posto 

caodo  a  un  tempo  Ferdinando  VII  la  sua  in  libertà  da  Murai.  Ferdinando  VII  era 

possanza, era  quindi  l'arbitro  del  loiode-  ormai  prigioniero  quando  suo  padre  giun- 
stimi.  Di  ciò  non  conlento,  occorreva  die  se  [nesso  Napoleone  I,  e  già  gli  si  era  si- 
in  suo  potere  cadessero  pure  le  loro  per-  giti  Beato  d'ordine  dell'imperatore:  Che 
sone,  che  tutta  la  famiglia  realesi  recas-  la  casa  di  Borbone  aveva  cessato  di  re- 
se in  Bajona  a  mettersi  in  poter  suo:  tut-  gnare  in  [spagna;  che  essa  veniva  sosti- 
lo quindi  operò  al  conseguimento  dello  luita  da  quella  dell'imperatore;  che  nou 
scopo.  11  credulo  Ferdinando  VII,  solle-  gli  restava  a  fare  che  una  formale  rinun- 
ciato da  .Marat  e  più  ancora  daSavary  zia  della  corona  tanto  per  esso,  quanto 
aiutante  di  campo  dell'imperatore,  vi  si  pe'principi  di  sua  famiglia,  e  che  gli  sa- 
recòpfl  impartendo  da  Madrid  a' io  apri-  rebbe  data  in  compenso  l'Etruria.  Non- 
le,  dopo  avere  confidato  il  potere  a  una  dimeno  per  una  inconseguenza  ci  i  Ilici  le 
reggenza  presieduta  dallo  zio  l'infante  d.  «spiegarsi,  Napoleone  1  pretese  poi  che 
Antonio,  rifiutandosi  di  restituire  la  co-  Feulinaudo  VII  restituisse  la  corona  al 
rona  a  suo  padre,  lusingandosi  e  tenendo  padre,  il  quale  con  termini  imperiosi  l'e- 
per  cerio  che  appena  Napoleone  I  lo  aves-  sigeva  e  brutalmente  sino  a  minacciarlo 
se  veduto,  si  sarebbe  fatto  a  salutarlo  col  dell'estremo  supplizio,  e  che  farebbe  pas- 
nome  di  re,  giacché  sino  allora  non  lo  a-  saie  per  le  armi  il  (rateilo  d.  Carlo  e  il 
veva  fatto;  ma  giunto  in  Vittoria  fu  cir-  loro  seguito.  Napoleone  I  presente  al  cu- 
coi-dato  da'francesi,  e  per  eccessiva  buo-  mulo  di  tante  invettive,  aggiunse  ebe  sa- 
na fede  non  volle  porsi  in  salvo,  ad  onta  rebbe  costretto  di  sostenere  un  re  infelice 
«'egli  eccitamenti  e  sicurezze  che  gli  furo-  contro  il  proprio  figlio  ribelle;ed  aperta  - 
no  oflerte,e  non  ostante  che  diversi  gran-  mente  gli  disse,  bisogna  sceglieie  tra  la 
di  di  Spagna  l'illuminarono  dell'usurpa-  cessione  o  la  morte  !  Egual  sorte  era  ri- 
pone che  meditavasi  da'francesi.  Ai  28  servata  pel  fratello  e  amico  d.  Carlo,  che 
aprile  entrò-in  Bajona,  il  cui  nome  è  dive-  non  lo  avea  mai  abbandonato,  ed  erasi 
noto  làmoso  per  quanto  vi  accadde,  e  per  di  sua  pura  volontà  congiunto  alla  sorle 
l'energia  e  la  perspicacia  che  vi  dimostrò  di  lui.  La  regina  in  quella  memorabile 
Ferdinando  VII, the  fa  contrasto  alla  pie-  circostanza,  si  spinse  ancora  più  olire,  cou 
cedente  credulità  e  debolezza.  Napoleone  impudica  dichiarazione  I  Ferdinando  VII 
1  lo  ricevè  con  apparenti  dimostrazioni  allenito  e  sgomentato,  a' 6  maggio  fir- 
.  01  diali,  ma  presto  scagliò  il  fulmine  di  mò  finalmente  l'atto  d'abdicazione  in  fà- 
tui vado  a  parlare,  che  sbalordì  il  princi-  vore  di  suo  padre.  Egli  ignorava  che  sin 
pe  ed  il  suo  segnilo  :  gli  fu  impedita  la  dal  precedente  giorno  Carlo  IV  avea  110- 
partenza,nonchela  corrispoudenza!  Car-  minato  Murat  luogotenente  generale  del 
lolV  riruasesulle  prime  ad  Aranjuezseu-  regno,e  per  terminare  l'anarchia  in  osi  era 
za  veruna  autorità,  non  potendo  risiedere  in  preda,  avea  formalmente  cedutoa  Na- 
a  Madrid,  né  partire  pel  Messico,  il  cui  poleone  I,  per  esso  e  per  tutti  i  suoi,  ogni 
clima  dolce  vagheggiava.  Nel  suo  imba-  diritto  al  trono  di  Spagna  e  delle  Indie 
razzo,  istigato  dalla  regina  e  da  Murai,  occidentali,  a  condizione  d'una  rendita 
altro  candidato  alla  corona  di  Spagna  che  di  7  milioni  e  mezzo  di  fianchi,  del  ca- 
l'imperatore  gli  a\ea  promesso,  Carlo  IV  stello  di  Chambord,edel  palazzo  di  Coni- 
si lasci!)  trascinare  a  Bajona,  e  vi  giunse  il  pieghe  per  luogo  di  residenza,  ed  agli  in- 
1.  magg'101808, accompagnato  dalla  re-  fanti  pensioni.  Laonde  e  sebbene  prima 
ginn  moglie,  dalla  figlia,  da  tulta  la  fa-  casi  stabilito  abitare  un  clima  più  cai- 
miglia  reale,  tranne  il  cardinal  Borbone  do  di  Madrid,  fu  costretto  di  partire  pel 


SI»  A. 

settentrione  «Iella  Francia,  ed  a  risiede- 
re nella  più  fredda  delle  antiche  case  rea- 
li, essendo  il  detto  palazzo  di  Cocupiegne 
circondato  da  fìtte  boscaglie,  e  luogo  ri- 
nomato anche  pe'concilù  che  vi  furono 
celebrati.  Parli  pel  suo  destino  colla  re- 
gina consorte,  colla  figlia  regina  d'Etru- 
i  ia,  cou  l'infaute  d.  Francesco  di  Paola 
altro  suo  figlio,  e  con  Godoy,  ove  restò 
parecchi  mesi,  e  poi  passò  a  Marsiglia,  in 
cui  si  fece  ammirare  per  la  sua  dolcez- 
za e  affabilità;  ma  perchè  la  sua  pensio 
ne  veniva  pagata  con  ritardo,  si  trovò  co 
stretto  ad  alienare  i  propri  cavalli,  i  po- 
chi diamanti  portati  dalla  regina,  ed  an- 
che degli  oggetti  necessari.  Al  grido  del- 
le violenze  diesi  sospettavano  a  Bajoua, 
non  valse  a  trattenere  gli  animi  concitati 
in  Madrid  la  presenza  dell'esercito  fran- 
cese; il  popolo  corse  alle  armi  e  rosseggiò 
il  Mancauarez  di  cittadino  sangue  nella 
micidiale  giornata  del  2  maggio,  di  cui 
gli  spagnuoli  fanno  lagrimevole  ricordan- 
za. Quanto  al  castello  reale  di  Chambord 
nell'Orleanese  presso  Blois,  esso  sorge  in 
mezzo  a  delizioso  bosco,  già  dimora  di 
re,  ed  uno  de'  più  belli  edifizi  di  gusto 
gotico  della  Francia.  Napoleone  I  lo  do- 
nò poi  a  Derthier,  dal  quale  passò  in  pro- 
prietà del  duca  di  Bordeaux  e  conte  di 
Chambord  attuale  capo  dell'augusta  ca- 
sa Borbone.  Ora  deve  dirsi  qualche  cosa 
sull'infelice  Ferdinando  VII,e  riguardan- 
te gli  antecedenti  personali  al  fatale  avve- 
nimento, che  la  storia  ha  dichiarato  trap- 
poleria ahbomiuevole  e  scaturigine  della 
famosa  guerra  nazionale  di  Spagna,  ed 
i  più  indulgenti  e  parziali  si  contentaro- 
no definire  gran  colpo  distato, ripetendo 
le  parole  ptonunziate  più  tardi  da  Napo- 
leone I  a  s.  Elena.  Ferdinando  VII  pro- 
clamato di  6  anni  principe  dell'Asturie, 
fu  educato  dcd  duca  di  s.  Carlos  e  dal  ca- 
nonico Eseoiquitz,  senza  i  quali  affeziona- 
ti institutori,  comechè  di  carattere  man- 
sueto e  facile,  non  avrebbe  potuto  resi- 
stere lungamente  alle  insidie  d'una  corte 
corrotta. L'odio  di  Godoy  contro  il  pi  iuci- 


SPA  167 

pe,iusinuato  da  lui  nel  cuore  del  re  e  del- 
la regina,  destò  pur  la  loro  diffidenza  in- 
giusta contro  tali  precettori,  che  ben  pre- 
sto caddero  in  disgrazia.  Aumentò  il  ri- 
sentimento contro  il  principe,  le  grazie  e 
lo  spirito  di  M.n  Antonietta  di  Sicilia  li- 
glia  dello  zio  Ferdinando  IV  da  lui  spo- 
sata, e  perciò  ne  restò  vittima;  la  storia 
dice  il  resto,  in  uno  alle  vessazioni  pa- 
tite collo  sposo.  Per  conservarsi  (ìodoy 
in  futuro  nel  potere,  pretese  fargli  sposa- 
re la  secondogenita  del  proprio  suocero 
principe  di  Borbone  e  sorella  di  sua  mo- 
glie; Ferdinando  VII  penetrò  l'artifizio, 
si  rifiutò, onde  venne  dipinto  al  re  e  alla 
regina  co'più  falsi  colori,  e  ne  aumentò 
la  disaffezione  loro  ispirata  dal  domina- 
tore Godoy.  Da  quel  giorno  in  poi  Fer- 
dinando VII  visse  ritirato  tra  l'insidie,, 
restandogli  solo  l'interrotta  relazione  del 
canonico  Escoiquitz,  fece  domandare  a 
Napoleone  I  il  suo  appoggio  e  la  mano 
d'una  sua  nipote.  L'imperatore  che  avea 
già  concepito  il  pensiero  di  rendersi  as- 
soluto padrone  della  penisola,  senza  spie- 
garsi lusingò  il  principe  con  vaghe  pro- 
messe, per  cui  Ferdinando  VII  scrisse  di- 
verse lettere,  in  cui  Godoy  eravi  dipinto 
come  meritava, e  le  quali  formarono  poi 
argomento  d'accuse.  Godoy  che  ne  spia  va 
i  passi,  se  ne  giovò  per  perdere  definitiva- 
mente il  principe,  rappresentandolo  a'ge- 
nitori  suoi  come  reo  di  delitto  capitale; 
onde  il  troppo  buono  Carlo  IV  ci  vide  un 
attentato  alla  sua  corona  ed  a'  suoi  gior- 
ni, e  insieme  a  quelli  della  regina.  Perciò 
Carlo  IV  postosi  alla  testa  di  sue  guar- 
die arrestò  il  figlio,  lo  sottopose  co'suot 
confidenti  ad  un  processo,  e  tutto  coni- 
sdegno  partecipò  all'  imperatore.  I  giu- 
dici essendo  persone  dabbene, ad  una  vo- 
ce l'assolsero;  il  processo  divenuto  noto 
al  pubblico,  resero  popolare  il  nome  di 
Ferdinando  VII,  e  crebbe  il  disprezzo  de- 
gli spagnuoli  pel  re  e  pel  favorito.  In  que- 
sto slato  di  cose  ebbe  luogo  il  famigerato 
trattalo  di  Fontainebleau ,  e  sue  conse- 
guenze suindicate  della  proclamazione  di 


iG8  SI»  A 

Ferdinando  VII,  ostacoli  lutti  r.lle  mire 
dell'imperatore  per  stabilir  la  propria  di- 
nastia sul  trono  di  Spagna,  che  condus- 
sero al  dramma  di  Bajona  veramente  mo- 
struoso. L'imperatore  separò  la  famiglia 
dei  Borboni  sua  prigioniera;  mandò  il  re 
co'nominati  a  Compiegete;  e  Ferdinando 
\  Il  col  fratello  d.  Carlo  e  lo  zio  d.  An- 
tonio fui'onocondoiti  dai  gendarmi  aBer- 
i -\ ,  nel  castello  di  Valeneny  di  bellissima 
architettura  e  con  vaghissimi  giardini, 
proprietà  del  suo  ministro Talleyrand.lt  i- 
macero  5  anni  in  quella  trista  condizione, 
senza  che  Tosse  loro  permesso  uscire  dal 
castello  una  sol  volta. Quanto  più  la  guerra 
divenne  funesta  per  l'armi  francesi  nella 
penisola,  tanto  maggiore  fu  il  rigore  a- 
doperato  cogl' illustri  prigionieri.  Veden- 
dosi Napoleone  I  padrone  di  poter  dispor- 
re della  monarchia  spagnuola,couvocò  a 
Bajona  una  giunta  nazionale,  cioè  alcuni 
principali  della  Spagna  col  titolo  di  rap- 
presentantij  a  cui  die  a  conoscere  esse- 
re sua  mente  che  unode'suoi  fratelli  sa- 
lisse il  trono  di  Spagna,  accennando  de- 
stramente al  maggiore  Giuseppe  Bona- 
parte,  che  avea  elevato  a  re  di  Napoli  e 
perciò  ne  parlai  a  Sicilia.  La  giunta  non 
potendo  fune  a  meno. chiese  per  re  il  me- 
desimoGiuseppe.  Allora  l'imperatore  con 
decieto  dei  6  giugno  1808  lo  proclamò 
redi  Spagna  e  delle  Indie:  nel  seguente 
giornoGiuseppe  giunse  a  bajona  eaccettò 
il  trono.  Appena  fu  divulgata  la  notizia 
del  suo  arrivo,  i  grandi  di  Spagna  e  gli 
spagnuoli  più  distinti  che  trova vansi  a 
Bajona,  si  recarono  a  riconoscerlo  e  osse- 
quiarlo. Tutti  i  membri  della  giunta  pre- 
starono il  giuramento  di  fedeltà  al  nuo- 
vo sovrano,  ed  a'24  giugno  il  marchese 
della  Romana  generalissimo, gl'in  \  io  l'at- 
to del  giuramento  dato  a  lui  dall'esercito 
spagnuolo.  Volendo  Napoleone  I  che  il 
suo  alto  fosse  in  qualche  modo  approva- 
to dalla  nazione,  fece  dai  medesimi  rap- 
presentanti approvare  uno  statuto  costi- 
tuzionale che  servisse  di  legge  fondameli- 
tale  della  monarchia  da  lui  confidali»  al 


S  P  A 

fratello  ed  a-'suoi  discendenti.  Parti  Na- 
poleone 1  da  Bajoun,ed  altrettanto  fece 
Giuseppe  a'q  luglio  per  prendere  pos- 
sesso del  regno.  Già  il  re  delle  due  Sici- 
lie Ferdinando  IV  avea  latto  solenni  pro- 
teste contro  il  trattato  di  Bajona,  per  gua- 
rentire i  suoi  diritti  di  successione.  Re- 
stituita da  Murai  all' insorta  Madrid  la 
calma,  a'20  luglio  vi  fece  il  solenne  iu- 
gresso,indi  parti  il  1 ,°  agosto.  Ma  ben  pre- 
sto l'insurrezione  generale  di  lutta  la  pe- 
nisola si  armò  per  la  sua  indipendenza, 
offesi  gli  spagnuoli  nel  loro  orgoglio  na- 
zionale, e  sdegnati  altamente  nel  vedersi 
trattati qual  turba  di  vili  e  inetti  schiavi: 
l'Europa  n'  ebbe  ribrezzo,  e  le  fece  cla- 
moroso eco.  Promulgalo  per  la  Spagna 
il  nuovo  sovrano,  con  uno  di  que'movi- 
menli  nazionali  ai  quali  nulla  può  resi- 
stere, si  suscitò  un'opposizione  generale, 
ed  il  basso  popolo  fu  il  1  .°a  sollevarsi  in 
molti  luoghi.  Così  già  nel  fine  di  mag- 
gio erano  insorte  la  Corogna,  Badajoz, 
Saragozza,  Valenza,  Siviglia  e  Cadice, 
città  nelle  quali  non  erauvi  ancora  pene- 
trati i  francesi.  Il  furore  popolatevi  truci- 
dò diversi  ragguardevoli  personaggi  sup- 
posti aderenti  a' francesi.  Dall'anarchia 
poi  sursero  in  ogni  luogo  magistrali  che 
chiamarono  giunte,  le  quali  presero  le  re- 
dini del  governo,  e  tulle  dichiararono  di 
continuare  a  riconoscere  in  loro  sovrano 
Ferdinando  VII.Gli  ecclesiastici  misero  io 
opera  la  difesa  della  religione,  i  grandi 
la  loro  influenza  e  le  loro  ricchezze,  i  mi- 
litari le  armi.  Il  generale  Castanos  riunì 
nell'Andalusia  un  corpo  di  truppe  re- 
golari, altro  ne  formò  il  genera!  Cuoia 
nell'Asturie,  e  si  venne  ad  aperta  guerra 
co'francesi,  e  nella  metà  di  giugno  pre- 
sero loro  in  Cadice  5  vascelli  e  una  fre- 
gata, che  vi  si  erano  rifugiati  dopo  la 
battaglia  di  Trafalgar.  Nelle  diverse  spe- 
dizioni, se  vinti  riunivansi  in  bande  er- 
ranti chiamate  euerrìllas,  le  (piali  favo- 
rite dalla  natura  del  terreno  spesso  mon- 
tuoso e  deserto,  colla  piccola  guerra  re- 
ca vauo  al  nemico  dauui  gravissimi.  tua 


SPA  SPA  169 
gì  unta  in  Siviglia  presieduta  dal  cardinal  a' 20  estinse  l'antica  nobiltà  ipagnuola, 
Borbone,  concentrò  gli  speciali  goverui  e  gli  antichi  litoli  d'onora;  egualmente 
istituiti  nelle  provincie, e  la  famosa  vitto-  a'  18  settembre  abolì  tutti  gli  ordiui  e- 
ria  riportata  da  Castauos  contro  Dupont  queslri,  tranne  (inolio  del  Toson  duro, e 
.1'  1  >.  luglio  presso  il  borgo  ili  Bayleò,  a  <pii:llo  ila  lui  fondato.  La  guerra  nazio- 
piedi  della  Sierra  Morena,  ed  ove  dove  naie  progredendo  con  accanimento,  celo- 
capitolare  con  ò'ooo  francesi,  liberò  da  bri  sono  gli  allori  ebe  nel  suo  vasto  campo 
questi  interamente  l'Andalusia, e  fu  d'in*  principalmente  vi  colsero  i  celebri  Wcl- 
fausto  auspicio  al  principio  del  regno  di  lington  inglese,  e  Soult  francese,  ed  altri 
Giuseppe,  che  fu  obbligalo  ritirarsi  oltre  generali delle  due  nazioni,inclustvamente 
l'Ebro:  Vedel  con  qooo  uomini  eresi  por-  all'italiana.  Napoleone  1  slesso  tentò  io- 
tatoasostenereDupont,ma  fucuslrettoud  vano  tutte  le  vie  di  troncare  nell'origine 
arrendersi.  Allora  ebbe  meo  mi  nei  a  mento  la  (orini  da  bile  rivolta  spagnuola,e  disot- 
lo  slancio  dell'eroica  guerra  nazionale  e  tomellere  apertamente  colla  forza  la  Spa- 
ti  emenda,  sostenuta  con  gli  aiuti  dell'In-  gnae  ilPoi  togallo,di  persona  diligendola 
gb  il  terra,  divenuta  poi  alleala  nel  1809,  somma  delle  cose  in  cui  segui  vaio  al  solilo 
con  intrepido  coraggio  sino  al  1  8  1  4  e  alla  la  vittoriosa  sua  fortuna,  ed  abbagliando 
caduta  dell'imperatore.  Appena  essa  in-  col  prestigio de'suoi  trionfi  e  coll'artifìzio 
cominciò,  ni  20  ottobre  1808  Giuseppe  de'suoi  discorsi:  vi  mandò  numerosi  e- 
volle  istituire  un  ordine  cavalleresco  e  mi-  selciti  non  solo  di  francesi,  ma  anclie  d'i- 
htare,aHìnedi  promuovere  col  mezzo  del-  taliani,  capitanati  dai  generali  Pino,  Lec- 
le  onorificenze  quelli  che  si  mostravano  chi,  Mazzucchelli, Fontane,  Ballabio,  Pi- 
a  lui  fedeli  o  per  lui  combattevano  sotto  gnattelli-Strongoli.  La  guerra  coli'  Au- 
le sue  bandiere,  col  nomed' Ordine  Iteale  stria  salvò  la  Spagna  eil  Portogallo  dalla 
di  Spagna.  Stabilì  che  la  decorazione  si  totale  conquista  da  cui  erano  minacciate, 
formasse  in  una  stella  di  rubini  ab  putì-  dopo  la  sanguinosa  espugnazione  di  Sa- 
le smaltate  in  bianco,  coll'epigrafe:  /  ir-  ragozza  e  la  capitolazione  di  Girona  nel 
tute  et  Fide.  La  stella  pendeva  sul  pel-  1 809. Con  nuovi  eserciti  Napoleone  1  con- 
to de'eavalieri  da  un  nastro  di  seta  rossa  linuò  la  guerra  contro  l'iullessibilecostan- 
eangiante.  Quest'ordine  terminò  colla  fi-  za  e  valorosa  degli  spaglinoli;  prese  Leri* 
ne  del  regno  di  Giuseppe.  Il  suo  fratello  da,  Tortosa  e  altre  piazze,  nondimeno  gli 
Napoleone  1  die  a  Murai  il  regno  di  Na-  riusciva  disastrosa.  Le  colonie  spaglinole 
noli,  e  ne  ragionai  a  Sicilia,  e  marciò  e-  continuando  a  reggersi  a  nome  di  Ferdi- 
gli  stesso  nella  Spagna  per  combattere  gli  uamlo  VII,  Giuseppe  vi  spedi  emissari 
spagnuoli  e  far  coronare  il  fratello,  che  a-  coll'istruzioned'animai 'leall'indipeiiden- 
vea  fatto  riconoscere  dalla  Russia;  li  di-  za,  insinuando  poi  che  Napoleone  1  non 
sfece  a  Gamonal,  ad  Espinosa,  a  Tudela,  desiderava  che  l'amicizia  e  il  commer- 
Buperò  le  gole  di  Samo  Sierra,  ed  occu-  ciò  degli  americani.  Nella  confusione  dei* 
pò  la  capitale. PertanloGinseppe  ritornò  a  la  madre  patria,  quelle  distanti  colonie 
Madrid  a'5dicembre,mediante  la  capilo-  cominciarono  nel  1810  ad  aspirare  all'io» 
Iasione  degl'insorti  difensori  della  Dazio-  dipendenza.  Caraccas  fu  la  1  ."cbesollevog- 
nalità,  seguita  nel  giorno  precedente,  re-  si  in  aprile,  e  poi  la  rivolta  si  estese  ben 
standovi  iìnoaì  i  8i2,epoi  alternò  il  suo  ri-  presto  a  Bueuos-  Ayres,  Montevideo,  Cu- 
torno  secondo  le  guerresche  fazioni.  Ver-  mane,  Messico  e  altri  luoghi.  Nel  18  r  1 
so  il  fine  di  dicembre  1  8o8Giuseppe  abolì  mentre  si  mostrava  avversa  a' francesi  la 
il  tribunale  dell'inquisizione;  indi  a' 18  a-  fortuna  in  Portogallo,  e  Masseria  rimise 
gostoiSoi)  soppresse  un  3.0de'convcnti  il  comando  dell'armata  a  Marmont,  Su- 
fi; monasteri  di  lutti  gli  ordini  religiosi,  ed  thet  prese  Tarragona,  aiutalo  dalla  di- 


i-o  vSPA 

visione  italiana  di  Pino,  che  poi  unitasi 
a  <|nella  di  Lecchi,  fu  comandata  da  Pa- 
lonibioi.  Con  questa  e  colla  divisione  i- 
Liliana  condotta  in  Ispagna  da  Severoli, 
Suchet  ottenne  la  capitolazione  di  Valen- 
za. Nel  1812  interessantissimi  furono  gli 
avvenimenti  militari  e  politici  della  Spa- 
gna. Il  general  Severoli  prese  Paniscola, 
Bertoletti  difese  validamente  Tarragona 
minacciata  dagli  spaglinoli.  Dall'altro 
canto  Wellington  cogi'  inglesi  e  porto- 
ghesi presero  d'assalto  Ciuciaci  -Rodrigo, 
e  poi  Lìudajoz  e  Salamanca,  e  vinse  Mar- 
mont in  Portogallo,  per  cui  Giuseppe  ab- 
bandonò Madrid,  ed  a' 1  2  agosto  vi  en- 
trò Wellington.  Soult  levò  l'assedio  di 
Cadice  abhauclouanclo  i  grandi  prepara- 
tivi che  avea  fatto  in  due  anni,  riuscen- 
do inutile  il  bombardamento.  Tuttavol- 
ta  potè  nell'ottobre  fare  rientrare  Giu- 
seppe in  Madrid,  passando  Wellington  a 
Eurgos.  Le  vittorie,  le  stragi,  e  il  rista- 
bilimento di  Giuseppe  nella  capitale  non 
fecero  che  accrescere  esca  al  generale  in- 
cendio; e  gli  spagntloli  non  potendosi  so- 
stenere in  campo  aperto,  vivamente  in- 
seguiti, discacciati,  spenti  in  tutti  i  lati 
della  penisola,  benché  vedessero  il  ino- 
5iiento  di  rimanere  schiacciali  e  fossero 
ridotti  a  sostenersi  nell'estrema  Cadice, 
non  disperarono  mai  della  salute  della  pa- 
tria; ma  sconfìttisi  riordinarono  audace- 
mente io  corpi  franchi  denomina \\guerriU 
las,  ed  obbedirono  all'appello  della  reg- 
genza e  del  le  cortes,  che  investitesi  in  quel 
grave  e  pericoloso  frangente  del  sovrano 
potere,  nel  1  8  1  2  pubblicarono  il  nuovo 
statuto,  e  tuonavano  dalle  mura  gaditane 
di  Cadice  colla  voce  d'uomini  risoluti  a 
seppellirsi  sotto  le  patrie  rovine,  anziché 
piegare  il  collo  alla  straniera  invasione. 
Nel  1  8 1  3  a'  disastri  sofferti  in  Germania 
si  accoppiarono  contro  Napoleone  I  quelli 
di  Spagna,  ove  Wellington  costrinse  l'ar- 
mata nemica  comandata  da  Giuseppe,  as- 
sistilo da  Jourdan,  a  sgombrare  Madrid, 
Vagliadolid  e  Eurgos,  e  li  disfece  a  Vit- 
toria  con  inuneuso  bottino;  e  successiva- 


SPA. 

mente  vinse  Suchet,eSouIta  cui  l'imper.;- 
tore  tolto  il  supremo  comando  al  fratello 
a  lui  lo  avea  affiliato.  Degl'italiani  periti 
in  spagna  in  di  verse  epoche  comunemen- 
te gli  storici  ne  contarono  circa  21,22), 
oltre  8200  siciliani.  E  tanta  fu  la  costan- 
za de',  sagrifizi  degli  spaglinoli,  sì  forte  la 
cooperazione  degl'inglesi  ausiliari,  sì  fa- 
vorevole il  corso  delle  strepitose  vicende 
europee,  che  all'epoca  dell'ingresso  de- 
gli alleati  nella  Francia  gli  eserciti  fran- 
cesi dovettero  ripassare  i  Pirenei,  e  tut- 
ta vi  volle  l'intrepidezza  e  perizia  di  Soult 
per  sostenerne  la  gloria  battendosi  in  ri- 
tirata. Per  essere  stato  il  Portogallo  in- 
vaso da'francesi  comandati  da  Junot,  e 
per  avereNapoleonel  fino  dall'i  1  dicem- 
bre 1807  dichiarato  la  casa  di  Braganza 
decaduta  dal  trono,  Giovanni  VI  colla 
reale  famiglia  erasi  trasferito  nel  Brasile, 
il  quale  poi  si  eresse  in  impero  separato. 
Eziandio  nel  Portogallo  il  valoroso  Wel- 
lington ri  portò  vittorie  sui  francesi, e  Soult 
pure  vi  si  distinse  con  prodezze.  Narra  la 
storia,  che  Ferdinando  VII  sino  dal  prin- 
cipio di  sua  prigionia  mostrò  grande  ras- 
segna/ione alla  sua  sventura,  si  fece  ve- 
dere sommesso  a'voleri  dell'imperatore, 
non  mancando  di  congratularsi  ne'suoi 
trionfi  e  fare  dimostrazioni  festive.  Ripe- 
tulameute  rinnovò  le  istanze  per  isposa- 
re  una  principessa  imperiale,  ma  invano; 
si  disse  pure  chesollecitò  l'imperatore  per 
essere  adottato  per  figlio.  Giova  credere 
che  il  timori»,  più  assai  che  la  stima,  a- 
vesse  parte  in  tale  contegno,  se  pure  in 
lutto  sia  vero.  Gl'inglesi  tentarono  libe- 
rarlo, e  la  polizia  francese  per  esplorar- 
ne il  sentimento  finse  un  emissario  per 
rapirlo;  ma  il  prìncipe  avvertito  dell  a- 
gualo  ributtò  l'offerta.  La  sorella  già  re- 
gina d'Etruria  da  due  anni  dimorava  in 
Nizza,  quando  avendo  nel  1  8  1  1  tentato  di 
fuggire  in  Inghilterra,  fu  sorpresa  dalla 
polizia  francese  e  processata.  Per  grazia 
fu  soltanto  costretta  separarsi  dal  figlio 
d.  Lodovico,  condotto  presso  l'avo  Car- 
lo IV  j  ed  essa  veune  colla  figlia  d.  M/ 


SPA 

Luisa  Carlotta  trasferita  io  Roma  nel  mo- 
nastero delle  domenicane  ile' ss.  Dome- 
nico e  Sisto,con  pennone  annua  di  3o,ooo 

fianchi,  DM  privata  di  sue  gioie.  Intan- 
to nella  Spagna  insorta  nel  nume  di  Fer- 
dinando VII  si  spargevano  fiumi  di  san- 
gue, e  Giuseppe  venne  costretto  per  la 
J.1  volta  ad  abbandonare  Madrid, e  pare- 
va che  avesse  rinunziato  alla  corona,  pei 
continui  trionfi  riportati  nella  penisola 
dagli  spaglinoli.  Il  clero  secolare  e  rego- 
lare co'loro  mezzi  secondò  il  nobile  entu- 
siasmo della  nazione,  e  con  prodezze  com- 
battè nelle  sue  file;  quello  di  Portogallo 
fecealìreltanlo.  Dopo  i  disastri  di  Mosca, 
di  Vittoria  e  di  Lipsia,  Napoleone  I  non 
sapendo  più  in  qual  guisa  riparare  a  tan- 
te perdite,  si  vide  costretto  d'abbandona- 
re la  Spagna  e  di  l'ire  ritornare  dalla  peni- 
sola, per  la  dilèsa  del  territorio  francese, 
la  maggior  parte  delle  truppe  che  vi  si 
trovavauo.  Temendo  di  lasciare  questa 
contrada  sottoposta  all'influenza  degl'in- 
glesi, o  dell'anarchia  popolare  da  esso  an- 
cora più  paventala, e  non  polendo  più  re- 
stituire la  corona  a  Carlo  IV,  che  nel  giu- 
gno deli 8  1 2 daMarsiglia  disuoconsenso 
e  secondo  le  proprie  brame  erasi  trasfe- 
rito in  Roma  nel  palazzo  Barberini  (sem- 
pre accompagnato  dalla  moglie,  dall'in- 
fante d.  Francesco  di  Paola,  dall'infante 
d. Lodovico, e  dal  principe  dellaPace,  con- 
tento e  rassegnato,  anche  perchè  f  asse- 
gno limitato  eragli  pagato  con  maggior 
esattezza),  come  dissi  uel  voi.  L1X,  p.  62 
e  63  (soggiornò  pure  sul  monte  Aventi- 
no presso  s.  Alessio  e  in  Albano,  ne'  luo- 
ghi da  lui  abbelliti,  come  notai  ne'  voi. 
XI,p.  28r,XXXI,p.98)LXlV)p.273), 
ed  ivi  vivendo  in  ritiro  e  più  felice  che 
all'Escoriale,  come  ebbe  a  esprimersi,  era 
incapace  di  portarla;  così  egli  allora  ri- 
volse il  pensiero  a  Ferdi  nando  V 1 1 ,  e  a'  1  2 
novembre  18  i  3  spedì  a  Valencay  il  con- 
sigliere di  stato  Laforest  con  pieni  poteri, 
per  terminar  definitivamente  gli  affari  di 
Spagna,  ove  gl'inglesi  suscita  vano  l'anar- 
chia, ed  i  giacobini  la  repubblica.  Questi 


SPA  171 

pertanto  dichiarò  al  re  in  nome  di  Napo- 
leone!: non  poter  pensare  senza  commo- 
zione all'annientamento  d'  una  nazione 
che  gl'intcressava  per  la  vicinanza  e  com- 
mercio de'due  mari;  desiderare  di  ristabi- 
lire le  relazioni  di  buon  vicino  e  d'ami- 
cizia, e  non  lasciare  pretesti  all'  Inghil- 
terra ambiziosa  d'ingrandimenti.  Il  prin- 
cipe stette  iu  sulle  prime  alquanto  titu- 
bante, dichiarando  che  egli  ignorava  lo 
stato  del  suo  regno,  e  chiedendo  d'inviar- 
vi de  commissari;  finalmente  volle  poi  si 
in  corrispondenza  co'propri  sudditi  pri- 
ma di  pronunziar  sulla  loro  sorte,  e  di 
negoziare  coll'intervento  della  reggenza. 
Ma  le  circostanze  erano  urgenti,  l'impe- 
ratore pressato,e  Ferdinando  VII  non  do- 
veva esserlo  meno. Accordò  pertanto  il  re 
de'poteri  al  duca  di  s.Carlosspetlito  poi  da 
Napoleone  I,  e  1'  1  1  dicembre  1  8  1  3  fu  sot- 
toscritto un  trattalo  con  cui  Napoleone 
I  lo  riconobbe  re  di  Spagna  e  delle  Indie, 
in  uno  a' suoi  successori,  secondo  le  leggi 
fondamentali  della  monarchia.  Egli  dal 
canto  suo  assunse  l'impegno  di  far  sgom- 
brare la  penisola  dalle  truppe  inglesi,  di 
corrispondere  a  Carlo  IV  ed  a  sua  ma- 
dre una  pensione  di  q  milioni,  e  ciò  poi 
che  non  era  in  verun  modo  possibile,  ed 
egli  non  eseguì,  di  conservare  agli  spa- 
gnuoli,  i  quali  avevano  servito  Giuseppe 
Ronaparte,  le  loro  cariche  e  prerogative. 
Di  questa  guisa  Ferdinando  VII  venne 
ristabilito  sul  trono,  da  quel  medesimo 
che  ve  lo  avea  fatto  discendere.  Nondi- 
meno la  sua  libertà  la  ricuperò  solo  a'3 
marzoi8i4j  quando  gli  fu  permesso  di 
lasciare  il  suo  carcere,  e  di  trasferirsi  nella 
Catalogna  sotto  il  nome  di  conte  di  Tor- 
reno,  con  uu  passaporto  del  ministro  del- 
la guerra.  Avendo  incontrato  a  Perpigna- 
no  il  maresciallo  Suchet,  che  vi  coman- 
dava le  truppe  francesi,  ed  avea  online 
di  rendergli  tutti  gli  ouori,  trattò  mollo 
gentilmente  e  lece  pranzare  alla  sua  ta- 
vola quel  generale,  ch'erasi  fatto  rimar- 
care in  Ispagna  per  la  moderazione  e  buon 
ordine  mantenutovi.  1  popoli  accorsero 


,7a  SPA 

in  grilli  folla  sul  suo  passaggio,  e  sino  a 
Madrid  non  procede  innanzi  die  in  mez- 
zo alle  acclamazioni  e  alle  grilla  di  giubi- 
lo. Innanzi  di  proseguile  con  Ferdinando 
VII}  per  non  interrompere  nuovamente 
la  narrazione,  compirò  quella  riguardan- 
te i  reali  genitori.  A'?. 4  noaggioi  8  i4  IJio 
VII  lece  il  suo  Ingresso  solenne  in  Ro- 
//i<7,anch'egli  detronizzato  e  reduce  dulia 
prigionia,  in  cui  l'avea  tenuto  Napoleo- 
ne I,  che  nel  precedente  mese  avea  cessa- 
te di  regnare,  risalendo  sul  trono  di  Fran- 
cia i  Borboni,  colla  condizione  che  l'im- 
peratrice sua  moglie  e  Napoleone  suo  fi- 
glio avessero  i  ducati  di  Parma  e  Piacen- 
za, ed  egli  l'isola  dell'Elba.  IV  ile  vai  nel- 
l'indicato  articolo,  che  Carlo  1  Vcolla  reale 
famiglia  si  reco  ad  incontrare  il  Papa  e  a 
fargli  omaggio,nel suburbano  luogo  chia- 
mato la  Giustiniana.  Dipoi  Pio  V  II  a'i  () 
giugno  conferì  la  tonsura  e  tutti  gli  or- 
dini minori  a  d.  Francesco  di  Paola,  e 
lo  registrai  nel  voi.  IX,  p.  i  62;  in  seguilo 
e  con  pontificia  dispensa,  nd  i  <S  i  ()  sposò 
la  principessa  Luisa  figlia  di  Francesco  I 
re  delle  due  Sicilie,  che  lo  fece  padre  di 
numerosa  prole, e  il  suo  primogenito  l'in- 
fante d.  Francesco  duca  di  Cadice  nel 
1846  si  unì  in  matiiinonio  colla  regnan- 
te regina  Isabella  II.  Pio  VII  dimostrò 
molta  stima  a  Carlo  IV,  e  gli  fece  diverse 
visite  nel  suo  soggiorno  in  Roma. Nel  1  8  1  5 

DO 

Carlo  IV  si  riconciliò  col  figlio,  e  confer- 
mò definitivamente  in  sua  mano  l'abdi- 
cazione del  1  808. Ferdinando  \  1 1  gli  sod- 
disfece i,5oo, 000  franchi  di  debiti,  e  gli 
guareutì  un'annua  rendita  di  3  milioni, 
de'quali  due  terzi  doveano  rimanere  alla 
regina  ove  gli  avesse  sopravvissuto.  Ma 
né  l'uno  né  l'altro  goderono  lungamen- 
te di  tali  vantaggi.  La  regina  M.a  Luisa 
mori  in  Roma  a'2  gennaio  18  19,  e  ne  de- 
scrissi i  solenni  funerali  con  cavalcata  e 
orazione  funebre  del  pi  elatoMarco-y-Ca- 
talauudiloredi  rota,ne'luogln  indicati  nel 
vol.XXYIII,p.  64;  ilreCarloIV  cessò  di 
vivere  iu  Napoli  dopo  pochi  giorni  a' 19 
dello  stesso  mese,  dopo  avere  con  gioia 


SPA 
riabbracciato  il  fratello  re  Ferdinando  I. 
L'  Ailatul  nella  Storia  di  Leone  XI l,  t. 
3,  cap.  5o,  ci  diede  la  confidenziale  con- 
versazione de' due  monarchi,  fatta  alla 
presenza  del  cav.  Medici.  Il  vivace  Fer- 
dinando 1  domandò  al  fratello,  perchè 
il  loto  padre  Carlo  III  aveva  chiesto  la 
distruzione  de'gesuiti,  e  si  convenne  che 
era  stato  ingannato.  Dichiarò  Ferdinan- 
do I,  che  li  avea  richiamali  e  sostenuti, 
e  che  i  gesuiti  gli  aveano  reso  grandi  ser- 
vi^i,  molto  bene  educando  la  gioventù; 
e  che  la  Spagna  molto  avea  perduto  per 
la  direzione  de'suoi  collegi,  dopo  che  fu- 
rono tolti  a'gesuiti.  Più  importante  del 
colloquio  è  la  lettera  riprodotta  dal  cav. 
Artaud,  scritta  al  cardinal  de  bernis  dal 
duca  di  Choiseul  1. "ministro  in  Francia 
di  Luigi  XV,  la  quale  dà  un  gran  lume 
sulla  furia  di  Carlo  ili,  la  condottadi  Cle- 
mente XIV  scusabile  prima  della  consu- 
mazione del  suo  alto  di  debolezza,  come 
viene  qualificato,  e  della  condotta  delle 
al  tre  corone  che  si  associarono  per  costrin- 
gerlo alla  soppressione  d'un  ordine  tan- 
to benemerito  e  venerando.  Pel  fin  qui 
brevemente  dettosi  può  vedere:  Ceval- 
los,  Esposizione  de' mezzi  adoperali  dal- 
l'imperatore Napoleone  per  usurpare  la 
corona  di  Spagna.  Escoiquitz,  Exposé 
des  motifs  qui  onl  engagé  en  1808  Fer- 
dinand frI  [  à  se  rendi  e  a  Bayone.  To- 
reno,  Storia  della  sollevazione  e  della 
guerra  di  Spagna.  Vacani,  Storia  delle 
campagne  e  degli  assedii  degl'  italiani 
iu  Ispagna  dal  1  808  al  1  8  1  3,  Firenze 
1827.  Pradt,  Mémoires  historiques  sur 
la  revolution  d'Espagne,  Paris  1 8  1 4  :  Re- 
volution d'Espague,  Paris  1820.  Storia 
della  rivoluzione  diSpagna  tradotta  dal' 
l'inglese,  LJisa  1817.  Jullian,  Précìs  hi- 
storique  des  principaux  événemens  poli- 
lìques  et  mditaires  qui  ont  amene  la  re- 
volution d Espagne,  Paris  182  1 . 

Ferdinando  VII  rientrato ne'suoi  sta- 
ti trovò,  che  fino  da' io  settembre  1  81  o 
la  reggenza  che  governava  in  suo  nome 
per  la  grazia  di.  Dio,  e  perla  costituzio* 


SI' A 
ne  della  monarchia  spaglinola  re  delle 
Spagne ,  ed  in  sua  assenza  e  schiavila  la 
reggenza  del  regno  nominala  dalle  cor- 
te ■<  generali  e  straordinarie,  dopo  il  suo 
trasferimento  da  Siviglia  ad  Aranjuez 
ed  a  Cadice  avea  radunato  un  parlamen- 
to coli'  antica  denominazione  di  cortes. 
Chequeste  nell'effervescenza  della  guerra 
nazionale,  in  cui  il  popolo  sollevalo  com- 
batteva sotto  gli  stendardi  d'un  re  prigio- 
ne fra  i  nemici,  compilarono  una  nuova 
costituzione  analoga  alle  circostanze.  Ac- 
cogliendo ed   ordinando  in  essa  alcune 
leggi  fondamentali  vigenti  inNavarra,a- 
bnhle  o disusate  nell'Aragona  e  nella  Ca- 
sliglia,  promulgarono  la  sovranità  della 
nazione,  limiti  determinati  all'autorità 
sovrana, abolendo  il  tribunale  dell'inani* 
sizione,  e  vi  aggiunsero  la  libertà  della 
stampa,  ed  alcune  cose  adattale  alle  cir- 
costanze locali  o  suggerite  dallo  spirito 
del  secolo.  Quindi  le  cortes  straordina- 
rie nel  1812  fecero  riconoscere  lo  statuto 
costituzionale  da  tulte  le  potenze  allora 
in  guerra  colla  Francia,  ed  esigevano  die 
al  reingresso  di  Ferdinando  VII  in  [spa- 
gna prestasse  giuramento  alla  costituzio- 
ne. Della  condotta  politica  in  que'tempi 
del  cardinale  Lodovico  di  Borbone  arci- 
vescovo di  Siviglia,  in  quell'  articolo  ne 
paridi.  Narrai  nella  biografia  del  cardinal 
Gravina,  che  questi  si  trovò  nunzio  di 
Spagna  durante  le  vicende  che  condus- 
sero all'  inaudito  allentato  di  Baione  , 
quindi  seguì  la  giunta  reale  e  con  essa  si 
ritirò  a  Cadice.  Che  quando  nel  i  8  i  3  il 
governo  costituzionale  abolì  l'inquisizio- 
ni-, il  nuuzio  avendola  energicamente  so- 
stenuta, perchè  al  suostabiliinenlo  eran- 
vi  concorsi  il  sacerdozio  e  l'impero,  ed  a 
loro  soltanto  spettava   provvedervi  per 
qualche  modificazione,  fu  quindi  caccia- 
lo dalla  Spagna;  che  ritiratosi  in  Porto- 
gallo onde  poter  accorrere  a'bisogni  del- 
la popolazione  cattolica  di  Spagna,  da  Ta- 
vira  a'4  gennaio  1 8  1 4 pubblicò:  Manife- 
sto islorico  di  d.  Pietro  Gravina  arcive- 
scovo di  Nicea  ,  su  la  sua  condotta  di 


SPA  173 

nunzio  apostolico  e  legato  a  lato  e  nelle. 
Spagne,  in  difesa  costante  de' diritti  del* 
la  s.  Sede  e  della  religione  ne' tempi  ili 
rivolta  e  di  sedizione.  Per  la  3.*  volta  fu 
stampalo  in  Roma  nel  1  82/j  Consideran- 
do adunque  Ferdinando  \  II,  che  un  ri- 
sfretto  numero de'suoi sudditi  colpito  dal 
contagio  rivoluzionario,  che  con  voci  di 
libertà  e  indipendenza,  sinonimedi  sedi- 
zione e  di  libertinaggio,  dettava  alle  cor- 
tes neh8i2  una  carta  affatto  democra- 
tica, e  il  cui  più  piccolo  difetto  era  quel- 
lo di  porre  tutti  i  poteri  tra  le  mani  d'u- 
na assemblea  unica  e  senza  posa  delibe- 
rante; che  nello  stalo  in  cui  trova  vasi  la 
Spagna  mentre  fervevano  tanti  animi 
stemperati,  e  mentre  tanle  commozioni 
e  disordini  ricominciavano  in  Europa,  e- 
gli  non  avrebbe  regnato  G  mesi,  se  aves- 
se accettato  simili  condizioni;  essendo  lai" 
so  che  nel  rientrare  sul  territorio  spa- 
gnuolo  avesse  promesso  di  mantenere  la 
costituzione  delle  cortes,  a' 4  di  maggio 
il  re  l'abolì,  e  secondo  alcuni  si  limitò  a 
prometterne  altra,  come  non  è  vero  che 
ripristinò  poi  il  tribunale  dell'apostolica 
inquisizione,  la  quale  restò  interamente 
abolita.  Sciolta  l'assemblea  delle  cortes, 
anuullò  lultociò  ch'erasi  operato  in  sua 
assenza;indi  a'?-4  richiamò  il  nunzioGra- 
vina  onoratamente,  annullando  1  occu- 
pazione di  sue  rendile,  e  facendo  riapri- 
re la  nunziatura  ,  lo  dichiarò  col  titolo 
glorioso  di  difensore  della  fede.  A  conser- 
vare illesa  la  sua  sovranità  e  difendersi 
contro  il  partito  delle  cortes,  controquel- 
lo delle  giunte  e  contro  i  setteggienti 
francesi;per  sottrarsi  dalle  ineneeda'rag* 
giri  del  le  diverse  fazioni,  gli  convenne  al- 
lontanare un  dopo  l'altro  tutti  i  caporio- 
ni del  partito  di  Bonaparle,che  dicevausi 
Josephinos.  Nello  stesso  tempo  chiamò  a 
se  dintorno  uomini  affezionati  e  fedeli, 
rifece  le  abitazioni  distrutte,  e  riparò  o- 
gui  maniera  di  perdila  occasionata  dalla 
guerra:  finalmente  retribuì  cogPimpieghi 
e  cogli  onori,  o  con  premi  pecuniari  tut- 
ti i  servigi  resi  alla  sua  causa;  accordò  e- 


•  74  SPA 

ziandio  ile'com pensi  a' parenti  di  quelli 

ch'erano  periti  a  Madrid  nella  carnefici- 

na  del  2  maggio  1  808,  vittime  del  loro 
zelo  per  la  patria  e  pel  re.  Da  tultociò  fa- 
talmente derivarono  nel  regno  turbolen- 
ze, persecuzioni  e  partiti,  uno  de' quali 
fu  detto  servile  e  l'altra  liberale.  Intan- 
to l'Inghilterra  «olendo  subito  profittar 
dell'influenza  clie  avea  in  Ispagna  dopo 
i  prestali  eminenti  soccorsi,  concluse  col 
iea'20  luglio  un  nuovo  trattato  d'allean- 
za, nel  quale  Ferdinando  VII  promise 
di  non  contrarre  colla  Francia  alcun  ob- 
bligo d'  una  natura  simile  a  quello  del 
patto  di  famiglia,  né  alcun  altroché  po- 
tesse pregiudicar  l'indipendenza  di  Spa- 
gna, nuocere  agl'interessi  inglesi  o  con- 
trario al  l'alleanza  che  si  stipola  va. Così  in- 
vestito Ferdinando  VII  nell'assoluta  pie- 
nezza del  regio  potere,  allorché  nel  18  i5 
mentre  si  celebrava  il  congresso  di  Vien- 
na, essendo  risalito  sul  trono  di  Francia 
Napoleone  I,e  marciando  contro  di  lui  le 
potenze  alleale,  di  concerto  con  esse  man- 
dò un'armata  sui  Pirenei,  ed  i  portoghe- 
si si  accinsero  a  sostenerla.  Vinto  Napo- 
leone I  a  Waterloo,  fu  dagl'inglesi  custo- 
dito nell'isola  di  s.  Elena.  In  conseguen- 
za del  congresso  di  Vienna,  il  re  restituì 
al  Portogallo  Olivenza,  ma  non  ne  sot- 
toscrisse l'alto  perchè  invece  di  restituirsi 
all'infanta  sua  sorella  M.'1  Luisa  già  re- 
gina di  Etruria  il  ducato  di  Parma  e  Pia- 
cenza ,  le  fu  assegnato  quello  di  Lucca 
(A'.),  oltre  un'annua  rendita  di  5oo,ooo 
franchi  da  pagarsi  dall'  Austria  e  dalla 
Toscana  ;  e  ciò  in  onta  che  la  Spagna  avea 
cotanto  con  Iribuito  all'abbassameli  to  del- 
la potenza  Napoleonica  predominante  in 
Europa.  Pio  VII  col  breve  Ex  parte,  dei 
a8luglioi8i5,  Bttll.Rom.  contA.\?>,  p. 
38o,  ampliò  i  privilegi  concessi  da  Bene- 
detto XIV  a'cappellani della  cappella  re- 
gia del  redi  Spagna.  A  vendo  quel  Papa 
nel  precedente  anno  solennemente  ripri- 
stinata la  compagnia  di  Gesù,  e  fu  per 
essa  il  più  giusto  e  meritato  trionfo,  il  re 
Ferdinando  VII  fece  nel  1  8  1  5  altrettali- 


SPA 

tone'suoi  domimi,  con  quel  memorabile 
decreto  che  ricordai  a  Gesuiti,  dichia- 
rando essersi  mosso  a  ciò  fare:  m  Per  la 
cagione,  da  cui  era  convinto  che  i  veri  ne- 
mici della  religione  e  de'tronieranoquel 
li  che  tanto  faticarono  e  travagliarono 
segretamente  con  calunnie  ed  intrighi 
per  (screditare  la  compagnia,  disciorla  e 
perseguitarne  gì'  innocenti  individui  ". 
Così  Ferdinando  VII  gli  rese  una  dovu- 
ta e  luminosa  testimonianza,  che  accresce 
splendore  all'esemplare  istituto,  che  nel 
decorso  anno  ha  meritato  d'essere  posto 
dal  regnante  Papa  alla  cura  del  magni- 
fico stabilimento  di  pubblico  insegna- 
mento fondato  nella  sua  patria  Si  riga- 
glia (F.).  Nel  18 16  il  resposò M.a Isabel- 
la figlia  di  Giovanni  VI  redi  Portogal- 
lo, ed  in  tale  incontro  concesse  un  gene- 
rale perdono  per  tutti  i  delitti,  tranne  i 
commessi  per  vendetta  privata.  Modifi- 
cò il  potere  dell'inquisizione  religiosa,  ed 
annullò  quella  pubblica  o  ministero  di 
pubblica  sicurezza  stabilito  da  Giuseppe 
Iionaparte.  Nel  1  8  1  7  e  a  seconda  de'vo- 
leri  del  re  ,  per  dare  la  sua  adesione  al 
congresso  di  Vienna,  nella  convenzione 
di  Parigi  fu  statuito  il  regresso  de'duca- 
ti  di  Parma  e  Piacenza,  dopo  la  morte 
dell'arciduchessa  moglie  di  Napoleone, 
all'infanta  M.a  Luisa  già  regina  d'Etru- 
ria  e  all'infante  suo  figlio  d.  Lodovico  e 
suoi  discendenti  in  linea  mascolina,  dopo 
il  quale  regresso  ilducatodi  Lucca  si  riu- 
nisse alla  Toscana,  ed  a  suo  tempo  tutto 
si  effettuò.  Nel  medesimo  anno  l'Inghil- 
terra pagò  alla  Spagna  400,000  lire  ster- 
line per  l'abolizione  della   tratta   degli 
schiavi,  d'aver  luogo  nel  1  820:  di  questo 
argomento  tenni  proposito  a  Schiavo,  di- 
cendo pure  quanto  riguarda  1'  America 
e  l'isola  di  Cuba.  L'editto  delle  finanze 
emanato  in  tale  anno,  oltre  la  sua  utili- 
tà, è  un  bel  panegirico  dell'eroica  fermez- 
za dimostrala  dagli  spagnuoli  per  con- 
servar la  loro  indipendenza  e  la  successio- 
ne de'ioro  legittimi  sovrani, perciò  esser- 
si acquistati  gloria  imperitura  e  fatti  se- 


S  P  A  S  P  A  177 
gno  all'ammirazione  d'Europa.  Mentre  bero  Ferdinando  VI!  proclamandola  lo- 
ia Spagna  cominciava  a  rifiorire  in  pub-  ro  costi  tua  ione  ;m  a  quando  conobbero  nel 
blica  prosperità,  le  pericolose  teorie  dis-  18 14  che  avea  negato  di  sanzionare  la 
seminate  in  Europa  dopo  le  precedenti  costituzione  delle  cortes,  si  dichiararono 
strepitose  vicende,  vi  penetrarono  e  l'in-  indipendenti  eia  rivoluzione  fu  consonili' 
Iettarono  con  molte  associazioni  segrete  ta.  Il  re  successivamente  fece  i  maggiori 
per  rovesciare  il  potere  sovrano.  A  (pie-  sfòrzi  per  impedirla,  e  con  3  spedizioni 
sle  angustie  del  governo  spagnuolo  si  og«  potè  reprimere  non  poche  insurrezioni, 
giunse  l'ulteriore  tendenza  alla  ribellione  Intanto  nel  1  8  Inoltre  i  genitori,  il  re  per- 
di Ile  sue  ricche  colonie,  oggetto  d'antica  de  la  moglie,  a  cui  fece  celebrare  in  Ilo- 
invidia  alle  nazioni  rivali.  L' Inghilterra  ma  pompose  esequie,  delle  quali  feci  pa- 
avea  colto  tutte  le  occasioni  per  render-  rolanel  voi.  XXVI II,  p.  64, ed  anco  in  es- 
le  indipendenti,  per  aprirsi  giusta  la  sua  se  recitò  le  lodi  mg.r  Marco.  Però  Pio  VII 
invariabile  politica  nuovi  sbocchi  al  suo  non  gli  celebrò  l'esequie  nella  cappella 
commercio.  Dopo  aver  speso  immensa-  pontifìcia,  poiché  nel  concistoro  de'  14 
mente  per  l'indipendenza  della  penisola,  aprile  1 8  1  7  in  cui  avea  notificato  al  sa- 
si  allaccendò per  la  sua  rovina  con  lumen-  grò  collegio  la  morte  di  Maria  I  regina 
tar  nelle  colonie  torbidi  e  sollevazioni,  e  di  Portogallo  e  la  celebrazione  dell'ese- 
separarledalla  metropoli, per  quindi  por-  quie  rammentate  di  sopra,  avea  dichia- 
tareallaSpagna  unacompleta  rovina.  Le  rato:  Che  sebbene  la  s.  Sede  sino  allora 
colonie  spagnuoledopo  l'invasione  Iran-  non  avesse  il  costume  di  celebrare  esequie 
cese  del  1808,  da  principio  aveano  con-  nella  cappella  papale  alle  regine,  benché 
venuto,  per  così  di  re,  di  riconoscere  il  go-  avessero  regnato  sole,  egli  stabiliva  d'in- 
verno della  reggenza  in  nome  di  Ferdi-  di  in  poi  si  dovessero  celebrare  a  tali  re- 
nando VII;  ma  le  restrizioni  sul  commer-  gi ne  soltanto,  incominciando  dalla  regina 
ciò  e  sulla  libera  coltivazione  del  suolo,  Maria  I  di  Portogallo  che  avea  regnalo 
il  monopolio  del  traffico,  l'esclusione  dei  sola.  Ed  è  perciò,  che  secondo  questa  di- 
coloni  da  tutte  le  cariche  lucrative,  avea-  .sposizione,  il  Papa  Pio  IX,  nel  concistoro 
no  indotto  una  notabile  parte  degli  ame-  de'7  aprile  i854,oeU'annunziar  la  morte 
rieano-spagnnoli  a  desiderare  di  liberar-  della  regina  di  Portogallo  Maria  II  che 
si  ila  Minili  abusi.  La  provincia  di  Carac-  avea  regnato  sola,  stabilì  celebrarle  l'e- 
cas,  come  dissi,  fu  lai.'1  a  sollevarsi;  Cu-  sequie  nella  cappella  Sistina,  e  l'effettuò 
mano,  Varinas,  Margherita,  Barcellona,  a'24  dello  stesso  mese.  Indi  passandoli  re 
Merida  e  Truxillo  imitandola,  formaro-  a  3.c nozze conM/Giuseppina  diSassonia, 
no  in  un  con  essa  il  ig  aprile  18  1  o  il  go-  nel  momento  in  cui  verso  l'uscir  del  1819 
vernofederaledi  Venezuela  0  Benezuela.  pubblicava  perciò  altra  amnistia,  e  pre- 
Mei  giugnoi  8  1  lilParaguay seguì l'esem-  parava  una  nuova  e  formidabile  spedi- 
pio  di  Caraccas,  e  si  pose  sotto  l'autorità  zione  per  partire  verso  l'America,  onde 
della  giunta  diBuenosAyres; tutta  la  par-  fienaie  le  indocili  colonie  quasi  tutte  sol- 
te  occidentale  della  Piata  sino  alle  fron-  levate,  ed  ogui  cosa  ne  faceva  presagire 
tiere  del  Brasile  erasi  dichiarata  pel  me-  i  più  felici  l'isultamenti,  scoppili  la  rivo- 
desimo  partito:  il  cabildo  Desimo  stava  lozione  nel  regno.  Napoleone  nella  sua 
per  fissare  i  principi!  del  suo  governo,  ed  rilegazione  avea  dichiarato:  Non  essere 
il  Chili  avea  mandato  soccorsi  a  Buenos  egli  caduto  per  la  lega  formata  contro  di 
Ayres  e  aperto  a  tutte  le  nazioni  i  suoi  lui  ,  ma  per  aver  contrariato  lo  spirito 
porti. Nel  1812  trovossi  il  Messico  in  islato  del  secolo!  Tale  spirito,  a  cui  nulla  pote- 
di  compiuta  insurrezione.  Tutti  gli  stali  va  resistere,  avrebbe  rovesciato  tulli  gli 
formati  nell'America  spagnuola  ìiconob-  antichi  governi  d'Europa  cheuon  piegai* 


i76  SPA 

sero  la  loro  politica  a'bisogtii  del  tempo! 
Nella  Spagna  una  parte  era  propensa  al* 
la  liberta  e  in  contrasto  coll'altra  costan- 
te nell'antiche  istituzioni;  quindi  lagnan- 
ze contro  il  re  per  l'abolita  costituzione, 
congiure  de'meno  riflessivi,  e  queste  es- 
sendo scoperte,  punizione  de' rei,  arresti 
di  sospetti;  e  da  tultociòesacerbazioni  di 
parli  ,  agitazioni  continue  e  materie  di 
nuove  rivoluzioni. Fra  tali  sconcerti  avell- 
ilo il  governo  i adunato  nell'Andalusia  il 
suddetto  esercito,  per  una  fatalità  se  ne 
sospese  la  partenza  per  alcuni  mesi  nel- 
l'isola di  Leon  sotto  le  mura  di  Cadice. 
Ma  allora  alcuni  ufliziali  subalterni  e  sco- 
nosciuti, rillettendo  alle  circostanze  del- 
la patria  e  alle  forze  di  cui  potevano  di- 
sporre, cospirarono  per  rivoltarloe  rista- 
bilire con  quelle  armi  il  governo  costitu- 
zionale. Dilalti  nella  notte  precedente  al 
i.°del  i  820,  vari  militari,  fra  i  quali  Qui- 
roga  e  Kiego  luogotenenti  colonnelli,  si 
sollevarono  con  3  battaglioni  presso  Ca- 
dice/-pubblicarono  il  ristabiiimentodel- 
la  costituzione.  Adunarono  altri  congiu- 
rati, ed  ebbero  truppe  sufficienti  a  con- 
trarre la  forza  del  governo  nella  Spagna 
meridionale. Sul  (lue  ili  febbraio  scoppia- 
rono altre  rivoluzioni  militari  nella  parte 
settentrionale, e  Mina  nella  Catalogna  si 
pose  alla  lesta  delle  truppe  sollevale.  Po- 
co dopo  si  manifestarono  principi! di  tur- 
bolenze nella  stessa  capitale,  ed  a'7  mar- 
zo Ferdinando  VII  si  vide  assalilo,  mi- 
nacciato e  costretto  dalle  circostanze  a 
pubblicare  die:  Attesa  la  volontà  genera- 
ledel  popolo,avea  risolutodi  giurare  laco- 
stituzione  pubblicata  dalle  cortes  straor- 
dinarie nel  1812;  la  quale  fu  difatti  rista- 
bilita,a  fronte  clic  il  re  con  tanla  fermez- 
za ed  energia  l'aveva  rifiutata  nel  1  8  1  4- 
Perciò  fu  palesemente  una  concessione 
dovuta  alla  violenza,  e  le  cui  circostanze 
formavano  da  se  stesse  una  protesta.  La 
rivoluzione  liberale  della  Spagna,  ne  fe- 
ce scoppiare  altra  simile  nel  Portogallo, 
e  nel  novembre  fu  adottata  la  rivoluzio- 
ne spaguuola;  pose  in  fermento  l'Italia, 


SPA 

massime  il  regno  delle  due  Sicilie  (f7!), 

che  i^ià  nel  luglio  avea  costretto  il  re  a 
promulgale  la  costituzione  diSpagna,  per 
opera  della  Sella  [I  .)  de  carbonari,  tan- 
to in  Napoli  ebe  in  Palermo,  onde  per  con* 
senso  si  rivoluzionarono  Benevento  e  Poh- 
tecorvo  domimi  della  s.  Sci\e.  Frattanto 
Ferdinando^  II, prigioniero  nella  sua  reg- 
gia, si  trovò  ogni  giorno  forzato  a  nuove 
concessioni,  promesse  e  giuramenti  ebe 
non  poteva  mantenere,  vedendo  persino 
sotto  i  suoi  occhi  trucidare  alcuni  de'po- 
cbi  fedeli  servitori  che  lo  circondavano; 
nò  poteva  ritardare  la  rovina  e  forse  il 
tristo  termine  del  suo  illustre  cugino  Lui- 
gi XVI, senza  una  pronta  assistenza  delle 
potenze  d'Europa.  Sottomessa  la  sua  au- 
torità a'eap ricci  d'una  turbolenta  assem- 
blea, dovè  dichiarare  al  grande  inquisi- 
tore di  Spagna,  che  cessava  il  di  lui  uf- 
fì/.ioe  insieme  il  suo  tribunale  dell'inqui- 
sizione, il  quale  perciò  rimase  per  sem- 
pre abolito.  .Ala  ciò  era  poco  pe'  settari 
fratelli  de.llii  fontana  (Foro,  i  quali  allora 
usciti  fuori,  non  più  occultarono  le  segre- 
te intelligenze  colle  altre  tenebrose  socie- 
tà rivoluzionarie  sparse  per  l'Europa,  a 
fine  di  manomettere  la  Chiesa  e  distrug- 
gere gli  ordini  regolari  per  impossessarsi 
il  e' loro  beni.  Continua  odo  osti  nata  mente 
le  cortes  i  suoi  attentali  contro  la  Chiesa, 
il  clero  e  gli  ordini  religiosi,  non  manca- 
rono a  loro  danno  il  fomento  d'  opere 
scandalose  di  spagnuoli,  come  di  Lorent 
e  Villaneuva.  Per  fare  lo  spoglio  de' beni 
ecclesiastici  si  soppressero  820  conventi 
e  monasteri,  ed  abolironsi  i  gesuiti,  sem- 
pre presi  di  mira  nelle  insurrezioni;  chi 
osò  opporsi,  come  i  vescovi  di  Burgos  e 
Osma,  furono  esiliali,  e  l'arcivescovo  di 
Valenza  fu  cercato  a  morte;  monaci  e  sa- 
cerdoti, se  caduti  in  sospetto,  irremissibil- 
mente venivano  proscritti  e  priva  ti  di  tut- 
to, laonde  quasi  nudi  trovarono  genero- 
sa ospitalità  sul  suolo  francese,  e  special- 
mente nella  diocesi  di  Bordeaux.  I  cosi 
delti  dc.tcaniisados  e  comuneros  misero 
terrore  u  tulli  i  buoui,  quasi  imitando  la 


SP  A 
rabbia  de'sanculotti  di  Francia.  Questi 
cannibali,  sitibondi  del  sangue  del  can. 
\  iouesa  cappe! (ano  del  re,  detenuto  io 
carcere  <jual  nemico  della  costituzione, 
Bfoodarono  a  colpi  d'ascia  le  porte  della 
prigione,ed  avventatisi  su  quel  misero  gli 
spaccarono  la  testa,  trafissero  di  pugna- 
late il  petto,  e  trascinarono  il  mutilato 
cadavere  intorno  al  palazzo  e  sotto  gli  oc- 
chi del  re;  il  quale  atterrito  scese  in  mez- 
zo de'reali  infanti  ad  arringare  i  sohlati, 
nel  caso  che  gli  assassini  volessero  atten- 
tare alla  sua  stessa  persona. Intanto  si  fe- 
ce una  guerra  micidiale  tra  i  due  parti- 
li, e  colla  spada  alla  mano  si  distinsero 
contro  gli  aderenti  alle  cortes,  il  curato 
Merino  Mila  Castiglia,  il  trappista  Mara- 
gnon  ad  Urgel.  Per  maggior  disgrazia, 
la  febbre  g'alla  penetrata  in  Catalogna, 
cominciò  a  mietere  vite  umane:  quest'or- 
ribile flagello  fece  nascere  i  consueti  pro- 
digi di  carità  evangelica. Il  vescovo  diTor- 
tosa,  intrepido  contro  il  furore  del  mor- 
bo, ricusò  d'abbandonare  il  gregge,  e  re- 
stò vittima  del  suo  zelo  e  delle  cure  pro- 
digate agl'infermi.  La  voce  della  religio- 
ne chiamò  a  Tortosa  e  a  Barcellona  le 
suore  della  Carità  e  quelle  della  Provvi- 
denza in  soccorso  degli  a  ppestati,i:he  rese- 
ro immensi  servigi,  ed  esse  perite,altre ge- 
nerosamente le  surrogarono.  Tanti  mali 
che  desolavano  la  nazione,non  rallenta  va- 
no punto  la  persecuzione  della  Chiesa:  fu 
proibito  il  pagamento  a  Roma  per  bolle, 
dispense  o  altro  titolo  ecclesiastico,  e  per 
contribuire  allo  splendore  della  s.  Sede  il 
governo  stabili  l'offerta  volontaria  d'an- 
nui scudi  9000,  oltre  le  somme  indicale 
ne'precedenti  concordati;  per  cui  il  nun- 
zio apostolico  Giustiniani  arcivescovo  di 
Tiro  alzò  gagliardamente  la  sua  voce  per 
impedire  tanti  eccessi,  e  combattè  gli  at- 
ti del  governo  costituzionale  cou  energi- 
che note,  la  cui  raccolta  fu  stampata  a  I- 
mola  neh  Si.5-j>.c):Sopra  le  gravi  contro- 
versie interessanti  la  religione  e  laChiesa: 
sopra  i  beni  ecclesiastici,  la  soppressio- 
ne degli  ordini  religiosi:  sullo  spoglio  dei 
vot.  lxviii, 


SPA  177 

beni  ecclesiastici,  sulla  diminuzione  del- 
le decime,  sulla  disposizione  del  gover- 
no che  i  nominati  a'  vescovati  delibatisi 
incaricare  dell'  a  mmini  s  frazione  delle  lo- 
ro diocesi  prima  d'aver  ottenuto  te  bolle 
apostoliche,  ec.  Le  cortes  troncata  ogni 
corrispondenza  col  Papa,  allontanarono 
da  Madrid  nel  gennaio  182J  il  nunzio,  e 
ciò  per  rappresaglia,  perchè  Pio  VII  non 
avea  voluto  ricevere  Villaneuva  suo  mi- 
nistro plenipotenziario,  perchè  professa- 
va massime  contrarie  alla  s.  Sede  e  con- 
dannate nell'Indice  de'libri  proibiti.  L'ol- 
traggio al  nunzio  fu  pubblico  e  solenne, 
mentre  l'  esclusione  del  Villaneuva  era 
stata  riservata  e  conognidelicato  riguar- 
do,e  mediante  corrispondenza  tra  il  car- 
dinal Consalvi  segretariodistato,e  il  cav. 
Giuseppe  A  parici  incaricato  d'affari,  che 
fu  richiamato  in  Ispagna.  Avendo  le  po- 
tenze europee  considerato  che  la  rivolu- 
zione delle  due  Sicilie  ,  le  agitazioni  di 
Torino  con  promulgazione  della  costitu- 
zione spagnuola,  quelle  della  Turchia, 
1'  uccisione  del  duca  di  Berry,  prove- 
nivano da  un'officina  comune,  e  che  la 
rivolta  di  Spagua  avea  dato  a  tutta  Eu- 
ropa un  pericoloso  impulso,  determina- 
rono estirpare  il  male,  a  tale  effetto  adu- 
nandosi ne'congressidi  Troppauedi  Lu- 
biana. Quindi  furono  vinte  le  rivoluzio- 
ni delle  due  Sicilie  e  del  Piemonte,  e  nel 
1822  dichiaralo  dalle  potenze  riunite  a 
Verona  ,  potere  il  re  di  Francia  Luigi 
XVIII  eseguire  la  repressione  della  pe- 
nisola, acciò  il  contagio  politico  non  pe- 
netrasse nel  suo  limitrofo  regno, e  perciò 
avervi  il  maggiore  interesse.  Nel  medesi- 
mo congresso  si  trattò  pure  delle  colonie 
spagnuole  d'America,  che  incomiuciate 
a  sollevarsi  nel  1 8 1  o,  Buenos  Ayres,  l'U- 
raguay,  la  Nuova  Granata,  Venezuela  o 
Caraccascol  titolo  di  Colombia,  erausi  di 
già  costituite  in  Repubbliche  (/".)  indi- 
pendenti; tutte  le  altre  provincie  erano 
in  armi  o  in  fermento,  e  l'autorità  spa- 
gnuola erasi  ridotta  quasi  a  nulla,  quin- 
di assassinii, piraterìe  e  tutti  i  mali  delle 
12 


i78  SPA  SPA 

«uerre  civili  e  quasi  distruzione  del  com*  re  quanto  narrai  in  quell'articolo,  onde 
mercio.  L'Inghilterra  cui  molto  premeva  ristabilirvi  sulle  antiche  basi  l'autorità 
commerciare  con  quegli  stati,  riconobbe  monarchica. Gli  spagnuoti, rovinali  nelle 
la  loro  esistenza  di  fatto,  apri  i  suoi  porli  finanze  e  divisi  dalle  parti,  non  poterono 
alle  loro bandieie,edichiarò dover  venire  resistere  a  tale  forza  ordinata.  Quindi  i 
a  qualcheattodi  talericognizione.  L'Au-  francesi  occuparono  facilmente SaragOE- 
stria  rispose  che  non  avrebbe  mai  rico-  za  e  Burgos  nello  stesso  mese,  Madrid  ai 
nosciuta l'indipendenza  di  quelle  colonie,  22  maggio  eSivigliaa'io  giugno.  Lecor- 
fincbé  la  Spagna  non  avesse  formalmen*  les  ed  i  ministri,  dopo  aver  sospeso  a  Fer- 
ie rinunziato  a'.-uoi  diritti  sovrani  sulle  durando  VII  l'i  i  giugno  il  sovrano  po- 
medesime;  simile  dichiarazione  fece  la  tere,  lo  condussero  seco  con  tutta  la  la- 
Prussia,  la  Russia  non  volle  manifestarsi,  miglia  reale,  prima  a  Siviglia  e  poi  a  Ca- 
e  la  Francia  palesò  il  desiderio  di  ti  ovar  dice,  ove  senza  riguardo  neppure  all'ap- 
un  mezzoche  conciliasse  i  diritti  della  le-  parenza, rimase  prigioniero.  Le  cortes  lì- 
gilliuiità  colla  necessità  della  politica,  nalmenle  dovettero  cedere,  e  sul  fine  di 
Onesto  mezzopoi, secondo  il  suo  plenipo-  settembre  lasciarono  al  re  la  libertà  di 
lenziario  Chateaubriand,  consisteva  nel  passare  al  campo  francese.  Il  duca  d'Ali* 
formare  di  quegli  stali  varie  monarchie  goulème,  col  futlo  più  segnalato  di  (pie- 
indi  pendenti  e  costi  tuzionali,  sotto  loscet-  sl'im  presa  e  che  non  era  riuscito  a  Napo* 
tro  d'infanti  di  Spagna.  Fra  sì  diversi  pa-  leone,  espugnò  l'ultimo  asilo  della  rivo* 
ieri,  nulla  fu  concluso,  e  giammai  laSpa-  lozione,  prese  d'assalto  il  famoso  Troca* 
gna  ha  voluto  cedere  i  suoi  diritti  sul-  clero,  in  cui  fra  i  granatieri  v'ìntei'vea 
l'America,  onde  è  falso  che  lo  avesse  ese-  ne  Carlo  Alberto,  quindi  costrinse  Cadice 
guito  per  compensi  pecuniari,  come  dissi  che  avea  bloccato,  ad  ai  rendersi  il  2  ot- 
nel  voi.  LVII,p.i4o,  seguendo  moderni  tobre:  i  principali  liberali  nella  più  par- 
storici,  laonde  qui  fo  emenda  all'  asser-  tesi  rifugiarono  in  Inghilterra.  In  Roma 
to.  Alla  dichiarazione  fatta  dal  congres-  essendovi  ritornato  il  cav.  Antonio  Val- 
so al  governo  spaglinolo  per  rientrare  gas  invialo  straordinario  e  ministro  ple- 
nell' ordine,  questo  rispose  :  La  sua  co-  nipotenziario,  che  nel  1808  vi  era  stalo 
stitnzione  promulgala  nel  1812,  rove-  imprigionato  da'francesi,  celebrò  feste  di 
sciala  nel  i8i4>  ripristinata  nel  1820,  esultanza;  ed  il  nuovo  Papa  Leone  XII 
essere  nazionale.  La  Spagna  non  essersi  mandò  in  dono  al  duca  d'Angouléme  lo 
mai  ingerita  nelle  leggi  interne  d'altra  Stocco  e  il  Berrettone  [f.)  benedetti.  Il 
nazione,  quindi  non  riconoscere  in  nes-  citato  cav.  A rtaud,  nel  t.l,  cap.i  1, narra 
sun'altra  il  diritto  d'intromettersi  ne'suoi  che  Leone  \II  per  le  vittorie  de' francesi 
affari.  1  mali  che  l'affliggevano  non  cleri-  si  recò  co'carclinali  a  cantare  il  Te  Dami 
var  dalla  costituzione,  essere  i  medesimi  nella  basilica Lateranense, benché  non  vi 
inseparabilidalla  rivoluzione,ed  allaSpa-  avesse  preso  Possesso,  per  cui  entrò  per 
gna  sola  spettare  il  porvi  rimedio.  Rice-  la  porta  laterale  del  portico  Sisti  no,  rice- 
vute tali  risposte,!  rappresentanti  d' A  u-  voto  dall'ambasciatore  di  Francia.  Indi 
Siria, Francia, Prussia  e  Russia, nel  genna-  si  recò  ad  altro  Te  Dami  nella  chiesa  na- 
Ì01823  partirono  da  Madrid.  A'7  aprile  zionale  di  s.  Luigi  de'francesi.  Agginn* 
il  redi  Francia  fece  passare  la  Bidassoa  ed  gè,  che  consimili  ceremoniesi  ripeterono 
entrare  inlspagna  circa  1  20,000  francesi  pò i  nelle  chiese  nazionali  spagnuole  di 
sotto  il  comando  del  nipote  duca  d'An-  s.  Giacomo  e  di  Monserrato;  e  che  il  cav. 
goulème;  facendo  parte  dell'esercito  e  col  Vargas  distribuì  alcune  doti,limosine  ai 
comando  d'una  brigala  di  dragoni  Car-  poveri,  e  tenne  3  sontuosi  banchetti. Fcr- 
lo  Alberto  poi  re  di  Sardegna,  per  espia-  cimando  VII  riassunse  l'assolulo  potere, 


SPA 
ed  inutilmente  lo  si  tentò  a  fare  qualche 
concessione  e  a'principii  rivoluzionari:  ab 

cune  truppe  fi  «meesì  restarono  nella  Spa- 
gna sino  al  i  828  per  rassodarvi  l'autori- 
tà sovrana.  Gli  avvenimenti  di  Spagna  in- 
fluirono  sul  Portogallo,  ove  sul  principio 
di  giugno  Giovanni  VI  riprese  l'assoluto 
potere,  e  per  una  rivoluzione  interna  sen- 
za l'intervento  d'armi  straniere.  I  cori- 
fei della  ribellione  furono  in  (spagna  pu- 
niti e  non  ottennero  grazia  che  i  subal- 
terni e  gli  uomini  traviati:  i  germi  della 
rivoluzione  parvero  solfocati,  e  lo  sareb- 
bero stati  per  sempre  se  il  regno  non  era 
destinato  a  sentir  l'influente  de'suoi  vi- 
cini, che  Defurono  conseguenza  disordi- 
ni e  sollevazioni.  Il  nunzio  Giustiniani 
rientrò  nell'esercizio  della  nunziatura,  e 
fu  decorato  della  gran  croce  della  Con- 
cezione ossia  di  Carlo  III,  indi  Leone  XII 
nel  1 826  lo  creò  cardinale,  nominando  a 
succederlo  mg.1  Ti  beri  arcivescovo  d'A- 
tene, che  partì  per  Madrid  a'  9  maggio 
182  7,  e  poi  dal  re  fu  dichiarato  gran  cro- 
ce della  Concezione:  ma  il  suo  ingresso 

o 

in  Madrid  fu  ritardato  e  dovè  retrocede- 
re in  Francia  ,  per  essersi  esacerbata  la 
corte  contro  la  s.  Sede  per  quanto  vado 
a  narrare.  Dopo  la  formazione  delle  re- 
pubbliche d'America,  io  alcune  di  esse 
vacavano  le  sedi  vescovili.  Que'nuovi  go- 
verni aveano  spediti  incaricati  a  Roma  a 
chiedere  al  Papa  i  vescovi;  ma  Ferdinan- 
do VII  vi  si  opponeva,  e  mandò  a  Leone 
XII  per  ambasciatore  quel  ca  v.  Pietro  La 
brador  che  avea  assistito  Pio  VI,  ed  era 
divenuto  uno  de'primi  diplomatici  spa- 
glinoli, ed  una  delle  migliori  teste  poli- 
tiche d'Europa,  intanto  ricusandosi  d'ac- 
cettare e  riconoscere  il  nuovo  nunzio.  Il 
Papa  incaricò  il  dotto  cardinal  Cappella- 
ri  membro  della  congregazione  straordi- 
naria diesi  occupava  degli  affari  di  Spa- 
gna e  della  grave  questione,  a  tra  tiare  col- 
1' ambasciatore  ,  ed  alle  rimostranze  di 
questo  rispose  con  la  forza  d'invincibili 
argomenti.  La  s.  Sede  nel  riconoscere  i 
governi  di  fatto,  non  intese  mai  di  lede- 


S  P  A 


■7!) 


re  gli  altrui  diritti;  orbale  le  chiese  d'A- 
merica di  pastori  per  sì  lungo  tempo,  ge- 
mevano oppresse  da  una  funesta  serie  di 
inali  spirituali;  ed  il  Papa  essere  in  dove 
re  di  non  più  oltre  per  riguardi  umani 
ritardare  di  provvedere  a'  bisogni  seni  • 
[ire  più  urgenti  di  tante  pecorelle  er- 
ranti. Le  colonie,  ove  senza  più  indugia- 
re conveniva  mandar  i  vescovi,  da  ben 
1  2  annidatisi  del  tutto  sottratte  alla  do- 
minazione spagnuola;  quindi  non  dover- 
si minacciar  la  s.  Sededi  controversie,  né 
differirsi  l'accettazione  del  nunzio.  Per 
questegravi  considerazioni,  sostenute  dal 
cardinal  Cappellarieda  Leone  XII,  que- 
sti posta  in  non  cale  qualunque  altra  con- 
siderazione politica,  animato  d'  aposto- 
lico zelo  ,  nel  concistoro  de'  2  t  maggio 
provvide  agli  arcivescovati  di  s.  Fede  e 
di  Caraccas,  ed  a'vescovati  di  s.  Marta,  di 
Quito  e  di  Cuenca.  Perla  perdita  delle 
opulenti  colonie  spagnuole,  Ferdinando 
VII  videsi  costretto  per  mancanza  di  tali 
rendite  a  lasciar  cadere  nell'arretrato  u- 
na  massima  parte  de'suoi  dispendi,  non 
escluso  il  soldo  delle  truppe, e  di  ricorre- 
re pur  anco  agl'imprestiti,  non  potendo- 
ne neppur  sempre  soddisfar  gl'interessi. 
Nel  1829  avendo  perduto  la  regina  M." 
Giuseppina.si  congiunse  in  4-'  nozze  l'i  1 
dicembre  con  la  principessa  M.1  Cristina, 
sorella  della  moglie  del  fratello  l'infante 
d.  Carlo,  e  perciò  figlia  del  proprio  cu- 
gino Francesco  I  re  delle  due  Sicilie  e  del- 
la sorella  resina  M.a  Isabella.  Raccontai 

o 

a  Sicilia,  come  i  reali  genitori  accompa  • 
gnaronola  figlia  in  I  spagliala  quale  lo  fe- 
ce padre a'io  ottobre  1  83o  della  regnante 
M."  Isabella  II, ed a'3ogennaioi832 del- 
l'infanta M.a  Luisa.  Nel  i83o  Carlo  X  re 
di  Francia,  padre  delduca  d'Angoulème, 
per  la  rivoluzione  di  Parigi,  rinunziò  in 
favore  del  nipote  nato  dallo  sventurato 
duca  di  Berry  altro  suo  figlio,  Enrico  du- 
ca di  Bordeauxe  conte  di  Chambord;  in- 
vece i  francesi  elevarono  al  trono  costi- 
tuzionale il  re  Luigi  Filippod'Orleans.  I 
liberali  spagnuoli  fuoruscili,  approfitta- 


i8o  SPA 

iodo  della  rivoluzione  francese  per  ten- 
tale di  rientrare  in  pallia  e  ristabilirvi 

la  costituzione  ,  col  favore  del  governo 
francese.  Circa  2^00,  compresi  alcune 
centinaia  di  rivoltosi  parigini,  entrarono 
in  Ispagna  nell'ottobre  sotto  gli  ordini  di 
Mina,  San  Miguel,  Valdes  ealti  i  notabi- 
li spngnuoli ,  tentando  di  guadagnar  le 
truppe  e  sollevar  il  popolo;  però  dall'e- 
sercito fedele  furono  battuti  e  costretti  a 
rifugiarsi  in  Francia.  Morto  Pio  VI  11,  nel 
conclavesi  trattò  dell' esaltazione  delcar- 
dinalGiustiuiani,rnaa'24J'cerauieiS3o 
l'ambasciatore  Labrador,  per  mezzo  del 
cardinal  Marco, gli  die  l'esclusiva:  nella 
biografìa  del  cardinale  ne  riprodussi  l'at- 
to e  il  discorso  pronunziato  dal  porpora- 
to. A*2  febbraioi83i  divenuto  il  cardi- 
nal Cappellai'!  Gregorio XV  I, neh. "con- 
cistoro provvide  le  numerose  sedi  d'Ame- 
rica di  vescovi;  poco  dopo  emanò  la  cele- 
bre bolla  Sollicitudo,  che  riconoscendo  i 
principi  0  governi  di  fatto,  non  intende- 
va pregiudicare  i  diritti  altrui,  secondo 
il  saggio  sistema  della  s.  Sede,  quindi  ri- 
conobbe per  re  di  Portogallo  d.  Michele 
1  figlio  del  defunto  Giovauui  VI.  L'am- 
basciatore di  Spagna  Labrador  residen- 
te in  Roma,  al  la  pubblicazione  della  bolla 
domandò:  Se  in  forza  della  medesima  la 
s.Sedeaveaintenzionedi  riconoscere  1  in- 
dipendenza degli  stati  dell'America  una 
volta  soggetti  al  suo  sovrano,  poiché  in 
tal  caso  alla  corte  di  Madrid  non  sareb- 
bestata  ricevuta.  Il  cardinalBernetti  pro- 
segretario di  stato  però  in  nome  di  Gre- 
gorio X*VI  rispose:  Che  il  Papa  ricono- 
sceva il  nuovo  re  di  Portogallo,  perchè 
lo  credeva  solidamente  stabilito  sul  tro- 
no, non  pensa  va  però  a  fare  lo  stesso  delle 
nuove  repubbliche  americane,  i  governi 
delle  quali  eranosempre  incerti  (nell'ar- 
ticolo Repubblic a  dissi  quali  repubbliche 
e  quando  furono  riconosciute  dalla  s.  Se- 
de, in  progresso  di  tempo).  Registrò  la 
storia,  che  le  tante  sventure  domestiche 
crebbero  il  cordoglio  cagionato  a  Ferdi- 
nando VII  dalle  calamità  della  Spagna. 


SPA 
Clie  la  sua  salute  si  alterò  considerabtl. 
mente,  e  le  sue  facoltà  morali  s'indebo- 
lirono visibilmente.  Che  si  approfittò  al- 
lora, come  suole  spesso  succedere,  di  que- 
sta sua  sinistra  condizione  per  fai  lo  ac- 
consentire, sotto  pretesto  d'una  decisio- 
ne delle  cortes  del  i  789,  che  sostengono 
alcuni  non  essere  mai  stata  provata,  all'a- 
bolizione della  legge  di  successione  ch'egli 
non  avea  il  diritto  di  proferire,  e  che  do- 
veva, nelle  malagevoli  circostanze  in  cui 
trovavasi  la  Spagna  ,  lasciare  la  corona 
sulla  testa  d'una  bambina  sua  primoge- 
nita, sotto  la  reggenza  di  sua  madre  la 
regina  M.a  Cristina  ,  in  pregiudizio  del 
fratello  l'infante  d.  Carlo,  che  gli  avea 
date  tante  prove  di  zelo,  e  ch'egli  ama- 
va teneramente.  Che  invano  si  fecero  ten- 
tati vi  perchè d. Carlo accousentisse  ad  un 
simile  sconvolgimento  delle  basi  della  mo- 
narchia spagnuola;egli  vi  si  lifiutò  sem- 
pre con  non  minore  energia  the  previ- 
denza.Chequando  Ferdinando  VII  ebbe 
a  chiuder  gli  occhi,  a'29  settembre  1  833 
di  circa  5 1  anni,  e  quando  il  potere  cadde 
in  mano  alla  regina  vedova  divenuta  reg- 
gente, la  Spagna  videsi  lacerala  dalla  più 
crudele  delle  guerre  civili,  e  sottoposta  a 
tutti  i  disordini  ch'eccitarono  nel  suo  seno 
l'ambizione  e  la  cupidigia  degli  stranie- 
ri. Laonde  in  conseguenza  dell'abolizio- 
ne di  ciò  che  viene  chiamata  la  legge  Sa- 
lica, introdotta  da  Filippo  V  come  legge 
fondamentale  che  doveva  reggere  l'ordi- 
ne di  successione  della  dinastia  Borboni- 
ca, di  cui  era  egli  lo  stipite,  e  che  servi 
di  base  al  celebre  e  solenne  trattato  d'U- 
trecht, successe  a  Ferdinando  VII  la  pri- 
mogenita che  regna.  Dicono  i  giurecon- 
sulti,che  la  successione  cognatica  non  am- 
mette al  trono  che  gli  uomini;  la  succes- 
sione agnatica  ammette  la  figlia  primo- 
genita odi  suoi  rappresentanti,  dopo  che 
tulli  i  maschi  del  medesimo  grado  sono 
morti  seuza  posterità;  la  successione  agna- 
tica mista  non  ammette  le  donne  che  do- 
po l'estinzione  de'maschi  anche  del  gra- 
do superiore,  vale  a  dire  de'loro  zii,  ec  e 


SPA 

de'loro  rappresentati  ti,  cornei  cugini.  Sif- 
fatta legge  è  quella  che  allora  dominava 
in  Ispagna.  Pubblicò  nel  medesimo  1  ìS.l  3 
il  bali  Cosimo  Andrea  Sanminiatelli  l'o- 
puscolo: Sullii  recente  abrogazione  della 
lea$e Salica  operata  in  Spagna,  E  Gio. 
Battista  Menini,  Tm  questione  della  sue- 
cessione  di  Spagna,  Milano  l83q. 

L'annalista  A.  Coppi,  all'anno  1 833, 
dopo  avere  accennato,  come  anticamen- 
te nella  successione  alla  corona  di  Spa- 
gna prevaleva  generalmente  la  primo- 
genitura regolare,  secondo  la  quale  la 
femmina  più  vicina  escludeva  il  maschio 
più  remoto;  dopo  aver  ricordato  che  Fi- 
lippo V  i  allunate  le  cortes  a' i  o  maggio 
1713,  promulgò  una  prammatica, colla 
(piale  stabilì  la  legge  Salica,  cioè  l'esclu- 
sione delle  femmine  dalla  successione  al 
trono;  riferisce  che  Carlo  IV  pensò  al- 
trimenti^ nel  1  789  coll'approvazione  si- 
milmente delle  cortes,  sottoscrisse  altra 
prammatica,  colla  quale  derogò  a  quella 
del  suo  avo,  e  ristabilì  il  diritto  comune: 
che  quella  legge  rimase  allora  segreta,  e 
fu  dipoi  pubblicata  a'2g  marzo i83o,  e 
tale  pubblicazione  fu  appunto  opportu- 
na, poiché  privo  Ferdinando  VII  sino  al- 
lora di  prole,  agli  1  1  ottobre  di  quel  l'an- 
no gli  nacque  dalla  regina  Maria  Cristi- 
na, la  figlia  Maria  Isabella  li.  L'asserti- 
va del  chiaro  storico  viene  rettificata  da- 
gl'imparziali spagnuoli  come  segue.  Car- 
lo IV  pensò  derogare  alla  legge  Salica, 
ma  essendo  nato  a'29  marzo  1  788  l'in- 
fante d.  Carlo,  non  si  potè  pubblicare  il 
relativo  progetto  di  legge, perchè  fu  con- 
siderato come  uno  spoglio  de'diritti  che 
a  vea  acquista  to  l'in  fan  te  d. Carlo  col  la  sua 
nascita.  E  ad  impedire  tale  pubblicazio- 
ne, si  aggiunsero  allora  altre  difficoltà  che 
sorgevano  dalle  rinunzie  fatte  nel  tratta- 
to d'Utrecht.  Aggiunge  Coppi:  Che  l'in- 
fante d.  Cai  lo  vedendosi  da  quella  pram- 
matica escluso  dal  trono,  l'impugnò  con 
lutti  i  mezzi  ch'erano  in  suo  potere,  ed 
allora  la  successione  divenne  una  que- 
stione di  parte. La  regina  sicircondòd'uo- 


SPA  181 

mini  moderati  e  liberali,  e  l'infante  d. 
Carlo  di  realisti  assoluti  e  detti  apostoli- 
ci; meglio  si  dissero  i  suoi  seguaci  Car- 
listi,  e  quelli  d'Isabella  li  dal  nome  della 
madie  Cristìni.ìo  vece  affermano  gli  spa- 
glinoli imparziali,  che  la  regina  si  circon- 
dò di  liberali  moderati,  e  di  tutti  gli  esuli 
ritornati  nella nazione,in  virtùdell'amni* 
stia  ch'essa  avea  loro  accordata;ed.  Car- 
lo da'realisti  e  monarchici  puri. Dichiarò 
quindi  l'annalista  Coppi:  Che  neh  832  il 
resi  ammalò graveraente,e  gli  apostolici 
profittarono  dello  stato  d'agonia  a  cui  e- 
ra  ridotto  per  estorcergli  un  decreto  col 
quale  revocava  la  prammatica  pubbli- 
cata. Anche  su  questo  grave  punto  gli 
spagnuoli  veraci  sono  in  disaccordo  col 
Coppi,  dappoiché  narrano:  Nel  settem- 
bre 1  832Ferdinando  VII  si  ammalò  gra- 
vemente in  s.  Idelfonso,  e  a' 18  chiama- 
to a  se  Calomarde  ministro  di  grazia  e 
giustizia  e  notaio  del  regno,  gl'ingiunse 
di  redigere  un  decreto  che  annullasse  la 
prammatica  sanzione  deh83o.Di  fatto 
nella  sera  Calomarde  con  tutti  i  ministri, 
meno  quello  della  guerra  che  si  trovava 
a  Madrid,  si  presentò  al  re;  e  dinanzi  la 
regina  Cristina  fece  lettura  del  decreto, 
che  il  re  sottoscrisse  di  propria  mano,colla 
penna  che  la  regina  medesima  gli  porse  in 
luogo  della  stampiglia,  come  fu  volontà 
del  re.  Ripiglia  quindi  lo  storico  Coppi: 
Che  il  re  ricupera  te  però  alquanto  le  forze 
annullò  quell'atto,  che  avea  sottoscritto 
mentre  eia  privo  della  ragione.  Aon  o- 
slantequel  miglioramento, comprenden- 
do che  avviciuavasi  il  termine  de'  suoi 
giorni,  e  volendo  prevenir  per  quanto  po- 
teva le  discordie  di  famiglia,  nella  pri- 
mavera del  1 833  allontanò  dalla  Spa- 
gna il  fratello  d.  Carlo,  autorizzandolo  a 
recarsi  in  Portogallo,  ove  andò,  e  poi  a 
Roma.  Quindi  a'20  giugno  radunate  le 
cortes,  composte  de'principah  del  regno, 
fece  ad  esse  riconoscere  in  succeditrice  al 
trono  la  sua  figlia  primogenita  IVI/  Isa- 
bella II.  A'29  settembre  morì,  lasciando 
per  testamento  la  regina  sua  moglie  reg- 


i82  SPA 

^enledellostatodurante  la  minorità  del- 
la figlia,  la  quale  fu  proclamata  regina  ai 
2  ottobre.  Nell'assu mere  M.*  Cristi oa  le 
redini  del  governo,  annunziò  che  a  creb- 
be conservato  religiosamente  leleggi  fon- 
damentali della  monarchia,  ma  avrebbe 
riformato  gli  abusi  introdotti  dal  tem[jo 
nell' amministrazione.  Tali  precauzioni 
non  furono  suflicienti  ad  evitar  le  discor- 
die civili;  potente  era  ancora  la  parte  die 
sosteneva  esclusivamente  leabiludini  an- 
tiche. Le  proviucie  di  Na Trarrà,  di  Disca- 
glia, d'Alava  e  di  Guipuscoa,  che  in  forza 
d'aulichi  privilegi  eletti  ftteros  erano  e- 
senti  da  molti  pesi  e  reggevansi  quasi  a  re- 
pubbliche municipali, prevedendo  che  sa- 
rebbero state  ridotte  all'eguaglianza  del- 
l'altre, innalzarono  apertamente  la  ban- 
diera della  rivoluzione.  Sarà  in  vece  me- 
glio ritenere,  che  insorsero  Talavera  de  la 
Iiej  na, Morella, la  Vecchia  Castiglia, gran 
pa rie  della Catalog n  i, l'Aragona,  e  le  pro- 
viucie di  iVa varrà,  di  Discaglia,  d'Alava, 
e  proclamarono  d.  Carlo.  Così  principiò 
in  Ispagna  una  guerra  civile,  alla  quale 
prese  dipoi  interesse  tutta  l'Europa, e  spe- 
cialmente l'Italia.  Imperocché  osserva  il 
conte  SolarodellaMargarita, nel  suoA/e- 
morandurn  storico  politico,  che  la  corte 
di  Spagna  godendo  le  simpatie  di  tutti  i 
li  berali,  perchè  abbonivano  d.  Carlo  co- 
me nemicodeìlecostituzioni  edivoto  del- 
la Chiesa,  dalla  Francia,  dall'Inghilter- 
ra e  dall'Italia  corsero  nella  Spagna  a  so- 
stenere la  gran  causa.  Quanti  erano  in 
Europa  divoti  al  pi  incipioreligiosoe  mo- 
narchico rappresentato  da  d.  Carlo,  for- 
mavano di  gran  cuore  voti  per  lui,  ma 
non  altro  che  voti;  a  Vienna,  a  Berlino, 
a  Pietroburgo,  a  Napoli  si  desiderava  che 
vincesse,  ma  porlo  in  grado  di  vincere  non 
si  volle  mai.  Intanto  Ferdinando  II  re 
delledueSicilie  protestò  contro  la  pram- 
matica di  Carlo  IV, come  pregiudizievo- 
le a'suoi  diritti  eveutuali.  Nel  i  834  a'22 
aprile  il  reggente  di  Portogallo  d.  Pietro, 
fratello  del  re  d.  Michele,  la  regina  reg- 
gente di  Spagna,  ed  i  re  di  Francia  e  d'In- 


SPA 
ghilterra,  contrassero  in  Londra  una  le- 
ga pei  cacciar  dal  Portogallo  tanto  d.  Mi- 
chele che  d.  Carlo:  d.  Michele  dopo  aver 
perduto  una  battaglia  abbandonò  il  Por- 
togallo, e  salì  sul  trono  Maria  II  sua  ni- 
pote e  figlia  did.  Pietro.  L'infante  d. Car- 
lo per  ia  convenzione  d'Evora  lasciò  an- 
ch'egli  il  Portogallo,  e  passò  in  Inghilter- 
ra , 0*e  sbarcò  a*  1 8  giugno.  Però  sul  prin- 
cipio di  luglio  nascostamente  penetrò  nel- 
le provincie  sollevate  di  Spagna, che  con- 
tinuavano la  guerra  civile;  onde  i  culle- 
gali  aggiunsero  alcuni  articoli  al  tratta- 
to, per  sostenere  euergicamente  Isabella 
II.  Per  la  decadenza  dell'antiche  Ie""i  e 
i  dauni  delle  recenti  rivoluzioni,  trovan- 
dosi sconcertata  la  Spagna,  ed  essendo 
impossibile  rimediarvi  senza  il  concorso 
dell'intera  nazioue,  diversi  capitani  ge- 
nerali, cioè  governatori  delle  provincie, 
rappresentarono  alla  regina  reggente: 
Che  lo  spirito  pubblico  richiedeva  una 
convenzione  di  cortes,  le  quali  compilas- 
sero leggi  uniformi  e  adattate  allo  spirito 
del  secolo,  ed  ordinassero  la  finanza.  A 
tali  rappresentanze  essendo  troppo  peri- 
coloso il  resistervi,  la  regina  scelse  mini- 
stri liberali  e  moderati,  che  accettarono 
colla  condizione  che  si  riformasse  lo  sta- 
tuto. Col  loro  consiglio  la  reggente  pub- 
blicò vari  decreli,co'quali  die  miglior  for- 
ma a  diversi  rami  della  pubblica  ammi- 
nistrazione. Nominò  eziandio  una  giun- 
ta, composta  di  ecclesiastici  e  di  secola- 
ri, per  esaminar  lo  stalo  attuale  di  tulio 
il  territorio  spaguuolo ,  in  ciò  che  con- 
cerneva la  forma  e  la  materia  del  culto 
e  de'suoi  ministri.  Quindi  proponesse  un 
concetto  de'miglioramenti  che  giudicas- 
se più  convenevoli,  e  per  quelli  che  esi- 
gessero l'autorizzazione  della  s.  Sede  ne 
preparasse  le  domande,  rivestendole  del- 
le forme  di  metodo.  Questa  giunta  com- 
posta principalmente  di  ecclesiastici  co- 
gniti per  le  loro  opinioni  liberali,  fu  da 
molti  buoni  spagnuoli  considerata  come 
una  giunta  scismatica;giacchè  si  occupa- 
va d'uua  nuova  divisione  territoriale  del- 


SI»  A  SPA  i83 

le  diocesi,  e  di  altri  punti  meramente  ce-  fari  ecclesiastici,  ma  non  potò  ottenerlo. 

cIcMMtici,  senza  antecedente  autorizza-  Il  zelante  Papa,  più  di  qualunque  altro 

EÌOBC  della  s.  Sede.    In  quanto  alle  cor-  sovrano,  si  rammaricò  di  quel  liberali* 

tes,la  reggente  pubblicò  unoStattUoIìea-  sino,  poiché  prevedeva  benissimo,  che  il 

le,  che  in  sostanza  era  un  estratto  d'an-  medesimo  vi  avrebbe  diminuita   la  ina 

tiche  leggi  della  monarchia,  modificate  religiosa  influenza,  ed  alla  liquidazione 

secondo  lo  spirito  del  secolo,  ed  in  ino-  del  debito  pubblico  sarebbe  gesuita  la 

do  che  il  popolo  non  dovesse  mai  scor-  vendita  de'beni  ecclesiastici.  Si  aggiunse, 

darsi  d'essere  suddito.  Esso  in  sostanza  che  essendo  scoppiata  la  pestilenza  del 

conteneva,  che  le  cortes  fossero  composte  cholera  in  Madrid,  si  sparse  calunniosa' 

di  due  ordini  :  uno  di  ottimati  che  coni  mente  colà,  come  altrove,  l'erronea  voce 

prendesse  notabili  per  dignità  elevata,per  che  il  morbo  proveniva  d'avvelenatori, 

nascila  illustre,  per  servigi,  meriti,  scien-  e  ne  furono  designali  autori  alcuni  reli- 

ze  e  virtù;  {'  altro  di  procuratori  eletti  giosi.  Ciò  produsse  che  una  turba  di  fu- 

dalla  nazione.  La  convocazione  e  lo  scio*  rioso  popolaccio,  a'  i  7  luglio  massacrùGn 

glimento  delle  cortes  spettare  al  re:  do-  francescani  e  gesuiti;  eccidio  deplorabile 

vesse  però  convocarle  nel  termine  d'un  in  se  stesso  e  spaventevole,  quale  indizio 

anno  dopo  il  loro  scioglimento, ed  in  al-  del  carattere  che  prendeva  la  rivolu/.io- 

cune  determinale  circostanze  :  l'iniziati-  ne.  Il  popolaccio  fu  condotto  da  qualcuno 

va  spettasse  al  re,  salvo  alle  cortes  il  di-  de'  reduci  emigrati,  e  da  qualche  altro 

litio  di  petizione.  Non  potersi   imporre  che  indossava  l'uniforme  di  guardia  no 

alcun  tribulosenzailconsenso  delle  cor-  bile.  Invase  i  conventi  de'  religiosi  e  le 

tes.QuesteadunanzefuronosoIennemen-  chiese  che  pose  a   sacco,   massacrando 

te  aperte  a'a/j.  luglio,  e  discussero  varie  tutti  i  religiosi  che  incontrava.  Ne  furo- 

leggi.  Si  applicarono  specialmente  al  de-  no  principalmente  deplorabile  vittima  i 

bito  pubblico,  che  secondo  alcuni  calcoli  conventi  di  s.  Francesco  il  grande,  di  s. 

ascendeva  a  800  milioni  di  colf ali,  e  Tommaso, di  s.  Isidoro  de'gesuiti, e  quel- 

stabilirono  regolamenti  per  liquidarlo  in  lo  della  Mercede.  Tulio  questo  impune* 
modo  che  fosse  ordinalo  nella  somma  di  mente  si  fece  senza  chele  truppe  riceves- 
circa  226  milioni;  somma  ancora  enor-  sero  l'ordine  di  opporsi  a  quella  crudele' 
ine  per  uno  stato  le  cui  reudite  non  era-  e  sfrenata  moltitudine,  ovvero  lo  riceve- 
no  diedi  26  milioni.  La  rivoluzione  li-  rono  quando  già  sì  esecrabili  misfatti  e- 
beraledi  Spagna  dispiacque  naturaimen-  rano  stati  pienamente  consumati.  Il  pre- 
te a'sovrani  assoluti.  L'Austria,  la  Prus-  sidente  del  consiglio  de'ministri  Marti- 
sia,  la  Russia  e  la  Sardegna  si  astennero  nez  de  la  Rosa,  disse  di  volere  castigare 
dal  riconoscere  la  regina;  richiamarono  i  rei  di  cotanto  barbaro  attentato.  Il  cor- 
da Madrid  i  loro  ministri,  e  non  vi  lascia-  regidordi  Madrid  fu  chiamato  dalla  bar- 
rotto che  semplici  incaricati  d'affari  per  ra  a  render  conto  di  quegli  avvenimenti 
osservar  l'andamento  delle  cose.  Grego-  sacrileghi;  ma  non  appena  cominciò  a  di- 
rio  XVI  che  nel  i83s  avea  pubblicato  re:  Da  questo  luogo  designeiò  gli  auto- 
cardinale il  nunzio  Tiberi  e  ve  lo  avea  ri  di  questo  attentato, all'atto  nuovo  pres- 
lasciato  sino  al  1  834, si  astenne  auch'egli  so  di  noi,  che  le  tribune  e  qualche  banco 
dal  mettersi  in  relazioni  diplomatiche  col  de'deputati  alzarono  tumultuose  voci  che 
nuovo  governo  di  Spagna:  avrebbe  non-  lo  costrinsero  al  silenzio.  Così  il  deside- 
dimeno  desiderato  che  I'  arcivescovo  di  rio  del  presidente,  non  ebbe  altro  effetto, 
Nicea,LuigiAmat,cheaveatrasferilodal-  chela  fucilazione  d'un  cometa.  In  tal  mo- 
la nunziatura  di  Napoli  a  quella  di  Ma-  do  egli  restò  istruito,  quali  conseguenze 
ilritl,  vi  fosse  colà  riconosciuto  pe'soli  af-  potevano  produrre,  la  legge  che  proibì- 


184  SPA 

va  l'ingresso  de'novizi  negli  ordini  reli- 
giosi,  e  le  domande  di  tutti  i  titoli  di  prò- 
prietà,  fatle  alle  comunità  regolari  senza 
l'autoriazazione  del  rappresentante  della 
s.  Sede.Nel  i 8i5 Gregorio  Wl  era  sem- 
pre più  malcontento  delle  cose  di  Spagna, 
imperocché  nell'aprile  discutendosi  dalle 
coi  tessul  modo  di  soddisfar  l'enorme  de- 
bito pubblico,  s'ideò  immediatamente 
d'impiegare  a  tal  uopo  una  parie  de'beni 
degli  ordini  religiosi:  il  ministero  avreb- 
be desiderato  procedete  ne'modi  cano- 
nici; il  presidente  del  consiglio  Martinez 
de  la  Uosa  osservò  che  nel  i8aoeranvi 
in  Ispagna  46,000  regolari,  nel  1 835  e- 
rano  ridotti  a  3o,ooo,e  che  lo  spirito  del 
secolo  gli  avrebbe  diminuiti  ulteriormen- 
te. Intanto  potersi  limitar  la  soppressio- 
ne a  quelle  case  che  non  aveano  1 1  indi- 
vidui, numero  richiesto  da'canoni  per  l'e- 
sistenza.Ma  nel  principiodi  giugno  il  mi- 
nistero rinunziò,  e  ne  fu  surrogato  un  al- 
tro sol  loia  presidenza  di  Torreno,com  po- 
sto di  personaggi  meuo  circospetti.  D'al- 
tronde i  religiosi  erano  stati  in  vari  luo- 
ghi maltrattati  ed  espulsi  tumultuaria- 
mente da'  loro  chiostri.  Da  tuttociò  ne 
venne  che  la  regiua  sul  rapporto  del  mi- 
nistro di  giustizia  a'  4  luglio  soppresse 
i  gesuiti,  ed  a'20  dello  stesso  mese  7^7 
monasteri  che  non  aveano  12  individui 
professi.  L'i  i  poi  d'ottobre  soppresse  tut- 
ti i  monasteri  degli  ordini  monastici  e  dei 
canonici  regola  ridi  s. Benedetto  della  con- 
gregazione Tanagonesedi  Saragozza,  di 
s.  Agostino,  e  de'premostratensi.  Tutti  i 
beni  de'  monasteri  e  conventi  soppressi 
furono  posti  a  disposizione  dello  stato. 
Nello  stesso  mese  il  governo  proibì  a've- 
sco  vi  d'ordinare  ecclesiastici  sino  alla  pro- 
mulgazione d'un  regolamento  sul  clero, 
ed  abolì  la  giurisdizione  privilegiata,  del- 
la quale  godevano  gli  ecclesiastici  nel  fo- 
ro criminale.  All'annunzio  de'  primi  di 
questi  alti,  Giegorio  XVI  giudicò  con- 
trario alla  sua  dignità  che  un  suo  rappre- 
sentai) le,sebbene  non  riconoscili  prestas- 
se spettatore  di  tali  cose;  quiudi  sul  line 


SPA. 
ili  luglio  richiamò  da  Madrid  mg.1  A- 
mat.  che  colà  si  tratteneva  in  attenzione 
di  poler  presentare  le  sue  lettere  creden- 
ziali di  nunzio  della  s.  Sede,  e  nel  1  837 
lo  creò  cardinale.  Intanto  profittando  il 
Papa  della  circostanza,  di  non  dovere  a- 
vcr  gli  antichi  riguardi  verso  la  Spagna, 
nel  1  83  ~  riconobbe  l'indipendenza  della 
repubblica  della  Nuova  Granata,  ricevè 
un  incaricato  della  medesima,  e  poi  vi 
spedì  un  nunzio  apostolico.  Nella  biogra- 
fia di  Gregorio  X VI  ricordai  le  allocu- 
zioni che  pronunziò  in  concistoro  e  colle 
quali  deplorò  I'  operato  del  governo  di 
Spagna  a  danno  della  Chiesa.  La  1  ,a  la  re- 
citò in  quello  del  [."febbraio!  836, in  cui 
pure  si  gravò  dell'ingiurie  e  scelleratez- 
ze che  si  coutinuavanoa  commettere  nel 
Portogallo,  contro  la  podestà  e  libertà, 
della  Chiesa,  i  cui  nemici  fomentavano 
funesto  scisma,  dovendovi  perciò  ripara- 
re. Per  le  calamità  ecclesiastiche  di  Spa- 
gna, sino  allora  divotissima  alla  s.  Sede, 
dichiarò  essersi  violali  anche  in  essa  i  di- 
ritti e  dissipati  i  beni  della  Chiesa,  e  pro- 
mulgate leggi  contrarie  all'autorità  della 
Sede  apostolica;  ed  avendo  inutilmente 
reclamato  contro  le  medesime,  lesenten- 
ziò  nulle  e  di  niun  valore.  L'allocuzione 
fu  pubblicata  negli  Annali  delle  scienze 
religiose,  t.  2,  p.  "2.^5.  Il  governo  di  Spa- 
gna la  dissimulò  e  prosegui  le  sue  ope- 
razioni. A'7  marzo  il  ministero  espose  al- 
la regina  governa  trice:  La  forza  della  ci- 
viltà essere  come  quella  del  tempo,  e  non 
potersi  ad  essa  resistere;  ambedue  crea- 
re e  distruggere  de'bisogni.  Gli  ordini  re- 
golari aver  un  tempo  recato  insigni  ser- 
vigi, ed  essere  stati  l'asilo  dell'umano  sa- 
pere, ma  non  esser  più  analoghi  allo  spi- 
rilo del  secolo.  Le  propensioni  dell'abi- 
tudini sociali,  il  progresso  della  scienza 
e  delle  arti, l'esigenze  della  ricchezza  pub- 
blica^ l'esempio  d'altre  savie  nazioni  ri- 
chieder la  loro  soppressione.  Di  fatti  la 
regina  con  decreto  del  9  soppresse  lutti 
gli  ordini  religiosi  maschili, eccettuati  solo 
i  collegi  delle  missioni  per  l'Asia,  gli  sco- 


SPA 

lopi,  e  gli  ospedalieri  benfratclli.  Ma  ciò 
non  fu  sufficiente  a  soddisfare  i  libérali 
piìi  esaltati  :  si  unirono  essi  in  varie  so- 
ciet.'i  propense  a  riforme  maggiori  e  an- 
che  alla  repubblica.  11  risultata  fu  die 
scoppiarono  di  versi  tumulti  per  ristabilir 
li  costituzione  del  i  8  i  2.  In  uuodi  essi  ac- 
caduto alla  Graoja  o  s.  Idelibnso,  nella 
notte  precedente  ih  2  agosto,  fu  minac- 
ciala la  stessa  regina,  la  quale  dovè  in  li- 
ne cedere  e  promulgar  quella  costituzio- 
ne sino  all'apertura  delle  cortes,  le  quali 
avi  ebbero  poi  pronunziato  sull'istituzio- 
ni da  darsi  alla  Spagna.  Nel  seguente  an- 
no fu  poscia  promulgata  una  .mova  Co- 
stituzione, colla  quale  si  modificò  in  sen- 
so alquanto  più  popolare  lo  Statuto  Rea- 
le deh  834-  Proseguiva  intanto  con  di- 
versi successi  la  guerra  civile,  ed  alcuni 
si  lusingavano  che  fra  quelle  turbolenze 
deliberali,  l'infante d. Carlo  pretendente 
potesse  pervenire  al  trono.  In  tale  stato 
di  cose  il  Papa  rammaricato  per  la  sop- 
pressione degli  ordini  religiosi,  e  speran- 
do nelle  vittorie  di  d.  Carlo,  interruppe 
totalmente  le  relazioni  diplomatiche  col 
governo  della  regina.  Era  sino  allora  ri- 
malo in  Roma  ileav.  Aparisi,  antico  in- 
caricalo d'aliali  della  medesima.  Laonde 
ilcardinalLambruschini  segretariodi  sta- 
to, a'27  ottobre  1  836  gli  partecipò:  Col- 
la pubblicazione  della  costituzione  del 
1812,  le  cose  avendo  nuovamente  cam- 
biato aspetto  in  [spagna,  il  sauto  Padre 
non  poteva  ulteriormente  dispensarsi  dal 
dichiarare,  che  non  potrebbe  più  lunga- 
mente riconoscere  presso  di  se  un  rappre- 
sentante diplomatico  dell'attuale  gover- 
nodiSpagna.All'artieoloSAROEGNA  regno, 
accennai  come  il  re  Carlo  Alberto  favori- 
va energicamente  le  ragioni  dell'  infan- 
te d. Cai  lo  borbone  al  trono  diSpagna,  se- 
condato dal  saggio  e  religioso  conte  So- 
laio della  .Margherita  1  ."segretariodi  sla- 
to pegli  allari  esteri,  già  ministro  pleni- 
potenziario a  Madrid,  nella  quale  occa- 
sionee  nel  ri  larda  lo  ricevi  mento  del  nun- 
zio Tiberi  trattò  idi  alluri  della  s.  Sede 


SPA  1 8  ~> 

colla  corte  sdegnata  per  la  nomina  de've- 
sco  vi  per  l'antiche  colonie  spaglinole  d'A- 
merica. Carlo  Alberto  tenne  per  giusta  la 
causa  del  virtuoso  d.  Carlo  rappresen- 
tante il  principio  monarchico  e  leligio- 
so,  la  legittimità,  e  credette  suo  interes- 
se il  sostenerla.  Pertanto  nel  i83  5  accol- 
se ospitalmente  l'infinta  di  Portogallo d. 
Rf.' Teresa  principessa  di  Beira,  vedova 
ili  il.  Pietro  infinte  di  Spagna  e  cognata 
di  d.  Carlo,  cogl'infanti  di  lui  figli  il.  Gio- 
vanni e  d.  Ferdinando.  Il  re  nutriva  le 
piii  belle  speranze  per  lacausa  di  d. Carlo 
sostenuta  dal  senno  e  dal  valore  del  pro- 
de Zuinalacareguy,  ma  scemò  assai  la  fi- 
ducia nel  trionfo  della  medesima  perla 
sua  morte  avvenuta  nel  giugno  1 83  5:  egli 
solo  tòrse  poteva  condurre  il  pretenden- 
te a  Madrid.  Dotato  d'un  genio  capace 
delle  più  ardite  imprese,  e  d'un  coraggio 
pari  a  quello  de'più  forti  guerrieri,  avea 
senno  e  prudenza  per  impedire  atti  di  te- 
temerità  pericolosa.  Non  mancavano  al- 
tri valorosi  capitani  a  d.  Carlo,  ma  era 
mancato  il  genio  risoluto  di  Zumalaca- 
reguy;  erano  discordi  fra  loro,  e  il  prin- 
cipe non  poneva  in  alcuno  la  sua  fiducia 
franca rnente,e  ad  onta  delle  sue  belle  qua- 
li là  e  criterio,  era  sempre  incerto.  Il  con- 
te di  Villemur  ministro  della  guerra,  il 
prode  Eraso  che  primo  con  Ituralde  avea 
alzalo  la  bandiera  di  d. Carlo  in  Navarca, 
l'infausto  Maroto  che  già  per  disgrazia 
del  principe  si  trovava  al  quartier  gene- 
rale, pretendevano  ognuno  il  comando 
dell'esercito.  Il  marchese  diValdespina  e 
Zavalacheaveano  proclamato  red.  Car- 
lo in  Discaglia,  erano  caduti  per  bassi  in- 
trighi :  d.  Carlo  assunse  il  cornando  del- 
l'armata in  tanta  incertezza,  nominando 
capo  dello  stato  maggiore  il  general  Mo- 
reno valoroso,  come  tutti  gli  spngnuoli, 
zelantissimo  della  causa  monarchica,  ma 
privo  del  sommo  genio  per  dirigere  così 
dillicileimpresamei  de  la  battaglia diMen- 
digoria,  passò  nondimeno  l'Ebro  e  s'in- 
noltrò  inGastiglia  6ooaPancorbo,ma  do- 
vette presto  retrocedei  eeccituiido  lecen- 


186  SPA 

su i*e di  tutti  gli  ufliziali  generali,  special- 
mente <Iel  perfido  Maroto  che  già  in  que' 
giorni  meditava  la  catastrofe  ili  cui  fu  au- 
lore4a«ini  dopo. La  sua  inimicizia couMo- 
reno,al  quale  iiqh  volle  ubbidir  mai,giun- 
se  al  punto  che  d.  Carlo  per  terminar  le 
discordie,  depose  il  comando  dell'eserci- 
to e  lo  affidò  al  general  Eguiacbeavea 
tulle  le  doti  necessarie  e  avrebbe  potuto 
condurre  felicemente  la  guerra  se  avesse- 
ro cessato  gl'intrighi  ne'qnali  fu  sempre 
ti.  Cai  lo  avvolto.  Accadde  intanto  che  nel 
i  836  la  Spagna  spedì  un  nuovo  console 
aGenova,e  la  corte  ricusò  di  riconoscerlo 
formalmente,  dichiarando  per  altro  che 
poteva  esercitarne  le  funzioni  privata- 
niente:  il  governo  spagnuolo  usò  rappre- 
saglie e  il  commercio  ne  soffrì  moltissi- 
mo. In  tale  slato  di  cose  la  corte  di  Tori- 
no, sul  principio  di  maggio  1837  e  men- 
tre d.  Carlo  si  disponeva  a  marciare  so- 
pra Madrid,  partecipò  a  quella  ili  Spa- 
gliatile se  al  1. "luglio  quelle  misure  ves- 
.sjinti  noncessa  vano,i  bastimenti  spagnuo- 
li  sarebbero  esclusi  da'porti  sardi.  Allo- 
ra il  governo  spagnuolo  dicbiarò,che  per- 
sistendo la  Sardegna  nella  sua  condotta 
ostile  verso  la  regina  Isabella  li  e  la  cau- 
sa della  libertà  spagnuola,  ordinava  che 
tutti  i  suoi  porli  fossero  chiusi  alla  ban- 
diera sarda,  ed  i  consoli  e  viceconsoli  ces- 
sassero dalle  loro  funzioni  anche  priva- 
tamente. Sospettandosi  che  la  Sardegna 
soccorresse  apertamente  ed  efficacemen- 
te il  pretendente, l'Inghilterra  partecipò 
al  gabinetto,  che  in  caso  di  ostilità  i  basti  • 
inenti  inglesi  avrebbero  difeso  le  coste  di 
Spagna.  La  condotta  della  corte  sarda  ne- 
gli affari  diSpagna  la  difese  lo  stesso  conte 
Solaro  nei  suoMemorandum.Quesù  rac- 
conta che  il  prodeSaa  vedrà  conte  d'Alcu- 
dia, già  ministro  degli  affari  esteri  diFerdi- 
nando VII,  fu  zelante  e  attivissimo  agen- 
te di  d.  Carlo,  il  quale  fu  circondato  nel 
suo  cani  [iodi  Discaglia  da  prodi  generali 
etla  consiglieri  zelanti, però  affatto  al  buio 
de'negozi  di  stato,delle  teorie  diplomati- 
che e  del  modo  di  trattare  colle  altre  cor- 


SPA 

ti  per  rendersele  favorevoli:  più  lardi  Er- 
ro, Gioacchino  Abarca  vescovo  di  Leon 
e  delegalo  della  s.  Sede,  l'arcivescovo  di 
Cuba  noto  come  p.  Cirillo  Alarneda  dei 
minori  osservanti, lo  raggiunsero  al  quar- 
tiere reale,  ma  in  sul  principio  non  un  so- 
lo uomo  di  slato  fu  al  suo  fianco.  Rimar- 
ca il  conte  Solaio,  che  se  d.  Carlo  assal- 
tava Madrid  l'esito  sarebbe  stato  felice, 
poiché  i  cristini  esterrefatti  già  titubava- 
no, e  i  cartisti  della  città  erano  pronti  a 
unirsi  al  sospirato  sovrano.  Nel  1837 
quindi  più  che  mai  Carlo  Alberto,  dopo 
la  costituzione  di  Spagna,  manifestò  la 
sua  adesione  alla  causa  di  d.  Carlo,  che 
divideva  1'  attenzione  dell'Europa  colla 
corte  della  regina,  tenendolo  il  re  sardo 
quale  legittimo  successore  di  Ferdinan- 
do VII,  a  fronte  delle  contrarie  osserva- 
zioni d'Inghilterra,  e  del  mal  umore  che 
mostrava  per  tal  contegno  il  gabinetto 
francese  diLuigi  Filippo. NondimenoCar- 
lo  Alberto  dal  conte  Solaro  fece  insiste- 
re per  la  ricognizione  dell'infante  d.  Car- 
lo (piai  re  diSpagna, specialmente  a  Vien- 
na, la  qual  corte  per  favorire  il  preten- 
dente non  voleva  crearsi  difficoltà  a  Lon- 
dra e  a  Parigi,  ed  il  principe  di  Metter- 
meli colla  sua  facondia  persuase  il  zelan- 
te conte  d'Alcudia,  che  la  riconoscenza 
delle  corti  avrebbe  maggiormente  ina- 
sprito que'  due  gabinetti,  e  gli  avrebbe 
eccitati  a  prender  parte  più  attiva  nella 
guerra  civile.  Il  conte  Solaro  fu  di  con- 
trario avviso,  ritenendo  die  il  riconosci- 
mento di  d.  Carlo  per  re  avrebbe  reso  più 
guardinghi  i  due  gabinetti,  e  agito  mo- 
ralmente sullo  spirito  degli  spagnuoli  in 
di  lui  favore.  Riuscite  vauetali  premure, 
non  si  potè  vincere  le  fredde  considera- 
zioni d'una  politica  di  aspettativa.  Carlo 
Alberto  mandò  sussidii  a  d.  Carlo,  nel- 
l'attitudine franca  e  decisa  adottata  ver- 
so la  Spagna  ;  l'imperatore  delle  Russie 
trovò  ardito  tal  contegno,  ma  noi  disap- 
provò ;  la  Prussia  somministrò  segreta- 
mente qualche  somma  di  denaro  per  la 
guerra  all'infante,  che  malgrado  gli  sfor- 


SPA 
/i  dc'navarri,  e  de*  popoli  di  Guipuscoa 
e  ili  Boscaglia,  era  sempre  bersaglio  della 
discordia  tra'suoi.  Per  questa  i  generali 
cartisti  non  potevano  trarre  profitto  dal- 
le fazioni, iti  cui  riuscivano  vincitori  con- 
tro i  erisimi  allora  comandati  dal  gene- 
ral Cordova.  Nel  maggio  1  83(3  era  stato 
ucciso  nella  linea  di  s.  Sebastiano  il  valo- 
roso generale  callista  Segastibelza  in  un 
combattimento  contro  gli  anglo-ispani. 
Eguia  combattè  con  vario  successo  con- 
tro Cordova,  e  sebbene  avesse  mante- 
nuto l'onor  delle  armi,  gli  fu  tolto  il  co- 
mando. Fu  dato  all'altro  valoroso  gene- 
rale Villareal,  ma  eguali  circostanze  ne 
paralizzarono  io  zelo,  i  talenti  militari,  il 
valore;  si  spedirono  da  d. Carlo  i  genera- 
li Gomez  ■  Garda,  ili.°  a  sollevar  le  A- 
sturie  e  la  Calizia,  il  2. "con  Ualinaseda 
nella  Castiglia  ;  ebbero  luogo  vari  fatti 
d'armi,  ma  nessun  serio  risullamenlo. 
Villareal  mentre  assediavaBilbao  fu  scon- 
dito da  Esparlero,  che  occupò  le  sue  po- 
sizioni, liberò  quella  città  e  die  un  gran 
tracollo  alla  causa  di  d.  Carlo.  Il  general 
Maroto,  che  avea  avuto  il  comando  dei 
cartisti  in  Catalogna,  fu  pure  sconfitto  e 
obbligato  a  ritirarsi  in  Francia. E'  d'am- 
mirarsi come  fra  tante  disgrazie  pur  si 
mantenesse  in  armi  il  partito  dell'infante 
d.  Carlo,  e  la  sola  costanza  del  carattere 
spaglinolo  può  spiegarlo. Per  tanta  dispe- 
rata resistenza  a  fronte  di  così  dure  prove, 
la  causa  avrebbe  trionfato  se  vi  fossero 
stali  meno  raggiri, meno  dispute  e  discus- 
sioni al  campo  reale;  se  d.  Carlo  diffidan- 
do meno  di  se  e  di  lutti,  avesse  coman- 
dato da  re  e  con  fermezza.  ÌN'el  gennaio 
1  837  tolse  a  Erro  il  ministero  universa- 
le e  nominò  vari  ministri, il  principale  dei 
quali  fu  A  barca  vescovo  di  Leon, prelato 
di  gran  merito,  ma  anch'egli  non  propor- 
zionato all'altezza  de'lempi  per  superare 
le  difficoltà  e  le  macchinazioni  degl'intri- 
ganti.! I  coniando  dell'esercito  ila  Villareal 
fu  trasferito  all'infante  d. Sebastiano  nipo- 
te di  d.  Carlo  e  figlio  della  principessa  di 
Beira,  Il  generale  Eguia  per  sospetto  fu 


SPA  187 

carceralo,  e  l'infinite  il.  Sebastiano  con 
molto  valore  nella  battaglia  <l  (  )i  i.unen- 
di  riacquistò  quantoerasi  perduto da'ear- 
listi  nella  linea  di  s.  Sebastiano.  In  pari 
tempo  fu  presa  la  risoluzione  di  portar 
la  guerra  in  altre  provincie  e  di  avanza- 
re nel  cuore  della  monarchiajse fosse  siala 
condotta  sino  al  termine  con  quell'ardore 
con  cui  s'intraprese,  poteva  assicurare  il 
successo.  Quindi  d.  Carlo,  coli' esercito 
comandato  dal  degno  nipote,  entrò  in  A- 
ragona,  ove  si  guadagnarono  le  segnalate 
battaglie  d'fluesca  e  Barbastro;  nella  i.a 
i  generali  ci  istilli  Leone  li  ribaren  furo- 
no sconfìtti  e  uccisi,  e  nella  2.a  la  legiou 
francese  ebbe  egual  sorte.  Questi  due  fat- 
ti diedero  gran  credito  al  giovane  capi- 
tano l'infante  d.  Sebastiano,  che  provò 
valore  nella  mischia  e  senno  nelle  dispo- 
sizioni,affidandosi  a 'consigli  di  Villareal; 
quindi  sebbene  non  trionfò  nella  batta- 
glia di  Guixona,  riuscì  ad  unirsi  al  cele- 
bre Cabrerà. Questi  semplice  studente  di 
teologia  quando  cominciò  la  guerra  civi- 
le, allorché  si  alzò  lo  stendardo  di  d.  Car- 
lo colle guerrillas  che  presero  le  armi  io 
Catalogna,  die  tali  prove  di  se,  che  non 
rimase  dubbio  d'essere  un  novello  eroe, 
e  ili.°dopoZumalacareguy,che  avrebbe 
potuto  porre  sul  trono  il  suo  signore,  se 
avesse  avuto  la  suprema  autorità.  L'in- 
lànteeCabrera,dopo alcuni  gloriosi  com- 
battimenti mossero  verso  Madrid  e  iriun- 

o 

suro  fino  alle  porte  della  capitale  atter- 
rita e  senza  difesa;  Espartero  coll'eser- 
cito  trovavasi  assai  lontano,  scarso  era  il 
presidiojla  guardia  nazionale  di  non  gran- 
de aiuto.  Dopo  essere  stati  due  giorni  sot- 
to le  mura  senza  assaltarle,  d.  Carlo  die 
online  della  ritirata,  ricevuto  con  isdegno 
dal  fremente  e  prode  Cabrerà, con  dolore 
di  tutto  l'esercito.  Il  general  Zariategui, 
altro  valoroso  carlista,  marciando  in  Ca- 
stiglia, prese  Segovia,  occupò  Vagliado* 
lid, e  minacciò  pur  egli  la  capitale;fu  quel- 
lo il  più  bel  momento  di  (5  anni  di  guer- 
ra, ma  fu  perduto.  Cabrerà  sdegnato  tor- 
nò con  parte  dell'  esercito  nel   regno  di 


,  SS  SP  A  S  P  A 
Valenza,  ove  essendo  sotoavea  maggior  che  pativa  In  Chiesa,  ogni  maniera  d'ir* 
speranza  ili  mantenervi  la  causa.  U.  Cai--  religione,  le  declamazioni  contro  il  supre- 
lo  si  unì  a  Zariategui,  e  dopo  vari  incon-  mocapo  della  Chiesa, l'empie  bestemmie 
tri  più  o  meno  disastrasi  coli  armata  ne-  ereticarlo  scisma  che  propagavasi;  esor* 
mica,  passò  l' libro  e  tornò  nelle  provin-  tando  il  clero  al  zelante  suo  ministero,  i 
ciesenzaaver  tiattoalcun  prolìttodiquel-  popoli  all'osservanza  della  divina  legge, 
Ja  spedizione  si  bene  cominciata  e  si  ma-  a  venerare  la  Chiesa,  alla  penitenza,  on- 
le  abbandonata.  In  Arciniega,  per  dis-  de  ottenere  da  Dio  sdegnato  che  dissipas- 
graziata  fatalità,  d.  Carlo  per  consiglio  se  la  tempesta  che  minacciava  sommer- 
tli  alcuni  malevoli,  tolse  il  comando  a  gere  la  Spagna  nell'orrendo  caos  dell'era- 
il.  Sebastiano  ;  i  generali  Villareal,  Za-  pietà  e  dell'anarchia;  ed  acciò  il  re  Carlo 
riateguie  Elio,  che  tanto  eransi  distinti,  Y  rassicurato  sul  trono,  colle  sueesem- 
caddero  in  disgrazia,  ed  egual  sorte  toccò  plari  virtù  ristabilisse  la  concordia,  la  pa- 
a  <piasi  tutti  gli  altrijaGuérguè  fu  dato  il  ce,  l'ordine,  la  tranquillità  de'popoli  sot- 
eomantlo  supremo  dell'armata.  Osserva  to gli auspicii della B.  Vergine; ingiungen- 
ti conteSolaro,che  non  si  comprende  co-  do  a'parrochi  che  questa  pastorale  esor- 
tile in  mezzo  a  tanto  disordine  siasi  con-  tazione  la  pubblicassero  aU'cIfertorio del- 
tinuatoa  combattere  in  varie  parti,  e  die  la  messa  popolare.  Neil  838  continuò  il 
se  ciò  prova  il  valore  e  la  lealtà  de'  na-  re  di  Sardegna  a  sostenere  la  causa  di  d. 
Tarri  e  alavesi,  de'guipuscoi  e  Discaglia-  Carlo,  la  cui  rovina  a  gran  passi  andava 
ni,  superiore  a  tutte  le  male  sorti,  è  un  incontro,  non  per  vicende  sgraziate  di 
pianto  il  pensare  come  siasi  tanto  teso-  guerra, che  anzi  molti  furono  i  fortunati 
rodi  virtù  sprecato,  tanto  sangue  imi-  combattimenti,  ma  perchè  resero  nullo 
lilmente  sparso.  Carlo  Alberto  conside-  il  valore  de'soldali  e  le  vittorie  de' duci 
rancio  la  questione  colla  Spagna  essere  quelli  che  circondavano  d.  Carlo  a  Estel- 
questione  sarda,  non  die  peso  allo  sdegno  la  sua  residenza  nella  Navarro,  già  capi- 
di  lord  Palmerston  e  alle  officiose  rimo-  tale  del  piccolo  paese  di  Mirindada  d'E- 
stranze  di  Luigi  Filippo  per  pacificarlo  stella.  Si  segnalò  in  quest'anno  Cabrerà 
col  governo  di  Madrid,  ed  oltre  i  pecu-  nel  regno  di  Valenza  e  in  Aragona;  libe- 
niari  soccorsi  a  d.  Carlo,  die  sicura  e  ono-  rò  la  piazza  di  Morella  valorosamente  di- 
revole  ospitalità  agli  spaglinoli  emigrati  fesa  dal  cartista  conte  Negri,  sconfisse  piìi 
per  la  causa  di  d.  Carlo,  a'quali  sommici-  volte  i  cristini.  Intanto  ad  Estella  si  fi- 
stiava annue  lire  5o,ooo. Sembra  che  an-  chiamavaMaroto,cheda  Francia  era  pas- 
co l'immortale  Francesco  IV  duca  diMo-  sato  in  Torino,  per  porlo  di  nuovo  alla 
dena, propugnacolo  dell'ordine  e  della  le-  testa  dell'armata;  si  faceva  il  processo  ai 
giubilila,  a  sostenimento  di  questa  abbia  migliori  generali,  si  condannava  a  mor- 
contribuito  aiuti  allo  sfortunato  principe,  te  Elio  e  Zariategui,  però  salvati  da'cla- 
ed  ospitò  generosamente  i  suoi  fidi.  A'^3  mori  dell'esercito;  nessuna  misura  si  a- 
novembre  1837  il  vescovo  di  Leon  qual  dottava  onde  trarre  a  buon  fine  l'impre- 
ministrodi  sua  maestà  cattolica  Carlo  V,  sa,  mentre  si  trattava  del  trono  di  Spa- 
e  delegalo  speciale  della  s.  Sede  per  eser-  gna.  Si  sperava  che  le  discordie,  gì'  in- 
citare l'ecclesiastica  e  ordinaria  giurisdi-  trighi  e  le  persecuzioni  terminerebbero 
zione  uelle  provincie  soggette  alle  armi  quando  a'20  ottobre  in  Aspeitiad.  Carlo 
del  re,  emanò  una  commovente  e  dotta  sposò  la  sorella  della  defunta  consorte,  la 
pastorale  al  clero  secolare  e  regolare,  e  a  principessa  di  Beira  sorella  di  d.  Michele 
tulli  i  fedeli  abitanti  delle  medesime  prò-  di  Portogallo,  donna  d'animo  risoluto  e 
vincie.  In  essa  deplorò  le  calamità  della  impaziente  di  salire  il  soglio.  Aveva  il  re 
nazione  spago uola,  gli  oltraggi  e  i  mali  d. Carlo  presso  di  se  l'arcivescovo  di  Cu- 


SPA 

ha,  già  sotto  Ferdinando  VII  col  vesco- 
vo di  Leon  e  il  duco  deU'Iufautado  so- 
stegno della  causo  monarchica,  uomo  di 
stato,  distinta  per  Unni,  scaltrezza  e  di- 
rittura di  giudizio;  ina  il  suo  senno  non 
poteva  vincere  la  fatai  congerie  di  fune- 
ste circostanze  clie  doveano  perdere  d. 
Carlo. L'attitudine  del  re  diSardegna  non 
avendo  variato,  diede  luogo  all'  Inghil- 
terra di  adottar  contro  di  lui  misure  qua* 
si  ostili,  riguardando  tuttavia  il  trattato 
della  quadruplice  alleanza  con  costituire 
un'alleanza  offensiva  e  difensiva  per  guer- 
reggiar le  potenze  avverse  alla  Spagna, 
ognuno  potendo  impegnarsi  a  sostenere 
i diritti  did.  Cai  lo.  La  sua  causa  nel  i  b'3f) 
camminò  rapidamente  verso  la  catastro- 
fe che  poi  la  spense,  sebbene  non  cessava 
Cailo  Alberto  dal  favorirla,  sempre  spe- 
rando migliore  risultalo  se  assistito;  men- 
tre le  altre  corti,  tranne  Francia  e  Inghil- 
terra che  attivamente  sostenevano  la  re» 
gina  Isabella  II,  serbavano  inazione  e 
guardavano  con  indifferenza, almeno  ap- 
parente, gì'  interessi  di  d.  Carlo,  degno 
di  miglior  sorte  e  della  corona,  la  causa 
del  quale  consideravano  disperata.  Dal 
quartiere  generale  l'arcivescovo  di  Cuba 
eccitò  il  re  di  Sardegna  a  passi  risoluti, 
a  pronunziarsi  decisamente,  ed  indurre 
le  altre  corti  a  dar  eflicace  aiuto  a  Car- 
lo V  suo  re.  Il  conte  Solaio  rispose,  che 
poco  pote\asi  sperare  dalle  potenze  raf- 
freddate vedendo  sempre  la  guerra  ri- 
stretta in  poche  provincie  e  condotta  con 
tanta  fiacchezza.  Essere  indispensabile  u- 
scire  dallo  stretto  circolo  nel  quale  si  e- 
rano  mantenute  fin  allora  le  operazioni 
dell'esercito;  essere  indispensabile  mar- 
ciar avanti;  se  mancavano  mezzi  pecunia- 
ri, ricordassero  che  secondo  Macchiavel- 
lo  non  mancò  mai  l'oro  a'soldati  che  san- 
no maneggiar  il  ferro.  La  causa  essere  spa- 
gnuola;  quanto  meno  si  calcolerà  sopra 
aiuti  slranierijtanlo  più  gloriosa  sarà  l'im- 
presa; far  d'uopo  non  solo  di  valore,  ma 
d'unione  per  conseguire  il  trionfo.  Non 
era  possibile  che  si  facesse  profitto  di  tali 


SPà  189 

consigli,  le  cabale  erano  incessanti,  la  di- 
scordia cresceva fra'generali; in  due  [far- 
ti divisa  la  corte,  .starnili  i  popoli,  la  dif- 
fidenza si  rese  universale.  L'inutilità  dei 
tentativi  fece  sorgere  nell'esercito  carti- 
sta un  partito, che  disperando  ormai  del- 
la vittoria,  desiderava  una  transazione 
co'nemici.  Capo  di  essa  divenne  il  gene- 
ral Marolo,  che  comandava  nelle  provin- 
cie Lasche  di  Guipuscoa,  Discaglia  e  A- 
lava,  il  quale  colla  proclamazione  che 
pubblicò  fece  comprendere  che  d.  Carlo 
piìi  non  comandava,  ch'egli  era  in  balia 
d'una  fazione.  Il  traditore  Marolo,  pri- 
ma di  vendere  il  suo  re  Carlo  V,  i  suoi 
partigiani  e  il  proprio  onore,  a'  1  7  feb- 
braio di  propria  autorità  e  servendosi  del 
nome  di  d.  Carlo,  in  Estella,  perciò  dive- 
nuta rinomata,  fece  crudelmente  fucila- 
re i  generali  Garcia,  Guerguè,  Sanz,  Car- 
mona,  e  l'intendente  Uriz,  come  suoi  po- 
tenti avversari  a  quanto  meditava,  con- 
siderandoli per  congiurati.  Due  giorni 
dopo  altre  vittime  furono  sagrilìcate  dal 
suo  furore;  allora  d.  Carlo  lo  dichiarò  tra  - 
ditore,  e  gli  tolse  il  comando  :  ma  egli 
audacemente  sedusse  1'  esercito,  ed  ag- 
gredì il  quartier  generale.  Spaventalo  d. 
Carlo,  con  nuovo  decreto  giustificò  il  ge- 
neral Maroto,  gli  conservò  il  comando, 
ordinò  che  si  cancellasse  e  bruciasse  l'an- 
teriore decreto;  per  sua  maggior  sciagu- 
ra allontanò  da  se  il  vescovo  di  Leon,  A- 
rias  Texeiro,  e  gli  altri  ministri  invisi  a 
Maroto,  in  cui  balìa. pienamente  si  pose. 
Maroto  era  in  rapporto  col  general  ne- 
mico Espartero,  e  cede  senza  combattere 
le  posizioni  più  vantaggiose  ;  i  leali  difen- 
sori di  d.  Carlo  presentirono  la  consuma- 
zione del  vicino  tradimento;  gli  uni  si  av- 
vilirono, altri  si  sollevarono  indignali; 
cadde  il  prestigio  dell'autorità,  la  confu- 
sione crebbe.  Frattanto  i  cristini  riporta- 
rono considerevoli  vantaggi  in  vari  luo- 
ghi^ specialmente  1*8 e  1'  1 1  maggio  a  Ra- 
malesed  aGuardamino. Per  tali  successi  il 
general  Espartero  loro  comandante  ebbe 
il  titolo  di  duca  della  Vittoria,  e  la  causa 


,  go  S  P  A  S  P  A 

di  d.  Carlo  si  tenue  da  tutti  crollala  eco-  fé  liberò  il  re  Carlo  Alberto  ila  ogni  sem- 
ine perduta.  Erano  io  tale  slato  le  cose,  polo  di  delicatezza  che  ancor  poteva  ri« 
allorquando  a'3l agosto l83g  in  Verga-  tenerlo  dal  terminar  la  vertenza  col  go- 
ra,borgodellaGuipuscoa  già  famoso  per-  verno  di  Madrid,  col  convenire  alla  neu- 
cbè  nel  i  7G4  vi  si  formò  la  1 .'  società  pa-  tralità  di  fatto  fra  le  parti  belligeranti  in 
triottica  di  Spagna,  sottoscrissero  Espar-  Ispagna,  inclusivaruente  in  Catalogna  e 
trio  e  l'infedele  Maroto  una  convenzio-  in  Aragona, quidal  valoroso Cabrera.co- 
ne  per  terminare  la  guerra  civile.  Si  sta-  là  sostenuta  la  causa  perduta  di  d.  Carlo 
bili  in  sostanza, che  il  1 .°  proporrebbe  al-  dal  disgraziato  conte  d'Espatfa.  L'animo 
le  cortes  la  concessione  o  la  uiodificazio-  del  re  di  Sardegna  fu  nel  resto  costante, 
nede'privilegiYcterOi  delle  provincie  I>a-  e  non  cessò  di  dar  più  tardi  ancora  prove 
sebe;  gli  affittali  delle  truppe  comandate  del  suo  alleilo  per  lo  sventurato  princi- 
da  Maroto  riconoscessero  la  regina  Isa-  pe.  Si  recarono  successivamente  in  Pie- 
bella  Il  e  conservassero  i  loro  gradi,  col-  monte  distinti  spagnuoli  che  aveano  so- 
la facoltà  di  servire  odi  ritirarsi  alle  lo-  slenuta  la  causa  di  d.  Carlo,  l'arcivesco- 
rn  case.  Maroto,  qual  altro  Giuda  e  onde  vo  di  Cuba,  il  vescovo  di  Leon,  i  gene- 
il  suo  nome  diventò  sinonimo,  ebbe  una  rali  Elio,  Zariategui,  epute  Negri,  Maza- 
fòrte  somma  di  denaro  per  premio  delauo  rasa  e  molti  altri,  tutti  gentilmente  ac- 
nero  e  riprovevole  tradimento!  A   tali  colti  e  consolali  in  quanto  era  possibile 
macchinazioni  non  fu  straniero  il  gabi-  nella  loro  sventura.  Ma  il  prode  e  gene- 
netto  di  Luigi  Filippo,  col  quale  l'inde-  roso  conte  di  Espan'a,  ferito  vilmente  da 
guo  Maroto  era  in  corrispondenza  segre-  mano  traditrice  di  sicario  prezzolato,  tro- 
ta. 11  conte  Solai  o,  nel  dicbiarare  di  non  vò  nella  fiumana  del  Segre  la  morte,  do- 
trovare  parole  abbastanza  efficaci  per  e  pò  aver  sostenuto  la  causa  di  d.  Carlo  in 
sprimere  l'orrore  di  quanto  fece  questo  Catalogna.  Quanto  all' invitto  Cabrerà, 
perfido,  senza   ombra   di  sentimento  di  che  con  un  altro  esercito  callista  di  cir- 
leallà  ed'onore,convieneperòcheal  pun-  ra  25, 000  uomini  di  fanteria  e  2000  di 
to  in  cui  erano  le  cose,  non  v'era  che  sce-  cavalleria,  oltre  d'  un  forte  corpo  d'  ar- 
gliere  fra  nuovesceuedi  sangue  e  la  tran-  tiglieria,  combatteva   animoso   neh'  A- 
sazione  clie  obbligò  d.  Carlo  a  fuggire  in  ragona,  continuò  la  guerra  sino  al  lu- 
Fraucia.  Osserva  inoltre,  che  un  altro  più  glio  del  i84o,  e  poi  ritirassi  anch'esso  in 
animoso  avrebbe  forse  tentato  con  alcu-  Francia  con  circa  r5,ooo  uomini.  In  se- 
ni battaglioni  fedeli  di  correre  in  Arago-  guito  con  ardimento  rientrò  in  Ispagna, 
na  per  riunirsi  a  Cabrerà, ma  d.  Carlo  non  e  potè  formare  un  nucleo  ili  cai  listi,  con 
osi)  e  non  osarono  i  generali  fedeli  ch'era-  molti  capobande  di  essi  chiamati  cabe- 
110  presso  di  lui,  giàdisperando  della  cau-  cillas,  i  quali  capitanavano  delle  guerril- 
sa.  A'  l4  settembre  d.  Carlo,  divenuto  las9  e  perciò  riunì  considerevoli   forze  : 
impotente  a  contenere  il  traditore  Ma-  combattè  nell'Aragona,  nellaCatalogna  e 
roto  e  i  suoi  seguaci,  entrò  in  Francia  con  in  altre  contrade,  occupando  diversi  luo- 
11110  sqtiadronee  G  battaglioni  ch'erangli  ghi  e  qualche  città.  Il  governo  fece  com  - 
rimasti  fedeli.  Questi  deposero  le  armi,  battere  Cabrerà,  i  cabecillas,  ed  anche 
ed  esso  fu  mandalo  colla  moglie  priiici-  delle  bandecarlisterepubblicane,  da'ge- 
pessa  diBeìra,e  col  primogenito  l'infan-      nerali  Oribe,  Lersundi,  Tìribe  e  altri  con 
te  d.  Carlo  Luigi  che  a  vea  dichiarato  prin-      forze  imponenti.  Nel  1848  Cabrerà  edi- 
cipe  dell'Asturie,  a  Bourges,  ove  fu  rile-     versi  altri  capi  sotto  i  suoi  ordini,  rien- 
gato  quasi  prigione  del  re  de'francesi.  Ve-      Irati  in  Catalogna,  e  proclamando  Car- 
dasi l'opuscolo  intitolato:  Défi porle aux     lo  VI,  ancora  tenevano  agitale  alcune 
fllaiotislcs,  Paris  1 84 1 .  Questa  calasti  o       provincie  ;  successivamente  le  bande  fu- 


SPA 
rono  distrutte  o  disperse,  altre  si  solto- 
misero,altre  emigrarono,  Per  quanto  ho 
potuto  sapere,  ora  Cabrerà, sempre  fede- 
le u'.Miui  pi  'incipit,  continua  a  vivere  ri- 
tirato dall'esercizio  delle  armi,  e  si  crede 
che  viva  a  Londra  in  Inghilterra,  aven- 
do sposato  una  ricca  inglese,  la  virtuosa 
Marianna  de  Richard.  Equi  pei'  termi- 
nare «pianto  riguarda  d.  Carlo  aggiunge- 
rò, che  questo  principe  a'  i  8  maggio  184^ 
in  Bourges ,  per  insinuazione  del    Papa 
e  di  altri  sovrani,  rinunziò  i  suoi  dirit- 
ti alla  corona  di  Spagna  al  suo  primo- 
genito, e  partì  per  I'  Italia  ai  17  luglio, 
prendendo  il  nome  di  conte  di  Molina 
(già  portato  dall'imperatore  Carlo  V,  e 
da  altri  re),  nome  d'una  città  d'Arago- 
na e  capoluogo  d'una  signoria  reale,  in- 
di stabilendosi  a  Trieste.  L'infante d. Car- 
lo Luigi,  dopo  aver  accettato  in  Bourges 
la  rinunzia  de'paterni  diritti,  assunse  il 
titolo  di  contedi  Montemoliu  (questo  ti- 
tolo, come  quello  assunto  dal  genitore, 
sembrano  avere  qualche  importanza  sto- 
rica, non  avendovi  i  principi  alcuna  pos- 
sidenza o  diritto  particolare),  luogo  di 
Spagna  neH'Estremadura,enel  1  85o  spo- 
sò la  sorella  del  re  delle  due  Sicilie  e  del- 
la regina  M.a  Cristina,  la  principessa  Ma- 
ria Carolina,  e  dimora  in  Napoli. L'atto 
matrimoniale,  l'infante  d.  Carlo  Luigi  lo 
stipulò  intitolandosi   re  di  Spagna,  col 
detto  nome  di  Carlo  VI,  per  cui  la  corte 
di  Madrid  fece  alcune  rimostranze.  Egli 
viene  nella  ricordata  metropoli  stimato 
e  ammirato,  per  le  sue  egregie  doli, in  uno 
alla  saggia  moglie.  Gli  altri  due  iìgli  di 
d.  Carlo, gl'infanti  d.  Giovanni  e  d.  Fer- 
dinando, uel  1  84  1  recandosi  a  Modena, 
furono  in  Roma  (come  riporta  il  n.°  96 
del  Diario  di  Roma)  paternamente  ac- 
colti da  Gregorio  XVI,  ed  ili."  nel  1 847 
sposò  l'arciduchessa  M."  Beatrice  di  Mo- 
dena, come  registrai  in  quell'articolo,  e 
perciò  di  venne  cognato  del  con  tedi  Cham- 
bord,  ed  è  divenuto  padre  di  due  prin- 
cipi infanti. 

Terminata  la  guerra  civile  di  Spagna, 


STA  191 

i  modci ali  attendendo  a  ordinare  lo  sta- 
lo, rivolsero  specialmente  l'attenzione  a 
restringere  l'autorità  municipale  e  pro- 
vinciale ,  che  spesso  inceppava  il  potere 
sovrano.  Le  coi  tes  discussero  e  dopo  mol- 
to contrasto  votarono  su  di  ciò  una  leg- 
ge, e  la  regina  reggente  a'  1 4  luglio  1840 
la  sanzionò.  Ma  i  partigiani  dell'opinione 
contraria  erano  ancora  molti  e  potenti, 
ed  alla  loro  testa  vi  era  o  si  mise  Esperie- 
10.  Ne  derivarono  tumulti  in  Barcellona, 
dove  la  corte  si  era  recata  nel  giugno,  ed 
in  Madrid,  e  gli  sconcerti  divennero  così 
gravi  che  la  regina  reggente  non  potè  re- 
primerli. Non  volendo  però  agire  contro 
i  propri  sentimenti,  a'  1 G  settembre  nomi- 
nò lo  stesso  Es parlerò  presidente  d'  un 
nuovo  consiglio  di  ministrila']  a  ottobre 
rinunziò  la  reggenza.  Partì  quindi  dalla 
Spagna,  e  recossi  a  Marsiglia,  dove  pub- 
blicò un  manifesto,  col  quale  rammentò 
agli  spagnuoli  le  utili  riforme  che  avea 
introdotte:  con  essa  emigrarono  vari  per- 
sonaggi noi  a  hi  li.  Quindi  sul  fine  di  dicem- 
bre passò  aRoniUjOssequiòGregorioXV  1, 
e  vi  si  trattenne  sino  alla  primavera  del 
1841 ,  epoca  in  cui  si  trasferì  a  Parigi. 
In  tale  anno  Espa riero  fu  dalle  cortes  e- 
letto  a  reggente  del  regno.  Nello  stesso 
1841  Gregorio  XVI  riconobbe  Maria  II 
regina  di  Portogallo,  dopo  convenzione 
di  riconoscerei  vescovi  nominati  da  d. Mi- 
chele, e  altro.  Intanto  sempre  più  dispia- 
cevoli al  Papa  divenivano  le  cose  di  Spa- 
gna. Il  governo  avea  esteso  alle  provincie 
Basche,  recentemente  sottomesse,  i  decre- 
ti già  pubblicati  nelle  altre,  circa  la  vi- 
gilanza de'magislrati  sopra  coloro  che  a- 
spiravano  agli  ordini  sagri,  acciò  solo  in 
casi  rari  vi  fossero  promossi;  sulla  sop- 
pressionedegli  ordini  religiosi  e  sulla  ven- 
dita all'asta  de'beni  ecclesiastici,  compre- 
se le  fabbriche  delle  stesse  chiese  unite  ai 
conventi,  il  tutto  a  favore  del  fisco.  Avea 
inoltre  preparato  un  progetto  di  legge 
nelle  cortes  per  far  stabilire  dalle  mede- 
sime la  secolarizzazione  di  tutti  i  beni  del 
clero  secolare,  fissandogli  mercenari  as- 


i02  SPA 

segnamenti  sul  pubblico  tesoro  di  preca- 
rio stipendio.  A  vcii  eziandio  cominciato 

a  nominare  vescovi  alle  sedi  vacanti,  fa- 
cendo poscia  conferire  a  loro  le  facoltà  di 
vicari  dai  rispettivi  capitoli.  Fuvvi  tra 
questi  un  canonico  di  Siviglia  nominalo 
nel  precedenteanno  vescovo  diMalaga,ed 
essendovi  stato  relativamente  a  ciò  qual- 
che contrasto  e  per  le  sue  prave  dottrine, 
egli  ricorse  dal  tribunale  dell'arcivesco- 
vo di  Siviglia  a'tt'ibuoali  laici,  i  quali  pro- 
nunziarono iridi  lui  favore,  ripi  istillan- 
dolo al  governo  di  Malaga.  Giuseppe  Ra- 
mirez  de  Arellano  vicegerentedella  nun  - 
zial ma,  che  risiedeva  in  Madrid,  reclamò 
contro  l'intervento  di  giudici  secolari  in 
una  causa  ecclesiastica.  Il  risultalo  fu  che 
il  governo  locacelo  dalla  Spagna  e  sop- 
presse il  tribunale  apostolico  della  rota 
ecclesiastica  spagnuola  ,  che  in  Madrid 
giudicava  alcune  cause  e  concedeva  al- 
cune dispense,  per  le  quali  altrove  si  ri- 
corre in  Pioma,al  modo  detto  in  princi- 
pio. 11  Papa  nel  concistoro  del i  /marzo 
si  lamentò  e  querelò  dell'operato,  e  de- 
plorò altamente  tali  innovazioni  ,  e  di- 
chiarò nulli  i  deci  eli  per  le  medesime  pro- 
mulgati, contro  i  diritti  e  in  oltraggio  del- 
la Cinesi,  conculcando  altresì  quelli  del- 
la s.  Sede,  chiamando  cielo  e  terra  in  te- 
stimonio di  tante  violenze  e  laicali  usur- 
pazioni, che  luttequanle riprovòcon au- 
toiità  apostolica,  tanto  le  commesse  dal 
governo  di  Madrid,che  da  qualunque  dei 
magistrati  inferiori.  Scongiurò  nel  Signo- 
re gli  autori  degli  stessi  decreti,che  si  glo- 
riavano col  nome  di  figli  della  chiesa  cat- 
tolica, a  dischiudere  finalmente  gli  occhi 
sopra  le  piaghe  recalea  questa  madre  he- 
neficenlissima.  Ricordò  loro  le  censure  e 
pene  spirituali,  colle  quali  le  costituzio- 
ni apostoliche  e  i  decreti  de'concilii  ecu- 
menici percuotono  gli  usurpatori  de'di- 
rilli  ecclesiastici  neh' allo  stesso  dell'  ti* 
siupazione,  ed  avessero  una  volta  coni- 
passionedell'anima  loro  da  cosiffatti  vin- 
coli invisibili  serrata.  In  pari  tempo,  vi- 
vamente si  congratulò  cogli  arcivescovi 


SPA 

e  vescovi  delle  Spagne  per  la  pastorale 
cura,  ond  essi,  o  rimasti  nelle  loro  dioce- 
si, o  forzali  ad  uscirne,  quasi  lutti  dili- 
gentementesi adoperavano  in  difendere, 
quanto  era  per  loro,  la  causa  della  Chie- 
sa. Rese  eziandio  le  dovute  lodi  al  clero 
fedele,  che  non  onmiise  d'impiegar  vigo- 
rosamente in  ciò  lotte  le  sue  fatiche.  Lo- 
dò per  simil  modo  il  popolo  stesso  ,  che 
nella  sua  più  granile  maggioranza  persi- 
sleva  nella  sua  antica  riverenza  a' vesco- 
vi ed  a'pastori  subalterni  canonicamente 
istituiti.  Questa  zelante  allocuzione  fu 
pubblicata  nelsupplimenlodel  n.°2  i  del 
Diario  di  Roma  i  8.j  i  ,e  dagli  A tinnii  i/el- 
le scienze  religiose,  t.  ìi,  p.  iZ'j.  Il  go- 
verno di  Spagliasi  offese  fortemente  di 
tale  allocuzione.  La  considerò  erronea- 
mente più  civile  che  ecclesiastica.  La  di- 
chiarò altamente  offensiva  alla  nazione, 
attentante  all'autorità  sovrana  del  regno, 
e  turbante  l'ordine,  la  quiete  e  la  tran- 
quillità de'popoli.  Pubblicò  poi  a'3o  lu- 
glio un  manifesto,  diretto  a  giustificare 
la  sua  condotta.  Non  mancò  di  far  eco  al 
governo  la  stampa  sbrigliata,  e  al  mani- 
festo scritto  da  d.  Giuseppe  Alonso,  per 
cui  nello  stessoi  84  1  fu  pubblicato  in  To- 
losa l'opuscolo  interessante:  Dcladoctri- 
ne,  des  droits,  dea  mallieurs  de  V  Eglisc 
d' Espagne  el  des  circoli  stances  qui  ont  a- 
tnenéU  ajjaiblissement  et  la  mine  du  poti- 
voir  roy  al  pour  la  dee  ad  enee  de  la  na- 
ilon j  ou  l'Allocidìon  de N.  T.  S.  P.  Gre- 
goire  XEJ  du  1  CTmars  1 84 1 .«  vengce  des 
dcclamations  liypocriles  etcaloinnieuses 
du  HJanifesl  public  au  noni  du  gouver- 
neinent  espagnol,  et  signé par  d.  Joseph 
Alonso,  ministre  de  gràce  et  dejustice, 
le  3o  juillel  de  la  vicine  anneej  par  le 
prie  Magia  Fcrrere  de  l'ordrede  Notre 
Dame  de  la  Merci  de  Tarragonne.  Nel 
1  842  crebbero  i  disgusti  tra  la  s.  Sede  e 
la  Spagna,  imperocché  a'20  di  gennaio 
il  dello  ministro  di  grazia  e  di  giustizia 
rappresentò  alle  cortes,  che  da  rj  anni  il 
Papa  per  motivi  politici  trascurava  le  co- 
se ecclesiastiche  di  quella  nazione.  Pio- 


SPA 

poneva  pertanto  un'idea  di  legge  per  re- 
golatele relazioni  col  Papa. Conteneva  es- 
sa che  allatto  non  si  ricorresse  ulterior- 
mente a  Udina  per  dispense,  grazie  o  isti- 
tuzione de' vescovi.  Rispettando  però  nel 
l'apa  la  qualità  di  centro  dell'unità  del- 
la Chiesa,  si  desse  corso  a  tutte  le  comu- 
nicazioni aventi  un  tale  scopo.  Ma  queste 
dovessero  tutte  essere  inviate  per  mezzo 
del  governo,  il  quale  le  esaminasse,  per 
verificare  se  erano  di  tale  classe:  quelle 
che  non  Io  fossero,  sarebbero  state  tratte- 
nute. Conosciuta  tale  idea  di  legge,  Gre- 
gorio XVI  a'aa  febbraio  pubblicò  il  bre- 
ve apostolico,  Calholicae  religionis  cau- 
sa, nel  quale  deplorando  i  mali  ecclesia- 
stici di  Spagna,  per  difesa  della  cattolica 
religione  energicamente  specificò:  Esser- 
si giunto  a  tale  empietà,  che  con  diabo- 
lica malizia  si  era  proposto  alle  cortes  un 
esecra ndro  progetto  di  legge,  il  quale  a- 
vea  per  iscopo  d'abolire  affatto  la  legit- 
tima autorità  ecclesiastica,  e  si  adottava 
la  detestabile  opinione,  che  la  podestà  lai- 
ca dovesse  dominare  sulle  chiese  e  sulle 
ecclesiastiche  cose.  Si  stabiliva  altresì  nel 
progetto,chedalIa  nazione spagnuola  non 
debba  aversi  alcun  riguardo  alla  s.Sede, 
che  sia  interrotta  ogni  comunicazionecon 
essa  per  qualsivoglia  grazia  ecclesiastica, 
e  che  debbano  punirsi  i  trasgressori.  Si 
propone  pure,  che  le  bolle  e  altri  rescritti 
dati  dalla  medesima  s.  Sede  senza  esse- 
re domandati,  non  solo  non  si  osservino, 
ma  vengano  consegnati  al  governo,  e  sia  - 
no  puniti  coloro  che  noi  facessero.  Si  vuo- 
le ancora  che  gl'impedimenti  matrimo- 
niali vadino  sottoposti  a'vescovi  del  re- 
gno, finché  il  codice  delle  leggi  civili  non 
abbia  stabilito  le  differenze  fra  il  contrat- 
to del  matrimonio  e  il  sagramento;  che 
non  sarà  giammai  ricevuto  nunzio  o  le- 
gato della  s.  Sede,  con  facoltà  di  conce- 
dere grazie  o  dispense  benché  gratuite. 
Si  toglie  pure  l'inviolabile  diritto  al  Pa- 
pa di  confermare  o  rigettare  i  vescovi e- 
letti  di  Spagna,  e  perciò  sono  espulsi  dal 
regno  i  sacerdoti  destinali  a  qualche  chie- 

VOL.  LXVIII. 


SPA  193 

sa  che  ne  domandassero  la  conferma,  o 
la  spedizione  delle  bolle,  come  i  metropo- 
litani che  facessero  istanza  pel  pallio.  E 
quantunque  si  asserisca  a  parole  essere  il 
Papa  il  centro  della  Chiesa,  non  si  lascia 
a  lui  comunicazione  alcuna  senza  permes- 
so e  saputa  del  governo.  In  questo  gra- 
ve sconvolgimento  adunque  della  religio- 
ne cattolica  in  (spagna,  avere  stabilito  di 
rivolgersi  alle  preghiere  della  chiesa  uni- 
versale. Perciò,  mentre  riprovava  ed  an- 
nullava tutti  gli  atti  sino  allora  promul- 
gati dal  governo  di  Madrid,  contro  i  di- 
ritti e  la  dignità  della  chiesa  e  della  s.  Se- 
de,  e  specialmente  il  progetto  di  legge  so- 
pra esposto,  e  di  niun  valore  li  dichiara- 
va, instanlemente  pregava  e  supplicava 
tutti  i  patriarchi,  primati, arcivescovi  e 
vescovi  dell'orbe  cattolico,  e  più  parti- 
colarmente i  vescovi  dello  stato  pontifi- 
cio, affinchè,  unendo  le  loro  alle  sue  la- 
grime, si  studiassero  unanimemente  di 
placare  l'ira  divina  e  d'implorare  la  mi- 
sericordia di  Dio  onnipotente  per  la  mi- 
sera nazione  spagnuola,  e  con  tutto  l'im- 
pegno ne  infiammassero  ad  assidue  ora- 
zioni il  clero  e  il  popolo  alla  loro  cura  af- 
fidato. Concedeva  a  tutti  i  fedeli  che  fer- 
vorosamente pregassero  per  la  suesposta 
causa,  l'indulgenza  plenaria  in  forma  di 
giubileo,  con  quanto  è  prescritto  nel  di- 
gnitoso e  commovente  breve  del  padre 
comune  de'fedeli,che  desidera  la  conver- 
sione de'figli  traviati  e  la  loro  eterna  sa- 
lute, e  che  alla  Spagna  vengano  abbre- 
viati i  giorni  di  tentazione.  Il  breve  fu 
pubblicato  colle  stampe,  ed  anche  inseri- 
to nel  supplì  mento  del  n.°  1 6  del  Diario 
di  Roniai  842, e  negli  Annali  citati  1. i4, 
p.  86.  I  vescovi  con  religioso  impegno 
corrisposero  all'invito  del  sommo  Ponte- 
fice,e  perciò  emanarono  bellissime  pasto- 
rali e  notificazioni.  Tuttaquanla  la  Chie- 
sa pregò  Dio  per  la  Spagna,  perchè  la  sol- 
levasse dall'infelice  e  misera  condizione 
in  cui  giaceva.  A  p.  284  di  detti  Anna- 
li, nel  riportare  un  articolo  sulla  dotazio- 
ne del  clero,  dell'egregio  giornale  di  Ma- 
i3 


i94  SPA-  SPA 
tirici,/7/  Catolko,^  deplorano i  mali  (ieri-  nò  un  ministero,  composto  ili  faziosi  tur* 
vati  dall'atto  rapace  del  latrocinio  de'be-  Indenti  e  noli  in  modo  sfavorevole  al  pub. 
ni  di  chiesa,  e  per  aver  cosi  ietto  il  clero  blico.  Quello  scioglimento  e  tali  nomine 
ad  accattar  dal  governo  l'elemosina  pel  irritarono  la  nazione,  e  produssero  una 
suo  sostentamento.  I  benemeriti  e  intre-  sollevazionegenerale  nelle  provincie.Nar- 
pidi  compilatori  del  giornale,  //  Catto-  vaez,  di  giù  noloper  audaci  imprese  mi- 
lico  di  lì/adrid,  lodevolmente  spiarono  li  tari  nelle  guerre  contro  i  callisti,  e  poi 
e  posero  al  giorno  le  macchinazioni  del-  emigrato  in  Francia,  all'annunzio  della 
la  già  perfida  congrega  dell' accademia  sollevazione  partì  da  Parigi, e  si  credette 
di  scienze  ecclesiastiche  in  Madrid,  col-  con  poderosi  sussidii  della  regina  M.'1  Cri- 
la  rpiale  guerreggiarono  animosi,  e  ne  stina.  Prese  il  comando  delle  truppe  in- 
infrenarono  la  baldanzosa  arroganza.  E  sorte  nella  parte  orientale  della  peniso- 
poichèqui  ho  fatto  onorata  menzione  di  la,  e  a'^4  luglio  entrò  tranquillamente  a 
un  eccellenlegiornale  spagnuolo,  propu-  Madrid. Esparterocollepochetruppe  che 
gnatore  de'  diritti  della  Chiesa  e  del  suo  per  qualche  tempo  gli  rimasero  fedeli  si 
clero,  mi  piace  ricordare  ancora  l'elogio  recò  nell'Andalusia:  quivi  sul  fine  di  lu- 
che di  altro  nel  t.  e),  p.4^2  de'medesimi  glio  bombardò  inutilmente  Siviglia  che 
Annali  i\  legge, cioè  del  giornale  religio-  non  volle  riceverlo,  e  poi  fuggì  a  bordo 
sodi  Darcellona,  intitolato:  La  Religion,  d'un  bastimento  inglese  e  ritirossi  a  Lon- 
periodico  filosofico, historicoy  litetario.  dia.  Intanto  dalla  nazione  si  elessero  de- 
Appena  il  ministro  di  grazia  e  giustizia  iu  putati  per  la  maggior  parie  moderati,  e 
Ispagna  conobbe  l'encomiato  paternissi-  a'i5  ottobre  si  riaprirono  le  nuove  cor- 
mo  breve  pontificio,  con  circolare  de'  1 3  tes.  La  regina  Isabella  l'8  novembre  fu 
marzo  ne  proibì  la  esecuzione  e  la  circo-  dichiarata  maggiore,  sebbene  per  1'  età 
lazione.  Del  resto,  Iddio  ascoltando  tan-  competente  mancassero  ancorai  i  mesi, 
te  preghiere,  si  mosse  a  compassionedel-  ed  a'io  prestò  il  giuramento  alla  costi- 
la Spagna,  e  permise  che  gli  avvenimen-  tuzione.ll  potere  rimase  presso personag- 
ti  civili  distogliessero  il  governo  dall'idee  gi  moderati,  e  la  forza  della  rivoluzione 
ecclesiastiche.  Imperciocché  laCatalogna,  cominciò  a  declinare  versola  calma.  Nel 
credendosi  lesa  negl'interessi  commercia-  1842  uscì  dalle  stampe  di  Madrid  l'opera 
li,  minacciava  nuovi  sconvolgimenti.  Da  importante  di  mg. r  Giuda  Giuseppe  Ro- 
ciò  ne  venne,  che  nel  giugno  vi  fu  un  cam-  mo  vescovo  delle  Canarie,  ora  cardinal 
biamento  di  ministero,  e  nella  metà  di  arcivescovo  di  Si  vìgUa:  Indi  pendenza  co- 
luglio  si  chiusero  le  cortes.  Si  riaprirono  stante  della  Chiesa  spagnuola,  e  neces- 
quindi  nella  mela  di  novembre,  ma  nel  silàdi  un  nuovo  concordalo.  Se  ne  rende 
tempo  stesso  essendosi  apertamente  ri-  ragionecondistinti  encomi  nel  1. 1  7,  p.  80 
bellata  Barcellona,  il  reggente Espartero  degli  Annali  delle  scienze  religiose,  ove 
corse  colà  per  ridurla  all'ubbidienza.  Vi  leggo  che  l'opera  è  una  esposizione  alla 
iiuscì,ma  per  mezzod'un  bombardamene  regina  M.a  Cristina  fatta  nel  1840;  che  iu 
lo  fatto  a'3  dicembre.  A  motivo  di  que-  essa  si  discuotono  i  punti  più  importanti 
stoeperl'espulsionedella  regina  M.aCri-  che  allora  agitavano  quelli  i  quali  pre- 
sina, Espartero  reggente  e  duca  della  tendevano  assoggettar  la  Chiesa,  perciò 
Vittoria  perde  l'alletto  e  la  fiducia  dimoi-  che  riguarda  l'esterno,com'essi  dicevano, 
ti,  aumentando  il  numero  de'suoiavver-  e  fin  anche  l'istituzione  de'vescovi  al  po- 
sali. In  tale  disposizione  degli  animi,  e-  tere  temporale.  Che  in  questa  esposizione 
gli  nel  1843  a'3  aprile  radunò  le  cortes,  e  tali  punti  di  dottrina  si  risolvono  con  inol- 
tro vando  in  esse  forte  opposizione  le  sciol-  lissima  erudizione  e  purità  di  fa  velia.  Des- 
se a'26  maggio.  Nel  tempo  slesso  nomi-  sa  pone  in  chiara  luce  gli  errori  di  Mas- 


SP  A. 

iloti  e  le  falsificazioni  ili  Marina;  in  essa, 
cominciando  dal  i  ."secolo  della  Chiesa  e 
(ino  a'nostri  giorni,  si  fa  manifestoche  In 
chiesa  ili  Spagna  è  stata  mai  sempre  indi* 
pendentedal  potere  civile,  in  tuttociò  che 
riguarda  ilsuogoverno,cbenancheIa  più 
rispettosaesommessaalledecisionidel  ro- 
mano Pontefice, concili  è  sempre  stata  in 
relazione,  e  la  cui  voce  era  ascoltata  co- 
me la  voce  ilei  vicario  di  Gesù  Cristo  e 
supremo  capo  della  Chiesa.  In  Imola  nel 
i843  si  pubblicò:  / gemili  della  Chiesa 
di  Spagna,  ovvero  conversazioni  interes- 
santi sulle  cose  ecclesiastiche  dei  nostri 
tempi,  tra  il  liberale  d.  Diego  e  il  frale 
Zamora,  1 ,' versione dalcastigliano.  Me- 
ritò d'essere  ristampata  in  Modena  nel 
1844  e  altrove.  L'autore  si  propose  di 
piangere  le  disgrazie  della  chiesa  di  Spa- 
gna, e  dimostrare  quanto  ingiuste  erano 
le  vessazioni  che  soffriva,  e  benché  faccia 
mostra  di  parlare  della  sola  Spagna,  trat- 
ta al  tempo  stesso  della  causa  di  tutte  le 
cinesiche  in  moltissime  cattoliche  regio- 
ni soggiaceva  a  durissima  servitù,  onde  il 
memorabile  pontificato  di  GregorioXVI 
fu  un  continuo  battagliare,  oltreché  con 
Spagna, con  Russia ,Prussia,  Portogallo, 
Svizzera  e  attristati,  e  con  petto  di  bron- 
zo e  impavido,  gloriosamente  sostenne 
quel  gran  Papa  molteplici  lotte  in  difesa 
della  chiesa  universale  ede'diritti  della  s. 
Sede.  Ildottoeilegregioaulorede'GfHii- 
ti,  divise  la  sua  opera  in  G  conversazioni 
a  forma  di  dialogo,  forse  più  gradita  alla 
leggerezza  di  cjuesto  secolo  e  de' nemici 
della  Chiesa,  i  quali  nella  piìi  parte  sfor- 
niti di  soda  dottrina  e  sana  filosofia,  non 
sa  prebbero  sostenere  un  profondo  e  stret- 
to filosofico  ragionamento.  L'opera  ri- 
scosse il  plauso  de'buoni  e  devoti  figli  del- 
la chiesa  romana,  e  suscitò  il  malumore 
di  coloro  che  si  mostrano  soverchiamente 
attaccati  all'erronee  dottrine  de' gianse- 
nisti, circa  i  diritti  della  Chiesa.  Nella  1 ." 
parla  degli  ordini  religiosi,  e  ne  difende 
la  legittima  esistenza,  esponendo  gl'im- 
mensi vantaggi  che  recarono  e  prestano 


SPA.  i«)> 

alla  società.  Nella  2.a  prova  il  diritto  di 
possedere  inerente  alla  Chiesa,  come  ad 
ogni  particolare,nella  persona  de'suoi  mi- 
nistri ede'religiosi.  Nella  3."  poneinchia- 
ro  quanto  irragionevole  sia  il  diritto  d'i- 
spezione, che  la  podestà  laicale  si  usurpa 
sullaChiesa, riguardata  non  più  come  ma- 
dama quasi  come  nemica, finoa  costituir- 
si regolatrice  di  sua  disciplina,  de'suoi  si- 
nodi, de'vescovati,  delle  parrocchie.e  per- 
sino della  fede,  de'sagramenti  e  dello  stes- 
so sagrifizio.  Nella  zj..'1  sostiene  la  libertà, 
della  Chiesa  nell'ammaestramento  de'fe- 
deli  e  principalmente  ne'seminari,  men- 
tre in  ogni  età  e  legislazione  cattolica  sem- 
pre si  rispettò  l'ecclesiastica  podestà,  la 
quale  deve  dirigere  l'istruzione  della  sa- 
na dottrinaeuna  regolare  condotta.  Nel- 
la 5.' si  querela  dell'intervento  della  po- 
destà laicale  nell'osservanza  de'canoni,  e 
segnatamente  il  matrimonio,  che  quale 
sagramento  è  totalmente  soggetto  alla 
spirituale  giurisdizione,  tranne  gli  effetti 
meramente  ci  vili.  Nella  6.*  tratta  dell'im- 
munità ecclesiastica  e  ne  deplora  la  vio- 
lazione. Non  solo  i  ricordati  Annali  nel  t. 
1  g,  p.  1  37,  fecero  conoscere  ed  encomia- 
rono questo  lavoro,  e  fu  pur  lodato  dal 
celebre  difensore  de' diritti  del  clero  con- 
te di  Montalembert;  ma  dal  t.  20,  p.  3j4 
imparo  che  ne  fu  autore  il  benemerito 
della  religione  e  delle  lettere  preposto  d. 
Antonio  Riccardi  bergamasco,  pio,  dot- 
to ed  erudito  autore  di  applaudite  opere, 
noverate  nella  bella  necrologia  ivi  ri- 
portata. Sono  istruito  da' medesimi  An- 
nali, t.  ig,  p.  266,  che  lode  alla  sapien- 
za infinita  di  Dio,  il  quale  con  mirabile 
disposizione  sa  trarre  il  bene  dal  male  e 
converte  in  mezzi  di  salvezza  le  armi  stes- 
se dei  nemici,  sembrava  appressarsi  il 
compimento  de' voti  reiterati  dei  veri  cat- 
tolici (che  trovo  nel  t.  18,  p.  107  degli 
Annali,  nel  riassunto  dell'  esercitazioni 
accademiche  di  Madrid,  in  cui  si  spera- 
va, che  quel  consesso  non  volesse  ulte- 
riormente disseminare  tenebre  in  luogo 
di  luce,  errori  invece  di  verità;  aggiun- 


i96  SPA 

gendosi,  che  se  desideravano  que'dotticli 
non  fuorviare,  guardassero  al  faro  lumi- 
noso del  Vaticano,  ove  siede  il  successo- 
re di  Pietro,  acni  Gesù  Cristo  commise 
il  pascere  le  sue  fide  pecorelle  col  saluta- 
re pascolo  delle  pure  dottrine),  nel  cono- 
scere che  l'accademia  delle  scienze  eccle- 
siastiche di  s.  Isidoro  in  Madrid,  non  ha 
guari  intesa  nel  perverso  intendimento 
di  sua  fondazione  di  sosteuere  dottrine 
anticattoliche  (come  si  può  vedere  nel  t. 
18,  p.  f)4  di  detti  annali,  che  riporta  i 
svariali  argomenti  discussi  dagli  accade- 
mici con  isleale  ostentazione  di  malsana 
dottrina,  nell'accademia  istituita  per  cen- 
tro da  cui  si  diffusero  come  raggi  gli  er- 
rori che  turharono  con  sì  terribile  scom- 
piglio la  chiesa  cattolica;  già  convegno 
d'ipocriti  nemici  della  cattolica  disciplina 
e  della  s.  Sede,  sostenitoi  i  sciagurati  delle 
dottrinecontiarie  alla  vera  indipendenza 
della  Chiesa,  e  favorevoli  al  giansenismo 
e  alle  ingiuste  pretensioni  della  podestà 
secolare), ormai  volgeva  i  suoi  sforzi  al- 
la difesa  della  verità,  per  così  riparare  al 
malfatto,  e  ritornare  a  difendere  i  dirit- 
ti della  chiesa  romana,  per  la  quale  se 
molti  spagnuoli  riuscirono  a  sopire,  non 
poterono  estinguere  quell'interno  senti- 
mento, che  come  figli  ad  essa  gli  unisce. 
Quindi  si  riproducono  i  riassuuti  dell'ac- 
cademia con  maggiore  soddisfazione  dei 
precedenti,  col  discorso  che  die  mossa  al- 
le scientifiche  adunanze,  pronunziato  ai 
7  gennaioi844  da  Sanchez  Ugarte,  nel 
senso  accennato,  per  cancellare  con  glo- 
ria la  macchia  che  avea  tanto  bruttata 
l'accademia.  Seguì  dipoi  l'orazione  inau- 
guraledi  d.  Giuseppe  MugnozMaldona- 
do,  il  quale  fece  osservare  che  le  calami- 
tà delle  Spagne  non  potevano  trovare  ri- 
medio, fuorché  nella  religione  cattolica, 
né  conforto  se  non  nel  seno  di  lei,  né  ri- 
conciliazione nelle  discordie,  che  sotto  la 
di  lei  protezione.  Chiamò  l'attenzione  di 
tutta  l'accademia  a  considerare  lo  spirito 
di  dolcezza  di  cui  avea  fatto  uso  Gregorio 
XVI,  il  quale  nell'oppressione  in  cui  sof- 


SPA 

iìivaa'suoidìla  Chiesa,  sollevava  le  sue 
mani  non  a  fulminare,  siccome  poteva, 
gli  autori  di  sueangosce,  ma  ad  impetrar 
su  di  essi  un  l'aggio  di  quella  luce,  che  di 
un  persecutore  fece  un  apostolo.  Affer- 
mò d'aver  inteso  dalla  sua  bocca, quanto 
bramasse  il  giorno  della  riconciliazione 
colla  Spagna:  Dio  l'esaudì.  Il  medesimo 
impegno  per  la  difesa  delle  sane  dotlri- 
nesi  dimostrò  nelle  altre  tornate.  Tutto 
acconcio  alle  luttuose  vicende  cui  sono 
ondali  soggetti  i  proventi  delclerodi  Spa- 
gna, si  fu  il  tema  trattato  dall'accademi- 
co Moreno,  cioè  l'esame  filosofico  del  di- 
ritto delle  decime.  Verso  il  fine  del  1 843, 
allorché  l'accademia  di  Madrid  presen- 
tava il  triste  spettacolo  della  sua  rovina, 
fece  uno  sforzo  per  richiamare  l'attenzio- 
ne di  tutti,  e  propose  per  tema:  Quali  do- 
vean  essere  le  basi  d'un  concordato  fra 
il  governoelas.  Sede,  atteso  lo  stato  del- 
la chiesa  di  Spagna?  Ma  non  riuscì  ad  ot- 
tenere il  fine  propostosi.  Nel  1 844  pe«'°> 
mercè  una  particolare  provvidenza,  nel 
presentarsi  uno  stato  delle  più  liete  spe- 
ranze, nell'adunanza  del  6  marzo  tornò 
a  proporsi  il  medesimo  tema  in  questi 
termini:  Attesa  l'attuale  condizione  della 
chiesa  di  Spagna,  quali  debbonoesser  le 
basi  per  la  formazione  d'un  concordato, 
che  pacificamente  ponga  termine  alle  dif- 
ferenze esistenti  colla  s.  Sede  apostolica? 
L'accademico  Arauz  concluse: Che  l'epi- 
scopato, il  clero  secolare  e  regolare,  i  beni 
della  Chiesa,  le  decime,  il  tribunal  della 
rota,  tutlociò  in  fine  chela  malintesa  ri- 
forma ha  distrutto,  a  lutto  doversi  ripa- 
rare, non  già  colla  violenza,  ma  con  savia 
prudenza,  per  appianar  la  strada  d'av- 
vicinamento al  centro  d'unità,  ove  la  pa- 
rola riforma,  quando  sia  necessaria,  tro- 
va favorevole  accoglienza;  poiché  la  sola 
chiesa  riforma  gli  abusi,  protegge  la  vir- 
tù e  la  promuove,  come  dichiara  il  con- 
ciliodiTrento. Temei,  nuovo  accademi- 
co, parlò  anch'esso  della  necessità  d'  un 
concordato,  e  richiamando  alla  memoria 
le  rappresentanze  fatte  da  autorità  civili 


SPA  SPA                     uJ7 

ed  ecclesiastiche,  come  ancora  ila  priva-  ti.  Carlo;  non  trovava  simpatie  qnellocol 
te  persone, concluse  col  domandare  la  ri-  conte  di  Trapani,  bramato  dalla  regina 
pai  azione  de'daimi  recati  allaChiesa.Sot-  madre,da'ministri,da  Inghilterra  e  Fran- 
to questi  fausti  atispicii  incomincialo  l'an-  eia.  Nel  i  845  mentre  alcune  sollevazioni 
noi844>  mS  r  Velez  cappuccino  arcive-  tenevano  agitata  l'Italia,  inlspagna  si  pro- 
scovo di  Compostella,nel  ricevere  Tordi-  mulgò  una  nuova  costituzione,  per  rego- 
ne  di  ritornare  nella  sua  arcidiocesi  dal-  lareemetterein  armonia  gli  antichi  fite- 
l'isola  Minorica  dov'era  stato  esilialo,  gli  ro$  o  le  libertà  de'regni,  co'bisogni  atlua- 
fu  ingiunto  di  portarsi  a  Barcellona  on-  lidellostato,el'interveuto  chelesuecor- 
de  ricevere  la  vedova  regina  M."  Cristi-  tes  ebbero  in  lutti  i  tempi  ne'gravi  all'ari 
na  nel  suo  ritorno  in  (spagna,  e  accora-  della  monarchia.  Ma  ciò  non  ostante  vi 
pagnarla  nel  suo  viaggio  a  Madrid.  Que-  furouo  ancora  tumulti  e  insurrezioni  in 
sia  disposizione  fu  significante,  pel  con-  varie  città  ,  e  si  dovè  adoprare  la  forza 
cetto  di  santità  e  dottrina  che  godeva  in  per  sedarli. Gli  affari  ecclesiastici  presero 
tutto  il  regno  quell'illustre  pastore,  e  fu  buon  andamento,  poiché  Isabella  II  in- 
un  trionfo  per  la  religione;  come  pure  fu  viò  a  Gregorio  XVI  per  trattamela  rior- 
il  decreto  d'Isabella  II  perla  riapertura  dinazione,  a  norma  de'sagri  canoni,  il  cav. 
a  Madrid  del  tribunale  della  rota.  In  tao.-  Giuseppe  del  Castillo  y  Ayensa  (attuale 
to  lo  spirito  pubblico  de'fedeli  d'ogni  inviato  straordinario  e  ministro  plenipo- 
classe  apertamente  si  manifestò  pel  ri-  tenziario).  Gregorio  XVI  dopo  aver  de- 
stabilimento delle  cose  religiose  e  della  slinato  nunzioodelegatoapostolicoaMa- 
concordia  colla  s.  Sede.  La  reginaM.'Cri-  tiriti  mg.r  Giovanni  Brunelli,  poi  arci  ve- 
stina rientrò  in  Ispagna  con  acclamazio-  scovodi  Tessalonicae  ora  cardinale,  mo- 
ni; Martinez  de  la  Uosa  fu  nuovamente  ri  ili. "giugno  1846,  egli  successe  il  re- 
nominato ministro  degli  affari  esteri;  e  la  gnantePioIX.  A'28  agosto  fu  concluso  il 
regina  RI."  Cristina  a'  1  3  ottobre  sposòd.  matrimonio  d'Isabella  II  col  cugino  l'in- 
Ferdinando  Munoz  fatto  duca  di  Rianza-  fante  d.  Francesco  duca  di  Cadice,  figlio 
res, e  n'ebbe  numerosa  prole.  Il  ministe-  dell'infante  d.  Francesco  di  Paola;  il  ma- 
ro propose  alle  cortes  di  riformare  la  co-  trimonio  dipoi  seguì,  in  uno  a  quello  del- 
stituzione,  in  senso  di  dare  una  maggior  la  sorella  l'infanta  d.  M.a  Luisa  col  duca 
forza  al  partito  monarchico,  e  s'incomin-  di  Montpensier  Antonio  d'Orleans  figlio 
ciòa  trattare  di  concordato  colla  s.  Sede,  ultimo  di  Luigi  Filippo  Borbone  re  dei 
Ma  i  buoni  cattolici  temevano  sulla  sin-  francesi,  conrancored'lnghilterra,i  qua. 
cerila  de'progelti  del  governo,  pel  man-  li  reali  sposi  dimorano  in  Siviglia.  Mg.r 
tenimento  del  culto  e  sostentamento  del  Nicola  Wiseman,  ora  cardinale,  dopo 
clero, essendo  ilministeroappoggialodai  essersi  procacciato  le  più  precise  uotizie 
deputalinominaticollasuaiufluenza,non  e  visitato  di  persona  diligentemente  la 
secondo  la  volontà  della  nazione,  per  fa-  Spagna,  nel  1846  pubblicò  un  raggua- 
vorire  gli  agiotisti  o  compratori  de'beni  gliostoricodellostatoreligiosodellaSpa- 
di chiesa.  L'impulsogenerale della  nazio-  gna,col  titolo:  Stalo  religioso  della  Spa- 
ne  era,  religione  e  monarchia.  Il  n.°i  723  gna.  Fu  stampalo  in  Roma  in  tale  anno, 
del  Cattolico  di  Madrid, de'  1 4  dicembre  e  riprodotto  nella  2."  serie  degli  Annali 
i  S  j  .4,  dimostra  bene  quale  era  il  proget-  delle  scienze  religiose  t.  2,  p.  200.  Tro- 
ta sul  culto  e  sul  clero  del  ministero.  In-  vo  nelsupplimento  del  n.°  48  del  Diario 
tanto  s'intavolarono  trattative  di  ina  tri*  diRomai  847 ,  che  mg.r  Brunelli  inviato 
umilio  per  la  regina  Isabella  lì,  ed  il  re-  straordinario  e  delegato  apostolico  della 
guo  fu  tutto  in  moti.  Piaceva  la  combi-  Spagna,  giunse  in  Madrid  a'29  maggio, 
nazione  del  coniugio  col  primogenito  di  accolto  dal  suono  di  tutte  le  campane  in 


i98  SPA 

segno d'allegrezza,e  perciò  nella  sera  stes- 
sa la  chiesa  degl'italiani  fu  splendidamen- 
te illuminala.  Quasi  tutti  i  giornali  del  re- 
gno si  congratularono  di  questo  avveni- 
mento, riguardato  della  maggior  impor- 
tala per  le  sorli  della  cattolica  Spagna. 
11  n.°io3  dello  slesso  Diaiio,  riporta  l'al- 
locuzionedi/'Yo  IX,  pronunziata  nel  con- 
cistoro de' 17  dicembre  1  847,  e  lo  notai 
al  suo  articolo,  ove  pure  notai  il  ricevi- 
mento in  Roma  della  regina  Cristina,  e 
dell'infante  d.  Eurico.  Dichiarò  il  Papa, 
che  appena  assunto  il  governo  della  Chie- 
sa rivolse  alla  Spagna  le  sue  cure  e  sol- 
lecitudini, e  considerando  con  dolore  del- 
l'animo i  danni  gravissimi  da  cui  era  tra- 
vagliata si  grande  e  inclita  porzione  del 
greggecattolico,non  tralasciò  pregar  Dio 
perchè  sollevasse  quelle  chiese  dall'affli- 
zione e  dalla  misera  condizione  in  cui  e- 
rano.  Premuroso  di  compone  le  cose  re- 
ligiose nel  regno,  e  poiché  il  predecessore 
Gregorio  XVI  avea  comincialo  a  prov- 
vedere di  propri  pastori  alcune  diocesi  ol- 
tremare del  medesimo  e  situate  in  parli 
lontane, egli  procuròdarne  alle  altre  mol- 
te vacanti  chiese  poste  nel  continente,  per 
compiere  quanto  impedì  al  predecessore 
la  morte.  A  tale  scopo  avere  inviato  con 
sue  lettere  alla  regina  Isabella  II,  e  mu- 
nito di  facoltà  e  istruzioni,  l'ottimo  ar- 
civescovo di  Tessalonica  mg.r  Brunelli  a 
sanarvi  i  guasti, ed  a  promuovere  il  bene 
della  religionecattolicajcome  di  porlo  in 
grado  di  bene  affidare  le  vedove  chiese 
a  idonei  pastori,  tali  essendo  i  destinali  al- 
le medesime  secondo  le  ricevute  relazio- 
ni del  prelato.  Portare  fiducia  di  potere 
quautoprima  provvedere  le  altre  sedi  da 
luugo  tempo  vacanti,  come  pure,  piegan- 
do già  in  meglio  le  cose,  stante  il  favore 
della  regina  e  lo  zelo  del  delegato,  vede- 
re gli  altri  affini  religiosi  coronati  da  fe- 
lice esto.  Nell'articolo  Pio  IX,  riportan- 
do gli  avvenimenti  del  suo  pontificalo, 
narrai  chea'22  luglio  1848  mg.r  brunel- 
li (iu  s.  Idelfonso  e  accompagnata  dal  du- 
ca di  Valenza  Narvacz  presidente  del  cou- 


SPA 

siglio  de'ministri)  presentò  a  Isabella  II 
la  sua  pontificia  lettera  che  lo  accredita- 
va nunzio  apostolico  colle  facoltà  di  le- 
gato alatele;  e  che  nel  dì  seguente  in  Ro- 
ma fece  altrettanto  col  Papa,  con  lettera 
della  regina,  l'ambasciatore  Martinez  de 
la  Roca,  essendosi  perfettamente  ristabi- 
lite le  relazioni  fra  la  Spagna  e  la  s.  Sede. 
Che  per  la  rivoluzione  di  Roma  de'  16 
novembre  l'ambasciatore  pel  primo  pro- 
pose al  Papa  di  partire  dalla  città, offren- 
do un  vapore  spaglinolo  per  condurlo  in 
Majorca  nell'isole  Daleari,  annuendovi 
Pio  IX:  come  poi  invece  restò  in  Gaeta, 
ove  l'avea  preceduto  il  cav.  Arnau  segre- 
tario dell'ambasceria,  per  l'edificante  e 
splendido  ospizio  esibito  dal  re  Ferdinan- 
do 11.  Che  ivi  si  riunì  il  corpo  diploma- 
tico, in  uno  all'ambasciatore  Martinez, 
il  quale  in  nome  della  regina  con  nota  del 
21  dicembre  propose  a'governi  d'Euro- 
pa e  alle  nazioni  cattoliche  di  stringere 
una  filiale  alleanza  per  ricondurre  alla 
sua  sede  il  Papa,  onde  subito  il  Portogal- 
lo ofliì  le  sue  forze  di  terra  e  di  mare.  Co- 
sì i  sovrani  delle  Spagne  si  mostrarono 
degni  de'titoli  di  Cattolico  e  di  Fedelis- 
simo loro  dato  da'Papi.  Che  dopo  la  pro- 
mulgazione della  repubblica  romana,  il 
Papa  solennemente  protestòconlro  di  es- 
sa a'i4  febbraio  1849,  e  pel  pro-segre- 
tario di  stato  cardinal  Antouelli  chiese 
l'intervenzione  armata  d'Austria,  Fran- 
cia, Spagna  e  due  Sicilie,  per  liberare  lo 
stato  della  Chiesa  da'faziosi.  Che  in  con- 
seguenza la  spedizione  degli  spagnuoli 
comandati  in  capo  dal  tenente  generale 
d.  Ferdinando  Fernandez  de  Cordova, 
ed  a  lui  immediati  erano  i  tenenti  ge- 
nerali Lersundi  eZavala,  nel  luglio  oc- 
cuparono Spoleto  e  Rieti  ed  i  luoghi  di 
tali  provincie,  così  quella  di  Velletri  e 
suoi  luoghi.  Che  nell'assemblee  di  Spa- 
gna i  più  eloquenti  oratori  propugnaro- 
no i  diritti  della  s.  St(\e  e  del  Papa,  sul 
domiuio  temporale  de'loro  slati.  Che  il 
Papa  tornato  in  Roma  nel  18  jo,  nel  con- 
cistoro de' 12  maggio  solcnnemeute  eo« 


SPA 

comiò  e  ringraziò  la  regina  di  Spagna, 
per  aver  preso  l'iniziativa  per  cacciare  i 
ribelli  da  Roma  e  dalle  altre  provincie, 
eccitando  le  altre  potenze  a  uuirsi  a  lei, 
che  pure  lottò  con  sensi  di  riconoscenza. 
Nel  concistoro  de'5  settembre  i  85 1  il 
Papa  Pio  IX,  oltre  di  aver  provveduto 
diverse  cinese  arcivescovili  e  vescovili  di 
Spagna  de'propri  pastori  ,  partecipò  al 
sagro  collegio  la  Convenzione  o Concor- 
dalo, concluso  e  convenuto  colla  regina 
di  Spaglia  Isabella  II,  il  quale  confermò 
con  lettera  apostolica,  Ad  vicariarli  ae- 
terni  Pastora, de'o settembre.  L'allocu- 
zione pronunziata  nel  dettoconcistoro,  la 
lettera  apostcliea.elaConvenzioneoCon- 
coniato  furono  stampati  e  poi  riprodotti 
dagli  A/mali  delle  scienze  religiose,  2." 
serie,  1. 1  o,  p.  a5o.  Pei  tanto  dichiarò  il 
Papa  nella  lettera  apostolica,  che  dolen- 
te delle  perturbazioni  e  calamità  in  cui 
era  caduta  per  politiche  viceude  l'inclita 
nazione  spaglinola,  con  detrimento  delle 
anime,  pel  suo  apostolico  ministero  e  se- 
guendo le  indefesse  cure  del  predecessore 
CregorioXVl  per  ricomporre  le  cose  ec- 
clesiastiche del  regno,  fu  elaborato  col  re- 
gio governo  una  Convenzione  dal  suo 
nunzio  noe.1  Brunelliarcivescovodi  Tes- 

o 
salotiica,  e  dal  cav.  Berlrau  de  Lis  mini- 
stro della  regina,  e  da  loro  sottoscritta  ai 
1  6  marzo,  dopo  il  maturo  esame  che  ne 
fece  la  congregazioue  cardinalizia  degli 
affari  ecclesiastici.  A  voler  semplicemente 
accennare  il  più  importante  e  più  sostan- 
ziale del  dilfuso,  prolisso  e  circostanziato 
contenuto  dellaCon  venziooe  oConcorda- 
lo, trovo  indispensabile  di  riportare  alme- 
no in  breve,  ciò  che  fu  solennemente  con- 
venuto. La  religione  cattolica, apostolica 
romana,  escluso  qualunque  altro  culto, 
essere  la  sola  della  nazione  spagnuola.  Di 
conseguenza  il  pubblico  e  privato  inse- 
gnamento deve  essere  conforme  alla  dot- 
trina della  medesima  religiouecatlolica, 
perciò  spettare  a'  vescovi  e  altri  prelati 
diocesani  l'invigilarvi^  ad  essi  dover  pre- 
stai eaiuto  il  governo  regio  per  impedii  e 


SPA  199 

l'introduzione  e  circolazione  de'libri  che 
altcutanoa  corromperla.  Le  diocesi  del- 
la penisola  e  isole  adiacenti, sono  divise 
e  circoscritte  (nel  testo  latino  souo  per  or- 
dine alfabetico,  e  ciò  nella  traduzione  che 
qui  ne  ho  fatta  non  corrisponde;  dico  que- 
sto per  non  ledere  l'ordine  della  gerar- 
chia). Nelle  metropolitane  di  Burgos,  Sa- 
ragozza, Compostella, Granata,  Siviglia, 
Tarragona,  Toledo,  Valenza,  a  tal  gra- 
do elevandosi  Vagliadolid  o  Valladolid. 
Si  conservano  tutte  quante  le  sedi  vesco- 
vili che  riportaisuperiormeute,  con  que- 
sto però,  che  si  riunirono  :  Albarazin  a 
Teruel,  Dai  basirò  a  Iluesca,  Città  Ro- 
drigo a  Salamanca,  Solsona  a  Vidi,  [viza 
a  Majorca,  s.  Cristoforo  o  Teneri Ifa  a  Ca- 
narie, Ceuta  a  Cadice,  Tudela  a  Pamplo- 
na.  Però  a  Ceuta  ed  a  s.  Cristoforo  fu- 
rono accordati  de' vescovi  ausiliari.  Si  e- 
lessero  le  nuove  chiese  cattedrali  di  Ma- 
drid, Vittoria, e  di  Ciudad  Real  (Philip- 
popolis^luniaejólili  antica  capitale  del- 
la Mancia,  ora  capoluogo  della  provin- 
cia del  suo  nome,  in  mezzo  a  una  cam- 
pagna ricca  e  fertile,  nella  nuova  Casti- 
glia.  E' assai  bella  la  sua  chiesa  principa- 
le, magnifico  l'ospizio  della  Misericordia 
pe'poveri,eretto  dalla  carità  del  cardinal 
Loreuzaua;  vasta  la  piazza  e  cinta  di  due 
fila  di  logge  destinate  pe'spettacoli  delle 
caccie  del  toro  e  alle  pubbliche  feste.  Vi 
si  preparano  eccellentemente  le  pelli  pei 
guanti,  ed  1  muli  sono  riputati  i  miglio- 
ri di  Spagna.  Eguali  cenni  darò  di  altre 
città  che  prima  d'ora  non  potevano  ave- 
re articoli).  Le  sedi  vescovili  diCalahor- 
ra  eCalzada  furono  trasferite  a  Locrono 
o  Logrogno  (Lucroniuni^idiobrica^n- 
tica  città  capoluogo  della  provincia  omo- 
nima, nella  Castiglia  vecchia,  in  una  pia- 
nura deliziosissima,  abbondante  di  grani, 
vini  e  altro,  presso  il  confine  della  Disca- 
glia. Ha  bella  collegiata,  stabilimenti 
soieulifici  e  benefici,  decorosa  piazza  con 
fouli,  e  fabbriche  di  manifatture.  S'in- 
grandì cjlla  piccola  e  antica  città  di  Va- 
ria, e  fu  patria  d'illustri,  come  del  cele- 


200  SPA 

bre  cardinal  Aguirre  Saenz,  del  teologo 
Bodriguez,  del  pittore  di  Filippo  11  Na- 
varrete);  la  sede  vescovile  di  Orinitela  fu 
trasferita  ad  Alicante  (Jloniitin,  Laceri- 
timi,  città  forte  e  marittima  sul  Mediter- 
raneo, capoluogodella  provincia  del  suo 
nome,  posta  fra  montagne  nel  regno  di 
Valenza.e  difesa  da  un  castello  sulla  spon- 
da del  mare.  Ha  bella  collegiata,  stabi- 
limenti scientifici  e  benefici,  fra  i  quali 
quello  de'fratelli  de'poveii,  e  tra  le  fab- 
briche rinomata  è  quella  del  ricercatis- 
simo sapone:  dopo  Cadice  e  Barcellona, 
è  la  città  più  commerciante  di  Spagna, 
famoso  è  il  vino  d'Alicante,  fertili  i  din- 
torni, abbondanti  di  sale  le  coste.  Vi  nac- 
queMohamed  Ben-Abdelhaman.celebre 
pe'suoi  versi  arabi  e  pe^WJ  tuia  li  di  Spa- 
gna, non  che  Loazes  gran  teologo  e  fa- 
moso giureconsultoarcivescovodi  Valen- 
za nel  1567);  la  sefle  vescovile  di  Segor- 
ve  fu  trasferita  a  Castellou  de  la  Plana 
(potei  farne  parola  a  Segorve,  non  essen- 
do ancora  stampato  quell'articolo  alla 
pubblicazione  del  concordato).Collanar- 
raladistribuzioneecircoscrizione  di  dio- 
cesi, ebbe  luogo  l'assegno  de'suffraganei 
alle  metropolitane,  nel  seguente  modo. 
Alla  metropolitana  e  arcivescovo  diBur- 
gos  furono  date  in  suffraganee  le  chiese 
vescovili  e  i  vescovi  di  Calahorra  e  Cal- 
zadao  Logrono,  Leon,  Osina,  Palencia, 
Santander  e  Vittoria.  Alla  metropolita- 
na e  arcivescovo  di  Compostella,lechie- 
se  vescovili  ei  vescovi  di  Orense,  Lugo, 
Mondeuedo,  Oviedo  e  Tuy.  Alla  metro- 
politana di  Saragozza,  le  chiese  di  Jaca, 
Iluesca,  Pamploua,  Teruel  e  Tarazona. 
Alla  metropolitana  di  Granata,  le  chiese 
d'  Almeria,  Carlagena  o  Murcia,  Jaen, 
Gundix  e  Malaga.  Alla  metropolitana  di 
Siviglia,lechiese  di  Canai  ie,  Cordova.Ca- 
dice  eBadajoz. Alla  metropolitana  di  Tar- 
ragona,  le  chiese  di  Barcellona,  Girona, 
Lerida,Tortosa,Urgel  e  Vich.  Alla  metro- 
politana di  Toledo,le chiesedi  Coria,Ciu- 
dadllea^CuencajMadridjPlacenciaeSi- 
guenza.  Alla  metropolitana  di  Valenza,  le 


SPA 

chiesediMa  jorca, IVI  inorca, OrihuelaoAli- 
can  te,eSegorve  oCastellon  de  laPlana.  A I- 
la  metropolitana  di  Vagliadolid,  le  chiese 
d'Avila,  Astorga,  Salamanca,  Segovia  e 
Zamora.  Perciò  cessarono  l'esenzioni  di 
Leon  e  d'Oviedo,  che  fino  allora  erano 
slate  immediatamente  soggette  alla  s.  Se- 
de. Conservandosi  i  4  ordini  militari  di 
s.  Giacomo,  d'Alcantara,  di  Calatrava  e 
di  Montesa  colle  loro  pertinenze,  fu  sta- 
bilita per  tutti  e  4  l'estensione  di  un  ter- 
ritorio o  diocesi,  chiamato  Priorato  de- 
gli ordini  Dlililari,  il  cui  priore  sarà  in- 
signito del  carattere  episcopale  col  titolo 
d'una  chiesa  vescovile  in  partibusj  il  re- 
sto de'loro  territori!  fu  unito  alle  dioce- 
si viciniori,  perciò  cessando  l'esenzioni  e 
giurisdizioni  privilegiate  che  godevano, 
non  escluso  l'ordine  Gerosolimitano.  Si 
conservarono  però  i  privilegi  del  prò  cap- 
pellano maggiore  del  sovrano,  del  vica- 
rio generale  dell'esercito,  quelli  de'4  me- 
morati ordini  militari  a  senso  del  dispo- 
sto, quelli  de'prelali  regolari,  quelli  del 
nunzio  apostolico  sulla  chiesa  e  ospeda- 
ledegl'italiani  in  Madrid, quelli  del  com- 
missario generale  della  crociatagiustii  In 
delegazione  del  le  lettere  aposto  lidie.  Ven- 
nero soppressi,  la  collettoria  generale  de- 
gli spogli  vacanti  e  annate;  e  l'apostolico 
regio  tribunale  chiamato  De  la  Grada 
delExcusado. Ad  ogni  cattedrale  fu  stabi- 
lito il  capitolo,  e  composto  del  decano  i.a 
dignità  dopo  il  vescovo,  e  delle  4  dignità 
deirarciprete,arcidiacono,cautoree  pre- 
fetto della  scuola,  e  nelle  metropolitane 
anche  la  dignità  del  tesoriere  ;  di  4  ca- 
nonici chiamati  de  officio,  cioè  magistra- 
le, dottorale,  lettorale  e  penitenziere,  e 
d'im  numero  di  canonici  delti  degrada. 
Furono  conservate  alla  chiesa  di  Toledo 
duealtredignità,  cioè  il  cappellano  mag- 
giore regio  o  de'Be  [de  Reyes),  e  il  cap- 
pellano maggiore  de'mozzarabi;  così  fu- 
rono conservati  alla  chiesa  di  Siviglia  il 
cappellano  maggiore  di  s.  Ferdinando  111, 
a  quella  di  Granala  il  cappellano  maggio- 
re de're  Cattolici,  a  quella  d'Oviedo  l'afe» 


SPA  SPA  aoi 

btte  della  collegiata  ilei  santuario  ilei  mine  dulie  dignità,  canonici  e  beneficiati 
Monte  Ansenio  nella  spelonca  de  Cova-  nelle  cattedrali  ili  nuova  erezione,  come 
{fogna,  lnoltreallecattedrali  furono  con-  gli  aumentati  a  quella  diVagliadolid,  per- 
servati  i  beneficiati  e  cappellani,  ed  un  cliè  elevala  al  grado  di  metropolitana,  ec- 
proporzionato  numero  ili  persone  inser-  cettuale  le  nomine  riservate  al  Papa,  e  i 
vietiti.  A  tutti  i  capitoli  delle  metropoli'  canonicati  de  officio  da  provvedersi  nel* 
tane  e  cattedrali  si  assegnò  il  numero  dei  la  forma  consueta.  Si  dispose  sulla  resi» 
canonici  e  de'beneficiati:  a  quella  di  Va-  denza  delle  dignità,  canonici  e  beneficia- 
gliadolid  i.\ .capitolane  20  beneficiati,  a  ti,  e  sid  possedere  due  benefico.  Si  coli- 
quella  di  Madrid  20  capitolari  e  20  be-  6ervòil  collegio  de'cappellani  della  regia 
inficiati,  a  Ciudad  llealed  a  Vittoria  per  cappella  e  le  collegiate  esistenti,  colle  op- 
ciascuna  iG  capitolari  e  12  beneficiati:  portane  disposizioni.  Si  conservarono  aU 
proporzionatamente  alle  altre  cinese.  11  cune  soltanto  delle  collegiate  che  esiste- 
Papa  secondo  il  disposto  nel  concordato  vano.  11  capitolo dellecollegiate si  diehia- 
concluso  neliy53  tra  Benedetto  XIV  e  rò  formarsi  dell'abbate,  di  2  canonici  de 
Ferdinando  VI,  si  riservò  la  nomina  di  officio,  cioè  il  magistrale  e  il  dottorale, 
2  beneficiati  sopra  5o ,  e  le  dignità  dei  d'8  canonici  degrada,  di  6  beneficiali 
cantori  dJle  metropolitane  e  di  22  cat-  o  cappellani.  Furono  contemplate  le  par- 
tedrali,  ed  ancora  ogni  canonicato  detto  roccliie,  i  padronati,  i  seminari  con  di« 
de  grada.  A  meglio  dichiarare  questo  verse  disposizioni.  Ad  aiuto  del  clero  si 
punto  dirò,  che  nel  concordato  del  1  j53  ammisero  case  de'sacerdoti  di  s.  Vincen- 
Benedelto  XIV  si  riservò  !a  nomina  di  zo  de  Paoli  e  di  s.  Filippo  Neri,  e  di  al- 
52beneficiati  in  alcune  determinate  cine-  tri  ordini  religiosi  approvati  dalla  s.  Se- 
se  di  Spagna.  Nel  nuovo  concordato  del  de,  ma  non  specificati.  Si  conservarono 
i85i,iu  surrogazione  a'delti  52  bene-  le  superstiti  case  delle  monache,  come 
fidati,  il  Papa  si  è  riservata  a  libera  di-  quelle  delle  religiose  sorelle  o  figlie  de!- 
sposizione  del  Romano  Pontefice  la  di-  la  carità  dell' istituto  di  s.  Vincenzo  de 
guità  di  cantore  in  tutte  le  metropolita-  Paoli,  sotto  la  direzione  de'saeerdoti  di 
ne,  e  nelle  cattedrali  di  Astorga,  Avila,  sua  congregazione;  cosi  le.case  religiose 
Badajoz,Barcellona,Cachce,CiudadReal,  muliebri  istituite  per  l'educazione  delle 
Cuema,Guadix,  Huesca^aen.LugOjMa-  donzelle.  Si  fissarono  le  dotazioni  per  gli 
laga,  Mondonedo,  Orlimela, Oviedo,Pla-  arcivescovi, vescovi,patriarca  titolare  del- 
ceucia, Salamanca, Santander,  Siguenza,  l'Indie occidcntnli.  All'arcivescovo  di'fo- 
Tuy,  Vittoria  e  Zamora.  Si  e  riservato  ledo  furono  assegnate  annueiGo, 000  ino- 
ancora  un  canonicato  dique'chiamali  de  nete  d'argento  dette  Rea  Ics  de  /'tllonj 
grada  in  tutte  le  altre  chiese  cattedrali,  agli  altri  non  meno  di  1  3o,ooo,  come  a 
Fu  pure  convenuto:  che  il  sovrano  no-  quello  nuovo  di  Vagliadolid.  Ai  vescovi 
mina  le  dignità  de'decani;  die  i  canoni-  di  Barcellona  e  Madrid  1  10, 000, ad  altri 
cali  de  officiosi  piovvederebbei  oda'pre-      1  00,000,11011  che 90, ooo,e  80,000 come 
lati  eda'capitoli  per  concorso;  dellealtre  a'nuovi  vescovi  di  Ciudad  Beai  e  di  Vit- 
dignilà  e  canonicati  spettar  la  nomina  al  toria.  A  detto  patriarca  i5o, 000  perchè 
sovrano, ed  agli  arcivescovi  e  vescovi, ma  non  ha  vescovato  proprio.  Se  tali  prelati 
con  l'alternativa;  i  beneficiati  e  cappel-  sono  cardinali,  hanno  altri  20,000  reali, 
laui  essere  di  nomina  sovrana,  i  prelati  I  nominati  due  vescovi  ausiliari,  ed  il  prio« 
essere  nomina  del  capitolo.  1  beneficiali  re  degli  ordini  militari  ricordali, 40,000 
o  cappellani  assistenti  saranno  nominati  per  ciascuno.  Gli  arcivescovi  e  i  vescovi 
alternativamente  dal  re,  da' prelati  e  dai     godono  pure  cogli  episcopii  gli  adiacenti 
capitoli.Alsovrauopure  competersi  le  no-     orti  e  le  case  di  villeggiatura;  miche  su  lo- 


ioi  SPA 

io  spogli  fu  provvedalo.  Egualmente  si 
stabilirono  gli  assegnamenti  per  le  digni- 
tà, e. inonicati,  beneficiati,  pai  rochi,  coa- 
diutori ed  economi;  come  ancora  quelli 
per  Io  splendore  del  culto  divino  e  ripa- 
razione degli'  edilìzi  sagri;  così  pel  man- 
tenimento de'seminari,  pel  sostentamen- 
to delle  case  religiose  d'ambo  i  sessi,  e  che 
il  ricavato  de'loro  beni  invenduti  si  de- 
ponesse nella  cassa  del  debito  pubblico, 
e  come  loro  proprietà  ne  ritraessero  il 
frutto  del  3  per  100;  vale  a  dire,  il  rica- 
valo di  tali  beni  deve  impiegarsi  nell'ac- 
quisto di  fondi  pubblici,  ossia  d'iscrizio- 
ni o  cartelle  non  trasferibili,  della  detta 
rendila  a  carico  dell'erario.  Altre  prov- 
^  ideuze  riguardano  i  proventi  spettanti  al 
clero  ed  agli  ordini  militari.  Puitificato  e 
confermalo  questo  concordatoda  l'io  IX 
e  da  Isabella  II,  confermandosi  quello  di 
Benedetto  XIV  e  Ferdinando  VI,  nelle 
parti  in  cui  non  fu  derogato  col  presente, 
il  Papa  Dell'approvarlo  colla  lettera  apo- 
stolica Ad  vicariati!,  ne  impose  l'osser- 
vanza pienissima,acciò  ninno  fosse  teme- 
rario d'infrangerlo.  Si  qui* attieni  allen- 
tare praesnnipseril,  indignationem  orimi- 
potenti»  Dei,  aebb.  Pelri  et  Pattliapo- 
slolornm  ejns  se  noverit  incursurnm. 

I  Papi  da  vari  secoli  inviarono  talvolta 
le  Fascie  benedette  (F.)  a'  neonati  di  talu- 
ni monarchi  cattolici,  spontaneamente  o 
pi  esso  loro  apposita  richiesta,  pel  line  che 
dichiarai  ancora  nel  voi.  LI  V,  p.  270.  A- 
vendone  fatto  istanza  a  Pio  IX  la  regina 
Isabella  11  (aldire  del  n.°  6  del  Giorna- 
le di  Roma  1  852), dopo  aver  datoalla  lu- 
ce la  primogenita  M.'1  Isabella  principes- 
sa delle  Asturie, il  Papa  per  esaudirla  fe- 
ce eseguire  in  Pioma  le  fascie  e  aualoghi 
arredi,  che  la  Civiltà  cattolica  t.  r),p.  g3 
così  descrive,  traendolo  dall'  Jleraldo, 
giornale  di  Madrid.»  11  donopoulificioe- 
ra  racchiuso  in  una  cassa  d'ebano  lietis- 
simo incrostata  d'ambra  con  bell'intrec- 
cio d'intarsiature  e  d'intagli.  Il  principa- 
le oggetto  che  vi  conteneva  erano  le  fa- 
scie  beuedette,baude  di  fluissimo  tessuto 


SPA 

di  canape  e  con  ricche  falde  di  trine  di 
Ihusselles.  11  resto  era  un  accompagna- 
mento del  dono  principale:  tali  erano  dei 
fazzoletti  di  gran  trasparenza  e  candore 
di  tela  e  pregio  d'orlature;  parecchi  ori- 
glieri a  filo  d'oro  e  a  vario  e  nobile  rica- 
mo; \  scatolini  con  i  canti,  le  coste  e  i  fi- 
nimenti d'oro;  un  piccolo  armadio  fode- 
rato di  drappo  bianco  arabescato,  guar- 
nito di  merletti  e  con  in  mezzo  le  armi 
del  Papa:  ed  oltre  a  questi  vari  altri  ar- 
nesi più  minuti,  ma  tutti  egualmente  pre- 
gevoli perdelicatezza  di  disegnoefinitez- 
za  d'arte". Come  seguì  la  benedizione  del- 
le fascie,  come  si  effettuò  la  presentazio- 
ne,lo  dirò  col  Giornale  diRoma  del  18  52, 
p.  2  1  e  263.  A'4  gennaio  Pio  IX  dopo 
avercelebrata  la  messa  nella  sua  cappel- 
la segreta  del  Vaticano,  fece  la  consueta 
benedizione  delle  fascie  destinate  all'in- 
fanta erede  del  trono  di  Spagna.  Dispo- 
ste le  fascie  e  gli  altri  analoghi  arredi  in 
ordine  conveniente,  sua  Santità  recitò  le 
preci  prescritte  del  ceremoniale  e  compiè 
il  sagro  rito.  Furono  presenti  alla  sagra 
funzione  i  cardinali  e  prelati  palatini  e 
l'anticamera  segreta.  Viassistetteropari- 
menti  d.  Salvatore  Zea  Bermudes  conte 
di  Colombi  iuviato straordinario  e  mini- 
stro plenipotenziario  di  sua  Maestà  Cat- 
tolica presso  la  s.  Sede,  Sancito  i.°segre- 
tarioe  altri  della  legazione.  Compiuta  la 
sagra  ceremonia  il  Papa  diresse  al  mi- 
nistro alcune  parole,  significandogli  che 
faceva  i  più  fervidi  auguiii  per  la  prospe- 
rità della  neonata  iufauta  e  pel  compi- 
mento di  que'voti  cui  le  preghiere  stesse 
sono  intese;  come  pure  invocava  le  celesti 
benedizioni  su  di  essa,  sugli  augusti  ge- 
nitori, sulla  reale  famiglia,  e  sopra  tutta 
la  nazione  spagnuolaeminentementecat- 
lolica  e  costantemente  devota  alla  s.  Se- 
de. Indi  il  Papa  incaricò  della  speciale 
missione  straordinaria  della  presentazio- 
ne delle  fascie  benedette,  in  virtù  d'  un 
breve  apostolico,  il  nunzio  mg.r  Brunelli, 
ed  a'3  marzo  egli  compì  al  palazzo  rea- 
le la  soleuue ceremonia, conforme  alce- 


SPA  SPA  ao3 
retnoniatc  Stabilito  per  tali  circostanze,  faccia  al  trono,  avanti  allo  sgabello  a  lui 
All'old  una  e  mezza  pomeridiana,  come  preparato  per  sedcre,e  in  lingua  spagnuo- 
guardia  d'onore  si  recò  al  palazzo  tlella  la  pronunciò  il  seguente  discorso.  »  Si  - 
nunziatura  una  compagnia  di  granatieri  gnora:  La  grata  notizia  del  parto  felice  di 
con  bandierae  musica:  inoltre  un  picchet-  V.  M.  ba  riempiuto  di  giubilo  il  cuore 
todi  20  soldati  acavallo  si  pose  alla  por-  paterno  del  sommo  Pontefice  Pio  IX.  E 
ta  per  accompagnare  il  prelato.  All'ora  pel  tanto  speciale  all'etto  cb'ei  porta  a  V. 
determinata  3  carrozze  di  cortetirate  da  INI., all'augusto  vostro  sposo  e  alla  reale 
cavalli  messi  in  tutta  gala,  co'rispellivi  famiglia,  come  ancora  per  il  così  vivo  in- 
lacchè,  paggi  e  scudieri,  stavano  nel  pa-  tcresse  che  gl'ispira  la  chiesa  e  l'inclita 
lazzo  del  nunzio  agli  ordini  dell'introdut-  nazione  spagnuola,  non  poteva  a  meno 
loie  degli  ambasciatori.  A  Ile  due  e  mez-  d'immensamente  congratularsi  pel  fau- 
za  cominciò  la  comitiva  a  porsi  in  cani-  sto  successo,  che  prodigando  a  V.  M.  un 
mino,  precedendo  un  caporale  e  4  bat«  caro  pegno  d'amore  e  di  tenerezza, con- 
listrada  di  cavalleria,  seguiti  tosto  da  u-  solida  il  trono,  e  torna  ad  utilità  e  splen- 
na  carrozza  di  corte  con  entro  i  segretari  dorè  della  religione  e  del  lo  stato. Sua  San- 
del  nunzio.  Ne  veniva  poi  un'altra  di  ce-  tità  desiderando  poi  manifestare  in  ino- 
j  emonia,  •  quindi  quella  in  cui  stava  il  do  pubblico  e  solenne  la  piena  sua  gioia, 
ìiunziocoH'introdultore.  Camminava  al-  degnossi  destinarmi  suo  nunziostraordi- 
lo  sportello  destro  l'officiale  discolia  e  al  nario  onde  compissi  la  duplice  e  onorevo- 
sinistro  il  capo  de' cavallerizzi.  Teneva  le  missione  straordinaria,  d'esprimere  a 
dietro  a  questa  carrozzala  scorta,  e  per  V.  M.  i  suoi  sinceri  sentimenti,  e  di  pre- 
ultimo  due  carrozze  di  gala  del  nunzio,  sentare  ad  un  tempo  le  fascie  ch'egli  ha 
occupate  da  4  sl,oi  cappellani.  La  comi-  benedetto  per  la  serenissima  principessa 
tiva  per  Porta  Cerrada  ,  via  Imperiale,  M.a  Isabella.  Que'motivi  stessi,  o  Signo- 
Atocha,  Carretas,  Porta  del  Sole,  strada  ra,  che  al  santo  Padre  hanno  fatto  pren- 
Maggiore  e  l'arco  dell'Armeria  giunse  al  dere  una  parte  principale  e  così  sentita 
palazzo  reale.  La  guardia  esteriore  di  que-  in  questa  ventura,  ravvivano  i  fervidi  vo- 
fclo,  in  parata  fece  gli  onori  reali  al  nun-  li  che  innalza  al  P«.e  del  cielo,  al  Signore 
zio,  il  quale  passò  solo  tra  le  file,  andan-  de'Signori, perchè suV.M., sul  vostro  ali- 
do la  sua  carrozza  fino  alla  scala  princi-  gusto  sposo,  e  su  tutta  la  famiglia  reale 
pale.  Questa  era  occupata  dagli  ala  bar-  dilfonda  la  pienezza  de'suoi  celestiali  fa- 
dieri,che  colla  musica  aspettavano  la  ve-  vorheneH'istessolempo  lo  prega  con  ar- 
mila del  prelato,  e  lo  stavano  attenden-  dente  anelo  a  vegliare  per  la  salute  e  prò- 
doali.°piè  di  scalai  maggiordomi  di  set-  speritàdell'innocente  principessa,  vostra 
lituana;  e  il  luiuzioaccompagnalo  dall'in-  amatissima  figlia,copreiidola  (ino  dai  pri- 
troduttore  e  da  questi  due  impiegati  di  mi  momenti  della  vita  collo  scudo  dei- 
palazzo  arrivò  alla  sala  disposta  per  al-  la  sollecita  sua  provvidenza,  edifenden- 
tendere  l'avviso  della  regina  e  delie.  An-  dola  col  l'armi  della  sua  irresistibile  pos- 
inumato  ad  essi  l'arrivo  del  nunzio,  la  sanza,  affinchè  adorna  delle  più  perlelle 
regina  e  il  re  salirono  il  trono,  avendo  ■virtùsia  degna  erede  di  s.  Ferdinando  III 
alla  destra  i  ministri  della  corona  e  i  gran-  e  degli  altri  suoi  illustri  antenati. Sua  San- 
di  di  Spagna,  alla  sinistra  le  dame,  e  di  tità  spera  che  sieno  esauditi  questi  pie- 
froute  i  maggiordomi  di  sellimana,  egli  tosi  voticou  tanto  maggior  fiducia,  quau- 
officiali  maggiori  degli  alabardieri.  Alza-  lo  più  visibili  e  recenti  sono  le  prove  del- 
ta la  cortina  l'introduttore  annunciò  ad  la  speciale  prolezione  divina  a  favore  di 
alta  voce  mg. Tnunziostraordinario,ilqua-  vostra  reale  Maestà,  e  della  nobile,  gio- 
ie falli  3  iuchiui  di  ccreinouia,  si  pose  iti  riosa  ed  eroica  nazione  spagnuola  '.  Ciò 


204  S  P  A 

detto  il  nunzio  si  accostò  al  trono  e  con- 
segnò alla  regina  il  pontificio  breve  di  cui 
era  latore,e  la  quale  rispose  in  questi  ter- 
mini.  »  La  particolare  benignità,  con  die 
il  sommo  Pontefice  mi  lia  distinta  dac- 
ché per  il  he  rie  déltaChiesa  ne  regge  i  de- 
stini, e  il  vivo  interesse  che  ba  costante- 
mente inoliato  per  la  mia  famiglia  e  i 
miei  popoli,  non  potevano  farmi  dubita- 
le della  parte cbe  avrebbe  presa  in  un  av- 
venimento, il  quale  mentre  compie  i  de- 
sitici  ii  eli  tutta  la  Spagna,  accresce  i  mo- 
tivi della  mia  felicità  domestica.  Le  pro- 
ve cbe  in  questa  circostanza  mi  dà  il  Ca- 
po della  Cbiesa,  offrendo  le  fascie  bene- 
dette alla  principessa  Isabella,  riempie  di 
gratitudine  il  mio  cuore,  come  regina  e 
come  madre,  facendomi  sperare  cbe  la  sa- 
gra benedizione  di  sua  Santità  sopra  l'a- 
mata mia  figlia,  le  procurerà  felicità  e 
buona  ventuVa.  Esprimo  inoltre  la  sod- 
disfazione cbe  mi  olire  quest'atto  religio- 
so e  solenne,  cui  voi  monsignore  siete  in- 
caricatodi  eseguire,  voi  signor  arcivesco- 
vo, alla  cui  prudenza  deve  già  la  Spagna 
tanti  segnalati  servigi,  e  a  cui  io  e  tutta 
la  mia  famiglia  professiamo  slima  assai 
cordiale.  La  divina  provvidenza  cbe  cos'i 
ha  vegliato  per  me  e  per  questo  popolo 
sempre  religioso  e  monarchico,  confido 
che  non  mi  abbandonerà  giammai,  e  cbe 
le  preci  iunalzate  al  Dio  delle  misericor- 
he  a  favor  mio  e  del  mio  regno  dal  Vi- 
cario di  Cristo  sarauno  esaudite,  e  che  la 
divina  provvidenza  mi  sarà  sempre  scu- 
do,come  lo  fu  non  è  molto  tempo.  Vi  pre- 
go,rag.rnuuzio, ad  esser  interprete  presso 
bua  Santità  della  mia  profonda  ricono- 
scenza per  la  sua  bontà,  e  della  coslaute 
mia  affezione  alla  sua  sagra  persona".  In- 
di il  nunzio  dirigendosi  al  re,  pose  egual- 
mente nelle  di  lui  mani  il  breve  cbe  gli 
avea  diretto  il  Papa,  e  il  re  rispose  dicen- 
do. »  Vi  prego,  mg. r  nunzio,  a  manife- 
stareasua  Santità  tutta  la  rispettosa  gra- 
titudine con  che  ricevo  il  breve  cbe  mi 
consegnate  nel  suo  augusto  nome;  breve, 
cbe  conserverò  come  peguo  prezioso  di 


SPA 

sua  benevolenza, essendoaltamente a  me 
grato,  che  il  destinato  da  sua  Santità  sia- 
te voi,  signor  arcivescovo,  a  cui  professo 
sentimenti  della  più  alta  e  distinta  con- 
siderazione". La  regina  e  il  re  discesero 
dal  trono,  e  accompagnati  da'ministri  e 
da  tutto  il  reale  corteggio,  e  tenendo  al- 
la destra  il  nunzio,  passarono  negli  ap- 
partamenti dell'infantalsabella.o ve  stava 
coll'aia  e  la  servitù.  Il  nunzio  prendendo 
allora  la  gran  fascia  benedetta  la  collocò 
6opra  S.  A.  11.  pronunziando  l'orazione 
propria,  e  poscia  all'aia  marchesa  di  Po- 
var  così  parlò.  >»  Il  sommo  Pontefice,  il 
"Vicai  iodi  Cristo,  ha  colle  sue  sagre  mani 
benedette  lefascie,chea  compimentodel- 
la  mia  distinta  missione  vengo  a  porre 
sopra  questa  reale  principessa;  ed  ba  fer- 
vidamente implorato  dal  Datore  d'ogni 
bene  e  d'ogni  dono  perfetto  l'abbondan- 
za de'divini  aiuti,  oude  da  essi  prevenu- 
ta fino  dalla  culla,  cresca  ella  alla  pietà 
e  alla  religione, e  progredisca  nelle  virtù 
proprie  della  sua  elevata  stirpeedegli  ere- 
ditati esempi.  Appartiene  a  V.  E.  il  coo- 
perare a  sì  importanti  e  sublimi  ogget- 
ti, procurando  colla  maggior  cura  di  e- 
ducare  quest'eccelsa  principessa,  ispiran- 
dole sentimenti  di  santità  e  giustizia,  af- 
finchè possa  essere  colma  la  gioia  de'suoi 
augusti  genitori,  gloria  e  splendore  del- 
la monarchia,  e  nello  stesso  tempo  ono- 
re e  dolce  consolazione  di  V.  E."  La  mar- 
chesa di  Povar  rispose:  »  Coll'aiutodiDio 
spero  di  poter  compiere  gì'  incarichi  di 
sua  Santità,  e  corrispondere  alla  fiducia 
che  in  me  hanno  posta  i  miei  sovrani". 
Ciò  fatto  la  regina  e  il  re  si  posero  a  os- 
servare i  molti  e  preziosi  oggetti  cbe  si 
contengonosotto  il  titolo  di  Fascie  bene- 
dette, e  ch'erano  stati  collocati  alla  mat- 
tina negli  appartamenti  di  S.  A.  R.  La  re- 
gina e  il  re  si  mostrarono  altamente  sod- 
disfatti della  ricchezza  e  del  buon  gusto 
di  tali  oggetti,  e  diressero  al  nunzio  pa- 
role esprimenti  profonda  gratitudine  al 
Papa.  Il  nunzioavendocompiutoogniat- 
to  colle  loro  maestà,  accompaguato  dal- 


SPA  SPA                  ao5 

l'introduttore  eda'maggiordomi  di  setti-  mente  li  fugasse.  Tristo  Ramiro  I  in  tati- 
man  a,  passò  nell'appartamento  ove  si  ta  gloria,  pur  volle  ringraziar  la  15.  Ver- 
trovava  la  regina  madreM."  Cristina  col  gine,  e  con  istnpore  trovò  che  essa  a- 
suo  seguito,  e  nel  consegnarle  la  lettera  vea  risuscitale  le  figlie  e  ricollocala  la  te- 
che in  forma  di  breve  le  dirigeva  il  Pa-  sta  sul  corpo.  In  questo  memorabile  tem- 
pa,  le  manifestò  la  soddisfazione  che  sen-  pio  dunque,  d'antica  divozione,  ai  feb- 
tiva  d'essere  interprete  de'paterni  senti-  braioi852  si  recò  Isabella  II  colla  neo- 
nienli  di  suaSantità;  alche  la  regina  cor-  nata  infanta,  con  tutta  la  pompa,  tra  la 
rispose  con  graziose  e  affettuose  parole,  moltitudineaccorsaa  vagheggiareambe- 
Terminata  questa  ccremonia, il  nunziori-  due.  Nel  palazzo  regio  vi  è  la  magnifica 
tornò  al  suo  palazzo,  facendo  lo  slesso  cani-  cappella  reale.ch'èuna  bella  chiesa  aper- 
miuo  e  alla  stessa  maniera,  con  che  era-  ta  al  pubblico,  il  quale  in  gran  folla  vi 
si  portato  alla  reggia.  Da  alcune  frasi  dei  assiste,  massime  quando  vi  è  sermone  e 
riportati  discorsi,  si  accenna  a  recente  be-  nelle  principali  solennità.  In  questa  cap- 
nefiziodella  divina  provvidenza  compar-  pella  segui  secondo  il  solito  la  prcscntazio- 
tito  alla  resina,  con  preservarla  da  gra-  ne  della  principessa  delle  Asturie.  Dopo 
vissimo  pericolo.  Siccome  il  riprovevole  la  religiosa  ceremonia  la  regina,  colla  real 
avvenimeuto  successe  dopo  la  benedizio-  figlia  e  lulta  la  sua  colle  in  gran  gala,  li- 
ne delle  fascie,  per  non  interrompere  la  sci  da  detto  tempio,  e  si  avviò  versola  sca- 
narrativa,  ora  ne  parlo,  giovandomi  del-  la  per  portarsi  alla  chiesa  della  Madori- 
la  Civiltà  cattolica,  t.  8,  p.  555.  E"  pio  nad'Alocha.Ewi  fralacappellaelagran- 
costume  delle  regine  di  Spagna  uscite  di  de  scala  un  ampio  corridore,  per  il  quale 
parto  recarsi  al  convento  d'Atocha,  per  accede  il  pubblico  alla  cappella  mede* 
rendervi  solenni  grazie  alla  B.  Vergine  sima,  nel  (piale  fu  consumalo  il  nefando 
che  ivi  si  venera,  della  felice  loro  sgravi-  delitto  che  vado  a  narrare.  Nel  ritornare 
danza.  Noterò,  che  della  Madonna  d'A-  alla  reggia,  nel  suddetto  corridore  del  pa- 
tocha  a  Madrid,  tratta  ilp.Gumppen-  lazzo  regio,pienozeppodi  gente, rivolgen- 
berg  gesuita,  ne\Y  Atlante  Mariano,  ove  do  la  regina  alcune  parole  al  nunzio  re- 
descrivendo i  santuari  di  Spagna  sagri  al-  stato  per  l'angustia  del  cammino  alquan- 
la  Madre  di  Dio,  fa  derivare  la  gran  di»  to  indietro,  per  cui  le  guardie  a  stento 
vozionechehannogli  spagnuoli,  da  que-  potevano  aprire  il  transito,  giunta  qua- 
staanlica  tradizione.  I  mori  possedevano  si  al  capo  della  scala,  un  individuo  ve- 
quasi  tutta  la  Spagna,  aveano  distrutte  stilo  da  prete  in  umile  atteggiamento  si 
colle  case  l'intere  città, e  aveano  in  cuore  avanzò  tra  la  calca,  fece  tutti  gli  sforzi  e  si 
di  schiantar  co'cristiani  ancheil  nome  di  aprì  un  varco  per  presentare  un  memo- 
CristojlaondePiamiro  Ire  d'Aragona  re-  riale.  La  regina  si  fermò,  l'accolse  beni- 
slato  con  pochi  soldati  e  con  due  figlie  ver-  gnamente  e  gli  porse  a  baciar  la  mano 
gini,  vide  inevitabile  l'eccidio  di  tulli.  A  destra;  ma  il  fellone  afferratala  colla  sua 
salvare  il  loro  pudore  le  condusse  nella  sinistra,  con  l'altra  mano  in  un  baleno  gli 
chiesa  di  s.  Maria  d'Atocha,  e  le  persua-  spiccò  un  colpo  di  stile  sotto  l'ultima  co- 
se a  lasciarsi  da  lui  decapitare  piultosto  sta  del  fianco  dritto,  e  ne  replicava  altro 
che  restare  esposte  alla  ferocia  de'nemi-  più  violento  e  micidiale  se  un  maggior- 
ci.  Troncati  i  loro  capi,  li  pose  sull'altare  domo  non  l'impediva  a  danno  delle  sue 
innanzi  la  statua  della  V>.  Vergine,  e  col-  dita  quasi  mozze;  quindi  fu  l'assassino  ar- 
ia spada  insanguinata  si  scagliò  co' suoi  restato.  Guarita  la  regina  dalla  ferita,  ai 
furente  contro  i  mori  per  vendere  a  ca-  1 8  febbraio  tornò  nel  sagro  tempio  a  rin- 
ro  prezzo  la  sua  vita.  Ma  Dio  dispose,  che  graziar  Dio  e  il  patrocinio  dellaB.  Vergi- 
con  prodigio  ne  facesse  strage  e  intera-  uè  del  doppio  favore,  del  parto  felice  e 


So6  SPA 

della  vita  salvata.  Ogni  ordine  di  perso- 
ne restò  compreso  di  vivo  orrore  alla  fa- 
ma del  delitto  nuovo  negli  annali  di  Spa- 
gna; questo  tragico  avvenimento  com- 
mosse gli  spaglinoli  a  dare  all'etili  ose  te- 
stimonianze per  la  loro  sovrana.  Il  regi- 
cida fu  Martino  Merino  yGomezd'Ar- 
medo,  prete  apostala,  appartenente  alle 
società  segrete,  amnistialo  nel  1824,  va- 
gabondo e  usuraio,  progressista  de'più  e- 
saltati,  die  commise  l'empio  delitto  per 
furioso  odio  contro  la  sovranità,  con  ci- 
nica sfrontatezza.  Processalo  e  condanna- 
to all'estremo  supplizio,  non  ostante  che 
la  regina  lo  volesse  salvo,  fu  con  quel  tre- 
mendo rito  che  precisamente  descrissi  nel 
yoI.LX,  p.  1  20,  sconsagrato  dal  cardinal 
arcivescovo  di  Toledo.  Piansero  i  chieri- 
ci assistenti,  pianse  il  popolo,  solo  il  reo 
restòostinatamente  impertuibato.  Piac- 
que a  Dio  a  olezzo  d'un  giovine  sacerdo- 
te di  farlo  pentire  del  suo  misfatto,  scris- 
se alla  regina  invocando  perdono  al  cru- 
dele attentalo,  ricevè  dal  cardinale  la  co- 
munione e  mori  strozzato.  Gli  spagnuo- 
li  per  distruggere  ogni  avanzo  del  delit- 
to, arsero  gli  arnesi,  spezzarono  il  pugna- 
le e  ne  bruciarono  il  cadavere.  La  regina 
donò  al  santuario  d'Atocha  il  soutuoso 
fornimento ond'era  vestita  il  dì  che  rice- 
vè la  pericolosa  ferita  ,  il  manto  reale 
squarciato  dal  ferro  e  colla  macchia  di 
sangue,  le  molte  gioie  preziose  che  porta  - 
va,  l'ornamento  del  capo  formato  da  una 
catena  di  purissimi  brillanti,  e  la  corona 
reale  che  fu  imposta  sul  capo  della  Ma- 
donna. Aggiungerò  col  citalo  Giornale  di 
Roma  del  18 Ì2,p.  1  54,  che  il  patriarca 
dell'Indie,  fatto  vicario  generale  dell'ar- 
mata e  della  flotta,  beuedì  le  grandiose 
campane  donate  al  santuario  dalla  mu- 
nicipalità di  Madrid,  per  celebrar  la  ce- 
reinouia  della  levata  del  parto  della  regi- 
na, e  la  presentazione  alla  chiesa  della 
principessa  delle  Asturie.  Ivi  è  pur  detto, 
che  pei'  morte  del  principe  della  Pace  e 
del  maresciallo Soult,  i  due  collari  del  To- 
som  doio  furono  couferiti  a  Istanze  al 


SPA 

mnrchcsed'Alcanices.  Si  dice  inoltre,  che 
pel  decreto  regio  deli 4  dicembre  1  85 1, 
furono  autorizzata  87  comunità  religiose 
ad  ammettere  le  novizie,  e  9.2  delle  quali 
hanno  per  ispecial  missione  l'educazione 
delle  fanciulle.  Leggo  nel  n.°77  del  Gior- 
nale ili  Roma  del  i854,ilpio  pellegrinag- 
gio della  regina  alla  chiesa  di  Atocha  per 
decorarvi  la  statua  della  Madonna  colla 
collana  del  Toson  d'oro,  e  del  gran  cordo- 
ne di  Carlo  111,  in  esecuzione  della  volon- 
tà del  suo  augusto  genitore.  Imperocché 
nel  momento  di  partire  Ferdinando  VII 
per  Valencay,si  recò  in  delta  chiesa  e  fe- 
ce dono  alla  ss.  Vergine  della  ricca  col- 
lana del  Toson  d'oro  che  portava,  e  del 
gran  cordone  di  Carlo  III  a  cui  stava  so- 
spesa una  croce  di  diamanti  di  gran  valo- 
re. Nel  1 836  questi  preziosi  oggetti  scoru- 
parvero,  o  a  meglio  dire  vi  furono  sosti- 
tuiti una  collana  e  una  croce  di  metallo. 
La  regina  Isabella  II  volendo  che  sieno 
rispettatele  paterne  intenzioni,  e  deside- 
rosa di  rendere  omaggio  alla  memoria  del 
genitore,  fece  voto  di  restituire  alla  Ma- 
donna d'Atocha  i  due  preziosi  oggetti, e 
l'ellettuò.  A  p.  1  092  del  medesimo  Gior- 
nale deli852si  legge:»  I  gesuiti  hanno 
preso  possesso  di  Lojola,  loro  primitiva 
residenza  e  città  natale  del  loro  fondato- 
re, fra  un'immensa  moltitudine  di  per- 
sone accorseda  tutta laCiscaglia.  Vi  pren- 
dono stanza  5o  a  60  padri,  a'quali  fu  dal 
governo  permesso  di  tener  missioni  in 
tutta  la  Spagna,  e  nell'isole  Baleari  e  Ca- 
narie. Quest'ordine  ha  ora  6  case  nella 
Spagna".  Si  dice  poi  a  p.  1  1  22,  che  un'or- 
dinanza regia  diiiforma  della  legislazio- 
ne sugli  stranieri,  ordinò  che  niuno  possa 
in  (spagna  professar  altra  religione  che 
la  cattolica.  Nel  declinar  di  giugno  1 854 
la  religiosa  comunità  de'  girolamini  fu 
messa  al  possesso  del  monastero  di  s.  Lo- 
renzo dell' Escuriale,  colla  maggior  so- 
lennità, pontificando  il  cardinal  arcive- 
scovo di  Toledo, ed  assistendovi  mg.r  pa- 
triarca deirindie,e  mg.  rAlessandroFran- 
thi  incai  icato  d'aliai  i  interino  della  s.  Se- 


SPA  SPA  207 
ile.  In  ilcttn  circostanza  vestirono  l'abito  Mie  sommossa,  vuoisi  attribuire  alla  ino- 
6  religiosi) fra'quali  un  novizio.  Secondo  dificazione  della  costituzione  a  cui  seni- 
le leggi  ili  Spagna  essendo  il  bastone  em«  biava  intento  il  ministero.  Dio  aiuti  li 
bleina  di  dignità,  la  regina  ba  ordinato  Spagna. 

che  i  ministri  della  corona  in  servizio  at-  A  compimento  poi  di  quanto  riguarda  il 
tivo  portino  sempre,  tanto  in  uniforme,  ramode'Borbuni«o»ranidiAiri*iaePMi« 
quanto  in  abito  di  città,  ini  bustone  cou  cerna,  e  facendo  seguito  a  quegli  artico» 
impugnatura  e  ghiande  d'oro,  qua]  seguo  li,  accennerò  l'immatura  e  infelice  mor- 
dislintivo  dell'autorità  superiore  che  e-  te  del  duca  Carlo  111,  con  indegnazione 
sercitano.  Tutto  procedeva  nel  regno,  sia  per  l'atrocità  che  disonorai  nostri  tempi, 
nel  religioso  che  nel  politico,  a  tempi  mi-  con  edificazione  per  quella  data  dalprin- 
gliori  de'trascorsi;  uè  pareva  dovesse  al-  cipeal  punto  estremo,  e  di  compassione 
larmare  il  molo  di  Saiagozza  de'20  feb-  per  la  virtuosa  e  reale  vedova  Luigia  di 
braio  1  854,  provocato  dalle  società  segre-  .Borbone,  come  figlia  sventurata  del  pu- 
te,  facendo  insorgere  il  reggimento  Cor*  re  ucciso  duca  di  Perry  di  Francia.  Ai 
dova, il  general  Concimeli  brigadierello*  26  marzo  1 854  Ferdinando  Cai  lo  IH  di 
re  che  re^iò  vittima  della  trama,  e  con  Coi  bone,  infante  di  Spagna  e  duca  di  Par- 
altri  sleali  militari  e  pochi  temerari  cit-  ma  e  Piacenza,nella  sua  capitale  uno  sco- 
tadini  trovaiono  la  tomba  dove  pensa-  nosciuto gli  ficcò  nel  basso  ventre  un  pu- 
vanoerigere  un'ara  alla  lorosfrenataam-  gnale, elasciato  nella  ferita  il  ferro  si  die 
bizione.  Dappoiché  il  resto  della  guarnì-  alla  fuga.  Nonostante  tutte  le  cure,ildu- 
gione  fedele  alla  regina  e  alla  patria,  non  ca  dopo  circa  ore  24  di  acutissimi  dolo- 
avendo  aderito  al  movimento,  combat-  ri  spirò  da  principe  cristiano,  benedicen- 
te i  sollevali,  per  cui  i  ribelli  restarono  do  la  volontà  di  Dio  ed  esemplarmente, 
uccisi,  o  furono  imprigionati,  altri  ripa-  Ricevè  la  morte, munito  de'ss. Sagrameli- 
laudo  in  Francia.  Il  governo  prese  su-  ti,  in  penitenza  de'suoi  peccati,  perdonò 
bito  energiche  misure  per  conservare  la  l'assassino,  e  ordinò  che  se  scoperto  fos- 
pubblica  tranquillità  in  tutto  il  regno. Ma  se,  non  dovesse  avere  altra  pena  che  l'e- 
fatalmente  per  l'infelice  Spagna,  a' 16  e  silio.  Lasciò  il  suo  cuore  nel  sotterraneo 
17  luglio  dello  stesso  1  854  in  Madrid  vi  oveposano  le  ceneri  de'sovranidegli  stati 
fu  terribile  rivolta  militare  e  civile,  colle  Parmensi,  ed  il  corpo  nella  cappella  dei- 
grida  :  l'iva  la  regina,  abbasso  i  vii  ni-  la  villa  di  sua  privata  proprietà  detta  la 
siri,  i  quali  poi  si  dimisero,  e  quasi  tutti  Macchia,ov'era  nato,  presso  Viareggio, e 
i  loro  palazzi  furono  saccheggiali  e  iocen-  da  lui  edificata  a  comodo  de'contadini  dei 
diati  dal  popolaccio.  Fu  pure  saccheggia-  contorni,  poco  distante  dalla  villa  Piauo- 
to  il  palazzo  della  regina  Cristina,  che  ra,  ove  dimora  inferma  la  di  lui  madre 
fuggì  colla  sua  famiglia.  Il  palazzo  d'Isa-  virtuosissima  duchessa  M.a  Teresa  di  Sa- 
bella  li  fu  energicamente  difeso  da'reg-  voia.  Lasciòla  encomiata  duchessa  vedo- 
gimenti  restali  fedeli.  La  rivoluzione  si  va  reggente,  e  4  «eali  figli,  e  per  succes- 
propagò  in  molte  parli  del  regno.  La  re-  soie  il  primogenito  duca  Pioberto.  1  par- 
gola chiamò  in  Madrid  Espai  tero  per  la  ticolari  di  questo  commovente  e  tragico 
formazione  d'un  nuovo  ministero,  poi-  avvenimento, e  chi  possa  essere  Tassassi- 
che  l'altro  combinalo  da  Rivas  dopo  il  no,  si  può  leggerli  nella  Civiltà  caltolì- 
dimissionario,  anche  esso  si  ritirò.  Que-  ca,t.6,  2.a  serie,  p.  209,  334,  4^9»  che 
èie  poche  parole  che rilraggoda'giornali,  riporta  pure  la  bellissima  lettera  scritta 
scrivo  sugli  stamponi  in  Pi  orna  a'3  1  luglio  dalla  duchessa  Luigia,  la  quale  ha  già  da- 
1  854,  né  altro  posso  aggiungere.  Solo  di-  lo  prove  delsaggio  suo  governo,  al  Papa 
io,  che  la  causa  o  picleslo  della  deplora*  Pio  IX,imploraulelasua  benedizione  per 


ao8  SPA 

se  e  pel  figlio  duca  Roberto,  cui  un  Or- 
ribile misfatto  gravò  del  peso  d'una  co* 
rona,  a  lei  la  provvidenza  sovrapponen- 
do il  caiico  importante  di  levarne  le  spi- 
ne! Raccomandò  al  Papa  di  provvedere 
l'arma  d'un  ottimo  vescovo,  e  il  concor- 
dato che  si  dovrà  concludere  tra  la  s.  Se- 
dee  gli  staliParmensi, protestando  di  vo- 
lere operare  per  la  gloria  di  Dio.  Ulularti 
sic  fiali  11  Papa  a'^3  giugno  trasferì  dal- 
la sede  di  Ragnorea  a  quella  di  Parma 
l'egregio  e  zelante  mg.i'FeliceCantimorri 
cappuccino.  Egualmente  sugli  stamponi 
e  in  detto  giorno  debbo  aggiungere  do- 
lorose parole,  anche  pel  ducalo  di  l'ar- 
ma e  Piacenza.  Mentre  il  saggio  governo 
della  duchessa,  ad  altro  non  mirava,  se 
non  a  rialzare  gli  animi  e  a  promuovere 
grado  a  grado  per  ogni  maniera  il  pub- 
blico bene,  a' 22  luglio  vi  fu  in  Parma 
un  folle  e  perfido  tentativo  di  sommossa, 
per  opera  d'uno  scarso  numero  di  ribelli, 
prontamente  represso  con  tutta  energia 
dalla  forza  militare  austriaca  e  parmense, 
ed  arrestati  moltissimi  tra  gì'  insorti  e  i 
fi  nitori.  La  quiete  e  l'ordine  furono  rista- 
biliti nel  medesimogiorno.il  lammaricoe 
la  riprovazione  dell'accaduto  fu  un  senti- 
mentogenerale.  Olire  i  citati  autori, sulla 
storia  civile  ed  ecclesiastica  di  Spagna,  si 
pon  no  consulta  rei  seguenti.Ulloa,GYo/irt- 
ca  generale  di  Spagna  e  del  regno  di  Fa- 
/p/jz-rt, Venezia  1  556  \.Sc\10ll\,  FEspania 
illustrata,  seti  scriplores  varii  rerum  hi- 
spaniarum,  lusitaniarum,  etyopicarwn 
et  indicarum,  Francofurti  i6o3.  J.  Ma- 
riana, Historiae  de  rebus  FEspaniac,No- 
gunliaeiGo5:  Ilisloria  general d' Espa- 
na, Madrid  1780.  FEspania  sive  de  re- 
gis  Hispaniae.  regnis  et  opihus,  Lugduni 
Rat.  1 629.  J.  de  Ferreras,  Hisloria  cro- 
nologica de  Espana , Madrid  1700.  G.  Cen- 
ni, Dissertazioni  dell' antichi  là  della  chic- 
sa  Epana,  Roma  1  n^\.Q\usùri\an\,  Sto- 
ria generale  della  monarchia  spaglino- 
la, Venezia  1  764.  G.  F.  Masdeu,  Storia 
critica  di  Spagna  e  della  cultura  spa- 
glinola in  ogni  genere,  Firenze  1 788.  F. 


SPA 

Pomares,  Carta  geografica  delle  Spagne 
e  del  Por  toga  Ilo, con  indice  generale  cori' 
lenente  tutti  i  nomi  delle  città,  borghi  ec. 
de' due  regni,  in  latino  e  spagnolo,  Ro- 
ma 1818.  Luigi  Rossi,  Storia  della  Spa- 
gna antica  e.  moderna  con  cartegeogra- 
Jicheetavole.incise  in  rame,M\\ano  itili  1. 
A.  Rurvardt,  La  Spagna  dall'  ordina- 
mento delle  cortes  nel  18  1 2  fino  a  II' anno 
i835,  Lugano  1 836.  M.  Custine,  Les 
Bourbonsde  Goritz,  et  Ics  Bourbons  d' li- 
spagne,  Paris  1  83f).  Neil 'Arte  di  verifica- 
re le.  date,  vi  è  la  Cronologìa  storica  dei 
re  de' visigoti  di  Spagna,  degli  svevi,  de're 
di  Spagna  prima  dell'invasione  de'mao- 
mettani,  de're  dopo  la  ioro  invasione,  dei 
re  dell'Asturie,  d'Oviedo  e  di  Leone,  dei 
governatori  di  Spagna  pe'califli,  de're  di 
Cordova,  Navarra,  Aragona,  Castiglia  e 
Leon,  re  cristiani  di  Majorca,  re  di  Spa- 
gna della  casa  di  Borbone,  e  la  Crono- 
logia slorica  de're  di  Portogallo. 

SPALATROoSPALATO^/fl/eu). 
Città  con  residenza  vescovile  nella  Dal- 
mazia, capoluogo  del  circolo  del  suo  no- 
me^ 34  leghe  da  Zara  e  1  2  da  Macarska; 
e  situata  in  piano  presso  la  spiaggia  del 
mare  Adriatico,  sulla  sponda  settentrio- 
nale del  canale  di  Ri  azza,  il  quale  sepa- 
ra l'isola  omonima  dal  continente,  ha  4 
leghe nellamaggiorsua  larghezza,  ed  of- 
fre un  sicuro  ancoraggio  per  una  gran 
flotta.  E'  cinta  di  mura  in  parte  rovina- 
te, ed  il  suo  porto  per  la  situazione  nel 
centro  della  costa  della  Dalmazia  e  per 
la  vicinanza  della  Rosnia,  colla  quale  ha 
facili  comunicazioni,  diede  a  Spalatro  il 
grado  di  1  .a  città  commerciante  del  regno 
di  Dalmazia;  eccellente  è  esso,  offre  si- 
curissimo ancoraggio,  e  dividesi  in  porto 
interno  e  porlo  esterno;  il  1 .°  profondo 
io  piedi,  può  contenere  20  bastimenti 
di  1 00  botti,  ed  il  2.0  facilmente  dar  luo- 
go a  60  di  3oo  botti.  A  pie  delle  mura 
della  città,  dalle  fessure  di  alcuni  massi 
di  pietra  pieni  di  conchiglie  mariue,  zam- 
pillano sorgenti  solforose,  che  si  usano 
con  buon  elfetto  nelle  affezioni  croniche. 


SPA  SPA                     909 

Deve  Spalatro  la  stia  fondazione  ad  un  finche  poi  il  generaledivisato  rcstanrosia 

palazzo  che  in  quel  silo  fece  costruire  corrispondente  allo  stile  originario  del 

l'imperatore  Diocleziano  nel  3o3,  il  qua-  tempio,  si  Stabilì  che  venisse  intrapreso 
le  mito  a  Salona,  antica  e  celebre  città,  sulla  base  di  esattissimi  disegni  di  tutto 
di  cui  ancora  si  vedono  le  rovine,  ad  una  il  colossale  edilìzio  e  delle  singole  di  lui 
lega  nord-est,  ed  intorno  al  quale  venne-  parti,  mentre  che  se  avessero  luogo  par- 
io  ad  aggrupparsi  delle  abitazioni,  che  ziali  riparazioni,  non  con  venienti  a  sì  bel* 
in  processo  di  tempo  si  circondarono  di  lo  e  svariato  complesso,  si  verrebbe  a  re- 
mora, onde  poi  si  formò  l' imporlantis-  care  nocumento  al  di  lui  pregio.  La  coni  - 
sima  e  celebre  attuale  città  di  Spalatro,  pilazione  de' progetti  concernenti  il  re- 
rinomata  nelle  storie  pe'suoi  fasti  eccle-  stauro,  fu  affidala  all'ingegnere  e  archi- 
siastici  massimamente,  e  per  tanti  per-  tetto  Vincenzo  Andrich;  uè  un  lavoro  sì 
sonaggi  illustri  che  vanta.  Sino  da'  suui  arduo  poteva  affidarsi  a  mani  migliori 
principii  die  i  natali  al  Papa  s.  Caio, fra-  diqueste,tantosesiriguardaairamorsuo 
lello  di  s.  Gabino  prete  e  martire,  nipo-  per  tultociò  che  concerne  al  lustro  della 
ti  ambedue  di  detto  imperatole,  e  zii  di  patria,  quanto  se  pongasi  mente  a'suoi 
s.  Susanna  vergine  e  martire;  del  quale  studi  e  cognizioni  estese,per  restituir  l'an- 
e  sua  famiglia,  come  degli  altri  illustri  tico  tempio  all'originaria  di  lui  forma, 
di  Spalatro,  copiose  notizie  pubblicò  il  gè-  comechè  interessante  e  rimarchevole  mo- 
sulla  p.  Fallati,  i\e\\' Illyricum  sacrimi,  numento  artistico  sotto  tutti  i  rapporti. 
Il  magnifico  tempio  di  Spalatro,  che  al-  Già  fu  dall'Andrich  alacremente  delinea- 
cuni  a  Giove,  ed  altri  più  recenti  pensa-  to  il  tempio  e  le  sue  proporzioni  per  re- 
no essere slatodedicaloaDiana, tratti  dal-  stituirlo  all'originaria  e  mirabile  sua  fur- 
ia ragione  che  ne'fregi  scolpiti  domina-  ma,  edimostrato  di  quali  operazioni  fie- 
no molte  figure  di  cacciatore,queslo  tem-  eia  mestieri  per  compiere  nel  miglior  mo- 
pio,  il  quale  fu  poscia  convertilo  nella  cat-  do  possibile  la  divisata  impresa.  La  detta 
tediale,  si  serba  ancora  fra  le  maestose  cattedrale  è  sotto  l'invocazione  della  B. 
rovine  del  palazzo  di  Diocleziano,  come  Vergine  Assunta,  e  di  s.  Domino  o  Do- 
nno de' più  superbi  monumenti  di  quel  milione i.°  vescovo  di  Salona  e  martire, 
colosso  d'architettura,  e  come  oggetto  la  cui  festa  si  celebra  l'i  1  aprile  nel  Mar- 
d'ammirazione  degl'indigeni  e  forestieri,  tirologio,  principale  patrono  di  Spalatro 
Su  questo  avanzo  maestoso  della  roma-  e  il  cui  corpo  si  venera  nella  medesima, 
na  e  patria  grandezza,  ormai  passarono  insieme  a  quelli  de'ss.  Anastasio  ePianie- 
1  6  secoli;  ma  la  ferrea  mano  del  tempo,  10  comprotettori.  E'  di  nobilissima  slrut- 
che  inesorabilesi  stende  sulle  opere  mor-  tura  e  di  forma  rotonda  e  circolare,  con 
tali,  vemieacolpireanchequesta,  e  i  suoi  duplice  ordine  di  colonne  insigni;  ha  4 
guasti  si  fannosempre  più  minacciosi.  Se-  altari,  ed  il  coro  l'abbellì  di  pitture  Par- 
nonchè  il  governo  imperiale  austriaco,  civescovo  Cosmi,  generoso  e  benemerito 
che  sostenne  anni  sono  fortissimi dispen-  pastore.  Una  diffusa  ed  esalta  descrizio- 
ni pel  ristauro  dell'altero  duomo  di  Se-  ne  di  questo  tempio,  e  di  due  altri  a'qua- 
benico,altromagnifico  monumento  d'ar-  li  per  esso  si  ascendeva,  e  degli  oggetti 
chitettura,  ci  porge  un  nuovo  luminosis-  spettanti  alle  belle  arti  che  tuttora  vi  si 
simo  tratto  di  munificenza  epielà,dispo-  conservano,  può  vedersi  nel  Parlati  1. 1. 
netulo  che  la  superba  moledeltempiodi  La  torre  campanaria  con  5  campane,  è 
Spalatro  sia  tolta  agli  avidi  guasti  del  di  magnifica  struttura,  e  fu  eretta  dalla 
tempo,  ridonata  alla  conservazione,  alla  regina  di  Bosnia;  ed  il  palazzo  del  vesco- 
sicurezza  degli  accidenti,  alla  dignità  cai-  vo  è  prossimo  alla  cattedrale:  consunto 
lo  splendore  delia  cattolica  religioue,  Af-  dalle  fiamme  nel  1 5o6  l'arcivescovo  Bo- 

VOL.  LXYIII.  14 


»  i  o  S  P  A 

uifacio  Albani  (la'fondamenti  In  rifabbri- 
cò etl  i  successori  compirono, abbellirono 
e  ampliarono;  secondo  l'ultima  proposi* 
zioneconcistoriale,  l'episcopio  si  trovava 
bisognevole  di  grandi  riparazioni.  Il  ca- 
pitolosi  compone  di  due  dignità,  essendo 
lai.3  il  preposto, di  4  canonici,  comprese 
le  prebende  del  penitenziere  e  del  teolo- 
go che  però  esercita  l'uffizio  senza  pre- 
benda; vi  è  1' unico  beneficialo  maestro 
delle  ceremonie,  oltre  altri  preti  e  chieri- 
ci addetti  al  servizio  divino.  La  cura  d'a- 
nime si  amministra  da  un  canonico,  ma 
ilbaltisterioè  nella  vicina  chiesa  di  s.Gio. 
Battista, di  ottima  costruzione  e  già  tem- 
pio pagano  di  Diocleziano,  e  dicesi  dedi- 
cato a  Escuiapio.  Prima  il  capitolo  avea 
3  dignità,  l'arcidiacono,  l'arciprete,  \ì 
primicerio,  18  canonici,  i  i  beneficiati  e 
12  chierici,  non  compresi  quelli  ilei  se- 
minario: il  capitolo  godeva  l'immemo- 
rabile privilegio  della  nomina  de' cano- 
nici, che  confermava  l'arcivescovo.  Tal- 
volta e  per  essere  Spalalro  città  e  porto 
di  gran  commercio,  a  comodo  di  chi  vi 
accedeva,  eranvi  nella  cattedrale  confes- 
sori delle  lingue  italiana,  illirica,  latina, 
cieca,  tedesca  e  francese.  Oltre  la  catte- 
diale,  nella cillàe  suburbio  vi  sono  altre 
3  chiese  parrocchiali  senza  il  fonte  bat- 
tesimale, 4  conventi  di  religiosi,  un  mo- 
nastero di  monache,  3  confraternite,  l'o- 
spedale, ed  il  seminario  eretto  dall'arci- 
vescovo Cosmi.  Anticamente  consisteva- 
no i  religiosi,ne'domenicani,couventuali, 
osservanti, filippini  e  gesuiti  a'quali  fondò 
un  collegio  l'arcivescovo  Coprili;  le  mo- 
nache aveano  3  monasteri,  due  erano  di 
benedettine,  uno  di  Clarisse  in  cura  degli 
osservanti;eranvi  pure4  case  di  pinzoche- 
re, 2  di  s.  Domenico  e  2  di  s.  Francesco: 
le  confraternite  ascendevano  a  2  5  con  ve- 
sti proprie.  Tra  gli  altri  esistenti  stabili- 
menti ricorderò  il  ginnasio  cattolico,  Li 
scuola  normale,  l'ospedale  militare  e  3 
belle  caserme,  il  lazzaretto. Spalati  otraf- 
fica  principalmente  di  carni  fumaleesa- 
late,olio,v  ino  e  fichi;  abbondanti  ea  prez- 


SP  A 
zi  discreti  sono  le  vettovaglie,  e  vi  si  ten- 
gonoimportanti  fiere.  Esistono  fabbriche 
di  stoffe  di  lana  e  ili  seta,  concie  di  pelli 
e  pesche. 

Spalatro  o  Spalato,  Spalelum,  Spala- 
tum  e  Solonae  Noi'tie,  ripete  il  suo  no- 
me dal  vasto  palazzo  di  Diocleziano,  che 
denominato  SalonacPala/ium  latitili  ,'hì' 
di  il  luogo  si  appellò  Spalalum}  e  Spa- 
latrum  più  comunemente, sebbeneill  al- 
lato noti)  che  do  vea  chiamarsi  Spalatimi, 
descrivendo  l'amplissimo  e  splendidissi- 
mo palazzo  imperiale  nel  l.  2,  come  lo  fu 
l'edifizio  dopo  la  morte  diDiocleziano  ces- 
sandosi dal  nominarlo  V alali u ni ,  Cu  pur 
iìvlìoJoi'eiiseni,  nondal  propinquo  tem- 
pio che  alcuni  dicono  di  Giove,  ma  dui 
gineceo  o  luogo  ove  si  tenevano  e  forma- 
vano le  vesti  pel  principe  e  pe'milili,  ri 
mililes  tuo*  Joi'ianos  cognominavi  vale- 
hai.  Quindi  si  legge  nella  Nofitia  dignità- 
tum: Pi  ocuratorGj  necaei  JovensisDal- 
tnaliae  Appaialo.  Nel  secolo  V  nel  palaz- 
zo si  ritiri)  il  vescovo  di  Salona  Glicerio, 
deposto  dall'impero  d'occidente  nel  4?4- 
In  seguito  per  le  vicende  de'tempi  e  per 
l'incuria  il  palazzo  a  poco  a  poco  andò 
distrutto,  e  nel  64  j  fu  abitato  da  Severo 
primario  del  luogo,  quando  già  distrutta 
Salona  dagli  avari,  popoli  della  Circa  ssia 
orientale  sul  versatolo  settentrionale  del 
Caucaso,  i  salonitani  procedevano  in  vi- 
cinanza e  intorno  al  palazzo  all'erezione 
d'altra  città,  che  dal  nome  locale  fu  delta 
Spalato  e  Spalalro.  Dalla  dominazione 
degl'imperatori  greci,  passò  sotto  quella 
de'fi anchi, a'qnali  la  ritolsero  gl'impera- 
tori Michele  HI  il  Balbo  o  I' Ubriaco  e 
Basilio  ]\3Ja<ef/cnci\e\\'SG'}.  Elevatonel 
r)f)  1  al  dogadodi  Venezia  PietroOrseolo 
II, la  prese  in  tutela  coll'assenso  degl'im- 
peratori Basilio  li  e  Costantino  Vili,  im- 
plicali nelle  guerre  de'bulgari  e  saraceni, 
per  difenderla  contro  i  pirati.  Passali  cir- 
ca 3o  anni  dacché  gli  spalatiti)  e  i  dalmati 
transi  sottoposti  spontaneamente  a'duci 
della  repubblica  di  Venezia,  perciò  deno- 
minati, Ductsf  tnetiarum  et  Dalmatiat, 


S  V  A  S  P  A  a  i  i 
uri  io33  tornò  Spalatro  ad  esfiere  gover-  ni  Spalatro  In  retta  a  monarchia,  e  fu 
nata  da'greci.  Verso  il  1 073  il  dogeDome»  governata  democraticamente  per  priori, 
meo  Silvio  fugò  i  normanni  die  devasta-  podestà, conti  t  Capitani]  la  cui  sei  ie  ri- 
vanolecostediDalmaeiatpercuiglispaia-  porta  Fallato  nel  1.  3.  Seguendo  Spala- 
lensi  e  al  tri  popò  li  per  grato  animo  toma-  tro  le  vicende  politiche  e  i  destini  della 
rimo  al  padronato  veneto.  Verso  ili 081  Dalmacia,restò  sotto  la  repubblica  vene 
l'imperatore  Alessio  per  quantooperavu-  la, ed  alla  sua  estinzione  nel  1  707  pel  trai- 
no i  veneti  contro  inormaoni,con  diploma  tato  di  Campo  Formio,  tra  la  Francia  e 
confermò  loro  il  possesso  della  Dalmazia  e  l'Austria,  la  Dalmazia  fu  ceduta  a  (pie- 
di Spalatro  e  vi  aggiunse  il  titolo  del  pria*  st'ultima  potenza,  la  (piale  einennscgueu- 
c-ipalo  di  Croazia.  Nel  iio5  Colomano  za  della  campagna  del  1  80  5  la  restituì  ai- 
re d'Ungheria,  violando  la  iei\e  a'veneti  la  Francia,  essendo  stata  allora  riunita 
occupati  nella  crociala  di  Siria  ,  occupi)  al  regno  d'Italia,  e  poscia  fece  parte  delle 
Zara  e  Spalatro.  Ma  dopo  la  sua  morte  nel  provinole  Illiriche.  I  russi  nel  1  806  inipa- 
1 1  i;>  il  doge  Ordelafo  riprese  Spalatro  ebollitisi  delle  Bocche  di  Cattaro,  le  re- 
e  le  altre  città  dalmate.  Non  andò  guari  sero  a  francesi  colla  pace  di  Tilsit.  Final- 
che  Stefano  II  figlio  di  Colomano,  profit-  mente  dopo  il  1814  l'Austria  divenne  di 
laudo  che  i  veneti  erano  tutti  infiamma-  nuovo  padrona  della  Dalmazia  e  di  Spa- 
li nella  crociala  di  Siria,  nehi23s'im-  latro^che  fauno  partedelsuopossente  im- 
padronì de'loro possessi diDalmazia.Tor-  pero.  I  veneziani  nella  loro  dominazione 
nato  da  Palestina  il  doge  Blichieii  riven-  aggiunsero  alla  città  parecchi  torli  e  ba- 
d  icò  idominhdella  repubblica, enei  1  124  stioni,  ma  essendo  slata  riconosciuta  la 
ricuperò  l'invaso  dagli  ungheri.Tuttavol-  situazione  di  Spalatro  cattiva  come  po- 
ta riuscì  neh  i38a  Bela  II  red'Unghe-  sizione  militare,  si  lasciarono  andare  in 
ria  di  riconquistare  Spalatro  e  altre  cit-  conquasso  le  fortificazioni  principiale, 
tìi  della  regione.  Nel  1  1  G8  l'imperatore  delle  quali  oggidì  rimangono  solo  gli  a- 
greco  Emanuele  Comneno  fece  espellere  vanzi. 

gli  ungheri  ed  occupare  la  Dalmazia  e  La  fede  cristiana  in  Salona(J~.)  fu  prò 
Spalatro  che  riunì  all'impero  orientale,  mitigata  ne' tempi  apostolici,  e  la  chiesa 
Dopo  la  sua  morte  Bela  III  fe<  e  alti  et-  di  Spalatro  ehhe  anch'essa  origine  dal- 
tnulOjCon  cacciare  i  greci  dallaDalmazia  l'antica  Salona,  e  perciò  il  suo  arcivesco- 
e  da  Spalatro,  e  nuovamente  le  congiuu-  vo  si  chiamò, alias  Salonilanus.  Fianta- 
seal  regno  ungarico.  Spalatro  restò  in  pò-  la  la  religione  cristiana  sinoda'delti  lem  • 
desta  de're  Ungaci  quasi  i5oauni,  enei  pi  in  uno  alla  cattedra  episcopale  in  Sa- 
1  327  per  le  guerre  esterne  e  interne,  ad  Iona,  come  madre  di  tutta  la  cristiana  re- 
esempio  di  Traù  e  di  Sebeuico,  sponla-  ligione  nell'amplissimo  Illirico,  divenne 
heamente  ritornò  all'ubbidienza  della  re-  essa  ben  presto  e  nel  secolo  lilla  metro- 
pubblica  di  Venezia,  l'assali  20  anni  la  poli  di  tutta  Yllliria  {V '.),  ed  una  delle 
città  soggiacque  a  Luigi  I  re  d' Unghe-  4p'u  antiche  dell'occidente,  e  perciò  de- 
lia, ed  il  re  di  Bosnia  nel  i3go  la  tolse  corata  di  copiosi  privilegi  dallas.Sede,dai 
ni  re  Sigismondo,  il  quale  passali  4  anni  re  d'Ungheria  e  Croazia  largamente  do- 
la ri  prese  ,e  Ladislao  rediNapolinel  1402  tata,edairimperatoreEmanuele€omne< 
pose  per  duce  in  Spalatro  Hcrii.ja  dinasta  no  aumentata.  Disti  ulta  poi  dagli  avari, 
o  voivoda  di  Bosnia,  dopo  il  qual  lem-  indi  dagli. ?c/i/7zi'0/2i  quella  sì  potente  e  fa- 
po  i  veneziani  nel  1420  definitivamente  mosa  città  verso  la  metà  del  VII  secolo, 
tornarono  a  insignorirsene  con  tutta  la  i  salonitani  sedate  le  guerre  si  fabbrica  - 
Dalmazia,  tranne  Zara,  e  Spalatro  refilò  rono  l'altra  in  vicinanza  all'anlica,e  que- 
lli fede  adessi.  Nelle  diverse  domiuazio-  sta  Spalatro  fu  chiamata.  Allora  fu  che 


2  12  S  P  A 

la  dignità  ili  metropoli  con  ogni  suo  di- 
ri Ilo  venne  trasferì  la  nell'arci  vescovo  che 
a  Spala  Irò  fu  eletto.  Fu  esso  poi  anche 
rivestito  del  titolo  e  dell'autorità  di  pri- 
mate, che  con  approvazione  de'Papi  pas- 
sò ne'successoi  i,  come  un'altrihuzione  ed 
ereditario  diritto  della  loro  sede, e  perciò 
s'intitolarono  essi  primati  della  Dalma- 
zia. Siccome  poi  i  croati  o  schiavoni,  di- 
scacciatigli avari,  aveano  invasa  quella 
provincia,  ed  i  loro  principi  dominavano 
in  gran  parte  di  essa;  i  primati  diSpalalro, 
allineile  i  vescovi  ne  paesi  soggetti  a'croa- 
ti  non  si  credessero  da  loro  indipendenti, 
aggiunsero  circa  la  metà  del  secolo  X  al- 
l'antico titolo  di  primati  della  Dalmazia 
quello  ancora  di  primati  di  tuttala  Croa- 
zia (P.),  che  già  anche  Dalmazia  si  de- 
nominava, quasi  per  una  dichiarazione 
della  loro  autorità  sopra  di  essi,  sebbe- 
ne fossero  della  nazione  de'croati.  Che  se 
il  patriarca  di  Venezia  (/'.)s'inlitola  pa- 
rimenti primate  di  Dalmazia, ciò  avvenne 
perchè  la  chiesa  di  Zara  {f.)  suffraga- 
li ea  di  Spalatro,  essendo  stata  elevata  al 
rango  di  metropoli,  venne  pochi  anni  do- 
po, vale  a  dire  circa  la  metà  del  secolo 
A  I  l,d  staccata  dallagiurisdizionedel  pri- 
matedi  Spalatro, e  attribuita  con  le  chie- 
se sue  suffragarle  al  patriarca  di  Grado 
(/'.)_,  costituito  loroprimate.  Siccomepoi 
quel  patriarcato  alla  metà  del  secolo  XV 
fu  da  IS'icolò  V  soppresso,  e  quella  digni- 
tà con  ogni  sua  giurisdizione  venne  con- 
ferita al  vescovo  di  Venezia;  così  questi 
assunseallora  non  solo  il  titolodi  patriar- 
ca, ma  quello  ancora  di  primate  di  Dal- 
mazia,per  avere  a  se  soggette  quelle  chie- 
se della  parte  occideutaleinferiore  di  det- 
ta provincia.  Rimase  però  al  prelato  del- 
la chiesa  di  Spalatro  come  l'antica  deno- 
minazione, così  ogni  giurisdizione  sul  re- 
stante dellaDalmazia,e  continuò  sempre  a 
chiamarsi:  Archiepiscopus  Spalatensis, 
alias  Salonitanus ,  Primas Dalmaliae  et 
totius  Croatiae.  Furono  suffragane!  del- 
l'arcivescovo di  Salona  e  poi  di  Spalatro  i 
Effluenti  vescovi  e  sedi  vescovili.  Belerà- 


SP  A 
do  (P.)i  Scardona  (che  unita  a  Belgra- 
do, di  questo  meglio  parlai  a  Scardola 
stessa),  Bosnia  (meglio  ne  trattai  a  Sirt- 
mio  parlando  eziandio  di  Diakovar  che 
fu  ed  è  residenza  del  vescovo  di  Bosnia 
e  di  Sirinio  con  cattedrale  ed  episcopio, 
e  ne  riportai  la  serie  de'  vescovi  che  si 
chiamarono  vescoviBosniensi  eDiacoven- 
si),  Corbavia,  Otloshacz, l\fodruscatSe- 
gna  (in  questo  articolo  parlai  delle  3  pre- 
cedenti sedi  e  particolarmente  di  HI  odr  li- 
sca, tutte  unite  a  Segna), tìlacarska  (/'.), 
Lesina  (/ '.),  Knin  o  Tinia  (A  .),  Tran 
(F.),  Selenico  {F),  Nona(F.).Fu  pure 
sufhagauea  di  Spalatro  la  sedediiSVru/oa 
o  Slrigoa  o  Stridori,  Strigati  in  Croazia, 
ora  borgo  d'Ungheria,  la  cui  città  vesco- 
vile fu  distrutta  da'goti  verso  il  VI  secolo, 
comitato  di  Szalad,  marca  di  Mura-Kòz, 
presso  la  frontiera  della  Stiria.  Prelesero 
alcuni  che  sia  la  patria  di  s.  Girolamo, 
della  quale  ragionai  a  Schiavoni  a,  ed  u- 
na  chiesa  dedicata  a  quel  dottore  massimo 
vi  chiama  molti  pellegrini.  Il  p.  Jacopo 
Coleti  gesuita  pubblicò  nel  1784  in  Ve- 
nezia, De  siluSlridonis  urbis  natalis  s. 
Hieronymi.  Stridoa  era  un  tempo  una 
piazza  fòrte  e  assai  importante.  Le  chiese 
di  Modrusca,  di  Lesina  e  di  Knin  si  for- 
marono con  smembramenti  dell'arcidio- 
cesidi  Spalatro,  e  da  essa  si  fondarono  con 
pontifìcia  approvazione.  Inoltre  fu  suf- 
fraganea  di  Spalatro  la  chiesa  vescovile 
Dumnenses ,  Dalminiu/n ,  Delniinium  , 
Delmiuni  o Dalrnium ,che già  fu  città  con- 
siderabile e  forte,  presa  e  quasi  distrutta 
da'romani  nell'anno  di  l'ionia  5g8,  e  dal 
cui  nome  forse  si  formò  quello  di  Dalma» 
zWjCome  rilevai  in  quell'articolo;  ora  è 
Dumnoalik  della Servia,\n\ nei pato  del- 
la Turchia  europea.  Il  p.  Fallati,  Illy- 
rici  sacri,  ne  tratta  nel  t.  4i  P- 1 68,  e  ri- 
porta la  serie  de' vescovi. Malchus  del  590 
fu  ili.°che  si  conosca,  il  2.°fu  Madiodel 
1  337, quindi  Guerrino  del  1  347, Stefano 
del  1  3 55,  Pietro  del  1  3g4j  Giorgio  I  del 
i4o6,  Giorgio  11  del  i4,2>  Biagio  del 
j4'9,  Nicola  1  del  1426,  Ugo  deli 433, 


SPA 

Girolamo  del  i 43i),  Nicola  II  deh  460, 
Vito  tlel  i 4qu;  dopo  lunga  sede  vacan- 
te Dell 54o  Nicola  III,  nel   1  55  1  Danie- 
le I,  nel   1  m)0  Daniele  II,  poi  sede  va- 
cante; nel  1  (3-44^  IMai-iano,c]uiiicli  sede  va- 
cante, e  nel  1  6">4  Michele:  vicari  aposto- 
lici,nel  l685  Nicola  Dlancovich,  nel  1  735 
Matteo  Deli vieh, nel  1 74°  Paolo  Drage- 
chi  vidi .  La  sede  vescovile  Dumnensefu 
riunita  a  Spalatro.  La  descrizione  della 
diocesi  e  chiese  sottoposte  al  primate  ar- 
civescovo di  Spalatro,  non  solo  può  leg- 
gersi nel  Fallati,  ma  eziandio  nella  hel- 
la  relazione  che  della  diocesi  di  Spalatro 
fece  alla  congregazione  di  propaganda/?- 
de  l'arcivescovo  StefanoCupilli  nel  1  7  1  3, 
riportata  dal  p.  Ottavio  M.a  Paltrinieri 
a  p.  1  08  tifile  Notizie  intorno  alla  vita  dì 
Bonifazio  Albani,  Stefano  Cosmi,  Ste- 
fano Cupilli  e  Gio.  Battista  Laghi  ar- 
civescovi di  Spalatro  .primati  della  Dal- 
mazia e  di  latta  la  Croazia,  che  furono 
della  congregazione  di  Somasca,  chiari 
per  dottrina  e  virtù  apostoliche,  Roma 
1829.  Più  anticamente  furono  puresuf- 
fraganee  di  Spalatro  le  chiese  vescovili 
di  Semendria,  Dulcigno,  Ragusa,  Zara 
(/'.)e  Arhe.  Questa  ultima  capitale  del- 
l'isola del  suo  nome  sulle  coste  della  Dal- 
mazia nella  valle  di  Campora,  è  fabbri' 
cala  sopra  un'amena  collina  che  si  pro- 
lunga fra  due  porti.  Il  suo  porto  è  capa- 
ce di  bastimenti  d'ogni  grandezza,  ma  di 
difficile  imboccatura.  Ha  la  cattedrale  col 
capitolo  e  altre  chiese.  La  sede  vescovile 
fu  eretta  nel  secolo  IX,  prima  sulhaga- 
nea  di  Spalatro  e  poi  di  Zara.  L'ultimo 
suo  vescovo  fuGio.  Pietro  Galzigua  d' Ar- 
he, traslato  da  Traù.  Dipoi  Leone  XII 
la  soppresse  nella  circoscrizione  delle  dio- 
cesi di  Dalmazia.  Il  Fallati  tratta  della 
cliiesa  Arbenses  nel  t.  5;  quindi  impiega 
quasi  i  due  primi  grossi  tomi  nelle  vite 
degli  arcivescovi  di  Salona,e  tutto  il  3.°  in 
quelle  degli  arcivescovi  di  Spalatro,  laou- 
de  mi  limiteròappeuadi  riportarne  sem- 
plicemeute  i  nomi  e  poche  parole,  altri- 
menti e  col  più  stretto  laconismo  per  la 


SPA  2i3 

gran  copia  delle  notizie  raccolte  da  quel 
dotto  illmtraloredeH'llliria  sagra, dovrei 
essere  hen  lungo.  Il  r. "vescovo  o  arcive- 
scovo di  Salona  fu  s.  Domnio  o  Doninio- 
nesirod'Antiochia,discepolodi  s.  Pietro 
eapostolo  di  Dalmazia.  Nell'anno  65  l'a- 
postolo s.  Paolo  mandò  il  suo  diletto  di- 
scepolo s.  Tito  a  predicare  il  vangelo  in 
Dalmazia,  da  cui  poco  tempo  dopo  tor- 
nò in  Creta  o  Candia,  ove  avea  fatto  al- 
trettanto, e  ivi  morì.  La  Dalmazia  non 
solamente  onora  s.  Tito  vescovo  come  suo 
1.  "apostolo,  ma  perchè  oltre  d'essere  sta- 
to precursoreal  nominato, dicesi  cheor- 
dinassei.0  vescovo  di  Salona  s.  Domnio 
medesimo.  Altro  apostolo  della  Dalma- 
zia e  altro  precursore  di  s.  Domnio,  fu 
s.  Ermas,  che  alcuni  dicono  uno  de'72 
discepoli  e  vescovo  di  Dalmazia, del  qua- 
le egualmente  discorre  il  p.  Fallati,  che 
riporta  diversi  cataloghi  de'primi  vesco- 
vi di  Salona.  Di  un  s.  Felice  vescovo  di 
Spalatro  parlai  a  Spello,  perchè  questa 
sede  lo  crede  suoi. "vescovo.  Dopo  aver 
s.  Domnio  convertito  a  Gesù  Cristo  mol- 
te provincie  di  Dalmazia,  nel  1  o5  patì  il 
martirio  d'ordine  del  preside  Maurilio. 
Gli  successero  nell'arcivescovatodi  Salo- 
na, Gargano,  Simporio,  Irsicicio  I, Irsi- 
cicioll,  Valente,  Onofrio,  Massimo!,  Pa- 
scasio,  Cesario,  Giustino,  Glicerio  già  im- 
peratore, Onorio  1,  Gennaro,  Stefano, 
Saviliano,  Onorio  li,  Frontiniauo  I,  Pie- 
tro I,  Proclinio,  Onorio  III  che  nel  53^ 
celehrò  il  concilio  provinciale,  Domizia- 
no, Natale  che  visse  a'tempi  de'Papi  Pe- 
lagio Il  e  s.  Gregorio  I  del  590,  a  questi 
accusatodall'arcidiacono  Onorato.  Dopo 
di  lui  per  simonia  s'intruse  Massimo  II, 
e  come  dissi  a  Salona  riprovato  da  s.  Gre- 
gorio I.  ludi  Frontiniauo  II,  Teodoro  I, 
Giustiniano,  Antonio  I,  Massimo  III,  A- 
mahile,  Giovanni  I,  Gregorio  I,  Teodo- 
ro 11,  Giovanni  li,  Giovanni  111,  Pietro 
li, Marino I,  Marino  II, Marino  III,  Teo- 
doro III,  Pietro  III,  Leone  I,  Giovanni 
IV,  Giovanni  V,  Pietro  IV,  Martino  I, 
Formiuio  I,  Gregorio  II,  Giovauui  VI, 


3i4  spa 

Vernncolo^omenio,  Teodoro  IV,  Vita- 
le I,  Gregorio  III,  Vitale  II,  Pietro  V, 
Leone  II,  Orso, Pietro  VI,  Gregorio  IV, 

Massimo  IV,  Teodoro  IV. 

Devastata  Salona  dagli  avari  crudelis- 
simi, e  spopolata  la  Dalmazia,  restata  la 
sola  Hagusi  metropoli  della  medesima, 
commiscrando  Papa  s.  Martino  1  le  tan 
te  sue  calamità,  nel  G\c)  vi  spedi  per  le- 
gatoapostolico  Giovanni  di  Ravenna, che 
avendo  egregiamente  eseguito  la  legazio- 
ne, esedata  la  controversia  tra  que'di  Sa- 
lona e  di  Ragusa  [f  \),  la  cui  sede  fu  co- 
me dissi  già  sutfraganea  di  Salona,  sul* 
l'arcivescovato  salonitano,  indi  stabilita 
la  sede  arcivescovile  di  Salona  nella  nuo- 
va Spalatro,  si  adunarono  i  vescovi  suf- 
fragane-! e  d'unanime  consenso  elessero  i.° 
arcivescovo  di  Spalatro  d  virtuoso  lega- 
to Giovanni,  col  plauso  del  clero  e  popo- 
lo. Tornato  egli  in  Roma  nel  65o,  e  re- 
so conto  a  s.  Martino  1  dell'operato  nel- 
la legazione,  e  di  quanto  era  seguito,  il 
Papa  tutto  approvò,  insieme  alla  trasla- 
zione della  sede  da  Salona  a  Spalatro , 
consacrò  Giovanni  ini  ."arcivescovo  egli 
conferì  il  pallio.  Nella  cattedrale  di  Spa- 
latro vi  trasportò  i  corpi  de'ss.Domnio-e 
Anastasio,  e  la  consagrò  in  onore  della 
Y>.  \  ergine  Assunta.  Edificò  la  chiesa  di 
s.  Michele  a  mare,  e  fu  sepolto  in  quella 
dis.  Matteo,  vicino  al  l'altra  di  s.  Do  m  nio. 
Gli  successero  nell'arcivescovato  ili  Spa- 
latro: Pietro I, Mariano], Martino  I, Pie- 
tro II,  Giustino  I,  Frontitiiano  I,  Paolo 
I  spalalino  e  figlio  di  Prestauzio  rettore 
della  citta  di  Spalatro.  Martino  II,  Gio- 
vanni li  spalatino  del  c)i4jedificò  la  chie- 
sa di  s.  Felice  in  Rivo,  Martino  Ili  spa- 
lalino del  970,  Drahale  spalatolo  fu  de- 
posto per  aver  moglie  neh  o3o.  Loren- 
zo dalmatino  di  gran  sapere, nel  1  069  e- 
difìcò  il  monastero  delle  monache  di  s. 
Benedetto  nel  suburbio  di  Spalatro,  egli 
donò  molti  beni;  iudi  si  trovò  all'unzione 
e  coronazione  di  Demetrio  in  re  di  Croa- 
zia e  Dalmazia,  fatta  nel  1  076  in  Spala- 
ti 00  SaJopa  da'legali  di  s.  Gregorio  VII. 


SPA 

Nel  107O  stesso  fu  tenuto  un  concilio  a 
Spalatro  da  Gerardo  arcivescovo  di  Si- 
ponto  e  legato  della  s.  Sede,  che  lo  pre- 
siedè. Venne  ordinato  che  il  monastero 
di  s.  Giovanni  sarebbe  restituito  all'  ab- 
bazia di  s.  Grisogono.  Mansi, Supplem, 
a' concila  del  p.  Labbé,  t.  2,  p.  1  3.  Al- 
tri chiamano  questo  concilio  à\  Salona  s 
e  lo  dicono  celebrato  nel  107  5;  così  l'al- 
tro del  1076,  in  cui  i  suddetti  legali  im- 
posero le  insegne  reali  a  Demetrio.  Que- 
sti si  dice  redi  Dalmazia,  Croazia  eSchia- 
vonia,  chesottomisecon  annuo  censo  tri- 
butarie alla  s.  Sede,  come  narro  a  Sta- 
ti e  regni  tributari  alla  s.  Sede.  Simil- 
mente al  tempo  dell'arcivescovo  Loren- 
zo il  cardinal  Giovanni  legalo  celebrò  un 
sinodo  in  Nona,  e  re  Demetrio  restituì 
alla  chiesa  di  s.Domnioo  cattedrale  quel- 
le di  s.  Stefano  de'Pini  e  di  s.  Maria  di 
Salona  co'loro  beni.  La  regina  Elena  e- 
dificò  una  chiesa.  Crescenzio  romano  del 
1  1  o3,  d'egregie  qualità,  fece  scolpire  un 
carme  sull'arca  marmorea  di  s.  Domnio; 
da'spalatini  fu  spedito  per  la  pace  a  Co- 
lonnino re  d'Ungheria.  Gli  successe  Gre- 
gorio di  Zara,  poi  Manasse  nngaro,  indi 
dopo  sede  vacante  nel   1  i3o  Giorgio  I, 
Gaudio  Claucolo  spalatino  letterato  del 
1  1 33, caro  al  re  d'Ungheria,  concesse  al- 
le benedettine  di  fabbricarla  chiesa  dei 
ss.  Cosma  e  Damiano  e  di  ampliare  il  mo- 
nastero. Nel  1  1 58  i  vescovi  provinciali,  il 
clero  e  popolo  di  Spalatro,  convenuti  nei 
consueti  comizi,  elessero  l'arcivescovo  As- 
salonne nngaro:  consagrò  la  delta  chiesa, 
ed  al  suo  tempoLampridio  vescovo  di  Za- 
ra ottenne  il  pallio  dal  Papa  Alessandro 
III,  e  l'esenzione  dalla  metropoli  di  Spa- 
latro. Pietro  III  lombardo  dottissimo  e 
a>sai  erudito  nel  1  1 61,  già  vescovo  diNar- 
ni ,  morì  in  Ungheria  e  fu  sepolto  in  s. 
Maria  d'Alba  o  Albe  nel  1  166.  Il  clero 
e  popolo  di  Spalatro  ammirando  le  virtù 
del  cardinal  Morra  poi  Papa    Gregorio 
Vili,  legatod'Alessandrolll  in  Unghe- 
ria, Sehiavonia,  Croazia  e  Dalmazia,  lo 
acclamarono  arcivescovo;  ma  egli  uou  ao« 


SFA  SFA                  ai5 
renò,  e  altrettanto  dichiarò  poi  il  Papa  dottrina,  e  fu  celebrato  un  concilio  pro- 
pri non  privarsi  de'suoi  eminenti  servi-  vinciale  a  Spalalro  dall'  arcivescovo  nel 
gì.  In  sua  vece  venne  surrogato  Gerardo  i  iiy?.  come  primate  ili  Dalmazia,  per  re- 
ili  Ventna  cappellano  del  Papa,  e  poi  fu  golarela  disciplina  ecclesiastica  nell'ordi- 
trasfèrito  a  Siponto,  ritenendo  Spalatro  nazione  de'chierici,e  ne  tratta  ancora  il 
in  amministrazione.  Neh  17  5  Alessandro  citato  Mansi,  t.  3,  p.  2  4  7.  Morto  nel  1  2c){, 
III  traslocò  a  questa  chiesa  da  quella  di  fu  eletto  l'arcidiacono  Giacomo,  che  non 
Cagli  s.  Raniero,  già  santo  monaco  del-  approvatone!  1 397  BonifacioVIIIcreòar* 
l'Avellana,  die  magnificamente  ospitò  il  ci  vescovo  il  franeescanoPietro  VI  virtuoso 
Papa  nell'isola  Issa  nel  recarsi  a  Venezia,  e  dolto;eGiovanni  XXII  nel  r  32/j.  vi  tra- 
caccompagnòaZarn:  gli  slavi  cacieliidel  statò  da  Colossi  ballano  di  Berìto,  e  nel 
monte  Massarone,  dopoaver  usurpatole  1  33  1  gli  surrogò  Domenico  Luccaro  no- 
terre  «Iella  chiesa  di  s.  Domnio,  lo  lapi-  bile  spalatino,  devotissimo  di  sua  chiesa 
il. nono  nel  1  1  8o,ond'è  venerato  per  mar-  e  procedei  le  nel  governo  con  magnifìeen- 
tire.  Il  Papa  Alessandro  III  di  ciò  addo-  za,  comechè  d'opulenta  famiglia  (il  Car- 
lorato,  spedì  in  Dalmazia  e  Schiavonia  della  nella  biografìa  del  card. PoyetoPo»- 
per  riforma  rei  costumi  del  cleroedelpo-  grifo,  morto  neli35i,  dice  che  ad  esso 
polo  il  cardinal  Teobaldo  legato,  che  a  f-  Nicolò  arcivescovo  di  Sa  Iona  dedicò  un 
fidò  il  governo  della  chiesa  di  Spalalro  libro  Degli  officii  ecclesiastici,  che  ititi- 
al  vescovo  di  Lesina.  Re\i  i87  divenne  tolò  Tesoro  ecclesiastico,  poi  stampalo 
arcivescovo  Pietro  IV  Chileni  ungaro,  il  i\a  Durando Gerlier). Nel  1  34q  da  Rimi- 
quale  subito  nella  chiesa  di  s.  Andrea  ce-  ni  vi  fu  traslocato  il  benedettino  Ugolino 
lebrò  il  sinodo  provincialo,co'vescovi  suf-  Branca  o  Malabranca,  non  essendo  stato 
fraganei,  gli  abbati  e  altri  del  clero.  Tra-  approvato  da  Clemente  VI  il  postulato 
slatoaColocza,  nel  r  187  gli  successe  Pie-  Pellegrino;»»  vedendosi  maltrattatone! 
tro  V  ungaro  abbate  di  s.  Martino  d'Un-  1  3  73  rinunziò  a  Papa  Innocenzo  VI.  Do- 
gberia,  ch'ebbe  litigi  col  capitolo.  Nel  pò  Pietro  VII  spalatino,  Papa  Urbano 
1200  Papa  Innocenzo  111  cousagrò  l'ar-  VI  Dell 388  nominò  Andrea  Gualdi  ri- 
ci  vescovo  Bernardo  perugino, eloquente  minese,  eda're  d'Ungheria  ottenne  mol- 
e  letterato  eruditissimo.  Nel  12 17  fu  e-  te  beneficenze  per  la  sua  chiesa, grazie  e 
letto  l'arcidiacono  Slavino  conte  di  Do-  privilegi;  per  sedizione  popolare  abdicò 
nialdo,  non  canonicamente,  per  cui  nel  e  fu  traslato  alla  chiesa  di  Samaria  ne! 
12  ic)  gli  fu  sostituito  Guncello  ungaro  i4o2,e  poi  passò  a  quella  di  Tebe.  L'e- 
e  religiosocrocifero.  Nel  12J7  venne  con-  letto  Marino  aCutheis  ebbe  a  successo- 
sagrato  nella  chiesa  di  s.  Domnio  HugrU  re  nel   i/lo3  Pellegrino  della  regia  stir- 
uo  preposto  cassinese,  facondo  ed  erudi-  pe  d'Aragona  francescano,  che  morto  nel 
to  nelle  scienze  ecclesiastiche,  ma  si  ino-  '4°9  l"u  nominato  Domnio  del  Giudice 
slrò  più  milite  che  pastore,  commetten-  della  famigliaLuccarospalatina, ritardan- 
do prepotenze,  per  cui  furonvi  continue  do  il  possesso  a  cagione  del  gran  scisma 
e  gravi  controversie  contro  di  lui,  sì  del  d'occidente,  finche  lo  riconobbe  Giovan- 
clero  che  de'cittadini.  Ruggiero  della  Pu-  ni  XXIII,  e  sotto  di  lui  definitivamente 
glia  che  gli  successe  si  mostrò  con  tutti  Spalatro  passò  nel  dominio  veneto.  Mar- 
benigno,e  morì  nel  1  2Ò6  dopo  aver  be-  lino  V  nel  1 420  da  Faenza  vi  trasferì  Pie- 
nelicalola  chiesa. Indi  il  generalede'fran-  Irò  Vili  Discovizi  domenicano, che  ope- 
ceseani  Giovanni  II  (Buchad  ungaro  e  fu  rò  molte  belle  cose,  eresse  la  magnifica 
zelante;  al  suo  tempo  Nicolò  III  spedì  le-  cappella  di  s.  Domnio  nella  cattedrale  e 
;;.ito  in  Ungheria  e  Dalmazia  il  vescovo  avanti  ad  essa  fu  sepolto  Dell 4^7.  Frau- 
di Fermo  Filippo  di  esimia  prudenza  e  cesco  Malipiero  veneto  gli  successe,  poi 


2i6  SPA 

di  Venezinnel  1 4^8. Gli  fu  sostituito  Bar- 
tolomeo Zabarella  padovano,  indi  nel 
i43»)  di  Firenze,  per  cui  occupò  la  sede 
il  veneto  Giacomino  Badoari,  lodato  pa- 
store, die  per  testamento  lasciò  al  capito- 
lo la  mitra  preziosa,  la  croce  e  il  pastora- 
le in  piena  proprietà.  Neh4"J2  Lorenzo 
Jl  Zanne  o  Zeno  veneto  e  nipote  di  Pa- 
pa Eugenio  IV;  nel  1 474  Giovanni  IV 
Averoldi  bresciano,  generale  de'france- 
Bcaoi,poi  vescovo  di  Treviso.  Sisto  IV  nel 
i  47^creòarcivescovo  e  cardinale  Pietro 
JX  Fornaio  (/''.)  patrizio  veneto,  figlio 
della  sorella  di  Papa  Paolo  II.  Neh  479 
dalla  patria  Brescia  vi  fu  trasferito  Barto- 
lomeo II  Averoldi,  che  per  giurisdizione 
ebbe  liti  col  capitolo;  nel  i5o2  Bernar- 
do 11  Zanne  o  Zeno  veneto,  ne!  l 'n  7  An- 
drea Il  Corner  veneto,  nel  i  564  Mar- 
co Corner  veneto, nel  1 5j o  Luigi  Miche- 
li ottimo  e  benigno  ,  che  conservò  pace 
con  tutti.  Nel l575  gli  successe  il  coadiu- 
to  Gio.  Domenico  Mariotti  dello  Foco- 
nio  domenicano  veneto  di  Murano,  che 
in  difesa  de'suoi  diritti  sostenne  verten- 
ze colcapitoloeco'nobili,emon  nel  1  603. 
Papa  Clemente  Vili  da  Segna  e  non  da 
Segni  (P.),  trasferì  a  Spalatro  Marc'  An- 
tonio de  Dominis  d'Albe  di  Dalmazia, 
della  famiglia  di  Gregorio  X  Visconti,  il 
cui  nipotepur  Papa  Gregorio  XI  già  Vi- 
cedomino de'Vicedomini  non  fu  contato 
per  essere  morto  subito.  Nel  16  1  8  sotto 
pretesto  di  riunire  alla  comunione  del- 
la chiesa  romana  l'Inghilterra,  si  recò  in 
questo  regno,ma  piuttosto  per  vivere  con 
maggiore  libertà.  Il  re  Giacomo  I,  ch'e- 
ra dominato  dalla  passione  di  comparire 
dotto,  approfittò  più  d'una  volta  de'suoi 
lumi.  L'arcivescovo  ambizioso  non  ve- 
dendo ricompensata  dal  Papa  la  sua  di- 
serzione, ed  avutone  rimorsi,  appena  lo 
seppe  Gregorio  XV  già  suo  condUcepo» 
Io  e  amico,  l'invitò  a  ritornare  in  Italia 
senza  timore. Allora  egli  per  riparare  allo 
scandalo  della  passata  condotta  con  una 
azione  clamorosa  ,ascesoil  pulpito  in  Lon- 
dra si  liti  allò  di  lutto  il  detto  e  scritto 


SPA 

contro  In  chiesa  cai  lotica,  per  cui  il  re  in 
termine  di  3  giorni  lo  fece  uscir  dal  re- 
gno. Tornato  in  Roma,  ivi  pure  si  pentì 
a 'piedi  di  Gregorio  XV,  ed  ancora  si  di- 
sdisse pubblicamente,  e  parve  godere  del 
li  uovo  soggiorno.  Ma  seni  pre  inquieto,  i  11- 
tra  prendente  e  incostante  per  natura, non 
vi  potè  rimanere  a  lungo.  Nel  1623  da 
alcune  lettere  sembrò  ravveduto,  ma  Ur- 
bano Vili  lo  fece  chiudere  in  Castel  s. 
Angelo,  nel  quale  morì  nel  1626,  al  tri  di- 
cono 1*8  settembre  1 62  3, penitente  e  con- 
trito. Abbiamo  di  lui  e  piena  d'errori  la 
Storia  del  concilio  dì  Trento  del  famoso 
f\\  Paolo  Sarpi  veneto,  che  pubblicò  in 
Inghilterra  sotto  il  nome  di  Pietro  Soave 
Potano,  anagramma  di  Paolo  Sarpi.  K 
pur  suo  il  trattato  della  Repubblica  cri- 
stiaua,  opera  sediziosa  bruciata  in  Boraa. 
De  Dominis  avea  cominciato  bene  il  suo 
arcivescovatoefece  concepire  grandi  spe- 
ranze pel  suo  sapere  e  zelo;  die  costitu- 
zioni e  privilegi  al  capitolo,  sostenne  la 
giurisdizione  di  sua  chiesa  contro  il  ve- 
scovo di  Traù,  ma  cominciando  a  mani- 
festare col  suo  ingegno  e  eloquenza  i  per- 
niciosi suoi  errori  sui  dogmi  cattolici  , 
l'ammonì  gravemente  Paolo  V,  ed  egli 
nel  1  6  1  5  abdicò  la  chiesa  di  Spalatroe  si 
r  ifugiò  iteli  'acattolica  Ingh  il  terra,o  ve  dis- 
seminò le  sue  arroganti  eresie  e  poi  re- 
citi) la  palinodia.  Paolo  V  nel  161  fi  fece 
arcivescovo  Sforza  Ponzoni  oriundo  dal- 
mata nobile  veneto,  dotto, prudente  e  vir- 
tuoso, il  cui  padre  fece  doni  al  tesoro  di 
s.  Dorunio:  a  suo  tempo  Urbano  Vili  fe- 
ce f:  ne  la  visita  apostolica  della  Dalmazia, 
ad  Ottaviano  Garzadori  arcivescovo  di 
Zara,e  lo  Sforza  permise  che  nell'arcidio- 
cesi  incedesse  preceduto  dalla  croce,  sal- 
vo (amen /'are suo  metropolitico.  Gli  suc- 
cede neliG^o  il  veneto  Leonardo  Bon- 
du  meri  di  singoiar  virtù,  e  zelante  del  de« 
corodisua  chiesa.  Nel  1  fi(38  Bonifacio  Al- 
bani bergamasco  de'somaschi,  beneme- 
rito pastoie  per  quanto  fecea  utile  di  sua 
chiesa.  Nel  1 678  ilcelebreStefano  Cosmi 
veneto  e  generale  de'somaschi, egualmeu' 


SI»  A  9Pà                      217 
te  provvido  e  mutuammo  arcivescovo.  Venezia  in  Storni  divisi  io 6  volurnijl'nl- 
Neli7o8  l'altro  degno  e  dotto  somasco  limo  Fu  pubblicato  nel  1775 dal  p.  Già- 
Siti. ino  Cupidi  bellunese,  traslato  da  comò  Colati  gesuita  (figlio  del  tipografo 
Traù,  applaudito  pastore,  autore  d'opere  Sebastiano  che  stampò  I'  Illyricum  sa- 
come  il  precessore,  il  quale  fu  tino  ilei  cmmtt  X Italia  sacrati'  l /ghetti co\\e  cor- 
confhtatori  delle  opere  erronee  dell'inde*  lezioni  e  aggiunte  dello  zio  sacerdote  Ni- 
gno  de  Dominis.  Neh  720  Gio.  Battista  cola  fratello  del  patire)  e  autore  d'altre 
Laghi  veneto,  altro  rispettabile  somasco,  opere,  a  vendo  proseguito  solo  Y  Illyricum 
il  quale  ad  onta  del  suo  zelo  ebbe  mol-  sacrimi.   All'arcivescovo  Dinaricio  nel 
te  liti  col  capitolo  e  clero.  Nel  1780  Gio.  1765  successe  Gio.  Luca  Garagnini  di 
Antonio  Kadcicb  di  Macarska,  traslalo  Traù,  traslato  da  Albe,  ed  a  questi  nel 
da  Traù.Nel  1746  Pacifico  Bizza  d'Arbe,  1784  Lelio  Cippicodi  Traù  cbe  fu  l'ul- 
già  vescovo  di  quella  sua  patria,  trasferì-  timo.  Dappoiché  morto  nel  1807  restò 
to  a  Spalatro  per  bolla  di  Benedetto  XI V,  la  sede  lungamente  vacante,  e  Leone  XII 
celebrò  il  sinodo  diocesano,  aumentò  il  colla  bolla  Locata  b.  Petti  apostoli ,  dei 
seminario  e  fu  lodato  pastore.  Neh  757  3o  giugno  1828,  per  la  nuova  cii  coscri- 
vi fu  traslato  da  Ossaro  Nicola  Dinari-  zionè  delle  diocesi  di  Dalmazia,  soppres- 
so di  Lesina,  encomiato  dal  p.  Fallati  se  la  dignità  metropolitica  di  Spalatro  , 
cbe  con  lui  nella  sua  dottissima  e  prezio-  la  dichiarò  semplice  sede  vescovile,  l'unì 
sa  opera  termina  la  serie  degli  arci  vesco-  a  Macarska  (P.)  dovendosi  i\  vescovo  in- 
vi di  Spalatro,  che  compirò  colle  Notizie  titolare  Episcopus  Spalalrensis  etnia- 
eli  Roma,  non  possedendo  la  continua-  carskensis ,  quindi  fece  i  due  vescovati 
zione  di  cui  vado  a  far  cenno.  Il  p.  Da-  suffraga  nei  dell'arcivescovo  di  Zara.  Per 
nieleFa ria t i  gesuita  dis. Daniele  nel  Friu-  tale  circoscrizione,  come  notai  nella  bio- 
li,  unitosi  in  Padova  col  p.  Riceputi  suo  grafia  di  quel  Papa,  glii  1   vescovati  di 
confratello,  il  quale  avea  già  da  lungo  Dalmazia  furono  ridotti  a  6. 
tempo  concepito  il  vasto  progetto  di  seri-  Il  p.  Parlati  tratta  de' vescovi  di  Ma- 
vere  la  storia  sagra  dell'I  Ili  ria  e  avea  pub-  carskanel  t.4,p.  184,  e  dice  che  fu  chia- 
blicato  un  prospetto  dell'immenso  lavo-  mata  la  città  anche  Moccuro,  ed  ivi  O- 
ro neh 720, ambedue  peiTardna  impre-  norio  111  arcivescovo  diSalonanel  53a 
sa  partirono  per  l'illuia.  La  percorsero  eresse  la  sede  vescovile,  per  decreto  fat- 
tutta,  superando  molti  pericoli  e  soste-  to  nel  sinodo  provinciale  di  Salooa,  de- 
nendo  laboriose  fatiche  per  raccogliere  i  stinandovi  per  1 .°  vescovo  Stefano  prete 
materiali  necessari  perla  storia  sagra  di  della  chiesa  salonitana;  ma  dopo  di  lui 
quell'insigne  e  vasta  contrada.  La  loro  non  si  conoscono  i  successori  fino  al  se- 
raccolta  fu  immensa,  ma  il  p.  Riceputi  colo  XIV.  Gli  avari  dopo  avere  rovina- 
mori  quasi  subilo  dopo  il  ritorno  a  Pa-  to  la  Dalmazia  e  Salona,  fecero  altrettali- 
dova  neli742,  per  cui  il  p.  Parlali  tro-  to  nel  53q  di  Macarska, e  dipoi  l'impe- 
vossi  solo  nella  compilazione  della  gran-  rotore  Eraclio  la  fece  occupare  da 'serbi, 
de  opera.  1  documenti  diversi  stampati  i  quali  insiemea'croali  riceverono  in  par- 
e  mss.  raccolti  senz'ordine  e  metodo  for-  te  il  battesimo  nel  670  sotto  Giovanni 
mavano  da  3oo  e  più  volumi  in  fòglio.  i.°  arcivescovo  di  Spalatro,  ed  un'altra 
Il  p.  Parlati  a  forza  di  tempo  e  di  corag-  parte  nelì'83?.  nell'arcivescovatodi  Pie- 
gio  giunse  a  compilare  con  sillàtti  infor-  tro  II,  ed  anche  in  tempo  di  Giorgio  II; 
mi  materiali  la  storia  ecclesiastica  della  ma  i  serbi  narentani  persisterono  ne'loro 
Dalmazia,  e  mori  a  Padova  neh  773  in  errori,  finché  anche  questi  nell'872  ab- 
elà  assai  avanzata.  Adunque  r///y//c/  sa-  bandone  te  le  superstizioni  furono  ri"e- 
c//neli75ifuiucominciat>oastamparein  nera  ti  col  santo  lavacro.  1  PapiClemen- 


2 1 8  S  P  A  S  P  A 
te  MI  e  Celestino  III  dilessero  diplomi  datcinconimendaall'arcivescovodi  Spa- 
llile chiese  di  Macarska  e  Narenta  o  Na-  lalro.  Neh5iO  fiorì  Francesco  II  Orelli 
i  (»na  oStefaniaco^.)  sede  vescovile  del-  francescano,  che  stabili  la  sua  dimora  nel 
l'HereegOTÌoa  (di  cui  parlo  a  Trepide),  convento  che  in  Macarska  aveano  edili- 
poi  sufliaganea  di  Ragusi,  ambedue  at-  calo  i  suoi  correlisi  osi:  nella  sede  vacan- 
ti iluiendole  all'arcivescovo  di  Spalatro,  te  la  chiesa  fu  data  in  commenda  al  ve- 
e  lilialmente  nel  i3?.o  fu  ripristinato  il  scovo  di  Sernendria.  Nel  i  (5  1 5  fu  restituì - 
vescovo  con  Valenti  no,quando  la  Dalma-  to  il  vescovoa  Macarska  con  Dartolomeo 
zia  e  la  Bosnia  ridondavano  d'eretici  e  Cacichio  di  nobile  e  potente  famiglia 
scismatici,  e  l'arcivescovo  Pietro  VI  col-  croata  della  città,  religioso  francescano, 
locò  la  sua  sede  a  Dalininium  oAImissa,  prudente, virtuoso  edottissimo,  laborio- 
luogo  divenuto  famoso  pe'pirati  che  vi  so  pastore.  Nel  i  Gj.6  Pietro  della  stessa 
si  rifugiarono  con  terrore  de'luoglii  cir-  famiglia, francescanosapienteed'ogni  Io- 
costanti,  e  perciò  si  disse  anche  vescovo  de  degno,  nominato  da  Papa  Innocenzo 
d'Almissa.  Essendosi  Valentino  astenuto  X,  ch'ebbe  la  ventura  di  veder  subito 
di  scomunicaresecondo  il  decreto  del  con-  per  la  guerra  di  Creta  iiberata  Macarska 
cilio  provinciale  Giorgio  conte  d'Ahnis-  dal  giogo  maomettano,e  conquistata  dai 
sa,  furono  ambedue  interdetti.  In  segui-  veneti.  NehG64  Mariano  Lisnichio  d'I- 
to mosse  lite  all'arcivescovo  sulla  giuris-  mota  francescano,perelezioned'Alessan- 
dizione  de'  limiti  «Iella  diocesi,  e  siccome  dio  VII, ma  restò  addolorato  quando  nel 
Altnissa  era  malsana,  passò  ad  abitare  il  i66rj  i  turchi  ripresero  la  città,  e  ne  fi- 
monastero  di  s.  Andrea  di  Pelago  nell'i-  de  le  fatali  conseguenze;  fu  pure  animi- 
sola  Issa,  e  poi  ricuperò  la  sede  di  Ma-  lustratore  delle  chiese  di  Seardona  e  Du- 
carska,  già  occupata  dagli  eretici  e  sci-  mnense.  Dopo  sede  vacante  neh  6cj8  Ni- 
smatici.  Gli  successero,  neh  367  fr.  Gio-  cola  Blancovich  di  Spalatro  e  canonico 
vanni  I  religioso;  nel  1  870  Simone  fran-  della  metropolitana  degnissimo  e  dotto, 
cescano,al  cui  tempo  i  turchi  invaseroMa-  già  vicario  apostolicodi  diverse  chiese,ze- 
carska,  ed  egli  sì  trasferì  a  Craina  nella  lanteed  encomialo  pastore,  e  la  cui  san- 
diocesi,  per  cui  s'intitolò  vescovo  Crai'  tità  fu  in  riputazione  anche  presso  i  tur- 
ne nses j  nt\i  3  y  3  Giacomo,  ed  a  quest'e-  chi,  morto  in  buon  odore,  avendo  fatto 
poca  si  aumentarono  gli  scismatici  greci  e  scolpiresul  sepolcro:  Cinis,  pulvis,  nikil. 
gli  eretici  in  Macarska  e  neh'  Erzegovi-  Neh  73  1  Stefano  II  Blascovich  spalatolo 
na.  Neh  388  Giovanni  II,  indi  nella  se-  e  filippino  chiaro  per  prudenza  e  virtù, 
de  vacante  amministrò  la  chiesa  l'arci  ve-  nominato  con  onorevole  bolla  da  Gemei)- 
scovo  di  Spalatro.  Nel  i44^  Francesco  te  XII.  Ad  esso  successe  l'ultimo  vescovo 
francescano  episcopum  Crensem ,  sive  che  registrai  a  Macarska  unitamente  al 
Crainensem  }  Hertze«ovìnae  in  Savia.  i  .°vescovo  di  Spalatro  e  Macarska  Pao- 
Nel  i4t2  Andrea  croato,  domenicano,  lo  Miossich  nominato  neh83o;  indi  nel 
dottissimo  e  perito  nelle  lingue,  insigne  1  838  fu  destinato  dall'imperatore  d'Au- 
nell'erudizione,  eletto  da  Sisto  IV  Papa,  stria  nel  maggio  asuccederlo  fr.  Benigno 
caro  all'imperatore  Federico  III  come  le-  Albertini  di  Ragusa  minore  osservante  e 
gato  della  s.  Sede;  per  accuse  si  dimise  e  vescovo  di  Scalari,  al  quale  articolo  lo 
tornò  nel  suo  ordine  nell'esercizio  delle  celebrai  perpietà, dottrina  esingoiar  pru- 
virtù.  Avendo  i  turchi  occupato  Craina  e  (lenza,  ma  venne  rapilo  dalla  morte  a'24 
l'Erzegovina  neh  483,  il  vescovato  fu  u-  agosto  e  assai  compianto.  Gregorio  XVI 
uitoal  Dumnense,e  neh4<)0  hi  vescovo  in  sua  vece  nel  concistoro  de'  27  aprile 
Vito,  morto  il  quale,  le  due  chiese  Du-  18  \o  preconizzò  Giuseppe  Godeassi  di 
inneuse  e  di  Macarska  furono  nel  i5o3  Medea  diocesi  di  Gorizia,  e  per  suo  de- 


S  P  k 

cesso, in  quellode*  i  7giugnn  i  R'\  {l'odier- 
no  vescovo  ili  Spalatiti  e  Macarska  uni- 
te, mg.r  Luigi M.*  Pini  di  Sebenico  e  tra- 
biato  da  questa  chiesa.  Le  due  diocesi  so- 
no ninpie  e  contengono  molli  luoghi.  0« 
giù  nuovo  vescovo  è  lassato  lieti  bri  del- 
la camera  apostolica  in  fiorini  3oo,  cor- 
rispondenti a  Sooochene  rende  la  men- 
ta, ossia  a  circa  38oo  scudi  romani. 

SPARTA.  V.  Lacedemone,  Morea, 
Grecia,  e  i  tanti  articoli  che  neparlano 
per  notizie  relative. 

SPECIO,  Cardinale.  Prete  del  titolo 
di  s. Clemente  nel  Monte  Celio,  vivea  nel 
pontificato  di  s.  Gregorio  1  incomincia- 
to nel  5oo. 

SPECIOSO,  Cardinale.  Dell'ordine 
de 'preti,  fiorì  sotto  Papa  s.  Gregorio  1  del 
5go,ed  ebbe  per  titolo  la  chiesa  di  s.  Lo- 
renzo in  Damaso. 

SPECO  SAGRO.  F.Subiaco. 
SPECCHIO,  Speculimi.  Strumento 
di  vetro  o  cristallo  piombato  o  coperto 
di  un  amalgama  o  d'  una  foglia  metalli- 
ca da  una  banda,  o  d'altra  materia  tersa, 
nel  quale  si  guarda  per  vedersi  entro,  me- 
diante il  riflesso, la  propria  eflìgie.  La  na- 
tura forni  agli  uomini  i  primi  specchi  : 
il  limpido  cristallo  delle  acrpie  servì  dap- 
prima il  loro  amor  proprio.  Su  questa  i- 
dea  cercarono  essi  i  mezzi  di  moltiplica- 
re la  loro  immagine  sopra  una  superfi- 
cie piana,  e  più  solida  che  non  quella  del- 
l'acqua. Lo  specchio  è  una  delle  pili  de- 
gne meraviglie  che  I'  industria  umana  , 
perpetua  emula  della  natura,  abbia  da- 
to; perchè  senza  di  esso  l'occhio  che  ve- 
de tutto  il  visibile,  non  vedrebbe  sestes- 
so.  Ottone  imperatore  romano  portava 
sempre  seco  lo  specchio  e  persino  nelle 
guerre,  come  all'erma  Sidonio  Apollina- 
re.! primi  specchi  artificiali  furono  di  me« 
tallo,  e  l'uso  n'era  stabilito  presso  gli  egi- 
zi  sino  dall'antichità  più  rimola.  E  lo  si 
può  giudicare  da  quanto  gli  specchi  era- 
no comuni  tra  gli  ebrei  nel  deserto,  leg- 
gendosi in  Mosè  ch'egli  degli  specchi  of- 
lei  ti  dalle  donne  che  vegliavauoalla  por- 


SPE  aig 

la  del  tabernacolo,  l'orinò  il  bacino  di 
rame  ch'era  destinatoalle  abluzioni.  An- 
ticamente si  faceva  DO  specchi  con  qua- 
lunque sorta  di  metalli:  quelli  degli  c^i/i 
erano  di  bronzo  gettato  e  quindi  pulito, 
e  anche  di  presente  in  oriente  quasi  tutti 
gli  specchi  sono  di  metallo,  quelli  ili  ve- 
llo o  cristallo  ve  li  recarono  gli  europei. 
Oltre  il  bronzo,  si  adoperavano  a  forma- 
re degli  specchi  anche  lo  stagno  e  il  ferro 
imbrunito;  in  appresso  se  ne  fabbricarono 
alcuni  con  mescolanza  di  bronzo  e  di  sta- 
gno. Gli  specchi  che  si  fabbricavano  a 
Brindisi,  per  lungo  tempo  furono  riguar- 
dati i  migliori;  ma  in  appresso  si  die  la 
preferenza  a  quelli  d'argenlo,de'qualidi- 
cesi  inventore  Pesitele  contemporaneo  di 
Pompeo  il  Grande.  Ben  presto  gli  spec- 
chi presero  un  poslo  importante  nel  mon- 
do muliebre,  e  negli  arnesi  della  toeletta 
presso  gli  antichi. Sebbene  il  fretro(K.) 
fu  conosciuto  dalla  più  remola  a  litichi- 
la, pure  gli  antichi  ignorarono  l'arte  di 
rendere  quella  materia  propria  a  riflet- 
tere i  raggi  e  a  rappresentare  gli  oggetti 
coll'applicazione  d'  una  foglia  metallica 
dietro  il  cristallo;  di  questo  gli  antichi  e- 
gualmente  ne  conoscevano  l'uso,  e  ben- 
ché più  atto  del  vetro  alla  fabbricazione 
degli  specchi,  non  ne  fecero  per  essi  Uso. 
S'ignora  propriamente  l'epoca  in  cui  si 
cominciò  a  fare  specchi  di  vetro,  e  pare 
che  dalle  officine  di  Sidone  sortissero  i 
primi.  Si  vuole  peraltro  che  gli  antichi 
conoscessero  una  speciedi  specchi  fatta  di 
mi  vetro  chiamato  ossidiano,  dal  nome 
d'Ossidio  che  scuoprì  quella  specie  di  pie- 
Ira  in  Europa;  ma  a  quella  materia  ve- 
ramente non  pare  che  si  potesse  dare  il 
nome  di  vetro  ,  giacché  la  materia  che 
perciò  adoperava»  era  nera  come  il  ga- 
gate, e  non  rendeva  le  immagini  che  as- 
so imperfette,  l'ossidiano essendo  una  la- 
va nera  vetrosa.  Tutti  quasi  convengo- 
no che  nel  secolo  XIII  i  veneziani  conob- 
bero l'arte  di  specchi  montali  con  u- 
na  foglia  di  stagno  nella  parte  posterio- 
re, e  li  sparsero  e  resero  comuni  per  lui- 


2  20  S  P  E 

U  l'Italia.  In  og^i  non  si  fa  più  uso  d'or* 
dioariodi  spacchi  di  metallo  se  non  che 
per  i  telescopi  e  per  alcuni  strumenti  (li 
fisica.  Il  eh.  Rainbelli, ZìéMere  intorno  in- 
venzioni f  scoperte  italiane  ,  nella  49- 
traila  àe'NttoAi  ri/lettori  pe' grandi  tele- 
scopi. Di  quelli  dell' osservatorio  astro- 
nomico dell'uni  verità  romana,situatoin 
Campidoglio,  {'eoi  cenno  ne' voi.  I,  p.  44> 
L,  p.  ?.6?..  Molli  furono  gli  specchi  me- 
tallici trovati  ne'sepolcri  di  diverse  anti- 
che nazioni,  illustrati  con  belle  erudizio- 
ni.  Non  ha  guari  e  in  una  delle  più  im- 
portanti grotte  della  necropoli  di  Tusca- 
na,ora  Toscaneria,  in  uno  de  2 3  sarcofa- 
ghi etruschi  scopertivi,  si  trovò  uno  spec- 
chio metallico,  che  il  eh.  avv.  Secondia- 
no Campanari  fece  argomento  di  dotta 
JJ issertazione sopra  uno  speccìiio  metal- 
lico ed  un  sarcofago  etrusco,  pubblicalo 
nel  1. 1  1,  p'.i  69  delle  D'uteri,  della pont. 
accademia  romana  d'  archeologia.  Per 
tutti  gli  altri  usi  domestici  non  si  adope- 
rano se  non  che  vetri  o  cristalli  con  una 
foglia  metallica  0  coll'amalgama.  L'arte 
quindi  si  è  compiaciuta  di  variare,  come 
facevasi  dagli  antichi,  la  forma  egli  or- 
namenti degli  specchi. InFrancia  per  lun- 
go tempo  e  sino  alla  metà  delsecoloXVI, 
si  costumò  di  poi  tare  un  piccolospecchio, 
che  dicevasi  di  tasca, attaccato  alla  cin- 
tura, come  poi  s'introdusse  portare  l'o- 
rologio  (al  quale  articolo  feci  parola  del- 
l'orologio a  specchi).  La  cornice  di  quegli 
specchi  era  ci l'oro,  di  forma  ovale  e  non 
più  larga  del  palmo  della  mano,  in  che 
sembravano  avere  in  qualche  parte  imi- 
tati gli  antichi,  i  cui  specchi  rappresen- 
tati in  vari  monumenti,  sono  sempre  di 
forma  ovale  o  rotonda,  e  di  piccola  mo- 
le. Quello  specchio  tascabile  serviva- in 
varie  occasioni  a  raccomodare  la  petti- 
natura o  l'acconciatura  de' Capelli (F.)  o 
della  Parrucca  {F-)j  ed  anche  talvolta 
a  collocare  nel  volto  un  neo.allorchè  i  nei 
erano  di  bizzarra  moda.  Dopo  l'introdu- 
zione contemporanea  del  rinnovato  uso 
della  Barba (P.)  e  de'  balli,  i  giovinotli 


SI»  E 

eleganti  perassettarli  sembra  che  non  po- 
chi aggiorni  nostri  abbianoadottatoil  tra- 
lasci.ito  uso  degli  specchi  tascabili,  essen- 
doessi  pure  muniti  di  scopetta  e  pettine,e 
con  questa  toeletta  ambulante  con  cura 
e  precisione  si  acconciano  la  barba,  i  baf- 
fi, i  capelli,  la  cravatta.  Dissi  a  PbTTWB, 
che  tra  le  auliche  suppellettili  di  chiesa, 
oltre  qnellousato  da'sagri  ministri  in  Sa- 
grestia (/'.),  eravi  ancora  lo  specchio,  on- 
de prima  di  recarsi  all'altare  si  acconcia- 
va  no  e  rassettavano  la  chioma  e  forse  pu- 
re la  barba,  almeno  da  chi  la  riteneva, 
per  comparire  al  popolo  colla  maggior 
decenza  e  compostezza.  Che  gli  specchi 
si  vedono  tuttora  nelle  sagrestie  di  Spa- 
gna, Francia  e  altrove  per  lo  stesso  fine, 
e  per  accomodarsi  bene  le  lesti  sagre, 
a  tal  elicilo  essendovi  pure  cuscinetti  col- 
le spille  o  spilletli,  aciculae,  d'acciaio  o 
altro  metallo,  per  fermarle  e  appuntar- 
le, il  Guasco  eruditamente  nell'Opera, 
delle  ornataci,  tratta  degli  spilloni  o  aghi 
degli  antichi,  crinali  d'oro  pe' capelli  a 
guisa  dell'odierne  forcinelle,anticlnssimo 
arnese  della  lesta;  dell'ago  comatorio  o 
spillone  donnesco  e  crinale  usato  dalle 
maritate,  le  quali  solevano  dividere  i  ca- 
pelli sulla  fronte;  dell'ago  per  inanellare 
i  capelli  e  ordinarli,  ciocché  era  vietalo 
all'ebree;  degli  aghi  o  spilloni  d'avorio, 
d'argento  e  altri  metalli,  come  d'oro,  e 
di  tutti  ne  riporta  le  forme,  facendone 
pur  uso  i  sacerdoti  pagani  per  ornare  le 
loro  dee,  alle  quali  erano  tenuti  accon- 
ciare il  capo  di  tanto  in  tanto,  cioè  la  par- 
rucca. Che  molti  aghi  o  spilloni  crinali 
furono  rinvenuti  ne'sepolcride'martirio 
almeno  di  donne  cristiane,  e  trovati  da 
Boldetti.  Dice  pure  degli  aghi  o  spilloni 
de'secoli  di  mezzo,  che  le  mogli  erano  te- 
nutedi  restituire  agli  sposi,  allorché  loro 
mandavano  il  libello  del  ripudio;echegli 
aghi  capillari  furono  pure  strumento  di 
crudeltà,  e  proibito  alle  donne  d'Atene. 
Le  prime  spille  che  in  oggi  si  adoperano, 
dico  usi  fabbricate  in  Inghilterra  neh  5  j  ">. 
prima  usandosi  unciuctti  di  legno  o  da- 


SPE 
vorio  e  anclie  spine.  Tultavolfa  si  conosce 
clie  le  spille  in  Italia  esistevano  neh  3oo, 
e  per  appuntare.  Degli  spilloni,  Acus, 
iSpmuAie,co'quali  al  Papa,  e  agli  altri  ve- 
scovi che  ne  godono  l'onore,  si  appunta  il 
Pallio,  ne  parlai  a  quell'articolo.  Leggo 
nel  D.°  1196  del  Diario  di  Roma  ilei  1  72  >, 
e  nel  n."i346  del  1726,  che  benedetto 
XI  II  nel  l'imporre  il  pallio  al  caldi  nal  Mo- 
llicci decano  nella  cappella  segreta  del  Va- 
ticano, gli  donò  i  3  spilloni  preziosi,  già 
dal  Papa  benedetti;  e  che  altrettali  e  pre- 
ziosi per  fermare  il  pallio  regalò  al  car- 
di naIPolignac  arci  vescovo  d' A  uch,qi  lau- 
do gì'  impose  il  pallio  nella  chiesa  di  s. 
Maria  sopraMinerva,  dopo  la  cappella  per 
la  ss.  Ani. iniziata.  Morendo  Benedetto 
XIII  in  odore  di  santità,  il  suo  corpo  nel 
seppellirlo  eia  ancora  palpabile,  e  con- 
venne rimettergli  uno  spillone  e  l'anel- 
lo, che  per  divozione  gli  erano  slati  tolti: 
il  cardinal  Fini  per  divozione  volle  la  mi- 
tra di  lama  d'oro  colla  quale  era  stato  e- 
sposto.  Notai  purea  Pettine,  che  questo 
strumento  fu  usato  già  dai  vescovi,  e  che 
talvolta  con  esso  e  collo  specchio  si  sep- 
pellivano i  cristiani,  secondo  il  costume 
degli  antichi  pagani  e  gentili;  e  che  quasi 
tutte  le  pareti  delle  chiese  d'America  so- 
no adornate  di  specchi,  non  escluse  quel- 
le delle  monache,  e  che  ivi  pure  di  spec- 
chi si  suole  abbellire  il  palioltoe  il  leg- 
gio. Gli  antichi  idolatri  talvolta  colloca- 
rono ne'templi  alcuni  specchi, il  cui  effet- 
to era  singolare,  e  che  perciò  erano  chia- 
mati mostruosi,corue  a  Smirne,  e  ad  Elio- 
poli  ove  un  fascio  di  raggi  illuminava  l'a- 
ra, senza  che  gli  spettatori  potessero  scor- 
gere la  sorgente  di  tanta  luce.  Altro  pro- 
digioso e  favoloso  specchio  fu  quello  del- 
la torre  del  Faro  d'Alessandria,  col  qua- 
le si  pretese  scorgere  gli  oggetti  da  lonta- 
no, per  cui  si  può  mettere  fra  gli  specchi 
magici  e  superstiziosi,  qualificati  da'eri- 
tici  per  tessuto  d'imposture.  Del  Faro  di 
Alessaudria  riparlai  a  Porto.  Altra  simi- 
le torre,  in  Pioma  fu  quella  de\V  Oliate 
di  Tor  de   Specchi  (f/-).  Saranno  stati 


SPE  111 

una  specie  di  Telegrafo  ( F.)t poiché  gli 

antichi  si  servirono  di  specchi  per  la  te- 
legrafia, ed  anco  in  tempi  a  noi  vicini  si 
usarono  specchi  per  mantenere  corri- 
spondenze co'loro  riflessi.  E  aingoiare  il 
costume  delle  signore  svizzere  del  canto- 
ne di  s.  Gallo,  le  quali  essendo  nel  pro- 
prio gabinetto,  guardano  ehi  batte  alla 
porta  esterna  dell'abitazione,  o  passa  per 
la  loro 8trada,e ciò  senza  api  ire  le  finestre, 
per  mezzo  di  specchi  esploratori,  de'quali 
ne  conta  uno  ogni  casa  agiata,  e  col  solo 
gettare  unosguardosni  medesimi. Inoltre 
dichiarai  a  Pettine  alcune  erudizioni  su- 
gli specchi,  le  diverse  specie, la  loro  ori- 
gine, l'uso,  i  simboli  come  attributo  vir- 
tuoso (e  perciò  Giovanni  li  redi  Casli- 
glia  e  di  Leon,  per  la  vittoria  riportala 
nel  i43  1  sui  mori  di  Granata,  istituì  l'or- 
dine dello  Specchio,  di  cui  feci  menzio- 
ne a  Spagna,  acciò  i  cavalieri  ch'egli  ne 
fregiò  si  specchiassero  nelle  virtù  per  i- 
milarle,  onde  rendersene  degni,  poiché 
dicesi  specchio  anche  figuratameute  per 
esemplare)  della  verità,  della  prudenza, 
delle  scienze,  ed  anche  simbolo  di  nozze. 
Rimarcai  eziandio  i  ricordati  specchi  coi 
quali  Mosè  fabbricò  il  vaso  di  bronzo  per 
tenere  l'acqua  ad  uso  delleabluzioni  e  la- 
vande, mediante  quelli  offerti  dalle  divo- 
te donne  ebree,  che  di  frequente  e  quasi 
di  continuo  facevano  orazione  avanti  il 
tabernacolo,  e  ne  aveano  in  abbondan- 
za, per  averli  ricevuti  dall'egiziane  nel- 
l'uscir  dall'Egitto;  sul  quale  argomento 
e  sugli  specchi  Sarnelli  ci  die  la  lettera 
46  nel  t.io  delle  Lettere  ecclesiastiche. 
Specchio  ardente  o  ustorio  si  disse  quel- 
lo che  arde  nel  riunire  i  raggi  del  sole  in 
un  punto,  o  per  via  di  riflessione  come  il 
concavo,  o  per  via  di  refrazione  come  la 
lente  di  cristallo.  Ad  Archimede  si  attri- 
buisce l'invenzione  degli  specchi  ardenti, 
de'quali  fece  uso  per  incendiar  la  flotta 
de'romani  che  assediava  Siracusa.  Pro- 
clo praticò  nel  V  secolo  la  cosa  medesima 
contro  la  flotta  di  Vitaliano  che  assedia- 
va Costantinopoli, Molti  scrittori  vollero 


aaa  SPE 

provare  ossero  dilìicile  che  gli  specchi  di 
Archimedee  Proclo  ottenessero  l'effetto 
che  viene  loro  attribuito. 

SPECOLA.  V>  Osservatorio  astro- 
nomico,Roma, e  il  voi.  L,p.  263. Delle  più 
rinoma  te  specole  e  conservatoli!  aitrono- 
miri  trailo  ne' luoghi  e  siali  ove  si  tro- 
vano. 

SPEDALE.  r.OspF.DAii-. 

SPEDALlERI.f.OsPEDALiEBi,0«pK. 

DALIFRE,  SoREM.E  e  SuORE  DELLA  CARITÀ*. 

SPEDIZIONIERE  DELLE  LET- 
TERE APOSTOLICHE.  Expeditio- 
narius  lìterarum  apostolicarum,  Data- 
riae  apostolicae  Sollicitalor,  atauc  Ex- 
peditor.  Chierico  o  laico  che  nella  Cu- 
rili Romana  (VA  procura  la  spedizione 
delle  Bolle,  Brevi,  Rescritti  (VA  e  si- 
mili dalla  Cancellerìa  apostolica  e  dal- 
la Dataria  apostolica  (VA,  In  questi 
due  soli  tribunali  ecclesiastici  si  richie- 
de, che  le  istanze  che  si  presentano  e  gli 
all'ari  che  si  disbrigano  sieno  muniti  del- 
la firma,  o  come  suol  dirsi  attergate  da 
uno  spedizioniere  apostolico  approvato 
dal  caidinal  pio- Da  tario(V.)  ed  inscritto 
nell'elenco  degli  spedizionieri  apostolici; 
menlre  die  negli  altri  Tribunali  (J7.)  ec- 
clesiastici di  Roma,  e  Segreterie  (J^.)ec- 
clesiastichedella  medesima, è  lecitoa  cia- 
scuno il  presentare  ed  attendere  al  disbri- 
go delle  materie  che  ivi  si  trattano.  Spet- 
ta a'medesimi  spedizionieri,  come  il  vo- 
caholo  slesso  lo  dimostra,  il  disbrigare  e 
lo  spedire  gli  all'ari  che  ne'due  ricordati 
tribunali  della  Dataria  e  Cancelleria  si 
trattano, osservando  le  regole  e  le  prescri- 
zioni volute,  giacché  la  grazia  accordata 
dal  Papa  a  voce  o  in  iscritto,. solo  verbo 
ant  scripto,  è  ottenuta  validamente; ma 
è  ancora  informe  ed  irregolare  fìnch'es- 
sa  non  sia  stata  seguita  dalla  spedizione. 
La  regola  27  della  Cancelleria  conferma 
questa  massima,  ordinando  di  non  segui- 
re, giudicando,  la  l'orma  della  supplica  0 
Memoria  le[V.)}ma  solamente  quella  del* 
le  Lettere 'apostoliche (/'.^speditein  con 
6e"iienza  di  essa:  e  che  se  utile  niedoM 


SPE 
ino  lettore  si  lasciarono  sfuggire  alcuni 
errori,  gli  uffiziali  preposti  a  quella  Pun- 
itane devono  correggerti  e  ridurre  la  spe- 
dizione alla  sua  forma  regolare  e  legitti- 
ma. La  dilla  regola,  intitolata:  de  non  in- 
dicando juxta  formatti  $upplicationutn% 
sed  lìterarum  expedi tarum,  non  vuole 
che  si  giudichi  secondo  la  supplica,  per- 
chè deve  (piesla  essere  seguita  da  bolle, 
nelle  quali  gli  ulìiziali  della  cancelleria  e 
dataria  dilatano  o  estendono  le  clausole 
della  domanda  giusta  la  forma  e  lo  stile 
usato.  La  regola 3  1  della  Cancellcriaov- 
dina  presso  a  poco  la  stessa  cosa.  Gli  spe- 
dizionieri della  cancelleria  e  dataria  apo- 
stolica fanno  parte  della  curia  romana, 
sono  allatto  diversi  da' Sollecitatori  delle 
lettere  apostoliche,  o  Giannizzeri  (V.)t  i 
quali  formano  uno  de'collegi  di  / 'arabili 
(V.),  come  egualmente  sonodilferenti  dai 
ricordati  agenti  e  procuratori  particolari 
d'aliali, pressoi  tribunali  ecclesiastici  e  se- 
greteriedella  s.  Sede,  in  Francia  aulica- 
mente lo  spedizioniere  si  chiamava  Ban- 
chiere Spedizioniere  {f'.).  Rilevai  nel  voi. 
XV,  p.  232,  che  l'uffizio  di  Sostituto  del 
Concistoro  anticamente  si  conferiva  a  \\n 
spedizioniere  apostolico.  Questo  uffizio 
non  si  put) esercitare  dagli  uffiziali  della 
dataria  apostolica,  come  tribunaledi  gra- 
zie; come  non  n'è  permesso  l'esercizio  a 
chi  non  è  spedizioniere  apostolico,  uè  di- 
reltamente,nè  per  interposta  persona.  Gli 
spedizionieri  apostolici,  a  seconda  che  i 
loro  affari  il  richieggono,  hanno  presso  di 
loro  alcuni  giovani,  i  quali  perchè  possa- 
no agire  ne'suihletti  due  tribunali debbo- 
noesibireaU'officialepero'&ifrim  della  da- 
taria apostolica,  una  nota  de' medesimi 
giovani  chesono  ne'rispettivi  loro  studi  e 
che  si  esercitano  nelle  materie  spellanti 
al  tribunale  medesimo,  indicandone  l'e- 
tà, l'oneslà  de'natali,  la  loro  condotta  e 
abilità,  ond'essere  approvati  e  ammessi 
con  rescritto  del  cardinal  pio-datario. 
Questi  giovani  esercenti,  qua  loia  ahhia  no 
un  lodevole  esercizio  in  delti  studi, alme- 
no di  1  o  anni,  se  sono  riconosciuti  idonei 


SPE 
e  muniti  di  tutti  i  requisiti  nccessnri,  cioè 
a  t'orma  de'preseritti  dall'editto  del  data- 
rio mg**  IMillo  de'?.5  gennaio  1  748,  pOS< 

sono  avanzare  Utania  ond'estere  ammes- 
si a  spedizionieri;  quale  istanza,  insieme 
«'documentasi  esibisce  al  prefetto  dell  of- 
ficio delle  vacante  per  obitum,  che  ne  fa 
quindi  relazione  al  cardinal  pio-datario, 
ed  innanzi  atl  esso  ed  a  mg.1  sotto  data- 
rio, non  che  a' primari  officiali  della  da- 
taria apostolica, si  tiene  l'esame,  dopo  il 
(piale,  se  riuscito  favorevole,  viene  am- 
messo fra  gli  spedizionieri  apostolici  con 
rescritto  del  cardinal  pro-datario. Prima 
gli  spedizionieri  erano  1  00,  ma  non  essen- 
do più  necessario  tal  numero,  meli  833  il 
cardinal  Pacca  pro-datario  dichiarò,  che 
sarehhe  limitato  al  bisogno, e  proporzio- 
natamente sempre  alla  molteplicità  degli 
alìari,  la  natura  de'cjuali  sono  andato  de- 
scrivendo in  questa  mia  opera  colle  re- 
lative nozioni.  Nel  voi.  X IX,  p.  1  29  e  1  58, 
già  parlai  di  questi  spedizionieri  aposto- 
lici, delle  qualità  e  capacità  che  in  loro 
1  ichiedonsi,  per  l'esercizio  delle  loro  ono- 
revoli edelicate  incombenze. Lavv. "Mar- 
tinetti, La  Diceologia,  t.  2,  p.  399,  di- 
scorre de'doveri  degli  spedizionieri  ed  uf- 
ficiali di  dataria  e  cancelleria,  ed  indivi- 
dui  annessi,  riportandogli  autori  che  trat- 
tarono de'due  tribunali,  non  senza  avver- 
tire che  la  dataria  e  cancelleria  erano  in 
principio  una  medesima  cosa,  ma  coll'an- 
dar  del  tempo  la  moltitudine  degli  alia- 
li separò  i  due  dicasteri.  Che  nella  data- 
ria si  ottengono  e  passano  le  concessioni  : 
la  cancelleria  attende  soltanto  alla  spedi- 
zione delle  medesime  concessioni;quindi 
che  la  dataria  ha  la  sua  etimologia  nella 
data,  annoiamento  e  registro  degli  atti; 
la  cancelleria  nella  custodia  e  spedizione, 
che  munisce  di  Sigillo  (/'.).  Si  può  vede- 
re il  Marchetti,'  Dtl  denaro  straniato  che 
viene  a  Roma,  e  che  ne  va  per  cause  te- 
desiasti*  he,  p.  i5 1. 

SPELLO,  Ispelliini,Hispellitni.  Cit- 
tà già  vescovile  e  antica  dell'Umbria, nel 
disti  elio  e  diocesi  di  Eoliguo,  ilelegazio- 


SPE  aa3 

ne  di  Perugia,  con  governatore,  situata 
sull'estremo  declivio  del  monteSubasio. 

Il  fa  (teschi  nelle  Memorie  del  (lucalo  di 
Spoleto,  la  chiama  antica,  vescovile,  si- 
tuataall'occidente  di  Foligno, e  menzio- 
nala da  lutti  i  geografi;  e  Calindri  nel 
Saggio  del  pontificio  stato,  la  dice  distan- 
te da  Roma  poste  i4  172,  in  colle  come 
il  territorio,  e  in  aria  perfetta.  Il  Castel- 
lano, Lo  stato  pontificio,  riferisce  eh' è 
distante  da  Foligno  una  scarsa  lega, com- 
prende nel  suo governoi  comuni  di  Can- 
nala e  di  Collemancio,  de'quali  feci  pa- 
rola a  Perugia,  oltre  le  frazioni  di  Col- 
lepino  e  s.  Giovanni:  co'sobborghi  e  col 
suo  contado,  Spello  conta  circa  5ooo  a- 
bitanti.  La  sua  porta  principale,  eh'  e- 
ra  una  volta  a  3  archi, 2  de'quali  inter- 
riti si  vedono  chiusi,  ha  innanzi  una  gran 
piazza  attraversata  dalla  strada  romana 
e  cinta  d'abitazioni,  ove  si  tengono  i  set- 
timanali mercati  e  le  fiere.  Si  ascende  di 
colà  fino  al  mezzo  dell'erta,  e  si  trova  la 
vasta  piazza  che  dà  adito  al  palazzo  imi- 
nicipale,decoratoda  una  quantità  di  an- 
tiche memorie  patrie,  iscrizioni,  erme  e 
busti.  La  gratitudine  degli  spellani  collo- 
cò in  questo  palazzo  i  semibusti  di  Leone 
XII, che  reintegrò  Spello  del  titolo  e  gra- 
do di  città  a'3o  settembre  1  828,  e  la  ri- 
fece sede  di  governo;  e  di  Gregorio  XVI, 
che  fu  benefico  nel  terremoto  deli 83?. 
e  nella  rigida  stagione  co'bisognosi,  sta- 
bili la  dotazione  del  semi  nario  collegio  Fe- 
lice, attribuendogli  con  amplissimo  bre- 
ve deli  833  alcune  rendite,  ecurando- 
ne la  più  comoda  ed  elegante  riedifica- 
zione. Per  munificenza  di  Urbano  Vili 
già  vescovo  di  ó'/jo/e/i^quandoSpello  ap- 
parteneva a  quella  diocesi,  fu  eretto  il  se- 
minario ecclesiastico,  con  beni  ecclesia- 
stici e  con  soccorsi  pecuniari  e  perpetui 
del  clero  e  municipalità  di  Spello,  ed  a 
questa  assoggettalo  nella  parte  direttiva 
eamministrativa. Ne'successivi  tempi  con 
altri  fondi  di  chiesa  fu  aumentato,  fio- 
rendovi sempre  la  scientifica  e  inorale  i- 
sliuzioueed  educazione,  onde  s.i  meritò 


224  SI' E  SPE 

molta  riputazione  e  I' approvazione  di  cescn,  morto  a  Spello  nel  12T4  e  «epollo 
Leone  XII  a  mezzo  della  congregazione  io  della  chiesa,  data  nell'anno  preceden- 
dogli studi.  Dopo  le  rovine  del  ricordato  te  all'ordine,  la  cui  vita  sia  negli  Anna- 
terremoto,  che  tanto  desoli)  I'  Umbria,  li  francescani,  nel  Jacobilli   nelle  File 
neh  83:7  l'edilizio  fu  quasi  riedificato  e  de' santi  dell'  Umbria  a'i3  giugno,  e  in 
abbellito,  e  allora  riaperto  il  seminario  quel  giorno  ne'Bollandisli,/4cla  ss.  Subì- 
collegio  con  aumento  di  seni  ina  risii  e  con-  lo  avendo  ricevuto  venera/ ione  con  ti  lo- 
vittori.  iN'el  1  84  1   in  tolta  l'amministra-  Jo  di  beato  e  di  santo,  eoo  festa  ili  pre- 
zione  al  comune;  e  nel  1  8 4-4»  c«>n»e  rilevo  cetto  per  decreto  della  città,  confermalo 
dal  n.°c)6  del  Diario  di  Roma,  progre-  da  Paolo  III, indi  nel  1  738Cleinente  XII, 
dendo  la  letteraria  istruzione  del  pio  sta-  come  riporta  nella  sua  Storia  Novaes, 
bilimento, alla  scuoladi  umanità  separa-  ne  approvò  il  culto  immemorabile.   Vi 
la  dalla  reltorica,  si  aggiunsero  le  scuole  sono  vari  monasteri  di  religiose,  e  quello 
di  musica,  e  di  disegno  architettonico  e  di  Valle  Gloria  Contiguo  a  Porta  Mon- 
decorativo,  celebrandosi  la  premiazione  tana  ha  parecchi  dipinti  a  fiesco  dclZuc- 
della  scolaresca  con  molla  solennità  nel-  cari.  Il  solitario  convento  de'cappuccini 
la  chiesa  del  seminario  collegio,  coll'in-  è  posto  nella  sommità  del  colle,  donde  si 
tervento  del  vescovo  e  del  magistrato  ci-  gode  il  pittoresco  aspello  della  soltopo- 
vico.  Nelle  vicende  politiche  del  1  849  so-  sta  amplissima  valle  e  degli  oli  veti,  cir- 
spesa  l'istruzione,  trovo  nel  n.°  108  del-  condata  da  amene  laterali  eminenze. Nel 
l'Osservatore  Romano  deli85o,  la  no-  declinar  del  secolo  trascorso  vi  fu  eret- 
lificazione  del  vescovo  e  municipio  p*l  to  l'elegante  teatro,  di  bella  archileltu- 
riaprimento  in  novembre  del  seminario  ra  e  di  gaia  appariscenza.  Fra  le  9  città 
collegio  Felice,  e  riassunti  gli  esercizi  di  umbre  che  si  contendono  i  natali  del  ce- 
educazione  morale  e  istruttiva  per  gli  a-  lebrepoetaSesto  Aurelio  Properzio.Spel- 
humieconvittori,con  regolamento  slam-  lo  non  manca  di  sostenere  solidi  argo- 
palo.  Spello  è  inoltre  decorata  da  a  in-  menti,  e  pretende  trarre  i  più.  evidenti 
signi  chiese  collegiate,  come  narra  il  Ca-  dalla  1 .'  Elegia  del  suo  lib.  4-  Le  Mano- 
stellano:  lai.'' e  più.  antica  è  dedicata  a  rie  di  Trevonx  annunziarono  nel  mag- 
s. Maria  Maggiore,  e  racchiude  belle  pit-  gioì  723  il  discoprimento  del  sepolcro  di 
tuie  di  Pietro  Perugino,  ed  i  più  pregiati  quel  vate  lirico,  sotto  una  vecchia  casa 
capolavori  di  Bernardino  Pinluricchio,  che  tuttora  si  addita  col  nome  di  Casa 
con  una  copiosa  quantità  di  sagri  ariedi;  di  Properzio.  Sia  comunque,  la  fondata 
J a  2 . -1  p i ù  modernamente  eretta  sulle  ve-  tradizione  ispirò  al  cau.°  Ottavio  Acco- 
stigia  d'un  tempio  pagano  d' Apollo,  è  rimboni  il  volgarizzamento  dell' accia- 
sotto  l'invocazione  di  s.  Lorenzo,  e  colla  malo  suo  concittadino,  non  che  l'Epopea 
i."  gareggia  in  isplendidezza.  Dice  Ca-  latina  del  p.  Francesco  Mauri,altro  poeta 
lincili,  che  a  s.  Maria  Maggiore  l' impe-  spellano  e  coronato  iu  Firenze  sotto  Co- 
ratore  Enrico  VI  donò  molte  reliquie, e  simo  I,  avendo  desunto  per  argomento 
che  la  chiesa  di  s.  Lorenzo  fu  consagra-  il  serafico  s.  Francesco  d'  Asisi.  Spello  si 
ta  da  Gregorio  IX  a'24  maggio  1228.  vanta  pure  di  altri  illustri  in  santità  di 
Vaghissima  è  la  chiesa  di  s.  Andrea,  uf-  vita,nellescienze,nellearmi;  e  Gio.Car- 
fidata  da'miuori  conventuali,  che  dimo-  lo  Lassi  istituì  in  Roma  i!  Collegio  L'in- 
rano  nel  contiguo  convento.  Ivi  si  con-  bro  (F.),  che  poi  fu  unito  al  CollegioFuc- 
serva  un  bel  quadro  di  Pinluricchio,  ed  doli  (F.).    Quanto  a  Properzio, avendo 
il  corpo  del  b.  Andrea  della  spellane  fa-  il  Ciatti  nel  suo  Paradosso  sostenuto  ap- 
miglia  Caccioli  o  de  Lacchis,  frale  mino-  parlenere  a  Perugia,  e  l'Alberti  a  Deva- 
re ed  uuyde'nrimi  72  discepoli  di  s. Fi au-  gna,  scrisse  coutro  Taddeo  Donnola  :  Ve 


SPB 

patria  S.  A.  Propertii  poetac  perei/rio- 
sa  dissertatio,  in  aua  ami  nonnulla  de 
Hispelli  anlujuilate  limi  mulla  sciiti  di- 
gita cnodantur,  einctidanlur,  Fnlgiuiae 
i  ()2f).Ein  icoSchurzHeischin  in  Wittem- 
berga  la  pubblicò  nel  1712,  accresciuta 
ili  prefazione  e  note.  Forse  Spello  ebbe  la 
zecca,  ma  il  quadrante  di  cui  parla  l'avv. 
de  Miniasse'  Cenni  numismatici  di  Fer- 
mo, p.  qy  non  lo  crede  essere  uscito  dal- 
l'officina monetaria  di  Spello.  Osserva  il 
Castellano,  che  dell'antica  grandezza  di 
Spello  fanno  fede  gli  avanzi  di  sue  mura 
romane  di  pietre  riquadrate,  che  lastra* 
da  corriera  per  a  Perugia  vanno  costeg- 
giando; il  maggiore  ed  assai  più  ampio 
recinto,  che  i  suoi  ruderi  descrivono;  il 
beli*  antiteatro,  del  quale  nella  pianura 
sono  in  piedi  notevoli  avanzi;  il  teatro  di 
romana  struttura,  decoralo  nella  scena 
d'ordine  jonio,  la  cui  venustà  e  ricchez- 
za viene  attestata  dagli  operali  massi  di 
marmo  di  recente  escavazione;  i  contras- 
segni d'un  tempio  dedicato  a  Citerea,e 
altro  a  Venere  che  Calindri  crede  eretto 
da  Giulio  Cesare;  e  soprattutto  la  porta 
Trionfale,  detta  comunemente  Porta  Ve- 
nere, di  lavoro  etrusco  e  fianche«"iata  da 

'  OD 

due  ben  conservate  torri  aggiuntevi  d'o- 
pera romana  e  del  secolo  d'Augusto.  Ai- 
fra  porta  urbana,  ora  chiusa  allatto  nel 
lato  delle  mura  lungo  la  strada  romana, 
di  antica  costruzione,  decorata  di  pila- 
stri, trabeazione  e  frontone  triangolare 
d'ouline  toscano,  spira  benché  mutilata 
robustezza  ed  eleganza.  11  bel  tempietto 
del  Clitunno,che  riguardasi  come  un  an- 
tico capolavoro, eretto  presso  le  sorgenti 
di  quel  fiume  nella  stazione  postale  del- 
le Vene,  per  testimonianza  di  Plinio  il 
Giovane,  fu  donato  da  Augusto  agli  spel- 
lamele gratuitamente  vi  davano  a'eon- 
correnti  alimento  e  ricovero. Vi  sono  pu- 
re avanzi  d'acquedotti  e  bagni,  e  Calin- 
dri ritiene  che  il  sontuosoarco  fosseeretto 
ad  onore  dell'imperatore  Marco  Opellio 
Macrino  ,  al  quale  furono  pure  coniate 
monete.  Oltre  a  ciò  abbiamo  di  Muralo- 

VOL.  LITUI, 


SPE  22", 

ri  la  Disseriazione  sopra  l'iscrizione  tro- 
vala nella  città  di  Spello, c\\c  si  legge  nel 
l.  3  delle  sue  Miscellanee,  e  nel  1. 1  1  de- 
gli Opuscoli  del  p. Calogerà.  Sebbene  dal 
celebre  scrittore  si  creda  supposi  tizio  qua- 
sto  marmo,  nondimeno  ci  dà  delle  noti- 
zie storiche  di  Spello,  del  quale  al  dire 
di  Marocco,  Monumenti  dello  stalo  pon- 
tificio t.  1  3,  p.  1  1  e),  ne  tratta  ancora  il 
Serlio,  e  più  esattamente  con  disserta- 
zione la  illustrò  l'Orsini.  Leggo  dunque 
in  Muratori,  che  l'iscrizione,se  realmen- 
te è  genuina,  sarebbe  un  pezzo  prezioso 
d'antichità,  perchè  contiene  il  decreto, 
edittoo  rescritto  dell'i raperatoreCostan- 
tino  I  il  Grande  in  favore  della  città  di 
Spello,  e  trovata  nel  1773  in  un  terreno 
del  sodalizio  della  Morte,  presso  le  vesti  - 
già  dell'antico  suo  anfiteatro,  rotta  e  ben 
scolpita  in  marmo  fino  bianco, congettu- 
randosi dell'anno  335,  benché  manchi 
di  data.  La  crede  fattura  illegittima  dei 
tempi  o  barbari  o  moderni  per  procac- 
ciar gloria  alla  patria,  o  farsi  merito  con 
Bolsena;  tutta  volta  non  intende  assoluta- 
mente deciderla  per  impostura,  basando 
le  sue  dubbiezze  e  sospetti  sui  sollecismi 
che  contiene, sui  titoli  dati  all'imperato- 
re e  perchènominalivi  i  3  suoi  figli  e  sen- 
za il  titolo  di  Cesarej  sul  costume  che  i 
sacerdoti  creati  dal  popolo  di  Spello  per 
antica  consuetudine  dovessero  andare  a 
T»olsena  per  ricrearla  con  tragedie, com- 
medie, mimi, pantomimi  e  simili  sollazzi. 
ecollezulfe  de'gladiatori,  per  cui  gli  spel- 
lali! domandarono  all'  imperatore  che 
non  fossero  obbligati  di  recarsi  a  Bolse- 
na per  la  difficoltà  del  viaggio;  sulla  li- 
cenza di  fabbricare  un  tempio  in  onore 
di  sua  famiglia  Flavia,  e  che  il  sacerdote 
che  ogni  anno  sarebbe  eletto  dall'  Um- 
bria possa  celebrare  i  giuochi  scenici  e  la 
battaglia  de'  gladiatori;  che  gli  spellani 
domandarono  e  ottennero  invece  della 
denominazione  di  Colonia  Julia  Jlispel- 
lum,  l'altra  nuova  di  Urbs  Flavia  Con- 
stans,e  di  dedicargli  il  tempio  pagano, ma 
contro  la  storia,  l'operato  di  Costantino 
i5 


aaG  SPB 

I  e  la  sua  luminosa  pietà,  severo  conlro 
i  sagrifizi  a'falsi  numi  eia  superstizione 
gentilesca,  concedendo  a  Spello  l'altro- 
duzionéde'giuochi  diesi  facevano  iuBoI- 
sena,  mentre  Costantino  I  sino  dal  325 
avea  abolito  gJi  spettacoli  sanguinari  dei 
gladiatori  per  tolto  l'impero,secondoL>a- 
ionio,  ma  dipoi  veramente  non  dapper- 
tutto restarono  aboliti,  essendo  ripullu- 
lati dopo  la  sua  morte,  e  perciò  i  itenere 
non  averne  potuto  concedere  l'indulto  a 
Spello,  e  permesso  che  continuassero  in 
Bolsena.  Dubita  dunque  Muratori, per  le 
accennate  ragioni, che  la  lapide  sia  slata 
fabbricata  dopo  il  1 5oo,  da  qualche  stu- 
dioso de'riti  romani, lasciandone  agli  altri 
il  più  sicuro  giudizio;  bensì  dichiarò  che 
Spello,  nobile  colonia  de'romani,non  ha 
bisogno  di  tale  lapide  per  comparire  il- 
lustre e  splendida  ne'secoli  antichi,  pos- 
sedendo tuttora  gran  copia  di  marmi  e  al- 
tre indubitate  memorie  de'tempi  roma- 
ni, oltre  le  vestigia  di  monumenti  anco- 
ra visibili  del  loro  antichissimo  anfitea- 
tro o  meglio  teatro.  Riporta  l'iscrizione 
di  C.  Matrinio,  benemerito  della  città  per 
averle  dato  copioso  spettacolo  di  gladia- 
tori egiuòchi  teatrali;  marmo  favorevole 
all'esistenza  del  pontefice  della  famiglia 
Flavia  a  Spello,  e  perciò  in  conferma  del 
suo  tempio  e  sacerdoti  in  onore  di  tal  fa- 
miglia; ma  Muratoli  dice  pure  doversi 
esaminare  se  fatto  prima  o  dopo  Costan- 
tino, poiché  se  dopo  dà  forza  e  credito 
al  decreto  di  Costantino  I,  ma  se  prima 
è  da  ritenersi  impostura,  per  le  ragioni 
che  adduce.  Egli  crede  che  quel  Flavia 
Constans  fu  un  epitelo  glorioso  dato  a 
Spello,  e  quanto  a  Flavia  repula  essere 
derivata  più  da  Vespasiano  o  suoi  figli 
della  famiglia  Flavia,  che  da  Costantino 
I,per  gli  esempi  che  riprodusse.  Conclu- 
de, che  se  l'iscrizione  posta  a  C.  Matri- 
nio appartiene  a'tempi  innanzi  Costanti- 
no le  veridica, e  probabilmente  fu  cagio- 
ne della  fabbricazione  del  supposto  de- 
creto di  Costantino,  per  essersi  congettu- 
rato the  la  denominazione  del  titolo  di 


Sb»E 

FlaviaConslans  derivasse  da  Flavio  Co- 
statile figlio  di  Costantino  I,  senza  cono- 
scere che  il  Constati1;  fosse  epiteto  d'ono- 
re, e  che  Flavia  potesse  venire  da  Vespa- 
siano o  suoi  figli  Tito  e  Domiziano.  Ag- 
giungo, the  trovo  nell'Adami,  Storia  di 
f'olseno,  ossia  BoUena,  1. 1,  p.  244, l-  2> 
p.  l\S,  che  ritiene  per  legittima  la  lapi- 
de trovata  a  Spello  a  suo  tempo,  e  la  ri- 
porta a  onore  di  sua  patria  Volseno. 

L'origine  di  Spello  alcuni  la  preten- 
dono remotissima,  asserendo  persino  es- 
sere fondata  da'figli  di  Noè,  indi  amplia- 
ta da  Speo  Folissio  nobile  sabino,  come 
apprendo  da  Calindri,  il  quale  in  uno  a 
Castellano  segue  l'opinione  che  fu  della 
Flavia  Co-f/auledall'imperatore  Costan- 
tino I,  e  suoi  figli  Costante,  Costantino 
e  Costanzo,  e  riedificata  o  dichiarata  cit- 
tà dah.°nel  3^4.  Certo  è  che  Spello  fu 
municipio  romano  ascritto  alla  tribù  Le- 
monia,  dichiarata  ColoniaGiulia  da  Ce- 
sare. L'imperatore  Gordiano  le  conces- 
se gran  privilegi;  e  l'imperatore  Gallie- 
no, secondo  Calindri,  qui  ricevè  i  primi 
canditi,  inventali  per  lui  da  Cleonimedi 
Spello.  L'Ughelli,  Italia  sacra  t.  io,  p. 
I  1 4> dichiara  che  dal  suo  no\r\e  Ilispel- 
lum  si  formò  il  volgare  Spello,  e  per  le 
vicende  e  guerre  che  soldi  decadde  dal 
suo  splendore,  celebrando  i  suoi  cittadi- 
ni comechè  fiorili  in  pietà  e  nelle  lettere; 
il  corpo  di  s.  Ventura  venerandosi  nella 
chiesa  del  suo  nome.  La  fede  vi  fu  pre- 
dicata ne'principii  del  cristianesimo,  e  nel 
secolo  111  già  era  sede  vescovile,  cono- 
scendosi peri."  vescovo  s.  Felice  che  fu 
martirizzato  sotto  gl'imperatori  Diocle- 
ziano e  Massimiano  ,  e  celebrandosi  la 
sua  festa  a'  1 8  maggio  con  solennilà,qual 
patrono  della  ciltà.  Tumulalo  nella  sua 
chiesa  presso  Spello, fu  poi  traslato  iiiGio- 
ve  di  Spole  ti,  nella  chiesa  omonima. Tad- 
deo Donnola  nel  1620  in  Venezia  stam- 
pò :  De  loco  martyrii  s.  Fdici.s  episco' 
pi  Spcllatensis  iraclatio.  Addila  est  e- 
jusdem  s.  Fclicis  hisloria  martyrii  Ti- 
cini impressa  annoi 523.  IScc  non  agi- 


SPE 

tur  de  loco  mnrtyrii  s<t.  Carpophoiì ,  et 
Allindi  apudeandemBùpeUì  cwitatem, 
de  CUJUS  antiqui!  ite  nonniliil  edam  per- 
curiitur.  Nel  i  G 3 4  »n  Roma  Gio.  Mar* 
navitio  Tomaia  vescovo  di  Bosnia  pub* 
blicò:  S.  Felix  Ep.  et  Ili.  $pnl<i  leu  si  ur- 
bi Dalnialiae,  Croatiae  metropoli  t  pri- 
matialique,  et  ventate  vendicatus.  So- 
stenendo egli  dunque  che  s.  Felice  appar- 
tiene alla  chiesa  di  Spala  trae  non  a  Spel- 
lo, gli  rispose  il  Donnola  con  questo  li- 
bro :  Apologia  qua  s.  Felix  Ep.  et  M. 
Spellate usis  dilucidatiti',  et  con firmalur, 
et  quae  de  eodeiu  s.  Felice,  et  de  nonnul- 
lis  ad  liisloriam  perlinenlibus  Jo.  'Foni' 
cus  scripsit  par.  1  et  II  redarguunlur,cl 
eonfitlantur.  Par.  vero  III,  Felicis  dat- 
ti tara  de  s.  Britio  Ep.,  et  ss.  Carpopho- 
ro  presbyt.  et  Abundio  diacono  nini.,  et 
des.  Herculano primus hujtts  nomini  Pe. 
rusiae  Ep.  et  M.quatn  de  Propertio  pa- 
tria ,  quae  incider unt,  enodanlur,  ac  re- 
[eli itti  tur.  Et  demum  par.  IJ'pleraque  de 
I/ispello,  gasane  anliquitale,  Fulginiae 
i643.  Il  2.°  vescovo  conosciuto  di  Spello 
è s.  Epifanio, che  intervenne  al  sinodo  ro- 
mano tenuto  nel  487  da  s.  Felice  III,  ed 
erronea  niente  da  altri  detto  vescovo  di 
Spoleti,  come  rimarco  in  quell'articolo. 
11  3.°  Yenerio  che  trovossi  al  sinodo  di 
Papa  s.  Simmaco  in  Roma  nel  declinar 
di  ilello  secolo  o  nel  principio  del  VI,  an- 
che esso  creduto  di  altra  sede  falsamen- 
te,cioè  di  Pola,  Po Icnsis.  Questa  sede  del 
vicariato  romano/in  seguito  si  unì  a  quel- 
la di  Spoleti.  Spello  appartenendo  al  ce- 
lebre ducato  di  Spoleti,  con  questo  passò 
nel  dominio  temporale  della  chiesa  ro- 
toana,enesegiiì  le  vicende  storiche. L'im- 
peratore O'tone  IV  nel  principio  del  se- 
colo XIII  si  mostrò  benigno  con  [spello, 
forse  quando  con  altri  luoghi  ingrata- 
mente l'usurpò  alla  s.  Sede.  Trattano  di 
Spello  gli  storici  dell'  Umbria,  di  Foli- 
gno, di  Perugiaj  ed  il  Pellini,  [Ustoria 
di  Perugia,  riferisce  ch'era  in  detto  se- 
colo di  vota  di  Perugia,  e  che  nel  1289 
domandò  di  nuovo  d'essere  accettata  sot- 


SPE  227 

to  la  protezione  de' perugini,  e  che  dalli 
città  e  magistrali  le  si  mandasse  uo  nuo- 
vo podestà  eletto  dal  loro  consiglio,  e  vi 
ondò  bertuccio  di  Porta  Borguè.  Nel 
1  398  gli  spella  ni  supplicarono  i  perugini, 
come  loro  protettori  e  padri,  a  volerli  a- 
iutare  contro  il  vicario  del  duca  di  Spo- 
leti,governando  allora  il  ducato  bertoldo 
Orsini  governatore,  che  avea  fatto  pub- 
blicar guerra  a  loro  danno, forse  preten- 
dendo che  Spello  fosse  soggetta  alla  giu- 
risdizione del  ducato,  mentre  erasi  data 
ni  governo  di  Perugia.  Questa  intesi  gli 
ambasciatori  spellani, ne  mandarono  an- 
che loro  al  vicario  del  duca  :  per  queste 
pretensioni  e  per  comporle  più  volte  Pe- 
rugia e  N'ocera  inviarono  in  Roma  am- 
ba-ciatorialPapa.DiceCalindri,che  Cle- 
mente V  maritò  in  Ispello  una  sua  so- 
rella in  casa  Targarmi:  temo  sbagliato  il 
nome,  poiché  quel  Papa  era  franceserta- 
bili  la  residenza  in  Avignose,e  perciò  sfa- 
vorevole agl'italiani.  Spello  come  le  al- 
tre città  fu  agitata  dalle  fazioni, massime 
in  detto  secolo  XIV  e  in  tempo  del  lun- 
go scisma  d'occidente,  per  cui  si  sottras- 
se dall'ubbidienza  del  legato  di  Perugia. 
Martino  V  avendo  estinto  lo  scisma  e  ri- 
cuperati i  domiuii  della  Chiesa,  fece  ri- 
tornare Spello  a'suoi  doveri;  laonde  a'  1  7 
settembrei424  furono  firmati  i  capitoli 
di  soggezione  tra  il  comune  e  la  s.  Sede, 
in  Deruta  ov  erasi  il  cardinal  legato  tra- 
sferito da  Perugia  a  causa  dell'epidemia 
che  ivi  regnava.  Papa  Nicolò  Va' 16  feb- 
braio i4t9  die  in  feudo  a  Nello  Caglioni 
di  Perugia  la  prefettura  o  vicariato  tem- 
porale di  SpellOjConCollazone.  L'Ugliel- 
li  e  Castellano  narrano, che  il  famoso  Fi- 
liberto principe  d'Orange,  che  alla  mor- 
te del  contestabile  di  Borbone  era  sot- 
tentrato al  comando  dell'espugnazione 
di  Roma  nel  1527,  nel  dirigersi  poi  e  do- 
po il  deplorabile  ed  iniquo  saccheggio 
dell'alma  città,  alla  volta  di  Perugia  per 
discacciarne  Malatesta  Baglioni  in  nome 
di  Clemente  VII,  accampò  a  Spello  le  sue 
truppe  e  la  pose  a  ruba,  spargendovi  la 


228  SPE  SPE 

desolazione  e  la  strage.  Ma  il  Giordani,  indi  col  breve  In  apostolicae  dignitatis, 
Drlla  venula  e  dimora  in  Bologna  di  del  1*8  agosto,  Bull.  bit.  p.  4?9>  soppres- 
Clemcnte  file  Carlo  V ,  sebbene  cono-  se  la  congregazione  dell'oratorio  di  Spel- 
scesse  l'asserto  dal  Castellano,  a  p.  17.J  lo,  istituita  da  Giustiniano  Cambi,  e  ne 
narra  per  altro  motivo  la  liunione  delle  unì  i  beni  alla  mensa  vescovile  di  Foli- 
milizie  a  Spello  e  nel  i  53o.  Egli  dice,che  gno.  Inoltre  leggo  nello  stesso  Bull,  t.  <>, 
essendosi  da  Carlo  V  imperatore  conve-  p.  69,  il  breve  Ex  pastora  listalo  da  l'io 
nuta  col  Papa  l'impresa  di  Firenze  per  VI  a'5 febbraio i  779, per  l'erezione  del- 
darla  ad  Alessandro  Medici  con  titolo  di  la  casa  0  reclusorio  di  Spello,  onde  rac- 
duca,fecescrivereaFilippo  principe  d'O-  chiudervi  gli  oziosi  e  vagabondi,  ragazzi 
range  suo  capitano  generale,  che  raccol-  edonzelle  pericolanti^  i  discoli. Lo  sullo- 
ti  i  soldati  sparsi  perla  Toscana  proce-  mise  alla  protezione  di  mg. >'  tesoriere  ge« 
desse  all'assedici!  perchè  Filippo  inviò  nerale,  ne  affidò  la  soprintendenza  ad  una 
ordini  a  Galeazzo  Farnese,  a  Pietro  e  A-  congregazione  l'ormata  di  3  individui  dei 
Scanio  Colonna,  a  Gio.  Battista  Savelli,  comune,  di  0  canonici  delle  due  collegia- 
al  conte  Gio.  Sassatelli  d'Imola,  al  conte  te,  e  di  3  della  compagnia  dell'Unione, 
Pietro  di  s.  Secondo  e  ad  altri   uffiziali  la  quale  si  dovesse  adunar  nella  sagrestia 
maggiori,  acciò  si  riunissero  a  Spello,  o-  della  chiesa  del  buon  Gesù  di  detto  so- 
v'erano  convenuti  d.  Ferrante  Gonzaga  dalizio.  nel  Terzierodi  Porta  Chiusa,  le 
generale  della  cavalleria  del  principe  ili  cui  case  destinò  ptv  luogo  di  correzione; 
Grange,  d.  Alfonso  d'Avalos  marchese  il  morale  e  lo  spirituale  dichiarò  spetta- 
del  Vasto  e  generale  de'fànti;  scrisse  pu-  re  al  vescovo.  Stabili  il  suo  mantenimen- 
re  a  Bartolomeo  Valori  fiorentino,  coni-  to  con  somministrazioni  del  monte  di  pie- 
ni issano  generale  dell'esercito  e  milizie  là,  del  comune  esentandolo  dalla  dislri- 
poulificie,  per  colà  sentire  le  ordinanze  buzione  del  panea'poveri  nella  dotneni- 
atle  al  più  facile  riuscimentodi  quell'ini-  ca  delle  Paline,  della  compagnia  dell'U- 
presa.  Al  qual  effetto  il  commissario  a-  nione,  le  due  collegiate,  alcuni  beneficia  - 
vea  chiamati  sotto  gli  ordini  dell'Orali-  ti,  la  congregazione  di  s.  Filippo,  il  ino- 
gè  gli  ufTìziali  e  capitani  delle  genti  d'ar-  Basterò  di  Valle  Gloria;  vietando  ogni 
mi  papali;  avea  fatto  magazzini  di  viveri  specie  di  questua,  ad  eccezione  di  quelle 
e  di  munizioni  per  tanta  moltitudine  di  de'cappuccini  e  altri  religiosi  mendicanti, 
armati, con  altri  opportuni  provvedimene  Nella  Narrazione  del  viaggio  di  G  rego- 
li. Paolo  III  poi  del  1  534  fece  diroccare  rio  XVI  nel  1841,  del  cav.  Sabatucci, 
le  mura  e  torri  di  Spello,  probabilmente  a  p.  1  76  si  riferisce,  che  il  Papa  reduce 
nella  guerra  di  Perugia;  dopo  di  che  il  da  Foligno,  passò  a'  22  settembre  per 
suo  decadimento  fu  progressivo  e  l'indù-  Spello,  ove  la  magistratura  comunale  a- 
stria  rimase  annientala  ;  ma  la  feracità,  vea  disposto  quanto  era  conveniente  a  fe- 
del  suolo,ed  il  buon  volere  degli  spellani  steggiarlo  degnamente,  ed  eretto  sulla 
riparò  a  tanti  disastri.  Gregorio  X.IJI  del  piazza  ou  magnifico  padiglione  con  tro- 
1572  ricuperò  al  ditello  dominio  della  no.  Indi  umiliando  il  suo  omaggio  a  Gre- 
s.  Sede,  Spello  e  Bastia  per  la  linea  finita  gorio  XVI  di  fermarsi  alquanto  in  mez- 
negl'investiti  Baglioni,e  perciò  devoluta  zo  alla  di  vota  popolazione,  benignamen- 
alla  camera  apostolica.  Clemente  XIV  te  scese  dalla  carrozza,  e  salito  il  trono 
col  breve  Super  specula,  de'  2f)  aprile  comparii  con  alletto  paterno  all'accia- 
1  772,  Bull.  Rom.  cont.  t.4,  p.  424> tns"  mante  e  giuliva  moltitudine  la  sua  apo- 
meuibtò  Spello  dalla  diocesi  di  Spoleli,  stolica  benedizione.  Ammise  quindi  con 
allora  vacante  del  vescovo,  e  l'unì  e  in-  ogni  affabilità  alla  sua  presenza  e  al  ba- 
corporò  a  quella  di  Foligno  in  perpetuo;  ciò  del  piede,  il  clero,  la  magistratura,  il 


SPE 

governatore  e  molte  altre  persone,  e  la- 
sciando così  consolato  quel  popolo,  pro- 
seguì il  viaggio  per  Asisi(t  del  soggior- 
no io  questa  città,  siccome  il  suo  articolo 
eia  stampato  nel  i  8{o,  "e  parlai  ne'luo- 
gin  indicati  a  Palazzo  apostolico  d'A- 
nsi, oltre  quanto  narrai  a  Porziurcola). 
Aggiungerò  che  aGregorioXN  1  furono 
presentate,  da  Giacomo  Gianfelicc //o/<z- 
riorum  praefectus,  un'  iscrizione  stam- 
pata, con  elegante  coperta  ricamala  e  lo 
stemma  pontificio,  in  onore  del  Papa  e 
delle  sue  gratuli  virtù;  e  6  altre  mss.  ce- 
lebranti in  nome  di  Spello  l'avvenimen- 
to del  pontificio  viaggio,  comechè  fausto 
per  P  Umbria,  la  sua  opera  sul  Trion- 
fo della  s.  Sede,  i  fasti  del  memorabile 
suo  pontificato,  e  le  benemerenze  della 
città,  e  composte  dal  prof,  di  eloquenza 
\  itale  Rosi,  ebe  il  Castellano  loda  per  ze- 
lo e  amore  ellicace  verso  la  patria,  e  per 
l'incremento  recato  al  rinomato  semina- 
rio collegio  della  medesima. 

SPEND1TORE  SEGRETO  DEL 
PAPA.  V.  Scalco  segreto  del  Papa. 

SPERANZA  (s.),  martire.  V.  Fede  , 
Speranza  e  Carità  (ss.). 

SPERANZA  oCARDO.o/vimee^e- 
tire.  V.  Cardo. 

SPERANZA  o  CAPO  DI  BUONA 
SPERANZA.  Vicariato  apostolico  e  va- 
sto possedimento  inglese,  all'estremità 
meridionale  dell'Africa,  confinante  cogli 
ottenloti ,  colla  Cafreria,  con  P  Oceano 
Atlantico  e  con  l'Oceano  Indiano,  il  pun- 
to di  divisione  de'due  Oceani. La  colonia 
del  Capo  di  Buona  Speranza  è  un  paese 
generalmente  coperto  di  montagne,  che 
si  abbassano  verso  il  mare,  la  cui  linea 
crestata  separa  gli  ottentotida'  cafri.  11 
clima  è  temperato,  con  pioggie  nell'in- 
verno,e  vento  secco  nell'estate.  I  suoi  ter- 
rapieni contengono  immense  pianure  pri- 
ve di  vegetazione;  al  nord-est  però  vi  so- 
no eccellenti  pascoli,  esi  alleva  molto  be- 
stiame, ma  qui  il  paese  è  esposto  ali  in- 
cursioni de'cafri  e de'bosiesmani;  anche 
le  montagne  e  alcune  laude  danno  buo- 


SPE  lag 

ni  pascoli.  Non  mancano  terre  fertili  e 
bene  irrigate,  ma  interrotte  da  grandi  e- 
etensioni  deserte.  Rigogliosa  è  la  parte 
prossima  al  mare,  abbondante  di  frutti 
e  di  vili  che  producono  il  celebre  squisito 
vino.  11  suolo  nella  parte  fertile  rende  il 
20  e  il  3o  perioo.  La  colonia  unisce  al 
vantaggio de'prodotti  de'climi  temperati 
d'Europa,  quello  delle  produzioni  del- 
l'I mlia,  e  generalmente  de'lropici:  il  pae- 
se è  ricchissimo  di  vegetabili  e  animali. 
Il  vino  e  l'acquavite  sono  gli  oggetti  più 
importanti,  ed  è  rimarcabile  che  questa 
contrada  è  la  sola  del  meridionale  emi- 
sfero che  produca  tali  derrate. Gli  abbon- 
danti e  scelti  suoi  vini  hanno  una  quali- 
tà loro  propria,  cioè  di  poter  sopporta- 
re qualunque  clima,  e  di  non  mai  ina- 
cetirsi. Pare  diedi  tutti  i  grani  d'Euro- 
pa la  migliore  riuscita  debbasi  all'  orzo 
e  al  frumento;  anche  il  mais  riesce  bene. 
Le  piante  mangiative  d'origine  europea 
ben  presto  degenerano.  Souo  interessan- 
ti gli  altri  prodotti  territoriali, abbondali 
te  la  potassa,  considerabile  il  legno  d'a- 
loè, sommamente  buono  il  tabacco,  e  vi 
ha  un  gran  consumo  nel  paese.  La  bo- 
tanica è  ricchissima, e  ben  poche  souo  le 
contrade  che  producano  fiori  e  piante  co- 
sì distinte,  per  l'eleganti  forme  e  per  ia 
vaga  quantità  de' colori:  immensa  è  la 
varietà  delle  piante  medicinali;  si  rico- 
nobbero più  di  70  qualità  di  legname  da 
costi  uzione. Molto  la  zoologia  ha  perduto 
dopo  l'arrivo  de'primi  europei,  essendosi 
quasi  estirpate  diverse  bestie  feroci;  poco 
numerosi  sono  quindi  gli  elefanti  e  i  l'ino- 
cerouti;in  gran  numero  e  (àcili  a  prender- 
si sono  gli  anfibi  ipopotami,  la  cui  carne 
somiglia  a  quella  del  porco,  che  pure  vi  è, 
gli  springboks  marcia  no  a  torme,gli  struz- 
zi si  moltiplicano  in  modo  straordinario: 
fra  gli  animali  domestici  si  distinguono 
i  bovi  e  i  montoni  che  si  moltiplicano  sor- 
prendentemente, e  de'secondi  sene  mi- 
gliorò la  razza  coll'introduzione  de'me- 
rinos,  i  quali  producono  lana  in  gran  co- 
pia. I  bovi  s' impiegauo  alla  tirella  e  nei 


23o  SPE  SPE 

lavori  rurali;  non  si  viaggia  chea  cavai-  lizznzioue  e  viventi  ne' boschi.  La  razza 

looin  carro  tirato  da  bovi.  Si  usano  car-  colorata  de'cafrì  è  differente  dalle  due  pri- 

ri  tirati  da  1 4  bovi,  e  chi  li  guida  ha  una  me,  e  poco  si  estende  sul  territorio  ilei 
frusta  lunga  almeno  3o  palmi.  Oltre  gli  Capo,  e  sono  in  islato  di  continua  ostilità 
asini,  i  cavalli  sono  di  razza  persiana  e  verso  i  coloni,  che  considerano  come  u» 
americana;  mandrie  di  cavalli  di  razza  surpatori,  benché  ora  seminino  domati 
inglese  e  araba  servono  pure  di  esporta-  dopo  la  recente  guerra  cogl'inglesi.  I  ca- 
zioni.  La  pesca  è  abbondantissima  sulle  fri  parlacouna  lingua  che  ha  pio, del  suo* 
coste,  e  la  più  gran  parte  si  sala,  dal  che  no  delle  campane,  che  di  voce  umana  ; 
deriva  un  articolo  assai  considerabile  di  più  piccoli  e  di  più  grazia  sono  quelli  de- 
commercio:  facile  e  abbondante  è  la  pe-  gli  Uleestay.  Credono  che  vi  sia  un  so- 
sca della  balena. Ben  luugiè  il  regno  mi-  Viano  che  disponga  delle  pioggie  e  dei 
neraled'olfrirelericchezzedegli  altri  due  venti,  del  caldoe  del  freddo,  ma  non  sono 
regni ,  tuttavia  ha  importanti  prodotti,  persuasi  di  rendergli  ubbidienza.  Quelli 
essendo  il  maggiore  il  sale,poichè  una  par-  di  Solala  adorano  la  luna, altri  sono  mao- 
le  della  costa  occidentale  è  coperta  di  la-  metlani,  e  vi  sono  de'crisliani  intorno  al 
ghi  salati.  Alcuni  luoghi  producono  ra-  Capo  di  Buona  Speranza.  Neh  5Go  il  p. 
me,  ferro,  piombo,  pietre  preziose  e  un  Gonzalvo  Sylveira  battezzò  l'imperalo- 
poco  d'oro;  souovi  acque  minerali,  e  si  re  di  Monomotapa  e  sua  madre  con  3oo 
crede  che  le  montagne  racchiudano  car-  nobili;  ma  poi  persuaso  da  4  turchi  che 
bon  fossile  e  altri  preziosi  minerali.  La  fosse  un  incantalorej'imperutore  fecede- 
popolazione,  sebbene  in  aumento  e  più  capitare  il  religioso,  di  cbe  pentitosi  die 
civilizzata  sotto  la  dominazione  inglese,  pure  la  morte  a'turchi.  Dell'imperatore 
non  è  proporzionata  all'estensione  del-  di  Monomotapa  feci  cenno  a  St^r.vuto, 
l'ampio  territorio,  ed  immensi  terreni  re-  dicendo  in  qual  modogcneralesi  (elicita, 
stano  incolti.  Es*a  si  compone  di  bian-  In  3  classi  divido  tisi  gli  abitanti  de'ca  ni- 
elli o  di  colore  liberi,  d'oltenloti,  di  ne-  pi;  vignaiuoli,  alliltaiuoli  e  pastori:  i  pri- 
gri  e  d'altri  :  i  bianchi  discendono  da'por-  mi  abitano  i  contorni  del  Capo,  e  sono  i 
l'obesi,  olandesi,  inglesi,  e  da'francesi  ri-  più  civilizzati  e  più  ricchi,  assai  cortesi, 
fugiati  neliG85  per  la  rivocazione  del-  generosi  e ospitalissimi  co' forestieri. Per 
l'editto  di  Nantes,  che  favoriva  i  piote-  la  più  parie  sono  originari  francesi,  e  uno 
stanti,  per  cui  di  questi  vi  sono  molte  fa-  di  loro  piantò  il  i .°  ceppo  di  vile  in  que- 
miglie;  degli  olandesi  vi  si  stabilirono  gli  sto  paese,  ove  tanto  eminentemente  alli- 
esiliali,ed  i  soldati  e  marinari  congedali  gnò,  massime  nel  distretto  di  Costancia 
e  che  avevano  guadagnato  del  denaro  in  a  poche  miglia  dalla  città  di  Capo.  Il  po- 
Batavia:  tutti  prendono  la  denominazio-  dere  d'un  uomo  agiato  rassomiglia  a  un 
ne  d'africani,  e  vi  sono  schiavi  d'ogni  piccolo  stato.  Meno  civilizzali  sono  i  pro- 
colore, cafri,  ollentoti,  bosiesmani  ;  gli  prietari  del  bestiame  che  di  vidonsi  in  due 
oltentoti  aborigeni  sono  privi  d'  inlclli-  classi,  i  nomadi  ed  i  sedentari.  1  servi  e 
genza,  e  per  la  maggior  parte  sono  no-  gli  operai  essendo  rarissimi,  suppliscono 
mach  ebuoni  cacciatori, nutrendosi  prin-  gli  schiavi  neri  e  gli  oltentoti,  i  quali  per 
cipalmenle  di  frutti  e  radici.  Hanno  la  trattamenti  crudeli  mollo  diminuirono; 
tinta  di  un  giallo  carico,  bruite  fattezze,  i  migliori  sono  i  nati  da  un  europeo  e  da 
naso  molto  schiacciato,  bocca  grande  e  una  schiava,  e  sono  laboriosi,  sensati  e 
belli  denti;  sono  general  mente  piccoli, ma  ben  costrutti.  I  giovani  coltivatisi  negli 
con  membra  proporzionate.  Altra  razza  esercizi  ginnastici,  sono  bravi  cavalleria- 
di  naturali  sono  i  bosiesmani,  estrema-  zi  e  cacciatori,  ma  consagrano  il  più  del- 
mente  selvaggi  e  feroci,  incapaci  di  civi-  la  loro  vita  a  bere  il  thè  ed  a  fumare  il 


SPE  SPE                     a3r 

ginepro.  Le  donne  sono  belle,  leggiadre,  le  terre  che  avessero  scoperto  i  suoi  nu- 
cimanti  della  musici.  L'industria  si  ridu-  viga  lori  nelle  coste  dell'Africa  e  nell'I  ti  - 
ce  alla  fabbrica  de'vini,  acquavite,  sapo-  die  orientali;  che  Papa  Nicolò  V  nel  i  \  ">\ 
ne,  candele,  cuoio.  Il  commercio  e  la  uà-  o  i  j  7  >  per  avere  il  re  Alfonso  V  dilata- 
vigazione,  il  cui  centro  è  la  città  di  Ca-  to  le  sue  scoperte  e  conquiste,  con  vau- 
po,  non  è  in  proporzione  considerabile,  taggio  dell'introduzione  della  religione 
ma  lo  di  vena  perla  ristabilita  buona  ai-  cristiana  (ino  al  punto  detto  Capo  delle 
monia  co'cafri,  e  se  si  troverà  un  porto  Tempeste,  e  poi  Capo  di  Buona  Sperati- 
migliore  e  più  sicuro  della  baia  di  Tavo-  Zdj dichiarò  appartenere  al  solo  domiuio 
la,  ove  non  si  approda  die  nell'estate  e  del  Portogallo  1'  estensione  del  dominio 
dove  perisce  un  numero  considerabile  di  che  nell'articolo  indicai,  come  si  può  ve- 
bastimeoti,  non  meno  che  nella  baia  Fai-  dere  nella  bolla  Romanus  Ponti/ex,  de- 
sa,  la  quale  è  il  porto  d'inverno  del  Ca-  gli  8  gennaio,  Bull.  Boni.  t.  3,  par.  3,  p. 
pò,  ed  in  cui  staziona  l'ammiraglio  ingle-  70  :  concessioni  ediritti  die  conferruaro- 
se  colla  flotta.  La  baia  di  Saldanha  riu-  no  altri  Papi,  e  segnatamente  Innocen- 
nisce  tulli  i  desiderabili  vantaggi,  ma  è  zo  Vili  al  reGiovanui  II;  mentretraque- 
2  \  leglie  distante.  Questo  paese  non  ha  sti  e  Ferdinando  V  re  di  Spagna  (^.), 
alti  a  moneta  die  carta,  introdotta  dalla  Papa  Alessandro  VI  tirò  la  gran  linea  di- 
compagnia  dell'Indie  orientali,  e  il  cui  visoria  per  troncare  le  controversie  in- 
valore varia  giornalmente.  La  colonia  an-  sorte  delle  loro  conquiste.  Questo  Capo 
ticamente  divisa  in  4  distretti,  ora  lo  è  iu  dunque  nel  i483fu  scoperto  da  unasqua- 
7, cioè:  Capo  di  Buona  Speranza, George-  dia  portoghese,  comandata  da  Bartolo- 
town,  Graaf-Reynet,  Stellenbosch,  Tul-  meo  Diaz.  La  mancanza  de'vi  veri  e  il  cat- 
bagli, ZuureveloAlbany,Zwellendam. Vi  tivù  tempo  che  aveva  provalo,  impedì- 
ha  il  governatore  civile  e  militare,  e  eia-  rono  al  navigatore  di  avanzarsi;  egli  die- 
scun  distretto  un  governatore, un'alta  cor-  de  perciò  a  questa  punta  il  nome  di  Ca- 
le di  giustizia  civiie  e  criminale,  oltre  la  pò  delle  Tempeste,  che  il  re  Giovanni  I[ 
guarnigione  che  l'Inghilterra  me  11  tiene  iu  nel  1^2  commutò  in  quello  che  porta  at- 
questa  possessione  lransallantica.il  Capo  tua  Imeni  e,dopo  l'esplorazioni  del  suona- 
di  buona  Speranza  è  una  delle  punte  più  vigalore  Cano,  per  le  speranze  coucepile 
meridionali  dell'Africa,  mette  termineal-  di  splendide  scoperte.  Raccontai  inoltre 
la  penisola  formata  dalle  montagne  della  a  PoRToGALLoebe  una  considerabile  ilot- 
Tavola,  stabilisce  un  punto  di  vegetazio-  ta  portoghese  partita  neli4q7,  sotto  la 
ne  de'più  rimarcabili  che  vi  sieno  nelglo-  guida  del  celebre  Vasco  daGa  ma  nel  i4q8 
bo,queI'odell'AtIanticoedeirOceanoIu-  superò  tutte  le  difficoltà,  passò  perlai." 
diano,  e  divide  in  due  eguali  parti  il  viag-  il  Capo  di  Buona  Speranza, quando  volle 
giodi  Europa  all'Indie  orieutali. Dopo  la  trovare  il  bramato  passaggio  per  mare 
scoperta  dell' America,  l'avvenimento  all' Indie  orientali  (^•),  colle  quali  non 
maggiore  della  marittima  storia  moder-  vi  avea  commercio  che  per  l'Egitto  e  la 
na  è  quello  di  aver  oltrepassato  questo  Persia,  ed  aprì  quelle  Indie  all'Europa. 
Capo;  ma  nel  voi.  LV,p.  1  3  rimarcai  che  Vasco  da  Gama  toccò  pure  Mozambico, 
dopo  lasua  memorabilescoperta,elasuc-  stretto  dell'Oceano  Indiano  sulla  costa 
cessiva  d'America,  l'Italia  e  particolar-  sud  est  dell'Africa, ma  soltanto  neh 5o8 
niente  le  città  marittime  del  Medi  terra-  i  portoghesi  vi  costruirono  un  forte  e  vi 
lieo  patirono  gravissimi  pregiudizi  nel  stabilirono  un  banco;  iudi  fabbricarono 
commercio.  Narrai  a  Portogallo  che  Pa-  la  città  dello  stesso  nome  sotto  la  giuris- 
ta Martino  V  per  la  propagazione  del  dizione  ecclesiastica  di  Goa,  e  mediante 
cristianesimo  concesse  al  re  Giovauui  I  le  ulti  e  conquiste  ne  fecero  la  capitale  del- 


23a  SPE 

la  capitaria  generale  di  Mozambico,  il  cui 
governo  coi» prende  i  possedimenti  por- 
toghesi al  sud-ovest  dell'Africa,  con  fi  ni  u- 
ti  colla  Cafìeria.  Altrettanto  dissi  nel  voi. 
XXXI V,  p.  192,205,207,  e  che  Pao- 
lo 111  nel  1 534  erigendo  il  vescovato  di 
Goni  la  diocesi  incominciò  dal  Capo  di 
Buona  Speranza,  e  si  estese  fi  no  alle  fron- 
tiere della  Cinaj  indi  vi  si  recò  il  gesuita 
s.  Francesco  Saverio,  che  al  modo  pur 
detto  nel  voi.  XXX,  p.  1  26,  fu  dichiara- 
to da  Benedetto  XIV  a  istanza  del  redi 
Portogallo, protettore  principale  dell'In- 
die orientali,  dal  Capo  di  Buona  Speran- 
za fino  a'regni  della  Cina  e  del  Giappo- 
ne. Cos'i  per  la  t."  volta  si  videro  de'  va- 
scelli europei  sull'Oceano  Indiano, aven- 
do notato  nel  voi.  XXVIII, p.  34, che  al- 
cuno anco  al  celeherrimo  Colombo  sco- 
pritore àe\V  America,  attribuì  1' esplo- 
razione del  Capo  di  Buona  Speranza  ;  e 
nel  voi.  II,  p.  1  a  ricordai  che  poi  lo  supe- 
rò il  famoso  Ferdinando  Magellano  por- 
toghesealservigiodiSpagna,  quando  nel 
«520  scuoprì  d  famigerato  stretto  a  cui 
die  il  suo  nome, ed  entrato  peli. "nel  ma- 
re del  Sud,  così  accoppiò  il  Pacifico  col - 
1  Atlantico,  stabilendo  una  comunicazio- 
nefra  l'Atlantico  e  il  glande  Oceano  Au- 
strale; laonde  lo  stretto  Magellano  è  quel 
braccio  di  mare  che  divide  1' estremità 
meridionale  del  continente  dell'Ameri- 
ca, dall'arcipelago  della  Terra  del  Fuo- 
co, all'estremità  sud  della  medesima  e 
della  Patagonia,  di  cui  fa  parte,  e  da  Ma- 
gellano così  chiamala  pe'numerosi  suoi 
vulcani.  Sebbene  però  i  portoghesi  nei 
frequenti  loro  viaggi  all'Indie  si  ferma- 
vano al  Capo  di  Buona  Speranza,  inai  vi 
formarono  stabilimenti  ili  permanenza. 
INel  iGoogli  olandesi, quando  il  loro  com- 
mercio nell'Indie  era  nell'infanzia, vi  sta- 
bilirono una  stazione, allìne  di  rinnovare 
le  provvisioni  de'loro  vascelli  che  vi  si  fer- 
mavano; ma  non  cominciarono  a  stabi- 
litisi e  ad  estendere  nell'interno  le  loro 
conquiste  che  alla  metà  del  secolo  XVII. 
1  loro  progetti  non  soffrirono  alcuna  op- 


SPE 

posizione  per  parte  degli  ottentoti,de\|'ua- 
li  lo  spirilo  stupido  e  grossolano  non  po- 
teva di  tale  condiscendenza  prevedere  le 
conseguenze,  e  que'  naturali  vennero  o 
ridotti  alla  schiavitù  o  spinti  nell'inter- 
no, e  quindi  di  là  delle  montagne  che  for- 
mano il  limile  settentrionale.  Da  quél 
tempo  in  poi  vi  si  recarono  gran  nume- 
ro d'olandesi,  di  francesi,  di  tedeschi,  e  lo 
stabilimento  andò  gradatamente  aumen- 
tandosi.Nel  1  yrpa'  1 6settembreuna  flol-  • 
ta  inglese  s'impadronì  del  Capo,  che  re- 
stituì all'Olanda  per  la  pace  d'  Amiens 
nel  180?..  Al  rinnovarsi  delle  ostilità  nel 
1806  cadde  di  nuovo  in  potere  dell'In- 
ghilterra,alla  quale  restò  definitivamen- 
te nel  1  8  1  4-  Xel  sistema  inglese  pel  do- 
minio de'mari,  questa  colonia  forma  un 
punto  della  più  alta  importanza,  come 
luogo  d'ancoraggio  per  gl'innumerevoli 
bastimenti  eh' esercitano  il  commercio 
delle  Indie,  e  come  posto  d'osservazione 
per  le  flotte  britanniche.  La  vasta  contra- 
da d'Africa  chiamata  Cafreria  confina  col 
Capo,  abitata  da  popoli  negri,  robusti, la- 
boriosi, industriosi  ed  estremamente  co- 
raggiosi, ad  onta  d'essere  per  abitudine 
pacifici  e  ordinariamente  con  lisonomia 
ridente. I  cafri  ebbero  frequenti  discussio- 
nico'coloni  del  Capo  che  ponevano  il  pie- 
de sul  territorio  loro,ed  ebbero  guerra  co- 
gl'inglesi, la  quale  finì  nell'ottobre!  8  19, 
e  in  fòrza  del  trattalo  del  i8ao,riducendo- 
li  gl'inglesi  a  ritirarsi  dietro  la  ELevskani- 
ma,  20  leghe  più  lungi,  ed  a  riguardile 
come  centrale  la  parte  del  territorio  da 
essi  evacuato.  In  tal  guisa  gl'inglesi  sias- 
6Ìcuraronola  conquista  e  il  tranquillo  pos- 
sesso d'un  territorio  fertilissimo  e  ricco  di 
pascoli,  vi  mandarono  nuovi  coloni,  e  li 
fecero  proteggere  dal  la  linea  de'posti  mi- 
litari. J\reli85o  l'Inghilterra  promise  al- 
la colonia  un  nuovo  statuto,  con  gover- 
natore,cotlsiglio  legislativo  ed  assemblea 
eletta  dagli  abitanti  col  nome  di  Parla- 
mento del  Capo  di  Buona  Speranza,  e 
questo  investilo  de'poteri  legislativi,  ri- 
guardami gli  aliali  iulerui  e  la  politica  do- 


Sl'E  SPE  233 
mesticadellacolonia,echcilsovranodel-  regolarmente  costrutte  in  pietra  o  mat- 
1  Inghilterra  rappresentato  dal  governa-  toni,  tutte  dipinte  all'estei  no  a  colori  di- 
tore,e  le  due  cameredel  parlamento  fos-  versi, e  quasi  tutte  con  tetti  n  forma  «li  ter- 
sero sovrane  della  colonia  come  in  Lon-  razza.  Le  strade  io  generale  bene  allineata 
dia.  Nel  i  8  5 3  si  ribellarono  gli  oltentoti,  e  intersecate  a  angoli  retti,  sono  larghe, 
e  insieme  a'cafri  Cecero  una  guerra  ini-  fiancheggiate  per  la  più  parte  da  mar- 
cidiale  agl'inglesi  comandati  dal  genera-  ciapiedi  e  alberi.  L'ima  di  esse  è  at fra- 
le Catbcart,  che  costi  insù  i  cafri  ad  èva-  versata  da  un  eanale  fornito  laler  dmen- 
cnare  la  fortezza  Wnterkloofda  loro  oc-  te  d'alberi,  ch'è  la  continuazione  dell'ac- 
ciipata,avendosconfittoi  loro  famosi  ca-  rpiedotto,  il  quale  conduce  l'acqua  dalla 
pi  Alacomo  e  Sandilli,  non  che  Uilbaal-  montagna  della  Tavola.  Sonovi  3  piazze 
der  capo  degli  oltentoti.  Neil 853  gl'in-  grandi,  una  serve  di  mercato/.-  la  più  bella 
glesi  si  pacificarono  col  capo  Kreli,  die  è  la  piazza  d'Armi  allineata  da  pini  e  ove 
riconobbe  la  linea  de'fiumi  Indwe  e  Rei  s'innalza  il  fabbricato  della  Borsa.  Vi  so- 
come  limite  del  suo  territorio,  e  pronai-  no  belle  e  grandi  caserme,  il  palazzo  del 
se  di  non  più  sturbare  i  coloni.  1  gaikas,  governatore  che  giace  nell'antico  giar- 
furmidabile  tribù  come  i  busatos,  furo-  dino della  compagnia,  quello  di  città, To- 
no spossessati  del  territorio, ove  ueliS^o  spedale,  la  biblioteca  pubblica,  il  parco, 
incominciarono  le  ostilità,  e  gl'inglesi  si  il  giardino  botanico  spaziosissimo  che  ser- 
oocuparono  per  trasferirvi  europei;  i  capi  ve  di  passeggio,  il  fu  edifìcio  degli  schia- 
de'gaikas  accettarono  le  condizioni  pie-  vi  ora  dell'assemblee  dell'autorità,  ed  al- 
scrilte  dal  general  Cathcart,insiemeaMa-  cimi  stabilimenti  d'istruzione.  Nel  la  città, 
corno  e  Sandilli  ,giurando  pace  e  di  rispet-  come  nel  vasto  possedimento  del  suo  no- 
tare le  stabilite  frontiere.  Questi  due  fin*-  me,  la  religione  del  maggior  numero  è 
midabili  capi  de'cafri  si  dicono  ili.0  sa-  la  pretesa  riformata  e  il  protestantismo, 
gace,  e  il  2.°  più  abile,  ambedue  possenti,  non  pertanto  tutti  i  culti  sono  liberi, quin- 
massimeSandiIIi,eMacomopotècondur-  di  esistono  cattolici,  luterani,  anglicani, 
re  al  combattimento  ben  armati  i  o,ooo  biblici,  metodisti,  pagani,  e  gl'industi  io- 
uomini,  2000  de'quali  a  cavallo. Ora  l'In-  si  malesi  maomettani  :  gli  olandesi  che  so- 
gli i [terra  va  a  stabilire  nel  Capo  di  Buona  no  in  maggior  numero  mal  soffrono  il  gio- 
Speranza  il  governo  rappresentativo  per  go  inglese.  I  fratelli  moravi  vi  hanno  pro- 
sviluppare  le  sue  grandi  risorse,  e  prov-  sperasi  stabilimenti,  e  gli  otlentoti  si  so- 
vedere  alla  futura  efficace  di  fissa  de'limi-  no  riuniti  sopra  alcuni  punti  formando- 
troll  popoli.  vi  borgate  e  vi  ricevono  la  cristiana  e- 
Vicarialì  apostolici  e  città  del  Capo  ducazione.  Fino  ai  giorni  nostri  fu  tra- 
dì Buona  Speranza. Questa città,chiama-  scurata  l'educazione,  ma  indipendente- 
tu  anche  semplicemente  Capo,  è  il  capo-  meutedallescuole  pubbliche  stabilite  dai 
luogo  dell'omonima  colonia  e  del  suo  th-  missionari,  il  governo  fissò  professori  a  co- 
stretto, e  posta  all'estremità  più  meri-  bulanti,  onde  istruire  i  coloni  troppo  di- 
dionaledel  Capo  che  le  dà  il  suo  nome,  stanti  dalle  scuole.  Si  studiano  le  lingue 
K  residenza  del  governatore  e  delle  prin-  per  facilitare  le  relazioni  commerciali. 
cip  di  autorità  della  colonia,  e  sede  del-  Nella  città  vi  risiedono  il  vescovo  catto- 
le  amministrazioni; difesa  da  un  castello  lieo  vicario  apostolico,  ed  il  vescovo  pro- 
pentagono  fortissimo  dominato  dall'ai-  testante.  La  cattedrale  de' cattolici  è  di 
ture  con  vicine,  da  alcune  linee  che  si  e-  vago  e  ornato  gusto  gotico,  i  quali  bau- 
stendono  dalia  montagna  del  Diavolo  sino  no  pure  altre  chiese  e  cappelle  pel  vica- 
al  fiume,  e  da  alcune  batterie  lungo  le  riato,  ospedale,  ospizi,  scuole  e  forse  pura 
coste.  Vi  si  contano  un  numero  di  case  il  seminario  :  i  principali  luoghi  ove  so- 


234                          SPE  SPE 

no  un  maggior  numero  di  cattolici  sono  propaganda/zi/^  lo  munì  delle  facoltà  del- 
Capo  con  circa  2000,  Grahams  con  600,  la  forinola  1 .'  Questo  vicariato  un  tempo 
Ritenkesc  e  Chisenberck  quasi  20o;dap-  ebbe  giurisdizione  sul  Madagascar, come 
pertullo  però  sono  in  progressivoaumen-  notai  nel  voi.  XLV,  p.  %55.  Aumentan- 
to. Gli  anglicani  hanno  la  loro  chiesa,  co-  dosi  le  conversioni  alla  Cede  cattolica,  per 
sì  i  calvinisti  e  dove  sono  molti  scudi  in  la  maggior  sua  delusione  il  regnante  Pio 
rilievo  e  in  pittura  attaccati  alle  colonne:  IX  a'3o  luglio  1 847  divise  in  due  parti 
altre  sette  hanno  luoghi  religiosi.  La  pio-  il  vicariato,  in  distretto  occidentale  e  in 
pi  ietà  e  la  comoda  distribuzione  delle  ca-  distretto  orientale:  ili. "col  nome  di  Di- 
se,  che  sembrano  tutte  di  recente  costru-  stretto  occidentale  del  Capo  di  Buona 
7Ìone,la  salubrità  dell'aria,  e  l'imponente  Speranza,  il  2. "con  quello  di  Distretto 
nspettodelle  prossime  nionlagne,furinano  orientale  del  Capo  di  Buona  Speranza, 
di  questa  città  un  ameno  soggiorno,  non  e  di  questo  ultimo  fece  vicario  apostoli- 
però  durante  la  stagione  in  cui  regnano  i  co  mg.r  Aidano  Devereux,  che  dichiarò 
■venti  di  sudest  che  sono  secchi  e  produ-  vescovo  di  Pacando  in  partibus.  Il  me- 
cono  molta  polvere.  Questa  città  è  bella  desimo  Pio  IX  nel  novembre  i85o  istituì 
quanto  quelle  principali  delle  provincie  in  per  la  Cafreria  il  vicariato  apostolico  di 
Europa;  e  quantunque  situata  sopra  una  Nata!, e  nominò  i.°viearioapostolicomg.c 
baia, sull'istmo sabbionoso  della  penisola  Francesco  Allard  di  Gap  della  congrega- 
formata  dalle  baie  Tavola  e  Falsa, non  ha  zione  degli  oblali  di  Maria  ss.  della  Con- 
realmente  un  vero  porto;  tuttavia  ripeto  cezione,  e  lo  fece  consagrare  vescovo  111 
ch'èilcenlrodelcommerciodellacolonia.  partibus  d'i  Samaria  in  Marsiglia, da  quel 
1  contorni  olirono  passeggiate  e  special-  vescovo  mg.r  Mazenod  istitutore  di  det- 
raente case  di  campagna  piacevoli:  vi  si  ta  congregazione,nella  2.\loinenica  dilu- 
trovano  acque  termali  pe' reumatismi  e  gl'io  1 8  5 1 ,  assistito  da' vescovi  di  Viviers 
per  la  gotta,  malattie  in  questo  paese  co-  e  di  Digne,  come  si  legge  nel  Giornale  di 
rouni.LacittàdelCapofufondataneli65a  Roma  del  1 85 1 .  Ivi  è  pur  detto,  che  il 
dall'olandese  Van  Riebeck,  e  subilo  vi  si  nuovo  vicario  fu  già  professore  di  Biosofia 
fissarono  quegli  olandesi  e  francesi  di  cui  nel  seminario  d'Embrun,  e  di  s.  Scritlu- 
parlai,  ed  in  seguito  vi  accorsero  altri  0-  ra  in  quello  di  Marsiglia,  poi  missionario 
landesi  trattivi  dal  commercio.  Non  so-  e  direttore  del  noviziato  della  società  nel 
lamente  è  questo  un  luogo  di  approdo  Canada.  Perciò  fu  destinato  ad  evange- 
li,ili'  Europa  all'  Indie  orientali,  ma  in  lizzare  i  selvaggi  dell'estremità  dell' A- 
tempo  di  guerra  è  anche  il  centro  d'u-  fricaal  Capodi  Buona  Speranza,  con  una 
na  stazione  marittima,  la  quale  colle  isole  diocesi  estesa  per  oltre  3oo  leghe.  Il  mi- 
di s.  Elena  e  di  Francia  o  Maurizio,  do-  stico  campo  era  ancora  lutto  coperto  di 
mina  la  navigazione  delle  stesse  Indie,del-  bronchi  e  di  spine,  e  dove  niun  prete  cal- 
le quali  isole  parlai  nei  voi.  XXXV,  p.  tolico  eravi  ancor  penetrato,  né  potè  il 
1  iq,  XL1II,  p.  3i5,  LI,  p.  202.  Grego-  prelato  condur  seco  se  non  due  preti  del- 
rio  XVI  istituì  il  vicariato  apostolico  del  la  stessa  sua  congregazione.  Altrettanto 
Capodi  Buona  Speranza,  ed  a'9  giugno  riferisce  l' Osservatore  romano  deli85i, 
1837  vi  fece  r.°  vicario  apostolico  mg.1'  n.°i  84,  ed  aggiunge  che  il  Papa  nel  crea- 
RaimondoGrifìitb  domenicano  e  vescovo  re  il  vicariato  perla  Cafreria  e  nel  met- 
in  partibus  di  Paleopoli,  e  lo  è  tuttora,  tere  gli  occhi  per  questa  missioue  sugli 
Egli  riceve  annualmente  dal  governo  an-  oblali  di  Maria,  dando  loro  una  novella 
noe  lirestcrliueiooo,  ed  il  prelato  ueas-  prova  di  paterna  fiducia,  domaudòa  mg.r 
segnò  1  00  ad  un  missionario  stabilito  nei  Mazenod  loro  superiore  generale  un  ec- 
distretti  orientali.  La  congregazione  di  clesiastico  di  sua  congregazione  per  reg- 


SPE  SPE  a35 
cere  il  vicarialo  ili  datai,  e  la  scolla  cad-  timi.  Onesta  è  posta  sulla  costa  occiden- 
de  sul  p.  Aliarci,  uomo  segnalato  per  i-  tale  dell'itola  di  Sumatra,  di  cui  parlai 
scienza  e  vi rt li  religiose,  la  cui  umiltà  e  nel  voi.  XLVI1I,  p.  23c),  capoluogo  del 
diffidenza  di  se  stesso  fu  vinta  dagli  or-  territorio  del  suo  nome.  Ila  la  racla  spai*- 
dini espressi  del  Papa  e  del  superiore.  La  sa  di  scogli,  ed  è  una  delle  più  cattive 
Cafreria,  vasta  contrada  dell'Africa  me-  della  costa.  Vi  si  fanno  glandi  esportazio- 
rìdionale,  confinante  con  nazioni  pocbis-  ni  d'oro  di  prima  qualità,  tolto  dalle  vi- 
simo  note,  lo  è  all'est  colla  rammenta-  cine  miniere,  e  di  canfora,  impiegandosi 
ta  capitaneria  generale  di  Mozambico,  ivi  l'oro  come  moneta  comune.  La  città 
coli' Oceano  Indiano  australe,  colla  co-  è  ricca  e  popolosa,  abitata  da  un  popolo 
Ionia  del  Capo  di  Buona  Speranza,  ecol-  diesi  reputa  come  uno  de'piùintrapren- 
I  Otlentozia,  così  chiamata  da'popoli  a-  denti  e  ricchi  dell'isola.  Di  sovente  fra  i 
boi'igeni  dell'Africa  meridiona!e,di  cui  es-  capi  insorgono  gravi  dissensioni  che  veli- 
si ne  occupano  tutta  l'estremità,  i  quali  gono  decise  colle  armi.  Il  territorio  tro- 
formano  CO 'cafri  una  razza  che  sembra  vasi  sotto  l'autorità  olandese,  ma  non 
intermedia  fra  quella  de' mori  e  de'ne-  tanto  bene  stabilita  come nellealtre por- 
gli. La  Cafreria  viene  divisa  in  4  parti  zioni  della  costa.  In  essa  abbondano  la  pol- 
principaii  :  la  Cafreria  propria,  il  paese  leria,  le  balene,  e  le  tartarughe  di  cui  as- 
de'betjunani,  quello  de'barrolusi,  quello  sai  si  cibano  gl'indigeni.  Gli  abitanti  o- 
di  altri  popoli, che  pel  loro  gran  nume-  riginari  si  dicono  più  neri  dei  giallastri 
ro  il  nome  generale  di  cafri  fu  ristretto  ottentoti,  hanno  capelli  increspati,  viso 
alla  nazione  abitatrice  della  parte  vicina  ovale,  naso  piatto  e  bianchi  denti.  I  due 
all'Oceano, ed  allora  fu  perciò  distinta  col  sessi  incedono  quasi  nudi;  è  permessa  la 
nome  di  Cafreria  propria,  onde  distia-  poligamia  a  seconda  de'roezzi, ed  ordina- 
guerla  dalla  Cafreria  in  generale.  Col  no-  riamente  nei  piccoli  villaggi  il  più  vec- 
me  poi  di  Nata!,  titolo  del  vicarialo  apo-  chiofraloroèquellocheligoverna.Quan- 
stolico,  si  comprendono  :  i  ."quello  della  to  all'importante  regionedel  Capo  d i Uno- 
riviera  della  Cafreria  propria,  che  sbocca  na  Speranza,  abbiamo:  Ricerche  storì- 
liell'Oceano  Indiano  per  il  porto  di  Na-  che  sull'India  antica  nel  Capo  di  BtiO' 
tal,  navigabile  pe'piccoli  bastimenti,  eco-  na  Speranza.  Kolbe,  Descnptiondu  Gap 
sì  chiamata  perchè  scoperta  da  Vasco  da  de  Donne  Esperance,  et  des  usages  des 
Gama  nel  Natale  del  1498;  2.0  la  terra  Hotenlos,  Amsterdam  174'-  Vaillant, 
del  suo  nome  soggetta  a  calori  fortissimi,  Primo  e  secondo  viaggio  ned' interno  del' 
accompagnati  da  tuoni  e  pioggie  dal  no-  V Africa  pel  Capo  di  Buona  Speranza, 
Tcmbre  a  marzo,  fertile  e  bella,  ma  pò-  Milano  18 19. 

polata  da  bestie  selvagge;  3.°ilporto  di  SPERATO  (s.),  e  i suoi  compagni  detti 
JNalal,  comodo  pe'navigli  che  non  pesca-  comunemente  i  martiri  ScillitanìlFX  I 
no  se  non  g  piedi  d'acqua,  nella  terra  primi  cristiani  che  soffrirono  a  Cartagine 
della  Cafreria  propria,  all'  imboccatura  nella  persecuzione  mossa  dal  proconsolo 
della  riviera  omonima,  e  dove  nel  1824  Saturnino  l'anno  200  sotto  il  regno  dei- 
si  stabilirono  diversi  inglesi  ilei  Capo  di  l'imperatore  Severo,  furono  Ì12  martiri 
Uuona  Speranza,  per  aver  dagl'indigeni  scillitani,  così  detti  da  Scillita, città  della 
denti  d'  ipopotamo  che  la  riviera  nutrì-  provincia  Proconsolare  d'Africa,  che  vìe* 
sce  in  gran  numero,  essendo  il  suoavo-  ne  loro  data  per  patria.  Essendo  stati  pre- 
1 10  più  stimalo  che  quello  degli  elefanti  si  a'  1  6  di  luglio,  furono  condotti  innau- 
che  pure  vi  abbondano,  essendo  la  car-  zi  al  proconsolo:  i  principali  tra  questi 
ne  tenuta  dagl'indigeni  per  piatto  da  prin-  erano  tre  uomini,  Sperato,  Narzale  e  Cit- 
cipe;4-°la  città  di  Nata!  o  Nadar  o  Na-  tino,  e  tre  femmine,  Donata,  Seconda  e 


236  SPE 

\  estina.II  proconsolo  li  assicuro  che  l'ini* 

neiatore  pei ilonei -ebbe  la  loro  disobbe- 
dienza a'suoi  decreti,  se  sagrilicassero  a- 
gl'iddii  de'romani.  Al  clic  Sperato  rispo- 
se in  nome  de'suoi  compagni,  ch'essi  non 

adoravano  die '«n  solo  e  vero  Dio,  pa- 
drone ed  ai  bitro  di  tutte  le  co«,e.  Dietro 
a  ciò  il  proconsolo  ordinò  ebe  fossero  con- 
dotti in  prigione  e  posti  ne  ceppi.  Il  gior- 
no appresso  se  li  fece  condurre  un'altra 
volta  al  suo  tribunale,  e  tentati  di  nuo- 
vo a  sagrilìcare  ,  persistendo  lutti  nella 
confessione  della  loro  fede,  offerse  ad  essi 
tre  giorni  di  tempo  per  riflettervi;  ma 
Speralo  soggiunse:  «  Questo  ritardo  è 
inutile;  mai  non  saremo  per  rinunziare 
alla  fede  di  nostro  Signor  Gesù  Cristo, 
perciò  ordina  pure  come  li  piace".  Il  pro- 
consolo vedendoli  fermi  nel  loro  propo- 
sto,pronunziò  la  seguente  sentenza.»*  Spe- 
nto, Narzale,  Cittino,Yoturio, Felice, A- 
cillmo,  Letanzio.  Januaria, Generosa, \  e- 
stina,  Donata  e  Seconda,  essendosi  con- 
fessatici istiani,ed  avendo  ricusato  di  ren- 
dere l'onore  eia  riverenza  dovuta  all'im- 
peiatore,  li  condanniamo  ad  essere  deca- 
pitali". Letta  la  sentenza,  Speratoci  suoi 
compagni  resero  grazie  a  Dio,  e  giunti  al 
luogo  del  supplicio  si  misero  tulli  in  gi- 
nocchio,  e  mentre  continuavano  a  bene- 
dire il  Signore,  venne  loro  mozzata  la  te- 
sta. Il  martirologio  romano  ne  fa  men- 
zione a'  i  7  di  luglio,  e  Adone  riporta  nel 
suo  martirologio, cbe  le  reliquie  dis.  Spe- 
rato furono  trasferite  dall'Africa  a  Lione 
sotto  il  regno  di  Carlo  Magno. 

SPERELLI  Si'erello,  Cardinale. "Si- 
io  di  nobile  famiglia  d'  Asisi,  fu  educa- 
to da'zii  vescovi  Francesco  di  s.  Severi- 
no e  Alessandro  di  Gubbio,  e  divenne  ce- 
lebrecanonista,edeccellentedel  pari  nella 
scienza  delle  umane  lettere,  della  storia, 
della  teologia  dogmatica,e  in  quella  d'am- 
bo le  leggi,  nello  studio  delle  quali  era 
indefesso.  Portatosi  in  Roma  di  24  anni, 
fci  esercitò  nella  curia  romana  quale  av- 
vocato, non  già  per  avidità  di  guadagno, 
ma  uuicauicutc  per  aiutare  i  poveri  egio- 


SPE 
vare  gli  amici,  quantunque  sprovveduto 
di  beni  ecclesiastici  e  di  assai  ristretto  pa- 
trimonio, onde  menava  vita  parca  e  fru- 
gale. Multo  profittò  sotto  la  direzione  del 
celebre  cardinal  De  Luca,  e  si  rese  in- 
signe per  esemplarità  di  vita,  soavità  di 
maniere  e  candore  d'incontaminato  co- 
stume. Meritò  d'essere  scello  a  uditore, 
prima  del  cardinal  Fi  ausoni,  poi  del  car- 
dinal Felice  Rospigliosi,  e  da  Innocenzo 
X  I  nel  1  684  i"  vescovo  di  Terni,  dove  il 
pastorale  suo  zelo  gli  acquistò  alla  1  illu- 
tazione, per  la  sua  condotta  edificante  e 
mortificata,  comecbè  assiduo  nella  pre- 
ghiera, frequente  ne'digiiuii,  e  tutto  ap- 
plicato a  opere  di  pietà  e  religione.  In- 
formato Innocenzo  XII  di  sue  singolari 
virtù,  lo  chiamò  in  Roma,  fece  vicege- 
rente e  consultore  del  s.  ollizio,  per  cui 
il  vescovo  rinunziò  ia  sede  a  favore  del 
fra  tei  lo  Cesare.  Inoltre  il  Papa  per  la  sii  ma 
cbe  ne  concepì,  di  sovente  gli  rimetteva 
la  cognizione  di  cause  spettanti  al  vica- 
riato, e  gli  confidava  rilevanti  segreti  ri- 
guardanti il  governo  spirituale  di  Roma. 
Quindi  a'iG  giugno  1  C98  lo  avanzò  ad 
assessore  del  medesimo  s.  offizio  e  a  ca- 
nonista della  s.  penitenzieria,  e  lo  avreb- 
be creato  cardinale  sino  dal  1 690,  se  non 
l'impediva  un'atroce  calunnia,  la  quale 
gl'imputò  la  complicità  nell'omicidio  ilei 
conte  Ulderico  del  Fiume  detto  Fracas- 
sa, delitto  di  cui  essendone  innocente  ne 
potè  far  solenne  testimonianza  tutta  Ro- 
ma. Finalmente  a'  r4 novembre  1  (Jqr)  In- 
nocenzo XII  lo  creò  cardinale  prete  di  s. 
Gio.a  Porta  Latina,  con  plauso  e  giubilo 
universale,  e  lo  annoverò  nelle  congre- 
gazioni del  s.  offizio, del  concilio,  de' ve- 
scovi e  regolari,  ed  altre,  alle  quali  giam- 
mai mancò  d'intervenire.  Avendo  sapu- 
to il  cardinale  cbe  Clemente  XI,  al  cui 
conclave  intervenne,  voleva  fare  una  pro- 
mozione di  cardinali,  gli  scrisse  ossequio- 
samente offrendogli  con  sincerità  di  cuore 
la  rinunzia  del  pi  opi io  cappello  e  di  tut- 
te le  sue  abbazie,  affinché  ne  a\esse  po- 
tuto provvedere  un  soggetto  cb'egli  ama- 


SPE  SPE  a37 
▼a  e  stimava  infinitamente,  quando  per  tri  giuramenti  solenni  o  Prova,  parlai  a 
esso  non  vi  l'osse  stalo  luogo  nella  prò-  QlUDizl  DI  Dio,  e  Pubgaziore;  di  altri  a 
mozione.  A  questa  eroica  azione,  ai  li-  Professioni-:  DI  FF.np..  Gli  antichi  idola- 
poi  tati  elogi ,  debbo  aggiungere  elie  fu  tri  in  generale  ritenevano,  die  le  leggi  u- 
iotegerrimo,  umile  e  umano  nel  tratto,  mane  non  bastassero  ad  infliggere  a  lan- 
amabilc  nella  conversazione,  lepido  nei  to  delitto  la  pena  che  si  meritava,  e  the 
discorsi,  di  lino  e  acuto  giudizio,  di  prou-  il  cielo  per  questo  vi  aggi ugnesse  sempre 
ta  memoria,  paziente  e  benigno.  Una  pia  qualche  pena  straordinaria  soprannatu- 
e  tranquilla  morte  lo  sottrasse  in  Roma  rale.  Omero  fece  dire  ad  Agamennone, 
nel  1710  alle  miserie  ilella  vita  presente,  di  giurare  per  le  Furie  (divinità  infernali 
d'anni  71,0  fu  sepolto  nella  sua  titolare  immaginate  come  ministre  della  vendet- 
avauli  l'altare  maggioi  e,  sotto  una  lapi-  ta  degli  Dei  contro  i  colpevoli,  e  incari- 
de  magnificamente  adorna  con  elegan-  cale  dell'  esecuzione  delle  sentenze  che 
te  iscrizione.  Il  Crcscimbeni,  Istoria  di  contro  essi  si  emanano  da'giudici  dell'in* 
.*.  Gio.  a  Porla  Latina,  fa  molte  lodi  di  ferno  :  questo  nome  si  prese  dal  furore 
questo  insigne  porporato,  ricorda  gli  o-  ch'esse  ispiravano,  mentre  il  loro  era  di 
nori  che  gli  furono  resi,  la  /"ila  che  ne  Tisifone,  Megera  e  Aletto,  e  di  Eumeni» 
scrisse  Giacinto  Vincioli  e  inserita  nel  t.  di  dopoché  cessarono  per  le  sollecilazio- 
3  delle  l'ile  degli  arcadi  illustri,  e  ri-  nidi  Minerva  di  perseguitare  Oreste),  che 
ferisceche  neh  7o3  afflitta  Roma  dal  ter-  puniscono  lo  spergiuro  sotto  terra, colle 
remoto  e  minacciando  la  solidità  di  detta  più  terribili  imprecazioni  e  Maledizioni 
chiesa,  il  cardinale  rafforzò  la  fabbrica  con  (/'.).  Da  un  passo  di  Esiodo  si  desume 
grosse  chiavi  di  ferro,  nuovi  travi  e  altro,  la  credenza  generale  di  sua  età,  che  la 
onde  non  ricevè  alcun  nocumento.  pena  dello  spergiuro  si  stendesse  persi- 
SPEliGlUlìO, Per/uriniii.  Falso  Gin-  no  sui  figliuoli  di  quello  che  loaveacom- 
ramento  (F.),  il  giurare  contro  la  veri-  messo.  In  alcuni  paesi  dell'  antichità  la 
tà.  La  legge  divina  condanna  severamen-  pena  legale  dello  spergiuro  era  la  mor- 
te lo  spergiuro,!  falsi  giuramenti,  i  Vo-  le.  Presso  i  romani  la  legge  distingueva 
li  (/'.)  e  le  promesse  fatte  senza  inten-  la  pena  divina  ch'era  la  perdita  e  rovina 
zionedi  mantenerle,  ed  i  giuramenti  fatti  del  colpevole,  0  piuttosto  l'eterna  perdi- 
a  nome  de' falsi  Dei.  Mosè  nel  Levitilo  zioue,clulla  pena  puramente  umana,  eli' c- 
serabra  assegnare  i  Sagrifizi  (F.)  per  e-  ra  il  disonore  e  l'infamia;  distinzione  che 
spiare  lo  spergiuro;  ma  siccome  s.  Paolo  si  è  mantenuta  presso  molte  nazioni  ma- 
asserisce  che  i  sagrifizi  non  limettereb-  derne.  Presso  poi  gli  sciti  lo  spergiuro  era 
bero  i  peccati  interiori,  convien  dire  che  punito  colla  motte,  e  presso  gl'indiani 
i  sagrifizi  ordinati  da  Mosè  non  riguar-  coll'amputazione  delle  dita.  Tutto  final- 
davano  se  non  che  l'ignoranza  e  la  pie-  roeute  concorre  a  mostrare,  che  gli  an- 
espilazione  di  colui  che  ha  promesso  sol-  tichi  riguardavano  lo  spergiuro  come  un 
tanto  il  giuramento  segreto;  ovvero  ch'e-  delitto  odioso,  e  come  uno  de'più  gravi 
gli  supponeva  il  peccalo  già  espiato  da  u-  verso  Dio  e  verso  gli  uomini.  Lo  spergiu- 
ra perfetta  contrizione,  e  che  quel  sagri-  10  non  può  evitare  l' infàmia  ,  e  la  per- 
izio non  è  ordinalo  che  per  V Espiazio-  dita  della  confidenza  ili  tulle  le  persone 
ne  (f  '.)  delle  colpe  legali,  che  avrebbe  onorate  e  probe,e  lo  esclude  da  qualunque 
potuto  commettere  il  colpevole  coll'ac-  dignità  e  carica  pubblica.  Si  legge  ne'ca- 
costarsi  alle  cose  sagre  in  quello  stato.  Si  noni  di  s.  Basilio:  Lo  spergiuro,  violato- 
sa  d'altra  parte  che  il  falso  giuramento  re  del  giuramento, farà  penitenza  ioaniii, 
pubblico  non  si  rimetteva  punto  per  mez-  o  solamente  6  se  avrà  violalo  il  giura» 
zo  di  sagrifizi,  anche  secondo  Mosè.  Di  al-  mento  per  forza.  Quegli  che  ha  giurameli- 


»38  S  P  E 

tuili  far  male  ad  un  nitro,  non  solamente 
non  è  obbligato  di  compiere  il  suo  giu- 
ramento (anebe  pel  riportato  a  Setta), 
ma  deve  esser  messo  in  penitenza  per  a- 
verlo  lai  lo. 

SPERONE  D'ORO,  ordine  equestre, 
o  Milizia  aurata, Equt&tris  Auratat  Ufi- 
luì  a  e  orcio.  Antichissimo,  cospicuo  e  no- 
bilissimo  ordine  «li  cavalieri,  la  cui  ori- 
gine è  conti-astata  da'savi  critici,  altri  er- 
roneamente anticipandola  di  troppo,  per 
dargli  d  primato  sopra  tutti  gli  ordini  e- 
qneslri,  altri  ritardandola  contro  la  sto- 
ria; questo  farlo  risalire  a  remota  età,  o 
con  altro  estremo  attribuirlo  a  più  recen- 
te, ("orma  un  contraddittorio  conflitto. Sia 
comunque, e  non  potendosi  propriamente 
stabilirne  il  vero,  certo  e  identico  princi- 
pio, riporterò  le  differenti  opinioni,  non 
senza  qualche  osservazione,  le  quali  per 
nulla  pregiudicano  il  complesso  de'pre- 
gi  inerenti  a  questo  cavalleresco  e  cele- 
bre ordine  onorifico;  ed  è  perciò  die  do- 
vrò alquanto  diffondermi,  per  corrispon- 
dere alla  sua  grande  rinomanza  e  lustro, 
quale  ordine  pontificio  e  imperiale.  Il 
Muratori,  DinserL  53,  Dell'  istituzione 
de  cavalieri,  discorre  dell'orinine  óe' Mi- 
liti  (/'.),  cioè  di  que'  nobili  die  con  al- 
cune particolari  ceremonie  venivano  or- 
na ti  di  cingolo  milita  re  e  della  Spada  (^'.), 
non  die  del  titolo  di  Cavaliere (I'.),  di- 
versi da' militi  Soldati  (/".)  ebe  milita- 
no a  cavallo  nelle  guerre  e  pur  denomi- 
nati cavalieri.  Rilevai  in  più  luogbi,  die 
fu  antico  costume  di  creare  cavalieri  pri- 
ma delle  battaglie,  accioccbè  i  guerrieri 
combat  tessero  con  prodezze, ovvero  dopo 
il  combattimento  per  premio  de'valorosi. 
Le  ceremonie  della  creazione  de'cavalie- 
ri  furono  diverse,  a  seconda  de'tempi  e 
de'luogbi.  Si  costumò  ordinariamente  di 
batterli  leggermente  uellespallecon  ispa- 
da  nuda,  di  mettere  loro  la  spada  nella 
cintura;  indi  si  aggiunse  l'abbraccio,  e  in 
fine  si  concesse  l'uso  di  portare  gli  spro- 
ni dorati,  die  si  affibbia  vano  a'ioro  piedi, 
da  cui  ebbero  il  uome  di  cavalieri  dui  ali. 


SPE 
TI  De  line,  Dell 'origini deli 'araldica par- 
lando nel  cap.  7,  De* tìtoli  di  nobiltà  in 
griicr, ile  c  loro  significalo,  spiegando  il 
titolo  di  Conte  Palatino  (/".),  dice  che  i 
cavalieri  aurati  erano  gli  antichi  militi  di 
un  tempo,  e  con  tale  titolo  venivano  pu- 
re chiamati  quelli  ch'erano  intesi  altri- 
menti lotto  quello  di  cavalieri  dello  spe- 
rmi d'oro  del  Papa, o dell'Inghilterra, ove 
però  ciò  die  ab  antico  era  ricompensa  al 
valore  divenne  comune  ad  ogni  classe  dì 
uomini,  come  altrove.  Aggiunge,  che  so- 
no detti  cavalieri  aurati  per  esseredisceso 
l'ordine  o  istituto  loro  dall'equestre  di- 
gnità àe1  Romani  (^'.),  per  la  quale  a'ca- 
valieri  romani  era  concesso  1'  u«o  degli 
Anelli  (de'quali  riparlai  a  Sigillo)  d'o- 
ro, o  pel  distintivo  dello  sperone  d'oro. 
Che  di  questo  titolo  se  ne  trovano  alcu- 
ne famiglie  in  Lombardia  già  da  tempo 
fregiate  per  diploma  imperiale,  titolo  die 
parimenti  veniva  conferito  dai  duchi  di 
l'arma  e  Piacenza  a  taluni  de'propri  sud- 
diti (forse  confonde  l'ordine  dello  Spe- 
rond'oro, col  Coslanlinianoda  quello  de- 
rivato). In  parecchi  autori  si  legge,  che 
gl'individui  appartenenti atla  milizia au* 
rata,  ne' vecchi  tempi  si  chiamarono ca» 
valieri  speroni  o  cavalleria  spron  d'oro. 
Che  questa  milizia,  che  alcuni  pretendo- 
no derivarla  dall'imperatore  Costantino 
1  il  Grande,  si  rese  generale  nel  Medio 
evo  (!•)  in  ciascun  regno  ed  impero,  e  fe- 
cero a  gara  i  più  grandi  signori  ond'ose- 
re  dal  sovrano  della  sua  spada  onorali;  e 
ciò  succedeva  pure,  quanto  al  grado  di 
cavaliere,  ne  Tornei  (  A7.)  e  Corte  o  Corti 
band  ite  (/'.).  Perchè  non  potevano  i  prin- 
cipi creare  cavalieri  in  modo  veruno,  se 
un  altro  principe  non  avesse  loro  cinto 
il  così  dello  cingolo  militare  Ossia  la  spa- 
da. Quando  voleva  farsene  un  numero, 
le  repubbliche  e  gli  slati  italiani  manda- 
vano fuori  una  grida  invitandovi  i  più  de- 
gni. Questi  presentandosi  agl'incaricati, 
erano  interrogati  sulla  loro  patria,  geni- 
tori, nascimento,  costume  e  sulla  loro  gio- 
ventù. Trovandoli  iu  tutto  idonei,  erauo 


SPE  SPE  239 
n'mnggiori  principi  presentati,  i  quali  ca-  ticoli  Coute  Palatino,  Palazzo  APOSTO- 
vanilo  fuori  la  spada  li  toccavano  sulle  lieo  Latf.rane.vse,  Palatino  e  nitri,  di- 
spalle,  e  elicendo  :  Kstbonus  Ulilexji  cica-  chiara!  l'origine  di  questa  dignità  e  li- 
vano  cavalieri,  ed  in  alcuni  luoghi,  come  tolo  onorifico,  conferita  dai  Papi,  dagli 
a  Napoli,  venivano  legati  a' loro  taHoni  imperatori,  e  talvolta  da're;  loro  pi cru- 
gli  speroni  d'oro,  a  compimento  del  ce-  gative,  autorità  e  diverse  specie.  Chi  fu- 
remoniale,  ed  allora  essi  giuravano  le-  rono denominati  conti  palatini,  o  conti 
deità  a  chi  gli  avea  decorati.  Dice  l'auto-  del  Palazzo  (^".),  ovvero  conti  del s.  pa- 
vé d'un  articolo  pubblicato  ne\V  Album  lazzo  e  dell' aula  Lateranense  del  Conci- 
di  Roma  t.  3,  p.  279,  e  intitolato  lo  Spe>  storo.  In  Germania,  in  Polonia,  in  Un- 
ion d'oro,  che  sulla  tomba  di  tali  cava-  gheria  e  altri  stali,  lo  divennero  gli  an- 
lieri  solevano  rappresentarsi  due  cani  in  tichi  signori,  originati  da'magistrati  lem- 
segno  di  tale  giurata  fedeltà,  ed  Angelo  poranei  incaricali  d'amministrare  la  giu- 
di Costanzo  cita  un  esempio  rimarcalo  slizia  in  diversi  palazzi,  Palaliaj  uno  di 
nella  chiesa  di  Napoli.  Aldo  soggiunge  quelli  più  potenti  di  Germania  prese  lo 
l'autore  averlo  egli  trovato  nella  chiesa  speciale  nome  di  Palatino  del  Reno,  il 
di  s.  Maria  d'Araceli  vicino  al  sagrarlo,  suo  stalo  sovrano  si  chiamò  Palatina  Lo 
e  propriamente  prima  di  scendere  quegli  (^  •),  e  fu  anche  Elettore  del  s.  romano 
scalini  che  mettono  alla  navata  destra  dal  impero.  Altri  scrissero,  che  Costantino  I 
coro,  ove  liavvi  in  terra  un  graffito  in  stabilì  de'  duchi  nelle  diverse  provincie 
marmo  col  morto  sopravi  in  bassorilie*  dell'impero,  i  quali  comandavano  le  trup- 
vo.  Egli  posa  i  suoi  piedi  sopra  dueca-  pe,  ed  erano  veri  governatori  militari  : 
ni,  ed  ha  gli  speroni  al  tallone  e  il  cin-  che  vi  erano  eziandio  Acconti,  il  cui  olli- 
golomilitare.  Anchenellachiesadi  s.Gio.  ciò  primitivo  era  quello  d'accompagna- 
inLaterano,egli  afferma,  che  dietro  il  co-  re  sempre  l' imperatore,  e  di  vivere  nel 
ro  dell'altare  maggiore  vi  è  un  sepolcro  suo  palazzo,  donde  venne  il  titolo  di  con- 
che somiglia  il  precedente.  Egli  inoltre  è  li  palatini.  L'imperatore  li  mandò  po- 
d'avviso,che  il  famosoCola  di  Rienzo,  di  scia  nelle  provincie,  per  amministrare  de- 
cui  a  Roma  ragionai,  fossecavaliere  aspe-  gl'importanti  affari,  ch'erano  talvolta  ci- 
roni  d'oro  (crealo  con  quelle  ceremonie  vili  etalvolta  militari:  a  poco  a  poco  questi 
riportate  ne'vol.  Ili,  p.  187, XI,  p. io).  A.  titoli  divennero  ereditari  e  cominciare 
CAVALiERE,oltre  di  aver  definito  il  grado  no  ad  essere  solamente  onorifici  dal  tem- 
e  la  dignità, narrato  la  sua  origine,  parlato  podi  Ottone  I  il  Grande.  Inoltre  si  ebbe- 
de'cavalieri  degli  antichi  romani, chi  con-  ro  ancora  i  conti  palatini  di  Francia,  di 
ferisce  il  suo  cavalierato,  le  sue  differenti  Carlo  Magno  e  di  Federico  I.  Narrai  che 
specie  (oltreché  ho  scritto  articoli  su  tut-  il  conte  del  palazzo  Laleranense  dopo  la 
ti  quanti  gli  ordini  equestri,  tanto  esi-  coronazione  che  il  Papa  faceva  dell'ini- 
stenti,  che  non  più  esistenti,  e  persino  di  peratore,  gli  ricalzava  gli  stivali  imperiali 
quelli  immaginari  e  chimerici),  parlai  an-  egli  poneva  gli  speroni  di  s.  Maurizio,  in- 
cora de'cavalieri  dello  sperone  d'oro  crea-  nanzi  al  cui  aliare  si  contagiavano  solen- 
ti da  ogni  principe  sovrano;  dell'ordine  nemente.  Rilevai  altresì,  come  il  titolo 
de'cavalieri  del  cinto  e  speroni  d'oro,  poi  di  conte  palatino  in  processo  di  lempodi- 
cambiato  nel  cinto  della  spada  con  I'  u-  venne  eccessivamente  comune,  perchè  si 
so  degli  speroni.  Che  i  Papi  nel  creare  un  unìa  quellodi  cavalieiedellosperoned'o- 
cavaliere  della  milizia  aurata,  ossia  dello  10,  segnatamente  corifei  iti  dal  Papacdal- 
sperone  d'  oro,  lo  creavano  pure  conte  1'  imperatore,  e  perchè  in  seguito  si  ac- 
del  sagro  palazzo  e  aula  Laleranense  del  quislava  ancora  colla  laurea  di  dottore, 
concistoro,  cioè  conte  palatino.  Negli  ar-  professando  e  dettando  leggi  sulle  pub- 


0  \o  SPE 

blìche cattedre  per  io  anni  contìnui,  co- 
me osserva  pure  Del  Bue.  Nell'accademia 

o  universi  là  di  Padova,  per  privilegio  par* 
ticolare,  a  ciò  bastava  il  corso  di  i  6  anni. 
In  Bologna  godeva  altra  volta  tale  pri- 
vilegio non  solamente  l'università  de' le- 
gisti, ma  anche  quella  degli  artisti.  An- 
si questa,  per  concessione  ili  Carlo  V,  po- 
teva non  solo  creare  conti  palatini.,  ina 
anche  cavalieri  aureati,  con  que'privile- 
gi  che  godevano  quelli  creati  dagl'impe- 
ratori. Alcuni  collegi  di  dottori  godeva- 
no pur  essi  il  titolo  di  conti  palatini  e  ca- 
valieri aureati,  e  fra  questi  quelli  ili  .Mi- 
lano e  di  Cremona;  questi  ultimi  erano 
qualificati  conti  del  sagro  palazzo  La- 
leranense,  ch'è  sinonimo  di  conti  palati- 
ni. G\' Imperatori [P.)  dopo  essere  stali 
coronati  in  s.  Pietro  da'Papi,  con  solen- 
ne cavalcata  partendo  da  quella  basili- 
ca, sul  Ponte  s.  Angelo  (nel  quale  arti- 
colo I  analoga  citazione  di  voi.  X  impresso 
dalla  stamparle  ve  di  i  e  XI),  crea  vano  mol- 
ti cavalieri  aureati,  come  descrissi  nel  voi. 
XI,  p.  i  i,  e  articoli  relativi;  ed  ove  notai 
che  Carlo  V  fece  altrettanto  in  Bologna 
per  la  sua  coronazione,  ma  tumultuaria- 
mente, onde  parte  della  moltitudine  fu- 
rono creati  cavalieri  aureati,  ed  è  perciò 
che  il  grado  della  milizia  aurata  assai  de- 
cadde, per  la  faci  li  là  colla  quale  si  dispen- 
sa va. Nel  Saggiatore  Romano  t.  5,p.  1  07, 
si  riporta  il  diploma  col  quale  Carlo  V 
dichiarò  cavaliere  Cesare  Ercolani,  per 
valorose  imprese  e  per  aver  contribuito 
alla  famosa  vittoria  di  Pavia  e  prigionia 
di  Francesco  I.  In  esso  si  dice:  »  Armia- 
mo e  facciamo  cavaliere  aurato  il  pre- 
detto Cesare  Ercolani,  toccandolo  colla 
nostra  spada,  com'è  costume  e  come  noi 
siamo  soliti  fare,  e  lo  investiamo  e  ador- 
niamo del  cingolo  militare  ....  e  che  sia 
nominato  e  intitolalo  cavaliere  e  soldato 
amato  in  tutte  cose  da  farsi,  e  possa  ove 
che  sia  portare  i  calzari  d'oro  (veramente 
nel  le>to  latino  che  Uovo  a  fronte,  non  so- 
no nomi  natio  specificati  i  calzari, dicendo- 
si: nomiitctur  et  inlUulelur  ulqnaria  au- 


SPE 

rea  torquem  auream  capulumque  enùs 
auruinac  alia  aurea  ornamenla),\ty  col- 
lana d'oro,  I'  elsa  della  spada  d'oro,  e 
fare  tulle  e  ciascuna  quelle  cose  che  gli 
nitri  solitali  per  diritto,  consuetudine  e 
in  qualunque  altro  modo  possono  o  usa- 
no lare,  come  soldato  e  cavaliere  aurato. 
Ancora  i  suoi  figliuoli  nati  e  da  nascere, 
e  tutta  la  posterità  loro,  come  discenden- 
ti dell'ordine  de'soldati  aurati,  possano 
godere  e  fruire  di  tutti  i  privilegi,  ec.  " 
Di  più  col  diploma  stabili  il  di  lui  stem- 
ma gentilizio,  con  allusioni  alle  prodezze 
fatte  a  Pavia.  Al  citato  articolo  Cavalie- 
re riportai  ancora,  che  i  Papi  creavano 
nobili  romani,  cavalieri  dello  speron  d'o- 
ro e  conti  palatini  i  Conclavisti  e  i  Da- 
piferi (V.),  ed  i  loro  intimi  famigliari, 
dal  maggiordomo  agli  aiutanti  ili  camera 
inclusive, ed  il  breve  di  Pio  VI  lo  pubbli- 
cai nel  voi.  XXIII,  p.  c)G.  Che  i  Papi  fa- 
cevano cavalieri  dello  speron  d'oro  e  con- 
ti palatini  i  Paggi  {I  .)  che  li  assisteva- 
no nelle  cavalcate  del  Possesso;  ed  il  p. 
Bonanni,  Catalogo  degli  ordini  equestri 
e  militari,  a  p.  1  6,  riporta  l'immagine  di 
un  paggio  pontifìcio  come  vestito  e  orna- 
to dell'insegna  equestre,  e  le  parole  del 
breve  aposlolicodi  loro  creazione:  Ti  fac- 
ciamo e  crea  mo  cavaliere  del  la  milizia  au- 
rea t  a,  e  conte  del  palazzo  apostolico  elici- 
la corte  Lateranense, aggregandoli  al  nu- 
mero degli  aliti  conti  e  cavalieri  di  tale 
ordine;  e  ti  concediamo  di  poter  portare 
la  collana  d'oro,  la  spada  e  li  sproni  d'oro. 
Che  i  Papi  concessero  a'cardmali  Legati 
(F.),  ed  a'patriarchi,  arci  vescovi  e  l'esco- 
Vi  assistenti  al  soglio  ponti ficio[f.)  la  fa- 
coltà di  creare  fuori  di  Roma  0  in  essa  con 
data  extra  Urbein,  un  numero  di  Proto- 
nolarì (/".), e  dicavalieri  dellosperond'o- 
ro  e  conti  palatini;  cioè  i  cardinali,  8  prò* 
tonotari  e  12  cavalieri,  i  pati  iarchi,  ar- 
civescovi e  vescovi,  4  protonotari  e  al- 
trettanti cavalieri,  e  aulicamente  un  nu- 
mero maggiore,  come  dirò;notando,chc 
essendo  secolare  il  titolo  di  cavaliere,  tut- 
tavia il  diploma  di  solo  conte  palatino  si 


SPE 
dava  anche  agli  ecclesiastici,  ed  allora  si 
doveano  tralasciar  le  parole  auralae  mi- 
litiae  equiiem,  e  quelle  ili  Ensem,  et  au- 
rata calcarla.  Il  diploma  e  forinola  co- 
me i  cardinali,  gli  arcivescovi  e  vescovi 
creavano  i  cavalieri  dello  speron  d'oro  e 
conti  palatini,  lo  riprodussi  nel  vol.X  VII, 
p.  5q.  Il  p.  Ilelyot,  Storia  degli  ordini 
militari,  t.  8,  cap.  63,  De' cavalieri  dello 
Sprone  d'oro,  con  Favino  li  chiama  ca- 
valieri dorati  (come  certi  cavalieri  d'In- 
ghilterra, equites  aurati,  che  usa  va  no  spe- 
roni dorali  per  contrassegno  di  cavalle- 
ria, ossia  cavalierato,  grado  e  dignità  di 
cavaliere;  dicendoli  p.  Ilelyot  che  dal  re  di 
Inghilterra  erano  indilleren temente  crea- 
ti uomini  di  spada,  di  toga,  ed  eziandio 
mercanti;  e  che  questi  genuflettendo  a- 
vanti  di  Ini,  il  re  toccava  colla  spada  nu- 
da le  loro  spalle,  dicendo:  Siate  Cavalie- 
ri nel  nome  di  Dio),  a  cagione  degli  spe- 
roni dorati  che  ponno  usare,  e  sono  det- 
ti Sacri  Palalii,  et  Aulae  Lateranensis 
Comiles,  Uldites,  et  Equites  aureati.  Di- 
ce pure  il  p.  Helyot,  che  godevano  il  pri- 
vilegio di  creare  un  numero  di  cavalieri 
dello  sprone  d'oro  e  conti  palatini,  i  nun- 
zi apostolici,  gli  uditori  di  rota,  e  alcuni 
prelati  della  corte  di  Roma,  riportando 
il  diploma  del  nunzio  di  Francia  Fieschi, 
col  quale  nel  1702  creò  un  cavaliere  e 
conte  palatino.  A*  loro  articoli  rimarcai 
quali  altri  prelati  ottennero  da'Papi  sif- 
fatti privilegi,  per  cui  e  pel  grande  loro 
numero,  l'ordine  della  milizia  aurata  di- 
minuì di  lustro  e  di  pregio. Dissi  finalmen- 
te a  Cavaliere,  che  egual  privilegio  ac- 
cordò Paolo  III  alla  famiglia  Sforza  (/""'.) 
e  per  numero  indeterminato,  non  solo  di 
nominare  cavalieri  dello  speron  d'oro  e 
conti  palatini,  ma  pure  protonotari  apo- 
stolici ed  altri.  Come  ancora,  che  i  Papi 
solennemente  crea  vanocavalieri  della  mi- 
lizia equestre  aurata  gli  ambasciatori  del- 
la repubblica  di  Venezia,  al  termine  del- 
la loro  legazione  (come  praticarono  cogli 
ambasciatori  fiorentini  alcuni  Papi,  così 
Nicolò  V  del  i447  con  G-iaunozzo  Ma- 

VOL.  LXVUI. 


S  P  E  94 1 

netti,  e  Innocenzo  VI  II  del  1 4^4-  con  Bar- 
tolomeo Scala,  e  Siilo  V  co'principi  am- 
bascia tori  dekwì7/y;oHr);  col  ceretnonia  le 
e  rito  che  ivi  descrissi,  in  uno  alla  tradi- 
zione della  spada,  ponendo  al  creato  ca- 
valiereglisperonid'oro  di  squisito  lavoro 
il  capitano  de'cavalleggieri  o  quello  del- 
la guardia  svizzera.  Che  lo  sperone  d'oro 
odi  metallo  dorato  fu  assegnato  per  inse- 
gna e  distintivo  di  cavaliere,  in  hiogoilel- 
l'antico  anello;  e  che  anco  i  cavalieri  di  s. 
Stefano  I  Papa  e  altri  ricevono  la  spada  e 
gli  speroni  allorquando  sono  insigniti  del- 
l'ordine equestre.  Anche  altri  ordini  e- 
questri  tra  le  loro  insegne  vi  compresero 
gli  speroni  d'oro,  e  quella  de\\' Elefante 
dice  il  bergamaschi  essere  intessuta  d'e- 
lefanti e  speroni  d'oro.  In  Francia  nel- 
l'8  16  i  signori  territoriali  e  i  vescovi  riu- 
niti vietarono  a'  chierici  il  portare  spe- 
roni, come  propri  de'cortigiani.  Ivi  un  ca- 
valiere distingueva*!  pe'speroni  dorati  da 
una  folla  di  scudieri,  i  quali  non  poteva- 
no usarli  che  inargentati.  Lo  sperone  o 
megliosprone,  slimulus, calcar,  èlostru- 
mento  col  quale  si  punge  la  cavalcatura, 
acciocché  ella  affretti  il  cammino.  Si  ap- 
prende da'  monumenti  più.  antichi,  che 
lo  sperone  consisteva  iu  una  piccola  pun- 
ta di  ferro  che  usciva  dietro  al  tallone. 
Ora  per  l'ordinario  souo  in  forma  di  stel- 
le con  puute,  di  ferro,  d'acciaro,  d'ar- 
gento, d'oro. Gli  speroni  oltre  l'essere  pro- 
pri delle  milizie  a  cavallo,  per  distinzio- 
ne n'  è  concesso  l'uso  a  tutti  gli  uflizia- 
li  superiori  militari,  compresi  i  capitani 
e  aiutanti  maggiori.  Ponno  usarli  anco- 
ra il  capitano  della  guardia  svizzera  pon- 
tificia, ed  i  camerieri  del  Papa  di  Spa- 
da e  cappa  quando  incedono  coll'unifor- 
me  e  spalline  di  colonnelli;  il  capitano  e 
i  camerieri  per  indicare  il  diritto  che  go- 
dono, sogliono  con  l'uniforme  usare  l'ar- 
nese dello  sperone  senza  la  stelletta,  e  iu 
vece  di  essa  un  bottone  dorato.  A  Spa- 
da ho  detto,  che  questa  e  gli  speroni  sono 
anche  segni  di  giurisdizione  sovrana;  e 
quaudo  Caterina  regina  di  Bosnia  lasciò 
16 


242  SPE 

il  suo  regno  alla  s.  Sede,  furono  presenta- 
ti a  Sisto  IV  la  spada  e  gli  speroni;  e  che 
alcuni  vescovi  sovrani}come  quello  di  Ca- 
liors, pontificavano  cogli  stivali  e  speroni. 
Nel  secolo  XI  già  gli  speroni  d'oro  erano 
anco  gioiellati,  poiché  rammentai  nel  voi. 
XXIV,  p.  52,  che  la  gran  conlessa  Ma- 
tildeiy.)  diede  i  suoi  alla  chiesa  di  s.  Bar- 
tolomeo di  Ferrara  per  una  nuova  cam- 
pana, che  perciò  fu  delta  campana  de- 
gli speroni.  FVe'monumenti  sepolcrali  an- 
tichi si  vedono  gli  speroni  alle  scarpe  di 
qualche  figura  in  essi  sepolti,  per  espri- 
mere persona  di  riguardo  e  Nobile  (/*.). 
11  eh.  avv.  DeMinicis,  Giornale  di  Pe- 
rugia, quaderno  d'aprile,  maggio  e  giu- 
gno i  838,  ha  dimostrato  che  gli  speroni 
erano  un  fregio  che  fino  da'prischi  tem- 
pi portarono  i  grandi,  a  indicare  la  ve- 
tustà e  nobiltà  di  loro  origine.  Ne'bassi 
tempi  i  cavalieri  li  aveano  dorati,  e  i  don- 
zelli, i  quali  per  lo  più  discendevano  da 
persone  nobili,  li  portavano  inargentati. 
Dunque  ne'monumenti  sepolcrali  ponno 
rappresentare  o  i  cavalieri  o  i  donzelli , 
ed  anche  i  dottori  fregiati  della  milizia 
aurata,  come  notai  di  sopra.  Parlando 
il  ci  la  top.  Bona  imi  del  cavaliere  del  lo  spe- 
ron  d'oro,  Eques  calcaris  aurei,  dichia- 
ra che  quest'ordine  viene  co>ì  appellalo, 
perchè  i  cavalieri  per  loro  insegna  hanno 
pendente  dal  petto  una  croce  biforcata, 
avente  nelle  estremità  inferiori  attaccato 
Io  sperone  d'oro  con  piccola  stelletta.  Di 
più  dice,  che  l'origine  dell'ordine  è  da 
molti  autori  attribuita  a  Costantino  I  im- 
peratore, che  inoli  re  vogliono  essersi  chia- 
mali i  cavalieri  da  esso  istituiti  Aureati, 
per  la  collana  d'oro  che  portavano  e  poi 
dallo  sperone  d'oro,  l'uria  e  l'altro  do- 
nati dall'imperatore,  come  gli  antichi  da- 
vano per  insegna  equestre  l'anello.  Quin- 
di è,  che  in  molli  altri  ordini  equestri, 
quando  si  arma  un  cavaliere,  fra  le  inse- 
gne cavalleresche  sonovi  gli  speroni  d'o- 
ro, comesi  usa  da'eavalieri  di  AJaltaj  sì 
perchè  intenda  che  le  sue  imprese  si  de- 
\  ano  fare  a  cavallo,  sì  anco  perchè  sappia 


SPE 

dovere  aver  slimoli  per  operare  azioni  lo- 
devoli, e  porre  sotto  i  piedi  l'oro  come  il 
fango.  Dopo  questa  spiegazione,  il  p.  Bo- 
ninni  dice  che  Federico  III  reduce  dal- 
la sua  coronazione,  creò  sul  Ponles.  An- 
gelo di  Roma  265  cavalieri,  percuoten- 
do ciascuno  3  voltecolla  sua  spada.  Il  Ber- 
gamaschi pure  rese  ragione  perchè  l'in- 
segna di  quest'ordine  sia  il  glorioso  e  sa- 
lutifero segno  della  Croce,  accoppiato  al- 
l'arnese dello  Sperone  o  Sprone,  il  qua- 
le a  non  altro  serve  se  non  a'ealeagni  di 
chi  cavalca  per  pungere  e  stimolare  i  ca- 
valli, ammaestrarli,  frenarli  e  domarli. 
Leggo  dunque  nel  suo  libro,  the  lo  sprone 
fu  ab  aulico  la  propria  e  vera  insegna  del 
cavaliero  o  uomo  a  cavallo,  in  ogni  tem- 
po più  stimato  del  Soldato  o  fante,  nel- 
l'arte della  guerra,  per  richiedersi  in  esso 
maggior  coraggio,  destrezza  e  abilità  nel 
maneggiodelle  armi,  ed  anchedi  miglior 
condizione.  Perciò  Costantino  I,  a  cui  si 
attribuisce  l'istituzione  de'cavalieri  dello 
speron  d'oro,  volle  ornare  i  principali  suoi 
nobili  aulici  colle  insegne  della  Croce  d'o- 
ro,colla  qualeavea  trionfalo  e  qual  segno 
di  redenzione,  colla  collana  d'oro  e  collo 
sprone  simile  per  difesa  del  nome  cristia- 
no, onde  furono  chiamati  Aureati  e  Ca- 
valieri dello  Sprone  d'  oro.  Quest'  ulti- 
mo lo  dice  simbolo  di  stimolo  alle  nobi- 
li imprese  e  all'esercizio  delle  virtù,  per 
servir  d'esempio  agl'inferiori.  A  tale  ef- 
fetto allo  sperone  furono  appropriati  que- 
sti motti  :  Movet,  et  impelili  :  Excitat  ci 
dirigit:  Etiaincurrentibus  aptum.  L'An- 
geli poi  racconta  che  gli  speroni  per  pri- 
vilegio anticamente  li  portavano  i  soli  ca- 
valieri e  mas;*  me  in  Germania:  alcuni  gli 
usavano  d'oro,  altri  d'argento,  altri  di 
ferro,  secondo  il  permesso  che  godevano; 
ed  era  costume  di  sotterrare  il  cavaliere 
cogli  speroni,  onde  se  ne  trovarono  con 
essi  parecchie  volte,  rimarcandosi  se  gran- 
di con  alta  idea  a  chi  aveano  appartenu- 
to. Egli  ritiene,  che  fra'romani  gli  spero- 
ui  dorati  e  il  cerchietto  imperlato,  distin- 
guevano i  cavalieri  di  lettere,  secondo  la 


SPE 
prammatica  dell'imperatore  Teodosio!!, 
Cod.  Theod. de  Prqfessionibus lil>. {.Im- 
pugnarono l' istituzione  di  Costantino  I 
molli  e  gravi  scrittori, come  Papehrochio 
»  presso  Bollando  t.  3  aprilis,  p.  <  55;  Me- 
nestrier,  Traile  de  la  Cavalerie  cap. io; 
llelyot,Moiitfaucon,eScipioneM7//èt  con 
quell'opera  che  ricordai  alla  sua  biogra- 
fia insieme  all'altra,  La  scienza  cavalle 
resca.  Riferii  a  Cavaliere,  che  di  que- 
st'ordine altri  ne  vogliono  istitutore  Co- 
stantino I  e  conferito  a  quelli  che  faceva- 
nocontinuamentela  guardia  alla  sua  per- 
sona, i  quali  inoltre  legavano  a'piedi  del- 
l'imperatole gli  sproni,  allorché  monta- 
va a  cavallo.donde  presero  ii  Dome  e  l'im- 
presa; e  che  vuoisi  ancora  che  l'ordine 
l'approvassePapa  s.  Silvestro  /(f  .),eche 
ne  decorasse  lo  stesso  Costantino  I  isti- 
tutore; per  cui  Papa  Gregorio  XVI, nel 
ridonare  al  primiero  splendore  quest'or- 
dine, commutò  il  nome  antico  con  quello 
di  s.  Silvestro  I.  Già  a  Bandiera,  descri- 
vendo WLabaroo  Stendardo^/  .)sulqua- 
leCostantino!  po$eilMonogramma(F..)di 
Cristo^  e  la  sua  C/oce(/y.),raccontaiche 
l'affidò  alla  custodia  de'5o  più  valorosi, 
che  alcuni  credono  i  primi  cavalieri  della 
milizia  aurata,  e  ad  esempio  de'quali  fu- 
rono poi  istituiti  i cavalieri  Banneri(i(?'.). 
In  più  articoli  poi  di  ordini  equestri,  la 
cui  01  iginesi  pretende  anteriorealle  Cro- 
ciate (/".),  con  tutti  i  critici  e  imparziali 
storici  dichiarai  di  commi  consenso  non 
ammettersi  istituzioni  di  tali  ordini  mi- 
litari innanzi  quelle  sagre  guerre  e  il  se- 
colo XI,  ma  contemporanee  ad  esse  e  nel 
secolo  XII,  e  lo  ripetei  a  Ordine  milita- 
re, e  a  Costantino  o  Costantiniano  or- 
dine, espressamente  parlando  degli  or- 
dini Costantiniano  [l7  .),\  cui  cavalieri  fu- 
rono pure  detti  Aureoli  e  Dorali,  e  del- 
lo Speron  d'oro,  che  ripeto  nuovamente, 
molti  pretendono  istituiti  da  Costantino 
I  e  approvati  da  s.  Silvestro  I, senza  pe- 
rò escludere  che  veramente  fosse  un'om- 
bra o  immagine  di  cavalleria  militare  del- 
le età  anteriori  alle  crociate,  ben  diversa 


SPE 


a  i  > 


da  formale  istituzione  o  corporazione,  ma 
cavalieri  e  militi.  Che  l'ordine  e  cava- 
lierato della  milizia  aurata  dello  Spero- 
ne o  Sprone  d'oro,  sia  istituito  da  Co- 
stantino I,t:  perciò  il  i.  "stabilito  per  la  di- 
fesa del  nome  cristiano,  fra  tutte  quante 
le  altre  cristiane  milizie  equestri,  princi- 
palmente lo  sostennero:  Pietro  Francesco 
Bergamaschi  priore  di  Cambiano,  Breve 
notizia  storica  del  pontificio  e  imperia- 
le ordine  de'  Cavalieri  nitrenti,  o  sia  del- 
lo Sprone  d'oro,  antichissimo  tra  tulli  gli 
ordini  cavallereschi,  laicali  e  regolari 
della  Chiesa  militante, con  una  succinta 
descrizione  degli abiti ', croci ', marche,  pro- 
fessioni e  istitutori  di  moltissimi  ordini 
militari, Torino i6q5.Cav.  Luigi  Angeli 
imolese,  Memorie  sloriche  sull'antichità 
ed  eccellenza  dell'ordine  Aurealo,  ossia 
dello  Sperone  d'oro,  scritte  e  presentale 
all' imparzial pubblico  giudizio, Bologna 
18  i  8.  Di  queste  memorie  darò  un  breve 
sunto,  con  alcune  erudizioni  e  giunte. 

11  dottore  in  medicina  Luigi  Angeli, 
di  cui  feci  onorata  menzione  a  Imol  •»,  an- 
che qual archiatra  onorario  di  Pio  VII, 
già  suo  vescovo,  neh  788  fu  insignito  del- 
l'ordine dello  spermi  d'oro  da  mg.r  Co- 
dronchi  arci  vescovo  di  Ravenna,  del  qua- 
le era  archiatra,  e  dipoi  gli  venne  deside- 
rio di  raccogliere  le  notizie  sull'antichità 
e  vicende  della  milizia  aurata,  e  l'esegui 
con  poco  ordine  e  minore  critica;  non  per- 
tanto il  libro  è  di  qualche  importanza  e 
interesse,  massimamente  se  considerato 
nel  complesso  del  suo  contenuto.  Prima 
di  pubblicarlo,  uè  volle  riportare  l'ap- 
provazione del  suo  amico,  e  collega  nel 
cavalierato  e  nella  scienza,  il  d.1  Vale* 
riano  Luigi  Brera  professore  di  Pavia,  il 
quale  lo  credè  degno  di  stampa,  e  che  a- 
vrebhe  incontrato  il  gradimento  di  tutti 
i  cavalieri  dell'ordine;  laonde  Angeli  glie- 
lo dedicò  come  ad  a micoecollega.il  tutto 
lo  apprendo  dalla  dedicatoria  e  dal  proe- 
mio, parti  che  per  l'ordinario  si  trascu- 
rano di  leggere,  ed  in  veceservonoa  pren- 
dere, almeno  per  lo  più,  un'idea  dell'o- 


244  SVE 

pera;  tranne  i  casi  in  cui  si  toccarono  gli 
estrani  ne!  dirsi  troppo,  o  nel  dirsi  poco. 
A  questa  2.n  categoria  si  può  dire  che  ap- 
partenga io,  perchè  avendo  fatto  un  di- 
scorso preliminare  a  questa  tuia  opera, 
fu  trovato  prolisso,  e  in  vece  la  tipogra- 
fia credè  meglio  pubblicare  quello  che  si 
legge  nel  i. "volume,  lo  ne  restai  indille- 
rente,  confidando  che  fosse  meglio  che  il 
saggio  pubblico,  massime  i  posteri,  aves- 
sero con  più  di  ragione  giudicato  da'fatti, 
che  forse  restare  illusi  da  pomposo  fron- 
tespizio e  lungo  proemio,  come  spesso  av- 
viene; in  una  parola  preferii  ad  altro  tito- 
lo e  ad  altra  introduzione,  quanto  feci  im- 
primere, conteuto  d'entrare  nel  novero 
di  quelli  che  non  diedero  propriamente 
conveniente  e  preciso  titolo  alle  loro  ope- 
re, perchè  mi  lusingava  rendere  di  pub- 
blica ragione  più  assai  del  promesso,  e 
perciò  il  difetto  veniva  forse  compensa- 
to, ciò  che  mi  fece  sperare  benigna  in- 
dulgenza al  severo  tribunale  della  criti- 
ca, ed  ampiamente  l'ottenni  con  somma 
e  indicibile  mia  compiacenza,  come  di- 
chiarai in  più  luoghi  e  a  Storia. Tornan- 
do all'encomiato  Angeli,  lo  scopo  del  suo 
lavoro  essendo  stato  pur  quello  d'incita- 
re i  decorati  a  rispettare  e  adempiere  le 
obbligazioni  inerenti  all'  ordine  cui  ap- 
partengono^ di  servire  di  sprone  agli  al- 
tri a  divenir  virtuosi  per  esserne  insigni- 
ti, sempre  merita  lode  :  protestando  egli, 
chesele  testimonianze  che  producevanon 
fossero  abbastanza  solide  per  far  adottare 
luslabilimentodella  milizia  di  Costantino 
e  la  di  lui  origine,  come  un  fatto  storico 
certo  e  infallibile,  sperava  che  le  prove 
si  sarebbero  trovate  bastevolmente  con- 
vincenti per  rendere  tale  fatto  probabilis- 
simo,perquantopuòcomportarlo  uu  av- 
venimento sì  antico ,  dalla  critica  suffi- 
cientemente difeso,  al  modo  suo  di  espri- 
mersi. Incomincia  adunque  a  provare  la 
prodigiosa  apparizione  della  Crocea  Co- 
stantino 1  (che  repula  avvenuta  nel  3 1  2 
a'26  ottobre  o  nella  metà  di  novembre) 
colle  paiole  :  In  hoc  signo  vincesj  argo- 


SPE 
mento  da  me  trattato  principalmente  a 
CnocE, a  Rom  .^descrivendole  magna  ni  me 
gesta  di  quell'eroe  distia  no,e  alt  10  ve,  col- 
la qualeapparizione  (a  Monte  M.MUoed  a 
Strade  di  Roma  riportai  l'opinione,  che» 
l'apparizione  del  Labaro  sia  successa  su 
quel  monte,  ovvero  fu  una  delle  diverse, 
chesecondoalcuni  ebbeCostantino  Rinco- 
raggiato, riportò  la  segnalata  vittoria  so- 
pra il  tiranno  Massenzio; ed  in  questi  stre- 
pitosi avvenimenti  fissa  Angeli  l'epoca  del- 
la fondazione  dell'ordine  equestre  i\e  ca- 
valieri aureali  ossia  dello  spcron  d'oro, 
dicendo  alcuni  fondarsi  nel  bassorilievo 
con  lapide  prodotta  dal  Giustiniani, auto- 
re affatto  senza  critica  dell'  II istori e  cro- 
nologiche dell'orìgine  di  lutti  gli  ordini 
equestri  e  religioni  cavalleresche;  lapi- 
de che  io  nel  riprodurla, con  diversi  scrit- 
tori riget lai  parlando  dell'ai  tro  ordine  Co- 
stantino o  Costantiniano,  il  cui  bassori- 
lievo si  asserì  rappresentare  l'imperato- 
re assiso  in  trono  in  alto  di  creare  cava- 
lieri, armandoli  in  petto  d'una  croce  pen- 
dente da  collana.  Lo  stesso  Angeli, dopo 
prudenti  e  idonee  indagini, dichiarò  ca- 
pricciosa invenzione  inesistente,  basso- 
rilievo e  lapide.  In  vece  tiene  peri  .a  prova 
dell'istituzione  dell'oidi  ne, la  meraviglio- 
sa apparizione  della  Croce,ilcui  segno  o  il 
Monogramma  di  Cristo^  (è  controverso 
se  l'una  o  l'altro  fu  effigialo  sul  Labaro) 
fece  porre  negli  stendardi  e  negli  scudi  dei 
soldati,  nel  suo  elmo  e  nel  Labaro  impe- 
riale, insegna  militare  coperta  d'oro  e  con 
simile  corona  gemmata,  come  ornato  di 
gemme  n'era  il  prezioso  drappo,  dal  cui 
lembo  inferiore  pendevano  4  grandi  me- 
daglie d'oro  colla  propria  effigie  e  quella 
de'3  suoi  figli.  Animato  l'esercito  dal  por- 
tentoso fenomeno  e  dalla  fiducia  dell'im- 
peratore, riportò  la  tanto  celebrata  e  glo- 
riosa vittoria,  con  manifesto  divino  aiu- 
to, il  quale  si  rinnovò  successivamente  in 
ogni  incontro  in  cui  era  portatoli  Labaro. 
Laonde  Costantino  I, grato  a  Dio,  divenu- 
to cristiano, ridonò  la  pace  alla  Chiesa  e 
accordò  a'crisliani  il  libero  esercizio  della 


SPE 

religione  da  lui  abbracciata,  e  fecequanto 

altro  raccontai  negl'indicati  articoli,  sia 
col  Papa  s.  Melcliiade,  dall'autore  non 
ricordato,  sia  col  successore  s.  Silvestro  l 
(anzi  con  anacronismo  dice  s.  Silvestro  I 
fuggilo  al  Soratte  per  sottrarsi  alla  cru- 
deltà di  Massenzio,  il  quale  già  era  perito 
sotto  s.  Melchiade  nella  memorata  batta- 
glia). Di  più  crede  (così  Marangoni,  e  lo 
rilevai  all'articolo  Re,  mentre  a  Scettro 
dissi  che  da  altri  fu  posta  pure  su  di  es- 
so e  sul  globo  imperiale),  che  collocò  il 
se^no  della  croce  sulla  Corona  imperia- 
le (/^.),  e  volle  portarla  pure  in  petto,  ri- 
cevendola con  solenne  pompa  da  s.  Sil- 
vestro I  ;  indi  e  col  di  lui  assenso,  l'im- 
peratore fregiò  di  croce  d'oro  pendente 
da  simile  collana,  il  petto  ai  5o  dei  più. 
valorosi  della  sua  guardia  per  custodire  e 
portare  il  Labaro,  e  questo  asserisce  sulle 
parole  d'Eusebio,  biografo  di  Costanti- 
no I  :  Passando  poi  a  noti  stabilimenti, 
commise,  che  da  un  numero  di  5o  più  no- 
bili ed  approvati  guerrieri  fosse  soste- 
nuto e  difeso  il  Labaro  imperiale,  for- 
mando  essi  un  ordine  equestre  sovrano. 
L'Angeli,  senz'alile  autorità  di  scrittori 
contemporanei,  si  conferma  nella  sua  o- 
piuione,  citando  Michieli,  Tesoro  milita- 
re, e  Menneiùo,  Opus,  del  HJilit.ord.,  co- 
mechè  della  medesima,  e  conclude:  che 
lo  stabilito  ordine  militare  e  i  creati  ca- 
valieri, lo  fossero  in  difesa  della  religio- 
ne cristiana  e  de'suoi  seguaci,  e  perpe- 
tui custodi  dell'  imperiale  persona.  Ri- 
porta altre  testimonianze ,  sulle  asser- 
zioni di  Bergamaschi,  Giustiniani  e  al- 
tri. Col  Michieli,  autore  del  ricordato  Te- 
soro militare,  poi  dice  :  Che  l'ordine  è 
istituzione  di  Costantino  I,  e  che  secon- 
do antiche  memorie,  i  cavalieri  erano  per- 
sone di  qualificata  condizione,  che  oltre 
all'assistere  la  persona  dell'imperatore, 
in  vece  della  guardia  del  Pretorio  IP .), 
aveano  la  particolare  incumbenza  di  le- 
gare a'di  lui  piedi  gli  speroni,  donde  de- 
rivò l'impresa  e  il  titolo  della  marca  loro 
cavalleresca,  poiché  portavano  neuden- 


SPE  245 

te  dal  petto,  o  sopra  a  lato  una  croce  in 
8  punte  a  guisa  di  quella  di  Malta,  e  sot- 
to le  due  inferiori  punte  uno  sperone  pur 
d'oro,  e  che  questa  milizia  fu  da  s.  Sil- 
vestro Iapprovata.Pdferisce ancora  l'An- 
geli,esservi  alcuni  che,  senza  renderne  ra- 
gione, sostengono  essere  stata  aggiunta 
all'insegna  della  Croce,  quella  dello  spe- 
rone,quale  stimolo  alla  gloria  e  alla  vir- 
tù; e  che  altri  vogliono  essere  stati  deno- 
minati gl'insigniti  cavalieri  dello  speron 
d'oro,  per  non  essere  permesso  nella  cor- 
te imperiale  l'uso  degli  speroni  d'oro,  se 
non  a'ca  vai  ieri  decora  ti  della  croce  e  com- 
pagni dell'imperatore  per  la  difesa  del 
nome  di  Gesù  Cristo,  e  così  da  quell'u- 
so fu  poi  aggiunto  alla  croce  lo  sperone 
d'oro.  L'istituzione  si  conservò  da' figli 
di  Costantino  I,cioè  il  Labaro  custodito 
da  5o  cavalieri,e  da'due  tiranni  Magnen- 
zio  e  Vitranione;  ma  appena  l'empio  Giu- 
liano Apostata  nel  36 1  fu  assunto  all'im- 
pero, fece  togliere  dal  Labaro  il  mono- 
gramma, ed  è  probabile  che  abolisse  pu- 
re i  5o  cavalieri  custodi.  llsuccessoreGio- 
viano  ripristinò  nel  Labaro  il  nome  di 
Gesù  Cristo,  e  ristabilì  la  compagnia  dei 
5o  cavalieri,  tutto  conservandosi  da'po- 
steriori  imperatori.  Teodosio  II  colla  leg- 
ge De  praepositis  Labarum,  nel  434  ac- 
cordò grandi  privilegi  a'medesimi  custo- 
di, colla  prerogativa  della  dignità  conso- 
lare, e  volle  che  restassero  presso  di  se  co- 
me famigliari,  che  Gelasio  Cysicenoscrit- 
tore  del  V  secolo  li  dice  cavalieri  creati 
da  Costantino  I.  Noterò,  che  all'articolo 
Costantino  o  Costantiniano  ordine,  che 
vuoisi  pur  fondato  da  Costantino  I,  ri- 
portai le  testimonianze  di  coloro  che  Io 
reputano  approvato  da  Papa  s.  Leone  I 
e  colla  regola  di  s.  Basilio.  Dipoi  Giusti- 
niano I  verso  il  53o  confermò  il  decre- 
tato di  Teodosio  II.  L'Angeli  dichiara 
non  doversi  dubitare  ,  che  la  cavalleria 
di  Costantino  I  non  sia  stata  celebre  in 
oriente,  finché  le  nominate  e  non  bene 
specificale  leggi  restarono  in  vigore,  e  fin- 
ché lo  sleudardo  fu  in  islima  nell'inope- 


i\C,  SPE 

io  greco,o  al  meno  fi  no  a  Ila  sua  decadenza. 
Allenila  che  il  Labaro  ivi  fu  in  venerazio- 
ne ne'secoli  XII,  XIII,  XIV,  e  che  l'ordi- 
ne o  società  de'cavalieri  destinali  a  difen- 
derlo sussisteva  ancora.  Tuttavolta  poi 
racconta,  che  per  le  turbolenze  dell'im- 
pero andalo  l'ordine  de'cavalieri  di  Co- 
stantino I  in  dimenticanza,  sulla  fine  del 
secolo  XII  Isacco  II  Angelo  Comneuo  di- 
scendente da  quell'imperatore  lo  fece  ri- 
vivere, lo  chiamò  milizia  Costantiniana, 
e  da  ordine  di  cavalleria  secolare,  prese 
forma  di  religioso  istituto  colla  regola  di 
s.  Basilio  e  sotto  la  protezione  di  s.  Gior- 
gio, onde  furono  anche  detti  cavalieri  di 
s.  Giorgioj  e  secondo  alcuni  sino  a  tale 
riforma, asserisce  l'Angeli, che  i  cavalie- 
ri erano  stati  chiamali  aurati,  aurea  ti, 
ed  anco  dello  Sperone  d'  oro,  senza  poi 
rendere  ragione  della  discrepanza  delle 
date  da  lui  stesso  riportate.  Col  p.  Ono- 
rato di  s.  Maria,  Disserlalions  hi  stori- 
aues  sur  la  Chevalerie  ancienne  et  mo- 
derne, procura  di  ribattere  le  obbiezio- 
ni del  p.  Helyot  e  del  p.  Papebrochio,  e. 
degli  altri  che  combattono  istituzioni  e- 
questri  innanzi  le  crociate,  ma  sembrami 
(on  poco  successo;  anzi  crede  die  il  p. Fon- 
tana sia  unaltrostoricodegliordini  eque- 
stri,mentre  egli  non  è  che  il  traduttore  del 
p.  Helyot  dall'idioma  francese  in  italia- 
no. L'autore  confessa  egli  stesso  che  qui 
vi  è  incertezza  e  oscurità,  mancandosi  di 
documenti  sulla  diramazione  del  la  i  .a  fon- 
dazione di  Costantino  I,  dell'ordine  Co- 
stantiniano da  lui  pure  eretto,  per  cui 
ritiene  Isacco  li  Angelo  Comneno  del  i.° 
nel  i  ino  circa  soltanto  restauratore,  il 
quale  invece  da'eritici  è  ritenuto  il  vero 
istitutore  dell'ordine  di  Costantino  o  Co- 
stantiniano, e  per  lui  i  cavalieri  furono 
detti  Angelici  \f.);  adonta  che  l'Ange- 
li i  itiene  che  questa  denominazione  pro- 
venga ancora  dalla  tradizione  dell'  An- 
gelo apparso  a  Costantino  I,  per  spiegar- 
gli l'apparizione  dellaCroce.  Ammessa  l'i- 
stituzione d'Isacco  II  in  onore  di  Costan- 
tino 1  suo  parente,  finiscono  le  questioni, 


SPE 

quanto  all'ordine  Costantiniano.  A  me 
non  sono  permesse  lunghe  discussioni,  si 
leggano  gli  autori  nominati,  prò  et  con- 
//77,esene  formerà  il  giusto  giudizio. Non 
può  negare  l'Angeli  che  il  da  lui  sostenu- 
to ordine  di  Costantino  I  sia  stato  un  or- 
dine cavalleresco  non  cos'i  compito,  co- 
me lo  furono  i  fondali  dopo  le  crociate; 
ma  per  lo  meno  lo  vuole  oiigine  e  mo- 
dello della  cavalleria  onoraria  sì  ci  vile  che 
cristiana,  e  che  ne'seguenli  secoli  divenne 
più  augusta  e  ordinata.  E  per  finirla  coi» 
quest'ordine  Costantiniano  dì  s.  Gioì'' 
gio,  dirò  che  ne  riparlai  a  Parma  ed  a 
Sicilia,  imperocché  gli  ultimi  de' Com tie- 
ni, trasferitisi  in  Italia  dopoché  nel  1 4-53 
fu  presa  Costantinopoli  da'turchi,  il  su- 
perstite de' medesimi  cede  il  gran  mae- 
slrato  nel  i6?.3  a  Marino  Caracciolo  prin- 
cipe d'Avellino,  o  secondo  altri  e  meglio 
per  buona  somma  di  denaro  nel  i  697  l'ac- 
quistò Francesco  Farnese  duca  di  Par- 
ma e  Piacenza,  ciò  che  approvarono  Pa- 
pa Innocenzo  XII  e  I'  imperatore  Leo- 
poldo I.  Quando  poi  neh  734  il  duca  d. 
Carlo  di  Borbone  passòal  trono  delle  due 
Sicilie,  trasferì  a  Napoli  l'archivio  del- 
l'ordine e  nel  1759  formalmente  lo  rin- 
novò. Il  suo  fratello  d.  Filippo,  che  lo  a- 
vea  successo  uel  ducato,  reclamò  l'ordi- 
ne Costantiniano  inutilmente;  finché  as- 
segnato il  ducatoall'arciduchessaM/Lui- 
sa  ex  imperatrice  de' francesi,  nel  1816 
si  dichiarò  gran  maestra  dell'ordine  e  lo 
ripristinò  a  Parma,  e  d'allora  in  poi  essa 
e  i  suoi  successori  continuarono  a  confe- 
rirlo, come  proseguirono  a  fare  i  re  delle 
due  Sicilie.  Oltre  a  ciò  debbo  aggiungere 
ancora,  che  neh" /almanacco  reale  del  re- 
gno delle  due  Sicilie,  si  dice  l'ordine  Co~ 
stantiniano  istituito  sotto  il  titolo  d'ordi- 
ne di  s.  Giorgio  dallo  stesso  Costantino 
I,  con  una  sagra  milizia  insignita  deila 
croce,  che  si  distinse  nelle  gueire  più  fa- 
mose. Che  oltre  il  gran  maestro,  che  è 
sempre  il  re,  ha  pure  i  seguenti  gradi  su- 
periori: il  gran  prefello,  che  sostiene  le 
veci  del  gran  maestro;  il  grau  priore,  che 


SI' E 

I tremicele  alle  chiese  dell'ordine,  ed  ha  la 
<lirczione spirituale dc-'eavalieri;  ed  un  vi- 
te gran  priore:  vi  è  altresì  una  reale  ina- 
grirai deputazione  per  trattar  gli  affari 
dell'ordine,  che  nelle  provinole  si  serve 
de'cavalieri  inquisitori.  I  membri  dell'or- 
dine sono  divisi  :  in  cavalieri  grancroci; 
in  cavalieri  di  giustizia,  che  dehhouo  pro- 
var la  nobiltà  per  4  '''ti;  in  cavalieri  do- 
natori, che  nell'ammissione  donano  par- 
te de'loro  beni;  in  cavalieri  di  grazia,  pei 
quali  la  prova  di  nobiltà  è  supplita  dal 
merito;  in  cavalieri  cappellani  onorari, 
ed  iu  cavalieri  scudieri.  La  decorazione  e 
l'abito  di  cereinonia  di  poco  differisce  da 
quanto  riportai  a  Costantiniano  ordine. 
La  fedeltà  e  l'ubbidienza  al  gran  maestro, 
e  la  difesa  della  religione  cattolica,  sono  i 
principali  doveri  di  tutti  i  membri  del- 
l'ordine. Quanto  a  Parma,  leggo  nel  Vo- 
cabolario topografico  de  ducali  di  Par- 
ma, Piacenza  e  Guastalla  di  L.  Molos- 
si, che  Gio.  Andrea  Angelo  Flavio  Co- 
mneno,  che  vanta  vasi  ultimo  rampollo 
dell'imperiai  prosapia  de'Flavii,  Angeli, 
Comneni,  Lascaris  Paleologi,  e  che  s'in- 
titolava duca  di  Tessaglia, Macedonia  ec, 
dopo  che  il  senato  veneto  non  volle  ac- 
cettare la  cessionedel  gran  maestratodel- 
l'ordine  Costantiniano  di s.  Giorgio,  l'ac- 
cettò bensì  d  ducaFrancescoFarnese.Che 
gli  costò  caro  prezzo  ,  non  già  relativa- 
mente al  Comneno  che  si  coutentò,  co- 
m'è voce,  d'un  impiego  di  castellano,  ma 
per  la  ricognizione  pontificia  e  imperia- 
le. Trovo  poi  nel  Saxe-Gotha,  Alma- 
nack  del  1 83y,  che  l'ordine  si  divide  in 
5  classi, oltre  d  duca  che  n'è  il  gran  mae- 
stro; cioè  i  senatori  grancroci,  che  hanno 
il  collaro;  li  gran  dignitari;  li  senatori 
grancroci;  li  commendatori,  ed  i  cavalie- 
ri. La  dignità  di  gran  priore  fu  neh  828 
annessa  iu  perpetuo  al  vescovo  di  Parma. 
Che  sulla  decorazione  si  trova  l'epigra- 
fe :  In  hoc  signo  vinces  j  le  lettere  gre- 
che XP  indicanti  il  monogramma  di  Gesù 
Cristo,  oltre  l'A  e  1*11.  L'Angeli  fa  l'enu- 
merazione degli  ordini  equestri  istituiti 


SPE  247 

da'Papi,  prima  di  Pio  IV,  comedi  s.  Spi- 
nto, di  Cristo,  di  s.  Giorgio,  de'ss.  Pie- 
tro e  Paolo,  di  s.  Giorgio  di  Ravenna; 
e  quelli  dopo  l'io  IV,  Laurclani,  di  Gesù 
e  Maria:  a'Ioro  articoli  se  ne  ponno  ve- 
dere gl'istitutori  e  l'epoche.  Prima  però 
di  venire  a  Pio  IV,  riporterò  alcune  no- 
zioni sui  cavalierati  aurenti  o  dello  spe- 
ro n  d'oro  conferiti  da'suoi  predecessori; 
oltreché  ricorderò  che  il  p.  Helyot  cita- 
lo, al  1  26G  riporta  l'istituzione  dell'ordi- 
ne dello  sperone  di  Carlo  I  d'Angiò  re 
di  Sicilia,  ch'egli  creava  i  cavalieri  nella 
cattedrale  di  Napoli  alla  presenza  della 
regina  e  dell'arcivescovo,  col  toccare  colla 
sua  spada  la  spalla  di  quello  che  voleva 
decorare  e  dicendo:  Iddio  tifacela  buon 
cavaliere,  dopo  avergli  l'arcivescovo  coi 
suoi  suffragane!  fatto  giurare  fedeltà  al 
re,  e  che  difenderebbe  le  dame  sì  vedo- 
ve che  maritate  e  gli  orfani  abbandona- 
ti, per  cause  giuste;  indi  7  damigelle  del- 
la regina  gli  cingevano  la  spada  al  fian- 
co, e  4  cavalieri  de'piìi  ragguardevoli  gli 
attaccavano  gli  sproni  dora ti.ec.Quest'or- 
dine  si  crede  istituito  da  Carlo  I  per  ri* 
compensare  i  gentiluomini  ch'eransi  di- 
chiarati per  lui  contro  Manfredi  o  l'avea- 
110  combattuto.  Narrai  nel  voi.  XXIV,  p. 
88,  col  Frizzi  storico  di  Ferrara, che  Pa- 
pa Urbano  V  nel  suo  ingresso  in  Roma 
nel  1  367,  ordinò  a  Nicolò  11  marchese  di 
Ferrara,che  in  onore  de'ss.  A  postoli  creas- 
se 1 1  cavalieri  a  sperone  d'oro,  e  l'eseguì 
sulla  porla  della  basilica  Vaticana.  Lessi 
in  un  mss.  antico,  che  Eugeuio  IV  del 
1 43  1  istituì  un  ordine  dello  speron  d'o- 
ro, ma  non  posso  provarlo.  Di  sopra  no- 
tai gli  ambasciatori  fiorentini  creati  ca- 
valieri della  milizia  aurata  da  Nicolò  V 
e  Innocenzo  Vili.  Apprendo  dal  Marini, 
Archiatri  t.i,p273,  che  Giulio  11  fece 
datario  Gozzadmi  bolognese,  e  per  le  sue 
premure  nominò  cavaliere  aurato  Ber- 
nardino suo  padre  a'G  gennaio  i5o6,  e  il 
maestro  delle  ceremonie  Paride  de  Gras- 
si*, nel  t.  20,  p.  1 38,  si  gloriò  di  non  aver 
voluto  regalia  consueta  sibi  debita  ad  re- 


248                   SPE  SPE 

spretimi  filt'i,el  patriaecommunis.Ti-ovo  vivente  Innocenzo  Vili,  la  fiicol  là  di  crea- 
ne! Bull-  Rom.  t.  3,  par.  3,  p-4  i  2  la  bolla  re  alcuni  cavalieri  e  conti  palatini,  ed  egli 
Suinmibonorum,t\eiG\ug\\oi5 1  ?,diLeo-  con  diploma  del  i  I2  i  ,di  cui  posseggo  co- 
neX,colla  quale  ampliò  i  privilegi  agli/^Z»-  pia  ed  emanato  in  Uoma,  dichiarò  tale 
brevialori  delle  lettere  apostoliche,  che  Stefano  de  Marcelli*  di  Cagli,  al  <pjale 
dichiarò tam  clerico^  quam  laico*  nobi-  impose  ubbidienza  all' allora  regnante 
Ics,  ac  sacri  Palatìi apostolici }  et  aulae  Carlo  V  e  suoi  successori,  Facendogli  giù- 
nostrae  Laleranensis  Cornile»  tt  Milite*,  rare  che  non  avrebbe  mai  olleso,  uè  fat- 
Di  più  gli  autorizzò  a  crearne  3.  Etqnod  todannoa'dominii  di  sua  casa  Gbo.Tro- 
quilibelexabbreviatoribiispraedictiseii-  vai  in  certe  memorie  che  Paolo  III  del 
srni,  et  aita  arma  per  nobiles,  et  mililes  1  534  approvòi  privilegi  della  milizia  au- 
de ferri  solila,  etiamper  Vrbem  libere  de-  rata:  siccome  vari  Pontefici  approvare- 
ferrct  et  tres  perenni  eligendo*  persona*  no  I'  ordine  Costantiniano  de'  Comnenì 
nobilitati*,  et  militari  tilulo  decora  re, ac  (da  loro  beneficati  con  ospitalità  in  Ro- 
nobdes  et  milite*  anrealos  creare,  et  fa-  ina,  da  Paolo  MI  con  pensione  di  i  oo  du- 
cere, eis  quia  insignia,  etarma  insilili-  cati  d'oro,  alla  quale  Giulio  III  aggi  un* 
libus  dari  solila  dare  alque  concedere,  se  una  casa  di  campagna,  come  i  prede* 
ac  eos  numero,  et  consortio  aliorum  no-  cessori  aveano  latto  magnificamente  con 
bilium,  et  militimi  aurealorimi  favorabi-  altri  rami  della  detronizzata  famiglia  im- 
literaggregare,ouiniaqiiealia,elsingula  penale,  cos'i  Pio  II,  PùoIo  II  e  Sisto  IV), 
in  simdibus  fieri  solita,  et  opportuna  fa-  fra'quali  Paolo  III,  potrebbe  essere  che 
cere, libere, et  licite  possit,  elvaleat.  Dun-  tale  conferma  riguardasse  tale  ordine;  né 
que  già  i  Papi  conferivano  l'ordine  dello  si  deve  ommellere  il  riflesso,  che  talvolta 
speron  d'oro,  e  lo  facevano  insignire  an-  i  Papi  hanno  conferiti  i  cavalierati  di  or- 
cora  da  altri;  e  se  autorizzavano  il  colle-  di  ni  da  loro  approvali,  senza  averli  isti- 
gio  degli  abbreviatoli  a  crearne,  nella  fa-  tuiti,  segnatamente  se  regolari,  come  lo- 
cilità  eccessiva  colla  quale  in  que'tempi  ro  immediatamente  soggetti.  Il  medesi- 
si  concedevano  i  pi  ìvilegi,  agevole  sareb-  mo  Paolo  III  elargì  amplissimi  privilegi 
beil  trovare  altre  simili  concessioni,  fatte  alla  citata  famiglia  nobilissima  e  sovra- 
a'primari  collegi  prelatizi,  leggendosi  gli  na  degli  Sforza,  col  breve Hinc est quod 
articoli  che  di  loro  scrissi.  Bisogna  ram-  IVos,  de'  <4  aprile  i  53c),  e  riportalo  da 
Dentarsi,  che  già  gì'  imperatori  creava-  Batti,  Della  famiglia  Sforza,  e  lo  leggo 
no  cavalieri  della  milizia  aurata,  e  valga  nel  Li,  p.  264,  co'motivi  pe'quali  il  Pa- 
per lutti  quanto  di  sopra  accennai,  mas-  pa  ne  insignì  tale  illustre  stirpe,  confer- 
ei me  di  Cailo  V, e  il  diploma  nel  1  5 16  e-  mali  poi  da  Giulio  III,  Gregorio  XIII  e 
manatoin  favore  dell'Ercolani;  i  cavalle-  Sisto V.Con  tale  pontificio  diploma  Paolo 
rida  lui  creati  nella  coronazione  nel  1  53o,  III  dichiarò  gli  Sforza  e  loro  discenden- 
che  fu  l'ultimo  esempio  quanto  alla  cir-  ti, accoliti, cappellani  e  notali  della  santa 
costanza  della  coronazione,  il  penultimo  Sede  con  l'uso  del  rocchetto,  ossia  prò- 
essendostatoquellodiFederico  Ill,quan-  tono  tari  apostolici,  conti  dell'aula  Late- 
do  nel  14^2  si  portò  a  ricevere  la  corona-  ranense  e  cavalieri  aurati,  aggregandoli 
zione  da  Nicolò  V,  dopo  la  qual  fìmzio-  alla  nobiltà  di  tutti  i  doruinii  della  s.  Se- 
ne e  secondo  il  consueto  formalmente  sul  de;  inoltre  li  facoltizzò  in  perpetuo  a  crear 
Ponte  s.  Angelo  creò  molti  cavalieri  au-  notari  e  protonotai  i,  cavalieii  della  mi- 
rati, come  rilevai  al  suo  luogo,  facendo  lizia  aurata  e  conti  palatini,  a  concedere 
altrettanto  quando  tornò  in  Uoma  sotto  le  lauree  delle  università,  a  legittimare 
Paolo  II. Quest'imperatore  nel  1492  con-  i  bastardi,  ce.  Ed  in  forza  di  tali  ampie 
cesse  ad  Arauiuo  Cibo  nipote  dell'alloro  concessioni,  i  duchi  Sforza,  inclusi  vamen- 


SPE  SPE                    a4g 

te  al  vivente  principe  il.  Lorenzo,  crea-  do  privativo  de' romani  Pontefici  e  de- 

rono  sino  al  1 84- 1  •  cavalieri  della  nuli-  gl'imperalorid'occidentarimarcachean- 

zia  amata  e  conti  palatini  del  s.  Palaz-  co  diversi  altri  sovrani  crearono  cavalie- 
zo  e  aula  Lateianense,  colla  tradizione  ri  dello  speron  d'oro, come  i  redi  Svezia, 
della  decorazione  equestre,  e  la  facoltà  d'Inghilterra  e  Polonia,  oltre  i  Comne- 
di  porre  la  corona  ne'propri  stemmi  gen-  ni  confermati  nel  loro  diritto  da  bolle  poo« 
tihzi,  con  diploma  die  spedivano  in  da-  tilicic  e  da  diplomi  imperiali,  ed  oltre  a 
ta  di  Genzauo  (/'.)  già  loro  feudo.  No-  qiie'pnncipi  di  rango  inferiore,  per  auto- 
terò  che  ho  veduto  qualche  diploma  im-  l'ita  pontificia  o  imperiale, inclusi  varnente 
peliate,  concesso  ad  alcuna  nobilissima  agli  Sforza- Cesarmi  chea  suo  tempoerea- 
fàmiglia,  di  creare  cavalieri  della  milizia  vano  cavalieri  dello  speron  d'oro  e  conti 
aurala,oraperò  tuttiahrogati.Nellostesso  palatini,  e  ne  dispensavano  la  croce;  né 
Bull.  Rom.  t.  4i  par.  i,  p.  279,  imparo  pretermise  il  privilegio  d'alcune  univer- 
dalla  bolla  Iìomamts  Pontifex,i\e'6  apri-  sita,  di  nominare  i  cavalieri  dello  speron 
lei  55  i,  gl'indulti  e  privilegi  concessi  da  d'oro  e  conti  palatini,  il  che  meglio  di- 
Giulio 111  ai  vescovi  assistenti  al  soglio,  chiarai  di  sopra  con  Del  Tuie.  Conclude 
a'  quali  accordò  I'  indulto  di  creare  no-  Angeli,  di  riconoscere  ne'Papi  il  diritto 
tari  e  militi  aurati.  Praeterea  quod  pa-  sempre  da  loro  conservato,  come  uno  dei 
Inarchi*,  archiepiscopi* }  et  episcopis,  ac  due  capi  di  quest'ordine  cavalleresco,  ma 
eoruni  cuilibei  'ìliliicset  Eque*  deaura-  non  seppe  dirci  chiaramente  l'orisi  ne  del- 
tos  odo  ,  ac  ad  instar  sacri  Palatii ,  et  la  derivazione  dal  Costantiniano,  per  cui 
aulae.  Lateranensis  comiium  ,quosciim-  convieu  conci  uderechc  propria  mente  s'i- 
quenolarios,etlabelionespublicos,acju-  gnora.  Venendo  a  parlare  di  Pio  IV,  con 
dices  ordinarios  extra  romana  ni  curiam  qualche  interesse  per  l'ordinede'cavalieri 
creandi,  et  instiluendi,  ac  eisdem  indi'  Pii'P'.)  da  lui  istituito  nel  1  5  jq,  riferisce 
tibits  solita  equilum  deauratornm  insi-  colMennenioe  Michieli,quantogià  ripor- 
gnia  concedi,  ipsosque  notano*,  et  la-  lai  a  tale  articolo,  che  essi  opinano  die 
belliones  de  notarialus,  et  (abdlionatns,  riformasse  l'ordine  de'cavalieri  aureatì 
et  j'udicatus  officiis  hu/usmodi  per  peti-  dello  speron  d'oro,  e  che  l'unisse  nell'or- 
nani,etcalainare,utmorisest,inveslien'  dine  de'cavalieri  pii,  con  moltissime  «ra- 
ffi. Negli  articoli  Paolo  IV,  Fedeli,  Co-  zie  e  prerogative,  come  di  cavalieri  dello 
IOMBA,  Lamcie  spezzate,  raccontai  come  speron  d'oro  e  conti  palatini,  con  nobil- 
quel  Papa  per  premiare  que' 1  20  romani  tà  ereditaria;  tutto  riportai  a  detto  ar- 
ch'eransigratuitamentee  senza  stipendio  ticolo,  qualificandoli  Placabili,  e  dicen- 
olferti  di  fare  vicendevolmente  la  guar-  do  col  Giustiniani  stesso  l'incertezza  del 
dia  permanente  alla  sua  persona,  egli  nel  fatto,  e  come  presto  terminarono,  sotto 
1 555  gì'  insigni  dell'  online  equestre,  o  altra  forma  e  col  nome  di  Piano  IP '.)  ri- 
dellosperond'orosecondoAngeli, per  l'in-  pi  istillali  nell'odierno  pontificalo  di  Pio 
combenza  di  vegliare  e  custodire  il  sovra-  7.Yecon  proprio  uniforme  :  questo  con- 
no ,  et  cruce  exornasse  calcar  aureum  siste  in  abito  corto  a  forma  di  montura, 
habenlej  onde  furono  detti  cavalieri  Fé-  di  panno  turchino  con  una  fila  di  bot- 
dcli  o  della  Fede,  e  della  Colomba,  e  da  toni  dorali,  e  con  colletto  e  paramani  di 
essi  derivò  la  guardia  palatina  delle  Lan-  panno  rosso  con  ricami  d'oro,  i  quali  so- 
cie  spezzate.  no  pure  nelle  patte  posteriori  e  in  mez- 
L'  Angeli ,  dopo  avere  ricordato  che  zo  alla  vita,  con  3  bottoni  dorali  per  ca- 
l'antichissinioordineaureatoeragiàstato  danna,  e  in  mezzo  di  essa,  l'estremità 
concesso  da  più.  Papi  e  con  facoltà  ad  al-  delle faldeavendoricamate4stelletled'o- 
tri  di  conferirlo*  e  divenuto  in  certo  ino-  ro,  con  bottoni  dorali;  spada  con  inani- 


25o  SI»  E  SPE 

co  ci i  madreperla  e  ornati  d'oro  e  fiocco  riusciva  di  mollo  decoro  e  splendore  alla 
eguale,spallinecon  piatti  d'argento  egra*  sua  persona,  nell'erigere  l'insigne  col  le- 
noni d'oro  sulla  spalla  destra,  e  senza  su  gio  (iv? cali le)  de' suoi  cavalieri  Pii,  de- 
ff  nella  della  sinistra,  con  stelletta  argen-  crete»  che  questi  ipso  jave  s'intendessero 
tea  sopra  il  sesto  de'piatti  d'ambedue;  i  aggregati  all'antichissimo  ordine  aurea* 
granonisonopujrealcappellomililaredel*  to.  Vi  fu  qualcuno  che  attribuì  a  s.  Pio 
la  forma  comune,  cioè  nella  cappiola  e  V  la  ripristinazione  ed  ampliazione  del- 
ne'fioccbetti,  orlato  di  galloncino  d'oro,  l'ordine  dello  speron  d'oro,  ma  non  pa- 
e  con  coccarda  pontificia;  calzoni  di  ca-  re.  Ora  compenderò  in  breve  quanto  al- 
s'unirò  bianchi  Lunghi  con  liste  di  gallo*  tra  dice  l'Angeli  di  analoghe  erudieioni. 
ne  d'oro  laterali  ;  cravatta  nera,  guanti  1  Papi  lo  conferivano  a  titolo  di  molto  o- 
bianchi,  e  stivaletti  di  pelle  nera.  I  ca-  nore  agli  ambasciatori  veneti,  come  pra- 
valieri  però  di  [."classe  o  grancroci,  sic-  ticarono  Innocenzo  XI  nel  1677,  Alessan- 
come  banno  il  grado  di  generale,  oltre  dio  VUIcon  Giovanni  Laudo, eCleraente 
la  fascia  e  quanto  dissi  al  citato  articolo,  XI  (il  quale  dichiarò  cavalieri  dello  spe- 
llano il  cappello  militare  da  generali  con  ron  d'oro  i  presidenti  dell  'accademia  dei- 
piuma  bianca,  e  gli  speroni  dorati.  Dal  le  belle  arti  di  Bologna)  con  Francesco 
figurino  del  cavaliere  di  7..'  classe  bavvi  Morosini  (la  funzione  pel  Ouodo  la  ri- 
un'indicazione  di  sperone,  per  indicare  portai  a  Cavaliei\e,  ove  ricordai  altresì 
ebe  gli  appai  tengono,  e  portando  quanto  quella  di  Corner  e  decorato  da  Innocen- 
superiormente  notai  del  capitano  degli  zo  XIII);  a'Ioro  Paggi,  riproducendo  il 
svizzeri  del  Papa, e  de'camei  ieri  dispada  breve  di  quelli  fatti  da  Benedetto  XIV, 
e  cappa  del  medesimo,  anche  per  le  spai-  Ex  Romani:  Te  Auratae  Mililiae  E- 
line,  i  granoni  delle  quali  sono  inerenti  qui  lem  t  et Aulae  Lateranensis  Comitvrn 
a'  gradi  d'  ulliziali  superiori,  e  perciò  si  tenorem  praeientiiun  facimus t  et  crei- 
ponno  considerar  tali  ancora  essi,  e  con  mus.  E  qui  avvertirò,  ebe  per  reclamo 
più  di  ragionei  cavalieri  dello  speron  d'o-  del  sovrano  ordine  Gcrosolinulano  (P' .), 
ro,  il  figurino  de'cpiali  li  rappresenta  con  la  croce  dello  speron  d'oro  fu  stabilita  di 
due  spalline  con  granoni  e  ambo  intie-  puro  oro  senza  smalto  bianco,  per  dilfe- 
re.  Il  berga masebi  pai  laudo  de'cavalieri  renziarla  dalla  gerosolimitana  ch'estuai- 
Pii  di  Pio  IV,  dice  invece  ebe  questo  Pa-  tata,  rimuovendo  pure  la  corona  d'oro 
pa  non  istituì  e  riformò  l'ordine  dello  ebe  erasi  introdotta  sopra  la  croce;  ma 
speron  d'oro,  come  pretesero  taluni,  ma  poi  o  per  abuso  o  per  pontificia  conni- 
ad  esso  aggregò  i  suoi  cavalieri  per  ac-  venza  ritornò  ad  essere  collo  smalto  e  si 
crescergli  lustro  e  decoro,  lo  die  fece  pu-  conservò  sino  alla  riforma  di  Gregorio 
re  Sisto  V  co'suoi  cavalieri  Laur etani;  XVI.  L'Angeli  descrive  la  croce  d'oro 
laonde  i  cavalieri  Pile  Laurelani,  ipso  a  8  punte  oltre  i  raggi,  secondo  la  sua 
fitre,  lo  furono  ancora  dello  speron  d'o-  l  .*  istituzione,  alla  foggia  di  quella  di  Mal* 
10,  ma  quelli  di  questo  ultimo  ordine  non  ta  (o  Gerosolimitana),  della  forma  pub- 
di  vennero  cavalieri  Pii  e  Laurelani.  Sog-  blicatada  Giustiniani,  Bergamaschi  eBo- 
ginnge  Angeli, ebeavendo  Paolo  IV  crea-  nanni;  ed  il  a .°  riferisce  che  i  Papi  conferi- 
to i  gentiluomini  di  sua  guardia  cavalle-  vano  a'Ioro  Paggi  la  croce  d'oro  anebe 
ri,  si  tenne  per  certo  che  lo  fossero  dello  smaltata  di  bianco,  come  quella  di  Mal- 
sperou  d'oro,  per  l'analogia  dell'uffizio  ta,  ma  con  un  filo  e  orlo  d'oro  che  or- 
dì servire  e  vegliare  alla  custodia  del  so-  nava  tutta  I'  estremità,  col  suo  speron- 
vrano,  secondo  lo  spirito  dell'istituzione  cino  pur  d'oro  pendente  nella  parte  in- 
dila milizia  aurata. Cliel'immediatosuc-  feri  ore,  ed  altra  [linamente  d'oro  senza 
cessore  Pio  IV,  vedendo  ebe  tale  ordine  smalto  come  fu  la  primiera  forma  a  tempo 


SPE  SPE  a5i 
di  Costantino!  Tale  varietà  non  piacque  scovi  assistenti  al  loglio,  ed  i  nunzi  boo* 
B  Benedetto  XIV,  il  quale  col  breve  A-  stolici,che  ne  potevano  creare  <S,  come  vi- 
poxtolicani  Praedeceasoruniyde;' jaelleta-  levasi  dal  breve  ci i  Benedetto  \  I V  de'  1 1 
brei  7  {lì.  ri  proti  otto  colla  croce  dall'Ali-  dicembre  i  7  43;  dal  quale  pure  si  appreu- 
geli,  determinò  la  figura  della  croce.eche  de,  ebe  non  siavi  differenza  alcuna  tra'ca- 
nella  segreteria  dei  brevi  sempre  ve  ne  velieri  creati  dal  Papa,  e  quelli  da 'detti 
fosse  il  modello  per  l'osservanza,  da  por-  cardinali  e  prelati  decorati.  L'Angeli,  con 
tarsi  dalla  parte  sinistra  dell'abito  con  Sansovino,  dice  die  i  cavalieri  ebe  por- 
nastro  di  seta  rosso  ponsò.  Aggiungel'An-  tano  collana  divengonoincontanenle  rio- 
geli,  ebe  non  avendo  i  cavalieri  dello  spe-  bili,  appena  eletti  cavalieri  (è  comune  o- 
ron  d'oro  alcuna  veste  particolare  o  lo-  pinione,  ebe  tutti  i  dichiarati  cavalieri 
ga,  come  altri  ordini,  vestono  giusta  il  ricevono  la  nobiltà  personale,  se  già  non 
costume  del  paese  ove  dimorano.  Bensì  l'hanno).  Dà  indi  qualche  cenno  sui  pri- 
poter  portare  la  collana  d'oro,  ed  ap-  vilegi  ed  esenzioni  godute  da' cavalieri, 
pesavi  la  croce  simile  col  suo  sperone,  e  ma  non  sembrami  necessario  riportarli, 
cingetela  spada  egli  speroni  d  oro  allac-  e  vi  supplirò  col  decretato  da  Gregorio 
ciati  ai  ta'lonij  come  viene  espresso  nei  XVI  eb'è  positivo.  Passa  ancora  a  ragio- 
diplomi  :  Tibtque  ut  torqueni  aureum ,  naie  sulla  Nohihà  e  sul  termine  Milite, 
ensetn,  et  mirala  calcarla  deferte  pos-  argomenti  già  da  me  svolti  a  quelli  eal- 
sis.  Osserva  die  l'ornamento  della  Col-  tri  analoghi  articoli,  sia  sul  gius  de'so- 
lana  (/'.)  d'oro  è  un  segno  di  nobiltà  e-  vrani  di  nobilitare  i  loro  sudditi,  sia  sul 
questre,  e  ebe  in  tutti  i  tempi  le  collane  cavalierato  a  cui  è  annessa  la  nobiltà  e 
fecero  pai  te  delle  ricompense  militari,  e  in  alcuni  anche  comunicabile  a'discen- 
ebe  tra  gli  assiri ,  egizi ,  medi  e  persiani  denti:  l'Angeli  la  chiama  generosa,  per- 
furono  simbolo  di  nobiltà  e  libertà,  e  ne-  che  la  suppone  colla  decorazione  sempre 
gli  ultimi  tempi  le  collane  divennero  fre-  degnamente  conferita  al  vero  mei  ito  e  al- 
gio  della  cavalleria  più  rinomata,  di  Ver-  la  virtù;  egli  però  volle  disconoscere  che 
se  da  quelle  onorifiche  con  simili  meda-  rari  sono  tali  casi,  e  die  per  lo  pili  le  de- 
glie e  ritratti  de' sovrani,  che  questi  di-  colazioni  ingegnosamente,  industriosa- 
spensano.  Crede  che  i  cavalieri,  benché  mente  e  anche  bassamente  si  provocano 
non  legati  da  voti  regolari, militandosolto  da  que'medesimi  che  ne  sono  insigniti; 
l'insegne  della  croce  e  degli  speroni,  sino  e  questo  solo  basterebbe  in  vece  per  e- 
dall'islituzione  sono  obbligati  di  servire  scinderli,  e  renderli  immeritevoli  di  con- 
il  Papa  e  l'imperatore,  da  cui  furono  de-  seguirle  :  taccio  poi  di  que' voraci  pesca- 
corali,  edi  prestarsi  ad  ogni  richiesta  delle  tori  e  cacciatori  di  croci  equestri,  e  che 
loro  sagre  persone ,  creandosi  previa  la  convertono  il  loro  petto  in  un  Calvario^ 
professione  di  feda  e  il  giuramento  sugli  ben  assai  diverso  da  quello  santificato  da 
evangeli  di  fedeltà  del  ricevente  l'onore,  Gesù  Cristo,  splendido  modello  d'  ogni 
con  ceremonie  dal  Papa  odalsuodele-  virtù  e  tipo  di  profonda  umiltà.  M'ap. 
gato;  e  ebe  il  Papa  non  crea  i  cavalieri  piglio  volontieri  alla  sentenza  ebe  l'An- 
solamente  come  principe  temporale,  die  geli  prese  dal  Dizionario  (storico)  porta- 
li a  insegne  e  prerogative  imperiali,  ma  lite  degli  ordini  (religiosi)  e  militari  (Ve- 
come  sommo  Pontefice  e  sovrano  degli  nezia  1790):  La  nascila  fa  il  gentiluo- 
ordini  militari  (regolari)  e  in  particolare  ino  j  la  virtù  sola  fa  il  cavaliere  !  Al- 
di questa  milizia,  per  derivazione  da  s.  trettanto  aderisco  e  intendo  fare  perle 
Silvestro  I.  I  delegati  pontificii  poi  esse-  altre  sentenze  appropriate  che  riporta, 
rei  cardinali  legati  che  per  facoltà  ne  crea-  insieme  a  quelli  che  nomina  di  basso  li- 
vano  io;  i  patriarchi,  arcivescovi  e  ve-  guaggio,  ma  discendenti  da'eomuni  pa 


ivi  S  P  E  S  P  E 
reali  Adamo  e  Eva,  i  quali  per  le  loro  tìi,  ma  per  considerabili  servigi  prestati 
magnanime  azioni,  ingegno  e  virtù  s'in-  alla  religiqne,  al  principe  e  allo  italo;  que- 
nalzarono  per  meriti  esclusivamente  per*  sta  dignità  dà  a  chiné  fregiato  privile* 
tonali  alle  più  subtimi  dignità  o  a  cele-  gi  e  diritti  che  non  hanno  i  nati  nobili 
brilà  ini  pei  Uni  a,  ch'é  invulnerabile  dalla  e  ancorché  titolali,  per  cui  il  grado  ono- 
b.issa  invidia  e.dalla  leggiera  gelosia.  E  rifìcodaquesti  ultimi  sovente  fu  ed  é  va- 
dice  bene,  che  la  sola  fatica,  lo  studio  delle  gheggiato;  ed  in  particolare  vuol  prova- 
arti  e  delle  lettere,  il  valore  ne'Ie  armi,  la  re  che  l'ordine  dello  speron  d'oro  accre- 
fina  prudenza,  l'esercizio  delle  virtù,  e  sce  lustro  alle  famiglie  già  nobili,  e  col 
ima  buona  morale  conducono  l'uomo  al  Bergamaschi  fa  la  giusta  distinzione  della 
seggio  della  distinzione  e  della  gloria.  E  dignità  dell'ordine  e  del  cavalierato  au* 
qui  gli  si  apre  il  campo  di  rammentare,  reato,  con  quelli  che  se  ne  resero  inde- 
coloro che  di  sì  bella  schiera  furono  gin-  gni  o  per  l'imprudente  e  prodigo  uso  che 
Stamente  fregiati  del  pontificio  e  itnpe-  ne  fecero  i  privilegiali  delegati  a  conce- 
rial  ordine  dello  speron  d'oro,  odi  altri  cleri  o,  pregiiidicandoloeavvilendolo.  Ap- 
parimene insigni,  né  volle  dimenticare  punto  questo  mosse  Pio  VI  I,  ciò  che  for- 
la  Poesia;  reudendo  onore  ai  Mecenati  se  ignorò  l'Angeli,  ad  abolire  i  conferi* 
che  con  avveduto  consiglio,  sieno  prin-  menti  de  cavalierati  dello  speron  d'oro 
cipi  o  ministri,  sanno  destare  I' ellicace  e  conti  palatini,  che  si  facevano  da'ear- 
enlusiasuio  e  la  feconda  emulazione,  con  dittali  e  prelati  per  indulti  pontificii,  to- 
ricompense  ed  onori,  equamente  distri-  gliendone  loro  il  privilegio  a  istanza  del 
buite,doppoiché  sebbene  convenga  che  la  cardinal  Consalvi  segretario  di  stato,  il 
virlìi  é  premio  a  se  stessa,  riflette  che  la  quale  rappresentò  al  Papa  l'eccessi  vonu- 
\irtù  senza  premio  sterilisce  la  semenza  mero  de'decorali  e  i  rilievi  degli  altri  so* 
degli  eroi,  celebrando  i  fasti  di  Costan-  vrani  che  non  intendevano  riconoscere  i 
tino  I  anche  come  Mecenate  de' virtuosi,  decorati  di  ordini  equestri,  se  non  conferi- 
delle  scienze  e  del  le  arti. Finalmente  l'Ali-  ti  im  mediatamente  da  Ila  sovranità.  Quan* 
geli,  tornando  a  ragionare  della  nobiltà  toal  privilegio  del  duca  Sforza  Cesarmi, 
che  proviene  all'insignito  del  cavaliera-  siccome  erasi  usato  con  eccedente  facili- 
to e  come  uno  de'privilegi  concessi  a'ca-  là  e  non  sempre  a' veramente  meritevo- 
valieri  dello  speron  d'oro,  riferisce  l'o-  li,  il  cardinale  chiamò  1'  intendente  ge- 
pinione  di  molti  e  particolarmente  giù-  nera  le  e  segretario  del  medesimo, Ratti,  e 
inconsulti,  che  sostengono  passare  a'figli  l'invitò  a  provocar  dal  duca  la  rinunzia 
la  nobiltà  di  quello  che  fu  decorato  della  del  suo  privilegio,  e  siccome  non  l'olteti* 
croce  equestre.  Arroge  al  suo  proponi-  ne  protestò  die  il  governo  pontificio  nou 
mento  l'operato  di  Pio  IV,  che  conce-  avrebbe  riconosciuto  i  da  lui  decorati,  e 
dendo  a'suoi  cavalieri  Piì  la  nobiltà  non  piuttosto  talvolta  con  nuovodiphjina  poti- 
meno  che  a'ioro  discendenti,  e  volendo  lificio  furono  alcuni  dichiarati  cavalieri 
maggiormente  onorarli,  decretò  che  ipso  dello  speron  d'oro;  qualche  altra  volta  i 
iure  s'intendessero  aggregali  all'antichis-  cardinali  segretari  di  stato  successivi  ver- 
gono ordine  a  n  reato,  ossia  dello  speron  bai  meo  le  abilitarono  i  decorati  a  far  uso 
d'oro;  ne  fa  discendere  la  conseguenza,  della  ricevuta  decorazione  con  qualche 
o  che  sapesse  che  l'ordine  aureato  pure  cautela,  finché  poi  il  disposto  di  Grego- 
godesse  tal  prerogativa,  o  che  iutendeva  rio  XVI  annullò  il  privilegio;  né  valse 
comunicargliela,  inflette  ancora,  che  la  all'  attuale  duca  il  rappresentare  che  la 
cavallenaonoraria  si  dà  altresì  da'sovrani  sua  eccelsa  famiglia  l'avea  ottenuto  a  li* 
per  guiderdone  al  merito  di  chi  si  segnalò,  loto  rimuneratorio,  le  singolari  beneine- 
«um  mcuo  per  rari  tuleuti  e  grandi  quali-  lenze  colla  s.  Sede  de'suoi  illustri  aule- 


SPE  SPE  a53 

nati,  ìì  poco  numero  delle  decorazioni  da  ilice  <ìi  volete  riportare  le  ceremonie  u- 

lui  cotiferite  a  persone  meritevoli  e  ilistm-  saie  da' Papi  gran  maestri  dell'ordine,  la 

le.  Gregorio  XV  I  In  a  ciò  costretto  dal-  collana  e  croce  dello  speron  d'oro,  ecci- 

le  rinnovate  rimostrante  de'sovreni,  che  tando  i  decorati  d'esser  pronti  a  fermio 

non  intendevano  riconocere  per  decorati  della  religione  cristiana,  al  modo  che  ve- 

die  i  fregiati  dal  Papa,  essendosi  dapper-  loce  palafreno  è  dagli  «proni  stimolato;  ed 

tutto  tolti  a' non  sovrani  sillatli  privile-  a  tal  effetto  intende  riprodurle  la  bolla 
gi.  Inoltre  Pio  VII  nel  1 8 1 4  separò  il  ti-  di  Paolo  IH,  la  quale  intima  a 'cavalieri 
tolo  e  giado  di  Conte  Palatino  da  quel<  gli  obbligi  che  corrono  alla  dignità  loro, 
lo  di  Cavaliere  Hello  Sperone  d'oro,  lo-  e  le  belle  azioni  gloriose  che  debbono  essi 
gliendo  la  loro  promiscuità, ed  ordinan-  praticare  colla  mano  e  col  senno.  Fa  co- 
do  che  d'allora  in  poi  si  sarebbero  con-  noscere  l'ossequio  che  si  deve  al  Papa,  e 
cessi  ciascuno  a  parte;  ma  i  titoli  di  conti  la  venerazione  alla  religione  cattolica. Che 
palatini  d'allora  in  poi  si  accordarono  con  l'ordine  non  essendo  (allora)  per  gradi 
parsimonia.  Le  Memorie  storiche  del  cav.  distinto,  tutti  coloro  che  ne  fanno  parte; 
Angeli  furono  ristampate,  quindi  i\\  im-  devono  tenersi  in  conto  di  fratelli,  e  pre- 
pressa in  Roma  la  3.' edizione  nel  i  84 1  dicarsi  figli  della  chiesa  cattolica,  e  di- 
con  questo  titolo:  /Memorie  .storiche  sul-  sposti  ad  ogni  momento  di  servire  il  suo 
l'antichità  ed  eccellenza  dell'ordine  Au-  Capo  visibile  da  cui  furono  fregiati  col- 
reato  ossia  dello  Speron  d'oro,scrilte  dal  Y  insegna  della  Croce;  e  perchè  si  pos- 
fu  cav.  Luigi  Angeli  imolese,  con  note  ed  sano  cingere  la  spada  con  abito  proprio, 
iinportantiaggiuntedelcav.  Pietro  Giac-  volere  riprodurre  l'antica  divisa  sempre 
chieri  capitano  aggiunto  nel  generale  co-  usata  da'eavalieri  aurea  ti  di  Lombardia. 
mando  delle  truppe  di  linea  ed  ausilia-  Pose  quindi  in  fronte  alle  Memorie  una 
rie  di  riserva.  Certamente  che  questa  e-  litografia  esprimente  s.  Silvestro  I  in  Ito- 
dizione,  per  quanto  dirò,  è  più  assai  im-  no  e  sotto  baldacchino,  vestito  pontificai- 
portante  dell'ai  tra;  peccato  che  ledei  men-  mente  colla  tiara  e  il  pallio,  in  alto  di  por- 
te si  ristampò  l'opera  dell'Angeli  senza  re  la  collana  d'oro  colla  croce  equestre 
farci  veruna  critica  avvertenza,  e  senza  e  suo  speroncino,  a  Costantino  1  divota- 
correggere  diversi  nomi  e  diverse  date  et-  mente  genuflesso,  con  corona  d'alloro  in, 
rate  nelle  precedenti  edizioni,  che  io  cor-  capo  e  scettro  nella  mano  destra.  Da  un 
ressi  senza  neppure  rimarcai  Io.  Incorniti-  lato  si  vede  il  Labaro  colle  sigle  S.  P.  Q.It. 
eia  il  cav.  Giacchieri,  decorato  di  que-  sovrastato  da  una  corona  che  racchiude 
st'ordine  equestre,  con  una  dedica  al  car-  il  monogramma  ^  e  sopra  di  esso  vi  è 
dinal  Luigi  Lambruschini  segretario  di  la  croce.  Produsse  dopo  le  Memorie  tVkuO" 
stato,  come  segretario  de' brevi,  per  cui  ve  prove  dell'  antichità  dell'ordine  au- 
da  lui  si  emanavano  i  diplomi  degli  ordì-  reato  e  della  sua  discendenza  da  Costan- 
ti! cavallereschi  (poi  dichiarato  da  Gre-  tino  I  Magno,  estratte  dal  libro:  In  epi- 
gorio  XVI  gran  cancelliere  degli  ordini  stolam  Scipionem  Mqffèi  marchionis  ad 
equestri  pontificii).  Segue  la  prefazione,  Gisbertum  Cuperum  de  fabula  ordini» 
nella  quale  il  cav.  Giacchieri  con  accon-  Constantiniani,  Tiguri  17  12;  accompa- 
cie  parole  rende  ragione  perchè  si  occu-  gnale  da  qualche  opportuna  riflessione, 
pò  della  riproduzione  delle  Memorie  del  Giàap.Giaveadichiaratol'ordineCWrttt- 
cav.  Angeli,  che  loda  in  uno  alla  sua  o-  ti  ni  ano  essere  una  diramazione  dell'ordì* 
pera,  e  perchè  l'ordine  andavasi  riven-  neaureato  istituito  da  Costantino  I  creati- 
dicando  dall'ingiurie  e  dallo  scadimento  do  5o  cavalieri  che  tenessero  là  custodia 
cui  fu  esposto  nel  principio  del  corrente  del  Labaro,  e  che  fregiò  della  croce  stessa 
secolo. Giustifica  le  onorifìceuze  equestri,  ch'egli  avea  voluto  ricevere  dalle  mani 


■  >  7  \                   S  P  E  S  P  E 
di  s.  Silvestro  I  dopo  la  di  lui  istituzio.  velieri  di  s.  Paolo  le  prerogative  di  qnel- 
•ie,nnchesostenendolocoH'assei  lodi  ni». r  li  dello  speron  d'oro,  perciò  dichiaran- 
Tok  Ili,  ArmamentarÙ  làstorico-legalts  doli  conti  palatini  dell'aula  concistoria- 
ordinum  cqtie.slriuni,et  mililariuni  in  co-  le  Lateranense,  notali  e  cavalieri  aureali. 
dices  tripartiti.  Che  l'ordine  aureato  non  Asserisce  inoltre  il  cav.  Giacchieri,  che  i 
devesi  confondere  col  Costantiniano,  ed  cavalieri  dello  speron  d'oro  aveano  sem- 
essere  stato  sempre  mantenuto  e  confe-  pie  vestito  un  ahito  di  costume,  di  colo- 
rito nella  corte  degl'imperatori  d'occi-  re  rosso  nelle  solennità,  il  quale  non  piti 
dente;  e  ch'esso  è  (piel  medesimo  che  si  essendo  io  uso  a'tempi  nostri,  ottennero 
com  parte  da' Papi  come  derivato  loro  da  da  Pio  VII  1'  uniforme  militare  del  co- 
s.  Silvestro  I,  che  approvò  l'istituzione  di  loie  stesso  dell'  antico  abito,  in  sequela 
Costantino  I,confermata  da'Papi  succes-  dell'  istanza  promossa  da  vari  cavalieri 
sori  col  titolo  d'ordine  aureato  dello  spe-  dell'ordine,  e  presentata  al  Papa  dal  mar- 
ron d'oro.  Pubblicò  poscia  1 1  ceremonia-  chese  conte  Giacomo  Concilia  di  s.  Da- 
ti estratti  dal  Diario  di  Cornelio  Firma-  niello  nel  Friuli,  nella  quale  esposero  : 
no  maestro  di  ceremonie,  ne'quali  si  leg-  Che  venendo  espresso  nel  hreve  ponlifi- 
gono  i  modi  tenuti  da  s.  Pio  V  nel  crea-  ciò  di  appartenere  essi  ad  una  milizia,  Te 
re  i  cavalieri  dello  speron  d'oro  nel  i  566.  auralae  noslrae  militine  cquitemj  ed  es- 
Da  essi  rilevasi  soltanto  le  seguenti  par-  sendo  loro  prescritto  dal  breve  stesso  di 
licolarità  che  desumo  da  tutti.  Il  Papa  o-  indossarne  l'insegne,  Quare  ut  insigniti 
gai  volta  ne  creava  diversi  ordinariamen-  ejua  ordinisi  riempe  tnrquem  aureum,et 
le  nella  camera  dell'udienza,  Dell' anti-  inserii, et nuraln calcaria geslare po^isj 
camera  o  nella  sua  camera,  e  sono  chia-  si  fosse  degnato  di  cambiar  l'antico  ahi- 
Diati  Jìlilites  .v.  Pelri,  Mililem  miratimi  to  in  altro  d'uso  moderno,  per  cui  Pio 
s.  Petti  ut  comunUer  dicitur  de  calcari-  V  1 1  con  rescritto  de'  1 6  febhraio  1 8o3  ap- 
bus  auralis.  Vi  assistevano  cardinali,  ve-  provò  il  nuovo  abito  proposto  da'  cav;i- 
scovi,  ambasciatori,  i  cubiculari  segreti,  Iteri  stessi,  e  permise  loro  d"  indossarlo, 
talora  il  maestro  di  camera  Alessandro  come  di  fatto  molti  cavalieri  speciahnen- 
Casalio  bolognese,  e  Io  scalco  Francesco  te  nel  regno  Lombardo  Veneto  ne  fanno 
de  Reoizodi  Paleocia,  olirei  testimoni,  uso.  Il  cav.  Giacchieri  riporta  il  figurino 
e  qualche  volta  il  capitano  della  guardia,  colorito  del  cavaliere  dell'ordine  equestre 
Un  vescovo  serviva  il  Papa  del  bino,  ed  militare  aureato  ossia  dello  speron  d'oro, 
il  sagrista  presentava  I'  aspersorio  e  so-  ove  si  vede  la  croce  smaltata;  ma  nello 
steneva  la  candela.  A  Milite  dissiche  i  schema  che  pure  inserì  essa  è  tutta  d'o- 
Papi  dichiaravano  quelli  che  inualzava-  io  collo  speronano;  avvertendo  però  che 
no  alla  dignità  regia,  Miles  s.  Pelrij  ed  Pio  VII  nel  i  806  mandòalsuddetto  prof. 
a  cavalieri  di  s.  Pietro^  oltre  quanto  ri-  Brera  delegato  in  Crema  nella  facoltà  me- 
guarda  1'  ordine,  notai  alcune  creazioni  dica,  3  croci  di  diverse  grandezze,  incro- 
di  cavalieri  di  s.  Pietro  fatte  dai  Papi  state  di  smalto  bianco,  collo  speronano 
in  tempi  anteriori.  Nella  bolla  Romanus  d'oro  all'inferiore  estremità  e  la  corona 
PontifeXydt'j  luglio  i  547»  riportala  dal  al  disopra.  Noterò,  che  le  decorazioni  an- 
cav.  Giacchieri,  Paolo  HI  concesse  am-  cora  che  conferiva  il  duca  Cesarmi, avea- 
plissime  onorificenze  e  privilegi  al  colle-  no  tutte  Ie8  punte  e  da  ambo  le  parti  di 
gio  de'militi  e  cavalieri  di  s.  Paolo(P'.)  smalto  bianco,  di  tutto  oro  essendo  i  4 
da  lui  istituito.  In  questa  bolla,  sottoscrit-  raggi  e  lo  speronano,  nonché  la  corona 
ta  da  7.1  cardinali,  si  riportano  i  privile-      da  cui  pendeva  la  croce,  oltre  il  nastro 
gi  e  gli  emolumenti  che  indicai  nel  cita*      rosso  di  seta  ondata.  Ecco  la  descrizio- 
to  ai  ticolo,  e  come  il  Papa  attribuì  a'ca-  ne  del  figurino.  Uniforme  di  panno  scar- 


SPE 
latlo  a  due  petti,  con  due  fila  di  bottoni 
concavi  dorati  di  gcadaunaparalleleequi* 
datanti;  colletto  tagliato  a  cuore,  paro- 

mano  tondo,  e  filettatura,  tutto  di  panno 
verdi;  drago  ricamato  in  oro  con  una  mu- 
da di  li  onde  d'olivo;  patte  orizzonta  li  su  Ila 
vita  con  3  bottoni  cadauna.  Nel  da  piedi 
delle  falde  un  trofeo  militare  parimenti 
ricamato  in  oro. Calzoni  di  Casimiro  bian- 
co con  liste  laterali  d'un  gallone  d'  oro 
largo  i  oucie.  Cappello  militare  guarni- 
to di  piuma  bianca  all'intorno,  cappiola 
ili  \  fila  di  granoni  d'oro,  coccarda  pon- 
tificia e  fiocchetti  di  canutiglia  pine  d'o- 
ro. Spada  dorata  con  manico  di  madre- 
perla, avente  nella  coccia  della  guardia 
una  stella  d'argento,  formante  I'  ordine 
suindicato;  dragona  di  canutiglia  simileai 
fiocchi  del  cappello.  Spalline  di  canuti- 
glia d'oro  lustre,  .sciolte  e  piccole  alla  fog- 
gia piemontese  con  piallo  di  metallo  a 
squama  dorato,  e  il  sesto  ili  detto  piatto 
con  istella  d  argento  come  sopra.  Collana 
d'oro,appeso  alia  quale  l'ordine  dello  spe- 
rone d'oro  a  seconda  ilei  ricordato  sche- 
ma. Stivaletti  di  pelle  nera  con  speroni 
d'oro  a'talloni,  portaspada  di  pelle  verni- 
ciata nera;guanti  bianchi  e  cravatta  nera. 
Ordine  equestre  e  pontificio  di  s.  Sil- 
vestro 1  Pana.  L'antichissimo  e  nobilis- 
simo ordine  della  Milizia  aureola  dello 
Sperandolo  richiamò  la  provvida  e  par- 
ticolare attenzione  del  Papa  Gregorio 
XVI.  Questi  ad  esempio  di  altri  ordini 
cavallereschi,  che  decaduti  dal  primiero 
splendore,  furono  da'suoi  predecessori  o 
da  altri  sovrani  riordinati  echiamati  con 
altro  nome  e  titolo,  restituì  questo  dello 
speron  d'oro  all'antico  lustro  e  rinoman- 
za, rendendolo  vieppiù  splendido  col  no- 
me del  gran  Pontefice  s.  Silvestro  I,  per 
l'opinione  che  si  ha  da  molti  scrittori  di 
averlo  approvato  e  di  averne  insignito  lo 
slesso  fondatore  Costantino  I.  Conservò 
all'ordine  di  s.  Silvestro  1  gli  antichi  di- 
ritti e  privilegi  dell'aureatoe  fino  allora 
godutijStabilendolo  in  due  classi,  di  com- 
mendatori e  di  cavalieri j  formando  la 


SPE  ?.77 

croce  di  decorazione  corrispondente  al- 
l'antico schema  0  insegna  e  al  titolo  va- 
rialo ali  onliue,e  disponendo  che  la  vreb- 
fiero  conferito  soltanto  egli  e  i  Papi  suoi 
successori,  vietando  a  chiunque  altro  di 
concederlo,  ed  a  tale  elletto  ne  afirogò  i 
privilegi  che  a  ciò  gli  abilitavano.  Grego- 
rioXVl  con  questa  disposizione  ebbe  pre- 
cipuamente in  mira  di  largire  col  l'ordi- 
ne ila  lui  rinnovalo  e  reso  più  onorifico, 
un  premio  degno  a  tutti  coloro,  che  di- 
stingueva nsi  nella  religione,  nelle  lettere, 
nelle  scienze,  neìlearti, negl'impieghi,  ed 
in  ogni  maniera  di  virtù,  a'quali  princi- 
palmente intese  rivolgere  la  sua  pontifi- 
cia e  sovrana  munificenza.  Pertanto  coi 
tipi  di  Roma  e  della  tipografia  della  ca- 
mera apostolica,  nel  i  84 1  fece  pubblica- 
re: Sane tiss imi  Domini  Nostri  Gregorii 
divina  providentia  Papae  \/J,Lilterae 
apostolicae  quibus  nonnulla  de  Equestri 
Auratae  lì  li  litiae 'ordine  deccrnuiilur.lu- 
comincia  colle  parole,  Cutn  hominum 
meiitcs,  e  con  traduzione  italiana  si  leg- 
ge nel  n."i)G  de\ Diario  diRoma(ìe\  1  8q.  t , 
chequi  riproduco.»  Gregorius  PP.  XlyI, 
Ad  perpetuata  rei  memoriam.  Siccome 
non  avvi  mezzo  più  opportuno  per  sti- 
molarceli eccitare  le  menti  e  gli  animi  di 
ciascuno  a  seguire  con  vero  impegno  la 
viriti,  e  ad  intraprendere  e  compiere  a- 
zioni  generose, quanto  l'impulso  della  re- 
ligione, gli  stimoli  della  gloria  ed  i  premi 
di  lode  e  di  onore;  così  i  romani  Pontefi- 
ci grandemente  sollecili  del  bene  e  della 
felicità  della  cristiana  e  civile  repubbli- 
ca, per  ispronare  gli  uomini  a  battere  le 
viedella  pietà  e  della  vii  lù, con  provvido 
e  sapiente  consiglio  divisarono  istituire 
gli  ordini  equestri,  e  con  la  suprema  loro 
autorità  confermare  quelli  già  istituiti, 
restituirli  alla  primiera  rinomanza,  e  di 
amplissimi  privilegi  eziandio  arricchirli. 
In  fatti  d'  assai  conviene  a  colui  che  per 
divina  disposizione  siede  sulla  Cattedra 
sublime  del  Principe  degli  Apostoli,  por- 
re tolta  l'opera  sua,  perchè  gli  uomini  in- 
fiammati ancora  e  mossi  vieppiù  a  meri- 


^56                    SPE  SPE 
tare  lodi  ed  onori,  imprendano  in  parli-  doprino  di  rendersi  per  le  azioni  loro  In- 
coiar modo  a  praticare  e  ad  avanzare  la  Demeriti  del  catlolicismo,  della  società  e 
religione,  la  pietà,  la  giustizia.ed  ogni  ma*  della  Sede  apostolica,  giudicammo  som- 
merà di  virtuosi  applichino  utilmente  iil-  inamente    opportuno   provvedere,    per 
le  lettere,  alle  scienze,  alle  arti  liberali,  qnautoèda  noi,alio  splendore  di  quell'or* 
e  pongano  ogni  sforzo  per  occuparsi  iti  dine,  allineile  gli  uomini  di  tali  egregie 
luttociò ebe alla  cattolica  religione,  alla  doti  adornati,  riportino  un  premio  degno 
civile  società  può  essere  di  grande  orna-  del  merito,  e  i  loro  desiderii  ad  illustri 
mento,  vantaggio  e  sostegno.  Niunoper  azioni  sempre  più  si  dirigano.  Laonde  io 
Verità  ignora, fra  gli  ordini  equestri  quello  forza  delle  presenti  con  la  nostra  aposto- 
dello  Sperone  d'oro,  e  per  antichità  d'o-  lica  autorità  perpetuamente  Stabiliamo 
iigine,e  per  celebrità  di  fondazione,  e  per  e  vogliamo,  che  in  avvenire  l'ordine  me- 
copia  d'onore  primieramente  risplende*  desiino  ritenendo  l'antico  nomedelloiS/je- 
re.  Imperocché,  a  relazione  di  piùscrit-  ron  d'oro  a  motivo  dell'antica  sua  ori- 
tori  di  non  mediocre  autorità,  nacque  ghie,  sia  composto  di  due  classi;  cioè  di 
opinione  che  da  Costantino  Magno  per  commendatori  edi  cavalieri:  che  tutti  u- 
quell'insigue  miracolo  della  Croce  di  vi-  sino  le  primiere  insegne  (le  primiere  in- 
dissima luce  folgoreggiante,  veduta  nel  segne  che  eubero  i  commendatori  e  i  ca- 
cielo,  e  per  la  famosissima  vittoria  indi  valieri  dello  speron  d'oro  di  nuova  rifor- 
riportata  sull'empio  tiranno  Massenzio,  ma,  sono  l'uniforme  simile  al  figurino 
quell'ordine  ne  prendesse  origine;  che  da  suddescritto,  la  spada  dorata  e  gli  sproni 
s.  Silvestro  I  Pontefice  predecessore  no-  d'oro,  ma  dovettero  gli  uni  e  gli  altri  va- 
sti o  fosse  approvato,  e  che  da  lui  mede-  riai  e  il  colore  del  nastro,  cioè  di  seta  on- 
simodell'insegne  diquell'ordine  Coslan-  data  rosso  e  nero,  comeancora  il  modo 
tino  stesso  venisse  fregialo.  D'onde  av-  di  portare  la  croce  al  modo  che  prescri- 
venne  che  negli  antichi  tempi  principal-  ve  questo  breve)  e  godano  di  que'diritti 
mente  quell'ordine  equestre  da' romani  e  privilegi  che  finora  goderono  i  cavalie- 
Pontefici  e  da'  principi  fosse  tenuto  in  ri  dell'ordine  stesso,  escluse  però  le  ficol» 
grandissima  onoranza, e  che  delle  sue  in-  tà  che  dal  concilio  di  Trento  si  tolsero  (i 
segneragguardevolissimi  personaggijdel-  privilegi  poi  mantenuti  tanto  agli  aliti- 
la cristianità  singolarmente  benemeriti,  chi  cavalieri,  decorati  con  hreve  aposto- 
da'medesimi  romani  Pontefici  si  fregias-  lieo,  quanto  a'nuovi  riformati, restarono 
sero.  Ma  per  le  vicende  delle  cose  urna-  in  vigorequegli  stessi  espressi  nella  ricor- 
ne,  e  per  lo  volgere  de'lempi  conoscendo  data  bolla  di  Paolo  III,  vale  a  dire  i  coro- 
quest'insigne  ordine  essere  decaduto  dal-  patibili  alle  attuali  circostanze  e  legisla- 
l'aulico  splendore  di  dignità  e  dal  pregio  zioni,  esclusi  gli  aboliti  dopo  tal  Papa  da 
cui  era  salito,noi  seguendogli  esempi  de-  detto  concilio).  Ordiniamo  poi  che  por- 
gli altri  Pontefici  nostri  predecessori,ab-  tino  la  croce  d'oro  nel  modo  e  della  for- 
biamo stabilito  richiamarlo  al  primiero  ma  da  Benedetto  XIV,  predecessore  no- 
lustro,  e  a  maggior  onore  innalzarlo.  E  stro  di  sa.  me.,  prescritta  nelle  sue  let- 
poichè  a  lalordiue  si  dovranno  soltauto  tere  apostoliche  a  queste  simili  pubblica- 
ascrivere  coloro,  che  oltre  la  specchiata  te  su  di  ciò  a'7  settembre  1  746;  ma  la  ero- 
onestà  e  probità,  sieno  accesi  di  zelo  per  ce  stessa,  d'ora  in  poi  avrà  nel  mezzo  del- 
la cattolica  religione,  0  per  scienza  delle  lo  smalto  bianco  (il  quale  riempie  le  8 
umane  lettere  e  delle  severe  discipline, o  punte)  l'effigie  di  s.  Silvestro  I  Papa  (eoa 
per  la  perizia  delle  arti  liberali  distinti, 0  l'iscrizione:  Sane.  Silvesler  P.  M.  intor- 
esercitando  con  vera  integrità  ufiìzi  sagri,  no  al  ritratto  ornato  della  tiara,  e  su  fon- 
civili  e  militari,  con  generosi  sforzi  si  a-  do  d'oro,  nieutre  l'immagine  d'oro  è  su 


SI' E  SPE                   2I7 

fondo  turchino:  questo  è  pure  nel  ton-  le  antiche  insegne  (le  antiche  insegne  che 
(lino  del  rovescio  della  crOCe,ed  ha  in  oro  potranno  portare  gli  antichi  cavalieri  del- 
l'anno MDCCCXLT,  e  nel  giro  e  su  fondo  l'ordine,  cioè  quelli  che  già  si  trovavano 
d'oro, com'è  tutto  il  resto  della  croce  da  nominali  con  brevi  apostolici,  sono:  la 
questo  lato,  si  legge  l'epigrafi':  Gregoriut  sopraddetta  uniforme,  la  spada,  gli  spro- 
A/  7  Bestituit)i  e  dovrà  appendersi  con  ni  d'oro  a'talloni  e  la  collana  d'oro,  con 
nastro  di  seta  a  liste  rosse  e  nere,  rosse  appesa  la  croce  prescritta  da  benedetto 
a'iembi  (cioè  tra  3  liste  rosse  e  a  nere).  E  XIV,  sebbene  ripeto  non  si  osservò  es.it- 
pcrchè  i  commendatori  da'cavalieri  ai  di-  tamente,  e  si  ripristinò  l'uso  delle  croci 
stinguano,  ordiniamo  che  i  primi  porti-  tutte  smaltate  in  bianco;  la  quale  croce 
no  ima  tal  croce  granile  pendente  dal  col-  potè  continuarsi  a  portare  al  collo  come 
lo  col  nastro  descritto  (ma  proporziona-  per  lo  innanzi  appesa  a  un  nastro  rosso, 
temente  più  largo);  i  secondi  poi  una  ero-  tenendo  questo  luogo  della  collana:  do- 
ce  piìi  piccola  (quasi  grande  quanto  l'an-  pò  questa  disposiz.one  di  Gregorio  XVI, 
tica)  al  petto  nella  parte  sinistra  del  ve-  non  pochi  antichi  cavalieri  preferirono 
stimento, col  nastro  mctlesimoalla  conni-  ritenere  l'antica  croce,  sia  per  la  forma, 
ne  foggia  de  cavalieri.  Per  rimuovere  in-  comepelmodo  di  portarla  aguisa  di  com- 
oltre  qualunque  differenza  che  nel  por-  mendatori, perciò  non  invocarono  Iaconi- 
tare  siffatta  insegna  potrehhe  accadere,  mutazione  col  nuovo  ordine).  Quindi  di- 
abbiamo ordinato  l'impressione  dell'una  chiariamo,  che  tutti  gli  altri  in  qualun- 
e  dell'altra  croce  da  consegnarsi  col  di-  que  altro  modo  a  quello  ascritti,  d'oggi 
pioni  a  a 'no  velli  cavalieri.  E  poiché  ilgra-  in  poi  non  possano  in  alcun  conto  appar- 
do  d'onore  e  di  dignità  tanto  più  risplen-  tenervi, e  perciò  li  giudichiamo  decaduti 
de,  quanto  minore  è  il  numero  di  coloro  da  qualsivoglia  privilegio  di  portare  pur 
a'quali  si  conferisce,  con  la  nostra  auto-  anche  le  antiche  insegne  dell'ordine.  Fi- 
nta ordiniamo  che  di  centocinquanta  sia  naluieute  perchè,  e  adesso  e  in  progres- 
il numero  de'commendatori,  di  trecento  so  di  tempo,  niuno  a  tal  onore  possa  ve- 
quello  de'cavalieri.  Tale  prescrizione  in  nirammesso,senon  se  coloro  che  lo  con- 
cntramhele  classiintendiamosolo  pe'no-  seguiscono  con  apostolico  diploma;  con 
stri  sudditi,  imperocché  sarà  sempre  in  la  pienezza  della  nostra  autorità  aposto- 
aibitrio  nostro  e  de'nostri  successori,  ol-  lica,  ed  in  forza  delle  presenti,  togliamo 
tre  questo  numero,  aggregare  all'una  e  affatto  a  chiunque  di  qualsivoglia  ordine, 
all'  altra  classe  anche  i  sudditi  di  estere  grado  e  condizione,  il  privilegio  di  con- 
nazioni. Inoltre  per  mantenere  sempre  co-  cederlo,  quantunque  avessero  ottenuto  il 
stante  questa  nostra  disposizione,  e  per-  privilegio  stesso  da'romani  Pontefici  no- 
che  in  niuu  tempo  mai  non  si  cangi,  or-  stri  predecessori  per  mezzo  di  lettere  a- 
diniamoche  il  gran  cancelliere  dell'ordì-  postoliche  e  particolari  costituzioni,  de- 
ue  sia  il  cardinal  segretario  de  brevi,pres-  rogando  espressamente  a  tale  effetto  in 
so  il  quale  diligentemente  sì  conserverai!'  ogni  parte  alle  bolle  del  Pontefice  Paolo 
no  i  nomi  de'cavalieri,  il  grado,  il  giorno  111  ili  fé.  me.  riguardanti  un  tal  privile- 
dell'ammissione  e  il  numero. Siccome  poi  gio,  e  date  ili  4  aprilei53g;  e  di  nuovo, 
ben  sappiamo,  che  moltissimi  ne'tempi  come  si  asserisce,  confermate  da  succes- 
decorsi  vi  furono  aggregatici  conserva-  sori  Giulio  111,  Gregorio  XI II, e  Sisto  V 
re  il  lustro  dell'ordine  stesso  decretiamo,  di  rie.  me.,  e  ad  altre  qualunque  es-e  sie- 
che  quelli  soltanto  debbano  tenersi  cava-  no,  dichiarando  ancora  e  ordinando  che 
lieri  di  quest'ordine, i  quali  con  simile  di-  questeinavvenirc  non  abbianoalcun  va- 
ploma  pontificio  in  esso  furono  aggrega-  lore.  Ed  affinchè  possano  con  certezza 
ti,  e  eh'  essi  soltanto  potranno  portarne  conoscersi  tutti  quelli  che  con  pontificia 
vol.  lxviii.  i  7 


27S  spe  spe 

concessione  un  tal  onore  già  conseguirò-  ore  rilelti,e  ne'qnali  si  posero  pure  n  di- 
no,  vogliamo  che  nel  lerminedi  8  mesi  co  sannita  le  Memorie  storiche  del  ca?.  An- 
loroi  quali  dimorano  in  Roma  esibiscano  geli.  Le  dichiararono  poco  critiche,  e  me- 
il  loro  diploma  alla  Segreteria  de'brevi;  no  ordinate  le  sue  fallaci  pretensioni,  ina 
quelli  poi  che  si  trovano  nello  stato  pon-  piene  di  non  ispregievoli  notizie,  sufli- 
tifìcio, siano  obbligali  di  mostrarlo  al  prò-  cientemente  avendo  riportato  e  discusso 
prio  vescovo  o  ordinario.  Noi  speliamo  i  pareri  eie  questioni  siili  origine  del l. or- 
certamente  ,  che  questa  nuova  riforma  dine;  riconobbero  che  l'ordine  dello  spe- 
dello  S|)cron  d'oro,  novello  lustro  accie-  roti  d'oro  fu  sempre  diverso  e  distinto  dal 
sca  a  quest'ordine,  e  conseguisca  il  Ina-  Costantiniano  di  s. Giorgio, come  lo  fu  la 
malo  (ine:  e  che  lutti  coloro,  i  quali  per  decorazione;  protestarono  essere  impos- 
breve  già  furonoaggregati  all'ordine  sles-  sibilo,  arduo  e  rischiato  il  provare  stori- 
so  o  verranno  in  appresso  aggregali,  cor-  camente,  fra  tante  osservazioni  e  docu- 
risponderanno  pienamente  a'uoslri  voli,  menti  prò  et  contrae  certezza  e  l'ideoti- 
e  nulla  lascieranno  inlentato  con  illustri  tàdi  sua  vetusta  origine,  mentre  ciò  non 
azioni  per  rendersi  benemeriti  della  cat-  è  necessario  allo  splendore  e  dignità  im- 
tolica  fede,  della  cattedra  di  s.  Pietro  e  memorabile  di  sì  celebratissimo ordine. 
della  civile  repubblica.  Cos'i  stabiliamo,  lo  non  intendo  adombrarlo  e  combat- 
ordiniamo,  vogliamo,  prescriviamo,  ec.  terne  il  primato  di  precedenza  che  gli  si 
non  ostante  le  lettere  apostoliche  de'no-  vuole  da  alcuni  assegnare,  suH'anterio- 
slri  predecessori,  ec.  che  espressamente  rità  dell'istituzione  e  come  il  più  antico, 
deroghiamOjSiccomeallealtretultedegne  masoloperistorica  verità  e  doverosa  ini- 
ancora  di  espressa  ed  individuale  men-  parzialità  con  pena  dissi  qualche  parola 
zionee  deroga  che  facessero  in  contrario,  dubitativa  e  critica,  sebbene  contro  il  mio 
Dato  in  Roma  presso  s.  Pietro  sotto  l'a-  amor  proprio  e  genialità,  poiché  tengo 
nello  del  Pescatore  il  dì  3  i  ottobre  i  84 1  a  gloria  di  appartenervi  e  godere  le  inse- 
nell'anno xt  del  nostro  pontificato.  A.  C.  gne  d'ambo  gli  ordini,  sì  dell'antico  che 
Lambruschini".  11  cav.  Giacchieri  per-  dell'odierno,  olire  altre  riverenti  alfezio- 
tanto  pubblici)  X Appendice  all'opuscolo  ni  e  pel  riportato  nel  voi.  XLl  V,  p.  1  43, 
intitolalo,  Memorie  storiche  sull'ordine  ripetendo  qui  le  venerande  parole  diGre- 
Aureato  ossia  dello Speron  d'oro.  Con-  gorio  XVI:  Ninno  per  velila  ignora, fra 
tiene  quest'appendice  il  testo  latino  della  gli  ordini  equestri  quello  dello  Speron 
riportata  lettera  apostolica,  colla  versio-  d'oro, e  per  antichità  d'origine,  e  per  ce- 
ne  italiana  desunta  dal  citato  Diario,  due  lei  rità  di fondazione  ,eprr  copia  d'onore 
noteche  ho  tenuto  presenti  tra  quelloche  primieramente  risplendere.  Anzi  per  ul- 
bo  posto  tra  parentesi  nel  breve, e  losche-  timo  dirò,  che  in  diversi  articoli  riportai 
ma  stabilito  per  la  nuova  decorazionedel-  antichissimi  e  rimoti  esempi  delle  crea- 
I' aureata  milizia.  Di  quesl'  Appendice  zioni  fatte  da'Papi  di  militi  di  s.  Pietro, 
tende  ragione  il  n.°  3  ilei  Diario  di  Ro-  che  secondo  il  ricordato  ceremoniereFir- 
via  del  1842.  La  riforma  della  milizia  mano,  equivalevano  .'/cavalieri  aureati; 
aureata  eil  ripristinamentodel  suo  splen-  e  qui  rammenterò,  che  s.  Gregorio  VII 
(loie,  come  insigne  onorificenza, riuscì  e-  vi  feceRoberto  Guiscardo  nel  1  080  quan- 
datante,  fu  applaudita  e  qualificata  ra-  do  l'investì  della  Puglia,  Calabria  e  Si- 
gionevole,  anche da'pubblici  giornali  non  ciba;  e  che  Innocenzo  II  neh  i3g  prati- 
menu  d'Italia,  che  di  Francia,  Germania  co  altrettanto  con  Ruggero  i  quando  Io 
ed  altre  nazioni,  con  bellissimi,  sensati  ed  elevò  al  regno  di  Sicilia.  Ricavo  dal  I5or- 
eruditi  articoli,  di  lode  e  di  giustificazio-  già,  Breve  istoria  del  dominio  tempora- 
ne  all'operato  di  Gregorio  XVI,  da  me  le  dellaSede  apostolica^.  1  3G,chcs.Gre- 


SPE 
gorio  VII:  Postmodum  verojani  assttm- 
ptum  (Roberto  Guiscardo)  in  specialem 
/>.  Pttri  mililemj  ed  a  p.i  i<)  che  il  gra- 
do di  militi*  di  s.  Pietro  si  conferiva,  co- 
me già  notai,  a  que'personaggi  che  si  as- 
sumevano da'  Papi  alla  dignità  regia  e 
coronavano.  Ko  igitur  sic  accinclo  elb. 
Pelli  mìlite  mirabililer  facto,  subsequen- 
ter  Apostolicxis  de  altari  diadema  sumit, 
ci  ponti  in  capile  regi  coronandi  et  ait, 
accipe  signumtelc.  Così  fu  praticato  con 
Roberto  il  Saggio,  quando  da  definen- 
te V  venne  neh3of),  colla  moglie  San- 
cia, unto  e  coronalo  re  ili  Sicilia  in  Avi- 
gnone. 

SPETTACOLO,  Ludicrum,  Ludus, 
Aiutiti*  j  Speclaculum,  Propriamente 
Giuoco  (F.)o  Fata  (/*.)  rappresentata 
pubblicamente  ,  come  giostra  e  Tornei 
(A*.),  Caccia  (/'.)  e  simili,  il  Carnevale 
(/\),equellealtre  rappresentanze  nazio- 
nali o  parziali,  che  nari-ai  a'Iuogfai  loro  e 
ove  si  celebrarono  o  celebrano.  Nel  lin- 
guaggio comune  per  spettacoli  s'intendo- 
no tutti  i  divertimenti  diesi  dannoal  pub- 
blico, immaginati  per  piacere,  per  procu- 
rar diletto,  e  per  eccitar  l'attenzione  e 
commuovere  l'animo  degli  spettatori,  ed 
ancora  per  solennizzare  qualche  lieto  e 
memorabile  avvenimento;  e  più  partico- 
larmente le  rappresentazioni  del  Teatro 
(/'.),  opere  in  musica,  commedie,  tra  gè - 
die,balli  ec.  de'nosti  i  giorni.  Gli  spettaco- 
li degli  antichi  erano  in  relazione  colla 
religione, e  non  aveano  luogo  senonchè 
ne  Alesi  e  Giorni  (/'.)  festivi  consagrati 
agliDei  e  agli  Eroi  in  onore  de'quali  quel- 
le feste  si  celebravano.  Tra'popoli  anti- 
chi si  distinsero  negli  spettacoli  i  greci  e 
i  romani,  anche  de' Funerali  (f '.)  e  per 
onorare  la  Scpoltur7(F.){\e«i-aiH\\tcotne 
fecero  altri  popoli.  La  Grecia  (/".)  avea 
4  spettaci  ili  generali  che  si  eseguivano  in 
alcune  vaste  pianure  presso  le  città  di  O- 
limpia,  di  Delfo,  di  Corinto,  di  Nemea: 
per  questo  nominaronsi  qne'  giuochi  o- 
limptei,  pitici  o  pizii  per  riguardo  all'o- 
racolo diDclfo/ibtmii  per  indicare  l'istmo 


SPE  ?.u, 

di  Corinto,  e  nemei.  Vedovatisi  in  quelle 
feste1  corse  a  piedi,  a  cavallo  e  co' carri; 
combattimenti  o  gare  di  poeti,  di  musici, 
ec.  Ciascuna  città  della  Grecia,  tranne  la 
grave  e  saggia  Spinta,  avea  altresì  i  suoi 
particolari  spettacoli  pubblici,  compo- 
sti degli  stessi  ed  altri  esercizi.  Si  cre- 
dono presso  i  grechi  o  gli  etruschi  origi- 
u  iti  i  giuochi  scenici  e  le  rappresentazio- 
ni teatrali;  ed  agli  ateniesi  massimamen  - 
te  andò  debitrice  la  Grecia  dì  quel  gra- 
do di  perfezione,  al  quale  fu  portato  in 
appresso  il  teatro  greco.  A  Sparta  non  si 
rappresentavano  mai  uè  commedie  ,  nò 
tragedie;  non  vi  si  vedeano  né  circhi,  né 
anfiteatri;  uè  si  eseguivano  corse  su' car- 
ri,ne  combattimenti  di  atleti  odi  anima- 
li. Gli  esercizi  del  corpo,  gli  esercizi  gin- 
nastici, ne'  quali  potevnsi  far  pompa  di 
destrezza,  di  forza,  di  pazienza  e  di  co- 
raggio, erano  i  soli  spettacoli  che  i  lace- 
demoni si  davano  tra  loro,  e  ne'qnali  es- 
si erano  a  vicenda  attori  e  spettatori.  Gli 
spettacoli  di  Roma  (/"'.)  erano  a  un  di- 
presso i  medesimi  di  Grecia.  Presso  i  ro- 
mani i  giuochi  del  circo  consistevano  in 
combattimenti  atletici,  cioè  corse  a  pie- 
di, lotte,  pugilati,  esercizi  del  disco  e  del 
giavellotto,  nelle  corse  a  cavallo  e  sopra 
un  carro,  e  finalmente  nelle  naumachie 
e  ne'cotnbattinienti  de'gladiatori  e  delle 
bestie  ferochgli  spettacoli  del  teatro  o  sce- 
nici erano  rappresentazioni  di  drammi 
comici  o  tragici,  di  satire  o  di  mimi.  A 
Roma  parlai  pure  degli  edilizi  ove  si  ce- 
lebravano, circhi, anfiteatri  e  Teatri,  ed 
in  questo  articolo  ne  riparlerò.  Sono  no- 
,te  le  spese  grandiose  chei  romani  consa- 
gravano all'innalzamento  de'circhi,  de- 
gli anfiteatri  e  de' teatri, anche  nelle  cit- 
tà stesse  di  provincia.  Alcuni  di  questi  e- 
di fizi,  che  sussistono  ancora  in  parte  del- 
la loro  integrità  o  in  pochi  avanzi,  non 
mancai  descriverli  ove  sono, in  uno  a'po- 
steriori  o  moderni  edilìzi  eretti  per  altri 
spettacoli,  e  sono  i  monumenti  più  prezio- 
si dell'architettura  antica, e  degne  di  ani- 
[Direzione  pure  le  loro  rovine.  La  storia 


SPE 
romana  èpiena  di  falli  che  provano  la  pns- 
sione  predominante  e  smisurata  del  po- 
polo pegli  spettacoli,  e  mostrano  le  spese 
enormi,  che  i  principi  e  i  privali  faceva- 
no per  soddisfare  il  gusto  loro  e  quello 
del  popolo,  anco  con  mire  ambiziose.  De- 
gli spettacoli  e  bizzarrieslrepilose  del  me- 
dio evo, egualmente  discorsi  ne'citatiar- 
licoli,  a  Giuochi  erelativi  particolarmen- 
te, e  per  Roma  anche  a  Senato  Romano: 
de'trovatori  riparlai  a  Poesia,  de'divei- 
limenti  clamorosi  nelle  città  in  cui  si  ce- 
lebrano. Famose  furono  le  cos'i  delle  fe- 
ste de' Pazzi  (f.),  nelle  quali  stranamen- 
te si  mescolò  il  sagro  col  profano  e  col 
buffonesco,  onde  la  Chiesa  le  soppresse  a 
poco  a  poco,  come  rimarcai  in  tanti  luo- 
ghi e  nell'articolo  Fuoco.  1  disordini  ca- 
gionali il  più  delle  volte  dagli  spettacoli, 
come  rileverò  eziandio  a  Teatro  (e  ri- 
provando l'immoralità  dell'odierno),  li 
fecero  condannare  non  solamente  da'pa- 
gani.  ma  con  più  di  ragione  tla'concilii, 
da'Papi  e  da'padri  della  Chiesa.  Il  con- 
cilio di  Cartagine  del  3g6  col  canone  i  i 
decretò.» Gli  ecclesiastici  non  diano  spet- 
tacoli mondani;  non  vi  assistano  nemme- 
no; imperciocché  non  si  permetterebbe 
di  farlo  ai  semplici  laici,  non  essendo 
stalo  mai  permesso  a 'cristiani  di  trovarsi 
in  que'luoghi  ove  il  nome  di  Dio  è  diso- 
noralo". Quello  di  Tour*  delF8i3,  col 
canone  7  dichiarò:'»  Siccome  i  vizi  per  a- 
ver  ingressonelle  anime,  sogliono  incan- 
tare gli  occhi  e  leorecchiecon  lusinghie- 
ri diletti,  quindi  è  che  i  sacerdoti  devo- 
no evitare  i  divertimenti  disonesti  e  pe- 
ricolosi pe'coslumi  e  farli  evitare  agli  al- 
tri". Dicono  alcuni:  ma  la  s. Scrittura  non 
proibisce  gli  spettacoli;  cioè  non  condan- 
na formalmente  la  commedia,  l'opera  in 
musica  eal  tri  simili  spettacoli, perchè  nou 
li  nomina  espressamente.  Però  tulta  la  s. 
Scrittura  è  un'implicita  e  continua  con- 
danna degli  spettacoli,  poiché  essa  con- 
danna persino  un  semplice  gesto,  un'oc- 
chiaia, una  parola  inutile,  e  perchè  dap- 
pei  tulio  parla  essa  di  moililkazioue,  di 


SPE 
rinunzia  alle  cose  mondane,  di  sagrifìzi  e 
di  penitenza, di  modestia, di  raccoglimen- 
to, di  ritiro,  di  silenzio,  di  fuga  dalle  oc- 
casioni del  peccato.  L'apostolo  s.  Giovan- 
ni ae\VEpisLitcap.  1,  ver. i5e  16,  con- 
dannò i  vani  piaceri  del  teatro,  quando 
proibì  a'crisliani  l'amore  del  mondo  sic- 
come incompatibile  con  quello  di  Dioj 
perchè  tultociò  che  avvi  nel  mondo  non  è 
che  concuspicenza  della  carne,  concupi- 
scenza degli  occhi  e  orgoglio  della  vita;ti  i- 
plice  concupiscenza  che  nel  teatro  è  trion- 
fante, massime  nel  moderno.  L'apostolo 
s.  Paolo  neWJSpist.  adEphes.  5  e  6,  proi- 
bì i  teatri  quando  interdisse a'erisuani  la 
più  piccola  parola  indecenteeinulile.  Ri- 
porta las. Scrittura  nel  2.°  librode'Mac- 
cabei  cap.4,  che  Giasone  impossessatosi 
della  dignità  di  sommo  Pontefice,  volen- 
do corrompere  interamente  il  popolo  e- 
breo,  non  trovò  mezzo  più  efficace  per 
riluci  ivi,  quanto  quel  lo  di  slabi  li  re  in  Ge- 
rusalemme gli  spettacoli  della  Grecia,  e 
sgraziatamente  ottenne  il  suo  intento.  I 
santi  Padri,  dicono  altri,  non  condanna- 
no gli  spettacoli  che  per  rapporto  all'i- 
dolatria, alle  superstizioni  e  alle  grosso- 
lane impurità;  ma  altresì  per  la  ragione 
generale  che  gli  spettacoli  slessi  ne'quali 
non  avvi  né  idolatria,  uè  superstizione, 
né  impurità  grossolane,  sono  tutlavolta 
pericolosissimi,  eccitando  essi  le  passioni 
e  coi  rompendo  icostumi.Ter  tulliano,  De 
Spcclaculis t  cap.  1 4,  conclude  colla  con- 
danna degli  spettacoli,  perchè  fomenta- 
no le  passioni,  sono  contrari  a 'doni  del- 
lo Spirilo  santo,  incompatibili  cogl'iin- 
pegni  contraili  col  battesimo,  e  coll'ob- 
bligo  che  ha  ogni  cristiano  di  riferire  a 
Dio  tulle  le  sue  azioni,  e  di  vivere  in  uua 
disposizioneconlinua  di  preghiera,  d'at- 
tenzione, di  vigilanza  e  di  penitenza. Tut- 
ti sanno  come  s.  Agostino  deplora  nelle 
sue  Confessioni  la  tendenza  funesta  ch'e- 
gli avea  pegli  spettacoli,  anche  per  quelli 
in  cui  noueravi  né  idolatria,  né  oscenità. 
Altri  finalmente  dicono, che  le  podestà 
ecclesiastiche  e  secolari  permettono  gli 


SPE 
spettacoli;  ma  esse  soltanto  li  tollerano, 
come  tollerano  un'infinità  d'altri  mali 
che  non  ponno  efficacemente  impedire, 
e  tante  piaghe  incoi  geme  la  società;  ben- 
sì procurano  di  temperarli  colla  vigilan- 
te e  con  opportune  disposizioni,  come  so- 
no le  recenti  sui  teatri  per  migliorai  li. Fra 
i  moderni  il  principe  di  Conti, il  duca  de 
iaR.ochefbucault,Bussy-Rabutin,LaBru- 
yere,  Piacine  e  molti  altri  scrissero  che 
gli  spettacoli  sono  pericolosi  ,  seducenti, 
corruttori.  Il  famoso  lliccoboni, che  per 
5o  anni  avea  calcato  le  scene,  considera- 
va il  teatro  come  una  scuola  di  cattivi  co- 
stumi e  di  corruzioni,  proponendone  es- 
so pure  la  soppressione.  Intorno  agli  spet- 
tacoli, come  occasione  prossima  di  pecca- 
toci potrà  leggere  il  trattato  sui  mede- 
simi del  celebre  p.  Concilia  (/''.).  Ven- 
ne composto  quell'eccellente   libro  col- 
l'approvaziouedi  BeuedeltoXI  V,di  quel 
medesimo  Papa  che  pubblicò  la  bolla  In- 
ter caetera,  del  i. "gennaio i  -j^S,  suo  Bal- 
lar, t.  2,  p.  375,  nella  quale  protestò  a 
tutto  il  mondo  ch'egli  tollerava  gli  spet- 
tacoli con  sommo  rammarico,  e  che  nel- 
le dotte  sue  opere  avea  sempre  combat- 
tuto gli  spettacoli  come  occasioni  prossi- 
me di  peccare.  Il  Butler  nelle  Feste  1/10- 
Z>//j  con  dottrina  ed  erudizione  tratta  de- 
gli spettacoli  proibiti  a'cristiaui  la  Dome- 
nica (P\),  e  durante  la  Quaresima  (P-)j 
riporta  le  osservazioni  sull'uso  degli  an- 
tichi rispetto  agli  spettacoli,  quanto  sie- 
no  pericolosi  pe' costumi,  ed  il  passo  di 
s.  Gio.  Crisostomo  sopra  questo  soggetto. 
SPEUSIPPO,  ELEliSIPPOex^E- 
LEUS1PPO  (ss.),  martiri.  Erano  fratelli 
gemelli,e  sparsero  il  sangue  per  la  fede  in 
Cappadocia,  insieme  con  S.  Leonida  loro 
avola.  Sembra  che  sieno  stati  martirizzati 
sotto  l'impero  di  Marco  Aurelio.  Iu  una 
copia  dei  loro  atti  mandata  nel  secolo  A  li 
a  s.  Cerano  vescovo  di  Parigi,  diccsi  che 
essi  sollersero  presso  a  Langres;  ma  ciò 
è  contrario  agli  atti  antichi  di  questi  san- 
ti martiri,  pubblicati  da  llosweido  e  da 
Bollando,  ed  è  pei*  conseguenza  erroneo. 


spi;  261 

Le  loro  reliquie  furono  recate  in  Fran- 
cia sotto  i  re  della  1  .*  stirpe  :  l'imperató- 
re Zenone  le  doni)  insieme  cui  corpo  di 
g.Mamanle,martirizzatoauch'egli  inCap- 
padocia,a  un  signore  di  Langres,  che  ar- 
ricchì la  sua  patria  con  questo  prezioso 
tesoro  l'anno 490  sotto  l'episcopato  d'A- 
pruncolo.  La  chiesa  di  questi  santi,  eh'  è 
visitata  con  molta  divozione,  è  vicina  a 
Langres,  ed  è  conosciuta  sotto  il  nome  di 
s.  Geome,  cioè  i  ss.  Gemelli.  Essi  sono 
onorati  pure  a  s.  Gui  d'Elvange  in  Isvc- 
via,  ove  fu  portata  una  porzione  delle  lo- 
ro reliquie  nel  secolo  Vili,  e  sono  secon- 
di patroni  titolari  di  moltechieseinFran- 
cia  e  in  Alemagna.  Il  martirologio  ne  fa 
menzione, compresa  la  loro  avola  s.  Leo- 
nida, il  giorno  1  7  di  gennaio. 

SPEZIALEoFAB.MACISTA,  Aro- 
rnatarius,  A  r  ornalo p  ola }  Pharmacopo- 
la,  Medicam.entarius.  Quegli  che  sceglie, 
prepara  e  compone  le  medicine,  dette  an- 
cora spezie,donde  derivò  il  vocabolo  Spe- 
ziale, e  quello  di  Spezieria  oflicina  del- 
lo speziale,  o  altro  luogo  dove  si  tengono 
cose  per  uso  di  medicina,  col  laboratorio 
pei' compoiìe,  A  romatariìof/ìcina,Phar- 
macopolae  officina,  Dledicinalis  offici- 
na, Species  aromata.  Si  dice  per  sino- 
nimo Farmacista  dall'arte  che  professa 
lo  speziale  della  Farmacia  _,  parte  della 
medicina  che  tratta  de'rimedi  e  dell'ar- 
te di  prepararli,  e  si  dice  farmacia  l'arte 
medesima,  Pharmaceutica.  E  Farmaco 
chiamasi  il  rimedio,  il  medicamento  e 
talvolta  il  veleno,  Pharmacum,  Medica- 
menlum,  Medicina  praeshlio.  Si  chiama 
Farmacopea  il  fondaco  de'mcdicmali  o 
spezieria,  e  vale  auche  trattato  che  inse- 
gna il  modo  di  comporre  i  rimedi,  che 
più  propriamente  direbbesi  Farmacolo- 
gia, corrispondente  a  Farmacia j-ed  an- 
che meglio  Farmaceutica, e\\e egualmen- 
te si  delinisce  ramo  della  medicina  che 
specialmente  tratta  delle  qualità  fisiche, 
delle  proprietà  chimiche,  e  del  modo  di 
agire  de'rimedi,  donde  lo  speziale  si  ap- 
pella Pharmaceuticus.  Si  denomina  poi 


2G2  SI1  E  SPE 
Semplicista  o  Botanico,  hvrbarius3bota-  in  virtù  della  quale  gli  uomini  si  avvisa - 
nìcuSj  quegli  die  conosce  la  qualità  e  le  «anodi  poter  convertire  i  metalli  ignobili 
virtù  dell'erbe  dette  semplici,e  le  custodi*  in  nubili,  e  di  comporre  medicamenti  atti 
sce.  Semplicista  dicevi  anche  il  luogo,  do-  a  guarire  ogni  malattia,  e  di  prolungar 
ve  mimo  piantati  i  semplici,  ossia  orto  bo-  la  vita  oltre  i  naturali  suoi  termini.  Arte 
tanice),  e  l'officina  ove  SÌ  custodiscono.  La  clic  insegna  a  decompone  i  corpi,  a  ridur- 
Botanica  è  la  scienza  o  studio  ed  arte  di  li  a'Ioi  o  principii,  a  separare  in  ogni  un- 
tar nolomia  delle  piani;',  distinguerle,  de-  stura  le  sostanze  utili  dalle  parassite.  In- 
scriverle e  Dominarle,  tanto  per  la  medi-  segua  altresì  la  tramuta/ione  de'melalli, 
cioa,  ebe  pel  vitto.  Rimedi  furono  dette  la  conversione  per  esempio  del  rame  nel- 
tutte  quellesostauzeo  vegetabili,  anima,  l'oro,  ed  è  per  questo  riguardo  ch'odi- 
li  omiaerali,che  applicate  sull'umano  or-  screditata,  inutile  e  superstiziosa.  Gli  al- 
ganismo  producono,  mercè  la  reazione  chimisti  hanno  procurato  di  fare  talvolta 
della  fibra  vivente,  elletli  morbosi  se  si  col  soccorso  de'demonii,  invocali  esplici- 
ti uva  nello  slato  sano,  ovvero  eliciti  sa-  tamenteo  tacitamente, ciò  die  non  pote- 
lutari  se  trovasi  nello  stato  malato.  Quin-  rouo  conseguire  co'loro  propri  sforzi,  e 
di  pe'loro  effetti  medesimi,  più  o  meno  per  quesloi sagri  canoni  hanno  fulmina- 
intensi  e  marcati,  si  chiamarono  rimedi  lo  d'anatema  gli  alchimisti,  e  molti  teo- 
blandi,  attivi  ed  eroici}  e  per  il  loro  tuo-  logi  hanno  messa  l'arte  loro  tra  le  Divi- 
ilo  d'agire  si  dissero,  stimolanti,  depri-  nazioni (f.) proibite, ed  i  Sortilegi  (/'"'.), 
menti, emetici, catartici, ec. E' necessarìa  quantunque  non  sia  cattiva  in  se  stessa 
al  farmacista  la  cognizione  della  Butani-  e  quando  si  tiene  ne'giusti  confini.  Gl'un- 
nica e  della  Chimica,  ars  Chimica,  che-  postori  alchimisti  furono  pubblicamente 
mia,  chyni'a,  parte  della  fisica  e  dell'i-  condannali  nel  secolo  XIV  da  Papa  Gio- 
sloria  naturale, ai  tee  scienza  die  insegna  vanni  XXII  colla  bolla,  Spoiuh  ni  quat 
per  mezzo  d'analisi  a  separare  le  differenti  non  exhibent,  anche  per  (pianto  riportai 
sostanze  di  cui  i  corpi  misti  sonocompo-  nel  voi.  LXIII,  p.  4^.  L'altra  classe  ili 
sii,  a  purificarle,  raffinarle  e  radunarle  alchimisti  racchiude  uomini  per  integrità 
per  renderle  più  efficaci  e  più  pronte  nei  di  costumi  e  per  dottrina  sommi.  11  pò- 
loro  effetti.  Mediante  la  decomposizione  polo,  da  cui  la  chimica  scientifica  ripeto 
e  la  ricomposizione,  fa  conoscere  le  qua-  la  sua  origine,  è  l'arabo;  non  perchè  gli 
fila  intrinseche,  o  meglio  i  principii  dei  arabi  slessi  coltivassero  la  chimica  scien- 
quali  sono  composti  tutti  i  coi  pi  de'3  re-  tifica,  ma  per  essere  stati  i  primi  ad  occu- 
pili della  natura.  Essa  è  propriamente  l'a-  parsi  di  preparare  le  medicine  chimiche. 
natomia  de'corpi  naturali  fatta  per  mez-  L'Harois  distingue  l'alchimia  dalla  chi- 
zo  del  fuoco,  e  l'arte  di  far  l'analisi  e  ri-  mica,  ed  egregiamente  definisce  così  la 
durre  i  corpi  nc'loroprincipii,di  scoprire  prima:  Ars  sint  arltj  cujus  principi  uni 
le  virtù  in  essi  nascoste  e  dimostrare  la  est  menlirì, medium  laborare,él  finis  men* 
loro  armonia  interna.  A  norma  dell'og-  dicare.  La  Tossicologi.;  traila  de'veleui, 
getto  di  cuisi  occupa  la  chimica,  si  distili-  i  quali  souo  tutte  quelle  sostanze,  che  in 
guein  varie  parli, una  delle  quali  è  la  chi-  piccola  quantità  introdotte  nel  nostro  cor- 
mica  farmaceutica,  ossia  fa  farmacia,  la  pò,  od  esternamente  ad  esso  applicale,  o 
qualecifaconosceie  i  principii  diesi  deb-  per  morsi  di  animali  velenosi,  apportano 
bono  mettere  in  pratica  nella  formazione  o  gravissima  offesa  o  la  morte.  Tra  i  ve- 
de medicamenti,  e  mostra  i  precetti  da  leni  si  fa  la  divisione  in  ingeniti  ed  avven- 
osservarsi  nel  prepararli.!/.^ /c/wwi/tf,.^-  tizi;  i  primi  consistono  nelle  spontanee  de- 
chunica,  quasi  chimica  per  eccellenza  e  generazioni  degli  umori  del  corpo  capaci 
più  sublime,  è  quella  scienza  vanissimo,  di  promuovere  ipiùacuti  e  micidiali  moi- 


SI»  E 

J)i  con  sollecita  morte, con  spaventoso. q>- 
paralo  di  sintomi  d'indole  venefica  e  mi- 
cidiale, come  nel  cliolera  morbus;  i  ve- 
leni avventizi  li  dividono  poi  in  noti  e  i- 
gnoti,  in  veleni  animali,  vegetabili,  mine- 
rali, militici,  meccanici,  conosivi,  n.u co- 
lici, ani  mali,  ec.  Il  prof.  Orlila  fu  chiama* 
lo  il  creatore  della  tossicologia  ,  perchè 
dopo  il  profondo  studio  di  3o  anni,  per* 
veunea  dimostrare  in  (piai  modo  si  possa 
scuoprire  il  veleno,  anche  (piando  è  mi- 
nerale. Nelle  sue  generose  elargizioni  per 
l'incremento  delle  scienze  chimiche  e  di 
medicina,  vi  comprese  anche  la  farma- 
cia. La  chimica  in  questi  ultimi  tempi  ha 
fatto  immense  e  utilissime  scoperte,  me- 
diante i  profondi  studi  e  felici  esperi  meo* 
ti  di  dottissimi  chimici  e  farmacisti.  La 
farmacia  debbono  studiarla  eziandio  il 
Medico  (/'.)  e  il  Chirurgo  (E.),  perchè 
con  piena  cognizione  conoscano  il  valo- 
re  e  l'efficacia  di  che  si  compongono  i  me- 
dicamenti che  prescrivono  agl'infermi. Su 
questo  argomento  non  essendo  a  me  per- 
messo aggiungere  altro,  vi  supplisco  con 
ricordare  alcuni  autori  dell'arte.  Les  se- 
crets,  et  les  fraudes  de  la  chinile,  et  de 
la  pharmacie,Ui\ye  17'jq.  Maquer,  Di- 
zionario di  ch'unica  ,  Pavia  1783.    Di- 
ctionnaire  de  bota  ninne  et  farmaceuti- 
que,  Rouen  1  790,  Parisi  802.  Salvigni, 
Lezioni  di  chimica  elementare  applica- 
ta alla  medicina  e  alle  arti ,  Bologna 
1802.  Brochant,  Elementi  di  mineralo- 
gr'rf,Milano  1807.  TrommsdortF,  Tavole 
sinottiche  della  farmacia,  Milano  1  807. 
Barzellotti,  Soccorsi  piujacill  e.  pronti 
per liberare gli avvelenati 1 8  iS.Lemery, 
J'hiirinacopccuniversclle,Pi\rhi6()S.\v- 
niigcio,  Pharmacopea  Nosocomii,  Lon- 
dini  1721.  Koest,  Speculimi  pharmaco- 
2ogicu/n,Patavii  1 83cj.  Pozzi,  Dizionario 
di  fisica  e  chimica  applicata  alle  arti, 
Milanoi6ao.  Brugnatelli,  Farmacopea 
ad  uso  de' speziali  e  medici  moderni  il'  I- 
talìa,  Venezia  182/i..  Maraviglia,  Prime 
linee  di  elàmica   inorganica   applicata 
alla  medicina  e  alla  farmacia,  Messi- 


S  P  E  aG3 

na  iS'.i».  Payen,  La  elàmica  insegnata 
in  >.(")  lezioni,  Milano  i8.>.(>.  Souhciran, 
Manuale  di  farmacia  teorica  pratica^ 
Milano  1  SìQ.Ì/Lorgau^Saggio  sull'azione 

thlle  sostanze  velenose  nel  corpo  vivente, 
Londra  1  829.  Catullo,  Elementi  di  mine- 
ralogia applicali  alla  medicina  e  alla 
farmacia,  Padova  1 833.  Murray,  Ap- 
paratus  medicamlcum,  Ticini  1 787.  Di- 
zionariode'  medicamenti,M.odena  1827. 
Musac,  De medicamentiSjYenéiiisi  7  ">■?.. 
Taddei,  Farmacopea  generale,  Firenze 
1826.  Magendie,  Formulalre  des  medi- 
caments,  Bruxelles  i83:>.  Ilahucinami, 
Doctrine  medicale  homéopatique,  Bru- 
xelles 1  83  7.  AndreaCozzi,  Prospetto  delle 
lezioni  di  chimica  e  fìsica  applicata  alle 
arti,hoianica  e  materia  medica,  Firenze 
1  836.  Nota  rerum  petendarum  0  sia  e- 
letico  de' medicinali  che  devono  ritenere 
nelle  loro  officine  tulli  gli  speziali  dello 
stato  pontifìcio,  Roma  1  83G.  Formulai- 
re pharmaceulique  des  hdpiteaux  indi- 
taires de  France,  Paris  1 82  r .Chiappali, 
Manuale  de'  chirurgi,  medici,  speziali, 
levatrici,  ec,  Milano  1812.  Bousi,  Istitu- 
zionidi  mascalcia  e  medicina  de' cava  Ili, 
Ancona  182  5.  lh\ihe\, Dizionario  di  ve- 
terinaria, Forlì  1839.  Trebuchet,  Jttris- 
prudeff.ee  de  la  me deci ne ,  chirurgie  et 
phar macie,  Bruxelles  18  38.  Mi  tscherheh, 
Elementi  di  chimica,  Venezia: 838.  Se- 
bastiano Purgotti ,  Chimica  elementare 
applicata  specialmente  alla  medicina, 
Perugia  r83q.  Berzelius,  Trattato  di  chi- 
mica, Venezia  i83o.  Klaproth,  Diziona- 
rio di  chimica,  Milano  181 1.  Mangeti, 
Bibliolccachimica  curiosa , Genova  1702: 
Bibllotheca  firmaceulico-mediea  ,  ivi 
1704.  Kegna  u  1 1, Elementi  di  chimica ,  Mi  - 
la  no  1  8  7  t .  Lassa  igne,  Dizionario  de' rea- 
genti chimici,  Mantova  1840.  Targioni, 
Corso  di  botanica  medico  farmaceutica 
e  materia  medica,  Firenze  1  8  j<).  L'avv.° 
Martinetti  poi,  LaDiceologia,  t.»..p.  >oq, 
trasseda  gravi  autori  e  leggi,  di  cui  ripor- 
ta i  testi:  Doveri  degli  speziali,  firma- 
cisti,  semplicisti ,  ed  arti  relative. i.°Dc- 


264  s  p  E  s  p  E 
vono  gli  speziali  e  farmacisti  princip.il  -  ne  e  Podaiirio  traessi  pe*  primi  curarono 
mente  attendere  la  dose,  elicsi  è  pre-crii-  i  feriti  e  altri  bisognosi  di  chirurgici  soc- 
ia da'medici  colle  ricette,  senza  scemar-  corsi.  I  greci  pretendono  il  primato  sul- 
la od  aumentarla  menoma  meo  te.  2. °  De-  la  medicina  e  sulla  chinirgia,  ma  per  de- 
vono sotto  grave  responsabilità  gli  spe-  riva/ione  egiziana.  Si  conoscono  papiri  e- 
ziali,  farmacisti  0  semplicisti  restar  avvera  gizie  copti  di  forme  ieratiche  o»sia  di  nb> 
titi  di  non  dar  mai  un  medicamento  per  breviaturede'geroglifici,di  scienzechimi- 
l'altro.  3.°J\on  è  permesso  «'medesimi  di  che, poiché  ripeto  la  scienza  medica  (lori 
dare  a  qualsivoglia  requirente  1'  erbe  e  tra  gli  abitatori  delle  terre  innaffiale  dal 
semplici,  o  medicamenti  che  sieno  vele-  Nilo  e  grandemente,  e  già  era  estesissima 
nosi  o  malefici,  ma  devesi  esaminare  l'or-  oli' uscir  degli  ebrei  dalla  loro  regione, 
dinnziouc,e  Turche  se  ne  voglia  fare, co-  quando  cioè  i  greci  erano  ancor  barbili, 
me  pure  non  vendere  erbe,  medicameli-  e  di  Esculapio  ancora  niuno  parlava.  In 
ti  rancidi,  corrotti, incompleti  0  ineffica-  tali  papiri  vi  è  pur  (pianto  riguarda  l'ar- 
ci, che  tradiscono  leallrui  speranze.  4-°  te  farmaceutica,  farmacologica  e  medica, 
Non  devono  attribuirsi  gli  speziali,  far-  e  contenenti  formule  e  ricette  comune- 
niacisii,  i  loro  giovani,  e  molto  meno  i  mente  impiegate  allora  contro  certe  ma- 
seinplicisli, alcuna  medica  attribuzione  di  latlie  di  genere  endemico,  esantemi  o  e- 
conseguenza:  sono  essi  semplici  operato-  hullizionidi  sangue,alTezionisvariatedel- 
ri,  ed  applicatali  delle  ordinazioni  de'me-  la  pelle,  epilessie  e  simili.  Le  forinole  al- 
dici.  Soltanto  è  permesso  a' farmacisti  e  tre  sono  per  l'interno,  altre  per  Tester- 
semplicisti  di  emulare  i  medici  nella  co-  noa  uso  di  frizioni, d'unguenti, d'impia - 
guizione  della  fisica,  della  chimica  e  del-  stri  o  cataplasmi,  di  clisteri,  di  pozioni, 
la  botanica.  di  decolli,  con  ^spiegazioni  per  dirigerne 
La  Fisica,  Physica,  è  la  scienza  del-  l'uso  e  il  tempo.  Rimarcandosi  i  rimedi 
le  cose  naturali,  la  scienza  naturale  dei  più  eccellenti  per  tale  o  tale  altro  morbo, 
corpi  o  filosofia  naturale.  Si  chiamò  an-  In  generale  sono  estratti  di  piante,  note 
cor  fisica  la  scienza  per  cui  guarda  vasi  allora  a'  medici  egiziani,  e  si  fa  ancora 
la  sanità,  e  cosi  l'arte  e  professione  del-  menzione  d'  alcune  resine  e  del  natron. 
la  medicina  ;  laonde  anche  il  medico  si  Parlandosi  di  questi  preziosi  papiri  a  p. 
appella  fisico,  oltre  l'astronomo  e  il  ma-  3o8  del  Giornale  di  Romai'65^,  si  ri- 
tematico. Il  grande  Ippocrate  non  solo  corda  la  legge  riferita  da  Diodoro  Sicu- 
suppone  le  accennate  cognizioni  ne' far-  lo,  per  la  quale  il  medico  tanto  ardito  di 
macisti  e  semplicisti  di  professione,  ma  medicare  un  infermo  con  altre  forinole 
esige  una  profonda  cognizione  de'lempi  diverse  da  quelle  consagrate  per  T  uso, 
e  de'luoghi,  in  cui  devono  ritrovarsi  Ter-  ove  quegli  fosse  morto,  era  egli  stesso  pu- 
be e  i  medicamenti.  Sono  d'accordo  Ga-  uito  di  morte;  per  cui  si  ritengono  le  sud* 
leno,  Erasto,  Mattioli  e  altri  insigni au-  dette  forinole  per  ermetiche  e  legali.  I- 
torijche  la  botanica  e  la  chimica  in  ispe-  vi  pur  si  legge,  che  sarebbe  interessan- 
te rientrano  nel  dovere  de'fai  macisti  e  te  e  istruttivo,  se  alcuno  prendesse  a  pa- 
semplicisti,  polendo  in  ciò  eguagliare  e  ragonare  questa  medicina  antichissima, 
superare  gli  stessi  medici.  Comunemente  col  Nuy'  Kirò  de'  cinesi,  la  cui  compo- 
si ritiene  che  gli  egizi  furono i  primi  ad  sizione  si  attribuisce  all'anno  2G87  a- 
esercitare  la  medicina  e  la  chirurgia,  ed  vanti  l'era  cristiana,  sebbene  tale  grande 
a  professare  le  norme  per  curar  bene  i  antichità  sia  contrastata;  non  che  col  Va- 
malali.Tra  i  greci,  che  l'appresero  dagli  gadasastir  degl'indiani,  e  con  altri  velu- 
ti^izi,  si  celebrano  per  i  primi  Melampo,  stissimi  monumenti  dell'arte,  che  l'indù* 
durone,  Esculapio  e  Ippocrate;  Macao-  stria  de'lilologi  e  de'liuguisli  ogni  gior- 


SP  E  SPE  a65 
no  aggiunge  «'già  conosciuti.  All'artico-  stato  pontificio  e  descritte  a'Ioro  articoli, 
lo  Medicina  ragionai  di  questa  niilissi-  pe'  Papi  Goriscono  non  solo  cattedre  di 
ma  scieuza  e  dell'arte  salutare  di  medica-  medicina  e  chirurgia,  ma  altresì  <li  fie- 
re; di  sua  origine  e  progressi  sino  a'no-  menti  di  chimica,di  botanica  teorico*pra- 
siri  giorni,  inclusivamente  alle  principali  tica,  e  di  farmacia  pratica.  A  Medico  di- 
scuole die  in  essa  Borirono  tra  le  nazioni,  chiarai  essere  quello  che  fa  professione  ili 
ed  a'  principali  sistemi  delle  medesime,  guarire  l'ammalato  edi  conservare  la  sa- 
non  che  de  rimedi  per  curare  e  guarire  nilà.  Celebrai  l'origine  de' medici,  i  loro 
la  languente  umanità,  e  de'piii  celebri  singolari  pregi  e  grandi  benemerenze,  e 
maestri  della  nobilissima  arte.  Clic  la  me-  parlai  di  altri  che  esercitarono  non  meno 
dicina  è  la  più  utile  ili  tulle  le  arti  per  la  medicina,  die  la  chirurgia,  come  gli 
l'oggetto  die  ha  della  conservazione  della  ecclesiastici;  ed  i  Missionari  (/'.)  accesi 
vita, e  negli  aiuti  che  somministra  la  me-  di  ardente  zelo  per  la  salute  delle  anime 
dicina  consistono  i  vantaggi  più  glandi  degl'infedeli,  nelle  remole  regioni  curano 
che  gli  uomini  ricevono  da  Ila  chimica.  La  ancora  il  loro  corpo,  e  con  ingegnosa  in- 
medicinaa  la  chirurgia,  riguardale  come  dustria,econ  que'libri  che  ricordai  a  tale 
una  sola  scienza,  furono  esercitate  da  un  articolo,  suppliscono  con  amore  al  medi- 
medesimo  individuosino dalla  più  rimo-  co,  al  chirurgo,  al  farmacista.  Inoltre  a 
la  antichità.  La  chirurgia  dopo  la  mela  Medico  riportai  la  serie  illustrata  degli 
del  secolo  XII  fu  separata  interamente  archiatri  pontificii, v\\rAv\i\\\duducìiinir' 
dalla  medicina,  e  pare  quando  la  Chiesa  ghi  o  chìrialri  pontificii,  colle  loro  pie- 
ne vietò  l'esercizio  agli  ecclesiastici;  ed  in  rogali  ve  edi  quanto  li  riguarda.  Dissi  an- 
processodi  tempo  i  chimi  ghi  furono  mes-  cora  le  notizie  degli  altri  medici  e  chirur- 
gi a  livello  de'raedici.  La  Chirurgia^.)  ghi  palatini,  ed  eziandio  de'roedici  echi  - 
è  quel  ramo  della  medicina  che  guarisce  ringhi  del  Conclave  (f  •)■  In  questo  sono 
le  malattie  coll'aiuto  della  mano,  cogli  ammessi  anche  i  farmacisti,  e  fanno  par- 
strumenti,  eco'riniedi  topici  o  esterni  che  te  de  Conclavisti  (f/-),  vestendo  la  zim- 
local mente  si  applicano  sempre  sopra  marra  nera  e  la  berretta  dottorale.  Il  pa- 
qualche  parte  ci el  corpo.  A  Scultura  par-  lazzo  apostolico  ebbe  la  sua  officina  tar- 
lai delle  preparazioni  anatomiche  in  ce-  inacetì  tica,  con  suo  farmacista  palatino, 
ra,  rimarcando  a'Iuoghi  loro  i  principali  sino  a'primordi  del  corrente  secolo.  Lo 
gabinetti  anatomici;  ed  a  Sepoltura  ri-  speziale  del  Papa  e  del  palazzo  apostoli- 
parlai  non  solo  dell'imbalsamazione  dei  co  in  questo  avea  abitazione,  onorario,  e 
cada  veri, ma  della  riduzione  loro  odi  par-  la  così  detta  parte  di j)alazzo,\~)avlec\  [iali- 
te di  essi  a  solidità  lapidea.  A  .Medicina  do  ad  altre  distribuzioni  palatine,  inclu- 
dichiarai  pure  i  beni  e  favori  compartiti  sivameute  a  quella  delle  medaglie  pon- 
da'Papi  alla  medicina, anche  colla  istitu-  ////c/e, una  d'oroel'altra  d'argento.  Frui- 
zione di  cattedre,  di  giardini  di  sciupìi-  vano  i  medicinali,  oltre  i  famigliari  pon- 
ci  e  di  orti  botanici.  Rilevai  ancora  la  fon*  .ifioii,  talvolta  anche  i  poveri. Già  raccon- 
dazionede'loro  Ospedali  (l '.).che  diven-  taia  Povero,  diesino  da 'primi  tempi  del" 
riero  tante  Scuole  di  Roma  (/.)_;  e  scuo-  la  Chiesa  il  palazzo  apostolico  fu  l'asilo 
le  eziandio  di  medicina  aprirono  nello  de'bisognosi,  che  i  Papi  soccorrevano  ge- 
slv*$u  Palazzo  apostolico^/'.),  presso  del  aerosamente,  servivano  a  pranzo,e  face- 
quale  nel  declinar  del  secolo  XIII  già  e-  vano  loro  la  lavanda  dc'picdi.  lJresso  le 
sisteva  un  orlo  di  semplici,  custodito  da  diaconie  cardinalizie  i  Papi  eressero  o- 
un semplicista, col  titolo  d'iSi/npliciarius  spizì  e  ospedali,  per  alimentare  e  curaro 
Ponlificius o  '  aticanus.NeW l  diversità  con  farmachi  i  poveri  indigenti  e  gli  or- 
rouuuia(/'' .), lev  ixoa  dive  dell'altre  dello  funi.  La  carila  pontificia  fu  sempre  caul- 


2GG  SPE  SPE 
tifarme,  benefica  e  ingegnosa,  massime  la  Tiberina,  ov'era  l'asclepio  o  tempio 
nelle  Pestilenze  (/ ".).  Di  più  a  Povero,  d'Esculapio.percui  l'imperatore  Clamilo 
dicendo  delle  spezierie  regionarie  di  Ito*  ordinò  clic  se  per  ventura  guarivano, si 
ni,),  e  istituite  sino  da  epoca  immemora-  rendesse  loro  la  libertà  colla  salute,  leg« 
bile  dagl'imperatori  romani,  rinnova  te  e  gè  giusta  e  alquanto  ignorata,  che  Gin- 
an> plia te  sotto  j  pontificii  auspicii,  anche  stiniano  1  ampliò  nel  suo  codice),  le  case 
conmedici,  chirurghi  e  levatrici  regiona*  e  ollicine  de'medici,  e  cos'i  chiamavansi 
rie,  col  dotto  prof.  De  Matlheis  feci  pa-  allora  anche  i  chirurghi  egli  speziali, ser- 
iola dell'infermerie  e  ricettacoli  d'infer-  vivano  non  di  rado  ad  alloggiare  gl'iu- 
mi  presso  gli  antichi,  e  pressoi  greci  e  i  ro»  fermi  de'quali  intraprendevano  la  cura, 
inani,  chiamati  FaUtudinarium.  Che  le  più  o  meno  lutila, secondo  la  diversa  na- 
caseslesse  de'medici  e  le  loro  ollicine  ser-  tura  del  male  e  la  condizione  dell'infera 
vivano  a  ricevere  i  malati  per  medicarli,  mo,  gli  altri  partendo  subito  dopo  l'ap- 
e  anche  a  dimora  per  meglio  assisterli,  plicazione  de'rimedi,  che  ivi  custodivan- 
laonde  in  questo  senso  gli  antichi  e  Plau-  si,  in  uno  agli  strumenti  necessari  in  pro- 
to adoperavano  la  parola  medicina,  vale  porzione  delle  nozioni  e  dello  stato  in  cui 
n  dire  officina  di  medico  fornita  d'islru-  trovavasi  l'arte. 

menti  e  di  farmachi;  sebbene  i  veri  o-  Nella  Famiglia  pontificia,  e  come  ri- 
spedali e  le  pubbliche  infermerie  erano  i  marcai  in  quell'articolo,  giàeravi  lo.^e- 
Templi  delle  città  salutari,  e  detti  anche  cùtrius  di  Nicolò  III  nel  1277.  Notai  a 
asclepii,  se  d'EscuIapio  e  suoi  figli,  e  di  Medico,  che  Gaufrido  Isnardi  di  Giovan- 
ni ti  i  numi  protettori  dell'umana  salute,  ni  XXI I  del  1  3  1 6  e  vescovo  di  Cavaillon, 
Sulle  porte  o  pareli  o  colonne  di  detti  coll'archiatria  continuò  nella  cura  della 
templi  oasclcpii,  a  pubblico  vantaggiosi  spezieria  e  di  altre  officine,  poi  anche  me- 
scci veaoo  la  composizionede' farmachi  di  dico  del  successorerjenedettoXlI.  I  Ca- 
miovo scoperti,  la  notizia  de'rimedi  usa-  nonici  regolari  ospitalari di  8.  Antonio 
ti,  e  le  storie  delle  guarigioni.  Da  queste  abbate.  (/ '.),  detti  del  Fuoco  dal  curare 
trasse  Ippocrate  il  contenuto  de'suoi  u-  gl'infermi  del  fuoco  sagro  0  di  s.  Anto- 
tilissimi  libri  ammirati  sempre,  e  forse  di-  nio  o  scottati,  istituiti  nel  declinar  del  se- 
menticali  e  derisi  soltanto  da  questo  no-  coloXI,nel  successivo  o  almeno  nel  XIII 
Siro  secolo,  che  vuol  credere  e  discrede-  aveauo  avuto  l'incombenza  di  seguire  i 
re  ciò  che  meno  dovrebbe,  e  di  cui  bene  Papi  ovunque  risiedessero,  avendo  cura 
0  ragione  può  ripetersi  ciò  che  il  Petrar-  de' medicamenti  pe'bisogni  del  Papa  e  di 
ca  scrissedel  suo:  Foto  d'ogni  valor, pica  tutta  la  corte  ecuria  romana,  onde  li  tro- 
d'ogni  orgoglio,  come  esprimesi  l'eneo-  vo  ne' viaggi  de' Papi  e  stanziati  perciò  in 
miatod.rDe  Matlheis.  Col  medesimo  va-  Felle/ri,  in  Perugia,  in  Anagni,\n  Asi- 
lente  medico  aggiungerò, che  in  ogni  e-  si,ìo  Orvieto,  in  Fitcrbo,  in  Rieti,  in  So- 
poca  furono  in  Roma  medici,  e  perciò  air-  riano,e  in  Avignone  dopoché  nel  i3o5 
che  farmacisti,  imperocché  nell'infanzia  Clemente  V  stabilì  in  Francia  la  papale 
dell'arte  e  ne' remoti  tempii  medici  stessi  residenza;  in  una  parola  tali  canonici  di- 
esercitavano  la  farmacia  e  la  chirurgia,  inorarono  ovunquesi  recavano  i  Papi.  E 
poi  in  progresso  di  tempo  fu  separata  l'ar-  qui  dirò,  che  i  Gemuti  (/'.)  fondati  nel 
te  e  la  scienza.  Gli  antichi  ehm  pie  ebbero  1  36oeper  due  secoli  laici  con  voti, si  oc- 
infermerie  private  e  pubbliche,  i  ricchi  cupavano  principalmente  nella  farmacia, 
proprietari  a  veano  luoghi  particolari  de-  distribuendo  gratuitamente  niedicamen- 
stinati  a  ricevervi  i  loro  servi  ammala-  ti  a'poveri,  e  dopo  i  loro  esercizi  religio- 
ti  (esponendosi  i  poveri  schiavi  infermi  si  andavano  negli  ospedali  ad  assistere 
di  morbo  incurabile  iu  Peonia,  ucll' iso-  gl'infermi.  A  Cadavere  del  Papa,  par- 


SPE  SPE  2G7 
lancio  del  suolavaniento,  imbalsamazio-  scr  Fabro  speciale,  ed  avca  dal  palazzo 
ne,  e  posteriore  sezione  eoo  altra  specie  due  famigli  e  OD  cavallo,  comi:  Icg^o  nei 
d'imbalsamazione,  descrissi  quanto  pra-  ruoli  palatini;  lo  speziale  di  Paolo  1 V  a- 
ti  cavasi  nella  mela  del  secolo  XIV  dallo  vea  altrettanto  e  perciò  3  parti  di  palaz- 
speziale  e  da  aliti  ;  costantemente  poi  io-  zo  0  porzioni  di  pane,  vino  e  altro.  Nel 
lervenendo  Io  speziale  palatino,  dopoché  pontificato  di  l'io  IV,  e  da  lui  approva- 
si cominciò  l'apertura  del  pontificio  ca-  la  neh  564  co"a  bolla  l'i-  Aposlolicdc3 
da  vere.  Prima  di  questaoperazìone,  l'ao-  cljl)e  origine  V  jércìconfraternita  de' ss* 
conciatura  del  cadavere  pontificio  dice-  XII  Apostoli  (I  ■),  così  detta  perchè  i- 
vasi  preparazione  ,  in  che  fu  celebre  un  sii  tu  ita  in  quella  chiesa,  donde  il  cai  di- 
Giacomo  speziale,  dimorando  i  Papi  in  nal  Fra  ncescoBar  beri ni  protettore  la  Ira- 
Avignone.  A  Lavanda  de'  cadaveri,  ed  sferì  in  quella  di  s.  Eustachio  (ove  non 
a  Sepoltura  particolarmente ,  riparlai  ha  particolare  cappella,  come  pretendo- 
della  la vamla  e  imbalsamazione  de'cada-  no  altri,  soltanto  il  sodalizio  in  tale  chie- 
veri  ili  diverse  nazioni.  Rilevai  a  Cubi-  sa  vi  ha  alcuni  obblighi  di  ledati  e  mes- 
cili, ar  10,  che  nel  1  4oqsollo  Alessandro  V  se),  ovvero  nella  cappella  del  palazzo  del 
eravi  il  consueto  ullizio  palatino  del  cu-  sodalizio,  in  cui  celebra  le  leste  di  s.  Do- 
biculariecustodede'medicamenlidelPa-  menicoedis.  GiuseppeCalasaazio,ilqua« 
pa  e  della  corte,  ossia  della  farmacopea  le  è  posto  nella  propinqua  piazza  de'Ca- 
pontificia,oltre  lo  speziale  palatino,dicen-  prettari  (così  chiamata  perché  vi  stavano 
dosi  delle  attribuzioni  d'ambedue.  A  Fa-  riuniti  i  venditori  di  capretti,  in  oggi  spai' - 
miglia  pontificia,  trai  ruoli  che  pubbli-  si  nelle  vicine  vie),  da  ultimo  riiabbriea- 
cai,  in  quello  di  Pioli  deli  460  registrai  lo  da'fondamenli,  aprì  una  spezieria  che 
Nicola  a  roma  tarins,  a  cui  il  palazzo  pas-  distribuisse  gratuitamente  medicinali  ai 
sìivu  un  servo.  Nell'articolo  Cuirubgo  di-  poveri  che  vi  si  recavano  con  attestato 
chiami  le  provvidenze  di  Sisto  IV  sull'i-  del  proprio  parroco  e  ricelta  de'medici, 
doneità  de'medici  e  chirurghi,  estese  nel  cioè  di  quelli  stipendiati  dalla  stessa  ar- 
1  j-G  cou  bulla  anche  pegli  speziali.  Di  cieonfralernita,i  quali  iu  numero  di  1  4  si 
ciòtenni  proposito  altresì  nel  voi.  XLIV,  dividevano  uè  Rioni  di  Roma  e  vi  assi- 
j).  1  o  1 ,  nel  dire  del  collegio  medico  o  tri-  slevauo  i  poveri,  tutti  abitando  la  detta 
bunale  di  medicina  stabilito  da'Papi  in  casa  del  pio  luogo,  come  rammentai  nel 
Roma,  notando  quelli  che  confermarono  voi.  XXI, p.  1  7  1  ,eopportunamcntequa- 
le  disposizioni  di  Sislol  Ve  successori,  sub  le  centro  fisico  di  Roma  papale,  ciò  che 
l'esercizio  della  medicina, chirurgia  e  far-  osservai  a  Piazza  di  s.  Eustachio.  11  car- 
macia.  Nel  Ristretto  dizionario  enciclo-  dinal  Altieri  successore  del  Barberini  (il 
pedico del d.1* Palmieri  si  legge,  cheCle-  quale  come  commendatario  di  s.  Loreu- 
nieiite  VII  cliccai  multo  avvelenato  dal  zo  iu  Datuaso,aprì  una  particolare  spe- 
llano d'una  torcia,  che  davanti  gli  arde-  zieriaa  vantaggio  dellefatniglie  bisogno- 
sa. Nelle  biografie  de'Papi  liutai  i  morti  sedi  quella  parrocchia:  nel  voi.  L,  p.  j3t 
di  veleno,  cosi  Ue'rìspettivi  articoli  di  al-  laccontaiche^allroconlmendatariocal•- 
tri  sovrani.  Dissi  nel  vol.LVIII,  p.  202,  dinal  Ottoboni  nella  slessa  parrocchia  a- 
cheiliti  idate  erasi  avvezzalo  a  trangugia-  prì  una  spezieria,  con  medico  e  chirur- 
re  i  veleni, in  modo  che  nou  gli  recavano  go,ad  utilità  de'poveri  parrocchiani), con- 
imi nocumento.  A  Cinnur.GO  feci  oienzio-  tinuò  la  caritatevole  spezieria,  che  forse 
uedimesser  Nicolò  speciale \\ìL*ìo  I  V  del  fu  abbandonata  quando  V  Elciiwsineria 
1  ~  h),  che  lo  segiù  nel  viaggio  di  Perù-  apostolica  stabili  meglio  e  per  lutti  i  rio- 
gia,  e  poi  lo  fu  del  successore  s.  Pio  V:  ni  la  distribuzione  de'medicinali  gratuiti. 
quello  del  predecessore  Giulio  III  fu  mes-  Anche  le  partorienti  erano  in  peculiar 


»68  SPE 

modo  aiutate  dalla  pia  unione,  che  pro- 
babilmente lasciò  di  soccorrerle  quando 

si  stabilì  il  benefico  Ospedale  di  s.  Roc- 
co. Dissi  a  Spoleti,  che  il  sodalizio  avea 
l'amministrazione  e  dilezione  del  Colle- 
gio Laurctano  o  Spoh'lino  di  Roma.  In 
diversi  articoli  parlai  di  spezierie  istitui- 
te pe' poveri ,  in  Roma  e  altrove.  Pa- 
pa s.  Pio  V  ebbe  a  speliate  Antonio  Ma- 
nini,  che  godeva  <\i\e  porzioni  di  palaz- 
zo ed  un  cavallo,  come  imparo  dal  suo 
ruolo.  Il  Papa  compassionando  i  roma- 
ni, afflitti  nell'agosto  i  766  da  epidemica 
influenza,  a  tutti  i  poveri  malati  fece  di - 
-  ne  limoline, e  per  mezzo  degli  spe- 
ziali medicinali  con  esimia  liberalità.  In 
oltre  regolò  Io  spaccio  de'  medicinali,  i 
doveri  degli  speziali,  e  la  giurisdizione  del 
collegio  medico.  Fu  allora  che  restituì  a- 
gli  speziali  la  fabbricazione  delle  torciedi 
cera  nello  stato  pontificio,  a  loro  tolta  nel 
j  5  )  7,  il  che  dichiarai  a  Candela  (ove  in 
vece  di  Pio  I  V,dicesi  per  errore  s.  Pio  V), 
come  prerogativa  che  già  esercitavano  nel 
secolo  XIII.  Nel  i  772  elevato  al  pontifi- 
cato Gregorio  XIII, dichiarò  speziale  pon- 
tificio il  celebre  Marc'Antonio  Ciappi  sa- 
ne-e  che  teneva  la  farmacia  nella  via  di 
Ranchi,  all'insegna  del  Drago  stemma  del 
Papa, ed  il  quale  ne  scrisse  la  Pila,  molto 
lodata,  e  la  pubblicò  in  Roma  nel  1  596. 
Da  essa  si  apprende, che  il  Papa  ebbe  in 
sua  corte  8  medici  e  2  chirurghi  ben  prov- 
visionati, soltanto  per  servigio  della  sua 
famiglia  e  de'poveri,a'quali  dalla  spezie- 
ria  palatina  faceva  somministrare  i  me- 
dicamenti necessari,  egli  non  avendone 
bisogno  0  poco  per  la  sanità  che  godeva. 
Neil  78o  pel  contagio  del  Castrone,  che 
accennai  a  Pestilenza,  e  consistente  in 
violenta  tosse  simile  a  quella  cui  va  sog- 
getto quell'animale,  Gregorio  XIII  or- 
dinò a'mcdici  palatini  che  visitassero  tut- 
ti i  Borghi  di  Roma,  e  Inori  delle  porte 
Cavalleggieriedi  s.  Spirito,  tutti  ipoveri 
infermi,e  che  somministrassero  loro  i  me- 
dicinali della  spezieria  pontificia,  doven- 
do poi  lai  li  al  loro  tetto  lo  stesso  faicua- 


SPE 

cista  pontifìcio.  Tale  esempio  eccitò  la  ca- 
rità de'nobili  romani,  de  prelati  e  de' car- 
dinali, tra  i  quali  si  segnalarono  Farne- 
se e  Bottelli,  tutti  gareggiando  in  gene- 
roiità.  La  stessa  cosa  volle  che  si  facesse 
nel  1 78  1  ,per  altra  influenza  di  mali  ancor 
più  pericolosi.  Questo  Papa  confermò  e 
ampliò  al  nobile  collegio  degli  speziali  di 
Roma  gli  antichi  privilegi  che  godeva.  Lo 
speziale  di  Sisto  V,  messer  Antonio  Pa- 
squin  Ganassi  spellale,  già  lo  ricordai  a 
Chirurgo  ,  ed  ebbe  a  compagno  messer 
GiacomoBalbi.con  un  servo  e  un  cavallo, 
parte  di  palazzt),e  coni  penso  in  denaro  pel 
companatico:  mentreaMEDico  feci  distin- 
ta memoria  del  dottoMichele  Mercati,  art- 
che  semplicista  0  custode  dell'orto  bota- 
nico palatino,  come  lo  era  stato  dis.PioV: 
il  celebre  linceo  Gio.  Fahri  di  Bamberga, 
benché  non  fu  archiatra  di  Paolo  VeUrba- 
110Y III,  pure  fu  detto  medico  e  semplicista 
delPapa  dalloStelluti.  Però  ne'ruoli  pala- 
tini trovoTobia  Aldini  semplicista, con  un 
servo, par  te  di  palazzo,  aceto  e  sa  le,e  scudi 
tre  mensili  per  companatico.  Nella  bio- 
grafia di  Gregorio  XI  V,colCam  pana  dissi 
che  nella  sua  ultima  malattia  gli  furono 
somministrati  per  farmachi  l'oroe  legioie 
in  polvere  del  valore  di  1  5, 000  scudi!  A  E- 
LEHOsnriEBE  del  Papa  descrivendo  le  spe- 
zie;^ regionarie  di  Roma,  dipendenti  dal- 
l'elemosineria  apostolica,  ne  celebrai  isti- 
tutore il  cardinal  Aldobrandini  nipote  di 
Clemente  VIII(non  VII  cornei  vie  stani' 
pato)  e  poi  a  rei  vescovo  di  Ravenna  (P-); 
ovvero  la  sua  istituzione  fu  concentrata 
uè i l'elemosineria  apostolica,  lenendo  pre- 
sente il  riportalo  nel  voi.  XL1 V,  p.  1  39, 
dicendo  dell'ispettore  de'medici,  chirur- 
ghi, farmacisti  e  levatrici  de'poverì,  per 
cui  sembra  antichissima  la  benefica  fon- 
dazione. Qui  avvertirò,  che  il  regnante 
Pio  IX  col  moto  proprio  deli.0  ottobre 
1  847,  sull'organizzazione  del  consiglio  e 
senato  di  Roma, aquesto  col  §  56  al  tri  bui 
i  medici, cerusici,  ostetrici  e  farmacisti  re- 
gionari. Conferì  la  nomina  al  consiglio  e 
li  sottopose  alla  dipendeva  della  magi- 


S  P  E  S  P  E  i(\c) 
stiratura,  salva  riguardo  alle  farmacie  la  ne  corrispondente  al  termine  della  fia 
visita  ed  ispezione  dell'autorità  sanitaria  de'Coronari,  eranvi  appaiali  di  broccato 
genernle(dellaqualc  parlai  a  Pestilenza),  d'oro  e  damasco  rosso,  non  die  ricchis- 
Dinoi  il  Papa  nel  i  8  Ti  avendo  derogato  siine  portiere  di  velluto  verde  ricamate, 
a  tali  disposizioni,  sottopose  al  cardinal  Sul  cantone  trionfava  l'armadi  LeoneXI, 
presidente  della  commissione  òt'Sttssidii  tra  quelle  di  (J8  cardinali  con  iscrizione. 
le  spezierie  regionarie,  e  così  i  medici,  i  Sopra  sorgeva  un  drago  d'oro,  arme  di 
chirurghi, le  levatrici, e  lo  a  wei  tu  nel  voi.  Gregorio  A  HI,  con  4  din  gli  et  ti  dorati  ed 
LVìll,p.i48.  Clemente  Vili  Ira  i  suoi  esprimenti  i  4  Papi  usciti  dalle  sue  crea* 
famigliari  ammiseGiacomoVitale  speda-  ture,  con  epigrafi  e  colomba  raggiante. 
fc,00n  due  servi,  parte  di  palazzo,  pane,  vi-  In  di  verse  cartel  le  si  leggevano  versi  e  al- 
no, aceto,  sale, e  paoli  4"^  mensili  percom-  tra  iscrizione.  Circondava  tutto  l'appara* 
panatieo.  Convien  dire  che  ilaunnomina*  to  un  nobilissimo  fregio,  ornato  di  lesio- 
to  Ciappi  continuasse  od  essere  speziale  ni  di  verdura  da'lati,  ne'quali  erano  va- 
pontificio  anche  di  Gregorio  XIV,  Leone  gamenle  dipinte  molte  arme  de' parenti 
XI,  Paolo  Ve' Gregorio  XV,  imperocché  del  Papa.  Il  tutto  fatto  con  grande  inge- 
trovo  nella  raccolta  delle  relazioni  de'lo-  gno  ,  profusione  e  artifizio.  Nello  stesso 
ro  possessi,  che  fossero  da  lui  festeggiati  if)o5  pel  possesso  di  Paolo  V  oriundo  sa- 
splendidamente,con  quanto  in  breve  vado  nese,  il  generoso  Ciappi  col  suo  buon  gu- 
a  dire  con  Cancellieri,  Storia  de  possessi  sto  fece  altro  magnifico  e  superbo  appa- 
ra PoHte/7c/.Nel  i  5<)oper  Gregorio  XI  V,  rato,  che  meritò  la  Relazione  del  vago  e 
il  Ciappi  solennizzò  il  suo  possesso  così,  nobile  apparato  fatto  alla  spezieria  del 
Pulchrutn  ornaluin  ad  instar  cujusdam  Drago  in  Banchi  dal  magnifico  messer 
Arcusex aromatibus,elaliis  snae  Apo-  Antonio  Ciappi  sane  se,  con  l' imprese, 
techae  rebus  effectum  Aromalarius  qui'  motti,  iscrizioni,  distici,  epigrammi  e  so- 
darti in  medio  Bancorum  paraferai.  In  netti  in  lode  di  N.  S.  Papa  Paolo  ì/  il 
quello  di  Leone  XI  nel  i6o5,  formò  un  giorno  che  pigliò  il  possesso,  ec.  Da  qtfe* 
arco  con  lavori  e  robe  della  spezieria  leg-  sto  titolo  e  dal  già  dello,  facilmente  si  può 
giadramente  distinti,  sopra  il  quale  erano  immaginare  la  sontuosità  disi  solenni  fe- 
3  giovani  assai  ben  abbigliati  eco'simboli  stive  dimostrazioni  e  allegorie,  potendosi 
della  Pace  o  della  Giustizia,  della  Carità  leggere  in  Cancellieri  a  p.  i  jc)  e  seg.  Non 
con  6  fancìullini  attorno,  e  dell'Abbon*  mancarono  distribuzioni  di  delicati  ino- 
danza;  questa  con  un  gran  tino  dal  lato  staccioli,  e  due  cori  di  eccellentissimi  niu- 
destro  pieno  di  confetti,  che  andò  spar«  sici.  Finalmente  nel  162  1  pel  possesso  di 
gendo  continuamente  sopra  quelli  della  Gregorio  XV  il  Ciappi  tornì)  a  mostrare 
cavalcata,  oltre  paste  diverse  e  delicate,  ilsuoriverenteamorepel  Papa, congran* 
mescolate  con  mazzetti  di  fiori.  Vi  pose  deenobilemagnificenza,come  sipuòap* 
pure  un  bellissimo  concerto  di  musiche  prendere  da  Cancellieri  a  p.  189,  o  dalla 
vocali  e  strumentali  anche  di  organo,  e  Descrizione  del  vago  e  gentil  apparato 
una  decorosa  fontana  di  vino  prezioso,  fatto  dal  magnifico  sig:rM.  A.  Ciappi  se* 
rappresentata  da  un  vecchio  in  figura  de)  nese  alla  spezieria  del  Diago  in  Ban- 
fiume  Arno,  ad  uso  di  chiunque  voleva  chi,  con  tutte  le  poesie  latine  e  volgari  che 
bere  e  in  ispecie  degli  svizzeri  pontificii;  vi  eranoinoccasionc  della  cavalcala  che 
eravi  pure  quella  di  Firenze  patria  del  si  fece,  mentre  N.  S.  Papa  Gregorio  A  fr 
Papa,  cioè  una  donna  riccamente  vestita  andò  a  torre  il  possesso  alla  chiesa  La- 
eìnghirlandata:percui  la  moltiludineche  teranense,  PtoinaiGs  1 .  Vi  furono  i  am- 
ivi accorse  fu  immensa,  e  non  senza  con-  sici  con  organo  e  altri  musicali  stilimeli- 
fusione.  Intorno  la  farmacia  e  sul  cauto-  ti,  soavi  cori  e  armoniose  siufouie.  Pas- 


a7o  SPE 

saodo  In  cavalcata  J putti  getlavanocon- 

fctti  io  abbondanza, ciambelle,  biscottini, 

e  nane  bianco  a'poveri.  A  Chirurgo  dissi 
chespeziale d'Urbano  Vili  fu  Paolo  Car- 
carasio  che  gli  medicava  il  fonlicolo,  e 
perciò  col  suo  mezzo  volevasi  avvelenare 
da'nemici,  ma  egli  restò  doverosamente 
fedele.  Tale  spedale  avea  dal  palazzo  a- 
postolico  due  servi,  un  cavallo,  porzioni 
di  pane,  vino,  acelo,  sale,  orzo  e  fieno  pel 
mantenimentodel  cavallo,  come  gli  altri 
predecessori,  e  paoli  £5  mensili  pel  com- 
panatico.Queslo  Papa  Urbano  Vili  creò 
cardinale  il  gesuita  De  Lugo,  il  quale  a 
favor  de' poveri  introdusse  io  Italia  la  pre- 
ziosa china,  che  ad  essi  donava  per  gua- 
rirli dalla  febbre,  onde  per  molto  tempo 
fu  detta  polvere  De  Lugo.  Un'antica  i- 
scrizione  esistente  sotto  un  quadro  nella 
farmacia  dell'  Ospedale  ili  s.  Spirito,  rap- 
presentante il  cardinal  De  Lugo  che  som- 
ministra per  la  prima  volta  la  china  a- 
gl'infermi,  cos'i  si  esprime:  Cardinalis  De 
Lugo  Peruanum  Corlicem  Prlmus  Ro- 
vine Dispensai.  Rinnovata  la  farmacia 
dall'attuale  presidente  della  commissio- 
ne degli  ospedali  di  Roma  cardinal  Mo- 
richini  nel  i85o,  fu  l'iscrizione  conver- 
tita in  questo  distico:  Purpureus  Pater 
hìs  solalor  inaedibus  aegrosz=i  DeLu» 
giisLim  ne  coriiceftb  rifugo.  1 1  Piazza, Ku- 
serologia  di  Roma  trat.  12,  cap.  7:  Del- 
l'orlo de' semplici  a  s.  Pietro  Molitorio, 
dopo  aver  celebrato  la  natura  sempre 
grata  aDio  nelle  sue  opere  naturali  e  mul- 
tiformi, massimamente  ue'semplici  e  lo- 
ro virtù,  e  i  principali  suoi  scrittori, parla 
del  l'accademia  di  semplicisti  e  di  al  tri  dot- 
ti nelle  scienze  naturali,daAlcssandroVII 
aggiunta  all'università  romana,  sull'a- 
meno Monte  Gianicolo,  con  periti  prò- 
fessori  ecustodi  per  la  manutenzione  del- 
l'orlo. Sotto  il  pontificato  d'Alessandro 
"VII  in  varie  città  la  terribile  acqua  To- 
fana produsse  le  più  gravi  sciagure:  alcu- 
ni dicono  ignorarsi  cosa  sia,  ma  Gmelin 
nella  Storia  generale  de\'eleni,  la  giudi- 
cò soluzione  d'arsenico  bianco. Nel  decli- 


SPE 
nar  di  questo  secolo  i  Carmelitani  scalzi 
(  /  '.)  aprirono  in  Roma  nel  convento  del- 
la Scala  la  Bpezieria,  e  più  tardi  altra  in 
quello  della  Vittoria:  da  Pio  Vili  i  reli- 
giosi somministrano  i  medicinali  alla  la- 
miglia  pontificia, e  talvolta  a'Papi.  Inno- 
cenzo XII  nel  iGf)3  applicò  parte  degli 
emolumenti  delcamerlengatoallespezie- 
rie  regionarie  per  vantaggio  de'poveri,  e 
Clemente  XI  lo  fece  eseguire.  Questo  Pa- 
pa ebbe  a  speliate  Gio.  Pietro  Paolucci, 
con  parte  di  pane  e  vino,  sale,  scope,  or- 
zo e  fieno  pel  cavallo,  e  mensili  scudi  7 
e  bai.  72  i/v.  ne'ruoli  gli  speziali  erano 
registrati  dopo  i  medici  e  prima  de'chi- 
rurghi.Nel  ruolo  del  1  706  dello  stesso  Pa- 
pa, appresso!  medici  leggo:  Biagio  e  Gia- 
como .Mansueti,  ed  eredi  di  Pietro  Corsi 
spedali,  con  pane,  ciambelle,  vino  e  scu- 
di io  mensili,  perchè  in  tal  onorario  fi 
co  m  penetrarono  a  lire  cose  tolte  per  gene- 
rale disposizione.  Clemente  XI  1*8  gen- 
naioi72l  ridusse  lespezierie  di  Roma  a 
00  e  le  approvò.  Nel  1  708  il  Piazza  pub- 
blicò la  Gerarchia  cardinalizia, e  descri- 
vendo a  p.  G  'l3  la  chiesa  della  ss.  Tri- 
nità al  Monte  Pincio,  narra  che  per  la  fe- 
sta titolare  eravi  immenso  concorso  mas- 
sime di  medici, semplicisti,  chimici,  erbo- 
ra ri,  a  roma  tari,  speziali,  ortolani,  chirur- 
ghi, fisici  e  altri  professori  delle  scienze 
natili  ali, perchè  i  frati  minimi  conbellis- 
simo e  curioso  apparato  nobilmente  nel 
chiostro  esponevano  tutte  sorti  di  erbe, 
fiori,  radiche  e  semplici  ortensi, de'quali 
si  serve  la  medicina  e  come  rimedi  natu- 
rali che  secondo  i  precetti  dell'arlesi  ma- 
nipolano per  una  ben  fornita  ed  elegante 
spezieria,  che  i  religiosi  ivi  con  diligenza 
e  industria  mantenevano  a  sussidio  del- 
l'infelice umanità,  insieme  ad  un  propin- 
quo giardino  riservato  di  fiori  e  di  sem- 
plici,accurata  mente  col  ti  va  ti.  All'articolo 
Ee.nefratei.i.i  ragionai  delle  spezieriedi 
tali  religiosi  ospedalieri,  tanto  per  servi- 
zio de'loro  ospedali  e  case,  che  del  pub- 
blico senza  alcuna  riserva,  per  privilegio 
concesso  da'Papi  e  altri  sovrani. Nel  1 722 


SPE  SPE  271 
InnoocnzoXIII(nelconclavepersuamor-  6,  di  Pigna  3,  di  Campiteli!  1,  di  t.  An- 
te  fu  eletto  speziale  del  sagro  collegio  Gio»  gelo  4, di  Ripa  1 ,  di  Trastevere  7,  di  Bor- 
vanni  Mansueti)  nel  proibire a'regolarì  go3,in  tutte  79.  Inoltre  Benedetto  XIV 
li  rendita de'medicinali,  eccettuò  le  far-  con  breve de'24  settembre  1 7461  dispose 
maciede'benefratelli.  Clemente  VII  colla  provvidenze  sol  tasserei  conti  degli  »pe« 
Lolla  Aloisa  congregatone,  de'20  luglio  zia  li  sui  prezzi  de'medicinali, e  che  in  caso 
1  -  33,ratificol,autorizzazione.QuindiBe*  di  controversie  sarà  di  privativa  giurisdi- 
nedettoXI  V,col  molo-proprio  Essendo  zione  de'collegi  degli  speziali  ove  esisto- 
no/, de'  1 4  novembre  1  7 jo,conl'i irmando  no,  e  negli  altri  luoghi  I  operazione  fosse 
il  decretato  da'suoi  predecessori,  proibì  eseguita  dalle  commissioni  sanitarie  prò- 
a  tulti  i  regolari,  compresi  i  cassi  nesi,  i  vinciali.  Col  medesimo  il  Papa  stabilì  che 
domenicani,  i  gesuiti,  i  minimi,  di  poter  non  possa  farsi  trasporto  ili  spezici  ie  da 
esercitare  o  far  esercitare  l'arte  farmi-  un  sito  all'altro,  se  dal  sito  donde  vuole 
ceutica,  fuorhé  per  servizio  de'loro  reli-  uno  parlire,a  quello  in  cui  in  tendeandare 
giosi,eche  da'medesimi  non  si  potessero  non  vi  sia  la  distanza  almeno  di  100  can- 
tiniere i  medicamenti,  (ninne  la  triaca  ne,  e  che  dal  suddetto  silo  ad  quein  non 
e  il  balsamo  apopletico  die  loro  permi-  sia  distante  la  spezieria  viciniore  almeno 
se.  I  beni  l'i  atolli  con  perizia  e  lealtà  eser-  canne  Go  in  linea  retta;  ed  anche  clie  ni  un 
citarono  l'utilissima  arie,  principaliuen-  giovane  di  spezieria,  matricolato  0  no, 
te  in  Roma,  Milano, Firenze,  in  varie cit«  possa  comprare  spezieria,  e  farne  il  Ira- 
ta di  Germania  e  di  altre  parti,  ove  tot-  sporto  in  qoell'istesso  rione  della  città,  in 
torà  fioriscono.  Senza  enumerare  i  tanti  cui  per  più  anni  sia  stato  in  qualità  di 
loro  religiosi,  decorati  anco  di  gradi  ac-  giovane,  odi  affittuario  o  economo,  ma 
cademici,  che  si  distinsero  e  ancora  si  di-  possa  bensì  comprarla  e  trasportarla  in 
stinguouo  nella  chimica,  nella  farmacia  altro  rione  totalmente  distinto;  e  se  mai 
escienzeaccessorie,singolarmenteinGer-  la  spezieria  da  cui  esce  fosse  situata  nel 
mania,  solo  ricorderò  che  l'attuale  prò-  termine  di  quel  lai  rione,  e  l'altra  che 
vinciate  di  Milano  p.  Ottavio  Ferrano,  vuol  comprare  fosse  nel  principio  del  rio- 
discepolo  del  celebre  botanico  e  chimico  ne  più  vicino,  dimodoché  corresse  fra  am- 
p.  Innocenzo Monguzzijèbenemerito  del-  bo  i  siti  poca  disianza,  in  tal  caso  resti 
le  scienze  naturali  e  soprattutto  della  chi-  proibita  la  compra  e  il  trasporto,  e  possa 
mica  applicata  alle  arti,  scienza  che  a'gior-  solo  dell'una  e  dell'altro  ottenere  il  per- 
ni nostri  ha  reso  tanto  eminenti  servigi  messo,  quando  il  posto  che  brama  sin  <li- 
alla  società,  e  tra  le  sue  utili  opere  pri-  stante  dall'altro  rione  almeno  1  5o  canne 
meggia  //  corso  di  chimica  generale  ,Mi«  parimenti  in  linea  retta.  Benedetto  XIV 
laiioi84oin  1. 1  o.ll  p.  Ferrano  è  membro  ad  istanza  del  cardinal  Valenti  e  di  altri, 
effettivo  dell'i,  r.  istituto  Lombardo,  va*  nel  1748  col  breve  Quanta,  eresse  nel- 
ri  sovrani  riconobbero  il  suo  merito  esi-  l'università  romana  le  cattedre  di  mate- 
mio  e  benemerenze,  e  l'imperatore  lo  creò  malica  e  di  chimica,  e  questa  special  men- 
cavalierc:  a  Milano  ampliò  e  decorò  il  bel-  te  a  istruzione  de'farmacisti.  Ricavo  dal 
l'ospedale  de'suoi  benefratelli.  Neil 744  molo  di  Pio  VI  del  1  778,  che  Giacomo 
Bernardini  pubblicò  la  Descrizione  del  Mansueti  speziale  segreto  aveva  pane, 
nuovo  ri  pai  titnento  de' Rioni  di  Roma,  ciambelle  e  vino,  ragguagliati  a  mensili 
fatto  per  ordine  di  Benedetto  XI J  ,  ed  e-  sci  idi  due  e  bai.  9,  oltre  scudi  1  o  pel  com- 
nunieròlespezieriecheconlenevano:cioè  panatico,  coll'obbligo  di  pagare  scudi  io 
il  rione  Monti  8, quello  di  Trevi  7,  di  Co-  il  mese  alla  vedova  Lucia  de  Marchi  e  sua 
lumia  1  o, di  Campo  Marzo  7,  di  Ponte  4>  famiglia.  Registrai  a  Dogane  pontificie 
di  Par  ione  7,  di  Regola  io,  di  S.Eustachio  l'aumento  di  dazi  ordinato  da  Pio\  l,al- 


272                    SPE  SPE 
l' introduzione  di  diversi  generi  farina-  sperimenti  pratici  che  loro  si  propongo- 
ceulici  ch'erano  iucligeni.  Nel  molo- prò-  no,  tanto  dal  collegio  medico,  quanto  dal 
prio  L' Economia, i\\  Pio  VlI,de'ao  no-  collegio  de'fai  macisti.  Questa  matricola 
vembrei  8  oo,i  acuì  li  riformarono  le  ape*  vale  per  esercitare  la  farmacia  in  tutto 
sedei  palazzo  apostolico,  quanto  alla  far-  lo  stato  pontilìcio;e  d'allora  in  poi  nei  me- 
macia  e  speziale  del  medesimo  fu  slabi-  dici,  ne i  chirurghi,  né  i  farmacisti  furono 
lito  il  modello  dell'appalto  per  lo  spezia-  più  tenuti  a  pagar  cosa  alcuna  al  pub- 
le  della  famiglia  palatina,  e  ad  esso  asse-  blico  erario  per  la  matricola  di  libero  c- 
guali  sciali  dieci  al  mese  soltanto,  e  dipoi  sercizio.  Queste  belle  disposizioni  ridon- 
cessò  l'uffizio.  Indi  col  breve Exponino-  daronodi  mnggiordecoro  al  collegio  far- 
cir, de'  i  8  giugno  1802,  Bull.  Borii. cont.  maceutico  di  Roma,  quanto  più  nobili  e 
1. 1  i,  p.  3  i  i,  Pia  VII  confermò  ad  istanza  speciali  furono  le  attribuzioni  che  gli  de- 
Phat  macopolanim  collegiimi  Anconila-  rivarono.  Lo  studio  triennale  prescritto 
nae,  aUarumquc  civitalum  et  lerrarum  alla  farmacia  ;  i  gradi  di  baccellierato  e 
provinciae  Marchine  Anconilanae  ,  la  licenziato  di  cui  debbono  esser  forniti  gli 
proibizione  di  Benedetto  XIV  a'regolari  studenti,  a  guarentigia  dellagelosa  eim- 
e  luoghi  pii  di  vendere  i  farmachi.  Xe'pon-  portante  loro  arte;  l'elabora  torio  chimi- 
tificati  di  Leone  XII  e  Gregorio  XVI,  per  co-farmaceutico  costituito  nell'università 
le  loro  ottime  disposizioni,grande  fu  l'in-  romana  a  tutta  cura  dell'encomiato  ro- 
elemento  de'professori  della  farmacia  e  mano  collegio  farmaceutico;  resperimen- 
della  chimica  nello  slato  ponlificioe  spe-  to  pratico  che  ivi  tiene  pe'giovaui  chea- 
cial mente  in  Roma,  non  meno  a  vantag-  spirano  a  conseguire  l'alta  matricola  in 
gio  della  scienza, che  in  tutela  dell'urna-  farmacia;  l'interventode'suoi  membri  coi 
nilà  e  del  ceto  farmaceutico.  Leone  XII  cospicuo  collegio  medico -chirurgico  per 
colla  celebre  bolla,  Quod  divina  Sapien-  riconoscerela  scienza  teorico-pratica  dei 
f/<7,de'28agoslo  182 4, eresse  la  Co/fg/rgtf-  candidati;  la  visita  biennale  che  i  membri 
zione  degli  sludi  (f.),  e  regolali  pubblico  delcollegio  farmaceutico  praticano  in  u- 
insegnamento  in  ogni  ramo  di  sapere  e  di  nionedel  collegio  medico, ora  ridotta  alla 
arte.  La  bolla,  e  le  altre  successive  dispo-  sola  Comarca  di  Roma;  l'autorizzazione 
sizioni  «Iella  congregazione,  confermate  loro  fatta  di  esaminar  gli  esercenti  la  ma- 
da'Papi,  si  pubblicarono  nella  Colleclio  scalcia  e  veterinaria  (arte  di  medicare  i 
leguni  ti  ordiniitionnui,  di  mg.r  Caterini  cavalli  e  altre  bestie  inferme),  nell'occa- 
oraamplissimocardinale,enella&zcco&z  sione  della  visita  delle  farmacie;  sono  te- 
delle  leggi,  ambedue  stampate  d'ordine  slimonianze  solenni  dell'interesse  che  per 
di  GregorioXVl.  Promulgata  la  bolla  di  la  pubblica  igiene  presero  LeoneXlIe 
Leone  XII,  e  regolato  il  corso  degli  studi  Gregorio  XVI,  e  dimostrano  altresì  in 
di  coloro  che  si  dedicano  alla  professione  quanto  pregio  ebbero  la  scienza,  l'arte  e 
farmaceutica,  imponendosi  per  ricevere  il  collegio  de'farmacisti.  In  vero,  riordi- 
la  matricola  di  libero  esercizio  in  farina-  nato  il  regime  degli  sludi  da  Leone  XII,  1 
eia:  due  anni  di  corsoscolastico  nelle scuo<  professori  della  scienza  farmaceutica  fe« 
le  di  chimica  e  botanica  neh. "anno,  di  cero  pubblica  mostra  cheuou  era  limitato 
materia  medica  e  farmacia  nel  2 .°j quindi  il  loroslato  alla  manipolazione de'farma- 
gli  studenti  prendono  il  gì  aòoiWbaccellie-  chi  soltanto,  ma  che  accoppiavano  la  soda 
re  dopo  ih  ."anno,  dopo  il  2.°la  licenza  o  scienza  della  medicina.  Difetti  il  pubbli* 
licenzialo  j  ottenuti  i  due  gradi,  prima  di  co  farmacista  Antonio  Ch'unenti  dichiaro 
esercitarla  professione, devono  consegui-  nome  (che  mi  onorò  ilei  donodisua  dotta 
re  la  matricola  di  libero  esercizio.  A  tale  opera,  Elementi  di  ckimicajkoma  1  8.J.2), 
elicilo  devono  subir  l'esame  e  fare  gli  e-  esponendosi  al  concorsopubblico,  meritò 


SPE 
d'esser  prescelto  alla  cattedra  di  olii  mica 
vacata  per  la  morte  del  valente  cav,  Mo- 
nchini, che  in  |>iìi  luoghi  celebrai,  e  pa- 
dre ilei  vivente  cardinale  che  ne  ha  pub- 
blicale le  notizie  storiche  eie  sue  dotte 
opere.  Il  farmacista  Conti  successe  al  d.r 
Alienivi  nella  cattedra  di  farmacia  pra- 
tica; a  questi  venne  surrogato  il  farmaci- 
sta  d.r  Pietro  L'eretti  (che  si  è  distinto  nel 
fare  l'analisi  di  parecchie  sostanze  orga- 
nico-vegetali), e  al  d.r  Michelangelo  Pog- 
gioli [medico  di  Leone  XII  e  Gregorio 
XVI),  successe  il  farmacista  Pietro  San* 
ginnetti  nella  caltedradi  botanicateorica 
e  praticatimi  cattedratici  dell'università 
romana.  Laonde  per  le  benemerenze  del 
collegio  fu  inacetì tieo  di  liom a  nella  scien- 
za, formando  egli  un  apposito  magistrato 
della  pubblica  istruzione,  ormai  conver- 
rebbe alla  sua  legale  rappresentanza  di 
corpo  separatogli  avere  la  toga  collegiale 
col  distintivo  d'una  fascia  dissimile  dal- 
le altre  indossate  da'eollegi  della  univer- 
sità romana, secondo;!  favorevoleopina- 
mento  esternato  nel  1 844dal  collegio  me- 
dico-chirurgico sul  vestiario  in  discorso. 
Che  i  farmacisti  debbono  essere  oppio  va- 
li dal  col  legioni  edico,  lo  decretòClemen  te 
VII  colla  bolla  la  superna ìò.tr]  settembre 
i53o,2?u//.flo/7i.t.4>par.i,p.  96, Dell'ap- 
provare gli  statuti  e  ordinamenti  del  col- 
legio MediciiiatMazislroruin  almaeUr- 
bis,  cum  praefinilione  facultatem  proto- 
medici circa  Aromalariorum  examen, 
elmedicinalium  admissionem.  Gregorio 
XVI  ampliò  l'orto  botanico  e  migliorò 
il  vivaio  delle  piante:  ne  parlai  ne'  voi. 
XLVI,  p.  272,  L,  p.  3  1  9,  LI,  p.  9.  Ab- 
biamo del  d.r  Carlo  Donarelli  professore 
in  botanica  \ival'\ca,Euumeratiose'ninum 
Ilorli  botanici  romani,  ex  collectionean. 
1 838, 1840,1 843,  Ilomae.  Inoltre  Gre- 
gorio XVI  nel  1 832  provvide  all'abusodi 
aprire  pubbliche  spezierie  in  qualunque 
comune  dellostato  pontificio, a  mezzo  del 
cardinal  camerlengo, onde  impedire  col 
loro  soverchio  numero  abusi  coni  promet- 
tenti la  pubblica  salute,  riguardandosi 

VOL.  LXV1II. 


SPE  273 

per  grave  sconcerto  quello  d'aprir  nuove 
farmacie  oltre  il  bisogno  della  popolazio- 
ne I  tappoichéae  in  ogni  ramodindustria 
la  libertà  di  commercioè  di  stimolo  e  im- 
pulso a  facilitar  le  contrattazioni, ed  a  pro- 
curare l'utile  reciproco  de' consumatori 
e  possidenti,  in  fattodi  medicinali  tal  cosa 
è  nocevolissima.  In  fatti  siccome  la  mas- 
sima parte  de'farmachi  è  soggetta  a  cor- 
rompersi dopo  un  certo  tempo,  se  di  essi 
lo  speziale  non  abbia  sulliciente  smercio, 
è  costretto  a  distruggerli  se  onesto,  ov- 
vero di  venderli  come  sono  con  grave  de- 
trimento degl'infermi;  questi  in  tal  mo- 
do si  comprano  la  morte,o  l'aumentodel 
male,  e  per  lo  meno  il  ritardo  della  gua- 
rigione. Ne  vale  il  dirsi,  che  la  moltipli* 
cità  de'farmacisti  fa  nascere  l'emulazio- 
ne pel  miglior  servigio  della  popolazione, 
mentre  e  trattandosi  di  professione  che 
obbliga  a  forti  spese,  sia  per  la  provvista 
di  buoni  farmachi  di  non  lieve  costo,  sia 
per  la  loro  conservazione,  sia  per  sosti- 
tuirne altri  a'guasti,  non  è  probabilmen- 
te sperabile  che  lo  speziale  quando  non 
abbia  spaccio  sufficiente  e  un  lucro  mo- 
derato si  tenga  perfettameute  in  regola. 
La  disposizione  è  riportata  nella  citala 
Raccolta  delle  leggi  t.  G,p.  1 08, ove  puree 
detto:>Spesse  volle  poi  accade,ed  una  fu- 
nesta esperienza  il  dimostra,  che  per  pro- 
curarsi uua  più  abbondante  vendita,  o  si 
pongono  in  segreta  conventicola  col  me- 
dico, e  seco  d'accordo  dispendiano  i  ma- 
lati, o  danno  medicinali  cattivi  o  alme- 
no inefficaci,  o  ne  sostituiscono  degli  al- 
tri a  quelli  prescritti,  mentre  mancano 
di  mezzi  per  avere  di  tutti  il  fornimento, 
o  infine  non  somministrano  le  giuste  do- 
si. Con  questi  artifizi  ingannano  le  po- 
polazioni, e  sono  causa  che  vadanoal  se- 
polcro molti  individui,  che  per  mancanza 
di  buoni  medicinali  non  poterono  ricupe- 
rare la  perduta  salute''.  Pertanto  fu  sta- 
bilito, non  potersi  aprire  in  niuna  comu- 
ne dello  stato  alcuna  nuova  spezieria,  sen- 
za l'esplicito  permesso  del  camerlengato, 
senza  il  quale  se  aperta,  verrebbe  di  for* 
18 


274  spi:  spe 

za  biffata  e  chiosa;  dichiarandosi  le  nor-  ressnno  la  salute  pubblica  essendo  qnel- 
me per  aderire  all'istanze  e  ottenere  VA-  lo  che  riguarda  l'esatta  preparazione  e 
periatur,\n  base  che  ad  ogni  3ooo  ani-  conservazione,  non  che  il  regolare  smer- 
mesi  accorda  una  spezieria, cioè  compre-  ciode'medicinali,si  pubblicavanodue  re- 
si gli  abitanti  della  campagna  e  del  ter-  golamenli:  uno  riguardante  la  maniera 
ritorio,  non  già. gli  esistenti  in  altri  paesi  con  cui  si  dovcano  conservare  e  spacciare 
sebbene  dipendenti  dalla  stessa  ammini-  al  pubblico  i  medicinali  semplici  e  com- 
strazione  comunale, tranne  i  casi  di  minor  posti;  l'altro  relativo  al  modo  col  quale 
popolazione  e  che  il  comune  concorra  al  dehbonsi  fare  le  visite  delle  farmacie.  Ai 
mantenimento  del  farmacista  con  discre-  i\ue  regolamenti  si  uni  ancora  la  nuova 
to  assegno;che  ogni  spezieria  abbia  l'of-  tariffa  de'prezzi  delle  droghe  e  prepara- 
fìcina  sulle  pubbliche  vie  e  non  in  casa,  zioni  medicinali,  secondo  il  loro  attuale 
con  locale  per  il  laboratorio  ove  si  appa-  valore  in  conimercio,che  ricordai  in  prin- 
recchiano  i  prodotti  chimici  e  farmaceuti-  cipio,  Nola  rerum  petendarumj  regola- 
ci.esiafornitainquanlilàsufìicienleed'ot-  menti  e  tari  (Fa  espressamente  approvati 
tima  qualità  di  tulli  i  medicinali  prescritti  dal  Papa.  Si  prescrisse  a' semplicisti  di 
dalla  Nola  rerum  petendarum  del  1820,  spacciare  i  semplici  indigeni  d'azione  in- 
dalla notificazione  del  camerlengato  dei  nocua  nello  stato  in  cui  naturalmente  so- 
2  maggio  1  832.  Dipoi  con  altra  circolare  no  ,  meno  una  divisione  meccanica.  Si 
delcardinalcamerlengode'3oaprilei834  proibì  a'mercanli  di  esitare  al  pubblico 
Raccolta  t.g,  p.  qo,  fu  prescritto  che  un  medicinali;  non  tollerandosi  affatto  qual- 
basso  speziale  o  semplice  spacciatore  di  sivoglia  segreto  e  medicina  proveniente 
medicinali  munito  della  sola  piccola  ma-  da'ciarlatani. Si  permisealle  corporazioni 
tricola,  non  potesse  istituire  un'officina  religiose, agii  spedali,  agli  stabilimenti  di 
farmaceutica  in  una  comune,  ove  n'esi-  pubblica  beneficenza,  di  continuare  a  le- 
siono altre  condotte  da  alti  farmacisti,  nere  una  privata  farmacia  per  loro  pro- 
sebbene  la  popolazionesia  in  numero  suf-  prio  uso,  restando  interdetta  la  vendila 
fidente  da  poter  sostenere  una  nuova  al  pubblico  di  medicinali  semplici  o  com- 
spezieria, bensì  facoltizzando  tali  spaccia-  posti,  a  meno  che  non  godessero  già  il  de- 
tori  d'impiegarsi  come  giovani  in  qua I-  bito  permesso.  Le  visite  biennalie  straor- 
zile officina  diretta  da  un  altro  speziale,  dinarie  delle  farmacie,  fu  stabilito  che  si 
Qualora  poi  il  comune  pel  suo  ristretto  ordinerebbero  dalla  congregazione  spe- 
D limerò  d'abitanti  non  avesse  la  possibi-  ciale  di  sanità  residente  in  Roma  ,  alle 
lità  d'avere  una  farmacia  condotta  da  un  commissioni  provinciali  sanitarie.  E  sic- 
alto  speziale,  non  si  avrebbe  difficoltà  come  molti  droghieri  commettevano  al- 
d'accordare  lo  stabilimento  d'una  odici-  l'estero  droghe  medicinali,  e  ne  piovve- 
na  a  basso  speziale,  quale  spaccio  di  me-  devano  le  farmacie,  e  alcuni  di  loro  go- 
dicinali.  Nel  1 836  Gregorio  XVI  fece  devano  la  facoltà  di  vendere  a  minuto  la 
pubblicare  a'i5  novembre  dal  caldina-  china-china, sidisposechesarebberosog- 
Je  segretario  per  gli  affari  di  stato  interni  getti  a  visite  straordinarie.  La  medesima 
l'ordinamento  delle  farmacie  dello  stato  disposizione  si  estese  anche  a'semplicisti. 
pontificio,  pressoi!  1. 1 4>P-  '  56  della  Rac-  Segue  l'elenco  de'medicinali  che  debbo- 
colta  delle  leggi, a  seconda  delle  altnbu-  no  ritenere  nelle  loroofìicine  tutti  gl'ispe- 
zioni affidate  a'20  luglio  1  834  a"a  con"  7'a''  dello  stato  pontifìcio,  e  la  tariffa  dei 
gregazione  specialedi  sanità,  dopo  i  con-  prezzi  e  pesi  delle  droghe  e  preparazioni 
certi  presi co'collegi  medico  chirurgici  di  medicinali  da  valere  in  tutte  le  spezierie 
Iioma  e  di  Bologna.  Ivi  si  le""e  che  uno  dello  stato.  Nel  1  838  i  carmelitani  scalzi 
degli  oggetti  che  più  direttamente  iute-  proprietaridellcspezieiieinterne  ne'con- 


SPE 
venti  della  Scala  e  ilella  Vittoria,  implo- 
rai ono  e  ottennero  da  Gregorio  XVI  la 
conferma  degli  antichi  privilegi,  a  condi- 
zione però:  Che  le  loro  spezierie  fossero 
soggette  alla  visita  della  polizia  medica, 
come  tutte  le  altre  di  Roma,  con  esclu- 
sione dal  pagamento  di  qualunque  tassa: 
Che  i  religiosi  capi  speziali  delle  medesi- 
me fossero  muniti  dell'alta  matricola,  e 
della  bassa  i  giovani  e  subalterni,  con  al- 
tre norme  analoghe,  espresse  nel  decreto 
della  congregazione  degli  sludi,  nel  t.  2, 
p.  1  57  della  ricordata  Collectio.  Trovo 
nel  n.°(i3  de\GiornalediRoma  del  1  8^2, 
die  nel  Conservatorio  di  s.  Onofrio  (V.), 
islituitodalservodi  Diod.  Vincenzo  Pai- 
lutti  fondatore  della  congregazione  della 
Regina  degli  Apostoli  (/.).,  denomina- 
to Carolino  dal  munifico  benefattore  d. 
Carlo  Torlonia,  e  diretto  dalle  Sorelle  o 
Suore  o  figlie  (  T7 .)  di  s.  Vincenzo  de  Pao- 
li, oltre  l'aggiunta  di  scuole  esterne,  di 
cui  feci  parola  a  Scuole  di  Roma,  dal  1 .° 
aprile  esso  si  presterebbe  ancora  iu  aiuto 
ile'  poveri  malati  delle  parrocchie  di  s. 
Spirito,  ove  trovasi  il  pio  stabilimento  di 
s.  Maria  in  Traspontina,  nella  quale  vi  è 
il  palazzo  del  principe  d.  Alessandro  Tor- 
lonia, che  seguendo  l'esempio  del  carita- 
tevole fratello  lodato,  sostiene  le  spese  to- 
tali dello  stabilimento,  non  che  a  vantag- 
gio della  parrocchia  dis.  Pietro.  Pertan- 
to fu  pubblicato,  che  il  conservatorio  dal- 
la sua  farmacia  somministrerebbe  gra- 
tuitamente i  medicinali  necessari  a  quei 
parrocchiani  delle  medesime  tre  parroc- 
chie infermi,  padri  o  madri  di  famiglia 
che  non  potessero  andare  all'  ospedale. 
Che  un  medico  visiterà  i  malati  stessi  de- 
signati dalle  suore,  le  quali  visiterebbero 
ogni  giorno  gl'infermi  e  due  volte  la  set- 
timana somministrerebbero brodoai  piìi 
malati.  Di  più,  che  le  religiose  in  appo- 
sito luogo  del  conservatorio  medichereb- 
bero le  piaghe  e  i  bambini  all'etti  da  ma- 
lattie umorali ,  cavando  pure  sangue  a 
chiunque  ne  avesse  bisogno  e  di  qualun- 
que  parrocchia.   Finalmente  che  nello 


SPI:  27  7 

stesso  conservatorio,  in  destinato  locale, 
si  riceverebbero  in  7  Ietti  le  più  misera- 
bili donne  croniche  sia  per  malattie  che 
per  età  e  finché  vivono, preferendosi  quel* 
le  della  parrocchia  de'ss.  XII  Apostoli  per 
dimorarvi  in  altro  suo  palazzo  il  principe 
d.  Alessandro  encomiato.  Nel  n.°26  del 
Giornale  di  Roma  del  1 8 53  si  leggono 
giusti  elogi  al  principe  per  l'aperta  ben 
fornita  farmacia  a  beneficio  de'  poveri 
malati  di  3  vastissime  parrocchie,  diretta 
dalle  zelantissimee  benemerite  figlie  del- 
la carità, coadiuvate  da  un  apposito  me- 
dico e  chirurgo  per  la  cura  de* detti  in- 
fermi; e  che  il  principe  alle  gratuite  me- 
dicine aggiungeva  largizioni  di  pane,  di 
brodo, di  biancherie,  di  oggetti  di  vestia- 
rio, ed  anche  di  denaro.  Che  la  sfera  dei 
suoi  beneficati  si  era  per  lui  ampliata  a 
tutta  l'estesa  contrada  della  Fungaia.  Si 
facevano  poi  voti,  perchè  la  sua  degna  e 
virtuosa  principessa  consorte  d.  Teresa 
attuasse  il  lodevole  progetto  d'erigere  un 
ospedale  pe' poveri  cronici. 

Collegio,  chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Mi- 
randa, e  ospedale  de' farmacisti  di  Ro- 
ma,Collegium  Aromatariorum.Nz\Foro 
(/'.)  di  Roma  (F.)  si  ammira  il  sontuoso 
avanzo  del  tempio  d'Antouino  Pio  impe- 
ratore romano  e  dell'imperatrice  Fausti- 
na seniore  sua  moglie,  ma  vi  è  questione 
e  dubbi  tra  gli  archeologi,  se  al  primo  o 
al  secondo  degli  Antonini,  e  alla  prima 
o  seconda  Faustina  fosse  consagralo.  Im- 
perocché Antonino  Pio  meritò  dopo  la 
morie  un  tempio,  e  questo  ebbe  pure  sua 
moglie  Fauslinaseniore;  tempio  ebbe  in- 
oltre Faustina  loro  figlia,  e  tempio  ebbe 
Marc'Aurelio  Antonino  suo  marilo,adot- 
tato  per  figlio  dal  suocero.  Quanto  illu- 
strarono il  trono  Antonino  e  Marc'Aure- 
lio colle  loro  virtù,  altrettanto  lo  mac- 
chiarono colle  loro  dissolutezze  le  due 
Faustine.  La  moglie  d'Antonino  bella  e 
colta,  e  più  famosa  pe'suoi  vizi, questi  non 
tolsero  che  il  marito  le  facesse  erigere 
templi  ed  altari,  facesse  battere  medaglie 
anche  dopo  la  sua  morie  e  col  titolo  di  Di- 


27G                   SPE  SPE 

t'tf.FaustinamogliediMarc'Aurelio.pnri  quo  tempio, dopo  la  sua  morte, dal  sena- 

a  sua  madie  in  bellezza  e  ingegno,  la  su-  to,  sebbene  comunemente  dicesi  tempio 

però  in  disonestà  e  turpitudini.  Sembra  d'Antonino  1'  edilizio  ridotto  a  Dogana 

più  probabile  cbe  il  tempio  nel  1 4  •  1  e*  ( ^.)di  terra;  il  quale  tempio  fu  pure  con- 

diiìcasse  Antonino  asolo onoredella  mo-  sacralo  alla  moglie  Faustina.  Molti  di- 
ci                          o 

glie  Faustina  seniore,  ma  dopo  la  sua  segnarono  questo  imponente  edilìzio  an- 
morte  fu  l'alto  comune  all'imperatore  e  tico,  e  per  le  sue  belle  proporzioni  e  bel* 
ancor  lui  divinizzato  dal  senato.  Ciò  ri-  lezza  degl'  intagli  serve  d'  esempio  agli 
levasi  dall'iscrizione  cbe  si  legge  stillar*  studiosi  di  architettura.  In  progresso  di 
cbitrave  del  portico, ed  in  grandi  caratte-  tempo  sul  tempio  d'Antonino  Pio  e  Fau- 
ri:  Divae  Faustinae  Ex.  S.  C.  Alla  quale  stina  e  nell'interna  sua  cella  fu  edifica* 
fu  quindi  sovrapposta  la  seguente  linea  a  la  la  chiesa  di  S.  Lorenzo  in  Miranda 
completare  l'epigrafe  di  dedica:  Dn'oAn-  da'  primitivi  cristiani  in  onore  del  san- 
tonino  Et.  Il  tempio  è  prostilo-esastilo,  to  arcilevila,  e  vanta  una  data  antichi* 
cioè  ha  il  portico  che  precedeva  la  cella  sima.  Pare  che  le  sia  attribuito  il  nome 
solo  di  fronte  formato  da  6  colonne;  nei  di  Miranda  a  causa  de'meravigliosi  vesti- 
lati  ne  ha  3  compresa  l'angolare,  ed  un  gi  dell'antica  Roma  da  cui  è  circondata, 
pilastro;  le  colonne  sono  d'un  masso  solo  e  dal  grandioso  avanzo  elei  portico  del 
di  rnarmocarislioo  cipollino  con  base  at-  tempio,come  vogliono  Panciroli  ne  Teso- 
lica  e  capitello  d'ordine  corintio  di  mar-  ri  nascosti  di  Roma,  Venuti  nella  Roma 
mo  bianco:  esse  sono  scanalate,  hanno  4  moderna ,e  Nibby  nella  Roma  neh  838. 
piedi  i/2didiametroe4^di  altezza. L'ar-  Aggiunge  Panciroli,  che  anticamente  la 
cbitrave  è  a  due  fascie,  il  fregio  ne'lati  chiesa  fu  collegiata  con  capitolo  di  cano- 
della  cella  è  elegantissimo,  ed  ornalo  di  nici, appartenente  al  cardinal  vescovosa- 
grifìjVasi  e  candelabri  intrecciati  con  fé-  burbicario  di  Sabina,  finché  per  mancan- 
stoni  per  ogni  riguardo  ammirabili;  la  za  del  numero  de'ranonici  e  del  decoro 
cornice  non  ha  modiglioni.  Le  colonne  della  chiesa,  fu  data  cogli  annessi  locali 
verso  il  sommo  scapo  presentano  un  sol-  daMai  tino  V  con  bolla  degli8marzo  >429 
cofattoperappoggiarvi  un  tetto  ne'lem-  al  collegio  degli  speziali  di  Roma,soppri- 
pi  delle  barbarie,  il  quale  toglieva  la  vi-  mendo  la  collegiata,  con  tutte  le  ragioni 
sta  dell'iscrizione.  Salivasi  a  questo  tem-  de'canonici  e  l'usufrutto  de'suoi  beni,per- 
pio  dalla  viaSagra  per  una  magnifica  gra-  che  dappresso  vi  fondassero  uno  spedale, 
dinaia  di  2 1  gradini  di  marmo,  7  de'qua-  come  tosto  eseguirono  e  rilevasi  da  que- 
li  superstiti  furonotolti  neh  547  e  a  1  loi*a.  sta  iscrizione  marmorea,  sovrastata  dallo 
si  trovarono  molti  pezzi  caduti  dalla  de-  stemma  gentilizio  di  Martino  V  di  casa 
colazione  esterna  del  frontespizio,  fra  i  Colonna:  Optimo  principi  Odiono  Co- 
qualiera  lineano  tirato  da  elefanti,  sim-  litmnae.  Martino  ì/  Pont.  Max.  —  Cuius 
bolo  dell'apoteosi;  fu  inoltre  estratto  un  auctoritatf  [{ospitale  ereclum  annoDiìi 
piedistallo  di  statua  onoraria  eretta  ad  MCDXXX —  Colleginm  Aromatario- 
Antonino  da'fornai  di  Roma  coniscrizio-  rum  amplissimismuneribus — Ex  prior 
ne.iVel  181  1  scavandosi dall'amministra-  fratrum  elemosinis  decoratimi  —  Grati 
zione  francese  dinanzi  a  questo  tempio  animi  signuinposuit — Anno  MDCVII. 
per  disotterrare  le  basi  dellecolonnesino  11  Fanucci,  Opere  pie  di  Roma,n.i  i^.e 
all'antico  piano,  come  oggi  si  vedono,  si  38:  Dell'ospedale  dell'arie  chili  spetta- 
riconobbe  che  non  eravi  il  reciutoimma-  li,  Della  confratemitadis.  Lorenzo  dilli 
ginato  dagli  architetti  del  secolo  XVI.  A  spetialij  I' Amydeno,  De  piotale  roma- 
Ma  re' Aurelio  Antonino,  oltre  \aColonna  na,  p.  76.,  De  hospiliis  certarum  ardimi 
Antonina  (/".),  fu  innalzato  un  propin-  arlificibus  propriis,  che  chiama  la  chiesa 


SPE 
basilica  ;  il  Piazza,  Euscvologìo  romano 
(e  già  ne  avea  trattato  nell'Opere  pie  di 

Roma  a  p.  i  {.3  e6l  8),  p.  62,  e  par.  2,  p. 
4>:  Dell' ospedale  di  s.Lorenzo  degli  spe- 
ziali in  Campo  Faccino,  Di  s.  Lorenzo 
in  Miranda  degli  speziali,  narrano  :  che 
il  cardinal  Aslorgio  Agnensi  arcivescovo 
di  Benevento,  già  carissimo  a  Martino  V, 
essendo  protettore  dell'università  dell'ar- 
te degli  speziali,  epiesti  da  Nicolò  V  nel 
14^0  lece  erigere  in  confraternita,  senza 
sacchi  e  con  1'  insegna  di  s.  Lorenzo;  e 
provvedendola  delle  occorrenti  entrate 
effettuò  l'erezione  dell'ospedale  accanto 
la  chiesa  di  s.  Lorenzo,  pe'giovani  de'me- 
desimi  infermi  e  altri  di  loro  professione  e 
bisognosi.  Che  gliolliziali  del  collegio  in- 
teselo al  buon  governo  delsodalizio  e  del 
culto  della  chiesa  con  proprio  cappella- 
no, e  convenienti  suppellettili  ecclesiasti- 
che con  molto spleiuloie,celebrando  la  fe- 
sta del  martire  titolare  con  magnifico  ap- 
parato. Che  curarono  il  buon  ordine  del- 
l'ospedale con  diversi  letti,  medico  e  mi- 
nistri inservienti,  visitando  i  malati  esoc- 
correndoli con  li  inuline  ,  sino  alla  loro 
perfetta  guarigione.  Che  maritavano  con 
dote  di  5o  scudi  diverse  povere  zitelle  o- 
nesle,  figlie  di  quelli  della  medesima  pro- 
fessione, daudo  loro  anche  una  veste. Che 
celebravano  molti  suffragi  a'Ioro  defunti, 
accompagnandoli  alla  sepoltura, facendo 
pei' essi  celebrar  messee  anniversari.  Che 
gl'indegni  non  si  ammettevano  né  nel- 
l'onorata università  e  consolato,  né  nella 
cospicua  confraternita.  Dice  Venuti  che 
il  collegio  in   principio  fabbricò  alcune 
cappelle,  fra  le  belle  io  colonne  che  er- 
roneamente chiama  di  granito,  superbo 
avanzo  dell'autico  tempio  d'Antonino  e 
Faustina;  ma  nel  1  536  per  {'Ingresso  so- 
lenne in  Roma(f.)  dell'imperatore  Car- 
lo V,  parve  cosa  ben  fatta  al  magistrato 
1  0111,1110  di  purgare  questa  classica  p  irte 
di  Ilo  tu  a  antica  dalle  fabbriche  moderne 
che  la  deturpavano;  e  perchè  meglio  si 
godessero  le  magnifiche  pai  ti  del  peristi- 
lio e  superstiti  del  tempio,  iu  tale  occa- 


SPE  277 

sione  fece  sgombrare  il  portico  del  tem- 
pio delle  brutture  de'bassi  tempi  e  de- 
molì le  cappelle.  Dipoi  il  collegio  e  uni- 
versità degli  speziali  nel  160?.  riedificò 
da'  fondamenti  la  chiesa  dentro  la  cella 
antica  e  nel  modo  che  oggi  si  vede,  con 
facciata  esterna  al  paro  della  fronte  del- 
la cella  e  internamente  al  portico,  con  ar- 
chitetture del  Torriani,  rimanendo  cos\ 
illese  le  colonne.  La  chiesa  è  ampia,  l'in- 
terno è  semplice  e  ornato  con  gusto.  L'ai- 
tar maggiore,  abbellito  con  colonne  di 
bianco  e  nero,  ha  il  quadro  rappresen- 
tante il  martirio  di  s.  Lorenzo  di  Pietro 
da  Cortona,  sostituito  ad  altro  di  Mar- 
cello Venusti,e  meritò  l'incisione  di  bion- 
do. Ila  altri  sei  altari  e  neh.°a  dritta  il 
quadro  colla  B.  Vergine  ed  i  ss.  Filippo 
e  Giacomo  apostoli  è  lavoro  del  Dome- 
nichino;  una  copia  del  cav.  Vanni  trova- 
si in  sagrestia.  Il  collegio  nel  i6q3  fece 
stampare  i  suoi  statuti;  in  seguito  a  pro- 
posizione del  1. "console  Antonio  Vendetti 
nel  1  74-4-Pei"  togliere  l'emulazione  furono 
aggiunti  alcuni  capitoli',  che  Benedetto 
XIV  approvò -col  ricordato  breve;  indi 
conoscendosi   trovate  insudicienti  le  di- 
sposizioni sulle  distanze  nel  trasferimen- 
to delle  spezierie,  anche  per  le  molle  se- 
guite riduzioni  di  spezierie  e  per  altre  che 
ne  dovevano  succedere  in  adempimento 
del  decreto  approvato  l'S  gennaio  1721 
da  Clemente  XI;  perciò  si  ci'edè  spedien- 
te  doversi  stabilire  la  distanza  almeno  di 
canne  200  in  linea  retta;  che  ne'siti  dove 
erano  state  ridotte  le  spezierie  0  che  suc- 
cederanno le  riduzioni  non  possano  tra- 
sportar visi  senza  tale  distanza;  e  che  niun 
giovane  di  spezieria,  matricolato  o  no, 
possa  compra respezieria  o  farne  traspor- 
to nello  stesso  rione  in  cui  per  più  anni 
era  stato  giovane,  affittuario  o  consocio, 
amministratore  o  economo,  ma  bensì  lo 
possa  in  altro  rione  distante  da  quello  in 
cui  era  stato  per  lo  meuo  canne  3oo,  vie- 
tandosi la  compra  se  la  spezieria  dell'al- 
tro rione  fosse  vicina  a  quella  da  cui  era 
pai  tito.Tauto  appi  ovòClemeuteXIV  col 


a78  S  P  E 

bvevePastoris,  de'5  febbraio  1771,  Bull. 
Hom.  coni.  t.  4j  p-  2G7.  Nel  1  787  furono 
ristampati  inRoma,i5to/uli  ilei  nobile  col- 
legio degli  speziali  di  Roma.  A  vendo  que- 
sto un  cardinale  per  proiettore,  il  collegio 
elesse  per  tale  nel  1829  il  cardinale  Gian* 
francescoFalzaoappa,edil  n.ffàdt]  Diarie 
ili  lìorna  descrive  il  solenne  possesso  die 
ne  prese  l'8  agosto  nella  chiesa,  con  pom- 
pa e  accompagnato  da'prela  ti  Alessi  eCon- 
ventati. Dopo  la  morte  del  cardinal  Falza- 
cappo,il  protettore  del  collegio  l'armaceli» 
lieo,  come  coIlegÌQScientifico,è  il  cardinal 
prefetto  della  congregazione  degli  studi, 
come  rispose  Gregorio  XVI  allorché  il 
collegio  lo  supplicò  per  un  nuovo  protet- 
tore. Il  medesimo  Gregorio  XVI  nella 
sua  decorosa  restaurazione  del  Foro  ro- 
mano, piemuroso  altresì  mai  sempre  pel 
decoro  del  di  via  culto,  benemerito  ezian- 
dio del  collegio  farmaceutico  per  le  con- 
cesseonorificeuze,nel  1  835ordinòche  un 
ben  inteso  ponte  avesse  dato  adito  alla 
chiesa  perla  porta  maggiore,  resasi  inac- 
cessibile dopo  gli  scavi  del  18 1  i,e  ne  affidò 
l'esecuzione  al  cardinal  Tosti,  ed  al  cav. 
Gaspare  Sai  vi  suo  archi  tetto,  il  (piale  ben 
corrispose  alle  sovrane  disposizioni;  poi- 
ché sgombrati  anche  gli  umili  abituri  ad 
dossali  alla  pai  te  sinistra  del  tempio,  si  re- 
se da  questo  lato  manifesta  tutta  l'anti- 
chità, appianandosene  una  via,  che  dal 
nome  religioso  del  Papa  fu  chiamala 
Maurino.  Tutto  ricoi  da  la  lapide  con  i- 
scrizione  collocala  nelle  pareti  incontro 
delta  parte  e  riportala  dall'avv.  De  Do- 
minicis  Tosti  a  p.  43 della  Disseti.  Dto- 
peribus  public!  sj  nonché  la  medaglia  die 
Ìi\  coniata,  coll'elligie  del  Papa  in  nioz 
zetta  esloia, coll'epigrafe  GregoriusXf  £ 
Pont.  Max.  A.  V,  Nel  rovescio  è  il  pro- 
spetto delle  mera  vigliose  vestigia  de!  tem- 
pio d'Antoninoe  Faustina,  e  quello  della 
chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Miranda  col  ponte 
e  suo  utile  isolamento,  col  mollo  :  Mo- 
mmi. Servala  MDCCCXXXJ'.  Notai  a 
Scuole  di  Roma,  che  presso  la  chiesa  Gre- 
gorio XV 1  donò  uua  casa  alle  suore  di  s. 


SlJE 
Giuseppe,  per  scuola  parrocchiale  e  con- 
vitto di  povere  alunne,  istituzione  della 
contessaLiitzow.Nel  i84?ilcardinalMori« 
chini  pubblicò  la  sua  opera, Deg/' istituii  di 
pubblica  carità  inrtoma)o\e  nel  ti,p.  1  1  3 
parla  dell'  osped.de  degli  speziali.  Egli 
dunque  riferisce,  che  l'opera  esiste  tutto- 
ra, poiché  all'università  degli  speziali  suc- 
cesse ne'dii itti  e  nell'amministrazione  il 
collegio  farmaceutico,  il  quale  vi  tiene  4 
buoni  letti,  un  sacerdote  rettore, un  ospe- 
daliere ivi  dimorante,  medico  e  chirur- 
go. Osserva,  che  i  inalati  che  vi  si  rice- 
vono sono  pochi,  perché  oggidì  i  giovani 
apprendisti  delle  farmacie  sogliono  esse- 
re ordinariamente  figli  degli  speziali  del- 
le provincie,  i  quali  se  infermano,  essendo 
a  sudicienzaagiatijCuransi  nelle  case.  Non 
si  ricevono  infermi  cronici,  inasolo  quel- 
li alletti  da  malattieacute  mediche  o  chi- 
rurgiche. Che  il  pio  luogo  ha  800  scudi 
di  rendite,  cheservono  per  la  chiesa  e  per 
l'ospedale.  Rilevo  dal  n.'4  delle  Notizie 
del  Giorno  di  Roma  del  1  844>  CMe  "dia 
chiesa  dell'almo  collegiofarmaceutico,  ai 
20  gennaioebbero  luogoi  funerali  in  suf- 
fragio del  defunto  Filippo  Ghirelli  deca- 
no del  collegio  stesso.  La  solenne  messa 
fu  celebrata  dal  rettore  della  chiesa  d. 
Pietro NobiIi,e  dopo  il  vangelo ileav. Gio- 
vanni Corsi  farmacista  recitò  l'orazione 
funebre  in  lode  del  benemerito  colle- 
ga. Indi  nella  gran  sala  collegiale  il  cav. 
Corsi  prese  possesso  comeché  promosso 
alla  classe  de' 1  2  colleghi.  Si  legge  nel  n.° 
j  06  del  Giornale  di  Roma  del  1 8  :">  o,  che 
ne'deplorabili  tempi  dell'anarchia  del  se- 
dicente governo  repubblicano, questo  nel 
1849  decretò  e  partecipò  al  collegio  dei 
farmacisti,  per  mezzo  d'un  suo  funziona- 
rio, la  demolizione  della  chiesa  di  s.  Lo- 
renzo in  Miranda  e  annessi  di  proprietà 
del  collegio  medesimo,  con  prelesto  di 
mettere  più  allo  scoperto  gli  antichi  a- 
vauzi  del  tempio  d'Antonino  e  Faustina; 
mentre  il  collegio  dopo  averla  a  proprie 
Spese  rifabbricata  da 'fonda  menti,  da  po- 
chi mesi  ne  uvea  operato  gl'ingenti  resta  u- 


SPI 
ricon  vistosa  somma.  Amareggiati  il  pre- 
sidente e  collegiali  da  gì  Irisle  annunzio, 
e  sopravvenute  le  anni  francesi,  i  repub- 
blicani  per  buona  ventura  sconcertali  si 
abbandonarono  alatori  di  difesa  e  con 
loro  cadde  il  barbaro  progetto.  Salvata 
la  chiesa,  ricca  d'  insigni  memorie,  per 
tutto  della  divina  pio  v  video  za,  il  collegio 
preseargomentodal  fausto  ritorno  inlÀo- 
ina  di  Pio  IX  (non  è  vero  quanto  ivi  si 
dice,  cbe  sino  da'6  agosto  1846  avea  ap- 
provatogli statuti  e  confermati  i  privilegi 
de'predecessori,onde  furono  ristampati^, 
per  celebrare  uel  maggio  un  solenne  tri* 
duodi  ringraziamentoa  Dio,  alla  B.  Ver- 
gine ed  a  s.  Lorenzo,  per  aver  preserva- 
to la  loro  chiesa  da  tanto  disastro,  e  rido- 
nato alla  sua  sede  il  Papa,  con  Te  Deutn 
intuonalo  da  mg.1' arcivescovo  Lucciardi 
ora  cardinal  vescovo  di  Sinigaglia. 

SP1CA  eERMELLINO,or<foli  eque- 
stri. In  Bretagna  furono  istituiti  i  cava- 
lieri dell'ordine  della  Spica, ed  i  cavalieri 
dell'ordine  dell'  Ermellino,  diverso  dal- 
l'altro dell  'ermellino  (/  ".).  L'ordiuedel- 
l'Ennellino  fu  fondalo  da  Giovanni  IV  il 
/  aloroso  e  il  Conquistatore  duca  di  Bre- 
tagna, più  probabilmente  verso  ili 38  1. 
Il  collare  dell'ordine  si  compose  di  due 
catene,  le  cui  estremità  erano  unite  a  due 
corone  ducali ,  ciascuna  delle  quali  rac- 
cbiudeva  un  ermellino  fuggente.  Ciascu- 
na catena  era  di  4-  spranghe,  e  queste  for- 
mate da  un  ermellino,  sul  cui  capo  in  car- 
tellino eravi  il  motto  francese:  A  ma  lie. 
1  cartellini  erano  smaltati  alternativa- 
mente di  bianco  con  lettere  nere,e  di  nero 
con  lettere  bianche.  Ciascuno  armellino 
avea  il  collarecon  catenioadi4o  5anelli. 
Ilcollare,secondola  qualità  delle  persone, 
veniva  donato  da'ducbi,  d'oro,  dorato  o 
d'argento.  Nell'old  ine  era  no  ammesse  an- 
co le  donne.  Sem  brache  Giovanni  IV  con 
tale  decorazione  abbia  voluto  fare  allu- 
sione, colle  due  corone  e  il  motto  alle  sue 
due  conquiste  di  Bretagna  e  d'aver  per- 
ciò due  volte  posto  a  rischio  la  sua  vita; 
cogli  ermellini  e  il  cullare  colle  caleuiue, 


SPI  a7<J 

il  cane  levriere  bianco  di  Carlo  di  Blois, 
che  abbandonò  il  suo  padrone  prima  che 
si  combattesse  la  battaglia  d'Auruy.  I  suc- 
cessivi duchi  di  Bretagna  aggiunsero  al 
collare  dell'ermellino  quello  che  si  chia- 
mò Collare  della  Spica  o  Spiga,  come- 
che  composto  di  spighe  di  grano  o  biada 
in  forma  di  croci.  L'iatiluziouedell'ordi- 
dine  della  Spica,  come  dopo  si  denomi- 
nò.devesi  neh  448  oi45o  al  duca  Fran- 
cesco I,in  occasione  cheavendo  gl'inglesi 
minacciato  la  Bretagna,  alcuni  di  essire- 
caronsi  dal  duca  a  dichiararsi  del  suo 
partito,  il  quale  per  guadagnarli  fece  loro 
ricchi  doni  e  die  ad  alcuni  il  collare  della 
spica.  Altri  vogliono cheFraucesco  I stabi- 
lisse il  collare  tessuto  di  spighe,  per  distri- 
buirlo a'gentiluomini  di  minor  conto;  al- 
tri ciò  rigettano  affermando  che  in  mo- 
numenti furono  rappresentati  con  siffatto 
collare  la  duchessa  Isabella  di  Scozia  mo- 
glie di  Francesco  1,  e  il  duca  Francesco 
Il  che  lo  preferì  va  a  quello  dell'ermellino. 
Si  vuole  ancora,  che  Francesco  I  istituis- 
se il  collare  e  l'ordine  della  spica  col  mot- 
to di  quello  dell'ermellino,  in  significato 
di  sua  virtù  e  grandezza  d'animo  e  corag- 
gio, e  per  di  mostrare  che  preferi  va  all'i  on- 
tar  la  morte  anziché  contaminare  il  pro- 
prio animo  con  vili  azioni,  secondo  l'istin- 
to dell'  ermellino.  Dappoiché  l'ermellino 
o  armellino,  muslella  erminea,  è  un  qua- 
drupede simile  nella  figura  alla  marto- 
ra; nell'estate  superiormente  bruuo  col 
ventre  bianco,  nell'inverno  diviene  tutto 
bianco,  tranne  la  sommità  della  coda  che 
rimane  sempre  nera:  inseguilo  dal  cac- 
ciatore, se  uel  fuggire  s'incontra  nel  fan- 
go, per  la  sua  singolare  purità,  si  lascia 
predare  piuttosto  che  insozzarsi.  La  sua 
preziosa  pelle  anticamente  era  esclusivo 
ornamento de'principi,  e  lo  è  ancora,  ma 
fatta  comune  dall'  eccessivo  e  rovinoso 
itnmoralissimo  Lusso  (l' '.).  Avvi  pure  al- 
tra opinione  che  dichiara  aver  France- 
sco I  istituito  l'ordine  della  spica,  in  me- 
moria della  somma  cura  che  i  predeces- 
sori, nouLueu  di  lui, sempre  aveano  avuto 


28o  SPI 

per  rendere  il  pnese  abbondante  d'ogni 
specie  di  granaglie.  Finalmente  pareo  tu 
pretesero,chel  istituzione  dell'ordine  del- 
la  spica,  con  l'epigrafe:  Malo  moriquam 
foedarÌ,che  dicono  comune  all'altro  del- 
l'ermellino (ma  questo  piuttosto  fu  pro- 
prio dell'altro  ordine  dell'  A r niellino  ri- 
cordato), fosse  un  effetto  della  divozione 
particolare  di  Francesco  I  pel  ss.  Sagra- 
nienlo,  che  noi  riceviamo  sotto  la  specie 
del  pane  rappresentalo  dalla  spica,  e  ve- 
neriamo sull'altare;  e  die  si  accoppiasse 
un  ermellino  all'insegna  equestre,  per  ri- 
cordare a' cavalieri  di  dover  preferire  la 
morte  che  ad  imbrattarsi  del  peccato.  11 
p.  Booanni,  Catalogo  degli  ordini  eque' 
stri,  p.  i  o4,  ne  riporta  la  figura  con  ve- 
ste di  damasco  bianco  foderata  di  rosso, 
sopra  di  cui  è  l'insegna  dell'ordine  for- 
mata da  4  spighe  d'oro  disposte  in  forma 
di  croce;  ed  aggiunge  che  a'cavalieri  era 
prescritta  la  coltura  del  grano,  col  quale 
si  doveano  fabbricare  le  Ostie(  P.)  da  con- 
sacrarsi. 

SPIGAZ.Sede  vescovile  di  Pisidia  nel- 
l'Asia minore,  sotto  il  patriarcato  di  Co- 
stantinopoli, di  cui  non  mi  riuscì  trovare 
notizia  ne'geografi,esolo  ne'registri  conci- 
storiali leggo:  SpigaZjiSbrgoce/Zj  titolo  ve- 
scovile in  partibus  del  simile  patriarcato 
di  Costantinopoli,  che  conferisce  il  Papa. 

SPILLONI  e  SPILLE.  F.  Specchio  e 
Pailio. 

SPINA  Giuseppe,  Cardinale.  Nacque 
il  i  2  marzo  1706  in  Sarzana  da'nobili  ge- 
mini i,  beri  presto  fu  mandalo  all'univer- 
sità di  Pisa,  allo  studio  delle  scienze  le- 
gali, indi  si  recò  a  Roma  per  continuar- 
le, ove  colla  pietà,  col  l'ingegno  e  con  o- 
perazioni  virtuose  si  rese  segnalatoe  chia- 
ro. Divenne  uditore  del  maggiordomo  di 
Pio  VI,  il  quale  apprezzandone  il  meri- 
to lo  dichiarò  prelato  domestico  e  refe- 
rendario di  segnatura,  del  qual  tribuna- 
le poi  Io  fece  votante.  Narra  il  Semeria, 
Stona  ecclesiastica  di  Genova  e  della  Li- 
guna  p.i  i^,  cliC  neh  796  ripalriò,  ove 
mg.r  Giaggioli  suo  vescovo  gli  confai  gli 


SPI 

ordini  sacri  e  il  sacerdozio  nella  casa  della 
Missione:  trovandosi  tale  storico  alla  sua 
ordinazione,  testifica  che  tutti  rimasero 
grandemente  edificati  elei  la  vivissimi)  sua 
pietà  e  singolar  modestia.  Intanto  dila- 
tando la  repubblica  francese  l'invasione 
d'  Italia,  occupò  ancora  e  democratizzò 
lo  stato  pontificio,  detronizzò  Pio  VI  e 
prigione  lo  tolse  a'20  febbraio  1798  dal 
Valicano  e  condusse  a  Siena  (V.).  Il  Bai* 
dassari  nella  Relazione  delle  avversitele 
patimenti  di  Pio  ti,  che  lo  seguì  qual 
segretario  del  maestro  di  camera  mg.r 
Caracciolo,  preziose  notizie  pubblicando 
sull'ultimo  periodo  di  vita  del  glorioso 
Papa,  importanti  pure  sono  quelle  che  ci 
die  dell'illustre  prelato.  Adunque  ne  par- 
lai nella  biografia  di  Pio  PI,  equi  dirò 
col  medesimo  che  mg.r  Spina  dopo  la  pro- 
clamazione deli'efiiinera  repubblica  ro- 
mana, vide  la  necessità  di  tornare  in  pa- 
tria, e  desiderando  dì  non  rimanere  con- 
fuso tra  il  clero  inferiore,  dappoiché  avea 
tenuto  il  detto  grado  nella  curia  roma- 
na, domandò  per  mediazione  del  cardi- 
nal Giuseppe  Doria  un  vescovato  in  par- 
tibus infidclium.  Pio  VI  I'  esaudì,  e  at- 
tesa la  condizione  di  que' giorni  procel- 
losi derogando  alle  forme  consuete,  gli 
die  per  rescritto  il  titolo  arcivescovile  di 
Corinto,  e  lo  rimarcai  in  quell'articolo, 
concedendogli  eziandio  che  in  qualunque 
tempo  e  da  qualunque  tra'  vescovi  cat- 
tolici si  potesse  far  consagrare.  Stava  egli 
per  uscir  da  Roma  precisamente  quan- 
do si  stabilì  che  il  Papa  andrebbe  esule 
in  Toscana,  onde  il  detto  cardinale  com- 
mise allo  Spina  di  recare  le  lettere  all'ar- 
civescovo di  Siena,  al  nunzio  di  Firenze 
Odescalchi,  ed  a'ministri  del  granduca, 
che  gli  avvisavano  dell'  imminente  ve- 
nuta di  Pio  VI.  La  qual  incombenza  fu 
da  lui  eseguita  con  ogni  prestezza]  e  a- 
vanli  che  il  Papa  arrivasse  a  Siena,  egli 
eravi  tornato  da  Firenze,  e  però  non  gli 
fu  vietato  che  continuasse  a  dimorarvi. 
Ma  non  abitava  nel  convento  degli  ago- 
stiniani residenza  pontificia,  e  viveva  a 


SPI  S1M                     b8i 

sue  spese.  Solamente  reca  fasi  spesso  dal  Proseguendo  il  viaggio  con  disagio  del 
Papa,  e  questi  spesso  gli  commetteva  l'è-  vecchio  e  infermo  Pontefice,  che  a'.'5o  a- 
sauie  di  suppliche  importanti,  ali. ni  sca-  pitie  entrò  in  Francia,  per  SUO  maggior 
brusi,  e  in  iscritto  ne  voleva  il  parere. Era  cordoglio  gli  fu  tolto  a  Briancon  il  oiag- 
egiì  mollo  sagace  e  ben  pratico  delle  leg*  giordomo,  il  maestro  di  camera,  il  se* 
gi  ecclesiastiche  e  civili^  spedilo  ne'suoi  gretario  e  altri  famigliari,  cioè  il  conl'es- 
lavori  e  pacìentissimo  della  fatica,  llac-  sore  e  Io  storico  Baldassari.  Arrivato  l'in* 
contai  a  RlTI,  che  quando  Pio  VI  formò  felice  e  perseguitato  Pio  \  I  a'i.j.  luglio 
una  congregazione  in  Siena  per  appro-  a  Paletta,  ivi  fu  stabilita  la  sua  dimo- 
rare il  culto  immemorabile  del  b.  Andrea  ra,  e  ad  istanza  del  cav.   Labrador  mi- 
Gallerani,ne  nominò  segretario  il  prelato,  lustro  di  Spagna,  111  permesso  allo  Spi- 
A  cagione  del  terremoto  Pio  VI  parli  da  no  e  agli  altri  che  in  della  città  altendes- 
Sieua  il i ."giugno 1 798,  e  passò  ad  ahi-  sero  il  Papa  e  riprendessero  i  loro  ulli- 
tare  alla  Certosa  di  Firenze;  ma  nel  di  zi, con  indicibile  consolazione  dell'alliaii- 
Beguentecon  pena  del  Papa  i  francesi  le-  to  capo  della  Chiesa,  che  il  direttorio  di 
cero  allontanare  il  suo  nipote  duca  Bra«  Francia  chiamava  Vex  Papa.  Andando 
sebi  che  faceva  da  maggiordomo.  Onde  di  giorno  in  giorno  la  sua  debole  salute 
ing.r  Caracciolo  che  in  Siena  avea  ten-  declinando,  mg.1'  Spina  gli  somministrò 
tato  d'annoverare  lo  Spina  si  abile  tra  i  il  santo  Viatico  e  l'estrema  unzione:  co- 
pochi famigliari  pontificii, dopo  tal  par-  minciata  l'agonia  gli  die  la  benedizione 
lenza  rinnovò  a  Pio  VI  le  sue  doinan-  papale  in  arridilo  morlis,  e  spirò  placi- 
de sino  allora  infruttuose,  pregando  che  damente  nel  bacio  del  Signore  il  '29  a- 
al  duca  si  surrogasse  lo  Spina.  Il   Papa  goslo.  Il  prelato  restò  esecutore  testamen- 
dopodiaverei  pensato  per  qualche  gioruo  lario,  pose  il  suo  sigillo  sulla  cassa  in  cui 
vi  acconsenti,  onde  io  lo  posi  nella  serie  fu  posto  il  cadavere,  e  ne'novendiali  Ce* 
de' Maggiordomi j  ed  il  prelato  si  stabili  lebrò  la  messa  e  fece  l'assoluzione.  Scris- 
ad  abitare  nella  Certosa,  e  restò  sempre  se  subito  al  cardinale  decano  del  sagro 
al  fianco  di  Pio  VI,  prestandogli  amo-  collegio  la  morte  del  Papa,  acciò  si  adu- 
revole, decoroso,  utile  e  indefesso  servi-  nasse. per  l'elezione  del  successore,  come 
gio.  E  passali  alcuni  mesi,  avendo  desi-  il  più  elevato  in  dignità  della  piccola  corte 
derato  di  ricevere  l'ordine  episcopale,  il  papale;  e  poco  dopo  potè  ossequiare  In- 
cardinale Lorenzana,  assistito  dal  nun-  li  a  par  te  venuto  in  Valenza  reduce  dalla 
zio  Odescalchi  arcivescovo  d'Iconio,  e  da  spedizione  dell'Egitto,  e  divenuto  primo 
Selvi  vescovo  di  Grosseto,  lo  consagrò  ai  console  non  polè  ottenere  ili  trasportare 
3o  settembre  nella  chiesa  interiore  della  il  cadavere  in  Roma,  di  che  era  ausiosis- 
Cerlosa,alla  presenza  de'monaci  incoro,  s'uno  giusta  il  volere  del  venerando  de- 
e  del  Papa  in  rocchetto  e  uiozzelta.Trovo  finito,  per  cui  dalla  cittadella  fu  sotler- 
ueUeNotizie  dilìoma,  che  a'  iq  novembre  rato  nel  cimitero  comune.  Addolorato  di 
Pio  VI  lo  nominò   vescovo  assistente  al  ciò  lo  Spina  parti  per  l'Italia,  ed  in  \  e- 
soglio  pontificio.  I  francesi  nel  1  7<)<)  or-  tiezia  ov'erasi  unito  in  conclave  il  sagro 
dinarooo  che  Pio  VI  fosse  condotto  in  collegio  de'cardinali  recò  l'anello  pesca- 
Fr ancia 3  onde  a'27  marzo  parli  co'suoi  torio,  ben  accolto  per  le  sue  benemeren- 
dalla  Certosa,  indi  in  Farina  a'2  aprile  ze  e  intrepidezza,  e  per  essere  stalo  l'av- 
l'arcivescovoSpina  accettò  di  poi  tare  quei  venturoso  compagno  delle  illustri  sven- 
carichi  e  gravi  incombenze  che  in  Tosca-  ture  del  gran  Pontefice.  Eletto  Pio  VII 
na  avea  sostenute  mg.'  Odescalchi,  per  nel  marzo  1800  gli  dimostrò  tutta  Li  sua 
tutti  gli  aliali  della  Chiesa  e  la  corrispon-  stima,  ed  ambedue  tornarono  in  Roma, 
tlcuza  coi  nunzi,  aiutato  dal  Buldassuri.  Ivi  nell'agosto  il  Papato  spedi  iu  Frau- 


28i  SPI 

eia  coll'importantissima  missione  di  trat- 
tare il  celebre  Concordato  fra  Pio  EU 
eia  repubblica  francese  (E.)  diretta  da 
Boria  par  te  i.°ccnsole,  dichiarandolo  ple- 
nipotenziario insieme  al  cardinal  Consal- 
vi e  al  p.  Caselli  poi  cardinale  qual  teolo- 
go consultore,  e  con  essi, Bonaparte,  Cre- 
tet  e  Derider  lo  sottoscrisse  ai  l5  luglio 
iSoi.  Sebbene  del  concordalo  ne  ubbia 
riparlato  a  Francia  e  in  altri  articoli,  co- 
me a  Legato, se  ne  ponno  leggere  gli  alti 
nel  Bull.  Rum.  coni.  t.  i  i,  p.  i  7 5,  Con- 
vendo  e  nomina  de'plenipotenziari;  a  p. 
187  la  lettera  Jam multa, agli  arcivesco- 
vi e  vescovi  delle  sedi  soppresse,  perchè  le 
rassegnassero,  e  le  disposizioni  per  la  nuo- 
va circoscrizione  di  diocesi;  a  p.  208  la 
boli.»  Ecclesia  Christi}  per  la  conferma 
del  convenuto  da'  plenipotenziari  ;  a  p. 
245  la  bolla  Qui  Chris  ti  Domini ,  per  la 
soppressione  delle  sedi,  e  l'erezione  di  1  o 
arcivescovati  e  5o  vescovati.  Dopo  aver 
terminato  la  trattazione  degli  affari  con 
soddisfazione  del  Papa,  a  nome  di  questi 
domandò  a  Bonaparte  che  volesse  accon- 
sentire alla  traslazione  del  corpo  di  Pio  VI, 
ed  avendone  conseguito  il  permesso, come 
fedele  compagno  de'suoi  patimenti  e  che 
ne  uvea  ricevutogli  ultimi  anelili, Pio  VII 
l'incaricò  del  pietoso  onore  di  accompa- 
gnare il  prezioso  cadavere  in  Roma;  ed 
u'io  gennaio  gli  fu  consegnato  insieme 
co' precordi.  Nella  biografia  di  Pio  ^/ri- 
portai la  descrizione  del  solenne  traspor- 
to,duello  dall'amore  pel  defunto  di  mg. 
Spina.  Il  Semeria  osserva,  che  il  viaggio 
in  parte  fu  per  la  via  di  mare,  ed  una  fu- 
riosa tempesta  imperversò  quando  la  fe- 
luca era  in  vicinanza  di  Monaco  degli  sta- 
ti sardi.  E  qui  dovè  sbarcare  per  salvar- 
si dal  naufragio, o  perchè  la  divina  prov- 
videnza voleva  che  gli  abitanti  di  quella 
cillà  riparassero  all'ingiuria  già  fatta  a 
Pio  VI  vivente.  Imperocché  nel  1792-0,3 
in  Monaco  alcuni  empi  e  iuiquissimi  uo- 
mini, avendo  fatta  una  figura  di  paglia 
rappresentante  quel  Papa,  dopo  averla 
portata  girando  per  le  vie  co' più  bruta - 


SPI 

li  insulti,  e  colle  più  ingiuriose  bestem- 
mie, giunti  in  piazza  diedero  fuoco  alla 
paglia,  e  la  figura  fu  bruciata  tra  gli  schia- 
mazzi esultanti  di  que'scellerati.  Sbarcan- 
do adunque  il  prelato  in  Monaco,  la  fune- 
bre cassa  di  Pio  VI  fu  portata  in  chiesa, 
ove  si  cantò  solennissima  messa  dal  cle- 
ro e  dal  popolo  in  suffragio  dell'estinto  e 
oltraggiato  Papa.  E  così  l'espiazione  del 
grave  delitto  fu  giusta:  era  quella  la  1.' 
funzione  solenne  e  religiosa  che  Pio  VI 
defunto  riceveva  in  un  luogo  d'Italia  ove 
vivente  avea  sofferto  il  maggior  alfronto. 
Altre  solenni  esequie  si  celebrarono  anco- 
ra in  Genova,e\u  Sarzana  (E.)  patria  del 
prelato,  e  in  altri  luoghi.  Finalmente  con 
splendidissima  pompa  ai  17  febbraio  il 
pontificio  cadavere  fece  il  suo  trionfale  in- 
gresso in  Roma,  incedendo  mg.r  Spina 
innanzi  al  feretro  o  letto  su  cui  era  sta- 
ta magnificamente  collocata  la  cassa,  ri- 
cevuta sulla  porta  della  basilica  Vaticana 
da  Pio  VII  e  dai  cardinali,  e  nella  sera 
si  fece  la  ricognizione  del  cadavere  e  dei 
precordi,  indi  seguirono  que'sontuosi  fu- 
nerali che  egualmente  descrissi  nel  citato 
articolo.  Colmo  di  meriti  il  prelato  ver- 
so Pio  VI  e  la  Chiesa  nel  concluso  trat- 
tato con  Francia,  Pio  VII  chea'23  feb- 
braio 180  ilo  avea  creato  cardinale  pre- 
te e  riservato  in  petto,  poscia  a'20.  mar- 
zo 1802  lo  pubblicò  e  gli  attribuì  per  ti- 
tolo la  chiesa  di  s.  Agnese  fuori  le  mura, 
indi  a' 24  maggio  lo  fece  arcivescovo  di 
Genova.  I  Precordi  (E.)  di  Pio  VI  es- 
sendo stati  richiesti  dal  governo  francese 
e  da'valentini,  furono  coll'asseuso  di  Pio 
VII  e  per  cura  del  cardinale  riportali  a 
Valenza,  con  quel  decoroso  trasporto  che 
pur  descrissi  nella  biografia  di  Pio  VI. 
Nel  1  806  il  Papa  fece  la  1  .a  circoscrizione 
delle  diocesi  sulfraganee  di  GcrtOi'fl,della 
quale  e  delle  altre  da  lui  operate  poi,  ne 
trattai  in  quell'articolo.  Il  cardinale  tro- 
vossi  in  tempi  difficilissimi  e  nelle  più  do- 
lorose circostanze  dell'occupazione  che  fe- 
ce Bonaparte,  divenuto  ÌNapoleoue  I  im- 
peratore ilei  francesi,  di  Genova  e  della 


SPI 
Liguria, di  Roma  ecidio  stato  pontificio, 
facendo  imprigionare a*6 luglio i  8o<)  Pio 
A  11  e  tradurlo  a  Savonaj  tro  tossì  nella 
•oppressione  generale  di  tutti  gli  ordini 
monastici,  nelle  calamità  dulia  Chiesa  e 
dell'arcidiocesijedin  tuttequeste  luttuose 
vicende,  dice  Semeria,  se  egli  disse  e  o- 
però  qualche  cosa  da  doversene  poi  pen- 
tire, non  tralasciò  però  inai  di  mostrar 
zelo  e  fermezza  per  la  difesa  della  Chie- 
sa, e  per  la  liberazione  di  l'io  VII.  Ba- 
catosi a  Parigi,  fu  nel  numero  Ut' Cardi- 
nali rossi,  per  aver  assistito  nel  i  8  i  o  al- 
leceremoniedel  matrimonio  di  Napoleo- 
ne I  coll'arciduchessa  M.  "Luisa,  per  quan- 
ta rilevai  nella  biografia  di  Pio  VII.  Ivi 
nel  i  ci  i  i  intervenne  al  concilio  nazionale 
di  Parigi  (V.)j  che  l'imperatore  aveva 
convocato  per  far  decidere  sopra  la  ca- 
nonica istituzione  de'  vescovi  dell'  impe- 
ro, senza  I'  intervento  della  santa  Sede. 
Trattando  di  questa  questione  i  prelati, 
proposero  di  mandare  all'imperatore  una 
lettera  o  indirizzo,  come  dicevasi  :  se  ne 
lesse  il  progetto  a'26  giugno  in  pubbli- 
ca adunanza,  la  quale  lettura  finita,  Ga- 
spare Massimiliano  Drosle  di  Vischering 
vescovo  di  Gerico  e  sulfraganeo  di  Mùu 
ster,  propose  a' padri  d'  inserirvi,  che  il 
concilio  reclamava  la  libertà  del  Papa  de- 
tenuto in  Savona.  Inserirvi  questa  doman- 
da sembrò  ad  alcuni  cosa  importuna;  ma 
altri  vescovi  generosamente  l'appoggia- 
rono :  si  eccitò  quindi  tra  gli  uni  e  gli  al- 
tri qualche  rumore,  ma  tornala  la  cal- 
ma e  proposta  del  cardinal  Fesch  la  cosa 
al  comune  giudizio,  la  maggiorità  de'voti 
fu  doversi  differire  ad  altro  tempo  la  do- 
manda della  liberazionedi  l'io  V  11.  Il  car- 
dinal Spina  però,  vedendo  che  altro  di 
piìi  non  potevasi  per  allora  conseguire, 
fece  istanza  che  fosse  inserito  nel  proces- 
so verbale,  che  la  proposizione  era  sta- 
ta fatta,  ma  che  l'esecuzione  ne  fu  diffe- 
rita sin  ad  un  tempo  favorevole,  ciò  che 
appunto  fu  da  lutti  adottalo.  Accorto  e 
savissimo  spediente  fu  questo  del  cardi- 
nale, imperocché  il  processo  verbale  ve- 


SPI  283 

rendo  poi  a  leggersi  dall'imperatore,  ne- 
cessariamente gli  dava  ad  intendere  che 
il  volo  dei  padri  prima  di  trattare  altre 
questioni,  eia  quello  della  liberazione  di 
l'io  VII. Sciolto  il  concilio, il  cardinale  fe- 
ce ritorno  a  Genova,ove  seguitò  ad  occu- 
parsi incessantemente  di  tutto  ilsuo  greg- 
ge.Vinto  Napoleone  I  dalle  truppe  allea- 
te, eil  espulso  dalla  Francia, SÌ  proclamò 
neh8i4  la  pi«ce  generale,  ed  allora  eb- 
be Genova  nel  suo  amatissimo  pastore 
un  nuovo  luminoso  esempio  di  virtù.  Ri- 
correndo la  festa  dell'Immacolata  Con- 
cezione della  lì.  Vergine,  pronunziò  dal- 
la sua  cattedrale  nel  duomo  un'  omelia 
nella  (piale  dichiarò.  Essere  egli  trascor- 
so sotto  il  passato  governo  francese  fuori 
i  giusti  limiti  del  proprio  dovere  in  molli 
incontri,  e  segnatamente  nell'estensione 
d'alcune  sue  lettere  pastorali,  per  aver 
in  esse  troppo  efficacemente  inculcato  alla 
patria  gioventù  d'ubbidire  a  chi  (Napo- 
leone Bonaparte)  esigeva  con  inesorabi- 
le durezza  tante  odiose  e  inique  coscrizioni 
militari.  Non  aver  potuto  che  piangere 
e  sospirare  amaramente  innanzi  l'Altis- 
simo sopra  la  strage  desolatrice  che  si  fa- 
ceva del  fiore  de'cari  suoi  figli,  strage  non 
solo  di  corpi,  ma  quello  che  è  più  delle 
anime,  che  sotto  l'irreligioso  sistema  d'al- 
lora andavano  pressoché  ad  una  mani- 
festa perdizione.  Che  vedeva  l'oggetto  al 
quale  miravano  tante  guerre  sanguino- 
sissime; e  questo  motivo  l'avrebbe  dovu- 
to ritrarre  dall'  aderire  alle  «pianto  in- 
sidiose, altrettanto  imperiose  domande 
di  chi  allora  per  gl'imperscrutabili  giu- 
dizii  di  Dio,  teneva  sotto  il  giogo  della 
più  dura  servitù  il  mondo  intero;  ma  l'a- 
mor suo  pei  diocesani  gli  rappresenta- 
va per  una  parte  l'inutilità  di  sua  oppo- 
sizione, e  per  l'altra  gli  dipingeva  alfa, 
gitata  immaginazione  i  tanti  funestissimi 
mali,  che  ne  sarebbero  piombali  sui  ge- 
novesi. Se  a  vea  dunque  qualche  volta  tra- 
scorso in  qualche  tratto  di  soverchia  in- 
dulgenza, in  verità  poteva  dire  che  non 
fu  per  alcun  riguardo  a  lui,  ma  pi  otto- 


a84  SPI 

sto  per  forza  ili  quell'  amore  che  lo  le- 
l.,,  vì»  al  gregge,  né  dire  tali  cose  per  nieii- 
dicare  da  esso  approvazioni.  Essersi  poi 
Leu  convinto  che  avrebbe  meglio  prov- 
veduto all'edificazione  tle'f'edeli,  se  rimet- 
tendo alla  divina  provvidenza  le  conse- 
guenze, si  fosse  attenuto  ad  un  costante 
sistema  di  fortezza,  di  cui  in  molti  incon- 
tri ne  aveu  sperimentati  felici  successi. Nel 
i  8  i  5  essendo  Napoleone  I  ricomparso  in 
Francia,  e  .Murai  minacciando  lo  stalo 
pontificio,Pio  VII  co'cardinali  nell'aprile 
riparò  a  Genova,  ricevuto  con  ogni  ma- 
niera ili  venerazione  dal  cardinale,  il  qua- 
le nello  funzione  solenne  della  coronazio- 
ne elle  fece  d  Papa  della  .Madonna  di  Sa- 
vona, cantò  la  messa  alla  presenza  ezian- 
dio della  real  corte.  Nell'islesso  anno  a- 
•vendolo  Pio-Vii  fallo  amministratore  del 
vescovato  di  Brugnato,  ne  fu  munifico 
benefattore  in  vita  e  in  morie,  al  modo 
che  lo  celebrai  a  Sarzaxa, dicendo  dell'u- 
nione di  questa  a  Ci  ugnato.  Nel  settem- 
bre! 8  iG  rinunciò  l'arcivescovato  di  Gè- 
nova,  per  recarsi  in  Roma,  e  poi  come 
notai  in  quell'  articolo,  in  morte  lasciò 
al  seminario  la  sua  copiosa  biblioteca,  al 
capitolo  gli  arredi  e  vasi  sagri,  pastora- 
le e  altri  pezzi  d'argento  doralo,  1000 
lire  a' poveri  della  parrocchia  di  s.  An- 
drea ili  borsone  e  alla  chiesa  molle  sup- 
pelletlili  preziose,  olire  la  pianeta  di  te- 
la d'argento  ricamata  in  oro  al  santua- 
rio di  Monte  Allegro  di  Rapallo.  Dopo 
la  sua  partenza  da  Geuova  meglio  si  sep- 
pero le  lante  sue  limosine  che  dispensa- 
va segreta  mente  al  le  monache  espulse  dai 
monasteri  e  disperse  in  case  privale  do- 
po la  soppressione,  alle  famiglie  indigen- 
ti, e  a  tanti  bisognosi  di  ogni  specie.  Nel 
tetfipo  della  dominazione  napoleonica,lra 
i  suoi  pioventi,  quelli  dell'arcivescovato, 
e  quelli  d'elemosiniere  della  principessa 
Paolina  sorella  dell'  imperatore,  aveva 
l'annua  rendila  di  più  che  5o,ooo  lire; 
ed  i  poveri  e  le  chiese  li  consuma  vano  (pia- 
si iuleramente,anzi  per  soccorrere  a  tut- 
ti s'  indusse  u  vendere  porzione  del  pio- 


SPI 
prio  patrimonio.  Ritornato  a  Roma,  so- 
stenne uffìzi  della  più  alta  importanza,  e 
nello  stessoi8i6  Pio  VII  l'inviò  legato 
a  Forlì,  ove  restò  per  un  triennio,  pas- 
sando nel  declinar  del  1818  a  legato  di 
Bologna.  Frattanto  nel  1820  la  rivoluzio- 
ne del  regno  ili  Sicilia  minacciando  il  re- 
sto della  penisola  italiana  e  l'Europa,  i 
Sovrani  d'  Austria,  Prussia  e  Russia  coi 
ministri  delle  altre  potenze,  dopo  le  con- 
ferenze tenute  a  Troppau  per  porvi  ef- 
licace  rimedio,  passarono  neh  821  a  te- 
nere congresso  in  Lubiana,  nel  quale  il 
Papa  inviò  per  suo  rappresentante  il  car- 
dinale, con  mg.r  Mazio  poi  cardinale,  e 
per  la  seguita  sollevazione  ili  Piemonte, 
il  congresso  si  occupò  pure  di  vincerla: 
terminarono  le  conferenze  a'  1 2  maggio, 
decretandosi  di  riprenderle  a  Verona  nel 
1822.  Ivi   nell'ottobre  si  cominciarono 
cui  cardinale  rappresentante  di  Pio  VII, 
per  discutersi  lo  sgombramene  de'tede- 
schi  dalla  Sicilia,  rigori  contro  la  tratta 
degli  Schiavi,  la  rivoluzione  di  Grecia, 
l'indipendenza  delle  colonie  di  Spagna^ 
l'insurrezione  di  questa  :  il  congresso  si 
disciolse  alla  mela  di  dicembre.  In  que- 
sto e  in  quello  di  Lubiana  il  card  ina  le  nuo- 
va mente  die  saggio  di  uomo  di  stato  e  dei 
suoi  talenti.  Coulinuando  e  confermato 
legato  di  Bologna,  già  il  Papa  a'21  feb- 
braio 1820  I' avea  preconizzato  vescovo 
su bu rbica rio  dil'ales trina. Governò  le  due 
ragguardevoli  provincie  in  tempi  perico- 
losi,  e  vi  mantenne  la  quiete  e  il  buon 
ordine  con  pari  moderazione  ed  energia. 
11  (Verini,  Memorie  sloriche  della  Limi- 
giana  1. 1,  p.i47>  c'  die  una  breve  bio- 
grafia del  cardinale,  e  riferisce  che  fu  la 
delizia  de'popoli  forlivesi  e  bolognesi, che 
pe'  suoi  buoni  consigli  mantenne  la  giu- 
stizia, aumentò  la  pace  e  la  sicurezza  dei 
cittadini;  e  disse  il  vero,  poiché  ancora  è 
in  onore  il  suo  nome  nelle  due  legazioni. 
Morto  l'io  VII  nell'agosto  1820,  da  Bo- 
logna si  recò  al  conclave,  ove  nel  seguen- 
te mese  fu  elei  lo  Leone  XII,  che  nel  1  824 
lo  dichiarò  prefetto  della  Segnatura  di 


SPI  SPI  28  ~ 
giustizia,  tribunale  supremo  di  Roma  ;  teesmvene'modi:  mnstiòscmpreottiiuo 
carica  die  come  le  altre  esercitò  con  e-  cuore,zeloepietà,efornitodialtrequalita 
guai  zelo,  prudenza, accorgimento  e  in-  egregie  che  rifulsero  nella  sua  luminosa 
telligenza.  Egli  inoltre,e  come  si  legge  nel-  carriera.  I  consueti  funerali  Furono  cele- 
le  Rotàie  di  Roma,  appartenne  alle  con-  brati  nella  chiesa  di  s.  Andrea  delleFratte, 
gregazioni  de' vescovi  e  regolari,  del  con-  e  quindi  secondo  il  suo  volere  fu  tra  spot'- 
cilio,  propaganda,  indice,  ceremoniale,  e-  tato  nel  1  <S?.r)  il  suo  cadavere  nella  calte- 
sauie  de'vescovi  in  s.  canoni,  fabbrica  di  diale  di  Pale-trina,  e  tumulato  rimpetlo 
s.  Pietro,  acque,  economica,  e  di  quella  al  la  cattedra  vescovi  le,  dopo  decorose  ese- 
dei la  vigilanza  di  Leone  XII.  Fu  protei-  quie  fatte  dal  capitolo  a  spese  dell'ereditò. 
ture  della  congregazione  di  s.  Girolamo  11  celebre  cardinal  Rivarola,  corrispon- 
della  Carità,  del  monastero  de'ss.  Giaco-  dendo  alla  fiducia  riposta  in  lui  dal  deton- 
ino e  Maddalena  alla  Lungara,  dell'ar-  to,  a  perenne  memoria  ivi  fece  porre  in 
ciconfraternita  di  s.  Maria  Salus  infirmo-  basso  rilievo  di  marmo  il  ritratto  delcar- 
/7///2  edis.  Ivo  della  Curia  romana,  e  del-  dinaie,  con  onorevole  iscrizione  die  si  può 
la  confraternitadel  ss.  Crocefisso  di  Mor-  leggere  nel  n."4o  delle  Nolizìt  del  giorno 
lupo. Infermiccio  da  molto  tempo,a'6  no-  di  Roma  del  1829. 
vembre  1 828  fu  assalito  da  gagliarda  feb-  SPINE  (SS.),  reliquie  insigni.  Sanctis- 
bre  perniciosa, gastrica  e  umorale:  tutti  simis  Spìnis.  Le  acute  e  pungeritissime 
i  soccorsi  dell'aite  furono  inutili,  e  la  se-  spine  furono  santificate  da  Gc^u  Cristo 
ra  de' i3  munito  di  tutti  i  conforti  di  no-  (F.)  nella  sua  dolorosa  Passione  (I7.)  e 
stia  s.  religione,  con  sentimenti  di  distia-  crocefissioue.  Rifugge  il  pensiero  dall  or- 
na rassegnazione  rese  lo  spirito  a  Dio,  in  rendo  spettacolo,  che  gli  Evangelisti  me- 
Roma.d'anni  7  3  non  compiti.  Il  n.°c)2  del  desimi  ricusarono  di  descrivere,  conten- 
Diario  di  Roma  ne  annunziò  con  grave  tandosi  di  accennarlo,  senza  dire  di  quali 
dispiacere  la  perdita,  con  un  cenno  bio-  specie  di  spine  fo  coronato;  né  può  ri- 
grafico, dichiarando  che  la  sua  morte  fu  cordarsi  senza  fremito  d'indegnazione  a 
compianta  generalmente,  ed  il  suo  nome  quali  vergogne,  a  quali  vituperi  venne  il 
resta  segnato  negli  annali  della  Chiesa  e  Redentore  sottoposto  dalle  turbe  forsen- 
dello  stato,  ed  io  col  Semeria  aggiungerò  nate  e  crudeli,  che  in  Ini  più  non  rigum-- 
e  di  quelli  di  sua  diocesi  in  modo  speciale,  davano  l'acclamato  dagli  Rosanna  (/  .), 
Usuo  testamento  sarà  un  monumento  pe-  ma  la  persona  disprezzata  dal  volubile  pò- 
renne  delle  liberalità  che  esercitò  viven-  polo,  e  dovuta  a  supplizio  d'infamia.  Ri- 
do.Amorevoleco'famigliari  Iasciòloro  vi-  pillato  innocente  dal  romano  preside  Pi- 
talizia  pensione,  ed  oltre  le  sullodate  di-  lato,  Erode  irritalo  dal  silenzio  del  Sai- 
sposizioni,  altri  utensili  sagri  lasciò  alle  valore  lo  dichiarò  pazzo  e  fecelo  vestire 
chiese  di  Palestrina  e  di  Sarzana;  dispo-  di  bianca  veste,  come  s'  egli  fosse  re  da 
nendo  altresì  che  nella  morte  di  Amati  scherno,  al  dire  d'alcuni,  ma  veramente 
suo  nipote,  tutti  i  suoi  beni,  che  somma-  la  veste  candida  presso  i  giudei  non  era 
vano  a  circa  1 2,000  lire  di  rendite,  s'im-  abito  reale, bensì  la  porpora  rome  alferma 
piegasseroa  erigere  in  Sarzana  sua  patria  Gioselfo.  Ma  il  Sinedrio  (/  .)  per  l'odio 
un  conservatorio  di  religiose  per  la  pub-  de'sacerdoti  e  l'ipocrisia  farisaica  non  ces- 
blicaeducazioneeistruzionedellefanciul-  sando  da' suoi  furori,  preferendo  la  sua 
le,e  per  istituirei!  pubblico  insegnamento  morte  a  quella  dell'iniquo  Barabba,  per 
de'  fratelli  delle  scuole  cristiane.  Faccio  placarli  tentò  Pilato  un  altro  mezzo,  la 
eco  al  Gerini,  con  celebrare  il  cardinal  Flagellazione  alla  Colonna  (A'.),  pena 
Spina,  per  uomo  di  mente  pacifica,  di  dolorosa  e  infamante.  Modello  di  divina 
rulliuala  esperienza,  urbanodelicalamen-  mansuetudine  e  pazienza,  ricevè  quella 


286                     SPI  SPI 
tempesta  di  colpi  spietati, senza  muovere  la  ss.  Corona  di  spine  del  Signore,  abhor- 
lamento  a  tanta  ingiustizia  e  crudeltà,  rivanodì  mettersi  in  capo  le  corone  di  fio- 
grondante  del  suoprezioso  Sangue (/*.).  ri,  usate  da'gentili.  In  memoria  della  ss. 
Aggiungendo  oltraggi  a  motteggi,  venne  Corona  di  spine  del  Signore,  sino  da'pri- 
Gesu  per  isclierno  ravvolto  in  un  logoro  mi  tempi  della  Chiesa,  portarono  gli  ec- 
paludamento  o  clamide  di  porpora,  co-  clesiastici  la  corona  de  caprili,  e  che  ciò 
ronato  in  capo  con  Corona  di  spine  (F.)  facessero  gli  stessi  apostoli,  e  da  essi  per 
acutissime,  e  nelle  mani  gli  fu  posta  una  tradizione  passasse  alla  Chiesa,  lo  sosten- 
canna  per  scettro;  e  poi  beffilo  con  false  ne  per  cosa  certa  Reda  e  altri  scrittori, 
adorazioni, denudato  di  quelle  ridicole  re*  Tuttavolla  si  può  vedere  Tonsura.  No- 
gie  insegne,  lasciatagli  per  tormento  la  co-  tai  a  Gerusalemmi;,  che  dopo  la  sua  con- 
nina in  capo  (altri  dicono  ignorarsi  se  gli  quistadeVrore .w'g/irt//,acclamaloreil  pio 
fu  tolta  allorché  gli  levarono  la  porpora  e  valoroso"GofTredo,ricusò  il  diadema  d*o« 
e  la  canna),  fu  barbaramente  crocefisso  io  e  gli  onori  reali,  dicendo  ch'egli  non 
sulla  Croce  {f7.)t  col  T'itolo  (/".)  di  Jesus  accetterebbe  mai  una  corona  preziosa  e 
Nazarena*  I\exJudaeorum,e.  conficcato  uno  scettro,  in  una  citta  dove  il  Salvato- 
in  essa  con  Chiodi  (  V.),  abbeverato  con  re  del  mondo  era  stato  coronalo  di  spine, 
Sponga  (/■'.)  inzuppata  d'aceto  e  fiele,  spi-  e  scettrato  dì  vuota  canna.  Si  vuole  che 
rò  sul  Calvario  e  fu  lacerato  nel  costa-  accettasse  una  corona  di  lucente  paglia,  e 
lo  colla  Lancia  (P .);  finalmente  ravvol-  altri  dicono  che  pr^se  una  corona  di  spi- 
to  nella  s. Sindone^  /'.^secondo  il  costume  ne  simile  a  quella  del  Redentore.  Giàdi- 
degli  ebrei  che  ricordai  nel  voi.  XXX li,  chiarai  a  Re, che  Costantino  I  avea  posto 
p.  88,  fu  colla  corona  di  spine  e  i  chiodi  sopra  la  Corona  imperiale  {?•)  d  salu- 
depcslo  nel  s.  Sepolcro  (/''.);  la  croce  nou  tare  segno  della  Croce,  ciò  che  altri  at- 
capeudovi  fu  collocata  in  qualche  vicina  Imbuiscono  a 'successori  :  così  quell'istru- 
spelonca.  Tulli  gì' {strumenti  della  pas-  mento  d'obbrobrio  e  d'infamia,  salititi  - 
Mone  e  morte  del  Redentore,  si  conserva-  calo  e  nobilitato  dal  Salvatore,  divenne 
rono  sino  da'  primitivi  cristiani  a  guisa  il  principale  ornamento  della  Coronai/ti- 
di  trofei  di  vittoria,  con  grandissima  di-  penale,  della  Corona  reale  e  di  altri  so- 
vozione,  operando  Iddio  per  essi  molte  vrani,  e  della  triplice  corona  del  TV/re  - 
grazie  e  miracoli.  I  luoghi  santificati  dal  gno  pontificio  (/ '.),  non  che  dello  Scel- 
Salvatore,  tuttora  si  tengono  per  sanli,  tro  (^■),  distintivo  caratteristico  del  po- 
come  celebrai  a  Siria  e  in  tanti  articoli,  tere  sovrano,  al  quale  articolo  dissi  pure 
Persino  la  terra  di  essi  e  particolarmente  che  fu  posta  sul  globo  imperiale,  deno- 
quella  presso  il  s.  Sepolcro,  con  fede  rac-  tante  il  mondo  e  altra  insegna  imperia- 
colla  ne' Pellegrinaggi,  operò  virtù  con-  le,  e  che  la  croce  stessa  servì  di  scettro, 
tro  l'infermità,  e  contro  gli  spiriti  mali-  Delle  medesime  ss.  Spine  della  ss.  Coro- 
gni,  come  riferisce  s.  Agostino.  Tuttique-  na  del  Signore  abbiamo  iris.  Gregorio 
sti  Uh  omenti  della  passione  e  morte  di  di  Tours,  che  per  divina  virtù  a  suo  tempo 
Gesù  Cristo, che  servirono  a  preparare  e  conservavano   verdi.  Non  è  vero  che  la 
consumarci!  suoeroicosagrifizio,laChie-  ss.  Corona  di  spine  fosse  formata  digiun- 
sa  venera  ancora  con  tenera  divozione,  e  chi  mai  ini,  poiché  chiaramente  s.  Gio- 
quali  inestimabili  preziosissimi  tesori  con-  vanni  e  s.  Luca  affermano,  che  fu  di  spi  - 
serva;  celebrandone  la  festa  con  uffizio  e  ne:  Pleclentes  corouam  de  spiuiste  so- 
messa,  e  meditandoli  nelle  pie  sue  prati-  nodifferentissimele  spinedal  giunco,  nel 
che,  come  del  Rosario  e  della  Via  Crii-  tronco  e  ne'  rami,  nel  qual  giunco  non 
CU  (/'.).  Gli  antichi  cristiani,  al  dire  di  s.  vi  è  spina  di  sorte  alcun  i,  ma  solamen- 
Ciemente  Alessandrino,  per  riverenza  al-  le  le  sue  sommità  finiscono  in  ispine.  E 


SPI  SPI  aH7 
certamente  quelle  che  tuttorngelosamen-  mercoledì,  giovedì  e  venerdì  santo  si  e- 
tesi  conservano,  non  sono  di  giunco,  ma  sposero  all'adorazione  de'fedeli,  e  che  nel 
di  vero  spino.  Raccontai  a  ss.  Corona  di  sabato  santo  furono  trasportate  dal  ca- 
si'inf.  di  (Vesti  Cristo, che  pervenuta  nelle  pitolo  metropolitano  nel  tesorodella  stes- 
■Mai  diBaldovino  li  imperatore  latino  di  sa  cattedrale.  La  festa  della  traslazione 
Costantinopoli  (ove  come  dissi  aREMQÙIA  della  ss.  Corona  di  spine  da  Venezia  in 
si  raccolsero  le  più  insigni  reliquie,e  don-  Francia  si  celebra  l'i  i  agosto,  quella  del- 
de  poi  si  sparsero  pel  mondo),  assediato  le  ss.  Spine  a'2.5  o  26  aprile.  Racconta 
eglie  minacciato  in  lai  città  da'saraceni  Amiani  nelle  Memorie  di  Fano,  che  U- 
e  da' greci  dell'estrema  rovina,  si  trovò  gone  del  Cassero  ossia  della  Berarda  por- 
costretto  a  darla  in  pegno,  per  così  dire,  tò  da  Gerusalemme,con  altre  insigni  reli- 
a'  veneziani  per  una  somma  considera-  quie,3  ss.  Spine,  le  quali  nel  venerdì  san- 
bile  di  denaro.  Avendo  poi  s.  Luigi  IX  to  germogliavano  alcuni  piccoli  fiori  si- 
re di  Francia  intrapreso  la  crociata  per  unii  a  quelli  del  sambuco.  Le  sagra  t  issi- 
la  liberazione  della  Palestina  dai  omo-  me  Spine  pervenute  in  potere  delle  ago- 
mettani,  e  soccorso  lialdovino  II,  questi  stimane  Trinitarie  di  Fano,  nel  i  5i  i  pas- 
neli?.3q  in  testimonianza  di  riconoscen-  sando  nel  monastero  di  s.  Daniele  le  Ira- 
ta gli  olhì  la  ss.  Corona  di  spine  del  Si-  sportarono  nella  sua  chiesa  della  basili" 
gnore  e  la  punta  della  s.  Lancia  (P-),  a  ca  Lateranense.  Il  Pellini  neU'If  istoria 
condizione  di  rimborsarci  veneti,  ciò  che  di  Perugia,  all'anno  i4o8  parla  della  ss. 
fece  con  1 60,000  lire.  Narrai  pure  come  Spina  portata  a  Perugia  e  collocata  nella 
il  re  la  ricevè  in  Sens  da 'domenicani,  scio-  chiesa  di  s.  Francesco.  Altre  ss.  Spine  si 
gIiendosiÌnlagrime;la  depositò  nella  chie-  custodiscono  con  gran  divozione  in  di  verse 
sa  di  s.  Stefano,  e  poi  trasportò  in  Parigi  cattedrali  eallre  chiese,  e  lo  rimarcai  a'Io- 
nella  cappella  di  s.  Nicola,  e  dopo  due  10  articoli,  come  rammento  di  aver  fitto 
anni  nella  s.  Cappella  dedicata  sotto  il  a  Scala  santa,  Chiesa  di  s.  Giovanni  in 
titolodella  ss. Corona  di  spine, della  qua-  Laterano,  Cuiesa  di  s.  Sebastiano, Chie- 
le  riparlai  ne' voi.  XXVI,  p.  92,  XL,  p.  sa  di  s.  Croce  in  Gerusalemme  di  Roma 
117,  LI,  p.  1 86,  dicendo  perchè  fu  la  ss.  che  ne  possiede  due,  oltre  un  ss.  Chiodo; 
Corona  e  le  al  tre  insigni  reliquie  traspor-  non  che  a  Fermo,  Sessa,  Pavia,  Sezze, 
late  alla  metropolitana,  e  de'recenti  suoi  PuY,NARNi,SpoLETo(ov'èpureunss  Chio- 
nobili  ristami.  Ne  levò  tuttavia  s.  Luigi  do),  a  Recanati  nella  cattedrale  e  nella 
IX  alcune  ss.  Spine,  di  cui  fece  dono  alla  chiesa  di  s.  Francesco,  a  Serra  s.  Quirico, 
chiesa  di  Toledo,  a  quella  de'francescani  di  cui  nel  voi.  XL,  p.  274;  ed  apprendo 
di  Seez,  ed  all'abbazia  di  s.  Eligio  presso  dal  Sarnelli,  che  in  Ambia  si  venera  la  s. 
Arras. Secondo Rigord, già ulcuness. Spi-  Spina  miracolosa.  Alcune  chiese  ne  pos- 
ne  erano  in  venerazione  nell'abbazia  di  seggono  de'frammenti,  come  in  s.  Maria 
s.  Dionisio.  Tuttora  nella  metropolitana  della  Spina  di  Pisa,  e  volgarmente  suol 
di  Parigi  si  venerano  le  reliquie  dovute  dirsi  avere  tali  chiese  una  s.  Spina,  alti  i- 
alla  pietà  di  s.  Luigi  IX  e  da  lui  collo-  menti  troppo  grande  sarebbe  il  loro  lin- 
eate nella  s.  Cappella,  consistendo  nella  mero.  Delle  due  ss.  Spine  che  possiede  la 
ss.  Corona  di  spine,  due  ss.  Chiodi,  ed  ricordata  basilica  di  s.  Croce  in  Gerusa- 
un  considerevole  pezzo  della  ss.  Croce  del  lemme  di  Roma,  trattarono  il  p.  De  Cor- 
Redentore.  In  un  giornale  di  Parigi,  deHa  rieris  monaco  del  contiguo  monastero, 
settimana  santa  del  1  853,  lessi  :  che  l'ar-  De  Sessorianis  praecipuis  Passionis  l). 
civescovo  nella  domenica  delle  Palme  fé-  N .  J.  C.  reliauiisj  e  l'abbate  del  mede- 
ce  la  benedizione  di  esse  e  I' ostensione  simo  p.  Besozzi,  Storia  della  basilica  di 
del. e  memorate  insigni  reliquie,  che  nel  s.  Croce  in  Gerusalemme,  il  quale  life- 


288  SPI  SPI 
lisce  die  le  ss.  Spine  e  le  altre  preziose  Rita ,  narrai  come  da  un  ss.  Crocefisso 
reliquie  si  niostraiioal  popolo  nella  4. 'do-  (!'.),  che  si  rappresenti  coronato  di  spi- 
menicacli  quaresima, il  venerdì  santo,  ed  ne  (in  varie  maniere  fu  effigiato  il  Croce- 
a'3  maggio  festa  dell'Invenzione  della  ss.  fisso  ne'tempi  antichi,  e  ne'pi  ialiti  vi  del 
Croce.  Rende  poi  ragione  del  diverso  imi-  cristianesimo  senza  le  spine  a  corona.  Con 
mero  de'ss.  Chiodi  che  si  venerano  in  va-  più  fondamento  però  si  crede,  che  Gesù 
ri  luoghi, riportando  il  sentimento  che  fu-  Cristo  fu  confìtto  in  croce  colla  corona 
rono  5,secondodiversi  autori,cioè4  quel-  di  spine,  come  per  non  dire  di  molti,  dai 
li  co'quali  il  Redentore  fu  crocefisso,  ed  Gretsero,  De  Cruce,  lih.i,  cai),  22;  da 
altro  servì  per  fermare  il  suddetto  titolo  Benedetto  XIV,  Defcstis  eap.  6,  de  feria 
sulla  croce;  di  più  altri  vogliono,  che  i  due  VI,I.  89,  e  da  quelli  da'  medesimi  ricorda- 
legni  formanti  la  ss.  Croce  furono  pari-  ti), si  scagliò  una  spina  sulla  sua  fronte  e 
nienti  uniti  con  chiodi,  come  pure  il  sup-  vi  formò  ima  piaga,  e  come  in  Koma  fu 
pedaneo.A  vvertendo,che  nel  freno  delca-  ereltada'suoi  concittadini  casciaui  la  con- 
vallo diCostantino  I  e  nel  cimiero  suo, non  fraternità  delle  ss.  Spine  di  Gesù  Cristo, 
è  cerio  che  vi  fossero  da  s.  Elena  inseriti  A  Reliquia  parlai  della  somma  venera - 
due  chiodi,  ma  porzione  di  essi.  A  Ciuonr,  zione  verso  le  reliquie  di  tutto  quanto  ap« 
che  di  ciò  parlai. dissi  pure  che  di  versi  fu-  partiene  alla  passione  di  Gesù  Cristo,  ol- 
l'OBO formati  colla  loro  limatura,  come  i  tre  della  moltiplicazione  derss.  Legnodel- 
frammenli  delless.  Spinein  alcuni  luoghi  la  Croce,  edel  culto  speciale  che  la  Chie- 
si dicono  come  fossero  intere. Delless.  Pia-  sa  rende  agl'istrumenti  in  essa  santificati 
glie  operale  nell'adorabile  corpo  del  Re-  dal  Signore, e  con  baldacchino  e  ombrel- 
den  (ore  da'ch  iodi  e  da  Ila  lancia,  riparlai  a  1  i  no  ov'è  con  sue  ludi  ne  inveterata,  sia  nel- 
Stimmate.  Il  p.  De  Corrieris  parla  ancora  l'esposizione  che  nella  processione;  ed  a 
della  ss. Corona  di  spine  trovata  nels.  Se-  Reliquiario,  dell'antichissimo  rito  di  he- 
polcro,della  qualità  di  tali spine,ove si  ve-  nedire  con  esse,  ed  altre  reliquie,  ad  in- 
verano uiRoma  ealtrove,eche  quella  esi-  star  ss.  Sacramenti.  Finalmente  le  ss.  Spi- 
stente  in  Malta  nella  chiesa  de'ca  vai  ieri  gè-  ne  come  di  quelle  tinte  e  spruzzate  del  pie- 
rosoli  mitani, fiori  va  nel  venerdì  santo. l'io  ziosissimo  Sangue  di  Gesti  Cristo,  ivi  no- 
VII  col  breve  Quumurbem  islam,  de'26  tai  come  si  espongono  e  quale  cullo  ad 
febbraio  1819,  Bull.  Rom.  coni.  1. 1  5,  p.  esse  e  ad  altri  strumenti  della  passione  si 
1  70, mandò  al  cardinal  Casliglioni  vesco-  deve  rendere,  non  potendosi  però  espor- 
vo  di  Cesena  e  poi  Pio  Vili,  una  ss.  Spina  re  sopra  il  tabernacolo  ove  si  conserva  la 
della  corona  diGesùCristo  in  dono  a  quel-  ss.  Eucaristia.  Leggo  nel  n.°8odel  Glor- 
ia cattedrale  delia  sua  patria,  con  indul-  naie  di  Roma  del  18 53,  e  nella  Civiltà 
genza  plenaria  per  la  città  e  diocesi,  da  cattolica  t.  2,  p.  32C)  della  2.  serie.  Che 
lucrarsi  nelle  sue  esposizioni,  che  stabilì  la  città  di  Cari  possiede  una  delle  sagre 
nel  venerdì  santo,  e  nelle  feste  dell'  In-  Spine  che  trafissero  il  capo  divinissimo 
venziont  ed  Esaltazione  della  Croce, con-  del  Redentore,  in  quel  tempio  reale  de- 
cedendo pure  l'ofiizio  proprio  e  la  messa  positata,  nella  cappella  del  tesoro,  dal  re 
nella  6.a  feria  della  2.a settimana  di  mar-  Carlo  II  d'  Angiò,  quando  si  recò  a  vi- 
zo,  cadendo  in  quaresima,  con  rito  di  2.°  sitare  la  tomba  del  taumaturgo  s.  Nico- 
classe,  e  qualora  non  sia  impedita  dalle  la,  ed  una  pia  tradizione  afferma  che  si 
feste  della  ss.  Annunziata  o  di  s.  Giusep-  mostrò  intrisa  di  vivo  sangue,  quando 
pe.  A  Lavanda  degli  altari,  notai  che  il  venerdì  santo  cadde  ai  7.5  marzo,  e 
gli  aspergiIli,secondo  alcuni,  ricordano  la  per  qualche  tempo  del  giorno  medesimo, 
corona  di  spine  o  i  flagelli  della  passione  Questa  preziosissima  reliquia  nel  vener- 
del  Redentore.  IN'clla  biografia  della  b.  dì  sauto  di  detto  auuo,  come  avvenne  in 


SPI 

quello  del  l5  marzo  i  8  \?,  stillò  sangue 
olla  presenza  d'una  popolazione  innume- 
labile  quanto  commossa  e  intenerita  alla 
incontrastabile  evidenza  del  portento;  a 
capo  della  quale  e  divìdendo  con  essa  l'è- 
dilicazione  universale,  erano  il  gran  prio- 
re di  Bari  mg  r  d'Elia  con  I'  intera  ca- 
nonica, non  meno  die  l'intendente, il  mag- 
giore di  gendarmeria,  il  comandante  le 
armi  della  provincia,  il  corpo  di  città,  il 
p.  rettore  del  regio  liceo  delle  Puglie.  Am- 
monito da  tanti  storici  esempi,  il  vene* 
rando  arcivescovo  mg.r  Michele  Clan  a- 
vea  fatto  per  3  giorni  osservare  lo  slato 
normale  della  s.  reliquia,  da  valenti  chi- 
mici, con  notaio  e  idonei  testimoni,  indi 
rivolgendo  nel  tempo  stesso  preci  a  Dio 
mediaste  solenne  triduo,  perché  riapris- 
se il  fonte  delle  sue  misericordie  con  ri- 
petere il  miracolo  come  segno  lampante 
tli  condanna  e  di  confusione  degli  errori 
del  secolo  corrente,  in  quell'anno  in  cui 
il  venerdì  santo  s'incontrò  a'iì  marzo. 
Seguiva  la  celebrazione  del  di  voto  triduo 
con  esemplare  ardore,  quando  a  2  lora  e 
mezza  lo  slato  della  s.  Spina  divenne  al- 
terato, ili  che  fecero  fede  i  periti  _,  non 
meno  che  i  personaggi  concorsivi  per  in- 
fiammar cogli  esempi  di  loro  divozione 
quella  del  popolo,  ed  il  miracolo  Cu  com- 
piuto. Allora  il  zelante  prelato  trasferì  la 
preziosa  reliquia  dalla  cappella  del  reale 
tesoro  all'allaie  del  Sagro  Cuore  di  Ge- 
sti, perchè  la  pubblica  venerazione  avesse 
più  largo  campo  a  suoi  sfoghi.  Era  lai." 
ora  della  notte  ecantavasida  scelta  or- 
chestra il  Christus,e(ì\\  Miserere, allorché 
la  ss.  Spina  rosseggiante  sanguinò.  A  tal 
vista,  annunziata  fra  le  lagrime  di  tene- 
rezza e  di  gioia,  e  fra  un  raddoppiamen- 
to d'ineffabile  divozione,  si  resero  a  Dio 
grazie  con  quella  favella  che  parte  dal 
cuore  ed  una  in  tutti.  Nel  giorno  mede- 
simo e  due  ore  prima  circa  seguì  lo  stes- 
so portento  in  Audria_,  depositaria  pur 
essa  della  ricordata  ss.  Spina,  e  rinfiam- 
mala dalla  speranza  di  vederne  i  mera- 
vigliosi segni,  ogni  \ollu  che  il  venerdì 
VOL.  lx\  ni. 


S P  I  289 

santo  ricadi:  nel  dì  ■>.">  marzo.  Il  degno 
vescovo  mg. r  Lombardi  preconizzò  il  mi- 
racolo fra  le  sue  e  le  làgrime  dell'uni  ver* 
sale.  Il  solt'inlendente  di  Barletta, con  al* 
tri  ragguardevoli  funzionari,  non  meno 
che  circa  ^0,000  persone,  della  città  e 
luoghi  circostanti,  si  recarono  al  duomo 
in  fòlla  a  baciar  la  s.  reliquia,  contestan* 
do  con  la  testimonianza  degli  occhi  e  l'in- 
cremento della  Cede  Y  identicità  del  divi- 
no portento.  Adoriamo  prostrati  nella  poi* 
vere,  e  rendiamo  solenni  grazie  a  Colui 
che  confonde  co'prodigi  l'insolenteauila- 
cia  della  miscredenza.  Abbiamo  diT.  Bar* 
iholin,  Dissertazione  sulla  ss.  Corona  di 
spinejedeì  p.Calmet, Dissertazione  ••al- 
le ss.  Spine.  Daillet,  l'ile  de'  santi  t.  4» 
p.  247,  tratta  degl1 '/strumenti della  Pus- 
sionedi  Gesù  Cristo.  Il  p.Menochio,&MO- 
re,  1. 1 ,  centuria  2,  cap.  gì  esamina  :  Se 
avanti  il  peccato  d'  Adamo  abbia  Dio 
creato  l'erbe  velenose,  e  se  a  quel  tempo 
le  rose  nascessero  senza  le  spine.  G03- 
selino  ci  diede,  Noticedela  Sainte  Cou- 
rotine  d'epines. 

SPINELLI  Faipro,  Cardinale.  Dei 
duchi  di  Seminara  principi  di  Cariati,  pa- 
trizio napoletano. Piccatosi  inPioma  fu  am- 
messo tra 'chierici  di  camera,  e  neh  5g8 
col  titolo  d'arcivescovo  di  Colossi  in  par- 
tii/w>  o  di  Piodi,  da  Clemente  VIII  fu  in- 
caricato della  nunziatura  di  Vienna  al- 
l' imperatore  Piodolfo  II,  di  cui  guada- 
gnossi  siffattamente  la  grazia  ,  che  quel 
principe  scrisse  al  Papa  efficacissime  let- 
tere per  la  sua  promozione  al  cardinala- 
to. Compiuta  con  decoro  la  sua  missione, 
fu  neliuo3  fatto  vescovo  di  Policastro , 
indi  vicelegato  di  Ferrara,  ducato  allora 
ricuperato  all' immediato  dominio  della 
s.  Sede,  dove  la  prudenza  e  il  valore  con 
cui  si  diportò,  gli  meritò  che  Clemente 
VIII  a' 9  giugno  1604  lo  creasse  cardi- 
nale prete  del  titolo  di  s.  Bartolomeo  al- 
l'Isola. Paolo  V  neliGo5  lo  trasferì  ad 
Aversa,  dopo  avere  rassegnato  la  sede  di 
Policastro.  Ma  il  cardinale  visse  infelice 
nel  colmo  degli  onori,  sì  per  malattie  che 
'9 


ago 


SPI 


di  continuo  l'assalivano,  sì  per  mnncanza 
di  rendite  sufficienti  onde  vivere  con  i- 
splendore  e  conforme  alla  sua  elevala  di- 
gnità, a  vendo  contralto  debiti  per  la  min- 
zia  tura  ili  Vienna.  Dopo  essere  concorso 
alle  elezioni  di  Leone  XI  e  di  Paolo  V, 
la  morte  lo  liberò  dai  guai  e  miserie  di 
questa  terra,  nel  i  6  i  G  in  Napoli,  con  età 
poco  superiore  a'5o  anni,  nell'atto  in  cui 
visitava  la  diocesi,  e  fu  sepolto  nella  chie- 
sa de' gesuiti  con  Lieve  elogio,  al  quale 
20  anni  dopo  altro  ne  fu  aggiunto  nella 
chiesa  dis.  Domenico  da  Picrantouio  Spi- 
nelli arcivescovo  di  Rossano. 

SPIISELLI  Giuseppe,  Cardinale.  Na- 
to in  Napoli  da  illustre  e  rispettabile  fa- 
miglia, eli  1  3  anni  da'suoi  genitori  man- 
dato in  Roma  nel  seminario  romano,  fe- 
ce mirabili  progressi  in  qualunque  gene- 
re di  letteratura.  Dopo  avere  recato  in 
Vienna  nel  1719  d'ordine  di  Clemente 
XI,  di  cui  era  cameriere  segreto,  la  ber- 
retta cardinalizia  al  cardinal  Giorgio  Spi- 
nola ,  e  intrapreso  il  viaggio  delle  città 
più  colte  e  cospicue  diGermania,  Olanda 
e  Francia,  lino  da'primordii  di  sua  pre- 
latura trovandosi  in  Parigi,  fu  nel  1720 
dal  Papa  deputato  in  ter  nunzio  del  JeFiao- 
die,  e  dopo  5  anni,  cioè  nel  1  7^5,  in  oc- 
casioncehe  prese  il  governo  di  quellepro- 
vincie  IW.a  Elisabetta  d'  Austria  sorella 
dell'imperatore  Carlo  VI,  per  commis- 
sione di  Benedetto  XIII  vi  si  fermò  col 
caratteredi  nunzio  ordinario,  e  col  titolo 
d'arcivescovo  di  Corinto.  Il  prelato  recò 
in  quelle  regioni  infiniti  vantaggi  alla  cat- 
tolica religione,  e  alla  purità  della  fede 
e  della  sana  dottrina,  avendo  ottenuto  il 
solenne  decreto  col  quale  fu  stabilito  che 
in  avvenire  non  fossealcuno  ammesso  tra 
i  professori  dell'università  di  Lovanio,  o 
ad  altra  ecclesiastica  dignità  o  beneficio, 
se  prima  non  avesse  giurato  il  for  mola  rio 
d'Alessandro  VII, riguardali  le  la  condan- 
na delle  5  proposizioni  eslralte  dal  libro 
^i/g».y///wsdi(jianseiuo.  Fece  inoltre  cac- 
ciare da  tale  università  il  fumoso  AVau 
Espen  infetto  dell'eresia  giansenista  e  im- 


SPI 

pegnatissimo  finitore  di  Cornelio  Steeno- 
ven  eletto  arcivescovo  d'Utrecht  contro 
l'espresso  divieto  della  s.  Sede.  Richia- 
matoa  Roma  nel  1  78  1 ,  da  Clemente  XII 
fu  scelto  a  segretario  de' vescovi  e  regola- 
ri, e  nel  17 34  promosso  ad  arcivescovo 
di  Napoli.  Passali  appena  33  giorni,  a'i  7 
gennaio  1  735  fu  creato  cardinale  pretedi 
s.  Pudenziana,  e  rimase  ascritto  alle  con- 
gregazioni de' vescovi  e  regolari,  dell'im- 
munità, del  concilio,  di  propaganda  e  al- 
tre. Dopo  due  anni  si  restituì  di  nuovo 
in  Roma  per  aggiustar  le  controversie  in- 
sorte a  cagione  de' tumulti  ivi  eccitatisi 
contro  gli  spaglinoli,  e  per  altre  dilferen- 
zedestatesi  tra  le  corti  di  Napoli  e  di  Spa- 
gna intorno  all'immunità  ecclesiastica  e 
alla  col lazionede'benefizi,  quali  tutte  col- 
la prudenza  e  saviezza  del  cardinale  fu- 
rono composte  e  rjuietate.  Dopo  essere  in- 
tervenuto al  conclave  di  benedetto  XIV, 
restituitosi  alla  sua  chiesa,  si  applicò  alla 
visita  dell'arcidiocesi  che  fece  a  sue  spese, 
in  cui  stabilì  utilissime  leggi  per  la  disci- 
plina del  clero,  non  meno  che  per  la  ri- 
forma del  popolo,  avendo  aperto  diverse 
case  per  rifugioed  educazione  delle  pove- 
re fi  nei  ulle,  in  cui  se  ne  alimenta  vano  sino 
a  35o,  come  ancora  per  le  femmine  ca- 
dute,alle  quali  assegnò  conveniente  loca- 
le appartalo.  A  vendo  osservato  che  l'ar- 
chivio arcivescovile  era  assai  male  ridot- 
to, e  che  i  libri  erano  in  confusione,  lo  fe- 
ce diligentemente  riordinare  con  appo- 
site scanzìe.  Nel  lem  pò  stesso  aggi  unse  per 
aiuto  del  vicario  generale  due  altri  giu- 
dici col  titolo  di  luogotenenti,  e  ridusse  le 
lasse  della  cancelleria  a  somme  tenui,  to- 
gliendo gli  abusi.  Oltre  il  preesistente  se- 
ni ina  rio  urbano,  fondò  il  seminario  dioce- 
sano per  100  chierici, con  6  maestri  per  in- 
segnare nelfarciepiscopio  le  scienze  mag- 
giori e  più  gravi  a  lutti  i  chierici  dell'ar- 
cidiocesi. Istituì  nella  casa  dei  filippini 
un'accademia,  in  cui  ne'giorni  stabiliti  si 
dovessero  trattare  materie  liturgiche,  di 
storia  ecclesiastica  e  di  teologia  dogmati- 
ca. Fabbricò  per  se  e  successori  uua  villa 


SPI  SPI                                 ?.,,, 

subui'baoa,  e  donò  alla  sagrestìa  metro*  rendo  pure  costruire  l'altare  maggiore 
pi  il  il  una  nobili  e  preziose  suppellettili,  a-  nella  collegiata  di  Castelnuova  (di  cui  nel 
vendo  con  immensa  spesa  ridotta  la  chiesa  voi.  LVI1I*  p.  la  i)  di  pietra  mischia  con 
a  nuova  e  più  splendida  forma,  con  tra*  due  gradini  e  il  ciborio  pel  ss.  Sagramen* 
sferire  il  coro  dal  suo  mezzo  alla  tribù-  lo.  Neil  761  venne  trasferito  al  vescovato 
na  clic  fece  abbellire  d'eccellenti  piume  d'Ostia  e  Velletri,come  decano  del  sagro 
e  ornati  d'oro.  Innanzi  al  coro,  incrostato  collegio,  ed  io  (piote  chiese  pure  lece  in- 
di finissimi  marmi,  fece  trasportar  la  sta-  finito  hene,  mostrandosi  generosissimo 
tua  colossale  della  P>.  Vergine  Assunta  li-  co'poveri.  Intervenne  a'conclavi  per  l'e- 
tolare  della  chiesa,  sopra  sontuoso  altare  lezione  di  Benedetto  XIV  e  di  Clemente 
ornalo  di  pietre  preziose  e  metalli  dora-  XIII  con  molto  credito,  massime  nel  :>.." 
ti.  In  tale  occasione  ebbe  la  consolazio-  in  cui  tra  Ita  vasi  d'eleggere  un  Papa  non 
«e  di  trovar  due  grandi  tavole  di  marmo,  favorevole  a'gesuili,  perchè  le  sette  ma- 
nelle quali  si  conteneva  la  serie  de'ss.  ve-  novravano  terribilmente  per  rimuovere 
scovi  di  Napoli  e  de'cpiali  era  quasi  pe-  quègl'inespugnabili  baluardi  dell'altare 
rita  la  memoria.  Di  altro  pallai  a  Nato-  e  del  trono,  per  quindi  senza  ostacoli  por- 
Li,  in  uno  alla  della  accademia.  Neh  7.T4  rea  soqquadro  tulla  Europa.  In  esso  il 
rinunciata  la  sede,  di  cui  per  alcun  lem-  cardinalecollasuafinadesfrezzafecegian 
pò  tenne  l'amministrazione,  si  trasferì  a  figura,  cornechè  favolilo  dal  suo  credito, 
Roma,  dove  non  mancò  assistere  col  con-  e  in  parte  dalla  sua  corte  di  Napoli,  e  per- 
siglio  e  coll'opera  Benedetto  XIV  e  Cle-  ciò  spalleggiato  da  quella  di  Spagna,  sul* 
mente  XIII,de'<pialisi  procacciò  il  favore  la  scelta  dell'eletto,  non  però  nella  sua 
e  influenza  autorevole.  Fu  prefetto  della  persona,  che  altrimenti  vi  sarebbe  stata 
congregazione  di  propaganda  e  sua  slam-  probabilità.  Posseggo  copia  della  descri- 
peria,  e  fu  allora  che  prese  sotto  i  suoi  zione  disi  memorabile  conclave,  che  di- 
auspici  i  il  celebre  Codoni.,  che  divenne  cesi  compilato  dal  conclavista  del  cardina- 
lanlo  benemerito  della  Stampa  {f'.)j  fu  le.  La  Francia  die  l'esclusiva  al  cardinal 
pure  protettore  dell'  ordine  agostiniano  Cavalcioni  ,  considerandolo  troppo  par- 
delia  Scozia,  de'collegi  germanico  unga-  ziale  pe'gesuiti,  ritenendosi  allora  essi  non 
rico,  e  greco,  delle  teresiane  ginnasie,  e  più  graditi  anche  dalla  Spagna  e  dal  tor- 
delle università  de'Iibrari,  lanari  e  pala-  togallo.  Il  cardinale  contribuì  all'elezio- 
frenieri.  NeliySS  era  divenuto  vescovo  ne  di  Clemente  XIII, credulo  indulgente, 
subnrbicario  di  Palestrina,  la  cui  diocesi  che  in  vece  per  amore  alla  giustizia,  alla 
visitò  con  diligenza,  donò  al  seminario  vùiù,  all'innocenza,  con  animo  forte  di* 
l'aulico  episcopio  presso  la  catledrale,fab-  fesc  e  sostenne  la  benemerita  compagnia 
bilicandone  altro  nuovo  ov'era  il  semina-  di  Gesù.  Ed  è  perciò,  che  avendo  sapu- 
rio,  per  cui  e  altre  cose  spese  nel  vesco-  to  essere  avverso  a'gesuili  un  teatino  che 
vato  scudi  23,000.  Fu  poi  zelantissimo  avea  fatto  avvisare  pel  cardinalato,  e  do- 
deH'incremenlo  e  vantaggio  del  semina-  vendo  fare  la  promozione  gli  fece  sapere 
rio, e  ne  riformò  le  regole  die  pubblicò  che  in  altra  l'avrebbe  esaltato  e  noi  fa 
eolle  stampe.  Neil'  episcopio  formò  una  mai.  Il  cardinal  Spinelli  supponendo  fa- 
con^regazionepermeglioordinareglistu-  vorevole  a'  gesuiti,  che  amava  e  am  mi- 
di degli  alunni  del  collegio  Urbano  di  pfO;  rava,  il  p.  Lorenzo  Ganganelli  couven- 
paganda.  Di  tutto  ne  discorre  il  Cecconi,  tuale  e  consultore  del  s.  olii/io,  disse  iu 
Istituzione  de  seminari.  Nel  1760  passò  quella  circostanza  al  Papa  che  se  voleva 
al  vescovato  di  Porto  e  s.  lluffina,  come  far  cardinale  un  sostenitore  dei  gesuiti, 
sottodecano  del  sagro  collegio,  e  compar-  anzi  un  gesuita  senza  la  veste  di  quell'or- 
li a  quella  chiesa  non  pochi  benefizi,  fa*  dine, esaltasse  il  p.  Ganganelli.  Clemente 


2q2  SPI 

XIII  che  poco  Io  conoscevo,  di  Dot  te  tem- 
po mandò  n  prenderei  suoi  voti  nell'ar- 
chivio del  s.  uffizio, e  fallili  esaminare,  si 
persuase  dell'ingegno  del  p.  Ganganelli 

e  del  resto;  lo  creò  cardinale,  gli  succes- 
se col  nome  di  Clemente  XII  (/ '.),  ma 
soppresse  i  gesuiti  e  ne  riparlai  a  Spagna. 
11  cardinal  Spinelli  pieno  di  ineriti  pas- 
sò al  Signore  in  Roma  nel  1763,  d'anni 
6q,  e  fu  sepolto  in  mezzo  della  chiesa  dei 
ss.  XII  Apostoli,  sotto  ampia  lapide,  ma- 
gnificamente ornata  e  fregiata  di  nobile 
epitaffio  e  di  sue  insegne  gentilizie. 

SPINELLI  Ferdinando  M.1,  Cardi- 
nale. Nobile  napoletano,  nacque  a'9  no- 
vembre 1  728,  nipote  del  precedente  car- 
dinale, fu  con  ogni  cura  educato  alla  pie- 
tà, alla  buona  morale  e  alle  lettere,  non 
senza  successo  in  queste  pel  suo  sveglia- 
to ingegno.  D'ottima  indole,  manifestò 
per  tempo  vocazione  di  servire  la  s.  Se- 
de, per  cui  Benedetto  XIV  Io  annoverò 
alla  romana  prelatura,  e  tra  que'prelali 
aggiunti  alla  congregazione  ilei  concilio 
per  ricevereed  esaminare  le  relazioni  che 
danno  dello  stato  di  loro  chiese  gli  or- 
dinari e  abhati  nulliiis,  quando  recatisi 
in  Roma  per  la  visita  de  Limina  Jpo- 
sloloruni.  Col  patrocinio  dello  zio,  Cle- 
mente XIII  loammisetra'prelati dell'im- 
munità ecclesiastica, indi  lo  dichiarò  chie- 
rico di  camera,  e  poscia  lo  promosse  alla 
carica  di  commissario  generale  delle  ar- 
mi. Pio  VI  ili  ."giugno  1  778  creando  car- 
di naleCornaro  governa  loie  di  Roma,  nel- 
lo stesso  giorno  gli  die  in  successore  il 
nostro  prelato,  il  quale  per  qualche  mala 
inteliigtnza  insorta  col  predecessore,  di- 
cesi essersi  espresso  colla  sentenza  frizzan- 
te che  lespinepnngono.Si  vuole  che  il  car- 
di naie  saputolo  rispondesse  argutamente: 
Se  lespine  pungono,  le  corna  sfondano. 
Esercitò  con  energia  la  grave  carica,  co- 
rnei iniarcai  nel  voi.  LI  H,p  9  1  ,oveper  in- 
giustificabile abbaglio  è  chiamato  .Spino- 
la, e  meritò  che  lo  stesso  Pio  VI  nel  con- 
cistoro de'i4  febbraio  178I  (nella  serie 
de' Coir/7/rtto/7£///ic/H<7  è  impresso  erro- 


SPI 

nenmentei  7>  j)  lo  creasse  cardinale  del- 
l'orci ine  de'di  aconi  ,in<  li  gli  conferì  per  dia- 
conia la  basilica  di  s.  Maria  in  Cosmedin. 
Lo  comprese  tra'cardmali  delle  congre- 
gazioni del  concilio,  concistoriale,  acque, 
indulgenze  e  sagre  reliquie.  Lo  nominò 
protettore  della  chiesa  e  nazione  siciliana, 
deH'arciconfraternita  dello  Spirilo  santo 
de'napoletani,  de' monaci  di  Monte  Ver- 
gine e  de'monaci  celestini,  delle  arcicon- 
fra  terni  le  del  ss.  Nome  di  Maria,  del  Car- 
mine, e  di  quella  della  Morte,  protettore 
e  visitatore  apostolico  dell'università  dei 
foinari  italiani.  Inoltre  lo  fece  legato  a- 
postolico  di  Ferrara,  nel  quale  articolo 
notai  che  ivi  con  altri  sovrani  ricevè  quelli 
delle  due  Sicilie.  Ritornato  in  Roma,  fu 
colpito  da  grave  malattia,  per  cui  trovo 
neln.°2  1  88del  Diario  di  Roma  del  179?, 
che  per  la  ricupera  della  sanità  furono  ce- 
lebrati  tridui  nelle  chiese  de'napoletani 
coll'esposizione  della  reliquia  di  s.  Gen- 
naro, della  Madonna  dellaPietà.  della  sua 
parrocchia  di  s.  Marco,  e  di  s.  Maria  so- 
pra Minerva.  Nel  11. °2  1 90  poi  si  dice, che 
peggiorando  e  munito  di  tutti  i  sagramen- 
ti  della  Chiesa,  passò  all'altra  vita  d'anni 
67  e  giorni  37  a'  1  8  dicembre.  Si  descri- 
vono gli  ouori  funebri  e  i  suffragi  resi  a 
lui  in  casa  ne'5 altari  privilegiati  che  fu- 
rono eretti  con  facoltà  papale  e  nella  cap- 
pella segreta  della  medesima, e  nella  chie- 
sa de'ss.XII  A  postoli  ove  fu  celebrato  il  so- 
lenne funerale,  apparata  magnificamen- 
te, coll'intcrvento  di  1  5  cardinali,  oltre  il 
cardinal  Roverella  che  cantò  me^sa  (pia- 
le camerlengo  del  sagro  collegio.  Nella  se- 
ra la  cassa  mortuaria, colle  stanghe  del  pa- 
lazzo apostolico  privatamente  fu  traspor- 
tala nella  suddetta  diaconia, ed  ivi  sepolto 
secondo  la  disposizione  del  defunto.  Il  suo 
testamento  si  legge  nello  stesso  Diario: 
solo  dirò,  che  domandò  perdono  a  'suoi 
parenti  se  non  li  lasciava  eredi  di  quanto 
avea,  perchè  questo  essendo  provenien- 
te da'benefizi  ecclesiastici,  era  dovere  che 
ne  disponesse  come  la  coscienza  gli  detta- 
va; bensì  assolse  il  marchese  di  Euscaldo 


SPI  SPI  9.cj3 
de'5,000  (lucati  che  gli  dovea,  cedendo  munìfico  co'  poveri,  co' domestici,  cogli 
alle  altre  sue  pretensioni.  Lasciò  poi  un  amici,  co' ricorrenti.  1  romani  ammira- 
quadro  a  scelta  »li  Pio  VIjioo  scudi  per  rono  in  lui  mi  perfetto  modello  d'  inte- 
imo  a'  nipoti  e  3oo  alle  sorelle;  la  cele-  grità,  giustizia,  carità  e  disinteresse,  quan- 
brazìone  di  3,ooo  messe  colla  limosina  tunque  egli  nel  suo  particolare  era  ristret* 
di  due  paoli,  ec),ooo  eoo  quella  consueta,  lo,  e  nemico  del  lusso  e  delle  spese  super- 
tutte  per  l'anima  sua;  istituì  6  cappel-  fine, ciò  che  equivale  ad  altri  pregi.  Nel 
kinie  ili  scudi  6  mensili;  alla  famiglia  do-  medesimo  r  T3  T  riassunse  il  governo  di 
mestica  la  spartizione  di  scudi  3,ooo,  co-  Perugia,  die  dopo  28  anni  e  con  regres- 
ruccio  e  quarantena  (ili  die  pari  aia  Lux-  so  a  vea  ceduto  al  fra  tei  lo  Carlo,  e  per  mor- 
rò), l'intiera  paga  a  tutti  quelli  che  lo  ser-  te  di  questi.  Lo  rassegnò  poi  a  Simonet- 
vivano  d,\  io  anni,  la  mela  agli  altri,  ad  la  indi  cardinale,  con  pensione  a  favore 
alcuni  morendo  ila  ricadere  alle  loro  ino-  di  Girolamo  Spinola  suo  nipote.  Fu  al 
gli,  ad  altri  anche  somme  a  parte;  dispo-  conclave  di  Paolo  III,  e  morì  in  Roma 
se  di  vari  nobili  legati  a'parenti  ed  amici,  nel  1  537  compianto:  trasferito  il  cadavere 
e  che  del  restante  si  (ormasse  un  fonilo  a  Savona,  fu  deposto  nella  tomba  de'suoi 
per  dotare  zitelle  pericolanti,  deputando  maggiori. 

4  parroci»  esecutori  di  sua  volontà.  Or-  SPINOLA  Filippo,  Cardinale.  Patri- 
nalodi  non  poche  egregie  qualità,  l'accen-  zio  genovese,  commendabile  per  dottrina 
nato  testamento  ne  forma  il  legittimo  e-  e  innocenza  di  costumi,  portò  seco  nel  na« 
logio  funebre, ed  il  suo  nome  fu  benedetto,  scere  le  più  felici  disposizioni  per  lescien- 
SPINOLA  Agostino,  Carrff/ia/e.  Nac-  ze,di  chediede  chiare  prove  sin  dalla  fau- 
qtie  nobilmente  in  Savona  nella  Liguria,  ciullezza.  Dopo  aver  fatto  in  quelle  gran 
ma  originario  di  Genova,  nipote  per  cau-  progressi,  s'impiegò  in  servizio  di  sua  pa- 
lo materno  del  cardinal  Pietro  Mario  e  (ria,  dove  sostenne  i  primi  uffizi  con  mol- 
perciò  pronipote  di  Sisto  IV,  il  cui  nipote  to  onore.  Trasferitosi  in  Roma,  s.  Pio  V 
Giulio  II  lo  fece  suo  segretario,  e  poi  nel  nel  1  566  lo  fece  vescovo  di  Bisignano,  dal 
i5oo)  vescovo  di  Perugia.  Intervenne  al  quale  Gregorio  XIII  lo  trasferì  a  Nola, 
concilio  di  Laterano  V,  ed  accompagnò  e  ad  istanza  dell'imperatore  Piodolfo  II, 
Leone  X  nel  viaggio  di  Bologna.  Ridusse  i  di  cui  era  coppiere  o  maestro  del  palazzo  il 
canonici  di  Perugia,  allora  alquanto  ri-  fratello  Orazio  Spinola,  a'  12  dicembre 
lassati,  che  viveano  sotto  la  regola  di  s.  1  583  lo  creò  assente  cardinale  prete,  e 
Agostino,  allo  slato  di  canonici  secolari,  poi  gli  die  per  titolo  la  chiesa  di  s.  Sa- 
giusta  il  costume  delle  altrecbiese;  ed  ac-  bina.  Inoltre  Gregorio  XIII  lo  nominò 
crebbe  il  numero  dei  sacerdoti  ed  altri  legato  dell'Umbria  e  del  ducato  di  Spo- 
minìstri  necessari  pel  servigio  della  cat-  leto,  prefetto  della  congregazione  de've- 
tediale.  Clemente  VII  a'3  maggioi527  scovi  e  regolari,  non  che  prefello  di  quel- 
lo creò  cardinale  prete  di  s.  Ciriaco,  e  lo-  la  delle  galere  pontifìcie,  e  gli  assegnò  in 
sto  trovossi  agli  orrori  del  tremendo  sacco  amministrazione  la  chiesa  di  Sora.  Cle- 
di  Roma,  indi  nel  1 5i$  ebbe  in  ammiri;  mente  Vili  l'aggiunse  a'cardinali  depu- 
razione la  chiesa  di  Savona,  e  neh  535  tati  per  gli  affari  d'Ungheria  e  Germania; 
da  Paolo  III  quella  d'A latri;  pare  che  l'U-  ed  in  assenza  del  cardinal  Madrucci  pro- 
gbellilocreda  vescovoanched'Aleria,  ma  tettore  dell'impero  presso  la  s.  Sede,  ne 
non  lo  pose  nella  serie,  né  riconobbe  i  ve-  sostenne  in  Roma  le  veci.  Già  nel  1  ">S~> 
scovati  che  gli  attribuisce  Marchesi,  Del  a  vea  rinunziato  al'e  sue  due  chiese,  dan- 
Protonolarialo.  Divenne  Camerlengo  di  dosi  a  vivere  con  gran  ritiratezza.  Dopo 
«.Chiesa  e  lodatissimo,  per  quanto  rilevai  essere  stato  a  5  conclavi, passò  dalla  Iran- 
in  quell'articolo,  fin  dali  jiS;  comechè  siloria  all'eterna  vita  in  Roma  neIi5o3, 


..)i  SPI 

di  68 anni  non  compiti, e  trasferito  il  cor- 
|Ki  nella  pallia  fu  sepolto  tra'suoi  antena- 
ti. I  fratelli  gli  eressero  nella  chiesa  del 
suo  titolo  in  memoria  un  ben  inteso  mau- 
soleo, ornato  di  due  preziose  colonne  di 
verde  antico  e  fregiato  di  elegante  iscri- 
zione. 

SPINOLA  Oin/.io,  Cardinale.  Venu- 
to alla  luce  in  Genova  d'illustre  famiglia, 
la  cui  madre  fu  sorella  al  celebre  Andrea 
Doria,  studiò  nel  collegio  romano,  e  do- 
po essere  stato  laureato  in  giurispruden- 
za nelle  università  di  Padova  e  di  Pavia, 
trasferitosi  di  nuovo  a  Roma  sotto  Sisto 
V,  che  Io  ammise  tra' referendari  delle 
due  segnature  e  deputò  per  la  sua  carità 
sull'ospedale  di  s.  Giacomo,  Tenne  fatto 
da  Clemente  Vili  vicelegato  di  Bologna, 
che  in  assenza  del  legato  governò  solo  e 
con  plauso.  Promosso  da  detto  Papa  sul 
Unir  del  1600  all'arcivescovato  della  pa- 
tria, fu  consagralo  in  Bologna  dal  cardi- 
nal Paleotti.  Morto  Clemente  Vili, il  sa- 
gro collegio  lo  elesse  governatore  del  con- 
clave e  della  Città  Leonina;  indi  Paolo  V 
lo  fece  vicelegnto  di  Ferrara,  ed  agli  1  1 
settembre  1606  lo  creò  cardinale  prete 
di  s.  Biagio  dell'Anello,  e  legato  di  detla 
citlà,  cui  presiedè  peno  anni,  nel  corso 
de'qnali  fece  edificar  la  munita  cittadel- 
la, e  aprì  due  nuove  porle,  che  dal  nome 
e  cognome  del  Papa  chiamò  Paola  e  Bor- 
ghesia. Compita  la  legazione  ritornò  a  Ro- 
ma, donde  partì  dopo  pochi  mesi  per  Ge- 
nova, a  fine  d'invigilar  da  se  stesso  al  go- 
verno di  quell'arcidiocesi,  la  quale  resse 
con  estrema  severità  e  rigore,  per  cui  al- 
cuni del  clero  di  vita  alquanto  libera  e 
sciolta,  non  potendo  soffrirlo,  abbando- 
nata la  patria  si  trasferirono  altrove,  tra 
>  quali  Domenico  Rivarola,  che  portato- 
si in  R.oma  fu  poi  decorato  della  porpo- 
ra. Lo  slesso  rigore  mostrò  nella  sua  vita 
privata,  e  nelle  magistrature  da  lui  eser- 
citate, come  pure  nella  legazione  di  Fer- 
rara, in  cui  a  cagione  de'coiiiìni  ebbe  così 
gravi  vertenze  co'veneziani  che  lo  tenne- 
ro per  pubblico  nemico.  Non  pertanto  fu 


SPI 

modello  de'pastori,  d'incontaminati  co- 
stumi, d'  insigne  prudenza,  di  straordi- 
naria erudizione  fornito,  e  di  veneran- 
do e  grazioso  aspetto.  Passati  però  pochi 
mesi  dal  suo  arrivo  inGenova, vi  lasciò  la 
vita  nel [6 16,  compianto  universalmen- 
te per  le  laute  sue  belle  virtù.  Per  sin- 
goiar privilegio  del  senato  fu  seppellito 
nulla  cappella  di  s.  Giovanni  Battista  della 
metropolitana.,  ove  si  venerano  le  sue  re- 
liquie. 

SPINOLA  Agostino,  Cardinale.  Ge- 
novese di  stirpe  patrizia,  paggio  d'onore 
della  regina  di  Spagna,  avendo  per  tem- 
po applicalo  agli  studi  nell'università  di 
Salamanca,  divenne  eccellente  canonista 
e  chiarissimo  teologo.  Ad  istanza  di  Fi- 
lippo III,  in  riguardo  de' meriti  d'Am- 
brogio Spinola  insigne  capitano  al  ser- 
vigio di  Spagna  e  uno  de'più  valorosi  del 
suo  secolo,  Paolo  V  agli  1  1  gennaio  1621 
lo  creò  cardinale  diacono  de'  ss.  Cosma 
e  Damiano.  Nellecongregazioni  alle  qua- 
li fu  ascritto  die  saggio  di  singoiar  pietà 
e  dottrina.  Dopo  qualche  tempo  venne 
promosso  al  vescovato  di  Tortosa,  quindi 
all'arcivescovato  di  Granata,  e  poi  a  quel- 
lo di  Composlella,e  lilialmente  trasferito 
all'arcivescovato  di  Siviglia,  nel  qnal  tem- 
po battezzò  l'infante  nato  al  re.  Quan- 
tunque ne'3  anni  che  presiedè  al  governo 
di  quell'arcidiocesi,  fosse  per  lo  più  infer- 
mo e  cagionevole,  pure  era  tale  la  sua 
pietà  e  fervore,  che  di  sovente  si  flagel- 
lava sino  a  spargere  in  copia  vivo  sangue. 
Divideva  le  rendite  ecclesiastiche  in  3 por- 
zioni, lai.a  pe'poveri,  per  le  chiese  la  2.a, 
per  se  e  famiglia  la  3.a,  dispensando  o- 
gni  anno  a'miserabili  3o,ooo  scudi.  U- 
na  sollecita  morte  lo  trasportò  da  que- 
sta misera  valle  alla  Gerusalemme  cele- 
ste, come  si  può  sperare,  in  Siviglia  nel 
1 G48  o  1 64^),  di  53  anni,  ed  ebbe  sepol- 
tura nella  metropolitana.  Nel  testamen- 
to non  lasciò  nulla  a'parenti,  tranne  por- 
zione d'una  villa,  ch'era  l'unico  (ondo 
che  possedeva  come  della  dote  di  sua  ma* 
die,  ed  il  resto  l'ebbero i  poveri.  Sembra 


SPI  SPI                   a95 

che  non  intervenisse  ■  concitivi,  e  Inscio  SPINOLA  Giulio  tCardtaale.  Dicliia- 

fàma  di  pio,  dotto,  e  talmente  genero-  ra  stirpe  deVignori  del l'f sola  e  ili  M.ijor- 

MMÌma  oo'biiognosi .ch'era  sempre  inde-  ca,  nacque  in  Genova, e  recatosi  in  Roma 

hitalo  ad  onta  della  ricca  sede.  si  applicò  agli  studi  lcgali,e nel  1 636 di  2  \ 

SPINOLA  GIANDOMENICO,  Cardinale,  anni  ne  inerito  la  laurea  con  universale 

Da  patrizia  famiglia  genovese  uscito,  es-  plauso.  Quindi  fu  occupato  da  Uri)  ino 
sendo  ancor  giovane  e  assente  da  Roma,  Vili  nel  governo  d'alcune  città  dell'Uni* 
fu  da  Paolo  V,  splendido  protettore  dei  bria,  del  Patrimonio  e  della  Marci,  e  da 
genovesi,  annoverato  nel  numero  de'que*  quest'ultima  provincia  col  titolo  di  coin- 
stori  del  tesoro  pontificio.  Trasferitosi  in  missario  fece  in  un  baleno  dileguare  i 
Roma, si  pose  sotto  la  direzione  del  cardi-  malviventiegliassassinichel'infestnvano. 
nal  Sauli,  porporato  di  rara  prudenza  e  Quietate  colla  sua  prudenza  le  contro  ver» 
di  profonda  polilica.percui  mezzoequan-  sie  e  i  tumulti  che  agitavano  Norcia,  co- 
tunqueiu  verde  età  fu  avanzato  a  udito-  me  commissario  dell'esercito  pontificio 
re  della  camera,  che  esercitò  con  tale  in-  prese  a  nome  dell'i  s.  Sede  il  possesso  di 
tegrità  e  riputazione,  che  il  contempo-  Castro,  espugnato  d'ordine  d'Innocenzo 
ranco  Amideniocensoreindiscretode'car-  Xeagguagliato  per  la  violenta  mortedel 
dittali,  confessa  di  non  aver  conosciuto  un  suo  vescovo.  Il  Papa  nel  r  G73  lofecenun- 
giudice  più  giovane  e  più  giusto.  In  pre-  zio  di  Napoli  con  amplissima  facoltà,  per 
mio  di  sua  virtuosa  coridotta.UibanoVI  II  trattare  e  concludere  delicatissimi  affari. 
a' io,  gennaio  1G36  lo  creò  cardinale  pie-  Nel  tGG5da  Alessandro  VII  gli  fu  affidata 
tedis.  Clemente,  e  nehG3o  arcivescovo  quelladi  Vienna;giàa' i4gennaioi  GG4I0 
d'Acerenzae  Malera,epoi  nel  iG3i  e  non  a  vea  crealo  e  riserva to  in  petto,eda*7  ma r- 
pare  nel  i63G  lo  trasferì  a  Luni  e  Sar-  zoi  6G7  lo  pubblicò  cardinale  prete  de'ss. 
zana.  Il  re  di  Spagna  Filippo  IV  che  lo  Silvestro  e  Martiuo,  e  neliGyo  da  Cle- 
ti vea  nomi  nato  a  Ile  due  pri  tue  chiese,  ere-  mente  X  fu  eletto  vescovo  di  Su  tri  e  Nepi, 
dendo  vacante  l'arcivescovato  di  Messi-  dove  celebrò  il  sinodo  che  fu  stampato  iti 
na  a  lui  lo  destinò,  ma  non  essendo  pia-  Pionciglione,  e  vi  fondò  il  monte  di  pietà, 
ciuto  all'arcivescovo  di  Messina  mutar  Nel  1677  Innocenzo  XI  lo  trasferì  alla 
sede,  nel  iG3G  ebbe  invece  quella  di  Maz-  chiesa  di  Lucca,  che  come  le  altre  potè 
zara.  jN'el  tempo  ilei  suo  governo  visitò  ammirarne  la  carità  pastorale,  la  solle- 
due  volte  In  diocesi,  e  nel  1640  celebrò  citudine,  il  zelo  e  ogni  bella  qualità.  Di 
il  sinodo  che  stampò  in  Palermo,  pub-  più  Lucca  ne  sperimentò  la  prudenza  e 
blicando  i  savi  decreti  per  la  riforma  del  moderazione,  che  lo  preservò  da'eontra- 
clero  edel  popolo.  Nel  iG4^  consagrò  so-  sti  co'magistrati  della  repubblica  per  la 
lennemente  in  Palermo  la  chiesa  di  s.  Ma-  giurisdizione  ecclesiastica,  che  seppe  pa- 
ria degli  Angeli  de'minori  osservanti,  e  ciecamente  difendere  e  mantenere.  Col 
vi  fondò  una  cappellania  con  messa  per-  carattere  di  legato  a  Intere  venne  poi  in- 
petua  per  l'anima  sua.  Arricchì  la  prò-  viatoin  Polonia,  llinunziata  la  sua  chic- 
pria  chiesa  di  sagre  suppellettili  e  ili  pie-  sa  neliGqo,  si  trasferì  in  Roma,  e  dopo 
ziusi  arredi,  fra'quali  G  candellieri  d'ar-  essere  intervenuto  in  5  conciavi,  uell'ul- 
gentodi  gran  valoree  buon  numero  di  si-  timo,  grave  ormai  per  79  anni  d'età, do- 
mili vasi  sagri,  restaurando  l'episcopio,  ve  soccombere  nel  1  G<j  1  alla  morte,  da  tut- 
Intervenne  al  conclave  per  Innocenzo  X,  tisinceramentecompianto  perlasuasoin- 
dopo  il  qualediècompimento  al  viver  suo  ma  benignità  e  virtù.  La  mortalesuaspo- 
in  Mazzera  neli646,di  GG  anni,  e  fu  nel-  glia  trovò  perpetuo  riposo  in  mezzo  del- 
la catledraleonorevoluienlesepolto, nella  la  chiesa  de'gesuiti  di  s.  Andrea  al  Quiri- 
cappella  di  s.  Gaetano  cou  epitallio.  uale,  sotto  uua  lapide  vagamente  iutrec- 


29G  S  P  1 

ciata  di  mosaici,  col  solo  suo  nome  inci- 
so. Il  cav.Cornaro  cella  relazione  al  sena» 

to  veneto,  così  scrisse  del  cardinale.  E' 
d'ottime  qualità,  generoso,  magnanimo  e 
pieno  di  gentilezza;  odia  la  prodigalità, 
ma  non  ama  l'avarizia.  Nelle  prime  cari- 
che che  incominciò  a  maneggiare,  si  fece 
conoscere  per  soggetto  di  vaglia,ed  in  l'alti 
egli  ha  una  non  mediocre  letteratura, ac- 
compagnata coll'esercizio  della  conver- 
sazionede  lellerati,amando  molto  di  pra- 
ticare persone  ben  istruite  e  pratiche  nel- 
le materie  politiche  ed  ecclesiastiche. 

SPINOLA  Giambattista,  Cardinale. 
Il  seniore,  d'una  delle  primarie  famiglie 
di  Genova,  feconda  d'illustri  porporati  e 
altri  personaggi,  nato  a  Madrid,  e  come 
nazionale  spaglinolo,  da  quel  re,  alla  cui 
divozione  la  sua  prosapia  erasi  data  fino 
dagli  avi,  fu  arricchito  di  benefizi  molti 
e  pingui,  e  pensioni  in  lspagna  e  Napoli, 
e  dopo  la  morte  non  del  precedente  zio 
come  vuole  Cai  della,  ma  meglio  dell'al- 
tro cardinale  Giandomenico  al  riferire  di 
l  ghelli,  nel  i  G48  Innocenzo  X  lo  fece  ar- 
ci vescovo  d' A  cerenza  e  Ma  tera,  dal  le  qua- 
li chiese  nel  1668  da  Clemente  IX  fu  tra- 
sferito a  Geno  va,  do  ve  impiegò  tolto  il  suo 
zelo  per  l'arcidiocesi.  Avendo  però  avuto 
qualche  disgustoso  incontro,  perle  pre- 
tensioni de'senatori  inflessibili  sulla  pre- 
minenza nella  chiesa  del  trono  ducale  e 
pubblici  inchini,  determinò  spontanea- 
mente di  rinunziare, e  portatosi  in  Roma 
potèa  mezzodell'autorevole  interposizio- 
ne del  marchese  di  Los  Balhases  e  degli 
ambasciatori  imperiale  e  di  Spagna,  per- 
suadere Clemente  X  ad  accettare  la  sua  ri- 
nunzia, ed  ebbe  il  posto  di  segretario  della 
congregazione  de'vescovi  e  regolari,  e  poi 
da  Innocenzo  XI  quello  di  governatore  di 
Roma,  sebbene  alcuni  solo  dicono  che  lo 
confermasse. Non  è  veroche  fu  spedito  nel- 
laGueldriaalla  dieta  d'OIdenheiui  per  u- 
nire  gli  animi  de'principi  cristiani,  come 
pi  eteudeMazzucchelli  confondendolo  con 
Bevilacqua,  a  cui  perciò  fu  sostituito  nel 
governalorato.Nella  nuova  carica  aveudo 


SPI 

fatto  spiccare  la  sua  giustizia  nel  punire 
i  rei,  e  una  soave  diserezione,  che  lo  re- 
se atto  a  temperare  la  severità  del  Papa 
contro  le  prepotenti  franchigie  abusive 
dell'  Immunità  (/*.),  Innocenzo  XI  pel 
I .  e  nella  1  /promozione  del  1  ."settembre 
1  ()8  1  lo  creò  cardinale  pretedi  s.  Agnese 
fuori  le  mura  (donde  pare  che  passasse 
al  titolo  di  s.  Cecilia,  secondo  il  Semeria, 
che  lo  fa  pure  legato  di  Bologna,  forse 
confondendolo  col  seguente),  continuan- 
do nella  carica  di  prò-  Governatore  di  Ro- 
ma (/'.)  sino  ad  Innocenzo  XII.  Unita- 
mente al  marchese  di  Los  Balhases  sta- 
bilì e  concluse  il  matrimonio  tra  Carlo  1 1 
re  di  Spagna  e  Maria  Luisa  d'Orleans. 
Contribuì  col  suo  suffragio  all'elezione  di 
3  Papi,  e  passò  da  questa  transitoria  al- 
l'eterna vita  in  Roma  nel  1704,  d'anni 
89  non  compiti,  e  fu  sepolto  nella  chie- 
sa parrocchiale  di  s.  Salvatore  delle  Cop- 
pelle, con  monumento  che  descrissi  nel 
voi.  LI,  p.  248,  parlando  della  chiesa. 
SCINOLA  Giambattista,  Cardinale. 
Ilgiuniore,nipotedelcardinalGiulio,ven> 
ne  alla  luce  in  Genova  dalla  rispettabilis- 
sima sua  stirpe,  e  quantunque  giovinetto 
seguì  lo  zio  nel  la  nunziatura  di  Vienna, nel- 
la quale  s'introdusse  in  tanto  favore  con 
l'imperatore,  che  lo  dichiarò  suo  ciam- 
bellano o  cameriere  d'onore  e  cavaliere 
della  chiave  d'oro. Portatosi  inRoma, cor- 
se felicemente  la  carriera  dell'ecclesiasti- 
che dignità.  Sotto  Clemente  X  fu  gover- 
natore di  Tivoli,  Fano,  e  Ascoli  ove  die 
memorabili  esempi  d'integerrima  severi- 
tà contro  i  malviventi,  sempre  infesti  a 
quel  confine  d'Abruzzo.  Indi  fu  nomina- 
to ponente  di  consulta,  poscia  commen- 
datore di  s.  Spirito  e  benemerito  di  quel- 
l'arcispedale. Alessandro  Vili  appena  e- 
letto,  nell'ottobre  1  6Sf)  lo  fece  segretario 
di  consulta,  ove  si  mostrò  all'opposto  del 
suo  agnato  cardinal  pio  governatore  so- 
verchiamente proclive  alla  compassione, 
severo  nel  punirei  delitti, fermo  e  irremo- 
vibile.Alessandro  Vili  0  probabilmente  e 
piùceito  IuuocenzoXll  lopromosse  uCo- 


S  P  1  SPI                                 2.J7 

{■crri/Korr  ili  Romattà  egli  senza  riguar*  di  camera  colla  presidenza  della  grascia, 

do  alcuno  né  a  grado  né  »  condizione  <li  destinandolo  poi  Clemente  \  I  alle  nun- 

persona,  imprese  a  castigare  i  delinquer»*  zia  Iure  di  Firenze  e  di  Polonia,  diportan* 

li,  a  propugnate  gli  eccessi  delle  banchi-  dosi  con  tal  fedeltà  e  valori',  cbe  rkhia* 
gie  e  altri  abusi  immunitari  ;  lo  die  se  malo  a  Roma  fu  dichiarato  uditore  eh  I- 
tla  una  parte  gli  tirò  addosso  il  risenti-  la  camera.  Lo  stesso  Papa  a' ili  dicera* 
inento  de'prepolenti,  dall'altra  ^li  con-  brei7i5  lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Si- 
ciliò  l'amore  e  l'ammirazione  del  pub-  sto, donde  passò  al  titolo  de'ss.  Vereoed 
blieo.  Ne' voi.  I,  p.  3oi  e  3o3,  W\lV,  Achilleo,  e  lo  annoverò  alle  COngregazio* 
p,  35,  LV,  p.  a36,  e  luoghi  relativi,  ree-  dì  de' vescovi  e  regolari,  di  propaganda, 
contai  come  punì  i  famigliari  del  sover-  dell'immunità, della  consulta  ealtre,  col- 
chiatoreMartinilzambasciatore imperia*  le  protettorie  degli  Olivetani,  de'monacì 
Je,  e  come  a  questi  resistè  nella  [irei  eden-  libanesi  e  di  Terra  santa,  dell'ospizio  a- 
za  che  pretese  nel  possesso  d'Innocenzo  postolico di  s. [Michele, dell'aiciconliater- 
XII  e  nella  sua  1/  processione  del  Corpus  nite  de'ss.  Angeli  custodi,  della  Pietà  dei 
Domini,  sopra  di  lui  e  sopra  il  Principe  carcerati  e  altre.  Intervenne»  3  conclavi, 
assistente  al  soglio.  Laonde  e  continuali-  e  chiuse  in  pace  i  suoi  giorni  in  l'orna  nel 
do  l'esigenze  irragionevoli  d'alcuni  am-  1  y 3  T , d'anni  77  non  compiti,  e  fu  sepol- 
basciatori,  nel  pontificalo  di  Clemente  to  nella  chiesa  del  Collegio  UrbanoÌP'.) 
XI  cessò  1'  intervento  loro  alle  cappelle  di  propaganda,  presso  la  porla,  sotto  ni- 
pontilieie.  Innocenzo  XII  e  con  plauso  u*  tida  lapide  fregiala  di  semplice  iscrizio- 
ni versale  a' 12  dicembre  i6g5  lo  creò  car-  ne.  Altra  però  e  giustamente  splendida 
dinaie  diacono  di  s.  Cesareo  e  legato  di  fu  collocata  da'cardinali  della  congrega- 
Bologna,  donde  pel  clima  contrario  al  suo  zione  all'ingresso  de'coretti  nel  chiostro 
temperamento,  fu  obbligato  a  tornare  in  superiore,  che  riportai  nel  citalo  articolo, 
Roma,  dove  dal  Papa,  oltre  l'essere  a-  celebrandolo co'suoi  peldonodi  99,000 
sciilto  a  parecchie  delle  primarie  congre-  scudi  d'oro. 

gazioni,  colla  protettola  de' cappuccini  SPINOLA  Gmr.ruo,  Cardinale.  Del- 
e  degli  olivelani,  nel  [698  fu  fatto  Camer-  l'illustre  stirpe  genovese,  dopoavercom* 
lengo  di  s.  Chiesa,  nel  quale  articolo  lo  pilo  il  corso  degli  studi  letterari  nel  col- 
lodai benemerito  dell' eminente  carica,  legioToloruci  di  Siena,  trasferitosi  in  Ro- 
cootribuendo  con  Innocenzo  XII  a'van-  ma  confamadi scienziatoe prudente per- 
taggi della  camera  apostolica,  ed  alla sop-  sonaggio,  ebbe  a  trovar  per  tempo  a  per* 
pressione  delle  venalità  e  abusi. Fu  al  con-  lo  il  varco  a'più  insigni  carichi  e  onori, 
clave  di  Clemente  XI,  e  nel  1  7  19  mori  di  Ammesso  nel  i6q5  da  Innocenzo  XII 
73  anni  non  compiti,  e  fu  sepolto  in  s.  nella  prelatura,  subito  lo  dichiarò  vice- 
Andrea  al  Quirinale, sotto  bella  lapideo*?*  legato  di  Ferrara,  e  poi  ebbe  i  governi  di 
nata  di  musaici  e  fregiata  di  breve  epi*  Civitavecchia,  Viterbo  e  Perugia.  Cile- 
tallio,  niente  XI  nel  1703  l'inviò  inquisitore  a 
SPINOLA  Nicolò  Gaetano,  Cardi-  Malta,  e  richiamato  a  Roma  lo  fece  com* 
naie.  Venuto  alla  luce  non  in  Genova  co-  mendalore  di s. Spirito,  enei  1  7  1  1  nunzio 
mediceCardella,ma  sibbene  in  (spagne)  di  Spagna  presso  Carlo  arciduca  d'Au* 
d.i  cospicua  famiglia,  fu  posto  sotto  la  di*  stria  pretendente  alla  successione  della 
lezione  del  precedente  ziocardinale  Ciò.  monarchia,  ed  ove  gli  battezzò  il  primo* 
Battista  il  seniore,  e  fu  destinato  al  go-  genito  che  poco  visse;  e  poscia  al  meilesi- 
verno  delle  città  pontificie,  dove  si  acqui-  moio  Vienna,  di  venuto  imperatore  Car* 
sto  nome  e  fama  d'integerrimo  e  pru-  lo  VI.  Quindi  a'19  novembre  1719  lo 
dente.  Innocenzo XII  l'avanzò  a  chierico  creò  cardinale  [irete  di  s.  Agnese  fuori  le 


2<)rt  SPI  SPI 
mura,  e  prefetto  della  congregazione  del-  ani  mise  tra'chiorici  di  camera,  eBcnedet- 
l'immunìla,  e  poi  lo  fu  ancora  del  sollie-  lo  XIII  lo  elesse  segretario  ili  consulta,  e 
mi  ildl ';i  rie  agraria, come  leggo  nelle  No-  poco  dopo  governatore  di  Roma, nel  qua- 
tizie  di  Roma.  Innocenzo  XIII  lo  scelse  le  cospicuo  impiego  avendo  perseverato 
a  segretario  di  stato  e  lo  ascrisse  a  quasi  quasi  (>  anni  con  gran  riputazione  d'in- 
tutte  le  congregazioni  cardinalizie.  Bene-  tegrità  e  giustizia,  Clemente  XII  a'28set- 
detloXHI  neh  728  lo  nominò  legato  di  tembre  1  7 33  lo  creò  cardinale  diacono 
Bologna, e  Clemente XI lue!  1^37  lo  die  di  s.  Cesareo,  conferendogli  posto  nelle 
per  protettore  a'camaldolesi,  e  gli  affidò  congregazioni  di  consulta,  concilio,  fab- 
la  legazione  di  Panna  e  Piacenza,  per  brica  di  s.  Pietro  e  altre.  Nominato  legato 
sostenere  i  diritti  sovrani  su  quel  domi-  diBologna  vi  restò  un  settennio, nel  quale 
ilio  della  s.  Sede.  Fu  pure  protettore  del-  in  tempi  difficili  e  scabrosi,  in  cui  l'Ita- 
la congregazione  Wmdesimense  de'  ca-  lia  era  piena  di  truppe  straniere,  e  ves- 
nonici  regolari,  della  nazione  e  repubbli-  sata  da  pericolosa  carestia, seppe  cos'i  be- 
ca  di  Genova,  dell'arciconfraternita  di  s.  ne  adempiere  le  sue  parti,cbein  ogni  an- 
Girolamo  della  Carila,  di  Terra  santa,  e  co  più  ardua  circostanza  provvide  alla 
ili  altri  sodalizi  e  monasteri.  Nel  settem-  pubblica  quiete  e  individuale  tranquil- 
bre  1  y 38  divenne  vescovo  subuibicario  lità.  Si  recò  al  conclave  per  Benedetto 
di Palestrina,ma  per  breve  tempo, poiché  XIV,  che  gli  assegnò  la  prefettura  del- 
un  colpo  apopletico  gli  tolse  di  repente  la  l'immunità. Dimessa  !a  sua  diaconia,epas- 
vita  in  Roma  a' 1  7  gennaio  1  739,  d'anni  sato  all'ordine  de'preli  col  titolo  di  s.  M/ 
72  non  compiti,  dopo  aver  concorso  col  degli  Angeli,  neh  75  r  fu  preconizzalo  ve- 
suo  voto  all'elezione  di  3  Papi.  Fu  sepol-  scovo  suburbicario  d'Albano,  dove  nel- 
to  nella  parrocchia  di  s.  Salvatore  delle  l'attodi  visitare  la  diocesi, sorpreso  da  un 
Coppelle,  dove  si  vede  alla  sua  memoria  fiero  colpo  d'apoplesia,  morì  a'2  iagosto 
eretto  un  insigne  monumento  colla  sua  1753  tra  le  braccia  di  sua  chiesa,  d'an- 
efligie  scolpita  in  marmo, sostenuta  dalla  ni  72  non  compiti.  Trasferito  il  cadave- 
Fama  e  da  un  genio,  nella  cui  base  leg-  reinRoma,fu  esposto  ne'funerali  e  sepol- 
gesi  il  magnifico  elogio  postovi  da  Felice  to nella  chiesa  delGesù,  senza  alcuna  me- 
suo  fratello  ed  erede.  moria,  nella  tomba  della  casa  Negroni,  a 
SPINOLA  Giambattista,  Cardinale,  tenore  di  sua  testamentaria  disposizione, 
Nobilissimo  genovese,  di  i  5  anni  si  con-  avanti  l'altare  di  s.  Francesco  Saverio. 
dusse  in  Roma  pegli  sludi  nel  collegio  ro-  Alfezionatissimoa'Negroni, abitò  nel  pa- 
nnino de'gesuiti, sotto  la  direzione  del  prò-  lazzo  del  prozio  alle  Botteghe  oscure,  vii- 
zio  cardinal  Gianfiancesco  Negroni.  Ap-  leggiando  in  alcuni  tempi  dell'anno  nella 
nlicatosi  alla  giurisprudenza  canonicali-  villa  Negroni  di  Roma,  ora  Massimo,  ove 
vile  e  criminale,  divenne  eccellente  e  ne  di  frequente  passeggiava  con  Benedetto 
ricevè  la  laurea  nell'università  romana.  XIV.  Fu  abbate  di  Subiaco  e  protettore 
Clemente  XI  neli707  lo  fece  cameriere  de'canonici  regolari  del  se.  Salvatore,deI- 
segreto,  enei  1  7  1  ilo  decorò  delle  insegne  la  chiesa  e  nazione  genovese,deH'arcicon- 
prela tizie,  indi  nel  1  7  12  inviò  governato-  fraternità  della  Morte,  di  Gesù  Maria,  e 
re  a  Benevento,  e  in  quell'occasione  ebbe  de'muratori. 

tutto  l'agiodi  guadagnarsi  co'suoi  buoni  SPINOLA  Girolamo, CVz/Y/7rtrt/e.  Sor- 
portamenti  il  favore  e  la  grazia  del  car-  lì  i  natali  in  Genova  dalla  celebre  fami- 
dinal  Orsini  arcivescovo,  poi  Benedetto  glia  patrizia  che  con  tanti  personaggi  au- 
XIII.  Annoverato  dopo  5  a  imi  tra'ponen-  mento  il  lustro  del  s.collegio.a'  1  5  ottobre 
ti  di  consulta  colla  carica  di  uditore  del  1  7  1  3.  Apprendo  dal  p.Paltrinieri, Elogio 
camerlengo,  Innocenzo  XIII  neh  722  lo  del  nobile  e  pontificio  collegio  Clementi- 


SPI  SPI  399 
notti  Roma,  clic  in  questo  fu  mandato  le  congregazioni  de' vescovi  e  regolari,  di 
per  con  vittore,  e  fino  da  giovane  die  chia-  consulta,  della  ceremonialee  delle  acque, 
ri  segni  di  spirito  sublime  e  v;isin  mente.  Fu  protettore  della  chiesa  e  nazione  gè- 
Ammesso  in  prelatura  da  Clemente  \II,  novese  in  Romanici  monastero  di  s.  Ceci- 
neh  7/i1  fu  l'atto  ponente  soprannumero  Ha,  della  congregazione  benedettina  Mur- 
ili consulta  da  Benedetto  XIV,  il  quale  sfeldensediGcrnianin.del  collegiode'bar- 
e  come  leggo  nel  cardinal  Pacca,  Memo-  bieri,  di  Lugo,  e  dell'accademia  degl'In- 
rie  storiche  sul  di  lui  soggiorno  in  Ger-  trepidi  del  collegio  dementino.  Enco- 
inaniay  dimorante  in  Colonia,  p.  a55,  a  miato  per  le  sue  distinte  doti,  dottrina  e 
questa  nunziatura  nel  1 74  ^  '°  inviòcol  gusto  letterario,  cadde  malato  dì  gagliar- 
grado  d'arcivescovo  di  Laodicea  in  par-  dissima  febbre  perniciosa,  ebe  lo  portò  al 
tibus.  Arrivò  in  Colonia  a'-zr)  agosto,  eb-  sepolcro  in  Uoma  a1 '11  luglio!  78  j,di  71 
l>e  a  uditori  l'abbate  Aquila  e  poi  l'ab.  anni  non  compiti, dopo  aver  ricevuto  l'a- 
Manzoni  ebe  restò  amministratore,  e  ne  postolica  benedizione  in  articulo  mortis. 
partì  assai  encomiato  a'17  aprile  1754  JVeln.°iooo  del  Diario  di  Roma  trovo 
per  la  nunziatura  della  Svizzera,  ove  e-  quanto  riporterò  in  breve.  Fu  esposto 
qualmente  facendosi  onore,  lo  stesso  De-  decorosamente  il  cadavere  in  sua  casa,  e 
nedettoXI  V  dopo  pocbi  mesi  di  residen-  celebrate  messe  di  sulFragio  in  tre  altari 
za  lo  promosse  a  quella  di  Spagna.  Cle-  pri  vHegiati,e  dal  proprio  parroco  di  s.Ma« 
mente  XU1  a  premiarne  i  meriti,  a'24  ria  in  Campitela,  e  da  quella  di  s.  Ceci- 
settembrei  75q  lo  creò  cardinale  dell'or-  lia  in  questa  cbiesa  fu  portato  colla  ron- 
dine de'  preti,  e  gli  mandò  a  Madrid  la  sueta  pompa.  In  essa  si  celebrò  il  fune- 
berretta  cardinalizia  dall'  ablegato  mg.r  rale,  nobilmente  abbellita  a  lutto,  coll'in- 
Viviani,  e  l'imparo  dal  n.°6588del  Dia'  tervento  di  12  cardinali,  oltre  il  cardina- 
riodi  Romad'i  tale  anno.  RitornatoaUo-  leAntonelli  ebe  celebrò  la  solenne  mes- 
ma  gli  conferì  per  titolo  la  cbiesa  di  s.  sa  qual  camerlengo  del  s.  collegio,  ed  ivi 
B albina, dondepoi  passòa  quella  dis.Ce-  restò  sepolto  come  avea  ordinato.  Il  car- 
cilia,  sebbene  non  lo  registrano  le  Noli-  dinaie  trasferì  alcune  pensioni  ebe  gode- 
zie  di  Roma.  Inoltre  Clemente  XIII  lo  va,  fece  alcuni  benefici  legati,  lasciò  sca- 
f'ece  legato  di  Bologna,  e  poi  Io  divenne  di  di  100  a'poveri  di  Palestrina,  altrettanti 
Ferrara,  avendo  ovunque  dato  luminose  e  un  calice  d'argento  dorato  alla  cbiesa 
[nove  di  maturo  senno,  di  probità,  di  gè-  di  s.  Cecilia,  scudi  100  a'poveri  della  sua 
nerositàedi  prudenza. Intervenne a'eon-  parrocchia,  scudi  3ooo  alla  propria  fa- 
llavi di  Clemente  XIV  e  di  Pio  VI, il  qua-  miglia  domestica,  non  compreso  il  solito 
le  a'3  aprile  1775  lo  preconizzò  vescovo  coruccio  e  quarantene,  dichiarando  e- 
suburbicario  di  Palestrina.colla  ritenzio-  rede  usufruttuario  il  marchese  Pasquale 
ne  in  commenda  del  titolo  di  s.  Cecilia,  suo  fratello, ed  erede  universale  il  suo  ni- 
II  Pel  ri  ni,  Memorie  preneslinep.  1 8  5,  ri-  potemarebese  Paolino  Spinola.  Il  bel  no- 
ferisce  ebe  fece  nella  cattedrale  il  pulpito  vero  de'  cardinali  di  questo  celebre  co- 
di marmo, ornò  ledueanticbe  lapidi  del-  gnome,  di  presente  è  onorato  dal  viveri- 
la  sua  consagrazione  e  le  collocò  ivi  di-  te  cardinale  Ugo  Pietro  Spinola  pro-da- 
i  impello  ;  fece  pure  di  marmo  le  croci  tario,  della  cui  brillante  carriera  feci  o- 
<lella  sagra,  le  balaustre,  e  l'altare  mag-  norevole  ricordo  a'rispettivi  luogbi.  I  \\\- 
giore,  riportandolo  in  mezzoal  coroov'e-  sii  di  sì  illustre  stirpe  furono  descritti  da 
11  prima  del  iG5r.  Compito  il  lavoro,  ai  diversi  storici,  come  da  Massimiliano  De- 
1  7  maggio  1  777  il  cardinale  ne  consagrò  za,  Storia  della  j amiglia  Spinola j  e  da 
la  mensa.  Visitò  la  diocesi  e  si  mostrò  be-  Uberto  Mi  reo,  Elogi  della  famiglia  Spi* 
in  lieo  e  sollecito  pastore.  Appartenne  al-  noia. 


3oo                     SPI  S  P I 

SPINOSA  Diego,  CardbialeJSaìo  dì  que'giudici,chefacevanosordido  traffico 
onesti  genitori,  che  alcuni  chiamano  no-  della  giustìzia.  Compì  il  numero  de'suoi 
bili,  nel  borgo  eli  Martin  Muglio/,  nella  giorni  a  Madrid  nel  i  5y2,  di  70  anni,  e 
Castiglia  vecchia,  istruito  che  fu  nelle  u-  trasferito  in  pallia, ebbe  tomba  nella  pio- 
mane  lettere,  si  die  con  grande  applica-  cola  chiesa  da  Ini  fabbricala,  ove  gli  fu 
•/ione  di  spirito-. allo  studio  della  giuris-  eretto  un  magnifico  avello,  con  illustre 
prudenza  nel  collegio diCuencao  in  A  Ica-  elogio  in  idioma  castigtiano.  Pieno  di  vir- 
]ù,  ed  essendo  ancor  giovine  la  professò  tìi,  fu  di  specchiata  continenza  e  di  per- 
pubblicamente  nell'università  di  Sala-  fetto  disinteresse,  che  gli  conciliò  l' uni- 
manca,  con  riputazione  del  l.°  e  più  cele-  versale  stima.  Dipoi  passando  Filippo  II 
l)i  e  giureconsulto  della  Spagna.  Periati-  per  la  sua  patria,  volle  ascoltar  la  messa  o- 
to  chiaro atodaFilippo  11  al  maneggio  dei  ve  giaceva  sepolto,  terminala  la  quale,  ri- 
pubblici  all'ari,  essendosi  in  essi  egregia-  voltnsi  all'infante  suo  figlio, gli  disse:  Qui 
mente  diportatogli  grado  in  grado  conse-  riposa  il  migliore  tra'minislri  che  io  ah- 
giù  la  presidenza  del  regiosupremoconsi-  bia  avuto.  In  fatti  avea  amato  il  cardi- 
glio  di  Castiglia,  la  dignità  d'inquisito-  naie  l'esercizio  d'ogni  più  bella  virtù,  e 
re  generale,  e  nel  i5JS  da  Paolo  IV  il  n'era  stato  veramente  modello  :  pel  suo 
vescovatodi  Siguenza.  Ad  istanza  del  re,  potere  fu  dello  il  Monarca  delle  Spagne. 
a'?  [  marzo  1  568  s.  Pio  V  lo  creò  cardi-  SPINOSISMO.  V.  Panteismo. 
naie  prete  di  s.  Stefano  al  Monte  Celio.  SPINUCC1  Domenico, Cardinale.KU- 
Avendo  Filippo  11  rimesso  alla  sua  pru-  he  i  natali  in  Fermo  a'2  marzory'Jy,  da 
clenzaeconsiglioil  regolamentodella  ino-  famiglia  chiara  per  la  sua  antichità  e  o- 
narchia,  egli  sempre  stimolò  il  re  a  col-  norevole  nobiltà,  pel  cospicuo  fendo  di 
legarsi  contro  il  turco, per  cui  ricevè  con  Milanow  a  lei  provenuto  dal  celebre  re 
singolari  onori  il  cardinal  Bonetti  nipote  di  Polonia  Giovanni  III  Sobieski,  per  la 
del  Papa,  quando  si  recò  a  tale  effetto  le-  gloria  de'maggiori  e  pe'legami  di  stretta 
gatort  Intere  nella  Spagna,  e  pel  i.°intro-  parentela  che  la  univano  alla  rea!  casa  di 
dusse  il  tribunal  dell'inquisizione  nel  Pe-  Sassonia.  Il  cardinal  Paracciani  a  rei  ve - 
rù.  Afflitta  Siviglia  da  peste, i  senatori  do-  scovo  di  Fermo,  a  cui  era  caro  pe' suoi 
mandarono  e  ottennero  dal  cardinale  di  meriti  e  per  le  sue  egregie  virtù,  lo  decorò 
partirne,  ma  a  condizione  che  nel  ritor-  prima  del  canonicato  nella  patria  metro- 
110  non  potessero  rientrare  nell'esercizio  politana,  quindi  della  dignità  d'arcidia- 
della  carica.  Tra  le  esimie  doti  che  l'orna-  cono,  e  di  più  affidò  alla  sua  saviezza  l'uf 
vano,  rifulse  la  sincera  modestia,  e  tale  fido  di  pro-vicario  generale.  Pio  VI  pli- 
che ricusò  al  re  il  titolo  di  marchese  che  ma  lo  fece  vescovo  di  Targa  in partìbus, 
voleva  conferir  a'suoi  nipoti;  né  permise  quindi  come  descrissi  nel  voi.  XLI,p.  87, 
che  si  edificasse  nel  borgo  ov'era  nato  il  lo  trasferì  alle  sedi  unite  di  Macerata  e 
palazzo  ordinato  dal  re,  che  a  condizio-  Tolentino  nel  1777,  e  ne  fu  benemerito 
ne  d'innalzarvi  {adi  lui  arma,  e  che  una  nel  modo  ivi  dichiaralo,  mentre  il  suo 
iscrizionedichiarasse  l'erezione  espressa-  sinodo  fu  approvato  non  solo  dal  ven. 
mente  decretata  dal  monarca;  poiché  so-  Strambi,  ma  inculcata  l'osservanza,  per 
leva  dire,  non  esser  lecito  agli  ccclesiasti-  l'importanza  e  saviezza  de'suoi  decreti, 
ci  l'impiegar  le  loro  facoltà  che  per  ali-  Inoltre  Pio  VI, conservandogli  tali  sedi, 
mentode'poveri,  e  perahbelliineulo  del-  nc'11787  lo  dichiarò  amministratore  di 
le  chiese. .Si  mostrò  cosi  amante  della  giù-  quelle  di  Piecanati  e  Loreto,  e  le  gover- 
Stizia,  che  obbligò  un  negligente  ministro  nò  con  lode  sino  al  1796,  per  cui  il  conte 
a  restituire  tutto  il  percepito  durante  il  Leopardi,  Serie  de' vescovi  di  Recanali 
suo  impiego:  inoltre  punì  severamente  p.  21G,  lo  dichiarò  dolio, saggio,  ama- 


SPI 

bi]issì'mo  prolato,  e  che  la  sua  memoria 
restò  in  benedizione  tra'recanatesi.  Cessò 

pine  di  governare  le  chiese  di  Macerala 
e  Tolentino,  per  averlo  l'io  VI  nel  con- 
cistoro de'27  giugno  tramato  all'arcive- 
scovato ili  Benevento.  Nel  1  8  1  6  l 'io  \  1 1 
l'invitò  a  recarsi  in  Roma,  e  nel  conci- 
storo degli  8  marzo  ne  premiò  le  tante 
benemerente,  creandolo  cardinale  prete 
di  s.  Calisto,  e  annoverandolo  alle  con- 
grega/.ioni  della  visita,  dell'immunità, 
tle'riti  e  della  eeremoniale.  Dopo  la  rivo- 
luzione del  1820  di  Benevento,  insorta 
pe'settari  carbonari,  e  che  narrai  a  Sici- 
lia,ilcardinales'interpose  con  Pio  VII, e 
a  ciò  pregato,  pel  ritorno  de'lieneventa- 
ni  alla  sua  ubbidienza;  ina  non  potè  re- 
carsi in  Roma  al  conclave  per  l'elezione 
di  Leone  XII, a  cagione  di  sua  grave  età. 
Dopo  breve  malattia  di  cancrena,  muni- 
to di  tutti  gli  aiuti  spirituali,  mori  in  Re- 
invento fl'21  dicembre  182 3,  d'anni  85 
non  compiti,  e  nella  metropolitana  gli  fu- 
rono celebrate  solenni  esequie,  ed  ivi  fra 
le  comuni  lagrime  dell'afflitto  gregge  fu 
l  amo  lato.  lln.°i  del  Diariodi  Roma  del 
jiS?.  i  gli  rese  il  seguente  splendido  elo- 
gio. La  purità  della  religione, l'illibatez- 
za de'costumi,  la  vigilanza  di  pastore,  l'a- 
more e  la  tenerezza  di  padre,  la  saviez- 
za, l'incorrotta  giustizia, la  sobrietà,  la  li- 
beralità, l'oblio  delle  offese,  la  rassegna- 
zione nelle  cose  avvei  se,  la  moderazione 
nelle  prospere,  l'amenità  e  la  piacevolez- 
za nel  conversare,  furono  le  indivise  com- 
pagne di  questo  mentissimo  porporato, 
le  quali  per  lutto  il  tempo  della  sua  lunga 
"vita  lo  reserocaro  a!  supremo  Gerarca,  ai 
parenti,  agli  amici,  ed  alle  sue  pecorelle, 
le  cui  benedizioni  pe'benefizi  sparsi  sopra 
di  esse,  eterneranno  la  sua  memoria. 

SPIRA  (Spiren).  Città  con  residenza 
vescovile  di  Baviera  nel  Palatinaio(l'.), 
capoluogo  del  circolo  del  Reno,  di  distret- 
to e  di  cantone,a  4  leghe  da  Mann  bei  m  ca- 
pitale del  granducato  di  Baden,  ed  a  1  oda 
\A  issemburg,  e  in  riva  al  (ìumedelsuo 
nome,clie  colà  presso  scaricasi,  per  la  si- 


S  PI  3o  1 

nistra  del  Reno.  E'  pur  ?~ci\c  d'un  com- 
missariato generale  e  d'un  concistoro  prò* 
testan  te,popolosa  e  borente. Cinta  di  uni- 
rà con  5  porte,  occupa  grande  spazio  di 
terreno,  con  molti  vasti  giardini  e  spazi 
vóti ,e possedè unsuperbo palazzo  di  città. 
La  cattedrale,  amplissima  e  magnifica,  è 
unóde'più  grandiosi  (empii  d'arcliiteltu- 
ra  bizantina  che  csistano,ora  decorata  da 
24  grandi  quadri  a  fi  esco  sopra  fondo  d'o- 
ro, fatti  eseguire  dal  redi  baviera  Lodo- 
vico I,  munifico  e  intelligente  proiettore 
delle  lettere  e  delle  arti.  Queste  opere  die 
fanno  un  mirabile  elicilo,  rappresentano 
la  Natività  diGesùG  islodi  INlayr,  leNoz- 
ze  diCana  diShraudolplt,la  Crocefissione 
collaR.  Vergine  a  pie  della  croce  ili  Moesl, 
la  Circoncisione  pure  di  Sliraudolph,  la 
fuga  in  Egitto  di  Sussmayer,  la  moi  te  di 
Giuseppe  di  CeuteIn,ec.Si  legge  nel  Gior- 
nale di  Roma  del  1 8 53  a  p.  1  oy4>c'ie  'l 
re  Lodovico  I  avea  compilo  col  prestigio 
de'pénnelli  de'più  distinti  artisti  di  Ger- 
mania l'abbellimento  de'muri  della  cat- 
tedrale di  Spira,  uno  de'  più  vasti  mo- 
numenti bizantini  superstiti, ed  eseguilo 
col  maggior  splendore.  Pertanto  l'atiua- 
le  degno  vescovo  mg.1  Weiss  volle  inau- 
guratala suacaltedralecou  pompaemae- 
slàjCbiamando  a  fargli  corona  alcuni  tuoi 
confratelli  nell'episcopato;  dalla  Francia 
accorse  il  vescovo  di  Strasburgo,  dalla 
Prussia  il  cardinal  arci  vescovo  di  Colonia, 
la  capitale  della  baviera  deputò  nel  Pa- 
lafittato il  suo  arcivescovo  di  Monaco,  ed 
il  dottissimo  vescovo  di  Wiirtzburg  volle 
unirsi  a'suoi  venerandi  colleglli.  A't  5  no- 
vembre ebbe  luogo  la  solenne  iuaugura- 
zione,  l'arcivescovo  di  Monaco  consagrò 
l'altare  maggiore  dell'augusto  tempio;  il 
cardinal  di  Colonia  fece  un  discorso  elo- 
quentissimo  sull'inaugurazione  di  questa 
cattedrale, ove  riposano  le  ceneri  di  3  im- 
peratrici e  di  8  imperatori,  fra'quali  Cor- 
rado II  \\  Salico,  Rodolfo  I  d'Absburg,  e 
dell'infeliceEnricoIV.  Una  parte  del  cle- 
ro della  diocesi  si  uni  al  suo  vescovo  per 
soleuuizzare  la  festa,  a  cui  presero  parte 


3oa  SPI 

ancbe  molli  sacerdoti  accorsi  dalla  Fran- 
cia, dalla  l'i  ossia  e  dalla  Baviera.  La  cit- 
tà ili  Spira  nella  maggiorità  protestante, 
in  questa  solennità  sembrò  tutta  catto- 
lica. La  vigilia  della  festa  il  granduca  di 
Assia-Darmstadt,  accompagnato  dalia 
grandui  hessa  colle  figlie  del  re  Lodovico 
1,  seguilo  dalla  coite  e  da  un  brillante  sta- 
to maggiore,  giunse  a  Spira  per  visitare 
il  magnifico  tempio,  e  nello  stesso  tem- 
po vi  giunse  il  vescovo  di  Mago  nza.  Tut- 
ti questi  personaggi  ammirarono  i  nuovi 
dipinti,  massime  quelli  di  Shraodolph: 
lo  spirito  piolo  iida  mente  religioso  che  do- 
ni ina  negli  alli  eschi,  la  bella  e  dolce  mae- 
stà che  regna  in  tulle  le  figure,  il  gusto 
perielio  che  rimarcasi  nella  disposizione 
de'soggetti,  e  l'assieme  ammirabile  che  li 
distingue,  luttociò  fa  della  cattedrale  di 
Spira  un'opera  meravigliosa.  Il  giorno  i  6 
poi  ebbe  luogo  la  solenne  processione  per 
trasportare  dalla  chiesa  del  seminario  al- 
la cattedrale  le  reliquie  di  s.  Stefano  1  Pa- 
pa e  di  s.  Atanasio:  accorsero  per  pren- 
der parte  alla  processione  tutti  i  fedeli  del 
palalinalo,  e  la  folla  fu  immensa.  Leggo 
nell'ultima  proposizione coucistoriale,ehe 
questa  cattedrale  è  sotto  I'  invocazione 
della  C  Vergine  e  di  s.  Stefano  prolo- 
mai  lire3con  battislei  io.  Che  il  capìtolo  si 
compone  di  4 dignità, lai.  delle  quali  è 
il  preposto, di  8  canouici,diG  vicari,  e  di 
altri  [neti  e  chierici  per  l'ufficiatura.  Un 
canonico  ha  cura  delle  anime,  coadiuva- 
to da'vicari.  L'episcopio  è  prossimo  alla 
cattedrale  ed  in  buono  stato.  Abbiamo  di 
Litzel,  Descrizione  storica  de'  sepolcri 
imperiali  della  cattedrale  di  Spira,  dal 
i  o3o  ah  G8q,co/j  un'appendice  di  Gio. 
MicheleKónig,Spira  i 820. E  di  quest'ul- 
timo, Storie  della  vita  e  governo  degli  8 
imperatori  tedeschi  sepolti  nel  duomo  di 
Spira,  ivi  i83 {.Nella  città  vi  sono  al- 
tre chiese  anche  parrocchiali,  un  mona- 
stero di  monache,'?,  seminari,  2  chiese  lu- 
terane, il  ginnasio,  la  casa  degli  orfani, 
un  comitato  medico  e  altri  stabilimenti. 
Vi  si  trovano  la  rafliueria  del  zuccaro, 


SPI 

fabbriche  di  cera, aceto  e  tabacco,  e  mu- 
lino da  lobbia.  Assai  attivo  n'è  il  com- 
mercio di  giani,  vini, legname,  bestiame, 
ec.  JN'e'dinlorni  sonovi  sorgenti  minera- 
li, e  fra 'suoi  illustri  nominerò  il  celebre 
chimico  J.  J.  Decker.  Questa  città  anti- 
chissima era  un  tempo  compresa  nella 
Gallia  Belgica,  ed  apparteneva  a'nemeli, 
chiamandosi  Ne.metus  o  I\'ovioniagus,e 
de'qualiera  la  capitale.  I  romani  l'incor- 
porarono nella  1 .'  Germanica.  Posterior- 
mente cadde  in  potere  de're  di  Francia, 
che  vi  possedevano  un  castello, e  passò  ìli 
seguito  agli  alemanni.  Verso  l'Vlll  seco- 
lo lasciò  essa  il  nome  di  Noviomagus  per 
prendere  quello  del  piccolo  fiume  Spira 
che  la  bagna,  formandosi  nel  principato 
di  Due  Ponti  da  vari  ruscelli  che  scen- 
dono dal  clivo  orientale  de'vosgi.  Dive- 
nula signoria  temporale  del  vescovo,  che 
fu  pure  principe  dell'impero  e  signore  di 
Filippsburg,  e  preposto  di  Wissemburg, 
fu  circondala  di  mura  dal  vescovo  Rug- 
gero. Sotlo  l'imperatore  Enrico  IV  di- 
venne  Spira  città  libera  e  imperiale/pian- 
tunque  continuava  a  riconoscere  per  so- 
vrano il  proprio  vescovo;  ma  questi  real- 
mente non  la  possedeva  con  potere  asso- 
luto, poiché  un  tempo  non  vi  potè  risie- 
dere. Gl'imperatori  Eurico  V,  Federico 
II  e  Venceslao  le  concessero  grandi  pri- 
vilegi, e  vi  si  tennero  molti  solenni  par- 
lamenti o  diete  imperiali.  La  più  famosa 
fu  quella  dell'aprile  1^29,  per  trattarvi 
le  controversie  religiose,  ed  in  cui  Cle- 
mente VII  spedi  il  suo  nunzio  per  con- 
ciliare gli  animi  de' Luterani {f.).  Deter- 
minò questa  dieta,  che  il  Papa  fosse  ri- 
chiesto di  denunziare  un  concilio  genera- 
le da  celebrarsi  in  Germania;  che  si  con- 
servasse da  per  tutto  il  s.  sagrifìzio  della 
messa;chesi  proibissero  le  perniciose  set- 
te eretiche  degli  errori  correnti,  che  ne- 
gavano pure  la  presenza  reale  del  corpo  di 
Cristo  Dell'Eucaristia  {ly •);  che  gli  ana- 
battisti fossero  puniti  secondo  la  severità 
delle  leggi;  e  si  trattò  di  eccitare  il  re  di 
Ungheria  contro  i  turchi.  Di  più,  Fcrdi- 


SPI  SPI  3o3 

nando  I  re  de'romani  volendo  in  essa  or-  ra  alla  fine  di  settembre  i  •"()'»,  a'  5  lu- 
di nar  l'osservanza  del  decreto  ili  Worms  glio r  7Q3,  a\>.<S  dicembre  dello  stesso  a ii- 
contro  i  detti  eretici  e  la  pretesa  Riforma  no,  e  l'i  i  maggio  1 796.  Riunita  quindi  ai- 
religiosa,  i  principi  e  le  città  infette  e  più  la  Francia,Spira  di  venne  capoluogo  d  un 
fanatici  partigiani  del  deplorabile  Iute-  circondario  del  dipartimento  di  Mont- 
ranismo  protestarono  contro  il  decreto  Tonitene,  finche  separatasi  nel  1  o'  i  4  tu 
della  dieta,  appellandosi  all'imperatore  e  ceduta  alla  Baviera,  dopo  essere  stata  se- 
ai  futuro  concilio,  donde  ebbe  origine  il  colar  izza  la  nel  suo  vescovato  sovrano. 
nome  di  Protestami  (/'.)  che  dagli  altri  La  scile  vescovile  fu  istituita  nelseco- 
ei  etici  li  distingue.  Così  potentati  tedeschi,  lo  IV,  e  ne  fui.  vescovo  Jesse  die  nel 
ed  in  ispecie  Sassonia  f  A7.),  congiurerò-  346  intervenneal  concilio  di  Colonia,uel 
no  a  danno  di  Germania,  mentre  si  do-  quale  fu  deposto  Eufrate  vescovo  della 
mandava  il  loro  soccorso  per  frenare  il  città  accusalo  d'aria nismo,  i  cui  succes- 
formidabile  turco,  che  sempre  avido  di  sori  sono  registrati  nella  Stona  ecclesia- 
estendere  le  sue  usurpazioni  su'dominii  stira  (V Alctuagna  t.I.  Papa  s.  Zaccaria 
cristiani,  entrava  in  Ungheria.  Ben  osser-  nel  748  o  7  >  1  approvando  l'operato  di 
va  l'annalista  Rinaldi,  come  restò  mera-  s.  Bonifacio  inviato  da  s.  Gregorio  II  in 
vigliato  l'imperatore  Carlo  V,  in  vedere  Germania,  la  sede  vescovile  di  Spira  di- 
principi  e  città  alemanne  concitati  con-  venne sulfraganea di  Magonza.  Dipoi  nel 
tra  la  Chiesa  da  frate  Lutero  eresiarca  1818  l'io  VII  pel  Concordato  col  re  di 
da  essa  condannato  e  che  egli  avea  spie-  Baviera  (/  .)  stabilì  anche  per  Spira,  suo 
giato  punir  col  ferro,  e  preparare  alla  casa  vescovo,  capitolo  e  diocesi,  (pianto  ri  por- 
d'Austria  tribolazioni  e  asprissime  guer-  tai  in  quell'articolo;  e  colla  bolla  Dei  ac 
re.  Imparò  Carlo  V,  ma  troppo  tardi,  che  Domini  nostri  Jesu  Chris  ti, àe\  1  ."aprile, 
coloroi  quali  scuotono  il  soave  giogo  del-  Dell'elevare  Bamberga  ad  arcivescovato, 
la  Chiesa,  insorgono  poi  a  scuotere  il  gio-  tra'sulh  aganei  vi  comprese  il  vescovo  di 
go  monarchico  appeua  cresciuti  in  for-  Spira  e  lo  è  tuttora.  JNeh338  fu  tenuto 
ze.  Questo  è  vecchio  assioma.  Percolo-  un  concilio  in  questa  città,  relati  vamett- 
rare  i  protestanti  la  loro  congiura  richie-  te  a  Lodovico  V  il  B avaro  imperatore, 
sero  Carlo  V  della  libera  celebrazione  di  delle  cui  famose  differenze  colla  s.  {fede 
un  concilio  in  Germania  per  togliere  le  e  moltepliciavvenlure  parlai  in  tonti  luo- 
discordie  religiose,  non  perchè  quali  bef-  ghi.  Narra  Rinaldi, che  ad  istanza  di  quel 
feggiatori  de'sinodi  volessero  ubbidirne  principe  ribelle  della  Chiesa  fu  fatto  tale 
i  decreti,  ma  con  tale  pretesto  adunarsi  radunamento  e  per  opera  d'Enrico  ar- 
e  siedervi  giudici  per  opprimere  i  catto-  ci  vescovo  di  Magonza,  il  quale  temeraria- 
liei.  Nell'anno  seguenteCarlo  V  stabilì  a  niente  si  fece  giudice  della  lunga  egra- 
Spira  la  camera  imperiale  per  le  nppel-  ve  controversia chedurava  tra  la  s.  Saiie 
lazionijche  poi  fu  trasferita  a  Wetzlar.  e  Lodovico  V,  ma  devesi  tener  piuttosto 
Era floridaSpira, quando  nel  1  681) i  fran-  per  conciliabolo.  Questo  falso  sinodo  a- 
cesi  comandati  da  Turenna  la  distrusse-  vendo  spedito  ambasciatori  in  Avignone 
ro  col  fooco  d'ordine  di  Luigi  XI V, dopo  a  Papa  Benedetto  XII,  n'ebbero  in  ri- 
concessi agli  abitanti  (3  giorni  per  salvare  sposta  che  se  Lodovico  V  bramava  di  too 
niasserizie  e  ricchezze,  né  si  ristabilì  che  naie  in  grazia  dellaClnesa,  mandasse  am- 
in capoa  1  oannidopola  pacedi  Riswick.  basciatoriallaSede apostolica, i  quali  fer- 
Presso  a  Spira  a'i5  novembre  1703  fu  masseto  la  pace  col  redi  Francia,  ed  av- 
combatluta  una  battaglia  tra'franeesi  e  viso  l'arcivescovo  di  Colonia  e  i  prelati 
gl'imperiali.!  francesi  la  ripresero  di  nuo-  tedeschi  che  si  tenevano  in  fedeltà  e  ul> 
vo  uel  j  734;  se  ne  impadronirono  auco-  bidieuza  al  Papa, delle  giuste  ragioni  per 


■)n  [  SPI 

]c  quoti  erano  stati  rigettali  gli  ambascia- 
tori dell'adunanza  di  Spiro;  e  perciò  non 

per  colpa  siiti,  ne  del  re  di  Francia,  ma 
pel  solo  Bavaro,  egli  e  altri  alemanni  se- 
parati dalla  Chiesa  non  erano  stali  rico- 
municali. Inullie  Benedetto  XII  confu- 
tò le  false  cagioni  opposte  alla  s.  Sede, 
(juasi  che  il  Papa  si  sforzasse  d'annien- 
tare l'impero  romano,  e  cornando  che  si 
(acesse  palese  da' predicatori  in  Alema- 
nna l'innocenza  della  chiesa  romana.  Ad 
istanza  dell'imperatore  Massimiliano  I 
avea  Papa  Alessandro  VI  ridotto  a  slato 
secolare  ed  eretto  in  collegiata  il  mona- 
siero  benedettino  d'Odenheim,  al  quale 
Urlinone  arcivescovo  di  T reveri  avea  la- 
scialo tutti  i  beni  di  sua  casa.  Siccome 
cpie  canonici  erano  esenti  dalla  giurisdi- 
zione del  vescovo  di  Spira,  così  i  canoni- 
ci dopo  che  nel  1:107  avevano  trasferito 
la  collegiata  a  Brusca I  credevano  godere 
la  medesima  esenzione,  pure  ne  doman- 
darono licenza  al  vescovo.  Nacque  per- 
ciò gran  lite  fra  essi  e  il  vescovo,  per  e- 
slinguere  la  quale,  già  introdotta  nel  tri- 
bunale della  rota  romana, BenedctloXI  V 
ne  chiamò  a  se  la  causa,e  seguendo  la  sen- 
tenza in  cui  opinava  la  ruta,  colla  bolla 
CausarumPalaliijdeiSaovembre  1 7.47» 
Bull.  Magn.  1. 17,  p.  io  i,  dichiarò:  Che 
il  capitolo  secolare,  nel  domandare  al  ve- 
sco\o  licenza  per  la  traslazione  della  col- 
legiata a  Brusca I,  già  avea  riconosciuta 
la  sua  soggezione  al  medesimo, perciò  non 
era  più  esente  dalla  giurisdizione  del  ve- 
scovo di  Spira.  Dalle  Notizie  di  Roma 
ricavo  la  serie  de'  vescovi  del  passato  e 
corrente  secolo, che  è  la  seguente.  Xel  de- 
clinar del  1  7  io  il  cardinale  Damiano  dei 
conli  di  Schoenbrun,  da  coadiutore  di- 
venne  vescovo  di  Spira,  e  fu  benemerito 
e  zelante,  per  quanto  dissi  alla  biografia, 
avendo  fra  le  altre  cose  eretto  il  semina- 
rio. Gli  successero,  nel  1  74  i  il  cardinale 
Francesco  Cristoforo  Huten  de  Slolzca- 
berg(I ,);nel  1  770  Augusto  deLymbomg 
Slyrura  di  Cermeti  diocesi  di  Mùnster; 
nel  1  7<jo  Pio  \  [gli  die  in  suffragando  Ah* 


SPI 

tonio  Schmidt  d'Ernestein  diocesi  d'Er- 
bipoli,  vescovo  di  Termia  inpartibut.  .Nel 
1  707  Chierico  AA  alderdoff  di  Magonza; 
nel  1818  a'2  5  maggio  .Matteo  Chaodelle 
diFranefort,  i.°  sull'i Bganeo  della  metro- 
politana di  Bambergajael  1 827  Gio.Mur- 
tino  Mani  di  Magonza.  Gregorio  XV  I  nel 
i83ti  preconizzò  vescovo  Pietro  II  idi  ira 
d'Erbipolimel  1 837a'ic)mnggio  cu  g. 'Gio- 
vanni Geissel  di  Gimmeldigen  diocesi  di 
Spira,  che  poi  fece  arcivescovo  d'Iconio 
in  parlibus  e  coadiutore  dell'arcivescovo 
di  Colonia  cui  successe  e  governa,  e  me- 
ritò che  nel  1  S  7 0  il  regnante  Pio  IX  lo 
creasse  cardinale,  li  medesimo  Gregorio 
XVI  nel  concistoro  de' 2 3 maggio  1 84?di* 
chiaro  vescovo  l'attuale  mg.? Nicola  Weis 
diXicdergailbach  diocesi  di  Spira, già  par- 
roco e  canonico  decano  della  cattedrale. 
La  diocesi  comprende  il  circolo  del  Pie- 
no e  207  parrocchie.  Ogni  nuovo  vesco- 
vo è  tassato  ne'libri  della  camera  aposto- 
lica in  fiorini  5oo,e  la  mensa  rende  8000 
fiorini,  pari  a  38oo  scudi  romani  senza 
gravami  di  pensioni. 

SPIRIDIONE  («.),  vescovo.  Era  pa- 
store, e  imitava  colla  vita  la  semplicità 
dei  patriarchi;  perciò  Dio  lo  ricolmò  del- 
le grazie  più  straordinarie, alle  quali  egli 
corrispose  con  fedeltà.  Si  ammogliò  ed  eb- 
be una  figlia  chiamata  Irene,  la  quale  ri- 
mase vergine  tuttala  sua  vita.  La  sua  san- 
tità gli  aveva  acquistato  grandissima  ri- 
putazione. Eletto  vescovo  della  città  di 
Termidonte,  nell'isola  di  Cipro, continuò 
lo  stesso  genere  di  vita,  e  seppe  accoppia- 
re le  funzioni  dell'episcopato  colle  fatiche 
della  campagna.  La  sua  diocesi  era  assai 
piccola,  e  poveri  n'erano  gli  abitanti.  Vi 
avea  molti  idolatri,  ma  quelli  che  profes- 
savano il  cristianesimo  tenevano  una  con- 
dona assai  regolare.  Spiridione  divise  la 
sua  rendita  in  due  parli  :  una  pe'poveri, 
l'altra  pel  mantenimento  della  sua  chie- 
sa e  della  sua  casa.  Durante  la  persecu- 
zione di  Massimiano  Gallerio,  confessò 
coi  aggiosamente  la  fede, e  secondo  il  mar* 
lirolo&io  romano  fu  unude'conlessùriche 


SPI 

furono  mondati  ai  lavori  delle  miniere, 
dopo  che  fu  loro  ca\  alo  l'occhio  diritto, 
etagliatoilgarrettosinistro.  Egli  assistei" 
teal  i  .°conciliogeucralediNicea  nel  3-25, 
ove  fu  otiorato  fra  gli  altri  prelati  che  sof- 
frirono per  la  fede.  Quantunque  avesse 
poco  studiato  le  umane  lettere,  avea  ac- 
quistato  glande  conoscenza  della  sagra 
Scrittura.  Mori  poco  dopo  il  concilio  te- 
nuto a  Sardica  l'anno  347>  e  nel  (piale 
juese  il  partito  di  s.  Atanasio.  1  greci  l'o- 
norano a' 12,  ed  i  latini  a' i  4  dicembre. 
Avendo  i  turchi  levato  nel  1716  l'asse- 
dio di  Corfù,  di  cui  volevano  impadro- 
nirsi, il  giorno  che  si  faceva  nell'isola  la 
festa  del  santo  vescovo,  Clemente  XI  or- 
dinò che  .«.i  celebrasse  in  avvenirein  tutti 
gli  stati  della  repubblica  di  Venezia.  Nel- 
la chiesa  di  s.  Maria  in  Vallicella  di  R.o» 
ma  conservasi  un  braccio  di  s.  Spiridione. 
SPIRITO  SANTO,  Divinità  Spiritus, 
Spiritus  Sanctus,  Spiritus  Deus  sanctus 
aeternus  munificus.  E'  la  terza  persona 
della  ss.  Trinità  (F.)  procedente  dal  Pa- 
dre (F.)  e  dal  Figliuolo  (F.),  vero  Dio 
(/^.aveulel'istessa  natura  ed  essenza  col 
Padre  e  col  Figliuolo,  e  perciò  all'uno  e 
all'altro  eguale  in  tutte  le  perfezioni  di- 
vine,comesi  legge  negli  Atti  Apostolici  v. 
3,  4-  Anche  il  diviu  Padre  e  il  divi  ri  Fi- 
gliuolo è  per  natura  Spirito,  l'uno  e  l'altro 
è  Santo  iF.)  essenzialmente;  ma  perchè 
queste  due  persone  per  le  diverse  loro  re- 
lazioni hanno  il  proprio  nome  di  Padre 
e  di  Figliuolo,  si  rilascia  il  nome  comune 
di  Spirito  santo  a  significare  solamente  la 
terza. Inoltre  questo  nome  a  lui  si  compete 
particolarmente  per  la  spirazione  del  Pa- 
dre e  del  Figlio  da  cui  procede. La  proprie- 
tà medesima, e  la  forza  della  voce  nel  mo- 
do usato  da'ss.  A  postoli,  come  nel  parlare 
delle  altre  due  divine  persone,  anche  nel- 
r8.°articolodeló7//i£o/o(^.), esprime  ab- 
bastanza la  Divinila  (/'.)  del  Santo  Spi- 
rito; perchè  con  questa  non  solo  ci  porta- 
no a  credere  la  esistenza  di  lui,  ma  a  cre- 
derlo amandolo,  e  in  lui  trasportandoci 
con  l'adorazione  della  mente  e  del  cuoi  e. 

VOL.  LXVIII. 


SPI  3o7 

Allo  Spirito  santo,  perché  termine  essen- 
ziale ed  eterno  dell'amore  del  Padre  e  del 
Figlio  ,  si  attribuisce  specialmente  tutto 
ciò  cheappartiene  alla  santificazione  del  - 
le  anime;  e  per  questo  si  chiama  Spirito 
/  i^i/icnntc^SpuMoParaclito^Uc:  vuol  di- 
re consolatore.  Egli  santifica  le  anime  or- 
dinariamente per  mezzo  dt'Sagramenli 
(/".),  co'quali  ci  fa  figli  di  Dm,  ci  confe- 
risce la  grazia  santificante  d'accresci  men- 
to di  essa,  e  infonde  la  virtù:  lutti  i  fedeli 
sono  chiamali  templi  dello  Spirito  santo, 
per  la  grazia  del  Battesimo  e  della  Fede 
(/  './Egli  è  che  ha  parlatoagli  uomini  per 
la  bocca  òe  Profeti (F.).  Egli  illumina  il 
nostro  intelletto,  muove  e  regge  al  bene 
la  nostra  volontà;perciò  non  s'iulrapren- 
de  cosa  importante  senza  l'invocazione 
dello  Spirito  santo,  sia  coli'  inno  Veni 
Creator  Spiritus (/'.),  sia  colla  sequenza 
Peni  Sanate  Spirilus(  F.),e  lo  glorifichia- 
mo colla  Dossologia  [V.);  egli  ci  arricchi- 
sce de'suoi  doni.  1  doni  delloSpirito  santo 
sono  7:  Sapienza,  Intelletto,  Consiglio, 
Fortezza,  Scienza,  Pietà,  Timor  di  Dio. 
I  teologi  per  doni  dello  Spirito  santo  io- 
tendono  certe  qualità  soprannaturali  che 
Dio  infonde  nell'anima  del  cristiano  col 
sagra  mento  della  Confermazione  (  F.)pev 
renderla  docile  alle  ispirazioni  della  gra- 
zia. 1  nominati  7  doni  sono  dichiarati  nel 
capo  1  1  d'Isaia  v.  1  e  3,  cioè  il  dono  di 
Sapienza,  che  ci  fa  giudicare  sanamente 
tutte lecose, relativamenlealnostro  ulti- 
mo fine;  il  dono  àeW  Intelletto  0  intendi- 
mento, che  ci  fa  comprendere  le  verità  ri- 
velale, quanto  u'è  capace  il  limitato  no- 
slrospirito;il  dono  di  Consìglio  o  di  pru- 
denza, che  in  tutte  le  cose  ci  fa  prendere 
il  migliore  partito  perla  nostra  saulifica- 
zioue;  il  dono  di  Fortezza  o  di  coraggio, 
per  resistere  a  lutti  i  pericoli  e  vincere  le 
tentazioni;  il  dono  ùiScienza,  dieci  fa  co- 
noscerò i  diversi  mezzi  di  salute  e  ci  fa 
sentirne  l'importanza;  il  dono  di  Pietà, 
o  l'amore  di  tutte  le  pratiche  che  posso- 
no onorare  Dio;  il  dono  del  Timor  di  Dio, 
che  ci  distrae  dal  peccato  e  u\\  tultociòche 
20 


3o6  SPI  SPI 
può  dispiacere  al  supremo  nostro  Signo-  presenta  lo  Spirito  santo,  Iodissi  a  Imma- 
re.  L'apostolo  s.  Paolo  parla  spesso  nelle  cine,  massime  in  forma  diColomba,in  cui 
sue  epistole  di  questi  diversi  cloni.  Perdo-  fu  veduto  piìi  volte,  e  ch'è  vietato  espi i- 
ni  dello  Spirilo  santo  s'intende  altresì  la  merlo  in  forma  umana  da  Benedetto  \  IV, 
podestà  miracolosa  che  Dio  concedeva  ai  col  bveveSollicitudininoslrae,(\e\  i  ."otto- 
primi  fedeli,  comedi  parlare  diverse  lin-  brei  74-5,suoZ?w//.t.  i,p.56o.  Col  maligno 
gue,  profetizzare,  risanare  le  malattie,  spirito  di  sua  setta  scrisse  contro  di  esso  il 
scuoprire  i  più  segreti  pensieri  de'cuori,  protestante  Cristiano  Ernesto  di  Wmd- 
ec.  Gli  apostoli  ricevettero  la  pienezza  di  clieim,  Observationes  theologico-hisiori- 
questi  doni,  come  i  precedenti;  ma  Dio  cae  ad  Benedirti  XIV  P.  monupcratii 
distribuiva  gli  uni  e  gli  altri  a' semplici  od  episcopum  Augustanum  Epistolamt 
fedeli  quanto  era  necessario  all'esito  del-  i  74°-  Alle  quali  rispose  Lodovico  Mu- 
la predicazione  dell'  evangelo.  Il  mede-  ratori,  De  navis  in  Hgionem  incurren- 
simos.  Paolo  dopo  averne  fatto  l'enume-  tibia,  sive  apologia  Epistolare  a  SS.  D. 
razione,  dice  che  la  carila,  ovvero  l'amor  N.  Benediclo  XI F  P.  DJ.  ad  episcopum 
di  Dio  e  del  prossimo,  è  il  più  eccellente  Augustanum  scriptae,  Lucaei  749.  Che 
di  tutti  i  doni,  e  può  occupare  il  luogo  di  lo  Spirito  santo  si  rappresenta  da  tempo 
tutti  gli  allri,coine  si  esprime  ne\l' JEpist.  1  antichissimo  nell'effigie  dellaColotnba  ri- 
a' Corinti  e.  l  2,v.  i  3.  Lo  Spirito  san  lo  non  splendente  lo  leggo  pure  nel  Calogerà,  O- 
ha  corpo  ne  figura  alcuna.  Egli  è  Dio,  e  puscolit.  48,  p.  363,  De  duohus  Psalle- 
perciò  perfettissimo  e  semplicissimo  spi-  riis dissertatio.  Nell'atto  che  il  Precurso- 
rito.  Si  rappresenta  però  sotto  le  figure  re s.Gio. Battista  nel fìumeCiordano  bat- 
tìi raggiante  colomba,  di  lingua  di  fuoco,  lezzo  Gesù  Cristo,  discese  lo  Spirito  snu- 
di sollioora  impetuoso,  ora  lieve,  perdio  to  in  forma  di  Colomba, stando  ferma  SO* 
così  egli  ha  voluto  rendersi  visibile  agli  pra  il  di  lui  opo,  e  narrano  gli  evange- 
uomini,  per  esprimere  sensibilmente  al-  listi,  che  si  udì  la  voce  dal  cielo,  la  quale 
cune  dellesue  divine  operazioni.  Dichia-  il  dichiarò  Figlio  di  Dio.  Arroge  quanto 
raia  Pentecoste,  festa  e  pasqua  solenne  trovo  nel  Giornale  ecclesiastico  di  Ro~ 
e  una  delle  3  principali  dell'anno, in  cui  ma  t.  9,  p.164.  Ivi  si  riporta  il  disegno 
si  celebra  dalla  Chiesa  la  venuta  dello  Spi-  e  le  osservazioni  erudite  sopra  un  antico 
rito  santo,  la  cui  vigilia  o  sabato  è  deno-  monumento  cristiano  singolarissimo,  che 
minalo  Santo,  sebbene  tale  dicasi  perec-  ragiona  non  solo  co'suoi  simboli,  ma  an- 
cellenza  la  l.a  di  tulle  le  vigilie  il  Sabato  cora  colle  scolpite  lettere.  Rappresenta  il 
(/  .)  di  Pasqua  ili  Risurrezione.  In  que-  vescovo  in  atto  di  battezzare  un  f  indui- 
sta venuta  Io  Spirito  santo  discese  nel  Ce-  lo  per  iininersionern  col  padrino  alla  de- 
nacolo  di  Gerusalemme  (F.),  sugli  apo-  stia.simboleggiandosi loSpirilo santo sot- 
stoli  ediscepoli  in  forma  di  lingue  ili  fuo-  to  la  figura  di  Colomba,  circondata  da 
co,  e  tutti  in  numero  di  i5o  ne  furono  diadema  simbolo  della  divinila  edeil'e- 
riempi  uti,  parlarono  subito  in  p\u  Lingue  temila,  in  mezzo  alla  luce  delle  stelle,  le 
(F.)  e  furono  ispirali  a  dividersi  per  prò-  quali  indicano  la  luce,  chela  grazia  del- 
\incie  perla  Propagazione  della  fede  lo  Spirilosantodillonde  sopra  le  menti  di 
(^.).  Is'el  medesimo  articolo  Pentecoste  chi  riceve  il  battesimo.  Quanto  all'anli- 
riportaijCome  in  diverse  chiese  e  per  mol-  chità  del  monumento,  si  attribuisce  al  IV 
ti  secoli  fu  adombrala  la  discesa  dello  Spi-  secolo,  e  si  crede  una  dimostrazione  con- 
tilo santo,  con  fuochi  e  con  colombe,  e  tro  la  allora  recente  eresia  de  Mac edonia- 
conispargiruento  ili  rose  (delle  quali  par-  ni(F.),che  empiamente  negavano  la  di- 
lai  ancora  nel  fine  dell'articolo  Uosa  d'o-  vinità  alla  terza  divina  persona.  Siccome 
Ro),  ed  altri  fiori.  Del  modo  comesi  rap-  gli  antichi cristiaui,  contro  gli  errori  prò- 


SPI 

testavano  la  loro  fede  con  nuove  addizio- 
ni nel  Si  rubolo, cos\  ancora  ne'monumen- 
ti  lo  praticarono.  Anche  gli  Ariani  (P.) 
eretica  mente  sostennero,non  essere  egua- 
le al  Padre;  ma  non  pare  che  gli  uni  nò 
gli  altri  abbiano  negato  che  lo  Spi  rito  san- 
to sia  una  persona:  dicono  gli  antichi  e- 
retici  Socinietni{V.)  che  questa  è  una  me- 
tafora per  indicare  l'operazione  di  Dio. 
Dichiara  il  Bergier,  nel  suo  Dizionario 
enciclopedico  teologico,  che  nondimeno 
l'evangelo  parla  dello  Spirito  santo  come 
d'una  persona  distinta  dal  Padre  e  dal 
Figlinolo:  l'Angelo  disse  a  Maria  Vergi- 
ne,che  lo  Spirito  santo  sopravverrà  in  lei, 
in  conseguenza  che  il  fanciullo,  quale  na- 
scerà da  essa,sarà  il  Figliuolo  di  Dio. Gesù 
Cristo  dicea'suoi  apostoli,  che  loro  man- 
derà lo  Spirito  santo, lo  Spirito  consolato- 
re che  procede  dal  Padre;  che  questoSpi- 
rito  insegnerà  ad  essi  ogni  verità,di  more- 
la  in  essi.  Ordina  loro  che  si  battezzino 
tutte  le  genti  nel  nome  del  Padre,  del  Pi- 
ginolo e  dello  Spirito  santo.  Ecco  le  tre 
persone  poste  nella  stessa  linea,  dunque 
sono  così  reali  1'  una  come  l'altra;  qui 
niente  vi  è  di  metaforico.  Lo  Spirito  san- 
to è  una  persona,  un  ente  sussistente,  co- 
me il  Padre  ed  il  Figliuolo.  Certamente 
GesiiCristo  non  ordinò  battezzare  in  no- 
me d'una  persona  che  non  fosse  Dio.  Di 
fatto, dicesi  in  molti  luoghi  della  s.  Scrit- 
tura indifferentemente  che  lo  Spirito  san- 
to ispirò  i  profeti,  e  che  Dio  gli  ha  ispi- 
rati; s.  Pietro  rinfaccia  ad  Anania  d'aver 
mentito  allo  Spirito  santo,  di  non  aver 
mentito  agli  uomini,  ma  a  Dio.  I  doni  del- 
lo Spirito  santo  sono  appellati  doni  diDio. 
Dunque  hanno  torto  isociniani  d'affer- 
mare, che  lo  Spirilo  santo  non  è  chia- 
mato Dio  nella  s.  Scrittura.  I  Padri  si  ser- 
virono di  questi  passi  per  provare  la  di- 
vinità dello  Spirito  santo,  agli  ariani  ed 
a' macedoniani;  perciò  questi  ultimi  fu- 
rono condannati  nel  concilio  generale  di 
Costantinopoli  del  38  i.  Pretendono  i  so- 
ci mani  e  i  Deisti  (/".),  che  non  fosse  pro- 
fessata uè  conosciuta  la  di  vinità  dello  Spi  - 


SPI  3o7 

rito  santo  nella  Chiesa  avanti  detto  con- 
cilio: questo  è  un  errore.  Già  nel  3ir>  il 
concilio diNiceaavea  insegnalo  assai  chia- 
ramente questo  dogma  nel  suo  Simbolo 
dicendo:  Crediamo  in  un  solo  Dio, Padre 
onnipotente  ...e  in  Gesù  Cristo  unico  suo 
Figliuolo  ...crediamo pure  nello  Spirilo 
santo.  JVonavea  messo  nessuna  differenza 
tra  queste  tre  persone  divine;  ma  vi  sono 
testimonianze  positive  che  provano  que- 
sto articolo  di  fede  che  tanto  antico  quan- 
to il  cristianesimo.  1  precedenti  e  seguen- 
ti l'adii  provarono  e  insegnarono  il  me- 
desimo dogma, ed  infinite  nesouole  testi- 
monianze degli  stessi  ss.Padri  greci. Que- 
sta stessa  credenza  era  confermata  dalla 
dossologia  ch'era  in  uso  in  tutta  la  Cliie- 
sa,e  s.  Clemente  discepolo  di  s.  Pietro  di- 
ce che  uon  se  ne  conosce  l'origine;  for- 
inola che  attesa  1'  eguaglianza  perfetta 
delle  tre  persone  divine  rende  a  tutte  e 
tre  eguale  onore.  Era  altresì  confermata 
da  altre  pratiche  del  culto  religioso,  per 
le  3  immersioni  e  per  la  forma  del  bat- 
tesimo,pel  Kyrie  replicato  3  volte  per  cia- 
scuna delle  persone, pel  IVisagio^.) esa- 
lato nella  liturgia:  invano  gli  ariani  ave- 
vano voluto  sopprimerlo;  questa  formo- 
la  veniva  dagli  apostoli.  Della  processio- 
ne dello  Spirito  santo  dal  Padreedal  Fi- 
gliuolo parlai  a  Simbolo  e  in  tutti  gli  ar- 
ticoli relati  vi,così  dell'aggiunta  Filioque, 
oggetto  di  tante  dispute  tra'  greci  e  lati- 
ni per  l'unione  delle  due  chiese,  punto 
di  dottrina  in  cui  i  latini  più  volte  con- 
vinsero i  greci,  come  fece  s.  Anselmo  nel- 
la disputa  tenuta  nel  concilio  di  Bari  a- 
vanti  Urbano  II.  Vi  con  vennero  finalmen- 
te i  greci,  tanto  nel  concilio  di  Lione  IT, 
che  in  quello  di  Firenze,  dove  ne  trat- 
tai; ma  poi  ricaddero  i  greci  nell'errore, 
rinnovarono  lo  scisma,  e  per  loro  sventu- 
ra vi  persistonocon  irragionevole  ostina- 
zione. Il  dottissimo  cardinal  Mai,  iVbi'. 
Patrum  Biblioth.  t.  4,  p.  53,  trasse  e  pub- 
blicò da  un  codice  della  biblioteca  Vati- 
cana, la  seguente  testimonianza  del  IV 
secolo,  cioè  del  padre  greco  s.  Gregorio 


3o8  S P  I 

JN'isseno,  che  alza  V  autorevole  sua  voce 
insegnando  a'greci  che  ii  santo  Spirito  et 
ex  l'atre  dicilur  Et  Ex  Fino  Esse  si- 
mili testi/nonio  proiettar.  Narn  sì  quis 
spirilti/n  Chriiti  non  hai/et,  is  non  est  e- 
jus,sancta  i/u/uit  scriptum.  Ergo  Spiri' 
ius  ex  Deo  exislens  Christi  quoque  spi- 
rilus  est.  Tale  è  L'irrefragabile  e  chiara 
testimonianza  del  sapientissimo  s.  Gre* 
gorioiNissono,  in  favore  dello  Spirito  san- 
to. I  Nesloriani  [F.)  sono  nello  stesso  er- 
rore che  i  greci  circa  la  processione  del- 
lo Spirito  santo.  Secondo  il  linguaggio 
consacrato  dalla  Chiesa,  parlando  dell'o- 
rigine delle  persone  divine,  il  Figliuolo 
viene  dal  Padre  per  generazione,  lo  Spi- 
nto santo  viene  dall'uno  e  dall'altro  per 
processione,  termine  che  pure  spiegai  nel 
descrivere  il  concilio  di  Firenze ,  eia  Pro- 
fessione di  fede,  colla  quale  la  confessalo' 
no  co'latini  i  greci  nel  decreto  d'unione, 
dichiarandosi  legittima  l'aggiunta  al  sim- 
bola, Qui  ex  Pati  e  Fdioque  procedit.  Lo 
Spirilo  sauto  lo  negarono  que'di  Sama- 
ria, ed  uno  di  essi  ii  i  ."eresiarca  Simone 
lUago'r.)  pretese  comprare  dagli  apo- 
stoli il  dono  di  far  discendere  lo  Spirito 
santo  coll'imposizione  delle  Mani.  Mon- 
tano eresiarca  capo  òe  Montanisti (F.), 
diceva  d'essere  egli  il  Paraclito,  cioèche 
avesse  ricevuto  lo  spirito  Paraclito  pro- 
messo da  Cristo,  e  che  altrui  lo  comuni- 
cava, e  con  maggior  pienezza  che  a  ves- 
serò fatto  gli  apostoli,  vantandosi  di  esser 
dotalo  da  Dio  di  maggior  sapere.  L'ere- 
sia rcaMa nete capo  de' 3Janichei[F.),noa 
solo  si  usurpò  il  nome  di  apostolo,  ma  di- 
ceva essere  il  Paraclito  promesso  da  Cri- 
sto. Lo  scellerato  Elsai  falso  profeta,  disse 
empiamente  essere  lo  Spirito  santo  di  ses- 
so femminile.  Rimarcò  l'annalista  Rinal- 
di, che  entrarono  i  turchi  uell'espugnata 
città  diCostantinopoli  a'2C)maggioi453, 
nella  festa  dello  Spirito  santo,  la  cui  pro- 
cessione dal  Figliuolo  negavano  i  greci 
scismatici.  Il  dotto  mechilarista  p.  d.  Ga- 
briele Avedichian  ci  diede  la  Disserta' 
zione  sopra  la  processione  dal  Padre  e 


SPI 

dal  Figliuolo,  Venezia  1824.  11  vescovo 
Sarnelli,  Lettere  ecclesiastiche,  t.  4,lelt. 
a3:  Perchè  ìiiuna  orazione  ossia  Collet- 
ta della  messa  sia  diretta  allo  Spirito 
santo j  a  motivo  che  lo  Spirito  santo  es- 
sendo dono,  dal  dono  non  si  chiede  il  do* 
no, ma  da'donanti  Padre  e  Figlio,  da'qtia- 
li  egli  procede;  0  perchè  la  messa  è  ricor- 
do di  quell'oblazione,  colla  quale  Cristo 
si  olfri  al  Padre;  sebbene  come  allo  Spi- 
rito santo  si  dirigono  gl'inni  e  le  sequen- 
ze, potrebbesi  eziandio  dirigergli  la  Col- 
letta, tultavolta  non  gliene  viene  dehi- 
mento  come  terza  persona  della  ss.  Tri- 
nità. Nel  t.  r>,  leti.  5 1  :  Se  la  colomba, 
arila  quale  apparve  lo  Spirilo  santo,  fu 
vera  colomba  j  se  il  fuoco,  nelle  cui  lin- 
gue apparve,  fu  vero  fuoco.  Risponde  a 
queste  differenti  apparizioni, che  molti  ss. 
Padri  alfermano  che  fu  vera  colomba, 
alcuno  semplice  figura,  una  somiglianza 
di  colomba  mostrata  visibilmente,  che 
terminata  la  discesa  tornò  nella  pristina 
materia.  Quanto  al  fuoco  ,  non  fu  vero 
fuoco,  ma  altra  materia  che  sembrò  fuo- 
co. Che  lo  Spirito  santo  volle  prendere 
la  forma  di  colomba  per  dimostrare  es- 
sere la  stessa  carità,  Amoris  nexus,  ed  in 
significato  pure  della  mansuetudine,e  co- 
sì apparve  al  Salvatore  che  colla  mansue- 
tudine dovea  tollerare  tanti  oltraggi. Pre- 
se poi  la  forma  di  lingue  di  fuoco,  per- 
chè il  fuoco  purga,  e  quindi  comunicar 
meglio  i  suoi  doni,  fra'quali  qnellodella 
cognizione  de'linguaggi,  per  dilfondere  su 
tuttala  terra  l'evangelo,  oltre  altre  spie- 
gazioni. Osserva  ancora  ,  che  gli  artisti 
rappresentando  la  venuta  dello  Spirito 
santo  nel  Cenacolo,  pongono  la  B.  Ver- 
gine nel  luogo  principale,  per  la  dignità 
della  persona,  benché  s.  Luca  descrisse 
nell'ultimo  luogo  delle  donne  l'umilissi- 
ma Signora.  Inoltre  Sarnelli  diceche  nel- 
la Trasfigurazione  del  Signore  apparve 
lo  Spirito  santo  in  forma  di  nube  lucida. 
Siccome  nel  battesimo,dove  fu  dichiarato 
il  mistero  della  prima  rigenerazione,  fu 
dimostrata  l'operazione  di  tutta  la  ss.  Tri- 


SPI 

nità,  per  essvrvi  intervenuto  il  Figliuolo 
iacarnato,  loSpiritosentoin  forma  di  co* 

Jouli»:»,  e  il  Padre  fuivi  dichiarato  nella 
voce;  così  nella  Trasfigurazione,  ch'è  sa» 
gra  mento  delta  seconda  rigenerazione, 
apparve  tutta  hi  ss.  Trinitàri  Padre  nella 
voce,  il  Piglio  nel  nome,  lo  Spirito  santo 
nella  nube  chiara.  Perchè  siccome  nel 
battesimo  dà  l'innocenza,  significata  per 
la  semplicità  della  colomba,  cosi  nella  ri- 
surrezione darà  agli  eletti  suoi  la  chia- 
rezza della  gloria  e  il  refrigerio  da  ogni 
male,  che  nella  nube  lucida  è  denotato. 
AltroveSarnelli  parla  delle  proprietà  del* 
loSpiritosanto,che  non  solo  esteriormen- 
te contiene  e  abbraccia  tutte  le  cose,  ma 
riempie  tutto  il  mondo  e  penetra  l'inti- 
mo de'cuori,  e  per  lui  si  giunge  alle  di- 
vine cognizioni,  e  che  l'amore  a  Dio  è  il 
maggiore da'suoi  doni.  Che  in  un  attimo 
fa  lesue  divine  operazioni  nell'anima  del 
fedele,  infondendogli  le  virtù;  e  come  as- 
sisteagli  scrittorisagriJIButlet^i^le/no* 
tùli  fino,  i ,  SulLi  preparazione  alla  Pen- 
tecostejcap.  2,  Della  festa  delle  settimane 
o  della  Pentecoste  degli  Ebreij  cap.  3, 
Storia  della  Pentecoste  de' cristiani  o  del' 
la  discesa  dello  Spirito  santo,  col  solito 
di  sua  dottrina, pietà  e  unzionesvolge  far- 
gomento,ammonendocia  sospirare  la  sua 
venuta  per  aprirci  le  porte  del  cielo;  che 
egli  desidera  di  abitare  nell'anime  nostre 
persantificarcijde'cambiamenli  ch'egli  in 
esse  opera, per  perfezionarci;  de'setlesuoi 
doni  e  loro  eccellenza,  che  accompagna- 
no la  grazia  santificante  o  carità  abituale, 
e  della  loro  diversità;  delle  disposizioni 
necessarie  per  lirarlosopra  di  noi  per  es- 
sere fitti  lutti  spirituali,  e  della  relativa 
preghiera. 

SPIRITO  SANTO.  Ordine  equestre 
e  militare,  denominato  pure  del  Nodo 
(/  .),  istituito  col  titolo  di  Santo  Spirilo 
del  retto  desiderio,  da  Giovanna  1  regina 
eli  Sicilia  {!'.)>  o  dal  suo  marito  Luigi  di 
Taranto,  in  memoria  della  coronazione 
di  questi  in  re  di  Sicilia  e  Gerusalemme 
nel  giorno  della  Pentecoste.  Fu  detto  del 


S  P I  3o9 

2Vo<&>  perchè  i  cavalieri  portavano  per  in- 
segna un  nodo  fatto  a  guisa  ili  nodi  d'a- 
more o  cifre  degli  amanti,  per  esprimere 
l'amore  reciproco  de'eudditi  versoi!  prin- 
cipe e  di  tpiesti  verso  quelli,  ed  anco  l'a- 
micizia. Breve  esistenza  ebbe  l'ordine,  ma 
in  seguito  die  origine  al  qui  appresso  de- 
scritto. 

SPIRITO  SANTO.  Ordine  regolare, 
e  secondo  alcuni  già  militare  ed  equestre, 
quindi  ospedaliere  per  assistere  gl'infer- 
mi, ricevere  gli  esposti  e  albergare  i  pel- 
legrini. Fondati  in  Montpellier,  Innocen- 
zo! Il  thè  loro  in  cura  \' Ospedale  di 8.  Spi- 
rito in  Sassia  di  Roma(f'.),  e  d'allora  iti 
poi  si  denominarono  Canonici  regolari 
di  S. Spiri  lo  in  Sassia(V.).  Soppresso  l'or- 
dine dal  regnante  Pio  IX,  nell'ospedale 
vi  sostituì  i  Ministri  degl'infermi  (/z.),  i 
«piali  poi  rinunziarono,  come  rilevai  nel 
voi.  Llll,p.  229,  evi  sono  tuttora  le  So- 
relle 0  figlie  della  Carità  (/^.),  essendo 
governato  il  magnifico  stabilimento  dal 
cardinal  presidente  e  dalla  commissione 
degli  ospedali  di  Roma,  di  cui  parlai  nel 
voi.  LUI,  p.  2  14 e  227,  ed  ora  da  mg.r 
Gi  useppeFerrari  commenda  tote  di  s. Spi- 
rito e  presidente  di  detta  commissione. 

SPIRITO  SANTO.  Ordine  equestre 
e  militare  di  Francia.  Enrico  111  re  di 
Francia  e  di  Polonia,  da  questa  ritornan- 
do nella  r.aper  montare  sul  suo  trono,  tro- 
vandosi in  Venezia, la  repubblica  gli  donò 
gli  statuti  originali  dell'ordine  preceden- 
te, fondazione  de'principi  Angioni,  cioè 
di  Lodovico  di  Taranto,  in  memoria  del 
suo  matrimonio  colla  cugina  Giovanna  I, 
da  cui  gli  derivò  la  coronazione  in  re  di 
Sicilia  e  Gerusalemme.  Fu  allora  che  En- 
rico III  in  memoria  che  nel  giorno  della 
Pentecoste  avea  conseguito  due  corone, 
quella  di  Polonia,e  poscia  quella  di  Frau- 
cia,ech'erapurequellodisua  nasci ta,si ri- 
solvette di  stabilire  altro  ordine  sotto  l'in- 
vocazione dello  Spirito  santo,  giovandosi 
degli  statuti  dell'altro,  ed  a  consiglio  del 
cognato  card. Carlo  di  Lorena, per  la  custo- 
dia e  aumento  della  fede  cattolica, allora 


tid  SPI  SPI 

ii)  Francia  gravemente  minacciata  dagli  ci  nella  ceremonia,  alla  presenza  di  1 1  pa- 
ugonotti.  Disegnò  di  assegnargli  entratela  ri  e  uffizìali  della  corona,  del  giuramento 
di  attribuirgli  •>.  00,000  scudi  da  cavarsi  sull'osservanza  degli  statuti  dell'ordine. 
dal  clero  francese,  eccettuati  i  parrochi,  JNei  dì  seguente  alla  consagrazione,  il  re 
sinché  avesse  potuto  concedergli  coni-  riceveva  l'abito  e  il  collare  dell'  ordine, 
mende  che  fossero  vacate  sino  alla  con-  dalle  mani  dello  stesso  consagrante,  alla 
corre nza  di  fealesomma.  Per  la  conferma  presenza  de  cardinali,  prelati,  commen- 
de'suoi  proponimenti  inviò  a  Roma  da  dai^rieuflizialidel  medesimo. Enrico  111 
GregorioXIII,A.ubespineeLancomecon  essendosi  riservato  di  giurare  nelle  mani 
letlereanlografe.il  Papa  deputò  per  que«  di  un  vescovo  a  suo  piacere,  ciò  esegui 
sta  domanda  una  congregazione  di  i3car-  in  isplendida  assemblea  chea'3i  dicem« 
dinali,col  parere  de'quali  rispose  al  re,  di<  brei  J78  convocò  a  Parigi  nella  chiesa 
chiarando  non  potere  elfeltuare  tale  c\o-  degli  agostiniani,  indi  formalmente  rice- 
manda  senza  offesa  della  gloria  di  Dio,  e  ve  il  minto  ed  il  collare,  e  altrettanto 
senza  danno  insieme  ili  tutta  la  Francia,  fece  lui  nel  creare  i  cavalieri  dopo  l'emis- 
venendosi  in  tal  modo  quasi  ad  estinguere  sione  del  giuramento.  Fu  statuito,  che 
il  clero  gallicano,  già  estenuato  e  oppres-  ni  uno  sarebbe  ammesso  all'oidi  ne,  senou 
so  da  moltiplicate  imposizioni.  Ma  En-  professava  la  religione  cattolica,  e  se  non 
lieo  111  senza  attendere  la  risposta  da  Ilo-  era  gentiluomo  di  nome  ed  arme,  da  3 
ma,  con  solenne  pompa  celebrò  l'istitu-  generazioni  per  linea  paterna:  per  dargli 
zione  del  Tordi  ne  nel  dicembre  1 578,e  nel  maggior  lustro  dispose,  che  sempre  ne 
1  .°del  i  D79  vi  ascrisse  3  o  de'pri  nei  pali  si-  dovesse  far  parte  4  card  ina  li,  fa  rei  vesco- 
gnori.  Con  questo  ordine  il  re  volle  pu-  vi,  vescovi  e  prelati,  oltre  il  grand'eleino- 
re  ripristinare  il  decaduto  decoro  di  quel-  siniere  di  Francia,col  grado  di  comnien- 
lodis..)7/(:/ir/e(/^.),ordinaiulochechiuu-  datori,  ed  in  tutti  si  componesse  di  circa 
que  fosse  01  nato  colla  croce  dello  Spirito  100  cavalieri.  Inoltre  il  giuramento  ob« 
santo  dovesse  nel  giorno  precedente  a  nco-  bligava  i  cavalieri  a  non  servire  principi 
ra  indossare  la  decorazione  di  s.  Michele,  stranieri,  e  perciò  i  decorati  dovevano  es- 
peroni  venivano  appellati  Cavalieri  de-  sere  francesi  o  naturalizzali  per  tali,  tran- 
gli  ordini del  re.  L'ordine  divenne  splen-  ne  i  sovrani  non  francesi,  ^'cavalieri  fu 
dido  e  celebre,  ad  onta  che  maligni  scrit-  assegnato  unabitoso!enne,consistentein 
tori  pretesero  fosse  derivalo  per  celebrare  manto  di  velluto  nero  seminato  di  balil- 
la fedeltà  dell'amante  promessa  al  re,  ed  me  d'oro,  bardato  dal  collare  dell'ordine 
interpretarne  i  colori  e  gli  emblemi  del-  in  ricamo, eguarnito  di  mantelielta  di  te- 
l'insegneallusivi  a  questa  sua  passione.  Si  la  d'argento  intessuta  ili  seta  verde;  il 
stamparono  più  volte  gli  statuti  dell'or-  manto  e  la  mantelielta  furono  foderati 
dinee  per  ultimo  nel  1  703, contenenti  q3  di  raso  color  d'arancio,  dovendosi  porta- 
capitoli,  i  quali  principalmente  preseti-  re  il  manto  dilla  parte  sinistra  imbrac- 
vono.  Che  il  sovrano  n'era  capo  e  gran  ciato  e  dall'altra  aperto.  Il  giubbone  e  le 
maestro,  con  autorità  sui  cavalieri,  com-  calze  erano  di  panno  bianco,  la  berretta 
raendatori  e  udiziali  ,  ed  a  cui  spettava  di  velluto  nero  ornalo  di  piuma  bianca, 
l'ammettere  nell'ordine  gì  'insigniti.  Che  I  grandi  uffiziali,  cioè  il  preposto,  il  gran 
i  redi  Francia  non  potessero  disporre  tesoriere, il  maestro  delle  ceremonie,il  no- 
dell'ordine,  de'suoi  denari  e  commende  tarooil  registratore, ebbero  col  titolo  di 
quantunque  vacanti,  se  non  dopo  consa-  commendatori  manti  bordati  disolefìam- 
grati  e  coronati;  e  nel  giorno  di  tal  firn-  me  e  di  piccola  frangia  d'  oro,  colla  ero- 
zione  dovere  essere  richiesti  dall'arci  ve-  ce  cucila  sopra  di  essi  ed  un  nastro  do- 
scovo  di  Beims  o  da  chi  ne  faceva  le  ve-  10  al  collo;  l'araldo  re  d'arme,  e  l'uscic- 


SPI 
re  ebbero  manti  ili  raso  nero  e  mantcl- 
ietta  ili  velluto  verde  culla  croce  dell'or- 
dine pendente  dal  collo.  La  croce  dell'or- 
cline  era  d'oro  a  8  raggi,  smaltati  con  mi 
fiore  di  giglio  d'oro  in  ciascun  angolo  del- 
la croce,  enei  mezzo  una  colomba  d'ar- 
gento raggiante,simbolodelloSpiritosan- 
to.  I  cavalieri  e  gli  nlliziali  dall'altro  lato 
portavano  l'immagine  di  s.  Michele,  ma 
i  cardinali  e  prelati  in  ambo  le  parti  del- 
la croce  usavano  la  colomba,  essendo  essi 
sol  tanto  appartenenti  all'ordine  delloSpi- 
rito  santo.  La  collanadeH'ordinecompo- 
nevasi  ili  gigli  fiammeggianti  negli  an- 
goli di  11  e  poi  di  L  coronate  similmente 
fiammeggianti  e  di  trofei, secondo  il  rego* 
lamentostabilito  da  Enrico  IV  nel  i  m|"> 
il  qualecatnhiò  qualche  cosa  dal  prescrit- 
to da  Enrico  III.  Questi  voleva  assegna» 
re  a  ciascuno  delle  commende,  ma  non 
avendolo  potuto  eseguire,  stabilì  ad  ogni 
cavaliere  ulliziale  la  pensionedi  i  ooo  scu- 
di d'oro,  poi  ridotta  a  3ooo  lire.  Alcuni 
assegnano  a  quest'ordine  per  divisa  le  pa- 
role: Duce  et  Auspice,  per  esprimere  la 
protezione  delloSpii  itosantosotto  il  qua- 
le era  l'ordine.  Allorché  il  reavea  desti- 
nato decorare  alcuno  de' suoi  sudditi  di 
questo  nobilissimo  ordiue,  lo  proponeva 
nel  capitolo  a'  prelati,  commendatori  e 
uffìziali  pel  loro  parere.  Gli  ammessi  eoa 
ceremouiale  a'3  i  dicembre  erano  dal  re 
creali  cavalieri,  percuotendoli  legger- 
mente sopra  le  spalle  colla  spada  nuda  e 
dicendo  loro:  Per  parie  di  s.  Michele  e 
per  parte  eli  s.  Giorgio  io  vi  faccio  ca- 
valiere. L'insignito, prestalo  il  giuramen- 
to, riceveva  dal  re  il  maulo  e  la  collana 


S  P  I  3  1 1 

con  apposite  forinole.  Ha  ultimo  la  deco- 
razione si  compose  d'  un  cordone  bleu, 
con  una  noce  pendente  dal  collo, dentro 
la  (piale  vi  era  la  colomba  simbolo  del* 
lo  .Spirito  Minto.  Dopo  la  rivoluzioni-  di 
Parigi  del  i83o,  l'ordine  non  fu  più  con- 
ferito. Il  p.  bollami!  ne  riporta  la  figura 
a  p.  i  OQ  del  Catalogo  degli  ordì  ni  mi  li  tari 
ed  equestri.  Abbiamo  dell  ab.  LeFehvre, 
Remarques  historiqiies  stir  l'ordre  de  s. 
Esprit,  Paris  i  764-  Germano  Francesco 
Pullain  de  Saint  Foìx,  Ifisloiredel'ordre 
de  s.  Esprit,  Parisi  767. 

SPIRITO  SANTO.  Seminario  di  Pa- 
rigi delle  Colonie.  ^.Missioni  straniere: 

DEL  SEMINARIO  1)1  PARIGI   PELLE   COLONIE. 

SPIRITUALI.  Nome  che  fu  dato  a 
molli  eretici.sia  che  l'abbiano  preso  da  lo- 
ro stessi.oche  sia  stato  loro  dato  dagli  al- 
tri: i.0i^flfenft'rtifl/i/(f.)chiamavan6i  spi- 
rituali,  edenominavano  i  cattolici  psichi- 
chi,  come  chi  dicesse  auimali;  i.  i  disce- 
poli d'Amaury,che comparvero  in  Fran- 
cia verso  il  i  2  1 4>  presero  anch'essi  il  no- 
me di  spirituali;  3.°  lostesso  nome  fu  da- 
to nel  secolo  XIV  a  quelli  dell'ordine 
Francescano  [f  '.),  che  per  zelo  in  prin- 
cipio per  l'esatta  osservanza  della  regola 
di  s.  Francesco,  ed  in  seguito  per  osti- 
nazione mista  d'eresia,  fecero  scisma  in 
quell'esemplare  ordine,  e  sostennero  che 
il  Papa  non  avea  più  la  podestà  di  spie- 
gare o  modificare  la  regola  di  s.  France- 
sco e  nemmeno  l'evangelo,  onde  Giovan- 
ni XXII  li  condannò  co' Fraticelli. Bizoc- 
chi  o  Begnardi  (f7.),  con  bolla  del  1 3  i  7; 
4.0  vi  è  ancora  una  setta  di  Protestanti 
(/'.)  che  chiamami  spirituali. 


FINE  DEL  VOLUME  SESSANTES1M  OTTAVO. 


286017 


$ 


BX  841  .M67  1840 

SMCR 

Moron  i ,  Gaetano , 

1802-1883. 
Dizionario  di  erudizione 

storico-ecc lesiast  ica 
AFK-9455  (awsk)